Opere transfrontaliere, presto documento Ticino-Lombardia

Opere transfrontaliere, presto documento Ticino-Lombardia

Articolo pubblicato su www.laregione.ch

Fontana sull’evitare la ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 2015: ‘Una presa di posizione un po’ forte. Prima di eliminarlo, bisogna approfondirlo’

La notizia è di ieri: il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi (Forza Italia) ha scritto a Roma, invitando i presidenti di Camera e Senato a impegnarsi per evitare la ratifica dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri parafato nel dicembre 2015. «Ancora non conosco le ragioni alla base della presa di posizione di Fermi. Ne parlerò con lui. Così, di primo acchito, mi sembra la sua una presa di posizione un po’ forte», ha dichiarato stamattina a Bellinzona il presidente della Regione, il leghista italiano Attilio Fontana, nella breve conferenza stampa tenutasi al termine dell’incontro con il Consiglio di Stato.

«Io credo – ha aggiunto Fontana riferendosi all’accordo per ora solo parafato – che sia stato fatto un buon lavoro. E dunque ritengo che prima di eliminarlo valga la pena approfondirlo. Se vi sono dei punti che l’Italia non condivide, chiederemo al governo svizzero di discutere e affrontare insieme quei punti». La riunione a Palazzo delle Orsoline è cominciata poco dopo le 11: all’incontro con il presidente della Regione Lombardia ha partecipato una delegazione del Consiglio di Stato: oltre al presidente Claudio Zali, i colleghi Manuele Bertoli e Norman Gobbi. Presente pure il delegato del Cantone Ticino per le relazioni esterne Francesco Quattrini. Un incontro definito da entrambe le parti «proficuo, positivo», durante il quale è stato concordato l’allestimento di un documento su quelle opere infrastrutturali, di interesse comune, legate in particolare alla mobilità transfrontaliera e all’ambiente (leggi lotta all’inquinamento) che si intendono realizzare.

Il documento dovrebbe essere sottoscritto entro l’inizio dell’estate a Milano da Regione Lombardia e Canton Ticino. «Adesso la parola passa ai tecnici, che nelle prossime settimane dovranno individuare nel dettaglio temi e opere in cui è necessario investire – ha spiegato Zali –. Intanto è molto positivo  che vi siano le premesse politiche per redigere e firmare un documento del genere. È una novità rallegrante». E a proposito di opere, dopo il vertice con Fontana il presidente del governo ticinese mantiene ancora la sua proposta di congelare una parte dei ristorni derivanti dalla tassazione dei frontalieri, vincolandoli all’edificazione in Italia di infrastrutture che favoriscano la mobilità transfrontaliera? «Non ho motivo di toglierla, è pendente in Consiglio di Stato e ne parleremo: in ogni caso non è ostativa di quello che stiamo costruendo a partire da oggi – ha affermato Zali –. Durante l’incontro odierno l’argomento non è stato peraltro sollevato, tant’è che non viene percepito come un grosso ostacolo sul cammino che ci proponiamo di fare.  I temi che saranno al centro del documento, e per i quali vedo ora degli spiragli importanti, vanno ben oltre la questione dei 25 milioni di franchi che verrebbero trattenuti provvisoriamente. Per cercare di risolvere i problemi di cui abbiamo parlato stamattina occorreranno ben altre risorse e investimenti congiunti».

Sicurezza stradale: prosegue la campagna «Rifletti»

Sicurezza stradale: prosegue la campagna «Rifletti»

La campagna di sensibilizzazione «Rifletti» è stata presentata anche durante la Giornata cantonale dedicata all’educazione stradale, promossa ieri al padiglione Conza di Lugano dal TCS e dai corpi di polizia. L’azione lanciata dal Dipartimento delle istituzioni, con l’obiettivo di richiamare gli utenti della strada alle loro responsabilità, proseguirà ora con la partecipazione ad altri eventi.

«In strada la responsabilità è di tutti». È questo lo slogan della campagna di sensibilizzazione «Rifletti», lanciata nelle scorse settimane dal Dipartimento delle istituzioni – in collaborazione con i partner della Commissione «Strade sicure» – per promuovere una condotta responsabile sulle strade ticinesi.

In occasione della Giornata cantonale di educazione stradale promossa ieri dal TCS e dai corpi di polizia allestito al padiglione Conza di Lugano – e dedicata essenzialmente a promuovere un comportamento sicuro sulla bicicletta – la campagna «Rifletti» è stata presentata grazie a uno stand informativo. Nella postazione, oltre 170 allievi di scuole elementari di tutto il Cantone hanno potuto imparare quanto sia importante muoversi con prudenza, mantenere costantemente lo sguardo sul campo stradale e rendersi maggiormente visibili. La manifestazione ha inoltre permesso ai bambini di sfidarsi in una serie di prove e di test: i quattro vincitori – premiati da Joel Camathias, uno dei testimonial della campagna – si sono ora qualificati per il concorso europeo AIT di educazione stradale, in programma a Budapest (Ungheria) nel prossimo mese di settembre.

 

Area Infocentro ad uso militare

Area Infocentro ad uso militare

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 25 maggio 2018 de La Regione

Ex cantiere AlpTransit a Pollegio: approvata la pianificazione. Ancora in corso trattative per la vendita. Secondo il Comune, capofila nelle Tre Valli per un utilizzo regionale dell’ex Infocentro, l’impiego dei terreni da parte dell’esercito non preclude la possibilità di acquistare lo stabile

Approvata la pianificazione per la piazza d’istruzione delle truppe sanitarie nell’ex cantiere, il Municipio ritiene possibile la coesistenza con un utilizzo regionale dello stabile.

Terreni e stabile che ospitava l’Infocentro sono ancora di proprietà di AlpTransit e le trattative con armasuisse sono sempre in corso, ma la pianificazione permette già l’impiego degli ex sedimi del cantiere per il tunnel ferroviario più lungo del mondo per scopi di istruzione militare legati alle truppe sanitarie. Dopo la fase di consultazione dello scorso autunno, è infatti stata approvata la parte programmatica del Piano settoriale militare che prevede per Pollegio quale attività principale l’istruzione sanitaria. Periodo previsto per l’utilizzo: almeno dieci anni. Considerato il diritto di prelazione della Confederazione, si tratta di uno scopo che preclude le intenzioni dei Comuni leventinesi, bleniesi e rivieraschi di far acquisire lo stabile alla Regione Tre Valli e utilizzarlo per scopi sociali? «Sono convinto che entrambi gli scopi possano convivere in modo armonioso su questi sedimi. E anzi ritengo che la presenza di un centro regionale con diversi servizi genererebbe valore aggiunto per tutti gli attori coinvolti». Così risponde il sindaco di Pollegio John Mercoli. Il Comune bassoleventinese, ricordiamo, ha inviato una lettera ai 14 Comuni delle Tre Valli alla ricerca di sostegno regionale all’idea di sfruttare l’ex Infocentro per il servizio Spitex: tutte le risposte giunte finora sono state positive (mancano all’appello ancora tre Comuni). Stando a nostre informazioni, armasuisse sarebbe interessata più ai sedimi che all’edificio, che potrebbe dunque essere acquistato da un altro acquirente. Come spiega da noi contattato il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi, «anche se l’area che si prevede di inserire nel Piano settoriale è ampia, i militari la utilizzerebbero saltuariamente occupando una superficie limitata, come avvenuto fino ad ora ai Saleggi». E a tal proposito il sindaco Mercoli sottolinea che il Comune farà tutto il possibile affinché i sedimi vengano dati in concessione agli agricoltori di Pollegio quando non utilizzati dalle forze militari.

La decisione sulla vendita spetterà in ogni caso ad AlpTransit, ma gli attori coinvolti nelle trattative sono più di uno. Un tassello fondamentale del puzzle riguarda le trattative per l’acquisto dei terreni alla Saleggina di Bellinzona (attualmente della Confederazione) da parte del Cantone per realizzare il nuovo ospedale regionale. Qui la Città di Bellinzona dispone dello stand di tiro – il Piano di utilizzazione cantonale per la realizzazione di un centro di addestramento e poligono di tiro al Monte Ceneri in sua sostituzione è stato approvato lo scorso gennaio dal Gran Consiglio – mentre l’esercito utilizza la piazza d’istruzione per le truppe sanitarie, che come detto potrebbero trasferirsi a Pollegio. Due discussioni separate ma congiunte: una volta raggiunto l’accordo per trasferire tutte e due le attuali attività della Saleggina, si sbloccherebbe l’iter per vendere al Cantone. «È nostra intenzione mediare tra le parti in modo che le trattative possano andare a buon fine garantendo quindi che la truppa possa continuare a rimanere sul territorio ticinese e che i progetti d’importanza cantonale vengano finalizzati», sottolinea il ministro Gobbi. Stesso auspicio di Mercoli, che fa notare la situazione di win-win che si verrebbe a creare: se la Confederazione acquista i sedimi di Pollegio per l’istruzione sanitaria e lascia ai Comuni la possibilità di usufruire dell’Infocentro, il terreno della Saleggina potrebbe essere acquistato dal Cantone e il progetto dell’Ente ospedaliero prenderebbe forma. Due sono però le incognite: l’interesse o meno di armasuisse a entrare in possesso anche dell’Infocentro e il ricorso al Tram del Comune di Monteceneri contro la realizzazione del nuovo poligono di tiro sul proprio territorio.

Tra i casi di precedenti penali anche crimini legati alla mafia

Tra i casi di precedenti penali anche crimini legati alla mafia

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 25 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Sono passati più di 3 anni dall’introduzione dell’obbligo di presentazione del casellario. Si può parlare ancora, come all’origine, di misura che crea tensioni?
«Direi proprio di no. Come ebbi a dire già nel 2015, nessun cittadino straniero si è mai opposto all’introduzione di questa misura, a dimostrazione del fatto che non era discriminatoria come tanti volevano e vogliono far credere. È stata introdotta unicamente come un’azione a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico in Ticino, i cui benefici ricadono anche sui cittadini stranieri che risiedono e lavorano onestamente sul nostro territorio. Una misura che nel corso degli anni ha trovato il consenso prima popolare e poi del Parlamento cantonale che ha promosso due iniziative a suo favore a livello federale. È innegabile che strumenti come il casellario ci permettono di ottenere informazioni complete sulle persone che intendono trasferirsi o lavorare in Ticino. D’altra parte non sono l’unico a battersi per il controllo dell’immigrazione, anche i cittadini ticinesi lo hanno più volte ribadito nelle votazioni popolari».
Chi critica il provvedimento parla di permessi negati alla luce di precedenti penali di scarsa rilevanza. È così o negli ultimi mesi avete individuato qualche caso più pericoloso di altri?
«Dalla sua introduzione la misura sul casellario ci ha permesso di negare il rilascio di un permesso a 201 persone che avevano commesso reati – anche molto gravi – nel proprio paese d’origine. Tra questi, abbiamo impedito l’entrata in Ticino di chi aveva commesso reati quali il sequestro di persona e rapina, o ancora a chi per più volte deteneva sostanze stupefacenti e le rivendeva ad altre persone. Condanne con una pena detentiva di oltre tre anni, come prevede la giurisprudenza in materia. Ma un dato che non va dimenticato è che tra questi casi risultavano anche persone condannate per crimini legati alla mafia».
Ancora di recente il Governo ha ribadito l’interesse nella firma dell’accordo fiscale con l’Italia. In caso di intesa, il casellario salta. Ma allora Gobbi da che parte sta?
«Ovviamente sto dalla parte del casellario che conferma anche in questi mesi la sua valida efficacia contro l’arrivo sul nostro territorio di persone indesiderate. Non l’avevo nascosto nemmeno lo scorso anno quando la maggioranza del Consiglio di Stato optò per favorire la firma dell’accordo sui frontalieri, impegnandosi – loro – a voler togliere questa misura al momento del formale accoglimento del trattato. Nel corso degli anni ho introdotto una serie di misure nel settore cantonale della migrazione allo scopo di garantire un maggior controllo sulle persone che intendono vivere o lavorare nel nostro Cantone. La richiesta sistematica del casellario giudiziale è una di queste: una misura a tutela dell’ordine pubblico. Se questa misura cadrà – per volontà dei colleghi di Governo – il Ticino non potrà più verificare i precedenti penali dei cittadini stranieri. È davvero un peccato, perché nel momento che a gran voce da più parti si chiedono misure più incisive per contrastare fenomeni come la criminalità organizzata, si dovrà – nostro malgrado – ritornare al regime dell’autocertificazione con tutti i limiti che questo comporta, visto che in passato persone con condanne nel proprio Paese avevano sottaciuto e quindi ottenuto il permesso di risiedere o lavorare sul nostro territorio. Senza casellario il lavoro di verifica aumenterebbe ulteriormente e il rischio aumenterà; insomma, più spesa e meno efficacia».
Sul tavolo del Governo c’è la richiesta di Claudio Zali di bloccare i ristorni. Un sì alla proposta non significherebbe utilizzare un metro differente rispetto a quello adottato con il casellario, il cui abbandono in prospettiva è stato pensato come gesto distensivo verso l’Italia?
«A dire il vero, con il collega Claudio Zali, mi sono opposto all’abolizione della misura sul casellario giudiziale, coerentemente con l’obiettivo della misura. Per quel che concerne il blocco dei ristorni, saremo ancora in prima fila a sostenerlo. Saranno invece i nostri colleghi di Governo a confrontarsi con gli umori contrastanti nei loro partiti, con il rischio di dover utilizzare un metro differente».

Sicurezza: il casellario ha fatto centro 201 volte

Sicurezza: il casellario ha fatto centro 201 volte

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 25 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Ecco l’impatto della misura per il rilascio dei permessi di dimora e per frontalieri a tre anni dalla sua introduzione Negli ultimi dodici mesi le decisioni negative sono salite di 82 unità – Thomas Ferrari: «Stiamo rimediando ai ritardi»

Sono trascorsi poco più di 3 anni dall’introduzione, in Ticino, dell’obbligo di presentazione del casellario giudiziale per il rilascio o il rinnovo di permessi di dimora (B) o per frontalieri (G). La misura, voluta dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nell’aprile del 2015, è stata periodicamente al centro di discussioni e tensioni, in particolar modo sull’asse Berna-Roma. Lo scorso anno il Consiglio di Stato ha annunciato che sarà abolita una volta ratificato il nuovo accordo fiscale sull’imposizione dei frontalieri. Il provvedimento, visti anche i rallentamenti sul fronte italiano, è però tutt’ora in vigore. Con le domande di nuovi permessi, sono in tal senso cresciute anche le decisioni negative della Sezione della popolazione a fronte di condanne o procedimenti penali pendenti scovati proprio grazie al filtro del casellario. Sì perché il numero totale di persone a cui è stato negato il permesso da aprile 2015 al 31 marzo 2018 è salito a 201. Ossia 82 in più rispetto a un anno fa e 40 in più a fronte del dato di fine luglio 2017. In media negli ultimi 12 mesi l’autorità cantonale ha bloccato 6,8 permessi al mese. Detto questo, le decisioni negative incidono in minima parte sul totale dei casi trattati. Su 73.579 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 73.062 occasioni la procedura si è infatti conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso. A essere valutati nel dettaglio alla luce di elementi di natura penale emersi sono per contro stati 517 casi, dai quali come detto sono sfociati i 201 divieti di presenza sul nostro territorio.
Ma come stanno reagendo i numerosi frontalieri a fronte del mantenimento di una misura originariamente straordinaria alla quale è inoltre stata affiancata la nuova prassi dell’Ufficio della migrazione, con l’obbligo di recarsi nei posti di gendarmeria per ottenere un permesso G? «Uno dei primi benefici della riorganizzazione è sicuramente il fatto che i nostri utenti non devono più recarsi allo sportello per depositare le domande» spiega in merito il capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari. Per poi precisare: «Nei casi in cui è necessario un incontro con l’autorità, la persona straniera è ricevuta su appuntamento e non deve pertanto più sobbarcarsi le lunghe code agli sportelli alle quali eravamo abituati in passato. Le nuove procedure hanno lo scopo di migliorare l’efficienza nella trattazione delle pratiche mantenendo alti gli standard di controllo». Da qui un primo bilancio che Ferrari giudica positivo: «Da dicembre dello scorso anno – ovvero da quando la nuova impostazione è entrata a pieno regime – non abbiamo più accumulato ritardi sulle nuove richieste di permessi di dimora. Siamo uno dei servizi maggiormente sollecitati dall’utenza e le cifre lo confermano. Basti pensare che lo scorso anno abbiamo ricevuto quasi 145mila pratiche e abbiamo emesso 75mila decisioni formali. Negli scorsi anni abbiamo accumulato dei ritardi ai quali stiamo cercando di porre rimedio».

 

Fallimento Darwin Airline SA: il Tribunale di appello conferma l’operato dell’Ufficio dei fallimenti

Fallimento Darwin Airline SA: il Tribunale di appello conferma l’operato dell’Ufficio dei fallimenti

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione delle decisioni della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello, mediante le quali l’Autorità giudiziaria ha confermato l’operato dell’Ufficio dei fallimenti della Divisione della giustizia nell’ambito della procedura relativa al fallimento della compagnia aerea Darwin Airline SA, respingendo nel contempo il ricorso interposto da SkyWork Airlines AG contro la vendita dei sei aerei Saab 2000.

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale di appello, con sentenze dell’11 maggio 2018, ha dato via libera alla realizzazione dei sei aerei inventariati nel fallimento di Darwin Airline SA, respingendo nel contempo il ricorso contro la stessa presentato da SkyWork Airlines AG. Quest’ultima si era opposta alla vendita dei sei Saab 2000, esplicitando per mezzo di un comunicato stampa delle gravi accuse nei confronti dell’Ufficio dei fallimenti a livello della completezza d’informazione durante la procedura. Accuse smentite implicitamente dalle sentenze del Tribunale di appello, che ha indicato come l’Ufficio dei fallimenti abbia sin dall’inizio informato in modo trasparente – tramite pubblicazioni sul Foglio ufficiale – della sua decisione di procedere a una realizzazione immediata dell’intera flotta aerea di Darwin Airline SA.

Il Dipartimento delle istituzioni saluta quindi positivamente le sentenze della Camera di esecuzione e fallimento del Tribunale di appello, che corroborano la conformità dell’attività dell’Ufficio dei fallimenti alla legislazione in materia, a tutela in particolare dei creditori coinvolti nel fallimento. Un’attività delicata quanto onerosa, che sta impegnando a fondo il personale dell’Ufficio, a cui va il ringraziamento per l’operato svolto.

In quest’ottica, il Dipartimento delle istituzioni tiene a rimarcare come il compito principale dell’Ufficio dei fallimenti sia appunto quello di applicare le norme previste dalla Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, volte avantutto a salvaguardare i creditori interessati dalla procedura fallimentare. Un compito che non può dunque in alcun modo travalicare nelle discussioni, contestualmente alla fattispecie in questione, inerenti al futuro dello scalo aeroportuale di Lugano-Agno, assolutamente non di pertinenza dell’Ufficio dei fallimenti, la cui correttezza di operato è stata infine certificata dalle decisioni del Tribunale di appello.

 

L’acqua crudele che inghiotte le vite

L’acqua crudele che inghiotte le vite

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10500638


Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 maggio 2018 de La Regione

Fiumi e laghi non perdonano: informazione rafforzata

La campagna 2018 è multilingue
I dati del 2017 purtroppo confermano l’importanza di continuare con la sensibilizzazione e le misure di prevenzione: le vittime delle acque ticinesi l’anno scorso sono state cinque (2 nei fiumi e 3 nei laghi). Perciò anche per il 2018 Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Commissione cantonale, promuove il programma di prevenzione “Acque sicure”. Ieri la presentazione delle novità alla stampa, occasione pure per festeggiare la Polizia lacuale, che quest’anno celebra il proprio cinquantesimo anno di attività, e di depositare sul fondo del lago Ceresio una targa commemorativa in ricordo di tutte le vittime dei laghi e dei fiumi. La campagna multilingue elaborata per l’imminente stagione estiva porrà l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo, ed è fortemente legato al nostro comportamento. In tal senso è stata realizzata la produzione di una serie di video volti a mettere in luce le principali situazioni di rischio con cui bagnanti e sportivi possono trovarsi confrontati nei fiumi e nei laghi. Oltre ai tradizionali cartelloni pubblicitari la campagna 2018 proporrà eventi per sensibilizzare la popolazione residente, ma anche turisti e associazioni sportive. I rinnovati opuscoli informativi – tradotti anche nelle principali lingue dei migranti – e altro materiale saranno distribuiti a tutti gli operatori turistici interessati, nei lidi, e in numerosi esercizi pubblici. Saranno poi riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca nei mesi di luglio e agosto, nella zona del Meriggio di Losone nei giorni festivi e il fine settimana e saltuariamente alla Foce del Cassarate. Sono inoltre confermate anche l’attivazione di un’infoline delle officine idroelettriche a cui gli amanti del canyoning sono tenuti ad annunciarsi e la posa di una segnaletica specifica lungo i fiumi o le rive dei laghi in collaborazione con i Comuni in cui sono presenti rischi specifici. Nel corso dell’anno infatti interverranno delle modifiche normative che attribuiranno la competenza in materia di segnaletica unicamente al Dipartimento delle istituzioni.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 maggio 2018 del Corriere del Ticino

«Acque sicure» punta sul senso di responsabilità
Due vittime nei fiumi e tre nei laghi. È questo il bilancio dei decessi registrati nel 2017 nelle acque ticinesi. «I dati purtroppo ci confermano l’importanza di continuare con la sensibilizzazione e le misure di prevenzione» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel quadro della presentazione della campagna «Acque sicure» per il 2018. Un’azione coincisa con la toccante testimonianza di Laura Basile, che lo scorso anno ha perso il compagno durante un’escursione di canyoning, e il deposito sul fondo del Lago Ceresio di una targa commemorativa in ricordo di tutte le vittime delle acque del nostro cantone. Illustrato ieri a Lugano, il programma verrà ulteriormente rafforzato. «Sono previste nuove modalità di comunicazione che consentiranno di raggiungere un pubblico ancora più ampio» ha indicato Gobbi. Per poi aggiungere: «Tra le novità figurerà anche il volantino di sensibilizzazione tradotto nelle lingue dei migranti». Sempre il consigliere di Stato ha inoltre annunciato la modifica a breve del regolamento della legge cantonale di applicazione alla legge federale sulla navigazione interna, con l’obiettivo di garantire una maggior sicurezza nelle nostre acque.

Nel dettaglio la capoprogetto di «Acque sicure» Fabienne Bonzanigo ha invece mostrato le misure specifiche della campagna. Oltre ai tradizionali cartelloni pubblicitari, fino a settembre verranno proposti video promozionali sui social e in televisione, ma anche banner sui portali di informazione. Verranno poi riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca nei mesi di luglio e agosto, nella zona del Meriggio di Losone nei giorni festivi e il fine settimane e saltuariamente alla foce del Cassarate. La popolazione residente – genitori e bambini in primis – sarà inoltre sensibilizzata attraverso eventi e manifestazioni. Come precisato durante l’incontro, il messaggio che si intende trasmettere a residenti e turisti è che il rischio è sempre dietro l’angolo ed è fortemente legato al nostro comportamento. Anche da qui l’accento principale posto sul «senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici».

E a proposito di compiti di responsabilità sui nostri bacini. Ieri è stata anche l’occasione per celebrare il 50. anno di attività della polizia lacuale.

Campagna «Acque sicure» e 50 anni della Polizia lacuale

Campagna «Acque sicure» e 50 anni della Polizia lacuale

È stata presentata questa mattina a Lugano l’edizione 2018 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Commissione cantonale. L’evento ha inoltre offerto l’occasione per festeggiare la Polizia lacuale, che quest’anno celebra il proprio cinquantesimo anno di attività, e di depositare sul fondo del lago Ceresio una targa commemorativa in ricordo di tutte le vittime dei laghi e dei fiumi.

L’edizione 2018 della campagna «Acque sicure» è stata presentata oggi a Lugano, durante un evento che ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Sindaco di Lugano Marco Borradori, del Presidente della Commissione Boris Donda e della Responsabile del progetto «Acque sicure» Fabienne Bonzanigo. Visto l’avvicinarsi della bella stagione, durante la quale le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta per il tempo libero di residenti e turisti, il Cantone intende infatti – come di consueto – attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha anzitutto ricordato che la sicurezza passa dalla prevenzione. La campagna multilingue elaborata per l’imminente stagione estiva porrà dunque l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo, ed è fortemente legato al nostro comportamento. In tal senso è stata realizzata la produzione di una serie di video volti a mettere in luce le principali situazioni di rischio con cui bagnanti e sportivi possono trovarsi confrontati nei fiumi e nei laghi. Oltre ai tradizionali cartelloni pubblicitari – che compariranno in ogni parte del territorio ticinese e sulle principali linee del trasporto pubblico su gomma, durante tutta la stagione estiva –la campagna 2018 proporrà eventi per sensibilizzare la popolazione residente – bambini e genitori in primis – ma anche turisti e associazioni sportive. I rinnovati opuscoli informativi – tradotti anche nelle principali lingue dei migranti – e altro materiale saranno distribuiti a tutti gli operatori turistici interessati, nei lidi, e in numerosi esercizi pubblici del Cantone. Saranno poi riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca nei mesi di luglio e agosto, nella zona del Meriggio di Losone nei giorni festivi e il fine settimana e saltuariamente alla Foce del Cassarate . Sono inoltre Confermate anche l’attivazione di un’infoline delle officine idroelettriche a cui gli amanti del canyoning sono tenuti ad annunciarsi e la posa di una segnaletica specifica lungo i fiumi o le rive dei laghi in collaborazione con i Comuni in cui sono presenti rischi specifici.

L’evento odierno ha inoltre offerto l’occasione per festeggiare la Polizia lacuale, che quest’anno celebra il suo cinquantesimo anno di attività. Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha ricordato brevemente la storia della Sezione, costituita nel luglio del 1968, mentre il Responsabile della Lacuale Marcel Luraschi ne ha ribadito la missione. Grazie alla partecipazione di due ospiti d’eccezione – Fra Michele Ravetta e Laura Basile, che lo scorso anno ha perso il proprio compagno durante un’escursione di canyoning – è stata depositata sul fondo del lago Ceresio una targa commemorativa in ricordo di tutte le vittime delle acque del nostro Cantone.

 

Minacce e atti violenti nel mirino della prevenzione

Minacce e atti violenti nel mirino della prevenzione

Attenzione ai segnali d’allarme rilevabili
La strage evitata alla Scuola cantonale di commercio ha riportato d’attualità il tema della prevenzione per quanto concerne le persone minacciose e pericolose. Fortunatamente, in questo caso la situazione si è risolta senza che qualcuno abbia corso dei rischi, anche grazie all’intervento e all’analisi operativa effettuata dal Servizio Gestione Cantonale Persone Minacciose e Pericolose, che si occupa di questa problematica all’interno della Polizia cantonale.
La sua creazione, che ho fortemente voluto per analizzare e combattere il fenomeno, si inserisce nel contesto più vasto di gestione preventiva delle differenti forme di minaccia. Entrato in funzione agli inizi del 2017, si occupa di persone che seppur non abbiano ancora (necessariamente) commesso un reato, adottano comportamenti inadeguati, ad esempio proferendo minacce o lasciando presupporre un reale rischio di passaggio all’atto violento.

La capacità di riconoscere i rischi potenziali
I gravi atti di violenza sono spesso preceduti da segnali d’allarme rilevabili dall’ambiente circostante. L’obiettivo è di riconoscere per tempo i possibili rischi così da predisporre un intervento puntuale. Ciò può succedere unicamente se le informazioni conosciute vengono segnalate e correttamente gestite, in modo da scongiurare dolorosi atti di violenza.
La maggior parte dei casi riscontrati emergono dal monitoraggio quotidiano delle attività di polizia, dal quale risultano eventi e segnalazioni riguardanti comportamenti di persone potenzialmente pericolose (per se stessi o per terzi) o minacciose. Il Servizio dedica particolare attenzione al numero crescente di casi di violenza domestica e alle minacce contro i funzionari degli uffici dell’Amministrazione cantonale. Modi di agire che dimostrano un certo degrado nella nostra società.
Il coinvolgimento di soggetti considerati come casi “psichiatrici” è riscontrabile in un’ampia parte della casistica. Ne fanno parte le persone che adottano comportamenti inadatti come stalker e “querulomani” (persone che effettuano invii ricorrenti e insistenti di mail, telefonate assillanti, ripetute denunce e querele) nonché le persone che proferiscono minacce o che per loro attitudine lasciano presupporre un reale pericolo. E’ infine fondamentale predisporre la possibilità di un sostegno psicofisico alle persone che subiscono le morbose attenzioni.

La gestione delle minacce: riconoscere – valutare – disinnescare
Diverse forme di criminalità come l’omicidio da parte del convivente, furia violenta e omicida, la violenza sul posto di lavoro, presentano delle caratteristiche d’azione comuni.
Nella gestione delle minacce, il primo aspetto riguarda l’identificazione di comportamenti potenzialmente a rischio. Nella seconda fase la persona viene valutata con strumenti di analisi particolari, facendo anche capo, se opportuno, a una rete di specialisti esterni per riconoscere quando un rischio è presente e in caso positivo quanto è alto. La gestione delle minacce è in ogni caso un processo continuo che considera il rischio come dinamico e mutevole. Nella terza fase, professionisti collaborano per ricondurre il rischio. Con il passare del tempo e una maggiore consapevolezza sono aumentate le segnalazioni spontanee.

Questo servizio posso dire che ha contribuito in maniera decisiva, assieme alle segnalazioni degli allievi e dei docenti, a scongiurare una tragedia senza paragoni per il nostro Cantone. La scelta di introdurre questo nuovo Servizio si è dunque dimostrata opportuna nell’interesse della sicurezza di tutti. Con il passare del tempo esiste inoltre una maggiore consapevolezza e le segnalazioni spontanee sono aumentate. Come sempre, faccio affidamento sul vostro ruolo tanto prezioso di sentinelle sul territorio.

 

Stesse risorse, più qualità

Stesse risorse, più qualità

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 18 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10487084


Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 19 maggio 2018 de La Regione

Dal 2019 alla Stampa saranno creati tre comparti speciali per i detenuti più problematici
Norman Gobbi: “L’aumento dei detenuti non ha portato a un calo della qualità, che resta ottima. Ma si può sempre migliorare”

Il Penitenziario cantonale della Stampa vedrà presto una nuova sezione al proprio interno. Nel maggio del prossimo anno, infatti, entreranno in funzione degli spazi destinati a detenuti che necessitano di «una gestione particolare». Saranno creati un comparto di alta sicurezza, uno per detenuti tossicodipendenti e un comparto per reclusi con patologie psichiatriche «maggiori».
Lo ha comunicato Stefano Laffranchini, direttore delle Strutture carcerarie cantonali, intervenendo alla presentazione, indetta dal Dipartimento istituzioni, dei dati 2017 relativi alle prigioni ticinesi. Il primo comparto, quello di alta sicurezza, «si è reso necessario per gestire meglio le situazioni che necessitano due agenti per ogni detenuto» rileva Laffranchini. Poter concentrare in un solo luogo i detenuti tossicodipendenti e chi è affetto da disturbi psichiatrici, invece, «risponde sia alla necessità di aumentare la sicurezza, sia di poter sviluppare un percorso mirato».
Anche perché è una soluzione che accontenta tutti: «La loro gestione non andrà a irrigidire la quotidianità nel penitenziario, non cambierà nulla per i detenuti. Sarà garantita una miglior presa a carico di queste categorie di detenuti» assicura il direttore delle Strutture carcerarie cantonali. Un’altra novità sarà quella dell’istituzione del nuovo Servizio medico carcerario, già decisa dal Consiglio di Stato nel dicembre dell’anno scorso e che vedrà la sua entrata in funzione al più tardi a partire dal 1° gennaio 2019. «L’obiettivo che ci poniamo con questa novità è creare la figura di un medico che possa fare una prima analisi della situazione per poi, una volta chiarito il quadro, inviare i detenuti che ne hanno bisogno a degli specialisti» conclude Laffranchini. Un’altra novità – «ed è uno scoop», afferma Luisella Demartini, alla testa dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (Uar) – è che il 16 maggio, quindi tre giorni fa, la Commissione federale che valuta i progetti pilota ha deciso di sostenere ‘Obiettivo desistenza’, progetto che ha come scopo «identificare sì i fattori di rischio, certo. Ma anche lavorare sul potenziale sociale della persona, al fine di permetterle un’uscita durevole dal problema». Una parte degli operatori in seno all’Uar «entrerà nel progetto, proposto dalla Conferenza latina della Probazione, e darà una mano nel costruire questo nuovo metodo di presa a carico, che – nota Demartini – deve avere l’imperativo di ridurre il rischio di recidiva e di garantire l’uscita durevole della persona da comportamenti delinquenziali». La Divisione della giustizia, per contro, sarà impegnata nel riordino delle competenze e dei processi amministrativi «con una mappatura che sarà affidata a una società esterna – afferma la sua responsabile Frida Andreotti – e attendiamo i risultati dopo l’estate». Misure, queste, che per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, «vogliono migliorare l’organizzazione e aumentare la qualità delle Strutture carcerarie». Con lo stile di lavoro «che contraddistingue tutto il Dipartimento, ovvero cercare di ottenere risultati migliori con le stesse risorse. Dando loro gli strumenti e le possibilità di sviluppare al meglio le proprie competenze». Che nascono giocoforza dalla formazione. «Siamo l’unico Cantone che forma i futuri agenti in classe, per dargli le conoscenze necessarie affinché quando entrano nelle Strutture carcerarie cantonali siano pronti, abbiano il background giusto per mettersi subito a disposizione», conclude Gobbi.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 19 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Ticino Carceri affollate ma sicure
Lo scorso anno sono salite a quota 87.000 le giornate di detenzione

Prosegue la tendenza alla sovraoccupazione delle strutture carcerarie cantonali. Nel 2017 sono state circa 87.000 le giornate d’incarcerazione registrate nel bilancio annuale del Settore esecuzione pene e misure del Dipartimento delle istituzioni, presentato ieri a Bellinzona. Come ha sottolineato il direttore Norman Gobbi «le giornate di detenzione preventiva sono aumentate e questo pone in forte crisi il carcere della Farera, visti i posti limitati di quest’ultima, a conferma della notevole pressione cui il settore è sottoposto». In particolare, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha messo l’accento sulle misure introdotte volte a migliorare ulteriormente l’organizzazione e l’operatività di questo settore: «Le conseguenze del sovraffollamento sono in particolare in termini di complessità e di eterogeneità dei casi da gestire». A questo proposito Gobbi ha specificato che «già lo scorso anno è stato deciso l’aumento dell’effettivo di 13 unità, non tutte subito concesse, vista la necessità di formare adeguatamente il personale». Sul piano infrastrutturale, invece, sarebbe sotto esame un’opzione per appoggiarsi a una struttura a Biasca. Inoltre nel corso del 2019, all’interno del penitenziario della Stampa è prevista «la creazione di una nuova sezione destinata ai detenuti che necessitano di una gestione particolare, suddivisa nel comparto di alta sicurezza, in una zona dedicata ai detenuti tossicodipendenti e e in una per reclusi con patologie psichiatriche maggiori» ha spiegato Laffranchini-Deltorchio. Da parte sua l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, le cui competenze principali riguardano la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite azioni educative, ha seguito oltre 1.000 casi. «Il Consiglio di Stato ha demandato a una società esterna il compito di effettuare una mappatura delle competenze e dei processi amministrativi del settore esecuzione pene e misure, ma non si tratta di un audit» ha precisato la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti. In quest’ambito a partire da quest’anno è entrato in vigore a livello federale il nuovo diritto sanzionatorio. Le modifiche al Codice penale svizzero introducono novità sul piano delle pene e della loro esecuzione, in particolare la sorveglianza tramite braccialetto elettronico, sperimentata in Ticino dal 1999. «La consacrazione di questa modalità di controllo, permette ora di estendere il braccialetto ad altri ambiti di utilizzo. Ora – ha specificato il capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa Luisella Demartini-Foglia – viene sempre più invocato in materia di violenza domestica, ma si può pensare un suo utilizzo per la geolocalizzazione del sorvegliato, grazie al dispositivo gps». Quanto alla funzionaria indagata per il prestito di 50.000 franchi al marito da parte del detenuto Flavio Bomio, Demartini-Foglia ha tagliato corto: «Si tratta di un caso eccezionale»