Al Cantone andranno Saleggina e Infocentro

Al Cantone andranno Saleggina e Infocentro

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 27 agosto 2020 de La Regione

Intesa tra governo, AlpTransit e Armasuisse

Si consolidano le basi per la futura compravendita da parte del Cantone dei terreni ai Saleggi di Bellinzona (di proprietà della Confederazione) e la relativa permuta di terreni a Pollegio, attualmente posseduti da AlpTransit, in favore di Armasuisse Immobili. L’incontro di ieri tenutosi a Palazzo delle Orsoline alla presenza dei rappresentanti di tutti gli autori coinvolti in questa sorta di Tetris sull’asse Bellinzonabassa Leventina-Berna, spiana la strada al previsto ospedale regionale e definisce il futuro dell’Infocentro di Pollegio. Quest’ultima struttura, inserita nella porzione di terreno che AlpTransit cederà ad Armasuisse, sarà poi in un secondo tempo acquisita dal Cantone per un utilizzo volto a scopi d’interesse pubblico cantonale.

Gobbi: ‘Obiettivo far vivere la struttura’
«L’edificio sarà inizialmente utilizzato a scopi di protezione della popolazione – afferma da noi contattato il direttore del Di, Norman Gobbi –. Un po’ sulla falsariga di quello che rappresenta oggi il Centro di istruzione di Rivera che può accogliere anche utenti esterni. Il tutto sarà gestito dal nostro Dipartimento tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Anche gli spazi espositivi e la cucina – continua Gobbi – potranno essere messi a disposizione, ma in maniera coordinata. Per il momento non possiamo ancora sbilanciarci, ma l’obiettivo è quello di far vivere l’Infocentro e non mantenerlo come un mausoleo».

Nuovo ospedale regionale più vicino
Ciò che lega la capitale ticinese alla bassa Leventina, ricordiamo, sono i due vasti terreni sui quali Cantone ed Esercito intendono realizzare rispettivamente il nuovo ospedale regionale di Bellinzona e valli, in zona Saleggina, e una nuova piazza d’esercitazione militare vicino all’Infocentro così come previsto dal Piano settoriale militare.
A Pollegio saranno dunque spostate le attività militari attualmente presenti nella capitale. Nell’iter che porterà alla realizzazione del nuovo ospedale regionale, nel comparto della Saleggina, la Città di Bellinzona dovrà procedere allo smantellamento dello stand di tiro e contribuire alla realizzazione del poligono d’impronta cantonale sul Ceneri. Il passaggio al Cantone del comparto dei Saleggi assume inoltre un’importanza strategica anche per la futura sistemazione idraulica prevista nel progetto per la rinaturazione del fiume Ticino. «C’è soddisfazione da parte di tutti i partner perché sono progetti che potevano anche essere divergenti dal punto di vista degli interessi. Siamo però riusciti a fare incastrare il tutto grazie a un lavoro minuzioso».

A breve accordo definitivo e richiesta di credito al Gran Consiglio
Grazie alla mediazione condotta dal Dipartimento delle istituzioni (Di) e al lavoro svolto dai vari attori coinvolti, a breve – si legge nel comunicato diffuso dal Di – potrà essere formalizzato l’accordo definitivo tra le parti. Sul piano temporale è stato fissato l’obiettivo di presentare il messaggio per la richiesta del credito d’acquisizione al Gran Consiglio nell’autunno 2020. «Per quanto riguarda i messaggi – rileva ancora Gobbi – la parte più importante riguarderà ovviamente la questione dell’acquisizione del comparto dei Saleggi perché il passaggio di proprietà dell’Infocentro potrà avvenire solo dopo il termine della procedura di pianificazione che permetterà di convertire a Bellinzona la parte di zona agricola che verrà a mancare a Pollegio». Presenti ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, oltre alle delegazioni di AlpTransit San Gottardo Sa, Armasuisse Immobili, Ente ospedaliero cantonale e Consorzio correzione fiume Ticino, i consiglieri di Stato Norman Gobbi, Christian Vitta e Claudio Zali in rappresentanza dell’Autorità cantonale, il sindaco Mario Branda e il municipale Simone Gianini per il Comune di Bellinzona e il sindaco John Mercoli per il Comune di Pollegio.

Polenta e funghi o…lo lasciamo decidere a voi!

Polenta e funghi o…lo lasciamo decidere a voi!

Comunicato stampa

È mattino presto, la luce del sole si insinua lentamente tra gli alberi del bosco,fruscio di foglie bagnate, la mano tesa per raccogliere l’agognato porcino e poi…
Il finale lo lasciamo decidere a voi: una tradizionale polenta e funghi in compagnia o un infortunio con conseguenze anche gravi con trasporto in elicottero verso l’ospedale? La stagione della raccolta di funghi è da poco iniziata e la campagna di prevenzione “Montagne Sicure” del Dipartimento delle Istituzioni torna a lanciare il suo messaggio di prevenzione, rivolto a tutti gli escursionisti ma in particolare ai “fungiatt”, affinché l’entusiasmo non vada a scapito della prudenza.

Nel 2019 vi sono state 5 morti in montagna mentre nel 2018 ve ne sono state 15. Gli interventi di soccorso sono stati effettuati dal Gruppo ricerche e costatazioni (GRC) della Polizia cantonale, all’opera nei casi più gravi e complicati, in collaborazione con i partner (SAS, REGA, 144…). Negli ultimi 5 anni questa attività ha permesso di soccorrere 136 persone, con un bilancio di 91 feriti e 45 morti. Sei persone decedute erano nei boschi per raccogliere funghi. Una passione coinvolgente quest’ultima che permette di assaporare al meglio la natura che ci circonda. Il bosco nasconde tanta bellezza, ma anche numerosi pericoli derivanti ad esempio dal terreno bagnato e dagli irti pendii. Il suolo impervio richiede al cercatore di funghi di confrontarsi con numerosi ostacoli di marcia, poiché spesso si abbandonano i sentieri per avventurarsi in zone discoste e maggiormente propizie alla raccolta. La caduta, come anche per gli escursionisti, è quindi la tipologia di infortunio maggiormente riscontrata.

Gli interventi di ricerca e soccorso si rivelano spesso complicati a causa delle difficoltà derivanti dalla conformazione della montagna e dall’individuazione precisa della zona in cui l’escursionista o il cercatore di funghi sono dispersi. In quest’ambito il maggiore pericolo, come detto, è costituito dalle cadute anche a seguito di malori generati da affaticamento eccessivo.

Seguire pochi ma importanti consigli può salvare la vita. Porre la dovuta attenzione all’equipaggiamento è basilare. In particolare bisogna calzare, anche su terreni all’apparenza poco impegnativi, gli scarponi da montagna, evitando l’uso di stivali di gomma; occorre dotarsi di bastoncini ed evitare i cestini, che tengono occupata una mano, preferendo uno zaino. Abitualmente i cercatori di funghi si muovono in solitaria, poiché vogliono mantenere gelosamente segreti i luoghi di raccolta. Una cattiva abitudine che andrebbe evitata poiché, in mancanza di compagni, gli infortuni possono risultare forieri di ulteriori difficoltà. Anche una piccola frattura a una caviglia può determinare l’immobilità e quindi l’impossibilità di ricercare soccorso. In questi frangenti un cellulare è sicuramente utile, ma spesso in montagna e nei boschi sono ancora presenti delle aree senza campo. Inderogabile diviene quindi la regola di comunicare a familiari o conoscenti il luogo e il percorso che s’intende seguire, non variarlo, e avvisare dell’avvenuto rientro. Solo così ci sarà qualcuno che potrà celermente dare l’allarme contattando la Centrale Comune di Allarme (CECAL) al 117.

Altre buone regole: valutare meticolosamente l’itinerario che si vuole affrontare, che deve essere confacente alla propria forma fisica, nonché informarsi sulle condizioni meteo per non dover fare i conti col maltempo, in particolare i temporali. Nel caso in cui ci si perdesse non bisogna mai farsi prendere dal panico. Il consiglio principale è sempre quello di tornare sui propri passi. In caso di necessità un piccolo zaino ben attrezzato sarà utile per far fronte agli imprevisti. Lo stesso dovrebbe contenere un kit di pronto soccorso (cerotti, disinfettante, garza sterile e benda elastica), un coltello multiuso, un maglione, una giacca impermeabile e antivento, un telo termico, una pila, cibo e soprattutto una borraccia d’acqua.

Con i pochi consigli e accorgimenti che sono stati elencati l’escursione e la raccolta di funghi potranno essere svolte in tranquillità e senza correre rischi eccessivi. In caso contrario rammentiamo che gli interventi di ricerca di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS) di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione a un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili, ma a spese di chi li richiede.

Ulteriori informazioni: https://www4.ti.ch/di/montagne-sicure/home/

 

Acquisizione del terreno dei Saleggi da parte del Cantone

Acquisizione del terreno dei Saleggi da parte del Cantone

Comunicato stampa

Si è tenuto oggi l’incontro che ha permesso di consolidare le basi per la futura compravendita dei terreni ai Saleggi di Bellinzona da parte del Cantone e la relativa permuta di terreni a Pollegio, attualmente di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA, in favore di armasuisse Immobili. L’odierna discussione ha inoltre permesso di determinare il futuro dell’Infocentro di Pollegio, scongiurandone l’abbattimento.  

Oggi al Palazzo delle Orsoline a Bellinzona si sono riunite tutte le parti interessate alla compravendita dei terreni ai Saleggi e ai relativi progetti annessi: rappresentanti dell’Autorità cantonale (Consiglieri di Stato Gobbi, De Rosa e Zali), del Comune di Bellinzona (il sindaco Branda e il municipale Gianini), del Comune di Pollegio (il sindaco Mercoli), di armasuisse Immobili, di AlpTransit San Gattardo SA, dell’Ente ospedaliero cantonale e del Consorzio correzione fiume Ticino.

Ricordiamo come il terreno ai Saleggi sia considerato d’importanza strategica per il Canton Ticino, in particolare per quanto riguarda la costruzione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona e della sistemazione idraulica prevista nel progetto, di valenza federale, per la rinaturalizzazione del fiume Ticino.

Durante l’incontro sono state discusse le varie perizie – immobiliare e ambientale – che hanno permesso di definire il reale valore del comparto e i costi relativi alla bonifica del sedime dei Saleggi. Altro tema di discussione è stato il passaggio dei terreni di Pollegio di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA a favore di armasuisse Immobili, condizione sine qua non per la vendita dei Saleggi al Cantone, garantendo così lo spostamento delle attività militari a Pollegio, così come previsto dal Piano Settoriale Militare. Inoltre l’Infocentro potrà così essere acquistato dal Cantone per un utilizzo volto a scopi d’interesse pubblico cantonale.

Grazie alla mediazione condotta dal Dipartimento delle istituzioni e al lavoro svolto dai vari attori coinvolti a breve potrà essere formalizzato l’accordo definitivo tra le parti.

Sul piano temporale è stato fissato l’obiettivo di presentare il messaggio per la richiesta del credito d’acquisizione al Gran Consiglio nell’autunno 2020.  

Tutti a scuola! Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Tutti a scuola! Per un tragitto casa-scuola in sicurezza

Comunicato stampa

La ripresa delle attività sui banchi di scuola è da sempre uno degli appuntamenti importanti non solo per gli allievi ma pure per gli adulti. Il Dipartimento delle istituzioni con il progetto “Strade sicure”, la Polizia cantonale congiuntamente con le polizie comunali intendono rendere attenti coloro che accompagnano i bambini presso gli istituti scolastici e di adottare semplici regole di comportamento volte a percorrere in sicurezza il tragitto casa-scuola.

Per alcuni scolari il percorso che li separa dai banchi di scuola può essere breve, mentre per altri richiede più tempo. L’accompagnamento degli allievi da parte di genitori, famigliari o conoscenti che si mettono a disposizione deve essere svolto con la dovuta sicurezza, sia in auto sia a piedi.
L’anno scorso in Ticino gli incidenti sul tragitto casa-scuola sono stati 10, otto dei quali hanno portato al ferimento di persone. Su 56 incidenti avvenuti sulle strisce pedonali nel 2019 43 hanno provocato feriti. La causa maggiore di questi incidenti è la mancata precedenza all’attraversamento pedonale (25).
In occasione della ripresa delle scuole il 31 agosto prossimo, la Polizia cantonale e le polizie comunali del Ticino organizzeranno dei servizi di sensibilizzazione e controlli della velocità nei pressi degli istituti scolastici con la distribuzione di opuscoli a tema.
Si ricorda, a chi si reca a scuola a piedi, che l’attraversamento delle strade deve avvenire sempre in sicurezza e nel rispetto degli altri utenti, seguendo tre fasi distinte: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso. Anche il percorso sul marciapiede deve avvenire in maniera sicura e corretta, in particolare deve permettere agli accompagnatori di avere visibilità sugli altri utenti della strada.
Per chi usa l’auto invece, si rammenta di non parcheggiare su marciapiedi o vicino al perimetro scolastico, in quanto oltre a causare difficoltà al transito dei pedoni si crea loro un pericolo concreto. Un’attenzione particolare va inoltre posta durante le manovre in retromarcia. I bambini fino ai 12 anni che prendono posto in auto sottostanno all’obbligo del seggiolino o del rialzo.
A seguito dell’emergenza sanitaria si richiama l’attenzione alle disposizioni generali emanate dalle Autorità cantonali sulla protezione individuale dal virus (norme accresciute d’igiene) come pure le disposizioni sempre in vigore sul distanziamento fisico e sullo stazionamento nei piazzali scolastici.
Altre informazioni e consigli saranno rilasciati dagli agenti di polizia sul posto e sono pure consultabili nell’opuscolo che sarà distribuito.
Informazioni sull’inizio delle scuole si possono reperire sul sito di “Strade Sicure” al seguente link: www.stradesicure.ch

Richiedenti l’asilo: “Fatto grave a Chiasso”

Richiedenti l’asilo: “Fatto grave a Chiasso”

Episodio increscioso avvenuto giovedì notte

Ha rubato un’auto; ha forzato due posti di blocco mettendo in pericolo la vita degli agenti, che hanno dovuto esplodere un colpo di pistola per fermare l’auto. È avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì a Chiasso. Autore? Un richiedente l’asilo libico ospitato nel Centro federale d’asilo di Chiasso. “È un fatto grave – sottolinea il consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi –  che conferma quanto sia delicata e difficile la gestione di quei richiedenti l’asilo che giungono in Svizzera con intenti non legati alla ricerca di un Paese ospitale per ricostruire la loro vita perché minacciati nella loro nazione. Persone – e non sono poche – che non avranno mai la possibilità di ottenere un permesso d’asilo, ma che la Svizzera deve ospitare per dar seguito alle loro domande d’asilo. Spesso sono tossicodipendenti. Da qui la necessità di accelerare le procedure, proprio per limitare gli effetti negativi e pericolosi che queste persone possono arrecare alla nostra comunità”.

Ma com’è la situazione a Chiasso? “Nelle ultime settimane la Polizia ha ricevuto parecchie segnalazioni di richiedenti l’asilo molesti, in particolare perché in preda ai fumi dell’alcol e della droga. È un problema che la SEM (Segretariato di Stato per la migrazione) assieme alle forze dell’ordine (Polizia e Guardie di confine) devono poter gestire al meglio. Ma non è assolutamente facile. Grazie all’attività all’interno e all’esterno delle agenzie private di sicurezza, che fanno direttamente riferimento alla SEM, si cerca di contenere il sorgere di problematiche più gravi, accompagnando e dissuadendo eventuali RA malintenzionati. Ma poi spesso queste persone quando escono – e non possono essere trattenute all’interno dei centri – commettono atti vandalici, furti e disturbo della quiete pubblica”.

Per la popolazione non deve essere facile… “È così, ma l’autorità comunale si impegna con la sua Polizia in collaborazione con gli agenti della cantonale e con gli agenti della sicurezza privata attiva all’esterno del centro a contenere i danni. Sarebbe bello se tutte le persone che giungono da noi per chiedere asilo si comportassero in modo corretto. Così però non è. Ci sono famiglie, ma anche adulti, che davvero hanno bisogno di poter ottenere un permesso per rimanere in Svizzera perché effettivamente minacciati negli Stati d’origine. Ma ci sono persone che abusano della politica d’asilo della Svizzera e nel periodo in cui rimangono da noi spesso rubano o spacciano droga. Lo sappiamo. L’autorità federale ne è cosciente. Si cerca di mettere cerotti. Da parte del Cantone non possiamo mai abbassare la guardia”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.   

“Le sanzioni non bastano”

“Le sanzioni non bastano”

Da www.rsi.ch/news – vedi servizio Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-sanzioni-non-bastano-13337841.html

Il Municipio di Chiasso ha scritto alla SEM su alcuni richiedenti l’asilo problematici e intende chiedere a Berna provvedimenti più incisivi

Il furto e la spericolata fuga in auto nel corso della notte a Chiasso e l’ultimo di una serie di disordini riconducibili a un gruppo di richiedenti l’asilo ospiti del centro federale. Un gruppo ristretto e conosciuto, contro il quale sono già stati presi dei provvedimenti, ma questi non sono sufficienti, secondo la capo Dicastero sicurezza del comune, Sonia Colombo Regazzoni.

Il Municipio ha scritto alla Segreteria di stato per la migrazione (SEM), che è a conoscenza del problema. Possono applicare, spiega la portavoce Emmanuelle Jaquet Von Sury, solo le sanzioni disciplinari previste dalla legge: proibire l’uscita per mezza giornata o un giorno intero e togliere la piccola somma che ricevono per le spese.

“Sono inezie. Se uno si comporta male oggi, domani non può uscire, ma dopodomani sarà di nuovo in giro” afferma Colombo Regazzoni. L’intenzione è quindi di sollecitare di nuovo Berna con una lettera per chiedere provvedimenti più incisivi.

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Autorità cantonali e club a confronto in vista degli allentamenti per il pubblico
Norman Gobbi: «Chi seguirà una partita dovrà farlo con un’altra testa e seguendo nuove abitudini»
Nicola Mona: «Cruciale la responsabilità individuale» – Marco Werder: «Non vogliamo fare i poliziotti»

Autorità cantonali e club sportivi vogliono fare gioco di squadra. Dialogare, aiutarsi a vicenda e – nel concreto – vincere la sfida dei grandi eventi. Quelli, per intenderci, con anche più di 1.000 spettatori seduti fianco a fianco.
Le parti lo hanno chiarito apertamente al termine del vertice andato in scena ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. Consapevoli però che l’avversario del momento è uno di quelli fastidiosi. Un nemico, soprattutto, che fa dell’imprevedibilità la sua forza. «L’evoluzione dei contagi da COVID-19 in Svizzera è preoccupante, inutile nasconderlo», commenta in merito Norman Gobbi. «L’importante – aggiunge – è saper lavorare assieme per gestire la situazione. E ciò nell’ottica di un’apertura, e non una chiusura, nei confronti dello spettacolo sportivo». Di qui l’incontro voluto fortemente dal direttore del Dipartimento delle istituzioni e al quale – oltre alle società e ai rispettivi dirigenti – hanno partecipato anche capidicastero comunali, rappresentanti della polizia e il medico cantonale.

Sicurezza, via il contributo
La data cerchiata in rosso sul calendario, lo ricordiamo, è il 1. ottobre. Ma al più tardi entro il 2 settembre Confederazione e Cantoni dovranno elaborare una strategia comune per i diversi regimi autorizzativi. Già, quali saranno le condizioni insindacabili per permettere a Cornaredo di accogliere 3.000 spettatori o 3.600 alla Valascia? «Per quanto ci riguarda abbiamo fornito delle prime linee direttrici cantonali, come il divieto di accogliere tifosi ospiti, l’obbligo di posti seduti legato a doppio filo al sistema di tracciamento dei contatti o l’obbligo della mascherina», sottolinea sempre Gobbi. «Decisive – aggiunge – saranno però le condizioni quadro delineate dal Consiglio federale. Paletti, questi, che saranno chiari solo nei prossimi giorni».

Per Norman Gobbi è invece certo un altro aspetto: «Ottobre è dietro l’angolo ed entro quella data servirà un cambio d’atteggiamento e di mentalità da parte di chi è abituato a seguire dal vivo le partite delle squadre di lega nazionale. Sarà infatti necessario adattare le proprie abitudini al contesto particolare: penso anche solo allo spostamento verso gli stadi e le piste che giocoforza dovrà avvenire secondo tempistiche più ampie». All’interno delle strutture saranno invece i piani di protezione a fare la differenza: «Abbiamo dato la nostra disponibilità ai club e ai Comuni proprietari per supportarli nell’elaborazione di questi protocolli. L’intento deve essere uno soltanto: limitare il numero di persone da porre in quarantena qualora dovesse emergere un caso positivo tra gli spettatori». Della serie: il rischio zero non esiste, anzi. E qui un interrogativo s’impone: perché acconsentire a migliaia di spettatori negli stadi e al contrario bocciare i carnevali nel 2021? Sentite Gobbi: «Il carnevale è vicinanza, contatto stretto, divertimento in piedi. Chi va a una partita può invece svagarsi restando seduto. L’importante però, e mi ripeto, sarà farlo con un’altra testa. Perché a cambiare non saranno tanto le regole sul ghiaccio o in campo ma quelle da rispettare sulle tribune e fuori dagli impianti».

E a proposito di pubblico. Durante il vertice è altresì emersa la volontà dell’autorità cantonale di rinunciare al contributo per i costi di sicurezza a carico delle società e pari a un franco a spettatore. Va da sé alla luce dell’assenza di tifosi ospiti prevista dai piani di protezione.

Vigili anche fuori dalla pista
Sin qui la visione dell’autorità. E i club? Riemergono rinfrancati o dubbiosi dal faccia a faccia con il Cantone? «Restiamo ottimisti o, quantomeno, non intendiamo rassegnarci», afferma il direttore generale dell’Ambrì Piotta Nicola Mona. «La situazione è complessa, ma il concetto di protezione allestito con la Lega è serio e ragionato nei minimi dettagli. Poi è chiaro: le nostre buone intenzioni potrebbero essere influenzate da variabili che non conosciamo e sulle quali non possiamo avere il controllo». Tra queste c’è pure il comportamento dei tifosi nelle ore precedenti un match. «Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli, sicuri che sapranno fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi mesi. Detto delle misure di protezione all’interno della Valascia come HCAP – precisa Mona – forniremo comunque delle raccomandazioni circa ad esempio la condotta da adottare nel recarsi alla pista». L’obiettivo, rileva il dg biancoblù, «è fare in modo che la soglia del rischio resti a un livello accettabile e sostenibile».

Quali verifiche all’interno?
Proprio per chiarire i margini di tolleranza di chi sarà chiamato ad autorizzare o meno i grandi eventi, nella sala del Gran Consiglio ieri era presente anche il medico cantonale Giorgio Merlani. Il quale ha da un lato ascoltato le esigenze dei club e dall’altro sottolineato quelle che sono ritenute delle potenziali criticità. Un esempio? Il comportamento – appunto – degli spettatori all’esterno di stadi e piste prima e dopo le partite. Su questo punto il CEO dell’HC Lugano Marco Werder dosa soddisfazione e cautela: «Come società di hockey abbiamo avuto la certezza che il nostro piano di protezione funziona, regge. Centrale resta tuttavia la responsabilità individuale, di noi dirigenti e dei tifosi nel rispettare scrupolosamente le direttive in vigore da ottobre. Ma il buonsenso dovrà prevalere anche per quegli aspetti che probabilmente non sottostaranno a restrizioni vincolanti. Mi riferisco all’afflusso e al deflusso del pubblico alla pista». In questo quadro, indica Werder, «c’è comunque soddisfazione per la volontà del Governo di uniformare il più possibile le misure di protezione rivolte agli spettatori. Resta la preoccupazione legata allo sviluppo del coronavirus. Una volatilità che, sì, crea insicurezza. Ci è richiesta grande flessibilità e in questo senso sarà una grande prova collettiva».

Intanto, come detto, si va verso all’esenzione del contributo di un franco a spettatore a carico dei club. «Un indirizzo che sicuramente può permetterci di risparmiare in modo rilevante nell’ambito dell’ordine pubblico», conferma il CEO bianconero. Per poi comunque puntualizzare: «A fronte delle nuove disposizioni da osservare all’interno della Cornèr Arena dovremo comunque valutare a quale tipologia di sicurezza privata sarà necessario appoggiarsi. Il tutto a seconda del numero di tifosi che potranno accedere alla pista». Nei corridoi e sulle tribune, va da sé, il controllo ricadrà sulle spalle dell’HCL. «Anche se non è nostra intenzione fare i poliziotti. Ancora una volta: ci appelleremo alla buona volontà dei tifosi». Sì, perché senza gioco di squadra il castello dei grandi eventi – fragilissimo – potrebbe subito crollare.

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 agosto del Corriere del Ticino

Con la chiusura delle discoteche in Italia a causa della pandemia il Ticino rimane l’unica opzione Gobbi è preoccupato, i gestori dei locali molto meno: «Con il limite massimo delle cento persone c’è poco margine»
L’Italia ha spento la musica dance: dove andrà chi avrà voglia di scatenarsi sulla pista da ballo? Appresa la notizia del giro di vite sulla movida deciso a Roma – oltre alle discoteche chiuse c’è l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6 nei luoghi aperti dove non è possibile mantenere la distanza sociale – chi abita a ridosso del confine non avrà impiegato molto ad escogitare l’unico possibile piano B: andare in Svizzera. Potenzialmente parliamo di migliaia di persone che potrebbero varcare la frontiera per divertirsi nei locali ticinesi, in particolare quelli del Luganese e del Mendrisiotto, e il consigliere di Stato Norman Gobbi si è già detto preoccupato che l’esodo per la movida possa far crescere il numero dei contagi.

«Non è Milano Marittima»
Ci sono però diversi elementi che potrebbero attenuare l’impatto dell’eventuale ondata umana. Su tutti il limite massimo di persone che può accogliere ogni locale: cento. Una volta raggiunto il tetto, per poter entrare bisogna aspettare che esca qualcun altro. Non il massimo.«Considerando che la maggior parte della clientela è quella abituale, la situazione non mi sembra così grave», commenta Paolo Franzi, comproprietario e gestore dell’Underground di Lugano, rispondendo indirettamente ai timori espressi da Gobbi. «E poi non siamo Milano Marittima», aggiunge, nel senso che il Ticino non è una Mecca per il popolo della notte. Se però non ci sono altre possibilità – a meno di prendere un aereo per altri lidi, possibilmente esclusi dal listone delle zone a rischio – gli equilibri possono cambiare. Italiani o non italiani, la situazione delle discoteche ticinesi e in generale svizzere resta in bilico. Su di loro pende la spada di Damocle di restrizioni più severe ed è opinione diffusa – a torto o a ragione – che le piste da ballo siano uno dei luoghi più a rischio per la trasmissione del virus. «Ma sono tante le situazioni in cui non si può garantire la distanza», obietta Franzi. «A Ginevra i locali sono stati chiusi, ma non lo erano quando abbiamo dovuto fermarci noi, per due mesi e mezzo. Vivono la stessa situazione che vivevamo noi prima e che spero non tornerà. A livello di prevenzione, più di così non possiamo fare. Alcuni si chiedono perché la mascherina è obbligatoria sui bus e non da noi: perché tutti i nostri clienti sono tracciati, mentre quelli dei bus no».

«Non sono extraterrestri»
La garanzia della tracciabilità è una misura obbligatoria, così come la sanificazione degli ambienti, la presenza dei disinfettanti e le mascherine per il personale. Al Montezuma di Novazzano viene misurata anche la febbre. Finora è stato fatto con un dispositivo portatile, ma presto sarà installato un termoscanner. «Con le disposizioni attuali la situazione in Ticino è gestibile – spiega il proprietario e gestore del locale Matteo Mogliazzi -. Sono abbastanza fiducioso che non vengano decise nuove misure, anche se un minimo di paura c’è». Non spaventa invece il probabile aumento della clientela da oltre confine. «Un riflesso in Ticino ci sarà, di sicuro. Soprattutto per noi, che siamo appena dopo la frontiera. Ma il limite delle cento persone ci dà una certa tranquillità. Vedremo quello che succederà il prossimo weekend». Mogliazzi in ogni caso non ci sta a trattare la clientela italiana come un problema che minaccia il Ticino: «Non dobbiamo vederli come extraterrestri. Da sempre frequentano i nostri locali e i ticinesi frequentano i loro». Soprattutto quelli nelle vicinanze di Como. «Noi abbiamo sempre avuto una clientela mista. Il tetto delle cento persone – conclude il titolare del Montezuma – avrebbero potuto introdurlo anche in Italia prima di arrivare a una misura così drastica come la chiusura. Che comunque avrà delle ripercussioni, perché la gente non starà a casa».

«Quasi sempre pieni»
Vedremo cosa succederà nei prossimi fine settimana. Secondo Francesco Rambelli, titolare dell’Auberge di Lugano, «non cambierà nulla». Almeno per quanto li riguarda: «Con il limite massimo di cento posti la vedo dura per la clientela estera da noi, anche perché finora in tutte le sere in cui siamo aperti arriviamo o sfioriamo la capienza massima e non c’è un particolare ricambio fra gli ospiti. Specie di venerdì e di sabato ci è già capitato di dover impedire l’ingresso ad alcuni avventori perché non c’era più spazio. Al momento a frequentare l’Auberge sono soprattutto i locali; di turisti non ne abbiamo visti molti». Quanto al futuro, nemmeno Rambelli nasconde un certo senso d’insicurezza: «Il timore di dover chiudere c’è, come sempre negli ultimi sei mesi. Ma se dovesse arrivare la decisione saremmo pronti ad adeguarci tranquillamente, come abbiamo già fatto. Chiuderemmo e aspetteremmo tempi migliori».

Gobbi teme il turismo della movida

Gobbi teme il turismo della movida

Da www.ticinonews.ch
La vicina penisola ha deciso di chiudere tutte le discoteche fino al 7 settembre.
Per il Presidente del Governo ticinese è un rischio da tenere sotto controllo: “Verificheremo per capire cosa fare dal 24 in avanti”

Nel weekend in Ticino si sono registrati 4 nuovi positivi, mentre non si sono registrati nuovi decessi ed ospedalizzazioni. Nelle strutture sanitarie del nostro cantone resta ricoverata solo una persona, che comunque non si trova in cure intense. Partendo dunque da quelli che sono – rispetto ai dati che arrivano da altre zone d’Europa – numeri comunque incoraggianti, Radio 3i ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Virus che si diffonde
“Bisogna continuare a gestire un virus che continua a diffondersi, fortunatamente senza avere troppe conseguenze sul sistema sanitario”, spiega Gobbi. E aggiunge: “Benché vi sia sempre un numero (anche se minimo di infettati) pochi di loro devono essere presi a carico dalle strutture sanitarie ospedaliere.

Preoccupano i casi di rientro
Il medico cantonale Giorgio Merlani si è detto preoccupato per i contagi di rientro. Una preoccupazione condivisa anche dal Consigliere di Stato. “Siamo tutti un po’ preoccupati. Il numero di coloro che rientrano e sono risultati positivi è elevato rispetto a chi è rimasto qui e si è infettato con il virus. C’è una componente importante di importazione dalle vacanze e dai viaggi all’estero, anche in zone non rosse. La Francia sta palesando dal punto di vista dei nuovi infettati una recrudescenza importante”.

La movida chiusa in Italia ora preoccupa Gobbi
La movida in Italia, è notizia di ieri, rimarrà “off-limits” fino al 7 settembre, senza alcuna deroga regionale. In Ticino le misure emanate dal Consiglio di Stato rimarranno in vigore fino al 24 agosto. E poi? “Si tratta di capire se la chiusura in Italia possa avere un effetto anche negativo sulla nostra movida visto che magari molti lombardi o piemontesi potrebbero venire in Canton Ticino, aumentando quello che potrebbe essere il rischio di infettarsi all’interno di club e discoteche”. In tal senso, conclude Gobbi, “dovremmo verificare questi elementi questa settimana e decidere cosa fare dal 24 in avanti”.

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Meno fatica + attenzione: continua la campagna e-bike  

Comunicato stampa

Il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua a sensibilizzare sul corretto comportamento da seguire in sella alle e-bike. A questo scopo, per la seconda parte della campagna è stata realizzata una serie di filmati che mira a rendere attenti alle diverse situazioni a cui ci si può confrontare quando ci si sposta su questi mezzi elettrici.

I nuovi filmati propongono scenari e situazioni diversi che possono verificarsi sia nel contesto urbano sia su sentieri e su strade di montagna. I contenuti pongono l’accento sul comportamento che ogni ciclista di e-bike deve adottare per garantire la propria incolumità e quella altrui e sull’assicurare una disciplinata convivenza di tutti gli utenti della strada, specialmente su ciclopiste e marciapiedi condivisi.

La pubblicazione di questi filmati avverrà tramite i social della Polizia cantonale in due momenti: i primi, che saranno diffusi a partire da oggi, si concentrano sulla circolazione stradale nel contesto urbano, nel quale troviamo prevalentemente situazioni di convivenza con automobilisti e pedoni. In questo senso, viene altresì ricordata la corretta interpretazione di segnali stradali e il comportamento da adottare per evitare di incorrere in contravvenzioni alla legge sulla circolazione stradale. Il secondo blocco di filmati si concentrerà invece sugli ambienti extra-urbani, segnatamente i sentieri di montagna o le strade forestali, luoghi in cui l’utilizzo delle e-mountain bike è prevalentemente a scopo di svago.

Maggiori informazioni sono consultabili alla pagina
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-lenta/mobilita-ciclabile/bike-e-bike-e-veicoli-di-tendenza.