Sicurezza in moto: all’inizio la prudenza conta doppio

Sicurezza in moto: all’inizio la prudenza conta doppio

Comunicato stampa

La Svizzera, come confermano le statistiche, dispone di una rete stradale tra le più sicure a livello internazionale. Tuttavia, un dato rimane costante: motociclisti e motocicliste rappresentano la categoria più esposta quando si parla di incidenti con gravi conseguenze fisiche. Tra le principali cause figurano sempre la disattenzione, la velocità non adeguata e il consumo di alcool. Con il ritorno della bella stagione, il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” invita gli utenti delle due ruote motorizzate a seguire alcune semplici ma fondamentali raccomandazioni per spostarsi in sicurezza.

Con l’arrivo della primavera e il ritorno di temperature miti, cresce il numero di conducenti di motoveicoli e scooter sulle strade. Che si tratti di spostamenti quotidiani o di uscite nel tempo libero, le prime settimane dopo la pausa invernale richiedono particolare attenzione: è fondamentale riacquisire familiarità con il proprio mezzo e adottare uno stile di guida prudente.
Lo scorso anno in Ticino si sono registrati 470 incidenti che hanno coinvolto almeno un motoveicolo (481 nel 2024; 488 nel 2023). Di questi, 255 hanno comportato conseguenze alle persone (243 nel 2024; 235 nel 2023). Se da un lato si osserva quindi una lieve diminuzione del numero complessivo d’incidenti, dall’altro si registra un aumento dei sinistri con feriti. Alla luce di questi dati e in concomitanza con l’inizio della bella stagione, il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure rinnova l’invito a rimettersi alla guida delle due ruote motorizzate con consapevolezza e responsabilità, seguendo alcune semplici ma fondamentali raccomandazioni:

  • Utilizzare sempre un equipaggiamento adeguato, anche per tragitti brevi: casco correttamente allacciato, abbigliamento tecnico omologato della taglia corretta e meglio se ad alta visibilità, guanti, pantaloni resistenti all’abrasione, calzature idonee e protezione dorsale.
  • Verificare lo stato del veicolo: prima dell’inizio della stagione o di lunghi spostamenti è consigliato un controllo da parte di personale specializzato. È inoltre importante controllare regolarmente freni, pneumatici e tutti gli elementi legati alla sicurezza.
  • Adottare una guida preventiva: anticipare i possibili rischi e mantenere un comportamento prudente consente di ridurre in modo significativo la probabilità d’incidente.
  • Prestare particolare attenzione nel traffico urbano: nonostante velocità generalmente più basse, è proprio nelle località che si verifica la maggior parte degli incidenti gravi, spesso in corrispondenza di intersezioni, in seguito a manovre improvvise o al mancato rispetto delle regole.  

Strade sicure invita inoltre i motociclisti e le motocicliste a cogliere le opportunità di formazione continua, partecipando a corsi pratici di perfezionamento. Queste iniziative consentono di rafforzare le competenze di guida e di accrescere la consapevolezza dei rischi, contribuendo in modo concreto alla sicurezza di tutti gli utenti della strada.  

Per ulteriori informazioni: www.stradesicure.ch 

Gobbi: “No all’aumento dell’IVA per finanziare l’esercito”

Gobbi: “No all’aumento dell’IVA per finanziare l’esercito”

Sicurezza e finanziamento dell’esercito, Gobbi boccia la proposta del Consiglio federale

Rafforzare la sicurezza nazionale sì, finanziarla attraverso l’IVA no. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi prende posizione sulle proposte in discussione per il finanziamento dell’esercito. Tra le ipotesi avanzate dal Consiglio federale c’è infatti quella di aumentare l’imposta sul valore aggiunto (IVA), soluzione che però solleva interrogativi sul piano dell’equità. «L’IVA è un’imposta che grava su tutti allo stesso modo, indipendentemente dalla capacità economica», sottolinea Gobbi. «Questo significa che finirebbe per pesare maggiormente su chi ha meno e, a mio avviso, non è lo strumento più adatto per finanziare un compito fondamentale dello Stato come la sicurezza».  Non si tratta dunque solo di una questione tecnica, ma di una scelta che tocca direttamente il rapporto tra Stato e cittadini.

Quando la difesa si finanziava con la “Wehrsteuer”
Il punto, in sostanza, è politico prima ancora che fiscale: chi deve sostenere il costo della sicurezza? E con quale criterio? Per Gobbi «La sicurezza è un bene collettivo e deve essere finanziata in modo equo. Strumenti legati al reddito e alla sostanza permettono una ripartizione più equilibrata degli oneri e rafforzano anche l’accettazione da parte della popolazione». Una posizione che riporta al centro il ruolo dell’imposta federale diretta, storicamente conosciuta come “Wehrsteuer”, l’imposta per la difesa nazionale. Il richiamo non è solo simbolico. La storia svizzera dimostra che nei momenti di maggiore pressione lo Stato ha scelto strumenti fiscali più mirati. Già nel 1915, con il crollo delle entrate doganali e l’aumento delle spese legate alla mobilitazione, fu introdotta quella che veniva chiamata imposta di guerra o contributo di crisi. Nel 1939, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, nacque l’imposta per la difesa nazionale, che colpiva reddito, sostanza e utili delle imprese. «La nostra storia dimostra che nei momenti decisivi lo Stato ha saputo ricorrere a strumenti più equi», evidenzia Gobbi. «È una tradizione che vale la pena considerare anche oggi».

Sicurezza sì, ma con regole chiare
Accanto al nodo fiscale, il dibattito si estende anche agli strumenti operativi, come la proposta di un fondo per gli investimenti negli armamenti. «Un fondo può offrire maggiore flessibilità», riconosce Gobbi, «ma deve poggiare su regole chiare, su una governance solida e su una definizione precisa degli obiettivi». Infine, emerge un’esigenza trasversale: la trasparenza. «È importante sapere con chiarezza come verranno impiegate le risorse, sia in ambito militare sia in quello civile», afferma Gobbi. «La trasparenza è un presupposto essenziale per mantenere la fiducia dei cittadini».

La vera sfida: convincere, non solo finanziare
In un contesto internazionale sempre più instabile, rafforzare la sicurezza è una necessità condivisa. Ma, come emerge dalla presa di posizione di Gobbi, la vera sfida non è solo trovare le risorse, bensì farlo in modo equo e politicamente sostenibile. Perché, in fondo, la sicurezza non si costruisce solo con i mezzi, ma anche con il consenso.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 aprile 2026 del Mattino della domenica 

Visita di cortesia dell’Ambasciatore della Lituania

Visita di cortesia dell’Ambasciatore della Lituania

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline l’Ambasciatore della Lituania Darius Semaška. La visita di cortesia ha permesso di presentare le particolarità del nostro Cantone e di discutere numerosi temi di interesse comune.
La visita di cortesia dell’Ambasciatore Darius Semaška ha permesso di discutere svariati temi di attualità, offrendo l’occasione per un confronto sulle relazioni diplomatiche e commerciali che legano la Confederazione e la Lituania.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal Delegato alle relazioni esterne Francesco Quattrini, ha inoltre colto l’opportunità per condividere con l’Ambasciatore alcune informazioni sulle caratteristiche che contraddistinguono il Ticino e sull’attuale situazione socio-economica, politica e culturale del nostro Cantone.

Cure a domicilio, il governo ticinese tira dritto

Cure a domicilio, il governo ticinese tira dritto

Nonostante 20’000 firme e le pressioni politiche, il Consiglio di Stato mantiene il contributo forfettario – De Rosa: “Inaccettabile” il rifiuto dello Spitex Locarnese e Valli

Il Consiglio di Stato ticinese non fa marcia indietro. Il contributo forfettario sulle cure a domicilio (50 centesimi ogni cinque minuti di prestazione, per un massimo di 15 franchi al giorno) è entrato in vigore oggi, primo aprile, come stabilito. La petizione con 20’000 firme e le richieste di sospensione avanzate da più parti politiche non bastano a cambiare rotta.
Il presidente del Governo Norman Gobbi ha inquadrato la misura come una questione di responsabilità collettiva. «Credo che l’unica soluzione sia quella della responsabilità condivisa: abbiamo più attori, sia nel settore delle cure a domicilio che in quello politico, che devono farsi parte di una soluzione», ha detto.
Il capo del Dipartimento della sanità Raffaele De Rosa ha annunciato due misure di accompagnamento parallele. Come prima linea il “monitoraggio di un eventuale rinuncia alle cure”, ha dichiarato. Secondariamente, un “approfondimento per capire se ci sono persone, cittadini che hanno bisogno di aiuto e come poter permettere alla rete di sostegno sociale di raggiungere queste persone con gli aiuti che il Cantone mette a disposizione”.
Di fronte all’entrata in vigore del provvedimento, alcuni hanno già rinunciato alle cure. “Abbiamo un accordo con Pro Senectute e Pro infirmis, che sono due attori del territorio per raccogliere segnali di questo tipo e capire come intervenire”, ha detto De Rosa.

Una misura per contenere una crescita inarrestabile
La misura mira a rispondere a una crescita della spesa sempre maggiore. I fornitori privati hanno fatturato nel 2023 quasi un milione di ore, con un aumento superiore al 16%. Il costo complessivo è il doppio di quello dei sei servizi pubblici cantonali. “Ne abbiamo un’ottantina (di operatori privati, ndr.) nel nostro cantone a fronte dei sei servizi di assistenza, cure, domicilio pubblici dei comuni e abbiamo all’incirca 600 infermieri indipendenti. E questo ha portato negli anni anche a un’esplosione della spesa sanitaria che ha anche un impatto sui premi di cassa malati”.
C’è chi ha chiesto un mese di tempo per adeguarsi, come nelle Tre Valli, e chi ha detto “no” a farla pagare, come lo Spitex Locarnese e Valli. “Un’uscita francamente totalmente inopportuna e inaccettabile”, ha detto De Rosa, ricordando che il tema è discusso dall’estate scorsa e che gli stessi servizi pubblici avevano espresso adesione in Commissione.
La decisione, formalmente assunta a dicembre, doveva produrre effetti già sul preventivo 2026, ha poi spiegato Gobbi. “Stiamo parlando di una spesa sanitaria che ha un’evoluzione negativa a livello di crescita ben superiore alla media nazionale, ma anche degli altri settori della spesa sanitaria”. In tal senso, la misura è “anche una risposta a quello che è il grido d’allarme dei ticinesi sull’evoluzione negativa dei premi di cassa malati”, ha concluso il presidente del Governo.

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:3606516

«Non si tratta di un derby tra Governo e Parlamento»

«Non si tratta di un derby tra Governo e Parlamento»

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, a margine della seduta «extra muros» a Brissago, torna sull’applicazione delle iniziative sulle casse malati, il cui messaggio sarà pubblicato tra due settimane «Una risposta concreta, che potrà non fare contenti gli iniziativisti, ma non possiamo fare un salto nel buio»

Dopo le tre visite a Chiasso, Bedretto e Isone – Comuni che simbolicamente rappresentano gli estremi geografici ticinesi – il Consiglio di Stato ieri ha chiuso il cerchio delle sue sedute «extra muros» nel Comune di Brissago, all’interno dello storico Palazzo Branca-Baccalà. Una seduta durante la quale il Governo ha discusso di cure a domicilio, ma non solo. Tra i cantieri più «caldi » c’è ovviamente quello dell’applicazione delle due iniziative popolari sulle casse malati. Tra due settimane, dopo Pasqua, è infatti prevista la pubblicazione del messaggio governativo con il quale sarà dettagliato come l’Esecutivo intende mettere in pratica le due proposte. Il piano del Governo sarà dunque svelato a quel momento, ma sappiamo già ora che l’applicazione sarà parziale, progressiva, e vincolata al reperimento delle coperture finanziarie. In parole povere: senza ulteriori risparmi e ulteriori nuove entrate per finanziare le proposte, le due iniziative non saranno applicabili. Una strategia che, come noto, non è andata giù agli iniziativisti, PS e Lega. Via Monte Boglia vorrebbe un’applicazione integrale e da subito della sua proposta, i socialisti invece non vogliono che l’applicazione della loro iniziativa sia legata al suo finanziamento. Ora, già la scorsa settimana Gobbi aveva ricordato su queste colonne che «purtroppo non stiamo giocando a Monopoli e i soldi non crescono sugli alberi». Un concetto che il presidente del Governo, da noi sollecitato, ha sottolineato anche ieri, al termine della seduta «extra muros ». È preoccupato – abbiamo chiesto a Gobbi – per la reazione molto probabilmente negativa che ci sarà tra i partiti in Parlamento quando presenterete il vostro piano per applicare le iniziative? «Sono preoccupato – ha risposto – dalla non conoscenza della nostra Costituzione cantonale», che all’articolo 34 recita: «Prima di assumere un nuovo compito, il Cantone ne esamina la sopportabilità finanziaria e le modalità di finanziamento ». Anche perché, ricorda, se il piano d’applicazione non verrà fatto «in maniera ordinata e pianificata, diventerebbe un disastro finanziario». Un concetto, quello della sostenibilità finanziaria di nuovi compiti, «presente nella Costituzione, votata dal popolo, così come le due iniziative». Occorre dunque avere «questo senso di responsabilità collettivo. Perché non è un derby tra Governo e Parlamento, oppure tra singoli partiti, ma una risposta che dobbiamo dare come mondo politico ai bisogni della popolazione». Il piano del Governo, quindi, «sarà una risposta concreta alle due iniziative, che potrà non fare contenti gli iniziativisti, perché vogliono tutto e subito, ma non possiamo fare un salto nel buio senza avere una rete di protezione. Rete di protezione che si chiama garanzia di finanziamento ».

In attesa di Berna
Ora, un altro fronte «caldo», in questi ultimi mesi, è stato sicuramente quello dei rapporti con l’Italia, ma anche quelli con Berna. Con Gobbi che negli scorsi mesi non ha escluso che il Ticino possa prendere contromisure concrete (si pensi alla decurtazione dei ristorni, ma non solo) per farsi sentire nei confronti della Confederazione. A che punto siamo? Ancora Gobbi: «Tutto dipenderà dalle risposte che giungeranno da Berna sulla modifica dell’ordinanza sulla perequazione intercantonale », afferma. Il Ticino, infatti, ha sollecitato un cambiamento, affinché il «peso» dei frontalieri non danneggi il Cantone anche su questo fronte. Un cambiamento che dovrebbe fruttare alle casse del Ticino circa 9 milioni in più. «Una piccola risposta, che rappresenterebbe però un segnale politico importante (ndr. da parte di Berna) di attenzione e rispetto nei confronti del Ticino ». Un cantone «che contribuisce molto alla coesione nazionale, svolgendo compiti d’interesse nazionale», che secondo il presidente del Governo «non vanno dati per scontati », anche perché in Ticino «abbiamo costi socio-economici importanti che con le risorse attuali faremo sempre più fatica ad affrontare». Se non arriveranno quei 9 milioni, dunque, il Ticino prenderà contromisure? «Sarà la conseguenza di un’azione che dovremo intraprendere per ritematizzare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione ».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 aprile 2026 del Corriere del Ticino