Il Comune ticinese: un cantiere ancora in divenire

Il Comune ticinese: un cantiere ancora in divenire

Dal Giornale del Popolo del 6 aprile 2016

Il punto della situazione sul progetto «Ticino 2020» e sulle aggregazioni – L’esempio della «grande» Bellinzona.

I prossimi anni saranno segnati da cambiamenti strutturali per il Canton Ticino, e vedranno rafforzarsi il livello istituzionale più vicino alla cittadinanza: il Comune. È il messaggio trasmesso oggi dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che – con la partecipazione del sindaco di Bellinzona Mario Branda e il capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi – ha illustrato lo stato di avanzamento dei diversi progetti promossi dal Cantone. A pochi giorni dalle elezioni comunali del 10 aprile 2016, il Dipartimento delle istituzioni ha voluto discutere lo stato di avanzamento complessivo dei cantieri avviati negli ultimi anni dal Cantone e dai suoi partner istituzionali – con l’obiettivo di tracciare la rotta verso il Ticino di domani. Tassello principale della riorganizzazione è la riforma «Ticino 2020», che mira a dare una nuova forma ai rapporti interni fra le autorità del Cantone, con effetti benefici soprattutto per il Cittadino, ma anche per le relazioni con la Confederazione e gli altri Cantoni. Il prossimo passo – dopo l’approvazione del credito-quadro di 3,2 milioni di franchi da parte del Parlamento, nel settembre 2015 – consisterà nella prossima costituzione dei primi Gruppi di lavoro misti, composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni, che consegneranno le loro prime conclusioni entro fine 2016. Questo lavoro sarà la base per una serie di messaggi che si prevede di presentare al Gran Consiglio entro la fine del 2017, in modo che entro l’anno seguente sia possibile giungere all’approvazione di un primo pacchetto di misure, e avviare così entro il 2020 la revisione di compiti, flussi finanziari e sistema di perequazione. Un elemento cruciale della riforma è costituito dalla politica di riorganizzazione dei Comuni, che ha nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) il suo documento strategico. Una prima fase di consultazione sul progetto è già stata conclusa, raccogliendo le osservazioni e proposte da parte di Comuni, associazioni, partiti e società civile. Una versione aggiornata del Piano sarà oggetto di una seconda consultazione una volta che il Tribunale federale si sarà pronunciato sulla costituzionalità dell’Iniziativa “Avanti con le città di Locarno e Bellinzona”. Luogo privilegiato per l’accompagnamento di questi progetti sarà la piattaforma di dialogo Cantone e Comuni, il cui funzionamento, dopo un periodo di rodaggio, da oggi prova di un dialogo efficace fra i due livelli istituzionali. Come ha spiegato Gobbi a livello operativo, vi è stata l’introduzione di alcuni strumenti per la gestione della qualità. Per esempio un manuale, un sistema di controllo interno, corsi di formazione e un sistema di certificazione ad hoc. Invece, a livello strategico, il Piano delle aggregazioni e la Riforma Ticino 2020. Anche a livello giuridico, negli ultimi anni, ci sono stati passi avanti con alcune modifiche di legge. Si pensa alla Legge organica comunale, alla nuova legge sul consorziamento dei Comuni, alla revisione della Legge organica patriziale e alla revisione della Legge sulle aggregazioni. Lo stesso consigliere di Stato ha anche aggiunto che grazie alle aggregazioni è stato possibile risanare i Comuni di periferia fortemente indebitati e soprattutto far scendere il moltiplicatore d’imposta cantonale dall’86% nel 1997 al 76% del 2013. E per il futuro? «Auspico che le città possano mantenere il proprio ruolo di motore per i rispettivi agglomerati e che i Comuni sappiano calibrare bene le loro forze investendo per i loro cittadini, ma con un occhio attento a garantire finanze sane». Elio Genazzi, parlando del progetto Ticino 2020 ha ricordato alcuni problemi, emersi anche di recente, come la richiesta da parte di 23 Comuni paganti, di ridurre, da subito, l’onere a 30-35 milioni di franchi. Ma ha anche ricordato che occorrerebbe valutare il tutto, anche questa misura, all’interno del progetto più ampio di riforma. Entro l’estate si dovrebbe raggiungere un accordo sul progetto di massima Ticino 2020 ed entro la fine dell’anno la consegna dei primi rapporti di valutazione da parte dei gruppi di lavoro. Un decreto legislativo sarà elaborato entro la metà del prossimo anno e nel 2018 si prevede di approvare il primo pacchetto di misure (compiti, flussi e perequazione).

Da ‘figli dei baliaggi’ a Comuni 2.0

Da ‘figli dei baliaggi’ a Comuni 2.0

Da LaRegione del 6 aprile 2016

Norman Gobbi ha «fatto il punto» sull’evoluzione degli enti locali, che ha subito una forte accelerazione.

A che punto siamo? Oltre metà strada. Perché se da un lato si è «ancora figli degli otto baliaggi» e «il Ceneri rimane la montagna più alta» del Ticino; dall’altro i Comuni si sono ammodernati o si stanno ammodernando. Anche grazie alle aggregazioni. E ieri il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi ha «fatto il punto» sull’evoluzione degli enti locali. Un’evoluzione che ha subito una forte accelerazione. Qualche cifra: nei primi anni Novanta si contavano a sud del Gottardo quasi 250 Municipi. Nel 2010 il loro numero era sceso a 160 mentre oggi i ‘campanili’ sono 135. E fra un annetto, ricorsi e ‘nuova Bellinzona’ permettendo, saranno 115. Ma non basta ‘dare i numeri’. Pure «il ruolo del Comune – ha ricordato Gobbi – sta cambiando» e il Cantone «ha voluto rafforzarlo» per venire incontro «alle nuove esigenze, fortemente mutate, della popolazione». Come si è agito? Su vari fronti. Dal punto di vista strategico è stato per esempio elaborato e messo in consultazione il Piano cantonale delle aggregazioni. Il quale, lo ricordiamo, potrebbe essere un controprogetto all’iniziativa sulle fusioni di Giorgio Ghiringhelli (sulla cui ricevibilità si esprimerà a breve il Tribunale federale). Gobbi ha inoltre ricordato le modifiche alla Legge organica comunale, a quella sul consorziamento dei Comuni, a quella organica patriziale e via dicendo. E poi c’è il grande cantiere ‘Ticino 2020’ che da qui a quattro anni rivedrà compiti e flussi finanziari degli enti locali. «Entro l’estate – ha detto a tal proposito il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi – sarà siglato l’accordo definitivo in sede di Piattaforma Cantone-Comuni». Sul tavolo anche la lettera dei 23 enti locali ‘forti’ che chiedono di ridurre da subito la somma pagata nella perequazione. «Anticipare tali modifiche – ha però rilevato Genazzi – sarebbe iniziare un lavoro con le basi sbagliate». Ogni cosa a suo tempo. E a proposito di tempi che cambiano il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha presentato la «nuova realtà» che si sta creando nel Bellinzonese. «Nuova e non – ha sottolineato Branda – grande realtà». Perché non conterà la quantità ma la qualità di una città che dovrà sapere «sostenere lo sviluppo economico e la qualità di vita» propri del ventunesimo secolo.

Comuni «Ci troviamo a metà strada»

Comuni «Ci troviamo a metà strada»

Dal Corriere del Ticino del 6 aprile 2016

Ecco come sarà il Cantone del futuro – Illustrati gli scenari della riforma Ticino 2020 Gobbi: «Va ottimizzata l’attività dello Stato» – Genazzi: «Si parte con i gruppi di lavoro»

Finanziariamente forte, progettuale, responsabilizzato e in grado di rispondere alle sfide che si profilano all’orizzonte: questo è il Comune del futuro tracciato dal Dipartimento delle istituzioni, che ieri a Palazzo delle Orsoline ha fornito un quadro generale sui progetti promossi dal Cantone a pochi giorni dalle elezioni comunali del 10 aprile. Misure che intendono «rafforzare i Comuni e farli uscire da quell’aura ottocentesca per farli entrare nel XXI secolo», ha detto il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Il Ticino, aggiornando i dati con le ultime aggregazioni di Bellinzona e della Riviera, attualmente conta 115 Comuni ma secondo il Piano cantonale di aggregazione questi potrebbero arrivare a 23. Diventa quindi evidente come gli enti locali «acquisteranno sempre più peso e importanza », ha proseguito Gobbi, «è l’autorità pubblica più prossima al cittadino e l’elemento base del federalismo e va quindi rafforzata». Gli Enti locali dovranno quindi assumersi maggiori responsabilità, erogare più servizi mantenendone la qualità, far fronte al cambiamento della società ed essere quindi al passo con i tempi, in particolare con la digitalizzazione. Il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha proprio posto l’accento sul cambiamento di funzione del comune, che da agricolo è passato a comune dei servizi nel Novecento per passare a quello contemporaneo che ha il compito di sostenere lo sviluppo economico e la qualità di vita del proprio territorio. Per potersi assumere queste sfide necessita di spazi e risorse, di qui la decisione dell’aggregazione, che Gobbi sottolinea essere nata dal basso: «È importante essere al timone del proprio destino, piuttosto che subirlo».

le strategie
Per realizzare tutto questo il Cantone ha elaborato due strategie: il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e la riforma Ticino 2020, che riorganizzerà gli enti locali ridefinendone anche i compiti. In settembre 2015 il Parlamento aveva approvato il credito quadro di 3,2 milioni di franchi, ora «verranno costituiti i primi Gruppi di lavoro misti, composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni, che consegneranno le loro prime conclusioni entro fine 2016», rivela il capo della Sezione degli enti locali Elio Genazzi, che aggiunge: «Siamo a metà strada ». Dal 2017 verranno presentati «una serie di messaggi che si prevede di presentare al Gran Consiglio entro la fine del 2017, in modo che entro l’anno seguente sia possibile giungere all’approvazione di un primo pacchetto di misure, e avviare così entro il 2020 la revisione di compiti, flussi finanziari e sistema di perequazione », precisa ancora Genazzi. Per ora il sistema di solidarietà tra Comuni rimane, ha aggiunto Gobbi, che ha preso atto della lettera inviata dai 23 Comuni per chiedere una revisione urgente del sistema: «Questi enti vorrebbero accelerare il processo che è stato avviato. L’obiettivo è risolvere la situazione senza mettere un cerotto, ma risanando il sistema». Per quanto riguarda il Piano cantonale delle aggregazioni, a base sulla quale viene poi costruita la riforma, è stato terminato il primo giro di consultazioni ma per poter proseguire ed entrare nella seconda fase il Dipartimento attende la sentenza del Tribunale federale, che si pronuncerà sulla costituzionalità dell’iniziativa «Avanti con le città di Locarno e Bellinzona » di Giorgio Ghiringhelli. «Nel caso l’iniziativa fosse ritenuta costituzionale, il PCA potrebbe essere proposto dal Consiglio di Stato quale controprogetto all’iniziativa», ha dichiarato Gobbi.

Finanze più sane
Tema centrale, sia che si tratti dei Comuni o del Cantone che si appresta entro fine mese a presentare la manovra di rientro delle finanze da 180 milioni di franchi, la gestione delle risorse finanziarie. In questo senso Gobbi ha precisato che «occorre ottimizzare l’attività dello Stato », ponendo l’accento sui risultati raggiunti anche grazie a quanto fatto sul lato giuridico: «Circa un ottavo degli enti locali disattendeva i termini per la presentazione dei preventivi, mentre oggi sono praticamente tutti rientrati nei ranghi (130 su 133)». A seguito delle aggregazioni il moltiplicatore d’imposta medio è passato dall’86% del 1997-1998 al 76% del 2013, un fatto che per Gobbi dimostra che gli Enti locali stanno meglio finanziariamente: «Le prospettive per il futuro non sono delle migliori. L’auspicio è che le nuove città sappiano mantenere il proprio ruolo motore per i rispettivi agglomerati e che i Comuni sappiano calibrare bene le loro forze investendo per i loro cittadini, ma con un occhio attento a garantire finanze sane».

in pillole
GlI obIettIvI gli obiettivi della riforma ticino 2020 sono la ridefinizione dei rapporti tra cantone e cittadini, riavvicinando questi ultimi alla politica, dei rapporti tra cantone e comuni e migliorare la funzionalità amministrativa degli enti locali.

I temi prioritari
dopo la presentazione della manovra di rientro delle finanze cantonali a fine aprile, riprenderanno i lavori sulla riforma. entro l’estate 2016 sarà raggiunto l’accordo definitivo alla piattaforma di dialogo cantonecomuni e verranno costituiti i primi gruppi di lavoro sui temi prioritari, che consegneranno i loro rapporti entro la fine dell’anno.

I tempi
l’approvazione del primo pacchetto di misure (ridefinizione dei compiti, flussi e perequazione) è previsto per il 2018. l’attuazione è prevista entro 2020 e seguirà un monitoraggio.

Accordo «Riserva di stima ormai esaurita»

Accordo «Riserva di stima ormai esaurita»

Dal Corriere del Ticino del 4 aprile 2016

Norman Gobbi se la prende con Jacques de Watteville: «Le richieste del Ticino sono state finora disattese» Clima rovente su casellario giudiziale e albo dei padroncini – Le ultime battute da presidente del Governo

Anche nei suoi ultimi giorni da presidente del Governo, Norman Gobbi non le manda a dire e spara le ultime cartucce nel ruolo che da mercoledì passerà nelle mani del collega Paolo Beltraminelli. La reazione, raccolta dal Corriere del Ticino, fa seguito al dibattito di venerdì sera a Malnate, dove il capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera Vieri Ceriani ha spiegato ai frontalieri il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale, parafato da Italia e Svizzera lo scorso 22 dicembre e che sostituirà quello in vigore dal 1974. La speranza con il nuovo accordo è che il mercato del lavoro svizzero diventi meno attrattivo. Ma c’è la sensazione che la nuova imposizione non rappresenterà un deterrente sufficiente: i frontalieri saranno chiamati sì a pagare anche le tasse in Italia, ma il loro regime resterà comunque meno pesante rispetto ai connazionali che non varcano il confine: «Il timore che avevamo è stato confermato l’altra sera da Ceriani, che ha stimato circa il 15% di aggravio sulle imposte dei frontalieri, che non si traducono nei circa 600 milioni ipotizzati che avrebbero permesso di fare un po’ di ordine sul mercato del lavoro. E a maggior ragione ora si giustificano le richieste del Ticino, che sono comunque state disattese a livello di imposte alla fonte». La doccia fredda sul moltiplicatore è arrivata l’8 marzo scorso: il Ticino non potrà più applicare il moltiplicatore al 100% per l’imposta alla fonte dei frontalieri, ma sarà fissato dal Consiglio federale tramite un meccanismo definito media ponderata fissato in un’ordinanza. Il Ticino perde così 16 milioni di franchi all’anno. Riguardo alle compensazioni chieste a Berna per Gobbi finora «è mancata la componente di soddisfazione politica e finanziaria».

I 20 milioni attinti dalla perequazione finanziaria intercantonale proposti da Maurer vengono percepiti come una sorta di contentino per tacitare il Ticino e fare in modo che tolga l’obbligo di presentazione, per residenti e frontalieri, dell’estratto del casellario giudiziale, che costituisce un ostacolo sulla strada della ratifica dell’accordo, che dovrà essere approvato dal Parlamento dei due Paesi. Ceriani non ha mancato di ricordare che la richiesta del casellario giudiziale è discriminatoria, mentre per l’Albo antipadroncini chiederà un incontro chiarificatore con il segretario di Stato Jacques de Watteville, sul quale Gobbi è ormai diretto e schietto: «Su di lui ormai non ho più alcuna riserva di grande stima». Rispondendo a Ceriani il presidente del Governo sottolinea: «Mi dimostri che con il casellario non ho permesso l’accesso al mercato da parte di un frontaliere, salvo chi aveva reati penali importanti. È una misura di sicurezza. L’albo degli artigiani serve invece ad arginare il lavoro nero, Ceriani è ministro delle finanze, dovrebbe essere favorevole perché così gli artigiani italiani che entrano in Ticino pagheranno il dovuto all’erario italiano». Per Gobbi non vanno persi di vista i veri obiettivi: «Qui si vuole il panino, il cioccolatino e anche il soldino. Mi sembra che alla fine si sta perdendo d’occhio una cosa, ossia che oggi il Ticino dà lavoro a 70.000 famiglie in Italia e questo deve avere un peso politico, che va riconosciuto».

Black list e 9 febbraio
Ceriani durante il dibattito ha anche toccato temi che esulano l’Accordo fiscale. Sull’applicazione del voto del 9 febbraio ha sottolineato che «solo con una soluzione eurocompatibile verrà ratificato l’accordo sull’imposizione fiscale. La clausola di salvaguardia si discosta dalla road-map». Dimostrazione per Gobbi «di come i nostri si sono fatti gabbare». Sul discorso black list, stralciate in seguito all’adeguamento da parte della Svizzera allo standard OCSE sullo scambio di informazioni, Ceriani ha sollevato l’interesse soprattutto da parte del Ticino di poter accedere al mercato italiano, accesso che dovrebbe essere garantito con la reciprocità inserita nell’accordo. Per Gobbi il Ticino «è il cantone più esposto su questo aspetto e quando mi si richiama la solidarietà confederale faccio fatica a capire dove sia la solidarietà in senso inverso. È come 40 anni fa: l’Accordo del 1974 era poco interessante per il Ticino, che pagò addirittura i ristorni retroattivi sulle imposte dei frontalieri poiché il trattato venne siglato nel 76. Allora l’interesse era poter esportare il formaggio svizzero in Italia. Oggi c’è quello delle banche, che però stanno riducendo i posti di lavoro».
Scaramucce tra PLR e Lega
Intanto al Mattino della domenica non è sfuggita la lettera inviata dalla Divisione delle contribuzioni a Berna con il parere tecnico favorevole sul nuovo Accordo. Il Mattino ha definito quella del DFE una «calata di braghe». E non è nemmeno tardata la risposta del PLR: «Lorenzo quadri si è dimenticato di dire che la lettera è stata condivisa con il Governo e che Maurer, rappresentante dell’UDC alleato della Lega, è sceso appositamente in Ticino per difendere l’accordo».

La frustrazione per la nuova imposizione passa da Malnate a Lavena Ponte Tresa
È stato un weekend di protesta contro il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale quello dei lavoratori frontalieri che sabato pomeriggio a partire dalle 14 hanno sfilato sul lungolago tra Lavena e Ponte Tresa, sostando anche per qualche istante in dogana. Duecento i presenti al FrontalierDay, come è stato definito dall’Associazione frontalieri Ticino che aveva promosso la manifestazione su Facebook. Tutt’altra cosa invece la serata dibattito svoltasi a Malnate: circa 700 i presenti accorsi per ascoltare il capo della delegazione italiana nelle trattative con la Svizzera Vieri Ceriani . Organizzato dai sindacati ticinesi e italiani UNIA, OCST, USS Ticino e Moesa, CGIL, CISL e UIL Frontalieri, l’incontro al Palazzetto dello sport ha registrato il tutto esaurito. Di fronte a una platea vivacemente ostile Ceriani ha spiegato in sintesi il nuovo regime impositivo dei lavoratori frontalieri, che da esclusivo diventa concorrente. Ossia i frontalieri verranno tassati anche nel loro Paese di residenza, che dedurrà quanto pagato in Svizzera. Un discorso tecnico che non è piaciuto al pubblico: «Non si capisce niente», dicono alcuni, «vogliamo sapere quanto dobbiamo pagare», chiedono altri. E Ceriani alla fine ha rivelato: «L’aggravio dipende da tanti fattori, ma in media pensiamo si aggiri intorno al 15-20%». Il capo della delegazione ha ricordato che dall’imposta italiana verrà dedotto quanto già pagato in Svizzera e che verrà mantenuta la franchigia di 7.500 euro. I sindacati stanno però già facendo pressione sulla politica per fare in modo che nella Legge di ratifica dell’Accordo questa venga aumentata. I responsabili dei frontalieri di UNIA Sergio Aureli e di OCST Andrea Puglia hanno inoltre sottolineato le difficili condizioni di lavoro dei frontalieri. «Occorre introdurre la deduzione del terzo pilastro e il riconoscimento degli ammortizzatori sociali, in particolare la disoccupazione, in Svizzera», ha detto Aureli. Insomma, l’accordo così come viene delineato ai sindacati non va bene. Altro aspetto sollevato dal segretario generale UIL Frontalieri Pancrazio Raimondo è «l’allungamento del tempo d’adeguamento al nuovo regime, che da 10 anni deve passare ad almeno 15». E Ceriani ha anche ricordato che «l’Accordo probabilmente non entrerà in vigore prima del 2019, quindi stiamo parlando della dichiarazione del 2020». Con la nuova imposizione poi i ristorni verranno cancellati. Infine il rappresentante dei lavoratori frontalieri del Consiglio generale degli italiani all’estero Mirko Dolzadelli ha posto l’accento in particolare su due aspetti: «Il Ticino deve rendersi conto che senza frontalieri non ha futuro», ma ha altresì ricordato ai lavoratori di non intraprendere una battaglia solitaria per non inimicarsi i loro vicini di casa che non varcano il confine e che non godono di alcune deduzioni.

La paura s’incunea in città

La paura s’incunea in città

Da La Regione del 1. aprile 2016

Due falsi allarmi bomba hanno scosso ieri la città e provocato un ingente dispiegamento di forze: le segnalazioni hanno riguardato la chiesa di San Rocco e l’intersezione tra via delle Aie e via Ciani – Norman Gobbi: «In Ticino non c’è un pericolo accresciuto di attentati».

Una prima chiamata, poco dopo le 9.30, ha allertato la Polizia comunale di Lugano: «Pacco sospetto in chiesa». A un’ora e mezza di distanza, diverse auto della Polcom sfrecciano a sirene spiegate verso Molino Nuovo. È, in estrema sintesi, il racconto di quant’è successo ieri mattina a Lugano, quando la città è stata percorsa da un brivido a causa di due allarmi bomba, rivelatisi poi fortunatamente falsi. Il primo è giunto dalla chiesa di San Rocco in via Canova, che è stata prontamente evacuata e isolata. La seconda segnalazione, arrivata anch’essa da un cittadino, ha riguardato l’incrocio tra via delle Aie e via Ciani. Un tratto di circa trecento metri di quest’ultima è stato chiuso al traffico, per permettere di accerchiare in sicurezza l’oggetto sospetto: una valigia abbandonata.

In totale sono stati una trentina gli agenti schierati nelle due operazioni dal sapore hollywoodiano. Oltre alla Comunale, è stata coinvolta anche la Polizia cantonale e tre uomini dell’omologa zurighese. Questi ultimi hanno portato con sé un’apparecchiatura indispensabile per questo tipo di segnalazioni: un robot. Dall’inizio dell’anno è entrata infatti in vigore una convenzione a livello nazionale che ha creato tre centri (a Berna, Ginevra e Zurigo), per una riorganizzazione sì finanziaria, ma anche amministrativa e di competenze. E di sicurezza: fra le novità previste dal nuovo protocollo, l’impiego di robot nei casi di sospetti allarmi bomba, per garantire l’incolumità dell’artificiere a cui non è più consentito un contatto diretto con l’oggetto che desta sospetti. Poco dopo le 13.30, la valigia è stata neutralizzata con un gettito d’acqua, provocando un boato udito nel quartiere, e si è scoperto essere vuota. La borsa rinvenuta in chiesa invece non è stata fatta esplodere. Grazie a un radar è stato appurato che al suo interno non vi era esplosivo, ma effetti personali, e gli inquirenti stanno ora cercando di capire a chi appartengono.

Se da un lato Lugano ha tirato in poche ore un sospiro di sollievo, d’altro canto quanto accaduto ha inevitabilmente fatto tornare alla mente i recenti fatti di Bruxelles e sorgere degli interrogativi. «Non c’è in Ticino un accresciuto pericolo di attentati terroristici – rassicura Norman Gobbi –, ma la guardia non va abbassata». L’imponenza dell’intervento è quindi dovuta alla procedura, non a una reale minaccia. «Che serva però da lezione – ammonisce il capo del Dipartimento delle istituzioni –, bisogna rendere attenti i distratti e soprattutto i buontemponi che questo genere di operazioni rischiano di innescare una psicosi. E hanno un costo non indifferente».

Artificieri, “soluzioni più rapide per il Ticino”

Artificieri, “soluzioni più rapide per il Ticino”

Da Cdt.ch l Due ore e mezza d’auto – 205 chilometri – per disinnescare due possibili ordigni (o semplicemente per appurare che di bombe assolutamente non si trattava). È successo ieri a Lugano, dove due falsi allarmi bomba hanno creato parecchia agitazione. Dal primo gennaio la Svizzera si è dotata di un nuovo sistema d’intervento che prevede la concentrazione degli artificieri in tre centri di competenza nazionale: Ginevra, Berna e Zurigo (che si occupa del Ticino). Tre ore. Troppo tempo? Abbiamo chiesto un parere al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Si tratta – ci spiega – di una decisione presa dalla Conferenza dei direttori e noi avevamo già sollevato dubbi viste le distanze che ci separano da Zurigo. L’intervento di ieri dimostra che le preoccupazioni erano corrette. Chiederemo dunque soluzioni alternative per il Ticino».
Dalle brigate rosse all’ISIS. I tempi sono cambiati
Ci sono anche aspetti pratici. Ieri gli allarmi sono scattati in zona Maghetti (pedonalizzata) e in una via non molto trafficata di Molino Nuovo. Decisamente problematico – e caotico – sarebbe stato dover chiudere al traffico per 3 o 4 ore, a causa di una valigia vuota, una strada principale o addirittura la stazione. Dietro la scelta di centralizzare tutto c’è comunque una motivazione logica. «I tempi – sottolinea Gobbi – sono cambiati. Con le brigate rosse, l’IRA o l’ETA lo strumento dell’allarme bomba veniva utilizzato per fare pressione politica. Oggi, come accaduto a Bruxelles, chi organizza un attacco lo compie pochi minuti dopo aver piazzato l’ordigno e anche avendo in casa i migliori artificieri non si riuscirebbe a disinnescarlo. Non siamo in un film hollywoodiano in cui salta fuori un eroe e salva tutti. Dobbiamo purtroppo ammettere che lo Stato non può evitare ogni rischio».

La situazione elvetica non è unica
«Quella elvetica – aggiunge il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi – non è comunque una situazione eccezionale. In Austria e in Belgio c’è un unico servizio per tutto il paese. Si è deciso di creare centrali altamente specializzate per essere più efficienti e chiaramente l’addestramento e i mezzi a disposizione di questi specialisti sono molto costosi».

Un certificato di solvibilità per tutto il Cantone

Un certificato di solvibilità per tutto il Cantone

A partire dal 1. aprile 2016 sarà disponibile il certificato di solvibilità valido su tutto il territorio cantonale – e non solo nel Distretto nel quale è stato emesso come avviene attualmente. I cittadini potranno così contare su un servizio più semplice e completo, che costituisce una prima a livello svizzero: il Ticino è infatti il primo Cantone ad essersi dotato di un registro centralizzato.
Con la recente modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento – approvata dal Gran Consiglio nel giugno 2014 ed entrata in vigore il 1. gennaio 2015 – sono stati costituiti per l’intero territorio cantonale un solo Circondario di esecuzione e un solo Circondario dei fallimenti. Per effetto di questo cambiamento, dal prossimo 1. aprile chi necessita un certificato di solvibilità potrà ottenerlo in tutti gli sportelli degli uffici di esecuzione sparsi sul territorio. Non sarà quindi più obbligato a presentare la richiesta nel proprio Distretto di domicilio. Il nuovo certificato permetterà inoltre di contrastare efficacemente il «turismo debitorio»; finora, infatti, era teoricamente possibile esibire un estratto di solvibilità senza debiti in un Circondario pur avendo debiti scoperti in un altro.
Questa novità tutta ticinese configura un ulteriore passo avanti negli sforzi intrapresi dal Dipartimento delle istituzioni negli ultimi anni per avvicinare il cittadino alle istituzioni migliorando e semplificando la qualità dei servizi offerti dallo Stato. Inoltre si segnala che – contemporaneamente alla nuova organizzazione – il settore esecutivo ha sostituito il proprio sistema informatico; grazie al nuovo programma, la notifica in via elettronica di atti esecutivi avviene ora secondo i parametri stabiliti dalle normative federali.

Quasi un’isola felice

Quasi un’isola felice

Da LaRegione del 23 marzo 2016 di Andrea Manna

Gobbi: territorio più sicuro grazie anche a riforme che stanno dando i risultati sperati, ma manterremo alta l’attenzione

Meno illeciti in generale. Soprattutto meno furti e meno rapine, reati cosiddetti ansiogeni, poiché suscitano apprensione nella popolazione. Ticino isola felice? Non esageriamo. Il numero delle infrazioni alle varie leggi continua comunque a scendere. Una tendenza, in linea più o meno con quella a livello nazionale, che si registra in particolare dal 2013 e che trova conferma pure nei dati, illustrati ieri ai media, sull’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. «Anche nel 2015 si è registrata una forte riduzione di quasi tutti i reati», sottolinea il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Gli illeciti constatati in Ticino sono stati complessivamente «21’539»: rispetto al 2014, precisa il comandante della Cantonale Matteo Cocchi , «c’è stato un calo del 9 per cento». Sono diminuiti quelli previsti dalla normativa sugli stranieri e dalla Legge stupefacenti, rispettivamente dell’8,5 e del 5,6 per cento. Così come sono diminuiti – dell’11,6 per cento – i reati contemplati dal Codice penale. Fra cui quelli contro il patrimonio: meno 14,7 per cento. E sempre con riferimento a questa tipologia di reati, vi è stata una marcata riduzione sia delle rapine sia dei furti con scasso. Questi ultimi sono scesi del 25 per cento. Un dato piuttosto importante visto che i furti «rappresentano ancora il grosso dei reati registrati», puntualizza Paolo Bernasconi , responsabile, in seno alla Polizia cantonale, del Nucleo statistica e controlling. La diminuzione ha interessato «tutto il territorio ticinese, ad eccezione del Mendrisiotto, dove però la percentuale dei furti con scasso è rimasta, per rapporto al 2014, sostanzialmente stabile». Non sempre poi i colpi vanno a segno. «Il trentacinque per cento dei furti con scasso denunciati l’anno passato concerneva tentativi di effrazione in abitazioni – segnala Bernasconi –. Questo dimostra che pure i cittadini possono fare molto sul piano della prevenzione». L’unica nota dolente del bilancio d’attività 2015 della Polcantonale riguarda i reati contro l’integrità della persona, «leggermente aumentati, anche se dal 2009 il trend è in flessione». Bisogna inoltre considerare la situazione nel suo insieme. E alla luce della tendenza al ribasso degli illeciti in generale, il Ticino «è oggi più sicuro di quattro, cinque anni fa», tiene a evidenziare Gobbi.

‘Lavoro di squadra’
Il che, rileva Cocchi, è da ricondurre anche «al lavoro di squadra dei vari operatori della sicurezza»: Polcantonale, polizie comunali, Polizia dei trasporti, Guardie di confine. Collaborare per meglio presidiare il territorio. Cosa che si traduce per esempio nel controllo dell’identità delle persone («55’620» quelle ‘verificate’ nel 2015 dalla Cantonale). E nel mantenimento dell’ordine pubblico in occasione fra l’altro di grossi eventi sportivi: l’anno scorso la polizia «ha effettuato 36 interventi: 13 per partite di calcio, 23 per incontri di hockey». Costo totale delle operazioni, circa 1,5 milioni di franchi. Se oggi il Ticino è più sicuro lo si deve pure, riprende Gobbi, «a decisioni strategiche prese dal Dipartimento istituzioni». Insomma, le riforme «stanno producendo i risultati sperati». E una di queste è la ‘regionalizzazione’, scattata la scorsa estate, della Gendarmeria. Una riorganizzazione voluta per rendere ancor più celeri gli interventi in caso di urgenza e per pattugliare maggiormente il territorio. Senza dimenticare la progettata Centrale cantonale di allarme, la Cecal. Proprio l’altro ieri, con la posa della prima pietra, è stato inaugurato a Bellinzona il cantiere. Una volta in funzione (nel 2018), la Cecal sarà, per dirla con le parole del direttore del Dipartimento, «il cuore e il cervello dell’apparato di sicurezza ticinese». Sotto lo stesso tetto opereranno «Polizia cantonale e Comando delle guardie di confine, insieme con il segretariato della Federazione dei corpi pompieri». La Centrale d’allarme consentirà fra l’altro un miglior coordinamento tra le forze dell’ordine nelle emergenze. Gobbi: «Il Ticino è più sicuro, ma manterremo sempre alta l’attenzione».

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Attacchi «Nessuna minaccia, restiamo vigili»

Dal Corriere del Ticino del 23 marzo 2016 di Viola Martinelli

L’emergenza profughi e la lotta al terrorismo tra le sfide che occuperanno quest’anno la Polizia cantonale Il bilancio 2015 fotografa un calo dei reati – Fa eccezione il Mendrisiotto dove i furti con scasso sono stabili

«Quella che stiamo vivendo è una guerra asimmetrica e gli attacchi avvenuti questa mattina a Bruxelles lo dimostrano. Dobbiamo quindi restare vigili di fronte ad una minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle e si presenta sotto mentite spoglie». Commenta così il presidente del Governo Norman Gobbi , gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale belga e che, nel corso dell’annuale conferenza stampa sul bilancio dell’operato della Polizia cantonale, non hanno mancato di catalizzare l’attenzione dei presenti. «Per il momento non c’è nessuna minaccia concreta per il nostro Paese», ha da parte sua rassicurato il comandante Matteo Cocchi , sottolineando tuttavia come «anche alle nostre latitudini restiamo vigili e pronti ad intervenire in caso di necessità. Le sfide che ci attendono sono infatti sempre più globali e, in questo senso, per poter agire in maniera celere la collaborazione e il dialogo tra le parti rappresentano degli elementi indispensabili». E tra le sfide globali che attendono al varco le forze dell’ordine vi è in primis l’emergenza migranti, un allarme questo divenuto ancora più imminente in seguito alla chiusura della rotta balcanica che ha dirottato il flusso di rifugiati verso le coste italiane. «Il controllo sistematico alle frontiere rimane una priorità» ha dichiarato Gobbi, «a tal proposito ho scritto più volte a Berna per evitare che il Ticino venga lasciato solo a gestire il massiccio afflusso di migranti che potrebbe presentarsi alla Porta sud della Confederazione, il nostro cantone». Il ricordo di quanto accaduto nello scorso mese di giugno – quando a Chiasso si sono presentati quasi 1.800 richiedenti d’asilo – è infatti ben presente alle autorità che, vista la difficile situazione sul piano internazionale e la tendenza che si è andata delinarsi in questi primi mesi dell’anno, temono un nuovo boom di arrivi. «La sicurezza è un bene primario del cittadino – ha aggiunto Gobbi – e l’emergenza migratoria dev’essere affrontata senza tabù politici o ideologici, considerando ogni possibile scenario». E giugno sarà un mese caldo anche perché si terrà «l’operazione dell’anno», come definita da Cocchi. Nome in codice: Gottardo 16, ovvero l’apertura della trasversale alpina e le manifestazioni previste sul territorio. Eventi questi che solleciteranno su più fronti le polizie.

«Ma non ci fermeremo»
Se guardando al futuro il lavoro certo non manca, lanciando uno sguardo all’attività svolta sull’arco del 2015 la fotografia è chiara: il numero di reati commessi sul nostro territorio è in netta diminuzione. A cominciare dai furti con scasso, che si attestano a quota 1.811 pari ad una flessione del 25% rispetto al 2014. Unica eccezione è però il Mendrisiotto dove «il tasso di infrazioni è rimasto stabile negli ultimi anni», ha evidenziato Paolo Bernasconi , responsabile statistica.
In calo anche i reati contro il patrimonio (–14,7%), il Codice penale (–11,6%), la Legge sugli stranieri (–8,5%) nonché la Legge sugli stupefacenti (–5,6%). Unica nota fuori dal coro i reati contro la persona, aumentati del 4,6%. Insomma, dati alla mano le forze dell’ordine non possono che dirsi soddisfatte del lavoro svolto e, come puntualizza Cocchi, «queste cifre rappresentano un risultato importante poiché contribuiscono a far sentire il cittadino più sicuro nella sua sfera privata». Soddisfazione condita da un pizzico d’orgoglio è infine stata espressa anche dal direttore delle Istituzioni: «La riduzione delle infrazioni è figlia delle misure messe in atto dal dipartimento, che hanno portato i loro frutti. Questo però non significa che abbasseremo la guardia, anzi: l’impegno politico per garantire maggior sicurezza ai cittadini continuerà anche in futuro».

“Europa sotto attacco”

“Europa sotto attacco”

Da rsi.ch del 22 marzo 2016

Gobbi si esprime sugli attentati di Bruxelles: “Per scongiurare nuovi assalti bisogna collaborare”

Gli attentati di martedì mattina a Bruxelles hanno lasciato il segno anche in Ticino. Norman Gobbi, nel corso dell’annuale conferenza stampa di bilancio della polizia cantonale, ha colto l’occasione per ricordare che: “L’Europa è nuovamente sotto attacco”.

Il presidente del Governo ticinese ha espresso la sua vicinanza ai parenti delle vittime degli attacchi e ha aggiunto: “Per sconfiggere il terrorismo, che in passato ha causato vittime anche in Ticino, occorre una maggiore collaborazione a livello nazionale e internazionale”.

“Dobbiamo rimanere vigili come società e come forze dell’ordine per contrastare questa minaccia vigliacca, che colpisce alle spalle ”, ha aggiunto il direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese.

Matteo Cocchi, al fianco del consigliere di Stato, ha dal canto suo rassicurato: “Per la Svizzera e per il Ticino al momento non vi sono segnali di possibili attacchi terroristici paragonabili a quelli messi a segno in novembre a Parigi o a quelli di questa mattina a Bruxelles”.

“Certo che quanto accaduto ha avvicinato tutte le forze di polizia spronandole a collaborare maggiormente tra loro”, ha aggiunto il comandante della polizia cantonale stando al quale: “Dobbiamo essere pronti a intervenire in qualsiasi momento, anche in Ticino”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CEuropa-sotto-attacco%E2%80%9D-7075343.html