Inaugurazione della pista ciclopedonale Quartino – Magadino

Inaugurazione della pista ciclopedonale Quartino – Magadino

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT) comunica che nella giornata odierna è stata inaugurata la nuova pista ciclopedonale che collega Quartino a Magadino, nel Comune di Gambarogno. L’opera contribuisce in modo significativo al rafforzamento della rete ciclabile del Canton Ticino, offrendo un’alternativa sicura e sostenibile per gli spostamenti quotidiani nel Locarnese.

Un’infrastruttura al servizio del territorio
La pista ciclopedonale collega il Centro sportivo del Gambarogno al centro abitato di Magadino (zona Casa comunale di Gambarogno), favorendo l’accessibilità tramite la mobilità lenta alla zona delle Bolle e alla riva del lago. Il nuovo tratto garantisce una maggiore sicurezza per ciclisti e pedoni, in quanto si sviluppa su sede propria, separata dalla strada cantonale, offrendo un’esperienza di percorrenza più sicura, piacevole e adatta a tutte le età.
La pista è lunga complessivamente 2’200 metri e larga generalmente 2,50 metri, rispettivamente 3.00 metri nel tratto di 750 metri in calcestruzzo lungo la riva del lago. La formazione del nuovo tracciato ha richiesto la realizzazione di importanti opere strutturali, quali nuovi muri di sostegno della vicina linea ferroviaria, una mensola in calcestruzzo sul lato a valle e una passerella sul riale Cavriana. Parallelamente alla realizzazione del nuovo collegamento ciclabile è stata prevista anche una riqualifica naturalistica, paesaggistica e di fruibilità della riva lacustre, nonché i necessari accorgimenti per preservare le componenti faunistiche presenti nelle Bolle di Magadino, con particolare attenzione agli anfibi e ai rettili. Nell’ambito del contemporaneo risanamento completo della strada cantonale sono state posate delle pareti guida fisse per gli anfibi con relativo sottopasso di attraversamento, nel settore particolarmente interessato dalla migrazione primaverile degli stessi attraverso la strada, data la vicinanza del sito di riproduzione nelle Bolle.
Sono pure stati potenziati con la posa di alcune pietraie i rifugi invernali ai bordi delle Bolle per una rara specie di rettile presente nella zona, la Natrice tassellata.
L’opera si inserisce negli obiettivi del Programma di agglomerato del Locarnese di seconda e terza generazione (PALoc2 e PALoc3), che prevedono il potenziamento dei collegamenti ciclabili e pedonali nella regione. Il progetto è il risultato di una stretta e proficua collaborazione tra Confederazione, Cantone e Comuni del Locarnese. Il costo totale di tutti gli interventi è pari a circa 7 milioni di franchi, 1,7 milioni sono finanziati dalla Confederazione, il resto dal Cantone e dai Comuni del Locarnese secondo quote stabilite. Anche nella fase realizzativa si è optato per una divisione dei compiti: il tratto tra Quartino e la Traversa della Pepa è stato realizzato dal Cantone, mentre quello tra la Traversa della Pepa e Magadino dal Comune di Gambarogno.  

Una giornata dedicata alla mobilità lenta
Al momento ufficiale hanno preso parte il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, il Sindaco del Comune del Gambarogno Gianluigi Della Santa e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Nel loro intervento, le autorità hanno sottolineato l’importanza dell’opera per la sicurezza, la sostenibilità e la qualità di vita dei cittadini del Gambarogno e dell’intera regione del Locarnese. In particolare Norman Gobbi nel suo intervento ha voluto innanzitutto ringraziare tutte le maestranze e tutti coloro che hanno collaborato attivamente alla realizzazione di quest’opera. In primis, ha ringraziato il Comune di Gambarogno per la collaborazione. Collaborazioni attive tra Cantone e Comuni come queste portano a ottimi e concreti risultati. Dopodiché il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni si è rivolto agli allievi dell’Istituto di Gambarogno, invitandoli ad approfittare di questa nuova infrastruttura sia nell’ambito scolastico, che nel tempo libero. Infine ha voluto sottolineare che questo è un altro importante tratto di ciclopista messo in sicurezza a disposizione della popolazione.  
Il Sindaco di Gambarogno, Gianluigi Della Santa, ha voluto dapprima ringraziare, oltre ai Servizi cantonali, le maestranze che hanno operato su un cantiere difficile e complicato e anche gli utenti della strada per l’attenzione e la pazienza dimostrata nelle fasi di cantiere. Questa misura Paloc è come un abito su misura per il Gambarogno, proprio per la sua vocazione di ospitalità caratterizzata dal rispetto ambientale, dalla vicinanza al territorio, ai suoi paesaggi di lago e di montagna, lontano dal turismo di massa. La pista ciclopedonale avvicinerà le famiglie ticinesi a questo tipo di conoscenza del territorio ed in particolare alle meravigliose Bolle di Magadino che la pista ora costeggia: partire da casa in bicicletta, percorrere il Piano di Magadino, visitare le Bolle, per proseguire fino al Lido di Magadino, per poi avventurarsi sui percorsi collinari, ecco da oggi la gita di famiglia ideale in tutta sicurezza. Anche il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann, ha sottolineato l’importanza di infrastrutture come questa, in un Cantone in cui le strade, sempre più trafficate, scoraggiano soprattutto i più giovani dall’utilizzare la bicicletta. Le piste ciclabili, come quella del Gambarogno, offrono quindi uno spazio protetto e dedicato, riducendo drasticamente il rischio di incidenti. Consentono inoltre a tutta la popolazione di spostarsi in modo sicuro, dando un senso di responsabilità e libertà, e contribuendo al contempo a mantenersi in forma.
Per celebrare l’apertura ufficiale della pista, è stata organizzata una giornata all’insegna della mobilità ciclabile dedicata agli allievi delle scuole elementari di Cadepezzo e Quartino. In mattinata gli allievi hanno potuto percorrere il nuovo tracciato a piedi, in bicicletta o in monopattino, accompagnati da genitori e docenti. Il pomeriggio si è svolto all’insegna della sensibilizzazione e dell’educazione, con attività didattiche a cura dell’Ufficio della mobilità lenta del Dipartimento del territorio (DT), dell’Ufficio della progettazione del Sopraceneri del DT, del Centro di coordinamento per la conservazione degli anfibi in Svizzera (KARCH), e della Polizia cantonale, che ha proposto un momento dedicato alla sicurezza stradale. Grazie alla collaborazione con l’Atelier Ri-cicletta di S.O.S. Ticino, gli allievi hanno inoltre avuto l’occasione di effettuare un controllo tecnico delle loro biciclette.

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Comunicato stampa 

La campagna nazionale “Insieme senza violenza sessuale” – sviluppata da Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) – mira a sensibilizzare sul tema della violenza sessuale non solo in ambito domestico, ma anche professionale e nello spazio pubblico attraverso la promozione di relazioni sane basate sul rispetto reciproco. 
L’iniziativa s’iscrive nella strategia nazionale volta alla prevenzione e alla lotta contro la violenza in ossequio alla Convenzione di Istanbul entrata in vigore in Svizzera nel 2018.
In Ticino la campagna è promossa dalla Polizia cantonale, dalle Polizie comunali e dal Coordinamento istituzionale in ambito di violenza domestica del Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Divisione della giustizia e pure attraverso puntali collaborazioni con altri Dipartimenti e con i Comuni.
Il materiale diffuso – tra cui poster, cartoline, adesivi e spille – offre spiegazioni sul tema della violenza sessuale e informazioni sui servizi a cui è possibile rivolgersi per chiedere informazioni e aiuto: quali la Polizia per situazioni d’emergenza e il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Dipartimento della sanità e della socialità per far fronte a dubbi, ma anche per ottenere un accompagnamento concreto.  
Seguirà a partire dal mese di novembre una nuova campagna nazionale focalizzata sul riconoscimento e la lotta contro la violenza di genere, la violenza domestica e la violenza sessuale.
Per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).

Festa cantonale di lotta svizzera – Biasca, sabato 20 settembre

Festa cantonale di lotta svizzera – Biasca, sabato 20 settembre

“La lotta svizzera non è solo sport, ma una tradizione che unisce grandi e piccoli. Bello vedere che anche in Ticino cresce sempre di più, con tanti giovani che si mettono in gioco e con eventi che portano gente da tutta la Svizzera. La Festa cantonale a Biasca è la prova che le belle tradizioni hanno ancora tanta forza!”

Seconda Festa cantonale ticinese di lotta svizzera, sabato 20 settembre a Biasca.
Arena da 5’000 posti, con 3’300 sedute. Attesi migliaia di spettatori e centinaia di atleti.
Oltre alle sfide, spazio a folklore e gastronomia tipica.
Tra i nomi in gara Joel Wicki, campione federale 2022, insieme ad Ambühl, Burch, Gwerder, Schuler e Schurtenberger.  

https://www.fctls.ch/

Acquista il biglietto
https://shop.bookinea.app/it/festa-cantonale-ticinese-di-lotta-svizzera/c/fctls-2025-835

Vallemaggia, via libera unanime ai 25 milioni per la ricostruzione

Vallemaggia, via libera unanime ai 25 milioni per la ricostruzione

Il credito, che comprende anche interventi in Leventina, ha visto la politica reagire con rara compattezza – Gobbi: “Segnale che lo Stato c’è” – Attesi altre due messaggi per il Ponte di Visletto e il sostegno ai Comuni

A Bellinzona il Gran Consiglio ha approvato all’unanimità l’insieme dei crediti in favore della Valle Maggia, a poco più di un anno dall’alluvione, per un totale di 25 milioni di franchi. Il pacchetto riguarda i lavori di sistemazione e risanamento, che comprendono anche interventi in Leventina, pure colpita dal maltempo la scorsa estate.
In aula non ci sono state sorprese, visto che già in commissione della Gestione il voto era stato unanime, e la politica ha mostrato una rara compattezza di fronte alla situazione di estrema emergenza in cui si è trovata la Vallemaggia, all’indomani della tremenda alluvione del giugno dell’anno scorso. “Un segnale che lo Stato c’è”, ha affermato in aula il presidente del Governo Norman Gobbi.
Il credito servirà per opere di premunizione dei pericoli naturali sulle strade cantonali e per il ripristino dei danni alluvionali, anche per la strada della Valle Bavona. Sono inoltre previsti contributi per l’aggiornamento dei piani delle zone di pericolo, per opere di protezione del bosco, aiuti ai progetti di riqualifica del paesaggio sempre in Valle Bavona e aiuti al settore agricolo.
Il credito non è però considerato un punto di arrivo, ma di partenza: prossimamente si discuterà infatti di almeno altri due crediti, tra cui quello da 9 milioni di franchi per la ricostruzione definitiva del Ponte di Visletto, il simbolo dell’alluvione in Vallemaggia. Il secondo credito riguarderà invece il sostegno ai Comuni.
E poi ci sono le famiglie contadine che hanno perso tutto e stanno vivendo un periodo sicuramente complicato, come ha spiegato in aula il segretario dell’Unione contadini ticinesi Sem Genini. All’unanimità è quindi stata votata una risoluzione che chiede formalmente al Consiglio federale di fornire ulteriori garanzie proprio per permettere alle aziende agricole colpite di poter sopravvivere.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Vallemaggia-via-libera-unanime-ai-25-milioni-per-la-ricostruzione–3118475.html

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La fase di ricostruzione compatta la politica

Il parlamento vota all’unanimità i 25 milioni di aiuti per i vari interventi. A Berna va invece un’ulteriore richiesta di sostegno a favore degli agricoltori colpiti

Il governo cantonale e i suoi servizi, spesso bersaglio di critiche, diventano, per un giorno, gli eroi della porta accanto. A loro è infatti andato ieri il grazie dei vari portavoce dei partiti (all’unisono) per la maniera con la quale hanno gestito la situazione di crisi della grande alluvione che ha colpito, nel giugno del 2024, l’Alta Vallemaggia (e in misura minore la Leventina). Dal pulpito, prima dell’approvazione unanime del credito di 25 milioni per l’opera di ricostruzione, tutti, a turno, hanno voluto riflettere, brevemente, su ciò che è stato fatto, sulla solidarietà dimostrata, sulla resilienza delle comunità colpite, sulla necessità, in futuro, di una migliore prevenzione. A cominciare dal valmaggese Fiorenzo Dadò, la cui vita «è da allora segnata da un prima e un dopo la tragedia». Dadò ha dapprima chiesto di ricordare, con un momento di raccoglimento, le vittime. Ha poi lodato la determinazione dei valmaggesi nella ricostruzione invitando i Comuni e le comunità colpite a segnalare eventuali ulteriori richieste alle istituzioni preposte. Ha ribadito la necessità di rimuovere l’eccessivo materiale depositatosi nei fiumi (come tra l’altro richiesto da una mozione del deputato Plr Aron Piezzi). Quanto ai danni, che superano i cento milioni, il parlamentare del Centro ha spiegato che la stessa Gestione ha chiesto l’adozione di una risoluzione indirizzata al Consiglio federale allo scopo di ottenere ulteriori sostegni a favore delle aziende agricole valmaggesi colpite dal nubifragio. Proposta, quest’ultima, accolta all’unanimità.
Luca Renzetti, del Plr, ha sottolineato come «questo credito rappresenti solo un primo passo, c’è ancora tanto da restituire alla valle. Il parlamento dovrà sostenere la rinascita di un territorio fragile ma determinato. La politica c’è, lo Stato c’è e oggi, con questo primo passo, lo vediamo. L’alluvione ci ha mostrato anche cosa possiamo fare insieme». Dal canto suo Daniele Piccaluga (Lega) ha evidenziato la necessità di una pianificazione del territorio più attenta e l’adozione di misure di prevenzione opportune, in quanto in futuro simili eventi non saranno rari. Ha concluso il suo intervento affermando che «con questo credito facciamo capire alle comunità toccate che non sono sole. Il messaggio con il credito è un ottimo lavoro, fatto con competenza. Ora esorto tutti a continuare sulla strada intrapresa».

I cambiamenti climatici e la prevenzione
Fabrizio Sirica, a nome del gruppo socialista, ha rivolto un pensiero alle persone morte e alle loro famiglie. «È un dolore che ci segna tutti e rimarrà nella memoria collettiva del nostro cantone. Ci viene chiesto di stanziare un sostegno importante, non parliamo solo di numeri ma della necessità di creare i presupposti per consentire alle persone che lo desiderano di continuare a vivere lassù. Nessuna regione del Ticino deve sentirsi abbandonata e isolata». Quanto ai più volte sbandierati cambiamenti climatici, ha ricordato come l’adozione di politiche ambiziose a livello climatico e una gestione attenta del territorio siano scelte lungimiranti, in grado di evitare tragedie e risparmiare risorse pubbliche. Infine ha formulato un ringraziamento sincero alle autorità locali, resilienti e tenaci, come pure al governo che ha mostrato presenza («la politica si è mossa in maniera unitaria»).
Roberta Soldati, dell’Udc, ha pure ringraziato i soccorritori e coloro che si sono adoperati dando prova di solidarietà. Ha anche richiamato l’attenzione su alcuni aspetti importanti, come la celerità d’azione: «Laddove c’è la volontà, le procedure possono divenire più snelle e la burocrazia può essere aggirata». Ha infine ribadito la necessità di ricostruire le tre aziende agricole spazzate via e di rimuovere al più presto gli inerti dagli alvei dei fiumi per scongiurare ulteriori danni.
Samantha Bourgoin, dei Verdi del Ticino, visibilmente commossa, ha biasimato coloro che nei momenti successivi alla disgrazia sostenevano che certe aree periferiche andassero abbandonate. Dopo aver salutato positivamente la collaborazione interpartitica, si è soffermata sulla necessità di dotare il Paese di un fondo catastrofi e di chiedere a Berna maggiore sostegno.
Prima del voto hanno preso la parola Norman Gobbi («il credito non è un lusso ma una necessità. Il parlamento dà un segnale chiaro, lo Stato è presente e investe anche per il futuro delle nostre valli, per le quali costruiamo basi più solide») e il suo collega Christian Vitta, il quale ha ripercorso gli incontri con i consiglieri federali necessari all’ottenimento di un contributo straordinario («purtroppo, a oggi, non abbiamo ancora conoscenza dell’ammontare di questo ulteriore impegno della Confederazione»).

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 settembre 2025 de La Regione

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Non «solo» soldi, ma speranza

Il Parlamento ha approvato all’unanimità il primo pacchetto di aiuti di oltre 25 milioni di franchi per i lavori di sistemazione urgenti alle strutture danneggiate dalla tragica alluvione in Vallemaggia – La sindaca di Cevio Wanda Dadò: «Consapevoli che l’intero cantone è con noi»

Non un « semplice » credito, bensì un atto di responsabilità, un gesto di solidarietà, un aiuto concreto, la volontà di dare un futuro a una regione periferica. Gli oltre 25 milioni di franchi indirizzati alla Vallemaggia e alla valle Leventina dal Parlamento racchiudono un significato più profondo: «Non vi lasceremo soli». Un primo pacchetto di aiuti per la ricostruzione e il sostegno al territorio dopo la devastante alluvione dell’estate del 2024 che contiene altresì un monito: a causa del cambiamento climatico, eventi del genere saranno sempre più frequenti. Insomma, capiterà ancora. Per questo è necessario non solo agire con rapidità dopo i disastri naturali, ma anche prevenirli il più possibile, limitandone le conseguenze.

Rispetto e intelligenza
«La natura non è né buona né cattiva, fa semplicemente il suo corso, ovunque e quando meno ce lo aspettiamo», ha non a caso sottolineato Fiorenzo Dadò in aula. «Sta a noi adattarci, convivere, con rispetto e intelligenza, senza dividere le comunità periferiche e urbane con discorsi strampalati di abbandono delle zone di montagna, come quelli che abbiamo sentito anche in questa occasione ». Il presidente del Centro e relatore del rapporto ha quindi messo l’accento su ciò che potrebbe capitare in futuro, auspicando di trarre i giusti insegnamenti dalla catastrofe del 2024. «Oggi questo dramma è toccato all’Alta Vallemaggia e in parte anche alla Leventina. Domani potrebbe, purtroppo, toccare a qualcun altro. È solo questione di tempo, di anni, decenni o, speriamo vivamente, di secoli. Come trattiamo oggi gli abitanti di Cevio e della Lavizzara deve costituire un modus operandi, un atteggiamento di solidarietà dell’intera comunità ticinese nei confronti di chiunque, in qualunque parte del Cantone».
«Non è solo un credito, è un passaggio politico e umano che chiama alla responsabilità », ha invece sottolineato Luca Renzetti (PLR), pure lui relatore. «Otto persone hanno perso la vita in Vallemaggia, ma in quelle ore è andato perso molto altro. Infrastrutture, sicurezza e fiducia. Nulla sarà più come prima per le persone che hanno vissuto quei momenti». Renzetti ha quindi ricordato che l’aiuto «è solo un primo passo» per riportare le comunità toccate dall’alluvione a una vita normale. «Oggi votiamo una responsabilità, non solo un credito». A dimostrazione, ha concluso, che con la collaborazione la politica può fare molto. Anche Daniele Piccaluga ha sottolineato la presenza «fin dal primo minuto» delle autorità, che da subito si sono adoperate per aiutare l’Alta Vallemaggia. Si tratta dunque di «un credito dovuto e giustificato, un segnale forte verso chi non ha mai perso speranza e dignità». Infine, il coordinatore della Lega ha voluto evidenziare che, in tempi di «narrazione negativa» nei confronti delle istituzioni, il rapporto riesce in parte a invertire la tendenza. «Governo e servizi cantonali, avete lavorato bene fin dal primo giorno e questo messaggio ne è la prova». Piccaluga ha quindi invitato l’Esecutivo a proseguire sulla strada intrapresa.
«Sostenere la Vallemaggia significa sostenere l’intero cantone», ha da parte sua spiegato Fabrizio Sirica. Il co-presidente del Partito socialista ha poi messo in guardia dal cambiamento climatico: «Gli eventi meteorologici estremi non sono più un’eccezione». Bisogna dunque agire preventivamente, «perché intervenire dopo una catastrofe lo si fa a caro prezzo. Prevenire non è un lusso, non è costo. Ma è il solo vero investimento».
Da parte sua, Roberta Soldati ( UDC) ha ricordato la grande solidarietà dei ticinesi nelle settimane e nei mesi successivi alla catastrofe, sottolineando allo stesso tempo la necessità di trarre degli insegnamenti concreti. Come ad esempio la pulizia degli alvei dei fiumi dal materiale detritico per evitare danni ancora maggiori, oppure ancora la velocità con cui si è arrivati al messaggio governativo evitando lungaggini burocratiche. « Era una situazione d’emergenza, ma è possibile trovare una via di mezzo» anche per le situazioni ordinarie, ha chiosato la deputata.
Molto commossa Samantha Bourgoin (Verdi), che in aula ha rivolto un pensiero ai sindaci di Cevio e Lavizzara. «La Svizzera intera ha scoperto la tragedia della Vallemaggia attraverso i volti di Wanda Dadò e Gabriele Dazio. La vera forza sta proprio lì, nel non avere paura di mostrare le proprie debolezze, nel dire ‘‘abbiamo bisogno di aiuto’’».
Prima del voto sul credito (accolto all’unanimità), la parola è quindi passata al Consiglio di Stato. Il presidente Norman Gobbi è tornato a ribadire a nome dell’Esecutivo che i vari crediti votati dal Parlamento non rappresentano «un semplice esercizio contabile», bensì «una risposta concreta a una catastrofe che ha lasciato segni profondi nel territorio e nella popolazione». Aiuti alle regioni colpite che, ha aggiunto Gobbi, «non sono un lusso, ma una necessità: non possiamo lasciare le popolazioni delle valli sole davanti a una tragedia di questa portata». Il direttore del DFE, Christian Vitta, ha invece ricordato il «notevole impatto» della catastrofe anche dal punto di vista finanziario. Elogiando l’operato della politica ticinese nel rivendicare maggiori aiuti a Berna, Vitta ha quindi ricordato che il nostro cantone è tuttora in attesa di una risposta definitiva dal Consiglio federale. «Sono lieto che grazie al buon gioco di squadra abbiamo ottenuto perlomeno l’impegno di principio da parte della Confederazione, che intende stanziare un contributo straordinario», ha affermato il consigliere di Stato, aggiungendo che «il cantone grazie alla sua azione ha permesso sì di ricevere risorse supplementari per il Ticino, ma anche per Grigioni e Vallese». E ora, ha chiosato Vitta, «stiamo attenendo la proposta finale del Consiglio federale: purtroppo ad oggi non abbiamo ancora il dettaglio di questo impegno. Chissà se la risoluzione generale possa aiutare a mettere ulteriore pressione affinché arrivi finalmente anche l’importo supplementare che al Ticino spetterà». Il Gran Consiglio, dopo aver approvato i vari crediti, ha infatti dato luce verde a una risoluzione generale con la quale chiede al Consiglio federale di sostenere ulteriormente le aziende agricole valmaggesi toccate dall’alluvione.

Un lungo viaggio
A seguire i lavori del Parlamento dalle tribune c’era anche Wanda Dadò: «Per noi è un primo passo. Un primo passo importante che sottolinea la vicinanza che abbiamo avuto in questi 15 mesi da parte di tutta la politica, che è venuta sul nostro territorio a vedere la situazione. Il voto unanime di oggi segna la volontà di camminare insieme. Il viaggio sarà ancora lungo, ma siamo consapevoli di avere assieme a noi l’intero cantone». Tanto rimane ancora da fare, ha ricordato la sindaca di Cevio. «Siamo intervenuti subito con le opere più urgenti. Il Comune di Cevio deve ancora ripristinare definitivamente l’acquedotto, speriamo di riuscirci entro la prossima primavera. Per quanto riguarda il progetto della ricucitura della valle Bavona, invece, ci siamo dati un termine più lungo. La settimana prossima uscirà il bando di concorso per la progettazione. Un intervento importante, multidisciplinare, ma che andrà necessariamente fatto a tappe».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 settembre 2025 del Corriere del Ticino

A Coldrerio gli alimentari lasciano spazio a servizi cantonali

A Coldrerio gli alimentari lasciano spazio a servizi cantonali

Da settembre 2026 lo stabile che ha ospitato la Cooperativa sarà affittato alla Sezione della Logistica, che trasferirà quattro uffici oggi dislocati

Da negozio di alimentari a uffici destinati a servizi cantonali. È questo il futuro che attende lo stabile che, fino all’autunno scorso, ha ospitato la Cooperativa di Consumo di Coldrerio. A rendere pubblico il cambio di offerta è il Municipio, con una richiesta di credito di 1’560’000 franchi presentata al Consiglio comunale per effettuare lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria e di adeguamento alle normative. Il messaggio municipale include anche l’autorizzazione di locazione alla Sezione della Logistica a partire dal settembre 2026. Dopo la chiusura del negozio, il Municipio, proprietario dello stabile dal 2020, si è attivato per avere un altro negozio di paese. “Purtroppo – si legge nel messaggio – trattative con potenziali interessati a sviluppare l’attività non sono andate in porto”. Sono quindi state intavolate discussioni con il Cantone “che ha la necessità di spostare in un unico spazio importanti servizi cantonali dislocati nel Mendrisiotto e nel Luganese”.

I nuovi inquilini
Nel dettaglio, a Coldrerio verranno trasferiti l’Ufficio regionale dello Stato Civile, l’Ufficio Lafe (Legge federale sull’acquisto di fondi in Svizzera per persone all’estero), l’ufficio del sostegno sociale e del reinserimento (sale riunioni) e l’Ufficio assistenza riabilitativa e Magistratura dei Minorenni. Servizi che occuperanno il pian terreno dello stabile, mentre al piano inferiore verranno realizzati “ampi e moderni spazi archivio”. L’operazione porterà nelle casse comunali 63’050 franchi all’anno di affitti attivi. A completare lo stabile, al primo piano, ci sono due appartamenti. Il contratto d’affitto avrà una durata iniziale di 10 anni, con possibilità di essere prolungato. “Considerata l’importanza dell’operazione – sottolinea il Municipio – senza pur dare una garanzia di continuità, è ipotizzabile un’estensione della collaborazione anche in futuro”. La soluzione Coldrerio è del resto “subito piaciuta” alla Sezione della Logistica, trovandosi il Comune in una posizione centrale e facilmente raggiungibile del Mendrisiotto. A questo va aggiunto che “il centro civico comunale offre possibilità di parcheggio e ulteriori servizi che sono in connessione con quelli che saranno installati”.

Necessari lavori di manutenzione
Rinnovato nel 1997 e nel 2006 da parte della Consiglio di Amministrazione della Cooperativa di Consumo, lo stabile “necessita oggi di importanti lavori di manutenzione straordinaria, come pure di adeguamenti strutturali necessari ai nuovi inquilini per installare le loro attività”. Il Municipio precisa che alcuni “importanti lavori andrebbero comunque svolti vista la vetustà dell’immobile, e che sono stati scontati a suo tempo con la definizione del prezzo d’acquisto dello stesso”. Come detto, il Comune ha acquistato per 1’050’000 franchi l’immobile dalla Cooperativa di Consumo per quella che a suo tempo è stata “un’operazione giustificata oltre che a garantirsi la proprietà di un immobile nei pressi del Quartiere Intergenerazionale con la possibilità di aprirsi ulteriori possibili sviluppi futuri, anche per dare ossigeno alla Cooperativa confrontata in quel periodo con difficoltà finanziarie”. Oggi gli interventi “indispensabili” per mettere a norma l’edificio, “e quindi necessari a prescindere al contenuto che si andrà a inserire”, sono il risanamento dell’amianto e delle condotte sanitarie e di scarico; l’impianto elettrico, il lift e i serramenti non conformi da mettere a norma; la sostituzione dell’impianto di riscaldamento e di raffrescamento e la presenza di umidità nel piano seminterrato. Il Municipio sottolinea in conclusione che “per garantire il rispetto delle tempistiche previste” sarà necessario “anticipare alcune attività preparatorie, con riferimento alla predisposizione della domanda di costruzione e all’avvio di specifiche procedure di appalto”. Attività che l’esecutivo definisce “tecniche e organizzative” e che non genereranno alcun vincolo giuridico né finanziario.

Da www.laregione.ch

(Immagine: www.coldrerio.ch)

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Rete Tram-Treno del Luganese, avanti tutta!

Credito supplementare: del Governo e luce verde da Berna

La Confederazione ha sottoscritto il 27 agosto la nuova convenzione che garantisce il finanziamento supplementare necessario per la realizzazione della rete treno tram del luganese, un riconoscimento questo che premia sia la bontà dell’opera che il lavoro svolto finora.
Parallelamente nella sua seduta di mercoledì 10 settembre il Consiglio di Stato ha approvato la parte cantonale di credito supplementare, richiesto dal DT, di 87,3 milioni di franchi.

Pertanto quest’opera – premesso l’accordo che naturalmente deve ancora arrivare dal Gran Consiglio per la parte cantonale – è finanziata, e la sua realizzazione può procedere nei modi e nei tempi che erano preventivati.

Norman Gobbi: “Un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso”
“La Rete Tram-Treno del Luganese rappresenta uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera s’inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale”, ha sottolineato nel corso del suo intervento il Consigliere di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, aggiungendo che si tratta di “un progetto che mira al futuro della mobilità così come la si vuole oggi: sempre più integrata, sempre più intermodale, soprattutto capace di essere in risposta a una sostenibilità sempre più richiesta. Nell’ambito di questo progetto l’obiettivo è quello di ridurre il traffico stradale offrendo delle alternative in un territorio che sappiamo è fortemente caricato, sia per la sua conformazione territoriale, ma anche per la sua frequentazione e le entrate da oltre confine.
La RTTL rappresenta un investimento per il futuro che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile”.

Claudio Zali: “Un riconoscimento della bontà del lavoro svolto”
“Il riconoscimento da parte della Confederazione evidenzia che il Cantone ha lavorato seriamente su questo progetto. Perché non si può andare a vendere fumo a Berna”, ha commentato dal canto suo il Consigliere di Stato Claudio Zali, aggiungendo che “c’è stato un aumento dei costi che ci è stato concesso, il che è un riconoscimento della bontà del lavoro fin qui svolto e siamo convinti che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata – contrariamente a quello che si è detto ultimamente – e vedere finalmente la mobilità, almeno quella del Luganese, cambiare radicalmente.” Quanto ai cinque ricorsi ancora pendenti, il Direttore del DT ha affermato che gli stessi, oltre ad essere “marginali, non mettono in discussione questo progetto.”  

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL è prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a 765,9 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Comunicazione attiva
In vista della fase di cantiere è in via di allestimento un concetto di comunicazione attiva che si basi su contatti diretti con i diversi attori interessati. Saranno inoltre organizzate serate informative ed occasioni di visita al cantiere.

In conclusione di conferenza stampa, Norman Gobbi, in qualità di Presidente del Consiglio di Stato ha osservato come uno storytelling (narrazione) continuamente negativo su quanto fa lo Stato danneggia il Ticino e il suo sviluppo.
Nell’interesse di tutti, nell’interesse del sistema Ticino è bene tener sempre presente il ruolo di servitori delle istituzioni, della popolazione e del nostro territorio, ed essere più coesi.
Ed è ciò che è stato ricordato in occasione dell’incontro del Governo (mercoledì scorso a Locarno, ndr) con i cento Comuni del Canton Ticino: occorre lavorare assieme, uniti nell’interesse della comunità.
Secondo Gobbi la garanzia federale e cantonale del finanziamento della rete treno tram del luganese è la miglior risposta per contrastare questa narrazione negativa, e dimostrare che il lavoro costante e serio viene riconosciuto a beneficio del Cantone e della comunità.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 settembre 2025 de Il Mattino della domenica

«Roos ha grandi competenze»

«Roos ha grandi competenze»

Per ricostruire la Difesa Pfister sceglie Roos e Bavaud
Trovato il futuro capo dell’Esercito: il successore di Süssli è l’attuale comandante delle Forze terrestri – Il capo dell’intelligence Dussey lascia il suo posto a un esperto nella gestione delle crisi – «Sono le persone più qualificate»

La difesa e la sicurezza della Svizzera hanno due nuovi volti: sono quelli di Benedikt Roos, futuro capo dell’esercito, e di Serge Bavaud, che da novembre dirigerà i servizi di intelligence della Confederazione. Con le due nomine di alto livello, Martin Pfister ha ora trovato gli ultimi pezzi del puzzle per comporre la sua prima linea di difesa. «Sono le persone più qualificate».
L’addio di Thomas Süssli – l’attuale capo delle forze armate lascerà a fine anno – ha dato la possibilità al consigliere federale (in carica solo dallo scorso aprile) di poter scegliere il suo braccio destro. Eppure, la necessità di un cambiamento è stata palese con Christian Dussey: il direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) aveva dato a Viola Amherd la sua disponibilità a rimanere fino a marzo 2026. Pfister ha invece voluto cambiare subito: Serge Bavaud entra in carica già il 1. novembre.

«Cercavo determinazione»
Cercavo due personalità che avessero determinazione, ha sottolineato Pfister. Per l’Esercito, ha voluto scegliere tra gli alti ufficiali superiori (dal grado di brigadiere in su). «Grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione», ha spiegato il Consiglio federale, annunciando la nomina del 60.enne divisionario (che viene promosso al grado di comandante di corpo) e attuale comandante delle Forze terrestri.
«Non è il tempo di fare analisi, ma di agire», ha messo subito in chiaro il futuro capo dell’Esercito, affermando di voler rafforzare la capacità di difesa della Svizzera. Non solo al suolo, ma anche nei cieli (l’F-35A rimane infatti uno dei dossier principali, così come i droni), «in un frangente in cui all’orizzonte si addensano nuvole nere», ha avvertito il 60.enne basilese.

Priorità in materia di acquisti
I candidati finali (dai sei iniziali), sono passati a tre ( i divisionari Roos, Rolf André Siegenthaler e Raynald Droz). Nonostante la vasta esperienza di condotta, si tratta della scelta giusta? Abbiamo girato la domanda a Michele Moor, presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU). «Sì, è la scelta giusta», ci spiega, elencando gli elementi a favore di Roos: ufficiale professionista quasi da sempre (un aspetto spesso contestato a Süssli, che proveniva dal settore privato), esperienza di condotta, attitudine positiva e una grande considerazione all’interno e all’esterno dell’Esercito.
Oltre a ciò, per Moor è anche «positivo il fatto che provenga dalle truppe dei carri armati. Potrà dunque riportare il giusto equilibrio al tema, dopo che l’Esercito si è dedicato molto a ciber e droni, che rimangono tuttavia aspetti importanti».
A differenza di Thomas Süssli, al vertice dell’Esercito torna «un forte rappresentante delle truppe da combattimento». In questi tempi di incertezza in materia di politica di sicurezza, ciò rappresenta un vantaggio per l’esercito», ci spiega invece Stefan Holenstein, colonnello SMG e presidente dell’Associazione delle società militari svizzere (ASM), l’organizzazione che conta una trentina di organizzazioni militari per un totale di quasi 100 mila membri.
«Si tratta di un’ottima scelta. Ma non siamo in grado di valutare se sia la scelta migliore. Partiamo dal presupposto che la commissione di selezione (vedi sotto, ndr) abbia svolto il proprio compito in modo professionale», afferma Holenstein, che però avverte: «Ci aspettiamo che sappia stabilire in modo corretto e chiaro le priorità in materia di acquisti», oltre a convincere «con urgenza ed efficacia la popolazione, ma anche la politica a Berna, dell’assoluta necessità di un forte esercito di milizia. Ha ancora molto lavoro da fare. Per lui è una grande opportunità, ma anche un rischio di fallimento».

I Cantoni non sono soddisfatti
E l’intelligence? Il servizio informativo sta attraversando un (turbolento) periodo di trasformazione. All’insofferenza di molti dipendenti del SIC si sono aggiunte le critiche da parte dei Cantoni. Dal 1. novembre, Serge Bavaud riprendendo le redini da Dussey (che lascerà però a fine dicembre, anziché fine marzo come previsto) è chiamato a ristabilire la fiducia internamente ed esternamente, partner internazionali compresi.
«Il SIC non è in crisi, ma ci sono delle sfide da affrontare. Tutti i servizi di intelligence sono confrontati con problemi. È normale averli. Bisogna trattarli e stabilire delle priorità», ha tenuto a sottolineare Bavaud, già denominato «Monsieur Crises», poiché esperto di gestione delle crisi. Il 52.enne friburghese – scelto anche tramite un’agenzia di cacciatori di teste – ha già individuato le sue priorità: migliorare la soddisfazione dei circa 500 collaboratori, promuovere la cooperazione con i Cantoni e stabilizzare i contatti con i servizi partner esteri.

Norman Gobbi: «Roos ha grandi competenze»
All’assessment finale sono arrivati in tre. A spuntarla sugli altri, come visto, è stato Benendikt Roos. Perché? Che cosa ha avvantaggiato il basilese? Lo abbiamo chiesto a Norman Gobbi, membro della commissione incaricata dal consigliere federale Martin Pfister di trovare il successore di Thomas Süssli. «I profili erano diversi, con accenti diversi», spiega Gobbi al CdT. «Ciò che ha fatto propendere la commissione per Roos sono state da un lato le sue competenze militari, elemento fondamentale, dall’altro le sue competenze sociali poliedriche. Non da ultimo, il suo percorso formativo». Roos, a differenza del suo predecessore, ha infatti svolto la carriera militare. «Süssli è arrivato dall’esterno mentre Roos ha fatto tutto il percorso all’interno dell’esercito», ricorda ancora il consigliere di Stato. «È un punto fondamentale, perché conosce l’intera struttura in un momento in cui bisogna sviluppare l’esercito sia per quanto riguarda gli armamenti, sia per quanto riguarda le risorse». Gobbi, che in passato ha avuto modo di conoscere Roos in alcune occasioni, lo descrive come «una persona che ama il contatto umano, il dialogo, e ha una spiccata capacità di relazione anche con le autorità». Ma, come spiega il consigliere di Stato, Roos non sarà solo. «È un primus inter pares, è il presidente della direzione dell’esercito che comprende i responsabili dei vari settori. Roos è un buon direttore d’orchestra, e questo ha sicuramente pesato nella scelta». Con la nomina del nuovo capo dell’esercito, si chiude un’era piuttosto turbolenta. Negli anni, a Süssli e Viola Amherd sono giunte parecchie critiche. Roos saprà essere un «comunicatore» migliore? «Credo che sarà il responsabile del dipartimento a portare – più che in passato – il messaggio politico». Insomma, Roos avrà compiti forse meno appariscenti del suo predecessore, ma le responsabilità – condivise con la direzione dell’esercito – delle sfide che attendono la sicurezza svizzera saranno molto importanti. «Perché l’esercito funzioni e riesca a rispondere alle sfide che ci attendono, tutti i settori dovranno funzionare», conclude Gobbi.

Da www.cdt.ch

L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con Benedikt Roos e Serge Bavaud

L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con Benedikt Roos e Serge Bavaud

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera

Il Consiglio federale ha nominato Benedikt Roos nuovo Capo dell’Esercito. A partire dal 1° gennaio 2026, subentrerà a Thomas Süssli, che lascia l’incarico. Come nuovo Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione, il Consiglio federale ha nominato Serge Bavaud. Egli assumerà la carica dal 1° novembre 2025, subentrando a Christian Dussey. L’Alleanza Sicurezza Svizzera si congratula con entrambi per la nomina, augura loro molto successo nei nuovi incarichi e si rallegra per una futura costruttiva collaborazione. Tuttavia, l’Alleanza continuerà a osservare con attenzione l’operato del Consiglio federale, poiché la nomina di un nuovo Capo dell’Esercito non basta: il lavoro non è ancora finito.

La designazione di queste due figure giunge al momento opportuno. La situazione della sicurezza non consente più che ci si concentri solo su questioni interne. L’Esercito deve dedicarsi con tutte le forze alla ricostruzione delle capacità difensive. Anche qualora si giungesse a una pace imposta in Ucraina, i segnali indicano tempesta all’orizzonte. Le notizie di atti terroristici si moltiplicano ogni giorno: sabotaggi ai cavi sottomarini in Europa e nei pressi di Taiwan e migliaia di attacchi informatici ai quali ormai sembra ci si sia abituati. La Russia si prepara al prossimo conflitto. La Svizzera deve ritrovare immediatamente il passo.

Oggi il Consiglio federale ha affidato a Benedikt Roos la guida dell’Esercito. Tuttavia, non può esimersi dalle proprie responsabilità. È il Consiglio federale, in quanto collegio, ad avere la responsabilità di creare e dotare un esercito che sia all’altezza delle sfide geopolitiche e di sicurezza. Attualmente non è così. L’elenco delle urgenze è lungo e non può essere semplicemente scaricato sulle spalle del nuovo Capo dell’Esercito:

  • La ricostituzione della capacità difensiva.
  • Una concezione di difesa globale che coordini tra loro i diversi settori per ottenere il massimo effetto.
  • Il raggiungimento di un livello tecnologico ambizioso per l’esercito.
  • L’implementazione delle lezioni apprese dallo scandalo di corruzione della RUAG.
  • Riforme e correzioni nel Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC).
  • Condizioni quadro per l’industria degli armamenti in materia di acquisti ed esportazioni che ne garantiscano la sopravvivenza economica in Svizzera, e quindi anche la capacità difensiva.
  • L’attuazione del principio di milizia e dell’obbligo di leva per garantire un’adeguata dotazione di personale per esercito e protezione civile.
  • La cooperazione con i paesi vicini in materia di difesa.
  • Il coordinamento tra politica estera e politica di sicurezza.

Soprattutto, la politica di sicurezza e la ricostruzione della capacità difensiva devono ora avere la massima priorità. Il Consiglio federale nel suo insieme ne è responsabile. Il tempo stringe.

 

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Il Consiglio federale nomina Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito

Comunicato stampa DDPS

Nella sua seduta del 12 settembre 2025 il Consiglio federale ha nominato il divisionario Benedikt Roos nuovo capo dell’esercito dal 1° gennaio 2026 con contemporanea promozione al grado di comandante di corpo. Il 60enne Benedikt Roos succede al comandante di corpo Thomas Süssli, che lascerà la carica di capo dell’esercito il 31 dicembre 2025.

Il futuro capo dell’esercito Benedikt Roos, attinente di Basilea (BS), è entrato a far parte del Corpo degli istruttori nel 1997 in qualità di ufficiale di professione e da allora è stato impiegato in diverse funzioni nell’esercito. Dal 2003 al 2004 ha assolto una formazione presso l’US army command and general staff college di Fort Leavenworth (USA). Nel 2013 Benedikt Roos ha conseguito, parallelamente all’attività professionale, il Master of Advanced Studies in Security Policy and Crisis Management presso il Politecnico federale di Zurigo. Dal 1° febbraio 2013 ha ricoperto il ruolo di capo Organizzazione di condotta Difesa / capo Gruppo di stato maggiore del capo dell’esercito. Con effetto dal 1° gennaio 2018 è stato sostituto del comandante / capo di stato maggiore / comandante del corso di formazione alla condotta «unità» presso la Scuola centrale dell’Istruzione superiore dei quadri dell’esercito (ISQE). Il 1° luglio 2018 il Consiglio federale lo ha nominato comandante della brigata meccanizzata 11, con contemporanea promozione al grado di brigadiere. Dal 1° gennaio 2022 Benedikt Roos è stato impiegato come capo Pianificazione dell’esercito e sostituto del capo dello Stato maggiore dell’esercito, mentre dal 1° gennaio 2024 ha ricoperto la funzione di comandante della Scuola centrale. Dal 1° agosto 2024 è stato nominato comandante delle Forze terrestri, con contemporanea promozione al grado di divisionario.

Per rioccupare la funzione di capo dell’esercito, il capo del DDPS ha istituito una commissione incaricata della selezione. Tale organo è composto dal segretario generale del DDPS Daniel Büchel (presidente), dal consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, direttore del Dipartimento delle istituzioni e membro del comitato direttivo della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP), dalla consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi, direttrice del Dipartimento di giustizia e di sicurezza del Cantone di Nidvaldo e presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), dal consigliere di Stato Vassilis Venizelos, direttore del Dipartimento della gioventù, dell’ambiente e della sicurezza del Cantone di Vaud, dal divisionario Melchior Stoller, consulente di politica militare del capo del DDPS, dal comandante di corpo pr S Dominique Andrey, presidente dell’Associazione svizzera di storia e scienze militari e Associate Fellow presso il Centro di politica di sicurezza di Ginevra ed ex consulente di politica militare del capo del DDPS nonché da Marc Siegenthaler, segretario generale supplente del DDPS e capo Risorse DDPS.

Il capo dell’esercito si assume la responsabilità complessiva della condotta dell’esercito e dirige il settore dipartimentale Difesa composto dallo Stato maggiore dell’esercito, dal Comando Operazioni, dal Comando Istruzione, dalla Base logistica dell’esercito e dal Comando Ciber.

Durante il processo di selezione è emerso che grazie alla sua formazione e alle sue attività di perfezionamento professionale, al suo percorso professionale e alla sua esperienza pluriennale in veste di alto ufficiale superiore in diverse funzioni, il divisionario Benedikt Roos soddisfa nel migliore dei modi i requisiti necessari per ricoprire la funzione in questione. In particolare, dispone di elevate competenze a livello di organizzativo, sociale e di condotta, fatto che lo mette in condizione di affrontare conflitti in modo diretto e orientato alle soluzioni. Grazie al suo modo di fare autentico e orientato al futuro nonché al suo carisma sarà in grado di rappresentare l’esercito in modo credibile sia verso l’interno che verso l’esterno.

(Immagine: www.vtg.admin.ch)

Il tram-treno ha fatto il pieno di finanziamenti per partire

Il tram-treno ha fatto il pieno di finanziamenti per partire

Il Governo ticinese ha dato luce verde al credito di 150 milioni di franchi a carico del Cantone – La rete costerà complessivamente 766 milioni – Ma ci sono ancora 5 ricorsi pendenti

Il Consiglio di Stato ticinese ha confermato giovedì il finanziamento della rete tram-treno del Luganese. Con il via libera, deciso ieri, mercoledì, in seduta di governo, al credito di 150 milioni di franchi a carico del Cantone, il finanziamento è ora completo e garantito.
Per un aggiornamento sul progetto, questa mattina a Bellinzona, oltre a Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, è intervenuto Norman Gobbi, nel ruolo direttore incaricato della divisione delle costruzioni: “Nonostante la negatività che abbiamo sentito negli scorsi mesi devo dire che i servizi tecnici del Dipartimento del Territorio, la Divisione Costruzioni e la direzione della RTTL SA (Rete tram-treno del Luganese, ndr) hanno lavorato bene, tant’è che l’Autorità federale ha dato loro il nullaosta all’inizio della messa in cantiere, con la progettazione definitiva del tracciato e delle opere”, ha detto Gobbi ai microfoni del Radiogiornale.
Un lavoro che ha portato a risultati concreti, tangibili, a partire da quelli legati ai finanziamenti. Ieri, come detto, il Governo ticinese ha approvato la sua parte di credito che si va ad aggiungere alla firma lo scorso 27 agosto, della Convenzione con la Confederazione. Nonostante le forti polemiche dei mesi scorsi sull’aumento di oltre 200 milioni di franchi per la realizzazione. 
I soldi, dunque, ci sono. L’opera nel suo insieme costerà 766 milioni di franchi. Quasi 2/3 saranno sostenuti dalla Confederazione per oltre mezzo miliardo di franchi. L’onere cantonale corrisponderà al 20% del totale, pari a circa 150 milioni netti (compreso il credito supplementare ancora da approvare da parte del Gran Consiglio di 87,4 milioni). I restanti 110 milioni saranno a carico dei Comuni del Luganese. Ma prima di vedere il cantiere sui binari, c’è ancora un ostacolo da superare. Gli ultimi cinque ricorsi ancora pendenti davanti al Tribunale amministrativo federale, che li dovrebbe evadere ancora entro la fine di quest’anno.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Il-tram-treno-ha-fatto-il-pieno-di-finanziamenti-per-partire–3107183.html