Certificazione ISO 9001:2015 brillantemente superata dalla Sezione della circolazione

Certificazione ISO 9001:2015 brillantemente superata dalla Sezione della circolazione

Comunicato stampa
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che l’Ufficio tecnico (gestione dei collaudi per i veicoli stradali e gestione dei permessi di trasporti speciali) della Sezione della circolazione di Camorino ha di recente ottenuto in modo brillante la certificazione di qualità ISO 9001. Un’attestazione che dimostra la costante ricerca delle migliori soluzioni per soddisfare la numerosa clientela che si rivolge a questo essenziale servizio dell’amministrazione cantonale.
La Sezione della circolazione ha avviato nel corso del 2018 un progetto organizzativo per l’analisi dei processi interni, dei flussi e delle competenze volto all’ottenimento della Certificazione ISO 9001:2015.
Il progetto per la Certificazione ISO ha riguardato i seguenti campi d’applicazione:

  • esecuzione di controlli tecnici (collaudi) conformemente all’Ordinanza concernente le esigenze tecniche per i veicoli stradali (OETV);
  • gestione dei permessi di trasporti speciali.

Le audizioni svolte nel corso del mese di maggio hanno permesso alla Sezione della circolazione di ottenere la Certificazione ISO 9001:2015 con il massimo punteggio da parte dell’Ente di accreditamento, che ha evidenziato l’eccellente qualità organizzativa e la rapidità nell’erogazione del servizio all’utenza.
Nelle ultime due legislature il Dipartimento delle istituzioni si è impegnato nello snellire le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione fra la cittadinanza e i servizi cantonali. La Sezione della circolazione ha quindi evoluto le proprie prestazioni per dare una risposta sempre più mirata alle aspettative dei cittadini e dei partner di riferimento. Nei prossimi mesi si intende proseguire con quanto avviato dando ancora più risalto alla qualità dei servizi offerti.

Didascalia:
Il Capo sezione avv. Cristiano Canova (sulla sinistra) con l’ing. Christian Cattaneo Capo Ufficio tecnico con la Certificazione ISO 9001.

Gobbi difende il bunker: «Solo storie farlocche e fake news»

Gobbi difende il bunker: «Solo storie farlocche e fake news»

Da www.tio.ch

Sulla presunta “scomparsa” di uno dei migranti, prelevato lunedì dalla polizia durante lo sciopero della fame: «Un “caso Dublino”»

La “scomparsa” di uno dei migranti presenti allo sciopero contro le condizioni di detenzione nel bunker di Camorino – denunciata ieri dal collettivo R-Esistiamo -, è certamente servita ad alimentare la polemica che da giorni è stata risollevata attorno al centro rifugiati.
«Lunedì mattina primo luglio è stato prelevato dalla polizia ticinese, portato alla SEM di Chiasso per accertamenti e da allora si sono perse le tracce», segnalava ieri il collettivo in difesa dei migranti. «Fake news», ha replicato Norman Gobbi in un lungo sfogo affidato ai social.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha scelto Facebook per fare il punto della situazione proponendo un punto di vista alternativo non solo sul presunto scomparso, ma tutto ciò che gravita da giorni attorno al bunker.
«Solo fake news» – «Tra manifestazioni non autorizzate, denigrazione di autorità e funzionari e fumo negli occhi alla cittadinanza, di questi giorni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori dalla manciata di immigrazionisti ostinati – esordisce Gobbi seccamente -. E tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news».
Per prima cosa, secondo il direttore del DI, lo sciopero sarebbe durato «un solo pasto». Riguardo, poi, alle condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino «sono – secondo Gobbi – state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito».
«Statuti diversi, quindi diritti diversi» – Quindi incalza contro gli immigrazionisti: «Si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti a Camorino avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non hanno più diritto di rimanere sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM)».
E sul caso di James conclude svelando l’arcano della scomparsa: «Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta».

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Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi: “L’asilante ‘scomparso’? Un caso Dublino”
Il direttore del DI replica al Collettivo R-Esistiamo. “A Camorino condizioni ‘pietose’ spesso causate dagli stessi migranti”

Le recenti prese di posizione del Collettivo R-Esistiamo sulla situazione al Centro asilanti di Camorino non sono passate inosservate alla politica. In una nota stampa diffusa ieri, ricordiamo, il Collettivo aveva denunciato la scomparsa di un asilante nigeriano che è stato prelevato dalla Polizia e di cui si sarebbero perse le tracce.
Una versione dei fatti che non è andata giù al direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, il quale ha voluto replicare via social a quanto affermato negli scorsi giorni. “Tra manifestazioni non autorizzate, denigrazione di autorità e funzionari e fumo negli occhi alla cittadinanza, di questi giorni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori dalla manciata di immigrazionisti ostinati – ha tuonato su Facebook – E tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news!”
Gobbi tiene quindi a fare alcune precisazioni: “Primo. Il presunto sciopero della fame? È durato – udite bene – un solo pasto. I migranti hanno infatti volontariamente saltato un unico pranzo; cosa che molti lavoratori ticinesi fanno per poter recuperare faccende arretrate, e non per puro e semplice diletto mediatico”.
“Secondo”, prosegue il consigliere di Stato leghista, “le condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino sono state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito”.
E ancora: “Terzo. Gli immigrazionisti si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti a Camorino avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non hanno più diritto di rimanere sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM)”.
Infine, Gobbi ha chiarito anche il caso dell’asilante scomparso. “La realtà? Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta”.
In conclusione il consigliere di Stato invita a “resistere alle ‘fake sentimental stories'”: “Io sto con chi dice le cose come stanno, con chi rispetta le regole e con chi – presente legalmente – vuole integrarsi”.

Sicuri in montagna nella bella stagione

Sicuri in montagna nella bella stagione

Comunicato stampa

La bella stagione è il momento privilegiato per rilassarsi ma anche per incrementare l’esercizio fisico alla scoperta dei sentieri ticinesi, sempre più gettonati dai residenti e dai numerosi turisti che soggiornano per le ferie in Ticino. La pratica dell’escursionismo, unitamente alla ricerca di funghi, richiede particolare attenzione poiché è sufficiente una piccola disattenzione per mettere un piede in fallo e cadere, infortunandosi anche in maniera grave e, nei casi più seri, perdendo la vita. Per quanto riguarda gli ultimi anni i dati purtroppo testimoniano un incremento degli infortuni. Anche per questo motivo negli scorsi mesi il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, ha promosso un nuovo programma di prevenzione denominato “Montagne sicure”. In quest’ambito sono previste campagne di prevenzione con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli della montagna fornendo utili consigli per evitare gli infortuni. A tale scopo è stato quindi realizzato un apposito flyer in quattro lingue, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, che sarà distribuito a livello cantonale nelle prossime settimane.
L’escursionismo è l’attività sportiva maggiormente praticata in Svizzera. In effetti recenti stime fanno stato di oltre 2,5 milioni di persone che lo praticano. Da un lato questo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro ogni anno nel nostro paese si registrano in media oltre 20’000 infortuni di escursionisti e una quarantina di loro perdono la vita, come testimoniano i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI). Negli ultimi tre anni solo in Ticino, dove è forte pure la presenza di cercatori di funghi, si contano 34 infortuni in montagna di cui 20 con esito letale (10 nel solo 2018).
In particolare nella bella stagione la Polizia cantonale, per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni, e i suoi partner sono sempre più chiamati a intervenire nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni, grazie alla nuova campagna di prevenzione estiva di “Montagne Sicure” s’intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna, affinché questo tipo di escursioni permanga un momento di svago e di divertimento in piena sicurezza. Per questo motivo in collaborazione con la Cancelleria dello Stato è stato realizzato un nuovo flyer declinato in quattro lingue da distribuire a livello cantonale, nel quale si ribadiscono i seguenti semplici consigli di sicurezza, in particolare per escursionisti e per cercatori di funghi:

Preparare l’escursione per evitare infortuni
Un buono stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo.

Adattare l’attrezzatura alle condizioni
È fondamentale scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono inoltre mancare indumenti contro la pioggia e il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso, una cartina e un cellulare (numero di emergenza 117 o 112).

Prestare attenzione al ritmo
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedersi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fare attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.

Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Il bagno nei laghi, un rischio mortale.

Il bagno nei laghi, un rischio mortale.

Da www.liberatv.ch

I consigli di Donda: “Bagnarsi gradualmente è fondamentale. E mai dimenticare…”
Il presidente delle società di salvataggio Regione Sud e della Commissione di “Acque Sicure”: “Ecco la regola numero uno: mai sottovalutare i bagni nelle acque libere”

“La maggior parte dei fiumi e laghi del Cantone Ticino, che rappresentano una suggestiva attrazione turistica per il loro ambiente naturale e paesaggistico, sono pure un luogo ideale per lo svago e la pratica di numerosi sport.
Ma per la loro conformazione, i corsi d’acqua possono nascondere insidie anche per le persone più esperte. Le acque gelide, i sassi sdrucciolevoli, le forti correnti, i mulinelli e le cascate sono tutti pericoli da non sottovalutare e che richiedono la massima cautela. Lo stesso vale per laghi e piscine”.
Quelle appena citate sono le parole utilizzate dal programma di prevenzione “Acque sicure”, il progetto pensato dal DI per attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti in acqua.
Incidenti che, spesso, portano alla morte come nel caso di Florijana Ismaili, la calciatrice della Nazionale Svizzera “inghiottita” sabato pomeriggio dalle acque del Lario e, probabilmente, vittima di uno shock termico.
Di pericoli in acqua e prevenzione ne abbiamo parlato con Boris Donda, presidente delle società di salvataggio Regione Sud e presidente della Commissione di “Acque sicure”.
Presidente, si può affermare che regola numero uno è non sottovalutare mai i bagni nelle acque libere?
“Certo. È la regola base quando si va al lago, al fiume, al mare o in piscina. Ma poi, ovviamente, ce ne sono delle altre…”.

Prego…
“Bhè, è sempre importante rispettare le (poche) regole di prevenzione come il bagnarsi gradualmente prima di immergersi in acqua e dopo essere stati esposti al sole. Non vanno sottovalutate nemmeno le insolazioni. Motivo per cui, oltre a delle creme di protezione solari, è altrettanto importante coprirsi il capo con un cappellino o una bandana. Tuffarsi “a caldo” non va mai bene”.

Perché?
“Perché poi si creano gli incidenti fatali. Buttarsi in acqua senza essersi bagnati prima può causare uno shock termico perché la differenza tra la temperatura corporea e quella dell’acqua può causare non pochi problemi”.

Si parla spesso, in questi giorni come in tutte le estati, di shock termico, ma cosa succede al nostro corpo?
“Il repentino sbalzo di temperatura può comportare la perdita del controllo della respirazione. Questo comporta, spesso, anche una perdita dei sensi. Se una persona viene colta da un malore sott’acqua si cade “a peso morto” verso il fondale. E in acque particolarmente fredde, poi, è difficile risalire”.

Come comportarsi, se si è in compagnia, quando si percepisce il pericolo?
“Bisogna dire che valutare la situazione immediatamente non è facile. Bisogna però tenere sott’occhio i bambini e le persone che non sanno nuotare o hanno poca dimestichezza con l’acqua. Generalmente, se una persona non riemerge dopo qualche secondo è bene allarmarsi…Anche perché le correnti rischiano di complicare le ricerche”.

E cosa fare in questi casi?
“Allertare i soccorsi deve essere la priorità, ma non bisogna esitare a tuffarsi in acqua e prestare soccorso, se necessario. Inoltre, lanciare in acqua un remo, un salvagente, una corda può sempre essere utile”.

Quali sono i suoi consigli per evitare spiacevoli incidenti?
“Io consiglio sempre di portare sempre con sé un salvagente o un giubbotto di salvataggio, oltre alle raccomandazioni già elencate prima. Inoltre, è bene ricordare di evitare assolutamente di tuffarsi in acqua senza aver digerito. È un aspetto spesso sottovalutato, ma che può avere conseguenze drastiche…”.

Tifo violento, sì ai controlli d’identità per le partite a rischio

Tifo violento, sì ai controlli d’identità per le partite a rischio

Da www.ticinonews.ch

Raggiunto un accordo con HC Lugano e HC Ambrì-Piotta. Gobbi: “In Ticino casi gravi non ce ne sono più stati”

Dopo gli ennesimi episodi di violenza negli stadi svizzeri, la ministra Viola Amherd ha avanzato ieri il suo piano anti-hooligan, un tema decisamente caldo anche in Ticino.
Per i club ticinesi, però, non dovrebbe cambiare molto. Due delle tre misure anti hoolingan proposte ieri – il potenziamento della videosorveglianza negli stadi e il rafforzamento del vincolo licenza sportiva-sicurezza – sono già state implementate a livello cantonale. “La videosorveglianza è stata rafforzata alla Corner Arena, alla Valascia e allo stadio di Cornaredo.
La sicurezza interna è un obbligo già imposto, non solo dagli organi di polizia ma anche da quelli di sicurezza”, ha dichiarato il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni di TeleTicino.
Nuova, per contro, la misura che impone alle società sportive di procedere di fronte a casi concreti al divieto d’entrata senza tentennamenti. Per legge, infatti, non serve il giudizio di un tribunale.
“È una novità, ma caldeggiata dal sottoscritto già un anno fa – ha spiegato Gobbi – Ci rendiamo conto come l’attuale strumentario di misure (il divieto d’accesso allo stadio, d’area e l’obbligo d’annuncio in posto di polizia, ndr) richiede troppo tempo ed è troppo garante nei confronti delle persone che devono essere subito allontanate dagli stadi”.
Il giro di vite chiesto a livello federale dalla ministra dello Sport giunge dopo una stagione calcistica segnata da diversi episodi di violenza che hanno portato alla sospensione di due partite a Lucerna e Sion. Più positivo, per contro, il bilancio in Ticino dove la riforma del direttore del DI, portata avanti dopo i fatti della Valascia del gennaio 2018, sembra aver dato i suoi primi frutti.
“Casi gravi non ce ne sono stati”, ha commentato Gobbi. “E questo grazie al potenziamento della videosorveglianza e al maggiore flusso di informazioni tra club e autorità”.
Passi avanti anche per la controversa misura del controllo dell’identità all’entrata, invisa a tutte le società sportive del Cantone.
In primis all’Ambri Piotta, che un anno fa prese posizione ufficiale con una nota stampa. Nelle scorse settimane è infatti stato trovato un accordo con HCL e HCAP:
“C’è stato un incontro con i due club ticinesi e con il responsabile della sicurezza della Lega nazionale, i quali ci hanno mostrato le misure che saranno implementate per migliorare i controlli. Abbiamo anche concordato l’introduzione dell’obbligo di identificazione degli ospiti presenti nelle partite a rischio in modo da ridurre i pericoli ed evitare che le persone segnalate entrino illegalmente”, ha concluso Gobbi.

http://teleticino.ch/il-tg/si-ai-controlli-d-identita-per-le-partite-a-rischio-XJ1380321

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 3 luglio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11939438

 

 

 

Rechte Politiker verteidigen Italien – grüne Nationalrätin fordert: «Bundesrat soll Botschafter zitieren»

Rechte Politiker verteidigen Italien – grüne Nationalrätin fordert: «Bundesrat soll Botschafter zitieren»

Da www.luzernerzeitung.ch

Die Kontoverse um das Rettungsschiff Sea Watch spaltet die Schweiz. Die Aktion der deutschen Kapitänin Carola Rackete stösst nicht überall auf Verständnis.

Die internationale Solidarität mit der verhafteten «Sea-Watch-Kapitänin» Carola Rackete ist gross. Bis gestern Nachmittag wurden in Deutschland und Italien über eine Millionen Euro für die deutsche Hilfsorganisation Sea Watch gesammelt. Zahlreiche prominente Politiker, darunter der deutsche Aussenminister Heiko Maas, verteidigten in den letzten Tagen die Kapitänin. Nach tagelanger Irrfahrt durchs Mittelmeer hatte Rackete in der Nacht auf Samstag trotz Verbot ein Rettungsschiff mit 40 Migranten an Bord an den Hafen von Lampedusa gesteuert. Das Schiff war unter holländischer Flagge unterwegs.

In der Schweiz fallen die Reaktionen unterschiedlich aus. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) findet es richtig, dass sich Rackete vor der italienischen Justiz verantworten muss. «Am Schluss ging es nicht mehr um das Wohl der Flüchtlinge», sagt der Regierungsrat, der seine persönliche Meinung äussert. Gobbi fragt sich, weshalb die Sea-Watch nicht in Richtung Holland aufbrach, anstatt während Tagen das Anlegen in Italien zu erzwingen. Gobbi verteidigt auch den italienischen Innenminister Matteo Salvini. «Er macht nichts anderes als die italienische Souveränität zu verteidigen. Und er zeigt die Fehler und Unfähigkeit der EU in der Migrationsfrage auf.» Italien müsse dafür einen hohen Preis bezahlen, ergänzt der ehemalige SVP-Bundesratskandidat.
(…)

Montagna: “Occhio ai percorsi e al meteo”

Montagna: “Occhio ai percorsi e al meteo”

Da www.ticinonews.ch

L’esperto del Soccorso Alpino Stefano Doninelli: “Mai sfidare la sorte in montagna”

È proprio nelle giornate di sole che la montagna attira ancora di più verso di sé escursionisti esperti e meno esperti. Una fuga dalla canicola e dal rumore che però non deve essere presa sotto gamba, soprattutto in un periodo in cui il cielo, da limpido, può improvvisamente farsi buio e minaccioso.
“Come abbiamo visto ieri, in montagna i temporali possono arrivare improvvisamente anche d’estate. È un periodo in cui è davvero importante pianificare, studiare il percorso e valutare le temperature. Informarsi correttamente e prendere le dovute precauzioni è fondamentale”, ha spiegato a TeleTicino Stefano Doninelli, presidente del Soccorso Alpino Ticinese.
I consigli in montagna sono quelli classici: valutare bene i percorsi secondo le proprie possibilità, non lasciare i sentieri opportunamente segnalati, indossare equipaggiamenti adeguati, e, grazie alla tecnologia, consultare le previsioni meteo prestando molta attenzione ai temporali.
“Nel caso ci si ritrovi nel mezzo di un temporale in montagna, se ci si trova in una zona di pericolo vale la pena fermarsi e lasciare che la piogga cessi. In caso di pericolo, consiglio di chiamare i soccorsi e di evitare assolutamente di sfidare la sorte in montagna” ha sottlineato Doninelli.
Purtroppo però esiste comunque un margine di fatalità insondabile, che ogni anno non risparmia qualche malcapitato. Ieri la cronaca ha registrato il secondo infortunio letale del 2019. A prendersi entrambe le vite è stata la variante del Generoso a cui si accede lungo la mulattiera che parte da Rovio. Un sentiero alpino consigliato ad escursionisti esperti, come segnalato a più riprese sia sui siti che sui cartelli presenti lungo il tracciato.
“Occorre precisare che il sentiero è messo bene. inoltre, le informazioni sui sentieri sono dosponibili su vari portali informativi. Anche il Cantone che sta facendo un grosso lavoro con Montagne sicure, soprattutto per i turisti”, ha concluso Doninelli.

Entrata in funzione del nuovo capo della Polizia giudiziaria

Entrata in funzione del nuovo capo della Polizia giudiziaria

Il nuovo capo della Polizia giudiziaria, maggiore Thomas Ferrari, è entrato in funzione oggi come previsto al momento della sua nomina da parte del Consiglio di Stato. Gli onori di casa sono stati fatti dal Comandante Matteo Cocchi e dagli altri membri della Direzione della Polizia cantonale. In agenda durante la prima giornata di lavoro anche il consueto rapporto mensile di coordinamento tra la Polizia cantonale e il Ministero Pubblico. Il maggiore dirigerà l’Area della Polizia giudiziaria, segnatamente i Commissariati e le Sezioni specialistiche.
Thomas Ferrari, classe 1977, si è laureato in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ottenendo sempre a Zurigo il brevetto di avvocato nel 2004. Tra il 2005 ed il 2016 ha poi maturato un’importante esperienza nel settore bancario. Negli ultimi 3 anni è stato a capo della Sezione della Popolazione, unità amministrativa presso la quale ha in particolare portato a termine la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. Esperienze che costituiranno un valore aggiunto nel suo nuovo ruolo poiché anche la Polizia cantonale deve considerare l’evoluzione della società moderna, sempre più dinamica pure per quanto riguarda la sicurezza.