Burqua, pochissimi casi

Burqua, pochissimi casi

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 5 agosto 2019 de La Regione

24 infrazioni nel 2018 in Ticino

Nemmeno una multa nel Canton San Gallo, dove il divieto è entrato in vigore a inizio anno; 24 procedure di infrazione avviate nel 2018 in Ticino, dove il medesimo divieto esiste dal primo luglio 2016. È assai magro – stando ai dati pubblicati ieri dal ‘SonntagsBlick’ – il bilancio dell’applicazione delle normative cantonali esistenti sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, note come ‘leggi antiburqa’. Nei due cantoni che fungono da ‘laboratorio’ nell’attesa di un’eventuale, analoga legge sul piano federale (un’iniziativa popolare è pendente in Parlamento, accompagnata da un controprogetto del Consiglio federale), le donne col burqa vanno cercate col lanternino. Pochissime sin qui quelle che sono state multate. Delle 24 procedure avviate lo scorso anno in Ticino, 11 hanno riguardato tifosi di calcio e di hockey col volto coperto; le restanti 13 prevalentemente turiste originarie dei Paesi arabi, precisa il domenicale. “Per noi era chiaro che non si tratta della quantità delle infrazioni, ma di un principio”, ha dichiarato al ‘SonntagsBlick’ Norman Gobbi, capo del Dipartimento delle istituzioni.

St. Gallen and Ticino: 13 proceedings against burqa-wearers

St. Gallen and Ticino: 13 proceedings against burqa-wearers

Da www.kxan36news.com

St. Gallen and Ticino in Switzerland, so something like experimental laboratories: the first to the cantons, they introduced a concealment prohibition for the public space, women who conceal their face, threaten to buses of several Hundred Swiss francs.

What is in the two cantons already law could soon apply throughout the country. The Federal Burka Initiative calls for a cloaking ban. Critics complain that a nationwide Anti-burqa law is a pure symbol politics. Full Muslim veiled the interior one could count in Switzerland on one Hand.

No buses in St. Gallen

You Have right? New Figures show that so Far, in fact, only a few procedures have been initiated. In the Canton of St. Gallen, where the ban is in place since the beginning of the year, has spoken to the police, no buses.

In the Canton of Ticino, the burqa is ban already for about three years. There have so far been launched in only a single procedure. In the year 2018, the police registered 24 cases. However, eleven of which masked soccer and football fans related to. In the rest of the procedure is likely to be mainly tourists from the Arab region.

It’s more the principle of the thing

Norman Gobbi, the head of Ticino’s Department of home Affairs, justice and police, defended the ban: “for Us, it was clear that it is not the amount of violations, but rather a principle.” The law, the Lega politician, grant a higher level of security and defend at the same time the values of our culture.

One way or the other, the Swiss voting population is expected to decide soon whether the veiling ban is extended to the whole of Switzerland. Although the Federal Council has spoken out against the burqa Initiative and tries to move the initiators with an indirect counter-proposal to the withdrawal of your desire. The proposal of the Federal Council are not required, authorities, representatives and train control in your face, if identification is necessary, but nothing more.

The initiators of the right Egerkinger Committee should thus hardly of their Initiative for an answer.

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Dal SonntagsBlick di domenica 4 agosto 2019 

Das im Tessin und in St.Gallen geltende Verhüllungsverbot für den öffentlichen Raum zeigt laut dem «SonntagsBlick» kaum Wirkung. Im Kanton St.Gallen, wo das Verbot seit Anfang des Jahres gilt, hätten Beamte noch keine einzige Busse ausgesprochen. Und im Tessin, wo das Burkaverbot bereits seit rund drei Jahren in Kraft ist, habe die Polizei im Jahr 2018 lediglich 24 Fälle registriert – wovon elf Verfahren allerdings vermummte Fussball- und Eishockeyfans betroffen hätten. Der Chef des Tessiner Departements für Inneres, Justiz und Polizei, Norman Gobbi, rechtfertigte das Verbot dennoch: «Uns war klar, dass es nicht um die Menge der Verstösse, sondern eher um ein Prinzip geht», sagte er zum «SonntagsBlick». Das Gesetz ermögliche eine höhere Sicherheit und verteidige gleichzeitig die Werte unserer Kultur, so der Lega-Politiker.

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

Discorso pronunciato in occasione del 1 agosto a Melide

– Fa stato il discorso orale –
Ma la nostra Svizzera è tutta un’altra cosa

Ma la nostra Svizzera è tutta un’altra cosa

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 30 luglio 2019 del Corriere del Ticino 

Non c’è come camminare nella regione del San Gottardo – il massiccio che iconicamente rappresenta la Svizzera – per definire con chiarezza alcuni ragionamenti sul futuro del nostro Paese. Ho la fortuna di passare alcuni giorni a casa a Nante in vacanza e quindi di approfittare di queste belle giornate per effettuare escursioni, dopo i primi sei mesi intensi di questo 2019, che hanno portato anche al rinnovo di Governo e Parlamento.
Momenti di distensione, da dedicare alla famiglia e agli amici per recuperare una centralità spesso messa alla prova dal turbine in cui ci si infila facendo con passione questo “mestiere” al servizio della comunità ticinese.
Momenti che aiutano, come detto, a trovare il filo del discorso. E a me qui preme annodare un ragionamento che ritengo vitale per il futuro della Svizzera, anche pensando al 1. Agosto ormai imminente. La riflessione nasce dalla preoccupazione che avverto in maniera forte, dopo quanto avvenuto nel mese di giugno tra il nostro Consiglio federale e l’Unione europea nella trattativa per la definizione dell’accordo istituzionale (o accordo quadro). Da una parte un atteggiamento arrogante (come volevasi dimostrare) dall’altra parte una debolezza estrema in una trattativa che evidenzia la grave difficoltà del nostro Governo a gestire le relazioni con Bruxelles.
Personalmente ritengo che un’eventuale applicazione dell’accordo quadro andrebbe definitivamente abbandonata. Sono ben cosciente delle ripercussioni di un atto del genere, ma sono altrettanto persuaso che adeguare “dinamicamente” la legislazione elvetica a quella dell’UE e accettare l’intervento di un Tribunale esterno per dirimere eventuali discrepanze sarebbe… l’inizio della fine, perché andremmo a perdere il valore su cui si fonda questo nostro straordinario e unico Paese. Parlo della sovranità del nostro popolo, costruita nei secoli, e che già con il Patto del 1291 si concretizzava a favore delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo. Comunità che si impegnavano a sostenersi vicendevolmente contro tutti coloro che potevano intervenire in maniera violenta e autoritaria dall’esterno. E soprattutto bandendo la presenza e l’interferenza di giudici stranieri.
Padroni in casa propria, si potrebbe tradurre in modo semplice e diretto. Da almeno due secoli grazie a questa nostra sovranità siamo riusciti a sviluppare una società che si basa sulla solidarietà e sulla sussidiarietà, volte a difendere i più deboli, ma pure a favorire la crescita economica, a ricercare le opportunità in tutte le sfide che il mondo propone, a considerare la minoranza una ricchezza e la liberà individuale un valore imprescindibile.
In questi mesi in cui il Consiglio federale sta trattando con l’Unione europea mi rendo sempre più conto che ci sia troppo poca coscienza del pericolo che stiamo correndo, applicando questo accordo quadro. Questa mancata coscienza è anche dovuta a una fragilità interna, a una considerazione quasi negativa o comunque a una non comprensione di tutte quelle particolarità che invece hanno reso forte e rendono forte la Svizzera. Il nostro federalismo; la nostra democrazia diretta; l’autonomia dei Cantoni e dei Comuni; il nostro elevato ed elaborato sistema sociale; il nostro Esercito. E la lista potrebbe continuare a lungo.
Dovesse sgretolarsi la radice comune costituita dalla nostra sovranità, crollerebbe tutto l’albero. Non avremmo più quella spinta ideale, e direi genetica, che abbiamo dentro di noi e che ci ha permesso di primeggiare in molti settori nel passato come nel presente. Abbiamo sempre avuto la capacità di trasformare in pregi anche i nostri difetti. Di fare di necessità virtù. Perché la Svizzera non ha mai avuto vita facile.
Le scelte definitive e decisive stanno arrivando. Così come fu con lo Spazio economico europeo, così lo sarà con questo accordo quadro. Siamo a un bivio. Spero che il 1° Agosto contribuisca a far capire a tanta gente che la strada indicata da questo accordo è quella sbagliata e che ci sia – di riflesso – una presa di coscienza forte delle capacità degli svizzeri e della Svizzera senza la necessità di questa Europa, intesa come istituzione politica.

Tra i buchi, nella ramina

Tra i buchi, nella ramina

Questa sera alle 18.00 alle Cronache su Rete 1 e alle 19.30 al Quotidiano su LA1 verrà discussa la problematica della sicurezza al confine con interviste al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, al sindaco di Monteggio Piero Marchesi e al capodicastero sicurezza di Chiasso Sonia Regazzoni-Colombo.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12025725

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Viaggio nel tempo, con l’ex comandante delle guardie di confine Fiorenzo Rossinelli, al confine tra Ticino e Italia

Ramina è un termine dialettale. Gli italiani, che l’hanno costruita, la chiamano rete metallica. La sua è una lunga storia, che parte dal 1890, quando venne posato il primo tratto per impedire il contrabbando.
E’ una storia che mette in luce dapprima le vicende che hanno caratterizzato la definizione del confine tra i due stati. Un confine politico – segnato dal 1559 tramite dei cippi tra il Ticino e l’allora ducato di Milano – che si è quasi sempre rivelato fragile e valicabile; già da quando era il confine dell’intero impero romano.
I buchi nella ramina – sia fisici sia mentali – ci sono sempre stati. E ci saranno sempre, favorendo scambi illegali, ma convenienti all’una o all’altra parte. Dei passaggi sui quali molti occhi si sono chiusi. E si chiudono tutt’ora.
Spalloni, bracconieri, contrabbandieri, guardie di finanza e di confine, esercito, esuli politici, migranti e passatori, rapinatori: sono una miriade i personaggi che hanno animato la linea di confine.
Tra loro c’è l’ex comandante delle guardie di confine Fiorenzo Rossinelli, che ha dedicato una vita a sorvegliare la frontiera. Nel 2008 è andato in pensione e si occupa di studi e ricerche sul confine, che presto diventeranno un libro.
Rossinelli è stato ufficiale della Regione IV dal 1976 al 2008. Ha vissuto  il contrabbando industriale, quando attraverso le piste Ho Chi Minh passavano le sigarette e beni di lusso verso Italia e carne e alcolici verso la Svizzera. Poi la grande migrazione, quando la guerra nella ex Jugoslavia spinse verso la frontiera oltre 50’000 profughi. Ed infine il forte afflusso di capitali italiani verso la Svizzera, iniziato già negli anni ’60.
Anche oggi il confine ticinese è sotto pressione e viene considerato un corridoio sensibile, attraversato dall’asse autostradale e ferroviario più importante del paese: clandestini, contrabbando di merci o contanti, sequestri di droga e armi, persone ricercate, merce falsa. I processi di globalizzazione e d’integrazione europea, che con gli accordi bilaterali e di Schengen coinvolgono a pieno anche la Svizzera, hanno portato ad un notevole allentamento della frontiera.
E secondo Rossinelli, “è importante che si faccia rete, non soltanto tra organi di polizia cantonali, comunali guardie di confine, ma anche a livello internazionale”. “Il centro comune italo/svizzero di cooperazione – conclude – è l’elemento determinante per lottare contro la criminalità moderna, in tutti i campi”.

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Tra-i-buchi-nella-ramina-12015393.html

Alla Camera dei Cantoni abbia voce tutto il Ticino

Alla Camera dei Cantoni abbia voce tutto il Ticino

Opinione di Battista Ghiggia pubblicata nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Il Primo agosto, festa nazionale, è solitamente anche un momento di riflessione sui valori e sul suo futuro del nostro Paese. La Svizzera è sempre più condizionata dalle relazioni e dalle pressioni, per non dire ricatti, di enti esteri e di organismi sovranazionali, i quali, per la loro intrinseca natura, sfuggono al controllo democratico. Partendo da questa constatazione e in vista delle ormai prossime elezioni federali, da cui usciranno i nostri rappresentanti all’Assemblea federale (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati), ritengo importante sottolineare alcuni punti.

Nonostante si tenti ultimamente di pilotare strumentalmente la discussione politica principalmente sui temi ambientali, certamente significativi, il nostro Paese a breve termine sarà confrontato con sfide di assoluto rilievo che, a dipendenza di come verranno affrontate, potrebbero portare ad un cambiamento sostanziale anche del nostro assetto istituzionale. Sappiamo bene cosa comporterebbe l’accettazione dell’Accordo quadro istituzionale con l’UE, un trattato capestro che non tocca solo alcuni settori economici, ma, come indica il nome stesso, investe pesantemente le nostre istituzioni, imponendo in diversi ambiti il diritto europeo. In maniera dinamica, afferma senza alcun pudore, per indorare la pillola, l’impaurita maggioranza della classe politica; in realtà questa ripresa è semplicemente e drammaticamente automatica, con tutte le conseguenze del caso. Più in generale, perché in ballo non c’è solo l’Accordo quadro, la Svizzera si troverà di fronte ad un bivio per certi versi esistenziale: difendere e valorizzare le proprie specificità (con federalismo e democrazia diretta in prima linea), la propria sovranità (in parte già erosa in alcuni ambiti) e, in buona sostanza, un modello di società risultato finora vincente; oppure accettare e quindi cedere – lo farebbe anche in questo caso in maniera «dinamica»? -, magari in nome di presunti interessi economici, alle pressioni provenienti dall’estero, omologandosi alle altre nazioni nel grande calderone dell’UE. È fin troppo evidente come questa scelta determinerà il futuro del nostro Paese e allora ecco perché le prossime elezioni federali rivestono un’importanza particolare.

A Berna verrà infatti giocata una partita fondamentale, alla quale il Ticino deve poter partecipare adeguatamente, ossia rappresentando davvero l’espressione della maggioranza dei propri cittadini. Negli ultimi anni la posizione del nostro Cantone nei confronti di tematiche rilevanti come quelle legate ai rapporti con l’estero, in particolare con l’UE, è stata inequivocabilmente di salvaguardia delle nostre prerogative e dei nostri valori, che non vuol dire chiudersi in se stessi, come dimostrato dai successi riscontrati in più settori, da quello economico a quello dell’integrazione. Dal rifiuto dello Spazio economico europeo (SEE), all’accettazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, fino al recente rigetto del diktat disarmista dell’UE, la maggioranza delle cittadine e dei cittadini ticinesi ha detto chiaramente da che parte sta. Purtroppo la voce del Ticino non si è sempre fatta sentire a Berna, dove, in particolare, al Consiglio degli Stati (la Camera alta) la posizione dei due rappresentanti cantonali, esponenti di PLR e PPD, è stata più volte in contrasto con il voto dei ticinesi, assecondando invece le direttive dei rispettivi partiti nazionali. Pensiamo ancora all’Accordo quadro citato, nei confronti dei quali il PSS (partito che ha fra i propri obiettivi strategici l’adesione all’UE), il PLR (che preme per sottoscrivere rapidamente un accordo giudicato addirittura della «ragione») e il PPD (il cui deputato ticinese alla Camera alta è stato determinante in sede commissionale per far approvare un grazioso dono di 1,3 miliardi franchi all’UE) sono tutti favorevoli all’accordo capestro, pur muovendo alcune critiche e avanzando, a mo’ di alibi, qualche richiesta di rinegoziazione che i vertici di Bruxelles hanno già detto di non prendere neppure lontanamente in considerazione.

Qualcuno dimentica intenzionalmente che il Consiglio degli Stati, eletto con il sistema maggioritario, rappresenta i Cantoni (mentre sui temi fondamentali legati ai rapporti con l’UE i deputati ticinesi hanno spesso disatteso questa funzione) e non gli schieramenti politici. Risulta allora assai significativa la recente e congiunta presa di posizione dei due candidati di PLR e PPD, che quest’anno si presentano, bontà loro, in «ticket», nel punto in cui dichiarano solennemente la necessità di rafforzare il centro, aggiungendo che «bisogna battersi intelligentemente e senza paure per far rispettare una Svizzera aperta ma sovrana». Ma di quale centro parlano? Chinare la testa davanti a trattati capestro sarebbe far rispettare una Svizzera aperta ma sovrana? Suvvia, non scherziamo!

Capisco che i due partiti storici vogliano continuare ad occupare i due scranni del Consiglio degli Stati, ma non si possono fare promesse da marinaio smentite dai fatti. Insomma, è più che mai evidente che se il Ticino vuole davvero farsi adeguatamente rappresentare a Berna, in particolare su temi strategici come i rapporti con l’estero, deve cambiare registro. Il prossimo 20 ottobre la palla passa ai cittadini.

Federali «Difendiamo la voce leghista a Berna»

Federali «Difendiamo la voce leghista a Berna»

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Via Monte Boglia svela la rosa per confermare i tre seggi d’area al Consiglio nazionale e tentare il colpaccio agli Stati
Norman Gobbi: «Il Ticino non deve perdere l’occasione per rafforzare chi lo rappresenta davvero sotto al cupolone»

Vuoi per tradizione, vuoi per scaramanzia la Lega è sempre stato l’ultimo partito a svelare le proprie carte. E così è stato anche per le Federali. A poco meno di tre mesi dall’appuntamento con le urne, il movimento di via Monte Boglia ha sciolto le riserve, schierando i profili sui quali intende puntare per salvaguardare i tre seggi d’area alla Camera bassa. Ad affiancare i consiglieri nazionali uscenti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri nella corsa verso ottobre ci saranno (in ordine alfabetico): la municipale di Cadenazzo Natascia Caccia, il granconsigliere Andrea Censi, il segretario dell’Unione contadini ticinesi e deputato in Gran Consiglio Sem Genini, il parlamentare Michele Guerra, Alessandro Mazzoleni, vicesindaco di Minusio e il deputato Massimiliano Robbiani.
Una squadra definita «forte e determinata» dal consigliere di Stato Norman Gobbi che si è occupato di selezionare i profili da mettere in lista. Ma l’idea iniziale non era quella di presentare una rosa perfettamente paritaria con quattro uomini e quattro donne?, chiediamo a Gobbi. «Il fatto è che molte donne leghiste sostengono la consigliera nazionale Roberta Pantani – precisa il nostro interlocutore – ad ogni modo, occorre considerare che già oggi la destra ticinese può vantare una donna a Berna e quindi l’obiettivo della lista, che magari all’inizio era incentrato su questo aspetto della parità di genere, con il passare del tempo si è concentrato più sulle singole competenze dei candidati. E questo in maniera coordinata con i due uscenti». Uscenti che, assieme agli altri candidati in corsa, si presenteranno ai sostenitori leghisti in occasione della festa del 1. agosto, in programma dalle 11.30 alla pista del ghiaccio di Chiasso.

Di rischi e alleanze
«L’obiettivo per il Nazionale – continua Gobbi – è quello di mantenere le posizioni d’area, ovvero i tre seggi che sono molto cari all’elettorato ticinese. La dimostrazione più recente l’abbiamo avuta il 19 maggio, quando il popolo ticinese è stato l’unico a respingere la direttiva dell’UE sulle armi». La sinistra però ha già annunciato battaglia e anche la possibile alleanza tra PPD e PLR – sulla quale la base liberale radicale si esprimerà giovedì in occasione di un Comitato cantonale straordinario – potrebbe insidiare uno dei seggi della destra. «Effettivamente il rischio c’è – commenta il consigliere di Stato – al Nazionale, l’alleanza tematica tra Lega e UDC non è una novità e considerando che oggigiorno si vive di novità un simile pericolo è presente». Da qui l’appello a serrare i ranghi: «Il Ticino – continua Gobbi – non deve perdere l’occasione per rafforzare la sua voce a Berna, soprattutto su determinati temi cari al nostro cantone. Altrimenti il rischio è che il Ticino si ritrovi ancora più marginalizzato. Ecco perché il 20 ottobre sarà fondamentale difendere la voce Lega-UDC sotto il cupolone. Sia al Nazionale che agli Stati».

«Camera alta più ostica»
E proprio per tentare il colpaccio alla Camera alta la Lega punterà su Battista Ghiggia. Il 20 ottobre, l’avvocato luganese correrà insieme all’esponente democentrista Marco Chiesa e – come previsto dall’intesa siglata in vista delle cantonali – il candidato che otterrà più voti al primo turno verrà sostenuto incondizionatamente dalle due forze. «Per i temi cari alla Lega e all’UDC la Camera alta è quella più ostica perché fortemente dominata dai partiti di centro e di sinistra – commenta Gobbi – insomma, è più difficile far passare posizioni per la difesa della sovranità e dell’indipendenza svizzera. Alle prossime elezioni sarà importante che il Ticino esprima una posizione diversa rispetto al passato, in modo da far capire che a Sud delle Alpi non va tutto bene. Soprattutto quando si parla di rapporti internazionali». Non da ultimo considerando che «la legislatura alle porte sarà determinante per i rapporti che abbiamo con l’Unione europea.
L’accordo quadro sarà il tema non solo della campagna, ma anche della legislatura. E il Ticino non deve mancare l’occasione di esprimere la sua presenza con una rappresentanza politica che sia coerente con la volontà espressa dai cittadini in occasione delle diverse votazioni popolari». Stando a una classifica stilata nelle scorse settimane dalla la «Sonntagszeitung», i consiglieri nazionali leghisti non si situavano tuttavia tra i parlamentari più influenti a Berna. «Sono classifiche che lasciano il tempo che trovano – replica Gobbi – quando si fanno discorsi di questo tipo occorre considerare anche su quali temi viene misurata l’influenza dei parlamentari: ricordo infatti che la proposta avanzata da Pantani sulla chiusura dei valichi secondari è stata accolta dalla maggioranza del Parlamento. Ed è solo un esempio. Magari i nostri rappresentanti saranno ritenuti poco influenti a Nord delle Alpi, ma la realtà è che sono in grado di esprimere molto bene le sensibilità del popolo ticinese. Ed è questo che conta».

“Rappresentiamo i ticinesi”

“Rappresentiamo i ticinesi”

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 luglio 2019 de La Regione

Norman Gobbi ribadisce che l’area di destra (Lega e Udc) è quella politicamente prevalente.
Il movimento di via Monte Boglia ha reso nota la lista per il Consiglio nazionale. L’obiettivo è confermare la rappresentanza a Berna.

Liste per elezioni federali di ottobre pronte anche in casa Lega dei Ticinesi. La presentazione ufficiale dei candidati al Consiglio nazionale e a quello degli Stati avverrà durante la tradizionale festa – con pranzo offerto, of course – per il Natale della Patria il prossimo 1° agosto alle 11.30 alla pista del ghiaccio di Chiasso. “La lista della Lega dei Ticinesi sarà composta da due “Elvezie” e sei “Guglielmo Tell”, pronti a impegnarsi con competenza e capacità a favore di una Svizzera sovrana, libera e neutrale”, si legge in una breve nota stampa.
Accanto agli uscenti Roberta Pantani (Chiasso) e Lorenzo Quadri (Lugano), ci saranno: Natascia Caccia, municipale a Cadenazzo; Andrea Censi (Lugano), granconsigliere e segretario della Lega; Sem Genini (Riviera), granconsigliere e segretario agricolo ticinese; Michele Guerra (Pollegio), deputato in Gran Consiglio; Alessandro Mazzoleni, vicesindaco di Minusio e Massimiliano Robbiani (Mendrisio), granconsigliere.
Per il Consiglio degli Stati, invece, si conferma la preannunciata candidatura dell’avvocato luganese Battista Ghiggia e la congiunzione delle liste per il Consiglio nazionale con l’Udc.
«La collaborazione a destra, tra Lega e Udc, è una tradizione visto che non è la prima volta che i due partiti congiungono le liste per una tornata elettorale. Da più legislature, proprio nell’ottica di rafforzare questa rappresentanza partitica che spesso trova ampio consenso in Ticino su temi nazionali. L’ultima volta è stata lo scorso 19 maggio sulla votazione federale sulle armi», afferma, da noi contattato, il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi.
Alle elezioni di ottobre ci saranno molto probabilmente due novità: la sinistra unita e una congiunzione anche al centro tra Ppd e Plr.
Una situazione che può complicare la corsa per la Lega?
Un mio trisavolo partecipò alla rivoluzione del 1890 (l’11 settembre del 1890 i liberali rovesciarono, armi in pugno, il governo a guida conservatore di allora, ndr). Faccio un po’ fatica, con gli occhi di quasi 130 anni fa, a giudicare questa alleanza se non per mero calcolo elettorale. È una questione di seggi, insomma. La novità però non deve abbagliare, ma fare capire ai ticinesi che questa volta votare l’area Lega-Udc è ancora più determinante. Il tema principale di questa campagna elettorale e della prossima legislatura sarà l’accordo quadro con l’Unione europea. Sappiamo benissimo come sono posizionati i due partiti storici su questo punto, ovvero a favore di questo accordo.
La candidatura del vicesindaco di Minusio, Alessandro Mazzoleni di area Ppd, è un modo per strizzare l’occhio anche a quell’elettorato?
Il Locarnese è una regione dove abbiamo sempre avuto difficoltà a reclutare forze. Alessandro Mazzoleni si è messo a disposizione e ci fa piacere visto che nella lista civica ‘Uniti per Minusio’ dove milita ci sono anche diversi leghisti. Accade spesso, a livello locale, che quando non ci sono i numeri per una lista propria, si collabora con altri simpatizzanti non ‘classificabili’. In questo caso il pensiero comune è quello nazional-conservatore.
Agli Stati presentate invece Battista Ghiggia mentre l’Udc propone Marco Chiesa. La situazione è per certi versi ‘tripolarizzata.’ Tre aree politiche ben distinte: destra, centro e sinistra con ognuna due candidati per due posti. In questa Camera si giocano partite politiche decisive. Da qui l’importanza di far capire che l’area culturale prevalente in Ticino e che si batte per sovranità, indipendenza e neutralità della Svizzera, deve avere un rappresentante. Le posizioni politiche dei ticinesi su questi temi, ripeto, vincenti in tante votazioni federali, rischiano di essere marginalizzate. È un modo per equilibrare la rappresentanza tra progressisti e conservatori o meglio attualizzarla alle attuali sensibilità politiche e sociali dei ticinesi.

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Dal 29 al 31 luglio si svolgerà un esercizio congiunto che vedrà coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze e Servizi tecnici. Gli enti di primo intervento, unitamente ai rappresentanti dell’Ufficio del veterinario cantonale e dell’Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo, si cimenteranno con un evento legato a malattie altamente contagiose (epizoozie).
Quelli che si terranno tra lunedì 29 e mercoledì 31 luglio in alcuni comuni dell’Alto Vedeggio saranno tre giorni di esercitazioni molto intense e costruttive. Il tema affrontato permetterà di consolidare la collaborazione tra enti di primo intervento. Infatti, dopo l’esperienza costruttiva del 2018 dove, sempre relativamente alla stessa tematica, ha potuto esercitarsi uno Stato maggiore regionale di condotta, il Dipartimento delle istituzioni, unitamente al Dipartimento della socialità e della sanità ha deciso, in questa occasione, di focalizzare l’attenzione sulla truppa.
In particolare il 30 e il 31 luglio saranno esercitate le attività al fronte, durante le quali si creeranno i presupposti per interventi realistici sul terreno da parte degli enti di primo intervento. Sarà l’occasione per testare e valutare il coordinamento, la collaborazione e le procedure messe in atto da tutti i partner, in modo da utilizzare in seguito le competenze acquisite a scopo formativo e divulgativo.
Si avvisa la popolazione che durante il periodo citato, segnatamente nelle località di Rivera, Mezzovico e Taverne, saranno presenti alcuni mezzi e militi degli enti di primo intervento e di soccorso, contestualmente all’esercitazione in atto. Si segnala inoltre che durante la simulazione saranno possibili puntuali disagi al traffico, in particolare sulla strada Cantonale tra Mezzovico e Taverne.
Al termine dell’esercitazione è previsto un comunicato stampa, che sarà pubblicato il 2 agosto.
Infine s’informa che durante l’esercizio saranno realizzate delle riprese video che verranno messe a disposizione dei media sul canale Youtube dell’Amministrazione cantonale. (www.youtube.com/cantoneTI).

Acque sicure: posati due cartelli di prevenzione in zona Aquino (Valle Verzasca)

Acque sicure: posati due cartelli di prevenzione in zona Aquino (Valle Verzasca)

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che nell’ambito del progetto “Acque sicure” sono stati posati due cartelli di prevenzione in zona Aquino (Comune di Lavertezzo), che informeranno i bagnanti sulla pericolosità di questo luogo, dove negli anni scorsi sono avvenuti numerosi incidenti, alcuni dei quali con esito mortale.
I due cartelli, dalle dimensioni di 128 x 89,5 centimetri, ritraggono dall’alto il tratto di fiume interessato, mostrandolo dal punto di vista in cui si trova il bagnante e informando in quattro lingue sui pericoli della zona. La posa di questi cartelli è stata possibile grazie alla collaborazione del Comune di Lavertezzo e dalla Sezione lacuale della Polizia cantonale.
Approfittando della posa di questi cartelli, la Commissione consultiva “Acque sicure” invita i bagnanti a visitare il sito internet (www.acquesicure.ch) per prendere visione dei consigli e dei comportamenti corretti da adottare in ambito balneare, nonché a prestare la massima prudenza quando ci si trova in prossimità di laghi e corsi d’acqua.