Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Nez Rouge verso ‘Strade sicure’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 marzo 2019 de La Regione

Proposta l’adesione alla commissione cantonale. Cifre in crescita anche durante i Carnevali.
Nel 2018 +2% negli interventi

Nez Rouge dovrebbe entrare a far parte della commissione cantonale ‘Strade sicure’. Lo ha annunciato ieri il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante un incontro con la stampa. La candidatura sarà sottoposta al Consiglio di Stato dallo stesso Di. Il governo, ha precisato Gobbi, deciderà dopo le elezioni del prossimo 7 aprile. «Per noi è l’occasione di sederci al tavolo con tutti gli altri attori che si impegnano per ridurre incidenti e morti sulle strade (attualmente i partner coinvolti sono 11, più il Di, il Dipartimento del territorio e il Dipartimento educazione e cultura, ndr)», ha spiegato il presidente di Nez Rouge Ticino René Grossi. Intanto la prevenzione sembra aver prodotto i frutti sperati negli anni, con una riduzione del numero di incidenti, di morti e feriti di oltre il 30% tra il 2011 e il 2017. Calate pure le persone trovate a guidare in stato di inattitudine: «Sino al 2010, una persona su cinque sottoposta al controllo dell’alcolemia era sopra il limite, mentre negli ultimi due anni siamo passati a una su dieci», ha precisato il portavoce della Polizia cantonale e capo progetto di Strade sicure Renato Pizolli. A confermare la maggiore sensibilità dei conducenti verso l’importanza di non mettersi al volante ubriachi, sotto l’effetto di farmaci oppure in stato di spossatezza è anche l’esperienza maturata dai volontari di Nez Rouge: «Le persone che riaccompagniamo vivono spesso in zone discoste, dove i servizi pubblici non circolano a tutte le ore. L’aumento dell’utilizzo dei treni per il Carnevale dimostra che chi può si sposta con un mezzo pubblico», ha rilevato Grossi. Gli altri, costretti a impiegare il veicolo privato, si rivolgono invece anche a Nez Rouge per rientrare a domicilio qualora non se la sentissero di guidare. Durante i recenti Carnevali (sei quelli coperti dall’associazione, compresi Rabadan, Stranociada e Tesserete) sono state riaccompagnate 748 persone in 330 interventi . «Siamo particolarmente soddisfatti – ha fatto notare Grossi –, perché non abbiamo dovuto dire di no a nessuno». Numeri in crescita pure durante tutto il 2018, con un ulteriore aumento dell’11% nei chilometri percorsi (31’428) e del 2% negli interventi (626).

 

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Riconoscimento-per-Nez-Rouge-11524066.html

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

“Confidiamo nei giudici di Losanna”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi non si dice preoccupato del ricorso al TF sulla legge di polizia: “Le norme già previste in altri Cantoni”
L’ipotesi di un ricorso era stata ventilata dopo il voto del Gran Consiglio del 10 dicembre scorso. In quell’occasione il legislativo aveva accolto la revisione della Legge cantonale sulla polizia: testo che tra le varie novità introduce la possibilità di indagini, anche mascherate preventive e misure di temporanea privazione della libertà di massimo 24 ore.
Contro la nuova legge, si apprende oggi dalla Regione, è stato inoltrato ricorso al Tribunale federale.
“Viene indebolita la tradizione legata allo Stato di diritto liberale, mentre aumentano i rischi connessi alla creazione di potenziali strumenti legislativi di repressione politica o di controllo sociale” – scrivono i ricorrenti Filippo Contarini e Martino Colombo, già noti per il loro ricorso parzialmente accolto dai giudici di Losanna contro la legge sulla dissimulazione del volto.
I giudici di Mon Repos in questo caso potrebbero avere una lettura diversa da quella dei due giuristi, dato che la legge ticinese ha ripreso norme già vigenti in altri Cantoni, valuta il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi. “Queste motivazioni potranno essere fugate visto che le norme previste per la custodia di polizia, introdotte nella legge di polizia cantonale ticinese, sono già previste in altre leggi cantonali e anche di recente sono state introdotte in altri Cantoni” spiega Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Non solo questa – che è una parte minore – ma soprattutto tutto il mondo delle inchieste preventive e mascherate che per la lotta alla criminalità sono molto più importanti. Quella di custodia di polizia è una misura di ordine pubblico, che ha bisogno delle sue tutele. In questo caso il Gran Consiglio le ha previste”.
“Altri Cantoni” prosegue Gobbi, “avevano già avuto modifiche di legge sottoposte anche al giudizio del Tribunale federale, quindi confidiamo che anche in questo caso possiamo essere tutelati dall’alta corte di Losanna proprio perché non abbiamo inventato nulla e abbiamo previsto – attraverso misure adottate dal Parlamento – delle autorità di controllo e di reclamo qualora la custodia venga valutata in maniera eccessiva”.
Il ricorso può tuttavia bloccare l’attuazione della legge, aggiunge ancora il ministro. “Immaginavamo di metterla in vigore per il primo di luglio, ma se viene dato l’effetto sospensivo, la legge non entra in vigore. Attendiamo le indicazioni da Losanna prima di esprimerci in merito”.

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Palazzo delle Orsoline ospiterà domani un incontro strategico tra Consiglio di Stato, Esercito svizzero e rappresentanti di USI e SUPSI, per gettare le basi di una futura collaborazione in ambito formativo. Al termine dell’incontro è prevista la firma di un Concordato.
Il Governo – rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni) e dal Consigliere di Stato Manuele Bertoli (Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) – incontrerà nella mattinata di domani, martedì 12 marzo 2019, le delegazioni del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), dell’Università delle Svizzera italiana (USI) e della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
L’incontro, voluto dal Comandante di Corpo Daniel Baumgartner, Capo Comando Istruzione dell’esercito, mira a creare un contatto tra Esercito svizzero, autorità e realtà universitaria ticinese, gettando le basi per instaurare relazioni proficue in ambito formativo. Per questo, al termine dell’incontro sarà firmato un Concordato («Memorandum of Understanding») che conterrà i principi generali per una futura collaborazione.
L’Esercito svizzero sarà rappresentato dal Divisionario e Capo dello Stato maggiore dell’esercito Claude Meier e dal Signor Mauro Rossi (progetti Comando Istruzione). Gli istituti universitari ticinesi saranno invece rappresentati dalla signora Dr. Monica Duca Widmer, Presidente del Consiglio USI, da Boas Erez, Rettore dell’USI, dal Presidente del Consiglio SUPSI Alberto Petruzzella e dal Direttore generale SUPSI Franco Gervasoni.

“Il via vai di procuratori rallenta le inchieste”

“Il via vai di procuratori rallenta le inchieste”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il caffé

Il Ministero pubblico sotto stress tra addii e nuovi ingressi

C’è chi va e c’è chi arriva. Il Ministero pubblico sta progressivamente mutando pelle. E l’elevato turnover di magistrati preoccupa anche il ministro Norman Gobbi (vedi intervista a pagina 13). Nel giro di due anni, la squadra è cambiata. È arrivata Anna Fumagalli che nel maggio 2017 è stata scelta per sostituire Nicola Corti, poi Claudio Luraschi che ha preso il posto di Andrea Pagani eletto procuratore generale e Roberto Davide Ruggeri che ha sostituito Roberta Arnold. Da ricordare anche l’uscita di Antonio Perugini, il magistrato con più anzianità, e quella di Paolo Bordoli, diventato giudice dei provvedimenti coercitivi, sostituiti da Petra Canonica Alexakis e Pablo Fäh. Ora, nella procura che assomiglia a un tram del desiderio dove molti salgono e altri dicono addio perché evidentemente hanno capito di non essere nel posto giusto, altri per anzianità e altri ancora per legittime aspirazioni, da Berna arriva la conferma che il procuratore capo Fiorenza Bergomi a fine marzo verrà probabilmente nominata giudice del Tribunale federale. E lascerà dunque il suo incarico al Ministero pubblico dove è arrivata nel 2001 e dove negli ultimi anni si è occupata soprattutto di reati finanziari.
“Ma il turnover – spiega il procuratore generale Andrea Pagani – è presente da sempre. Anche quando c’erano i miei predecessori tanti sono andati via. E questo, inutile nasconderlo, per noi è deleterio. L’ho scritto, quando c’è stata la relazione annuale, al Consiglio della magistratura. Basta un solo dato: negli ultimi otto anni i reati finanziari in Ticino sono aumentati del 66 per cento”. E ognuno di questi procedimenti, fa notare Pagani, è fatto di migliaia di pagine. Quando i dossier passano a un nuovo procuratore ci mette giorni e giorni solo per leggere le carte. “Poi, lo scorso anno abbiamo dovuto rispondere a 295 rogatorie, quasi una al giorno. In media – spiega il procuratore generale – abbiamo calcolato che dal 2010 al 2016 ogni magistrato – senza far distinzione tra reati di polizia e finanziari – ha dovuto far fronte a 559 incarti. Per fare un esempio, a Zurigo, dove al Ministero pubblico sono 195, ognuno ne ha 159. La media di 13 cantoni è di 368”.
Concetti, questi spiegati da Pagani, che compaiono appunto nella relazione della magistratura, quando si dice che l’attività già nel 2017 è “stata condizionata dagli avvicendamenti intervenuti”. E si aggiunge che al Ministero pubblico esiste un “costante aumento degli incarti” e una preoccupante “situazione di sovraccarico” di lavoro. Insomma, l’attività si regge su un equilibrio precario. Basta un soffio, come nel caso (nel 2017) dell’assenza per maternità della procuratrice Francesca Lanz, per registrare scompensi. Figurarsi dunque quando va via un procuratore, soprattutto con una grande esperienza, come nel caso di Perugini (che chiudeva in media circa 3.000 procedimenti all’anno, compresi quelli legati a reati della circolazione) e – se avrà il via libera da Berna – di Bergomi. Anche per compensare in parte questi problemi Pagani ha da tempo chiesto un potenziamento del personale (segretari giudiziari, personale amministrativo, analisti finanziari).
“Ma non si cerchi chissà che cosa. Non c’è – spiega il procuratore generale – un malumore al ministero pubblico, ci sono difficoltà oggettive. E non da oggi. Però faccio un parallelo: perché nelle preture e nel Tribunale d’appello i giudici restano per tanto tempo? Evidentemente sono ruoli dove si è meno sotto i riflettori, è un lavoro che logora meno. Se chiedo rinforzi lo faccio perché vedo quanto lavoro devono svolgere i miei colleghi. Siamo 21, a Ginevra, città di confine sono 44, nel canton Vaud per fare un altro esempio 57, a Lucerna 33”.
Anche se poi, dicono alcuni a microfono spento, tutti sono ancora in attesa della riorganizzazione annunciata da Pagani (“credo che punti di più su un lavoro di squadra”, ha detto Gobbi). Una riorganizzazione che vada ad incidere sui ritmi e sulla ridistribuzione dei carichi di lavoro. Anche per questo, per capire come muoversi meglio, dove rinforzare la magistratura e con quali strumenti, Gobbi ha chiesto da tempo la statistica dei carichi di lavoro. Cioè “gli indicatori di prestazione” per i magistrati. “Un elemento che introdurremo – ha detto Gobbi al Caffè – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”.

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il Caffé

Parola di ministro, bilanci e impegni di Norman Gobbi

La promessa è impegnativa: “Sino adesso abbiamo lavorato per garantire più sicurezza in Ticino e ci siamo riusciti, ora bisogna dare più libertà”. Parola di Norman Gobbi. Dare più libertà per il direttore del dipartimento Istituzioni, significa innanzitutto alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo spesso impastoiano cittadini e imprese.
Il ministro leghista in questi ultimi anni non è cambiato solo fisicamente: “Oggi – dice – guardo le cose con meno impeto, perché vedo che i tempi reali della politica non sono quelli che vorrei. La macchina dello Stato si muove più lentamente”. Un cambiamento in sintonia con un leghismo meno irruente e più istituzionale. Da consigliere di Stato la cosa di cui va più fiero, oltre ad aver ridato sicurezza ad un Paese impaurito dallo stillicidio di furti e rapine, è la riorganizzazione del suo dipartimento: “C’era bisogno di nuovi impulsi, di un assetto operativo più efficiente per rispondere meglio alle esigenze del Paese. Ma non è solo merito mio. La scelta del personale e il lavoro di squadra sono stati decisivi”. Un’ora e passa di faccia a faccia col direttore delle Istituzioni che non schiva nessuna domanda, neanche quelle che lo pungono nel vivo.
Chi dice Gobbi, dice polizia. Più agenti e più controlli al punto che qualcuno lo accusa di volere uno Stato di polizia. “Più che i controlli è aumentata la presenza della polizia sul territorio – replica -. Non dimentichiamo che nel 2011 avevamo toccato un picco di reati che avevano creato un forte allarme nella popolazione. Siamo riusciti a stabilizzare un buon livello di sicurezza, sono diminuiti nettamente furti e rapine. Di conseguenza è migliorata nei cittadini la percezione della sicurezza”. All’obiezione che la criminalità economica, quella che oggi più preoccupa il ministero pubblico, meriterebbe altrettanto impegno, risponde: “La legge sui fiduciari ci permette di monitorare l’attività della piazza finanziaria, ma si tratta di reati solitamente assai complessi che richiedono un lungo lavoro investigativo. Contro questo tipo di criminalità, è importante coordinare meglio le informazioni, migliorare la comunicazione tra i vari settori dell’amministrazione cantonale e rafforzare la sezione dei reati economico-finanziari della Procura. Perciò, abbiamo deciso di potenziarla con un procuratore pubblico in più”. Una decisione criticata però dal Mattino: “Il che evidenzia la mia autonomia politica, la mia libertà operativa” ribatte.
Secondo il ministro, uno dei principali problemi del ministero pubblico è l’elevato turnover dei magistrati. Si augura che sotto la guida del procuratore generale Andrea Pagani, le cose migliorino, ma non risparmia una critica al predecessore John Noseda. “La sua era una conduzione molto mediatizzata, ma non altrettanto efficace. Noseda, gran lavoratore, era anche un accentratore, gestiva personalmente persino i casi meno importanti, il che può aver creato qualche squilibrio nella procura. Credo che Pagani punti di più su un lavoro di squadra”. Sui ritardi della riforma “Giustizia 2018”, assicura che con la magistratura si è avviato un dialogo costruttivo per trovare le giuste soluzioni, analizzando organizzazione interna, carichi di lavoro, distribuzione delle risorse e bisogni reali. Tra le novità della riforma ci saranno “gli indicatori di prestazione” per i magistrati: “Un elemento che introdurremo – precisa – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”
Sarà per la sua laurea in scienze della comunicazione, sarà che Gobbi sin da ragazzo sognava di fare il consigliere di Stato, e si è addestrato alla funzione con una lunga militanza nell’associazionismo e nella politica, fatto è che tra i cinque ministri è quello che comunica meglio. Chiaro, conciso, diretto. Non s’inalbera davanti alle critiche sulla nuova legge che ha attribuito più poteri alla polizia al di fuori del controllo dei magistrati. “C’è una grande attenzione a non abusare di questa legge sottolinea – perché s’incrinerebbe anche il rapporto di fiducia tra cittadini e polizia. Sulla base dell’esperienza concreta e delle direttive che verranno elaborate con il Ministero pubblico, vedremo se saranno necessari dei correttivi. Il giusto equilibrio tra libertà e sicurezza va sempre garantito”.
Chi dice Gobbi, dice linea dura con le espulsioni degli stranieri, molte poi bocciate dal Tribunale amministrativo. “Soprattutto per la ponderazione dei reati commessi dagli stranieri – precisa – su cui il governo chiede rigore, in particolare per gli abusi negli aiuti sociali. Molte di quelle espulsioni erano il risultato di considerare gli assegni familiari e di prima infanzia come aiuti sociali, ma una volta che il Tribunale federale ha stabilito che non sono tali, bensì un sostegno alle famiglie, la prassi è cambiata”.
Ma chi dice Gobbi dice anche lungaggini per i permessi di lavoro e di dimora che hanno sollevato le critiche dell’economia. Con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione le cose andranno meglio, afferma il ministro. “Rispetto al volume di pratiche da evadere, complessivamente circa 179mila all’anno, noi dovremmo avere indicativamente il doppio di personale per essere al pari con gli altri cantoni. Ma non vogliamo aumentare l’organico più di quanto concessoci da Governo e Commissione della gestione, perciò abbiamo riorganizzato il servizio, per velocizzarlo e recuperare i ritardi. Come dicevo prima, dopo una fase in cui abbiamo privilegiato i controlli ora vogliamo puntare sulla libertà, che significa anche dare risposte immediate ai cittadini e alle imprese per la richiesta dei permessi”.
Altro nervo scoperto del dipartimento le contestate imposte di circolazione: “Faremo il punto sulle critiche che sono molto differenziate – spiega -, anche se nessuno sembra avere le idee chiare. Il nostro obiettivo è rispondere alle iniziative popolari e ridurre le imposte di circolazione. Avevo proposto 30 milioni in meno. Ci si è fermati a una decina”. Sul caso Argo1 non accetta invece le accuse di chi sostiene che il dipartimento Sanità e socialità sia stato lasciato solo nel gestire l’emergenza profughi, né di non aver informato il ministro Beltraminelli che nell’agenzia di sicurezza era impiegato un agente controllato dalla polizia perché sospettato di essere un fiancheggiatore dell’Isis. “Il Dss non è stato lasciato solo, noi lo abbiamo aiutato a cercare le strutture della protezione civile per ospitare i richiedenti d’asilo. Di quell’agente io, come tutto il governo, abbiamo saputo soltanto la mattina del suo arresto”.
Se gli si chiede di indicare una sua qualità per cui gli elettori dovrebbero votarlo, sceglie “la determinazione” nel difendere l’identità e gli interessi del Ticino: “Chi vota Gobbi sa per cosa vota”. Se non ci fossero la Lega e l’Udc, si dice pronto a fondare un nuovo partito: “Perché credo in alcuni valori che vanno sempre difesi”.

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato questa mattina a Rivera una nuova forma di collaborazione con l’Associazione Nez Rouge.
Allo stesso tempo Nez Rouge ha illustrato il bilancio d’attività 2018 e i dati degli interventi effettuati dai volontari nel corso dei carnevali 2019.

Il Dipartimento delle istituzioni sin dalla prima ora ha sostenuto il progetto Nez Rouge. Infatti nel dicembre del 1995 la Sezione della circolazione stradale, il Servizio di cura dell’alcolismo e Rete 3 avevano unito le forze, organizzando un servizio di autisti per riaccompagnare chi non se la sentiva di guidare. Negli anni successivi il legame tra Nez Rouge e la Sezione della circolazione si è consolidato e dal 2002 i progetti e le iniziative dell’associazione di volontari vengono sostenuti dal progetto dipartimentale “Strade Sicure”. Ora è giunto il momento di rafforzare ulteriormente questo legame. Per questo il Dipartimento delle istituzioni proporrà la candidatura dell’associazione a nuovo membro della commissione “Strade Sicure”.
La commissione è presieduta dal capo della Sezione della circolazione, avv. Cristiano Canova, ed è composta da rappresentanti delle seguenti istituzioni o associazioni: Dipartimento delle istituzioni; Dipartimento del territorio; Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport; Associazione delle Polizie comunali; Ufficio della prevenzione degli infortuni (UPI); SUVA; Pro Velo Ticino; Touring Club Svizzero Sezione Ticino; Automobile Club Svizzero Sezione Ticino; Associazione Traffico e Ambiente (ATA); Associazione Svizzera Maestri conducenti; Associazione Svizzera Maestri moto; Mobilità pedonale Svizzera; Ufficio federale delle strade (USTRA).
Nez Rouge, costituitosi ufficialmente in Ticino nel 1996, continua oggi la sua attività di sensibilizzazione, oltre che di azione, per rendere attenta la popolazione sui rischi che si corrono guidando il proprio veicolo quando, per motivi diversi, non si è più in grado di farlo. In questo senso – e sulla scorta delle esperienze sin qui fatte – è da considerare a tutti gli effetti un partner in linea con gli scopi e le finalità che persegue la commissione “Strade Sicure”. Lo slancio volontaristico dell’associazione – sempre alla ricerca di persone che si mettano a disposizione per una o più notti al servizio degli altri – la rende ancora più meritevole.
Nelle differenti occasioni in cui nel 2018 Nez Rouge è stato attivo ha effettuato in totale 626 interventi, accompagnando in sicurezza al proprio domicilio 1’322 persone, percorrendo oltre 31’000 chilometri. Nei principali carnevali 2019 , in particolare a Bellinzona e a Tesserete, ma anche a Gordola, Malvaglia e Locarno, l’associazione ha effettuato 330 interventi, portando a casa 748 persone, per un totale di 13’612 chilometri percorsi.
“Strade sicure” è un programma di promozione per la sicurezza stradale avviato dal Dipartimento delle istituzioni nel 2002. Si occupa di sensibilizzare e sostenere progetti legati alla sicurezza stradale, come pure della formazione e della promozione di una guida più sicura e prudente. Inoltre collabora con gli Enti attivi in questo settore, coordinando la loro azione con quella dello Stato. Sostiene numerose campagne di prevenzione indirizzate a tutti i cittadini, allo scopo di rendere più sicura la circolazione stradale e promuove l’educazione stradale per tutti i vettori di trasporto.

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Comunicato stampa

Cerimonia finale sabato scorso a Locarno con i nuovi poliziotti

Sabato scorso al Palacinema di Locarno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha vissuto, assieme ai responsabili del Comando della Polizia cantonale, uno dei momenti più significativi e intensi del suo anno di lavoro: la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi per oltre una quarantina di neo agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia ferroviaria. Il Consigliere di Stato si è detto orgoglioso, felice e consapevole del grande impegno che attende i nuovi agenti di Polizia. “Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica, del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia, umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, ma anche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!”
Mettendo al centro del suo discorso l’importanza della sicurezza per il Ticino, Norman Gobbi ha sottolineato come “il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali”. Da qui l’importanza del ruolo e dei compiti dei nuovi agenti per tutta la collettività ticinese.

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

Permessi per gli stranieri: controlli migliori e in minor tempo

La riforma dell’Ufficio della migrazione dà buoni risultati

“Migliorare e approfondire l’esame delle pratiche sulle richieste degli stranieri che chiedono un permesso: era l’obiettivo che mi ero posto per questa legislatura, attraverso la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. E con soddisfazione posso dire, a distanza di un anno dall’implementazione di questa riforma, che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto!”.È soddisfatto il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della presentazione della riorganizzazione dell’importante servizio a Governo e Commissione della Gestione e delle Finanze.
La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. “Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione”, precisa Gobbi. Riforma che è partita il 19 giugno 2017, concludendosi il 4 dicembre dello stesso anno.
Cambiamento epocale
“La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso”,sottolinea il Consigliere di Stato. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali). Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.
Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. “Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento”, evidenzia Norman Gobbi.
Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. È stata introdotta una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. “Fra queste segnalo un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori”, sottolinea Gobbi.
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi). “Il rapporto dell’Ufficio della migrazione – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti”.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B.

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Quali sono le difficoltà che le donne ancora incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Parlare di leadership al femminile significa creare uno stereotipo pericoloso per il ruolo della donna nella società? E le donne sono leader migliori o peggiori degli uomini?
A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nel corso di una serata pubblica promossa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che avrà luogo mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano.
Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dall’ottenimento del diritto di voto per le donne in Ticino, il Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’evento “Leadership al femminile” intende approfondire e discutere il ruolo odierno della donna in posizioni di responsabilità nelle realtà aziendali pubbliche e private.
La serata sarà introdotta con una relazione della Capo Settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e in seguito la giornalista Simona Galli modererà la discussione con otto dirigenti che si stanno distinguendo nel loro ambito professionale.
Si tratta di:
Alessandra Alberti, Direttrice Chocolat Stella
Frida Andreotti, Direttrice Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni
Monica Bonfanti, Comandante della Polizia cantonale di Ginevra
Rosy Croce, Membro di Direzione Cooperativa Migros Ticino, Responsabile Dipartimento Risorse umane
Monica Duca-Widmer, Direttrice EcoRisana SA e Presidente del Consiglio dell’USI
Beatrice Fasana, Direttrice generale della Sandro Vanini SA e membro del Consiglio dei Politecnici federali
Maruska Ortelli, Presidente del Consiglio comunale di Lugano
Dounia Rezzonico, Procuratore federale capo, Responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione
Chiuderà il Simposio l’intervento della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir-Bordoli.
La serata è aperta a tutta la popolazione; gli interessati sono pregati di iscriversi all’indirizzo di posta elettronica di-comunicazione@ti.ch oppure compilando il formulario presente su www.ti.ch/eventidi.

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

No all’accordo quadro che calpesta la nostra Sovranità

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 8 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Nei prossimi giorni il Consiglio di Stato prenderà posizione sull’accordo quadro per le relazioni tra la Confederazione elvetica e l’Unione europea.
Per noi il messaggio da inviare al Consiglio federale è chiaro: No ad un accordo che fa strame della nostra Sovranità. Infatti, se guardiamo agli interessi meramente cantonali, l’accordo raggiunto dal DFAE con l’UE mette a repentaglio istituzioni fondamentali per la gestione operativa del nostro Cantone.
Nell’ambito del divieto dei cosiddetti “aiuti di Stato” previsto nell’accordo, BancaStato e AET saranno obbligate a privatizzare e perdere la garanzia statale, così come molte aziende di distribuzione elettrica e servizi comunali (AMB, AIM, AEM, …).
Senza dimenticare poi che, in questo settore degli “aiuti di Stato”, ricadrebbero pure alcune misure di carattere fiscale, minando così la sovranità fiscale dei Cantoni, e alcuni aiuti alle aziende (pensiamo in particolare alla promozione economica regionale e turistica).
La ripresa dinamica del diritto europeo, sottoposta alla vigilanza ultima in caso di diatriba della Corte di giustizia dell’UE (sic!), è il vero grimaldello per demolire la nostra Sovranità e la Democrazia diretta che la regge.
Se l’accordo quadro venisse siglato così come concordato dal DFAE, il controllo dell’immigrazione e le misure d’accompagnamento in materia di libera circolazione a tutela dei lavoratori indigeni sarebbero spazzati via d’un sol fiato dall’UE e dalla sua Corte. Il Canton Ticino ha più volte ribadito la fondamentale necessità di controllare la libera circolazione e i suoi effetti sul mercato del lavoro (sostituzione, dumping, …), proprio grazie a posizioni chiare dei Consiglieri di Stato leghisti.
Anche in questa occasione il Ticino deve ribadire il suo No all’abbattimento dei già fragili argini posti alla libera circolazione, in quanto, se l’accordo venisse siglato così come proposto, anche misure locali (come il casellario giudiziale e il divieto di sosta alle carovane Rom straniere) sarebbero cancellate, così come il grande lavoro svolto per contrastare le numerose infrazioni sul mercato del lavoro riscontrate in Ticino (1/3 di tutte quelle registrate in Svizzera!).
Va poi aggiunto che sul nostro territorio – in virtù della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE che ci verrebbe imposta – arriverebbero studenti in cerca di aiuti pubblici, disoccupati stranieri in cerca di rendite e lavoro, pensionati in cerca di rendite migliori, e quant’altro.
I sottoscritti Consiglieri di Stato si sono impegnati, si impegnano e si impegneranno nel difendere il Canton Ticino e la Svizzera dalla demolizione della nostra Sovranità e della nostra Democrazia diretta, rimandando al mittente un accordo quadro che tien conto unicamente degli interessi dell’economia globalizzata e non considera gli interessi del territorio e della popolazione Ticinese.

Norman Gobbi e Claudio Zali