Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet

Articolo pubblicato sul portale web www.blick.ch

Tessiner Regierungsrat Gobbi frohlockt über Knast-Strafe für Gotthard-Raser

Die Verfolgung des deutschen Strassen-Rowdys Christian R. (43) machte der Direktor des kantonalen Justizdepartments zur Chefsache – mit Erfolg.

Norman Gobbi (41) liest die gute Nachricht im BLICK: Christian R. (43) muss doch hinter Gitter! «Endlich», sagt der Tessiner Regierungsrat und fügt zufrieden an: «Auf diesen Moment habe ich ein Jahr lang gewartet!» Dass nun ein deutsches Gericht dafür sorgt, dass ein Schweizer Urteil umgesetzt wird, ist für den Lega-Politiker eine grosse Genugtuung. Denn, dass der Gotthard-Raser offenbar nun doch in den Knast wandert, verdankt er der Hartnäckigkeit des Tessiner Justiz-Direktors.

Der Gotthard-Raser wähnte sich in Sicherheit
Gobbi war der Motor – aus gutem Grund. Christian R. war im Juli 2014 mit halsbrecherischer Geschwindigkeit über Schweizer Autobahnen unterwegs, hatte sogar den Gotthard-Tunnel im Zickzack mit 200 km/h durchquert. Dann schnappte ihn die Tessiner Polizei, nahm ihm den hochgetunten BMW Z4 (482 PS) weg.

Ein Richter in Lugano verurteilte den Deutschen im Februar 2017 zu 30 Monaten Haft, davon zwölf zu verbüssen. Doch der Gotthard-Raser sass zu diesem Zeitpunkt wieder daheim und verspottete die Schweizer aus vermeintlich sicherer Entfernung.

In zweiter Instanz doch zu Haft verurteilt
Was Christian R. nicht ahnte: Justiz-Direktor Norman Gobbi macht den Raser zur Chefsache. Er spannt das Bundesamt für Justiz ein, fordert von den deutschen Behörden, dass Christian R. die Haftstrafe, die ihm im Tessin aufgebrummt wurden, nun in Deutschland absitzen muss. In erster Instanz lehnte das ein Landesgericht in Stuttgart ab. In zweiter Instanz gab es grünes Licht: Zwölf Monate soll Christian R. in Stuttgart verbüssen, bestimmt das Oberlandesgericht. Jetzt lässt der Staatsanwalt den Gotthard-Raser antanzen.

«Richtig so! Er war ja nicht einfach nur geblitzt worden, er hatte durch sein Verhalten das Leben anderer gefährdet», sagt Norman Gobbi zum BLICK. «Überholen im Tunnel, das ist nicht zu tolerieren.» Ausserdem sei Christian R. geradezu unverschämt mit der Justiz umgegangen. Das Urteil jetzt zeige, dass auch im Ausland die Gesetze zu respektieren seien. «Der Einsatz hat sich gelohnt», sagt Norman Gobbi zufrieden. Der Tessiner hat nicht nur dafür gesorgt, dass der Gotthard-Raser in Haft kommt. Christian R. hat auch Einreise- und Fahrverbot in der Schweiz.

 

 

Addetto stampa: dopo Snider ecco Mariconda

Addetto stampa: dopo Snider ecco Mariconda

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 28 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Tempo di cambiamenti nel settore della comunicazione del Ministero pubblico e della polizia cantonale. A partire dal 1. maggio, e dopo un breve periodo di introduzione, Giovanni Mariconda diventerà ufficialmente il nuovo portavoce della Procura cantonale, in sostituzione di Saverio Snider, che passerà al beneficio della pensione. Ricordiamo che Mariconda, nominato dal Consiglio di Stato lo scorso dicembre, è stato capo edizione e caporedattore delle cronache regionali, della cronaca nera e giudiziaria del Corriere del Ticino. Ora «opererà in seno al Servizio comunicazione media e prevenzione della polizia cantonale e curerà in modo specifico i contatti tra i media e il Ministero pubblico», precisa una nota della polizia.

Sempre in un comunicato rivolto in particolar modo ai media si è per contro congedato Snider, al termine di una carriera che lo ha visto attivo al Ministero pubblico a partire dal 2011. «Colgo l’occasione – ha sottolineato Snider – per esprimere a tutti voi un grazie sincero per la comprensione e la gentilezza che avete sempre dimostrato nei miei confronti. Con la certezza che ciò avverrà anche nei riguardi del mio successore Giovanni Mariconda, vi auguro ogni bene».

Fallimenti: uscito ieri, il concorso per il subentrante di Bianco, scade l’11 maggio

Fallimenti: uscito ieri, il concorso per il subentrante di Bianco, scade l’11 maggio

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 28 aprile 2018 de La Regione

Garzoli: decisione del governo altamente opportuna. Noseda: positivo il mantenimento di figure e strutture che facilitano il passaggio di informazioni.

Scadrà a breve, venerdì 11 maggio, il concorso per la nomina dell’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri. L’uscita ieri del relativo bando sul ‘Foglio ufficiale’ e sul sito del Cantone www.ti.ch/concorsi fa seguito, come abbiamo riferito nell’edizione di martedì, alla decisione del Dipartimento istituzioni, avallata di recente dal Consiglio di Stato, di sostituire Patrick Bianco, tornato tre mesi fa all’avvocatura. Il governo rinuncia così a quanto aveva indicato nella manovra 2016 per il risanamento delle finanze statali: rinuncia cioè alla riduzione da due ufficiali (uno del Sottoceneri e uno del Sopra) a uno, a un solo ufficiale (cantonale).

«Quello fatto dal Consiglio di Stato è un passo altamente opportuno. Ed è stato compiuto grazie al lavoro svolto dalla Commissione parlamentare della gestione, che con le audizioni da lei condotte ha permesso di evidenziare all’attenzione del Dipartimento istituzioni una situazione preoccupante in Ticino legata ai fallimenti e in particolare a quelli ‘pilotati’ – osserva il deputato liberale radicale Giacomo Garzoli, relatore in seno alla Gestione sul messaggio governativo inerente alla riorganizzazione del settore cantonale che si occupa di esecuzioni e fallimenti –. Nel corso dei nostri approfondimenti verificheremo se la prospettata riforma complessiva del settore sia in grado di rispondere in modo efficace a determinate esigenze, tenendo conto degli obiettivi di risparmio del Cantone in generale. Intanto prendo atto con grande soddisfazione della pubblicazione del concorso per la nomina dell’Ufficiale del Sopraceneri». Informando della pubblicazione del concorso, il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ricorda che il nuovo Ufficiale dei fallimenti dirigerà “le sedi di Bellinzona e Valli e di Locarno e Valli”. E spiega che si cerca una persona con licenza o master in diritto conseguiti in un’università svizzera e con “esperienza in ambito di legislazione esecutiva e fallimentare”. Il brevetto di avvocato costituirà “titolo preferenziale”. Un “aspetto rilevante” sono le capacità “di conduzione” dei collaboratori e quelle “di leadership”, oltre “alle competenze organizzative e di coordinamento, orientate al risultato, essenziali vista l’importanza del ruolo”. Da ricordare che Bianco si occupava anche di allestire, per conto dei vari uffici fallimenti, le denunce al Ministero pubblico relative a dissesti in odor di illecito, agevolando il lavoro degli inquirenti.

Soddisfatto del passo compiuto dal Consiglio di Stato anche il procuratore generale John Noseda: «È senz’altro positivo il mantenimento di strutture e figure che facilitino il passaggio delle informazioni e il coordinamento degli interventi delle autorità nel caso di fallimenti che potrebbero avere risvolti di carattere penale». Ed è pertanto «importante che gli ufficiali di esecuzione e fallimenti abbiano le necessarie competenze anche per poter trattare questi casi». Sul fronte dei crac «siamo confrontati, come magistrati, con numerosi casi di società ‘usa e getta’, società che vengono aperte ma che in realtà sono vuote, prive di mezzi: iniziano l’attività, creano debiti e vengono chiuse con il trasferimento di tutti gli attivi a nuove società». Vi è poi «tutta una serie di società nell’ambito delle quali vengono commesse vere e proprie malversazioni in diversi settori. È allora fondamentale che tali casi quando sono accertati in sede fallimentare ci vengano tempestivamente notificati. E devo dire che in questi anni c’è stata un’ottima collaborazione che ha fra l’altro portato a un aumento delle segnalazioni e quindi delle aperture di procedimenti penali».

Pubblicato il concorso per l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

Pubblicato il concorso per l’Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per l’assunzione del nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, che avrà il compito di dirigere le sedi di Bellinzona e Locarno assicurandone la conduzione e la gestione.

Il nuovo responsabile dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri, subordinato alla Divisione della giustizia e che ingloba le sedi di Bellinzona e Valli e di Locarno e Valli, dovrà occuparsi della conduzione, del coordinamento, della pianificazione e del controllo dell’attività dell’Ufficio. In particolare, dovrà garantire la corretta e tempestiva esecuzione dei compiti nell’ambito della legislazione sull’esecuzione e sui fallimenti, partecipando altresì a gruppi di lavoro interni ed esterni all’Amministrazione cantonale e contribuendo alla formazione continua nel settore di sua competenza.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica in diritto rilasciata da un’università svizzera (brevetto di avvocato quale titolo preferenziale), che abbia esperienza in ambito di legislazione esecutiva e fallimentare. Un aspetto rilevante è legato alla conduzione del personale e alle capacità di leadership, oltre alle competenze organizzative, di coordinamento e orientate al risultato, essenziali vista l’importanza del ruolo di Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri.

Il Tribunale Federale boccia il Ticino a 15 comuni

Il Tribunale Federale boccia il Ticino a 15 comuni

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 aprile 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10397027
 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Territorio: Losanna boccia il Ticino a 15 Comuni

I giudici del Tribunale federale hanno dichiarato irricevibile l’iniziativa popolare lanciata nel 2013 dalla VPOD Norman Gobbi: «La sentenza dà slancio al piano cantonale delle aggregazioni, è una conferma giudiziaria»

Sull’iniziativa popolare «Rafforzare i Comuni – Per un Ticino moderno, democratico e ben organizzato» è calato definitivamente il sipario. Lanciata nel 2013 dalla VPOD, l’iniziativa chiedeva di riorganizzare il nostro cantone creando al posto degli allora 137 Comuni, quindici entità forti ripartite sul territorio. Il testo, approdato nel febbraio del 2017 sui banchi del Gran Consiglio, era però stato respinto con 48 voti favorevoli, 25 contrari e 3 astensioni poiché ritenuto irricevibile. «Dire che il popolo non può esprimersi mi sembra molto grave – aveva dichiarato in aula il primo firmatario Raoul Ghisletta (PS) – la questione finirà davanti al Tribunale federale». Partito il ricorso, ieri per i promotori dell’iniziativa è però arrivata la doccia fredda. Nella sentenza datata 17 aprile, i giudici dell’Alta Corte respingono il ricorso, rilevando che «l’iniziativa viola il diritto superiore». In particolare, il Tribunale federale ricorda come la Carta europea – ratificata dalla Svizzera nel 2005 – prevede che «per ogni modifica dei limiti territoriali le collettività interessate dovranno essere preliminarmente consultate». E qui sta il problema. Sì perché come si legge nella sentenza, «il voto espresso dalla popolazione di tutti i Comuni nell’ambito della votazione sull’iniziativa in esame non può essere qualificato quale consultazione ai sensi della Carta, poiché coinciderebbe con la decisione sulla loro dissoluzione senza prevedere, volutamente, una loro consultazione preventiva». In altre parole, in caso di votazione il popolo ticinese sarebbe stato chiamato a deliberare sul futuro del proprio Comune e del resto del Ticino, senza che le diverse località si siano espresse tramite una votazione consultiva. «Nell’ipotesi di un’accettazione del testo i Comuni attuali scomparirebbero, senza essere preliminarmente consultati», rileva il Tribunale federale. Da qui l’incompatibilità con il diritto superiore.

Si continua sulla rotta tracciata
Ad accogliere la sentenza con soddisfazione è il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che rileva come «questa decisione conferma la posizione espressa dal Governo di voler evitare una votazione generale sul Piano cantonale delle aggregazioni. Il fatto che il Tribunale federale abbia confermato la nostra posizione dà quindi nuovo slancio al progetto». Un progetto questo corretto dopo la fase di consultazione e che, in sintesi, mantiene sì la visione di un Ticino a 27 Comuni, ma concede maggiore libertà agli enti locali e alle iniziative aggregative. «L’approccio presentato nelle scorse settimane è confermato dalla decisione del Tribunale federale – continua il direttore delle Istituzioni – oltre alla scelta politica di promuovere i processi aggregativi dal basso, con questa sentenza abbiamo dunque una conferma giudiziaria». Ma non solo. La sentenza emessa dai giudici di Losanna ribadisce altresì le tesi espresse nel giugno del 2016, quando l’Alta Corte aveva respinto il ricorso di Giorgio Ghiringhelli. Allora, il Tribunale federale aveva decretato irricevibile l’iniziativa lanciata dal Ghiro e denominata «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona» che prevedeva la creazione di due grandi poli nati dall’aggregazione rispettivamente di 18 e di 17 comuni. «La decisione prudente del Tribunale federale, già espressa con la sentenza sull’iniziativa Ghiringhelli, conferma che la scelta strategica fatta dal Consiglio di Stato è corretta – conclude Gobbi – qui non si tratta di aver paura del giudizio dei cittadini: il voto popolare dev’esserci ma su progetti puntuali, non su un piano cantonale che, chiaramente, non può dare risposte a tutto. Significherebbe forzare la mano».

Di cavilli e chiamata alle urne
Sul fronte opposto, la sentenza del Tribunale federale suscita invece una certa amarezza tra i promotori dell’iniziativa. «Non possiamo che prendere atto della sentenza ma va detto che, su questi temi, il Tribunale federale sembra aver deciso una linea da mantenere tout court», commenta Ghisletta. Per poi aggiungere: «Mi spiace solo che, a furia di cavilli giuridici, per la popolazione non ci sia mai la possibilità di votare sulle aggregazioni. Ed è un peccato perché un voto sulla nostra iniziativa avrebbe potuto velocizzare i processi in corso, magari dando slancio a un controprogetto». Esclusa la possibilità di una chiamata alle urne, il primo firmatario rileva infine come «in un’ottica futura bisognerà capire come accompagnare questi processi aggregativi in una prospettiva di equità e di qualità dei servizi in tutte le zone. Per non parlare della solidarietà fiscale».

Sentenza del Tribunale federale sull’iniziativa popolare costituzionale elaborata che concerne i comuni

Sentenza del Tribunale federale sull’iniziativa popolare costituzionale elaborata che concerne i comuni

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della sentenza del Tribunale federale ricevuta in data odierna, che conferma l’irricevibilità dell’iniziativa “Rafforzare i Comuni. Per un Ticino moderno, democratico e organizzato”, con cui si proponeva di strutturare il Cantone in 15 Comuni. Il Tribunale federale ha in effetti respinto il ricorso contro il Decreto del Gran Consiglio del 14 febbraio 2017 di dichiarare irricevibile questa iniziativa popolare costituzionale.

La sentenza del Tribunale federale conferma tesi giuridiche e conclusioni già espresse nella sentenza del giugno 2016 sull’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove Città di Locarno e Bellinzona”.
La decisione convalida in particolare la tesi del Gran Consiglio, che aveva considerato irricevibile l’iniziativa poiché contraria al diritto superiore, non permettendo una preventiva sufficiente consultazione delle collettività locali prima di procedere ad un’aggregazione. In ambito aggregativo – anche alla luce di questa sentenza che pone la parola fine ad una procedura finora ancora aperta – il Dipartimento proseguirà nelle linee tracciate in vista dell’allestimento definitivo del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentate lo scorso 11 aprile 2018.
Contrariamente all’impostazione dell’iniziativa, il prospettato PCA promuove progetti di riorganizzazione promossi dalla comunità locali nel solco degli indirizzi da esso tracciati.

“Fallimenti, quell’ufficiale serve”

“Fallimenti, quell’ufficiale serve”

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 aprile 2018 de La Regione

Il Dipartimento istituzioni rivede il taglio: nominerà il successore dell’avvocato Patrick Bianco
Gobbi: necessario non sguarnire il settore. Andreotti: crac in aumento, il concorso uscirà venerdì prossimo.

Fallimenti, l’Ufficiale del Sopraceneri è necessario. È la conclusione cui è giunta la direzione del Dipartimento istituzioni di fronte all’aumento del numero di dissesti societari in Ticino. Ottenuto nei giorni scorsi il nullaosta del Consiglio di Stato, si accinge così a pubblicare il bando di concorso per la nomina del successore dell’avvocato Patrick Bianco, dimessosi a fine gennaio per tornare alla libera professione. «Uscirà questo venerdì sul ‘Foglio ufficiale’ e sui giornali», indica dal Dipartimento Frida Andreotti, alla testa della Divisione giustizia. Il governo rivede quindi una delle misure del pacchetto di risparmi del 2016 per il risanamento delle finanze cantonali legata alla riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare: la riduzione da due Ufficiali (uno per il Sottoceneri e l’altro per il Sopra) a uno, un solo Ufficiale cantonale. Insomma, si fa marcia indietro. «Dati recenti sull’apertura di fallimenti ci hanno imposto una doverosa verifica – riconosce Andreotti –. Se nel 2015 ne sono stati aperti 835, l’anno seguente si è saliti a 1’045 e nel 2017 a 1’129. C’è una tendenza alla crescita piuttosto preoccupante. Cosa che si riflette pure sull’operatività degli uffici cantonali del settore fallimentare. Abbiamo pertanto ritenuto indispensabile rimpiazzare l’avvocato Bianco, designando, possibilmente in tempi brevi, il o la subentrante». Il nuovo Ufficiale del Sopraceneri sarà responsabile della sede di Locarno e di quella di Bellinzona, delle quali fanno parte anche gli uffici delle valli. Una partenza di peso quella di Bianco, dato che si occupava pure di allestire, per conto dei vari uffici fallimenti cantonali, le denunce all’attenzione della Procura in caso di crac in odor di reato. Ciò che facilitava non poco il lavoro degli inquirenti impegnati nella lotta agli illeciti finanziari. Una perdita “non indifferente per il Cantone”, aveva dichiarato, da noi intervistato sul fenomeno dei cosiddetti dissesti fraudolenti premeditati, il direttore della sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori Nicola Bagnovini a proposito delle dimissioni di Bianco (cfr. edizione del 20 gennaio). Timori sui contraccolpi della sua partenza sono stati espressi anche in seno alla sottocommissione parlamentare della Gestione che sta esaminando il messaggio governativo proprio sulla riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare. Il Dipartimento e dunque il governo preferiscono giocare d’anticipo: da qui la recente decisione di nominare un Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri. «Considerata la situazione, occorre procedere celermente – riprende la direttrice della Divisione giustizia –. È anche per questo che il concorso verrà pubblicato fra pochi giorni. I candidati dovranno essere in possesso di una licenza in diritto (il brevetto di avvocato costituirà titolo preferenziale), conoscere il diritto fallimentare ed essere in grado di condurre un team. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, verranno sottoposti a un assessment». Il nuovo Ufficiale dei fallimenti «guiderà gli uffici di Locarno e valli e quelli di Bellinzona e valli, garantendone anzitutto l’attività». Dopodiché, prosegue Andreotti, «con entrambi gli Ufficiali dei fallimenti (quello del Sottoceneri e quello del Sopraceneri), la Polizia giudiziaria, il Ministero pubblico e altri servizi si valuterà, con la direzione del Dipartimento, l’adozione di rimedi che come Divisione abbiamo individuato per contrastare in maniera efficace i fallimenti fraudolenti». Afferma il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: «Sentendo nella sottocommissione parlamentare alcuni commenti e percependo comunque la necessità di non sguarnire il settore fallimentare, ho discusso in governo e in particolare con il collega Vitta (Christian Vitta, titolare del Dipartimento finanze ed economia, ndr) dell’opportunità di mantenere la figura dell’Ufficiale del Sopraceneri». Non ci sono sempre dei reati dietro ai fallimenti, ricorda Gobbi. Tuttavia, sottolinea il consigliere di Stato, «il fenomeno dei dissesti fraudolenti esiste e non va sottovalutato». Anche per favorire un sano sviluppo dell’economia.

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Trend al ribasso in tutto il Dipartimento

Di recente il Consiglio di Stato, in risposta a una mozione sull’assenteismo negli uffici dell’Amministrazione cantonale, ha evidenziato che ci sono dei settori con livelli d’assenza superiori ad altri ma che non si può parlare di fenomeno radicato.
Mi piace però sottolineare che – mentre gli altri Dipartimenti sono stabili – il mio è l’unico Dipartimento che dimostra un trend al ribasso a partire dal 2012, poco dopo il mio arrivo alla direzione. Un dato che mi rallegra e che dimostra come, in particolare le riorganizzazioni, hanno contribuito a migliorare anche le condizioni di lavoro dei miei collaboratori, con conseguente beneficio in termini di efficienza dei vari uffici.
Non è un segreto che un clima favorevole incide positivamente sulle persone, rendendole più motivate sul posto di lavoro e meno soggette alle assenze.
La soddisfazione è ancora maggiore se penso che tra i servizi del mio Dipartimento ci sono delle realtà lavorative sensibili e difficili. Penso in particolare alle strutture carcerarie, un settore alquanto impegnativo per le mansioni assegnate e per il contesto in cui si opera. Nonostante ciò, le cifre dimostrano una regolare diminuzione delle assenze da tre anni, in parallelo alla profonda riorganizzazione da me voluta e condotta dal nuovo Direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini.

Un ambiente di lavoro più sereno
Quella degli agenti di custodia è indubbiamente una delle professioni più onerose perché ogni errore può avere delle gravi ripercussioni. Una priorità è stata di mettere tutti i collaboratori nelle condizioni ideali per svolgere la propria attività, creando un ambiente di lavoro più disteso, favorito da una maggiore vicinanza dei quadri al personale. Si è cercato di favorire la comunicazione tra le parti, ascoltando con attenzione i bisogni e dando più riscontro alle esigenze attraverso una pianificazione del personale decentralizzata. Una misura molto apprezzata è stata quella di dare a tutti la possibilità di contribuire in modo istituzionale al miglioramento del lavoro, coinvolgendo il personale in un rapporto sempre più bidirezionale. L’ambiente positivo all’interno delle strutture carcerarie è stato infine possibile anche grazie al continuo dialogo con i rappresentanti sindacali, diventati dei partner imprescindibili.

Dei nuovi stimoli professionali
Ci sono però altri aspetti che hanno permesso di agevolare e valorizzare i collaboratori. Sono state moltiplicate le possibilità di carriera all’interno delle strutture carcerarie, istituendo parallelamente un percorso di formazione pratico e teorico per gli aspiranti quadri. La riorganizzazione è pure servita per ampliare le possibilità di impiego del personale, tramite nuovi servizi quali il trasporto dei detenuti e soprattutto delle nuove specializzazioni come nel caso del gruppo d’intervento in caso di problemi e di quello per la ricerca di stupefacenti. Sono inoltre stati demandati nuovi compiti alla centrale operativa. I collaboratori possono oggi interpretare il loro ruolo in maniera più dinamica, cogliendo queste nuove opportunità, rispettivamente approfittando delle formazioni interne per individuare nuovi stimoli. La maggiore flessibilità è senza dubbio apprezzata e contribuisce a fidelizzare le persone poiché ognuno ha la possibilità di trovare la giusta collocazione professionale. D’altra parte, le accresciute esigenze in termini di sicurezza hanno implicato maggior lavoro per il personale, che ha comunque risposto con innegabile responsabilità e con un invidiabile attaccamento alla professione.

In questi anni mi sono impegnato a creare delle condizioni di lavoro interessanti all’interno del mio Dipartimento, adeguando il personale per distribuire meglio il carico di lavoro e fornendo più strumenti. Sono convinto che questa scelta abbia permesso di ridurre il tasso di assenteismo e nel contempo abbia contribuito a migliorare la soddisfazione professionale dei miei collaboratori rendendoli più efficaci nelle risposte alla popolazione.

Autostrada: sentinelle in prova per tre anni

Autostrada: sentinelle in prova per tre anni

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 21 aprile 2018 del Corriere dei Ticino.

Il progetto «Via libera» è pronto per la partenza – In futuro si potrà intervenire celermente se il traffico va in tilt Cocchi: «Una prima nazionale» – Il 2017 della polizia tra controlli radar, prostitute e lotta agli abusi sui minori

Code, ingorghi e attese esasperanti. È la realtà quotidiana di molti automobilisti che percorrono le strade cantonali e l’A2. Arterie prossime al collasso di fronte alle quali il Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) è pronto a mettere in campo il progetto «Via libera». Una misura che mira a ridurre i rischi di paralisi sulle strade. Come? A partire dalle prossime settimane e per la durata di tre anni, due pattuglie della polizia cantonale saranno attive sul tratto autostradale tra Mendrisio e il dosso di Taverne (la mattina in direzione nord e la sera verso sud). Questo «al fine di garantire un’elevata prontezza di intervento e di risoluzione degli eventi nel minor tempo possibile, soprattutto nelle fasce orarie più critiche», ci spiega il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Un provvedimento che «è una prima a livello svizzero» ma che, riconosce Cocchi, «non sarà la soluzione al problema del traffico. “Via libera’’ rappresenta però un cerotto che permetterà di intervenire più celermente sul luogo dell’incidente». Ma non solo. Assieme alla fase test partirà anche una campagna di sensibilizzazione rivolta agli automobilisti «poiché ci siamo resi conto a più riprese che chi utilizza l’autostrada non sa come comportarsi in caso di emergenza, ad esempio creando un corridoio centrale per agevolare l’intervento dei mezzi di soccorso», aggiunge Cocchi. E sempre nell’ottica di migliorare la viabilità, un’altra misura sulla quale si sta riflettendo con l’USTRA concerne il divieto di sorpasso generalizzato per i mezzi pesanti lungo i tratti a due corsie, come già avviene in gran parte della Svizzera. «È una misura che potrebbe rivelarsi utile – evidenzia il comandante della polizia cantonale – ma una simile decisione non è di competenza della polizia cantonale. Da parte mia posso solo dire che non sarà comunque la panacea a tutti i mali».

Quel piede un po’ troppo pesante
E in attesa che il progetto pilota ingrani la marcia, ieri la polizia cantonale ha pubblicato il bilancio dell’attività 2017, contraddistinta anche dai controlli mobili della velocità. Dati alla mano, nel corso dell’anno sono stati 334 gli appostamenti effettuati dagli agenti, la maggior parte (233) all’interno delle zone abitate (vedi grafico). Verifiche queste in calo rispetto alle 419 registrate nel 2016 e più che dimezzate se confrontate con i 669 controlli del 2015. Una sorta di «operazione simpatia»?, abbiamo chiesto al nostro interlocutore. «Direi piuttosto che grazie ad una maggiore collaborazione con i corpi delle Comunali siamo riusciti a coordinare meglio i controlli che, se sono diminuiti di quantità, sono cresciuti di efficienza in termini di prevenzione». Un lavoro gomito a gomito che ha permesso di «evitare i doppioni». Per dirlo con le cifre, i controlli hanno interessato 271.876 veicoli, il 6,7% dei quali pizzicati a una velocità superiore al consentito, contro il 10% di media degli anni precedenti. Un eccessivo colpo di gas che, in 630 casi, si è tradotto in un ritiro della patente. Ma quanto ha influito la segnalazione dei radar mobili, introdotta su volontà del Parlamento? «Difficile da dire senza statistiche – continua Cocchi – sicuramente qualche effetto l’ha avuto. Ma in generale direi che a incidere è l’insieme delle misure messe in campo». Detto dei dispositivi mobili, i radar fissi hanno invece «controllato 13,5 milioni di veicoli – si evince dal rapporto – di cui lo 0,97% in infrazione». In questo caso sono state 2.389 le licenze revocate. E se i controlli per la velocità rallentano, a impennare sono invece i test sul tasso alcolico. In tal senso, «l’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati per abuso di alcool – rileva la polizia – dai 5.368 controlli del 2016 si è infatti saliti a quota 9.736 nel 2017». Di questi, 910 sono risultati fuorilegge.

Di bambini e orchi
Detto dei controlli sulle strade, c’è poi un altro settore che non manca di attirare l’attenzione nel rapporto della polizia. Quello degli abusi su minori. Se in generale le infrazioni contro l’integrità sessuale sono diminuite passando da 210 a 178, a conoscere un trend opposto sono state le indagini per maltrattamenti nei confronti dei minori, salite da 24 a 41 nel 2017. Cifre al rialzo anche per quanto concerne le inchieste per atti sessuali con fanciulli, passate da 46 a 54, come pure le segnalazioni per comportamenti sospetti nei confronti dei più piccoli. Se nel 2016 erano state 24, l’anno scorso le segnalazioni sono balzate a quota 41 mentre in generale, gli arresti legati a reati sessuali sono stati 28, dieci in più del 2016. «L’aumento della violenza, non solo in casa ma anche allo stadio o all’esterno delle discoteche, è un tema che preoccupa – conclude Cocchi – in generale però posso dire che le modifiche al Codice penale hanno permesso interventi più celeri alla polizia. Allo stesso tempo direi che grazie al lavoro di prevenzione, c’è una maggior predisposizione a denunciare questi casi».

Strade: con le auto crescono le multe

Strade: con le auto crescono le multe

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 19 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10378697

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 aprile 2018 del Corriere del Ticino.

Nel 2017 i veicoli in circolazione sono aumentati ancora, superando le 328.000 unità. Incassati 6,1 milioni dalle contravvenzioni. La TI 72 venduta online al prezzo più caro.

Sul fronte della circolazione, in Ticino regna decisamente il segno «+». Anche nel 2017 il numero di veicoli immatricolati è infatti cresciuto, dando seguito alla pluriennale tendenza al rialzo. Nel dettaglio a fine anno si contavano 328.218 fra autoveicoli, motoveicoli, veicoli di lavoro, e altri. Una crescita, seppur leggera e pari allo 0,63%, sulla quale ha inciso in modo particolare l’incremento delle automobili passate da 226.713 a 227.908 unità. E se il parco veicoli cantonale ha guadagnato nuovi metri, con esso sono cresciute anche le molteplici attività svolte dalla Sezione della circolazione. A partire dagli incassi finanziari, che lo scorso anno hanno superato i 174 milioni di franchi, ossia il 7% in più rispetto al 2016. Tra le voci d’entrata che hanno portato il fatturato a crescere di 11,4 milioni spicca il nuovo aumento delle multe, nel 2017 salite a quota 6,1 milioni a fronte dei 5,2 dell’anno precedente. «L’incremento a questa voce d’entrata va però ricondotto all’aumento dei veicoli, ma anche dei conducenti in circolazione» tiene a precisare l’aggiunto e sostituto capo della Sezione della circolazione Aldo Barboni. Un contesto, questo, che ha avuto un importante impatto anche sull’Ufficio giuridico di Camorino, chiamato a emanare poco meno di 73.000 decisioni tra revoche, divieti e multe (+14,58%). «Parliamo però di provvedimenti non solo a carico degli automobilisti ticinesi, ma di tutti coloro che da oltre San Gottardo o da sud hanno transitato sulle nostre strade» ha notato Barboni. Per poi aggiungere: «Trattiamo tutti allo stesso modo».

Targhe da un milione
Il 2017, oltre che per il nuovo aumento di veicoli e multe, sarà però ricordato per diversi altri motivi. «Quello appena trascorso – ha evidenziato Barboni – non è stato un anno di sole cifre e delle oltre 575.000 pratiche trattate. Il 2017 ha fatto rima con rinnovamento e con trasformazioni a più livelli: da quello logistico a quello strutturale, passando ai servizi informatici a favore dell’utenza». Sì perché oltre alle novità di rilievo che hanno riguardato i collaudi eseguiti a Camorino, a maggio è stata introdotta l’asta delle targhe sulla pagina web della Sezione. Una modalità che ha riscosso un importante successo e che in 8 mesi di attività ha portato alla vendita di 125 placche all’asta e di 826 targhe a prezzo fisso. Il tutto per un introito complessivo superiore a 1 milione di franchi. Soldi, questi, destinati in parte alle campagne di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure» promosse dal Dipartimento delle istituzioni. Da notare che sui potenziali rischi di irregolarità nell’ambito dell’asta online delle targhe – soprattutto connessi a eventuali compravendite da parte degli utenti – Barboni ha voluto rassicurare: «Le condizioni, come già avveniva per le aste tradizionali, restano molto restrittive. Ad esempio le targhe a 2 o 3 cifre non possono essere rivendute dal compratore al di fuori della cerchia dei familiari o, nel caso di veicoli intestati ad imprese, dei membri dei Consigli d’amministrazione».

Esami: incremento dei bocciati
Tornando ai dati del rendiconto, fra le varie cifre spicca quella relativa al tasso di riuscita per i 5.762 esami pratici della categoria B. Dopo il miglioramento del 2016 – con le bocciature scese al 39% – lo scorso anno gli aspiranti conducenti che non hanno superato il test su strada sono infatti stati più di 4 su 10. Per quanto riguarda invece gli esami teorici – 6.479 in totale – il tasso di non riuscita si è fermato al 18%. E sempre a proposito di conducenti: le licenze attive a fine 2017, come detto, sono aumentate di nuovo, sfiorando le 290.000 unità (+1,64%). Sul fronte degli allievi conducenti, le patenti rilasciate sono invece state 9.034, pari a un’incremento del 4,13% rispetto al 2016.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 aprile 2018 de La Regione.

Sempre più multe in circolazione

Crescono le infrazioni. Barboni: ‘Anche chi è in transito fa numero’. Ecco le cifre 2017 della Sezione L’aggiunto capo: ‘L’affluenza rimane alta a Camorino. Potenziato il portale online, sportelli aperti anche sul mezzogiorno’.

Più traffico, più multe. Equazione semplice che trova riscontro nei numeri del rendiconto 2017 della Sezione della circolazione, pubblicato ieri. Le decisioni dell’Ufficio giuridico sono aumentate del 14,6% rispetto al 2016, superando abbondantemente le 72mila. La maggior parte sono multe (56’607, +14,4%), ma anche con revoche, divieti e ammonimenti non si scherza (13’598, +18,8%). «Questo però non deve spaventare i ticinesi, perché in questa cifra ci sono tutti gli utenti della strada, compreso chi è in transito». Chi incappa in un radar fa numero, fa notare Aldo Barboni, aggiunto capo della Sezione. «L’ulteriore incremento nel numero delle multe è soprattutto dovuto all’aumento dei veicoli in circolazione, così come dei conducenti». Le automobili targate ‘TI’ hanno raggiunto ormai le 228mila unità (+0,5% rispetto al 2016) e rappresentano la maggioranza dei veicoli immatricolati (328mila in totale). L’aumento del lavoro dell’Ufficio giuridico nel 2017 “conferma la tendenza osservata negli scorsi anni – si legge nel rendiconto –. Nuove norme comportano quale conseguenza diretta un aumento quantitativo delle pratiche, come pure una maggiore complessità nella gestione dei procedimenti amministrativi e penali”. «Quando si parla di nuove norme si fa riferimento a decisioni di revoca anche non per infrazione, ad esempio per lo stato di salute di un conducente anziano – aggiunge Barboni –. Oppure penso a quelle norme entrate in vigore nel 2014, come l’abbassamento del tasso alcolemico per i neopatentati. Questo porta chiaramente ad avere un incremento delle multe». E di conseguenza di incasso: oltre sei milioni di franchi. A cui si aggiungono i 25 milioni dalle tasse e i 142 milioni per le imposte, per il ragguardevole fatturato totale di 174 milioni di franchi.

Oltre 30mila franchi per la TI 72
Numeri che si riflettono anche nell’attività agli sportelli così come online. Il portale è infatti sempre più visitato, e utilizzato. «Bisogna insistere affinché il cittadino si abitui sempre di più ad approfittare dei mezzi informatici – rileva Barboni –. Sempre più pratiche possono essere svolte da casa, come il deposito delle targhe». Tutto ciò aiuta a smaltire le file a Camorino… Come siamo messi con i tempi di attesa? «L’affluenza rimane molto alta e stiamo lavorando per andare incontro all’utenza – replica il capo aggiunto –. Vi sono dei giorni però in cui raggiungiamo dei picchi agli sportelli, fino a 1’300 pratiche in un giorno». Per questo è tra l’altro stato introdotto un nuovo sistema dei ticket che regolano la coda. «Dal 1° giugno del 2017 sono poi entrate in funzione al Servizio immatricolazione le nuove postazioni di lavoro, collocate direttamente allo sportello. La nuova impostazione evita spostamenti e perdite di tempo ai funzionari, rendendo ancora più rapido il servizio all’utenza. Inoltre – annota ancora Barboni –, sempre da giugno è stata introdotta l’apertura degli sportelli continuata dalle 8 alle 16, senza pausa nella fascia di mezzogiorno. Ma è chiaro che ci vuole un po’ affinché la popolazione ci faccia l’abitudine e ne approfitti». Tra le novità va infine segnalata quella dell’asta online, realtà da circa un anno. Nel corso degli otto mesi di attività sono state vendute 125 targhe all’asta e 826 a prezzo fisso, per un totale complessivo di oltre un milione di franchi. La targa auto più apprezzata è stata la numero TI 72, venduta a 32mila franchi.