Divisione della giustizia: pubblicato il bando di concorso per il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Divisione della giustizia: pubblicato il bando di concorso per il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che oggi, venerdì 12 luglio 2019, è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del Cantone il bando di concorso pubblico per la posizione di Capo/a dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa nell’ambito del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure.
Dopo un’esperienza ultratrentennale nel settore dell’esecuzione delle pene e delle misure, l’attuale responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini-Foglia, passerà a beneficio della pensione nell’autunno prossimo.
In quest’ottica, la Divisione della giustizia è alla ricerca di un/una sostituto/a alla direzione dell’Ufficio, chiamato a svolgere un servizio fondamentale in un settore sensibile dello Stato. In particolare, l’Ufficio ha come compito la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite l’azione educativa e la reintegrazione sociale, assicurando, durante la detenzione, l’assistenza sociale a tutte le persone che ne fanno richiesta. L’Ufficio propone e controlla anche l’esecuzione delle misure penali previste dal Codice penale nei casi di malattie psichiche, dipendenze, giovani adulti e internamento. Si occupa pure della tematica relativa alla violenza domestica, per quanto concerne il sostegno e la gestione di autori o autrici. Inoltre gestisce l’esecuzione delle pene alternative contestualmente alla sorveglianza elettronica e al lavoro di pubblica utilità.
Il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa assicurerà la direzione – conduzione, gestione, coordinamento, pianificazione e controllo – dell’Ufficio nei suoi ambiti di competenza, implementando le modifiche legislative e normative in materia di esecuzione delle pene e delle misure attinenti all’assistenza sociale, al reinserimento e alla prevenzione della recidiva. Aspetto centrale sarà posto sulla garanzia del rispetto delle norme etiche e deontologiche e del perseguimento degli obiettivi di esecuzione nella presa a carico delle persone detenute o sottoposte a mandato ed affidate all’Ufficio. Il/la responsabile dell’Ufficio si occuperà altresì, d’intesa con la Divisione della giustizia, del tema della violenza domestica, con particolare riguardo al sostegno e alla gestione di autori o autrici.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa (master o licenza) in scienze umane, specificatamente in ambito sociale, economico, giuridico e criminologico, che disponga di predisposizione e/o esperienza di conduzione di un ufficio o di un gruppo, come pure nello sviluppo e nella gestione di progetti e nel loro coordinamento. Capacità decisionale, analitica e orientata al risultato, attitudine al lavoro indipendente e di gruppo, all’ascolto e alla mediazione, affidabilità, discrezione e accentuato spirito di iniziativa, come pure buone conoscenze linguistiche – dovendo partecipare o condurre riunioni inter-cantonali –, sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.

Tutte le informazioni e i requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 12 agosto 2019, sono consultabili alla pagina web www.ti.ch/concorsi.

Rancate: chiude il centro migranti

Rancate: chiude il centro migranti

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Dal 2020 la struttura potrebbe sorgere a Stabio o nella cittadina di confine
Tra un anno il centro per i migranti di Rancate molto probabilmente chiuderà. Il Governo cantonale, come confermato alla RSI dal consigliere di Stato Norman Gobbi, è infatti in fase di trattativa con la SEM (la Segreteria di Stato della migrazione) e le parti sono alla ricerca di una soluzione alternativa. Tra le ipotesi – a dipendenza che si tratti di una soluzione provvisoria o più a lungo termine – c’è quella di trasferire il centro a Chiasso o a Stabio.

Entrate in calo
Della chiusura del centro di Rancate (tecnicamente si tratta di un centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata) si era già parlato esattamente un anno fa ed era stato deciso di prolungare l’attività fino all’estate di quest’anno ed eventualmetne estenderla – come appunto è stato ora deciderlo – fino al luglio dell’anno prossimo. I motivi della chiusura sono da ricercare nella drastica diminuzione delle entrate di migranti in Ticino. Aperto nel giugno del 2016, tra l’agosto di quell’anno e il dicembre dell’anno successivo aveva ospitato oltre 10.000 persone.
Sempre stando alla RSI il Governo e la SEM starebbero discutendo due ubicazioni alternative per la nuova sede. Una sarebbe la protezione civile di Stabio. E il ministro Gobbi invece, direttore del Dipartimento delle istituzioni, starebbe anche valutando un ipotesi che prevede la creazione di un centro unico a Chiasso, agli ex magazzini FFS. Un centro che unirebbe le guardie di confine (incaricate dei primi controlli in ambito migratorio), la stessa SEM e il Dipartimento istituzioni competenti in ambito di asilo. Gli ex magazzini sono tra l’altro già allestiti, senza però essere mai stati utilizzati, come dormitorio. Il numero di migranti in entrata in Ticino, come detto, è diminuito in modo sostanzioso. Stando alle informazioni fornite ieri a Rancate avrebbero soggiornato da inizio anno circa tre persone al giorno. Nel 2018 il centro è costato circa 670.000 franchi (le spese sono state coperte da cantone e Confederazione). Un drastico calo che giustifica la chiusura di Rancate ma – a detta di Norman Gobbi – non dovrebbe vanificare la possibilità di pianificare soluzioni più a lungo termine. Non si può infatti assolutamente escludere, nei prossimi anni, un riacutizzarsi dei dei fenomenti migratori e, di conseguenza, dei tentativi di raggiungere il nostro Paese.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de Il Quotidiano
Rancate, Centro verso la chiusura
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11967569

 

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

Il 30 giugno 2019 si è conclusa la fase di raccolta delle candidature dell’edizione 2020 del premio “Comune innovativo”. Al concorso hanno preso parte 12 Comuni ticinesi che hanno presentato un totale di 21 progetti nelle due sezioni previste dalla competizione, ovvero “Comunità SMART” e “Innovazioni in Comune”. La proclama-zione dei vincitori avverrà nel mese di febbraio del 2020.
La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collabora-zione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), esprimono soddisfazione per il buon interesse dimostrato dagli enti locali al concorso “Comune inno-vativo”. Sono stati infatti 21 i progetti presentati da 12 Comuni ticinesi: nello specifico 13 candidature sono state inoltrate nella sezione generale “Innovazioni in Comune” (rivolta ai progetti organizzativi) mentre 8 iniziative sono state invece proposte nella sezione “Comu-nità SMART” (dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie).
La buona adesione alla competizione testimonia l’impegno costante dei Comuni ticinesi nel cercare di trovare soluzioni innovative per soddisfare i bisogni della comunità e al con-tempo conferma la sensibilità delle realtà locali nell’identificare progetti all’avanguardia per assolvere i propri compiti istituzionali e migliorare la propria organizzazione.
I vincitori del concorso saranno decretati in occasione della seconda edizione del Simposio Cantone-Comuni che avrà luogo nel corso del mese di febbraio del 2020.

Elenco dei progetti candidati al premio “Comune innovativo”

 

 

Titolo

Comune

Sezione del concorso

Comunità SMART

Innovazioni in Comune

1 Incentivare il ripopolamento Acquarossa

 

X

2 Pubblicazione su Acquarossa Acquarossa  

X

3 Aula nel Bosco Bioggio  

X

4 Bar baretto nel Parco Bioggio  

X

5 Servizio di trasporto dedicato alle persone anziani per l’aiuto alla spesa Bioggio  

X

6 Sportello zanzara tigre Bioggio  

X

7 Re-innovation for re-population Blenio, Acquarossa  

X

8 Sportello lavoro Cadenazzo  

X

9 Apiario didattico Capriasca  

X

10 Lugaggia Innovation Community Capriasca

X

 
11 Record management e archiviazione elettronica Locarno  

X

12 Piattaforma eGov Lugano  

X

13 Rinnovo scuola elementare Massagno

X

X

14 Revisione immagine turistica Melide

X

 
15 SmartxME Mendrisio

X

 
16 SoernGO Sorengo  

X

17 App Comune di Stabio Stabio

X

 
18 Archiflow Stabio

X

 
19 Instagram Stabio

X

 
20 Sportello elettronico Stabio

X

 
21 Ufficio eneregia Stabio  

X

 

 

 

Meno tasse per tutti

Meno tasse per tutti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

La manovra fiscale accolta all’unanimità dal Consiglio di Stato prevede la riduzione del moltiplicatore cantonale e dell’aliquota dell’imposta sugli utili delle aziende.
Vitta (Dfe): ‘Se non facessimo nulla scivoleremmo agli ultimi posti della classifica.

Giù il moltiplicatore cantonale di due punti percentuali, eventualmente anche di quattro dal 2025. E un «accordo politico» in seno al Consiglio di Stato che promette, dopo l’estate, misure mirate in ambito scolastico e per le fasce più bisognose della popolazione per una spesa di circa 30 milioni nel periodo 2020-2024. Così il governo bilancia l’operazione di ritocco fiscale – aliquota dell’imposta sull’utile delle imprese dal 9% all’8% dall’anno prossimo fino al 2024, poi al 5,5% dal 2025 – che trae origine dalla riforma federale, volta a tassare alle stesse condizioni l’utile delle persone giuridiche abolendo i regimi privilegiati. «Tutti i cantoni stanno abbassando l’onere complessivo per le persone giuridiche: se non facessimo nulla, scivoleremmo agli ultimi posti della classifica intercantonale, perdendo competitività», mette in guardia Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, presentando la manovra fiscale alla stampa. «L’obiettivo della riforma cantonale – prosegue – è quello di mantenere il substrato fiscale delle persone giuridiche e proporre un sistema aggiornato alle esigenze odierne per le persone fisiche». La riduzione del coefficiente cantonale d’imposta avanzata dal governo è temporanea, ed è pronta a cadere quando vedrà la luce la riforma della Legge tributaria cantonale a cui l’Esecutivo inizierà a lavorare già nel corso della legislatura, con l’obiettivo di proporre interventi più mirati e differenziati fra varie categorie di contribuenti. Stando però allo stato attuale delle cose, l’impatto complessivo del pacchetto fiscale presentato ieri implicherà dal 2025 un minor incasso per lo Stato di poco superiore ai 100 milioni, e per i Comuni di poco inferiore ai 50 milioni.

Comuni compensati
L’onere della riforma sugli enti locali sarà in parte compensato dal Cantone con un contributo di 9 milioni di franchi l’anno. Nell’ottica poi di «rafforzarne l’autonomia» sarà concesso ai Comuni di applicare, dal 2025, un moltiplicatore differenziato tra persone giuridiche e persone fisiche, spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Tra i due moltiplicatori non ci potrà tuttavia essere una differenza superiore al 20%, a partire da un moltiplicatore minimo fissato al 40%. Misure peraltro discusse con gli enti locali e volute per non aprire sfide troppo fratricide, scongiurando il rischio di ‘dumping fiscale’». Evitando cioè che i comuni con poche aziende sul territorio possano approfittarne proponendo prelievi fiscali irrisori. «Tenendo poi presente che le persone giuridiche non votano…», rileva ancora Gobbi.

Accordo politico in cinque punti
Nel patto concluso al tavolo del Consiglio di Stato, con cui di fatto è stato possibile assicurare l’appoggio del ministro socialista Manuele Bertoli agli sgravi fiscali (leggi a lato), non sono compresi soltanto i milioni destinati alla scuola e alla socialità, di cui abbiamo detto in apertura. I punti dell’accordo sono cinque: ai due crediti milionari si aggiunge la volontà di presentare “entro la fine del 2019” un messaggio “per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensioni” degli statali e “quantificate al momento a 500 milioni”. Sempre in ambito di previdenza, si promette l’adozione di una “definitiva” e soprattutto “equa soluzione” concernente il futuro sistema previdenziale dei consiglieri di Stato, “tenendo conto dei lavori di approfondimento già effettuati dalla commissione del Gran Consiglio che si occupa del tema” (come noto, quello dei vitalizi dei ministri è uno dei dossier rimasti bloccati in parlamento la legislatura scorsa). E da ultimo vi è l’obiettivo condiviso “di presentare il preventivo 2020 in equilibrio”, con la necessità di “definire delle priorità d’intervento per gli anni a venire”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

La riforma: Un fisco più leggero per stare al passo
Sì unanime del Governo al nuovo piano di sgravi: a regime l’impatto sarà di 106 milioni – Giù l’onere per le imprese Scenderà anche l’imposizione per le persone fisiche – È accordo politico su educazione, socialità e Cassa pensioni

Un pacchetto fiscale da 106 milioni di franchi (a regime dal 2025) che sgrava società e cittadini e attribuendo ai Comuni maggiore autonomia fiscale. Ma non è tutto. La notizia, politicamente parlando, è che il Governo ha accolto all’unanimità la riforma, che sarà accompagnata da investimenti per una trentina di milioni nel settore della scuola e della socialità, unitamente ad una maxi-iniezione da 500 milioni di franchi, per il risanamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato.

La materia, per i non addetti ai lavori, è di quelle ostiche. Andiamo quindi con ordine. La necessità di questa riforma a livello cantonale nasce dal voto popolare a livello federale dello scorso 19 maggio, quando gli elettori svizzeri hanno approvato la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) che entrerà in vigore il primo gennaio del prossimo anno e abolirà in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Tutti i Cantoni hanno quindi iniziato ad adattarsi a queste nuove disposizioni. E il Ticino non fa eccezione: «Se non facciamo nulla, siamo fuori dal mercato», ha affermato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta nel presentare la riforma. E così, per compensare la fine dei regimi privilegiati, la riforma cantonale prevede la riduzione in due fasi dell’aliquota dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che passerà dall’attuale 9% all’8% nel periodo transitorio 2020-2024, e infine al 5,5% a partire dal 2025, quando l’imposizione unica delle imprese sarà effettivamente a regime. Christian Vitta ha quindi sottolineato che, senza questa misura, il nostro cantone rischierebbe di trovarsi negli ultimi posti della «graduatoria» dell’onere fiscale massimo: in parole povere, il Ticino rispetto al resto della Svizzera sarebbe tra i meno attrattivi dal punto di vista fiscale per le imprese. La riforma è quindi stata impostata per mantenere il cantone nella media nazionale. Ma il progetto presentato ieri non si ferma qui. La riforma prevede infatti anche una riduzione del moltiplicatore cantonale in due fasi: dal 100% passerà al 98% nei quattro anni di transizione, per poi fermarsi al 96% dal 2025. Questa ultima riduzione del 2%, però, potrà avvenire solo su decisione del Gran Consiglio. Va poi segnalato che, come annunciato da Vitta, il Governo intende presentare nel corso di questa legislatura una revisione generale della Legge tributaria che potrebbe sostituire quest’ultima misura sul moltiplicatore cantonale.

Un’altra questione che ha fatto discutere negli ultimi mesi riguarda la perdita che i Comuni registreranno in seguito alla riduzione dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche. Per limitare l’impatto sugli Enti locali, nella riforma il Governo ha previsto un contributo annuale di 9 milioni di franchi per i Comuni, che quindi dovrebbero registrare una perdita complessiva intorno a 60 milioni di franchi. Ma, anche in questo caso, non è tutto. Come spiegato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, a partire dal 2025 il progetto prevede di permettere ai Comuni di differenziare il loro moltiplicatore tra persone fisiche e persone giuridiche. «Si tratta di una misura che rafforza l’autonomia comunale. Dobbiamo ricordarci che il nostro federalismo è anche fiscale. Con il moltiplicatore differenziato a livello comunale diamo più autonomia agli Enti locali», ha sottolineato il consigliere di Stato, che ha poi precisato: «Le uniche limitazioni riguardano il differenziale massimo tra il moltiplicatore per le persone fisiche e giuridiche che non potrà superare il 20%, e il moltiplicatore minimo che non potrà scendere sotto il 40%». Gobbi ha infine precisato che queste misure saranno accompagnate da un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020.

Detto delle misure della riforma fiscale, veniamo ora all’impatto che queste avranno sui conti cantonali e comunali. Le ripercussioni finanziarie durante il periodo di transizione 2020-2024 dovrebbero essere quantificate in una perdita di 34,8 milioni per il Cantone e 10,2 per i Comuni. L’ulteriore impatto previsto dal 2025 porterebbe a una perdita di 71,2 milioni per il Cantone e 36 per i Comuni. L’impatto complessivo della manovra dovrebbe dunque essere il seguente: meno 105,9 milioni di franchi per il Cantone e meno 46,2 milioni per i Comuni. In questo senso, va detto, il consigliere di Stato Christian Vitta ha evidenziato: «L’obiettivo del Governo è di presentare il prossimo anno un preventivo in equilibrio. Dal 2021, invece, sarà necessario darsi una rotta per mantenere sostenibile l’impatto della riforma».

 

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

Il governo dà luce verde al potenziamento della Procura: messaggio in consultazione fino al 16 agosto.
Segretari giudiziari con competenze decisionali in ambito contravvenzionale. Nel frattempo l’Esecutivo ne attribuisce altri tre.

Potenziamenti nella magistratura penale, il governo compie un ulteriore importante passo. Dopo aver dato luce verde in maggio all’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici del Tribunale penale cantonale, ieri il Consiglio di Stato ha avallato la proposta del Dipartimento istituzioni di rafforzare pure organico e azione del Ministero pubblico. Concretamente: un procuratore “ordinario” in più, da destinare al gruppo di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati economico-finanziari e l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari sul fronte del cosiddetto penale minore, ovvero nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali, che costituiscono “circa il dieci per cento delle entrate annuali del Ministero pubblico”. Per ora quello del governo è un sì “di principio”, come lo stesso Esecutivo precisa in una nota. Salvo sorprese (assai poco probabili), il sì formale arriverà dopo l’esito della consultazione sul progetto di messaggio messo a punto dal Dipartimento diretto da Norman Gobbi.

Consultazione che «partirà domani (oggi, ndr)» e che «terminerà il 16 agosto», fa sapere la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E che coinvolgerà il procuratore generale, il presidente del Consiglio della magistratura, i giudici alla testa del Tribunale d’appello e della Corte dei reclami penali (Mauro Mini dirige entrambe le autorità), del Tribunale penale, della Corte d’appello e revisione penale, dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, della Pretura penale nonché il Magistrato dei minorenni, il comandante della Polizia cantonale e l’Ordine degli avvocati.
«Il messaggio definitivo – sostiene Gobbi – dovrebbe venir licenziato dal Consiglio di Stato a settembre». E dovrebbe ricalcare la bozza del documento posta in consultazione sino alla metà del prossimo mese. Toccherà poi al parlamento, sotto la cui lente c’è già la richiesta del quinto giudice per il Tribunale penale cantonale, pronunciarsi sugli interventi volti a potenziare il Ministero pubblico, che per essere concretizzati necessitano di una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Nel frattempo – ed è l’altra novità in materia dell’ultima seduta governativa prima della pausa estiva – l’Esecutivo, facendo capo a quella che è una propria competenza, ha deciso di assegnare alla Procura altri tre segretari giudiziari. Tre nuovi segretari – a breve usciranno i concorsi per la loro assunzione – che “supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della figura del perito contabile all’Ufficio dei fallimenti”, voluta dal governo per rendere maggiormente incisivo il contrasto ai crac “abusivi”.

Se il Gran Consiglio darà a sua volta l’ok al procuratore “ordinario supplementare” – una misura «strutturale», sottolinea Gobbi –, il numero dei pp (procuratore generale compreso) passerebbe a ventidue. Al nuovo magistrato inquirente verrebbero assegnati un segretario giudiziario (un posto a costo zero dato che lo si ricaverebbe all’interno del Ministero pubblico “a seguito di un previsto pensionamento”) e un funzionario con compiti amministrativi. Il rinforzo, secondo gli intenti di pg e Consiglio di Stato, opererà nella sezione di procuratori dediti al perseguimento degli illeciti finanziari. I relativi incarti, si evidenzia nel progetto di messaggio, registrano un incremento “costante e rilevante, sia a livello di numeri che dal punto di vista della loro complessità per implicazioni finanziarie per numero importante di parti, con conseguente dilatazione delle tempistiche decisionali e rischi concreti di prescrizione dell’azione penale”. E “ottenere risposte alla domanda di giustizia costituisce per la cittadinanza e per l’economia un fattore di fiducia e credibilità dell’ordinamento giudiziario”. Anche per evitare la politica dei ‘cerotti’, nella bozza di messaggio si stabilisce che la Procura “indirizza al Consiglio di Stato, entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio, un rapporto in merito alla riorganizzazione del Ministero pubblico, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia: Il Ministero pubblico tira il fiato

Il Consiglio di Stato tende la mano alla Magistratura ticinese dando luce verde all’atteso potenziamento.
Il PG Pagani: «Le nostre preoccupazioni sono state condivise» – Gobbi: «Coscienti della mole di lavoro»

Una boccata d’ossigeno per il Ministero pubblico. Dopo le diverse richieste indirizzate al Consiglio di Stato, l’Esecutivo ha deciso di tendere una mano alla magistratura ticinese, da anni confrontata con un crescente carico di lavoro. Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Governo – nel messaggio di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria – ha deciso di fornire una risposta alle esigenze manifestate a più riprese dal settore giudiziario. In particolare, su proposta del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi e della Divisione della giustizia, arriverà un nuovo procuratore pubblico ordinario che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente sul fronte dei reati economico-finanziari. Una risorsa, questa, che sarà assistita da un segretario giudiziario e da un collaboratore amministrativo, che andranno a costituire una nuova «colonna» all’interno dell’organico a disposizione della Procura.

«Ascoltate le nostre richieste»
«Le richieste del Ministero pubblico sono state condivise dall’Esecutivo e per questo devo ringraziare il Consiglio di Stato», commenta il procuratore generale Andrea Pagani. «Si tratta – prosegue – di un passo che va ad inserirsi in un discorso più ampio, volto a migliorare l’efficacia dell’attività della magistratura inquirente, soprattutto nel ramo finanziario, uno dei settori maggiormente sotto pressione». Dati alla mano, i fascicoli legati ai reati di natura economica non accennano infatti a diminuire e proprio in questo ambito, precisa Pagani, «si registra da un lato un aumento delle pratiche in entrata (in termini numerici ma anche dal profilo della complessità degli incarti) e dall’altra una problematica dettata dall’avvicendamento del personale». Negli ultimi otto anni, il 70% dei procuratori che si occupavano del settore non lavora più al Ministero pubblico. Si tratta di «un turnover enorme, anche perché ogni partenza lascia un’eredità di incarti che devono essere gestiti e studiati. A tutto ciò si somma il nuovo flusso di lavoro che il procuratore riceve». Tanto per fare un esempio, per riuscire ad essere efficace, un procuratore dovrebbe occuparsi al massimo di 200-250 incarti, mentre alcuni arrivano a toccare quota 500.

Tre nuovi giuristi come jolly
Insomma, grazie al potenziamento deciso dal Governo, se il Parlamento darà il proprio avallo, la magistratura inquirente potrà finalmente tirare il fiato. Non solo grazie all’introduzione di un nuovo procuratore. Il Ministero pubblico potrà contare infatti anche su tre nuovi segretari giudiziari che saranno assegnati internamente dal procuratore generale in base alle necessità che di volta in volta si presenteranno. «I tre giuristi potranno essere attivi presumibilmente a partire da settembre-ottobre e saranno distribuiti in modo da coadiuvare i procuratori in base a puntuali necessità e ai diversi sovraccarichi», precisa Pagani.

Infine, la terza misura andrà a beneficio della sezione di polizia, attribuendo ai segretari giudiziari la competenza delle contravvenzioni, ossia i reati per cui la legge commina esclusivamente una multa. «Un altro aiuto concreto che permetterà di sgravare il lavoro dei procuratori, considerando che si tratta di circa mille incarti sui 12 mila totali di ogni anno», annota il procuratore generale.

«Fornita una risposta strutturale»
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Gobbi rileva come la risposta del Governo abbia «riconosciuto quanto fatto in termini di riorganizzazione interna nel primo anno di lavoro del nuovo procuratore generale Pagani. Ricordo a questo proposito la decisione di trasferire un procuratore pubblico dall’ambito dei reati di polizia a quello economico». Inoltre, prosegue, «l’introduzione dei tre segretari con una funzione di jolly ha già dimostrato negli scorsi mesi di essere efficace, producendo gli effetti sperati».

La decisione di optare per un procuratore ordinario (e non quindi straordinario come ipotizzato inizialmente), sottolinea ancora Gobbi, è dettata dal fatto che «siamo ben coscienti dell’elevato turnover del personale: a differenza del passato il magistrato non è più un mestiere per la vita. A mente del Governo serviva dunque poter sgravare il lavoro dei singoli procuratori, fornendo una risposta strutturale e non solo temporanea».

Un milione il costo stimato
A livello di costi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni stima che le diverse misure varate dall’Esecutivo per sgravare il Ministero pubblico costeranno circa un milione di franchi. In generale, osserva, «abbiamo chiesto che la giustizia ticinese renda maggiormente conto del proprio operato, non solo per quanto concerne gli incarti e le decisioni, ma anche in termini di funzionamento interno, in modo da essere maggiormente trasparenti e dimostrare la necessità delle misure introdotte».

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 10 luglio 2019 de Il Quotidiano

Un nuovo procuratore per reati finanziari
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11963417

 

Il Governo vara le misure di potenziamento del Ministero pubblico

Il Governo vara le misure di potenziamento del Ministero pubblico

Comunicato stampa

Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Consiglio di Stato si è chinato sulle richieste di potenziamento del Ministero pubblico. Il Governo, aderendo alle proposte del Dipartimento delle istituzioni, ha fornito una risposta puntuale alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia penale cantonale.

Il Governo ha approvato il principio di potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare, con il relativo messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria che sarà posto in consultazione in questi giorni. La proposta governativa – che recepisce le indicazioni del procuratore generale circa l’importante evoluzione dell’attività nel settore economico-finanziario e la relativa complessità di trattazione degli incarti – verte sull’attribuzione al Ministero pubblico di un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente nel contesto dei reati economico-finanziari. Il/la procuratore pubblico aggiuntivo/a sarà coadiuvato/a da un/a segretario/a giudiziario/a e da un/a collaboratore/trice con compiti amministrativi, che andranno quindi a costituire una nuova “colonna” all’interno dell’organico del Ministero pubblico.

Nella proposta governativa posta in consultazione è parimenti prevista l’estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari del Ministero pubblico, segnatamente nell’ambito delle contravvenzioni. Una proposta che mira a sgravare l’attività dei procuratori pubblici, attivi nella sezione di polizia in particolare, responsabilizzando i loro stretti collaboratori giuristi. Spetterà al procuratore generale autorizzare puntualmente l’estensione delle competenze nei confronti dei segretari giudiziari.

Il Governo ha infine deciso di accompagnare la proposta suindicata con due misure puntuali: la prima, di competenza propria e di carattere urgente, volta a potenziare nell’immediato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari, che supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare, ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo altresì anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della nuova figura del perito contabile presso l’Ufficio dei fallimenti, contestualmente alla lotta contro gli abusi fallimentari. Queste tre risorse aggiuntive – per le quali a breve verranno pubblicati i relativi concorsi – saranno direttamente attribuite al procuratore generale, che potrà assegnarle internamente, avendo una visione d’insieme sull’attività, a seconda delle necessità afferenti i procedimenti penali, con un occhio di riguardo ai rischi di prescrizione e di riflesso, alla percezione della giustizia e alla credibilità del nostro sistema del perseguimento penale da parte della cittadinanza.

La seconda misura accompagnatoria rileva della competenza del Ministero pubblico ed è volta a migliorare la sua efficienza ed efficacia. A mente del Governo – che ha riconosciuto quanto predisposto organizzativamente dal procuratore generale in questo suo primo anno di attività – il potenziamento proposto con una nuova “colonna” e con tre segretari giudiziari aggiuntivi deve essere da stimolo e contribuire alla riorganizzazione interna del Ministero pubblico, tenendo conto segnatamente delle valutazioni espresse dallo specifico gruppo di lavoro contestuale al progetto “Giustizia 2018”, alle considerazioni del Rapporto del Consiglio della magistratura su Ministero pubblico del 30 giugno 2009 nonché delle indicazioni relative all’organizzazione interna del Ministero pubblico di cui alla sentenza del Consiglio della magistratura inerente al suo operato in un’importante e complessa inchiesta finanziaria, in particolare circa la necessità di istituzione di un sistema di controlling interno operativo, strutturato e costantemente applicato, verificato e migliorato da parte del procuratore generale in particolare. Entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Parlamento, il Ministero pubblico dovrà quindi presentare al Governo un rapporto in merito alla propria riorganizzazione, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’Autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse.

Le misure di potenziamento del Ministero pubblico, attentamente ponderate negli ultimi mesi, sono frutto di un dialogo costruttivo intercorso tra il Ministero pubblico e il Consiglio di Stato, partendo dall’incontro avvenuto nell’estate 2018 tra il Governo e la nuova Direzione del Ministero pubblico. Un dialogo tessuto in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia chiamata a svolgere un fondamentale ruolo quale anello di congiunzione tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario cantonali. Queste misure si aggiungono ai recenti potenziamenti decisi dal Consiglio di Stato per quanto attiene all’organico del Tribunale di appello in particolare, a dimostrazione della volontà del Governo – e per esso del Dipartimento delle istituzioni – di fornire una risposta chiara alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia cantonale.

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Comunicato stampa

Il 19 maggio 2019 la popolazione svizzera ha approvato alle urne la Legge federale del 28 settembre 2018 concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Tale riforma abolisce in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Di conseguenza, in Svizzera, tutte le persone giuridiche dovranno essere tassate sull’utile alle stesse condizioni.
A seguito delle modifiche federali, una buona parte dei Cantoni ha annunciato o già messo in pratica una riduzione delle aliquote riferite all’imposta sull’utile delle aziende, in diversi casi anche in maniera importante.

In questo contesto vi è ora la necessità di adeguare anche il quadro legislativo del nostro Cantone, cercando anche di assicurare al Ticino e al suo tessuto economico un adeguato livello di competitività nel confronto, in particolare, con il resto della Svizzera. Allo stato attuale il Ticino rientra infatti tra i Cantoni a fiscalità ordinaria elevata per le imprese e, in assenza di interventi, la sua posizione è destinata a peggiorare sensibilmente in ragione delle riduzioni di aliquota previste nel resto del Paese, scivolando nelle ultime posizioni della graduatoria intercantonale.

In questo senso gli interventi proposti, ed in particolare il progressivo avvicinamento in due tappe alla media intercantonale dell’onere fiscale delle persone giuridiche riducendo l’aliquota di imposizione prima all’8% (per il periodo 2020-2024) e a seguire al 5.5% (dal 2025), mirano a consolidare il substrato fiscale a beneficio del Cantone e dei Comuni, garantendo la possibilità di erogare servizi a favore della popolazione ticinese. In questo modo si riduce altresì il rischio di partenza dal nostro territorio anche delle aziende tassate ordinariamente ed in particolare delle tante piccole e medie imprese che compongono il nostro tessuto economico, le quali, in assenza di adeguamenti legislativi, potrebbero essere indotte a trasferirsi in altri Cantoni dove saranno praticate aliquote fiscali più vantaggiose.

La riforma federale ha introdotto anche un ulteriore margine di manovra a favore dell’innovazione e delle attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese, che si intende sfruttare in modo che il nostro Cantone possa rafforzare ulteriormente la propria strategia di sviluppo economico che pone l’accento sulle attività innovative a beneficio di una crescita equilibrata del nostro territorio.

Accanto all’imposizione delle imprese, la riforma cantonale proposta interviene anche sulla fiscalità delle persone fisiche attraverso una riduzione in due tappe del coefficiente d’imposta cantonale, di cui beneficeranno tutte le categorie di contribuenti. La prima fase prevede una riduzione del coefficiente cantonale d’imposta dall’attuale 100% al 98% (2020-2024), con possibilità di proroga e ulteriore riduzione al 96% su decisione del Gran Consiglio a far tempo dal 2025, qualora nel frattempo non sia entrata in vigore una riforma generale della nostra Legge tributaria. Il Governo intende infatti affrontare, nell’ambito della corrente legislatura, una revisione generale della Legge tributaria (i cui contenuti portanti risalgono al 1976), avendo un occhio di riguardo in particolare al tema della fiscalità delle persone fisiche. In questo ambito saranno considerati, oltre i cambiamenti generali in atto nella nostra società, anche gli atti parlamentari più rilevanti presentati in questi ultimi anni.

Dal profilo finanziario la riforma presentata risulta essere equilibrata sia per il Cantone che per i Comuni, per i quali sono state previste misure mirate nell’ottica di limitare l’impatto dei cambiamenti legislativi federali e cantonali e di aumentarne l’autonomia in ambito fiscale, permettendo un miglior adattamento al singolo contesto. In particolare si prevede un riversamento annuo ai Comuni di 9 milioni di franchi da parte del Cantone e l’introduzione, a partire dal 2025, della possibilità per i Comuni di differenziare il moltiplicatore comunale tra persone fisiche e persone giuridiche con un differenziale massimo di 20 punti percentuali, ritenuta una soglia minima del 40%. Questi cambiamenti saranno accompagnati con un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020, così come con una proposta per evadere le due iniziative legislative dei Comuni depositate a inizio 2019.

Il Governo sostiene all’unanimità il messaggio di riforma fiscale presentato, auspicando che il dibattito politico possa essere affrontato con un approccio costruttivo e lungimirante.

Accanto allo stesso il Consiglio di Stato si impegna, pure all’unanimità, a portare avanti, nell’ottica di un accordo più esteso, una serie di misure e progetti, volti a rispondere alle esigenze future e a risolvere alcuni problemi aperti. In particolare, nel periodo 2020-2024 saranno adottate delle nuove misure, nel settore dell’educazione e della socialità, per un onere complessivo di circa CHF 30 Mio che permetteranno di rispondere alle esigenze presenti nel settore dell’educazione avendo riguardo particolare per la scuola dell’obbligo e della socialità in particolare per le fasce di popolazione più bisognose e deboli. Le misure saranno sviluppate nel dettaglio durante l’estate predisponendo i necessari atti legislativi o esecutivi da considerare in modo complementare alla riforma fiscale. In ambito previdenziale sarà presentato entro la fine dell’anno un messaggio per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensione espresse dall’IPCT e quantificate al momento in CHF 500 Mio e si collaborerà con la Commissione del Parlamento che si occupa del tema alla ricerca di una definitiva ed equa soluzione per il futuro sistema previdenziale concernente i Consiglieri di Stato. Infine, il Governo si pone l’obiettivo di presentare il Preventivo 2020 in equilibrio, definendo per gli anni futuri delle priorità d’intervento.

Violenza domestica: pubblicato il bando di concorso per la nuova figura di coordinamento istituzionale della tematica presso la Direzione della Divisione della giustizia

Violenza domestica: pubblicato il bando di concorso per la nuova figura di coordinamento istituzionale della tematica presso la Direzione della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che martedì 9 luglio 2019 è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del Cantone il bando di concorso pubblico per la posizione di Collaboratore/trice scientifico/a presso la Direzione della Divisione della giustizia, che fungerà, d’intesa con la Direttrice di Divisione, da coordinatore/trice istituzionale per il tema della violenza domestica.
Nell’estate 2018 il Consiglio di Stato ha attribuito alla Divisione della giustizia la gestione istituzionale della tematica relativa alla violenza domestica, argomento tanto sensibile quanto trasversale, coinvolgendo diversi servizi pubblici ed enti sul territorio. A seguito degli incontri e degli eventi puntuali con gli attori interessati, la Divisione della giustizia ha ritenuto essenziale istituire un interlocutore istituzionale che svolga un’attività proattiva di coordinamento in questo importante settore. Un’esigenza rafforzata nell’ottica dell’implementazione della Convenzione di Istanbul, entrata in vigore per la Svizzera lo scorso anno e che prevede una serie di obblighi per i Cantoni.
Questa nuova figura avrà quindi il compito di fungere, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, da coordinatore/trice istituzionale per il tema della violenza domestica, predisponendo il piano di azione cantonale e i vari progetti volti alla messa in atto della Convenzione di Instanbul e delle leggi federali in materia. Oltre alla rappresentanza istituzionale in gruppi di lavoro e conferenze nazionali e inter-cantonali, la medesima coordinerà altresì la comunicazione completa, le campagne di sensibilizzazione nonché la formazione sul tema, garantendo e promuovendo i contatti con tutti i partner del settore a livello cantonale, inter-cantonale e federale.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica (bachelor + master) in ambito sociale, economico, giuridico, che disponga di esperienza nello sviluppo e nella gestione indipendente di progetti così come nel coordinamento degli stessi. Capacità decisionale, analitica e orientata al risultato, attitudine al lavoro indipendente e di gruppo, all’ascolto e alla mediazione, affidabilità e accentuato spirito di iniziativa, come pure ottime conoscenze linguistiche (il tedesco costituirà titolo preferenziale dovendo partecipare a riunioni inter-cantonali), sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 23 luglio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

“Resistiamo alle fake news che ci raccontano sui migranti!”

“Resistiamo alle fake news che ci raccontano sui migranti!”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi interviene sulle vicende di casa nostra e internazionali
La vicenda dell’imbarcazione battente bandiera olandese “Sea Watch 3”, che ha tenuto banco in Italia e in mezza Europa per giorni e giorni, “racchiude tutte le contraddizioni, mette in evidenza tutta l’ideologia ed evidenza tutti gli errori attorno al grande fenomeno dell’immigrazione a livello mondiale. Nello stesso tempo – mutatis mutandi – qui in Ticino stiamo convivendo con manifestazioni non autorizzate, denigrazione delle autorità e fumo negli occhi alla cittadinanza gettate da una manciata di immigrazionisti ostinati che ci hanno proposto, mi si passi il termine, una fake sentimental story: due facce della stessa medaglia”.
È questa l’opinione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha voluto in primo luogo, attraverso un post su facebook, mettere i puntini sulle “i” sulla questione che riguarda il nostro Cantone: “Tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news!
Primo. Il presunto sciopero della fame? È durato – udite bene – un solo pasto. I migranti hanno infatti volontariamente saltato un unico pranzo; cosa che molti lavoratori ticinesi fanno per poter recuperare faccende arretrate, e non per puro e semplice diletto mediatico.
Secondo. Le condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino sono state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito.
Terzo. Gli immigrazionisti si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non possono più restare sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM).
Quarto. Si è parlato di un migrante apparentemente scomparso. La realtà? Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta”.
“Mi ha colpito – prosegue Norman Gobbi – una frase del giornalista italiano Domenico Quirico, uno che se ne intende di questo fenomeno perché ha vissuto, visto e raccontato decine e decine di storie e fatti riguardanti i migranti nel Mar Mediterraneo, che vi giungevano da Africa e Medioriente: “Dopo otto anni, scudisciati da delusioni e amarezze, è giunto il momento di riconoscere che il peccato originale è stato credere che si potesse vincere la battaglia sulla Migrazione utilizzando l’arma della pietà, della empatia verso chi soffre. È stato anche il mio errore. La compassione non dimostra nulla. Non porta a nulla. (…) La compassione, anche se grande, come avviene nel buon medico, deve passare oltre la piaga che si vuole sanare. Palpare e non ascoltare i gemiti. Suturare. Comporre. Guarire. Questo conta”.
Il buonismo sul tema migrazione a ogni livello non risulta pagante, anche se posso comprendere le persone che in buona fede e non per scopi ideologici/politici si prendono a cuore queste storie.
Ma non sempre, come purtroppo constatiamo giornalmente nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, ciò che raccontano corrisponde a verità e spesso il loro comportamento è arrogante verso chi si deve occupare della loro presenza sul nostro territorio. Abbiamo una legge sull’asilo che deve essere rispettata e messa in pratica. L’ha voluta la maggioranza del popolo svizzero attraverso diversi processi di adattamento, tenendo conto di quanto la Svizzera può fare nel contesto internazionale e tenendo conto del diritto internazionale. Le autorità hanno il compito di dar seguito a questa volontà. L’attracco non consentito della nave Sea Watch a Lampedusa è stato applaudito come un atto sovversivo contro leggi cattive verso i migranti. Ma è davvero così? Non è invece più sovversivo, in questo contesto globale, chi fa rispettare le leggi? Se ciò accadesse a ogni livello, se anche in tutte nel nazioni africane o mediorientali vigesse uno stato di diritto, forse a quel momento si riuscirebbe a proporre migliori soluzioni al fenomeno dei grandi flussi migratori”.

Tifo: se calcio e violenza vanno a braccetto

Tifo: se calcio e violenza vanno a braccetto

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 luglio 2019 del Corriere del Ticino
 
L’analisi delle partite di Super League e Challenge League della scorsa stagione ha rilevato disordini nel 46% dei casi Paul Winiker: «Troppi problemi avvengono fuori dallo stadio» – Norman Gobbi: «In Ticino abbiamo già fatto molto»
Il mondo del calcio ha un problema, e si chiama violenza fuori e dentro gli stadi. Secondo uno studio pubblicato ieri, basato per la prima volta su tutte le partiti di Super League e Challenge League di un’intera stagione (2018/2019), ovvero 457 incontri, nel 46% dei casi sono stati rilevati disordini. In sostanza, in Svizzera la violenza è presente in quasi la metà dei match del calcio professionistico. «Il 46% è troppo», ha spiegato Paul Winiker, consigliere di Stato lucernese e membro della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP), nel commentare i dati presentati in conferenza stampa a Berna. Secondo Winiker, per affrontare il problema, sarà necessario verificare se le misure previste dal Concordato intercantonale anti-hooligan debbano essere adattate. Entro il primo trimestre del 2020 è atteso un primo rapporto in questo senso, ma Winiker ha precisato che bisognerà agire prima e quindi, nel frattempo, le misure già esistenti dovranno essere applicate con maggiore fermezza e in modo più omogeneo.
Ricordiamo che, proprio in questo senso, la consigliera federale Viola Amherd, in collaborazione con l’Associazione Svizzera di Football (ASF) e la Swiss Football League (SFL), ha presentato martedì scorso le tre priorità del suo Dipartimento contro la violenza durante le partite di calcio. Priorità che prevedono di «emanare in modo coerente i divieti di accedere agli stadi», «migliorare la collaborazione tra i club e le autorità» e infine di «verificare i certificati dei club nell’ambito della sicurezza». A tal proposito, ieri il segretario generale della CDCGP Roger Schneeberger ha spiegato che i divieti di accesso saranno emanati il prima possibile e l’obbligo di presentarsi in Polizia verrà applicato in modo più rigoroso. Inoltre, ha sottolineato Schneeberger, il processo di identificazione e di sanzione dei tifosi violenti sarà intensificato e armonizzato a livello intercantonale.
 
Materiale pirotecnico
Dai dati presentati ieri è inoltre emerso che negli stadi il problema principale riguarda il materiale pirotecnico: durante la stagione 2018/2019, il 44,6% delle infrazioni era infatti legato al suo utilizzo. Tuttavia, ha voluto evidenziare Paul Winiker, la maggior parte delle violenze e dei danni materiali avvengono al di fuori dello stadio, a margine della partita. In particolare lungo il percorso dall’impianto sportivo alle stazione, spesso teatro di cortei dei tifosi. Il presidente della SFLHeinrich Schifferle, a questo proposito, ha spiegato che in futuro i treni speciali destinati ai tifosi non potranno più avere finestrini che si possono aprire, per evitare che vengano lanciati oggetti dal convoglio in corsa. L’introduzione di biglietti nominali e personalizzati, invece, è in fase di studio ma al momento non sembra essere una valida alternativa, ha fatto capire il presidente della SFL.

Registrati 1.579 supporter
A fine giugno di quest’anno, il registro degli hooligan (HOOGAN) conta 1.579 persone. Tra le misure messe in atto figurano 573 divieti di accesso allo stadio, 371 divieti di perimetro e in venti casi vi è l’obbligo di presentarsi in un posto di polizia. Tra i casi maggiormente citati e perseguiti vi sono infrazioni della legge sugli esplosivi (289 casi), violazione del divieto di coprirsi il volto (225) e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (135).

«Semplificare le misure»
Nel nostro cantone la questione ha fatto parecchio discutere e ha visto in particolare attivo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, per trovare delle soluzioni per combattere il fenomeno. Gobbi ha infatti elaborato lo scorso anno una serie di misure che i club sportivi sono stati chiamati a implementare entro la fine della stagione: due delle quali – il rafforzamento della video sorveglianza e il vincolo licenza sportiva-sicurezza – sono in linea che le priorità proposte dalla consigliera federale Viola Amherd. Un Ticino precursore in questo ambito? «Sì, io stesso – ci spiega Norman Gobbi – come ha fatto il consigliere di Stato lucernese Paul Winiker oggi (ieri per chi legge, nrd.), diversi mesi fa ho chiesto una valutazione del Concordato intercantonale anti-hooligan, proprio per verificare se questo strumento sia efficace nel reprimere un fenomeno presente nel calcio svizzero». Con quale obiettivo? «L’obiettivo generale è di rafforzare le misure ed evitare di dover fare troppi scalini per tenere i violenti fuori dagli stadi. In quest’ambito dovremo cercare di semplificare le misure: penso soprattutto all’obbligo di presentarsi in Polizia. Ci vuole sempre troppo tempo per attuare questo genere di misure. È necessario, altrimenti si fa solo il gioco dei violenti, e non l’interesse dello sport. E poi – prosegue Gobbi – se penso alla realtà ticinese, al Comunale, al Riva IV o a Cornaredo, è necessario sottolineare che all’interno dello stadio grossi problemi non ce ne sono mai stati. È invece il tragitto tra la stazione e lo stadio a rappresentare un grosso problema. E qui sarà necessario anche l’aiuto delle ferrovie». Serve una maggiore collaborazione tra autorità, club e ferrovie? «Sì, deve essere un gioco di squadra il più ampio possibile. Evidentemente il gioco principale devono farlo le federazioni e, se posso permettermi, quella di calcio a differenza di quella dell’hockey ha un po’ sottovalutato il fenomeno cercando di portare dei piccoli correttivi. Ma sappiamo che i problemi principali li abbiamo riscontrati nel calcio e non nell’hockey». E il Ticino a che punto si trova? «Abbiamo già fatto molto. Penso in particolare al rafforzamento della video sorveglianza per poter identificare i violenti ed essere sicure della loro identità: perché spesso è il modo in cui cercano di nascondersi alla giustizia».