Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

07 giugno 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili Signore ed egregi Signori,

è con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e in particolare del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, che raggruppa, quale “Federazione mantello”, le sei associazioni di Categoria presenti nel nostro Cantone.
Colgo l’occasione di salutare i rappresentanti delle stesse presenti oggi in sala.

“I fiduciari sono una componente rilevante della realtà economica ticinese e vogliono essere protagonisti del suo futuro”.
Così si esprimeva la Presidente Cristina Maderni nel corso del Forum annuale dello scorso ottobre organizzato a Vezia; un concetto pienamente condivisibile che permea anche l’Assemblea odierna incentrata sul titolo “Nuovi ruoli per nuovi scenari”.

Come ho avuto modo di evidenziare nei miei interventi tenuti dinnanzi a voi negli anni passati, parlando di piazza finanziaria ticinese si pensa spesso al ruolo giocato nella medesima dal settore bancario, senza tuttavia chinarsi sull’importanza delle attività dei fiduciari, che nel tempo hanno saputo adeguarsi – in maniera maggiormente dinamica rispetto ad altri settori – ai mutamenti che hanno toccato la nostra economia e di riflesso la nostra società.

Una dinamicità che, unita a una sviluppata capacità di adattamento insita nella vostra funzione, ha permesso a voi tutti di rendere la vostra attività ancora più flessibile nei differenti rami dell’economia.

Un aspetto che costituisce certamente un valore aggiunto nella necessità – che vale per tutti, dall’economia privata a quella pubblica – di ricalibrare il proprio ruolo in base ai nuovi scenari, come l’avvio dello scambio automatico di informazioni, che contraddistinguono il nostro mondo in continua evoluzione.

Questa capacità, che definirei di resilienza, dei fiduciari, di voi tutti, non può essere tuttavia fine a sé stessa e prescindere dalla presenza generale in una determinata economia di condizioni quadro adatte allo sviluppo economico del tessuto sociale.
In questo senso, penso alla recente decisione del Popolo di approvare la prima tappa della riforma fiscale e sociale, nata dall’esigenza in particolare di migliorare l’attrattività fiscale del Ticino nel contesto intercantonale e di mitigare il rischio di fuga dei buoni contribuenti, un rischio segnalato anche dalla Federazione.

Una riforma che coniuga in maniera complementare obiettivi di natura fiscale e sociale e che costituisce un primo passo verso il rinnovamento del nostro quadro normativo tributario, tenendo conto dei cambiamenti in atto in ambito fiscale internazionale e federale nonché del posizionamento del nostro Cantone a livello intercantonale.

Oltre alla fiscalità competitiva, uno dei fattori di attrattiva di un Paese, con riferimento anche agli ambiti di competenza del Dipartimento delle istituzioni che dirigo, è quello della sicurezza.

Nel 2017 sono stati 14 gli arresti effettuati dalla Polizia cantonale per reati economico finanziari. Tra le 267 inchieste di polizia (preciso, di Polizia e non Ministero pubblico) ancora aperte in questo ambito, i reati maggiormente denunciati si confermano la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro.
Molte di queste indagini riguardano intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un organo di autodisciplina.

Questi dati confermano la necessità di disporre di una vigilanza efficace, a tutela dei clienti e della nostra piazza finanziaria.
E i dati relativi all’attività svolta in modo autonomo nel 2017 dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario dimostrano una vigilanza viva e presente sul nostro territorio, che comprende oltre 1’800 professionisti autorizzati ad esercitare giusta la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario.

Per fornire qualche cifra: la sezione ispettiva dell’Autorità di vigilanza ha trattato lo scorso anno 238 incarti.
Essa ha suddiviso il proprio operato fra indagini finalizzate all’accertamento del possesso dell’autorizzazione all’esercizio della professione e il perseguimento penale per l’esercizio abusivo della professione di fiduciario. Queste indagini sono sfociate quindi in 18 decreti d’accusa. Numeri che testimoniano, a mio parere, la necessità di sorvegliare il settore in cui operate.

Un settore quello del mondo finanziario, come detto in precedenza, in continua evoluzione, anche per complessità delle regole del gioco, e che comporta per voi tutti delle sfide impegnative da affrontare, con la flessibilità che vi contraddistingue.
E tra le nuove regole del gioco, come noto, il Legislatore federale intende introdurre, con la votazione finale prevista alle Camere federali il 15 giugno prossimo, la Legge sui servizi finanziari e la Legge sugli istituti finanziari.
Mentre la Legge sui servizi finanziari intende disciplinare l’offerta di strumenti finanziari nonché le condizioni inerenti la prestazione di servizi finanziari, la Legge sugli istituti finanziari disciplinerà l’ambito della vigilanza differenziata sui fornitori di servizi finanziari che, in qualsiasi forma, esercitano la gestione patrimoniale.

Due leggi che mirano a creare pari opportunità di concorrenza per gli intermediari finanziari e intendono proteggere maggiormente i clienti privati di banche e di gestori patrimoniali dagli investimenti a rischio, come detto, anche attraverso la sorveglianza.
Due leggi che introdurranno quindi dei “nuovi attori e dei nuovi scenari”, per riprendere il titolo dell’Assemblea generale ordinaria odierna.
Nuovi scenari ai quali il Consiglio di Stato, nel contesto della consultazione sui progetti avvenuti nell’ottobre 2014, aveva risposto con un’analisi critica su vari punti, pur dicendosi favorevole sia al principio di una regolamentazione federale unitaria comprendente tutti gli attori del settore finanziario estesa in particolare anche ai gestori patrimoniali e alle società di gestione patrimoniale, sottoposti solo in Ticino a disciplinamento tramite la Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciari, sia allo scopo di base delle due leggi, ossia la protezione del consumatore che usufruisce di servizi finanziari.
Alla luce della possibile entrata in vigore di queste due nuove leggi a metà 2019/inizio 2020, cosa si prospetta per la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari?

Di certo una revisione parziale, derivante dai necessari adeguamenti imposti dalla legislazione federale.
A mente del Dipartimento, tenuto conto dell’importanza economica del settore e delle esperienze positive fatte con la legge in vigore – che rammento ha avuto in Svizzera un ruolo pionieristico – la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari va mantenuta. Seppur, come detto, con i correttivi imposti a livello legislativo, connessi al regime autorizzativo dei fiduciari finanziari in particolare. Nel corso dei prossimi mesi, verrà quindi elaborato un progetto di revisione che vi vedrà coinvolti.

E in quest’ottica di collaborazione costruttiva, tanto apprezzata dalla istituzioni, a beneficio di un importante settore dell’economia cantonale, concludo questo mio intervento, augurandovi un buon prosieguo nei lavori assembleari e ringraziandovi dell’attenzione.

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

L’Alta Leventina farà da cornice, il 30 giugno 2018 ad una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti, organizzate dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito del progetto “Strade Sicure” e dal V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. Partendo da Airolo, agenti esperti in motocicletta accompagneranno gli amanti delle due ruote sui passi del San Gottardo e della Novena, fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate. Al mattino il Direttore del Dipartimento delle istituzioni porterà il suo saluto ai partecipanti.

Il Dipartimento delle istituzioni intende sensibilizzare i conducenti sul fatto che avere superato l’esame pratico di guida non rende automaticamente conducenti esperti; seguire periodicamente nuovi corsi di perfezionamento è una scelta responsabile e cruciale per ogni amante delle due ruote che tenga alla propria sicurezza e a quella degli altri utenti della strada.

Proprio in quest’ottica si inserisce l’appuntamento organizzato il 30 giugno in Alta Leventina che prevede anche la presenza di un apposito stand informativo ad Airolo con informazioni utili sul progetto Strade sicure e sulla campagna nazionale Rifletti, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni. Il ritrovo è previsto alle 9.15 sul piazzale del Forte Albinengo da dove i partecipanti saranno accompagnati da motociclisti esperti della polizia alla scoperta dei passi alpini del San Gottardo e della Novena, per ottimizzare le nozioni di base di guida in questi particolari contesti e ricevere pratici consigli. L’iscrizione è possibile sul sito internet di Strade sicure fino a sabato 23 giugno 2018 e fra tutti gli iscritti sarà sorteggiato un premio.

Infine, va ricordato che nel 2017 in Svizzera sono aumentati gli incidenti mortali che hanno coinvolto motociclisti, per un totale di 51 decessi (+8) e ben 1’047 feriti gravi. Anche le cifre che riguardano il Ticino non si sono distanziate da questa preoccupante tendenza, con 3 morti (+1) e 105 feriti gravi. I momenti più critici sono tradizionalmente associati all’inizio e alla fine della bella stagione: in primavera a causa dell’imperizia alla guida dopo la lunga e forzata pausa invernale, in autunno a causa della stanchezza e delle condizioni stradali con il calo della temperatura e della scivolosità della carreggiata.

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

In risposta a un’istanza d’intervento presentata da due membri del Municipio di Collina d’Oro, il Consiglio di Stato ha deciso di sanzionare la Sindaco e il Vice sindaco. Il provvedimento è legato principalmente alla decisione di non informare tempestivamente i colleghi sull’apertura di un procedimento penale nei confronti di un dipendente comunale.

Nella seduta del 29 maggio 2017, il Municipio di Collina d’Oro aveva deciso di assumere il Vice Comandante della Polizia comunale, poi entrato in servizio nel settembre dello stesso anno. L’esistenza di un procedimento penale a carico dell’uomo aveva poi indotto il Municipio, l’8 gennaio scorso, a sospenderlo dalla sua funzione, trasferendolo all’interno dell’Amministrazione comunale quindi nella seduta del 20 marzo scorso a interrompere il rapporto di lavoro.

L’istanza con la quale due dei sette membri del Municipio si sono rivolti al Consiglio di Stato – nel mese di gennaio di quest’anno – riguardava primariamente il fatto che Sindaco e vice Sindaco erano a conoscenza del procedimento penale, già prima dell’entrata in funzione del funzionario, ma avevano taciuto l’informazione ai colleghi.

Analizzando i fatti, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’informazione di cui erano venuti a conoscenza Sindaco e il Vicesindaco – l’apertura del procedimento penale a carico di un dipendente – doveva essere condivisa con il Municipio; ciò, per permettere al collegio di esercitare pienamente e con cognizione di causa i propri compiti di gestione del personale. Alla luce di queste considerazioni, il Governo ha deciso di sanzionare la Sindaco con una multa di 100 franchi – tenuto conto delle competenze del Sindaco nella direzione del collegio e nella gestione della corrispondenza – e il vice Sindaco con un ammonimento; contro entrambi i provvedimenti è ora data la facoltà di ricorso al Tribunale cantonale amministrativo.

Giochi in denaro: più sicurezza con la nuova legge

Giochi in denaro: più sicurezza con la nuova legge

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 del Corriere del Ticino

«Un socialista e un leghista discutono su una votazione federale, condividono lo stesso pensiero e si mettono d’accordo per rivolgere un appello alla popolazione». Non è l’inizio di una barzelletta, ma ciò che è successo in Consiglio di Stato, quando abbiamo analizzato la nuova Legge federale sui giochi in denaro, sulla quale la popolazione svizzera si esprimerà il prossimo 10 giugno. Pur nelle nostre (immutate) divergenze ideologiche, siamo infatti giunti entrambi alla conclusione che un sì sia la scelta giusta, anche per la popolazione ticinese.

Al di là delle controversie di fondo sul gioco d’azzardo, un tema che rimane problematico, è evidente che lo Stato ha interesse a regolamentare questo ambito, a vantaggio dei cittadini. Lo sappiamo bene perché ci occupiamo entrambi nei rispettivi Dipartimenti del fondo Swisslos (DECS) e delle lotterie e i giochi d’azzardo (DI). Il primo obiettivo è avere regole chiare, che permettano di minimizzare pericoli sempre in agguato come la dipendenza, le truffe e il riciclaggio di denaro. La proposta di legge elaborata da Governo e Parlamento mantiene tutte le misure per tenere sotto controllo questi rischi e conferma il meccanismo di concessioni e autorizzazioni statali, con obblighi chiari e controlli regolari. In più, la nuova legge adegua le norme svizzere all’era digitale, e potenzia la protezione dei giocatori problematici.

Si tratta di una linea politica che, oltre a proteggere i nostri cittadini, produce risultati finanziari positivi e tangibili. Il gioco d’azzardo, regolamentato e gestito nell’interesse pubblico, assicura infatti ogni anno entrate enormi a favore di assicurazioni sociali, cultura, sport e attività sociali.

Nel 2016 i versamenti totali da parte di case da gioco, scommesse sportive e lotterie hanno toccato quasi il miliardo di franchi (!) in Svizzera: 276 milioni a favore di AVS e AI e 630 milioni a favore di organizzazioni di pubblica utilità. Per quanto riguarda solo il Ticino, lo Stato riceve ogni anno oltre 20 milioni, che confluiscono nei fondi Swisslos e Sport-toto; con questo denaro sussidiamo ogni anno circa 750 attività e progetti sul nostro territorio.

Elemento non trascurabile è che l’attuale sistema di ripartizione degli incassi premia il nostro Cantone, vista la quota di spesa superiore alla media, anche per la presenza di numerosi giocatori stranieri.

Per queste ragioni, insieme agli altri colleghi di Governo, siamo convinti che la nuova legge sia uno strumento al passo coi tempi e fedele agli obiettivi di Confederazione e Cantoni: fare in modo che anche in futuro i giochi in denaro producano ritorni finanziari massicci a favore della collettività, mantenendo un sistema di controlli adeguato contro il proliferare di attività illecite.

Purtroppo, al momento attuale sembrerebbe che quella del 10 giugno sia una votazione federale molto meno sentita di altre, perlomeno a sud delle Alpi. Il tema, per le ragioni che abbiamo illustrato, ha tuttavia una rilevanza non secondaria per il nostro Cantone. Invitiamo quindi le cittadine e i cittadini ticinesi a votare sì il prossimo 10 giugno.

Pronti all’impiego, 24 ore su 24

Pronti all’impiego, 24 ore su 24

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 de La Regione

Gruppi speciali di polizia di sei Paesi impegnati in questi giorni in Ticino nello ‘Swiss Swat Contest’ Oltre dieci scenari operativi. Una gara fra tiro, percorsi a ostacoli e corsa in salita.

«Le forze speciali della polizia – sostiene Norman Gobbi – sono come l’esercito: pronte all’impiego, nella speranza che il loro impiego non si renda necessario», perché significherebbe che la situazione si è aggravata, tanto da rappresentare una seria minaccia per la sicurezza di una comunità. Forze comunque pronte 24 ore su 24 a entrare in azione, dice il capo del Dipartimento istituzioni assistendo, ieri sul Ceneri, a una delle esercitazioni dello ‘Swiss Swat Contest’, gara internazionale che vede impegnate da alcuni giorni in Ticino undici squadre composte di agenti dei gruppi speciali di sei Paesi, come i Nocs della Polizia di Stato italiana. Alla manifestazione prendono parte – oltre all’Italia – la Germania, l’Austria, il Lussemburgo, la Slovacchia e ovviamente la Svizzera, con sei team (uno è delle Guardie di confine). Dopo quattordici anni, lo ‘Swiss Swat Contest’ è così tornato in Ticino. L’evento è organizzato e diretto dalla Polizia cantonale. Il cui portavoce Renato Pizolli ricorda: «Chi ospita non partecipa». Ogni squadra, spiega il capitano Athos Solcà, è formata da «cinque elementi, più un coach»: i team sono alloggiati a Bellinzona, al Centro Gioventù e Sport. Quattordici i «cantieri», ubicati «sulla sommità del Monte Ceneri, nel Luganese e nel Mendrisiotto». Quattordici scenari/contesti nei quali le forze speciali potrebbero operare nella realtà. «A Lugano per esempio – riprende Solcà, responsabile del comitato organizzatore – i concorrenti vengono ammanettati all’interno di un edificio: devono riuscire a liberarsi e a lasciare lo stabile, di cui non conoscono la pianta, affrontando avversari e cercando di schivare trappole di vario tipo». In altri ‘cantieri’ si maneggiano armi e si spara dopo impegnativi percorsi a ostacoli. A Tesserete una corsa in salita: «Quattro chilometri e mezzo, 880 metri di dislivello…». Lo ‘Swiss Swat Contest’ si concluderà con la premiazione «della miglior squadra e del miglior tiratore», indica ancora Solcà. «Eventi come questo permettono anzitutto di stabilire preziosi contatti personali, cosa molto importante nella nostra professione», sottolinea il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, che è anche direttore dei corsi dell’Istituto svizzero di polizia destinati ai gruppi di intervento. Gruppi come quello (Gi) della Cantonale. Per potervi accedere, rammenta Pizolli, occorre aver lavorato per almeno tre anni in Gendarmeria: «Poi un anno di selezione fra duri test fisici, teorici e psicologici. Dopodiché, se si supera la selezione, un anno di prova nei Gi…». Non è certo una passeggiata.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 di Venti minuti

«Le situazioni di forte stress sono il loro pane quotidiano»

In questi giorni settanta agenti speciali si trovano in Ticino per sfidarsi nello Swiss Swat Contest. Hanno trenta minuti per entrare in territorio nemico, individuare il capo di un’organizzazione terroristica e sottrarre delle informazioni sensibili per sgominare tutta la rete. Uno scenario da film o da serie tv che in questo caso è però una delle prove che devono superare i settanta agenti speciali attualmente in Ticino per lo Swiss Swat Contest. Si tratta della manifestazione azionale più importante per i gruppi speciali dei Corpi di polizia svizzeri e che vede anche la partecipazione di agenti provenienti da altri paesi europei. «Per loro le situazioni di forte stress sono il pane quotidiano» ci dice Matteo Cocchi, comandante della polizia cantonale ticinese. «I nostri gruppi di intervento speciale «Le situazioni di forte stress sono il loro pane quotidiano» sono impiegati in situazioni difficili e soprattutto pericolose ». Tra queste si conta, per esempio, l’intervento che alla fine di febbraio aveva portato al fermo di una dozzina di membri della cosiddetta banda del buco. Malviventi che erano pronti a mettere a segno un colpo ai danni di una ditta di trasporti di Chiasso. Non sempre si tratta comunque di casi eclatanti. «Gli uomini dei gruppi d’intervento sono sempre attivi, e sono di supporto alla polizia giudiziaria e alla gendarmeria». Ma come si diventa agenti speciali? «Ci vogliono allenamento e la capacità di riuscire a superare situazioni di stress» spiega ancora Cocchi. «Chi desidera entrare nel reparto di intervento speciale deve innanzi tutto aver conseguito tre anni di attività in polizia ». Ora la competizione in corso in Ticino è anche un momento di condivisione. «È un’occasione in cui gli uomini e le donne dei nostri gruppi speciali possono accrescere le loro competenze» sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni.

Carcere femminile allo studio

Carcere femminile allo studio

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

Norman Gobbi segnala l’aumento di detenute registrato e i piani del suo dipartimento in quest’ambito

È sempre in fase di definizione la realizzazione di una sezione femminile all’interno delle strutture carcerarie ticinesi. Intanto però si studia la possibilità di riaprire per le detenute la struttura di Torricella-Taverne. Una decisione dovrebbe giungere entro il 2018. L’invito, formulato lo scorso anno dalla Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione, è stato dunque raccolto dal Dipartimento delle istituzioni (DI).

Il suo direttore, il consigliere di Stato Norman Gobbi, qualche giorno fa in Parlamento aveva segnalato il consistente aumento della popolazione carceraria femminile negli ultimi diciotto mesi. Gobbi ha spiegato che si tratta di una ventina di detenute, recluse sia nell’ambito delle indagini preventive, sia già in esecuzione pena. I reati commessi, spiega, vanno “dalle truffe ai furti agli stupefacenti”.

Non essendoci ora una sezione specifica, le carcerate non beneficiano delle misure previste per gli uomini al penitenziario della Stampa. Tra queste figura la possibilità di lavorare nei laboratori, in merito alla quale Norman Gobbi evidenzia che attualmente “non c’è la possibilità di poterle inserire insieme al resto della popolazione carceraria in esecuzione pena. Perciò scontano la loro reclusione alla Farera con i limiti della Farera ben più restrittivi”, che prevedono solo un’ora d’aria. Tuttavia, conclude il direttore del DI, chi sconta la pena alla Farera (donne comprese) ha modo di “seguire per esempio una formazione nell’ottica della risocializzazione e per evitare la recidiva”.

Incassano multe, lettera a Berna

Incassano multe, lettera a Berna

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione 

Il Dipartimento istituzioni vuole vederci chiaro sulle società private che incassano multe per conto, dicono, degli Stati dove è stato violato il codice stradale. Lettera e domande a Berna.

Società che incassano multe per conto, sostengono le stesse, degli Stati dove è stato violato il codice stradale: il Dipartimento istituzioni vuole vederci chiaro. La Sezione cantonale della circolazione ha così scritto di recente a Berna, ponendo all’Ufficio federale di giustizia (Settore assistenza internazionale) una serie di domande. Perché – annotano nella lettera Cristiano Canova e Michele Isolini, rispettivamente responsabile e capo dell’Ufficio giuridico della Sezione – “a scadenze più o meno regolari siamo confrontati con il problema, che non sembra avere una soluzione chiara e definitiva”. Il problema? Una ditta privata, svizzera o estera, trasmette al conducente residente in Svizzera “un avviso di contravvenzione commessa all’estero, chiedendone il pagamento”. All’importo della multa, rileva ancora la Sezione della circolazione, “si aggiungono spese (a volte esorbitanti) e interessi”. Anche la comunicazione “è sovente lacunosa”. Ovvero: “non è chiara l’autorità” per cui la ditta agisce, “non viene garantita un’adeguata risposta” a eventuali richieste di precisazioni, lo scritto “presenta errori ortografici e una grafica poco professionale”. Fatto sta che “sono numerosi i conducenti” che, alla luce di queste situazioni, “si rivolgono” al Cantone. Come ha fatto anche il Fat, il Fronte automobilisti Ticino. Nella missiva indirizzata all’Ufficio federale di giustizia, la Sezione della circolazione chiede fra l’altro se, per essere valida, l’intimazione di una multa debba essere fatta dalla competente autorità o possa essere delegata a una società privata. Se l’intimazione è stata correttamente effettuata dall’autorità, in caso di mancato pagamento “la procedura d’incasso può essere assunta da una società privata?”. E ancora: “Vi è una differenza” se la società d’incasso è svizzera o estera? La società “può richiedere tasse e spese supplementari? Entro quali limiti? E interessi?”. L’articolo 271 del Codice penale svizzero, quello sugli atti compiuti nel nostro Paese senza autorizzazione per conto di uno Stato estero, “è applicabile alla presente fattispecie? A che condizioni?”. Altri quesiti: “È ipotizzabile un invito al Ministero pubblico della Confederazione a voler prestare particolare attenzione a questi casi?”. Ed “è possibile avere un elenco degli Stati con cui è stato concluso un accordo per regolamentare simili procedure?”. Si attendono risposte da Berna. «Il nostro obiettivo è capire che legittimazione hanno queste società, se agiscono effettivamente per questo o quel Paese – afferma il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – . Vogliamo evitare, a tutela dei nostri cittadini, che si commettano abusi e truffe». Soddisfatto della lettera il presidente del Fat. «È necessario e urgente – dice Andrea Censi – che si faccia chiarezza»

Giustizia Cartellino rosso per 651 criminali

Giustizia Cartellino rosso per 651 criminali

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Poco più della metà (54%) dei delinquenti stranieri condannati ha subito un provvedimento di espulsione Il Ticino è fra i Cantoni più severi – Norman Gobbi: «È stato recepito in modo corretto il mandato popolare»

Poco più della metà (54%) dei delinquenti stranieri condannati ha subito un provvedimento di espulsione Il Ticino è fra i Cantoni più severi – Norman Gobbi: «È stato recepito in modo corretto il mandato popolare»

Primi bilanci per l’attuazione delle nuove disposizioni del Codice penale sull’espulsione dei delinquenti stranieri, entrate in vigore il 1. ottobre 2016. Per reati quali omicidio, lesioni personali gravi, appropriazione indebita qualificata, rapina, truffa, atti sessuali con fanciulli, matrimonio forzato ecc., a prescindere dall’entità della pena è prevista l’espulsione dai cinque ai quindici anni dal territorio svizzero. Secondo l’Ufficio federale di statistica, in base alle attuali disposizioni, un’espulsione obbligatoria sarebbe possibile in ben 1.210 condanne. Il provvedimento tuttavia è stato deciso nel 54% dei casi. Significa che gli stranieri condannati effettivamente espulsi dal Paese sono stati 651. La giustizia ticinese si è mostrata più severa rispetto alla media nazionale. La quota delle espulsioni infatti è stata del 72%. Su 72 condanne riferite all’articolo 66 del Codice penale, 52 si sono tradotte in un’espulsione.

Un risultato di cui il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non esita a definirsi soddisfatto. «Il Ticino applica la legge in maniera corretta. Prendiamo ad esempio il Vallese, un Cantone paragonabile al nostro poiché conta una popolazione straniera residente simile ed è anch’esso confrontato con una realtà di confine. Stando alle statistiche, il Vallese si posiziona al di sotto della media svizzera, quindi il 72% raggiunto dal Ticino non può che essere un buon risultato: significa che la nostra giustizia penale ha recepito correttamente il mandato popolare che è stato espresso con la votazione del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri». Per poi aggiungere: «Magari qualcuno si immaginava di poter raggiungere il 100% delle espulsioni, ma occorre ricordare che la legge prevede delle eccezioni. Eccezioni che il giudice penale è chiamato a ritenere, se giustificate».

Bisogna in effetti ricordare che il giudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Il giudice inoltre deve tenere conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera.

In ogni caso, aggiunge Gobbi, «dire che in Ticino si eseguono le espulsioni in maniera sistematica sarebbe sbagliato: non da ultimo dal momento che le vie di ricorso permettono sempre di porre in evidenza gli elementi sensibili del singolo caso. Poi, chiaramente, sta al giudice valutare una nuova decisione sulla base degli elementi apportati dal ricorrente». Per il consigliere di Stato comunque non ci sono dubbi: «I prossimi anni saranno decisivi per poter applicare la modifica della legge. Quel che è certo è che il Ticino, su questa materia, è più sensibile e ricettivo rispetto ad altri Cantoni. Siamo, magari, più diligenti».

La percentuale delle espulsioni effettive (54%) varia a seconda del permesso di dimora, nonché del tipo e della durata della condanna, ricorda l’UST. Sono stati colpiti da espulsione il 10% dei titolari di permessi B o C condannati e il 71% delle persone con altri statuti. La quota di espulsioni pronunciate era dell’80% per le condanne ad una pena detentiva. Considerando unicamente le condanne a pene detentive di più di sei mesi, questa quota arriva quasi al 90%. Nel caso di pene detentive di meno di sei mesi, tale quota scende al 17%. La quota di espulsioni più bassa (3%) è quella che riguarda le condanne ad una pena pecuniaria.

 

Articolo pubblicato su www.cdt.ch

Ticino tra i “campioni” dell’espulsione

Il nostro cantone percentualmente è risultato tra i primi cantoni a espellere i criminali stranieri – Norman Gobbi su Instagram: “avanti così”

Tra i risultati pubblicati stamane dall’Ufficio federale di Statistica (UFS) riguardo alle condanne penali in Svizzera durante il 2017 ce n’è uno in particolare che ha fatto sorridere il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.
Questa mattina l’UFS ha infatti pubblicato anche i dati riguardanti le espulsioni di criminali stranieri in caso di pena detentiva. Sui 1’210 casi in totale che riguardavano condanne per infrazione all’articolo 66a del Codice Penale, mediamente in Svizzera lo scorso anno sono state eseguite espulsioni nel 54% dei casi. Nella comparazione intercantonale di questa particolare statistica il Ticino si posiziona al terzo rango con 52 espulsioni su 72 casi (72%). Davanti a noi si trova solo il canton Jura (75%) e il canton Grigioni con cinque decisioni su cinque in favore dell’espulsione (100%).
Norman Gobbi tramite Instagram non ha nascosto la sua soddisfazione per questo risultato: “Il Ticino e la sua Giustizia penale seguono le indicazioni del Popolo sulle espulsioni penali dei criminali stranieri, risultando i più “duri” nell’applicare la norma tra i Cantoni medio-grandi. Avanti così!”.

L’articolo 66a CP
L’art. 66a CP comprende l’elenco dei reati per i quali una persona di nazionalità straniera può essere condannata a un’espulsione per una durata da cinque a quindici anni. Questo articolo prevede anche la possibilità, a determinate condizioni, di rinunciare alla pronuncia di un’espulsione.

 

 

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Le nostre valli sono state fra le prime a prendere in mano il proprio destino istituzionale, avviando un processo aggregativo capace di consolidare la propria funzionalità politica e amministrativa. Il prossimo 10 giugno sarà (nuovamente) il turno delle cittadine e dei cittadini di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra, Frasco, Lavertezzo, Sonogno e Vogorno, chiamati a esprimersi sull’aggregazione della Valle Verzasca in un Comune unico, con la separazione dei territori in valle da quelli sul piano.

Nell’aprile del 2013 il progetto era già stato accolto dalla popolazione, con l’eccezione del Comune di Lavertezzo – e meglio, della frazione sul piano – il cui Municipio decise di ricorrere contro il decreto di aggregazione del Gran Consiglio. Il Tribunale federale, nell’agosto del 2015, annullò la decisione perché non sussisteva una sufficiente base legale per decidere la separazione coatta di parti di territorio da un Comune. Nel frattempo la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni è stata opportunamente modificata e il progetto aggregativo è stato riattivato per ridare slancio al consolidamento istituzionale della Valle Verzasca, che oggi raccoglie la convinta adesione di tutti gli enti locali.

La Verzasca che potrà nascere con le elezioni comunali del 2020 è frutto di una visione chiara e condivisa sulla vocazione di un territorio il cui paesaggio è un patrimonio conosciuto ben oltre i confini cantonali e nazionali. L’identità e il senso di appartenenza alla comunità rappresentano un ulteriore collante per superare una frammentazione istituzionale che ostacola uno sviluppo ottimale della valle, oltre a un sano e corretto ricambio delle cariche. Da sempre il mio Dipartimento è atten-to a mantenere un equilibrio territoriale: le zone periferiche – come le nostre valli – devono avere la forza di evolvere rispondendo alle esigenze della società e di diventare un partner affidabile per il Cantone. E le aggregazioni sono una spinta vitale in questa direzione.

Grazie a questo progetto non mancheranno le opportunità di sviluppo, i settori strategici d’intervento e ovviamente gli aiuti cantonali a sostegno. Oltre agli 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario complessivo, sono previsti 2,4 milioni di franchi quale contributo per una nuova palestra presso il centro scolastico di Brione Verzasca e ulteriori 2 milioni di franchi a sostegno di investimenti di sviluppo a valenza regionale. Al nuovo Comune di Cugnasco-Gerra verrà corrisposta un’indennità per il ritiro dei beni amministrativi del territorio in valle (di circa 500’000 franchi, compresi nel risanamento finanziario complessivo). Per il nuovo Comune di Lavertezzo è previsto un aiuto eccezionale di 2,6 milioni di franchi quale contributo di risanamento e circa 1,3 milioni di franchi quale indennità, sempre per il ritiro dei beni amministrativi del territorio valligiano (anch’esso compreso nel credito di 11 milioni). A differenza di cinque anni fa, oggi in valle si vogliono creare opportunità, e sono proprio i Comuni a volerlo. Come previsto anche dal Piano cantonale delle aggregazioni, si vuole prediligere un approccio che vede le proposte di aggregazione giungere dal basso, promosse dagli enti locali. In questo senso il Cantone non vuole forzare la mano: è questa la ricetta vincente delle aggregazioni di successo.

Ancora una volta tutte le cittadine e i cittadini della Verzasca hanno la possibilità di prendere in mano le sorti del loro destino, esprimendo un sì convinto a favore dell’aggregazione. L’occasione è propizia per dare vita a un Comune unico, che sappia amministrare e promuovere uno dei territori più vasti del Ticino. La nuova realtà locale potrà così dare il suo contributo nel gettare le basi solide per costruire insieme il futuro, non solo di una valle, ma di un intero cantone.

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione

«È stata l’occasione, per entrambi, di mettere sul tavolo i temi che ci stanno a cuore». Era un sindaco di Stabio «soddisfatto» quello che, ieri pomeriggio, lasciava l’incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, al suo fianco il neo capo degli Enti locali Marzio Della Santa. Per Simone Castelletti il solo fatto che l’autorità cantonale visiti un Comune, tanto più di frontiera, è «positivo». Anche perché, ci fa notare, «i problemi ci sono e si toccano con mano». In realtà Stabio è la prima tappa di un ‘tour’ che porterà il consigliere di Stato in giro per il Ticino e che nel Mendrisiotto dall’autunno lo vedrà ‘sbarcare’ anche a Chiasso e a Mendrisio. Per cominciare il sindaco di Stabio e i suoi colleghi di Municipio hanno approfittato per allargare il discorso dal Piano cantonale delle aggregazioni – su cui l’ente locale si è sempre dichiarato scettico – e la riforma Ticino 2020 a una tematica ‘calda’ come la prospettata revisione delle Polizie strutturate. «La discussione – ci conferma Castelletti – è stata aperta e costruttiva. I punti sollevati sono stati recepiti dal direttore. Per noi del resto è importante mantenere la prossimità sul territorio». Affaire à suivre.