Burqa: interverremo con i correttivi

Burqa: interverremo con i correttivi

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 13 ottobre 2018 de La Regione

Tutto da rifare? Assolutamente no. «Prendiamo atto di quanto deciso dal Tribunale federale – risponde Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – e interverremo con un messaggio puntuale per apporre alla Legge i correttivi richiesti dalla sentenza». Correttivi, appunto. Niente di più. Perché «l’impianto non è stato minimamente messo in discussione».
Quindi la Legge contro la dissimulazione del volto c’è, «e resta assolutamente in vigore – continua Gobbi –. Si tratta di intervenire con delle modifiche alle eccezioni».
Questo perché «sostanzialmente il Tribunale federale sostiene che ci debbano essere maggiori tutele, ad esempio, per chi sfila a una manifestazione sindacale, o chi, magari per la sua attività lavorativa, deve vestirsi con un costume integrale per pubblicizzare un marchio pubblicitario. A questo – rileva il direttore delle Istituzioni – si riduce la sentenza». Sì, ma resta in piedi la questione della gestione dell’ordine pubblico. Ed è lo stesso Gobbi a confermare come «saremo sicuramente attenti a questo aspetto». Fa sentire la sua voce, con un comunicato, anche l’iniziativista Giorgio Ghiringhelli, il quale rivendica come ‘‘il comitato dell’iniziativa non ha nulla da rimproverarsi, e penso di interpretare il pensiero di tutti gli altri membri del comitato dicendo che siamo favorevoli a questo ampliamento delle eccezioni’’. Ma lo sguardo è già volto all’iniziativa federale sullo stesso tema in votazione tra circa un anno: ‘‘Fra le eccezioni che prevede, non ci sono quelle rilevate dal Tf. Penso che dovrebbero entrare nella Legge d’applicazione federale’’.

Sezione dei registri al via

Sezione dei registri al via

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 ottobre 2018 de La Regione

Nuova organizzazione attiva dal 1o dicembre. Gli Uffici passeranno da 4 a 2.
Frida Andreotti, Divisione della giustizia: “L’obiettivo è aumentare l’efficienza e allo stesso tempo risparmiare”.

Più efficienza e allo stesso tempo risparmiare, l’obiettivo dichiarato. Cinque mesi fa il via libera del Gran Consiglio all’entrata in funzione della nuova organizzazione del settore dei registri. Ieri, con il semaforo verde del Consiglio di Stato, è stato fatto un passo in avanti verso la riorganizzazione in seno alla Divisione della giustizia. La nuova sezione, che a partire dal 1° dicembre sarà diretta dall’avvocato Simone Albisetti, conterà – e qui si arriva alle novità – di due Uffici dei registri (uno per il Sopraceneri, uno per il Sottoceneri) mentre oggi sono quattro. Dai loro responsabili, prima, passavano anche le decisioni in merito alla Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (Lafe), mentre con la nuova organizzazione saranno demandati all’Autorità cantonale di prima istanza, istituita sempre ieri per decisione del governo. Autorità che avrà come responsabile l’avvocato Andrea Carri. Alla neonata sezione saranno inoltre subordinati gli uffici del registro di commercio e del registro fondiario federale. A queste decisioni si è arrivati per «esigenze organizzative della Divisione della giustizia – spiega a ‘laRegione’ la sua direttrice, Frida Andreotti – e anche per questo motivo abbiamo proposto al Consiglio di Stato di creare la Sezione dei registri». Una sezione che già esisteva in passato e che è stato ritenuto opportuno ricostituire. “Volevamo già riorganizzare il settore perché troppo frammentato – riprende Andreotti –, soprattutto per gestire in modo migliore il problema non da poco delle prassi non uniformi. Nel senso che, a causa del rispettivo potere d’apprezzamento, i vari uffici non davano sempre risposte univoche a fattispecie e richieste simili». Inserito nell’ambito delle misure di risparmio, questo cambiamento «oltre a benefici economici (perché organizzandoci in questo modo riusciamo a sfruttare meglio le varie risorse e le competenze) migliorerà anche l’erogazione del servizio. Almeno questo è il nostro obiettivo”. Già, perché creando una Sezione dei registri unica, con un coordinamento centrale, “si vogliono uniformare maggiormente le prassi e i flussi di lavoro. A trarne beneficio saranno i cittadini-utenti. L’obiettivo – annota ancora la direttrice della Divisione della giustizia– è di lavorare meglio, con la certezza di soddisfare le esigenze di popolazione e professionisti del settore”. Riorganizzazione in corso, quindi, e un’altra decisione è in arrivo. Sì, perché come ricordato dal Dipartimento istituzioni, ‘‘quale ultimo passo in vista dell’entrata in funzione della nuova struttura, nelle prossime settimane il Consiglio di Stato formalizzerà l’istituzione delle Commissioni regionali in materia Lafe’’. Commissioni che saranno allestite d’intesa con le Associazioni, Corporazioni e Federazioni di categoria interessate dall’Autorità unica cantonale istituita ieri e che dovrà vigilare pure sul rispetto della “Lex Koller”, ovvero la norma che dal 1983 limita l’acquisto di fondi da parte di stranieri o di società svizzere sotto controllo estero, o la cui sede si trova all’estero. Questi acquirenti necessitano di un’autorizzazione rilasciata dalla competente Autorità. Da qui l’importanza di creare un ufficio apposito.

Sezione dei registri della Divisione della giustizia: entrata in funzione e nomine di funzionari dirigenti

Sezione dei registri della Divisione della giustizia: entrata in funzione e nomine di funzionari dirigenti

Comunicato stampa

Il 1° dicembre 2018 è stata fissata l’entrata in funzione della nuova Sezione dei registri della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. A seguito dell’approvazione, decisa nel mese di maggio scorso da parte del Parlamento, della riorganizzazione di questo importante settore, il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia stanno concretizzando la nuova struttura e gli ambiti che la compongono. In tale ottica, il Consiglio di Stato, nella seduta odierna, ha proceduto alla nomina del capo della Sezione dei registri e del responsabile della nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). Nomine che vanno a completare i tasselli a livello dei funzionari dirigenti del settore.

La Sezione dei registri, come riportato nello schema seguente, sarà gerarchicamente subordinata alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, che conta, oltre al settore dei registri, il settore esecutivo e fallimentare e il settore esecuzione pene e misure, anch’essi in fase di riorganizzazione, senza dimenticare il ruolo essenziale svolto dalla Divisione quale trait d’union tra Potere esecutivo e Magistratura.

Alla Sezione dei registri competerà la direzione del settore, composto dagli Uffici del registro fondiario distrettuali – condotti da due Ufficiali, uno responsabile per il Sottoceneri (Uffici del registro fondiario di Lugano e Mendrisio) e uno per il Sopraceneri (Uffici di Bellinzona e Locarno con le relative agenzie periferiche) –, l’Ufficio del registro di commercio, l’Ufficio del registro fondiario federale e la nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE).

La Sezione dei registri sarà diretta dall’avv. Simone Albisetti, già Ufficiale del registro fondiario di Bellinzona e delle Tre Valli, nominato oggi dal Consiglio di Stato a questa importante funzione, nella quale dovrà occuparsi, oltre che della conduzione e del coordinamento del settore che conta al proprio interno circa 50 collaboratori, anche dei progetti strategici che interessano lo stesso. La conduzione degli Uffici del registro fondiario distrettuali sarà affidata all’avv. Elisa Quadri Parravicini per quanto attiene al Sottoceneri e dall’avv. Claudia Adami per il Sopraceneri, già Ufficiali del registro fondiario di Mendrisio rispettivamente di Locarno. L’Ufficio del registro di commercio continuerà ad essere diretto dall’avv. Andrea Porrini, così come l’Ufficio del registro fondiario federale dal Signor Valerio Salvi. Infine, il Governo, sempre nella seduta odierna, ha nominato il responsabile della nuova Autorità unica cantonale di I. istanza in materia LAFE nella persona dell’avv. Andrea Carri, attuale capo dell’Ufficio di esecuzione del Sottoceneri, comprendente l’Ufficio di esecuzione di Lugano e quello di Mendrisio, il quale vanta, oltre a un’esperienza in campo notarile nel settore privato, una decennale attività quale funzionario dirigente dell’Amministrazione cantonale.

Le nomine decise oggi dal Consiglio di Stato completano i tasselli dal punto di vista dei funzionari dirigenti del settore, permettendo dunque di fissare l’entrata in funzione della Sezione dei registri al 1° dicembre 2018, data che coincide con il pensionamento dell’attuale Ufficiale del registro fondiario di Lugano Signor Arnaldo Caccia, al quale il Governo porge sin d’ora un sentito ringraziamento per l’impegno e la dedizione profusi sull’arco della sua lunga esperienza all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Quale ultimo passo in vista dell’entrata in funzione della nuova struttura, nelle prossime settimane il Consiglio di Stato formalizzerà l’istituzione delle Commissioni regionali in materia LAFE, allestite d’intesa con le Associazioni, Corporazioni e Federazioni di categoria interessate dalla costituenda Autorità, coinvolte dalla Divisione della giustizia sin dalle fondamenta del progetto di riorganizzazione del settore dei registri. Una riorganizzazione che permetterà di migliorare l’assetto organizzativo del medesimo, accrescendo l’efficienza e l’efficacia dell’attività svolta a beneficio della qualità del servizio fornito agli addetti ai lavori e alla cittadinanza.

Il Consiglio Stato e per esso il Dipartimento delle istituzioni, formulano i migliori auguri ai neo nominati avv. Simone Albisetti e avv. Andrea Carri per le nuove sfide professionali che li attendono all’interno dell’Amministrazione cantonale e alle Ufficiali del registro fondiario avv. Claudia Adami e avv. Elisa Quadri Parravicini per l’estensione della loro attività. Parimenti ringrazia la Divisione della giustizia e tutti i funzionari del settore dei registri per la disponibilità e il supporto nel contesto della riorganizzazione.

Ticino sotto la lente

Ticino sotto la lente

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 ottobre 2018 de La Regione

Infiltrazioni mafiose, Nando Dalla Chiesa: “La vicinanza con la Lombardia espone maggiormente”. Dopo l’interpellanza di Romano sulle inchieste coordinate da Berna, parla lo specialista italiano.

Non è certo passata inosservata la recente interpellanza al Consiglio federale del deputato al Nazionale del Ppd Marco Romano. Le critiche ticinesi alla decisione, nel 2016, della Polizia federale di centralizzare a Berna il coordinamento delle inchieste sulle mafie, oltre che sul terrorismo, trovano infatti appoggio anche da parte di un noto specialista italiano: Fernando (Nando) Dalla Chiesa, figlio del generale dei carabinieri Carlo Alberto, ucciso da Cosa nostra nel 1982. “Se fossi responsabile in Svizzera metterei innanzitutto il Ticino sotto la lente”, afferma in un’intervista, pubblicata ieri dal quotidiano romando “Le Temps”, il fondatore e direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano. Lo farebbe, spiega Nando Dalla Chiesa, perché “il Ticino è chiaramente più esposto degli altri cantoni alle mafie italiane e straniere basate nel Nord dell’Italia, a causa della sua frontiera con la Lombardia, la lingua e i contatti sul posto”. Dalla Chiesa mette in guardia: dalla Lombardia premono non soltanto le mafie italiane, ’ndrangheta in primis, ma anche quelle estere: albanese (“dominante sul mercato degli stupefacenti”), rumena (specializzata nei furti con scasso), cinese (concentrata sui giochi d’azzardo e le contraffazioni) e ancora russa, nigeriana, nordafricana, sudamericana, che hanno scelto la regione di confine come centro nevralgico delle loro attività. “Per il momento – dice Dalla Chiesa – le inchieste condotte in Italia sul crimine organizzato straniero non risalgono alla Svizzera, contrariamente a quelle concernenti la ’ndrangheta o Cosa nostra. Ma la globalizzazione delle mafie è un processo in corso”. Difficile prevedere se queste mafie possano presto emergere anche in Ticino, aggiunge Dalla Chiesa, il cui Osservatorio ha da poco pubblicato il suo “Quarto rapporto sulle aree settentrionali” destinato alla Commissione parlamentare antimafia italiana. Dipende anche da “come il problema sarà impugnato in Italia dal nuovo governo, e con quali effetti”. Quel che è certo è che la Svizzera è “interessante”: “Possiede grandi quantità di liquidità e membri delle comunità interessate vi si sono già stabiliti. Lo è pure per il riciclaggio del denaro sporco”. Secondo il professore, attualmente “il pericolo del terrorismo è esagerato”, mentre “quello delle mafie è minimizzato”. Nando Dalla Chiesa lancia anche una critica alle autorità svizzere. Esse “collaborano con i loro omologhi italiani. Soltanto, i nostri investigatori sono estremamente ben preparati per affrontare il problema, il che non è sempre il caso da voi in Svizzera. Questo può essere frustrante per i nostri esperti”.

Per Gobbi bilancio in chiaroscuro. Pasi: le inchieste vanno coordinate dove sono commessi i reati spia.

A un paio d’anni dalla centralizzazione a Berna, decisa dalla Polizia federale, del coordinamento delle inchieste sulla criminalità organizzata, il bilancio per quanto concerne il Ticino è in chiaroscuro, stando alle parole del consigliere di Stato Norman Gobbi. “Da un lato è positivo, perché si sono visti miglioramenti sulla capacità di lavorare insieme e dialogare – dice alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento istituzioni –. Dal punto di vista dei risultati, però, non siamo pienamente soddisfatti”. Il motivo è che “mancano quella struttura, quel modus operandi necessari per combattere le organizzazioni criminali. Vale a dire andare fino in fondo su determinate segnalazioni, che anche noi facciamo alle autorità federali”. Detta altrimenti: “Talvolta segnaliamo operazioni un po’ strane, ma poi non vediamo molta voglia di andare fino in fondo”. Secondo Gobbi, la causa però sta nel manico. Cioè nella “mancanza di strumenti legislativi. Per questo abbiamo sempre sostenuto le rivendicazioni del procuratore generale della Confederazione Michael Lauber sul rafforzare determinati punti del Codice penale svizzero”. Soprattutto il “poter classificare, definire meglio le organizzazioni criminali, e dimostrare l’affiliazione dei loro membri, anche in forma passiva”. Di concerto con la possibilità di “eseguire importanti sequestri di beni, finanziari e immobiliari. Finché non gli si tolgono le risorse, per noi diventa difficile contrastarli”, chiosa Gobbi.
La centralizzazione a Berna del coordinamento delle inchieste ha interessato qualche anno fa anche il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). “Sulla base della mia esperienza di magistrato – afferma, da noi interpellato, Pierluigi Pasi, procuratore federale dal 2003 al 2015 (dal 2004 capo dell’antenna luganese dell’Mpc) –, ho sempre sostenuto che le indagini devono essere condotte e coordinate laddove si manifestano i reati cosiddetti spia, illeciti che possono indicare la presenza su quel territorio dell’attività di un’organizzazione criminale, per esempio piccole estorsioni o incendi dolosi”. Ragion per cui “non posso che condividere le perplessità di Marco Romano e di altri deputati federali”. Per Pasi “bisognerebbe fare un’analisi approfondita – basata su dati oggettivi, anche statistici, e che comprenda tutti gli attori in campo, federali e cantonali – per verificare i livelli di collaborazione e per individuare punti problematici ed eventuali difetti sistemici dell’attuale organizzazione dell’apparato di contrasto, che sembrerebbe non dare i frutti sperati in termini di efficacia. Un’analisi che dovrebbe riguardare pure i risultati di quello che si definisce il contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali”.

Orecchie elettroniche in carcere

Orecchie elettroniche in carcere

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Orecchie-elettroniche-in-carcere-10958156.html

Il Governo prevede di installare apparecchi per rilevare i cellulari alla Stampa e un impianto per captare le conversazioni alla Farera. La sicurezza, anche nelle carceri ticinesi, passa sempre più dall’elettronica.
Il Consiglio di Stato prevede di dotare il penitenziario della Stampa di un nuovo sistema di rilevazione in grado di scovare i telefoni cellulari che potrebbero aver superato le maglie dei controlli fisici e la Farera di un impianto per captare eventuali conversazioni fra chi si trova in detenzione preventiva.
Le strutture carcerarie, spiega alla RSI il direttore Stefano Laffranchini-Deltorchio, ritengono entrambe le misure necessari ed urgenti per garantire la sicurezza, soprattutto in questo periodo di transizione mentre si ristruttura il carcere cantonale a Lugano-Cadro.
Prossimamente sulla questione dovrà esprimersi il Gran Consiglio, chiamato a concedere un credito aggiuntivo di 10 milioni di franchi per manutenzione e risanamento degli edifici di proprietà della Stato. Per le carceri sono stati chiesti complessivamente 840’000 franchi. Una cifra che, oltre ai nuovi sistemi di sorveglianza, comprende anche l’ampliamento della zona colloqui e della palestra per gli agenti.

Prevenire il terrorismo senza cedere alla paura

Prevenire il terrorismo senza cedere alla paura

Basilare la collaborazione tra le forze di sicurezza e militari

Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di ospitare a Bellinzona il Governatore militare di Parigi e Generale di corpo d’armata Bruno Le Ray, uno dei più alti ufficiali dell’Esercito transalpino. L’occasione per questo evento, avvenuto nella sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline, è stato il tradizionale incontro che il Dipartimento delle istituzioni organizza con gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Un momento di dialogo e di condivisione cui tengo molto, durante il quale le autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone. Grazie all’ottimo lavoro del Capo della Sezione del Militare Ryan Pedevilla e dei suoi più stretti collaboratori, quest’anno abbiamo potuto ascoltare le parole del Generale Bruno Le Ray, che ha descritto in modo chiaro e coinvolgente cosa accadde nel novembre del 2015, il mese degli attacchi terroristici al Bataclan e allo Stade de France e come la Francia ha reagito.

Non farsi cogliere impreparati
Il tema della lotta al terrorismo, che di fatto vede impegnata la Francia dagli anni ’80, ha avuto una netta accelerazione in quella tragica estate, periodo in cui il livello di guardia è stato notevolmente alzato. Le Ray ha fatto riferimento all’Operazione Sentinella (Opération Sentinelle) che tuttora contempla il dispiegamento su Parigi di 10.000 soldati, impegnati sul territorio in permanenza e a rotazione, con scopi persuasivi e dissuasivi. Operazione Sentinella che si fonda sulla collaborazione tra le Forze armate e le Forze di sicurezza interne nella capitale francese. Un principio, quest’ultimo, che – fatte le debite proporzioni – possiamo applicare anche nel nostro contesto. Stiamo infatti attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono la società in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune molto vicine a noi, come la stessa Francia) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Niente e nessuno può garantirci la perenne incolumità. Purtroppo, non avremo mai la certezza che attacchi terroristici di portata drammatica non possano toccare anche noi. Non siamo immuni dagli attentati ora, esattamente come non lo eravamo in passato. Dobbiamo pertanto vigilare senza sottovalutare niente e nessuno.

Non cedere all’immotivata paura
Dobbiamo però anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza, del quale non tutti hanno piena consapevolezza. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle.

Sinergie contro i crac pilotati

Sinergie contro i crac pilotati

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 ottobre 2018 de La Regione

Fallimenti e riorganizzazioni del settore, la settimana prossima la Gestione sentirà Gobbi.
Il consigliere di Stato: la proposta di Bourgeois va nella direzione auspicata dal Dipartimento istituzioni.

La recente nomina dell’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri (Silvio Bottegal) è il primo. Il secondo, non ancora compiuto, è la designazione del Perito contabile che “fungerà da trait d’union tra l’Ufficio dei fallimenti della Divisione della giustizia e il Ministero pubblico”, come spiegava il Consiglio di Stato esprimendosi in luglio su un atto parlamentare di Matteo Pronzini (Mps).

Due passi con cui il Dipartimento istituzioni intende rispondere “in maniera concreta alle necessità operative e organizzative” del Cantone “dovute all’evoluzione registrata negli ultimi anni”, contrassegnati da “un aumento costante dei fallimenti”. Ma anche rafforzare l’azione di contrasto ai dissesti fraudolenti e ai crac ‘programmati’ da sedicenti imprenditori.
«Il tema della lotta ai fallimenti fraudolenti e a quelli pilotati è complesso e va gestito di concerto con varie autorità, non solo del Dipartimento istituzioni – annota il suo direttore Norman Gobbi –. Importante è accrescere la collaborazione tra gli Uffici e le autorità interessati, nell’ottica di procedure coordinate che perseguano l’obiettivo comune di migliorare la lotta contro questo tipo di fallimenti, che, ricordo, rappresentano comunque una minoranza dei casi». In grado però di provocare danni anche importanti all’economia e alla collettività. Sinergie dunque indispensabili.
Nel quadro di questa collaborazione accresciuta si inserisce – indica ancora Gobbi – una prima misura, quella della nuova funzione di Perito contabile all’interno dell’Ufficio dei fallimenti».
La designazione del perito? «Siamo nella seconda fase di selezione a seguito dei primi colloqui». Una volta operativo, il Perito contabile «si occuperà dell’analisi contabile e finanziaria relativa agli incarti dell’ufficio, predisponendo le eventuali segnalazioni al Ministero pubblico, agevolandone così l’attività inquirente». Ma non basta. Perché «occorrerà anche una trattazione efficace dei dossier e al riguardo sensibilizzeremo il nuovo procuratore generale Andrea Pagani». Sul piano legislativo? «La materia è di competenza federale – rammenta il capo del Dipartimento istituzioni –. Ovviamente il Canton Ticino sostiene in generale le modifiche volte a intensificare la lotta contro questo genere di abusi, che hanno un impatto nefasto sul nostro sistema socio-economico».

Proprio un paio di settimane fa il Consiglio nazionale ha aderito in maniera convinta alla mozione del deputato friburghese del Plr Daniel Bourgeois: mozione, riferiva l’Ats, che chiede di negare per un determinato periodo di tempo alle persone condannate per cattiva gestione o mancato versamento degli oneri sociali l’iscrizione nel registro di commercio nel caso in cui decidano di avviare una nuova attività commerciale. Questa proposta, rileva Gobbi, «va nella direzione auspicata dal Dipartimento, quella cioè di aumentare i controlli nei confronti delle società, una direzione simile a quella richiesta dal recente atto parlamentare del consigliere nazionale Giovanni Merlini. Auspichiamo che il Consiglio federale tenga in debito conto queste pertinenti modifiche legislative nell’adottare il messaggio concernente la modifica della Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento, atteso per la fine dell’anno».

Torniamo in Ticino, dove martedì prossimo la Commissione della gestione del Gran Consiglio sentirà Gobbi e la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. Un’audizione, dice il liberale radicale Giacomo Garzoli, coordinatore della sottocommissione sotto la cui lente c’è la riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare cantonale tratteggiata nel 2017 dal Consiglio di Stato, «che dovrebbe permetterci di capire, come spero, se il messaggio che stiamo esaminando sia ancora attuale o vada rivisto dal governo. E questo alla luce da una parte della nomina del nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, dopo la decisione del Dipartimento di ripristinare questa figura, e dall’altra dell’introduzione del Perito contabile».