Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Da TIO.CH l Nonostante il “no” alla mozione di Quadri, resterà l’obbligo per i cittadini italiani di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso B o G in Ticino.

Lorenzo Quadri, nella sua mozione parlamentare in cui chiedeva la richiesta sistematica di un estratto del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione europa, che intendono risiedere o lavorare in Svizzera, aveva ricordato il caso di Raffaele Sollecito. Il giovane pugliese aveva ottenuto un permesso di dimora “B” in Ticino, nonostante l’accusa di omicidio di una studentessa inglese, Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1° novembre del 2007. Nel frattempo Sollecito è stato prosciolto da ogni accusa, mentre nel nostro cantone, recentemente, è entrato in vigore l’obbligo di presentare un estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che intendono richiedere il rilascio di un permesso di tipo “B” o “G”.

In Ticino il tema riguardante il rilascio di permessi di soggiorno a persone con precedenti penali o sotto inchiesta giudiziaria è molto sentito. Prova ne sono le numerosi interrogazioni parlamentari susseguitesi nel corso di questi ultimi anni. Atti pubblici che non si limitano al caso Sollecito (si ricorda l’interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio). Anche quello di Michele Antonio Varano, ricercato in Italia per contrabbando internazionale di sigarette, costituitosi lo scorso dicembre a Genova, aveva suscitato dubbi sul fatto che viveva in Ticino con regolare permesso di soggiorno grazie all’aiuto sociale elargito dallo Stato consistente in 90mila franchi di contributi sociali. E che dire del “frontaliere della ‘ndrangheta”, l’ex operaio delle officine FFS di Bellinzona sospettato dalla procura distrettuale antimafia di Milano di essere a capo di una cellula locale dell’associazione criminale calabrese?

Il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, come detto, è molto sentito in Ticino e l’emersione dei casi citati ha sollevato strascichi polemici sfociati in quello che alcuni media ticinesi avevano definito “i permessi facili”. Anche il gruppo parlamentare del PLRT chiedeva ad inizio 2015, di migliorare, rendendola più severa, la procedura di rilascio dei permessi di dimora, in particolare quelli “B” e quelli per i frontalieri “G”.

A dire la verità la richiesta risale già al settembre del 2013 e nel dicembre del 2014 il Governo cantonale rispondeva, sostanzialmente, che l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per gli stranieri che chiedono permessi dimora (B) o di lavoro (G) non era possibile. Tuttavia, su decisione del direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di dimora o di lavoro per frontalieri, da inizio aprile 2015 è d’obbligo il casellario giudiziale.

Un obbligo che vige unicamente per i cittadini italiani. La bocciatura del Nazionale alla mozione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, quindi non riguarderà il canton Ticino.

Norman Gobbi: “Abbiamo preso questa decisione perché, nonostante i proclami fatti a Berna, i problemi del Ticino non vengono presi in considerazione. E quindi non ci resta altro che risolverli da soli, a livello cantonale”.

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1030003/Gobbi-Berna-non-ci-ascolta-E-allora-i-problemi-ce-li-risolviamo-da-soli/

Permessi: “Dopo il no di Berna, per il Ticino non cambia nulla”

Da TICINONEWS.CH l Dopo il no di Berna alla mozione leghista, Gobbi prende posizione, e si toglie pure qualche sassolino dalla scarpa.

Il Consiglio Nazionale oggi ha respinto la mozione di Lorenzo Quadri che chiedeva le verifiche dei precedenti penali e il controllo del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione Europea che richiedono un permesso B o G.

Un provvedimento simile invece è stato già applicato nelle scorse settimane in Ticino dal Dipartimento delle Istituzioni. Il direttore Norman Gobbi da noi contattato ci dice che “la decisione di Berna non cambia nulla a livello ticinese. La misura dell’introduzione del controllo del casellario giudiziale resta” e aggiunge “il voto del Nazionale dimostra che i problemi del Canton Ticino siano, nonostante tutti i proclami dei partiti nazionali, ancora incompresi”.

“Infatti” aggiunge il Consigliere di Stato “non tutti i consiglieri nazionali ticinesi l’hanno votata, e alcuni si sono furbescamente astenuti. Fintanto che non si farà fronte unito, si uscirà perdenti”.

Tutti i dettagli nel servizio TG di TeleTicino del 05.05.2015

“Abbiamo chiesto l’espulsione”

“Abbiamo chiesto l’espulsione”

Da RSI.CH l Norman Gobbi conferma la richiesta fatta a Berna per allontanare dalla Svizzera il giovane vicino a posizioni dell’IS.
“Il Dipartimento delle Istituzioni ha inviato una richiesta di espulsione in data 10 marzo, dopo aver ricevuto informazioni di polizia”.  Sono parole del direttore Norman Gobbi, che conferma quanto anticipato da Liberatv, e sono riferite al cittadino di nazionalità marocchina vicino a posizioni dell’IS intervistato giovedì da Falò.

Quanto alle effettive possibilità, che questa richiesta venga accolta il responsabile delle Istitizioni è cauto: “L’auspicio è quello. Ciò detto la nostra legge federale è buonista e tutelante nei confronti di questa tipologia di persone”.
Gobbi precisa infine che “da parte nostra siamo contrari alla presenza sul territorio di persone il cui obbiettivo è di radicalizzare i mussulmani”.

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Dal Mattino della domenica, 12.04.2015
Vuoi il permesso B o G? Prima mostra l’estratto del casellario giudiziale

Il consigliere nazionale leghista, autore già nel 2013 di una mozione al Consiglio federale per il ritorno ai controlli sistematici dei prece­denti penali dei cittadini UE che vogliono dimorare in Svizzera: “Finalmente si ha il coraggio di dare la priorità agli interessi dei ticinesi e non all’applicazione pedissequa di clausole balorde che siamo i soli a rispettare”

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha preso una decisione impor­tante. Da inizio aprile, per ottenere un permesso B (dimora) o G (frontaliere) il richiedente deve allegare un estratto del casellario giudiziale, datato di al massimo tre mesi. Niente estratto? Niente permesso.

Il tema non è nuovo in casa Lega. Nell’aprile 2013 il Consigliere nazio­nale leghista Lorenzo Quadri depo­sitò una mozione al Consiglio federale chiedendo per l’appunto il ritorno alla richiesta sistematica del casellario giu­diziale, decaduta a seguito della deva­stante libera circolazione delle persone.

Come valuta Quadri la decisione del Direttore del dipartimento delle Isti­tuzioni?

In modo molto positivo, ovviamente. E’ una decisione benvenuta e necessaria. Gobbi ha avuto il coraggio di infran­gere il muro del “sa po’mia”. Forse la novità introdotta non sarà del tutto in linea con i disposti della devastante li­bera circolazione delle persone. L’ap­posita direttiva UE prevede infatti che la richiesta di informazioni sui prece­denti penali dello straniero che chiede di dimorare in Svizzera non può essere sistematica. Ma poco importa. La si­curezza del Ticino è evidentemente prioritaria rispetto all’applicazione pedissequa di accordi che il popolo ti­cinese non ha mai approvato. Quindi, si cominci a richiedere sempre l’estratto del casellario giudiziale. Che non sarà una garanzia assoluta, visto che le modalità d’iscrizione ed i tempi di cancellazione variano da paese a paese; ma è comunque un bell’aiuto in più. Del resto, qualsiasi paese UE nella nostra posizione avrebbe fatto ciò che ha fatto Gobbi. Spero che, in generale, questo sia solo un primo passo. Basta con il garan­tismo autolesionista. Si abbia il coraggio di pren­dere delle decisioni nel­l’interesse del paese. Anche a costo di perdere qualche ricorso.

Appunto: i ricorsi. E se ce ne fossero?

Si vedrà se ce ne saranno. Del resto, voglio proprio vedere chi adirà le vie le­gali per non presentare l’estratto richiesto. Solo chi ha qualcosa da na­scondere. Quindi, giusto che gli venga negato il permesso. Del resto sap­piamo bene che una volta concesso, il permesso B o G è assai difficile da riti­rare. Anche quando si scopre che i titolari hanno commesso gravi reati in patria. Si impone dunque estrema prudenza al mo­mento del rilascio.

Lei ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo il ri­torno alla richiesta sistematica del­l’estratto del casellario giudiziale prima del rilascio del permesso. A che punto è l’esame?

La mozione è del 17 aprile 2013. Il go­verno, “naturalmente”, ha espresso parere contrario. Il Consiglio nazio­nale non l’ha ancora esaminata. E non è detto che esprima una posizione di­versa rispetto a quella dell’esecutivo.

Il PLR accusa Gobbi di aver “copiato” una sua mozione…

Il PLR, abituato a fare po­litica con la Xerox (prima denigra le proposte “po­puliste e xenofobe” della Lega, poi le fotocopia) ha perso un’occasione per tacere. Allora io dico che il PLR ha copiato la mia mozione a Berna, visto che quella inoltrata dal­l’ex partitone in Gran Consiglio è del settembre 2013, mentre la mia è di 5 mesi prima.

Questo tanto per mettere i puntini sulle “i”. Comun­que, al di là dei diritti di primogenitura, l’impor­tante è che i controlli si facciano. Perché, ormai è ampiamente dimostrato, la libera circolazione delle persone ha mandato a ra­mengo non solo il nostro mercato del lavoro, ma anche la nostra sicurezza. Pretendere di far fede ad autocertificazioni in mate­ria di precedenti penali è una barzelletta. Ogni delinquente stra­niero che, grazie alla nuova prassi in­trodotta da Norman Gobbi, non otterrà di trasferirsi in Svizzera, sarà un suc­cesso.

‘B’ o ‘G’, ora l’estratto del casellario

‘B’ o ‘G’, ora l’estratto del casellario

LaRegione Ticino, 04.04.2015 (SLI/A.MA.)
Dall’altro ieri i cittadini stranieri che chiedono il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di un permesso per frontalieri (G) devono allegare alla domanda “il certificato penale generale del casellario giudiziale” del Paese d’origine. Certificato rilasciato “da non più di tre mesi”. È quanto la direzione del Dipartimento istituzioni ha stabilito e comunicato all’Ufficio della migrazione e tramite questo ai Servizi regionali degli stranieri.

Da giovedì 2 aprile l’autocertificazione, con cui in pratica il richiedente affermava di non avere pendenze giudiziarie, non basta più. Ora è tenuto a produrre l’estratto del casellario, rilasciato dal proprio Paese d’origine. «Anche i recenti fatti di cronaca giudiziaria, alludo all’arresto dei presunti autori della rapina di Novazzano, alcuni dei quali titolari di un permesso B, dimostrano – sostiene il capo del Dipartimento Norman Gobbi – che l’autocertificazione, prevista peraltro solo in altri tredici cantoni, non è più sufficiente». Le istanze sprovviste del certificato penale del casellario giudiziale vengono comunque registrate e inserite nella banca dati cantonale: la decisione di rilascio o rinnovo è sospesa in attesa del documento. Il provvedimento non viola l’Accordo sulla libera circolazione? «È una questione aperta: vedremo l’esito di eventuali ricorsi – dice Gobbi –. Io ho comunque la responsabilità politica della sicurezza e dell’ordine pubblico di questo cantone. La misura è a tutela del nostro territorio. E del richiedente onesto, che non ha nulla da nascondere».

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

Norman Gobbi risoluto sull’attuazione dell’iniziativa votata dal popolo svizzero sull’immigrazione di massa: “Anche se costasse qualche punto di PIL”

Norman Gobbi è determinato. L’iniziativa votata dal Popolo svizzero il 9 febbraio del 2014 deve essere messo in pratica alla lettera, “anche qualora costasse qualche punto di PIL”. Lui assicura che i rappresentanti in Governo leghisti sono gli unici disposti ad un’applicazione senza “se e senza ma”. Dopo Claudio Zali, questa sera è la volta di un altro Consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi

Consigliere, esattamente quattro anni fa il Governo annunciava dati incoraggianti per le casse cantonali e lei aveva ripreso le parole di Attilio Bignasca: “abbiamo un Cantone più ricco e dei cittadini più poveri”. Come stanno i ticinesi oggi?
“Il momento è difficile. La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha avuto degli effetti negativi anche nel nostro Cantone: ridimensionamento della piazza finanziaria, franco forte e mercato del lavoro messo sotto pressione dalla concorrenza transfrontaliera, tutti fattori che contribuiscono a rendere più difficile la vita dei cittadini Ticinesi. Bisogna combattere i preoccupanti fenomeni che gravano sul mercato del lavoro, come il dumping salariale e l’effetto di sostituzione della manodopera, con l’applicazione dei contingenti votati il 9 febbraio 2014, che non equivalgono a una chiusura totale ma che vogliono tornare a dare priorità al personale indigeno”.

Per quanto riguarda la politica delle aggregazioni si ritiene soddisfatto? Rientra nelle priorità del Consiglio di Stato?
“Il Piano cantonale delle aggregazioni da me promosso, benché molto discusso, permette di dare al futuro dei nostri Comuni una visione moderna e lungimirante.
Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni crediamo che il Piano delle aggregazioni sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone, in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio. L’obiettivo è che ogni regione sia in condizione di valorizzare appieno il proprio potenziale, profilandosi quale motore dello sviluppo economico e sociale locale. Un’aggregazione come quella del Bellinzonese, ad esempio, è il passo giusto per ridare al nostro Cantone un nuovo assetto che ne favorisca la crescita. Negli anni il divario tra Sopra e Sottoceneri è aumentato favorendo una concentrazione di attività economiche e di popolazione verso il Luganese. Questa evoluzione provoca un disequilibrio, al quale stiamo cercando di rimediare, attraverso il rafforzamento dei Comuni”.

Passiamo ora al capitolo polizia. Anche in Ticino avremo un giorno una polizia unica come a Lucerna o a Zugo oppure saremo come Zurigo, dove esiste una polizia della città riconosciuta?
“La polizia unica è l’assetto futuro che potrà garantire un ancor più alto livello di sicurezza nel nostro Cantone. La sua adozione non è per domani, ma richiede un esame approfondito per definire quale modello sia il più adatto alla nostra realtà. L’organizzazione di polizia unica adottata da Zugo o Zurigo non è difatti necessariamente quella migliore per il Ticino. In attesa che il Parlamento si determini sul principio della polizia unica, occorre oggi tuttavia continuare il processo di regionalizzazione delle polizie voluto dalla Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali. Questa legge entrata in vigore nel 2012 definisce un nuovo approccio nelle relazioni fra i corpi di polizia del Cantone ha quale obiettivo quello di rafforzare la collaborazione tra polizie, consolidando il coordinamento degli interventi in materia di sicurezza sul piano cantonale. Il processo di regionalizzazione delle Comunali, come pure quello della Cantonale che, dal 1. luglio prossimo disporrà di una Gendarmeria su base regionale con cinque nuovi reparti (Mendrisiotto, Luganese, Bellinzonese, Locarnese e Stradale) continua dunque il suo corso, in parallelo alle riflessioni sulla polizia unica”.

In questi anni si è parlato molto di frontiere da difendere e di lotta ai taccheggiatori e ai ladri di appartamento. Il ministero pubblico ticinese ha gli strumenti a disposizione per lottare contro un’altra forma di criminalità, ossia quella organizzata? Nella sua azione di governo sarà prioritaria la lotta a questa forme di infiltrazioni malavitose?
“I furti, gli scippi, le rapine sono dei reati che toccano molto da vicino i cittadini. La violazione della loro sfera privata ha un influsso importante sulla percezione della sicurezza. Ecco perché le strategie per prevenire e contrastare questo genere di atti, come la chiusura notturna dei valichi secondari, son dei temi che ad alto impatto mediatico. Il fatto che si parli meno di lotta alla criminalità organizzata, non significa tuttavia che il tema venga sottovalutato. Anzi. Proprio da inizio anno, abbiamo potenziato con tre nuovi ispettori specialistici la squadra di polizia che supporta il Ministero pubblico nella lotta ai reati economico-finanziari. Inoltre, con il mio Dipartimento abbiamo elaborato un progetto di regolamentazione dell’attività di locazione di cassette di sicurezza da parte di società private che metteremo presto in consultazione, andando così a combattere il fenomeno del riciclaggio laddove il diritto federale non prevede ad oggi dei controlli”.

C’è chi la rimprovera dicendo di essere troppo presente a livello mediatico. Lei come risponde a questa critica?
“Semplicemente spiegando che – oltre ad essere il più grande per numero di collaboratori – il Dipartimento delle istituzioni che dirigo si occupa di temi molto vicini alla quotidianità di ogni cittadino: giustizia, polizia, circolazione, enti locali, migrazione e stato civile, militare e protezione popolazione. È nostro obbligo comunicare ai ticinesi i progetti che sono stati intrapresi per migliorare i servizi all’utenza, che sia dall’apertura continuata sul mezzogiorno degli sportelli per l’ottenimento dei documenti d’identità, all’aggregazione dei 17 Comuni del Bellinzonese oppure ancora alla riorganizzazione della giustizia ticinese”.

La Lega dice che se si vuole applicare veramente il 9 febbraio bisogna votare, appunto, il Suo movimento. Lei e il suo collega Zali che strumenti avete a disposizione per mantenere questa promessa?
“L’iniziativa è stata votata dal Popolo svizzero ed è dovere del Governo federale metterla in pratica alla lettera. Come Consiglieri di Stato leghisti siamo gli unici disposti ad una sua applicazione senza se e senza ma, anche qualora costasse qualche punto di PIL. Infatti, se da un lato c’è chi paventa una catastrofe con la messa in causa della libera circolazione, dall’altra queste storie le sentimmo già dopo il 1992 quando – grazie alla Lega – la Svizzera non aderì allo Spazio economico europeo, e quindi all’Europa. Il compito poi di un Consigliere di Stato – che ha a cuore la volontà del Popolo – è quello di portare a Berna le proposte e le rivendicazioni dei Ticinesi, cosa che in questi quattro anni ho fatto costantemente e con risultati proficui se penso al mantenimento degli stazionamenti militari in Ticino e dei relativi 750 posti di lavoro”.

Per finire il lavoro. Il governo ha trovato la via giusta per dare una svolta al modello di sviluppo economico ticinese?
“Il Governo deve garantire condizioni quadro favorevoli per lo sviluppo economico, intervenendo solo laddove l’economia non è in grado di risolvere i problemi autonomamente. In questo contesto rientra la squadra di Polizia da me proposta per combattere ogni forma di abuso nel mondo del lavoro (lavoro nero, frodi assicurative, ecc.). Il tema del lavoro deve continuare ad essere una priorità assoluta; in questo senso, è importante contrastare le conseguenze dell’abbandono del cambio minimo con l’Euro e combattere con più forza la sostituzione dei lavoratori ticinesi con i frontalieri, come pure la pressione al ribasso sui salari dei residenti, oppure gli abusi in varie legislazioni fatte da imprenditori d’importazione spregiudicati. Nel contempo, l’economia privata deve puntare sulla qualità e sulla manodopera indigena altamente qualificata. Parallelamente, occorre valorizzare una formazione di alto livello ed il suo legame con l’economia reale”.

http://www.tio.ch/News/Speciali/Cantonali-2015/1025541/Far-rispettare-il-9-febbraio-senza-se-e-senza-ma

Il futuro si decide adesso

Il futuro si decide adesso

Ad un anno dal 9 febbraio. Sul tema immigrazione, la Lega è spesso attaccata. In sostanza, c’è chi le rinfaccia di non aver mantenuto le promesse, lasciando che l’aumento di lavoratori stranieri potesse continuare. Rispondere a tale accusa è molto semplice: non si è potuto bloccare la crescita dei frontalieri perché gli accordi con l’Unione europea, con il sostegno incondizionato di PLR, PS, Verdi e PPD, hanno bloccato ogni tentativo di porre rimedio al fenomeno (che poi parte di questi abbia cambiato idea e si sia allineata al pensiero della Lega poco importa, visto che ormai era già troppo tardi).

Ora il quadro è però radicalmente cambiato. Un anno fa, il Popolo svizzero, ha votato a favore del contingentamento degli stranieri. In particolare grazie al voto determinante dei Ticinesi, si è così realizzato un grande obiettivo: reintrodurre il principio di priorità a favore dei lavoratori svizzeri.

Settimana scorsa, scrivendo su questo tema, ho voluto mettere in guardia il Popolo sui mille stratagemmi che chi ha perso la votazione sta cercando di mettere in pratica per far prevalere la propria volontà.

Il Consigliere federale PLR Burkhalter, ha ad esempio ventilato l’ipotesi di applicare i contingenti, omettendo di dire a chi. In sostanza Burkhalter propone di mettere in pratica l’iniziativa… lasciando le cose come stanno, poiché a Berna si ipotizza di applicare i contingenti unicamente agli stranieri extra-UE come finora! Per il Ticino e il Popolo sarebbe una beffa…

Già in passato le necessità del Ticino sono state sacrificate sull’altare degli interessi economici del resto della Confederazione. Fu il caso nel 1974, quando la Svizzera comprò all’Italia la possibilità di mantenere il segreto bancario concedendo in cambio dei ristorni elevatissimi; ed è stato il caso, nel decennio scorso, quando si negoziarono gli accordi sulla libera circolazione, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ora la storia si ripete: gli interessi economici di certi cantoni, decisamente meno toccati dal fenomeno frontalieri, divergono dai nostri e c’è chi cerca in tutti i modi di ribaltare un verdetto popolare scomodo. In questo modo, per l’ennesima volta fineremmo noi Ticinesi a dover pagare per il benessere degli altri.

È la Confederazione a dover ora dare precise garanzie sulla ferma applicazione della volontà del Popolo, poiché i segnali di fumo e i baci viscidi di Juncker a Sommaruga non fanno presagire nulla di buono. Stando ad un scellerato sondaggio, molti svizzeri sarebbero pronti a rinunciare ad applicare nel suo insieme l’iniziativa pur di mantenere la via bilaterale con l’Unione europea. Dopo la sua pubblicazione il Consigliere di Stato PS Emanuele Bertoli e la Consigliera federale PBD Eveline Widmer-Schlumpf hanno espresso questo stesso parere. Un parere – sottolineo – contrario alla volontà del Popolo.

Non lasciamoci ingannare, il nostro futuro si deciderà a breve. Prima dell’Accordo sulla libera circolazione c’erano solo 30’000 frontalieri e la nostra economia non era in nessun modo minacciata. Reintrodurre i contingenti significa semplicemente tornare ad applicare lo stesso sistema in vigore prima dell’accordo. Senza dimenticare, oltretutto, che il sistema garantisce una flessibilità sufficiente per ammettere i frontalieri laddove vi sia una reale esigenza dell’economia e quando i lavoratori residenti non risultano danneggiati. Qualcuno osa forse affermare che oggi stiamo meglio di quanto stavamo quando l’accordo non era in vigore? Io rispondo no!

È proprio per questo motivo che sia da Bellinzona, sia quando sono a Berna – dove proprio in veste di Consigliere di Stato mi reco frequentemente per rappresentare gli interessi del Ticino e dei Ticinesi – mi batto e continuerò a battermi strenuamente: il mio obiettivo è che le Autorità federali recepiscano i nostri bisogni e lavorino, finalmente, anche per difendere il Ticino e i Ticinesi e non solo quelli dei cantoni economicamente più forti. Non vogliamo uno statuto speciale, bensí un federalismo dinamico anche in materia di immigrazione, che risponda meglio alle difficoltà di un territorio esposto al fattore Italia come il nostro.

Norman Gobbi

9 febbraio, Berna ubbidisca!

9 febbraio, Berna ubbidisca!

Immigrazione di massa : il tempo del le chiacchiere è finito . È passato un anno e ancora c’è chi mette in dubbio le scelte del Popolo! Nei 4 anni che ho passato in Consiglio di Stato ho imparato a districarmi fra i complessi meccanismi che regolano l’attività politica, ho imparato ad anticipare i sotterfugi e i giochi di potere, così da concretizzare pure proposte osteggiate da forze politiche o da lobby avverse.

Alcuni esempi sono l’aumento degli agenti di Polizia (investimento necessario per aumentare ulteriormente la sicurezza e combattere i furti con ancor più efficacia), la razionalizzazione della giustizia, l’aumento dei posti di lavoro nelle Valli e tanti altri temi che per un motivo o per l’altro erano combattuti da determinati gruppi d’interesse. Per quanto riguarda l’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, per la quale mi sono battuto con tutte le mie forze, sono però preoccupato. In questo caso, non siamo confrontati ai consueti subdoli stratagemmi per salvare “cadreghe”, ma a spudorati tentativi di rovesciare una decisione popolare e di far prevalere la volontà della minoranza rispetto a quella della maggioranza.

Davanti a un simile problema non si tratta più di anticipare il gioco sporco degli avversari, ma di difendere la supremazia assoluta della volontà popolare. È inammissibile che, a distanza di un anno, vi siano ancora politici che chiedono di rivotare, è inammissibile che a distanza di un anno vi siano ancora forze politiche che chiedono al Consiglio federale ad applicare una versione light dell’iniziativa, è inammissibile che la volontà popolare sia messa da parte!

Come Consigliere di Stato combatto costantemente contro quest’aberrazione della democrazia: l’ho fatto in passato, lo faccio ora e continuerò a farlo in futuro. Perché la supremazia popolare rimanga il principio base della nostra democrazia, bisogna però che vi sia una reazione compatta di tutti, anche del Popolo. Questo è un momento cruciale, in quanto il legislatore federale sta ultimando il quadro legislativo che tradurrà in pratica l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. È quindi adesso che il Ticino deve rimanere compatto e determinato, così da sostenere unanimemente e con vigore la volontà popolare e le proprie rivendicazioni.

Questo è importantissimo, perché l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa è indispensabile per tornare a gestire l’immigrazione secondo i nostri effettivi bisogni e per liberarci dai diktat dell’Unione europea, a causa dei quali i Cantoni non dispongono più di alcun margine di manovra. Dunque a chi dice “bisogna rivotare” dobbiamo rispondere tutti un chiaro “NO!” senza se e senza ma, perché ol Popolo ha già deciso!

Norman Gobbi
L’INIZIATIVA APPROVATA DAL POPOLO

Impedire all’Unione europea di gestire l’immigrazione nel nostro paese e reintrodurre il sistema per cui l’entrata di lavoratori stranieri nel nostro territorio sia concessa unica- mente quando è dimostrata un effettivo bisogno. Questo è — in sostanza — il principio votato dal Popolo il 9 febbraio 2014. Appena sarà in vigore si tornerà quindi ad applicare il sistema in vigore prima degli accordi bilaterali, quando i frontalieri erano la metà e quando la disoccupazione era nettamente più bassa.

COSA CAMBIERÀ

• Un lavoratore proveniente dall’estero potrà essere assunto solo se non ci sarà nessuno svizzero disponibile.
• Verranno introdotti dei contingenti, ovvero dei tetti massimi al numero di lavoratori stranieri.
• Il numero di frontalieri si abbasserà.
• La pressione sui salari calerà (meno dumping salariale!).
• Meno disoccupazione e meno traffico.

Permessi facili: la Lega si dà da fare!

Norman Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola: ormai da tempo sono in atto più controlli approfonditi sulle richieste di emissione e rinnovo dei permessi. Tanto che in soli quattro mesi, i controlli sui permessi B hanno consentito di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali in una trentina di casi è stato immediatamente revocato il permesso di soggiorno e in altri 16 casi non si è proceduto al rinnovo o al rilascio. Inoltre, durante il 2014, 450 stranieri hanno ricevuto un ammonimento, primo passo verso la revoca o il mancato rinnovo del permesso.

La nuova strategia voluta dal Ministro Gobbi sta quindi dando ottimi risultati. Basti pensare che in passato la media annuale di permessi B negati era di una ventina di casi.

Controllo più affrondito

La lotta agli abusi del Ministro leghista si basa innanzitutto sul controllo più approfondito di tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà di Norman Gobbi, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica nel dettaglio dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso. Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso, anche grazie allo scambio di informazioni tra i vari uffici del Cantone.

Un ottimo ed efficace esempio di scambio di informazioni che vogliamo qui ricordare, è quello dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento che segnala spontaneamente all’Ufficio della migrazione tutti i casi di stranieri che finiscono in assistenza, segnalazioni che possono portare, dopo gli accertamenti del caso, alla revoca del permesso.

Casi dubbi

Dall’ottobre scorso, l’Ufficio cantonale della migrazione può inoltre contare su un gruppo di funzionari che si occupano esclusivamente della gestione dei casi dubbi, segnalati da tanti cittadini, dalle autorità comunali, così pure da vari uffici cantonali, come l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza o l’Istituto delle assicurazioni sociali o anche gli Uffici di collocamento. Ed è proprio questo servizio, creato grazie a una riorganizzazione interna voluta dal Consigliere di Stato leghista, che ha dato gli ottimi risultati indicati sopra: una cinquantina di abusi solo sui permessi B constatati in soli 4 mesi di attività!

Hotline appena attivata

A differenza di altri uffici del Cantone, ad esempio l’Ufficio del lavoro, l’Ufficio della migrazione non ha ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione dei cittadini, così pure di altre autorità cantonali e comunali.

Anche per agevolare le segnalazioni e permettere ai funzionari di operare maggiori controlli, è attiva da una settimana una hotline che permette di gestire in maniera centralizzata le quasi 900 telefonate giornaliere che giungono all’Ufficio della migrazione. E questo nuovo centralino ha effettivamente confermato la sua efficacia già in una sola settimana, permettendo ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche e di ricevere le segnalazioni di tanti ticinesi.

Nuovo servizio

Proprio poi perché i Comuni hanno un ruolo importantissimo nell’applicazione delle leggi sugli stranieri, Norman Gobbi ha voluto creare una linea telefonica preferenziale ed esclusiva destinata alle Autorità comunali. In questo modo, i Comuni potranno segnalare eventuali abusi come i casi di dimore sospette, domicili fittizi, soggiorni irregolari di stranieri, attività abusive, ecc. Un nuovo servizio che contribuirà a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi che non fanno altro che danneggiare i cittadini ticinesi!

La strategia voluta da SuperNorman contro gli abusi sui permessi sta quindi dando i suoi frutti ed è una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MDD, 25.01.2015

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

Al gioco sporco delle residenze fittizie e dei permessi facili Supernorman ha detto no! E l’ha fatto con misure concrete ed efficaci. E la battaglia continua…

Il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha infatti istituito da tempo più controlli in seno all’Ufficio che emette i permessi per gli stranieri e creando per i Comuni un servizio telefonico preferenziale per segnalare eventuali abusi. Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola. Tanto che questi controlli hanno permesso di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali c’è stata immediatamente la revoca del permesso di dimora.

Ma non solo: fra le misure già attuate dal Dipartimento delle istituzioni nella lotta agli abusi c’è difatti quella di controllare meglio tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà del Consigliere di Stato leghista, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica minuziosa dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso.

Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso. Dall’autunno scorso, grazie ad una riorganizzazione interna, il Dipartimento di Norman Gobbi ha creato un nuovo servizio all’interno dell’Ufficio della migrazione che contribuisce a monitorare ed approfondire casi dubbi. Tra i vari compiti affidati a questi funzionari, vi è anche quello di ricevere le segnalazioni da altre autorità cantonali, ad esempio l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza, dalle autorità comunali o dai cittadini, di eventuali irregolarità o di violazioni alle normative sugli stranieri.

A partire dal 19 gennaio è inoltre attiva sempre presso l’Ufficio della migrazione una hotline che consentirà una gestione più efficace dei contatti e delle relazioni con gli utenti e in particolare delle Autorità comunali. Questo centralino che smisterà le chiamate in entrata, permetterà ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche. I Comuni potranno invece contare su di un partner facilmente raggiungibile grazie ad una linea preferenziale ed esclusiva appositamente creata per le loro segnalazioni e richieste. Un servizio offerto alle Autorità comunali che potrà aiutare a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi. L’Ufficio della migrazione non dispone per legge di ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione da parte dei Comuni medesimi, di altre autorità e anche dei cittadini.

Il ruolo dei Comuni è dunque particolarmente importante visto che sono loro, ad esempio, che devono segnalare i casi di sospette dimore dubbie o fittizie e di soggiorni irregolari sul proprio territorio di stranieri. I cittadini tutti possono poi contribuire a denunciare all’Ufficio della migrazione, ma anche alla Polizia cantonale, casi di attività/soggiorno abusivo, residenza fittizia, ecc. Segnalare è quindi importante. Il Dipartimento di Norman Gobbi ha quindi messo in atto una strategia di controllo, favorendo anche lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali per evitare abusi, in particolare in ambito di assistenza. Quanto fatto è dunque una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MS
http://www.mattinonline.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/