“Un amaro contentino ai club”

“Un amaro contentino ai club”

Da www.ticinonews.ch

Il Presidente del Consiglio di Stato si dice sorpreso per l’allentamento odierno, e teme che da qui a ottobre la situazione possa obbligare a una rivalutazione
Oggi il Consiglio Federale ha comunicato la sua decisione di allentare entro ottobre il limite dei 1’000 partecipanti ai grandi eventi. Una decisione inaspettata secondo Norman Gobbi, intervistato dal Tg Estate, preoccupato che da qui a ottobre la misura possa cambiare decisamente, obbligando a un sostanziale dietrofront. Inoltre, per i club, saranno pesanti gli adeguamenti cui dover sottostare per ampliare la capacità. Il Presidente del Consiglio di Stato ha parlato anche delle difficoltà nell’implementazione dei piani di sicurezza e soprattutto delle condizioni affinché i carnevali 2021 possano avere luogo.

Era una decisione nell’aria o siete rimasti sorpresi?
“Non posso negare di essere sorpreso, proprio perché nelle scorse settimane i colleghi direttori cantonali della sanità pubblica sono stati consultati su scenari che parlavano di fine anno o marzo 2021. Visto inoltre il loro parere negativo sulle misure di allentamento la decisione di oggi è sorprendente. Se da un lato è necessario tornare alla normalità penso che questo sia un amaro contentino verso i club sportivi. La misura infatti verrà implementata con tutta una serie di clausole, tra le quali piani di protezione onerosi, sulle quali peraltro dovranno verificare i cantoni. Inoltre, tutto dipende dall’andamento epidemiologico, che potrebbe far tornare al limite dei 1’000 e vanificare la misura”.

I direttori cantonali della sanità chiedevano inoltre di attuare in modo uniforme queste misure, una regolamentazione inter-cantonale è possibile?
“È necessaria, perché in un sistema federalizza Berna dispone ma i cantoni sono chiamati a verificare, a controllare i piani di protezione e i singoli eventi. È importante coordinarsi. Inoltre, potrebbe essere difficile controllare l’evoluzione del virus a livello nazionale se si diffonderà a macchia di leopardo. Come direttori di giustizia e polizia siamo già stati chiamati a coordinarci tra di noi sull’implementazione delle misure, in particolare con i primi allentamenti i comandanti di polizia cantonale si sono già coordinati tra di loro, proprio per garantire un’uniformità e nell’ottica di evitare che chi si sposta da un cantone all’altro trovi regimi separati”.

In conferenza stampa è stato ammesso candidamente che per ora non si sono sentite le federazioni di calcio e hockey. Chi ha ascoltato dunque il consiglio federale?
“Soprattutto pressioni dal campo economico, evidentemente c’è un grande interesse economico dietro ai grandi eventi, pensiamo alle fiere, soprattutto per chi vive di esportazione. È vero che all’interno di una fiera è più facile improntare misure di protezione e metterne di più strette, a differenza dello stadio dove vista la passione dei tifosi e la natura dell’evento può essere difficile anche solo imporre la mascherina. Lo stesso vale in attimo culturale. Ad ogni modo penso che avrebbero dovuto parlare di più con i club”.

È un “regalo avvelenato” per i club, per cui da un lato si consente più affluenza ma al prezzo di più regolamentazione e più lavoro?
“Sicuramente da parte dei club era auspicato il superamento dei mille, perché non rispondeva alle loro aspettative. Quello che sarà importante però saranno i piani di protezione che però sono legati all’infrastruttura: quello che varrà alla Valascia non varrà alla Corner arena, a Cornaredo, ecc. Le situazioni dovranno essere dettagliate, anche per facilitare il contact tracing e l’identificazione, come già paventato in passato per il controllo degli hooligans. È evidente che ci sono infrastrutture più predisposte a una gestione più strutturata, penso agli stadi più recenti, una Valascia potrebbe avere più problemi e potrebbe dover limitare i posti in piedi ampliando quelli seduti”.

C’è tempo ancora fino al 2 settembre per discutere con la Confederazione, però voi come Consiglio di Stato avete già una linea che intendete seguire per implementare queste misure?
“Sarà importante che come cantoni ci si coordini prima tra di noi e poi con la Confederazione per definire le linee direttrici che saranno uguali su tutto il territorio. Poi ovviamente ogni cantone dovrà regolare al proprio interno per applicare queste linee direttrici verificandone l’attuazione ma coordinandosi anche al proprio interno con comuni e città che evidentemente hanno anche loro delle competenze a seconda degli eventi”.

Parlando di eventi, c’è chi si pone la domanda: il carnevale quest’anno sarà abbastanza presto, a fine gennaio. Come si farà a mantenere le distanze?
Abbiamo già avuto contatti con vari organizzatori dei carnevali. Abbiamo già iniziato a incontrare i cosiddetti “big five”, i 5 più grandi carnevali della Svizzera italiana, per coordinare un approccio che dovrà poi essere declinato a tutti i carnevali. Se i grandi carnevali non potranno tenersi per via delle limitazioni poi sarà difficile monitorare i piccoli carnevali, che ovviamente verranno raggiunti da molta più gente e non saranno più così piccoli, rendendo più difficile mantenere le distanze sociali e aumentando il rischio. Però l’importante sarà il continuare a monitorare l’evoluzione del virus, che sarà uno degli elementi da valutare quando verranno rilasciate le autorizzazioni. Con più casi sarà più difficile autorizzare i grandi eventi, viceversa sarà più facile se ci saranno meno casi, pur tenendo conto di tutte le criticità del caso.

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-Sono-sorpreso-13310784.html

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, esprime perplessità sulle modalità di ripartenza dei grandi eventi decise da Berna

I cantoni avranno un ruolo di primo piano nelle future aperture. Mercoledì Berna ha insistito sulla “severità” di concedere autorizzazioni alle manifestazioni con più di mille persone, e i Cantoni potranno anche negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

“Diciamo che sono un po’ sorpreso a livello di Consiglio di Stato ma anche dei Governi cantonali di questa decisione del Consiglio federale – ha spiegato Norman Gobbi, presidente del Governo ticinese, ai microfoni della RSI – perché nelle scorse settimane, quando sono stati sentiti i cantoni, i direttori della sanità pubblica hanno espresso forte scetticismo su un allentamento già ora e, soprattutto, gli scenari sottoposti parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021. Quella di oggi – ha poi aggiunto Gobbi – è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni che dovranno poi anche coordinarsi tra di loro”.
“Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito – ha però specificato il presidente del Governo – Bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo. Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più”.
La necessità di coordinazione intercantonale è espressa anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio di Berna sottolinea come “occorra elaborare criteri il più possibile uniformi, in particolare piani di protezione convincenti, e iscriverli nell’ordinanza speciale COVID-19”. Le regole, insomma, devono valere per tutti allo stesso modo per non svantaggiare nessuno.

I prossimi eventi in forse
Uno degli eventi, per ora ancora previsto, che attira diverse migliaia di persone è la fiera di San Martino a Mendrisio, dall’11 al 15 novembre. “Adesso bisogna capire i dettagli e sedersi attorno ad un tavolo per vedere se organizzarla e come – ha spiegato il sindaco Samuele Cavadini – Temo che l’organizzazione tradizionale quest’anno sarà difficile da attuare”.

Per quel che riguarda gli eventi culturali come quelli del LAC di Lugano, “siamo pronti a riaprire da metà settembre – ha spiegato il direttore artistico Michel Gagnon – Due gli scenari: mille posti con le mascherine, oppure un’occupazione al 60% con la distanza sociale. Comunque il LAC ha mille posti, di più non si può stare. Per affrontare finanziariamente la situazione – ha poi aggiunto – abbiamo modificato la programmazione fino a inizio dicembre. Per qualche mese possiamo resistere con una sala al 60%”.

Qualche certezza in più per lo sport
Uno spiraglio di luce per i maggiori club ticinesi di calcio e di hockey, che dovranno però adattare le strutture alle disposizioni che saranno elaborate dalle autorità federali in collaborazione coi cantoni. Decisione attesa per il 2 settembre.
“Abbiamo già uno studio preliminare per istallare sugli spalti delle tribunette provvisorie con posti a sedere numerati e sufficientemente distanziati. Immaginiamo di raggiungere tra i 3’500-3’800 posti” ha spiegato Filippo Lombardi, presidente dell’Hockey club Ambrì Piotta. Meglio quindi mettere le mani al portafogli che rischiare perdite milionarie. Fiducioso, malgrado l’instabilità del contesto, anche il CEO del Lugano Marco Werder: “Ad oggi era la soluzione migliore che potevamo sperare. Ora starà a noi trovare una via mediana che possa accontentare tutti i club”.
La lega nazionale di Hockey si riunirà venerdì in assemblea straordinaria per decidere se cominciare la regular season come previsto il 18 settembre, oppure se rimandare di 2 settimane, eventualità logisticamente e tempisticamente più probabile. Il calcio invece ha per ora messo in agenda l’inizio della nuova stagione di super league per l’11 settembre. Ipotesi che il direttore del Football Club Lugano Michele Campana reputa improbabile: “È possibile che venga spostato l’inizio di almeno una settimana così che le squadre disputino al massimo una partita casalinga prima del primo ottobre”.
“L’obbiettivo è di occupare tutti i posti a sedere che sarebbero 3’600 – conclude Campana – È chiaro però che se ci dovessero essere limitazioni come quelle in vigore attualmente, i posti scenderebbero attorno ai 1’800-2’000”.

“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

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Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».

«Siamo un Cantone efficace ed efficiente»

«Siamo un Cantone efficace ed efficiente»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 agosto 2020 del Corriere del Ticino
Espulsioni obbligatorie, il Ticino è sotto la media nazionale. 
Lo scorso anno in Svizzera quelle previste dal Codice penale sono state pronunciate nel 57,5% dei casi.

A Sud delle Alpi questo avviene in poco più della metà delle condanne inflitte a stranieri – Ma le cifre non convincono i procuratori.

Sono passati poco più di tre anni e mezzo dall’attuazione delle nuove disposizioni del Codice penale sull’espulsione obbligatoria dei delinquenti stranieri – regolata dall’art. 66a del Codice penale –, entrate in vigore dopo l’accettazione nel 2010 da parte di popolo e cantoni di un’iniziativa dell’UDC. Ebbene, dai dati dello scorso anno pubblicati dall’Ufficio federale di statistica (UST) emerge che il Ticino si colloca al di sotto della media nazionale.

Friburgo e Vaud i più severi
Lo scorso anno, su un totale di 185 condanne per reati che comportano un’espulsione obbligatoria (ovvero quelli elencati nel catalogo di reati dell’art. 66a del Codice penale svizzero), quest’ultima è stata pronunciata nel nostro cantone in 99 casi, pari a una percentuale del 53,5%. Percentuale che, come detto, è leggermente inferiore alla media nazionale. Nel 2019, su un totale di 2.883 condanne per questo tipo di reati l’espulsione obbligatoria è stata pronunciata in 1.658 casi (57,5%). I più «severi» sono stati i Cantoni di Friburgo, Vaud, Berna e Zurigo, tutti con una casistica che supera le 100 condanne all’anno. Nel 2019, la giustizia friburghese ha infatti pronunciato 384 espulsioni giudiziarie su un totale di 482 condanne (79,7%). Un altro cantone di frontiera, Vaud, conta invece 278 espulsioni su un totale di 468 condanne (59,4%), una percentuale analoga a quella di Berna, che in 144 casi su 241 condanne ha optato per un’espulsione obbligatoria (59,75%). Egualmente severi sono stati i giudici sangallesi, con 66 espulsioni penali su 90 condanne (73,3%), e quelli argoviesi, che hanno disposto 61 espulsioni su un totale di 99 condanne (61,6%). A Ginevra, invece, la giustizia è stata più «clemente», con 41 espulsioni su 110 condanne (37,2%), al pari di quella zurighese (249 espulsioni su 547 condanne, 45,5%) e neocastellana (35 su 154, 22,2%). Spostando lo sguardo sui nostri vicini, spiccano le zero condanne nel canton Uri, un dato identico a quelli del 2017 e del 2018. Nei Grigioni, invece, le espulsioni giudiziarie sono state ben 23 su 28 casi (82,4%).

Cartellino rosso per i reati gravi
La statistica federale evidenzia inoltre come nessuna espulsione giudiziaria sia stata pronunciata tramite decreto d’accusa. Va infatti ricordato che sono solo i giudici e non i procuratori pubblici a doversi pronunciare sull’espulsione dello straniero che ha commesso i reati elencati nella norma. In base alle raccomandazioni emanate il 7 settembre 2016 dal Comitato della Conferenza dei procuratori della Svizzera, i magistrati possono emanare un decreto d’accusa senza espulsione nei casi di rigore invece di rinviare a giudizio l’imputato se, cumulativamente, quest’ultimo è titolare di un permesso B o C, non è recidivo e se il reato comporta una pena inferiore a 6 mesi (o a 180 aliquote giornaliere). Il tema era stato affrontato lo scorso anno dall’allora consigliere agli Stati Philipp Müller (PLR), il quale aveva presentato una mozione, poi accolta dai due rami del Parlamento, in cui si chiedeva che non fosse più possibile rinunciare all’espulsione di uno straniero criminale ricorrendo a un decreto d’accusa. In un’intervista al «Blick» di due settimane fa, l’ex «senatore» argoviese ha criticato giudici e Consiglio federale, rei a suo dire di non essere abbastanza severi nell’applicazione dell’iniziativa popolare . A suo dire, la rinuncia all’espulsione dovrebbe invece avvenire soltanto in casi eccezionali. Nel suo j’accuse rivolto all’Esecutivo dalle colonne del quotidiano zurighese, Müller chiede di applicare infine la sua mozione e ai giudici di non ricorrere allo strumento del decreto d’accusa «con troppa facilità» invocando la clausola del «caso di rigore». Va però ricordato che in base ai dati dell’UST emerge che in caso di un reato grave (come per esempio l’omicidio o la violenza carnale) l’espulsione è quasi ottanta volte superiore a quello di reati come l’ottenimento illecito dell’aiuto sociale) . Considerato che la maggior parte delle condanne è riferita a reati meno gravi, ecco spiegato la percentuale di non espulsioni superiore al 40%.

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La reazione di Norman Gobbi
Il Ticino è uno dei Cantoni con almeno cento condanne per le quali è prevista l’espulsione obbligatoria. Qual è la sua lettura?

«Rammento che le espulsioni penali sono decise dalle Autorità giudiziarie penali cantonali, in applicazione delle normative federali volute dal Popolo che dispongono chiaramente i casi per i quali è prevista l’espulsione. Il dato del Canton Ticino va quindi contestualizzato con le peculiarità di un Cantone di frontiera che presenta un alto tasso di autori di reati di provenienza straniera. In questi quasi due anni dall’entrata in vigore della nuova norma non siamo ancora in grado di trarre dei bilanci sulla sua efficacia. Notiamo tuttavia che l’espulsione penale favorisce nei detenuti stranieri la presa di coscienza dell’impossibilità di risiedere sul nostro territorio una volta scontata la pena, accelerando così il processo di reinserimento nel loro Paese d’origine lontano dalla Svizzera. La percentuale sull’espulsione che riguarda il Canton Ticino – inferiore alla media nazionale – è influenzata dal fatto che abbiamo infrazioni minori commesse da persone senza residenza. Si tratta di stranieri condannati con decisione del Ministero pubblico, che non può pronunciare l’espulsione penale (prerogativa esclusiva di un giudice). In termini di politica sanzionatorio il Ticino è comunque un Cantone efficace ed efficiente».

Il Consiglio di Stato nomina Andrea Pronzini responsabile di settore presso la Sezione formazione della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Andrea Pronzini responsabile di settore presso la Sezione formazione della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato Andrea Pronzini quale responsabile di settore presso la Sezione formazione della Polizia cantonale. Pronzini avrà il compito di dirigere il Centro di formazione di polizia e di coordinare le attività di selezione dei canditati aspiranti di polizia. Inoltre, tra le varie mansioni, dovrà garantire il coordinamento e la collaborazione con l’Istituto svizzero di polizia (ISP) e gli altri centri di formazione regionali al fine di mantenere la necessaria armonizzazione nella formazione di polizia e favorire l’implementazione di progetti di portata nazionale in questo contesto.

Nato nel 1971, dal 2017 è membro della Direzione generale della Fondazione SAG di Uster (fondazione no-profit che eroga in tutta la Svizzera servizi di formazione e consulenza per persone in situazioni di difficoltà). Dopo aver conseguito la licenza in sociologia, psicologia antropologica e criminologia nel 1997 all’Università di Zurigo, ha lavorato a diversi progetti di ricerca in qualità di collaboratore scientifico e ricercatore, presso l’Università di Zurigo, presso l’Università della Svizzera italiana e presso l’Università di Lucerna. Nel 2010 è stato nominato quale Direttore della Fondazione SAG per il Ticino e Grigioni italiano. Pronzini vanta anche una consolidata esperienza quale formatore e diverse pubblicazioni scientifiche nell’ambito sociologico.

Il Consiglio di Stato formula ad Andrea Pronzini i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno dell’Amministrazione cantonale ed esprime i ringraziamenti più sentiti a Manuela Romanelli Nicoli, attuale responsabile del Centro di formazione di polizia, per l’importante contributo fornito durante gli oltre 8 anni di gestione del Centro. Nella cartella stampa è allegata una fotografia del nuovo funzionario dirigente.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Da www.laregione.ch

Il presidente dell’Esecutivo Gobbi: ‘Decisione proporzionata’. Ma il direttore sanitario della Clinica Moncucco: ‘Spero che il governo riveda la decisione’

Tanto tuonò che non piovve. Il Consiglio di Stato nella riunione di oggi sul fronte mascherine ha deciso di mantenere lo status quo. Niente obbligo di indossarle all’interno degli spazi chiusi come negozi o luoghi accessibili al pubblico, quindi. Fino al 24 agosto almeno, giorno fino al quale è stato prorogato quanto deciso in precedenza: assembramenti fino a un massimo di 30 persone, obbligo di quarantena al ritorno da un Paese a rischio e tutte le misure per il settore della ristorazione in merito a mascherine per il personale, la registrazione dei dati degli avventori e il limite degli stessi a 100 tra le 18:00 e la chiusura. Ma per ora, insomma, niente obbligo di mascherina al chiuso.
Una decisione che, spiega il presidente del governo Norman Gobbi, «tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e soprattutto dell’efficacia delle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale». Detta breve: «Il Consiglio di Stato non ravvisa quindi elementi di novità tali da indurci a riconsiderare le misure attualmente in atto, che per il momento riteniamo proporzionate». Eppure tuonò, e mica poco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa si era dichiarato favorevole a quest’obbligo, per non parlare dell’Ordine dei medici del Canton Ticino che, due giorni fa, ha rinnovato l’appello all’Esecutivo di procedere in questo senso.
Cosa ha portato il governo a decidere, per ora, di non estendere l’obbligo? «L’aspetto della proporzionalità», risponde Gobbi a domanda de ‘la Regione’. E spiega: «Da un lato la decisione che abbiamo preso oggi non è ‘sine die’ ma valida fino al 24 agosto, dall’altro siamo pronti ad attuare nuove misure anche in breve tempo». Nel senso che, aggiunge, «se per esempio dopo il rientro dalle vacanze di numerosi concittadini dovesse palesarsi in parallelo un aumento di nuovi infetti, potremmo attuare nuove misure al fine di evitare un secondo lockdown, che non sarebbe umanamente, socialmente ed economicamente sopportabile». Tra queste misure, c’è l’estensione dell’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. Una misura che in Consiglio di Stato «si è ritenuto di essere pronti ad attuare, ma in questo momento vista l’evoluzione epidemiologica sotto i 10 nuovi casi al giorno no». Non è un numero detto a caso, perché Gobbi cita direttamente il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni il quale «alla fine di maggio diceva che fintanto che i nuovi infetti al giorno sono tra 0 e 10 con un contact molto stretto si riesce a gestire correttamente la situazione, oggi ci troviamo ancora con questi numeri e per il governo non è, ripeto, proporzionato attuare nuove misure».

La replica di Garzoni: ‘Una decisione politica’
Alle parole di Gobbi il dottor Christian Garzoni replica, da noi contattato, a stretto giro di posta: «Il numero tra 0 e 10 è un buon indicatore della stabilità della situazione. Numeri bassi e stabili, in Ticino la situazione è positiva. Io capisco che il Presidente del governo senza un’esplosione dei casi ritenga la situazione stabile, ma quella presa oggi è una decisione politica. Il Consiglio di Stato decide di non mettere un obbligo, prendo atto. Il mio appello a tutti resta quello di essere ragionevoli e di indossarla lo stesso, anche senza obbligo nei luoghi chiusi». Perché lo sguardo di Garzoni è rivolto a settembre: «Guardiamo con apprensione al rientro dalle vacanze, negli uffici, nelle scuole, quando staremo all’interno e non più all’esterno. Spero che in previsione di quello che potrebbe essere un problema il governo, in maniera preventiva, per inizio settembre riveda questa decisione alzando l’asticella di sicurezza». Ad ogni modo, Gobbi annota che «evidentemente abbiamo ascoltato le voci dal mondo sanitario, mondo che ha la sua visione: ma dobbiamo tenere conto, come autorità cantonale, di tutte le sensibilità e di quella che è la situazione».
Una situazione che per il Consiglio di Stato, riprende il suo presidente, «indica come la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione. Ricordiamoci che il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza. Non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di lavare e disinfettare spesso le mani, mantenere la distanza fisica e, laddove non è possibile, indossare la mascherina».
Passando ai numeri, i dati aggiornati al 4 agosto rilevano 22 persone in isolamento e 63 in quarantena o autoquarantena. A queste si aggiungono altre 263 persone in quarantena perché provenienti da Paesi a rischio. E sul tema, tornando sulla polemica innescata da un atto parlamentare del co-presidente del Ps Fabrizio Sirica, Gobbi rammenta che “la possibilità di segnalare alla Polizia cantonale il mancato rispetto di una quarantena non è un invito alla delazione, ma una misura che intende permettere ai cittadini di proteggersi in una situazione dove le regole vengono violate”. Lo strumento principale “resta la responsabilità individuale”, anche sul fronte dell’utilizzo dell’app di tracciamento SwissCovid: “In 15 casi è stato attivato un codice di segnalazione”, dice Gobbi. Concludendo che, comunque, “sono tutti strumenti in appoggio al contact tracing, la principale misura per fronteggiare la pandemia”.

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Da www.laregione.ch

Mascherine raccomandate nei negozi, nessun obbligo
Il Consiglio di Stato ha prorogato le misure attualmente in vigore fino al 24 agosto. Gobbi: decisione proporzionata alla situazione

Mascherina obbligatoria nei negozi, sì o no? Dopo le varie raccomandazioni degli ultimi giorni (tra queste la presa di posizione dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, che ha richiesto al governo tramite una lettera di prevedere l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico), tocca ora al Consiglio di Stato dire la sua.
«Riteniamo che le misure in vigore attualmente sono sufficienti», esordisce il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  Per questo motivo per le prossime due settimane, ovvero fino al 24 agosto, le disposizioni governative rimangono perlopiù invariate. «Ciò vuol dire che continuiamo a raccomandare l’uso della mascherina negli spazi chiusi laddove non sia possibile mantenere la distanza fisica», aggiunge Gobbi. Raccomandate quindi sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».
Il motivo di questa decisione? «Una questione di proporzionalità», spiega Gobbi interpellato da ‘laRegione’. Una proporzionalità data anche dal numero giornaliero dei contagi.
«Come diceva il dottor Garzoni – ricorda Gobbi –, finché ci muoviamo in una forchetta tra 0 e 10 contagi giornalieri un buon contact tracing dovrebbe bastare».  
Secondo il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, l’attuale evoluzione dei contagi in Ticino dimostra, tra l’altro, «che la popolazione continua a comportarsi con prudenza». 

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato fino al 24 agosto 2020 le disposizioni attualmente in vigore per limitare la diffusione del coronavirus sul territorio cantonale. La decisione tiene in considerazione l’evoluzione epidemiologica in Ticino e l’efficacia dimostrata dalle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale.

Il Consiglio di Stato segue costantemente la situazione sanitaria nel Cantone e rileva che dal profilo epidemiologico e sanitario non si ravvisano elementi di novità per riconsiderare le misure attualmente in atto. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione e attenendosi così agli appelli formulati a più riprese dalle istituzioni e dagli operatori sanitari.

Il Governo ticinese aveva introdotto una prima serie di misure cantonali già lo scorso 3 luglio e un’ulteriore misura per il settore della ristorazione lo scorso 20 luglio (con scadenza il 9 agosto). Prolungando fino al 24 agosto i provvedimenti attualmente in vigore, il Governo conferma in particolare l’obbligo – per il personale addetto al servizio alla clientela di ogni genere di struttura della ristorazione – di indossare la mascherina facciale (che copra naso e bocca) o un adeguato dispositivo di protezione individuale, laddove non è installato un dispositivo strutturale in plexiglas o equivalente. Per i settori nei quali il consumo avviene anche in piedi – e in tutti i bar, club, discoteche e sale da ballo – restano in vigore le prescrizioni già note: massimo di 100 ospiti complessivamente sull’arco dell’intera serata, tra le 18.00 e l’orario di chiusura, e obbligo di raccogliere i dati personali dei clienti e verificarli. Alla luce dell’evoluzione sanitaria, il Governo ritiene che queste misure si siano dimostrate molto efficaci, e che permettano al settore ticinese della ristorazione di operare in piena sicurezza.

Come finora, sono infine vietati gli assembramenti di più di 30 persone nello spazio pubblico (nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi). Anche in presenza di meno di 30 persone, il Governo invita a rispettare le raccomandazioni sull’igiene e il distanziamento, dalle quali sono esentate solo le persone che vivono nella stessa economia domestica. Il Governo ricorda che le persone tenute a rispettare la quarantena perché di rientro da uno dei Paesi a rischio (come previsto dalla specifica Ordinanza federale) hanno l’obbligo di annunciarsi alla hotline cantonale (0800 144 144 e hotline@fctsa.ch).

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo: “Non abbassiamo la guardia. L’obbligo di mascherina? Pronti a tutto, ma lo valutiamo più in là…”

Le autorità cantonali tornano ad aggiornare la popolazione sulle misure cantonali in vigore dal prossimo lunedì 10 agosto per limitare la diffusione di coronavirus in Ticino.
All’incontro con la stampa nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona ha partecipato il presidente del Governo Norman Gobbi.

Misure prolungate fino al 24 agosto
Gobbi: “Il Consiglio di Stato ha confermato questa mattina e fino al 24 agosto le misure attualmente in vigore. La decisione tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e della sua efficace. Non ci sono novità tali da riconsiderare le misure in atto. Il Governo è pronto a valutare nuove misure: per questo abbiamo scelto un orizzonte temporale breve. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a seguire le misure. Il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza”.

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”
Gobbi: “Le scuole riapriranno il 31 agosto. La situazione attuale è di convivenza. La popolazione ha ritrovato una nuova normalità, anche se questo comporta il rischio di nuovi potenziali focolai. Il nostro obiettivo è quello di evitare un nuovo lockdown, che non sarebbe sopportabile. Il Governo ha confermato misure cantonali più restrittive: assembramenti e numero di persone sono limitate. Non abbassate la guardia e mantenere il rispetto delle norme”.

Raccomandato l’uso della mascherina
Gobbi: “L’obbligo di mascherina nei commerci sarà valutato più in là. Ci sentiamo di raccomandarlo. In Ticino restano vietati gli assembramenti spontanei con più di trenta persone. Il rispetto delle misure viene impiegato a diversi livelli”.

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Da www.rsi.ch/news

Le misure ticinesi prorogate fino al 24 agosto

Norman Gobbi: “Ricordiamoci che il virus non è sparito”. Nessun obbligo di usare la mascherina nei negozi. Norvegia, quarantena per chi arriva dalla Svizzera

 

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Comunicato stampa

Ieri a Monte Carasso presso l’Antico convento delle Agostiniane ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati dell’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 24 nuovi assistenti, che hanno seguito un rinnovato iter formativo presso la Scuola assistenti di sicurezza pubblica 2020 (SASP), garantendo nuove leve che andranno a rafforzare la Polizia cantonale e le polizie comunali. Il settore della formazione è un ambito che per sua natura richiede un continuo aggiornamento e adattamento alle nuove emergenze, all’evoluzione della tecnologia e alle crescenti esigenze di armonizzazione di formazioni e titoli a livello nazionale. Quest’ultimo ambito lo scorso anno è stato anche interessato dall’introduzione di un certificato ISP per la formazione di assistenti di polizia, che prevede diverse specializzazioni in ambito di missioni fondamentali, nella circolazione stradale, per operatori di centrale, per il servizio gestione detenuti e, in un prossimo futuro, anche nel controllo del traffico pesante con la costruzione del Centro di Giornico. Questo a tutto vantaggio del personale coinvolto e dei Corpi che potranno sfruttare maggiori competenze professionali specifiche.

Nel corso dell’evento sono intervenuti il Presidente del Consiglio di Stato nonché Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Capo sezione formazione della Polizia cantonale Cristiano Nenzi, direttore del corso. Presente alla cerimonia pure il direttore dell’ISP Reto Habermacher, già Comandante della Polizia cantonale del canton Uri. 

 

Posteggia con rispetto per contribuire alla sicurezza stradale!

Posteggia con rispetto per contribuire alla sicurezza stradale!

Comunicato stampa

A causa di un’affluenza straordinaria rispetto agli scorsi anni, i frequentatori delle zone balneari e a maggiore vocazione turistica del Ticino sono stati nelle scorse settimane confrontati con i limiti infrastrutturali che alcuni di questi luoghi presentano, in particolare strade strette e scarsità di posteggi. Ciò ha indotto alcuni automobilisti ad adottare comportamenti non corretti che, oltre ad un notevole disagio, hanno pure generato delle situazioni di pericolo per la sicurezza stradale. Il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure ritorna quindi ad evidenziare l’importanza del posteggiare nelle zone appositamente adibite.

Posteggiare il proprio veicolo in zone non adibite può rendere estremamente difficoltoso il passaggio dei mezzi di soccorso nonché ostruire la visuale agli automobilisti in transito o ai pedoni che intendono attraversare la carreggiata. Inoltre, spesso spinge i conducenti in transito a scansare il veicolo parcheggiato in zona non idonea, invadendo la corsia opposta e favorendo in questo modo incidenti della circolazione stradale. Parallelamente questo comportamento scorretto può creare notevoli disagi ai residenti di queste zone, confrontati con l’occupazione del proprio posteggio da parte di terzi o l’ostruzione della via d’accesso verso la propria abitazione, come pure ai conducenti di mezzi di trasporto pubblici o di mezzi pesanti che non possono più usufruire delle apposite piazze di giro.

Strade sicure vuole quindi sensibilizzare in relazione ai pericoli e ai disagi che questi comportamenti creano, invitando i conducenti a posteggiare il proprio veicolo unicamente negli spazi appositamente previsti, a seguire le indicazioni del personale di sicurezza (se presente) nonché a usufruire dei mezzi pubblici per raggiungere i luoghi a vocazione turistica.