Oibò: tre controlli radar su quattro sono effettuati dalle Comunali

Oibò: tre controlli radar su quattro sono effettuati dalle Comunali

Ma non era Norman Gobbi lo spietato manovratore degli apparecchi che misurano la velocità?

Le cifre parlano chiaro: i tre quarti dei controlli radar nel nostro Cantone vengono effettuati dalle Polizie comunali; il rimanente quarto dagli agenti della Cantonale. Ma vediamo questi dati, che si riferiscono all’anno scorso. In totale i controlli mobili sono stati 1’615. Gli agenti della Cantonale ne hanno effettuato 427; i Corpi delle Polizie comunali ne hanno svolti 1’188. La modalità con cui sono stati eseguiti: 1’291 con radar, 324 con pistola laser. Per quanto riguarda i radar: 980 sono i controlli degli agenti delle Comunali e 311 quelli della Cantonale. Con il laser sono intervenuti 208 volte gli agenti delle Comunali e 116 volte gli agenti della Cantonale. C’è, come abbiamo detto, un rapporto di uno su quattro negli interventi tra Polizia cantonale e Corpi delle Polizie comunali.
E qui ci salta la mosca al naso: noi credevamo – visto quanto viene comunemente fatto capire alla gente – che i controlli fossero maggiormente effettuati dalla Polizia cantonale, sotto la responsabilità quindi del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Anche perché soprattutto in campagna elettorale lo stesso Gobbi veniva sempre associato a questi controlli sulla velocità. E invece scopriamo che sono i Comuni a richiedere ai loro agenti un intervento di questo tipo. Rimaniamo solo ai centri più importanti e andiamo a vedere chi sono i capi dicastero: A Chiasso, Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno sono tutti politici del PLR. Però, tutti zitti questi ultimi, intanto c’è Gobbi a fare da parafulmine…
“L’intervento delle Comunali è spesso voluto dai cittadini stessi, che chiedono maggiore sicurezza su tratti di strada considerati pericolosi. È un loro diritto e la Polizia che per prossimità interviene è naturalmente quella comunale” – spiega al Mattino della Domenica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. È però singolare che nell’opinione pubblica sia sempre il sottoscritto a essere preso di mira per questi controlli. I dati che presentate dimostrano un’altra realtà. Ma ho le spalle abbastanza larghe per sostenere questo peso, anche perché un peso non è”. Ci spieghi… “Non lo è nella misura in cui i controlli radar a livello cantonale vengono inseriti in una strategia coordinata di prevenzione, e anche l’intervento repressivo rientra in questa strategia. Abbiamo un obiettivo unico: far capire agli automobilisti che adottare un comportamento confacente alla guida dà vantaggi a tutti, in primis agli stessi automobilisti”. I risultati ottenuti negli ultimi anni, con una diminuzione di vittime sulle nostre strade, e più in generale di incidenti, è confortante. “Esatto. Ciò dimostra, per rimanere in tema, che stiamo percorrendo la strada giusta e a una velocità corretta. Perché non si vuole esagerare nell’approntare misure repressive, che devono in ultima battuta sempre essere finalizzate al loro scopo principale: la prevenzione”.

Il Ticino ospita la conferenza annuale dei servizi cantonali della migrazione della Svizzera latina

Il Ticino ospita la conferenza annuale dei servizi cantonali della migrazione della Svizzera latina

Comunicato stampa

Giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2019 si è tenuta a Mendrisio l’annuale conferenza che riunisce tutti i responsabili dei servizi della migrazione dei Cantoni Latini alla quale ha pure preso parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un momento privilegiato di confronto e di aggiornamento che permesso alle Autorità cantonali ticinesi di evidenziare l’importante lavoro del Ticino, quale porta d’accesso a sud per la Svizzera, in ambito migratorio.
Ogni anno i capi dei servizi cantonali della migrazione del Canton Ticino e dei Cantoni romandi si riuniscono in una riunione plenaria per discutere dei temi di attualità che concernono il loro settore così come per aggiornarsi reciprocamente sulle tendenze in atto a livello nazionale e internazionale. Il Ticino ha avuto l’onore di ospitare l’edizione 2019 dell’annuale appuntamento, al quale oltre ai responsabili del settore della migrazione dei Cantoni Ticino, Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese e Vaud hanno anche partecipato i rappresentati delle città di Berna, Bienne e Losanna così come alcuni collaboratori dei servizi federali preposti.
Nel primo pomeriggio di giovedì è stato organizzato un seminario durante il quale sono intervenuti alcuni esperti del settore della migrazione che hanno trattato temi di attualità quali la revisione della legge sull’asilo e la sua attuazione da parte dei Cantoni e l’evoluzione dei fenomeni migratori a livello locale e globale.
Durante la giornata di venerdì i partecipanti hanno preso parte a una visita ufficiale del Centro federale d’asilo (CFA) di Chiasso.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluta positivamente questo genere di incontri istituzionali, che permettono alle Autorità politiche cantonali e federali di conoscere da vicino e peculiarità geografiche ed economiche del Canton Ticino che lo rendono una realtà unica in Svizzera per la sua predisposizione a vivere e a gestire fenomeni globali che toccheranno solo in seguito i cantoni d’oltralpe. La gestione dei flussi migratori e la pressione alla frontiera con l’Italia né è stata un esempio nel recente passato.

Sicurezza privata, nuove norme

Sicurezza privata, nuove norme

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de La Regione

Più formazione (anche continua), quattro tipi di autorizzazione…
Progetto di legge in consultazione Il governo attende le osservazioni delle cerchie interessate entro fine luglio

Era un auspicio anche della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Argo 1, dal nome dell’agenzia cui il Dipartimento sanità e socialità aveva affidato, senza però la necessaria risoluzione governativa, la sorveglianza dei centri per richiedenti l’asilo: serve “una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore”. Quello appunto delle società di sicurezza private. Ebbene, a poco meno di quattro mesi dalla pubblicazione del rapporto, e relative raccomandazioni, della Cpi, il Dipartimento istituzioni presenta una proposta di modifica della Lapis, la Legge cantonale sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Un’ampia modifica. Anzi, “una revisione totale” del testo in vigore dal 1976. Insomma una nuova legge. Con un nuovo nome: “Legge sulle prestazioni private di sicurezza”, Lpps. La riforma mira tra l’altro a rafforzare la formazione degli agenti e dei responsabili delle agenzie, a rendere maggiormente efficace il regime autorizzativo e ad aggiornare l’elenco delle attività che necessitano del nullaosta del Cantone. Si tratta, sottolinea in conferenza stampa il consigliere di Stato titolare delle Istituzioni Norman Gobbi, di adeguare le disposizioni alla situazione odierna. Che in Ticino “registra un centinaio di agenzie”, contro la “ventina circa” degli anni Settanta quando ha visto la luce la Lapis, come si ricorda nella bozza di messaggio governativo che accompagna il disegno di legge. Quest’ultimo e il relativo progetto di regolamento sono da ieri in consultazione. Per due mesi, fa sapere Gobbi. Entro fine luglio quindi il Consiglio di Stato attende le osservazioni delle cerchie direttamente interessate (le ditte di sicurezza e di investigazione e gli indipendenti, nonché l’Associazione imprese svizzere servizi di sicurezza), della Procura, del Tribunale cantonale amministrativo, dell’Associazione delle polizie comunali, dei Municipi, dei sindacati e della Commissione paritetica sicurezza. L’adempimento dei compiti da parte degli agenti e degli investigatori privati incaricati richiede elevata professionalità: per questo si pone l’accento sulla formazione. Rafforzandola. In che modo? “Prevedendo una formazione di base specifica a dipendenza del ruolo e una formazione continua a moduli”. Si prospetta poi l’introduzione di quattro tipi di autorizzazione: «Per la ditta di sicurezza, per chi la dirige, per i collaboratori della stessa e per gli agenti indipendenti», spiega il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale, che hanno messo a punto il progetto di legge. Dunque, citando la bozza di messaggio in consultazione, si parla di un’autorizzazione per l’esercizio della società di sicurezza o di investigazione, di una per dirigere l’agenzia, di una per gli agenti o per gli investigatori privati alle dipendenze di una ditta e di un’autorizzazione “per coloro che svolgono attività di sicurezza o di investigazione a titolo indipendente”. Altra novità: l’autorizzazione (validità tre anni, ovviamente rinnovabile) accordata all’agente sarà “legata alla sua persona”, cosa che gli permetterà di esercitare “anche per più di un’impresa di sicurezza”. Agli agenti privati la Polizia cantonale rilascerà una tessera di legittimazione. Quella di riconoscimento sarà invece rilasciata dall’agenzia, “così da poter identificare il datore di lavoro”. Non solo; per il responsabile della ditta di sicurezza o di investigazione, sottolinea Arrigoni, «sono previste una formazione accresciuta e l’obbligo di iscriversi nel registro di commercio». Il disegno di legge, inoltre, inserisce nella lista delle mansioni che vanno autorizzate (“Sorveglianza e controlli; gestione del traffico; protezione di persone e beni; trasporti securizzati; investigazione”) anche la “gestione di centrali d’allarme con sorveglianza audio e/o video”.
«Le proposte vanno nella giusta direzione: l’obiettivo è anche di evitare il ripetersi di gravi disfunzioni che hanno interessato alcune agenzie, a scapito degli agenti e della sicurezza», dice alla ‘Regione’ Giangiorgio Gargantini del sindacato Unia. Con lui, alla conferenza stampa di ieri, Oswaldo Formato, da marzo ispettore cantonale per l’unità di controllo istituita dalla Commissione paritetica del contratto collettivo di lavoro per il settore agenzie di sicurezza privata.

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Sicurezza: agenzie private senza zone d’ombra

In consultazione la nuova legge per regolamentare in modo più chiaro le attività di sorveglianza e d’investigazione Autorizzazioni meglio definite e tessere per identificare gli agenti
Gobbi: «Settore da riordinare anche dopo Argo1»

«Quello delle attività private di sicurezza è un settore che periodicamente necessita di essere riordinato». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato l’urgenza di una nuova legge che regoli il funzionamento del settore della sorveglianza e dell’investigazione in Ticino. A maggiore ragione alla luce dell’età dell’attuale impianto legislativo, la cosiddetta LAPIS, in vigore ormai dal 1976. Anche a seguito della sospensione a tempo indeterminato del concordato intercantonale, il Consiglio di Stato ha deciso di rompere gli indugi e presentare un progetto «al passo con i tempi» per dirla sempre con Gobbi. «Vanno aggiornati diversi aspetti e chiarite alcune zone grigie, tenuto conto dell’evoluzione di un settore che è in crescita» ha aggiunto, illustrando i cardini della neo legge sulle prestazioni private di sicurezza (LPPS) ora posta in consultazione fino a fine luglio. Nel dettaglio, ha indicato il consigliere di Stato, «vogliamo regolamentare in maniera chiara e precisa un settore delicato, aumentare gli standard in materia di formazione, e al contempo mantenere elevati requisiti personali e professionali a fronte di un ambito sensibile che si affianca all’attività dello Stato». Un cambio di marcia, questo, richiesto da diversi atti parlamentari e soprattutto – ha ricordato Gobbi – «dalla Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per fare luce sul caso Argo1» (vedi la scheda a lato), l’agenzia privata finita nell’occhio del ciclone anche per la sua conduzione operativa tutto fuorché trasparente. «Questo caso – si legge nel messaggio governativo –ha infatti portato alla luce alcune fragilità del sistema attualmente in vigore; fragilità che sono state oggetto di due rapporti: il primo della Commissione della gestione e delle finanze e il secondo della Commissione speciale scolastica. Questi due rapporti, pur evidenziando problematiche diverse, sono entrambi giunti alla conclusione che delle modifiche si rendevano necessarie».

«Non una delega di compiti»
Non a caso tra le novità più importanti della legge figura un nuovo regime autorizzativo obbligatorio, declinato a seconda dell’importanza del ruolo all’interno delle agenzie di sicurezza, «che definirà in modo chiaro le attività soggette e andrà a sostituire l’attuale obbligo di notifica» ha spiegato il responsabile dei Servizi generali della polizia cantonale Elia Arrigoni. «Lo scopo non è quello di autorizzare l’ente pubblico a delegare i suoi compiti al privato, ma permettere allo Stato di avvalersi di questo partner per ottimizzare l’uso di risorse più care e specialistiche della polizia cantonale» ha aggiunto Arrigoni. Il tutto precisando anche quei compiti di «minore importanza» che potranno passare nelle mani delle società private. A fronte anche delle richieste sindacali, verso un settore spesso contraddistinto da impieghi provvisori e per più datori di lavoro, come detto pure la formazione e l’ambito dei controlli sarà rafforzato (seppur semplificato). «Sarà istituita la figura del rappresentante responsabile, il cui ruolo legale nei confronti di terzi richiederà una formazione accresciuta così come l’iscrizione al registro di commercio» ha indicato Arrigoni. Per poi aggiungere: «La novità per gli agenti riguarda la personale autorizzazione a operare, che non sarà più legata a una determinata agenzia ma sarà rilasciata singolarmente». Non solo. Al fine di permettere alla polizia cantonale e alle autorità di verificare la legittimazione a operare, saranno introdotte due tessere d’identificazione per gli agenti privati: quella di legittimazione, rilasciata dalla polizia e che l’agente dovrà portare in modo visibile, e quella di riconoscimento, concessa dall’agenzia e necessaria per riconoscere il datore di lavoro. E, va di pari passo, il rispetto del Contratto collettivo di lavoro in vigore nel settore.

Attive 92 società
Stando ai dati resi noti dalla polizia cantonale attualmente sono registrate 92 agenzie di sicurezza a livello cantonale, per un totale di oltre 1.100 agenti. Come detto per poter esercitare sul terreno varranno quattro tipi di autorizzazione tutte valide per un periodo di 3 anni: una per l’esercizio di un’impresa di sicurezza o di investigazione, un’autorizzazione per dirigere un’impresa di sicurezza, un’autorizzazione per gli agenti di sicurezza o investigatori privati che sono alle dipendenze di un’impresa di sicurezza e un’ultima autorizzazione per colo che svolgono attività di sicurezza o investigazione a titolo indipendente. Per quanto concerne invece la formazione, se i moduli non cambieranno per i normali agenti di sicurezza diverso sarà il discorso per chi ambisce a operare quale indipendente o rappresentante responsabile. I rispettivi percorsi, è stato spiegato, saranno rafforzati attraverso dei nuovi moduli relativi alla conoscenza della legislazione cantonale (per gli indipendenti) e alla gestione aziendale e operativa (per la figura responsabile).


La scheda

La cronistoria
Attualmente in Ticino fa stato la legge sulle attività private d’investigazione e sorveglianza (LAPIS), entrata in vigore nel 1976. Nel 2013 il Canton Ticino ha aderito al concordato sulle prestazioni di sicurezza effettuate da privati promosso dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. A seguito del passo indietro dei Cantoni Berna e Zurigo l’entrata in vigore del Concordato è stata sospesa a tempo determinato. Di qui la decisione del Governo di procedere con una nuova legge cantonale.

Il settore
Attualmente in Ticino sono registrate 92 agenzie di sicurezza. Nel complesso gli agenti riconosciuti sono 1.121, mentre sono 55 le figure che operano quali indipendenti sia nel settore della sicurezza sia in quello dell’investigazione. A livello svizzero ci sono invece più di 900 ditte con circa 22.000 dipendenti che lavorano nel campo dei servizi di sicurezza.

Le norme da rivedere
Attraverso una revisione totale dell’attuale impianto legislativo, è proposta la nuova normativa (e la nuova denominazione) «Legge sulle prestazioni private di sicurezza» (LPPS). Il Governo ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di avviare una procedura di consultazione sul nuovo progetto di legge. Le prese di posizione sono attese entro il 31 luglio 2019.

La richiesta della CPI
Nel suo rapporto sul caso Argo1, la Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) aveva avanzato una serie di raccomandazioni al Consiglio di Stato, tra cui una riferita all’ambito delle agenzie di sicurezza private e in particolare all’istruzione del personale. «Constatato come il concordato intercantonale concernente le agenzie di sicurezza private non è stato sottoscritto da alcuni Cantoni, invitiamo il Dipartimento delle istituzioni a valutare la possibilità di presentare una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore. Già è stato compiuto un importante lavoro a livello della formazione, sia degli agenti sia dei quadri dirigenti». Il progetto di nuova legge si prefigge di rispondere a questa raccomandazione.

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 24 maggio 2019 de Il Quotidiano

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Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA)

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA)

25 maggio – Castel San Pietro

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e personalmente in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ringraziandovi per l’invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.
Sono felice di essere in un territorio molto fortunato. Da un lato un Comune attento alle proprie radici, pensando al recupero del complesso dei Cuntìtt, e ora fortunatissimo visto che può vantare uno dei moltiplicatori comunali più bassi del Cantone. Dall’altro perché il Patriziato di Castel San Pietro che ospita questa assemblea ha sempre avuto una grande progettualità fondata sulla tradizione, sulla cui importanza e sulla cui attività avrò modo di ritornare nel corso del mio intervento. Ringrazio pure gli altri Patriziati della Valle di Muggio che hanno partecipato a organizzare i lavori assembleari, con il pranzo e le visite guidate del pomeriggio: Morbio Superiore, Bruzella, Cabbio, Muggio.

Prendo spunto da un dato di fatto incontestabile: il Patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese e piace alla classe politica cantonale. Dico questo, forte del sostegno che la recente revisione parziale della Legge organica patriziale ha ottenuto davanti al Gran Consiglio. Modifiche legislative accolte all’unanimità dal Parlamento, segno che quanto viene portato avanti trova i favori e un convinto sostegno.

È un elemento non trascurabile su cui continuare a scrivere il nostro lavoro di valorizzazione dell’ente patriziale. Un risultato che ho accolto con grande soddisfazione, perché avvalora il percorso che in questi anni abbiamo compiuto assieme, tra l’Alleanza Patriziale e il mio Dipartimento, segnatamente la Sezione enti locali con il suo capo Marzio Della Santa e i suoi funzionari che più direttamente seguono la vita dei Patriziati.

Cito solo marginalmente i contenuti di questa revisione della LOP, essendovi ben noti. Un aspetto però deve essere sottolineato: questa revisione – oltre ad aver aggiornato tutta una serie di articoli rendendoli più conformi alla realtà odierna – ci ha stimolato a guardare oltre il momento contingente e a puntare verso obiettivi strategici che permettano di valorizzare ulteriormente il Patriziato nel nostro contesto cantonale, in modo che il Patriziato stesso continui a essere al passo con i tempi, al passo cioè con una realtà socio-economica, ma anche istituzionale, che si è modificata in modo sensibile.

Il Patriziato – lo voglio ribadire a chiare lettere – dovrà sempre mantenere le sue due caratteristiche che ne definiscono la natura stessa: avere cura e promuovere il territorio che ancestralmente è chiamato ad amministrare, ed essere custode nel solco della tradizione dell’identità e cultura locale. Avere quindi quel ruolo di vicinanza nei confronti dei cittadini di questo nostro magnifico Cantone che gli consenta di perpetuare l’anima ticinese, la radice ticinese, l’identità ticinese.

Ciò ha ancora più importanza proprio in questo momento storico, in cui mutano i confini giurisdizionali dei Comuni, come la realtà di Castel San Pietro ha già conosciuto. Il processo aggregativo può raggiungere i suoi obiettivi – e cioè portare vantaggi di carattere sociale ed economico ai residenti – solo se sappiamo mantenere e sviluppare sul territorio tutte le potenzialità presenti nelle nostre comunità. Il Patriziato – potendo offrire un valore identitario imprescindibile – rappresenta dunque un elemento di forza. Per questo va sostenuto; per questo va valorizzato.

Assodato questo concetto centrale, giocoforza avere una strategia rivolta al futuro che ci consenta di raggiungere tale obiettivo. Lo studio strategico avviato in questi mesi, per il quale sono state organizzate proprio nelle scorse settimane tre serate di presentazione e di condivisione sulle modalità d’esecuzione alla presenza di Victoria Franchi, collaboratrice scientifica e capo progetto di questo studio, è la risposta concreta di questa nostra volontà.

Dico nostra, intendendo quella dei Patriziati – e per essi questa vostra assemblea – assieme al Dipartimento e i suoi funzionari, con il supporto generoso di BancaStato. La parola collaborazione ha sempre contraddistinto i rapporti tra l’ALPA e il Dipartimento delle istituzioni. Abbiamo operato assieme su tutti i fronti che toccano l’attività patriziale. I risultati ottenuti sono sempre stati ottimi. E sono più che sicuro che questo spirito collaborativo proseguirà anche in futuro, grazie all’affinità che abbiamo sul valore, sull’importanza e sulle potenzialità dei Patriziati.
Assieme al vostro Presidente e il vostro Consiglio direttivo vi chiedo di seguirci dunque su questa strada che ci porterà verso una definizione sempre più moderna del ruolo del Patriziato, fermo restando le osservazioni che ho fatto poc’anzi.

Sarà un processo che non si concretizzerà dall’oggi al domani. Analogamente a quanto facciamo con i Comuni, grazie al progetto di riforma Ticino 2020, così vogliamo fare con i Patriziati. Anzi: per noi l’orizzonte è ancora più importante.
Vogliamo immaginare il Patriziato del 2030 nella convinzione che il Patriziato ha un futuro. Deve avere un futuro per il bene della collettività ticinese!

Ricordo gli effetti positivi che lo studio avviato nel 2009 ebbe sui Patriziati.Quello studio portò come principale innovazione l’istituzione di un secondo fondo a sostegno della vostra attività. Con la revisione parziale della Legge organica patriziale approvata dal Gran Consiglio il 13 febbraio 2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2013 il Fondo per la gestione del territorio ha promosso interventi di gestione e manutenzione del territorio e dei suoi beni, in collaborazione tra enti patriziali e comunali.
Analogamente – se tanto mi dà tanto – auspico che pure questo nuovo studio strategico possa portarci a introdurre nuovi e adeguati strumenti per migliorare l’impatto positivo dei Patriziati sul tessuto sociale ed economico del Ticino.

Certo, in primo luogo si tratterà sempre di continuare a sostenere e accompagnare il Patriziato, sia per quanto riguarda la gestione- e qui penso all’introduzione del nuovo modello di contabilità, oppure al registro dei nomi . Ma allo stesso tempo dobbiamo essere aperti alle nuove sfide e alle nuove opportunità.

All’inizio di questo mio intervento avevo promesso di ritornare sul Patriziato di Castel San Pietro che ci ospita per questa assemblea. Proprio mercoledì scorso la commissione del Fondo per la gestione del territorio e del Fondo di aiuto patriziale si è riunita ad Arzo. Una riunione extra muros in un luogo che è testimonianza di intraprendenza da parte del locale Patriziato, in grado di valorizzare il proprio patrimonio con un intervento di carattere turistico-ricreativo e culturale sulle cave di Arzo, divenute grazie al Patriziato – e faccio i complimenti in primo luogo al presidente Aldo Allio – un luogo di incontri e un’attrattiva che sostiene il turismo locale. Ma torniamo alla riunione di mercoledì: la commissione ha accordato il sostegno su un credito di 1 milione e 600 mila franchi per la ristrutturazione completa dell’Alpe Caviano, che sarà inserita nel progetto di “albergo diffuso”. Un progetto che dovrà aumentare l’attrattiva turistica della Valle di Muggio e dell’intera zona del Monte Generoso.

Ecco: Castel San Pietro, così come Arzo, sono due esempi – non certo gli unici – di una interpretazione in chiave moderna del ruolo e dell’attività del Patriziato. Un ruolo nuovo dei Patriziati, mantenendo inalterata la loro funzione di cellula identitaria fondamentale e garante del vasto territorio sotto la sua protezione.

Lunga vita ai patriziati e ai patrizi ticinesi.

Discorso pronunciato in occasione del centenario del Dono Nazionale Svizzero

Discorso pronunciato in occasione del centenario del Dono Nazionale Svizzero

Tenero – 24 maggio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Un vero “Dono” svizzero

Gentili signore, egregi signori,

Il nome stesso “Dono Nazionale Svizzero” racchiude in sé la bellezza di una iniziativa che, soprattutto nei primi decenni d’attività, ha dato lustro alla società elvetica, ma che non manca ancora oggi di marcare positivamente la crescita della nostra nazione. E la manifestazione a cui noi oggi partecipiamo – per la quale ringrazio tutti gli organizzatori e in particolare Marco Netzer, vice presidente del Dono e responsabile dei festeggiamenti che si tengono in Ticino, e naturalmente il presidente Werner Merk – ne è un valido esempio.
Nella Svizzera che usciva dal primo conflitto mondiale, con decine di migliaia di cittadini-soldati che avevano sacrificato anche per un lungo periodo le proprie attività – e le proprie famiglie! – per garantire protezione al nostro territorio nazionale, in questa Svizzera in cui le assicurazioni sociali erano ancora “in nuce” e soprattutto l’assicurazione perdita di guadagno –per non parlare dell’AVS- non era ancora contemplata tra le conquiste sociali che poi man mano videro la luce, in questa Svizzera alcuni illuminati uomini del nostro Esercito, e diverse donne, compresero l’importanza di intervenire per risollevare finanziariamente ma non solo le sorti di migliaia di concittadini-soldati.

Come ci ha ricordato il presidente Werner Merk il Dono Nazionale Svizzero affiancò in modo munifico l’azione dell’Esercito per aiutare e sostenere soldati, ex soldati e le loro famiglie. Se immagino il Ticino e questo luogo in particolare 100 anni fa – nel 1919 – vedo una terra in cui l’attività principale è legata all’agricoltura. Vedo gli ingenti lavori iniziati nel corso della Prima Guerra Mondiale per la bonifica del Piano di Magadino e l’incanalamento del fiume Ticino che permisero il recupero di importanti aree da destinare al settore primario. Ma nel 1919 sotto il profilo sociale anche il Ticino viveva le conseguenze negative della Grande Guerra. Un po’ meno che negli altri Cantoni, ma la “spagnola” aveva colpito anche da noi. Politicamente il Governo era dominato dal Partito liberale radicale. Da nemmeno due decenni era nato il Partito Socialista e solo nel 1920, l’anno dopo quindi, sarebbe stato costituito il Partito agrario, per la difesa degli interessi dei contadini.

Proprio qui a Tenero il Dono Nazionale Svizzero ha scritto una grande pagina. Una pagina che continua a tutt’oggi. E mi riferisco alla nascita della “Fondazione stabilimento di cura Tenero”. Eravamo nel 1921 e su sollecitazioni del colonnello Carl Hauser, medico capo dell’Esercito, il Dono Nazionale Svizzero, nato due anni prima, acconsentì a istituire una fondazione autonoma incaricata di creare e amministrare un istituto di cura e di riqualifica professionale per soldati affetti da malattie non troppo debilitanti e dolorose, la cui guarigione sarebbe potuta avvenire attraverso un’attività regolare e adeguata in un’azienda agricola. Il preventivo dell’opera era stato fissato in 525mila franchi, dei quali 300mila sarebbero stati versati dal Dono Nazionale Svizzero a condizione che la Confederazione versasse il restante importo.Ciò che avvenne. La ricerca del terreno idoneo su cui ospitare lo stabilimento infine si indirizzò proprio qui a Tenero, sul delta del fiume Verzasca. Le condizioni climatiche favorevoli, una natura incontaminata – bei tempi! – e il costo contenuto dei terreni – bei tempi!! – avevano convinto il DNS a concretizzare l’opzione Tenero. Senza poi dimenticare la vicinanza con la clinica militare federale di Novaggio, attraverso la quale poteva avvenire il passaggio tra cura acuta e ripresa lavorativa. Tutto questo vasto terreno- il Dono Nazionale Svizzero divenne proprietario di ben 51 ettari, 35 dei quali di coltivo e 16 ettari di incolto – su cui oggi sorge questo gioiello dedicato ai giovani sportivi di tutta la Svizzera e che risponde al nome di Centro sportivo Nazionale di Tenero – ha avuto origine dalla presenza, avviata quasi 100 anni fa, di uno stabilimento di cura a favore dei militi svizzeri, che venivano curati e reinseriti nella professione attraverso il lavoro in una grande fattoria. Una fattoria che venne data in gestione nel 1922 ad Albert Feitknecht, contadino proveniente dal Canton Berna, che assieme alla moglie Martha riuscì a far crescere sia dal punto di vista agricolo, sia per quanto riguarda il lavoro di reinserimento, la fattoria, diventata per tutti la “Cura”. In dieci anni qui a Tenero vennero seguiti 1’396 pazienti militari, di questi 1’073 lasciarono lo stabilimento guariti al termine di un soggiorno di cura della durata media di 92 giorni. E tutto questo poté essere realizzato proprio grazie al sostegno del Dono Nazionale Svizzero.
Nei decenni successivi la Cura ebbe momenti altalenanti per quanto riguarda le presenze. Un picco fu raggiunto ancora negli anni della Seconda Guerra Mondiale: tra il 1940 e il 1945 Tenero accolse ben 3’732 pazienti-militari.
Poi l’evoluzione della nostra società fece in modo che questa benemerita iniziativa si trasformasse.
Bisogna dire che un piccolo colpo affinché la “Cura” venisse in un certo modo sminuita nella sua originaria destinazione lo diede anche il Governo ticinese. Si era nel 1959 e con l’introduzione dell’Assicurazione invalidità Tenero avrebbe potuto diventare – nei desideri della Fondazione – un Centro cantonale di recupero degli invalidi militari e civili. Il Consiglio di Stato preferì invece privilegiare la destinazione di Stabio. Se quel passo fu, assieme ad altri, decisivo per chiudere l’esperienza di cura a favore dei militari qui a Tenero – ma la fattoria proseguì nella parte agricola ancora per anni e sempre sotto i Feitknecht, il figlio Rodolfo con la moglie Elisabetta – quel passo divenne però altrettanto decisivo per dare inizio a qualcosa di grande e che vediamo davanti ai nostri occhi. Se questi terreni non fossero stati di proprietà del Dono Nazionale Svizzero credo che difficilmente si sarebbe sviluppato questo fiore all’occhiello, costituito dal Centro sportivo nazionale. Quindi grande merito va dato a questa istituzione centenaria.
E sono contento di portare il mio personale ringraziamento e quello dell’attuale Consiglio di Stato ticinese a voi, caro presidente Merk e vice presidente Netzer e a tutti gli ospiti qui presenti. Il Dono Nazionale Svizzero continua però ad adempiere il suo scopo originario anche ai giorni nostri. Risulta infatti essere l’ente che finanziariamente sostiene in modo più cospicuo il Servizio Sociale dell’esercito. Quel servizio che – mutatis mutandi – ha ripreso negli ultimi decenni gli scopi originari che 100 anni fa spinsero a creare il Dono Nazionale Svizzero.
Un sostegno quello del Servizio Sociale dell’esercito a cui tutti i nostri militi, soprattutto i giovani che partecipano alla scuola reclute, possono accedere, per risolvere problemi d’ordine finanziario e di gestione personale. Senza dimenticare il sostegno che viene dato per la Lavanderia del soldato di Münsingen, il Dono contribuisce a mantener viva l’identità elvetica fondata sulla sussidiarietà, sul federalismo e sulla solidarietà.
È una fiamma che dovrebbe animare ogni cittadino svizzero e il vostro operato e ciò che ha rappresentato in questi 100 anni dovrebbero davvero essere portati a mo’ di esempio. Il Dono nazionale svizzero è decisamente l’emblema della sussidiarietà: davanti a un problema – anche grande come quello che si verificò al termine della Prima Guerra Mondiale – alcune persone hanno voluto impegnarsi a fondo per dare una risposta a questo problema.
Senza aspettare l’aiuto dello Stato, ma chiamando a sostegno altre persone che avrebbero potuto portare il loro contributo.
L’appello lanciato da pochi ha saputo raggiungere tanta altra gente. Ed è così che la prima colletta voluta da queste persone ha raccolto in Svizzera la cifra stratosferica – per quei tempi – di 8 milioni di franchi!!!
Soldi che divennero benzina per alimentare la macchina della solidarietà, ossia della vicinanza ai problemi dei concittadini e quindi della soluzione ai loro problemi.
Tra parentesi: emblematico è il fatto che questo slancio, questo spirito sia nato da cittadini impegnati nell’esercito a testimonianza del fatto che questa istituzione è un cuore pulsante per la nostra Nazione e che oggi come ieri contribuisce in maniera decisiva a rendere sempre migliore la nostra Patria. E questo – permettetemelo di dirlo – alla faccia di chi la vorrebbe abolire o impoverire. Sull’onda di questo spirito che va a cogliere l’essenza del nostro essere svizzeri, il Dono Nazionale contribuisce a sostenere in modo mirato alcune iniziative.
Come ticinese è doveroso e bello qui ricordare, ultimo tra altri aiuti, il finanziamento della piccola funicolare che permette ai visitatori di accedere al Sasso Gottardo. Una fortezza-emblema del nostro passato, la cui riscoperta ci dà la possibilità di capire chi siamo stati, quanta importanza abbia avuto il massiccio del San Gottardo per la storia della Svizzera e quale ruolo decisivo abbia infine avuto e ha il nostro Esercito per dare sostanze alle scelte politiche di neutralità e di libertà. Il Grazie diventa quindi doveroso, anche per il contributo alla Rivista militare svizzera di lingua italiana, distribuita a tutti gli ufficiali e sottufficiali della Svizzera italiana, che pure contribuisce a rafforzare questo spirito.
E anche per questo evento celebrativo dei 100 anni del Dono Nazionale Svizzero con la scelta di suddividerlo in tre precisi e separati momenti per toccare le tre regioni linguistiche. Una celebrazione che ci permetterà, dopo questi discorsi, di vedere e ascoltare la messa in scena dell’opera di Gaetano Donizetti dal titolo “Betly” a cura del direttore Igor Longato. Un grazie al Maestro Longato per aver con tutta la sua equipe non solo “riscoperto” questa opera, ma per la cura che è stata dedicata a tutti i dettagli, come avremo modo di apprezzare tra poco. Non una scelta casuale, non un’idea casuale quella del responsabile per la tappa ticinese dei festeggiamenti del centenario Marco Netzer, sostenuta con entusiasmo da parte del Consiglio del Dono. Per due motivi: il primo perché tale opera è ambientata in Svizzera e ha tra i protagonisti principali un sergente dell’esercito svizzero.
Il secondo perché ha permesso a distanza di tanti anni di recuperare un’opera musicale che ebbe grande diffusione al momento della sua composizione, ma che poi cadde in disuso.
Sarà un ulteriore merito da ascrivere a questo centenario: la conoscenza del compositore bergamasco che ebbe tante affinità con la Svizzera.
Concludo questo mio intervento per ribadire la fierezza di ricordare in quanto svizzero, in quanto ticinese, in quanto militare la benemerita attività portata avanti in cento anni dal Dono Nazionale Svizzero.
Sono sicuro che il Dono, oltre ad aver sostenuto centinaia di migliaia di soldati, possa rappresentare anche in futuro non solo un aiuto concreto, ma pure un esempio e un modello a cui ispirarsi per avere anche in futuro una Svizzera libera, forte e neutrale!
Grazie

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Dono nazionale svizzero al Cst per il centenario

Quest’anno il Dono nazionale svizzero celebra il suo centenario. Il secondo evento nell’ambito delle manifestazioni per la celebrazione del giubileo si è tenuto al Centro sportivo di Tenero. Tra i circa 250 ospiti presenti anche il consigliere federale Ignazio Cassis e il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi. Non è stato un caso che la celebrazione si sia tenuta al Cst: il Dono nazionale svizzero e il centro sportivo sono uniti da uno stretto legame. Nel 1921 il consiglio di fondazione del Dono nazionale aveva deciso di autorizzare un credito per l’acquisizione di una proprietà a Tenero. Qui doveva sorgere un istituto di cura e di riqualificazione professionale per pazienti militari affetti da malattie polmonari. La “cura” fu infine attiva fino al 1961. Dopo la sua chiusura furono ideati progetti per la costruzione di un centro sportivo nazionale sull’area. Il consiglio di fondazione acconsentì alla vendita del terreno. Il Centro sportivo fu infine inaugurato ufficialmente nel 1985.

Il terzo e ultimo evento per la celebrazione del giubileo si svolgerà il 6 giugno a Yverdon-les-Bains.

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato stampa

Il Bellinzonese ha ospitato giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2019 due edizioni del corso «SMEPI 19». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono alternate tra Monte Carasso, Castione, Camorino e Sant’Antonino.
Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione primaverile 2019 prevedeva due giornate di esercitazioni, durante le quali una trentina di operatori hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.
Per l’occasione sono state preparate quattro simulazioni: un incendio in una fattoria, un’evacuazione di persone nel settore di Monte Carasso-Mornera (compresa la funivia), un problema di ordine pubblico presso un centro commerciale e un cedimento strutturale all’interno di alcuni magazzini di stoccaggio. I partecipanti hanno avuto così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, l’applicazione dei protocolli di condotta unitamente all’assunzione del ruolo di capo dello Stato Maggiore e di responsabili dei servizi chiamati a intervenire sul posto.
Gli aspetti logistici del programma sono stati gestiti dal Corpo civici pompieri di Bellinzona, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari delle infrastrutture, protezione civile, soccorso alpino,…).

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Comunicato stampa

Nella sua ultima seduta il Consiglio di Stato ha avviato la consultazione relativa alla revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Nella nuova proposta si tiene conto delle evoluzioni del settore delle attività di investigazione, nonché delle criticità rilevate nel tempo da parte del Gran Consiglio. Il testo di legge sarà oggetto di una consultazione rivolta a tutti gli attori coinvolti, che avranno tempo due mesi per formulare le loro osservazioni.

Questa revisione vuole rispondere alle mutate necessità a fronte della forte espansione che, negli ultimi decenni, ha toccato il settore della sicurezza privata. Nel corso degli anni l’evoluzione della società e il contesto sensibile in cui operano le agenzie di sicurezza ha fatto emergere alcune zone grigie e una serie di problematiche dell’attuale normativa.
In questo senso il Consiglio di Stato ha pertanto deciso di procedere a una revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza del 1976 la quale, per evidenziare il carattere radicale della proposta, in futuro verrà definita legge sulle prestazioni private di sicurezza.

Tra le principali novità è stato introdotto un nuovo regime autorizzativo, che rimane la misura più efficace a disposizione delle autorità per esercitare la sorveglianza sull’ambito della sicurezza privata. Al contempo il sistema è stato reso meno burocratico e più efficiente. Inoltre, sono state definite in modo più chiaro e dettagliato le attività di sorveglianza così da ridurre le zone grigie che in passato hanno creato problemi. Pure la formazione è stata rivista, imponendo ai responsabili standard più elevati sia per quanto attiene ai requisiti personali che professionali. Infine, per trasparenza, sono stati precisati formalmente i compiti che l’ente pubblico potrà delegare ad agenzie private o da indipendenti.

Anche la revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza si inserisce nel grande impegno promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel rivedere le leggi più datate alle odierne esigenze della società, nell’ottica di adattare il contesto legislativo, in particolare in materia di sicurezza.

 

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai Municipi di Morcote e Vico Morcote e ha istituito la commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.
Lo scorso 13 maggio 2019 i Municipi di Morcote e Vico Morcote hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni.
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza in data odierna, nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Morcote e Vico Morcote, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata da Morcote e Vico Morcote. I due comuni, già molto uniti da legami storici, sociali, territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nel PCA, che include anche Melide. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Morcote
Nicola Brivio, sindaco
Rachele Massari, municipale
Giovanni Zürcher, presidente della Commissione della gestione

per il Comune di Vico Morcote
Giona Pifferi, sindaco
Mauro Marcon, vice sindaco
Federico Citelli, municipale

e dai rispettivi segretari comunali, Luca Cavadini (Morcote) e Werther Monti (Vico Morcote), questi ultimi con ruolo tecnico-amministrativo.
La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

Primo sì al quinto giudice

Primo sì al quinto giudice

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 de La Regione

Il Consiglio di Stato vara il messaggio per l’aumento dell’organico del Tribunale penale cantonale

Ermani: potenziamento indispensabile. Gobbi: spero che il parlamento evada celermente la nostra richiesta.

Un primo concreto passo verso il potenziamento dell’organico dei giudici del Tpc, il Tribunale penale cantonale, è stato compiuto ieri. Il Consiglio di Stato ha formalmente aderito alla proposta del Dipartimento istituzioni di aumentare da quattro a cinque il numero dei magistrati ordinari, varando, rende noto lo stesso Esecutivo, il relativo messaggio all’indirizzo del parlamento. Se condiviso dal Gran Consiglio, il potenziamento richiederà una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. «Spero che il parlamento evada celermente il messaggio governativo e che lo evada accogliendo quanto prospettato dal Consiglio di Stato», dice alla ‘Regione’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.

L’intenzione di assegnare un magistrato ordinario in più al Tribunale penale, il governo l’aveva manifestata agli inizi dello scorso agosto nell’annunciare la designazione dell’avvocato Manuela Frequin Taminelli quale giudice supplente a tempo pieno. Designazione resasi necessaria, ricorda il governo, “a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Consiglio di Stato”, dato che “la difficile situazione”, quanto a carico di lavoro, “imponeva interventi urgenti”. Operativa dal settembre 2018, Frequin Taminelli “rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario (al quale ovviamente potrà partecipare, ndr)”, qualora il Gran Consiglio dovesse dare luce verde al potenziamento. Ma al Tpc non era stato assegnato solo un giudice supplente a tempo pieno: l’Esecutivo gli aveva anche attribuito, in maniera definitiva, i due vicecancellieri in più accordati al Tribunale nel luglio 2017 a titolo provvisorio, sino a fine 2018. Misure queste “tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti” trattati dal Tpc. E come emerge dal rapporto sull’attività 2018 del Tribunale penale cantonale, rileva ancora il governo, “è soltanto grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi – oggi (ieri, ndr) nominati – che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze”. Se il Gran Consiglio approverà il potenziamento «verrebbe consolidata una posizione che già c’è: da un po’ di tempo disponiamo infatti di un quinto giudice, ancorché supplente – osserva, da noi interpellato, il presidente del Tpc Mauro Ermani –. Ed è grazie anche a questo giudice supplente se il Tribunale ha potuto chiudere il 2018 in sostanziale pareggio». Un consolidamento – con il passaggio, ancorato alla legge, da quattro a cinque giudici ordinari – «oggettivamente indispensabile», sottolinea Ermani: «Con quattro giudici ordinari sarebbe molto difficile andare avanti».

Procuratore pubblico in più, il capo del Dipartimento: ‘Arriva’
Nel pacchetto di potenziamenti in seno agli uffici giudiziari sotto la lente del Dipartimento istituzioni figura pure l’assegnazione di un procuratore ordinario in più al Ministero pubblico: dagli attuali ventuno pp (procuratore generale incluso) a ventidue. Un ulteriore procuratore pubblico che opererebbe verosimilmente nel gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari. Il messaggio governativo? «Arriva. Come Dipartimento – sostiene Gobbi – saremmo pronti. Resta solo da chiarire la questione delle competenze dei segretari giudiziari». Dunque: un pp ordinario in più, ma anche l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari (indagini, emanazione di decreti d’accusa o di non luogo a procedere ecc.) per il cosiddetto penale minore: è la duplice proposta del Dipartimento. «Abbiamo chiesto sì di estendere le competenze dei segretari giudiziari, limitatamente però alle contravvenzioni – rammenta il pg Andrea Pagani –. Estenderle anche ai delitti e ai crimini sarebbe contrario all’ordinamento. In materia di contravvenzioni non sarebbe necessaria la delega del pp: basterebbe stabilire nella legge che i segretari sono autonomi nella gestione dei procedimenti penali contravvenzionali».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Governo Nuovo ossigeno al Tribunale penale

Proposta al Parlamento la modifica della legge con la quale consolidare da 4 a 5 il numero dei giudici ordinari Gobbi: «A breve in consultazione anche il messaggio per dotare il Ministero pubblico di un procuratore in più»

«Il cittadino rischia di doversi confrontare con disservizi crescenti, di cui la Magistratura non può essere ritenuta responsabile». Con questo grido d’allarme nell’ultimo rendiconto il Consiglio della magistratura lanciava un appello alla politica affinché trovasse delle concrete soluzioni per dotare delle risorse necessarie il terzo potere dello Stato. Detto fatto, una prima importante risposta è giunta con la decisione del Governo di potenziare il Tribunale penale cantonale. E cioè uno degli organi per i quali il Consiglio della magistratura aveva ravvisato il problema strutturale del «collo di bottiglia» in termini di evasione degli incarti. Di qui il messaggio sottoposto ora al Gran Consiglio che tramite una modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria contempla l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo al Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo potrebbe in tal modo far capo in maniera stabile a cinque giudici e senza posizioni provvisorie. «Ora auspichiamo che il Gran Consiglio, e in particolare la neonata Commissione giudiziaria, affronti la questione con la necessaria sensibilità ed evada il dossier in tempi rapidi» sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi precisare: «Considerati i tempi legati al relativo bando di concorso, ideale sarebbe poter contare sull’operatività del nuovo giudice a partire dal 1. gennaio 2020». Nel frattempo, tiene a ricordare il consigliere di Stato, la scorsa estate il Governo era già intervenuto in modo urgente designando in via straordinaria la giudice supplente Manuela Frequin Taminelli e introducendo una serie di correttivi sul piano organizzativo. Oltre all’entrata in funzione di Frequin Taminelli – che resterà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario – il Consiglio di Stato aveva in effetti proceduto anche all’attribuzione di due vicecancellieri aggiuntivi al Tribunale penale cantonale, che a loro volta s’intende confermare. «Misure, queste, che hanno dimostrato la loro efficacia» rileva Gobbi, riferendosi alla necessità di porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione.

Il provvedimento era stato preavvisato favorevolmente anche dal Consiglio della magistratura, che negli scorsi mesi – insieme al procuratore generale Andrea Pagani – aveva però caldeggiato a più riprese pure la nomina di un procuratore pubblico aggiuntivo (straordinario od ordinario). Un magistrato, questo, a sua volta chiamato a smaltire i numerosi dossier rimasti in giacenza, in particolare alla Sezione dei reati economici e finanziari. E se inizialmente Gobbi e il Governo avevano invitato il Ministero pubblico a giustificare con i numeri la necessità del potenziamento, dopo la riorganizzazione messa a punto da Pagani e l’elaborazione di un apposito documento riferito agli incarti pendenti alla fine del 2018 il dossier aveva subito un’accelerata. Ma ora a che punto si trova il cantiere? «Stiamo procedendo in modo spedito» spiega Gobbi, annunciando che «a breve una bozza di messaggio del Governo sarà posta in consultazione in seno al Ministero pubblico e alle autorità giudicanti». E l’intenzione, preannuncia il direttore delle Istituzioni, è quella di mettere a disposizione della giustizia «un procuratore pubblico ordinario e non straordinario per un periodo di cinque anni. Ciò tenuto conto delle necessità di dare una certa stabilità alla Procura, sia per quanto concerne l’evasione degli incarti pendenti sia alla luce del turnover che puntualmente interessa questa autorità». All’interno del messaggio, con il quale si proporrà una nuova modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria, non sarà tuttavia proposta unicamente la designazione di un magistrato aggiuntivo. «La richiesta di un procuratore supplementare sarà inserita nel quadro di diverse misure operative, ad esempio a livello di deleghe decisionali, attraverso le quali rendere più efficace ed efficiente il lavoro del Ministero pubblico» conclude Gobbi.

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Servizio all’interno del TG di Teleticino di mercoledì 22 maggio 2019

http://teleticino.ch/il-tg/essenziale-contare-su-un-giudice-in-piu-JE1226821

 

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la seconda seduta ordinaria del 2019 – la 50. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha aggiornato la Piattaforma in merito alla riforma fiscale cantonale, che intende adattare il sistema tributario ticinese ai cambiamenti attesi a livello federale, dopo il voto popolare favorevole dello scorso 19 maggio. È stato confermato che il Consiglio di Stato presenterà il proprio messaggio entro l’estate, anche alla luce dei mutamenti in corso negli altri Cantoni. L’obiettivo è di mantenere l’attrattività della piazza economica ticinese, nella consapevolezza di affrontare un’accresciuta concorrenza intercantonale.
Il Consiglio di Stato ha in seguito risposto a una sollecitazione dell’Associazione dei Comuni ticinesi, informando sull’avanzamento di alcuni progetti di competenza cantonale che riguardano anche l’attività degli enti locali. È stato in particolare spiegato che:

  • Governo e Comuni considerano cruciale l’avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020»: una riunione del Comitato strategico allargato sarà convocata entro fine giugno, per affrontare tra l’altro il tema della perequazione. I Comuni sono inoltre disponibili alla ricerca di una soluzione concordata, in relazione alle iniziative costituzionali di carattere finanziario al momento pendenti.
  • Il progetto di riorganizzazione delle Giudicature di pace sta procedendo, e nei prossimi anni la formazione di base e continua dei magistrati sarà potenziata.
  • Il messaggio sulla nuova Legge edilizia è in fase di allestimento, e la riduzione dei tempi di evasione dei ricorsi rimane una priorità del Governo.
  • Il principio di uno sviluppo insediativo centripeto, contenuto nell’adattamento del Piano direttore, è considerato fondamentale per il futuro del nostro territorio: Il Cantone ha pubblicato le linee guida per i piani di azione comunali, ed è in fase di elaborazione il sistema di incentivi finanziari.
  • Il regolamento della Legge sulle commesse pubbliche è nella fase finale di elaborazione e sarà discusso dal Consiglio di Stato entro l’inizio dell’estate; anche i manuali a uso dei Comuni saranno pubblicati prossimamente.
  • I controlli della velocità sulle strade ticinesi sono gestiti secondo una visione d’insieme, in modo da evitare sovrapposizioni: nel 2018 sono stati effettuati 1.615 appostamenti, tre quarti dei quali da parte delle Polizie comunali. È stato ricordato che, per le zone con limite di 30 km/h, la competenza è assegnata ai Comuni.
  • L’installazione degli impianti di telecomunicazione per il passaggio alla tecnologia mobile 5G è disciplinata dal diritto federale. Il Consiglio di Stato preciserà i propri orientamenti in risposta ad alcuni atti parlamentari pendenti.

Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi informato in merito alla cantonalizzazione dei docenti di lingua e integrazione attivi negli istituti comunali. È stato ricordato che il progetto completa la già avvenuta cantonalizzazione del Servizio di sostegno pedagogico delle scuole comunali, e che l’intento è di garantire un servizio base analogo su tutto il territorio cantonale. Come concordato con la Piattaforma, sarà comunque possibile per gli istituti scolastici più grandi sottoscrivere convenzioni con il Cantone, ottenendo la responsabilità sul servizio.
Il Dipartimento delle istituzioni ha poi aggiornato i rappresentanti dei Comuni in merito alla riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. Entro la fine di giugno è attesa la consegna del rapporto esterno su costi e ricavi delle attuali 16 Autorità regionali (ARP); è stato quindi confermato che entro la fine del mese di settembre 2019 il Gruppo di progetto presenterà al Consiglio di Stato il proprio rapporto intermedio.
La Cancelleria dello Stato ha infine condiviso alcune informazioni preliminari in vista delle operazioni di spoglio delle elezioni comunali del 2020. È stato anticipato che nei primi mesi dell’anno saranno organizzati incontri di formazione con tutti i responsabili degli uffici elettorali.
La prossima riunione della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2019.