Esercito, la Logistica fa Centro

Esercito, la Logistica fa Centro

Da laRegione | Un investimento di quasi 22 milioni, per il 95% ‘assegnati a ditte ticinesi’. L’ampliamento prevede pure il risanamento dell’arsenale e la realizzazione delle officine per i veicoli.

Una «cattedrale», un «gioiello», una «pietra miliare» per la presenza militare e la sicurezza in Ticino. Sono solo alcuni dei termini che sono stati utilizzati ieri al Monte Ceneri in occasione dell’inaugurazione del nuovo stabile del Centro logistico dell’esercito, previsto nell’ambito della prima tappa dei lavori di ampliamento. Trattasi del magazzino a scaffalatura alta, dove trovano posto vestiti, armi, beni alimentari, medicamenti eccetera. Tutto quanto serve alle truppe per… togliere i panni da civili e indossare quelli grigioverde. Alla logistica lavorano 300 collaboratori e una ventina di apprendisti, diretti dal capo del Centro Fulvio Chinotti. Era lui, ieri, a fare gli onori di casa durante la cerimonia. «La creazione del Centro logistico del Monte Ceneri non era scontata – ha ricordato durante il suo intervento –. Solo l’intesa lungimirante dei vertici dell’esercito svizzero ha permesso di individuare nel Monte Ceneri una delle sedi ideali». Sono solo cinque, infatti, i Centri di questo tipo a livello nazionale. Contarne uno in Ticino è «importante», come ha ricordato tra gli altri Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Il Cantone è così protagonista all’interno del progetto dell’esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica. Quella di oggi (ieri per chi legge, ndr) è quindi una giornata determinante per il nostro territorio». Gobbi ha inoltre posto l’accento sulle importanti collaborazioni che potranno nascere tra l’esercito e gli altri enti di pronto intervento. «Collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi». Il Centro inaugurato ieri risulta perciò «un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete», che si auspica possa, in futuro, «rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione ».

Nel magazzino da 21mila metri cubi sono stoccate fino a cinquemila palette. Il sistema, semiautomatico, permette l’archiviazione rispettivamente la distribuzione del materiale secondo gli ordini forniti dalla truppa, grazie al moderno (digitale) sistema di registrazione. L’investimento per il nuovo stabile, certificato Minergie, è di quasi 22 milioni di franchi. «Quasi il 95% dei lavori sono stati assegnati a ditte ticinesi», ha precisato il capo progetto Paolo De Giorgi. A questa spesa si aggiungeranno quelle per i prossimi lavori già pianificati: la ristrutturazione dello stabile a fianco (l’arsenale), prevista a partire dall’anno prossimo (poco più di 12 milioni). E, in seguito, la seconda tappa dell’ampliamento del Centro, con la realizzazione delle officine e delle autorimesse per i veicoli (oltre 37 milioni di franchi) che saranno spostate da Bellinzona. Troveranno posto sull’altro lato della strada cantonale, ai piedi del Monte Tamaro.

 

La lotta svizzera, quella sconosciuta

La lotta svizzera, quella sconosciuta

Da il Ginnasta, agosto-settembre 2016 | La nostra redazione da tempo considerava di proporre ai lettori un articolo sulla Lotta svizzera, nostra “cugina”. A fagiolo è caduta la 1. Festa di Lotta Svizzera in Ticino, che si è tenuta al Campo sportivo di Gudo nel weekend 25-26 giugno 2016, con un ricco corollario di bancarelle, dimostrazioni e musica con i corni delle alpi.

A 45 anni dall’ultimo grande evento organizzato in Ticino (nel 1971 a Sementina), la lotta svizzera è dunque tornata al Sud delle Alpi. Per la manifestazione sono state allestite tre arene di 75 m3 di segatura, dove si sono sfidati 120 lottatori attivi non coronati per lo più d’Oltralpe, ma con anche qualche partecipante ticinese.

Ricordiamo che la lotta svizzera è una delle discipline della Ginnastica al Nazionale, che ha una sua Federazione specifica, nostra affiliata, ma che si differenzia da quella degli “Schwingler” presenti a Gudo per … il colore dei calzoncini!! Rigorosamente bianchi quelli targati FSG, di iuta quelli degli “Schwingler”.

Padrino d’eccezione della manifestazione è stato il Consigliere di Stato On. Norman Gobbi. Dunque quale testimonial migliore?L’On. Gobbi, che pure si è battuto con Andrea Stuppia alla festa di Gudo, volentieri si è prestato alla nostra intervista, che vi proponiamo.

Onorevole, cominciamo però dal “nostro” sport. Qual è il suo curriculum ginnico?
Ho praticato ginnastica e poi atletica da bambino, fino ai 12 anni circa.

Sappiamo che è figlio d’arte, ci spiega perché?
Mamma Patrizia, nonno Angelo e le mie zie Katia e Raffaella sono state monitrici di ginnastica. È anche grazie a loro che mi sono avvicinato a questa disciplina, senza però mai raggiungere il loro livello.

Qual è invece il suo curriculum da lottatore? Ma pratica o ha praticato davvero questo sport? Dove l’ha imparato?
Fin da bambino sono stato affascinato dalla lotta svizzera, come a tanti altri elementi delle tradizioni elvetiche. I primi incontri ai quali ho assistito risalgono però a qualche anno più tardi, quando mi trovavo in Svizzera interna per gli studi e il servizio militare. Non sono tuttavia mai stato un praticante, salvo in qualche occasione del tutto amatoriale e goliardica.

Un portale titolava “La Lotta svizzera secondo Norman”. Che ne dice di spiegarcela in breve, così capiamo come funziona? È faticoso?
È una disciplina molto antica, con oltre sette secoli di tradizione, che è nata in occasione delle feste di paese nelle zone rurali della Svizzera, e che poi – a inizio Ottocento – si è diffusa gradualmente anche nelle città, diventando così un vero e proprio “sport nazionale”. Gli incontri si svolgono all’interno di un campo di segatura – o resegadüsch, nel nostro dialetto – tra due lottatori: vince chi riesce a sbilanciare l’avversario, unicamente afferrando i famosi pantaloncini di iuta, e a farlo cadere con entrambe le spalle a terra. È uno sport decisamente faticoso, che già a un livello amatoriale richiede la conoscenza di diverse tecniche e prese.

Ma lei possiede davvero i calzoncini? O glieli hanno prestati?
No, non ne avevo un paio. Me li hanno prestati per la gara.

Parliamo della Prima Festa ticinese e della sua esibizione. Ci dice due parole sul suo sfidante Andrea Stuppia? Ha subito individuato i suoi punti deboli? (per la cronaca l’On. Gobbi al secondo round ha messo a terra il macellaio bellinzonese Andrea Stuppia, il quale si è invece aggiudicato il primo dei due combattimenti)
È stato un incontro particolarmente equilibrato, tanto che ci siamo aggiudicati un combattimento a testa. Andrea si è dimostrato uno sfidante molto valido, oltre ad essere un grande amico.

È stato difficile per gli organizzatori convincerla a fare il padrino della Festa?
Non hanno fatto molta fatica, per me è stato un vero piacere! Non capita tutti i giorni di ospitare in Ticino una festa del genere, dedicata alla tradizione della lotta svizzera.

Com’è stata la Prima Festa in Ticino?
C’era un bellissimo ambiente, con spirito patriottico e passione sportiva. Malgrado la pioggia sono arrivati davvero in molti a
Gudo, fra appassionati e curiosi. Anche le manifestazioni collaterali hanno arricchito l’offerta delle due giornate, e per questo va ringraziata l’organizzazione, davvero esemplare.
Secondo lei come mai in Ticino questa disciplina non ha tradizione (almeno finora), mentre che Oltralpe entusiasma le folle?
La lotta svizzera è più popolare nelle zone alpine e rurali della Svizzera tedesca, la regione nella quale è nata. Nei periodi di dominio straniero del nostro Paese, gli svizzero-tedeschi ribadivano il loro attaccamento alla Patria e le loro tradizioni anche attraverso questo sport. Lo intendevano come un modo per distinguersi e affermarsi, e ancora oggi è in parte così.

Torniamo al nostro orto, sia sincero: lotta svizzera o ginnastica?
Direi lotta svizzera, anche se… uno non esclude l’altro! La ginnastica è senz’altro una buona base, poiché sviluppa la coordinazione nei movimenti, fondamentale per un lottatore.

A quale manifestazione ginnica cantonale verrebbe volentieri?
Seguo con piacere tutte le attività ginniche cantonali. Credo che questa forma di sport possa essere una buona scuola di vita e le
sue società siano anche una bella “seconda famiglia” per i nostri giovani. L’ultimo evento? L’Accademia della SFG Airolo a cui ha
partecipato mia figlia Gaia di 5 anni.

Possiamo contare su di lei per i festeggiamenti del 150esimo dell’Associazione Cantonale Ticinese di Ginnastica nel 2019? Ha qualche suggerimento da darci? Cosa le piacerebbe vedere?
Sono sempre a disposizione per queste manifestazioni. Conoscendo l’ambiente ginnico ticinese, ricco di persone valide e con molta esperienza, non penso siano necessari suggerimenti da parte mia. Come futuro ospite dei festeggiamenti, al massimo posso formulare un auspicio: mi farebbe piacere un coinvolgimento di tutta la popolazione ticinese, anche di chi non è coinvolto personalmente, ma è curioso di scoprire questa dimensione della pratica sportiva.

Norman Gobbi è sportivo? Attivo o passivo?
Ultimamente piuttosto passivo… anche a causa degli impegni come Consigliere di Stato.

Quale sport attivo e quale passivo?
Mi piace molto esplorare le nostre montagne con le racchette da neve, oppure sciando: in generale, adoro le attività all’aperto, il
modo ideale per passare del tempo con la mia famiglia. Da buon leventinese sono inoltre ovviamente un amante dell’hockey, anche se ora lo pratico per lo più dalla tribuna, come tifoso, in compagnia dei miei bambini!

Concludiamo con i ringraziamenti all’On. Gobbi e a Luca Morasci, che ci ha gentilmente messo a disposizione le fotografie, con una riflessione. In un mondo in cui ogni tanto alcuni valori si smarriscono, ed il primo agosto ci ritroviamo a cantare solo la prima strofa dell’inno svizzero perché le altre non le conosciamo, vale forse la pena di lasciarsi affascinare da tradizioni e patriottismo. Male non fa!

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Tra colpi di cannone e elicotteri militari

Da CdT.ch | Inaugurato a Monte Ceneri il nuovo centro logistico dell’esercito – Norman Gobbi: “Importante tassello che permetterà di rispondere più velocemente ai bisogni del cittadino”

Quattro colpi di cannone, esibizioni militari e un tronchese per tagliare la catena che fungeva da nastro. È stata un’inaugurazione in grande stile quella che si è svolta questa mattina sul piazzale dell’ex arsenale del Monte Ceneri. Al centro dei festeggiamenti, la fine dei lavori per il nuovo centro logistico dell’esercito. Una struttura questa di oltre 35.000 metri cubi che va così a completare la rosa dei cinque centri nazionali distribuiti nelle regioni svizzere. Molti gli ospiti presenti, tra i quali anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il consigliere nazionale Marco Romano.

“Grazie a quest’opera il Ticino è protagonista all’interno dei progetti dell’esercito – ha sottolineato Gobbi – ma non solo: questo centro rappresenta un importante tassello all’interno di un sistema a rete che permetterà di rispondere sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione. Perché per i cittadini, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma elementi fondamentali della qualità di vita”.

“Dalle derrate alimentari ai vestiti, passando poi dall’equipaggiamento ai mezzi di trasporto, tutto ciò di cui ha bisogno la truppa per sopravvivere verrà immagazzinato qui”, ha spiegato il capo del Centro, Fulvio Chinotti.

Certificato Minergie, il nuovo stabile assicurerà i compiti logistici e infrastrutturali per Ticino, Grigioni italiano, Uri e Alto Vallese. Costo dell’operazione: 21,9 milioni di franchi, stanziati dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.

“La LAIn, un’opportunità per il Ticino”

“La LAIn, un’opportunità per il Ticino”

Da Ticinonews.ch | Il Comitato interpartitico a sostegno della Legge federale sulle attività informative illustra i propri argomenti

Il Comitato interpartitico a sostegno della Legge federale sulle attività informative (LAIn) – del quale fanno parte i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, i consiglieri nazionali Roberta Pantani, Ignazio Cassis, Giovanni Merlini, Marco Chiesa e Marco Romano e il consigliere agli Stati Filippo Lombardi – indica oggi in un comunicato stampa i motivi per i quali a suo dire occorre che il Ticino voti sì il prossimo 25 settembre.

“Anche per il Ticino, in seguito agli attentati di Parigi, Bruxelles e Monaco, la nuova Legge sulle attività informative (LAIn) è di fondamentale importanza” scrive il comitato interpartitico. “Con un’altissima mobilità transfrontaliera e quale porta d’entrata al nord Europa, il Ticino deve poter fare affidamento sul Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) al fine di identificare per tempo potenziali terroristi che desiderano entrare nel nostro Paese. Il progresso tecnologico e l’interconnessione globale sempre più profonda e nuove forme di terrorismo hanno acuito le minacce. La nuova Legge introduce strumenti adeguati per garantire al meglio la sicurezza interna del nostro Paese dalle moderne minacce criminali.”

“Gli strumenti attualmente a disposizione del SIC non permettono più di rispondere adeguatamente ai rischi e alle minacce sempre più aggressive e complesse” prosegue il comitato. “Ad esempio, per le Guardie di confine e per le Polizie cantonali è fondamentale poter ottenere informazioni utili a individuare potenziali terroristi che vogliono entrare nel nostro Paese. La nuova Legge sostiene dunque il lavoro delle Forze di polizia mettendo a disposizione informazioni tempestive e complete.”

“La raccolta delle informazioni prevede comunque una procedura di autorizzazione rigorosa e ampi controlli per tutelare la protezione dei dati personali” spiega il comitato. “L’impiego delle nuove misure di acquisizione d’informazioni può avvenire soltanto in presenza di minacce gravi e concrete. La raccolta d’informazioni sottostà a più autorizzazioni a tutela della sfera privata: dapprima del Tribunale amministrativo federale e poi di tre membri del Consiglio federale. Inoltre, il SIC sarà sottoposto alla vigilanza di una nuova autorità indipendente di controllo.”

“La LAIn rappresenta dunque un’opportunità che dev’essere colta” conclude il comitato. “Per queste ragioni, il Governo e il Parlamento, così come la maggioranza dei partiti – Lega, UDC, PLR, PPD – approvano la nuova Legge sulle attività informative.”

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito |

Gentili ed egregi ospiti,

è davvero un piacere essere nuovamente qui con voi, sul Monte Ceneri, a quattro anni dalla cerimonia per la posa della prima pietra di questo Centro logistico del nostro Esercito.
Quel giorno, il 7 dicembre 2012, avevo espresso l’auspicio che potessimo ritrovarci – nel 2016 – per celebrare l’inaugurazione della nuova struttura. Beh, eccoci qui, come promesso, ad ammirare questo nuovo magazzino a corridoi stretti: ma soprattutto, a ricordare che il Canton Ticino è protagonista all’interno dei progetto dell’Esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica che coinvolge anche i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).
Quella di oggi è quindi una giornata importante, determinante per il nostro territorio, che si unisce idealmente a due altri importanti traguardi: il centesimo anniversario della logistica e della Piazza d’armi del Monte Ceneri e – tra meno di un mese – l’inaugurazione della stazione ferroviaria di Bellinzona, legata al progetto del tunnel di base del San Gottardo.
L’ho detto quattro anni fa, lo ribadisco oggi non solo in veste di direttore del Dipartimento istituzioni, ma anche come semplice cittadino ticinese: galleria di base del Gottardo, strada cantonale, autostrada e ferrovia sono i fili di un asse di transito che passa dal Monte Ceneri e capaci di trasmettere tra nord e sud la linfa economica e l’identità del nostro Paese. Sarebbe facile citare i grandi condottieri che hanno calcato queste strade in passato, superando questo colle con le loro truppe: Federico Barbarossa, il generale Suvorov alla guida delle truppe russe, l’esercito agli ordini di Napoleone Bonaparte. E la divisione tra sopra e sotto Ceneri non è cosa recente. Già l’imperatore romano Augusto (1° sec. a.C.) pose sul Monte Ceneri il confine tra due mondi: a Nord la Rezia celtica e a sud la Regio XI Transpadana dell’impero romano. Perché non è solo la mobilità odierna, ma anche la Storia a parlarci di questo luogo come di uno snodo determinante.
È con la consapevolezza di questa centralità, dettata dall’assetto delle vie di comunicazione e dalla Storia, che oggi inauguriamo questa infrastruttura del Centro logistico. A breve sono previste altre opere importanti per il risanamento dell’attuale edificio amministrativo e per l’insediamento delle nuove officine e del parco veicoli dell’esercito, attualmente a Bellinzona. Per questo progetto il mio Dipartimento si è adoperato per fare in modo che la realizzazione avvenisse nei tempi auspicati. L’insieme di queste installazioni ci permetterà di centralizzare in un unico luogo, facilmente accessibile, diverso materiale da mettere a disposizione delle truppe a prontezza elevata. Proprio per questo si avvarrà della collaborazione di 300 persone impiegate principalmente in Ticino ma anche nei Cantoni di Uri, Vallese e Grigioni per la gestione quotidiana della logistica, a favore di tutti i militi che stazionano in questi territori.
Da Direttore del Dipartimento delle istituzioni, guardo inoltre con grande fiducia alle collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi. L’esercizio Odescalchi che ha avuto luogo con successo ha infatti mostrato i punti forti della collaborazione tra tutti i partner coinvolti.
Salutiamo quindi questo centro anche come un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete che riesca in futuro a rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione; perché per i cittadini che siamo chiamati a servire, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma dati di fatto, elementi fondamentali della qualità di vita.
La Confederazione, le Autorità militari e il Divisionario Baumgartner prima e il Divisionario Kaiser dopo hanno dato al nostro Cantone l’opportunità di essere parte integrante e attiva di un progetto così importante e strategico per il nostro Paese. Li ringraziamo, e li ringrazieremo anche in futuro con il nostro impegno e la nostra collaborazione quotidiana. Non vogliamo essere un partner positivo solo con le parole, ma anche coi gesti e con gli sforzi che porteranno questo edificio a divenire il cuore operativo logistico per eccellenza per le attività dell’Esercito a Sud delle Alpi.
Ho iniziato questo discorso ricordando la cerimonia di posa della prima pietra di questi edifici. Una prima pietra alla quale molte altre sono seguite e molte altre seguiranno. Ora sta solo a noi far sì che questo centro diventi anch’esso una realtà solida come pietra: una pietra miliare per la presenza militare e la sicurezza in Ticino e in Mesolcina.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Zali e Gobbi a Göschenen per il Gottardo

Da Ticinonews.ch | Cantoni e Comuni si sono trovati nel Canton Uri per discutere del progetto. Nel 2017 il Consiglio federale si esprimerà

Su invito dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) si è riunita oggi per la prima volta a Göschenen la commissione politica di progetto sulla seconda canna della galleria autostradale del San Gottardo. Ne fanno parte rappresentanti dei Cantoni Uri e Ticino e dei Comuni interessati a nord e a sud del traforo.

I Cantoni Uri e Ticino nonché i Comuni dei due versanti del Gottardo devono essere coinvolti attivamente nel progetto, ricevere regolarmente informazioni sugli sviluppi e sullo stato di avanzamento dei lavori e farsi portavoce delle richieste e degli interessi della popolazione locale: questo, in sintesi, l’obiettivo della commissione, neo costituita oggi a Göschenen.

All’incontro erano presenti i Consiglieri di Stato ticinesi Claudio Zali e Norman Gobbi, e i loro omologhi urani Roger Nager e Urban Camenzind. Della commissione fanno parte anche i rappresentanti delle autorità comunali di Biasca, Airolo, Göschenen, Wassen, Seedorf, Gurtnellen e Flüelen. La commissione si riunirà presumibilmente due o tre volte all’anno secondo le necessità.

I piani per il nuovo traforo si trovano in fase di “progetto generale“, che verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio federale con molta probabilità nella prima metà del 2017. Seguirà il progetto esecutivo, che sarà depositato per la pubblica consultazione.

“Stato ficcanaso”? Stiamo parlando di sicurezza!

“Stato ficcanaso”? Stiamo parlando di sicurezza!

Da il Mattino della domenica | Una legge per proteggerci dal terrorismo e dal crimine organizzato

Qualche anno fa si sentiva parlare di terrorismo. Ma era lontano dalla nostra realtà, dai nostri usi e dalle nostre abi­tudini. Nel corso dell’ultimo anno l’Europa è stata colpita al cuore e quel concetto lontano ha iniziato a toccarci più da vicino. La cronaca quest’estate ci ha pure rivelato che ci sono fanatici che vivono in piccoli centri simili ai nostri paesini, in Germania e negli Stati limitrofi, pronti a commettere una strage, in qualsiasi momento, nel nome di Allah. E non è solo il terrori­smo a preoccupare. L’Ufficio federale di polizia ha infatti rilevato negli ul­timi anni l’insediamento di organizza­zioni mafiose nel nostro Paese. La nuova legge sulle attività informative (LAIn), in votazione il prossimo 25 settembre, vuole dotare i nostri 007 di strumenti adatti alla lotta contro nuove minacce.

Attacchi terroristici imprevedibili?

Parigi, Bruxelles, Nizza, Baviera: at­tacchi incontrollabili e imprevedibili? Forse non del tutto. Prendiamo ad esempio Nizza. Qualche giorno dopo la strage, appaiono sui giornali dettagli inquietanti rilasciati dalle autorità fran­cesi. L’attentatore avrebbe svolto delle ricerche quasi quotidiane sui canti re­ligiosi usati dall’IS come propaganda e sulle recenti azioni terroristiche come la strage di Orlando, e avrebbe effettuato un sopralluogo – visibile da alcune telecamere di sorveglianza ­sulla Promenade des Anglais nei giorni che precedevano la strage. In­formazioni che forse, se fossero arri­vate prima nelle mani dell’intel­ligence, avrebbero evitato che succe­desse l’irreparabile. Ho parlato di un altro Paese europeo, vicino alla nostra realtà.

Non dobbiamo però dimenticare che a inizio 2016, più precisamente ad aprile, un caso di fondamentalismo ci ha toccato – o meglio sfiorato – da vi­cino. Sto parlando dello jihadista di Lecco che frequentava giornalmente il nostro Cantone per allenarsi in una pa­lestra di Canobbio e si era avvicinato all’islam radicale. Fortunatamente, grazie al lavoro della nostra Polizia cantonale e agli inquirenti italiani, il giovane è stato arrestato prima che po­tesse commettere un attacco.

Migliorare lo scambio di informazioni

La Svizzera oggi non dispone di una protezione sufficiente in relazione alle minacce attuali. Perché come ho già detto a più riprese la minaccia terrori­stica rimane alta e il pericolo zero non esiste. Nemmeno alle nostre latitudini. Sebbene la Svizzera non risulti essere un obiettivo primario dei terroristi, non possiamo non essere vigili. Ma per farlo dobbiamo avere gli strumenti adeguati. I mezzi di cui dispone attual­mente l’intelligence svizzera non sono sono sofisticati e aggiornati come quelli delle altre nazioni europee.

La legge sulle attività informative in votazione il prossimo 25 settembre permetterebbe alla Svizzera di essere al passo con gli altri Paesi e di miglio­rare ulteriormente lo scambio d’infor­mazioni con essi, darebbe quindi la possibilità al Servizio delle attività in­formative della Confederazione (SIC) di individuare prontamente le minacce esistenti e di avvertire tempestivamente le autorità competenti. Il nostro Paese sarebbe inoltre più indipendente, non dovendo più contare solo sulle infor­mazioni degli 007 di altre nazioni.

Il SIC attualmente può acquisire infor­mazioni soltanto in luoghi pubblici: la nuova legge permetterebbe loro di mo­nitorare i computer e le telecomunica­zioni, scoprendo da messaggi su telefono o e-mail se è in atto una pre­parazione per un atto terroristico, o smascherando una rete di criminalità organizzata tramite intercettazioni te­lefoniche.

Presenza della mafia sul territorio

Non è stato solo il terrorismo però ad aver toccato da vicino la sicurezza del nostro Cantone e della nostro Paese negli scorsi anni. Alcuni fatti di cro­naca hanno richiamato all’attenzione dell’opinione pubblica la presenza d’infiltrazioni di stampo mafioso al­l’interno del nostro territorio. Dal ‘banchiere’ della ‘ndrangheta di Va­callo, all’operazione Hydra, fino al­l’operazione Helvetia che scoperchiò la cellula ‘ndranghetista di Frauenfeld. Le nuove disposizioni legislazioni agevolerebbero il lavoro degli inqui­renti anche in questo campo.

Proteggere i dati personali

C’è chi però disegna lo Stato come fic­canaso. Il referendum contro la legge fa leva sulla paura della violazione della privacy, la paura che la nostra sfera privata venga intaccata. Disegna lo Stato come una telecamera del Grande Fratello, che vuole scoprire cosa facciamo e cosa scriviamo in ogni momento della vostra vita. Ma non si tratta di questo e anzi, per ov­viare ogni possibilità di nuocere al cit­tadino, le nuove misure saranno vincolate da procedure di autorizza­zione molto severe per proteggere i dati personali. La nuova legge non li­mita in alcun modo la libertà di chi, come noi, è un cittadino onesto, poi­ché le informazioni che non hanno nessuna relazione con una possibile minaccia non potranno essere utiliz­zate e dovranno essere distrutte. In pratica: a meno che siate dei terroristi intenti a preparare un attacco, i dati le­gati alla vostre attività online non ver­rebbero salvati in nessun database!

Chi ha proposto il referendum fa leva sulla paura di essere spiati e porta avanti la sua campagna politica mo­strando uno Stato invadente. I promo­tori di questo referendum stanno giocando contro la sicurezza del no­stro Paese, accettando ogni tipo di comportamento e atteggiamento anche estremista, proclamandosi pro­tettori dei diritti fondamentali e della libertà individuale a tutti i costi. La verità è che contrapporre la libertà in­dividuale alla sicurezza collettiva è una scelta molto rischiosa e fuor­viante. Un concetto non esclude l’al­tro: è necessario quindi trovare l’equilibrio tra questi due principi fon­damentali dello Stato democratico.

Io sono convinto che la sicurezza sia il bene più prezioso di ognuno di noi. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni lavoro ogni giorno per portare maggiore sicurezza e quindi maggior benessere a ogni ticinese. Ora è però il momento per ognuno di noi di agire. Il popolo è chiamato a votare: facciamo valere il nostro di­ritto di sentirci più sicuri in casa no­stra!

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Immigrazione di massa: e la volontà popolare?

Immigrazione di massa: e la volontà popolare?

Dal Corriere del Ticino | Cosa sarebbe la Svizzera senza la democrazia diretta? Un sistema tanto affascinante quanto invidiato da tanti popoli. Un sistema che consente ai cittadini di essere protagonisti e sovrani della vita politica del proprio Paese, grazie a decisioni prese attraverso il voto popolare. Voto che non può e non deve essere ignorato. Delude quindi – e sorprende anche – la decisione presa venerdì scorso dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, la quale ha il compito di valutare le proposte per l’attuazione del voto contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014. Andrò dritto al punto e non sceglierò mezze parole: si tratta per certi versi di un aborto politico! E non sono certo i cittadini svizzeri a uscirne vincitori, la cui volontà viene aggirata.

Infatti, il risultato presentato dalla maggioranza della Commissione è il prodotto dei dibattiti interni, che hanno visto unirsi la posizione liberale e quella socialista, con l’aggiunta in seguito dei popolari democratici con la loro sedicente proposta federalista. Un fine lavoro di patchwork, ma a conti fatti non è altro che una mera trascrizione di quanto già prevede l’Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l’Unione europea (e i suoi Stati membri) per poter adottare misure di regolazione del mercato del lavoro (come ad esempio alcune misure fiancheggiatrici), con la sola novità dell’obbligo d’annuncio (Meldepflicht) per favorire potenzialmente la manodopera indigena. Potenzialmente, poiché – e ribadisco sorprendentemente – la maggioranza PLR-PPD-PS della Commissione ha deciso di delegare la decisione sull’attuazione di qualsiasi misura di controllo dell’immigrazione a un organo terzo, ossia al comitato misto Svizzera-UE. Ed è per questo che la proposta dipinta dal PPD come federalista, tale non è. Infatti, dal testo proposto dalla maggioranza commissionale emerge che il Cantone può sì richiedere, la Confederazione può anche proporre, ma è il comitato misto a poter decidere. In poche parole i Cantoni non saranno altro che organi richiedenti ma non potranno mai attuare misure che dovrebbero – anzi devono! – essere di loro competenza. D’altronde, anche il progetto denominato «bottom-up» prevedeva una forma di automatismo delle misure a tutela del mercato del lavoro – settoriale, regionale o nazionale – che però è stato criticato fortemente dall’UE e dai suoi Stati membri, Italia in primis. Ora con la proposta della maggioranza commissionale PLR-PPD-PS non solo si cede la sovranità decisionale (indebolendo la posizione contrattuale già esigua del Consiglio federale), ma – peggio – si rinuncia pure all’automatismo delle misure, che saranno sempre e comunque verificate dal comitato misto. La presunta vittoria sui frontalieri tanto declamata negli scorsi giorni è invece da interpretare come una perdita ulteriore di terreno verso il vero obiettivo, ossia di controllare l’accesso al mercato. Infatti, senza automatismi, il sistema «bottom-up» di per sé già limitativo a livello di forza d’intervento – considerato che i parametri da raggiungere per poter attuare una misura sarebbero comunque troppi – diventa inutile.

La realtà è che la soluzione proposta venerdì scorso si distanzia notevolmente dalla volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014. Popolo che – ricordo – quel giorno ha detto in modo chiaro il proprio volere, andando contro la stessa maggioranza formata da PLR, PPD e PS, che oggi mette i bastoni tra le ruote – nuovamente – all’attuazione della volontà popolare, e pensando di far meglio, peggiora ulteriormente le nostre posizioni nei confronti dell’UE.

Sembra che la storia non abbia insegnato nulla ai rappresentanti di quelli che vengono definiti partiti storici. Eppure, in passato, le cittadine e i cittadini dello splendido Paese in cui viviamo hanno dimostrato di essere stati più lungimiranti dei loro rappresentanti. E a mio modo di vedere, il 9 febbraio 2014 è stata una di quelle occasioni.

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Dal Mattino della domenica l Fuggono dall’Africa in cerca di un nuovo futuro in Europa. Nella loro testa ci sono i Paesi del nord: funzionanti, puliti, ricchi, senza problemi; insomma, offrono quello che loro cercano. Ma i paesi che vogliono raggiungere sono lontani, il viaggio è complesso e fra l’Africa e la terra “promessa” ci sono altre nazioni che devono essere attraversate.

L’anno scorso abbiamo seguito la si­tuazione in Grecia: ancora oggi decine di migliaia di persone sono bloccate in campi profughi che non sono certo adeguati a sostenere i bisogni del nu­mero di migranti che ospitano. Quando la rotta dei Balcani è stata chiusa, poiché alcuni Paesi non vole­vano più accogliere migranti, il flusso si è concentrato verso l’Italia. Un altro paese Europeo con la sola colpa di af­facciarsi sul Mediterraneo si è trovato a gestire migliaia di migranti in arrivo sulle sue coste.

Ripartizioni inesistenti
Quando i migranti vengono tratti in salvo dal mare, e portati negli hotspot della penisola, dovrebbero essere ri­partiti nei paesi dell’Unione Europea, secondo un accordo sancito lo scorso anno. Ma questo non succede, e i paesi accoglienti come l’Italia – che oltre­tutto devono far fronte già a diversi problemi interni – si devono accollare tutti i problemi. Ciò che è stato scritto su carta, che sembrava semplice e fun­zionale, in realtà ha fallito misera­mente. O forse è abilmente fallito, infatti i Paesi dell’Unione Europea, una volta di più, dimostrano di essere solidali solo laddove conviene esserlo. L’esempio a dimostrazione di questo fatto lo si trova proprio nella gestione di un altro capitolo del viaggio dei mi­granti: quello dei viaggi con i barconi! In quell’ambito la collaborazione fun­ziona e tutti portano il loro contributo per fare in modo che gli sbarchi siano contenuti, per quanto questa parola poco rappresenta il numero di migranti che arriva sulle coste italiane. È quando i migranti devono prenderli in casa, per dare ossigeno all’Italia, o semplicemente per osservare gli ac­cordi che loro stessi hanno sottoscritto, che i Paesi dell’UE fanno orecchio da mercante.

Sovraffollamento
Ma continuiamo con il viaggio dei mi­granti. Viaggiano lungo tutta l’Italia e arrivano a nord. C’è sovraffollamento. La situazione diventa complessa. Mi­gliaia di persone, tra Milano e Como, si accalcano al confine italo-svizzero. Quando raggiungono Como, hanno la possibilità di chiedere asilo in Sviz­zera, vengono accompagnati dalle guardie al Centro di registrazione a procedura di Chiasso, dove, sotto la re­sponsabilità della Segreteria di Stato della migrazione, viene valutata quindi la loro domanda.

I migranti che non vogliono chiedere asilo e non hanno i documenti, se­condo la Legge sugli stranieri, sono considerati degli illegali ed entrano nella procedura di riammissione sem­plificata in Italia. Se la riammissione non è possibile entro la mezzanotte ­orario dopo il quale la Polizia di fron­tiera italiana non ha più la possibilità di riammetterli sul loro territorio – ven­gono accompagnati nel nuovo Centro unico temporaneo predisposto a Ran­cate, dove il Cantone garantisce loro un soggiorno dignitoso sul territorio ti­cinese, di rifocillarsi e di trascorrere la notte sotto un tetto. Il giorno dopo ven­gono riaccompagnati dalle Guardie di confine alla frontiera, affinché siano riammessi in Italia.

Più uomini alla frontiera
In Ticino ci siamo preparati da tempo sapendo che – volenti o nolenti – ci sa­remmo ritrovati in mezzo. Abbiamo portato più uomini alla frontiera, per aiutare le guardie già impegnate a Chiasso. Abbiamo trovato una solu­zione e grazie all’impiego dei militi dell’esercito e della protezione civile, e siamo riusciti in pochissimo tempo, a creare una struttura che potesse ospi­tare in un ambiente adeguato, nella struttura di Rancate, gli illegali che de­vono passare la notte sul nostro terri­torio, portandoli lontani dai centri abitati. Domani ricominceranno le scuole, e il centro di Rancate è ideale per una situazione che sarebbe dovuta rimanere eccezionale ma che è diven­tata quotidianità, perché di tutti i mi­granti che passano il confine italo-sviz­zero, i due terzi, quindi la stragrande maggioranza, non intende fermarsi in Svizzera. Alcuni di loro tenta più volte di passare il confine, così da raggiun­gere l’obiettivo di depositare una do­manda d’asilo nei paesi del nord (prima tra tutti, la Germania), ma non funziona così. Questo modo di proce­dere dimostra che non si sentono real­mente minacciati, prerogativa fondamentale per ricevere l’asilo, per­ché, se sentissero la loro esistenza re­almente in pericolo, la loro priorità sarebbe chiedere asilo, e non chiederlo in una determinata nazione.

Escamotage
L’escamotage allora diventa quello di chiedere asilo politico con l’intento di scappare durante la verifica della loro pratica. I dati ci indicano che oltre la metà dei richiedenti l’asilo si dà alla macchia e prima o poi la signora Si­monetta Sommaruga, dovrebbe avere l’onestà di rendere pubbliche queste cifre, anche per far capire ai suoi com­pagni che presidiano la stazione di Como imboccando i migranti, che non forniscono loro un servizio, perché quando questi verranno fermati dalle autorità di altri Paesi, sempre sulla base di quegli accordi di cui i socialisti fanno finta di conoscere l’esistenza, verranno riportati in Svizzera, proprio laddove non vogliono stare. Non è che si usa la scusa dell’aiuto umanitario per egoistici motivi ideologici e poli­tici? A pensar mal si fa peccato…

NORMAN GOBBI

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

Da Cdt.ch l Su Facebook i pensieri di Norman Gobbi e Boris Bignasca per l’uomo che diede vita nel 1991 al partito ticinese insieme al “Nano” e Flavio Maspoli

È morto ieri il terzo cofondatore della Lega dei Ticinesi, Mauro Malandra, che nel 1991 diede vita al partito insieme a Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca. A ricordare l'”eroe dei nostri tempi” è proprio il figlio del “Nano”, Boris Bignasca sulla sua pagina Facebook, facendo eco al post del consigliere di Stato Norman Gobbi che, sempre sui social network, ha voluto ricordare il “caro Mauro” con una foto che li ritrae insieme.

Norman Gobbi dopo l’addio all’amico leghista appena scomparso, promette: “Continueremo quanto avete iniziato…continueremo a batterci per i nostri ideali, per il bene del nostro Cantone e dei Ticinesi”.