Rete Tram-Treno del Luganese: nuova convenzione e approvazione del credito aggiuntivo

Rete Tram-Treno del Luganese: nuova convenzione e approvazione del credito aggiuntivo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con grande soddisfazione della nuova convenzione siglata con la Confederazione che garantisce il finanziamento supplementare del progetto; nella  stessa seduta settimanale, ha licenziato il Messaggio del Dipartimento del territorio (DT) all’indirizzo del Gran Consiglio concernente lo stanziamento di un credito aggiuntivo di 87’390’000 franchi e l’aggiornamento dell’autorizzazione a effettuare una spesa di 262’500’000 franchi per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese (RTTL), nell’ambito dell’attuazione delle opere del Piano dei trasporti del Luganese (PTL) e del Programma di agglomerato del Luganese (PAL).  

Oggetto del Messaggio – presentato in occasione di una conferenza stampa convocata questa mattina a Bellinzona alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, del Direttore della Divisione delle costruzioni Diego Rodoni e del Direttore della Rete Tram-Treno del Luganese SA (RTTL) Alberto Del Col  è la convenzione siglata con la Confederazione e l’aggiornamento del credito di competenza cantonale, al fine di poter procedere alla realizzazione della tappa prioritaria della RTTL, un’opera considerata decisiva per lo sviluppo del territorio e della mobilità di tutta la regione.

L’incontro odierno con i media è stato l’occasione per il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi, per sottolineare come la RTTL rappresenti “uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità. L’opera si inserisce nella visione di una rete di trasporto più sostenibile, efficiente e attrattiva, capace di ridurre il traffico stradale.” Il Presidente del Consiglio di Stato ha inoltre precisato che si tratta di “un investimento che guarda in maniera strategica a un Ticino sempre più interconnesso ma soprattutto più sostenibile.”
Il Direttore del DT Claudio Zali ha dal canto suo evidenziato come “quest’opera, premesso l’accordo del Gran Consiglio, è finanziata in quanto la Confederazione ha già garantito la sua parte di superamento dei costi. Siamo convinti – ha aggiunto Zali – che ci siano le migliori premesse per vedere l’opera realizzata e la mobilità del Luganese cambiare radicalmente.”
Con decisione del 19 giugno 2018, il Parlamento aveva approvato il credito di realizzazione della tappa prioritaria della RTTL. Parallelamente alla trattazione del credito, nell’ottobre 2017 il progetto definitivo era stato pubblicato secondo la procedura prevista dalla Legge federale sulle ferrovie (Lferr). Come conseguenza dell’elevato numero di opposizioni riscontrate nella fase di pubblicazione, il Consiglio di Stato, nel 2019, in accordo con la Commissione Regionale dei Trasporti del Luganese (CRTL) e i Comuni interessati, aveva deciso di introdurre delle importanti modifiche al progetto, volte a renderlo meno impattante dal punto di vista espropriativo e a tener maggiormente conto delle esigenze espresse dai Comuni, da USTRA e dai privati toccati. Nel giugno 2020 è stata quindi avviata la nuova procedura di approvazione dei piani, mediante la quale il progetto con le modifiche è stato ripubblicato integralmente (2a pubblicazione), procedura che è sfociata nella Decisione di approvazione dei piani del 7 marzo 2023, da parte dell’Ufficio Federale dei Trasporti (UFT). Contro tale decisione sono stati inoltrati cinque ricorsi al Tribunale Amministrativo Federale (TAF).    Successivamente sono stati avviati da Ferrovie Luganesi SA (FLP) e DT i passi necessari per intraprendere la fase esecutiva, andando in primo luogo a consolidare gli aspetti finanziari del progetto; aspetto questo che ha comportato la verifica e l’attualizzazione dei costi di preventivo e delle basi del finanziamento.

Il finanziamento dell’opera e le fasi salienti dopo l’approvazione dei piani
Il 16 settembre 2014 il Parlamento federale approva il decreto che libera i crediti per il programma di agglomerato (PAL) a partire dal 2015, comprendente il prolungamento da Bioggio a Manno della linea FLP.
Successivamente, nel 2019, il Parlamento federale approva il decreto concernente la fase d’attuazione 2035 del Programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), sulla base del Messaggio licenziato nell’ottobre 2018. Tra le opere finanziate viene annoverata la tratta Bioggio – Lugano centro della RTTL.
Tali decreti federali costituiscono la base del finanziamento federale all’opera, parte preponderante del credito per la sua realizzazione. Nell’aprile 2021 hanno inizio le negoziazioni tra Cantone, FLP e UFT, volte alla stipula della convenzione d’attuazione prevista dalla Legge federale sulle ferrovie (Lferr) per gestire il finanziamento PROSSIF. Conformemente alle esigenze espresse dall’UFT, per poter beneficiare del finanziamento PROSSIF, il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di FLP, per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento.

In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto.
La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025.
Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera.
Infine, in data 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione.
L’approvazione del credito aggiuntivo, oggetto del Messaggio, consentirà di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

L’iter progettuale e procedurale per arrivare all’approvazione del progetto, avvenuta il 7 marzo 2023 con la Decisione di approvazione dei piani (DAP) da parte dell’UFT, ha rappresentato uno sforzo molto importante a livello tecnico e politico ma, allo stesso tempo, ha dotato il progetto di un vasto consenso nonché della necessaria solidità sotto tutti i suoi aspetti.
Si prevede che entro la fine del corrente anno il Tribunale amministrativo federale (TAF) emetta la sua sentenza in merito ai cinque ricorsi pendenti sulla Decisione di approvazione dei piani (DAP), trattandosi di contestazioni su aspetti meramente puntuali. Sulla scorta di tale prospettiva l’inizio dei lavori è programmato nel 2027 e la messa in esercizio nel 2035. RTTL SA è già attiva nell’allestimento del progetto esecutivo e nelle diverse attività preparatorie.
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese, segnatamente dei comparti oggetto del Messaggio, ammonta a 765’900’000 franchi (IVA inclusa). Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%).

Per maggiori informazioni sul progetto RTTL: www.rttl.ch

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Sancito il tentativo di cambio di passo dopo l’impasse di Ticino2020.
Gobbi: ‘Più autonomia, rispetto e soluzioni condivise’. Dafond: ‘Davvero, però…’

Rapporti tra Cantone e Comuni, inizia il secondo tempo. O meglio, questa è l’intenzione di tutti considerati da un lato «l’impasse» di Ticino 2020, il progetto di riforma dei flussi di competenze e finanziari tra i due enti fermo al palo, e dall’altro tutti i problemi che restano ancora in campo e che, giocoforza, necessitano di una ripartenza.
Il tentativo c’è. Ed è stato ufficializzato oggi a Locarno, all’incontro istituzionale tra il Cantone e i cento Comuni ticinesi, con i rispettivi sindaci, con la firma della Dichiarazione d’intenti a favore del federalismo che può essere interpretata come prima pietra di una modifica costituzionale atta a migliorare, appunto, i rapporti e ad aumentare l’autonomia dei Comuni.

“Dare un fondamento concreto al nostro assetto istituzionale”
Con ordine. «Quella che firmiamo – afferma davanti alla platea di sindaci il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese e che ha tre principi fondamentali». Il primo, specifica Gobbi, «è un’autonomia vera e riconosciuta». Nel senso che «si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale. L’obiettivo del Consiglio di Stato – rimarca Gobbi – è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale». Insomma, «è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione».

“Dialogo strutturato e continuo”
Il secondo principio della Dichiarazione è all’insegna di «un dialogo strutturato e continuo». Il presidente del governo infatti rileva che «la Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise». E quindi, «per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano».
Il terzo principio è, invece, «un impegno morale e simbolico, per evitare il muro contro muro». Quindi, assicura Gobbi, «la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato redigerà un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni». Il percorso descritto, riprende Gobbi, «è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese, un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni».

“Ticino2020 resta un esercizio istituzionale e finanziario”
A margine dell’incontro, è lo stesso Gobbi che, parlando alla stampa, sottolinea come «sia importante porre le basi per poter rilanciare un dialogo che negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco: per me, in questo anno alla presidenza del governo, è fondamentale porre nuove basi per il futuro, e questa modifica costituzionale che proporremo chiarirà il ruolo e la funzione dei Comuni garantendogli il rispetto istituzionale che meritano». La traduzione di tutto questo è spedire in soffitta Ticino2020? «Come ho già avuto modo di dire è un po’ in impasse, per vincoli posti dal Consiglio di Stato ma anche dai Comuni – risponde Gobbi –. Comuni che dovranno fornire delle richieste di recupero di autonomia operativa. Ticino2020 rimane comunque un esercizio di carattere istituzionale ma anche finanziario, che ha permesso di chiarire i relativi flussi ma anche di capire dove sono le aderenze dei livelli istituzionali, penso all’erogazione dei servizi nell’ambito degli anziani».
A cambiare sarà anche la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, spiega ancora Gobbi. «Chiediamo che entrambi gli enti si diano una struttura più solida, che permetta di consolidare le prese di posizione. Il modello cui ci ispiriamo è quello della Conferenza dei governi cantonali che, pur avendo accenti differenti, trovano posizioni da inoltrare al Consiglio federale». Stringendo, conclude il presidente del governo, «vogliamo normalizzare i rapporti a beneficio della popolazione, dare stabilità istituzionale tra gli enti è un elemento che ci deve contraddistinguere».

Dafond: “I problemi vanno risolti”
Il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi (Act), Felice Dafond, dal canto suo sottolinea come «siamo enti pubblici che dobbiamo dialogare nell’interesse dei cittadini, che lo sono sia del Comune dove risiedono sia del Cantone. Ricordando che il Comune non è uno sportello del Cantone». Inoltre, per Dafond, «il dialogo serve per trovare soluzioni a problemi che abbiamo: ben vengano quindi le parole rispetto, condivisione, solidarietà… ma poi bisogna anche concretizzarle». Da parte dei Comuni, ci si aspetta «sicuramente maggior rispetto perché i nodi da sciogliere sono molti: partendo dalle competenze, dal chi fa cosa, chi porta una responsabilità e chi la paga. La perequazione intercomunale oggi ha parametri poco trasparenti, e tanti temi devono innestare un’altra marcia. Penso soprattutto alle Polizie comunali, al territorio, alla prossimità». Ticino2020 è in soffitta? È morto? «Possiamo chiamarlo come vogliamo, possiamo declinare come vogliamo i nomi: ma i problemi restano, vanno affrontati e risolti», chiosa Dafond.

Da www.laregione.ch

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Rapporti tra Cantone e Comuni, firmata una dichiarazione d’intenti
L’obiettivo: più struttura tra i compiti e maggior federalismo – Cambia anche il modello di dialogo tra i due livelli istituzionali

Questo mercoledì il Governo ticinese ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni ticinesi. Un pomeriggio che ha portato delle novità per quanto riguarda la collaborazione tra i due livelli istituzionali. La prima è stata la firma di una dichiarazione d’intenti, la seconda riguarda la piattaforma di dialogo tra Cantone e Comuni che lascerà il posto a un modello più simile a quello che avviene con la Conferenza dei governi cantonali. E non è tutto: è stato prospettato anche un messaggio governativo per fissare nella Costituzione cantonale il principio dell’autonomia cantonale. Una modifica che dovrebbe comunque passare al vaglio del popolo.
Riguardo alla dichiarazione d’intenti, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha indicato ai microfoni di SEIDISERA che l’obiettivo è quello di costruire un federalismo più autentico: “Negli ultimi anni abbiamo visto frizioni a seguito di contrapposizioni, ma anche di sovrapposizioni nello svolgere i compiti di interesse pubblico”. L’invito fatto ai Comuni è quindi quello di “darsi una struttura per essere un partner più solido nei confronti dell’amministrazione cantonale”.
Per il dialogo tra Cantone e Comuni si vuole un cambio di struttura, l’attuale piattaforma verrà sostituita da “un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali”, si legge nel comunicato del Cantone.
“Ticino 2020”, la riforma dei rapporti tra Cantone e Comuni non è dunque più attuale? “’Ticino 2020’ ha fatto una fotografia su quello che sono i flussi e le competenze tra i due livelli istituzionali”, ha affermato Gobbi. Con la nuova struttura si vuole “evitare situazioni in cui si scaricano gli oneri sull’altro senza assumersene la responsabilità politica”.
E per il cittadino cosa cambia? “Il fatto di avere talvolta più chiarezza su chi fa cosa e soprattutto avere un elemento di equivalenza fiscale. Quindi se pago le imposte al Comune è per determinate servizi, se le pago al Cantone è per altri tipi di servizi”, spiega Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Rapporti-tra-Cantone-e-Comuni-firmata-una-dichiarazione-d%E2%80%99intenti–3105734.html

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I cento Comuni e il Consiglio di Stato per rilanciare il dialogo tra le parti

I due livelli istituzionali si sono incontrati a Locarno – Il Governo ha annunciato l’intenzione di presentare una modifica della Costituzione cantonale per rafforzare l’autonomia degli Enti locali, ma anche una riforma della Piattaforma Cantone-Comuni

Una modifica della Costituzione. Un nuovo organo di confronto politico che sostituirà l’attuale Piattaforma Cantone-Comuni. Una dichiarazione d’intenti a favore del federalismo. E l’impegno morale a rilanciare il dialogo tra i due livelli istituzionali. Tutto ciò, in un momento simbolico per il nostro territorio: il traguardo, raggiunto proprio nell’aprile di quest’anno, di un cantone formato da «soli» cento Enti locali.
Al Palacinema di Locarno ieri pomeriggio si è tenuta una vera e propria celebrazione delle istituzioni ticinesi, durante la quale il Consiglio di Stato in corpore ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni che formano il nostro territorio. E per l’occasione, appunto, sono state presentate diverse novità: tutte con l’obiettivo di rilanciare un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi tempi – non è un segreto – è diventato sempre più complesso.
Una giornata voluta dallo stesso Gobbi, come ha spiegato ai media durante la giornata, «per festeggiare il traguardo simbolico e istituzionale di un Ticino a 100 Comuni. Ma anche per prendersi l’impegno di migliorare i rapporti tra le parti, capendo che siamo tutti – Cantone e Comuni – chiamati a servire la nostra popolazione ». Concretamente, per fare ciò i sindaci dei cento Comuni e il Governo hanno firmato una dichiarazione d’intenti che Gobbi nel suo discorso ufficiale ha definito «una lettera d’amore per il federalismo svizzero nella sua versione ticinese». Una dichiarazione che, come rilevato dal Consiglio di Stato nella nota stampa dedicata alla giornata, «si fonda su tre principi»: una modifica della costituzione cantonale volta a rafforzare l’autonomia comunale che sarà prossimamente presentata dal Governo al Parlamento e poi, ovviamente, in ultima battuta anche al popolo; una riforma della Piattaforma Cantone- Comuni, che lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali; l’impegno morale a riaffermare il principiosecondo cui «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».

Ruoli da chiarire
La dichiarazione d’intenti, ha spiegato Norman Gobbi parlando con i media, «è un impegno morale per rilanciare un dialogo che – ha ammesso – negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco». Un impegno che, concretamente, il Governo mira a mettere nero su bianco nella Costituzionale cantonale: «Un elemento – ha aggiunto il presidente del Governo che permetterà di chiarire il ruolo e la funzione dei Comuni, ma soprattutto di ribadire il rispetto che meritano gli Enti locali». Anche la Piattaforma Cantone- Comuni, come detto, è destinata a cambiare. Lo stesso Gobbi nel suo discorso ha definito il gremio «un’esperienza che ha fatto il suo tempo ». Motivo per cui il Consiglio di Stato, con il coinvolgimento dei Comuni, intende proporre una riforma di tale organo, ispirandosi al modello della Conferenza dei governi cantonali. «Chiederemo ai Comuni – ha rilevato Gobbi – di darsi una struttura più solida. Che permetta di consolidare le loro prese di posizione nei confronti del Cantone». L’obiettivo, dunque, è avere un «dialogo più forte, più strutturato». E ovviamente «trovare soluzioni che non schiaccino un livello istituzionale piuttosto che l’altro, ma siano al servizio della popolazione». E la «famosa» riforma Ticino2020? «È in un momento d’impasse, per vincoli imposti dal Consiglio di Stato, ma anche dai Comuni», ha affermato Gobbi. «Ora i Comuni dovranno fornire al Cantone richieste di recupero della propria autonomia e così facendo rilanciare la discussione. Che magari non passerà attraverso Ticino2020, ma tramite altre misure più puntuali, nell’ottica di migliorare i rapporti ».

Una questione di rispetto
Presente alla giornata, va da sé, anche il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi,Felice Dafond. Il quale ha insistito sull’importanza del dialogo tra le parti: «È una giornata importante – ha affermato ai media poco prima della cerimonia – Siamo enti pubblici che devono dialogare, nell’interesse dei cittadini. Perché sono cittadini sia dei Comuni, sia del Cantone. E dialogare significa trovare soluzioni condivise a problemi, i quali non mancano di certo».
Dunque, ha aggiunto Dafond, «ben vengano le parole di rispetto (nei confronti dei Comuni,n.d.r.). Ma poi bisogna anche concretizzarle». Sì, perché – non nasconde il presidente dell’associazione – da parte dei Comuni ci si attende certo un maggiore rispetto. Perché il Comune non è uno sportello del Cantone». E quindi «se questa giornata permetterà di raggiungere un migliore dialogo fra i vari livelli, poi bisognerà mettersi al tavolo per affrontare i problemi, che sono tanti». Come dire: dalle parole occorrerà passare ai fatti. La prima pietra è stata posata, ma il cantiere è ancora lungi dall’essere terminato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi, a Locarno, le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi, per una celebrazione delle istituzioni del nostro Cantone. Al termine della giornata è stata firmata una dichiarazione d’intenti che punta a rafforzare la collaborazione democratica e a gettare le basi per un federalismo più solido.

Nel suo intervento introduttivo, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «i Comuni sono il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini».  

Con la firma della dichiarazione d’intenti odierna, Governo e Comuni si impegnano ad avviare un percorso comune: «Quella che firmiamo – ha sottolineato Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese. Parole che non devono restare svolazzi sull’inchiostro, ma ispirare un’azione politica e istituzionale».   La dichiarazione d’intenti si fonda su tre principi:  

  • Un’autonomia riconosciuta: il Consiglio di Stato intende proporre al Gran Consiglio – e successivamente al Popolo ticinese – una modifica costituzionale per rafforzare l’autonomia comunale, chiarendo anche la ripartizione dei compiti secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.  
  • Un dialogo strutturato: la Piattaforma Cantone-Comuni lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali.  
  • Un impegno morale: la dichiarazione d’intenti non ha valore giuridico, ma rappresenta un atto simbolico per i firmatari, riaffermando – proprio a Locarno, città che cento anni fa ospitò un trattato internazionale di pace – che «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».  

Il Consiglio di Stato si impegnerà a tradurre questi principi in atti concreti: l’elaborazione di un messaggio, all’attenzione del Gran Consiglio, con la proposta di modifica costituzionale sull’autonomia comunale, la riforma della Piattaforma Cantone-Comuni e il coinvolgimento dei Municipi nelle prossime fasi, affinché il percorso sia il frutto di una volontà condivisa.  

A simboleggiare lo spirito con il quale è stato organizzato l’incontro, sul palco del PalaCinema Locarno sono stati esposti alcuni piccoli alberi da frutto provenienti dal vivaio forestale cantonale di Lattecaldo, che saranno consegnati prossimamente ai Comuni ticinesi – come espressione tangibile di un impegno che mette radici oggi e porterà frutti domani.

«È sciocco piantare un albero pensando a sé stessi», ha concluso il Presidente del Governo Norman Gobbi: «Lo facciamo sempre rivolgendoci verso chi verrà dopo di noi, nella speranza che l’albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro».  

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Cultura forte, voci diverse: dodici i progetti vincitori del Bando Partecipazione Culturale

Comunicato stampa

Prima edizione di successo per il Bando Partecipazione Culturale (BPC) 2025-2026 “Cultura forte. Progetti da voci diverse.”.
Ne danno notizia il Dipartimento delle istituzioni (DI) e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).

Il Bando, dotato di 50’000.- franchi complessivi, è stato concepito per promuovere la partecipazione attiva alla vita culturale, valorizzando la pluralità di espressioni e identità presenti sul territorio cantonale. L’iniziativa sostiene progetti che favoriscono l’incontro, il dialogo e la coesione attraverso la cultura, promuovendo un’equa partecipazione delle persone con background migratorio.
Coordinato dal Servizio per l’integrazione degli stranieri del DI, dall’Ufficio del sostegno alla cultura e dall’Ufficio fondi Swisslos del DECS, il Bando si inserisce negli obiettivi strategici delle politiche di integrazione e delle politiche culturali, colmando una lacuna nel finanziamento di progetti all’intersezione tra cultura e integrazione. Con questa e le prossime edizioni si desidera evidenziare che una cultura forte è una cultura diversificata, partecipata e alimentata dalla pluralità di voci.
La prima edizione ha riscosso grande interesse: sono pervenute una quarantina di candidature, con proposte di elevata qualità e forte radicamento locale. Una Commissione di valutazione, composta da sette persone con numerose competenze ed esperienze negli ambiti della migrazione, della cultura e della partecipazione, ha selezionato 12 progetti vincitori.
Questi saranno presentati al pubblico sabato 20 settembre, a partire dalle 16:00, in occasione della Festa dei popoli organizzata dalla Città di Locarno. Dopo una breve introduzione sul Bando Partecipazione Culturale e i saluti istituzionali della Consigliera di Stato e direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti e della Municipale e capa del Dicastero Socialità, Giovani e Cultura della Città di Locarno Nancy Lunghi, è prevista una tavola rotonda dedicata al tema della partecipazione culturale e delle sue implicazioni. La giornalista Barbara Camplani (RSI) dialogherà con Nora Bardelli, dottoressa in antropologia delle migrazioni e direttrice amministrativa del nccr-on the move, il Polo di Ricerca Nazionale per gli studi sulla migrazione e la mobilità basato all’università di Neuchâtel; Lisa Pedicino, manager culturale e co-direttrice dell’Istituto Nuova Svizzera (INES); Rasit Sadiki, docente alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali, membro della Commissione di valutazione del Bando e dell’Associazione Rom in Ticino.
Seguirà, alle 17:00, la premiazione dei 12 progetti selezionati, presentati attraverso reel realizzati in collaborazione con il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD) del DECS. L’appuntamento si concluderà con un breve sguardo all’edizione 2026-2027 del Bando e sarà seguito da un rinfresco.
L’evento si svolgerà nell’Aula magna dell’Alta scuola pedagogica del Dipartimento formazione e apprendimento (DFA/ASP) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
Per partecipare alla premiazione dei progetti selezionati nell’ambito della prima edizione del Bando Partecipazione Culturale, è necessario iscriversi entro mercoledì 17 settembre 2025 tramite il seguente link: https://www4.ti.ch/di/integrazione-degli-stranieri/home/iscrizioni.

Il Consiglio di Stato incontra le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi

Il Consiglio di Stato incontra le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi

Comunicato stampa

Per valorizzare e consolidare la collaborazione fra le istituzioni del nostro Cantone, il Consiglio di Stato ha organizzato un momento di incontro e di dialogo con le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi che si terrà mercoledì 10 settembre 2025 al PalaCinema Locarno.

Con le elezioni differite dello scorso mese di aprile, il processo storico delle aggregazioni comunali in Ticino ha raggiunto una ulteriore pietra miliare: il numero totale di Comuni ticinesi è infatti arrivato a 100. Alla fine del secolo scorso erano poco meno di 250.  

Per sottolineare questo traguardo, il Consiglio di Stato ha deciso di organizzare un incontro speciale, con l’obiettivo di valorizzare la collaborazione istituzionale e di creare un momento di dialogo diretto tra il Cantone e i Municipi. L’appuntamento è per mercoledì 10 settembre 2025, al PalaCinema Locarno. Si tratterà di un’occasione privilegiata per rafforzare le relazioni tra le istituzioni e per orientare gli sforzi verso un federalismo cooperativo, capace di rispondere con efficacia alle sfide presenti e future del Cantone.  

La giornata prevede diversi momenti di confronto, tra cui una tavola rotonda dedicata alla collaborazione tra autorità cantonali e comunali. Questo appuntamento si inserisce nella tradizione degli incontri fra Cantone e Comuni, grazie ai quali negli ultimi anni è stato consolidato il dialogo fra rappresentanti eletti, in favore di un rapporto costruttivo tra i diversi livelli istituzionali che amministrano il territorio ticinese.  

 

Il Ticino rilascia gratuitamente anche la versione digitale della licenza per allievo conducente

Il Ticino rilascia gratuitamente anche la versione digitale della licenza per allievo conducente

Comunicato stampa

Dal 3 settembre 2025 il Cantone Ticino è entrato a far parte dei primi cantoni svizzeri che rilasciano la licenza digitale per allievo conducente (e-LAC). Con questa novità, il Ticino diventa, unitamente a Berna, Neuchâtel e Vallese uno dei primi cantoni in Svizzera ad offrire questa possibilità, dopo Appenzello esterno (cantone pilota). Entro la fine dell’anno l’e-LAC sarà disponibile in tutta la Svizzera, segnando un passo importante nella strategia nazionale «Amministrazione digitale Svizzera 2024–2027».

Ogni anno in Ticino vengono rilasciate circa 10’000 licenze per allievi conducente, il che rende questo documento tra i più richiesti.
L’introduzione della versione digitale risponde quindi a una forte esigenza dei cittadini, specialmente giovani, e si inserisce in una serie di progetti di digitalizzazione che la Sezione della circolazione sta portando avanti per semplificare e modernizzare i servizi offerti.

Un documento digitale riconosciuto a livello nazionale
Come già avviene negli altri Cantoni pilota, gli allievi conducenti che superano l’esame teorico possono ora ricevere la licenza in formato digitale. L’e-LAC viene rilasciata dalla Sezione della circolazione e salvata dagli utenti nell’app federale per smartphone «swiyu», il portafoglio elettronico della Confederazione.
Durante i controlli su strada o con l’istruttore di guida, la licenza può essere mostrata semplicemente tramite codice QR: i dati trasmessi permettono alle autorità di verificarne immediatamente la validità. L’e-LAC è riconosciuta in tutta la Svizzera e nel Principato del Liechtenstein.

Procedura per chi possiede già una licenza allievo conducente cartacea
Sul sito web della Sezione della circolazione è stata pubblicata una pagina dedicata all’e-LAC. Coloro che hanno ottenuto una licenza per allievo conducente prima del 3 settembre 2025 possono compilare un formulario online per ricevere gratuitamente la versione digitale del documento.

Un tassello nello sviluppo dell’e-ID
L’e-LAC è stata sviluppata nell’ambito del programma federale e-ID, sotto la responsabilità dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), l’Ufficio federale dell’informatica e della telecomunicazione (UFIT), l’Associazione dei servizi della circolazione svizzeri (asa) e le sezioni cantonali della circolazione.
Questi progetti pilota hanno lo scopo di testare le soluzioni tecnologiche e raccogliere dati sull’uso di strumenti digitali di identificazione.
Le esperienze raccolte confluiranno direttamente nello sviluppo della futura e-ID statale, oggetto di votazione popolare il prossimo 28 settembre 2025.

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

L’Istituto di ricerca in biomedicina e quello oncologico stanno valutando la possibilità di un «matrimonio» così da crescere ulteriormente: insieme conterebbero 300 collaboratori – Gendotti: «Gli aiuti federali e cantonali stagnano»

La ricerca scientifica genera sapere. E quest’ultimo è la chiave del futuro. Innovazione. Formazione. Collaborazioni. Conoscenza. Scoperte. L’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona è un’eccellenza ticinese. Sabato ha soffiato sulle 25 candeline con una cerimonia alla quale hanno preso parte numerose autorità e personalità accademiche. È stata l’occasione per ripercorrere i traguardi raggiunti e, soprattutto, per guardare al futuro. Perché l’obiettivo – come ci avevano spiegato nella lunga intervista pubblicata il 29 agosto scorso il presidente Gabriele Gendotti ed il direttore Davide Robbiani – è quello di crescere. E per farlo servono altri finanziamenti e, con ogni probabilità, l’unione con l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) che dovrebbe avvenire entro pochi anni. Complessivamente si arriverebbe a 300 collaboratori e a 22 gruppi di ricerca.

La capitale ha messo 20 milioni
«Oggi, nella piccola Bellinzona, giungono ricercatori da tutto il mondo, talenti in grado di cimentarsi in discipline che guardano lontano, osservano elementi infinitamente piccoli, interpretano e leggono segni della vita, invisibili agli occhi e inintelligibili alle menti dei più. E, attraverso questo faticoso e ingegnoso processo di indagine, contribuiscono ad aprire nuovi orizzonti di speranza a tante persone affette da malattie debilitanti ». Uno degli assi strategici della Bellinzona aggregata era, e rimane tuttora, il rafforzamento del polo biomedico. Il sindaco Mario Branda ha ricordato l’impegno della capitale, anche finanziario, con investimenti che hanno oramai superato i 20 milioni.
Il presidente Gabriele Gendotti, dal canto suo, ha sottolineato che la ricorrenza ti costringe a «capire come e in che misura vogliamo e possiamo crescere, come vogliamo posizionarci nei prossimi 10-20 anni, come possiamo contribuire allo sviluppo del sistema della formazione accademica e della ricerca scientifica della Svizzera italiana». I progetti di ricerca complessivamente ottenuti in questo quarto di secolo ammontano ad oltre 170 milioni di franchi.

«Vittime del nostro successo»
Più ricerca significa più entrate. Ma i finanziamenti degli enti pubblici (Confederazione e Cantone) «stagnano e non tengono conto dell’evoluzione dei costi. Alla politica chiediamo dunque di incrementare i finanziamenti di base». In prospettiva, inoltre, «bisogna individuare nuovi strumenti di raccolta fondi e nuovi partner per ottenere maggiori risorse. Si può quasi affermare che l’IRB è vittima del suo successo ». Un successo che lo accomuna allo IOR. I due istituti potrebbero unirsi «dopo una seria valutazione dei pro e dei contro». Auspicio condiviso dal presidente dello IOR Franco Cavalli, il quale attende il via libera di Berna alla nuova sede da quasi 60 milioni (prevista vis-à-vis l’IRB ed impreziosita da un auditorio) che «spero possa essere pronta all’inizio del 2029». Uno dei capifila del Ticino della conoscenza è il dottor Giorgio Noseda, presidente onorario dell’IRB. Il professore ha un sogno: «Da anni il Ticino chiede la creazione di un terzo Politecnico federale nella Svizzera italiana. I laboratori potrebbero trovare spazio nell’innovativo quartiere che sorgerà alle ex Officine FFS in città». Il direttore Davide Robbiani ha osservato che per progredire vanno «attirati e trattenuti i talenti e occorre accedere ad infrastrutture e tecnologie altamente avanzate. Questa è per noi una grande sfida, tutt’altro che facile».

La punta di diamante
Secondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi l’IRB di Bellinzona è «uno dei più grandi successi ai quali il Canton Ticino abbia assistito nella sua storia contemporanea. Siete la punta di diamante. Una storia di scienza e di imprenditoria, certo, ma anche di curiosità, coraggio, lungimiranza e tenacia. Tutte qualità di cui il nostro Paese ha un grande bisogno per affrontare le sfide interne ed esterne che questo strano momento storico porta con sé». Il consigliere di Stato ha infine puntualizzato che l’istituto dev’essere un esempio per il Ticino di domani, affinché possa nascere «un sistema di progresso integrato fatto di arricchimento umano, culturale, sociale prima ancora che economico. Un sistema che, per collegarmi a un tema di stretta attualità, rappresenta anche la migliore risposta possibile ai timori sulla ‘fuga di cervelli’».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 settembre 2025 del Corriere del Ticino

“La lotta svizzera è una tradizione che vive anche in Ticino”

“La lotta svizzera è una tradizione che vive anche in Ticino”

Rientrato da Mollis, dove si è svolta la recente Festa federale di lotta svizzera, Norman Gobbi racconta con entusiasmo l’esperienza: «È stato straordinario. La Festa federale non è solo sport, ma un grande momento popolare che unisce atleti, famiglie e appassionati da tutta la Svizzera. A Mollis si respirava un’atmosfera unica, fatta di rispetto, convivialità e senso di appartenenza. La lotta svizzera sa rinnovarsi pur rimanendo fedele alle sue origini, e questo la rende affascinante per tutti». E aggiunge: «C’erano anche molti ticinesi alla festa, cosa che dimostra che questo sport tradizionale ha varcato pienamente le Alpi e le barriere linguistiche».

Gobbi non parla solo da spettatore. Da anni è infatti membro dell’Associazione per la promozione dei giochi tradizionali svizzeri, che si impegna a far conoscere discipline come la lotta e l’Hornussen. «In Ticino la lotta svizzera non ha la stessa tradizione che ha oltre Gottardo. È una sfida farla conoscere, ma vedere i giovani che si appassionano e le famiglie che riscoprono queste pratiche ci dà grande motivazione. È un lavoro di semina culturale e sportiva».

Proprio questa opera di diffusione ha portato negli ultimi anni alla nascita di appuntamenti importanti sul territorio. Il prossimo sarà la seconda Festa cantonale ticinese di lotta svizzera, in programma sabato 20 settembre a Biasca. «Sarà un evento di portata nazionale – racconta Gobbi – riconosciuto ufficialmente dalla Federazione svizzera di lotta. Per l’occasione verrà allestita un’arena da oltre 5’000 posti, con 3’300 sedute. Ci aspettiamo migliaia di spettatori e la partecipazione di centinaia di atleti».

Non mancheranno i nomi illustri della disciplina: Ambühl Joel, Burch Jonas, Gwerder Michael, Schuler Alex, Schurtenberger Sven e soprattutto Joel Wicki, vincitore della Festa federale 2022. «Vederli competere in Ticino sarà un’emozione unica. Ma non ci sarà solo sport: accanto alle gare ci sarà un ricco programma di intrattenimento, gastronomia tipica e momenti folkloristici. Sarà una vera festa popolare, dove la lotta diventa occasione per celebrare la nostra identità alpina».

Per chi volesse assistere, i biglietti sono già disponibili online su fctls.ch e su bookinea.app. «Il consiglio è di prenotare presto – sottolinea Gobbi – perché l’interesse è alto e ci aspettiamo una grande affluenza. Sarà un’occasione per vivere da vicino la magia di questo sport e scoprire quanto possa essere coinvolgente».

Alla fine della conversazione, Gobbi lascia spazio a una riflessione personale: «La lotta svizzera è molto più di un confronto fisico. È un’arte che unisce forza e tecnica, ma anche valori come lealtà, rispetto e comunità. È un patrimonio che appartiene a tutta la Svizzera e che in Ticino ha ancora tanto da offrire. Portare avanti questa tradizione è una responsabilità, ma anche un grande privilegio».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 settembre 2025 de Il Mattino della domenica