Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

Sostegno e affetto alla Polizia Cantonale

“soddisfatto delle porte aperte a Lodrino”

Serietà nell’affrontare il proprio impegno professionale, consapevoli dell’importanza di un lavoro che aiuta tutti i cittadini ticinesi in uno degli ambito più importanti: la sicurezza delle persone e dei beni privati e pubblici. Ma anche cortesia, con la quale occorre rivolversi al cittadino-utente. Senza dimenticare abilità, fiuto, tenacia, preparazione fisica, rispetto delle regole e… buon senso, che non deve mai mancare. Così vuole essere il Corpo della Polizia cantonale e così si è presentato sabato scorso al campo d’aviazione di Lodrino per una giornata di porte aperte. I ticinesi hanno dimostrato di “voler bene” alla “loro” Polizia, partecipando numerosi a questo evento (si stima la presenza di non meno di 6mila persone), interagendo volentieri con gli agenti. Un bene che ha aperto il cuore del comandante Matteo Cocchi, visibilmente felice per l’esito della manifestazione. Per il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi una dimostrazione di fiducia e di affetto delle cittadine e dei cittadini nei confronti del lavoro quotidiano del Corpo della Polizia cantonale. È la miglior risposta alle critiche che spesso vengono montate ad arte contro l’operato degli agenti, anche per colpire chi politicamente ha la responsabilità della nostra sicurezza. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, scriveva Dante. E guardare avanti significa ogni giorno per la Polizia cantonale mantenere una elevata capacità di intervento per contrastare il crimine, per assicurare l’ordine, per proteggerci, in ultima analisi.
Tante le famiglie giunte a Lodrino, con bambini e ragazzi (ma anche tanti adulti) incantati dalle dimostrazioni pratiche effettuate dai Reparti d’Intervento Speciali (RIS). Dimostrazioni che hanno toccato tutte le specializzazioni della Cantonale e che hanno potuto far capire il grande lavoro che sta dietro le quinte per essere pronti a effettuare gli interventi al fronte, quando le situazioni si presentano.
Indovinatissima l’asta organizzata dal Dipartimento delle istituzioni per vendere i vecchi radar fissi ormai non più in uso. Un modo per sorridere su un aspetto sempre caldo per chi incorre in una infrazione dei limiti di velocità, attirando comunque l’attenzione sul tema della prevenzione e mettendo a disposizione un po’ di denaro (nella fattispecie i 9 apparecchi radar sono stati battuti per un ammontare complessivo di 3’350 franchi) per la campagna “Strade Sicure” del Dipartimento. “Ma è stato anche un modo alla fin fine – sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi – per rispondere al desiderio del Nano della taglia sui radar”.

In giardino o come bucalettere una nuova casa per i vecchi radar

In giardino o come bucalettere una nuova casa per i vecchi radar

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 ottobre 2019 del Corriere del Ticino

Gli apparecchi fissi sono stati aggiudicati all’asta in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale a Lodrino.
Tensione tra lanci e rilanci con due battitori d’eccezione, il consigliere di Stato Norman Gobbi e il comandante Matteo Cocchi

Incubo di non pochi automobilisti, i radar fissi hanno trovato una nuova casa. Ufficialmente in pensione da gennaio, dopo oltre 15 anni di servizio gli apparecchi sono stati protagonisti sabato a Lodrino di un’asta promossa dal Dipartimento delle istituzioni in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale (vedi articolo a fianco). E anche se ormai «definitivamente in panchina», i radar non hanno mancato di scaldare gli animi dei numerosi potenziali acquirenti che, a suon di rilanci, si sono dati battaglia incitati da due battitori d’eccezione: il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, affiancati dal direttore di Teleticino Matteo Pelli che ha dato brio all’evento. «Signore e signori – ha detto Pelli – fatevi avanti per questa splendida inutilità della quale non si può fare a meno. Sarete tra i nove in tutto il cantone che potranno vantarsi di avere un radar in giardino. Insomma, cosa c’è di meglio per cuccare?». Detto, fatto. Ad accaparrarsi il primo radar fisso è stato Christian di Riazzino che ha sbaragliato la concorrenza con 350 franchi (il prezzo di base era fissato a 100 franchi). «Mia moglie non era così contenta mentre rilanciavo ma l’occasione era più unica che rara – ci dice – insomma, chi può dire di lasciare in eredità ai propri figli un radar?». Poco importa se la figlia, ancora nel passeggino, per il momento sembrava più interessata ai pony della Polizia cantonale che al nuovo acquisto di papà.

Si torna nel Malcantone
Rotto il ghiaccio, i successivi otto esemplari sono stati battuti all’asta in poco meno di un’ora per un totale di 3.350 franchi. Soldi che – e non poteva essere altrimenti – verranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade. Ma più che il ricavato a restare nella memoria dei presenti sarà sicuramente l’ironia che hanno contraddistinto l’evento. Basta pensare che, per invitare il pubblico a rilanciare, ad un certo punto Cocchi ha affermato che «per chi offre 300 franchi c’è in bonus una nottata con Gobbi». Pronta la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani che però, alla resa dei conti, è stata sorpassata da Milko che per riportare nel Malcantone il famigerato radar di Magliaso ha speso la cifra record di 450 franchi. «Quando ho sentito che l’apparecchio era proprio quello del Malcantone non ho potuto trattenermi e l’ho comprato – ci racconta – per 450 franchi si può ben fare una follia. Dove lo metterò? Penso in cascina, in casa ho il dubbio che non ci stia».

«Mi sono tolto uno sfizio»
E tra chi utilizzerà il nuovo acquisto «come bucalettere» o chi ha «semplicemente voluto togliersi uno sfizio», i motivi che hanno spinto i nove fortunati a lanciarsi nella contesa sono diversi. «L’idea è quello di posizionarlo al bordo della strada davanti alla mia officina», spiega Flavio, di Barbengo, che ha sganciato 350 franchi per l’apparecchio. «Su quel tratto guidano tutti come matti, magari questo servirà da dissuasivo. Ma prima devo chiedere in Comune se ci vuole un permesso speciale». Infine, tra chi è riuscito ad accaparrarsi quello che potremmo ormai definire un oggetto vintage è stato il candidato leghista per gli Stati Battista Ghiggia che ha speso 400 franchi «per fare un regalo a un giovane sostenitore. Sperando che sia la sua unica esperienza con i radar». Insomma, a differenza di quello che si poteva pensare quando è stata lanciata l’idea di un’asta dei vecchi radar, i ticinesi si sono dimostrati tutto fuorché timidi. «La forte affluenza a Lodrino dimostra come da parte dei ticinesi ci sia affetto e fiducia nei confronti della Polizia cantonale», commenta Gobbi che, in veste di direttore delle Istituzioni è più volte finito sotto i riflettori proprio per i controlli di velocità effettuati dalla polizia. «Effettivamente come Dipartimento avremmo potuto comprarci uno dei nove apparecchi per ricordo, ma temo che a Palazzo delle Orsoline il plafone sia troppo basso per ospitare una simile struttura. Tuttavia – conclude – durante l’asta mi ha fatto sorridere il fatto che anche mia moglie abbia provato ad accaparrarsi una postazione. Senza però riuscirci».

Una festa pazzesca per la Polizia!

Una festa pazzesca per la Polizia!

Da www.liberatv.ch

Cocchi fa la parte del ‘vip’ vittima di terroristi. Show dei gruppi speciali e radar a ruba.
I ticinesi sono accorsi a migliaia oggi all’aeroporto di Lodrino per le porte aperte della Polizia cantonale

Una festa pazzesca! I ticinesi sono accorsi a migliaia oggi all’aeroporto di Lodrino per le porte aperte della Polizia cantonale.
In diversi stand era possibile parlare con gli agenti che gestiscono le diverse specializzazioni: lacuale, cinofila, gruppi di intervento, artificieri, eccetera.
Ma il clou della giornata sono state le due esibizioni dei servizi speciali, dalla cinofila al mantenimento dell’ordine, fino alla protezione delle persone potenzialmente vittime di attentati, con tanto di intervento delle ‘teste di cuoio’ e agenti che si calavano da un elicottero. Nella dimostrazione pomeridiana il comandante della Cantonale, Matteo Cocchi, si è prestato a giocare il ruolo del ‘vip’ da proteggere e, dopo l’arresto dei suoi aggressori (ovviamente figuranti) è stato messo in salvo in elicottero.
Cocchi ha sottolineato che l’obiettivo è perfettamente riuscito perchè l’intento di queste porte aperte era coinvolgere soprattutto le famiglie.
E sono stati anche venduti tutti e nove i vecchi radar fissi, battuti all’asta con una base di 100 franchi.
L’operazione ha fruttato al Dipartimento un totale di 3350 franchi, che verranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade.

https://www.liberatv.ch/news/cronaca/1395695/una-festa-pazzesca-per-la-polizia-cocchi-fa-la-parte-del-vip-vittima-di-terroristi-show-dei-gruppi-speciali-e-radar-a-ruba

****

Da www.rsi.ch/news

Mai più senza…radar
Sono stati loro i protagonisti alla giornata delle porte aperte della Polizia cantonale ticinese a Lodrino

Vuoi mettere la soddisfazione di portarsi a casa una delle cassette che per anni ha reso docili e contemporaneamente ha immortalato, decine di migliaia di automobilisti col piede pesante in Ticino?
Le nove cassette grigie con tanto di palo di sostegno dello stesso colore che fino a poco tempo fa ospitavano i “radar fissi” della polizia stradale, sono stati gli autentici “protagonisti” della giornata delle porte aperte indetta dalla Polizia cantonale ticinese sabato a Lodrino.
Base d’asta per i cimeli che tanto hanno contribuito alla prevenzione e alla lotta contro i pirati della strada: 100 franchi l’uno, ma durante la messa all’incanto i prezzi pagati per le nove cassette grigie hanno fruttato complessivamente la somma di 3’350 franchi. Soldi che andranno a favorire una campagna di sensibilizzazione sul tema della circolazione stradale.
“Fatevi sotto per garantirvi una di queste splendide inutilità”, ha scherzato il battitore Matteo Pelli (direttore di TeleTicino), che per il piacere del comandante Matteo Cocchi e del capo dipartimento Norman Gobbi, ha dato lustro all’evento.
Per comperare uno dei radar c’è chi si è messo in strada da Moutier (canton Berna), mentre altri due cimeli sono andati ad altrettanti candidati alle elezioni federali.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mai-pi%C3%B9-senza…radar-12263503.html

****

Da www.ticinonews.ch / Teleticino

Battuti all’asta i vecchi radar fissi
I nove apparecchi per misurare la velocità sono stati comprati per un totale di 3350 franchi

In occasione delle porte aperte della Polizia cantonale, quest’oggi a Lodrino, sono stati battuti all’asta i vecchi radar fissi ritirati dalle strade ticinesi lo scorso gennaio.
Secondo quanto riportato dal CdT, a partire da un prezzo base di 100 franchi tutti e nove gli apparecchi per misurare la velocità sono stati comprati per un totale di 3350 franchi.
I proventi saranno utilizzati per una campagna di sensibilizzazione sulle strade. Fra i presenti, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, accompagnati dallo speaker Matteo Pelli, direttore di TeleTicino.

http://teleticino.ch/il-tg/una-giornata-con-la-polizia-cantonale-EM1860987

 

 

 

 

Polizia, un sabato speciale a Lodrino.

Polizia, un sabato speciale a Lodrino.

Da www.liberatv.ch

Il comandante Cocchi: “Obiettivo: dialogare con la gente”. E c’è anche l’asta dei radar

Spettacolari esibizioni, stand informativi e di prevenzione, anche virtuali, possibilità di pranzare e l’occasione di passare una giornata all’aria aperta con gli agenti. È il menu delle Porte aperte della Polizia cantonale che si terranno sabato prossimo, 5 ottobre, dalle 10 alle 16 all’aerodromo di Lodrino. Per l’occasione abbiamo intervistato il comandante Matteo Cocchi sui contenuti dell’evento, che ha cadenza quinquennale.

Com’è nata l’idea di una manifestazione pubblica della Polizia cantonale a favore della popolazione?
Quando sono stato nominato Comandante della Polizia cantonale ho ritenuto di primaria importanza avvicinare ancora di più il Corpo alla popolazione ticinese e ci stiamo riuscendo. Ritengo infatti fondamentale intensificare il dialogo con i cittadini e le cittadine del nostro Cantone grazie a un momento di aggregazione, dove presentare le molteplici attività della Polizia cantonale. La prima edizione della manifestazione, che è stata un successo, si è tenuta ormai cinque anni fa ad Ambrì e ora la ripeteremo a Lodrino.

Quali saranno i contenuti dell’evento?
L’iniziativa vuole essere una vetrina di qualità, con cui illustrare ai cittadini servizi e attività della Polizia cantonale. Sono quindi previsti cantieri statici, cantieri interattivi e, alle 11 e alle 14, sono programmate delle spettacolari dimostrazioni del Reparto interventi speciali (RIS) e del Mantenimento ordine (MO). L’evento prevede inoltre un’asta pubblica con i vecchi radar fissi. Per i più piccoli, saranno pure allestiti cantieri di carattere ludico. Spazi per pranzo e bevande saranno inoltre presenti in più punti dell’aerodromo.

L’asta dei radar, uno dei momenti della manifestazione di sabato, ha fatto un po’ sorridere. Crede che andranno a ruba?
Certamente, spero che andranno a ruba poiché gli eventuali introiti saranno investiti a favore della prevenzione in ambito di sicurezza stradale e quindi a beneficio di tutti gli utenti della strada ticinesi.

A chi si rivolge in particolare la festa?
Il nostro auspicio è quello di “convogliare” a Lodrino il maggior numero di persone e quindi le Porte aperte sono state concepite per suscitare interesse in tutte le fasce di età della popolazione.
Dai più piccoli, ai più giovani, alle famiglie fino ai più anziani, tutti potranno trovare proposte interessanti e passare una giornata diversa all’aria aperta a contatto con chi garantisce la loro sicurezza.

Campagna nazionale contro le “cybertruffe romantiche”

Campagna nazionale contro le “cybertruffe romantiche”

Comunicato stampa

Oggi prende avvio la seconda parte della campagna nazionale di prevenzione delle “cybertruffe romantiche” denominata “E lei? Avrebbe detto di sì?”. In quest’ambito le polizie svizzere e la Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) uniscono le loro forze per consigliare la popolazione sui comportamenti corretti da adottare in Internet allo scopo di evitare i pericoli legati a questo tipo di truffa, dalle conseguenze spesso drammatiche.
La cybercriminalità è aumentata in modo crescente in questi ultimi anni. Infatti, i dati dell’Ufficio federale di statistica (UST) evidenziano un aumento delle truffe da 9’238 casi nel 1990 a 16’319 casi nel 2018 (+76.7%).
Gran parte dell’incremento è ascrivibile allo sviluppo di Internet. Inoltre queste attività criminali, messe in atto a livello internazionale e dall’evoluzione estremamente rapida, rendono ancor più complesse le indagini giudiziarie avviate in seguito alle denunce delle vittime. Per questo motivo le polizie cantonali e comunali della Svizzera e la PSC hanno lanciato una campagna nazionale di prevenzione che mira a sensibilizzare la popolazione sui rischi potenziali legati all’uso di Internet. L’iniziativa prevede la diffusione di un video e nel corso del 2020 saranno diffusi altri filmati che tratteranno altri tipi di truffe. Parallelamente saranno promosse diverse altre azioni di sensibilizzazione, come l’affissione di manifesti pubblicitari, la distribuzione di cartoline, la pubblicazione di articoli su siti di prevenzione o l’organizzazione di conferenze.
La nuova campagna “E lei? Avrebbe detto di sì?” sensibilizza sulle truffe legate alla ricerca di un partner online. Questo tipo di reato vede al lavoro truffatori che sottraggono denaro per lungo tempo alle persone cadute nella loro trappola. Persone che si ritrovano poi con i conti bancari svuotati e un cuore infranto. La storia di Maria e delle sue disavventure con il personaggio immaginario di Franck, raccontata nel filmato, serve a diffondere i seguenti 4 consigli generali della campagna sui comportamenti da adottare quando si naviga in Internet, allo scopo di minimizzare il rischio di diventare vittima di un cybertruffatore:

– Non fidatevi mai di una persona che conoscete solamente in Internet!
– Non trasmettete mai password e copie o scansioni di documenti ufficiali come passaporto, licenza di condurre, ecc.!
– Non divulgate mai foto intime o informazioni personali!
– Non versate mai acconti se non siete sicuri dell’affidabilità del vostro interlocutore!

Dato che le vittime di una truffa romantica provano spesso un forte senso di vergogna, tendono a rinunciare a sporgere denuncia in polizia. Conseguentemente, il numero di truffe registrate per questo genere di reato potrebbe costituire solo la punta dell’iceberg. Inoltre,i danni materiali legati alle truffe romantiche possono essere ingenti. A queste perdite finanziarie si aggiungono poi danni di natura psicologica legati alla perdita di fiducia in sé. In queste condizioni, la prevenzione delle truffe romantiche assume quindi enorme importanza.
Il filmato della campagna è visionabile sul canale Youtube della Repubblica e Cantone Ticino al seguente link https://youtu.be/j7bBJH8FwT8 nonché sulla pagina Facebook della Polizia cantonale.

All’asta le postazioni radar

All’asta le postazioni radar

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 de La Regione

“Una struttura metallica comprendente palo e cassetta, altezza circa tre metri e mezzo, peso 280 chili”.
Descritto così il pezzo all’asta il prossimo 5 ottobre alle 14 all’aerodromo di Lodrino non dirà nulla ai più. E invece si tratta di un oggetto – ne saranno battuti nove – che gli automobilisti conoscono bene e da molti temuto: la postazione dei radar fissi, recentemente dismessi dal Dipartimento delle istituzioni, ora pronto a liberarsene definitivamente.
La notizia è stata anticipata ieri da Tio e Ticinonews.
La base d’asta – si legge nel sito dell’Ufficio esecuzione e fallimenti (Uef ) – è fissata a cento franchi e “per questioni logistiche e di trasporto sarà presente un solo oggetto, gli altri hanno simili caratteristiche”, precisa l’Uef. Si potrà prenderne visione già a partire dalle 10, direttamente sul posto. Le vecchie postazioni radar saranno vendute, forse è bene precisarlo, senza apparecchio di rilevamento della velocità. Erano postazioni fisse, ubicate in punti della rete stradale cantonale considerati a rischio di incidenti. Quali particolari ricordi o quali interessi possono indurre all’acquisto di queste postazione, è difficile dirlo. Non resta che attendere.
Il tema dei radar anti-velocità è stato anche al centro del dibattito politico, quando qualche anno fa si è deciso di segnalare la presenza, a determinate condizioni, di quelli mobili.

La vendita delle postazioni si inserisce nella giornata di porte aperte della Polizia cantonale, che si svolgerà su tutto il perimetro dell’aeroporto rivierasco.
Alle 11 è in programma la dimostrazione dei gruppi speciali e del mantenimento dell’ordine (con bis alle 15).

Deboli contro la mafia

Deboli contro la mafia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Il fenomeno sarebbe sottovalutato in Svizzera, mancando norme specifiche
Il deputato Matteo Quadranti domanda maggiore coordinazione tra Mpc e Procura cantonale

In una recente intervista al portale swissinfo.ch, il procuratore generale della repubblica di Cantanzaro Nicola Gratteri ha affermato che “la ’ndrangheta è presente da decenni in Svizzera. Malgrado la buona collaborazione con l’Italia, il sistema giudiziario elvetico non è adeguato alla realtà criminale presente sul suo territorio”. Il magistrato italiano ha anche affermato che alcuni reati, come per esempio quello di associazione mafiosa, in Svizzera sono trattati in maniera più lieve rispetto al sistema legislativo italiano. “Questo è un problema che non riguarda solo il sistema giudiziario elvetico, ma tutta l’Europa dato che negli ordinamenti non c’è il reato di associazione di stampo mafioso. Il reato che in Svizzera gli si avvicina è quello di associazione segreta (organizzazione criminale, art. 260 ter C.P, ndr), la cui pena va da uno a cinque anni. Una pena ridicola se si pensa che in Italia corrisponde alla condanna che rischia una persona in possesso di una pistola con matricola abrasa”. “Per le mafie è quindi conveniente delinquere in Svizzera, così come è conveniente farlo nel centro e nel Nord dell’Europa. Le pene sono molto basse e il rischio di essere indagati esiste solo se le polizie italiane fanno delle indagini”. Il deputato al Gran Consiglio Matteo Quadranti (Plr), proprio partendo da questa intervista del magistrato Gratteri, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere come funziona la collaborazione tra Ministero pubblico della Confederazione, presente con un’antenna in Ticino, e l’autorità giudiziaria cantonale. Quadranti ricorda che l’art. 260 ter del Codice penale prevede anche che «quando l’attività mafiosa o legata a un’organizzazione criminale si svolge all’estero ma con risultati anche in Svizzera, fosse anche il transito di denaro e quindi poi il reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 305 bis, la Svizzera può e deve di principio attivarsi per sanzionare e catturare i responsabili ovunque si trovino». Ed è qui che Quadranti fa l’esempio del traffico di stupefacenti e in particolare di cocaina che sarebbe – almeno in Europa – per gran parte in mano alla ‘ndrangheta e alla mafia albanese. «Il denaro transita anche dal sistema svizzero», fa notare il deputato liberaleradicale. Anche in Ticino – continua – la cronaca spesso e volentieri tratta di traffico internazionale di stupefacenti (da Albania, Kossovo, Repubblica Dominicana, Colombia e Brasile). «Le autorità penali ticinesi reprimono tale attività, ma nelle rete cadono solo i pesci piccoli, mentre più raramente sul nostro territorio si arriva a colpire i trafficanti più grossi sino a eventualmente smantellare le attività criminali di tipo mafioso a livello internazionale», ci dichiara Quadranti che ricorda anche che dal potenziamento del Ministero pubblico per i reati fallimentari «ci si potrebbe attendere qualche filone d’indagine internazionale relativo alla provenienza di fondi illeciti per creare aziende dove magari il credito bancario è ristretto: artigianato edile e ristorazione, per esempio».

Su alcuni temi sollevati da Quadranti, abbiamo interpellato il Ministero pubblico cantonale il quale ci ha risposto che “da prassi, non si esprime su tematiche sollevate in atti parlamentari pendenti”. «Risponderemo a Quadranti, con i tempi e i modi previsti dalla legge», afferma invece il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni.

Dissimulazione del volto, sì alle modifiche

Dissimulazione del volto, sì alle modifiche

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Dopo lo stop di Losanna, luce verde dalla ‘Costituzione e leggi’ al messaggio governativo

I motivi di carattere politico o commerciale sono da considerarsi come eccezioni alla Legge sulla dissimulazione del volto. Lo ha deciso ieri la Commissione parlamentare Costituzione e leggi, sostenendo il rapporto di Carlo Lepori che dà il via libera al messaggio governativo risalente a metà gennaio. Salvo una parola. Sì, perché ammettendo i rilievi mossi dal Tribunale federale accogliendo il ricorso dei giuristi Filippo Contarini e Martino Colombo, il governo decise di modificare la legge parlando di “manifestazioni di carattere politico”. E invece no, rilancia il rapporto di Lepori. Meglio “tralasciare il riferimento al termine ‘manifestazioni’, perché si presta a interpretazioni differenti. Lo spiega lui stesso raggiunto dalla ‘Regione’: «Con questo termine, ad esempio, non sarebbe tutelata una singola persona che decide di fare una dimostrazione a volto coperto. Meglio parlare di ‘motivi’, anche perché vi è già una sufficiente giurisprudenza del Tribunale federale”. Insomma, sta per trovare la sua forma definitiva un provvedimento che prende le mosse dall’iniziativa anti-burqa e anti-niqab lanciata dal losonese Giorgio Ghiringhelli, approvata dal popolo ticinese il 22 settembre 2013 con il 65,4 per cento di favorevoli. Iniziativa che aveva, appunto, inserito nella Costituzione il divieto di dissimulare il volto. Nel marzo 2015 il Consiglio di Stato ha varato il progetto di riforma della Legge sull’ordine pubblico, approvata poi dal Gran Consiglio il 23 novembre dello stesso anno. È stata poi la volta del ricorso al Tribunale federale di Contarini e Colombo, si diceva. Ricorso che l’Alta Corte di Losanna ha parzialmente accolto, costringendo così a rivedere la legge contro la dissimulazione del volto in modo che prevedesse eccezioni anche per ragioni politiche, commerciali e pubblicitarie. Un verdetto cui Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, replicò affermando come il Consiglio di Stato sarebbe “intervenuto con un messaggio puntuale per apporre alla Legge i correttivi richiesti dalla sentenza”. Correttivi apposti all’inizio di quest’anno – “allineando le leggi cantonali a quanto disposto dal Tribunale federale” – e ieri ‘vidimati’ dalla Commissione Costituzione e leggi.

La tua vita non vale un fungo!

La tua vita non vale un fungo!

Comunicato stampa

La stagione della raccolta di funghi si annuncia buona ma i pericoli sono sempre dietro l’angolo. Di nuovo, nell’ambito del progetto “Montagne sicure” del Dipartimento delle Istituzioni, torniamo a sensibilizzare i raccoglitori di funghi e gli escursionisti che percorrono boschi e vallate del Ticino. Negli scorsi anni vi sono stati diversi infortuni ed è estremamente importante seguire i consigli di prevenzione per evitare cadute anche con esiti letali.

Preparare l’escursione per evitare infortuni
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri e i boschi. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta:
gialla per i sentieri escursionistici, gialla con punta bianco – rosso – bianco per i sentieri di montagna e blu con punta bianco – blu – bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Adattare l’attrezzatura alle condizioni
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso, una cartina e un cellulare (numero di emergenza 117 o 112).

Prestare attenzione al ritmo
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedersi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fare attenzione ai bambini

In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 117 o il 112 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.

Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto
di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero.
A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

 

Servono riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali

Servono riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali

Intervista a Renzo Galfetti (avvocato) pubblicata nell’edizione di martedì 20 agosto 2019 del Corriere del Ticino

Agenti di polizia che «inciampano» nelle maglie della giustizia. Il penalista di lungo corso che c’è in lei li considera casi singoli o un male più profondo?
«Non c’è alcun male profondo, è fisiologico che qualcuno inciampi, non è proprio il caso di preoccuparsi. Si può certamente essere fieri e soddisfatti del lavoro delle nostre forze di polizia. Ciò non significa però che non ci siano correttivi anche importanti da apportare».

Accade nel corpo della cantonale e in quelli delle comunali. L’impressione è però che la gestione degli agenti presenta maggiore difficoltà a livello locale. Quale la sua lettura?
«Preciso il concetto dei correttivi importanti detti prima: una miriade di corpi di polizia in un Paese di 300.000 abitanti è anacronistico, fuori dal tempo. Bisogna avere il coraggio di dire (e rimediarvi) che le polizie locali vanno semplicemente “accorpate” nella Polizia cantonale».

Il Ticino da sempre è terra di divisioni e di particolarismi, tanto più quando in ballo c’è il sottile equilibrio tra politica e potere. Vede un problema tra gli organi Esecutivi come i Municipi e quelli preposti alla sicurezza come i corpi di Polizia?
«Nella sua domanda c’è già la risposta: politica e potere. Ora, come tutto il mondo certamente ricorda, io sono stato il Capo (maiuscola voluta) della Polizia. Negli anni Settanta ero infatti capodicastero polizia del Comune di Arzo, con un solo agente a tempo parziale. Ecco: quello che lei chiama sottile equilibrio è solo vanità di politicanti dilettanti, di milizia, che pur con tutta la buona volontà non possono competere con professionisti del ramo formati per fare fronte alle mutate esigenze di sicurezza pubblica».

L’opzione Polizia unica torna alla ribalta ciclicamente e una raccolta di firme a questo scopo è stata recentemente ventilata. Magari potrebbe essere questa la panacea di tutti i mali?
«No, sarebbe l’adeguamento indispensabile all’evoluzione dei tempi. Pochi decenni fa la Coop aveva un negozio in ogni paese ed ora? Se li avesse mantenuti sarebbe fallita da tempo».

A livello cantonale il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha sempre fatto della serietà e della credibilità delle forze dell’ordine un suo punto di forza, formulando anche critiche. Questo basta oppure no?
«E no che non basta. Bisogna proporre e mettere in atto riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali».

Alla base di tutto c’è una parola magica: credibilità. Ecco, alla luce di questi fatti, più e meno recenti, la nostra Polizia è in perdita di credibilità?
«La nostra Polizia cantonale è assolutamente efficiente ed ha diversi corpi specializzati di notevole preparazione. Si pensi ad esempio alla Scientifica, riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale. Non credo affatto che la polizia sia in perdita di credibilità. Polizia non significa solo controlli della velocità lungo le nostre strade».

Al cittadino un po’ adirato che potrebbe affermate «questi poliziotti che mi multano perché non ho allacciato la cintura poi ne fanno di tutti i colori», lei cosa si sente di dire?
«Gli direi che i colori fanno parte dell’arcobaleno, che la perfezione non fa parte della natura umana, che i poliziotti possono sbagliare come sbagliano gli avvocati e pure i giudici, compresi quelli del Tribunale Federale, come si è visto recentemente».