La Lega si organizza. Ma non troppo

La Lega si organizza. Ma non troppo

Da La Regione del 12 aprile 2016

Confermato Attilio Bignasca, si cercheranno coordinatori regionali. Gobbi: ‘Aspetto movimentista ancora centrale’.

«Dai, andiamo». Manca una manciata di minuti alle otto e in via Monte Boglia è da poco terminato il vertice dei ‘colonnelli’. Si è discusso, tra le altre cose, di chi ricoprirà il ruolo di coordinatore. E per Attilio Bignasca è ora di andare. Di andare a cena: si è riservato in un grotto del Luganese e lui siederà a tavola ancora da coordinatore del movimento. Nessuna rivoluzione dunque. Anche se il ‘conte zio’, come viene talvolta chiamato negli ambienti leghisti, aveva più o meno ufficialmente rimesso il suo mandato, sarà ancora lui il ‘comandante in capo’ della Lega. Lega che, alla luce del successo alle Comunali dello scorso weekend, ha dunque deciso di cambiare forma o, perlomeno, di abbozzare una struttura interna simil-partitica. Si cercheranno infatti delle persone che facciano da tramite fra i colonnelli e i rappresentanti nei vari Municipi e Consigli comunali. Come si possono definire? «Chiamateli poi come volete», risponde sorridendo Attilio Bignasca. «Diciamo – riprende il confermato coordinatore – che si è scelto di alleggerire la mia posizione tramite dei coordinatori regionali». Coordinatori regionali sia, quindi. Figure necessarie alla luce della vittoria alle Comunali? «I nuovi eletti, specialmente i municipali, avranno bisogno di maggior supporto». Attilio Bignasca rimane però coordinatore? «Io – conclude il diretto interessato – rimango il vecchio portafortuna». Insomma, la Lega ‘diventa grande’. «La nuova Lega – commenta il consigliere di Stato Norman Gobbi – è già una realtà, basta guardare i risultati delle Comunali. Penso sia però opportuno riflettere su come strutturarsi: con un maggior radicamento sul territorio è necessaria una migliore organizzazione. Ciò non deve però sradicare l’aspetto movimentista che ci ha sempre lasciato grande libertà e anche grande capacità di reazione». E quando si sceglieranno i coordinatori regionali? «In un certo senso – rileva Gobbi – ci sono già ora. Si tratta di anelli di congiunzione, di persone in grado di dare risposte immediate ai nuovi municipali, così come ai cittadini. Ribadisco però: l’aspetto movimentistico rimane centrale. Non possiamo irrigidirci troppo, preferendo un dibattito sulla struttura all’azione politica».

Dipartimento delle istituzioni: nominato il nuovo capo della Sezione della popolazione

Dipartimento delle istituzioni: nominato il nuovo capo della Sezione della popolazione

Il Consiglio di Stato ha nominato, tramite assunzione diretta, l’avvocato Thomas Ferrari quale nuovo capo della Sezione della popolazione in sostituzione di Attilio Cometta, nominato negli scorsi mesi Delegato cantonale per l’integrazione degli stranieri.

Thomas Ferrari, classe 1977, ha conseguito la licenza in diritto nel 2001 all’Università di Zurigo e nel 2004 nel medesimo cantone ha ottenuto il certificato di capacità per l’esercizio dell’avvocatura. Dal 2005 lavora nel settore bancario dove ha maturato una solida esperienza nell’ambito giuridico così come a livello di conduzione e di gestione delle risorse umane, occupandosi inoltre di alcuni importanti progetti strategici.

Il nuovo responsabile avrà il compito di assicurare la direzione dell’intera Sezione, continuando gli importanti sforzi intrapresi negli scorsi anni per rivedere l’organizzazione del settore offrendo prestazioni sempre più qualitative ed efficienti, soprattutto nell’ottica di contrastare gli abusi nel rilascio di permessi a cittadini stranieri.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare al nuovo Capo sezione i migliori auguri per la sfida professionale che l’attende in seno all’Amministrazione cantonale.

Ufficio registri del Distretto di Mendrisio: nominata la nuova Ufficiale

Ufficio registri del Distretto di Mendrisio: nominata la nuova Ufficiale

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Elisa Quadri Parravicini quale nuova responsabile dell’Ufficio dei registri del Distretto di Mendrisio. Il settore del registro fondiario, che si occupa di tenere aggiornate costantemente tutte le informazioni e gli atti relativi ai fondi situati nel nostro Cantone, è tra i servizi più importanti dell’Amministrazione cantonale: nel 2015 le pratiche evase sono state infatti 78’000 per 72 milioni di incassi.

Elisa Quadri Parravicini, classe 1982, ha conseguito la licenza in diritto nel 2005 all’Università di Ginevra. Nel 2009, dopo il periodo di pratica legale, l’alunnato giudiziario svolto alla Pretura di Mendrisio Sud, al Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato e al Tribunale penale cantonale, ha ottenuto il certificato di capacità come avvocato. In seguito, ha lavorato fino ad oggi in uno Studio legale e notarile del Mendrisiotto, coniugando la sua attività professionale con la nascita dei suoi due figli.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per rivolgere alla nuova funzionaria dirigente i migliori auguri per l’inizio della sua nuova sfida lavorativa, rallegrandosi per un dato che riflette l’impegno della Direzione del Dipartimento delle istituzioni nel rispettare le pari opportunità: si tratta infatti della nona funzionaria dirigente donna nominata all’interno del Dipartimento.

Ref, in vista nuovi rinforzi

Ref, in vista nuovi rinforzi

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna l Gobbi: alla Sezione reati economico-finanziari della Polcantonale saranno assegnati altri tre analisti

Si profila un nuovo potenziamento della Ref, la sezione della Polizia cantonale che in stretta collaborazione con la magistratura inquirente indaga sui reati economico-finanziari. «Come Dipartimento e come governo abbiamo accolto la richiesta del procuratore generale di un adeguamento del numero di specialisti chiamati a cooperare con il Ministero pubblico nelle inchieste sugli illeciti di natura finanziaria: abbiamo così deciso di attribuire alla Ref tre analisti», dice alla ‘Regione’ il ministro di Giustizia e polizia Norman Gobbi . I tre, aggiunge il capo del Dipartimento istituzioni, «verranno reclutati all’esterno del Corpo di polizia e dovrebbero essere assunti, questa perlomeno è la mia intenzione, nel corso dell’anno. La durata del loro mandato sarà definita nella risoluzione che il Consiglio di Stato sta formalizzando, tenendo conto anche dei parametri fissati nell’annunciata manovra di risparmio da 180 milioni».

Temporanei o meno, rinforzi comunque in arrivo per la Sezione reati economico-finanziari guidata dal commissario Fabio Tasso. Sezione che lo scorso anno è stata confrontata con un incremento del “24 per cento” del numero di inchieste “rispetto alla media degli incarti trattati dal 2010 al 2014”, si legge nel rapporto, pubblicato l’altro ieri dalla Cantonale, riguardante i risultati del lavoro svolto dalla Ref nel 2015. In ballo soprattutto “grosse inchieste”. Che implicano l’esame “di una notevole mole di documenti e informazioni”, si puntualizza nel rendiconto. «I tre analisti – riprende Gobbi – dovranno coadiuvare gli investigatori della Ref e i magistrati del Ministero pubblico nel vagliare la documentazione acquisita nel corso delle indagini e quindi nella ricostruzione – estremamente importante per l’esito dei procedimenti penali – dei flussi contabili».

Le inchieste in Ticino «su reati finanziari e fallimentari sono in crescita», sottolinea, da noi interpellato, il pg John Noseda . Ed è ciò che il procuratore generale ha scritto in gennaio al governo nel trasmettergli il bilancio dell’attività 2015 del Ministero pubblico. “Si conferma l’evoluzione, già segnalata nei rendiconti relativi agli anni 2013 e 2014, nel settore dei reati finanziari con un costante aumento dei procedimenti penali aventi per oggetto reati fallimentari, abusi societari, malversazioni nel settore bancario o fiduciario e riciclaggio nonché nel settore dell’edilizia e in altri ambiti di lavoro con impiego di persone prive di permesso, con sfruttamento della manodopera e con evasione o frode degli oneri sociali e fiscali”. Dal profilo quantitativo, prosegue il pg, “questa tendenza è confermata dall’incremento delle decisioni emanate nel settore finanziario (da 541 a 786) e soprattutto degli atti e dei decreti d’accusa (da 240 a 378). Il maggior onere derivante dai procedimenti di carattere finanziario è peraltro confermato dall’importante incremento del numero dei casi che richiedono inchieste laboriose da parte di specialisti dell’Efin (l’Equipe finanziaria del Ministero pubblico) e della Ref, anch’essi purtroppo confrontati con un sovraccarico di lavoro per carenza di effettivi”.

Nel 2015 alla Ref, ricorda Gobbi, «erano già stati attribuiti due specialisti con una solida esperienza in ambito bancario, prossimamente a questa sezione della Polizia cantonale saranno assegnati altri tre analisti, dopo aver valutato anche i profili che ci perverranno dagli uffici di collocamento». Il contrasto alla criminalità economica, rileva il direttore del Dipartimento istituzioni, passa però anche dalla cooperazione tra settori dell’Amministrazione. «La maggior collaborazione, voluta dal Dipartimento, tra uffici esecuzione e fallimenti, uffici dei registri, Procura e polizia sta dando – sostiene il consigliere di Stato – i suoi frutti».

Varietà contro il razzismo

Varietà contro il razzismo

Saluto pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, alla serata “Varietà contro il razzismo” in occasione della settimana contro il razzismo 2016

Gentili signore,
Egregi signori,

saluto a nome del Consiglio di Stato tutti voi, presenti numerosi questa sera all’evento organizzato dal Delegato cantonale per l’integrazione.
La prima per Attilio Cometta che da qualche mese ha assunto la funzione in sostituzione di Francesco Mismirigo, dallo scorso anno al beneficio della pensione.

Per un politico è sempre scomoda la prospettiva di parlare prima di uno spettacolo.
Se il tema è complesso come quello della lotta al razzismo, il rischio di risultare didattici e magari noiosi è davvero alto. Sarò quindi breve – e non solo per modo di dire.

Si sente spesso parlare di razzismo: sui media, nei dibattiti, nei libri, nei film.
Ma è raro che ci prendiamo qualche secondo per interrogarci sul suo significato.
Il dizionario ci dice che la parola razzismo designa un’ideologia basata sulla presunzione che una razza sia superiore alle altre, e che su questa presunzione di superiorità costruisce un sistema di privilegi e discriminazioni.

La Svizzera è il frutto dell’unione fra popoli di lingua, religione e cultura differenti, che ha voluto affermare il principio dell’uguaglianza nella diversità.
Dal 1291, infatti, il nostro Paese è “unito nella diversità”.
Il principio che la diversità è una fonte di ricchezza, e che il bene della società esige che riconosciamo e rispettiamo il carattere unico e irripetibile di ognuno di noi.

Infatti, facendo convivere pacificamente persone diversissime fra loro abbiamo costruito la nostra democrazia.
Abbiamo costruito un Paese nel quale oggi, chiunque, può guardare negli occhi il suo prossimo ed esprimere il proprio pensiero, senza paura di essere sorvegliato, sanzionato o imprigionato.
Un Paese nel quale le diversità non ci fanno paura e dove l’uguaglianza non è definita dall’appiattimento delle identità regionali, bensì dai diritti ai quali tutti possono accedere se rispettiamo le regole.

Siamo un Paese che rappresenta un modello riuscito di integrazione: un’integrazione necessaria, più che mai ai nostri giorni.
Grazie agli strumenti che abbiamo messo a disposizione ai numerosi stranieri sul nostro territorio diamo loro l’opportunità di conoscere chi siamo, apprezzare le nostre tradizioni e farle proprie, senza per questo chieder loro di dimenticare la loro storia e la loro provenienza.
Un punto sul quale dobbiamo insistere per evitare fenomeni di ghettizzazione, di esclusione e di emarginazione culturale, che, quando estremizzati portano a situazioni drammatiche, come ci ricordano i tristi fatti di Parigi e di Bruxelles.

Nel nostro Paese resta inimmaginabile la situazione che si prospetta in altri Stati.
Stati che si considerano terre di libertà e porti di democrazia, ma che in realtà sono nella maggior parte dei casi agitati da tensioni razziali.

Dobbiamo però capire bene quale sia l’obiettivo che ci prefiggiamo: è un’uguaglianza che significa annullamento di tutte le diversità?
È un minestrone frullato, nel quale non è più possibile distinguere i singoli ingredienti?

Se questo è l’obiettivo, sono d’accordo sul fatto che la Svizzera non lo abbia raggiunto.
Per fortuna!

Perché la vera uguaglianza, io credo, non punta ad azzerare le differenze, ma ad unire persone diverse attorno ad alcuni principi fondamentali di convivenza.
Quei principi saldi, ancorati nella nostra Costituzione e che ci rendono cittadini liberi al tempo stesso responsabili.
I principi in base ai quali una società possa garantire a tutte le cittadine e i cittadini le stesse possibilità di realizzare liberamente le loro vite, rispettando le specificità storiche e culturali della regione.
Se definiamo in questo modo l’uguaglianza, allora forse ci accorgeremo che la nostra Confederazione è un passo avanti a tutti, nella rincorsa all’obiettivo.

La formula che tiene unita la Svizzera è l’ammissione di uguaglianza di tutti i cittadini, nella sottomissione a principi scritti prima della nostra nascita, e che ci dovranno sopravvivere.

Ringrazio quindi il Delegato e i suoi collaboratori per l’organizzazione di questo evento e della settimana contro il razzismo.
Momenti privilegiati che ci consentono di chinarci su temi complessi e spesso spinosi.
Grazie alla messa in scena di questa sera “Varietà contro il razzismo”, proveremo ad approcciarci al tema con un pizzico di umorismo…intelligente, che ci farà riflettere intrattenendoci.

Una rappresentazione che alcuni di noi hanno già avuto la possibilità di vedere lo scorso anno, ma che sono certo non mancherà comunque di stupirci.

Vi auguro quindi di cuore un buono spettacolo e vi invito, ovviamente, a una riflessione sul tema che ci ha permesso di essere qui insieme.

Vi ringrazio.
Norman Gobbi

“Pedaggio al Gottardo? Assolutamente no”

“Pedaggio al Gottardo? Assolutamente no”

Da Ticinonews.ch l Norman Gobbi prende posizione sulla proposta di Avenir Suisse di far pagare il transito all’interno del tunnel autostradale

“La proposta di Avenir Suisse è piuttosto anacronistica, e manca di rispetto al Ticino”. Norman Gobbi non le manda a dire. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni dalle colonne della Neue Zürcher Zeitung di ieri prende posizione sulla proposta di Avenir Suisse di far pagare un pedaggio nel tunnel autostradale del Gottardo.

Per Avenir Suisse il pedaggio sarebbe giustificato dal fatto che il tunnel del Gottardo è situato sul percorso principale dell’asse autostradale nord-sud, e per il fatto che è il tunnel stradale più lungo del paese. “Ma da quando la lunghezza di un tunnel può essere considerato un metro di giudizio?” si chiede Gobbi. “Allora si dovrebbe pagare una tassa, anche nel tunnel del San Bernardino, che è anche sull’asse nord-sud?” aggiunge il Consigliere di Stato. Gobbi conclude che “il Ticino ha diritto come qualsiasi altro cantone ha ad un buon collegamento con il resto del paese e non deve essere discriminato con tasse che non sono economicamente giustificate”.

http://www.ticinonews.ch/ticino/275674/pedaggio-al-gottardo-assolutamente-no

Gotthard-Maut: Tunnelgebühr ist diskriminierend

Gotthard-Maut: Tunnelgebühr ist diskriminierend

Da NZZ.ch l Wenn eine Gebühr ein probates Mittel zur Bekämpfung von Staus sein soll: Warum diskutiert man sie nur für den Gotthard und nicht für die Agglomerationen in Zürich, Basel, Bern und Genf? Gastkommentarvon Norman Gobbi

Die Abschaffung der Strassenzölle war eines der dringlichsten Anliegen der Gründungsväter des Bundesstaates. Es mutet daher ziemlich anachronistisch an, dass nun ausgerechnet der Think-Tank Avenir Suisse Konzepte, die einst mit gutem Grund auf der Müllhalde der Geschichte entsorgt wurden, als vermeintliches Ei des Kolumbus anpreist.

Worum geht es? Daniel Müller-Jentsch, Ökonom und Projektleiter bei Avenir Suisse, plädierte in der NZZ für eine Maut am Gotthard, um die Sanierung der bestehenden und den Bau der zweiten Röhre zu finanzieren. Sein Verweis auf das Verursacherprinzip («Die zweite Röhre sollte von den Nutzern finanziert werden, nicht von der Allgemeinheit») scheint auf den ersten Blick einleuchtend, erweist sich aber bei näherem Betrachten als Scheinlösung und Respektlosigkeit gegenüber dem Tessin.

Längster Strassentunnel als Argument?
Begründet wird die Maut-Forderung damit, dass der Gotthard auf der Haupttransitroute liegt. Das ist zweifellos richtig. Doch dasselbe gilt auch für den Seelisberg-, den Sonnenberg- oder den Belchentunnel. Dieser wird derzeit saniert. Dass die Gelder für diese Sanierungsröhre aus der Bundeskasse stammen, hat indes keinen Ökonomen auf den Plan gerufen. Für die Sanierungsröhre am Gotthard hingegen ist eine Maut laut Avenir Suisse angemessen, weil es sich um «den mit Abstand längsten Strassentunnel des Landes» handelt.

Seit wann ist die Länge eines Autobahn-Teilstücks massgebend? Und warum soll man nicht auch eine Gebühr bezahlen, wenn man den 6,6 Kilometer langen San-Bernardino-Tunnel durchquert, der ebenfalls auf der Nord-Süd-Achse liegt? Mit der Superlativ-Logik könnte man auch für eine Fahrt über die längste Brücke, den höchsten Viadukt oder die kurvenreichste, geradlinigste, schönste, schnellste oder ödeste Strecke des Landes eine Maut verlangen – der Phantasie sind keine Grenzen gesetzt.

Die Gotthard-Maut würde Avenir Suisse mit je einer Erfassungsstation an den beiden Tunnelportalen erheben. Damit, so die These, würden auch die Staus reduziert. Wie naiv diese Annahme ist, zeigt ein Blick auf die italienischen Autobahnen: Zahlstellen wie jene in Como Grandate, fünf Kilometer südlich von Chiasso, sind notorische Staugeneratoren. Wenn eine Gebühr angeblich ein derart probates Mittel zur Bekämpfung von Staus darstellt, so fragt man sich, weshalb man den täglichen Kolonnen und Verkehrsstockungen rund um die Agglomerationen von Zürich, Basel, Bern und Genf damit nicht schon längst ein Ende bereitet hat!

«Grosszügigen Vielfahrerrabatte»
Aus Tessiner Sicht besonders verstörend ist die Tatsache, dass Avenir Suisse rein ökonomisch argumentiert – die Interessen der Tessiner Wirtschaft aber überhaupt nicht in die Rechnung mit einbezieht. Ist man sich an der Rotbuchstrasse in Zürich eigentlich bewusst, was eine Gotthard-Maut für die stark vernetzte Wirtschaft auf der Alpensüdseite bedeuten würde, die auf Zulieferungen aus dem Norden angewiesen ist? Die «grosszügigen Vielfahrerrabatte», die Avenir Suisse uns Tessinern gewähren würde, tönen derart paternalistisch und arrogant, dass damit im Tessin unweigerlich der kollektive Anti-Landvögte-Reflex aktiviert wird.

Aus Tessiner Sicht besonders verstörend ist die Tatsache, dass Avenir Suisse rein ökonomisch argumentiert – die Interessen der Tessiner Wirtschaft aber überhaupt nicht in die Rechnung mit einbezieht.
Womit wir auf der staatspolitischen Ebene angelangt wären, die Avenir Suisse in ihren Betrachtungen gänzlich ausgeblendet hat. Das Tessin hat wie jeder andere Kanton ein Anrecht auf eine gute Anbindung an den Rest des Landes und darf nicht mit unseligen Gebühren diskriminiert werden, die ökonomisch nicht gerechtfertigt sind, geschweige denn politisch. Die Schweiz definiert sich durch die Respektierung ihrer tausend subtilen Gleichgewichte und Minderheiten. Das ist die helvetische Besonderheit, die auch Ökonomen in ihre Analysen mit einbeziehen sollten – vor allem dann, wenn sie sich wie Avenir Suisse auf die Fahne schreiben, Denkanstösse zu geben, die auch kommenden Generationen Chancen bieten.

Norman Gobbi ist Regierungspräsident des Kantons Tessin

Das gewohnte Ferienbild: Stau vor dem Gotthardtunnel zwischen Göschenen und Erstfeld. (Bild: Urs Flüeler /Keystone)

http://www.nzz.ch/meinung/kommentare/gotthard-maut-tunnelgebuehr-ist-diskriminierend-ld.12143

Quando i consiglieri fanno i salami

Quando i consiglieri fanno i salami

Da Cdt.ch l Al Castello Montebello il nuovo presidente Beltraminelli e i colleghi nel primo “impegno ufficiale” in versione salumieri. I consiglieri di Stato come non te li aspetti, al Castello Montebello: vestiti da salumieri per la legatura del salame Rapelli.

Il primo “impegno ufficiale” del presidente Paolo Beltraminelli con l’obiettivo di “Conoscere una nostra storica tradizione, la produzione del salame unito alla storia del Castello Montebello di Bellinzona – come scrive lo stesso direttore del DSS in un post su Facebook – Abbiamo potuto confezionare il prezioso alimento che vedete in bella mostra. È al centro tra i due consiglieri di Stato”.

Dopo la c07erimonia del passaggio di presidenza svoltasi al Palazzo delle Orsoline, quindi, tutti al Castello Montebello: il già citato Beltraminelli, Norman Gobbi, Manuele Bertoli, Christian Vitta e il cancelliere Giampiero Gianella. Unico assente Claudio Zali.

(foto © Crinari)

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/152657/quando-i-consiglieri-fanno-i-salami

Dopo Gobbi la presidenza a Beltraminelli

Dopo Gobbi la presidenza a Beltraminelli

Dal Corriere del Ticino del 7 aprile 2016

Breve cerimonia ieri mattina a Palazzo delle Orsoline per l’annuale cambio alla presidenza del Consiglio di Stato. Sono terminati i 12 mesi di presidenza del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ed è iniziato l’anno del direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Paolo Beltraminelli. Per Beltraminelli, che ha già ricoperto questa carica nel 2013, si tratta della seconda presidenza da quando, nel 2011, è stato eletto per la prima volta in Governo. Alla carica di vicepresidente è stato designato il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, che assumerà la guida dell’Esecutivo nel 2017-2018. L’anno di Beltraminelli sarà impegnativo: a breve il Governo presenterà la manovra finanziaria di rientro di 180 milioni e il prossimo 5 giugno sono in agenda diversi importanti temi cantonali in votazione popolare.

Dissimulazione del volto: dal 1° luglio in vigore la modifica legislativa

Dissimulazione del volto: dal 1° luglio in vigore la modifica legislativa

Il Consiglio di Stato ha fissato per il 1° luglio 2016 l’entrata in vigore della modifica costituzionale che prevede il divieto di dissimulazione del volto, approvata dai cittadini nella votazione popolare del 22 settembre 2013. Dalla stessa data saranno applicabili anche la nuova legge sull’ordine pubblico e la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, entrambe adottate dal Gran Consiglio il 23 novembre 2015.
La consultazione sull’avamprogetto del regolamento di applicazione delle due leggi si è aperta, una volta conclusa la procedura parlamentare, lo scorso 23 dicembre ed è terminata a fine gennaio. Gli enti invitati a prendere posizione – i Comuni e la loro associazione, le autorità giudiziarie, la polizia cantonale e l’Associazione delle polizie comunali – hanno sostanzialmente condiviso la scelta di elaborare un regolamento unico per le due leggi e l’impostazione generale adottata. In base alle numerose osservazioni e richieste di chiarimento rientrate, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi aggiornato e completato il progetto di regolamento – approvato oggi dal Consiglio di Stato – e allestito un rapporto esplicativo destinato ai Comuni.
Il Consiglio di Stato si è adoperato affinché le disposizioni sulla dissimulazione del volto potessero essere attuate in tempi brevi, prendendo atto dell’interesse suscitato anche nel resto della Confederazione dalla nuova normativa cantonale. La data del 1° luglio 2016 è ritenuta dal Governo una soluzione ottimale, che consente di soddisfare questa esigenza di celerità e – nel contempo – assicura all’autorità cantonale un periodo sufficiente per informare adeguatamente tutti i partner coinvolti.