Posteggia con rispetto per contribuire alla sicurezza stradale!

Posteggia con rispetto per contribuire alla sicurezza stradale!

Comunicato stampa

A causa di un’affluenza straordinaria rispetto agli scorsi anni, i frequentatori delle zone balneari e a maggiore vocazione turistica del Ticino sono stati nelle scorse settimane confrontati con i limiti infrastrutturali che alcuni di questi luoghi presentano, in particolare strade strette e scarsità di posteggi. Ciò ha indotto alcuni automobilisti ad adottare comportamenti non corretti che, oltre ad un notevole disagio, hanno pure generato delle situazioni di pericolo per la sicurezza stradale. Il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure ritorna quindi ad evidenziare l’importanza del posteggiare nelle zone appositamente adibite.

Posteggiare il proprio veicolo in zone non adibite può rendere estremamente difficoltoso il passaggio dei mezzi di soccorso nonché ostruire la visuale agli automobilisti in transito o ai pedoni che intendono attraversare la carreggiata. Inoltre, spesso spinge i conducenti in transito a scansare il veicolo parcheggiato in zona non idonea, invadendo la corsia opposta e favorendo in questo modo incidenti della circolazione stradale. Parallelamente questo comportamento scorretto può creare notevoli disagi ai residenti di queste zone, confrontati con l’occupazione del proprio posteggio da parte di terzi o l’ostruzione della via d’accesso verso la propria abitazione, come pure ai conducenti di mezzi di trasporto pubblici o di mezzi pesanti che non possono più usufruire delle apposite piazze di giro.

Strade sicure vuole quindi sensibilizzare in relazione ai pericoli e ai disagi che questi comportamenti creano, invitando i conducenti a posteggiare il proprio veicolo unicamente negli spazi appositamente previsti, a seguire le indicazioni del personale di sicurezza (se presente) nonché a usufruire dei mezzi pubblici per raggiungere i luoghi a vocazione turistica.  

Paura per l’autunno sportivo

Paura per l’autunno sportivo

Da www.ticinonews.ch
 
Il campionato d’hockey rischia di ripartire con mille spettatori, ma gli abbonamenti venduti sono già molti di più
A gettare scompiglio nel mondo sportivo, ma non solo, ci ha pensato in questi giorni il presidente dell’Hockey Club Losanna Patrick de Preux. Durante una conferenza stampa ha svelato quali sono gli scenari del Consiglio federale per i grandi eventi a partire da settembre:

Scenario 1: Riapertura normale
Scenario 2: Massimo 1’000 spettatori fino a fine marzo 2021
Scenario 3: Competenza delegata ai cantoni.

Se il primo è il sogno non solo dei club, ma di tutti gli svizzeri (infatti vorrebbe dire che la situazione pandemica sarà molto positiva), gli altri rischiano di mettere in seria difficoltà club sportivi, organizzatori di eventi e mondo culturale.

La conferma
In diretta al Tg Estate di Teleticino, la conferma che questi siano gli scenari sul tavolo arriva da Norman Gobbi. “Mi permetto di dire che il concetto di confidenzialità per il presidente del Losanna è un po’ vago”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato. Berna infatti aveva chiesto che gli scenari rimanessero top secret.

Limitazioni probabili
Secondo Gobbi, anche gli eventi e lo sport dell’autunno e inverno non saranno più fortunati di quelli estivi. “Soprattutto nei luoghi chiusi, in cui c’è un contatto e una promiscuità, la diffusione del virus è molto più elevata”, ha detto. “I grandi eventi rischiano di dover subire limitazioni come quelle conosciute durante l’estate. Questo evidentemente pone dei grossi problemi dal punto di vista della sostenibilità finanziaria ed è una delle preoccupazioni che come autorità abbiamo, ma al primo posto evidentemente poniamo la salute pubblica”.

Mille spettatori
Il calcio ticinese ha vissuto mesi duri, ricominciando con mille spettatori l’Fc Lugano ha dovuto fare acrobazie per accontentare tutti. Ma, si sa, nell’hockey si parla di altri numeri e il caos rischia di essere servito. “I nostri club hanno già fatto una forte campagna abbonamenti, hanno diverse migliaia di abbonati. Il fatto di avere un limite di mille evidentemente porrebbe dei problemi di gestione, dovremo trovare una soluzione ed è stato uno dei segnali che abbiamo dato all’autorità federale”, spiega Gobbi.

Competenza cantonale
E se si optasse per lo Scenario 3? Quello in cui il pallino è in mano ai cantoni? Il Ticino avrebbe paura di assumersi questo compito? “Il problema diventa non tanto la paura di assumersi un compito, perché lo ricordo che il Ticino è il Cantone che ha di fatto bloccato il campionato di hockey”, risponde Gobbi. “Non parlerei quindi di paura, ma di una necessità di coordinamento: se abbiamo lo stesso campionato che si svolge in diversi cantoni o dei grandi eventi sportivi o culturali, serve un coordinamento per evitare che ci sia una concorrenza sleale o una ponderazione sbagliata”.

“Mantenere viva la passione”
Una cosa, però, è sicura secondo il presidente del governo ticinese, Confederazione e cantoni dovranno trovare una quadra per salvare alcuni dei settori più amati dalla popolazione: “L’obiettivo è di mantenere viva la passione per lo sport e la cultura”.

 
Il Dipartimento delle istituzioni sostiene finanziariamente gli investimenti patriziali

Il Dipartimento delle istituzioni sostiene finanziariamente gli investimenti patriziali

Comunicato stampa

Nelle scorse settimane il Dipartimento delle istituzioni ha adottato una serie di decisioni di sussidio concernenti il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Basandosi sui preavvisi formulati dalla preposta Commissione, composta pariteticamente da rappresentanti dell’Amministrazione cantonale e da delegati patriziali designati dall’Alleanza patriziale ticinese, il Dipartimento ha quindi formalizzato 29 decisioni di sussidio dal Fondo di aiuto patriziale, per un importo complessivo di 1’026’000 di franchi, mentre dal Fondo per la gestione del territorio sono stati erogati sussidi pari a 163’600 franchi, destinati a sostenere 3 progetti di valorizzazione del paesaggio.

I progetti presentati dai Patriziati sono molto diversificati, e spaziano in numerosi ambiti economici: da quelli prettamente forestali ed agricoli, a quelli di valorizzazione del patrimonio immobiliare e culturale, fino a progetti di vero sviluppo economico regionale. Tra gli oltre 30 progetti sostenuti dai Fondi patriziali citiamo ad esempio alcuni importanti interventi di valorizzazione del paesaggio (per un investimento complessivo di poco inferiore ai 6 milioni di franchi), migliorie alpestri, opere di messa in sicurezza e di miglioria della rete escursionistica. Inoltre la costruzione di una centrale di teleriscaldamento a cippato di legna, la realizzazione di un impianto di fitodepurazione e opere di miglioria su edifici alpestri e rifugi destinati ad ospitare i numerosi escursionisti che visitano le nostre montagne. Globalmente, i progetti sostenuti dai due Fondi genereranno investimenti diretti sul territorio – in particolare delle regioni periferiche – pari a 9.8 milioni di franchi.

Nel corso della riunione, durante la quale ha preavvisato tutte le istanze poi oggetto di decisione da parte del Dipartimento, la Commissione dei Fondi di aiuto patriziale e per la gestione del territorio ha inoltre esaminato preliminarmente altri 32 progetti presentati dai Patriziati ticinesi, segno ulteriore di un positivo dinamismo di questi Enti locali nella cura e valorizzazione – a beneficio di tutta la collettività – delle loro proprietà, così come di una costante e proficua collaborazione con l’Alleanza patriziale ticinese.

Occhio al falso Gobbi che offre finanziamenti su Facebook e cerca di rubarvi soldi

Occhio al falso Gobbi che offre finanziamenti su Facebook e cerca di rubarvi soldi

Da www.liberatv.ch

Il profilo fake del ministro fa il giro del web. Chiede l’amicizia e inizia la conversazione chiedendo se “hai problemi di finanziamento…?”
Prima di accettare una richiesta di amicizia sui social, si consiglia sempre di verificarne l’identità e di capire se è qualcuno che si conosce nella realtà (a meno che si è aperti a nuove conoscenze, e molte persone usano Facebook, Instagram eccetera per questo scopo). Se in questi giorni mi aggiunge Norman Gobbi, attenzione.

Il nome potrebbe farvi chiedere “ma come mai vuole proprio me come amico social?”, sia che siate suoi estimatori sia che no. Ma in realtà non si tratta del Consigliere di Stato: quando si accetta l’amicizia, il presunto Gobbi inizia subito una conversazione. “Hai problemi di finanziamento per riavviare la tua attività? Hai dei piani (casa, proprietà, auto, ecc?). Hai bisogno di prestiti personali?”, chiede. Nello stesso messaggio offre: “Con un tasso del 3% all’anno per tutte le tue richieste”, lasciando un’email del gruppo Mutuel.

Quindi, si tratta forse di un assicuratore che si nasconde per attirare possibili clienti dietro al noto nome di Gobbi. Oppure nemmeno di qualcuno che fa quel lavoro, chi lo sa. Diverse segnalazioni sono giunte in queste ore di profili contattati dal falso Ministro. “Ero sicura fossi un profilo fake”, gli risponde qualcuno. E in effetti…

https://www.liberatv.ch/news/cronaca/1452107/occhio-al-falso-gobbi-che-offre-finanziamenti-su-facebook-e-cerca-di-rubarvi-soldi

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Da www.ticinonews.ch

Si spaccia per Gobbi e chiede soldi
Il consigliere di Stato segnala un profilo falso su Facebook: “Non accettate l’amicizia, non sono io”

C’è qualcuno che si spaccia per Norman Gobbi, chiedendo denaro. Non nella vita reale, ma su Facebook, dove un utente ha creato un profilo falso del Consigliere di Stato, che chiede l’amicizia e poi invia messaggi, offrendo finanziamenti allo scopo di rubare soldi. A segnalarlo è lo stesso Gobbi sulla sua pagina social, mettendo in guardia dall’accettare amicizie da questo profilo, in cui appare la foto del ministro sorridente sullo sfondo di montagne imbiancate, l’informazione che vive a Locarno e la scritta in inglese “God bless me everytime” (Dio mi benedica ogni volta).

“Mi chiamo Norman Gobbi, sono il primo consigliere del sindaco del comune ticinese” è il messaggio, pieno di imprecisazioni ed errori, che riceve il nuovo amico di Facebook. “Al fine di aiutare le persone, gli investitori e i direttori e l’avvio, del virus Corona che ha colpito il mondo, e in particolare gli affari. Abbiamo creato un servizio adatto a tutti voi”. In seguito si parla di “offerta governativa e top secret”, in cui si propone un tasso di interesse del 3% per tutte le richieste dell’utente riguardanti attività, proprietà o prestiti personali.

Non propriamente un messaggio che scriverebbe un consigliere di Stato, ma potrebbe esserci qualcuno pronto a cadere nel tranello. L’invito è quello di segnalarlo a Facebook.

https://www.ticinonews.ch/ticino/si-spaccia-per-gobbi-e-chiede-soldi-YF2997414

«Liebe Deutschschweizer, wir brauchen euch!»

«Liebe Deutschschweizer, wir brauchen euch!»

Da www.blick.ch

Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi zum Massentourismus
Die Schweizer verbringen wegen Corona die Ferien im eigenen Land. Das Tessin wird von Touristen überrannt. Ins schöne Verzascatal pilgern an einem Tag bis zu 10’000 Gäste. Das Gedränge in den Tälern und Grotti freut den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi.

https://www.blick.ch/news/schweiz/tessin/tessiner-regierungspraesident-norman-gobbi-zum-massentourismus-liebe-deutschschweizer-wir-brauchen-euch-id16014344.html

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Consiglio di Stato ritiene che l’obbligo introdotto a Ginevre, Giura e Vaud, possa essere evitato rispettando tutte le altre norme

È ormai il tema del momento: la mascherina negli spazi chiusi, in particolare nei commerci. Nei cantoni di Vaud e Giura è ormai la norma, mentre a Ginevra scatterà dalla mezzanotte. E in Ticino? Nei negozi pochissimi ormai la indossano, sono quindi in molti a chiederla (e, chiaramente, altri che la ritengono un’esagerazione). Ma cosa ne pensa il Consiglio di Stato, il prossimo 6 agosto dovrà valutare quali saranno le misure che saranno introdotte dal 10, per il momento il governo valuta l’evolversi della situazione: “Non bisogna introdurre le misure quando non sono ancora necessarie”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi al Tg Estate di Teleticino. “Abbiamo scritto a tutti i rappresentanti dei commerci, richiamando al rispetto delle norme di distanza sociale, di igiene accresciute e dei piani di protezione, proprio nell’ottica di usare l’obbligo di mascherina in tutti gli spazi chiusi come ultima ratio”.

“La mascherina non è tutto”
La paura, ha spiegato, è che l’obbligo di mascherina spinga poi a sottovalutare gli altri comportamenti essenziali: “In alcuni paesi come la Germania o la Gran Bretagna, che hanno introdotto questo obbligo, poi si crede che con il porto della mascherina si possa risolvere molto o quasi tutto, mentre è molto più importante mantenere un’elevata igiene e il distanziamento sociale”.

I controlli
Se si introducono delle regole, poi bisogna farle rispettare, ma chi controlla che tutti sia fatto a regola d’arte? “Ci sono diversi livelli ispettorati. L’ispettorato della Suva, l’ispettorato del lavoro, le attività delle polizie comunali, della Polizia cantonale. Vi è il laboratorio cantonale. Ognuno quando fa le sue verifiche settoriali, verifica anche il rispetto di queste misure, nel richiamare un compito che è collettivo”. Ma i primi, come abbiamo imparato durante questa crisi, a dover agire sono i singoli, che devono rispettare le regole. “Abbiamo sempre richiamato alla responsabilità individuale, del singolo cittadino, ma evidentemente anche di chi gestisce un’attività economica. Il suo obiettivo è di gestire un’attività economica, se non rispetta queste misure, il rischio operativo per lui è di dover chiudere. Cosa che crea un danno a lui, ma anche alla collettività”, spiega Gobbi.

Sul bus senza mascherina
Attualmente in Ticino l’unico luogo dove vi è l’obbligo tassativo di indossare la mascherina sono i mezzi pubblici, lo ha deciso la Confederazione. Ma la nuova regola non sempre è rispettata. “Purtroppo dovremo intervenire, perché abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto di questo obbligo”, conferma Gobbi. “Ci sarà un’attività di controllo, che verrà coordinata nei prossimi giorni, proprio per far capire che un obbligo, soprattutto un obbligo federale, va rispettato. Anche perché vale su tutta la rete di trasporto pubblico: non è che uno può dire in Canton Ticino, non sapevo che vigesse quest’obbligo, proprio perché vale su tutto il territorio nazionale”.

“Le aziende hanno dei doveri”
Sempre restando sui mezzi pubblici, alcuni conducenti si sono lamentati, del fatto di dover controllare che tutti abbiano la mascherina, ma soprattutto di doversi scontrare con chi proprio non la vuole mettere. “ “Posso capirlo, ma non posso comprenderlo. Posso capirlo, perché è una cosa momentanea e le persone devono ancora farci l’abitudine, o perché facendo caldo non si vuole metterla. Ma non posso comprenderlo. Se si pensa al divieto di fumare sui mezzi pubblici, voglio vedere se un conducente di un bus di linea non interviene se un passeggero comincia a fumare sul bus. Questo credo sia comunque una responsabilità non tanto del conducente, me delle aziende di trasporto pubblico. Le quali hanno un mandato pubblico per garantire un servizio pubblico e nell’ambito dell’attività pubblica c’è anche il far rispettare le regole”.

I delatori
Infine vi è la polemica legata all’invito a segnalare chi non rispetta la quarantena, fatto alcuni giorni fa dal Dss. Qualcuno fa paragoni con gli stati totalitari. “Non bisogna esagerare né da una parte né dall’altra”, ribatte Gobbi. “Non chiediamo di fare delazione, ma chiediamo di vigilare. Perché se ci appelliamo ogni volta alla responsabilità individuale dei nostri cittadini, se alcuni cittadini questa responsabilità individuale non la prendono seriamente, mettendo in pericolo la salute della collettività, creano un danno alla collettività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/cronaca/mascherina-al-chiuso-ultima-ratio-IY2991280

Das Tessin ist eine Insel der Seligen – im Moment

Das Tessin ist eine Insel der Seligen – im Moment

Da www.nzz.ch
Das Coronavirus wütete lange Zeit am schlimmsten im Tessin. Jetzt scheint der Südkanton weniger betroffen als der Rest des Landes. Dennoch ist der Kantonsarzt besorgt, unter anderem wegen der vielen Deutschschweizer Touristen.

«Die meisten Corona-Toten hat das Tessin.» Diese Schlagzeile dominierte während der Covid-19-Krise über etliche Wochen hinweg. Erst gegen Ende der ersten Welle wurde der Südkanton bei den Todesfällen und den Ansteckungszahlen vom Waadtland, von Genf und Zürich überholt. Die Zahl der Tessiner Toten pendelte sich Mitte Juni bei 350 Personen ein und ist bisher unverändert geblieben. Angesteckt haben sich seit Beginn der Pandemie im Südkanton 3416 Personen. Schweizweit sind 1694 Todesfälle zu verzeichnen, und die Gesamtzahl der laborbestätigten Infektionen beläuft sich auf 34 000.

Wie ist nun die Lage im Südkanton, was neue Ansteckungen anbelangt? Nach dem Corona-Peak von Ende März seien die Zahlen stetig gesunken, sagt der Tessiner Kantonsarzt Giorgio Merlani. Gemäss seinen Worten verlief der Juni mit wenigen isolierten Fällen extrem ruhig. Ab Juli gab es wenige endemische Herde, die man schnell unter Kontrolle brachte. In letzter Zeit allerdings träten Ansteckungen konstant auf, so Merlani. Aber es gebe fast nie mehr als 10 Fälle täglich. Zum Vergleich: Auf dem Höhepunkt der Krise verzeichnete man im Tessin am schlimmsten Tag 273 Neuansteckungen.

Weniger Neuinfektionen als in anderen Kantonen
Schweizweit begann die Ansteckungskurve in den ersten Aprilwochen stark zu sinken. Gemäss den Angaben des Bundesamtes für Gesundheit (BAG) war die Situation zwischen Mitte Mai und Mitte Juni sehr ruhig: Die Zahl der täglichen Neuinfektionen betrug meist deutlich weniger als 40 Fälle. Auf dem Höhepunkt der Corona-Krise war diese Zahl bis auf 1456 angesteckte Personen an einem einzigen Tag angestiegen. Seit Ende Juni präsentiert sich die Situation in der Schweiz insgesamt wieder schlechter: Das BAG verzeichnet zwischen 26 und 159 Neuansteckungen pro Tag, häufig über 100 täglich.

Dem Südkanton sei es gelungen, die Ansteckungskurve massiv zu senken, hält der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi fest. «Und der Anstieg der Neuinfektionen in den letzten Wochen fällt in vielen Kantonen höher aus als im Tessin.» Wie die Verlaufskurve auf der BAG-Website zeigt, schwankt zum Beispiel die Zahl der Neuansteckungen im Kanton Zürich seit Anfang Juli ungefähr zwischen 5 und 30 laborbestätigten Fällen pro Tag. Ähnlich zeigt sich die Lage auch im Kanton Genf.

Das deutliche Absinken der Tessiner Fallzahlen nach der ersten Welle führt Gobbi nicht nur auf die zum Teil harten Massnahmen der kantonalen Behörden zurück. Auch sei die Sensibilität im Tessin ziemlich hoch, so der Regierungspräsident. Zumal das von Covid-19 schwer getroffene Italien in unmittelbarer Nachbarschaft liege.

Jedoch stellt Gobbi vor allem unter den jüngeren Tessinern ein Nachlassen der Vorsicht fest. Dies hängt aus seiner Sicht eindeutig mit den Sommerferien zusammen. Dazu erklärt Mattia Lepori, medizinischer Vizedirektor der Tessiner Kantonsspitäler: Etwa die Hälfte der Neuinfizierten habe das Virus im Ausland eingefangen – und zwar nicht nur in den Risikoländern. Insgesamt hätten sich seit Anfang Juli um die 166 Personen in Quarantäne begeben, die aus anderen Ländern in den Südkanton zurückgekehrt seien.

Maskenpflicht für Kellner
Manche Tessiner steckten sich laut Lepori aber auch in anderen Kantonen mit Covid-19 an. Daher sind Lepori und der Kantonsarzt Merlani besorgt wegen der Deutschschweizer Touristen. Denn viele von ihnen verzichten heuer auf Auslandferien und sind im Tessin massiv präsent. Die zahlreichen inländischen Touristen könnten weniger pflichtbewusst sein, was die Einhaltung der Corona-Vorschriften angehe, meinen die beiden Ärzte. Zudem würden auch viele Tessiner selber im eigenen Kanton Ferien machen, was zu einer weiteren Massierung führe.

Gemäss Gobbi hat die Kantonsregierung gleich beim ersten Anstieg der Neuansteckungen gehandelt. So reduzierte sie die Höchstzahl der Gäste in öffentlichen Lokalen und Diskotheken auf 100 Personen für die Zeitspanne eines ganzen Abends. Zudem dürfen sich nur noch maximal 30 Personen draussen versammeln.

Neu müssen seit dieser Woche alle Angestellten von Restaurants und Bars eine Gesichtsmaske tragen. Das finde gerade bei den Touristen wenig Anklang, sagt Merlani. Doch er wie auch Gobbi betonen: Die Gastwirtschaft begünstige gerade im Sommer die Ansammlung von Menschen. Zudem berühre und bereite das Personal Dinge zu, welche dann in den Mund der Gäste gelangten. Also seien hier Schutzmassnahmen besonders angebracht – aber nicht weil es ein akutes Probleme gebe, sondern weil man ein solches vermeiden wolle. Die Maskenpflicht für Kellner und Barkeeper gilt vorerst bis 8. August, doch könnte die Kantonsregierung je nach Situation eine Fristverlängerung ins Auge fassen.

Der Tessiner Staatsrat denkt auch an weitere Vorkehrungen. Bereits hat er die Detailhändler und ihre Zulieferer ermahnt, die Schutzmassnahmen nicht zu vernachlässigen. Nun schliesst die Kantonsregierung auch für die Einkaufsläden eine Maskenpflicht nicht aus.

All diese speziellen Vorschriften liegen in der Befugnis der einzelnen Kantone. Die vom Bundesrat erweiterte Corona-Verordnung des Epidemiengesetzes erlaubt es ihnen, je nach Situation Ad-hoc-Massnahmen zu ergreifen. Zuvor hatte das von Covid-19 besonders versehrte Tessin eigenmächtig Schritte unternommen, um die Verbreitung einzudämmen – mit Erfolg.

Zweite Welle vermeiden
Genau das ist dem Tessiner Regierungspräsidenten so wichtig: Dank der vom Bund gewährten Autonomie könnten die Kantone bei der Corona-Bekämpfung gezielter vorgehen. Denn die Situation präsentiere sich je nach Landesteil und Kanton manchmal ziemlich unterschiedlich.

Im Moment stellt der Kantonsarzt Merlani keine Anzeichen für einen weiteren Anstieg der Ansteckungszahl fest. Dennoch ist er besorgt: Angesichts der Touristenmassen im Südkanton sowie der Tessiner, die sich in den Auslandsferien ansteckten, könnte es rasch deutlich mehr Infizierte geben.

Ist also das Tessin momentan noch eine Insel der Seligen im Vergleich zur Restschweiz? Merlani meint dazu: «Ich würde eher von einer Insel sprechen, deren Bewohner eine zweite

Tutti sulla stessa barca: dal Lago Ceresio la serata TV per la festa Nazionale

Tutti sulla stessa barca: dal Lago Ceresio la serata TV per la festa Nazionale

Da Liberatv.ch
Sarà il Lago di Lugano a fare da cornice alla proposta televisiva di tutti i canali TV della SSR per la Festa Nazionale

Quest’anno sarà il Lago di Lugano a fare da cornice alla trasmissione televisiva proposta da tutti i canali TV SSR per la Festa Nazionale.
Una scelta che vuole ricordare e omaggiare quanto fatto dal Canton Ticino per affrontare il coronavirus. Ci imbarcheremo così sul battello “Lugano” con i quattro presentatori, Clarissa Tami, Corina Schmed, Sven Epiney e Jean-Marc Richard e i loro illustri compagni di viaggio, preceduti da un breve saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: il consigliere federale Alain Berset, il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca e due sportivi svizzeri tra i più vincenti: la velocista Mujinga Kambundji e l’otto volte campione del mondo di mountain bike Nino Schurter che, proprio in queste settimane, avrebbero dovuto rappresentare la Svizzera ai XXXII Giochi olimpici estivi di Tokyo, poi rinviati al prossimo anno.
Queste quattro personalità ci parleranno dei loro luoghi del cuore, dei paesaggi ai quali sono più legati, ma anche di come stanno vivendo questo momento così particolare anche per il nostro Paese. Nel corso della serata, con la regia di Lorenzo Duca e la produzione di Joanne Holder e Nicola Mottis, racconteremo le belle storie di persone che si sono particolarmente distinte durante la pandemia per piccoli o grandi gesti di solidarietà che riscaldano il cuore. La colonna sonora e l’intrattenimento musicale sono affidati a Chiara Dubey, Da Lombris, Adrian Stern e Gjon’s Tears. Quest’ultimo, cantante e compositore di origini albanesi e kosovare, avrebbe dovuto rappresentare il nostro Paese alla finale dell’Eurovision Song Contest 2020 di Rotterdam, anch’essa poi posticipata di un anno.
Sarà insomma un 1° Agosto particolare, che ci vedrà festeggiare insieme – mantenendo le distanze – nelle quattro lingue nazionali, all’insegna del motto, quanto mai attuale, Tutti sulla stessa barca.
I telespettatori potranno scegliere se seguire la serata nella loro lingua oppure, sul secondo canale audio, in versione originale quadrilingue, sabato 1° Agosto, su RSI LA 1, alle ore 20.40

Il Ticino chiede a Berna più controlli alle frontiere

Il Ticino chiede a Berna più controlli alle frontiere

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Sinora sono 166 le persone finite in quarantena dopo essere rientrate da un Paese a rischio Quante quelle che non si sono autodenunciate? Norman Gobbi: «Lottiamo con armi spuntate e occhi bendati»

«Dal 6 luglio 2020 vige l’obbligo di quarantena per chi entra in Svizzera da determinate regioni. Le autorità cantonali effettuano controlli a campione del rispetto della quarantena». Questo quanto riportato all’interno del sito dell’UFSP. Si parla di obbligo in vigore – appunto dal 6 luglio – e di compiti ben definiti a carico delle autorità cantonali. Già, ma qualcosa in questo senso non funziona. Le stesse autorità cantonali si ritrovano oggi con le mani legate, impossibilitate a dare una concreta risposta a questo problema. Il controllo delle frontiere infatti non riguarda le autorità cantonali: è tema federale. Ecco perché la scorsa settimana il Governo ticinese ha fatto richiesta scritta a Berna: vuole controlli più scrupolosi e specifici proprio lì, alle frontiere. Norman Gobbi: «I compiti di controllo alle dogane sono di competenza federale, quindi da una parte la verifica, dall’altra la messa a disposizione delle liste. Altrimenti per i Cantoni è come cercare un ago in un pagliaio. Ne va della protezione della salute pubblica».

Manca un riferimento
Il numero fatto da Gobbi è uno soltanto: 166 persone si sono annunciate – gran parte da Serbia e Macedonia del Nord – e, di conseguenza, messe in quarantena. Manca però un altro numero, fondamentale, quello delle persone realmente rientrate da un Paese considerato a rischio. Manca un riferimento chiaro. «Il problema è proprio questo: sapere quante persone si sono recate nei Paesi inseriti nella lista rossa tracciata dalla Confederazione. È quella la difficoltà che abbiamo. E ci troviamo a lottare con armi spuntate e occhi bendati, proprio perché non abbiamo l’effettivo controllo delle frontiere né la disponibilità delle liste di volo di chi rientra. Possiamo averle di chi rientra a Zurigo, ma non di chi rientra su Malpensa». Chiediamo al presidente del Consiglio di Stato se per caso non ritiene che Berna stia sottovalutando il problema, o quantomeno le difficoltà dei singoli Cantoni. «Non posso dire se Berna stia o meno sottovalutando tutto ciò, però non tiene conto di quelle che sono le nostre necessità nel poter fare dei controlli davvero efficaci. Di queste 166 persone, alcune si sono autocertificate, altre ci sono state segnalate, a volte anche da vicini di casa o colleghi, ma è chiaro che rintracciare chi non si autodenuncia è un compito difficilissimo. E poi anche a fronte delle segnalazioni che ci vengono fatte, non possiamo pensare di muovere la polizia, non sarebbe proporzionato. Tutto passa dal contact tracing». Insomma, mani legate.

I dati sono preoccupanti
Dall’Amministrazione federale delle dogane ci era stato spiegato di come fosse impossibile, in questo momento, aumentare i controlli alle frontiere. Il traffico è tornato quello «normale», pre-coronavirus, per cui rendere i controlli più scrupolosi significherebbe – al di là di un maggiore carico sui funzionari – un’ulteriore crescita del traffico, con potenziali ingorghi. Ora quindi il Cantone che tipo di risposta si aspetta? Gobbi spiega: «Eravamo stati i primi a chiedere maggiori controlli in dogana durante la prima ondata di COVID-19, ora ci ritroviamo, sempre noi, a sollevare questo problema. D’altronde sappiamo che il movimento internazionale è un grande diffusore del virus. E certi dati di quest’ultimo periodo, di chi rientra, equivalgono a un segnale di forte preoccupazione per noi». Metà dei nuovi casi positivi sono infatti legati a rientri da vacanze all’estero. Pochi gli strumenti a disposizione, al di là di questa richiesta alla Confederazione. Sensibilizzare? «Il problema è che molti non si autodenunciano per non rinunciare a dei giorni di vacanza. Chi in questo momento si reca in zone a rischio, si rende conto di comportarsi in maniera negligente. E allora ecco che l’unico invito che possiamo fare è di non recarsi in queste zone. Anche perché in molti casi chi rientra si scopre positivo». La minaccia della multa non è per ora un deterrente. «È vero che alla prima sanzione, che sarà pesante, si potrà avere anche un effetto educativo».

Ticino: 166 in quarantena

Ticino: 166 in quarantena

Da www.rsi.ch/news

La maggior parte di chi si è isolato proveniva da Serbia e Macedonia. Ma per il Governo cantonale in troppi non si annuncerebbero

Dal 6 luglio, da quando Berna ha imposto l’obbligo di quarantena per chi rientra da paesi a rischio, in Ticino si sono annunciate 166 persone. La maggior parte proveniva da Serbia e Macedonia. Ancora troppo poche per il Governo cantonale convinto che in molti, troppi, non si annuncino all’apposita hotline per paura delle conseguenze sul proprio lavoro.
Il Consiglio di Stato chiede dunque a Berna misure di controllo più incisive alle frontiere. “Competente per i controlli alla frontiera, anche quella terrestre, è la Confederazione. E dovrebbe essere maggiormente attiva nei controlli”, commenta Norman Gobbi.
Come? “Chiedendo a chi rientra – aggiunge il presidente del Consiglio di Stato ticinese – di dire da quale paese sta rientrando, in modo da poterlo tracciare. Questo oggi non viene fatto. Ed è uno dei punti che abbiamo sollevato all’autorità federale”. “Questo perché, per l’autorità cantonale, che è competente per tutte le misure di controllo della quarantena, se non sappiamo chi è rientrato e nemmeno da dove, diventa difficoltoso poterlo fare”, conclude Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-166-in-quarantena-13243392.html