Giustizia – In carcere o sorvegliato speciale

Giustizia – In carcere o sorvegliato speciale

Dal Corriere del Ticino | Dal 2018 tornano le pene detentive di breve durata: il braccialetto elettronico permetterà l’espiazione a domicilio Norman Gobbi: «Le sanzioni pecuniarie hanno mancato l’obiettivo» – Timori per il sovraffollamento nelle carceri

Il 1. gennaio 2018 a livello federale entrerà in vigore il nuovo diritto sanzionatorio e il Ticino vuole farsi trovare pronto. Per questo motivo il messaggio licenziato mercoledì dal Governo per adeguare la legislazione cantonale – si legge – «riveste un carattere urgente». Sì perché le modifiche al Codice penale svizzero approvate nel giugno del 2015 dalle Camere federali introducono numerose novità sul piano delle pene e della loro esecuzione. Una riforma che ieri a Bellinzona è stata definita «una parziale marcia indietro», alla luce delle numerose critiche riservate in questi anni al diritto penale corretto nel 2007. «Ci si è resi conto come l’effetto educativo, deterrente e sanzionatorio della pena pecuniaria avesse mancato i suoi obbiettivi, sia verso la persona condannata sia nella percezione della popolazione» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Da qui la necessità di rimettere mano al Codice penale e di conseguenza alla legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure degli adulti (vedi anche la scheda a lato). In che modo? Ripristinando innanzitutto le pene detentive di breve durata (a partire da un minimo di 3 giorni) e «mettendole in concorrenza con quelle pecuniarie, sin qui vincolanti per i periodi d’espiazione da 0 a 6 mesi e che secondo il principio della proporzionalità resteranno comunque di principio prioritarie» ha spiegato il presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti. Ne scaturirà una contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere.

Proprio l’autorità presieduta da Albisetti – dopo le sentenze dei tribunali – dovrà decidere se per le persone condannate a pene detentive di breve durata saranno possibili delle forme di esecuzione alternative. A partire dalla sorveglianza tramite braccialetto elettronico (una cavigliera), che dopo essere stata sperimentata in Ticino dal 1999 diventerà a tutti gli effetti una forma d’esecuzione contemplata dal Codice penale. «Finalmente» ha affermato Luisella De Martini, a capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR) che sarà chiamato a proporre, applicare e controllare l’esecuzione, preparando il piano di assoggettamento alla sorveglianza elettronica. «Ma saranno necessari dei chiari requisiti» ha precisato De Martini, indicando come la persona condannata dovrà «esercitare un’attività lavorativa di almeno 20 ore settimanali, disporre di un alloggio adeguato, non essere a rischio recidiva o fuga, accettare orari ed eventuali divieti all’uso di alcool e stupefacenti e infine partecipare alle spese di esecuzioni di 15 franchi al giorno». Ossia il costo del noleggio del braccialetto elettronico, nel 2016 testato su una trentina di persone e presente in 9 pezzi nello stock cantonale.

Questa tipologia di sorveglianza – valida per le pene da 20 giorni fino a 1 anno e sfruttabile soprattutto per l’interdizione di aree geografiche – non sarà però l’unica forma alternativa d’espiazione della pena detentiva. Verrà infatti reintrodotto il lavoro di pubblica utilità (non più come sanzione a sé stante) e la semiprigionia. «Con le pene più corte andiamo a toccare la piccola e media criminalità, generata in prevalenza dalle violazioni alle leggi sulla circolazione stradale, sugli stupefacenti e sugli stranieri» ha rilevato Albisetti. Per poi quantificare: «In Svizzera in media le pene pecuniarie sono 95.000, pari all’86% del totale». E se nel 2007, ritoccando il Codice penale, «si era voluto meno carcere per intervenire sul borsellino», ora si va «verso un inasprimento delle regole penali sull’esecuzione delle pene» ha aggiunto Albisetti. Quest’ultimo ha inoltre evidenziato come da gennaio, per i casi di criminalità più gravi, sarà ripristinata l’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero. «E i casi – ha notato – potenzialmente possono essere parecchi».

Nel complesso il nuovo diritto sanzionatorio avrà delle conseguenze finanziarie per il Cantone. «È evidente che con il ritorno delle pene detentive di breve durata aumenteranno i detenuti nelle nostre strutture carcerarie» ha dichiarato Gobbi. In questo campo andrà quindi valutato sia un intervento logistico – per aumentare il numero di posti – sia un adeguamento del personale. «La Farera e la Stampa oggi sono già piene, mentre la sezione aperta dello Stampino – dove oggi si eseguono le pene di breve durata – ha ancora una certa capacità». Detto ciò il direttore delle Istituzioni ha chiarito: «Dobbiamo essere pronti ad avere un luogo di decompressione per le strutture attuali». E in merito non è stata esclusa la riattivazione del carcere aperto Naravazz a Torricella.

Quello delle carceri non sarà ad ogni modo il solo settore sotto pressione. Per l’UAR si stimano già 2 o 3 unità di operatori sociali in più, e andrà anche valutato l’impatto sull’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi al quale – dopo il voto popolare dello scorso febbraio – è stato tolto un giudice, compensato da un collaboratore giurista. Gli effetti del nuovo diritto sanzionatorio e la sua efficacia saranno in tal senso analizzati sull’arco di due anni da un gruppo di lavoro composto dai principali attori implicati nella catena penale.

(Articolo di Massimo Solari)

“Distribuire il Corano va vietato”

“Distribuire il Corano va vietato”

Da RSI.ch | Il Cantone scrive a tutti i comuni invitandoli a rifiutare le manifestazioni dell’organizzazione salafita “Lies”

Il servizio al TG su http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Distribuire-il-Corano-va-vietato-9632797.html

Il Dipartimento delle istituzioni ha scritto negli scorsi giorni a tutti i comuni del Ticino, invitandoli a rifiutare le manifestazioni su suolo pubblico della distribuzione del Corano, la cosiddetta “Dawa street”.

La decisione si basa sulla conclusione raggiunta dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, secondo cui la campagna “Lies!” è anticostituzionale. La CDDGP ha emanato un’informativa fondata su un approfondimento del Servizio delle attività informative della Confederazione in base al quale queste campagne sono accostate ad azioni di radicalizzazione e reclutamento jihadista.

Già il governo di Zurigo si era detto contrario alla distribuzione del Corano nelle strade. Invece il Consiglio federale il 7 settembre scorso ha sostenuto che non ci sono i margini di manovra a livello giuridico per vietare queste manifestazioni. La competenza del divieto però rimane ai comuni. “Tocca a Municipi e comuni vigilare – ci spiega il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – in questo caso vogliamo dare gli strumenti giuridico per emanare decisioni conformi. Così vogliamo evitare lo scontro tra Città e Cantone andato in scena a Zurigo”.

A livello federale, il Consiglio Nazionale ha accettato il 21 settembre scorso una mozione del consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/SO) che vuole mettere al bando “Lies!” su suolo elvetico. Ora la palla passa agli Stati.

(Articolo e servizio di Mattia Pacella)

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi le novità legate all’entrata in vigore al 1° gennaio 2018 del nuovo ordinamento sanzionatorio derivante principalmente dalle modifiche del Codice penale.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale dell’ordinamento delle sanzioni penali di cui al Codice penale, volta ad accrescere l’efficacia e la credibilità del diritto penale. Una riforma, come indicato in Conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, a seguito delle ripetute critiche mosse anche da parte dei Cantoni, dei parlamentari federali e dagli specialisti del settore nei confronti del diritto penale riveduto nel 2007.

Come spiegato dal Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti, punto essenziale della revisione del Codice penale è il ripristino delle pene detentive di breve durata, a partire da un minimo di 3 giorni, con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere. La sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria è eliminata. È reintrodotto il lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante ed è introdotta la sorveglianza elettronica della persona condannata quale forma di esecuzione (Electronic Monitoring), dopo anni di sperimentazione di un progetto pilota che ha coinvolto anche il Canton Ticino. L’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero, già esistente prima della revisione del Codice penale del 2007, viene reintrodotta come altra misura connessa con la commissione di un reato.

I Cantoni devono adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è parte, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018. I citati regolamenti precisano in particolare le condizioni di applicazione, la procedura e l’attuazione dell’esecuzione delle pene nella forma del lavoro di pubblica utilità, della semiprigionia e sotto sorveglianza elettronica.

Il messaggio di adeguamento della legislazione cantonale prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti. L’impatto del nuovo ordinamento sanzionatorio avrà effetti sull’attività, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il messaggio prevede quindi la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di due anni al massimo, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, come pure la valutazione dell’attività del predetto ufficio e della citata autorità giudiziaria, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Alla conferenza stampa odierna è altresì intervenuta Luisella Demartini-Foglia, capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che ha illustrato i principi dell’Electronic Monitoring, nonché la tecnologia della sorveglianza elettronica in uso nel Canton Ticino da inizio anno. È infine stata svolta una dimostrazione pratica dell’uso della cavigliera elettronica dotata di radio frequenza e di geolocalizzazione.

La Divisione della giustizia, l’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana e l’Ordine degli avvocati hanno organizzato per il 5 dicembre 2017 alle ore 17.00 presso l’Auditorium USI, Lugano, una formazione specifica sul nuovo diritto sanzionatorio destinata a magistrati, avvocati e a tutti gli interessati. Interverranno il Prof. Dr. Nicolas Queloz, professore ordinario di diritto penale e criminologia all’Università di Friborgo e l’Avv. Blaise Péquignot, segretario generale del Concordato latino sulla detenzione penale degli adulti, del quale il Ticino è membro a titolo parziale. Anche in questa occasione sarà presentata, tramite una dimostrazione pratica, la nuova cavigliera elettronica in uso nel nostro Cantone.

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

Da laRegione |

Otenys Sa, poi divenuta Argo 1. Con Davide Grillo amministratore unico e Marco Sansonetti responsabile operativo. Sullo sfondo la Legge (cantonale) sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. La quale fissa una serie di requisiti per ottenere – dalla Polizia amministrativa della Cantonale e dunque dal Dipartimento istituzioni – l’autorizzazione a operare nel campo della sicurezza appunto come privati. E allora come sono andate le cose con la ditta di Cadenazzo e i suoi vertici, ammessi a esercitare ai sensi della Lapis? Una domanda ricorrente in queste settimane. E che ieri è stata rivolta al governo. Dalle verifiche condotte nel 2013 anche dal Centro italosvizzero di cooperazione di polizia e doganale, ha spiegato il capo del Dipartimento Norman Gobbi, su Grillo «non vi erano informazioni relative a condanne o altro, nemmeno dalla documentazione ottenuta dall’Italia tramite i canali ufficiali». Per quanto riguarda Sansonetti, ha aggiunto Gobbi, «nel 2012, quando ottenne la prima autorizzazione per Rainbow, era tutto in regola e non risultava nulla, nessuna condanna». All’epoca era cittadino italiano. «Nel 2014 quando sono stati verificati i requisiti previsti dalla legge per poter ottenere l’autorizzazione quale agente di sicurezza da Otenys Sa, poi diventata Argo 1, risultava una “notizia di reato per porto di armi o oggetti ad offendere” (testuali parole) risalente al 2009 – ha indicato ancora Gobbi –. L’allora caposervizio aveva deciso di rilasciare l’autorizzazione, in quanto non vi erano sufficienti elementi per negarla». Allorché nel febbraio del 2016 «è stata inoltrata la richiesta di inserire Sansonetti come rappresentante responsabile di Argo 1, lo stesso aveva già ottenuto la cittadinanza svizzera. Tutte le volte – ha proseguito Gobbi – che sono stati verificati i requisiti di Sansonetti non è mai risultato nulla di più e la documentazione presentata era in regola». Questo è quanto, stando alle spiegazioni fornite dal direttore del Dipartimento istituzioni. Peraltro, ha puntualizzato il presidente del governo Manuele Bertoli, il Controllo cantonale delle finanze nel suo rapporto sul mandato Argo 1 non ha mosso alcun rimprovero o critica con riferimento alla Lapis.

(Articolo di Chiara Scapozza e Andrea Manna)

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Da LiberaTV | Norman Gobbi ricorda l’evasione dalla Stampa: “Erano le sei del mattino. In otto tentarono la fuga con la complicità di una guardia. Seguì uno scontro a fuoco: ci furono tre morti”

Proprio oggi cade l’anniversario di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone. Il ministro delle Istituzioni: “Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”

BELLINZONA – “Verso le sei del mattino di 25 anni fa avvenne la tentata evasione dal carcere cantonale La Stampa”. Comincia così il ricordo di Norman Gobbi di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone.

Un anniversario non certo felice da ricordare per il Ticino, ma che il ministro delle Istituzioni ha voluto ricordare come ringraziamento a chi si trovò ad affrontare quel momento difficile e a tutto il personale degli agenti di custodia che operano nelle strutture carcerarie ticinesi.

“Erano otto – scrive Gobbi – i detenuti che il 3 ottobre 1992, con la complicità di un agente di custodia, tentarono di evadere e la loro fuga si risolse con uno scontro a fuoco tra evasi e polizia. I detenuti in fuga infatti erano armati di tre pistole, un coltello e una granata. Con loro si trovavano tre guardie carcerarie, solo due delle quali, si apprese successivamente, erano state prese in ostaggio. Il bilancio fu di tre morti: due detenuti e la guardia carceraria complice”.

“Il quarto di secolo passato – prosegue Gobbi – ha permesso di prendere diversi provvedimenti volti ad aumentare la sicurezza delle nostre strutture carcerarie. In particolar modo nel corso degli ultimi 3 anni sono state attuate ulteriori misure, che hanno permesso al personale di custodia di adempiere meglio alla propria missione e di aumentare il grado generale di controllo interno. Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”.

Articolo su http://www.liberatv.ch/it/article/35860/un-alba-ticinese-di-sangue-di-25-anni-fa-norman-gobbi-ricorda-l-evasione-dalla-stampa-erano-le-sei-del-mattino-in-otto-tentarono-la-fuga-con-la-complicit-di-una-guardia-segu-uno-scontro-a-fuoco-ci-furono-tre-morti

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato ieri, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia. I 38 aspiranti agenti hanno iniziato la loro formazione lo scorso 1. marzo, in vista degli esami federali previsti nel febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, l’incontro organizzato a Palazzo delle Orsoline costituisce un’occasione privilegiata – e ormai tradizionale – di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile per la sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno così colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale in questi anni, anche in relazione ai cambiamenti che sta vivendo la nostra società.

Particolare interesse è stato dedicato all’evoluzione che sta vivendo il settore della sicurezza in Ticino; al Consigliere di Stato è stato chiesto ad esempio quali saranno i prossimi sviluppi delle nuove forme di collaborazione tra la Polizia cantonale e i corpi comunali. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto con piacere a tutte le sollecitazioni e infine rivolto i propri auguri a tutti gli aspiranti della Scuola di polizia, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgeranno quotidianamente a favore del benessere di tutti i cittadini e della prosperità del nostro Cantone.

La Scuola di polizia del V Circondario – questo il nome ufficiale dell’istituto – prevede dodici mesi di formazione, durante i quali gli aspiranti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Con questa impostazione, il percorso formativo mira a fornire gli strumenti necessari a svolgere i compiti, di crescente complessità, ai quali i futuri agenti saranno confrontati nella loro attività professionale.

Gobbi passa di grado: «Soddisfatto»

Gobbi passa di grado: «Soddisfatto»

Da Tio.ch | Il Consigliere di Stato è stato promosso a Tenente colonnello dell’Esercito svizzero

BELLINZONA «Dopo 10 anni da maggiore era giunto il momento di avanzare». Il Consigliere di Stato Norman Gobbi si congratula (con sé stesso) su Facebook per la promozione, di cui ha appena ricevuto notizia, al grado di tenente colonnello. In un posto odierno, il ministro delle Istituzioni si dice «soddisfatto» e pubblica la missiva con cui il Brigadiere Silvano Barilli, che dirige lo Stato maggiore del Capo dell’esercito, ha annunciato la decisione. Gobbi spiega di avere «seguito nel mese di giugno per alcune settimane a Kriens il corso di formazione di stato maggiore II» il cui esito è stato, appunto, la promozione.

L’articolo su Ticinonline: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1166986/Gobbi-passa-di-grado–Soddisfatto-/

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Dal Mattino della domenica | La magistratura deve evolvere con la società, ottimizzando i propri mezzi

L’organizzazione della giustizia ticinese è salita diverse volte agli onori della cronaca cantonale durante quest’anno.

Se ne è parlato a inizio maggio, quando è stato pubblicato il concorso per la ricerca di un successore al procuratore generale John Noseda che dalla fine di giugno 2018 beneficerà della pensione. Se n’è parlato anche a inizio dello scorso mese, quando i media hanno ipotizzato il futuro sito per risolvere la difficile situazione logistica del Palazzo della giustizia, traslocando gli attuali spazi di via Pretorio in un nuovo edificio.

Che si parli di persone, di spazi o di strumenti, è sempre importante domandarsi come si possa davvero garantire in maniera ottimale il funzionamento del terzo potere, sempre tenendo conto dell’impegno dello Stato verso il cittadino. Garantire quindi che i soldi pubblici siano, anche in questo caso, utilizzati nel migliore dei modi, che non siano perciò sperperati, ma nemmeno che si risparmi laddove è invece necessario un impegno maggiore di risorse.

Qualche giorno fa abbiamo presentato, con il Consiglio di Stato, il preventivo 2018. Un anno che, dopo molti, è positivo: questo grazie agli sforzi fatti per contenere le spese. L’ambito della Magistratura è stato preservato, salvo l’unica misura che ha richiesto la diminuzione di un’unità dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Misura che il popolo ha ritenuto ammissibile.

Quello della giustizia è un ambito in continua evoluzione, che va di pari passo con la nostra società: una maggiore complessità nei reati che sfruttano le nuove tecnologie, implicazioni sempre più internazionali. In Ticino la giustizia funziona bene, lo indica annualmente il Consiglio della Magistratura, ma ne sono coscienti pure gli addetti ai lavori che si potrebbe operare ancor più efficientemente ed efficacemente nel lavoro di inchiesta, come di giudizio, grazie a nuovi strumenti – legislativi, tecnologici – e risorse adeguate – umane e non.

Proprio in questo senso stiamo portando avanti anche dei progetti informatici per agevolare il lavoro delle autorità giudiziarie, come l’introduzione degli eDossier, ovvero una digitalizzazione degli incarti cartacei. Un impulso verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa che viene dal Tribunale federale e che il Ticino ha deciso di aderire.

Come spesso tengo a ricordare, sono però prima di tutto le persone e le loro predisposizioni caratteriali che fanno la differenza, ed è per questo che anche nella scelta del futuro procuratore generale sarà importante trovare la risorsa giusta, competente professionalmente, ma anche con delle specifiche attitudini richieste da questa importante funzione giudiziaria.

La sfida principale nei prossimi anni sarà quella di mostrare di aver sfruttato appieno le risorse a disposizione, ed eventualmente adeguare e aumentare le stesse, laddove giustificato, ma sempre nel rispetto dei cittadini che chiedono allo Stato efficienza ed efficacia nei suoi investimenti. Ed è questo l’obiettivo del progetto Giustizia 2018, uno “screening” di tutto l’apparato giudiziario che permetta di rivelarne la salute, e gli eventuali punti laddove è possibile apportare delle migliorie, per dotare il nostro Cantone di una Giustizia moderna, efficace ed efficiente.

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Metti una sera a cena con… Norman.

Metti una sera a cena con… Norman.

Da LiberaTV | L’evento di beneficenza all’Atenaeo del Vino di Mendrisio frutta 17’000 franchi a favore del Servizio Ambulanze. Ritirati seduta stante dal direttore, Paolo Barro – Per il secondo anno consecutivo ai fornelli dell’Atenaeo del Vino si è messo il ministro Norman Gobbi, scegliendo il menu cucinato insieme alla brigata del patron del ristorante, Mirko Rainer

MENDRISIO – Diciassettemila franchi. A tanto ammonta la somma raccolta venerdì sera in occasione della cena di beneficenza per il Servizio ambulanze di Mendrisio (SAM).
Per il secondo anno consecutivo ai fornelli dell’Atenaeo del Vino si è messo il ministro Norman Gobbi, scegliendo il menu cucinato insieme alla brigata del patron del ristorante, Mirko Rainer.

Questa volta niente tavolate, ma uno standing dinner di 16 portate. Piatti forti: raviolini del plin, maltagliati al ragù di cinghiale, risotto al burro dell’alpe di Piora con porcini, mirtilli e spinaci, cosciotti di maiale al forno, cotti nel ‘Green Egg’ per 9 ore. E alla fine, oltre a diversi dolci, una forma di formaggio dell’alpe Ravina messa a disposizione dallo stesso Gobbi.

La somma raccolta, consegnata seduta stante al direttore del SAM, Paolo Barro, è il frutto della partecipazione dei circa 70 commensali, oltre che dell’asta finale, durante la quale sono state messe in palio una maglia del Lugano (di Luca Fazzini), una firmata dai giocatori dell’Ambrì, e il casco della sciatrice Lara Gut.
Il tutto ha fruttato poco più di 16’000 franchi, arrotondati a 17’000 grazie a un’anonima benefattrice di Tremona.

Il tema della serata era basato sulla poesia visiva del pittore Angelo Maugeri: “Uomo unità di misura”.
Il risultato non sarebbe stato possibile senza il contributo di diversi sponsor: Gialdi, Brivio, Paolo Basso Wine, Fratelli Corti, Salumificio del Castello, Ortofrutticola Oberti, impresa Martinelli, Securca, VideoPro, Rainer Coltelli, Arreda, Chicco d’Oro… E senza il coordinamento dell’evento da parte del sindaco di Vico Morcote, Giona Pifferi.

Articolo e foto su http://www.liberatv.ch/it/article/35838/metti-una-sera-a-cena-con-norman-l-evento-di-beneficenza-all-atenaeo-del-vino-di-mendrisio-frutta-17-000-franchi-a-favore-del-servizio-ambulanze-ritirati-seduta-stante-dal-direttore-paolo-barro