Maroni se ne va sgommando

Maroni se ne va sgommando

Da RSI.CH l Ticino e Lombardia rinnovano l’intesa di collaborazione. Ma Gobbi non molla sul casellario giudiziale e questa scelta irrita il governatore

Una firma, ma anche delle scintille. I rappresentanti di Ticino e Lombardia – ovvero il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni – si sono incontrati martedì a Como nel contesto del rinnovo dell’accordo di cooperazione. Ed entrambi hanno firmato il rinnovo della dichiarazione d’intesa che punta a favorire la collaborazione in diversi ambiti specifici (trasporti, turismo, energia, formazione, cultura e valorizzazione del territorio e delle regioni alpine).

S’è però anche discusso delle recente decisione del Dipartimento delle Istituzioni di richiedere il casellario giudiziale ai cittadini italiani che vogliono lavorare in Ticino con un permesso B o G. E l’incontro è finito con Maroni che se n’è andato sgommando, visibilmente irritato, senza rispondere alle domande dei giornalisti, dopo che Gobbi gli ha comunicato di non avere nessuna intenzione di fare un passo indietro.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Maroni-se-ne-va-sgommando-5588926.html

“Troppi migranti”

“Troppi migranti”

Norman Gobbi chiede di interrogarsi sulla possibilità di vietare l’accesso ai richiedenti l’asilo. “Dobbiamo porci delle domande di fondo e chiederci se in futuro saremo ancora in grado di gestire un flusso così importante di migranti o se non sarà il caso di rimandarli sui loro passi, affinché aprano una procedura per la richiesta d’asilo in Italia da dove arrivano”. Si esprime così il ministro ticinese Norman Gobbi ai microfoni della RSI, sollecitato sul tema della pressione al confine sud.

“La Svizzera sta svolgendo il lavoro che toccherebbe a Roma. È l’Italia che avrebbe dovuto procedere con l’accertamento dell’identità e degli aspetti di sicurezza e sanità legati a queste persone, evitando che vadano in giro senza un documento di identità”, ha aggiunto il capo del Dipartimento delle istituzioni.

In merito all’apertura provvisoria di nuovi centri di accoglienza in Ticino, il consigliere di Stato afferma: “Alcuni comuni hanno già espresso reticenze e questo andrà tenuto in considerazione”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Troppi-migranti-5585875.html

Migranti, scatta la cellula di crisi

Migranti, scatta la cellula di crisi

La richiesta è partita dalla Polizia cantonale per gestire l’ondata di profughi che premono sul confine. A seguito della situazione creatasi sulla fascia di confine, il Comandante della Polizia cantonale ha richiesto l’attivazione di uno Stato Maggiore di Condotta ad hoc.

Questa misura è stata avvallata dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi. Questo pomeriggio a Rivera vi è stata la prima riunione di coordinamento, sotto la direzione del Comandante Matteo Cocchi, alla presenza di rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione Doganale e di Polizia di Chiasso, della Sezione del Militare e della Protezione della Popolazione, dell’Ufficio del Medico cantonale, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, del Corpo delle Guardie di Confine regione IV e della segreteria di Stato della migrazione (Centro di registrazione di Chiasso).

Durante il rapporto di coordinamento si è proceduto ad uno scambio d’informazioni da parte di tutti i rappresentanti presenti, allo scopo di avere una chiara e attuale visione d’insieme della situazione creatasi. Al momento non sono state intraprese delle disposizioni particolari, in quanto quelle già messe in atto dai differenti enti negli ultimi giorni, risultano essere appropriate e opportune.

In base all’evoluzione della situazione seguiranno ulteriori incontri di coordinamento, da cui potranno scaturire ulteriori direttive che andranno ad aggiungersi a quelle attualmente in atto. Un importante aspetto discusso durante l’incontro è stato quello della situazione sanitaria. Il medico cantonale ha ribadito quanto già comunicato, nel corso del pomeriggio, da parte del Consiglio di Stato e della Città di Chiasso.

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Le immagini dalla stazione centrale di Milano sono lo specchio del fallimento europeo in materia di controllo dell’immigrazione. La stessa UE critica però la Svizzera, e l’Italia critica il Ticino per voler evitare di cadere nel baratro verso cui il Continente si è avviato velocemente e ciecamente!
Centinaia di immigrati clandestini, profughi e non, si ammassano nottetempo per dormire nella stazione di Milano Centrale (vedi foto). Questa triste immagine è la tragica conferma del fallito tentativo europeo di controllare l’immigrazione, e quindi degli accordi di Dublino in materia di asilo. Parallelamente la Francia ha posto controlli più stretti alla frontiera italo-francese, cosa già fatta dagli austriaci. Tutto ciò palesa come gli Stati europei, e non l’UE, facciano i propri interessi in barba alla solidarietà e alla libera circolazione; e allora perché la Svizzera viene criticata quando il suo Popolo decide di fare altrettanto? Evidentemente scopo dell’UE è indebolire la Svizzera, che patisce già un Governo federale accecato dal baillame globalista e europeista, e non sa riconoscere la tragicità e la serietà della situazione in cui ci troviamo, Ticino in maniera particolare.

L’Italia, come solito, vive sopra le righe e lo fa con disarmante sconsideratezza in questo momento di grave crisi migratoria. Il suo Ministro dell’Interno Angelino Alfano è ormai travolto dallo scandalo di “Mafia capitale” legata ad appalti e lucro mafioso sui flussi migratori e i richiedenti l’asilo. Come si può pretendere che il Ministero preposto alla sicurezza e al controllo dell’immigrazione sia concentrato sulla sua missione, quando il ministro stesso è attorniato da inquisiti e collusi? Evidentemente, tutto questo sfugge a Berna che continua a considerare l’Italia un paese normale.

Diana! Il Ticino sta facendo un lavoro immane nel tenere sicura la porta sud della Confederazione, a fronte di flussi migratori in esplosione e una criminalità dilagante in Lombardia. Veniamo criticati perché chiediamo i pendenti e i precedenti penali, perché stringiamo sull’afflusso di persone straniere; ci si dimentica però che l’Italia è ormai allo sbando, con popolazione in subbuglio (anche nei Comuni di sinistra) per l’arrivo sconsiderato di profughi, oppure che oggi il Ticino e la Svizzera fanno il lavoro che si sarebbe dovuto fare in Sud Italia, ossia registrare tutti i clandestini che chiedono asilo; già, ma nei CARA italiani (centri di accoglienza per richiedenti l’asilo) gestiti dalle cooperative interessa incassare le indennità, non fare il lavoro!

Il muro ipotizzato dal Nano deve diventare sempre più una realtà, non tanto fisica quanto operativa nei controlli stretti al confine, nei respingimenti dei clandestini e nella collaborazione interforze. Dobbiamo evitare che la stazione di Chiasso diventi Milano Centrale, che il Ticino diventi un territorio insicuro e che la Svizzera resti l’unica porta aperta attorno all’Italia. Dobbiamo reagire con forza e fermezza, prima che sia troppo tardi.

Norman Gobbi

Gobbi risponde a Maroni

Gobbi risponde a Maroni

Da RSI.CH l Il direttore del Dipartimento istituzioni reagisce alle esternazioni del presidente della Regione Lombardia sull’estratto del casellario giudiziario.

All’indomani delle preoccupazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia circa l’introduzione, da parte ticinese, dell’obbligo per frontalieri e dimoranti di produrre estratto del casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, al microfono di Daniela Giannini, illustra la posizione ticinese.

Il problema esiste da ambo le parti del confine. Da parte nostra, precisa Gobbi, si tratta di gestire un fenomeno che ha messo sotto pressione la mano d’opera indigena. Dall’altra parte del confine il fenomeno è nato dalla debolezza dell’economia lombarda in questi ultimi anni.

Come aveva anticipato negli scorsi giorni Norman Gobbi era intenzionato a incontrare Roberto Maroni. L’auspicio del direttore delle Istituzioni è quello di far capire alla Regione Lombardia che la misura ticinese è stata introdotta per ovviare al numero crescente di persone che chiedono un permesso B o di frontaliere pur avendo a carico precedenti penali talvolta anche molto gravi. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziario, per Gobbi, è quindi una possibile soluzione per ovviare ai problemi di sicurezza del cantone.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-risponde-a-Maroni-4941256.html

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Il Ticino c’è! Durante la consultazione concernente il progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014, il Consiglio di Stato non solo ha fornito a Berna le proprie considerazioni in merito all’attuazione del nuovo articolo costituzionale 121a, ma anche affidato a uno specialista il compito di elaborare una clausola di salvaguardia specifica per mercato del lavoro del nostro Cantone. Un Ticino che quindi non resta con le mani in mano, ma che cerca, in maniera propo­sitiva, di presentare anche alcune solu­zioni, rendendo attente ancora una volta le Autorità federale sulla partico­larità della situazione ticinese.

Dar seguito alla volontà dei Ticinesi
68% è una percentuale di cui abbiamo sentito molto parlare nell’ambito del 9 febbraio. Si tratta della parte di Ticinesi che si è espressa a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, da sempre sostenuta dalla Lega. Dietro a questa percentuale ci sono tante per­sone, giovani e meno giovani, preoc­cupate per il nostro Cantone, preoc­cupate perché oggi trovare un’occupa­zione in Ticino è sempre più difficile, data la forte e impari concorrenza tran­sfrontaliera. Una concorrenza che si basa sulle differenze tra il nostro Can­tone e le vicine regioni italiane, accen­tuate dalla decisione della BNS di abbandonare la soglia minima di cam­bio franco/euro. Per questo motivo, il Ticino ha ribadito la necessità cercare tutte le vie possibili per concretizzare pienamente, entro il 2017, il nuovo ar­ticolo costituzionale. Un atto dovuto nei confronti del Popolo svizzero e ti­cinese!

Un progetto inefficace
Il progetto del Consiglio federale è inefficace, visto che le misure propo­ste, di fatto, si applicherebbero solo ai cittadini extra UE. Dato che i problemi del nostro mercato del lavoro si riferi­scono ai cittadini degli Stati UE, il Ti­cino ritiene quindi necessario proce­dere a una revisione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso possano essere pre­viste le restrizioni votate dal Popolo svizzero. Se non si dovesse giungere ad un accordo di questo tipo, la Sviz­zera dovrebbe passare a una gestione diretta e autonoma dell’immigrazione sul proprio territorio. Un intervento fermo e deciso, che potrebbe anche far cadere gli Accordi bilaterali tra Sviz­zera e UE. Un rischio che, però, arri­vati a quel punto, dovremo essere capaci a correre.

Misure di protezione per il Ticino
Il Ticino non si è limitato a far sentire la propria voce, ma ha anche affidato a un esperto il compito di elaborare una clausola di salvaguardia per il mercato del lavoro ticinese. Si tratta di svilup­pare delle misure di protezione per la manodopera indigena, oggi messa a dura prova dalla libera circolazione. Sappiamo tutti quanta differenza vi sia a livello di salari, costo della vita e di­soccupazione tra la Svizzera e l’Italia. Ed è proprio per questo che il Ticino ha voluto ancora una volta sottolineare a Berna la necessità di tenere conto delle esigenze regionali nei negoziati con l’UE. Un’iniziativa positiva, che dimostra quanto sia fondamentale agire in maniera compatta nei confronti di Berna e dell’UE. Solamente in que­sto modo potremo infatti raggiungere l’obiettivo prefissato, che ha sempre contraddistinto il nostro Movimento: dar seguito alla volontà del 68% dei Ti­cinesi!

Norman Gobbi, dal Mattino della domenica, 24.05.2015

Le gouvernement tessinois évoque une piste sur l’immigration

Da LEMATIN.CH l Le Tessin demande une clause de sauvegarde spécifique au canton dans le cadre de l’application de l’initiative sur l’immigration. Il propose de tenir compte des différences de salaires, du coût de la vie et du taux de chômage de part et d’autre de la frontière.

Dans des situations d’exception, qui répondraient à des critères rigoureusement objectifs, cette clause limitant la libre circulation serait activée. Des mesures dans des secteurs particuliers de l’économie comme la préférence locale ou des contingents seraient alors appliquées, selon le Conseil d’Etat tessinois.

Dans un communiqué diffusé mercredi, le gouvernement cantonal indique qu’il a mandaté l’ancien secrétaire d’Etat Michael Ambühl pour élaborer une proposition dans ce sens. Professeur à l’EPFZ, ce dernier a formulé l’an dernier déjà l’idée d’une clause de protection pour sortir la Suisse de l’impasse avec l’Union européenne, qui refuse toute restriction de la libre circulation.

La clause de protection agirait de manière temporaire et serait utilisée dans certaines situations uniquement. La Suisse pourrait faire appel à un tel remède en cas d’une immigration nette excessivement forte. En dessous de la limite fixée, la libre circulation resterait valable.

Interrogé à l’émission “Forum” de la RTS, le président du gouvernement tessinois Norman Gobbi a rappelé que l’Espagne avait formulé une demande similaire en 2011 face à l’immigration venue de l’Europe de l’Est.

“Munich à côté d’Athènes”
Il a illustré le cas très particulier, selon lui, du Tessin, où la population avait accepté à 68,2% – taux le plus élevé de tous les cantons – le 9 février 2014 l’initiative sur l’immigration de masse: “C’est comme si Munich avait comme voisin Athènes”. Cet exemple extrême, avoue-t-il, montre à quel point le coût de la vie est très différent entre le Tessin et les régions italiennes limitrophes.

La proposition du Conseil d’Etat tessinois s’inscrit dans la consultation lancée par le Conseil fédéral sur la mise en oeuvre de l’initiative sur l’immigration. Celle-ci court jusqu’au 28 mai.

http://www.lematin.ch/suisse/frontaliers-tessin-demande-clause-sauvegarde/story/25761275

Immigrazione di massa:il Consiglio di Stato prende posizione sull’avamprogetto di modifica della Legge federale sugli stranieri

Immigrazione di massa:il Consiglio di Stato prende posizione sull’avamprogetto di modifica della Legge federale sugli stranieri

Il Consiglio di Stato ha ribadito oggi che il nuovo articolo costituzionale 121a deve essere pienamente attuato entro il febbraio 2017, e che ogni modifica della legislazione federale in questo ambito dovrà essere accompagnata da un adeguamento dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. Il Governo ha inoltre affidato al prof. Michael Ambühl, del Politecnico federale di Zurigo, il mandato di elaborare la proposta di una clausola di salvaguardia specificamente dedicata al mercato del lavoro ticinese e alla protezione della manodopera indigena.

In risposta alla consultazione indetta dal Consiglio federale sull’avamprogetto di modifica alla Legge federale sugli stranieri, il Consiglio di Stato ha discusso oggi la posizione del Canton Ticino sull’attuazione del nuovo articolo costituzionale 121a, approvato dal popolo e dai Cantoni il 9 febbraio 2014.

Il Consiglio di Stato ritiene sterile la revisione della Legge federale sugli stranieri proposta dal Consiglio federale, qualora essa non possa essere accompagnata da una rinegoziazione con l’Unione europea (UE) dei contenuti dell’accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) compatibile con il nuovo articolo costituzionale. Dato che già nella versione in vigore la Legge federale sugli stranieri è in larga misura formalmente compatibile con tale articolo – ma applicabile di fatto unicamente a stranieri provenienti da Paesi terzi – e dato che per gli stranieri provenienti da Paesi UE/AELS valgono le disposizioni dell’ALC, le modifiche proposte dal Consiglio federale risultano di portata minore.

Il Consiglio di Stato ritiene che il nuovo articolo costituzionale vada attuato pienamente. Se non dovesse essere possibile trovare un’intesa con l’UE nei tre anni concessi dalla Costituzione, e cioè entro il 9 febbraio 2017, la Svizzera dovrà passare a una gestione autonoma dell’ammissione di stranieri tramite tetti massimi e contingenti, indipendentemente dalla loro provenienza, e introdurre il principio della preferenza indigena, una decisione che con larga verosimiglianza potrebbe far cadere gli accordi bilaterali tra Svizzera e UE.

Nella sua presa di posizione il Consiglio di Stato ha inoltre posto l’accento sull’esigenza di tener conto dell’impatto della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro, in relazione alle diversità e alle esigenze regionali, nel quadro del dialogo in corso con l’UE e i suoi Stati membri. A questo proposito il Governo ha affidato al prof. Michael Ambühl, del Politecnico federale di Zurigo, il mandato di elaborare la proposta di una clausola di salvaguardia specificamente dedicata al mercato del lavoro ticinese e alla protezione della manodopera indigena.

L’ipotesi di lavoro che sottende la proposta è che a cavallo della frontiera possano esserci differenze di salario, di livelli di disoccupazione o di costo di vita, nonché notevoli balzi di questi o altri indicatori macroeconomici oggettivamente fuori norma nel confronto europeo, tali da mettere in dubbio il buon funzionamento del mercato del lavoro e della libera circolazione delle persone stessa. In situazioni d’eccezione di questo tipo, rigorosamente modellizzate sulla base di criteri e dati oggettivi, una clausola di salvaguardia permetterebbe di attivare contromisure precise in particolari settori dell’economia, come la preferenza indigena o l’applicazione di contingenti.

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Dal Mattino della domenica l E’ ovvio che dal sacrosanto provvedimento del leghista Gobbi non si retrocede di un millimetro. E, se il governo non eletto della vicina Penisola dovesse fare un cip, blocco immediato dei ristorni!

Ma guarda un po’, un $indakalista italiano UIL ha pensato bene di mettersi a sproloquiare contro la decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti anche ai cittadini UE che chiedono un permesso B o G: niente documenti, niente permessi. Lo sproloquio è poi confluito in un’interrogazione al governo italiano da parte di tre parlamentari, naturalmente di $inistra. Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!, avrebbe detto il Nano.

Manna elvetica

E’ chiaro che ad essere toccati dal provvedimento deciso dal direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni, come detto in più occasioni, sono solo quelli che hanno qualcosa da nascondere. E’ quindi palese che a costoro non si rilascia alcun permesso. Né la richiesta di produrre la documentazione sulla propria situazione penale può essere ritenuta scandalosa: i cittadini svizzeri sono tenuti ad ottemperarla in svariate occasioni. Ma evidentemente oltreconfine qualcuno si è abituato alla manna degli svizzerotti fessi che discriminano i “loro” per avvantaggiare gli stranieri. Ebbene, la ricreazione è finita: a sud di Chiasso faranno bene a prenderne atto.

Idee confuse

A dimostrazione poi che – come spesso accade a $inistra – il blaterante $indakalista UIL ed i suoi parlamentari di servizio in cerca di visibilità hanno “poche idee ma ben confuse”, costoro strillano alla violazione degli Accordi di Schengen. Che con la richiesta di certificati penali c’entrano un tubo. Infatti la questione è semmai regolata dall’articolo 5 dell’allegato I all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone.

Si potrebbe comunque rilevare che “violare” o sospendere gli Accordi di Schengen per la Svizzera non sarebbe certo “uno scandalo”, come farneticano gl’italici kompagni. Sarebbe un dovere morale. Questi fallimentari accordi ci costano 14 volte di più di quanto aveva dichiarato il Consiglio federale nelle sue frottole pre-votazione. Il conto a carico del contribuente ammonta a 100 milioni di Fr all’anno. Pagati per cosa? Per sfasciare la nostra sicurezza.

Difendere i delinquenti?

Gl’italici kompagni dovrebbero altresì rendersi conto – se del caso si può sempre fare un disegnino – che, visto quanto sopra, solo i delinquenti che pensano di entrare allegramente in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone (perché tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente, e se per caso dovessero alzare la cresta basta pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo” che subito rientrano nei ranghi con la coda tra le gambe) avrebbero motivo di preoccuparsi della nuova prassi stabilita da Gobbi. Ergo, il signor $indakalista ed i suoi parlamentari di servizio difendono i delinquenti. Ne sono consapevoli o non ci arrivano?

Accordi di Dublino

Visto poi che vengono tirati in ballo a sproposito gli Accordi di Schengen, ricordiamo agli amici a sud in cerca di visibilità che l’Italia viola alla grande i paralleli Accordi di Dublino. Infatti indirizza verso Nord i clandestini senza registrarli, per non doverseli poi riprendere. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale non riguarda però Schengen, bensì la libera circolazione delle persone. E l’Italia – ma tu guarda i casi della vita – è proprio la prima ad applicare (o a non applicare) questo accordo in modo unilaterale a proprio vantaggio. Non solo: l’Italia inserisce la Svizzera su black list illegali; pretende di inserire clausole contro il voto popolare del 9 febbraio nella trattativa sui ristorni dei frontalieri (che andrebbero azzerati); si guarda bene dall’aprire il suo mercato alle ditte svizzere; è del tutto inadempiente sulla Stabio-Arcisate per la quale il contribuente elvetico ha stanziato 200 milioni (100 dei quali ticinesi); eccetera. Vogliamo proprio vedere con che “lamiera” il governo non eletto di Roma oserebbe aprire il becco contro la decisione ticinese sull’estratto del casellario.

E se da Berna…

Nel caso in cui ad avere qualcosa da dire fosse invece Berna, e in particolare la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, si risponderà semplicemente che, poiché la Confederazione non mantiene le promesse di aiutare il Ticino, ma anzi alla prova dei fatti fa proprio il contrario, il Ticino si aiuta da solo. Chi fa da sé… Nel caso in cui da oltreconfine dovesse arrivare anche un solo “cip” sulla questione della richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale, è comunque ovvio che la prima conseguenza dev’essere il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Giugno è vicino. Ed è evidente che dal sacrosanto provvedimento introdotto da Gobbi – che, assieme a Zali, sta finalmente infrangendo la vergognosa logica del “sa pò fa nagott” – non si retrocede. Ma nemmeno di un millimetro!

LORENZO QUADRI

Permessi: il Ticino tiene duro e non si ferma!

Non sarà di certo l’interrogazione sottoscritta da alcuni parlamentari italiani del Partito democratico a fermare l’importante misura adottata dal mio Dipartimento a inizio aprile, relativa al rilascio e al rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri). Una misura che si giustifica, visti i casi emersi negli ultimi mesi e sfociati nella rapina di Novazzano di fine marzo, dove, tra i presunti autori, vi erano anche alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una decisione più che necessaria per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone.

La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti non viola l’Accordo di Schengen, cosa che viene invece messa in dubbio dall’interrogazione dei parlamentari italiani. Questo Accordo si riferisce infatti al passaggio fisico delle persone alle frontiere; un aspetto che non viene assolutamente toccato dal provvedimento varato dal Canton Ticino, come ha giustamente rimarcato Michele Rossi, delegato delle associazioni economiche ticinesi a Berna e a Milano e già negoziatore degli Accordi bilaterali. La misura introdotta dal mio Dipartimento rappresenta invero un provvedimento straordinario per salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone e si giustifica dai fatti concreti degli ultimi mesi. La minaccia che costituiscono personaggi come quelli della rapina di Novazzano per la nostra sicurezza è difatti reale, come constatato anche da altri partiti politici.

Questa mia decisione coraggiosa va oltre i limiti restrittivi della libera circolazione delle persone, oltre i molti “no, non si può fare”; una decisione in linea con il voto del 9 febbraio 2014. Ho sempre messo al centro del mio operato la sicurezza del Canton Ticino e di ogni singolo cittadino; ed proprio per questo che non posso permettere che alcune persone con precedenti penali significativi anche in corso, sfruttino l’ampia libertà concessa loro dagli accordi internazionali per venire nel nostro Paese a commettere dei reati, come pure ad abusare della nostra ospitalità. Il provvedimento straordinario da me voluto, è un atto di rispetto non solo nei confronti dei Ticinesi ma anche di tutti i cittadini onesti di altri Paesi che intendono dimorare o lavorare in Svizzera. Per questi motivi, continuerò a difendere la necessità della misura introdotta dal mio Dipartimento, che, unitamente a tutte quelle altre già implementate presso la Sezione della popolazione, permetterà di rafforzare la sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi