Indebitato e in assistenza, via il permesso

Indebitato e in assistenza, via il permesso

Da www.ticinonews.ch

Il Tribunale federale ha confermato la revoca dell’autorizzazione di soggiorno di un cittadino italiano

Negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) aveva annullato la revoca dei permessi di soggiorni di una famiglia francese che versava in una situazione finanziaria disastrosa in quanto tutelata dall’accordo della libera circolazione delle persone (ALC).

In quel caso il padre aveva accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi e attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione ma per i supremi giudici losannesi non era abbastanza per giustificare la revoca dei permessi di domicilio e dimora di cui beneficia la famiglia. Citando l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, il TH aveva rammentato che il diritto di rimanere in Svizzera accordato ai cittadini dell’Unione europea può essere limitato soltanto per motivi di ordine, sicurezza e sanità pubblici che vanno interpretati in modo restrittivo.

Altrettanto fortunato, però, non è stato un cittadino italiano domiciliato in Ticino e a carico dell’assistenza pubblica per più di 170’000 franchi. Il 1° dicembre 2004 l’uomo era stato posto a beneficio di un permesso di dimora per svolgere un’attività lucrativa indipendente (gerente di un’edicola) e 5 anni dopo aveva ottenuto un permesso di domicilio. Il 12 dicembre 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni lo aveva formalmente ammonito siccome dal maggio 2012 dipendeva dall’aiuto sociale e dall’aprile 2012 l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI) anticipava gli alimenti ai figli, avuti dalla sua ex moglie.

Constatato che era ancora a carico dell’assistenza pubblica, il 12 giugno 2015 la Sezione della popolazione gli aveva revocato il permesso di domicilio di cui disponeva assegnandogli un termine per partire. Tale decisione era stata confermata su ricorso sia dal Consiglio di Stato (4 maggio 2016) che dal Tribunale amministrativo ticinesi (5 marzo 2018). L’uomo si era quindi rivolto al Tribunale federale domandando l’annullamento della revoca del suo permesso di domicilio, lamentando un contrasto con l’ALC.

Il TF ha però ritenuto che il richiamo all’ALC da parte del ricorrente non è lecito in quanto egli ha perso lo statuto di lavoratore autonomo senza più riacquistarlo e, non avendo maturato il diritto alla pensione e non essendo stato colpito da inabilità permanente al lavoro, non può invocare il diritto di rimanere in Svizzera sancito dall’ALC stesso. I giudici hanno infatti concluso che l’uomo non ha mai iniziato un’attività lavorativa pur avendo sottoscritto, nel novembre 2016, un nuovo contratto di locazione per un’edicola.

La sua dipendenza dall’assistenza è stata infine ritenuta “considerevole” mentre la sua permanenza in Svizzera è stata “caratterizzata da anni di inattività così come da una lunga dipendenza dall’aiuto sociale e dall’accumulo di debiti rispettivamente di 61 attestati di carenza beni, quindi da un’integrazione che è tutt’altro che esemplare e riuscita”.

 

Donne, ciascuno faccia la propria parte

Donne, ciascuno faccia la propria parte

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 23 marzo 2019 de La Regione

Avrei auspicato da parte di tutti indistintamente durante la campagna elettorale una maggiore tematizzazione sull’argomento della partecipazione attiva della donna alla vita politica, fruttando al meglio e in modo più convincente il volano costituito dalla ricorrenza dei 50 anni dall’introduzione del suffragio femminile in Ticino. È vero che se ne sta parlando – e bene fanno le Associazioni di categoria che cercano di attirare l’attenzione – ma confidavo potesse esserci un maggior coinvolgimento e adesione su questo importante tema. Non si tratta di essere a favore delle quote rosa, ma di perseguire la convinzione che la nostra società necessita della valorizzazione della donna e delle sue capacità di apportare valore aggiunto. L’ambito politico diventa un plus inte- ressante, come lo è per l’uomo. Ma un più incisivo passo avanti è quello di creare maggiori opportunità nel mondo del lavoro inserendo le donne in funzioni che aprano loro la possibilità di carriera. Oggi, uomini e donne accedono alla formazione nelle stesse modalità e con la stessa parità e le nostre Scuole ci forniscono giovani ben preparate, da cui il mondo del lavoro può attingere e avvalersi a piene mani. Nella costellazione attuale è evidente che la valorizzazione del ruolo della donna deve essere da un lato assunto dalle donne stesse, ma dall’altro anche da coloro – uomini – che rivestono compiti importanti nelle aziende, quasi come una sponsorizzazione. E noi politici? Possiamo e dobbiamo fare la nostra parte. Non per decisione preconcetta, come se ci si adeguasse ciecamente o per una questione di quote, ma per la convinzione che una donna crea un valore aggiunto, una sorta di evoluzione all’interno di un gruppo, anche in ruoli di leader. Personalmente lo costato quotidianamente nel mio Dipartimento. Ed esperienze interessanti sono emerse nel corso di un simposio che ho organizzato proprio sulla “Leadership al femminile”, tenutosi il 13 marzo scorso a Lugano. Ascoltare la comandante della Polizia cantonale di Ginevra, signora Monica Bonfanti, ha permesso una reale osservazione delle competenze distintive. Ma è solo un esempio e ciò che si è sentito quella sera ha messo in luce l’importanza e l’efficacia del lavoro svolto dalle donne a livello dirigenziale, sia all’interno delle istituzioni che nell’economia privata. Sono fiducioso che tutto quanto presentato a Lugano possa aver contribuito a rafforzare la consapevolezza personale sul proprio potenziale alle quasi 200 persone (in gran parte donne) che hanno partecipato. Proprio mercoledì 20 marzo il Governo ha accolto le proposte del mio Dipartimento sulle nomine del nuovo Caposezione della Sezione della Popolazione e del suo aggiunto. Saranno entrambe donne che con le loro competenze, sono convinto, porteranno un grosso contributo nella conduzione di una Sezione di 140 collaboratori, che gestisce e amministra una notevole mole di lavoro in un settore, come quello dello stato civile e dei permessi per gli stranieri, decisamente sensibile. Così il Dipartimento delle istituzioni potrà vantare di non essersi fermato a un’unica donna alla guida di una Divisione (quella della Giustizia), ma di averne scelte due, una alla testa della Sezione e una quale sua vice. In futuro non so che cosa potrà avvenire nel mio Dipartimento. Di sicuro, se sarò riconfermato, posso già sin d’ora dare visibilità che la mia politica sul tema non cambierà: il mercato del lavoro, compresa la stessa amministrazione cantonale, annovera profili di donne lavoratrici interessanti e voglio rafforzare la mia convinzione che il successo organizzativo e quindi quello di una squadra vincente rimarrà quella che un capo avveduto non deve lasciarsi sfuggire la persona giusta per il posto giusto.

Tanti auguri Norman

Tanti auguri Norman

Sabato mattina al Mercato di Bellinzona la locale Sezione della Lega dei Ticinesi ha festeggiato il Consigliere di Stato Norman Gobbi per il suo 42esimo compleanno. Un momento di festa con tanti amici e simpatizzanti durante il quale sono state distribuite 150 porzioni di torta. Una volta di più abbiamo potuto constatare quanto Norman sia apprezzato e ben voluto dalla gente.

Un libro per i 50 anni del Penitenziario

Un libro per i 50 anni del Penitenziario

L’importanza di conoscere passato e presente per immaginare il futuro

Il 6 agosto 2018 veniva inaugurato il Penitenziario cantonale della Stampa a Cadro: sono dunque passati 50 anni. Il primo direttore, Annibale Rabaglio, si trovò a gestire una struttura moderna, attesa da tempo immemore e per molti versi all’avanguardia. Un carcere che nulla aveva a che fare con quanto esisteva prima: il nostro Cantone compì quel giorno un passo avanti nella civiltà. I suoi punti deboli emersero però ben presto e negli ultimi anni le riflessioni sul suo futuro si sono intensificate: da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di fornire una risposta almeno parziale al cronico problema della mancanza di spazi e della conseguente sovraoccupazione. Preoccupazioni che il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato e affronta attraverso concrete proposte e puntuali soluzioni. Oltre alla sovraoccupazione, altri temi si sono presentati regolarmente nel corso dell’articolata storia delle carceri ticinesi: all’urgenza, ad esempio, di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena e reinserimento sociale, così come alle restrizioni derivate da un contesto economico che spesso ha condizionato, se non addirittura compromesso, il cambiamento. Anche la prospettata ristrutturazione del Penitenziario della Stampa non sfugge all’obbligo di ponderare con la massima attenzione ogni investimento. L’ipotesi di un nuovo carcere è stata congelata, ma non accantonata: l’idea resta d’attualità, anche se non sarà per domani. Per degnamente sottolineare questo giubileo, è stato prodotto un libro di 100 pagine, voluto fortemente dal Dipartimento delle istituzioni e redatto da Gabriele Botti, membro dello staff del Servizio di comunicazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un volume snello, di facile lettura e ricco di riferimenti storici, statistici e giornalistici, che racconta non solo le vicende legate al carcere della Stampa, ma anche il percorso compiuto dalle prigioni ticinesi a partire dall’epoca prebalivale fino ai giorni nostri. Il libro intitolato “#50, il mezzo secolo del Carcere della Stampa” – e stampato proprio dalla tipografia del penitenziario cantonale – è suddiviso in tre parti: la prima è prettamente storica (prende spunto dal volume “Carcere, carcerieri e carcerati” di Sergio Jacomella), la seconda fotografica e la terza di taglio giornalistico, con cinque interviste a cinque personalità che, ricoprendo ognuna uno specifico ruolo, ruotano attorno all’universo carcerario: il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini (“La Stampa oggi”); la Direttrice della Divisione giustizia, Frida Andreotti (“La Stampa domani”); la Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini (“Lavorare in carcere”); il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi (“Un carcere più aperto?”); il capo d’arte François Orchide (“La mia esperienza”). Il libro è introdotto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

Il progetto-pilota sulla A2 Rivera-Chiasso sta dando buoni risultati

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, giovedì scorso abbiamo presentato un primo bilancio del progetto “Via libera”, attuato con il finanziamento e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che mira a ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale. Sono davvero soddisfatto: tra gli effetti positivi riscontrati figurano infatti la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie. Insomma, anche in questo specifico ambito possiamo tranquillamente parlare di “sicurezza accresciuta”.

Disagi e soluzioni
Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto. Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.


Parliamo di prevenzione!
Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 era stata teatro di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, non soltanto per la gravità intrinseca del sinistro (che provoca feriti e, a volte, anche decessi), ma anche in ragione del fatto che uno scontro nelle ore di punta può condurre al collasso della mobilità, coinvolgendo ampie zone del Cantone. Ed è esattamente partendo da questo presupposto che dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno appunto dato avvio al progetto denominato “Via libera”. Ebbene, a 11 mesi di distanza si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale. Non si tratta di reprimere, bensì di prevenire! È un contributo concreto che – nei fatti e nelle cifre – ha reso più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale.

Collaborazione vincente
Come piace a me e come trovo estremamente efficace, ancora una volta la collaborazione ha pagato: la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti
(in primis USTRA), insieme all’attuazione di misure tempestive hanno infatti contribuito a migliorare la situazione.

Sempre meglio
Il bilancio definitivo di “Via libera” verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione. Sappiamo tutti bene che “Via libera” da solo non potrà fare la differenza e che, pertanto, occorre rilanciare, essere ancora più propositivi e stare sul pezzo, pronti a cogliere ogni spunto per migliorarsi. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, dovrà verificarsi una combinazione fra diverse azioni: penso, fra le altre, all’aggiornamento delle Convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e alle campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando dalle ottime operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada che già abbiamo promosso con profitto.

Conducenti… sensibili
Per confermare e anzi rafforzare i risultati bisogna però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada ad assumere comportamenti inopportuni che a volte sfociano in incidenti stradali. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone. Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner in nome della sicurezza e di una mobilità il più possibile sostenibile.

In assistenza e con precedenti: non può tornare in Ticino

In assistenza e con precedenti: non può tornare in Ticino

Da www.ticinonews.ch

Dopo la revoca del permesso a causa dei suoi guai con la giustizia, un cittadino italiano ha provato a chiederne uno nuovo. Invano: il TF gli ha dato torto

Nulla da fare per un cittadino italiano cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino aveva revocato il permesso di dimora nel settembre del 2015 a causa delle due condanne penali a suo carico e della sua dipendenza dalla pubblica assistenza (vedi articolo suggerito).

La decisione, ricordiamo, era stata presa in seguito alla condanna emessa nel 2012 dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona per complicità in truffa, denuncia mendace, ripetuto riciclaggio di denaro e istigazione a riciclaggio di denaro (pena detentiva di 2 anni sospesa con la condizionale più la confisca di 20’000 franchi e un risarcimento a favore della Confederazione di 10’000 franchi), a un’altra condanna emessa sempre nel 2012 dal Procuratore pubblico del Canton Ticino per denuncia mendace (pena pecuniaria di 20 aliquote, sospesa condizionalmente, più una multa) e al fatto che dal 2006 al 2015 l’uomo sia stato a carico dell’assistenza pubblica, accumulando un debito nei confronti dello Stato di quasi 190’000 franchi.

Dopo che l’11 gennaio 2016 il Tribunale federale (TF) aveva già respinto un suo ricorso contro la revoca del suo permesso, lo scorso 8 marzo i supremi giudici losannesi hanno respinto un altro gravame, presentato contro la decisione del 30 giugno 2016 della Sezione della popolazione – fondatasi sul preavviso negativo del Medico cantonale e confermata sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) – di rilasciargli un nuovo permesso di dimora per motivi di cura.

Il TF ha rilevato che le patologie di cui soffriva l’interessato (problemi cardiaci, depressione) potevano senz’altro essere curate in Italia rispettivamente che egli poteva nell’ambito di soggiorni turistici continuare il suo percorso terapeutico nel nostro Paese e fare capo ai suoi medici curanti attuali. “L’Accordo sulla libera circolazione – ha concluso la Corte, dando ragione al TRAM – non trova applicazione nella fattispecie, non potendo il ricorrente richiamarvisi né come lavoratore, né per cercare un impiego, né quale persona che non svolgeva nessuna attività economica né perché avrebbe maturato un diritto alla pensione”. Il ricorrente dovrà infine farsi carico di 500 franchi di spese giudiziarie.

Bilancio intermedio del progetto «Via libera»

Bilancio intermedio del progetto «Via libera»

Comunicato stampa

A quasi un anno dall’entrata in funzione del progetto «Via libera», attuato con l’intento di ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale, è stato presentato un primo bilancio dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Vicedirettore dell’Ufficio federale delle strade Guido Biaggio. Tra gli effetti positivi riscontrati figurano la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie.

Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 è stata teatro di una media di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, specialmente in ragione del fatto che una collisione nelle ore di punta provoca spesso il collasso della mobilità in ampie zone del Cantone. Per questo motivo dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno dato avvio al progetto denominato «Via libera». Dopo undici mesi dall’attuazione del dispositivo, che mira a ridurre i tempi di intervento degli enti di primo soccorso in caso di incidente e di panne sulla tratta a sud del Monte Ceneri, gli enti coinvolti hanno espresso soddisfazione per i primi risultati raggiunti. In particolare il vicedirettore dell’USTRA Guido Biaggio ha indicato che «si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, il rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale».

Dal canto suo il Direttore del DI Norman Gobbi ha ricordato che «si tratta di un contributo per rendere più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale». Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine rimarcato come «la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti, insieme all’attuazione di misure tempestive hanno contribuito a migliorare la situazione».

È stato infine ricordato che il bilancio definitivo del progetto «Via libera» verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione.

Importanti nomine nell’Amministrazione cantonale

Importanti nomine nell’Amministrazione cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto ad alcune importanti nomine nell’Amministrazione cantonale. L’attuale capo della Sezione della popolazione (SP) del Dipartimento delle istituzioni, Thomas Ferrari, diventerà dal 1. luglio capo Area della Polizia giudiziaria. Il Governo ha quindi scelto Silvia Gada quale nuovo capo della SP, nominando Dunja Valsesia nel ruolo di aggiunto. In sostuzione di Silvia Gada, Roberto Valaperta è stato nominato capo della Sezione della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica della Divisione della formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.
Il nuovo capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari, classe 1977, si è laureato in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ottenendo sempre a Zurigo il brevetto di avvocato nel 2004. Tra il 2005 ed il 2016 ha poi maturato un’importante esperienza nel settore bancario. Negli ultimi 3 anni ha coordinato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. Esperienze che costituiranno un valore aggiunto nel suo nuovo ruolo, in particolare nell’ambito della lotta alla media e grande criminalità anche nei reati economico-finanziari, sfida sulla quale Dipartimento delle istituzioni, Polizia e Magistratura intendono sempre più concentrare le proprie forze.
Per sostituire Thomas Ferrari alla testa della Sezione della Popolazione, a partire dal 1. luglio, il Consiglio di Stato ha scelto Silvia Gada. La nuova responsabile ha ottenuto il Master professionale in gestione della formazione per dirigente di istituzioni formative dell’Università della Svizzera italiana. Dal 2005 è capo della Sezione della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica sotto la Divisione della Formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, e fa parte di numerose Commissioni federali nell’ambito della formazione. Grazie a questa sua esperienza e alla profonda conoscenza del mondo economico, professionale e dei Comuni la Sezione della popolazione potrà ancor meglio interagire con le aziende e gli enti locali. Per sostituire Silvia Gada, il Consiglio di Stato ha scelto Roberto Valaperta, attuale direttore del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano.
Il Consiglio di Stato ha inoltre recentemente riconosciuto la necessità di dotare la Sezione della popolazione – che comprende l’Ufficio dello stato civile e l’Ufficio della migrazione ed occupa oltre 140 collaboratori – di un aggiunto al caposezione. Per svolgere questa funzione è stata scelta l’avv. Dunja Valsesia, attualmente collaboratrice scientifica presso il Settore giuridico dell’Ufficio della migrazione. Diplomata in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ha ottenuto il brevetto di avvocato nel 2010 e ha lavorato per l’ufficio giuridico della Polizia cantonale dal 2014 al 2018, prima di passare all’Ufficio della migrazione.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri ai neo nominati ed esprime i ringraziamenti più sentiti al tenente colonnello Flavio Varini, che passerà al beneficio della pensione il prossimo 1. luglio. Assunto in Polizia cantonale il 1. marzo 1987, ha ricoperto per alcuni anni la funzione di ingegnere capo Servizio prima di essere nominato ufficiale, con la funzione di responsabile dei Servizi tecnici e logistici del corpo. Dal maggio 1993 ha poi assunto la funzione di Delegato di Polizia a Locarno e successivamente anche a Bellinzona, e dall’ottobre 2001 ha diretto la Polizia giudiziaria, ottenendo nel 2012 la promozione al grado di Tenente colonnello.