Reati in calo in Ticino nel 2015

Reati in calo in Ticino nel 2015

Da rsi.ch del 22 marzo 2016

Il 2015 è stato un anno un po’ meno impegnativo per la polizia ticinese che ha rilevato 21’539 reati, in calo del 9% rispetto a un anno prima. La flessione, è stato reso noto martedì a Bellinzona nel corso della tradizionale conferenza stampa di bilancio, è stata riscontrata un po’ in tutti gli ambiti e la tendenza è simile a quella già emersa a livello nazionale.Tra i dati più rilevanti vi sono i furti con scasso (1’811, -25%) e i reati contro il patrimonio (10’993, -14,7%). Tra le sfide che impegneranno le autorità figurano l’emergenza migratoria e la minaccia terroristica che, ha sostenuto il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Puo toccare chiunque”.

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Gobbi: esprimo il cordoglio del Ticino

Da LaRegione.ch del 22 marzo 2016

«Esprimo il cordoglio dell’autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale dei cittadini ticinesi alle popolazioni colpite», così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sui sanguinosi attentati di Bruxelles. Tra i bersagli dei terroristi l’aeroporto della capitale belga. Massima allerta intanto negli altri scali internazionali. Suscitare paura in chi si mette in viaggio è peraltro fra gli obiettivi di coloro che seminano morte. «Il valore più forte dell’Europa, e degli svizzeri in particolare, è la libertà, alla quale – dice Gobbi – non dobbiamo rinunciare. E libertà significa anche spostarsi, viaggiare. Viaggiare adottando ovviamente delle precauzioni. Ma, ripeto, non dobbiamo rinunciare a priori a questa forma di libertà per colpa dei terroristi. Nel contempo come Stati dobbiamo continuare a collaborare per contrastare la minaccia terroristica, una minaccia vigliacca». Fondamentale quindi il lavoro di intelligence. Prossimamente il popolo svizzero sarà però chiamato alle urne per pronunciarsi sulla nuova legge federale sul servizio informazioni dopo la riuscita del referendum lanciato dalla sinistra. «Se dovesse essere bocciata, cosa che ovviamente non mi auguro, le conseguenze potrebbero essere devastanti: rimarremmo ‘sordi’ – afferma Gobbi –. Questa legge è indispensabile e garantisce un equilibrio fra sicurezza e tutela della sfera privata privata».

Attentati a Bruxelles, Gobbi: “Terroristi vigliacchi! In Svizzera la minaccia si presenta sotto un’altra forma”

Attentati a Bruxelles, Gobbi: “Terroristi vigliacchi! In Svizzera la minaccia si presenta sotto un’altra forma”

da Liberatv.ch del 22 marzo 2016

Ministro Gobbi qual è la sua prima analisi rispetto ai tragici eventi di Bruxelles?

“Innanzitutto esprimo il cordoglio dell’Autorità cantonale per queste ulteriori vittime del terrorismo e il sostegno morale del nostro Cantone alle popolazioni colpite. Siamo vicini al popolo belga in questa difficile situazione. Popolo belga che è stato colpito diritto al cuore, nei luoghi dove le persone vivono la loro quotidianità: penso alla metropolitana che sicuramente questa mattina era affollata di lavoratori che si stavano recando in ufficio o all’aeroporto dove ci saranno di certo state persone in partenza per le vacanze pasquali. Si tratta di una minaccia vigliacca, quella che incombe sull’Europa perché non si manifesta indossando l’uniforme, un distintivo o un segno di riconoscimento: come accaduto a Parigi colpisce i luoghi in cui i cittadini si divertono e trascorrono il loro tempo libero”.

A differenza di Parigi ad essere colpiti sono stati due obbiettivi oggettivamente prevedibili: l’aeroporto e la metro. A suo avviso il Belgio dimostra ancora una volta di avere un sistema di sicurezza debole oppure la verità è che è molto difficile difendersi da questo genere di attacchi quale che sia il luogo preso di mira?
“Qualche mese fa è stata colpita da questi attacchi la Francia. Uno Stato che dispone di uno dei servizi informazioni più strutturati a livello internazionale nonché di un’importante presenza di polizia e di forze armate molto forti. Ciò nonostante non è stato possibile fermare questi attacchi terroristici. Ancora una volta dobbiamo riflettere sull’importanza di consolidare la collaborazione tra le forze dell’ordine internazionali e ottimizzare lo scambio d’informazioni tra Stati per contrastare questi fenomeni”.

Crede che anche il nostro Paese possa diventare un obbiettivo di un attentato terroristico?
“Il rischio zero, purtroppo non esiste, nemmeno noi siamo esenti da attività terroristiche. Alle nostre latitudini però la minaccia si presenta sotto un’altra forma. Negli scorsi giorni si è tenuto a Bellinzona il primo processo del Tribunale penale federale: non si trattava di persone che avevano commesso un atto terroristico ma stavano invece architettando alcuni attacchi che avrebbero poi messo a segno altrove. Il loro covo era un paesino di periferia, uno scenario non tanto diverso da quello dei nostri centri di valle. Per contrastare questo genere di attività riveste pure un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e delle comunali ma anche, e soprattutto, la vigilanza della popolazione. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini, le nostre sentinelle sul territorio, è possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici”.


Lei ha recentemente chiesto la chiusura delle frontiere in relazione all’ondata migratoria prevista per le prossime settimane. Una misura che ritiene utile anche in ottica anti-terroristica oppure le due cose sono slegate perché il problema ce lo abbiamo già in casa, come dimostrano gli attentati di Parigi compiuti da cittadini in possesso di una passaporto europeo?

“L’intensificazione dei controlli alle frontiere, rendendoli più mirati, ha l’obiettivo di garantire la sicurezza sul nostro territorio. Vogliamo evitare che entrino illegalmente persone nel nostro Paese, senza essere registrate e tra le quali potrebbero celarsi criminali a piede libero sulle nostre strade. Fortunatamente esiste un’ottima collaborazione sia interna alla Confederazione tra forze dell’ordine. Dopo gli attacchi di Parigi la Confederazione ha rafforzato la collaborazione con le autorità cantonali per coordinare le attività in caso di eventi maggiori nonché la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise da tutti i partner. Occorre collaborare per essere pronti in caso di necessità a reagire”.


Che tipo di politica dovrebbe adottare la Svizzera con la comunità musulmana presente nel nostro Paese?

“Nel nostro Cantone dobbiamo lavorare sulla politica d’integrazione affinché i cittadini stranieri che giungono sul nostro territorio facciano loro i valori di libertà e democrazia. Grazie a questo importante sforzo collettivo possiamo evitare il rischio di emarginazione e di ghettizzazione dal tessuto socio-culturale locale di queste persone. Rischio che potrebbe tradursi nel reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche”.

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Norman Gobbi demande la fermeture provisoire de la frontière si nécessaire

Da RTS.ch l Avec le quasi blocage de la route des Balkans, la voie de la Méditerranée pourrait conduire à nouveau les migrants vers l’Italie, puis la Suisse, avec une pression accrue sur la frontière sud, à Chiasso.
Cette crainte habite le léguiste Norman Gobbi, qui a adressé trois missives respectivement aux conseillers fédéraux Simonetta Sommaruga, Ueli Maurer et Guy Parmelin pour leur demander de suspendre provisoirement l’accord de Schengen, voire de bloquer la frontière.

Demande de soutien de l’armée

Les deux conseillers fédéraux UDC devraient présenter mercredi un plan similaire à leurs collègues, qui selon la presse alémanique s’articulerait sur trois points: un contrôle systématique aux frontières, la possibilité pour les gardes-frontière de renvoyer les migrants provenant d’Etats tiers, considérés comme sûrs, et le déploiement de troupes de l’armée pour seconder les gardes-frontière dans ces tâches.

Cette même proposition, lancée en juin 2015 au Tessin, avait suscité une polémique. Aujourd’hui, elle semble faire son chemin jusqu’à Berne.

Nicole della Pietra/lgr
http://www.rts.ch/info/regions/autres-cantons/7589338-norman-gobbi-demande-la-fermeture-provisoire-de-la-frontiere-si-necessaire.html

Migranti «Si chiudano le frontiere»

Migranti «Si chiudano le frontiere»

Dal Corriere del Ticino del 21 marzo 2016

Il presidente del Governo Norman Gobbi torna ad auspicare la sospensione di Schengen Lettere a Sommaruga, Maurer e Parmelin per lanciare un appello – Il precedente del 2015

L’estate scorsa aveva sollevato un polverone, facendo nascere alcuni attriti in seno al Consiglio di Stato e prestando il fianco a due interrogazioni parlamentari. Parliamo della richiesta di chiusura temporanea delle frontiere per ovviare a un’eventuale forte afflusso di migranti, tornata ieri d’attualità e sempre per bocca del presidente del Governo Norman Gobbi. Sì perché i festeggiamenti per i 25 anni della Lega (vedi il fototesto a lato) sono stati teatro di una nuova presa di posizione risoluta del direttore del Dipartimento delle istituzioni, destinata – visto il precedente del giugno 2015 – a fare ancora discutere. Ma non è tutto, poiché come rivelato dalla SonntagsZeitungs nel giro di alcune settimane Gobbi ha inviato tre lettere ai consiglieri federali Simonetta Sommaruga, Ueli Maurer e Guy Parmelin, lanciando l’allarme per la situazione straordinaria che potrebbe venire a crearsi al confine sud della Svizzera dopo lo sbarramento della rotta balcanica. Il tutto chiedendo per l’appunto di considerare anche la chiusura in via provvisoria della frontiera ticinese ai migranti in arrivo, con anche la mobilitazione dell’esercito a supporto delle guardie di confine.
Appoggiandosi all’idea avanzata nel 2011 da Giuliano Bignasca «di creare un muro al confine sud per difendere i ticinesi», Gobbi ieri ha dunque rispolverato la declinazione operativa di quella proposta: la temporanea sospensione di Schengen e di conseguenza la reintroduzione dei controlli sistematici alle frontiere. «A suo tempo – ha dichiarato il consigliere di Stato leghista – il Nano era stato criticato per questa idea ritenuta folle. Ora però sempre più Paesi attorno a noi stanno mettendo in atto questa iniziativa. Mentre in Svizzera ciò non ci viene permesso perché Sommaruga (direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ndr) non vuole».
Un chiaro riferimento alle decisioni prese dapprima dall’Austria, e poi da Macedonia, Croazia, Slovenia e Serbia. Provvedimenti che potrebbero tradursi in un importante afflusso di migranti dall’Italia. Fermi al confine tra Grecia e Macedonia, questi potrebbero infatti decidere di raggiungere la Penisola attraversando l’Adriatico, per poi risalire verso nord in direzione della frontiera ticinese.
L’intervista e il polverone
Come detto non è la prima volta che Gobbi auspica una provvisoria chiusura delle frontiere. Lo stesso concetto era stato espresso in un’intervista rilasciata alla NZZ lo scorso mese di giugno, quando le domande d’asilo registrate a Chiasso erano quasi triplicate nel giro di due mesi, passando dalle 613 di aprile alle 1.766 di giugno. Le dichiarazioni a mezzo stampa del presidente del Governo avevano creato qualche malumore tra i consiglieri di Stato, con Paolo Beltraminelli e Christian Vitta che si erano detti «sorpresi di simili dichiarazioni», mentre Manuele Bertoli aveva parlato di affermazioni fatte all’insaputa dell’Esecutivo lamentandosi per la mancata informazione.
A seguito dell’intervista alla NZZ erano inoltre scattate due interrogazioni. La prima, firmata Natalia Ferrara Micocci (PLR), chiedeva al Consiglio di Stato se condividesse il parere di Gobbi e se quest’ultimo, in qualità di presidente, fosse legittimato a prendere posizione su temi di competenza federale. Da parte sua Lisa Bosia Mirra (PS) aveva sollecitato l’Esecutivo sulla «ragionevolezza» o meno delle affermazioni in questioni. Le risposte governative erano poi giunte tra l’ottobre e il dicembre scorsi. A Ferrara Micocci era stato chiarito come le dichiarazioni di Gobbi fossero da interpretare quali «opinioni di natura personale». Per altro precisando che sebbene la Costituzione cantonale «attribuisca all’Esecutivo il compito di dirigere collegialmente gli affari di sua competenza, ciò non significa che al singolo membro sia preclusa qualsiasi possibilità di esprimere la propria opinione». In merito alla legittimità delle considerazioni il Governo aveva però dato parzialmente ragione a Gobbi. Rispondendo a Bosia Mirra era in effetti stato precisato che «le preoccupazioni espresse dal nostro collega lo scorso mese di giugno, sull’impatto di questo fenomeno sul nostro Cantone apparivano legittime, anche in ponderazione del fatto che in questi casi è assai difficile prevedere l’evolversi di un fenomeno di una tale portata».

Massimo Solari

Centrale cantonale di allarme – Posa della prima pietra

Centrale cantonale di allarme – Posa della prima pietra

Nel primo pomeriggio si è svolta a Bellinzona la cerimonia di posa della prima pietra dello stabile che ospiterà in futuro la Centrale cantonale di allarme (CECAL). Una cassa con un vecchio fucile mitragliatore e una vecchia autoradio sono stati depositati nell’area di cantiere, per simboleggiare il legame fra il passato e il futuro del comparto dell’ex Arsenale militare e la nuova centrale operativa.

Alla cerimonia hanno partecipato i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il Direttore del Segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri Francesco Guerini e i rappresentanti del Corpo delle Guardie di confine Stephan Lanz e Fabio Giussani.

La Centrale cantonale di allarme (CECAL) troverà posto nell’area dell’ex Arsenale militare – accanto alla sede del comando della Polizia cantonale – e permetterà di migliorare la gestione delle urgenze che giungono ai numeri di telefono d’emergenza della Polizia (117) e dei pompieri (118). La nuova struttura, che sarà ultimata entro la fine del 2017 e che potrà quindi essere operativa nel corso del 2018, favorirà inoltre la collaborazione tra la Polizia cantonale e le Guardie di confine, anch’esse ospiti del nuovo stabile insieme al segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri. Sempre in quest’ottica, in parallelo alla costruzione dello stabile, la Polizia è stata dotata di un sistema integrato di condotta condiviso con i partner, per favorire l’operatività tra gli attori della sicurezza che operano quotidianamente sul territorio del nostro Cantone. Inoltre, grazie al nuovo programma informatico migliorerà anche il lavoro e la collaborazione con le Polizie comunali.

Queste misure permetteranno di coordinare al meglio l’operato degli enti di primo intervento sul territorio, a favore della sicurezza della popolazione ticinese. Sicurezza che rimane il presupposto necessario per garantire un’adeguata qualità di vita ai cittadini.

I costi di investimento del progetto ammontano a 15’905’000 franchi. A questo totale vanno aggiunti i costi delle infrastrutture informatiche e telematiche per un totale di 1’964’000 franchi. Si arriva dunque ad un investimento totale complessivo di 17’869’000 franchi.

I docenti si stanno isolando da soli

I docenti si stanno isolando da soli

Dal Corriere del Ticino del 18 marzo 2016

Il presidente del Governo difende Manuele Bertoli e critica il corpo insegnante
Norman Gobbi scende in campo in vista dello sciopero al contrario dei docenti del 23 marzo. Spezzando una lancia a favore del collega Manuele Bertoli e dei provvedimenti presi dal Governo, il presidente critica l’atteggiamento del corpo insegnante, a suo modo di vedere privilegiato in un mercato del lavoro incerto come quello ticinese. In questa intervista al Corriere del Ticino, il direttore del Dipartimento delle istituzioni si sofferma anche sulla manovra di rientro e sulla presidenza che ormai volge al termine.

In qualità di presidente del Governo la disturbano le affermazioni del collega Manuele Bertoli in merito all’intoccabilità della scuola dell’obbligo nell’ambito della manovra di rientro?
«Si tratta di scelte strategiche interne al DECS. Significa che i risparmi si faranno evidentemente in altri ambiti. In merito al confronto tra Bertoli e gli ambienti scolastici ho comunque una mia visione».

Quale?
«I docenti si stanno isolando dal resto dei funzionari statali. Dimenticano infatti che nell’Amministrazione si andrà a ridurre il personale, mentre nel mondo scolastico – a livello obbligatorio e post-obbligatorio – le unità non vengono diminuite. Inoltre, mi hanno molto stupito certe lettere scritte dagli insegnanti al Governo».

C’è un caso che l’ha colpita?
«Ho avuto modo di visionare il testo scritto dal collegio dei docenti del Centro professionale tecnico di Trevano, nel quale si parla di “azioni di lotta” e di “mobilitazione generale in piazza” delle associazioni sindacali e magistrali. Ecco, se queste sono le idee degli insegnanti a cui un giorno dovrò affidare i miei figli, qualche domanda me la pongo. E ribadisco: certi docenti non si rendono conto di come determinate azioni portino per forza di cose all’isolamento».

Intanto il PS, partito di Bertoli, è sceso in campo a favore dello sciopero al contrario del 23 marzo. La sorprende?
«Da un lato c’è un aspetto politico di difesa di questi lavoratori, dall’altro però è la riprova che anche il PS non riesce a interpretare la situazione globale. Parliamo in effetti di 5.000 docenti che hanno uno stipendio e un posto sicuro. Oltre che di un settore, quello della scuola, dove il precariato è stato praticamente eliminato. E tutto ciò non viene considerato? Mi pare che il corpo docente stia dimenticando quanto avviene nell’economia privata, dove assistiamo a un rallentamento congiunturale, con molte persone che restano senza lavoro. Il Cantone è chiamato a destinare sempre più risorse per rispondere alle esigenze di chi non è in grado di rientrare nel mondo del lavoro e per i casi d’assistenza. Mi chiedo quindi se questa lettura fortemente ideologica è quella che alcuni insegnanti trasmettono anche agli allievi».

Ritiene quindi che questo tipo di protesta non possa essere giustificato?
«Anch’io ho avuto funzionari dei miei settori poco contenti. Non è mai bello bloccare degli scatti salariali automatici. Quello che fa più male è che durante gli incontri con le associazioni del personale e i sindacati abbiamo subito chiarito che la nuova scala salariale dei dipendenti porterà a un miglioramento. E il fatto che questo non venga ripreso nelle riflessioni dei docenti può voler dire due cose: o i sindacati non parlano con i propri rappresentanti nella scuola, oppure volutamente si sottacciono le migliorie in arrivo per distogliere l’attenzione dagli obiettivi che non sono stati in grado di raggiungere in questi anni».

Come si spiega questi attriti tra base e direzione del DECS?
«I mal di pancia ci saranno sempre. A mio modo di vedere molto si gioca nel rapporto di lealtà che si riesce a creare in anticipo tra dirigenza e collaboratori. Non sempre il capo del Dipartimento porta buone notizie: io stesso ho tenuto delle serate alla fine dello scorso anno con le associazioni del personale di polizia durante le quali mi è stato impossibile garantire che nel 2016 sarebbe stato tutto rose e fiori».

Nell’intervista di ieri al Corriere del Ticino, Bertoli pare porre un aut aut al Governo. Prima di esprimersi sull’iniziativa in votazione il 5 giugno, attende di vedere se ci saranno le risorse per il progetto «La scuola che verrà». I soldi ci sono o no?
«Prima di tutto il progetto “La scuola che verrà” è in fase di definizione e quindi il relativo fabbisogno finanziario non è ancora noto. Sappiamo che è emersa una certa opposizione nel mondo della scuola e perciò siamo coscienti che una riforma di questo tipo potrebbe necessitare di tempi più lunghi. Come avviene per tutti i nuovi compiti, il Governo dovrà trovare una sua convergenza, oltre a elaborare misure volte a compensarli. D’altra parte lo ha fatto pure il sottoscritto quando ha rivisto gli effettivi della polizia o delle strutture carcerarie. Se il progetto sarà valido si troveranno i dovuti margini d’azione, ma lo stesso discorso sarà necessario per l’applicazione della Riforma III delle imprese, gli investimenti legati alla mobilità o ancora la socialità. Ogni Dipartimento, in effetti, sarà confrontato con nuovi compiti. Non è però corretto chi fa confronti interdipartimentali, e ciò alla luce delle importanti riforme che il Cantone è chiamato a portare avanti con delle risorse limitate».

Insomma, vi sono o no dei settori da considerare come zona franca?
«Non parlerei di zone franche. Anche perché se guardiamo ad esempio i dati PISA c’è la necessità di rafforzare la formazione scolastica di base in Ticino. I nostri giovani devono confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più globale e il fatto che nel nostro Cantone vi siano 7.000 persone iscritte agli Uffici di collocamento e 6.700 circa in assistenza è da ricondurre a una componente sociale, ma anche di carattere formativo. E se per mantenere un certo livello di competitività tra la manodopera locale c’è bisogno di fondamenta più solide nella scuola dell’obbligo non posso che essere d’accordo».

Anche lei ha dei settori da dichiarare alla stregua di un terreno minato?
«L’importante è che ognuno presenti delle misure che raggiungano gli obiettivi finanziari prefissati. Poi ogni Dipartimento è libero di definire internamente le priorità d’intervento. Se invece qualcuno non dovesse fare i compiti in modo corretto, evidentemente interverrebbe il Governo. Per fortuna non sembra essere il caso».

Per quanto riguarda le Istituzioni può già indicare gli ambiti dove probabilmente si andrà a risparmiare?
«Nel mio ambito, un po’ come avviene per il DECS, il peso finanziario più importante è generato dai costi del personale. Le misure di risparmio andranno dunque in questa direzione, nell’ottica soprattutto di ottimizzare le diverse organizzazioni e l’utilizzo delle risorse a disposizione. E penso a quei settori dove, grazie alla tecnica che può essere di supporto al lavoro amministrativo, c’è un certo margine di manovra».

Il suo anno di presidenza volge al termine. Tra casellario, accordi fiscali contestati e corsa al Consiglio federale, qual è il suo bilancio?
«Visto che in questi giorni l’hockey è d’attualità, uso una metafora sportiva: pur essendo solo il primo della legislatura è stato un anno simile a una partita di playoff. Il gioco è stato intenso, ma soprattutto siamo riusciti a creare lo spirito di squadra che auspicavo, al di là di visioni differenti e di qualche inevitabile screzio all’interno del collegio governativo. Non è infatti possibile spegnere quel dibattito necessario sulle priorità d’intervento da fissare. Ad assorbirci maggiormente in questi mesi, senza tuttavia impedirci di fare politica e di essere progettuali, è stata inevitabilmente la manovra per riequilibrare le finanze. Sono convinto che questa unità d’intenti possa perdurare anche una volta presentate le diverse misure di risparmio: se penso ad esempio al rischio di strappo annunciato da Bertoli all’ultimo Congresso socialista, noto che al momento non si è affatto concretizzato. E poi con questa intervista in fondo mi espongo dalla parte di Manuele, a dimostrazione che il Governo è concorde nel difendere i provvedimenti collegiali e che nessun consigliere di Stato dev’essere lasciato solo se attaccato. Quanto avverrà in Parlamento, però, potrebbe essere un’altra storia».

‘Piano d’emergenza’ alla Sem. Gobbi: Comuni già avvertiti

‘Piano d’emergenza’ alla Sem. Gobbi: Comuni già avvertiti

Da La Regione del 17 marzo 2016

LA STRATEGIA
Con i Paesi dei Balcani occidentali che “chiudono” le loro frontiere, molti s’affrettano a indicare nell’Albania il prossimo ventre molle dell’Europa: il punto dal quale migliaia di disperati potrebbero prima o poi transitare inaugurando una rotta albanese-adriatica che li condurrebbe in Italia, poi su su fino all’Europa centrale. Anche la Svizzera si sta preparando a quest’eventualità. Ufficialmente, la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) mantiene le sue previsioni: circa 40mila nuove richieste d’asilo nel 2016, come lo scorso anno. Dietro le quinte, però, altri numeri. Negli scorsi giorni la ‘Nzz am Sonntag’ ha rivelato che da mesi la Sem sta allestendo un “piano d’emergenza”. Prevede tre scenari, stando al domenicale. Nei due estremi (forte affluenza), la Confederazione potrebbe – deviando dall’abituale prassi – registrare i richiedenti con una procedura accelerata e ripartirli subito tra i Cantoni (che dovrebbero così arrangiarsi a trovare in breve tempo alloggi supplementari), senza farli passare dai centri federali. Un’altra opzione: la Confederazione metterebbe lei stessa a disposizione altre strutture per il primo alloggio in grado di accogliere 15mila richiedenti, il triplo di quelli previsti. La Conferenza dei governi cantonali starebbe valutando scenari che prevedono fino a 120mila nuove richieste d’asilo quest’anno. «Discutendo con la Confederazione avevamo chiesto come Cantone di rivedere verso l’alto le cifre, in modo da ragionare su una situazione straordinaria: per intenderci, 15mila arrivi al mese», ci dice il ‘ministro’ ticinese Norman Gobbi , il cui dipartimento (Istituzioni) è con quello della Sanità e socialità titolare a livello cantonale del dossier. «Per quanto ci riguarda – aggiunge – registreremo tutti i migranti che entreranno, respingendo quelli che potremo legalmente respingere». Questione Comuni. «Già nei mesi scorsi abbiamo contattato x Comuni, avvisandoli che i loro impianti di Protezione civile potevano, in caso di situazione straordinaria, entrare in considerazione, nella pianificazione cantonale, per alloggiare dei richiedenti l’asilo. Di questo gruppo abbiamo poi, con le Regioni di PCi, selezionato e informato y Comuni. Con un approccio sempre all’insegna del dialogo».

Norman Gobbi: “Il casellario anche per contrastare la Mafia!”

Norman Gobbi: “Il casellario anche per contrastare la Mafia!”

Dal Mattino della Domenica del 13 marzo 2016

Norman Gobbi ringrazia i Ticinesi che hanno votato a favore dell’iniziativa d’attuazione

Ricordiamo ancora tutti quando nell’agosto 2014 sono state fermate a Frauenfeld 18 persone accusate di appartenere ad una cosca della ’ndrangheta – la Mafia calabrese – che da addirittura 40 anni (!!!) operava nel Canton Turgovia. Una vicenda che ci ha fatto aprire gli occhi sul fatto che anche il nostro Paese non è immune da fenomeni mafiosi, i quali vanno combattuti con forza se non vogliamo ritrovarci nella stessa situazione di alcune zone della vicina Fallitalia, dove lo Stato è ormai assente e ha lasciato campo libero a queste cosche. È di questi giorni poi la notizia dell’arresto di altri 15 presunti membri della stessa cellula della ’ndrangheta, avvenuto su ordine dell’Ufficio federale di giustizia. Un episodio che rafforza la necessità di dover intervenire per contrastare queste organizzazioni criminali.

Visto che il tema tocca da vicino gli aspetti legati alla sicurezza e all’ordine pubblico del nostro Paese, ne abbiamo discusso con Norman Gobbi, Presidente del Governo e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “I recenti fatti ci insegnano che purtroppo anche la Svizzera non è estranea a questi fenomeni, alcuni dei quali hanno già avuto inizio negli anni ’70. In quest’ottica, continua il Ministro leghista, “dobbiamo tenere alta la guardia riguardo alle situazioni sospette”. Il problema risiede però anche a livello giuridico, poiché è ormai da molto tempo che si discute sull’opportunità di rendere le leggi svizzere più severe in questo ambito delicato e sensibile. “È vero”, sottolinea Norman Gobbi, “le leggi attuali non bastano più per contrastare efficacemente la Mafia; per questo motivo è importante inasprire le norme per combattere le organizzazioni criminali, in modo che le Autorità abbiano a disposizione tutti gli strumenti possibili per intervenire in maniera incisiva”. Un aspetto sul quale dovrà chinarsi presto la Confederazione.

E a livello cantonale? Cosa si può fare per combattere questi fenomeni? “Ripeto: dobbiamo tenere alta la guardia e presidiare al meglio il nostro territorio. Inoltre, si possono introdurre delle misure straordinarie per controllare in maniera maggiormente approfondita chi intende entrare nel nostro Paese, come è stato fatto nel recente passato”. Si riferisce all’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale introdotto lo scorso aprile? “Esatto! Una misura straordinaria e temporanea presa per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico sul territorio, introdotta a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone”. Una misura pienamente sostenuta dal Popolo ticinese, come hanno dimostrato le 12’192 firme raccolte grazie a una petizione lanciata dalla Lega dei Ticinesi a supporto della misura introdotta da Norman Gobbi. “Le Autorità federali devono capire che il Ticino, vista in particolare la sua posizione geografica, è maggiormente esposto a fenomeni criminali rispetto ad altre regioni della Svizzera; fenomeni che vanno combattuti con forza anche attraverso delle misure eccezionali!”. Un aspetto che Norman Gobbi ha sollevato di recente quando è stato ospite del programma Giacobbo&Mueller in onda sulla televisione svizzero tedesca riprendendo simpaticamente il pubblico in sala. Il nostro Norman continua quindi convinto e spedito sulla propria strada; una strada in cui al centro ha sempre messo la sicurezza del nostro Cantone a beneficio di tutti i Ticinesi.

MDD

Presidenti in grigioverde

Presidenti in grigioverde

Il ticinese Norman Gobbi ed il grigionese Christian Rathgeb ai corsi di ripetizione dell’esercito di milizia.

Una particolarità tutta svizzera. Due presidenti di Governo cantonali, il ticinese Norman Gobbi ed il grigionese Christian Rathgeb, si sono incontrati in grigioverde ai corsi di ripetizione dell’esercito di milizia.

Dall’incontro al selfie d’ordinanza con sorriso, il passo è stato breve. Ed il post della foto su Twitter è stato immediato. Hashtag: “Solo in #CH”.

joe.p.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Presidenti-in-grigioverde-7019537.html