Servizio di Schweiz aktuell / SRF
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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 luglio 2020 de La Regione
La Centrale comune d’allarme ospita il 118. Prossimamente anche il 144 (ambulanze).
Un nuovo tassello per la Centrale comune d’allarme (Cecal). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale. Si tratta di una prima assoluta in Svizzera. Non sono noti altri cantoni che hanno centralizzato i servizi d’urgenza sotto una medesima struttura logistica.
L’arrivo del 118 presso la Cecal è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano “dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale Polizia comunale”, si legge in una nota. Da inizio mese la Cecal risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri delle varie regioni emanando le necessarie misure d’urgenza. “Su specifica richiesta del capointervento del Corpo pompieri mobilitato, la Cecal supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure”, si precisa. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la Cecal tre operatori di centrale dedicati, nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche, nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato maggiore cantonale di condotta (Smcc) – molto attivo nei mesi scorsi a causa dell’epidemia di coronavirus, dello Stato maggiore operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.
Una ‘cittadella’ per il primo intervento Nei prossimi mesi alla Cecal di Bellinzona Semine dovrebbero arrivare anche i servizi d’allarme del 144. Il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato – durante una conferenza stampa – che ci sono dei contatti con la Federazione cantonale ticinese servizio autoambulanze e con la Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144. Delle novità sono attese prossimamente. Il consigliere di Stato Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (Dfe) da cui dipende l’Ufficio difesa contro gli incendi, ha sottolineato come la Cecal stia diventando sempre di più il primo anello della catena di soccorso. «La prontezza d’intervento è imperativa e se il prodotto messo a disposizione è di qualità, ciò va a vantaggio dell’utente e, nel nostro caso, del cittadino ticinese», ha affermato Vitta. Ricordiamo che ogni anno sono circa 400mila le chiamate che giungono alla Cecal.
Il nuovo comando di Bellinzona Semine e la Cecal – ha spiegato ancora Gobbi – si inseriscono in un disegno globale di miglioramento della Polizia cantonale «per aumentare l’efficacia e l’efficienza delle strategie di contrasto ai reati di ogni tipo». Sono infatti altri quattro i punti della futura logistica dedicata alla sicurezza: il Centro pronto intervento di Mendrisio; il nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; l’ex Pretorio di Bellinzona e quello di Locarno dove troveranno la loro sede Gendarmeria, Polizia giudiziaria e altre sezioni specialistiche.
Corrado Tettamanti, presidente della Federazione pompieri Ticino (Fpt), ha evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova Cecal va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione delle nuova sede cantonale dei pompieri nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Cecal). «Si tratta di un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio», ha affermato Tettamanti, che si attende «una migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automatismo nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio». Per Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale, con l’attivazione della Cecal anche per quanto riguarda il 118 su rete fissa e mobile, «si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi». L’auspicio di Cocchi è che presso la Cecal di Bellinzona Semine arrivino anche i servizi del 144.
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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 luglio 2020 del Corriere del Ticino
La cittadella della sicurezza accoglie un nuovo inquilino
La CECAL di Bellinzona ospita anche la Centrale d’allarme del 118 dei pompieri
In futuro arriveranno anche le ambulanze
Norman Gobbi: «.Questo tipo di coordinamento è un unicum in Svizzera»
Christian Vitta: «È il primo anello della catena del soccorso»
La «cittadella della sicurezza» ticinese ha un nuovo inquilino. Dallo scorso primo luglio la Centrale comune d’allarme (CECAL) di Bellinzona è stata attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Inaugurata 2 anni fa, la CECAL accoglie oggi gli spazi dello Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC), dello Stato maggiore operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo delle guardie di confine e, ora, anche la Centrale d’allarme del 118 dei Pompieri.
Tutti sotto un sol tetto
Quello illustrato ieri in conferenza stampa dal presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, dal direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal presidente della Federazione pompieri Ticino Corrado Tettamanti non è che un tassello del progetto che ha come obiettivo quello di raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale. L’idea per il futuro è quella di trasferire alla CECAL anche la Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze e la Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144, in modo da garantire un coordinamento ottimale tra i vari enti sul territorio. Come sottolineato dallo stesso Vitta, con l’integrazione della Centrale d’allarme dei Pompieri (resa possibile da un’apposita convenzione tra DI e DFE), la CECAL è diventata «il primo anello della catena del soccorso». È infatti da qui, da questa «cittadella della sicurezza», che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle guardie di confine. «Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica viepiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi».
Una primizia nazionale
La grande novità è che all’interno della CECAL, «un luogo che durante la pandemia è diventato un luogo di frequentazione molto assiduo», la ricezione degli allarmi è ora centralizzata, con la centrale stessa che, come spiegato dal direttore del DI Norman Gobbi, funge da «testa», con occhi, orecchie e cervello pronti a ricevere gli allarmi e a trasmettere le relative informazioni alle «mani», ovvero agli enti di primo soccorso sul territorio. Il Ticino vuole dunque puntare sul gioco di squadra e in questo senso Gobbi ha ricordato che un coordinamento tra polizia, guardie di confine e pompieri è un unicum a livello svizzero. Le novità, come detto, non sono finite qui: «Il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno».
Implementata l’efficienza
Dal canto suo il presidente della Federazione pompieri Ticino, Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL «va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale». Tettamanti ha pure sottolineato che, dalla nuova Centrale, si attende «una migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio».
Più di 400.000 chiamate
Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine evidenziato come negli scorsi anni la CECAL abbia subito un sensibile incremento del numero di chiamate, che annualmente supera quota 400.000. «Il lavoro degli enti di primo intervento è stato ulteriormente ottimizzato. Con l’arrivo del 118 ci aspettiamo un aumento di 35.000 chiamate». Per far fronte a questi nuovi compiti, ha spiegato, «sono stati assunti tre nuovi operatori di centrale, che indossano la divisa di assistente di polizia, e un operatore tecnico per il supporto informatico».
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Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-nuovo-inquilino-alla-CECAL-13226565.html
Da www.cooperazione.ch
Il bilancio (provvisorio?) sulla pandemia di Norman Gobbi, presidente del Governo del Canton Ticino: i rapporti con la Confederazione, il flusso dei frontalieri, il ruolo dello Stato maggiore di condotta, l’esautorazione del Gran Consiglio. E sull’obbligo delle mascherine.
Norman Gobbi, come presidente del Governo lei ha ereditato un Consiglio di Stato che verrà ricordato per un clamoroso “disallineamento” dal Consiglio federale.
Ciò è oltretutto avvenuto in un contesto pandemico in cui il “sistema Paese” appariva come l’unica base di lavoro attuabile…
È stato difficile, ma necessario e coerente. Non cercavamo un fronte di rottura, ma dovevamo rispondere a una crisi che in Ticino stava toccando più profondamente che altrove il territorio e la popolazione nel suo intimo e nei suoi affetti. Siamo stati i primi ad averci a che fare e in proporzione eravamo i più colpiti dalla pandemia. La necessità assoluta di rispondere alle preoccupazioni – espresse in primo luogo dai nostri specialisti – non corrispondeva alla percezione che se ne aveva a Berna. Abbiamo dovuto forzare la mano. La ricucitura si è avuta con le riaperture, quando siamo tornati a viaggiare su un binario comune dettato dalla Confederazione, importante da seguire, anche se non sempre in totale condivisione.
Il 30 giugno è scaduto in Ticino lo stato di necessità durato 112 giorni. Cosa le rimane dei mesi di “apnea sanitaria”?
L’aver saputo svolgere un lavoro di gruppo da consiglieri di Stato, e non da rappresentanti di partito. È successo anche nella burrasca che si è prodotta quando si moltiplicavano i pareri critici su alcuni dei provvedimenti adottati. Sensibilità diverse non sono mancate nello stesso Governo, sottolineando i nostri caratteri. Ma voglio ribadire che la risposta in assoluto più convincente l’ha data la popolazione ticinese, che nel momento di vera necessità ha dimostrato una disciplina stupefacente, al di là di tutti i “cliché” che se ne possano avere.
Con lo Stato maggiore di condotta si è prodotta una inusuale conduzione “bicefala” del cantone in emergenza. Un suo bilancio?
Fortunatamente il nostro Stato maggiore viene allenato regolarmente, anche nella reciproca conoscenza degli individui, fra pregi e difetti. I tedeschi dicono che “nelle crisi bisogna conoscere le persone”. A noi è servito per agevolare i processi e le decisioni durante la crisi sanitaria, nella gestione della crisi a livello Paese e nel passaggio fra le due fasi. Non servivano battitori liberi, ma disciplina.
Per il suo ruolo, e anche per le vicissitudini personali, è emersa in maniera molto forte la figura del medico cantonale.
Giorgio Merlani è stato confrontato con una pressione straordinaria, soprattutto in relazione alle diverse sensibilità sugli effetti concreti del Covid-19 sulle persone. Da una parte c’era chi paragonava il virus a un raffreddore o poco più, dall’altra vedevamo immagini lombarde di morte che suscitavano terrore e angoscia. Sul medico cantonale convergevano enormi aspettative sia da parte della popolazione sia del settore sanitario. Si è dimostrato il profilo giusto al posto giusto. È proprio vero, che quando si scelgono le persone bisogna sempre immaginarsele nel peggiore degli scenari.
L’esautorazione temporanea del Gran Consiglio è stato un provvedimento non immune da critiche…
L’autorità federale ha potuto emanare delle leggi, noi abbiamo assunto decisioni da “pieni poteri”, sospendendo i termini giudiziari, chiudendo le scuole e rinviando le elezioni comunali; misura, questa, che sulle prime mi lasciava tra l’altro molto perplesso. Per altro, era sempre molto presente in tutti noi la consapevolezza che anche nello stato di necessità dovevamo continuare a rendere conto al parlamento; se non nell’immediato, almeno ai tempi supplementari. Il flusso di informazioni con l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio non si è mai interrotto. Lo stesso vale per il potere giudiziario e per i Comuni.
Alle frontiere è andata in scena una sorta di “schizofrenia” politica: a cancelli chiusi continuavano ad affluire frontalieri in gran numero. Per lei, in particolare, un tema oltremodo sensibile. Come ha vissuto quella situazione?
Ci sono bisogni oggettivi che vanno al di là di tutto: il funzionamento del sistema sanitario doveva essere garantito a livello di risorse umane, e c’erano interessi di approvvigionamento del Paese, nel cui ambito alcuni settori sono fortemente dipendenti dalla manodopera transfrontaliera. Comunque, con la chiusura progressiva delle attività siamo passati da 70mila ad un minimo di 9.000 frontalieri al giorno. E anche dopo la riapertura del 90% delle attività ci siamo fermati a un terzo in meno delle entrate. Una gestione attenta dei flussi ha impedito che questa “schizofrenia sistemica”, se così la vogliamo definire, portasse a una propagazione del virus. Enti e aziende hanno fatto la loro parte, capendo una cosa che è importante rimanga: ai sacrosanti interessi di bottega va sempre anteposta una responsabilità collettiva di carattere sociale e ambientale. Auspico un radicamento del concetto secondo cui non si entra su un territorio per predarlo, ma per crescere assieme ad esso.
Rispetto all’artiglieria pesante sfoderata dalla Confederazione, e all’impegno puntuale espresso da diversi Comuni, al Cantone può essere imputata una certa timidezza nel proporre soluzioni o incentivi di carattere economico per uscirne. Concorda?
Volevamo capire cosa si muovesse a livello federale, per evitare un accavallarsi di provvedimenti. Molti dei costi ricadranno comunque sul Cantone, a partire con ogni probabilità da quelli maggiori in campo sanitario. In secondo luogo, parliamo di strategia: l’obiettivo è mantenere una visione non tanto sull’immediato, come invece ha fatto molto bene la Confederazione, quanto sul medio-lungo termine, nel sostegno sociale e nel riorientamento dell’economia, investendo a favore di chi rimarrà senza lavoro.
I dati pandemici hanno ricominciato a crescere, tanto che sono state adottate nuove misure come le mascherine obbligatorie sui mezzi pubblici, ma anche restrizioni per i locali notturni e sul numero degli assembramenti consentiti. Quanto è preoccupato?
Era prevedibile, ed è pure comprensibile, che i giovani facciano più fatica – in queste settimane estive – a rispettare i comportamenti sociali e igienici corretti. Spero si riesca a capire che ognuno di noi ha una forte responsabilità individuale per fare in modo di contenere la curva dei contagi.
Cosa ha imparato da tutta questa esperienza?
Ciò che non credevo fosse possibile, e cioè che un ponderato ragionamento analitico fatto di lunedì può cambiare radicalmente di martedì. È una cosa cui non ero affatto abituato né alla direzione del Dipartimento né nella mia esperienza di conduzione militare.
Il ritratto
Norman Gobbi è nato nel 1977 ed è cresciuto in Alta Leventina, dove si è stabilito con la famiglia a Nante, frazione di Airolo. È sposato con Elena dal 2008 ed è papà di Gaia e William. È laureato in scienze della comunicazione all’USI. In politica è stato in Consiglio comunale e poi in Municipio a Quinto. Eletto in Gran Consiglio nel 1999, nel 2010 è entrato in Consiglio nazionale, restandovi fino all’aprile 2011, quando è stato eletto nel Consiglio di Stato del Canton Ticino. È tenente colonnello dello Stato Maggiore dell’esercito.
Da www.tio.ch
Anche i pompieri, col 118, sotto lo stesso tetto della polizia. Una svolta cruciale.
Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato: «Importante unire nel medesimo luogo gli enti di primo intervento». Il “collega” Christian Vitta: «Sempre più performanti».
https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1449243/centrale-polizia-pompieri-allarme-comune
Una svolta cruciale per la Centrale Comune d’Allarme, situata a Bellinzona. Il luogo in cui confluiscono tutti i numeri di emergenza. Oltre a organi come la Polizia cantonale o le guardie di confine, ora anche i pompieri, con il numero 118, finiscono sotto lo stesso tetto. «È importante unire nel medesimo luogo le centrali di allarme e operative degli enti di primo intervento», ha spiegato ai media Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni. Gobbi aggiunge: «Negli ultimi anni stiamo facendo ampi sforzi per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture e per garantire la sicurezza in Ticino».
Tempestività ed efficienza
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, rafforza questo concetto. «Dallo scorso primo di luglio, il 118 è presente presso la Centrale. Quando si parla di richiesta di soccorso, tempestività ed efficienza devono essere imperative. Anche per dare sicurezza ai cittadini. Grazie all’introduzione di questo nuovo tassello, è nata una vera e propria cittadella della sicurezza. Risponde anche a una precisa volontà del Consiglio di Stato. I tempi di intervento saranno compressi. Anche per i pompieri, la gestione quotidiana degli allarmi sarà ulteriormente migliorata. Saranno quindi ancora più performanti».
Miglioramento della qualità
Corrado Tettamanti, presidente della Federazione pompieri Ticino, sottolinea: «Questo è un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite al cittadino e al territorio. Si tratta di avere un coordinamento immediato con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Ci sono stati messi a disposizione strumenti innovativi».
Oltre 400.000 chiamate all’anno
Interviene anche Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. «Festeggiamo l’arrivo di un nuovo membro all’interno della nostra Centrale. Un luogo che, nell’ultimo periodo, a causa del Covid-19, ci ha messi a dura prova. L’attività della Centrale è comunque aumentata col tempo, gestiamo circa 400.000 chiamate all’anno. Con l’arrivo del 118, avremo circa 35.000 chiamate annue in più. Ecco perché sono stati assunti tre nuovi collaboratori. Da qualche mese abbiamo anche assunto un nuovo tecnico che ci supporta dal profilo informatico».
In arrivo pure il 144
In futuro presso la Centrale di Bellinzona dovrebbe arrivare anche il 144. Vale a dire l’ambulanza, attualmente ancora a Breganzona. Gobbi conclude: «Quando una persona chiama i pompieri, compone il 118. Ma poi spesso deve intervenire anche la polizia. In seguito, forse, pure l’ambulanza. Un sistema come quello che stiamo mettendo in atto, permette un coordinamento ottimale tra i vari enti».
Comunicato stampa
Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.
L’arrivo del 118 presso la CECAL è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale polizia comunale. Da inizio mese la CECAL risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri emanando le necessarie misure d’urgenza. Su specifica richiesta del Capo intervento del Corpo pompieri mobilitato, la CECAL supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la CECAL 3 operatori di centrale dedicati nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), dello Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.
Nel corso dell’odierna conferenza stampa di presentazione, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza di unire sotto lo stesso tetto le centrali d’allarme e operative degli enti di primo intervento. Inoltre ha ricordato il grande sforzo che si sta mettendo in campo per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture, per accrescere il contrasto a ogni tipo di reato, garantendo la massima sicurezza sul nostro territorio. In questo senso il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno. Dal canto suo Christian Vitta, Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sottolineato come la CECAL sia a tutti gli effetti diventata il primo anello della catena del soccorso: è infatti da qui che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle Guardie di confine. Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica vieppiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi.
Il Presidente della Federazione Pompieri Ticino (FPT), Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Centrale comune d’allarme). Un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio. Un coordinamento immediato, già dalla ricezione della richiesta di soccorso, con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Il progetto è adattato alle moderne esigenze e a un’efficace ed efficiente gestione decentralizzata degli eventi a catena su tutto il territorio cantonale suddiviso nelle cinque regioni. Il Presidente ha pure sottolineato che, dalla nuova CECAL, si attende: migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio. Tutto questo, ha terminato il Presidente, è stato e sarà possibile in futuro grazie all’ottima collaborazione con i gruppi di lavoro dei vari Dipartimenti e con la Polizia cantonale.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato che con l’attivazione della CECAL quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile, si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi. Ha inoltre auspicato che in quest’ambito, e con lo stesso obiettivo, vengano fatti ulteriori passi, in particolar modo il trasferimento, pure presso la CECAL, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze e della Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144.
Non esiste un coordinamento generale in modo da creare un fronte comune?
“In questo momento direi di no dal punto di vista politico”. ha risposto Gobbi, “a livello tecnico i vari medici cantonali si confrontano e si confrontano anche sulle misure da prendere. Per quanto riguarda il Canton Ticino a livello di calcio ci siamo confrontati con il medico cantonale che al momento non raccomanda di adottare ulteriori misure rispetto a quanto già previsto. Proprio perché non vediamo dei grossi focolai in questo momento e non sarebbe proporzionale mettere limitazione. Se dovesse emergere un problema dallo sport da contatto, si prenderebbero anche misure importanti, come avevamo fatto a suo tempo anche per l’hockey chiedendo di giocare a porte chiuse. In questo momento mi permetto di dire che è più problematico il post partita passato assieme davanti alla griglia o in discoteca”.
Restando in tema sport, il Chiasso domani andrà ad affrontare il Grasshopper, squadra zurighese che, nonostante la situazione dello Zurigo, non è stata posto in quarantena. Non si teme che al ritorno in Ticino si possano creare dei problemi?
“Qui sta anche alla responsabilità dei singoli club che devono comunque garantire la protezione dei propri giocatori, che sono anche lavoratori a contratto. Dall’altra parte c’è la prudenza a cui bisogna richiamare: la generalizzazione dei controlli potrebbe essere una misura? Beh, a questo punto, pensando alla protezione sul posto di lavoro e ai piani che ogni azienda deve avere, quindi anche un club sportivo, credo sia nell’interesse del club evitare una quarantena dei propri giocatori con il rischio di lasciare punti sul campo. Credo che alla fine, come il resto dei cittadini, anche i club sportivi debbano avere una buona dose di responsabilità nel rispetto della collettività”
Ma com’è la situazione in Ticino?
“Abbiamo visto come soprattutto i rientri sono un problema in questo momento. Rientri da zone di vacanza o da situazioni che possono comunque esporre le persone che si recano oltreconfine al virus. Bisogna continuare a monitorare la situazione, lo stiamo facendo in maniera molto critica ma dobbiamo anche qui prendere le misure adeguate, passo dopo passo, proprio per evitare un secondo lockdown, visto che come già detto più volte non sarebbe più sostenibile dal punto di vista umano, economico e sociale”.
Dobbiamo aspettarci misure particolari per i prossimi giorni?
“Per il momento non posso annunciare quanto decideremo nei prossimi giorni, posso pronunciarmi solo sul prolungamento delle misure già decise, ovvero di limitare il numero di frequentazioni dove ci sono consumazioni in piedi e le limitazioni sul numero dei contatti, visto che la decisione governativa aveva scadenza domenica”.
L’obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici sarà uno degli argomenti in agenda?
“È un elemento che stiamo valutando, ovviamente d’intesa con l’ufficio del Medico cantonale”
Con il Consigliere di Stato Norman Gobbi oggi parliamo di Patriziati. Lo facciamo alla luce della recente presentazione di un nuovo studio strategico su questi enti che hanno segnato e segnano le nostre tradizioni democratiche, che difendono le nostre radici e che sempre di più sono chiamati a contribuire allo sviluppo socio-economico del Ticino, soprattutto delle sue regioni periferiche. “Se pensiamo che i nostri Patriziati, assieme, sono proprietari di una porzione decisamente importante del territorio cantonale, allora ben si comprende come sia decisiva la loro funzione. Lo studio condotto dal Dipartimento che dirigo assieme all’Alleanza patriziale (ALPA) ha confermato questa centralità. È un’opportunità che non dobbiamo farci sfuggire. E in questo senso personalmente – ma con me anche il Consiglio di Stato – credo fermamente nelle potenzialità dei Patriziati”, afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi.
Per questo motivo la visione cantonale per il prossimo futuro vede il Patriziato “protagonista sul piano dello sviluppo economico, ambientale e culturale del Cantone È un’idea forte, che mette l’ente patriziale al centro dell’attenzione su più fronti. Quello economico, poiché gestendo e sviluppando le proprie attività i Patriziati possono fornire un prezioso contributo in diversi ambiti (ad esempio turistico, agro-forestale, artigianale, …), spesso in regioni discoste e a potenzialità ridotta. Forti della proprietà di una parte considerevole del territorio ticinese (da cui deriva anche una non indifferente responsabilità), i nostri Patriziati potranno inoltre giocare un ruolo di primo piano su un tema, quello ambientale, che acquisirà sempre maggior rilievo e significato, ritrovando così attrattività tra le nuove generazioni. Da ultimo, ma non per importanza, quali custodi delle radici, delle tradizioni e della storia, anche istituzionale, delle terre ticinesi, i patriziati avranno la possibilità di essere protagonisti anche a livello culturale e comunitario”, sottolinea Norman Gobbi.
È proprio il caso di dire che il lavoro per i Patriziati non mancherà! “Per assumere pienamente i compiti che la legge affida loro, essi devono raccogliere e vincere la sfida della modernità, adeguando le loro risorse e le loro attività ai nuovi contesti socio-economici. Molti Patriziati hanno già raccolto e fatta propria da tempo questa sfida, dimostrando anche interessanti doti progettuali. E per questo ringrazio tutti gli amministratori di questi Patriziati. Altri invece avranno bisogno di adattarsi, di “aggiustare il tiro” e di prendere nuovo slancio. La visione che abbiamo delineato è ambiziosa. Sono però convinto che i patrizi e le patrizie ticinesi, grazie al forte attaccamento al territorio e ai loro enti, con il sostegno del Cantone e di tutti i partner con cui collaborano, sapranno dimostrare il loro valore”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, fa il punto sull’evoluzione dell’epidemia nel Cantone: dalle frontiere alla seconda ondata. E sottolinea: “Libertà vuol dire responsabilità”
A quasi un mese dalla riapertura delle frontiere e a una settimana dalle nuove restrizioni in Ticino messe in atto a causa dell’aumento dei contagi e dei numerosi assembramenti sul territorio i colleghi di Teleticino hanno chiesto al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, di fare il punto della situazione.
Frontiere aperte: “Liberta vuol dire responsabilità”
“La questione del controllo delle frontiere è di competenza federale e dal momento in cui la Confederazione ha redatto una lista di paesi a rischio le verifiche sono difficoltose”, spiega Gobbi. L’estero e le frontiere aperte sono un tasto dolente per il cantone che oggi si vede confrontato con molti casi positivi di Covid-19 importati. “Molti casi positivi oggi provengono dall’estero e questo ci dimostra come l’attenzione deve sempre essere alta”, aggiunge. “Il fatto che ci sia stata l’apertura delle frontiere non vuol dire che non ci siano meno rischi. La libertà vuol dire responsabilità, per cui se si va all’estero bisogna essere comunque prudente ed è per questo che è stato cambiato il colore della campagna”.
I ticinesi spendono in Ticino
La pandemia però ha portato anche aspetti positivi, tra cui la fidelizzazione tra il cliente residente e i piccoli commerci. I ticinesi, infatti, sembrano essere più attenti prediligendo le spese in Ticino. “Questo è un buon segno, soprattutto per i piccoli commerci che in questo periodo hanno fatto un grande sforzo rivedendo la loro offerta e questa è una delle grandi forze che ha dimostrato come le risorse sul territorio sono essenziali. Ogni soldo che si spende in Ticino rimane in Ticino”.
“Evitare le ospedalizzazioni”
La responsabilità individuale a cui le autorità fanno molto affidamento non sembra dare sempre i frutti sperati. “La maggior parte dei casi sono giovani che non riportano gravi conseguenze legati alla malattia. Credo che sia importante far capire a tutti che anche i giovani sono diffusori del virus”, e prosegue: “L’obiettivo che abbiamo è evitare che ci sia un alto numero di ospedalizzazioni”.
“Preoccupazioni confermate dai fatti”
Sugli allentamenti Gobbi spiega: “Noi avevamo già segnalato il nostro disappunto per l’aumento del numero degli assembramenti, proprio perché poi diventa difficile fare il tracciamento”. La riapertura delle discoteche, infatti, non ha risparmiato notevoli disagi anche a livello cantonale. “Quanto vissuto in queste settimane dimostra che le nostre preoccupazioni sono state confermate dai fatti”.
Secondo lockdown? “Non sarebbe sostenibile”
La seconda ondata in molti paesi si è già palesata. Questo, non darebbe troppe speranze per essere risparmiate. “Se guardo gli altri paesi che stanno già vivendo la seconda ondata ci rendiamo conto che la stagionalità è meno presente di quanto pensavamo. Bisogna continuare a mirare l’obiettivo principale che è quello di evitare un secondo lockdown, ma piuttosto aumentare le restrizioni”. La chiusura totale secondo Gobbi “non sarebbe sostenibile umanamente, socialmente e economicamente”.
Comunicato stampa
Di fronte a un crescente numero di attacchi informatici è opportuno per le aziende, per le industrie e per le pubbliche amministrazioni capire i punti tecnici fragili su cui investire, in modo mirato e proporzionale. Il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino organizza una nuova videoconferenza – dopo quella del 28 maggio scorso – con lo scopo di comprendere lo stato dell’arte delle buone pratiche rivolte alla cybersecurity, in particolare in vista della nuova legge federale sulla protezione dei dati (LDP). L’appuntamento è per giovedì 23 luglio 2020 dalle 15.00 alle 16.30.
Ancora una volta sarà la piattaforma Microsoft Teams a ospitare la videoconferenza. La partecipazione è gratuita previa registrazione sul sito www.cybersicuro.ch. L’ospite dell’evento sarà il dott. Gerardo Costabile, CEO di DeepCyber e presidente dell’Associazione italiana informatica forense. Il viaggio-intervista con Gerardo Costabile sarà curato dal Dr. Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro e responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI.
A livello europeo le continue regolamentazioni sulla trattazione dei dati e sulle buone pratiche per la messa in sicurezza delle infrastrutture critiche impongono alle aziende e alle pubbliche amministrazioni nuove regole da seguire per la prevenzione e la gestione dei rischi cyber. La Svizzera, dal canto suo, sta scrivendo la nuova legge sulla protezione dei dati (LPD), quale elemento chiave per dare avvio alla costruzione delle nuove regolamentazioni e linee guida per la gestione della cybersecurity all’interno del perimetro nazionale e cantonale. Le ultime notizie indicano che le norme attualmente in vigore a livello europeo, con i rispettivi gradi di responsabilità per le aziende, potrebbero trovare molti riscontri anche in Svizzera. Da qui la necessità di un approfondimento pragmatico, attraverso le esperienze dirette di chi è attivo a livello europeo.
La video conferenza è organizzata dal Gruppo Cyber Sicuro e prevede la partecipazione del Direttore di AITI, Stefano Modenini. Appuntamento dunque per il 23 luglio su Microsoft Teams dalle 15.00 alle 16.30 con iscrizione gratuita registrandosi sul sito www.cybersicuro.ch.
Comunicato stampa
I cittadini di Bedano e Gravesano si esprimeranno in votazione consultiva domenica 18 ottobre 2020 sul progetto di aggregazione fra i due Comuni.
Il Consiglio di Stato ha infatti approvato lo studio allestito dalla Commissione incaricata di formulare una proposta per la nascita del nuovo Comune di Medio Vedeggio.
Lo scorso 25 giugno la Commissione di Studio composta da rappresentanti dei Municipi di Bedano e Gravesano ha terminato il proprio lavoro, consegnando il rapporto finale che il Consiglio di Stato ha approvato negli scorsi giorni. Con questo passo, il Governo si è inoltre impegnato a riconoscere un contributo complessivo di un milione di franchi: 200 mila franchi per la riorganizzazione amministrativa e 800 mila franchi per investimenti di sviluppo. Il futuro Comune sarà inoltre sostenuto dalle Autorità cantonali, nel limite del possibile, per quanto riguarda la modifica del Piano regolatore necessaria a realizzare un centro polisportivo con un magazzino comunale e una struttura di Protezione civile.
Il futuro Comune di Medio Vedeggio, questo il nome scelto dalla Commissione di studio, conterebbe circa 3’000 abitanti e sarebbe gestito da un Municipio a 5 seggi, con un Consiglio comunale di 25 membri. Dal profilo finanziario, al netto delle imponderabili conseguenze dell’attuale crisi sanitaria che coinvolgerà peraltro tutti gli enti pubblici indipendentemente da eventuali aggregazioni, la situazione si presenta solida e stabile. Considerate anche le opere da realizzare, il nuovo Comune può porsi l’obiettivo di un – interessante – moltiplicatore politico compreso tra il 75% e l’80% con un autofinanziamento nei prossimi anni di circa 1.6 milioni di franchi all’anno.
Il Governo valuta con favore l’iniziativa promossa da Bedano e Gravesano, due Comuni confinanti, con un numero di abitanti comparabile, dalla conformazione territoriale molto simile con un’analoga tipologia insediativa, già oggi collegati tra loro da diverse interrelazioni istituzionali e sociali. Il progetto si inserisce inoltre in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato nel 2018 e ora all’esame del Gran Consiglio. Come noto, il Cantone predilige infatti le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza.