Il Buon Governo dei Comuni: l’esperienza di Faido

Il Buon Governo dei Comuni: l’esperienza di Faido

Comunicato stampa

Si è svolto nella palestra delle Scuole comunali di Faido l’ultimo dei tre laboratori proposti nell’ambito del progetto «Buon Governo», una prima a livello svizzero, che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi. Alla giornata conclusiva erano presenti 80 persone tra autorità comunali e cittadini della cosiddetta società civile oltre al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e al Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa.  

Il progetto pilota «Buon Governo» rientra in uno dei tre assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune dopo la riforma della dimensione (le aggregazioni) e la riforma dei compiti (il progetto Ticino2020) e al quale prendono parte i Comuni di Faido e di Tresa. Tra i vari obiettivi perseguiti vi è quello di aumentare la partecipazione dei cittadini in modo da arrivare a scelte politiche il più possibile condivise ed evitare conflitti.  
Nel corso di tre mattinate il Municipio, il Consiglio comunale, i funzionari dirigenti e i rappresentanti dei cittadini di Faido si sono riuniti per progettare lo sviluppo del Comune con l’orizzonte posto al 2032. In particolare, grazie al coinvolgimento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali sono stati definiti la visione, gli obiettivi e le azioni strategiche per i prossimi dieci anni.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha salutato positivamente la folta partecipazione all’iniziativa che «dà un nuovo slancio alle istituzioni locali e rende ottimisti per il futuro della democrazia diretta». Come ha avuto modo di sottolineare in occasione del recente Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni «la democrazia necessita di cittadini che vogliono contribuire per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione. L’esercizio svolto con il Comune di Faido ci dimostra che per ottenere politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità occorre reinterpretare il ruolo del legislativo e dell’esecutivo, nonché il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune».
«Alla base del «Buon Governo» ci deve essere una comunità forte con un marcato senso di appartenenza e con una volontà del cittadino di impegnarsi per la cosa pubblica» spiega il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa. Le tre mezze giornate di lavoro hanno permesso di coinvolgere anche parte della popolazione in quelle che sono le scelte fondamentali e strategiche del Comune e questo vissuto potrebbe indurre alcune persone ad assumere in futuro un ruolo più attivo in seno alle istituzioni. Inoltre i laboratori «hanno permesso all’Esecutivo e al Legislativo di dialogare e ascoltarsi, lavorando insieme. Infatti, capita di sovente che ci sia una sovrapposizione tra Municipio, Consiglio comunale e Amministrazione comunale, il che può generare conflittualità e frustrazione», conclude Marzio Della Santa.  
Dal canto suo il Sindaco del Comune di Faido Corrado Nastasi esprime la sua soddisfazione per il progetto in corso: «Sono molto soddisfatto e orgoglioso di come la nostra Comunità abbia aderito con entusiasmo e voglia di mettersi in gioco a questa iniziativa. Il lavoro da svolgere è ancora molto, ma oggi abbiamo gettato le fondamenta per costruire la Faido di domani con una visione condivisa».   Le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 e al termine verrà stilato un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo (la revisione della Legge organica comunale) che prenderà il via prossimamente.    

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni del Medio Malcantone

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni del Medio Malcantone

Comunicato stampa

Sono riprese le visite del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. All’ordine del giorno degli appuntamenti con i Municipi del comprensorio del Medio Malcantone il progetto aggregativo che coinvolge cinque comuni della zona, le iniziative portate avanti per coinvolgere i propri cittadini e il ruolo degli enti locali nella gestione dei profughi provenienti dall’Ucraina. Iniziata nel 2018 a Stabio la quarta serie di incontri proseguirà il 26 di aprile con i Comuni di Verzasca, Gambarogno, Cadenazzo e Sant’Antonino.  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dalla responsabile dei progetti aggregativi Daniela Baroni, ha incontrato i Municipi di Novaggio, Astano, Bedigliora, Curio e Miglieglia.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha salutato positivamente l’entusiasmo con cui i Municipi hanno accolto le visite nei Comuni che ha definito «un momento privilegiato per l’Autorità cantonale per dialogare in modo diretto e trasparente con gli esecutivi comunaliGli incontri mi permettono di toccare con mano le sensibilità locali e capire come vengono percepite le riforme portate avanti dalla Sezione degli enti locali».
Durante il primo degli incontri, quello con il Comune di Novaggio, il Municipio ha tenuto a esporre le iniziative che intende realizzare per coinvolgere attivamente la cittadinanza nei progetti comunali evidenziando che la forza della realtà comunale sono la capacità e la voglia della comunità di aggregarsi. In quest’ottica non mancano, ha evidenziato l’esecutivo Malcantonese, i momenti creati ad hoc per consentire alla popolazione di trovarsi e di trascorrere del tempo insieme per garantire un’adeguata qualità di vita alle persone che risiedono nel Comune.
Marzio Della Santa ha quindi evidenziato che «la cittadinanza attiva è la chiave per il successo dei progetti comunali. Trovare il modo per consentire alla popolazione di prendere parte ai processi decisionali è la via da seguire per evitare che le iniziative naufraghino».
In chiusura della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto ad alcune domande pratiche relative alla gestione dei profughi in arrivo dall’Ucraina e ha ringraziato i Comuni per l’importante lavoro che stanno svolgendo come ente di prossimità.
La visita è proseguita nel pomeriggio con una riunione nella quale sono stati invitati gli Esecutivi di Novaggio, Astano, Bedigliora, Curio e Miglieglia: l’accento è stato messo sul tema delle aggregazioni. Il 10 marzo 2021, infatti, Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai Municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio ad Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque Comuni. La Commissione di studio per l’aggregazione, è stato spiegato, intende promuovere nel corso del mese di maggio un seminario per coinvolgere i legislativi e la popolazione del comprensorio alla costruzione del nuovo Comune.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha accolto favorevolmente l’iniziativa e a questo proposito ha tenuto ad aggiungere che «spesso ci sono difficoltà nel trovare cittadini disposti a candidarsi, e questo è uno dei motivi che spingono i Comuni a intraprendere poi un processo di aggregazione. Si tratta di una tendenza in atto a livello svizzero e per questo motivo una parte degli sforzi dei servizi della Sezione degli enti locali è focalizzata a promuovere progetti che mirano a rivitalizzare la democrazia diretta. Per questo abbiamo promosso il progetto ‘Democrazia sicura’, il cui scopo è quello di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali».

“Pieno rispetto della volontà popolare”

“Pieno rispetto della volontà popolare”

La posizione di Norman Gobbi dopo la decisione di abbandonare il progetto aggregativo Sassi Grossi

“I progetti d’aggregazione devono partire dal basso. Devono essere l’espressione di una volontà condivisa dei cittadini dei diversi Comuni coinvolti. Quando il risultato finale di una votazione consultativa dice chiaramente che non c’è condivisione e non c’è una maggioranza concorde sul progetto, allora al Cantone non resta che rispettare questa volontà, prenderne atto e decidere di conseguenza”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della decisione del Governo di abbandonare il progetto aggregativo della Bassa Leventina, che disegnava una nuova realtà istituzionale formata dai Comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. “Il rispetto delle decisioni popolari sono il principio su cui si basa la nostra democrazia. Questo progetto della Bassa Leventina dura ormai da 10 anni. Un iter troppo lungo, che dimostra poco slancio. E quando manca questo dinamismo difficilmente si giunge a un esito positivo. Da un lato è un peccato, perché comunque i quattro Comuni non sono realtà forti e pongono qualche criticità. Si fossero uniti, alcune tematiche avrebbero potuto trovare sbocchi più interessanti. Penso per esempio alla capacità di assicurare una reale autonomia comunale, grazie alla quale assolvere in pieno i compiti di servizio e di prossimità al cittadino, con lo scopo di migliorare la qualità residenziale. Ma, ripeto, le cittadine e i cittadini di Personico e di Pollegio hanno voluto diversamente e non possiamo che rispettare questa decisione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Comunque qualche sviluppo potrebbe ancora esserci, se si pensa che subito dopo il risultato del voto consultivo i Municipi di Bodio e Giornico (la cui popolazione ha accolto l’aggregazione a quattro a larghissima maggioranza) avevano accennato a un’unione tra loro. “Questo è vero. Prima però istituzionalmente occorre chiudere questo progetto. Ciò avverrà quando il Gran Consiglio, competente in ultima istanza di ratificare il successo o l’insuccesso di un’aggregazione, si sarà espresso. Nel frattempo i due Municipi potrebbero – come da loro stessi manifestato – avviare un nuovo processo aggregativo. Si tratterebbe però di discutere attorno a un progetto diverso, perché le coordinate di un’aggregazione con coinvolti solo Bodio e Giornico sono in parte dissimili rispetto a quanto immaginato per il futuro comune “Sassi Grossi”. Devo dire che alcune caratteristiche dei due comuni – come la gestione di un’area industriale presente sul territorio di entrambi i Comuni – potrebbero trovare migliori risposte. Si tratta di progettare qualcosa di nuovo. Spero che ci si riesca, perché sarebbe comunque un piccolo passo nella giusta direzione, che si inserisce nel contesto del Piano cantonale delle aggregazioni. Piano che mantiene a tutta la sua validità e importanza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 23 marzo 2022 il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto aggregativo tra i comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. L’aggregazione è stata nettamente respinta in votazione consultiva lo scorso 13 febbraio dalla popolazione di Personico e Pollegio, mentre è stata accolta a Bodio e Giornico.

Lo scorso 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i quattro comuni. L’aggregazione è stata accolta dalla cittadinanza di Bodio e Giornico con ampia maggioranza (oltre 80% di favorevoli in entrambi i comuni), mentre è stata nettamente respinta a Personico e Pollegio (65%, rispettivamente 82% di no).
Non essendo date le condizioni né per proseguire la procedura limitatamente ai due comuni favorevoli riducendo il comprensorio aggregativo, né per aggregare in via coatta uno o entrambi i comuni contrari, il messaggio propone l’abbandono del progetto.
Alla luce dell’ampio sostegno all’aggregazione espresso a Bodio e Giornico, i rispettivi municipi hanno manifestato la volontà di valutare in tempi relativamente brevi l’eventuale avvio di una procedura aggregativa tra i loro comuni, previo un momento di approfondimento.
Sulla proposta del Consiglio di Stato di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.

“Con i Comuni e per i Comuni, con i cittadini e per i cittadini”

“Con i Comuni e per i Comuni, con i cittadini e per i cittadini”

Norman Gobbi ci parla del Simposio sui rapporti tra Cantone ed enti locali

I Comuni non sono solo un tassello istituzionale, ma devono diventare il partner principale del Cantone nella promozione delle politiche condivise e orientate alla qualità di vita di persone e aziende, che vivono e operano sul nostro territorio”. È in questi termini che si è espresso il Consigliere di Stato Norman Gobbi, giovedì alla fine del suo intervento in occasione del 3° Simposio Cantone-Comuni organizzato dalla Sezione degli enti locali (SEL) a Bellinzona.
Un simposio con molta carne al fuoco. “Un anno fa, a causa delle misure restrittive imposte dalla pandemia non abbiamo potuto organizzare questo incontro tra Cantone e Comuni. Però i rapporti tra i due livelli istituzionali hanno trovato nuovo slancio grazie proprio alle difficoltà che il coronavirus ha disseminato sul nostro cammino. In un momento di crisi vi è stata vicinanza e collaborazione tra il Cantone e i Comuni, a dimostrazione che assieme si può lavorare e portare avanti progetti. È quello che mi auspico e che cerchiamo di realizzare anche attraverso questo Simposio”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
I cantieri aperti tra il Dipartimento delle istituzioni e i Comuni sono numerosi. “Senza considerare il lavoro legato alle aggregazioni, che continua sulla base delle sensibilità locali in continuo sviluppo, e senza parlare di Ticino 2020, con la SEL stiamo sviluppando interessanti discorsi con i Comuni. Mi riferisco per esempio al progetto “Responsabilità sociale del Comune” avviato assieme al Dipartimento delle finanze e dell’economia. Ma anche del progetto “Buon governo locale”, che sviluppa il coinvolgimento dell’amministrazione, del legislativo, dell’esecutivo e dei rappresentanti della società civile locale nell’allestimento di un Piano di sviluppo di legislatura. Faido sta portando avanti un progetto pilota in quest’ambito. Dai risultati che otterremo potremo poi implementare tale modalità di lavoro partecipativa anche negli altri Comuni. Inoltre è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, che chiameremo “Democrazia sicura”, con l’obiettivo di riavvicinare la popolazione alle istituzioni locali. “Responsabilità sociale del Comune”, “Democrazia sicura” e “Buon governo locale” sono tre progetti che condurremo fianco a fianco con i Comuni e le associazioni di categoria professionale che operano a livello locale. Le esperienze maturate verranno fatte confluire all’interno del “Cantiere F”, il cui obiettivo è la revisione del quadro normativo che regge il funzionamento del Comune ticinese. Di carne al fuoco come visto ce n’è tanta. Lavoriamo per rendere i Comuni sempre più vivi e vicini ai cittadini e per avvicinare i cittadini sempre di più al Comune, così da avere comunità locali forti, intraprendenti, con una buona qualità di vita residenziale per le ticinesi e i ticinesi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Rapporto tra Cantone e Comuni: grande successo per il Simposio

Rapporto tra Cantone e Comuni: grande successo per il Simposio

Comunicato stampa

Si è tenuto all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la terza edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. All’evento hanno partecipato più di 300 persone in presenza e in streaming. L’evento, voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, in collegamento video, ha permesso agli attori delle realtà comunali e cantonali di definire insieme le regole alla base del buon funzionamento dei Comuni, analizzando nel dettaglio le quattro funzioni che caratterizzano gli enti locali (funzione di servizio, funzione politica, democratica e comunitaria).  I risultati del Simposio saranno riproposti dalla Sezione degli enti locali in alcuni seminari tematici che coinvolgeranno i Comuni.  

Il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni – giunto alla sua terza edizione – ha riscosso un ottimo successo di pubblico, con più di 300 persone in sala e in streaming. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi promotore dell’evento, in collegamento video, ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi due anni hanno saputo collaborare e affrontare l’emergenza sanitaria con grande impegno e in modo pragmatico, offrendo alla popolazione un supporto costante e continuo. Un’esperienza che ha rinsaldato i rapporti e che è di buon auspicio per le sfide future.
Come ha evidenziato il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa il processo di riforma dell’istituto comunale non si è arrestato a causa della crisi sanitaria, dando il via ai lavori preparatori del terzo cantiere, che, in aggiunta a quello aggregativo e a quello della ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e comuni, mira ad adeguare le regole di funzionamento dell’ente politico locale.
Il pomeriggio è iniziato con la presentazione dei risultati di quattro gruppi di lavoro che dallo scorso autunno hanno lavorato sulle quattro funzioni principali delle realtà comunali:

  • Gli strumenti adeguati per la gestione amministrativa del Comune
  • La concretizzazione della cultura del coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali per  definire gli obiettivi strategici e le politiche settoriali di un Comune
  • Le modalità per rendere attrattive le cariche pubbliche comunali
  • La definizione della responsabilità sociale del Comune

Dopo un momento di pausa, i lavori sono ripresi con una tavola rotonda moderata da Marzio Della Santa e alla quale hanno preso parte una delegazione del Consiglio di Stato, il Presidente del Gran Consiglio e alcuni municipali presenti alla giornata di studio. Il focus della discussione è stato messo in particolare su una riflessione da prospettive diverse di come la politica comunale si possa districare tra qualità di vita residenziale e sostenibilità.

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Intervento al Simposio

Egregio Presidente del Gran Consiglio,
Stimati colleghi di Consiglio di Stato,
Lodevoli sindaci e municipali presenti in sala,
Gentili ed egregi ospiti,

Voglio dapprima esprimere la mia soddisfazione per il modo con cui avete accolto questo terzo Simposio di dialogo Cantone Comuni. Un risultato attestato non solo dall’elevato numero di partecipanti, ma anche dalla qualità di coloro che rappresentano i due livelli istituzionali. Inoltre, per permettere a un numero crescente di persone di seguire i lavori, abbiamo introdotto la possibilità di partecipare non solo in presenza, ma anche a distanza, proprio come sto facendo io e alcuni omologhi della vicina provincia di Varese che con noi lavorano nell’ambito del progetto GovernaTI-VA promosso dal programma di cooperazione transfrontaliera Interreg.
Gli ultimi due anni sono stati particolarmente impegnativi per tutti noi, ma hanno permesso di evidenziare una volta di più la capacità di Cantone e Comuni di lavorare insieme, di fare finalmente squadra. Oggi ci troviamo dunque nuovamente a discutere sul futuro dell’istituzione che ci sta particolarmente a cuore: il Comune ticinese.
La Svizzera, come ben sapete, è una democrazia diretta.
A inizio anno, l’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019.
Tra i vari aspetti evidenziati dalla ricerca firmata da Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, che abbiamo sentito nella prima parte di questo Simposio, emerge che un 40% circa dei cittadini interpellati si astiene dall’esercitare il proprio diritto. Non voglio ora soffermarmi sulle possibili ragioni esplicative, che sono state ben sviluppate dallo studio citato.
Come responsabile del Dipartimento delle istituzioni osservo che ogni cittadino che si astiene dal votare costituisce idealmente una minaccia alla Democrazia, nella misura in cui assume un atteggiamento passivo. La democrazia abbisogna di cittadini propensi a dare contributi per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione: stiamo parlando della cittadinanza attiva. Ma gli astensionisti non sono il solo indicatore di un malessere crescente nei confronti delle istituzioni.
Le difficoltà di partiti e gruppi politici nel trovare cittadine e cittadini disposti a candidarsi, assumere e mantenere una carica pubblica, in modo particolare nel legislativo, attestano ulteriormente un atteggiamento che cambia e che trova parzialmente le sue origini nei mutamenti socio economici osservati nelle ultime decadi.
A livello locale questi cambiamenti si traducono in un minor attaccamento al proprio Comune: atomizzazione del nucleo famigliare, mobilità sul territorio, turnover elevato della popolazione residente, benessere reale o percepito e società del consumo sono alcune di queste.
A pagare lo scotto principale delle tendenze sin qui evocate, anche solo in ragione dei piccoli numeri, sono i Comuni, il cui funzionamento istituzionale dipende appunto dalla cittadinanza attiva.
Le aggregazioni hanno permesso di frenare questo fenomeno di erosione, ma a distanza di anni anche i comuni aggregati tornano a confrontarsi con i problemi posti dalla cittadinanza passiva o consumatrice di beni e servizi pubblici.
Cosa fare dunque di fronte a questa situazione?
Le risposte sono principalmente due: rafforzare la dimensione rappresentativa (democrazia elettiva) o rilanciare la democrazia diretta, adattandola alle aspettative attuali della cittadinanza. Personalmente sono convinto della necessità di provare dapprima a dare nuovo slancio alla democrazia diretta.
Uno degli assi portanti del cambiamento auspicato è la promozione dello sviluppo sostenibile del Comune.
La responsabilità di una comunità passa dalla capacità dei suoi membri di collaborare, verso il raggiungimento di obiettivi collettivi coerenti con il ruolo del Comune in quanto garante della qualità di vita residenziale delle persone fisiche e giuridiche che vi risiedono.
Tra i possibili obiettivi da raggiungere vi è la sostenibilità della comunità nel lungo periodo dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
Una delle dimensioni che qualificano lo sviluppo sostenibile della qualità di vita di un Comune è l’impegno civico, ossia la partecipazione attiva dei cittadini.
Su questo fronte, come Dipartimento stiamo promuovendo, unitamente al Dipartimento delle finanze dell’economia, il progetto di “Responsabilità sociale del Comune”, del quale presenteremo presto i primi risultati.
A breve proporrò al Consiglio di Stato di rinnovare l’impegno del mio Dipartimento su questo fronte, dando così concretezza a quanto presentato nella prima parte del Simposio.
I moderni mezzi di comunicazione e l’evoluzione della nostra società hanno mutato le modalità di interazione tra le persone.
Questo ha di riflesso avuto un impatto anche sulle istituzioni politiche.
Come sottolineato a più riprese poc’anzi, di fatto la nostra società è confrontata con una crisi nella partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Per questa ragione è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, denominato “Democrazia sicura”, il cui scopo è quello di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali.
Ma questo non basta.
Perché il Comune e i suoi organi decisionali definiscano e conducano politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità potrebbe essere utile reinterpretare il ruolo del legislativo e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune.
Per esempio nella definizione del Piano di sviluppo di legislatura, che il Comune di Faido sta proprio in queste settimane sviluppando con un ampio coinvolgimento dell’amministrazione, del legislativo, dell’esecutivo comunale, così come di rappresentati della società civile locale.
Anche in questo caso presenterò presto una richiesta al Consiglio di Stato per dare sostenibilità al progetto di “Buon governo locale”, i cui risultati finali saranno disponibili solo nella seconda metà della prossima legislatura comunale (2024-2028).
Il progetto di Buon governo non mette l’accento unicamente sulla governance politica dell’Ente politico locale.
Esso interessa anche la governance operativa, le cui prime riflessioni risalenti alla fine degli anni ’90 furono fatte confluire nella revisione della LOC del 2009 con l’istituzione, per esempio, dell’Ente autonomo di diritto comunale.
Nel corso degli ultimi anni, complice la complessità del sistema amministrativo comunale, si è verificata una crescente sovrapposizione delle competenze del Municipio e del Consiglio comunale con quelle dell’Amministrazione comunale.
Questa interferenza da parte degli organi politici ha generato una perdita della visione politica e strategica dell’ente comunale e ha contribuito a creare un sentimento di frustrazione, demotivando i funzionari che sono chiamati a gestire in prima persona la cosa pubblica.
Il progetto di Buon governo mira anche a rafforzare il ruolo esecutivo del Municipio, perfezionando gli strumenti di pilotaggio e di inquadramento delle entità erogatrici dei servizi, siano esse comunali, sovra comunali o enti indipendenti di diritto pubblico o privato.
“Responsabilità sociale del Comune”, “Democrazia sicura” e “Buon governo locale” sono tre progetti che condurremo fianco a fianco con i Comuni e le associazioni di categoria professionale che operano a livello locale e che, in parte, sono partner di questo Simposio.
Le esperienze maturate verranno fatte confluire all’interno del “Cantiere F”, il cui obiettivo è la revisione del quadro normativo che regge il funzionamento del Comune ticinese.
Vado dunque verso la fine di questo mio intervento, non senza ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per lo svolgimento di questo 3° Simposio di dialogo Cantone-Comuni, in un periodo non facile.
A loro il mio riconoscimento e quello dei colleghi di Consiglio di Stato, per l’impegno assunto a favore di uno sviluppo sostenibile del nostro Cantone.
I Comuni non sono solo un tassello istituzionale, ma devono diventare il partner principale del Cantone nella promozione delle politiche condivise e orientate alla qualità di vita di persone e aziende, che vivono e operano sul nostro territorio.
Grazie mille per l’attenzione e buon proseguimento di Simposio.

 

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Marzio Della Santa (Sezione enti locali): una campagna di sensibilizzazione per favorire la cittadinanza attiva in vista delle elezioni comunali del 2024

Tre risoluzioni indirizzate al Consiglio di Stato. Dovrebbero uscire dal terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni in programma per dopodomani, giovedì, a Bellinzona (Auditorium della Scuola cantonale di commercio, inizio alle 14.30) e organizzato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Sel, la Sezione enti locali. Una delle tre è denominata ‘Democrazia sicura’: se approvata costituirà il primo passo verso la campagna di informazione che la Sel intende lanciare per (ri)accendere nei cittadini l’interesse per la cosa pubblica. Ovvero per incrementare la partecipazione al voto e indurre più persone a candidarsi. «L’obiettivo sono le elezioni comunali del 2024: la risoluzione chiede al governo di costituire un gruppo di lavoro che abbia il compito di approfondire il tema e di elaborare, definendo una serie di azioni di sensibilizzazione, una strategia cantonale di promozione della cosiddetta cittadinanza attiva», spiega il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La ‘Regione’ lo ha intervistato.
In gennaio l’Osservatorio della vita politica regionale (Università di Losanna) ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019, le ultime ‘cantonali’ in ordine di tempo. “Fra gli aspetti che più fanno riflettere in vista delle prossime tornate elettorali vi è l’importanza crescente dell’astensionismo”, annota fra l’altro l’Osservatorio. La vostra impresa si preannuncia piuttosto impegnativa…
Ne siamo consapevoli e non sappiamo se la campagna produrrà risultati concreti già in occasione del prossimo rinnovo dei poteri locali. Sono d’accordo, l’impresa non è facile: tuttavia come Sezione degli enti locali ci sottrarremmo alle nostre responsabilità se non cercassimo, nell’ambito ovviamente delle nostre competenze, di invertire una tendenza, quella dell’astensionismo, che ci preoccupa parecchio. Questo crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della propria comunità dovrebbe però preoccupare l’intera società. Un disinteresse che si traduce non solo nelle basse percentuali di votanti ma anche nella scarsa disponibilità a candidarsi, il che impedisce in diversi comuni il ricambio negli organi esecutivi e legislativi. Un ricambio di persone che è salutare per garantire, in prospettiva, progettualità.

A cosa è dovuto questo disinteresse?
A più fattori. Se ci riferiamo alle realtà comunali, penso per esempio al venir meno del senso di appartenenza alla collettività, soprattutto in coloro che risiedono in un comune ma lavorano in un altro. Penso al calo di attrattiva delle cariche elettive in generale, alla mancanza di tempo o al clima litigioso in quel determinato comune, con conseguente rinuncia a candidarsi a una carica politica. È la cittadinanza passiva: il cittadino diventa così soltanto un consumatore dei servizi erogati dal proprio Comune.

Il sistema di milizia è in crisi?
Cominciamo col ricordare e sottolineare che questo sistema è un elemento cardine della democrazia svizzera, soprattutto a livello comunale. Favorisce infatti la coesione sociale e promuove la fiducia nelle istituzioni, poiché accorcia la distanza fra classe politica e popolazione. Se nei Comuni avessimo dei soli politici professionisti, al di là dei costi elevati di un simile sistema, ci sarebbero solo degli organi esecutivi composti da élite che svolgerebbero pure una funzione legislativa. Semmai credo che anche nei comuni il sistema di milizia vada rivitalizzato. Sensibilizzando la popolazione sull’importanza della cittadinanza attiva e dunque sull’importanza della partecipazione al voto e del mettersi a disposizione per ricoprire una carica elettiva, non per difendere interessi personali ma per il bene della comunità. I partiti potrebbero fare di più in quest’opera di sensibilizzazione. La sfida è in particolare nei grandi comuni urbani, derivanti da processi aggregativi: vanno valorizzati i quartieri e pure le associazioni presenti sul territorio. Si tratta insomma di favorire lo sviluppo della cittadinanza attiva invogliando i cittadini e le cittadine a impegnarsi nella società civile e nella sfera pubblica, a mostrare solidarietà e interesse per il bene comune, per la propria comunità, per il proprio territorio.

Torniamo alla campagna di informazione e sensibilizzazione che la Sel intende promuovere.
Il gruppo di lavoro che il Consiglio di Stato dovrebbe istituire sarà formato tra gli altri da collaboratori della Sezione degli enti locali, fra cui Simona Corecco che da sempre segue da vicino il dossier delle aggregazioni comunali e che ha accuratamente approfondito il tema della cittadinanza attiva, da collaboratori del Servizio dei diritti politici della Cancelleria dello Stato, da collaboratori del Servizio informazione e comunicazione del governo, da un politologo, dalla delegata cantonale per le pari opportunità e da uno psicologo. Una composizione precisa però non c’è ancora. Questo gruppo dovrà studiare delle azioni di sensibilizzazione e di informazione, per esempio sul ruolo del consigliere comunale e su quello del municipale. Il tutto per motivare il cittadino. A votare e magari a candidarsi. La campagna si svolgerà sui canali informativi che il gruppo di lavoro riterrà adatti allo scopo. Faccio intanto presente che uno dei temi al centro giovedì del terzo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni saranno le cariche politiche comunali, e cioè come renderle attrattive. Relatore sarà il politologo e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale Oscar Mazzoleni. A breve potremmo quindi avere delle indicazioni utili.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 15 marzo 2022 de La Regione

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio per la modifica della Legge organica comunale (LOC). È un ulteriore passo nel processo di costante aggiornamento di questa legge e di arricchimento degli strumenti a disposizione dei Comuni, pur con un approccio prudente che evita di toccare meccanismi assodati e funzionanti.
Insieme a qualche adeguamento di entità minore, il messaggio propone la facoltà di tenere ordinariamente sedute municipali e delle Commissioni dei Legislativi in videoconferenza, un aggiornamento delle tempistiche d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali, infine la possibilità di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali.  Lo spunto della revisione è il consolidamento nella LOC di una modalità operativa sperimentata negli ultimi 2 anni in base al Decreto concernente il funzionamento delle Autorità comunali, consortili e patriziali in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19 del 20 marzo 2020: la facoltà di tenere sedute in videoconferenza per il Municipio e le Commissioni del Legislativo. In parallelo, si coglie l’occasione per ritoccare le norme della LOC sulla tempistica d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali. Si codifica inoltre la possibilità da parte del Comune, a determinate condizioni, di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali. Infine, si procede a sistemare taluni disposti della LOC, la cui applicazione pratica ha evidenziato esigenze di precisazione/correzione.
Non si tratta ancora di una revisione di grande portata della Legge organica comunale del 10 marzo 1987. Sono stati avviati in questi mesi gli approfondimenti – nell’ambito di un Cantiere di riforma condotto dalla Sezione degli enti locali denominato Cantiere F – per sondare e inquadrare esigenze e aspettative di cambiamento nell’assetto del funzionamento istituzionale del Comune. Nel corso del corrente anno e del 2023 saranno coinvolti i diversi attori a livello comunale e cantonale. L’obiettivo è quello di possibilmente convogliare gli indirizzi che ne scaturiranno in un progetto di vera e propria integrale riforma della LOC. L’orizzonte temporale potrebbe essere la messa in vigore di una “nuova LOC” nella seconda metà del decennio 2020-2030 in sostituzione di quella del 1987.

«Per farcela nel 2024, bisogna ripartire subito»

«Per farcela nel 2024, bisogna ripartire subito»

Dopo la caduta in votazione dell’aggregazione a quattro, la Sezione degli enti locali ha spiegato ai Municipi di Bodio e Giornico gli scenari per l’eventuale proseguimento del progetto a due – Se l’obiettivo sarà quello di essere pronti per le prossime elezioni comunali occorrerà accelerare: è una questione di scadenze da rispettare, mentre una proroga della legislatura potrebbe non essere possibile «Se l’obiettivo dei due Municipi consiste nell’essere pronti per le elezioni comunali del 2024, con la nomina degli organi e la nascita ufficiale del nuovo Comune, allora bisogna ripartire immediatamente, ovvero già nei prossimi giorni o al massimo nello spazio di poche settimane, perché c’è una serie di scadenze e di step che vanno rispettati». Il capo della Sezione degli enti locali (SEL) del Dipartimento delle istituzioni Marzio Della Santa si esprime così sull’eventuale proseguimento a due dell’aggregazione in Bassa Leventina, tra Bodio e Giornico, dopo che nella votazione del 13 febbraio la maggioranza dei cittadini di Personico e Pollegio si è chiamata nettamente fuori. «Se invece si aspetteranno mesi – prosegue – potrebbe essere necessario il rinnovo completo degli organi politici due due Comuni, separatamente, in occasione delle elezioni del 2024. Questo perché non è detto che legalmente si possa sfruttare la possibilità di richiedere una proroga della legislatura». È quanto la SEL, nel primo incontro che ha seguito l’inequivocabile verdetto delle urne, ha spiegato mercoledì ai due Municipi rimasti in ballo.

I vantaggi di andare avanti
È pure stato espresso l’auspicio che i due Municipi rimasti, Bodio e Giornico, non lascino cadere il dossier, «anche perché i rispettivi corpi elettorali hanno manifestato un significativo sostegno alla fusione». Il vantaggio di proseguire in questa direzione, secondo il capo della SEL, sarebbe duplice: quello di trovarsi poi con servizi equivalenti o migliori a minor costo; ma soprattutto, politicamente, quello di poter gestire con un Comune unico un dossier ritenuto centrale per lo sviluppo della regione, quello relativo alla zona industriale.

Quello studio ancora fresco
Se dunque Bodio e Giornico decideranno di proseguire in tempi brevi, anzi brevissimi, questione di giorni o settimane – spiega Marzio Della Santa – avranno l’opportunità di basarsi in gran parte sul lavoro già fatto per il progetto portato alle urne. Tecnicamente, se non si dovesse partire subito, sottolinea ancora il capo della SEL, il Cantone potrebbe infatti trovarsi nella condizione di rifare tutti i calcoli sulla base della nuova situazione dei due Comuni, che evolve di anno in anno, soprattutto in materia di finanze. «Se la partenza avvenisse in tempo utile il nuovo rapporto di studio potrebbe infatti basarsi su dati già acquisiti, che rimarrebbero invariati». Questo modus operandi permetterà di risparmiare un bel po’ di tempo. Consentendo appunto di rifare tutta l’indispensabile trafila democratica, con tanto di serate pubbliche e votazione popolare, ma in maniera relativamente veloce. Non sussistendo i requisiti imposti dalla Legge sulle aggregazioni per un ridimensionamento del progetto a quattro appena votato, la SEL chiederà nel frattempo al Consiglio di Stato di elaborare un messaggio per l’abbandono dello stesso, auspicando che da parte loro i «superstiti» presentino una nuova istanza aggregativa a due. La palla passa quindi ai due Esecutivi leventinesi.
Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 3. Simposio

Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 3. Simposio

Comunicato stampa

Avrà luogo giovedì 17 marzo 2022 all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni. Dopo il successo delle due passate edizioni, il Dipartimento delle istituzioni ripropone l’evento rivolto ai Municipali, ai Consiglieri comunali, alle autorità politiche cantonali e ai funzionari dell’amministrazione cantonale e di quelle locali. La partecipazione al pomeriggio di studio è gratuita ed è possibile iscriversi compilando il modulo online sul sito www.ti.ch/eventisel entro l’11 marzo 2022.

Quali strumenti e procedure adottare per assicurare un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune? Come coinvolgere i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio? Cosa significa responsabilità sociale per un Comune?
Queste e altre domande aiuteranno a definire il perimetro dentro il quale possono operare nel contesto istituzionale odierno gli enti locali e animeranno il dibattito della terza edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni, dopo la pausa forzata dello scorso anno a causa dall’emergenza sanitaria. Un momento privilegiato di scambio tra gli attori dei due livelli istituzionali – quello cantonale e quello comunale – per provare a definire insieme le regole alla base del Buon governo dei Comuni, analizzando nel dettaglio le quattro funzioni che caratterizzano gli enti locali (funzione di servizio, funzione politica, democratica e comunitaria).
Il pomeriggio prenderà avvio alle ore 14.30 e sarà strutturato in due parti. Dopo i saluti ufficiali delle Autorità politiche cantonali e comunali, verranno presentati i risultati dei quattro gruppi di lavoro che dallo scorso autunno hanno lavorato sulle quattro funzioni principali delle realtà comunali:

  1. Gli strumenti adeguati per la gestione amministrativa del Comune
  2. La concretizzazione della cultura del coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali per definire gli obiettivi strategici e le politiche settoriali di un Comune
  3. Le modalità per rendere attrattive le cariche pubbliche comunali
  4. La definizione della responsabilità sociale del Comune

Dopo un momento di pausa, i lavori riprenderanno con una tavola rotonda alla quale parteciperanno una delegazione del Consiglio di Stato, il Presidente del Gran Consiglio e alcuni municipali presenti alla giornata di studio.
Il programma dettagliato dell’evento è consultabile sul portale www.ti.ch/eventisel. Il simposio avrà luogo alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona e lo si potrà seguire anche in diretta streaming.
Per ragioni organizzative gli interessati a partecipare sono pregati di iscriversi entro l’11 marzo 2022 compilando il formulario online sul sito www.ti.ch/eventisel.