In prigione il pirata della strada

In prigione il pirata della strada

Da www.tio.ch

Il 43enne era stato condannato in contumacia nel mese di febbraio del 2017 a Lugano a 30 mesi di carcere di cui 12 da scontare

«Ride bene chi ride ultimo. Nient’altro da aggiungere se non che giustizia è fatta. Avanti così.»
È il commento soddisfatto che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha affidato a Facebook in merito all’incarcerazione del pirata della strada tedesco che lo aveva sfidato nei mesi successivi alla sentenza. L’uomo, che a febbraio 2017 era stato condannato in contumacia a Lugano a 30 mesi di carcere (dei quali 12 da scontare), non aveva dimostrato alcun pentimento e anzi aveva commentato di non essere interessato al verdetto: «Erano le 23 e avevo fame. Ho già visto tutto della Svizzera, non ho più bisogno di tornarci».

Queste dichiarazioni arroganti avevano fatto infuriare il direttore del Dipartimento che si è successivamente prodigato per far subire al 43enne «tutta la forza della legge svizzera» e per farlo «finire dietro alle sbarre».
La prova di forza aveva però fatto sorridere il pirata della strada che aveva risposto: «Gobbi non mi fa paura». Ma come recita il vecchio adagio citato all’inizio, ride bene chi ride ultimo.
E ora l’uomo – come confermato al Blick dall’Alta Corte di Stoccarda – dovrà passare dodici mesi dietro alle sbarre del carcere tedesco.

La vicenda – Il 43enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari. Non contento il pirata della strada si era in seguito divertito a sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici.

Come fermare i contromano

Come fermare i contromano

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

L’impegno di autorità, enti e associazioni per limitare un pericolo sempre più frequente sulle nostre strade

Gli automobilisti che imboccano le autostrade ticinesi (e svizzere) entrando in senso contrario sono un fenomeno sempre più frequente in questi ultimi mesi. L’incidente avvenuto il 25 aprile sulla superstrada A13 verso Locarno e causato da una 77enne che ha percorso un tratto in contromano prima di centrare un automobilista poi deceduto in ospedale, è solo l’ultimo di una serie di casi.

È possibile rimediare a queste situazioni? Molte le proposte e le ipotesi. Tra queste quella di dotare gli svincoli di speroni tranciagomme simili a quelli che impediscono di uscire dall’entrata dei centri di autonoleggio negli Stati Uniti o di predisporre una segnaletica luminosa e acustica “imponente”, che si attivi al passaggio di un veicolo che viaggia in senso contrario.

Abbiamo parlato di queste ipotesi – e di quanto è già in cantiere o in funzione  – con il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, con il portavoce della filiale di Bellinzona dell’USTRA (Ufficio strade nazionali), Eugenio Sapia e con Renato Gazzola, del Touring Club Svizzero (sezione Ticino).

Il “ministro” ha confermato che il cantone sta affrontando di petto la problematica, in perfetta sinergia con le autorità federali precisando poi che “l’idea degli speroni è di sicuro efficace, ma creerebbe problemi ai soccorsi”. Eugenio Sapia, dal canto suo, ha presentato quanto si sta testando in Ticino: un  dispositivo che emette segnali luminosi e acustici al momento in cui un veicolo imbocca l’autostrada nel senso sbagliato, facendo scattare nel contempo un allarme alla centrale della polizia stradale ticinese. “Un test, questo, che permetterà di valutare concretamente se gli avvisatori luminosi e fonici sono sufficienti per bloccare l’incauto utente”.

L’Ufficio federale delle strade ha reso noto che sulla rete autostradale elvetica, lo scorso anno, vi sono stati tredici incidenti provocati da chi è entrato in autostrada in contromano, un dato che rappresenta lo 0,2 permille dei sinistri registrati complessivamente.

Renato Gazzola, portavoce del TCS in Ticino, nota però che in questi incidenti causati da un contromano le persone coinvolte erano di ogni età. E sottolinea che, come in altri tipi d’incidenti, è la condizione psico-fisica di chi guida a fare la differenza e non l’età. Ed è per questo che è soprattutto sulla prevenzione e l’informazione che ci si deve attivare ulteriormente.

Riflessi giudiziari

Riflessi giudiziari

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di martedì 19 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi: «Nessun atto intimidatorio con la lettera inviata al giudice Mauro Mini»

A entrare a gamba tesa sul tema dei rimborsi spese del Consiglio di Stato, lo scorso 28 maggio, era stato anche il neopresidente del Tribunale d’appello Mauro Mini. Nella parte introduttiva dell’intervento tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il giudice aveva infatti criticato duramente l’atteggiamento del Governo sul dossier. Esternazioni, queste, che non erano andate giù allo stesso Esecutivo che il 30 maggio aveva inviato una lettera a Mini chiedendo spiegazioni. Una decisione finita al centro di un’interpellanza di Matteo Pronzini (MPS), che aveva parlato di «separazione di poteri a geometria variabile», sottintendendo un’invasione di campo da parte governativa. Pronta, in aula, è però giunta la replica del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «Non si è trattato di un atto intimidatorio» ha precisato il consigliere di Stato. Per poi aggiungere: «Abbiamo chiesto semplicemente delle spiegazioni, ma questo non ha nulla a che vedere con l’operato della magistratura o con eventuali interferenze nello stesso».

A far storcere il naso al Governo era in particolar modo stata l’affermazione di Mini secondo cui «qualche membro del Consiglio di Stato voleva indicare alla magistratura come fare le inchieste». Una considerazione che, ha ribadito Gobbi di fronte al Gran Consiglio, «poteva essere interpretata in senso contrario rispetto ai due decreti d’abbandono firmati dal procuratore generale John Noseda. E rammento che anche i membri del Governo beneficiano come chiunque altro della presunzione di innocenza».

Ma non è tutto, poiché Gobbi si è soffermato anche sugli appunti mossi indirettamente da Mini al titolare del dossier sul fronte penale: «Il quarto potere non ha brillato per spirito critico» e «la Magistratura poteva essere forse più coraggiosa» aveva affermato il giudice. «Parlare di passo falso è prematuro» ha evidenziato il direttore delle Istituzioni, che non ha però escluso l’intervento dell’organo di vigilanza in ambito giudiziario. «Non nego che il Consiglio della magistratura possa ora aprire un incarto sulle affermazioni avanzate dal presidente del Tribunale d’appello nei confronti dell’agire di un collega» ha notato Gobbi. Già nella lettera a Mini il Governo d’altronde scriveva: «Non comprendiamo su quali basi lei abbia potuto esprimere la predetta opinione visto che gli atti del procedimento non le sono noti».

I patriziati ticinesi: una risorsa preziosa per gestire il terrotorio

I patriziati ticinesi: una risorsa preziosa per gestire il terrotorio

Il Canton Ticino negli ultimi anni è cambiato con l’attuazione di numerose aggregazioni che hanno ridotto sensibilmente il numero di Comuni. Lo scorso fine settimana è stata approvata la creazione del nuovo comune “Verzasca”, mentre altri scenari – in primis Val Mara e Valle della Tresa – sono allo studio.
Come più volte sottolineato, l’obiettivo delle aggregazioni – che per avere successo devono nascere dal basso – è di predisporre dei Comuni forti e delle amministrazioni comunali ben strutturate, in grado di affrontare al meglio i cambiamenti nella società e le nuove aspettative della popolazione.

Le aggregazioni e il rafforzamento dei patriziati nella cura dell’identità e del territorio
Il numero di amministratori diminuisce con le aggregazioni. Si rende quindi necessaria una presenza più marcata dei patriziati nella gestione e nel controllo del territorio. L’attività dei patriziati, oltre al compito di salvaguardare l’identità locale e amministrare i beni patriziali, diventa fondamentale per garantire l’uso pubblico delle risorse e per dare risalto alle tradizioni locali. Il patriziato non deve sostituirsi al ruolo del comune, bensì deve prendersi a carico alcuni importanti compiti, dando valore agli odierni quartieri con la proposta di servizi utili alla popolazione. Gli esempi in tal senso sono numerosi e il Dipartimento che dirigo, attraverso il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio, sostiene concretamente i progetti, che spaziano dalla valorizzazione del paesaggio con il recupero di alpeggi, pascoli, boschi e zone di svago, a interventi più mirati quali ad esempio il ripristino di sentieri, la realizzazione di strade forestali, la sistemazione della riva di un lago, il restauro di una Via Crucis, la ristrutturazione di una passerella. Questi e numerosi altri progetti, molto spesso promossi nelle regioni periferiche del nostro Cantone, beneficiano della consulenza e del sostegno finanziario  – nell’ordine di un milione di franchi annui – del Dipartimento delle istituzioni, attraverso la Sezione degli Enti locali.

La revisione parziale della Legge posta in consultazione presso tutti i Patriziati
L’ultima revisione totale della Legge organica patriziale (LOP), entrata in vigore nel 2013, ha confermato l’importanza dei Patriziati ticinesi quali partner affidabili dei comuni e del Cantone in particolare nella cura, gestione e promozione del territorio.
Per mantenere aggiornata la legge e fornire agli Enti patriziali gli strumenti per svolgere efficacemente i compiti affidati, il Governo lo scorso agosto ha incaricato la Commissione di coordinamento patriziale di elaborare una revisione parziale della LOP. Il Dipartimento ha voluto cogliere questa occasione anche per porre le basi legali per una gestione più moderna, performante e semplice dei registri patriziali. Si tratta di un’esigenza specifica, segnalata dall’ALPA e dai Patriziati, alla quale si intende dare una risposta concreta attraverso il progetto di un registro elettronico che favorirà l’allestimento e l’aggiornamento dell’elenco dei patrizi.

I Patriziati ticinesi sono in gran parte gestiti da volontari che hanno a cuore il bene la propria storia ed identità locale e il proprio territorio; queste donne e questi uomini devono poter contare sugli strumenti opportuni nello svolgimento delle attività che la popolazione si aspetta. Le modifiche proposte dal nostro Dipartimento, oltre a dimostrare la reattività dei miei servizi su temi che toccano da vicino i cittadini, vanno nella direzione di agevolare i patriziati nel loro prezioso compito di prossimità, sempre più importante e utile con i profondi cambiamenti in atto sul nostro territorio.

 

Confine: i valichi secondari non si chiudono più

Confine: i valichi secondari non si chiudono più

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 de Il Quotidiano

Chiusura valichi bocciata
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10590159


Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 16 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale boccia il progetto: «Debole impatto sulla criminalità» – Si propone di posare delle barriere Norman Gobbi: «Berna ha ascoltato l’Italia invece che il Ticino» – Roberta Pantani: «L’alternativa è un contentino»

Sulla chiusura notturna dei valichi secondari in Ticino è calato definitivamente il sipario. In una lettera al Consiglio di Stato, Berna ha comunicato che non intende estendere il progetto pilota rilevando come la misura – che ha interessato per sei mesi i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga – non ha prodotto un impatto tangibile sulla criminalità transfrontaliera. Ma ad influire sulla decisione del Consiglio federale è stato anche un altro fattore: le criticità espresse da oltre frontiera. Come si legge nella missiva inviata a Bellinzona «da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori». Dissapori che, evidenzia la lettera firmata dal presidente della Confederazione Alain Berset, «a loro volta potrebbero ripercuotersi negativamente sulla collaborazione in materia di migrazione (riammissione di migranti illegali)». Nato sullo slancio di una mozione presentata nel 2014 dalla consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, il provvedimento è stato archiviato da Berna che, quale contropartita, propone delle «misure alternative». Ovvero la posa di barriere nei valichi secondari che verranno però «chiuse solo in caso di necessità». Un accorgimento questo che andrà ad affiancare le misure già in essere quali il rafforzamento della collaborazione in ambito di polizia con l’Italia, l’aumento degli effettivi delle guardie di confine e l’installazione di telecamere di videosorveglianza.

Amarezza e poca considerazione
Ma come è stata presa la decisione in Ticino? Da noi contattato, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non ha mancato di esprimere amarezza di fronte alla scelta di Berna. «Possiamo dire che il Consiglio federale ha ascoltato di più l’Italia che non la popolazione ticinese e i Comuni della fascia di confine che, di recente, avevano scritto a Berna sostenendo la mozione Pantani. Insomma, il Consiglio federale ha preferito non aprire un fronte con l’Italia su un tema che, visto il cambio di Governo nella vicina Penisola, forse poteva essere ridiscusso». Dello stesso avviso Pantani che non usa mezzi termini nel definire le misure alternative «dei contentini». Ma non solo. «Ritengo – ci spiega – che i cittadini residenti nelle zone di confine e in particolare nelle vicinanze dei valichi secondari abbiano il diritto di sentirsi sicuri. Per questo, a suo tempo, erano state fatte delle raccolte firme e la mia mozione voleva essere un aiuto in questo senso. È chiaro che ora bisognerà valutare i passi da fare. Prendo atto della decisione del Consiglio federale, ma non escludo di tornare ad insistere sulla questione delle chiusure notturne». A farle eco è stato anche il collega al Nazionale Marco Romano (PPD) che su Facebook ha parlato di «decisione inaccettabile e irrispettosa della volontà del Parlamento. La sicurezza non è fatta solo da statistiche, ma anche da elementi e aspetti soggettivi. I valichi secondari vanno chiusi di notte, senza concessioni e senza remore». Ma la decisione, rileva Gobbi, è di competenza federale e di conseguenza alle autorità cantonali non resta che rassicurare la popolazione, «ricordando che l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le nostre forze dell’ordine che continueranno a seguire con attenzione l’evolversi della situazione. Viste le problematiche della porta Sud della Svizzera, la necessità di presidiare le zone di confine – visto che non si vuole chiudere i valichi secondari – rimane prioritaria».

Di coraggio e lunghe attese
Infine, malumori sono stati espressi anche dai sindaci dei Comuni toccati dal progetto. In particolare, il primo cittadino di Novazzano Sergio Bernasconi si dice deluso non da ultimo a causa della lunga attesa per la decisione di Berna. «Mesi e mesi per partorire una decisione che scontenta tutti e con aspetti ancora da chiarire, come quello relativo all’uso futuro di barriere “solo in caso di necessità’’ – rileva – con tutto il tempo trascorso, si sarebbe potuto anche trovare un accordo con l’Italia invece di giungere a questa conclusione». Dispiaciuta ma non sorpresa è Sonia Colombo-Regazzoni, capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso. «Personalmente – afferma – ero consapevole che la misura sarebbe stata di difficile attuazione». Lo sbarramento notturno dei valichi secondari, aggiunge, avrebbe probabilmente avuto uno scarso impatto dal profilo oggettivo, ossia in termine di riduzione del numero di reati, ma avrebbe certamente rafforzato la percezione soggettiva di sicurezza degli abitanti nelle zone a confine con l’Italia. L’auspicio della municipale chiassese è dunque che venga mantenuto un occhio di riguardo per le realtà di frontiera, magari accrescendo il numero di guardie di confine. Misura, questa, ritenuta «più fattibile e anche più efficace per il mantenimento della sicurezza». Dal Mendrisiotto al Luganese, a non nascondere un certo «dispiacere» è anche il sindaco di Monteggio Piero Marchesi, interessato dal provvedimento per il valico di Ponte Cremenaga: «Se misurare dei mutamenti in termini oggettivi risultava difficile, visto anche la corta durata della fase pilota, sul piano della sicurezza percepita gli abitanti avevano notato un netto miglioramento». In merito alla decisione di Berna ad ogni modo Marchesi non si dice sorpreso: «Non mi stupisce, quando ci vuole coraggio il Consiglio federale è spesso assente. Le contromisure? Non le ritengo efficaci».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 16 giugno 2018 de La Regione

‘Queste misure sono cerotti’

Il Consiglio federale decide di non introdurre la chiusura notturna dei valichi secondari. Saranno posate delle barriere da utilizzare in caso di necessità. La delusione di Roberta Pantani. ‘Non mollo: valuterò ulteriori interventi’.

I valichi secondari saranno muniti di barriere che verranno chiuse solo in caso di necessità, per esempio quando la polizia organizza una ricerca. Niente chiusure notturne, quindi, come postulato dalla consigliera nazionale leghista, e vicesindaco di Chiasso, Roberta Pantani in una mozione presentata nel 2014. La decisione è stata presa ieri dal Consiglio federale a seguito dei sei mesi di prova che, dal 3 marzo al 30 settembre dell’anno scorso, hanno interessato i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Durante questo periodo, spiega il Dipartimento federale delle finanze in un comunicato, “è risultato che una chiusura a livello cantonale dei valichi di confine non avrebbe una notevole incidenza sul tasso di criminalità. Da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini potrebbe ripercuotersi negativamente sulla buona collaborazione nell’ambito della sicurezza dei confini e della migrazione”. Roberta Pantani non nasconde la sua delusione. «Le misure comunicate dal Consiglio federale sono dei cerotti rispetto alla richiesta della mia mozione che chiedeva di chiudere tutti i valichi secondari durante la notte. Se ne erano individuati alcuni e si sarebbe solo dovuto continuare con la misura – commenta la consigliera nazionale –. La posa di barriere da usare alla bisogna mi sembra una soluzione di ‘menavia’». Il rammarico deriva anche dal fatto che «dall’altra parte del confine oggi la politica è quella del prima chiudere e poi discutere. Il Consiglio federale non ha avuto questo coraggio». Roberta Pantani non ha intenzione di arrendersi. «Sono delusa – conclude – ma non mollo: valuterò ulteriori interventi». Il Consiglio federale sottolinea di essere “consapevole dell’importanza del confine meridionale per la sicurezza”. Negli anni passati “sono state adottate varie misure per garantire la sicurezza del Canton Ticino”. E inoltre “il rivisto accordo in materia di polizia con l’Italia permette ora una migliore collaborazione transfrontaliera. L’effettivo delle Guardie di confine in Ticino è stato aumentato e la centrale cantonale di allarme a Bellinzona consente una più stretta collaborazione per garantire la sicurezza del confine”.

La sicurezza rimane prioritaria
Il Dipartimento delle istituzioni aveva sostenuto la richiesta contenuta nella mozione di Roberta Pantani. Prendendo atto della decisione e in attesa delle analisi svolte dai servizi federali per comprendere le ragioni che hanno portato il Consiglio federale a rinunciare alla chiusura notturna dei valichi secondari, in una nota il Dipartimento “intende rassicurare la popolazione ticinese, e in particolare i residenti nella fascia di confine. L’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le forze dell’ordine del nostro Cantone, che continueranno a seguire con la massina attenzione l’evolversi della situazione sul terreno”. Le autorità ticinesi “intendono vigilare sull’attuazione delle misure complementari annunciate dalla Confederazione e sulla loro efficacia per l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera”. Si rileva inoltre come, in generale, il numero di furti commessi sul territorio cantonale stia ulteriormente diminuendo anche in questi primi mesi del 2018, a seguito delle varie misure adottate dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale in collaborazione con il Corpo federale delle Guardie di confine e le Polizie comunali ticinesi.

Alleanza patriziale: l’archivio cartaceo farà presto posto alla digitalizzazione

Alleanza patriziale: l’archivio cartaceo farà presto posto alla digitalizzazione

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 giugno 2018 del Corriere del Ticino

L’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno sabato, in occasione dell’assemblea annuale tenutasi a Cademario. All’incontro erano presenti 98 patriziati e circa 200 delegati, per un totale di oltre 230 persone. «Una partecipazione più viva che mai» ha sottolineato con particolare soddisfazione il presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti, che dando il via ai lavori assembleari ha evidenziato il proficuo lavoro svolto dal Consiglio direttivo entrato in carica lo scorso anno.

L’ALPA si occupa di promuovere la collaborazione tra Patriziati e Comuni: un compito questo divenuto ancora più importante anche a seguito delle recenti aggregazioni.

Piatto forte dell’assemblea è stata la revisione parziale della Legge organica patriziale (LOP), la cui modifica principale riguarda l’introduzione del Registro elettronico cantonale per la gestione dei dati di tutti i Patriziati. Come ha spiegato Zanetti, «le osservazioni dei singoli Patriziati, inoltrate nei mesi scorsi, sono state integrate nel limite del possibile nel testo di revisione della LOP. Un segnale importante da parte del Governo che ha voluto ascoltare anche la nostra voce».

Aspetto questo ricordato anche nell’intervento della presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli che ha sottolineato «la buona collaborazione con i servizi e gli uffici cantonali», nonché la validità del progetto per la conservazione della memoria tramite il recupero e la valorizzazione degli archivi del Patriziati. Il testo completo revisionato sarà in consultazione presso i Patriziati nel corso dell’estate.

L’ultimo intervento della giornata è stato del consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha messo in risalto come l’ALPA «non si limiti a gestire il proprio patrimonio fondiario e immobiliare, ma sia chiamata a valorizzare i beni in risposta ai bisogni di una società contemporanea sempre più attenta ai temi ambientali e alla qualità di vita».

Ristorni, occasione persa da un Governo poco coraggioso

Ristorni, occasione persa da un Governo poco coraggioso

Comunicato della Lega dei Ticinesi

Sebbene il parlamento avesse legittimato il Consiglio di Stato a trattare con l’Italia, il Governo ha per l’ennesima volta dimostrato una mancanza di coraggio palese. La proposta di Claudio Zali e sostenuta da Norman Gobbi di bloccare e vincolare parte dei ristorni per opere infrastrutturali di valenza transfrontaliera è stata bocciata dal triciclo PLR-PPD-PS. I CdS Vitta, Beltraminelli e Bertoli hanno affossato la proposta di blocco, frantumando la possibilità di avere una merce di scambio nelle trattative con Roma.

 

Valichi secondari: decisioni del Consiglio federale

Valichi secondari: decisioni del Consiglio federale

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della decisione odierna del Consiglio federale di non estendere il progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari del nostro Cantone, proponendo misure alternative. La sicurezza della popolazione ticinese rimane la massima priorità per le autorità ticinesi, che ora intendono vigilare sull’attuazione delle misure complementari annunciate dalla Confederazione e sulla loro efficacia per l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera.

Il Dipartimento delle istituzioni aveva sostenuto la richiesta inoltrata dalla Consigliera nazionale Roberta Pantani nel 2014 e alla quale il Consiglio federale aveva dato seguito avviando nel corso del 2017 un progetto pilota che prevedeva la chiusura di tre valichi secondari tra Mendrisiotto e Malcantone.

Il Consiglio federale ha stabilito che la fase sperimentale di chiusura dei valichi non ha prodotto un impatto tangibile sulla criminalità transfrontaliera e pertanto non verrà adottata. Oltre alle misure già in atto quali il rafforzamento della collaborazione in ambito di polizia con l’Italia, degli effettivi delle guardie di confine e l’installazione di telecamere di videosorveglianza ha deciso di procedere con la posa nei valichi secondari di barriere che verranno però chiuse solo in caso di necessità.
Prendendo atto della decisione delle autorità federali, il Dipartimento delle istituzioni intende rassicurare la popolazione ticinese, e in particolare i residenti della fascia di confine. L’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le forze dell’ordine del nostro Cantone, che continueranno a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione sul terreno.

Infine si rileva come – in generale – il numero di furti commessi sul territorio cantonale stia ulteriormente diminuendo anche in questi primi mesi del 2018, a seguito delle varie misure adottate dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale in collaborazione con il Corpo federale delle guardie di confine e delle Polizie comunali ticinesi. Per quanto riguarda le misure annunciate dalla Confederazione, il Dipartimento attende le analisi svolte dai servizi federali, per comprendere le ragioni che hanno portato il Consiglio  federale a rinunciare alla misura.

Ristorni, Gobbi e Zali in minoranza

Ristorni, Gobbi e Zali in minoranza

I due ministri sono stati gli unici contrari al pagamento.
Unanimità invece sulla collaborazione con Piemonte e Lombardia

Nessuna sorpresa: sui ristorni il Governo ticinese ha deciso a maggioranza per non bloccarli. La conferma, dopo le indiscrezioni circolate già nella giornata di ieri, è arrivata oggi dal direttore del DI Norman Gobbi. Lo ha fatto a margine dell’assemblea generale della Regio Insubrica, durante una giornata che, alla fine, si è confermata all’insegna della cooperazione transfrontaliera.
Se da un lato i due ministri leghisti sono stati gli unici a dirsi contrari al pagamento, dall’altro Gobbi e Zali hanno ritenuto importante proseguire il dialogo con le autorità di confine, magari sperando in una sensibilità maggiore del nuovo governo italiano.
Obiettivo per il quale, non va dimenticato, resta essenziale anche il ruolo della Confederazione:
“Si possono avere diversi punti di vista. Claudio Zali ha sottoscritto un volere di trattenere i ristorni per obbligare ad investire i soldi e rividere una politica passiva da parte degli enti nazionali italiani sulle infrastrutture” ha dichiarato ieri Gobbi ai microfoni di TeleTicino. “Come Consiglio di Stato, in maniera condivisa e senza fratture interne, abbiamo condiviso di operare con regione Piemonte e Lombardia un piano di azione per affrontare quelle opere e fare fronte comune nei confronti di Berna e Roma. Questo perchè se ci sono problemi per infrastrutture tra i due Stati le conseguenze le vediamo noi direttamente: dal Locarnese con le chiusure regolari dei collegamenti con il Piemonte, e le colonne infinite nel Sottoceneri che sono dovute ai frontalieri e alla mobilità individuale che non viene ottimizzata. L’obiettivo è di migliorare anche questi aspetti di vivibilità”.

Ticino in ‘pressing’ con Lombardia e Piemonte

Ticino in ‘pressing’ con Lombardia e Piemonte

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 de La Regione

Gobbi nominato presidente della Regio Insubrica: ‘Costellazione politica attuale da sfruttare’

«La costellazione politica è favorevole». Norman Gobbi lo ripete quasi fosse un mantra. Nel giorno in cui assume la presidenza della comunità di lavoro Regio Insubrica, e all’indomani dall’essersi trovato in minoranza in governo sul blocco parziale dei ristorni proposto dal collega leghista Claudio Zali, è tutto sorrisi e diplomazia. Liberati anche per quest’anno i soldi delle imposte dei frontalieri, il ‘pressing’ si potrà fare comunque, ritiene il consigliere di Stato. «Con le regioni Piemonte e Lombardia perseguiamo obiettivi comuni – commenta Gobbi a margine dell’assemblea della Regio –. È importante poter far pressione insieme su Berna e su Roma. La costellazione di chi siede nella stanza dei bottoni federale (leggi Ignazio Cassis agli Esteri) e a Roma (governo Conte, ndr) è favorevole per poter risolvere i problemi sulla linea di confine. Questo momento storico deve servire a questo». Il Gran Consiglio ha di recente dato incarico all’Esecutivo cantonale di avviare trattative con la controparte italiana. Con quale risultato? «L’intenzione è già stata condivisa con le due regioni italiane nel voler declinare in piani d’azione quegli interventi prioritari per far meglio convivere i nostri territori». Infrastrutture, soluzioni per la mobilità, messa in sicurezza delle reti stradali. «Nelle prossime settimane tecnici e politici si siederanno al tavolo per concludere un piano operativo condiviso». Una lista ordinata per priorità, che convince anche Massimo Sertori (Lega Nord), assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Svizzera. Quando il documento sarà pronto «potremo far intervenire anche il governo centrale, in questo momento molto più sensibile rispetto a prima – precisa –. Senza andare a toccare i ristorni o altro, magari attraverso Roma riusciamo a rimodellare un accordo bilaterale». E soprattutto ottenere più finanziamenti. «Da una parte c’è l’assonanza politica, e persone al governo che conoscono perfettamente i problemi transfrontalieri. Ma è in trattativa pure l’autonomia della Regione Lombardia – ricorda Sertori –: dovesse andare in porto, e oggi ci sono le condizioni politiche perché accada, significa ricevere competenze e soldi. Dal nostro punto di vista sono condizioni nuove non banali. Anzi, stravolgenti. Che possono aiutare in modo determinante la soluzione dei nostri problemi cronici». Un cambiamento di “costellazione” su cui è ben più prudente Aldo Reschigna del Pd, vicepresidente della Regione Piemonte. «Solo il tempo dirà» se effettivamente siamo di fronte ad una svolta. «Credo ci debba essere la consapevolezza che ciascuno dei nostri paesi non può vivere come un’enclave chiusa – aggiunge Reschigna –. E credo che la Regio Insubrica possa aiutare a contribuire a risvegliare una progettualità locale transfrontaliera».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Il dopo ristorni e la presidenza a Norman Gobbi

Mentre i milioni dei ristorni prenderanno il volo verso Roma, come è stato deciso mercoledì dal Consiglio di Stato riunitosi sulle isole di Brissago, la carica di presidente della Regio Insubrica passa in mani ticinesi. Durante l’assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica tenutasi a Mezzana, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto la carica, succedendo al vicepresidente della Regione Piemonte Aldo Reschigna. E alla luce di quanto scaturito dal tradizionale incontro settimanale del Governo, Gobbi ha dichiarato: «Sulla questione dei ristorni c’erano visioni differenti tra chi, come Claudio Zali e il sottoscritto intendevano bloccarli per obbligare le persone a sedersi al tavolo, e chi invece ha preferito una soluzione alternativa. Ma tutto il Governo è consapevole che con Regione Lombardia e Regione Piemonte esistono interessi comuni, evidenziati attraverso delle reciproche lettere che ora dovranno essere concretizzate in un piano operativo, in modo da risolvere quei piccoli problemi e fare fronte comune verso Roma e verso Berna. Questo proprio perché – prosegue ancora Gobbi – oggi la costellazione di entrambi i Governi è positiva. A Berna, quale interlocutore, abbiamo un consigliere federale ticinese in carica per gli affari esteri, Ignazio Cassis. Un momento storico quindi da utilizzare proprio per risolvere i problemi sulla linea di confine». Problemi questi che il consigliere di Stato ritiene debbano essere affrontati «dai territori di frontiera e non dagli Stati centrali, in modo da non delegarne la soluzione a Berna o Roma».

Quanto all’accordo sui frontalieri parafato nel dicembre del 2015, Reschigna osserva: «I tempi in cui è venuto a maturazione erano incompatibili con lo scenario politico proprio dell’avvicinamento alle elezioni. Aspetto questo che si è dimostrato un freno. Mentre per il tema delle compensazioni fiscali c’è molta preoccupazione da parte delle comunità locali. Per favorire l’approvazione a livello nazionale è necessario che lo Stato affronti il tema delle compensazioni nei confronti dei comuni italiani». In merito poi alla modalità di risoluzione dei problemi che coinvolgono i territori di confine, Reschigna spiega: «È uno dei compiti della Regio Insubrica costruire quelle convergenze necessarie a risolvere le questioni che coinvolgono gli interessi delle comunità locali». Per quanto riguarda invece la «costellazione dei governi a Berna e a Roma più favorevoli rispetto al passato» per dirla con le parole di Gobbi, Reschigna non esprime giudizi. Ma confermando la volontà di mantenere vivo il dialogo e promuovere la cooperazione, il vicepresidente della Regione Piemonte sottolinea: «Credo ci debba essere la consapevolezza che ciascuno dei nostri paesi non può vivere come un’unità chiusa, per cui le relazioni con i territori confinanti è vitale per poter costruire un futuro di sicurezza economica e sociale». L’obiettivo è «risvegliare e costruire una progettualità locale transfrontaliera, che significa anzitutto guardare al sistema delle istituzioni locali e delle università che possono essere anche di stimolo nel fornire dei riferimenti importanti» ha infine dichiarato.

Una Regio Insubrica quindi ancora vitale, come conferma Gobbi: «Una volta vi erano anche dinamiche di carattere culturale, che oggi si è preferito lasciare un po’ da parte per concentrarsi maggiormente sulla risoluzione dei problemi del territorio. La Regio rimane il luogo privilegiato per discutere e dialogare». In conclusione sono stati presentati il rinnovato sito internet (www.regioinsubrica.org) e il nuovo logo.

 

Servizio trasmesso nell’edizione di giovedì 14 giugno 2018 de Il Quotidiano

Italia e Svizzera, fronte comune
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