Coronavirus, i numeri del contact tracing

Coronavirus, i numeri del contact tracing

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 9 luglio 2020 de La Regione

Martedì ‘403 persone in quarantena’ (ultimo giorno per gli avventori del Woodstock dopo il caso positivo), ieri ’65’. Parla il tenente colonnello Pedevilla
«Beh, abbiamo avuto giorni più tranquilli». Il tenente colonnello Ryan Pedevilla, capo, al Dipartimento istituzioni, della Sezione del militare e della protezione della popolazione (Smpp), sovrintende al funzionamento in Ticino del servizio di contact tracing di cui è responsabile il Medico cantonale, ovvero all’attività del nucleo di specialisti che si occupa del tracciamento dei contatti allo scopo di arginare la diffusione del Coronavirus. Un’attività estremamente importante per cercare di interrompere la catena del contagio, per ‘smorzare’ il più rapidamente possibile i focolai. Ciò individuando coloro che sono entrati in contatto con una persona risultata positiva e ai quali verrà pertanto imposta la quarantena. «Se però il numero di casi positivi supera una certa soglia, la ricostruzione dei contatti diventa particolarmente difficile, se non impossibile – ricorda alla ’Regione’ Pedevilla -. È per questo che la scorsa settimana il Consiglio di Stato, data la ripresa dei contagi dopo un periodo con zero positivi, ha deciso e posto in vigore temporaneamente alcune misure. Fra cui il divieto degli assembramenti di più di trenta persone e la presenza massima di cento clienti in determinati esercizi pubblici, come ad esempio le discoteche, dalle 18 alla chiusura del locale».


Tenente colonnello Pedevilla, a proposito di numeri, quante sono al momento le persone in quarantena nel cantone?
Alle 16 di oggi (ieri, ndr) ce n’erano 65. Il picco lo si è raggiunto ieri (martedì, ndr), quando ce n’erano 403. Erano però soprattutto gli avventori del Woodstock presenti nel locale bellinzonese quel sabato sera in cui c’era la recluta risultata poi positiva al test dell’esercito. Per queste persone, in prevalenza giovani, martedì era l’ultimo giorno di quarantena.

E quanti sono gli operatori del servizio di contact tracing?
Tra collaboratori della Polizia cantonale e della Smpp e militi della Protezione civile, sono attualmente sei. Il contact tracing viene gestito dalla sede di Bellinzona della Cecal, la Centrale comune di allarme. I sei operatori garantiscono, con i turni, la copertura del servizio sette giorni su sette. Per far fronte a repentini aumenti dei casi di contagio e dunque delle quarantene, ogni settimana c’è un picchetto di cinque militi della Protezione civile, appositamente istruiti: in caso di necessità coadiuvano i sei operatori fissi. Il picchetto viene sciolto alla fine della settimana: all’inizio di quella successiva ne viene attivato un altro, con altri cinque militi.La formazione?
I militi impiegati nel contact tracing sono formati per assistere in maniera corretta le persone che necessitano di un supporto in determinati contesti. Questi militi della Protezione civile operano anche, per esempio, nelle case per anziani. L’assistenza è una delle specializzazioni della Protezione civile, come il salvataggio.

Qual è la prima reazione di chi viene contattato per la quarantena?
In genere le persone sono molto collaborative: prendono subito coscienza della situazione per la quale sono state contattate telefonicamente e mostrano grande disponibilità. È ovviamente uno dei presupposti per la riuscita del contact tracing. Dopo il primo contatto da parte nostra, sarà la persona nei dieci giorni di quarantena a interpellarci se ha bisogno o domande da porre.Ci sono stati particolari problemi durante le quarantene?
Non mi risulta. Chiaramente un conto è stare in una casa monofamigliare con giardino, un altro è trascorrere dieci giorni in un appartamento. Ma finora non sono a conoscenza di problemi emersi durante le quarantene, neppure nel corso di quelle recentissime che hanno coinvolto persone d’età compresa fra i 15 e i 40 anni. Così come non ci risultano casi di persone che anziché essere a casa, erano in montagna o al lago. Come autorità confidiamo nel senso di responsabilità individuale. La sua mancanza vanificherebbe sforzi e obiettivi del contact tracing.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria, alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dai rappresentanti dei Comuni ticinesi. L’incontro ha permesso di tracciare un primo bilancio in merito alla gestione dell’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del coronavirus in Ticino.

Lo Stato maggiore cantonale di condotta ha anzitutto ripercorso le tappe che hanno segnato la gestione della crisi sanitaria in Ticino, a partire dallo scorso mese di marzo, ricordando la buona collaborazione fra Cantone e Comuni, grazie anche al costante flusso di informazioni garantito dalla Sezione degli enti locali – che durante l’emergenza ha fra l’altro risposto a oltre 1.000 sollecitazioni giunte tramite posta elettronica. Per quanto riguarda le misure sanitarie in vigore dalla scorsa settimana, è stato ricordato che ai Comuni spetta ora – negli ambiti di loro competenza – la responsabilità di vigilare sugli assembramenti e sull’adozione di piani di protezione nei locali pubblici e in occasione di manifestazioni.

La Piattaforma si è poi soffermata su alcuni temi sviluppati dai tre gruppi di lavoro misti, nominati per gestire la fase di ripartenza (istituzioni, persone fisiche e persone giuridiche):

  • Il Dipartimento della sanità e della socialità ha aggiornato i membri sul progetto di una rendita-ponte COVID-19, destinata alle fasce di popolazione particolarmente colpite dalla crisi. Il tema sarà approfondito nelle prossime settimane, in vista della fine delle indennità garantite dalla Confederazione, a metà settembre.
  • Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha presentato i programmi sviluppati per sostenere l’economia ticinese e in particolare gli operatori turistici, come l’azione «Vivi il tuo Ticino» che sta riscuotendo un notevole successo.
  • In materia di perequazione intercomunale, è stata ricordata l’ipotesi di accordo su una soluzione di compromesso, che sarà presentata in autunno e sarà discussa con tutti i Comuni.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito presentato una proiezione in merito all’impatto della crisi sulle finanze comunali, segnalando che al momento la situazione è ancora molto incerta; è tuttavia già certo che vi sarà una importante contrazione dei gettiti d’imposta.
I membri della Piattaforma hanno infine preso atto dei risultati di un breve sondaggio lanciato negli scorsi giorni dalla Sezione degli enti locali, a complemento di una raccolta di informazioni portata avanti dalle associazioni dei Comuni. Grazie alle risposte inoltrate da 97 Comuni (su un totale di 115), è stato possibile rilevare che sono già stati approvati 11 programmi comunali di misure economiche per aiutare le persone fisiche e le aziende, e che altri 15 messaggi municipali sono in fase di elaborazione.
L’incontro ha poi permesso un aggiornamento sulla riforma istituzionale «Ticino 2020»: le verifiche di fattibilità sulle nuove ripartizioni dei compiti dovrebbero concludersi prima delle elezioni comunali del 18 aprile 2021. I membri della Piattaforma hanno espresso la volontà condivisa di accelerare il processo.
In coda alla riunione sono state rilasciate due brevi informazioni, riguardo alla proroga al 30 settembre 2021 del periodo di nomina dei membri delle Autorità regionali di protezione (ARP), e sul progetto per digitalizzare tutte le comunicazioni di dati e informazioni tra la Sezione degli enti locali e i Comuni.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2020.

Regole di comportamento e informazioni per le e-bike

Regole di comportamento e informazioni per le e-bike

Comunicato stampa

Nell’ambito del progetto “Strade Sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e l’Associazione delle Polizie comunali tornano a porre l’accento su quelle che sono le principali regole di comportamento da adottare quando ci si trova a circolare in sella ad una e-bike o a una bicicletta. A tal fine sono stati preparati un opuscolo informativo e un filmato che riproduce alcune delle situazioni più frequenti nella quotidianità o nei contesti extra-urbani.

In un periodo in cui l’interesse per le e-bike e le biciclette in generale si conferma vieppiù crescente, l’importanza dei corretti comportamenti da adottare nei contesti urbani ed extra urbani risulta fondamentale. Ecco che allora, nell’ambito del progetto “Strade Sicure”, sono stati realizzati un filmato che illustra e spiega quelle che sono le regole di base nonché un opuscolo con le principali novità in tema di segnaletica stradale per la mobilità lenta.

Ampio spazio viene dedicato in particolare alle disposizioni generali da rispettare per garantire la propria e altrui incolumità, ma anche ai fini di una disciplinata convivenza con tutti gli utenti della strada.

Nel 2019 gli incidenti che hanno visto il coinvolgimento di una e-bike sono infatti stati 31, in netto aumento rispetto agli anni precedenti. Guardando all’età delle persone, ben 12 incidenti sono capitati nella fascia dei 45-64 anni, mentre solo 5 nella fascia 22-44 anni. Più di un terzo dei conducenti di biciclette elettriche ha riportato inoltre ferite giudicate gravi.

In tema di comportamenti corretti va infine ribadita l’importanza, anche per i ciclisti, di rispettare le prescrizioni emanate dalle autorità federali e cantonali nel contesto dell’emergenza Covid-19: gli utenti delle due ruote devono infatti mantenere la distanza sociale evitando di muoversi in gruppi troppo numerosi.

La sensibilizzazione degli utenti e la distribuzione dei volantini sarà affidata agli agenti di Gendarmeria della Polizia cantonale e alle pattuglie in bicicletta delle Polizie comunali di Lugano e Locarno.

 

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato lo studio aggregativo allestito dalla Commissione di studio incaricata di formulare una proposta di aggregazione tra i Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio. I cittadini del comprensorio saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva sul progetto e sul nome del nuovo Comune domenica 18 ottobre 2020.
Come si ricorderà, lo scorso mese di marzo il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni coinvolti, aveva escluso il Comune di Bissone dal progetto di aggregazione, incaricando la Commissione di studio di adattare il progetto al comprensorio dei quattro comuni e di trasmetterlo in seguito al Governo. La Commissione ha terminato il proprio lavoro sottoscrivendo il 5 giugno il rapporto finale, che è stato ora approvato dal Consiglio di Stato. Per la nascita del nuovo Comune il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,4 milioni di franchi e un contributo di 1,6 mio per investimenti di sviluppo. Inoltre supporterà il futuro Comune nel realizzare un nuovo servizio a favore della popolazione anziana e manterrà separato il calcolo del contributo di livellamento per i primi quattro anni.
La nuova realtà locale che si intende costituire conterà circa 4’000 abitanti e sarà gestita da un Municipio composto da sette membri e da un Consiglio comunale formato da 30 persone. La situazione finanziaria prospettata a partire dai dati attuali sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento stimata tra i 3 e i 3.5 milioni di franchi all’anno. Evidentemente, ogni previsione finanziaria in questo momento è condizionata dalle conseguenze economiche di impatto e durata della crisi sanitaria in corso. Se queste costituiscono una grande incognita, quello che si può ragionevolmente prospettare è che le ripercussioni saranno sostanzialmente simili sia che i quattro comuni restino separati sia in caso di aggregazione, avendo una struttura piuttosto comparabile.
Nel proprio rapporto la Commissione di studio propone che il nuovo Comune prenda il nome di “Val Mara”, ma ritiene auspicabile che la popolazione possa esprimersi anche sul nome del futuro Comune, ponendo in alternativa le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”. Il Consiglio di Stato ha accolto questa richiesta e pertanto in occasione della votazione consultiva del prossimo 18 ottobre 2020 la cittadinanza potrà anche esprimere la propria preferenza riguardo il nome del nuovo Comune, scegliendo tra le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”.

«Rendiamoci conto che non siamo protetti da nessuna parte»

«Rendiamoci conto che non siamo protetti da nessuna parte»

Da www.tio.ch
Il Consiglio di Stato ha deciso di richiamare alla responsabilità i gestori dei locali e gli organizzatori di eventi.
«Meglio rispettare le distanze sociali, indossare la mascherina quando non è possibile e applicare le accresciute norme igieniche» avverte Norman Gobbi.

Il 19 giugno il Consiglio federale ha revocato la situazione straordinaria. Ciò implica che la gestione di un nuovo aumento dei casi di coronavirus rientra nella responsabilità dei Cantoni a cui spetta adottare provvedimenti adeguati.
Come si sta organizzando il Ticino? «L’esperienza accumulata ci permette di dire che un elemento di rischio sono gli assembramenti» spiega da noi raggiunto al telefono Norman Gobbi. Un’esperienza confermata da quello che sta accadendo in altri cantoni, dove il coronavirus continua a imperversare nei locali notturni. «Si tende purtroppo ad abbassare le barriere e il virus si propaga» aggiunge il consigliere di Stato.
Ecco perché il Governo, che si è riunito oggi, ha deciso di «richiamare alla responsabilità i gestori dei locali e gli organizzatori di eventi» affinché «adeguino i loro piani di protezione». Il canton Zurigo ha annunciato oggi nuove misure: gli avventori dovranno presentare un documento d’identità all’ingresso e il numero di telefono, verificato. «Lo hanno deciso perché le misure previste nel piano di protezione non venivano applicate con diligenza – aggiunge il presidente del Consiglio di Stato -. Quindi hanno scelto di concentrarsi sul contact tracing».
Gobbi si dice pure soddisfatto per la decisione di Berna di introdurre l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici. «Gli spostamenti aumentano e con essi le persone che si muovono. Se non fosse stata presa una decisione a livello federale, ci saremmo mossi come Cantone».
Il Consiglio federale ha pure inserito l’obbligo di quarantena per i viaggiatori che provengono da determinate regioni. L’Ufficio federale di sanità pubblica stilerà un elenco delle nazioni più a rischio che verrà costantemente aggiornato e i cittadini saranno tenuti a notificare la loro entrata all’autorità cantonale. «Dobbiamo attendere la lista e le disposizioni da Berna – continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni -. Ma con le frontiere aperte risulta un po’ difficile controllare tutti».
In conclusione, il presidente del Consiglio di Stato si rivolge alla popolazione: «Dobbiamo renderci conto che né qui né quando si va in giro né all’estero si è protetti. Meglio essere prudenti e rispettare le distanze sociali, indossare la mascherina quando non è possibile e applicare le accresciute norme igieniche». Senza dimenticare di scaricare l’app SwissCovid.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 luglio 2020 del Corriere del Ticino

È l’ora delle mascherine, perlomeno sui mezzi pubblici
Di fronte al costante aumento dei casi di contagio (ieri 137), il Consiglio federale è tornato a introdurre provvedimenti restrittivi
In Ticino si pensa a un’estensione dell’obbligo in altri contesti sociali
Imposta la quarantena a chi rientra da Paesi considerati «pericolosi»

Le mascherine. Era in fondo solo una questione di tempo. La raccomandazione si è trasformata ora in un obbligo – in vigore da lunedì prossimo -, perlomeno sui mezzi pubblici. Perché proprio ora? Be’, intanto perché i numeri su scala nazionale hanno ripreso a salire (ieri 137 nuovi casi registrati, più del doppio rispetto al giorno precedente). «C’è in atto un cambiamento di tendenza, e bisogna stare attenti», ha infatti sottolineato Alain Berset. D’altronde era ipotizzabile – non è neppure una questione di senno del poi – che gli allentamenti avrebbero lasciato spazio a un aumento dei casi di contagio, a nuovi rischi insomma. E ci sono contesti e attività che presentano più rischi. Un esempio? O meglio, l’esempio? Appunto i mezzi pubblici. «Dal momento che le frontiere sono state riaperte e gli spostamenti sono diventati più frequenti – ha sottolineato il ministro della Sanità -, è stato necessario introdurre l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici, una decisione presa a fronte dell’aumento dei casi e per evitare una seconda ondata». Una decisione che è stata salutata favorevolmente dagli operatori del settore. Lo stesso Vincent Ducrot, CEO di FFS: «Visto l’aumento dei casi, è nostro dovere prendere misure per contenere la diffusione della pandemia».

Una questione di equilibri
Dopo una fase crescente di allentamenti, siamo insomma tornati a un tempo in cui, a farla da padrone, sono le nuove misure restrittive. La lotta al coronavirus è una questione di equilibri, come abbiamo capito. Lo stesso vale nell’ambito della ripartizione delle competenze, tra Confederazione e Cantoni. La mascherina è un affare nazionale, più che regionale. «Vogliamo evitare incoerenze tra regioni», ha spiegato Berset. E la sensazione è che la decisione del Consiglio federale in questo senso abbia anticipato le riflessioni dei singoli Cantoni. Cantoni che reagiscono differentemente su altri temi, come quello relativo ai locali notturni. Ieri il Canton Zurigo ha annunciato nuove misure, secondo le quali gli avventori dei club dovranno presentare all’ingresso un documento d’identità e il proprio numero di telefono, verificato. Il tutto, per favorire il tracciamento dei casi. Berset ha anche sottolineato: «Il vantaggio della situazione attuale è che l’epidemia è sotto controllo, per cui possiamo intervenire in modo mirato caso per caso, sui singoli focolai». E ha citato proprio i club. È il momento in cui il virus si gestisce nel dettaglio.

Le parole di Norman Gobbi
Sui temi di giornata, da noi sollecitato, si è espresso anche Norman Gobbi. Ieri il Consiglio di Stato ticinese, nella sua seduta, avrebbe comunque dovuto affrontare questo tema. «Sapevamo che il Consiglio federale avrebbe deciso oggi, in merito. Abbiamo ricevuto un’informazione dal Dipartimento degli Interni in questo senso già in mattinata. A quel punto ci siamo confrontati con i nostri esperti, a cominciare dal medico cantonale, per discutere della possibile estensione della misura ad altre situazioni, penso alla ristorazione e ai commerci. I dati a livello federale infatti non sono tranquillizzanti. E se in Ticino non abbiamo nuovi casi, è perché le misure erano state ben più restrittive rispetto a quelle prese nel resto del Paese. L’attenzione insomma, benché alta, va comunque richiamata». Il presidente del Consiglio di Stato ha insomma fatto capire che potrebbero esserci evoluzioni. E sui club notturni? «Rappresentano una delle situazioni potenzialmente più pericolose per la diffusione del virus. Lo stesso vale per gli assembramenti all’aperto. I giovani, non avendo grosse conseguenze di carattere sanitario, si sentono più protetti, benché non immuni e benché ampi diffusori, come dimostrato dalla cronaca del weekend scorso. Se necessario, vedremo come muoverci».

A casa per dieci giorni
Tra le motivazioni citate da Berset, in merito all’introduzione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine sui mezzi pubblici, anche il fatto che i Paesi che ci circondano hanno, rispetto a noi, restrizioni più strette in materia. Con la riapertura delle frontiere e la voglia di vacanze – per qualcuno anche all’estero -, è d’altronde aumentata la mobilità tra un Paese e l’altro. Una sorta di uniformizzazione, anche in questo senso, secondo il ragionamento di Berset. La frontiera riaperta offre il fianco insomma a nuovi ragionamenti e ad alcune contromosse. Ecco allora che dal 6 luglio prossimo, chi entra in Svizzera in provenienza da determinate regioni dovrà mettersi in quarantena per dieci giorni. Da quali regioni? L’Ufficio federale della sanità pubblica terrà un elenco costantemente aggiornato di Paesi considerati «a rischio». Domani l’elenco iniziale – in particolare al momento preoccupano i Balcani, con la stessa Comunità serba presente in Ticino che consiglia di posticipare o annullare viaggi in Serbia – Le persone interessate, come si legge nel comunicato del Consiglio federale, verranno informate in modo mirato sull’aereo, sull’autobus e alle frontiere e saranno tenute a notificare la loro entrata all’autorità cantonale competente.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 2 luglio 2020 de Il Quotidiano

Le reazioni di Bellinzona

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13189053 

 

La necessità non più necessaria

La necessità non più necessaria

Da www.rsi.ch/news
Terminato ieri il regime speciale iniziato l’11 marzo
Gobbi: “Ticino Cantone apripista, con seconda ondata riattivazione non automatica”

“Credo che questa esperienza abbia dimostrato ancora una volta come il Canton Ticino sia sempre un laboratorio di carattere socio-economico, in cui dei fenomeni – in questo caso di carattere sanitario – ci toccano prima rispetto ad altre regioni del Paese”. Parola del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, nel giorno in cui termina ufficialmente lo Stato di necessità proclamato lo scorso 11 marzo dal Cantone, il primo a farlo in Svizzera.
Per 112 giorni il Governo – affiancato dallo Stato maggiore di condotta – ha dovuto garantire i mezzi, i servizi, la protezione e l’assistenza dei cittadini. Tutto il potere legislativo è infatti stato trasferito dal Gran Consiglio al Consiglio di Stato, che ha legiferato per il tramite di ordinanze. Un diritto di ricorso era comunque previsto, al quale però non è riconosciuto nessun effetto sospensivo. Il controllo, insomma, vien fatto solo a posteriori.

In vista di un’eventuale seconda ondata, la riattivazione dello Stato di necessità non sarà però automatica: “Si procederà con le misure a tappe – prosegue Gobbi – come nella prima ondata, se però la situazione dovesse peggiorare richiameremo in servizio il nostro Stato maggiore, così come i militi della protezione civile e dell’esercito” conclude il presidente del Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-necessit%C3%A0-non-pi%C3%B9-necessaria-13185453.html

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 de La Regione

I primi dati del 2020. Ora il pp può obbligare l’autore a seguire un piano di prevenzione.
In Ticino nel primo semestre di quest’anno su un totale di 159 persone prese a carico dal Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, ben 61 sono state bersaglio di violenza domestica.
Lo ha indicato ieri la Delegata cantonale per l’aiuto alle vittime Cristiana Finzi, intervenendo all’incontro con la stampa indetto dai dipartimenti Istituzioni e Sanità e socialità alla vigilia dell’entrata in vigore della disposizione del Codice penale svizzero che permette al procuratore pubblico di ordinare – sospendendo il procedimento per sei mesi – la partecipazione dell’imputato/a presunto/a autore/trice di violenza a un programma di prevenzione. La sospensione del procedimento non sarà però ammessa per tutti i reati, di certo non per quelli particolarmente gravi. Sarà ammessa in caso di lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minaccia e coazione, stando alla norma. Le vittime, la stragrande maggioranza donne, che si rivolgono al Servizio, «non desiderano separarsi, chiedono che la violenza commessa nei loro confronti da parte del marito o del compagno cessi», ha spiegato Finzi.

Finora la partecipazione al programma di prevenzione era facoltativa: per avviare un trattamento terapeutico serviva il consenso dell’autore o dell’autrice di violenza. Da oggi, 1° luglio, questa partecipazione diventa obbligatoria se disposta dal magistrato (su base volontaria sarà comunque sempre possibile). Continuerà a occuparsene l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa diretto dallo scorso dicembre da Siva Steiner, ufficio del Dipartimento istituzioni che segue i detenuti in generale nel loro percorso di reinserimento nella società e che da alcuni anni è impegnato anche nella presa a carico degli autori di violenza domestica, offrendo loro un primo tetto se allontanati da casa e una prima consulenza. Sarà dunque l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa a elaborare i programmi di prevenzione ai quali il procuratore pubblico ha ordinato la partecipazione, programmi terapeutici che passano anzitutto, ha evidenziato il Dipartimento, dal “riconoscimento”, da parte dell’autore, “dei comportamenti violenti”.

Aiuto a chi subisce: il Dss alla ricerca di ‘una figura per il coordinamento operativo’ La nuova norma penale è un ulteriore tassello nel contrasto a un fenomeno, quello della violenza domestica, che non accenna a diminuire, anche se durante il lockdown causa pandemia non c’è stata la temuta impennata di casi, o perlomeno di segnalazioni pervenute alla Polizia. Polizia che nel 2019 ha eseguito nel cantone 1’099 interventi per violenza perpetrata tra le mura di casa. «Una media di tre interventi al giorno», ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Centottantatré, ha aggiunto, «gli allontanamenti di autori dal contesto familiare, di cui settantadue d’ufficio (il provvedimento viene deciso dall’ufficiale di polizia, ndr)». Questi i dati riguardanti i casi segnalati e che pertanto descrivono solo parzialmente una piaga «che coinvolge l’intera collettività», ha osservato Gobbi. La violenza, poi, non è solo fisica: è anche psicologica, verbale ed economica, ha ricordato il capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Raffaele De Rosa. Per rendere ancor più efficace «il supporto» a chi in Ticino subisce violenza, il Dss, ha annunciato il suo direttore, pubblicherà a breve un bando di concorso «per l’assunzione di una figura che assicurerà il coordinamento operativo a sostegno delle vittime». Una persona, ha detto a sua volta Finzi, che «promuoverà azioni e progetti per migliorare ulteriormente la presa a carico» e che «collaborerà» con Chiara Orelli Vassere, attiva da inizio aprile 2020 in seno alla Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) in veste di coordinatrice istituzionale a livello cantonale del dossier concernente la violenza domestica. Nel frattempo, ha fatto sapere ieri il Dss, è stato portato “da ventuno a trentacinque il numero dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio per le vittime di reati presso le Case per le donne”.

D’intesa con la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, Orelli Vassere è chiamata ad allestire un piano d’azione cantonale, con «strategie e misure concrete per affrontare proattivamente la violenza domestica nelle sue varie manifestazioni, facendo anche tesoro delle esperienze sin qui fatte», ha affermato Orelli Vassere. Un piano che traduca «le quattro ‘p’», i quattro ambiti d’intervento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: «Prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, politiche coordinate».

Sul piano federale si profila all’orizzonte un’altra misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Una misura che scatterà però solo con il 1° gennaio 2022. Motivo? Il Consiglio federale ha voluto dare ad alcuni Cantoni un lasso di tempo congruo per implementare correttamente lo strumento.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Più protezione per le vittime della violenza domestica

Entrano oggi in vigore diverse novità legislative per combattere il fenomeno.
Le autorità cantonali hanno presentato il loro «rinnovato impegno» per contrastarlo.
Nei primi sei mesi dell’anno registrati 61 casi, con una diminuzione durante il lockdown.

Durante il periodo di quarantena la questione della violenza domestica ha fatto molto preoccupare gli specialisti. E oggi, mentre la società sta pian piano tornando alla «nuova normalità», le autorità cantonali hanno voluto dare un nuovo slancio alla lotta contro il fenomeno. Uno slancio che parte anche dalle importanti novità legislative a livello federale che entrano in vigore proprio oggi. Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e quello della sanità e socialità (DSS) hanno quindi presentato ieri a Bellinzona il loro «rinnovato impegno nel contrasto alla violenza domestica».

Sul piano federale
Tra le novità legislative più importanti è prevista una modifica del codice penale tramite la quale è previsto che la decisione sulla prosecuzione o meno del procedimento non dipenderà più esclusivamente dalla volontà della vittima. Il procuratore pubblico dovrà tenere in considerazione, oltre alla dichiarazione della vittima, anche altre circostanze, come la recidiva dell’autore della violenza. «La vittima – ha rimarcato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – potrebbe subire delle pressioni per ritirare la denuncia, oppure potrebbe ingiustamente sentirsi in colpa». Inoltre, sempre per quanto concerne il codice penale, è stata introdotta la facoltà per l’autorità di obbligare l’imputato presunto autore della violenza a seguire un programma di sei mesi di prevenzione alla violenza durante la sospensione del procedimento penale. Un programma che in passato era invece facoltativo oppure proposto dopo la sentenza.

Per quanto riguarda invece il codice civile, è prevista una modifica con la quale verrà rafforzato lo scambio di informazioni tra pretore, Autorità regionali di protezione, Polizia e altre autorità al fine di migliorare la protezione delle vittime. A questo proposito, Gobbi ha evidenziato che la mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato è spesso «una delle barriere principali alla lotta contro questi fenomeni».

In Ticino
Detto delle novità a livello federale, sul piano cantonale è poi stato ricordato che dal primo aprile ha preso avvio l’attività della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica nella figura di Chiara Orelli Vassere. Sempre a livello cantonale è inoltre stato riattivato il Gruppo permanente di accompagnamento in tema di violenza domestica. Infine hanno anche preso avvio i lavori per l’allestimento del Piano d’azione cantonale attraverso il quale – ha spiegato la stessa Orelli Vassere che si sta occupando del dossier – «si vogliono proporre strategie e misure concrete per affrontare il fenomeno in maniera proattiva e coesa». Infine, per quanto riguarda l’attività del DSS, il direttore Raffaele De Rosa ha spiegato che è stato previsto l’aumento dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio da 21 a 35 giorni per le vittime di reati presso le Case per le donne. Inoltre, De Rosa ha annunciato che per il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati nei prossimi giorni sarà lanciato un concorso per l’assunzione di una nuova figura che coordinerà il sostegno delle vittime. Il direttore del DSS, durante il suo intervento ha poi voluto sottolineare l’importanza di sviluppare «un concetto della vittima il più ampio possibile, perché ad esempio anche i figli che vivono in un contesto violento soffrono molto questa situazione».

Le cifre
Durante l’incontro sono anche state presentate le ultime cifre riguardanti il fenomeno. Nel 2019, ad esempio, la Polizia ha effettuato in Ticino 1.099 interventi per violenza domestica, con una media di tre interventi al giorno. In questo lasso di tempo gli allontanamenti dal contesto familiare degli autori di violenze effettuati dalla Polizia sono stati 183. Per quanto riguarda invece l’attività del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS, da gennaio a giugno di quest’anno le vittime che si sono rivolte a questo servizio sono state 159, 61 delle quali proprio per violenza domestica. Durante il completo «lockdown» ticinese è stata registrata una diminuzione dei casi segnalati: si è passati da 15 casi durante febbraio a 3 nel mese di marzo, per poi risalire a 12 ad aprile. Inoltre, sempre nel primo semestre di quest’anno, le donne che hanno soggiornato in case protette sono state 15 (12 i bambini). Anche in questo caso, come segnalato dalla delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi, «durante la pandemia non è stato registrato un aumento di donne o bambini presenti in queste strutture». Infine, il consultorio Alissa e il consultorio delle donne, hanno fornito rispettivamente 31 e 209 consulenze. Va infine detto, come rimarcato sia da Gobbi che da De Rosa, che questo fenomeno «è spesso difficile da individuare» e quindi queste cifre non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà del fenomeno, che spesso nasconde un «lato sommerso» molto importante.

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Da www.rsi.ch/news

Contro la violenza domestica

Presentato dai dipartimenti Istituzioni e Sanità il piano d’azione cantonale e le principali misure di contrasto

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contro-la-violenza-domestica-13184760.html

Modifiche al codice penale civile e militare, impiego della sorveglianza elettronica, procedimenti che potranno proseguire anche d’ufficio e obbligo di seguire un programma di prevenzione sulla violenza. Queste alcune delle principali novità nel contrasto alla violenza domestica che sono state presentate martedì dai consiglieri di Stato Norman Gobbi (DI) e Raffaele De Rosa (DSS). Sono pure stati illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore domani, mercoledì 1° luglio, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare. Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema. 

Proprio questa rete è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni. La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime, sono state alcune delle fattispecie evocate dai due consiglieri di Stato.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 30 giugno 2020 de Il Quotidiano

Violenza domestica, numeri e misure

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13185942