Rancate: chiude il centro migranti

Rancate: chiude il centro migranti

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Dal 2020 la struttura potrebbe sorgere a Stabio o nella cittadina di confine
Tra un anno il centro per i migranti di Rancate molto probabilmente chiuderà. Il Governo cantonale, come confermato alla RSI dal consigliere di Stato Norman Gobbi, è infatti in fase di trattativa con la SEM (la Segreteria di Stato della migrazione) e le parti sono alla ricerca di una soluzione alternativa. Tra le ipotesi – a dipendenza che si tratti di una soluzione provvisoria o più a lungo termine – c’è quella di trasferire il centro a Chiasso o a Stabio.

Entrate in calo
Della chiusura del centro di Rancate (tecnicamente si tratta di un centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata) si era già parlato esattamente un anno fa ed era stato deciso di prolungare l’attività fino all’estate di quest’anno ed eventualmetne estenderla – come appunto è stato ora deciderlo – fino al luglio dell’anno prossimo. I motivi della chiusura sono da ricercare nella drastica diminuzione delle entrate di migranti in Ticino. Aperto nel giugno del 2016, tra l’agosto di quell’anno e il dicembre dell’anno successivo aveva ospitato oltre 10.000 persone.
Sempre stando alla RSI il Governo e la SEM starebbero discutendo due ubicazioni alternative per la nuova sede. Una sarebbe la protezione civile di Stabio. E il ministro Gobbi invece, direttore del Dipartimento delle istituzioni, starebbe anche valutando un ipotesi che prevede la creazione di un centro unico a Chiasso, agli ex magazzini FFS. Un centro che unirebbe le guardie di confine (incaricate dei primi controlli in ambito migratorio), la stessa SEM e il Dipartimento istituzioni competenti in ambito di asilo. Gli ex magazzini sono tra l’altro già allestiti, senza però essere mai stati utilizzati, come dormitorio. Il numero di migranti in entrata in Ticino, come detto, è diminuito in modo sostanzioso. Stando alle informazioni fornite ieri a Rancate avrebbero soggiornato da inizio anno circa tre persone al giorno. Nel 2018 il centro è costato circa 670.000 franchi (le spese sono state coperte da cantone e Confederazione). Un drastico calo che giustifica la chiusura di Rancate ma – a detta di Norman Gobbi – non dovrebbe vanificare la possibilità di pianificare soluzioni più a lungo termine. Non si può infatti assolutamente escludere, nei prossimi anni, un riacutizzarsi dei dei fenomenti migratori e, di conseguenza, dei tentativi di raggiungere il nostro Paese.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de Il Quotidiano
Rancate, Centro verso la chiusura
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11967569

 

Riconsegna della bandiera del battaglione di stato maggiore del comando delle forze speciali

Riconsegna della bandiera del battaglione di stato maggiore del comando delle forze speciali

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parteciperà mercoledì 12 giugno a Bellinzona alla cerimonia di riconsegna della bandiera, al termine del corso di ripetizione del battaglione di stato maggiore del comando delle forze speciali (CFS).

Il battaglione di stato maggiore, che ha svolto il suo corso di ripetizione principalmente in Ticino e parzialmente a Stans, è una delle componenti principali del comando delle forze speciali. Tale comando, nato con la riforma denominata Esercito XXI, comprende le formazioni e il personale di condotta delle ex formazioni di esplorazione di granatieri, nonché il distaccamento speciale della polizia militare, il gruppo d’impegno tattico sanitario della polizia militare e parti dello stato maggiore dei Servizi speciali della Sicurezza militare. Il battaglione di stato maggiore è composto sia da soldati di milizia che da professionisti e risulta essere una delle formazioni d’élite del nostro Esercito.
Il Ticino è un partner importante dell’Esercito e questo servizio ne è una conferma. Il corso ha avuto quale obiettivo il consolidamento delle conoscenze acquisite lo scorso anno, quando si è tenuto il primo corso di ripetizione. Un giovane corpo di truppa che con ogni giorno di servizio prestato impara a conoscersi e a migliorarsi, grazie a una condotta caratterizzata da obiettivi chiari, comunicazione aperta e autocritica, dimostrando che il motto “Honor – Modestia – Unitas” delle forze speciali fa parte integrante della cultura del battaglione.
La riconsegna dello stendardo – aperta al pubblico – avverrà a partire dalle 18.30 di mercoledì al Castel Grande di Bellinzona, con la marcia d’entrata della truppa per la disposizione in formazione alle 18.50 e l’inizio della cerimonia alle 19.00.

PCi: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”

PCi: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”

Norman Gobbi evidenzia l’importanza della capillare struttura di intervento

Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è stata l’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domande principali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Uno sguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
“Un momento forte, perché a Rivera presso il Centro di formazione la PCi è stata messa sotto i riflettori, dimostrando tutta la sua importanza strategica e operativa nel nostro sistema di sicurezza”, ci dice il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il mondo politico cantonale e comunale ha potuto toccare con mano tutti i campi di intervento della PCi. Accanto a Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi mercoledì ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui la necessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.
Con Gobbi anche i suoi più stretti collaboratori in questo ambito, in particolare il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. “La PCi oggi in Ticino ha raggiunto un alto grado di professionalizzazione e sempre di più è al fianco della popolazione nei più svariati interventi. Il tutto senza entrare in contrasto con aziende private, ma affiancando in particolare i Comuni, le associazioni e gli enti attivi in ambito culturale, sociale e sportivo. Se non ci fosse, oggi come oggi bisognerebbe inventarla”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

La protezione civile apre le porte

La protezione civile apre le porte

Da www.rsi.ch/news

Riuniti sul Monte Ceneri i vari attori che compongono l’apparato per la sicurezza sul territorio

Una giornata di porte aperte si è tenuta mercoledì mattina al Centro d’istruzione cantonale del Monte Ceneri. Presenti non solo i militi della protezione civile ma anche le autorità (cantonali e comunali), polizia, pompieri, soccorritori,… ovvero gli attori che compongono il sistema per garantire la sicurezza sul territorio.

Il grosso problema di cui si è discusso è la diminuzione degli effettivi nella protezione civile. In Ticino si è infatti passati da 530 nuovi reclutamenti nel 2010 a 263 nel 2017.

In ballo c’è però la revisione della nuova legge a livello federale, che porterà a un ampliamento del tempo di servizio e della durata della formazione. Meno militi, ma più formati e attivi. È stata anche ribadita la necessità di interventi coordinati e gestiti in primo luogo dalla polizia cantonale.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11820488

La Protezione civile guarda al futuro

La Protezione civile guarda al futuro

Comunicato stampa
Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è statal’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domandeprincipali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Unosguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
L’appuntamento era fissato a Rivera presso il Centro di formazione della PCi e la Giornata era rivolta al mondo politico cantonale e comunale, nonché ai professionisti del settore della sicurezza (esercito, polizia, pompieri, enti di soccorso). Accanto al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.L’evento, che ha coperto tutta la mattina protraendosi sino alle ore 13.00, ha vissuto unaprima parte in cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui lanecessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge cantonale sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.In questa prima parte della Giornata sono pure intervenuti il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, che ha presentato le modalità di intervento nella gestione delle emergenze; il coordinatore della Conferenza dei presidenti di Protezione civile Alessandro Helbling, che ha sottolineato che cosa fanno le organizzazioni regionali di PCi a favore dei Comuni. E da ultimo ha parlato il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, il quale ha sottolineato le prestazione che la Protezione civile è in grado di fornire a vantaggio della popolazione.Gli ospiti nella seconda parte della Giornata hanno invece potuto seguire – suddivisi in sette gruppi e a rotazione – dimostrazioni pratiche sui sistemi di ingaggio dei militi della PCi: ricerca, localizzazione e salvataggio nelle macerie; pompaggio acqua-sbarramenti, supporto in caso di incendi boschivi; intervento in caso di malattie altamente contagiose; protezione dei beni culturali; allestimento tenda di comando, aiuto alla condotta, rinforzo alla polizia; gestione di generatori di corrente e illuminazione, nonché l’allestimento del Posto di Comando del Consiglio di Stato nei gravi casi di emergenza.
Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato stampa

Il Bellinzonese ha ospitato giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2019 due edizioni del corso «SMEPI 19». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono alternate tra Monte Carasso, Castione, Camorino e Sant’Antonino.
Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione primaverile 2019 prevedeva due giornate di esercitazioni, durante le quali una trentina di operatori hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.
Per l’occasione sono state preparate quattro simulazioni: un incendio in una fattoria, un’evacuazione di persone nel settore di Monte Carasso-Mornera (compresa la funivia), un problema di ordine pubblico presso un centro commerciale e un cedimento strutturale all’interno di alcuni magazzini di stoccaggio. I partecipanti hanno avuto così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, l’applicazione dei protocolli di condotta unitamente all’assunzione del ruolo di capo dello Stato Maggiore e di responsabili dei servizi chiamati a intervenire sul posto.
Gli aspetti logistici del programma sono stati gestiti dal Corpo civici pompieri di Bellinzona, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari delle infrastrutture, protezione civile, soccorso alpino,…).

La riorganizzazione non è ancora finita

La riorganizzazione non è ancora finita

Intervista pubblicata all’interno dell’edizione di lunedì 4 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Una panoramica sui locali centri di asilo e rinvio, tra chiusure mancate e nuove aperture

I centri di registrazione e rinvio della regione stanno per affrontare una nuova fase di cambiamenti. Negli scorsi mesi, il Cantone ha annunciato che il centro di Rancate, la cui chiusura era prevista nel 2018, rimarrà operativo pure quest’anno e probabilmente anche oltre. Allo stesso tempo, si è saputo che la struttura federale di Pasture, al confine tra Novazzano e Balerna, aprirà i battenti già nel 2019. A Chiasso, il centro di registrazione avrebbe dovuto abbassare le serrande nel 2023 ma la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) ci ha poi ripensato. Con il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, affrontiamo il tema da un punto di vista regionale e allarghiamo il discorso alla sicurezza nel distretto.

Quando nel Mendrisiotto si parla di migrazione, più che della situazione globale spesso ci si riferisce alle singole – per quanto diverse – strutture: il centro d’asilo di Chiasso, quello unico temporaneo di Rancate e ora anche il futuro centro federale di Pasture. Quest’ultimo ha suscitato molto clamore per la propria ubicazione, per la vastità del progetto e, non da ultimo, per le polemiche sorte in occasione della serata informativa lo scorso settembre. Tenendo in considerazione questi aspetti e il delicato ruolo di intermediario del Cantone tra Comuni e Confederazione, come vede lo sviluppo della situazione?

«Ormai, da parte della Confederazione il dado è tratto visto che le procedure per la creazione del centro federale sono state avviate. La realtà è che il Ticino, anche per la sua posizione geografica, doveva essere protagonista del riassetto del settore dell’asilo entrato in vigore da pochi giorni, facendosi carico di un nuovo centro di registrazione e procedura in sostituzione di quello di Chiasso. La Svizzera centrale ha invece messo a disposizione una località in cui far nascere un centro federale di allontanamento, ospitando coloro la cui richiesta è stata negata e sono quindi in attesa abbandonare il Paese. Credo che le discussioni sorte attorno a Pasture siano state montate ad arte da alcuni rami della sinistra, anche perché le leggi sono state votate dal popolo oltre che dal Parlamento federale. L’impegno di tutti – Consiglio di Stato e Comuni – è ora quello di fare in modo che questa nuova struttura federale abbia il minor impatto possibile sulla popolazione residente».

Dopo i periodi di maggiore calca nel 2016 e vedendo i bassi numeri di affluenza odierni, è mai stata considerata l’eventualità di integrare il Cento unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione di Rancate, gestito dal Cantone, nel centro di Pasture, risparmiando così sui costi di gestione (circa 660 mila franchi annui)?

«A suo tempo lo avevamo proposto alla Confederazione che ha però rifiutato perché sono due tipologie completamente differenti di ospiti. Chi arriverà a Pasture, come chi arriva oggi a Chiasso, tendenzialmente ha già superato le verifiche di sicurezza e la sua domanda d’asilo verrà avviata regolarmente. Chi viene ospitato a Rancate non chiede l’asilo ma entra illegalmente e viene quindi rispedito in Italia. Nel centro federale d’asilo, rispettando determinati orari, la gente può entrare e uscire liberamente, cosa che non avviene invece nella struttura di Rancate. Quindi ci sarebbe una difficoltà nel distinguere un tipo di migrante dall’altro e due località differenti aiutano sia a non fare confusione che dal punto di vista della gestione operativa delle strutture».

È anche vero che chi viene ospitato a Rancate, di solito, è per una o due notti e si tratta di cinque, sei, al massimo una decina di persone alla volta…

«Nell’ottica di ottimizzare i processi, l’eventuale chiusura della struttura di Rancate e la conseguente concentrazione delle attività in un altro centro è in effetti un’opzione che discuteremo nelle prossime settimane insieme alle autorità federali. In particolare, là dove oggi sorge il centro chiassese di via Motta, in prossimità della stazione, potremmo riunire tutte le procedure legate alla fase iniziale del percorso: il controllo dei migranti al loro arrivo e l’identificazione. Seguirebbe poi il loro eventuale accompagnamento verso Pasture nel caso volessero depositare una domanda d’asilo oppure, nel caso dovessero essere rispediti in Italia, potrebbero sostare in quella stessa struttura in via Motta in attesa del rinvio, approfittando così della vicinanza della frontiera e della gendarmeria».

L’ipotesi quindi di mantenere dei posti letto a Chiasso anche dopo l’entrata in funzione di Pasture è ancora attuale?

«Certo. E verrebbero così risparmiati i costi di trasporto da e per Rancate oltre a tutti i costi di gestione della struttura».

Rispetto al futuro centro di Pasture, il discorso che sembra maggiormente preoccupare Comuni e residenti è quello della sicurezza. È un problema reale?

«Se il numero di richiedenti l’asilo rimane stabile rispetto a oggi, il problema non si pone. Anche quando ci sono state crisi più importanti come nel periodo delle rapine del 2011-2012 o quello dell’onda migratoria del 2016, siamo sempre riusciti a garantire un ripristino celere della sicurezza. In questo caso, a maggior ragione, il dialogo tra Cantone e Comuni è stretto visto che potenziali situazioni di questo tipo vanno gestite insieme, evitando impatti negativi sulla popolazione locale e puntando su altre misure come la video sorveglianza».

Restando in tema di sicurezza, quella percepita dagli abitanti del distretto è migliorata parecchio rispetto a un decennio fa e lo dimostrano anche i bilanci delle polizie comunali e di quella cantonale. Tuttavia si torna comunque spesso a parlare della chiusura notturna dei valichi secondari. Lei cosa pensa al riguardo?

«Partendo dalla mozione presentata da Roberta Pantani su questo tema, la Confederazione ha deciso di optare, anche in questo caso, per un potenziamento della video sorveglianza. Credo sia una risposta più moderna a una necessità che effettivamente c’era. Una chiusura dei valichi, specialmente in zone come Marcetto o Pedrinate, sarebbe psicologicamente più rassicurante perché si trovano praticamente sulla porta di casa. Dall’altra parte, però, i sistemi odierni di video sorveglianza monitorano i veicoli in transito e, quando serve, aiutano ad identificarli e poi fermarli. Le telecamere sono quindi più efficaci ed è anche grazie a queste apparecchiature che si è riusciti a ridurre se non a debellare per esempio il fenomeno dei furti o delle rapine nelle case oppure quello dei passatori. La mozione Pantani ha tematizzato una preoccupazione che si è poi cercato di placare con altri accorgimenti; il Cantone non aveva però sottovalutato la portata del problema avendo cominciato a muoversi già nel 2011, periodo in cui erano stati messi in piedi tutti i dispositivi mobili coordinati tra polizia cantonale e guardie di confine per presidiare del territorio. Da lì si è iniziato a lavorare assiduamente in questo ambito arrivando poi alla riorganizzazione della gendarmeria, all’aumento degli effettivi e ad altre misure che hanno portato all’aumento della sicurezza percepita da cui siamo partiti nella domanda».

 

Sirene: è prova generale

Sirene: è prova generale

Da www.rsi.ch/news

Oggi la verifica annuale degli allarmi alla popolazione.
Ryan Pedevilla: “La novità è l’applicazione Alertswiss”

Oggi risuoneranno le sirene, ma niente paura: è la prova annuale dei dispositivi d’allarme alla popolazione. Sono coinvolte nel test tutte le sirene della protezione civile installate in Ticino, che diffonderanno l’allarme generale e quello dell’acqua.
Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione dell’allarme generale: alle 13.30, 13.35, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto.
Alle 14.15 e 15.00, nelle zone a valle delle dighe, saranno in seguito attivate le sirene per l’allarme acqua, il cui suono continuo e grave è caratterizzato da una tonalità più cupa rispetto a quello dell’allarme generale. In questo caso saranno diffuse 12 sequenze di 20 secondi ciascuna intervallate da 10 secondi di pausa, per un totale di 6 minuti.

“La prova lo scorso anno in alcune zona della Svizzera non ha funzionato. Ma ci si è accorti immediatamente del problema e si è ripetuto il test, correggendo difetti e problematiche”, ricorda Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del DI. “La novità di quest’anno – aggiunge – sta nell’allerta tramite l’applicazione Alertswiss”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sirene-%C3%A8-prova-generale-11393244.html

Credito di 6.5 milioni per la progettazione del Centro polifunzionale d’istruzione e di tiro del Monte Ceneri

Credito di 6.5 milioni per la progettazione del Centro polifunzionale d’istruzione e di tiro del Monte Ceneri

Comunicato stampa

Nella sua ultima seduta del 2018 il Consiglio di Stato ha stanziato un credito di 6.5 milioni di franchi per un concorso di architettura e la progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri. Un passo concreto verso la realizzazione di una struttura innovativa a fronte delle svariate esigenze di tiro nel comprensorio.

Il progetto del Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri ha lo scopo di trovare una soluzione per far fronte alle necessità legate alle attività di tiro fuori servizio così come delle importanti limitazioni allo sviluppo di pregiate aree urbane (nuovo quartiere di Cornaredo a Lugano, progetto di naturalizzazione del fiume Ticino e nuovo ospedale in zona Saleggi a Bellinzona). Per fare ciò si prevede di sviluppare una struttura centralizzata in un’unica area storicamente destinata alle attività di tiro, atta a permettere uno sfruttamento ottimale delle capacità e potenzialità del centro.

La valutazione svolta, seppure abbia modificato l’impostazione di base iniziale, risulta essere performante nel contesto generale ed in grado di risolvere le problematiche del comprensorio attinenti al tiro oltre a garantire un uso sinergico con differenti partner (Polizia, Corpo delle guardie di confine, Esercito, Ufficio caccia e pesca per quanto riguarda la prova periodica della precisione di tiro per cacciatori,…), i quali devono garantire un’adeguata formazione per poter adempiere al loro dovere secondo le basi legali di riferimento. In particolare è opportuno considerare come durante lo studio sia stato dato un importante peso alle sensibilità della popolazione nei confronti dell’ambiente.

Questo nuovo approccio al progetto capace di accogliere non solo le esigenze del tiro fuori servizio nel comprensorio, permetterà di ridurre considerevolmente l’impatto finanziario a carico di quei Comuni che saranno chiamati a partecipare ai costi di investimento e di gestione dell’infrastruttura.
Il Dipartimento delle istituzioni tiene a ringraziare in particolare il Comune di Monteceneri per l’approccio costruttivo e per la disponibilità data a seguire la pratica durante le fasi di progettazione e costruzione.

Trentacinque nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentacinque nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha il piacere di comunicare la promozione di 35 nuovi ufficiali di Protezione civile.

Lo scorso 12 dicembre 2018 si è tenuta, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ten col SMG Ryan Pedevilla, si è complimentato con i neo promossi ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza, consegnando loro i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3 Valli
tenente Bontà Augusto
tenente Chiaravalloti Jonathan

Regione PCi Bellinzonese
tenente Cesalli Enea

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente Destefanis Devid
tenente Foresti Loris
tenente Kohler Andreas
tenente Lebic Ivan
tenente Losa Luca
tenente Lüthi Dominic
tenente Riva Gian
tenente Wiggers Christoph

Regione PCi Lugano-Campagna
capitano Mele Massimiliano
tenente Ballabio Marco
tenente Della Pietra Giacomo
tenente Gamba Riccardo
tenente Grignola Simone
tenente Mattenberger Danilo
tenente Polacsek David
tenente Zambelli Mirko

Regione Pci Lugano-Città
tenente Brogioli Stephen
tenente Brughera Stefano
tenente Dell’Era Matteo
tenente Guanziroli Athos
tenente Hochstrasser Oliver
tenente Naini Ghasem
tenente Pelloni Lorenzo
tenente Sticca Sandro
tenente Ubertini Gianluca
tenente Zellweger Igor

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Donini Giorgio
tenente Mapelli Michele
tenente Pires Fontes Joshuel
tenente Riva Alessandro
tenente Tagliabue Mirko
tenente Tripodina Marco