Sicurezza privata, nuove norme

Sicurezza privata, nuove norme

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de La Regione

Più formazione (anche continua), quattro tipi di autorizzazione…
Progetto di legge in consultazione Il governo attende le osservazioni delle cerchie interessate entro fine luglio

Era un auspicio anche della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Argo 1, dal nome dell’agenzia cui il Dipartimento sanità e socialità aveva affidato, senza però la necessaria risoluzione governativa, la sorveglianza dei centri per richiedenti l’asilo: serve “una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore”. Quello appunto delle società di sicurezza private. Ebbene, a poco meno di quattro mesi dalla pubblicazione del rapporto, e relative raccomandazioni, della Cpi, il Dipartimento istituzioni presenta una proposta di modifica della Lapis, la Legge cantonale sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Un’ampia modifica. Anzi, “una revisione totale” del testo in vigore dal 1976. Insomma una nuova legge. Con un nuovo nome: “Legge sulle prestazioni private di sicurezza”, Lpps. La riforma mira tra l’altro a rafforzare la formazione degli agenti e dei responsabili delle agenzie, a rendere maggiormente efficace il regime autorizzativo e ad aggiornare l’elenco delle attività che necessitano del nullaosta del Cantone. Si tratta, sottolinea in conferenza stampa il consigliere di Stato titolare delle Istituzioni Norman Gobbi, di adeguare le disposizioni alla situazione odierna. Che in Ticino “registra un centinaio di agenzie”, contro la “ventina circa” degli anni Settanta quando ha visto la luce la Lapis, come si ricorda nella bozza di messaggio governativo che accompagna il disegno di legge. Quest’ultimo e il relativo progetto di regolamento sono da ieri in consultazione. Per due mesi, fa sapere Gobbi. Entro fine luglio quindi il Consiglio di Stato attende le osservazioni delle cerchie direttamente interessate (le ditte di sicurezza e di investigazione e gli indipendenti, nonché l’Associazione imprese svizzere servizi di sicurezza), della Procura, del Tribunale cantonale amministrativo, dell’Associazione delle polizie comunali, dei Municipi, dei sindacati e della Commissione paritetica sicurezza. L’adempimento dei compiti da parte degli agenti e degli investigatori privati incaricati richiede elevata professionalità: per questo si pone l’accento sulla formazione. Rafforzandola. In che modo? “Prevedendo una formazione di base specifica a dipendenza del ruolo e una formazione continua a moduli”. Si prospetta poi l’introduzione di quattro tipi di autorizzazione: «Per la ditta di sicurezza, per chi la dirige, per i collaboratori della stessa e per gli agenti indipendenti», spiega il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale, che hanno messo a punto il progetto di legge. Dunque, citando la bozza di messaggio in consultazione, si parla di un’autorizzazione per l’esercizio della società di sicurezza o di investigazione, di una per dirigere l’agenzia, di una per gli agenti o per gli investigatori privati alle dipendenze di una ditta e di un’autorizzazione “per coloro che svolgono attività di sicurezza o di investigazione a titolo indipendente”. Altra novità: l’autorizzazione (validità tre anni, ovviamente rinnovabile) accordata all’agente sarà “legata alla sua persona”, cosa che gli permetterà di esercitare “anche per più di un’impresa di sicurezza”. Agli agenti privati la Polizia cantonale rilascerà una tessera di legittimazione. Quella di riconoscimento sarà invece rilasciata dall’agenzia, “così da poter identificare il datore di lavoro”. Non solo; per il responsabile della ditta di sicurezza o di investigazione, sottolinea Arrigoni, «sono previste una formazione accresciuta e l’obbligo di iscriversi nel registro di commercio». Il disegno di legge, inoltre, inserisce nella lista delle mansioni che vanno autorizzate (“Sorveglianza e controlli; gestione del traffico; protezione di persone e beni; trasporti securizzati; investigazione”) anche la “gestione di centrali d’allarme con sorveglianza audio e/o video”.
«Le proposte vanno nella giusta direzione: l’obiettivo è anche di evitare il ripetersi di gravi disfunzioni che hanno interessato alcune agenzie, a scapito degli agenti e della sicurezza», dice alla ‘Regione’ Giangiorgio Gargantini del sindacato Unia. Con lui, alla conferenza stampa di ieri, Oswaldo Formato, da marzo ispettore cantonale per l’unità di controllo istituita dalla Commissione paritetica del contratto collettivo di lavoro per il settore agenzie di sicurezza privata.

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Sicurezza: agenzie private senza zone d’ombra

In consultazione la nuova legge per regolamentare in modo più chiaro le attività di sorveglianza e d’investigazione Autorizzazioni meglio definite e tessere per identificare gli agenti
Gobbi: «Settore da riordinare anche dopo Argo1»

«Quello delle attività private di sicurezza è un settore che periodicamente necessita di essere riordinato». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato l’urgenza di una nuova legge che regoli il funzionamento del settore della sorveglianza e dell’investigazione in Ticino. A maggiore ragione alla luce dell’età dell’attuale impianto legislativo, la cosiddetta LAPIS, in vigore ormai dal 1976. Anche a seguito della sospensione a tempo indeterminato del concordato intercantonale, il Consiglio di Stato ha deciso di rompere gli indugi e presentare un progetto «al passo con i tempi» per dirla sempre con Gobbi. «Vanno aggiornati diversi aspetti e chiarite alcune zone grigie, tenuto conto dell’evoluzione di un settore che è in crescita» ha aggiunto, illustrando i cardini della neo legge sulle prestazioni private di sicurezza (LPPS) ora posta in consultazione fino a fine luglio. Nel dettaglio, ha indicato il consigliere di Stato, «vogliamo regolamentare in maniera chiara e precisa un settore delicato, aumentare gli standard in materia di formazione, e al contempo mantenere elevati requisiti personali e professionali a fronte di un ambito sensibile che si affianca all’attività dello Stato». Un cambio di marcia, questo, richiesto da diversi atti parlamentari e soprattutto – ha ricordato Gobbi – «dalla Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per fare luce sul caso Argo1» (vedi la scheda a lato), l’agenzia privata finita nell’occhio del ciclone anche per la sua conduzione operativa tutto fuorché trasparente. «Questo caso – si legge nel messaggio governativo –ha infatti portato alla luce alcune fragilità del sistema attualmente in vigore; fragilità che sono state oggetto di due rapporti: il primo della Commissione della gestione e delle finanze e il secondo della Commissione speciale scolastica. Questi due rapporti, pur evidenziando problematiche diverse, sono entrambi giunti alla conclusione che delle modifiche si rendevano necessarie».

«Non una delega di compiti»
Non a caso tra le novità più importanti della legge figura un nuovo regime autorizzativo obbligatorio, declinato a seconda dell’importanza del ruolo all’interno delle agenzie di sicurezza, «che definirà in modo chiaro le attività soggette e andrà a sostituire l’attuale obbligo di notifica» ha spiegato il responsabile dei Servizi generali della polizia cantonale Elia Arrigoni. «Lo scopo non è quello di autorizzare l’ente pubblico a delegare i suoi compiti al privato, ma permettere allo Stato di avvalersi di questo partner per ottimizzare l’uso di risorse più care e specialistiche della polizia cantonale» ha aggiunto Arrigoni. Il tutto precisando anche quei compiti di «minore importanza» che potranno passare nelle mani delle società private. A fronte anche delle richieste sindacali, verso un settore spesso contraddistinto da impieghi provvisori e per più datori di lavoro, come detto pure la formazione e l’ambito dei controlli sarà rafforzato (seppur semplificato). «Sarà istituita la figura del rappresentante responsabile, il cui ruolo legale nei confronti di terzi richiederà una formazione accresciuta così come l’iscrizione al registro di commercio» ha indicato Arrigoni. Per poi aggiungere: «La novità per gli agenti riguarda la personale autorizzazione a operare, che non sarà più legata a una determinata agenzia ma sarà rilasciata singolarmente». Non solo. Al fine di permettere alla polizia cantonale e alle autorità di verificare la legittimazione a operare, saranno introdotte due tessere d’identificazione per gli agenti privati: quella di legittimazione, rilasciata dalla polizia e che l’agente dovrà portare in modo visibile, e quella di riconoscimento, concessa dall’agenzia e necessaria per riconoscere il datore di lavoro. E, va di pari passo, il rispetto del Contratto collettivo di lavoro in vigore nel settore.

Attive 92 società
Stando ai dati resi noti dalla polizia cantonale attualmente sono registrate 92 agenzie di sicurezza a livello cantonale, per un totale di oltre 1.100 agenti. Come detto per poter esercitare sul terreno varranno quattro tipi di autorizzazione tutte valide per un periodo di 3 anni: una per l’esercizio di un’impresa di sicurezza o di investigazione, un’autorizzazione per dirigere un’impresa di sicurezza, un’autorizzazione per gli agenti di sicurezza o investigatori privati che sono alle dipendenze di un’impresa di sicurezza e un’ultima autorizzazione per colo che svolgono attività di sicurezza o investigazione a titolo indipendente. Per quanto concerne invece la formazione, se i moduli non cambieranno per i normali agenti di sicurezza diverso sarà il discorso per chi ambisce a operare quale indipendente o rappresentante responsabile. I rispettivi percorsi, è stato spiegato, saranno rafforzati attraverso dei nuovi moduli relativi alla conoscenza della legislazione cantonale (per gli indipendenti) e alla gestione aziendale e operativa (per la figura responsabile).


La scheda

La cronistoria
Attualmente in Ticino fa stato la legge sulle attività private d’investigazione e sorveglianza (LAPIS), entrata in vigore nel 1976. Nel 2013 il Canton Ticino ha aderito al concordato sulle prestazioni di sicurezza effettuate da privati promosso dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. A seguito del passo indietro dei Cantoni Berna e Zurigo l’entrata in vigore del Concordato è stata sospesa a tempo determinato. Di qui la decisione del Governo di procedere con una nuova legge cantonale.

Il settore
Attualmente in Ticino sono registrate 92 agenzie di sicurezza. Nel complesso gli agenti riconosciuti sono 1.121, mentre sono 55 le figure che operano quali indipendenti sia nel settore della sicurezza sia in quello dell’investigazione. A livello svizzero ci sono invece più di 900 ditte con circa 22.000 dipendenti che lavorano nel campo dei servizi di sicurezza.

Le norme da rivedere
Attraverso una revisione totale dell’attuale impianto legislativo, è proposta la nuova normativa (e la nuova denominazione) «Legge sulle prestazioni private di sicurezza» (LPPS). Il Governo ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di avviare una procedura di consultazione sul nuovo progetto di legge. Le prese di posizione sono attese entro il 31 luglio 2019.

La richiesta della CPI
Nel suo rapporto sul caso Argo1, la Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) aveva avanzato una serie di raccomandazioni al Consiglio di Stato, tra cui una riferita all’ambito delle agenzie di sicurezza private e in particolare all’istruzione del personale. «Constatato come il concordato intercantonale concernente le agenzie di sicurezza private non è stato sottoscritto da alcuni Cantoni, invitiamo il Dipartimento delle istituzioni a valutare la possibilità di presentare una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore. Già è stato compiuto un importante lavoro a livello della formazione, sia degli agenti sia dei quadri dirigenti». Il progetto di nuova legge si prefigge di rispondere a questa raccomandazione.

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 24 maggio 2019 de Il Quotidiano

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Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Comunicato stampa

Nella sua ultima seduta il Consiglio di Stato ha avviato la consultazione relativa alla revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Nella nuova proposta si tiene conto delle evoluzioni del settore delle attività di investigazione, nonché delle criticità rilevate nel tempo da parte del Gran Consiglio. Il testo di legge sarà oggetto di una consultazione rivolta a tutti gli attori coinvolti, che avranno tempo due mesi per formulare le loro osservazioni.

Questa revisione vuole rispondere alle mutate necessità a fronte della forte espansione che, negli ultimi decenni, ha toccato il settore della sicurezza privata. Nel corso degli anni l’evoluzione della società e il contesto sensibile in cui operano le agenzie di sicurezza ha fatto emergere alcune zone grigie e una serie di problematiche dell’attuale normativa.
In questo senso il Consiglio di Stato ha pertanto deciso di procedere a una revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza del 1976 la quale, per evidenziare il carattere radicale della proposta, in futuro verrà definita legge sulle prestazioni private di sicurezza.

Tra le principali novità è stato introdotto un nuovo regime autorizzativo, che rimane la misura più efficace a disposizione delle autorità per esercitare la sorveglianza sull’ambito della sicurezza privata. Al contempo il sistema è stato reso meno burocratico e più efficiente. Inoltre, sono state definite in modo più chiaro e dettagliato le attività di sorveglianza così da ridurre le zone grigie che in passato hanno creato problemi. Pure la formazione è stata rivista, imponendo ai responsabili standard più elevati sia per quanto attiene ai requisiti personali che professionali. Infine, per trasparenza, sono stati precisati formalmente i compiti che l’ente pubblico potrà delegare ad agenzie private o da indipendenti.

Anche la revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza si inserisce nel grande impegno promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel rivedere le leggi più datate alle odierne esigenze della società, nell’ottica di adattare il contesto legislativo, in particolare in materia di sicurezza.

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

14 maggio 2018 – Chiasso

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,
Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa vostra assemblea annuale.
Non vi nascondo che per me incontrare tutti i responsabili delle Polizie comunali delle sette Regioni rappresenta un momento importante. Prima di tutto per esprimervi il ringraziamento per il lavoro che portate avanti quotidianamente. I cambiamenti di quest’ultimo decennio – che hanno toccato la nostra società, il nostro tessuto economico e concretamente la vita dei Ticinesi – hanno spinto ad apportare altrettanti conseguenti cambiamenti nella costruzione e nella definizione del nostro “sistema sicurezza”. In questo senso, è fondamentale che ogni elemento della catena operi secondo le proprie competenze, in modo coordinato e armonico, con la finalità di trovare le opportune contromisure in ogni situazione. Questo processo passa inevitabilmente attraverso il compimento di adeguate soluzioni organizzative.
Voi conoscete l’impegno personale che investo nel mio ruolo di capo del Dipartimento delle istituzioni proprio sul fattore sicurezza. Sono convinto – e con me sicuramente lo siete anche voi – che il benessere del nostro Cantone passi anche, se non soprattutto, dalla possibilità di dare ai cittadini la garanzia di vivere in un contesto sicuro. Ciò comporta da parte delle autorità cantonali, una visione globale volta a trovare soluzioni locali e puntuali, adeguate e proporzionate a ogni singola realtà. Anche nei prossimi anni, questo impegno costante permetterà inoltre di ottimizzare ulteriormente l’impiego delle risorse. Risorse che in ogni ambito e in ogni settore sono per definizione limitate. Pertanto una sovrapposizione d’investimenti dei diversi Corpi di Polizia può rivelarsi insidiosa e già oggi è tema di discussione a livello politico.

In questi anni gli sforzi sono stati incentrati sul consolidamento dell’assetto legato alla legge del 2011, che ha generato molteplici aspetti positivi, ma che racchiude in sé ancora diversi limiti e criticità. Ora però è necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun Corpo di Polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento.

Le Polizie comunali sempre di più dovranno privilegiare la loro azione nell’ambito della prossimità. Ciò significa anche intervenire puntualmente in caso d’incidenti, di liti o problemi di vicinato come pure in molteplici altri ambiti prettamente locali. Un aspetto rilevante delle vostre competenze consiste quindi nell’intensificare il contatto con la popolazione, che deve garantire il compito demandato ai Comuni del controllo abitanti. Tale vicinanza consentirà di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente problematiche.

È fondamentale che il tutto avvenga attraverso un coordinamento della Polizia cantonale, in modo da consentire lo sviluppo di attività specializzate e strutturate di contrasto alla criminalità. Solo in questo modo sarà possibile far fronte a fenomeni che travalicano i confini comunali e quindi rientrano nelle competenze cantonali.

Da sempre ho ritenuto fondamentale un concetto chiave nell’ambito della sicurezza: la collaborazione. Infatti, laddove questa è consolidata e rispettosa dei ruoli, i risultati sono lì ad attestarne la validità. È una strada obbligatoria e dalla quale non si può deviare. Infatti la rete “della sicurezza”, che comprende molteplici attori sia a livello comunale sia a livello cantonale, come pure sul piano nazionale e internazionale, funziona grazie alla condivisione e al coordinamento delle informazioni. I successi di operazioni di Polizia ottenuti negli ultimi anni indicano come la collaborazione sia la chiave del successo.
Il nostro Cantone può fregiarsi attualmente della più moderna centrale d’allarme a livello nazionale. Infatti la CECAL dispone dei moderni sistemi informatici che permettono, rispetto al passato, di fornire una più celere risposta al cittadino e garantire un coordinamento cantonale delle forze in campo relative al primo intervento.
Nell’ambito del grande cantiere legato a Ticino 2020, Cantone e Comuni stanno portando avanti una serie di riflessioni sui flussi di competenze e sui flussi finanziari. Insomma: chi fa che cosa e chi paga. La sicurezza è ovviamente un tema centrale nelle discussioni. Tali riflessioni sono portate avanti dal gruppo di lavoro “Polizia ticinese”.

Avremo modo di confrontarci quindi nel prossimo futuro su questi aspetti. Attendiamo i risultati del citato gruppo di lavoro e poi affrontiamo la discussione, così auspico, con spirito di apertura al fine di essere pronti anche a intraprende cambiamenti, sempre orientati però al fine ultimo: la sicurezza dei Ticinesi.

Rete integrata Svizzera:  “Sicurezza a livello nazionale”

Rete integrata Svizzera: “Sicurezza a livello nazionale”

Intervista a Norman Gobbi, presidente della Piattaforma elvetica

Nelle ultime settimane è stato presentato il bilancio 2018 sull’attività della Polizia cantonale. In generale in Ticino la lotta contro la criminalità ha dato buoni risultati, così come le campagne che mirano a ridurre gli incidenti della circolazione, tanto che i Ticinesi avvertono un maggior senso di sicurezza, sostenuto – appunto – da dati oggettivi.

È un lavoro che ha contraddistinto il Consigliere di Stato della Lega Norman Gobbi in questi 8 anni alla testa del Dipartimento delle istituzioni. Pochi però sanno che tale impegno viene svolto da Gobbi anche a livello nazionale. “In quanto membro e quest’anno presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) porto le riflessioni e i problemi che toccano da vicino i Cantoni, coordinando l’attività degli organismi dedicati alla sicurezza a livello nazionale per giungere a mettere in campo gli interventi più opportuni”.

Su quali aspetti si focalizza oggi l’attività della Piattaforma? “Gli ambiti d’intervento sono numerosi. Per una Nazione che si regge sul federalismo, avere una Piattaforma che coordini i progetti e gli interventi, facendo dialogare al meglio tra loro il contesto federale con quello rappresentato dai 26 Cantoni, è essenziale e in questo contesto si inserisce il ruolo politico della Rete nazionale Svizzera per la sicurezza. Per quanto riguarda invece l’operatività posso citare almeno quattro ambiti: quello della lotta contro la radicalizzazione, per la quale abbiamo messo in atto un piano nazionale in cui tutti i Cantoni sono coinvolti; il contrasto alla cyber criminalità, che è diventato un dossier sempre aperto sul nostro tavolo di lavoro e, terzo, l’organizzazione della seconda esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS). Il quarto aspetto riguarda invece la verifica degli strumenti di supporto in caso di crisi, come una rete di comunicazione funzionante e performante, oppure la disponibilità di sufficienti risorse sul personale di sicurezza, sia esso pubblico o privato”.

Può anticipare qualcosa sull’esercitazione della RSS? Quando si terrà? “I più attenti – ci dice Norman Gobbi – si ricorderanno della prima grande esercitazione nazionale, che si è tenuta nel 2014. La prossima ci sarà nel corso del mese di novembre di quest’anno. L’ERSS 2019 sarà incentrata sul terrorismo, ossia su uno scenario che riguarda principalmente la sicurezza interna. Si tratta di verificare l’interazione tra polizia ed esercito nella gestione di situazioni di minaccia. L’esercito svolge infatti un ruolo cruciale a supporto dei partner della protezione della popolazione (polizia, pompieri, sanità pubblica, servizi tecnici, protezione civile) nell’ambito degli impieghi sussidiari di sicurezza, ad esempio per la protezione di infrastrutture critiche. Ancora una volta anche il Ticino sarà coinvolto da questa esercitazione. Verrà simulato un processo con terroristi al Tribunale penale federale di Bellinzona, con tutte le misure da mettere in atto in questi casi nel campo della sicurezza. Le esercitazioni di questo tipo forniscono un contributo essenziale alla condotta operativa nelle situazioni di crisi”.

Vi è poi tutto l’aspetto delle agenzie private di sicurezza. “Proprio su questo tema, tenuto conto delle varie reazione che suscita nell’opinione pubblica, a livello nazionale vi è un forte dibattito sulla necessità di legiferare. E sarà uno degli argomenti principali che discuteremo nell’ambito della 4° Conferenza della RSS che si terrà il 16 maggio a Losanna”.

“Come Ticinese sento di avere una responsabilità ancora più grande nel trovare soluzioni comuni, che possano aumentare la sicurezza delle svizzere e degli svizzeri”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Comunicato stampa

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’752 incidenti (-3% rispetto al 2017), di cui 772 con conseguenze per le persone (-2%), per un totale di 722 feriti leggeri (-3), 206 feriti gravi (-14) e 15 morti (+6) in altrettanti incidenti (di cui 3 in autostrada o semi-autostrada). Due incidenti su tre avvengono all’interno delle località, quelli più gravi si registrano tuttavia fuori località. Il coinvolgimento di pedoni è relativamente stabile da alcuni anni, con un centinaio di incidenti e altrettanti ferimenti, un terzo dei quali in modo grave. Dopo le modifiche alla Legge federale sulla circolazione stradale degli ultimi anni, la verifica delle tratte critiche della rete cantonale è svolta annualmente in collaborazione con il Dipartimento del Territorio, con la proposta di interventi mirati anche di carattere strutturale.

I controlli preventivi restano una delle principali attività del V° Reparto Gendarmeria stradale, affiancati da numerosi impieghi sul fronte della coordinazione (segnaletica, manifestazioni), dell’autorizzazione alla circolazione e della formazione all’utenza. Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e permangono legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno delle località, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni.

Le verifiche sui veicoli pesanti hanno raggiunto le 13’036 ore superando per il secondo anno il mandato dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’341 conducenti (di 889 autocarri, 238 minibus e 95 torpedoni).

I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 419 (334 nel 2017), di cui 264 in abitato, 82 fuori abitato e 73 in autostrada. Su 285’548 veicoli controllati il 4,82% era in infrazione (con 466 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi e semi-stazionari hanno controllato 17,6 milioni di veicoli di cui lo 0.95% in infrazione (con 2’603 revoche). Con l’obiettivo di rendere più sicure le aree di cantiere posizionate sull’autostrada sono stati effettuati diversi controlli che hanno confermato come i conducenti non percepiscano il potenziale pericolo e non adeguano la velocità. Nei 117 giorni di attività sono stati denunciati al Ministero pubblico 345 conducenti di cui 14 pirati della strada. Quest’ultima categoria, per l’intero anno, ha fatto registrare 27 denunce, 16 in più rispetto al 2017.

Le verifiche sull’abuso di alcol al volante, dopo il picco dello scorso anno (9’736 nel 2017) conseguente all’introduzione dell’etilometro probatorio, sono state 8’105 (1’609 a seguito di un incidente, 301 su autisti professionisti), ma con un’efficacia cresciuta dal 8.8% al 10.6% (858 casi positivi). È invece in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive, fra cui la canapa light.

Nel corso del 2018 sono stati 35 gli interventi del Gruppo incidenti per sinistri gravi con in totale 9 persone decedute e 21 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2018 impegnativo per la Sezione reati economico finanziari

Un 2018 impegnativo per la Sezione reati economico finanziari

Comunicato stampa

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF), che si occupa degli incarti più complessi in materia, anche nel 2018 ha toccato gran parte delle attività presenti in Ticino dei settori economici terziario e secondario. Lo scorso anno la sezione ha proceduto a 17 arresti (14 nel 2017) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 252 (-8%). Sono state inoltre effettuate 177 perquisizioni, sia domiciliari sia presso uffici di varia natura, nonché 444 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali. Le nuove inchieste affidate alla REF sono invece state 146.

In Svizzera i reati economici e finanziari noti all’autorità di perseguimento penale sono valutabili al 15% di quelli realmente commessi sul territorio. Per questo motivo non è possibile azzardare un’analisi circa la loro evoluzione. I reati maggiormente denunciati rimangono la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro, spesso combinati fra loro.

Tutte le principali attività del settore economico terziario presenti in Ticino (bancario, fiduciario, assicurativo privato e pubblico, commerciale, servizi sanitari, amministrazione pubblica e assicurazioni sociali) sono state oggetto di inchieste. Anche il settore economico secondario, in particolare quello dell’edilizia, ha comportato denunce per illeciti in particolare per tutta una serie di gravi violazioni nella gestione di società e per abusi nei confronti dei lavoratori. Nell’ambito dei reati fallimentari, grazie all’attenzione posta già a partire dal 2015, si constatano sempre più segnalazioni, anche da parte di privati. La maggior parte delle inchieste ha una connotazione transfrontaliera, sia perché il Ticino è una piazza finanziaria di primaria importanza a livello nazionale e internazionale, sia per il forte legame geografico col polo metropolitano lombardo. Si riscontrano numerosi abusi commessi attraverso società di capitali svizzere (SA o Sagl), in particolare la non osservanza delle norme imposte dal Codice delle obbligazioni. Spesso queste irregolarità iniziano già dal giorno della loro costituzione e si protraggono sull’arco di tutta l’esistenza della persona giuridica fino al suo scioglimento, sovente causato dal fallimento. Fra le violazioni si rileva frequentemente la fittizia capitalizzazione della società e la connessa cessione di mantelli giuridici, gravi lacune nella sua organizzazione (quali l’assenza del consiglio d’amministrazione o di un valido domicilio legale), gravi violazioni nella tenuta o addirittura l’inesistenza di una vera e propria contabilità, violazioni nelle norme sul diritto del lavoro in particolare nelle coperture assicurative ai dipendenti (AVS, assicurazione contro gli infortuni, assegni familiari, assicurazione maternità, ecc.), al pagamento di un salario usuale secondo i parametri svizzeri, il non riversamento delle trattenute salariali e dell’imposta alla fonte. Molti illeciti sono attuati con l’intento di sottrarsi al pagamento delle imposte e delle tasse: infatti si assiste spesso alla presenza di conti annuali falsi con l’omessa registrazione di parte dei ricavi o la creazione di finti costi. Questo causa i reati di frode fiscale e di truffa in materia di tasse che, nei casi più gravi, costituisce pure il reato preliminare al riciclaggio di denaro. Gli autori di questi illeciti variano da semplici sprovveduti che non conoscono le basi del diritto svizzero fino a scaltri personaggi che agiscono intenzionalmente per proprio tornaconto. Nel settore assicurativo si possono annoverare alcune inchieste nei confronti di dipendenti di case per anziani che per anni si sono appropriati illecitamente di denaro. Queste strutture presentano somme di bilancio e di conto economico importanti, al pari di una media azienda, e possono celare una serie di illeciti sventabili solo attraverso regolari e rigorosi controlli di plausibilità.

Per quanto riguarda la messa in circolazione di moneta falsa i casi trattati hanno raggiunto quota 32 per un totale di 252 banconote/monete di cui 33 relative a euro mentre 219 a franchi. In relazione alla falsificazione dei franchi la moneta più colpita è stata quella da CHF 5 con un sequestro di 195 pezzi. Per quanto riguarda la moneta europea la banconota maggiormente falsificata è quella da 50 euro, con 17 banconote sequestrate. In particolare la falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura poiché effettuata da tipografie ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi è generalmente scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori di banconote.

Ripartire in moto in tutta sicurezza

Ripartire in moto in tutta sicurezza

Comunicato stampa

Prudenza e padronanza del proprio mezzo sono alla base di una guida sicura, in particolare quando si circola con scooter e motociclette, complice il ritorno della bella stagione. Al fine di sensibilizzare gli utenti delle due ruote motorizzate, il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure sostiene i corsi post-formazione destinati ai motociclisti.
Passata l’ultima nevicata, è tempo di rimettersi in sella alla propria moto. Ad inizio stagione la Polizia cantonale consiglia di eseguire sempre un controllo, sia del veicolo sia dell’equipaggiamento. Anche chi usa lo scooter per tragitti prevalentemente cittadini è opportuno che si attenga a delle semplici regole per non rischiare di iniziare la stagione con un incidente.
Eseguire un controllo del veicolo: verificare lo stato dei freni e degli pneumatici e assicurarsi che la catena sia correttamente in tensione e lubrificata permette di partire in tutta sicurezza.
Occhi aperti e buon senso: applicare i concetti di guida difensiva e di prudenza, guidando nel pieno rispetto delle regole.
Essere ben visibili: indossare sempre un abbigliamento ben visibile, verificare che il vestiario sia pulito e che i catarifrangenti sulle protezioni non siano coperti, sporchi o molto usurati. Per poter essere subito riconoscibili poi, è importante mantenere sempre accese le luci anabbaglianti. Inoltre un casco pulito e in perfetto stato è essenziale per la sicurezza del conducente.
Attenzione anche nel traffico cittadino: manovre brusche, sorpassi non consentiti e il mancato rispetto delle regole aumentano il rischio d’incidenti e… non accorciano la strada!
Il progetto Strade sicure invita quindi tutti i motociclisti e scooteristi a rimettersi in discussione e ad aggiornarsi. Al fine di consolidare queste capacità e le tecniche di guida si consiglia di seguire dei corsi post-formazione appositamente pensati per gli utenti delle due ruote motorizzate. Un elenco dei corsi è disponibile sul sito internet del Consiglio svizzero della sicurezza stradale (CSS): https://www.vsr.ch/it/organizzatori-di-corsi.html.

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Comunicato stampa

Anche lo scorso anno gli incidenti stradali provocati dalla disattenzione sono risultati in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo del telefonino durante la guida.
In questo senso, nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure”, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e tutte le Polizie comunali, nel mese di aprile protrarranno l’azione della campagna «Distratti mai!».
A seguito delle due precedenti campagne, promosse rispettivamente nel 2017 e nel 2018 e rivolte principalmente all’uso degli smartphone alla guida, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione durante il mese di aprile, al fine di sensibilizzare e responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete viaria cantonale, nell’intento di prevenire e ridurre il numero di incidenti.
Si ricorda che utilizzando il telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, i tempi di reazione si allungano. Infatti dare un’occhiata allo smartphone alla velocità di 100 km/h equivale a percorrere 400 metri al buio, a 50 km/h equivale a percorrerne 98. Inoltre nel 2018 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’752 incidenti della circolazione; di questi, la disattenzione al volante è una delle maggiori cause rilevate, nella misura del 10% in incidenti con soli danni e del 20% in quelli con ferimento. Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto del telefonino. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano come questi comportamenti rappresentino una delle principali cause di violazione del codice stradale con 3’289 infrazioni nel 2018, rispettivamente 4’041 nel 2017. La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» si concentra in particolare sui giovani tra i 18 e i 24 anni, fascia che registra un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.
«Distratti mai!» intende quindi coinvolgere tutti gli utenti della strada: automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni, i quali saranno sensibilizzati sui pericoli legati all’utilizzo del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.
Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/.

 

“Rifletti” ad Autonassa

“Rifletti” ad Autonassa

Comunicato stampa

Da questa sera, giovedì 4 aprile, e sino a domenica 7 aprile la campagna di sensibilizzazione «Rifletti» sarà presente al Salone dell’auto di Lugano “Autonassa” con la sua postazione informativa.
La sicurezza sulle nostre strade sarà così promossa con informazioni utili, giochi a premi e la distribuzione di numerosi gadget.

La campagna «Rifletti» – promossa dal Dipartimento delle istituzioni, con la Commissione consultiva «Strade sicure» – ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli utenti delle strade ticinesi sull’importanza di essere vigili nel traffico e di rendersi ben visibili. Il motto scelto per la campagna unisce, in un’unica parola, l’invito ad assumere un comportamento responsabile, riflessivo, e quello a indossare materiali in grado di riflettere la luce. Con questa campagna, premiata e interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, il Dipartimento delle istituzioni intende arricchire ulteriormente le attività che mirano a ridurre il numero di incidenti sulle nostre strade.