Un libro per i 50 anni del Carcere della Stampa

Un libro per i 50 anni del Carcere della Stampa

Un libro di 100 pagine per ricordare un giubileo importante, ovvero i 50 anni del carcere della Stampa, che venne inaugurato l’8 agosto 1968. È quanto ha prodotto il Dipartimento delle istituzioni, attraverso il lavoro di Gabriele Botti, membro dello staff del Servizio di comunicazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un volume snello, di facile lettura e ricco di riferimenti storici, statistici e giornalistici, che racconta non solo le vicende legate al carcere della Stampa, ma anche il percorso compiuto dalle prigioni ticinesi a partire dall’epoca prebalivale fino a giorni nostri.

Il libro intitolato “#50, il mezzo secolo del Carcere della Stampa” – e stampato proprio dalla tipografia del penitenziario cantonale – è suddiviso in tre parti: la prima è prettamente storica (prende spunto dal volume “Carcere, carcerieri e carcerati” di Sergio Jacomella), la seconda fotografica e la terza di taglio giornalistico, con cinque interviste a cinque personalità che, ricoprendo ognuna uno specifico ruolo, ruotano attorno all’universo carcerario: il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini (“La Stampa oggi”); la Direttrice della Divisione giustizia, Frida Andreotti (“La Stampa domani”); la Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini (“Lavorare in carcere”); il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi (“Un carcere più aperto?”); il capo d’arte François Orchide (“La mia esperienza”). Il libro è introdotto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Cenni storici
Il carcere della Stampa fu inaugurato l’8 agosto 1968 e tutto – si evince dai resoconti di allora – si svolse “nell’ordine e nella disciplina”. Il penitenziario, in ossequio ai dettami del Codice penale, fu suddiviso in quattro padiglioni indipendenti: la prima sezione (carcere giudiziario) disponeva di 48 posti; la seconda (primari) di 30; la terza (recidivi) di 51; la quarta (carcere femminile) di 18. Il primo direttore fu Annibale Rabaglio, che subentrò al dimissionario Piero Poretti. Nel suo mezzo secolo di storia, il penitenziario della Stampa ha avuto sei direttori: Annibale Rabaglio (1968-1983), Giacomo Morellini (1983-1984), Alex Pedrazzini (1984-1987), Armando Ardia (1987-2008), Fabrizio Comandini (2008-2014), Marco Zambetti (2014, ad interim) e Stefano Laffranchini (2014-?). Il credito votato dal Gran Consiglio con Decreti legislativi del 10 settembre 1963 e del 14 aprile 1964 fu di 7 milioni (6,65 per la costruzione, il resto per il terreno); l’opera fu sussidiata dalla Confederazione nella misura di oltre 3 milioni. Pur andando a colmare una evidente lacuna, il carcere non dipanò le nebbie del passato: emersero infatti quasi subito quelli che sarebbero stati i problemi che lo avrebbero accompagnato anche successivamente: l’aumento della popolazione carceraria e la conseguente inadeguatezza degli spazi. Problemi che si devono affrontare ancora oggi, così come è emerso giusto una settimana fa durante la conferenza stampa dedicata al bilancio 2018 delle Strutture carcerarie cantonali. Non è quindi un caso se di nuove strutture carcerarie si parlò già una trentina d’anni fa, quando la Stampa era poco più che maggiorenne. Anzi, a ben guardare è appunto un tema di cui si discute praticamente da sempre e sul quale si dibatte tuttora. Il futuro? Una “nuova Stampa” appare ormai una logica soluzione. Sul dove e sul quando si sta discutendo.

Problemi e contromisure
Scrive il Direttore del DI, Norman Gobbi, nell’introduzione: “In un’assolata giornata di agosto di cinquant’anni fa, così raccontano le cronache giornalistiche di allora, veniva inaugurato il Penitenziario cantonale della Stampa a Cadro. Il primo direttore, Annibale Rabaglio, si trovò a gestire una struttura moderna, attesa da tempo immemore e per molti versi all’avanguardia. Un carcere che nulla aveva a che fare con quanto esisteva prima: il nostro Cantone compì quel giorno un passo avanti nella civiltà. I suoi punti deboli emersero però ben presto e negli ultimi anni le riflessioni sul suo futuro si sono intensificate: da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di fornire una risposta almeno parziale al cronico problema della mancanza di spazi e della conseguente sovraoccupazione. Preoccupazioni che il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato e affronta attraverso concrete proposte e puntuali soluzioni. Oltre alla sovraoccupazione, altri temi si sono presentati regolarmente nel corso dell’articolata storia delle carceri ticinesi: alludo, ad esempio, all’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena e reinserimento sociale, così come alle restrizioni derivate da un contesto economico che spesso ha condizionato, se non addirittura compromesso, il cambiamento. Anche la prospettata ristrutturazione del Penitenziario della Stampa non sfugge all’obbligo di ponderare con la massima attenzione ogni investimento. L’ipotesi di un nuovo carcere è stata congelata, ma non accantonata: l’idea resta d’attualità, anche se non sarà per domani. La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo e lo ha fatto potendo contare sull’apporto di un personale motivato, preparato e competente, che dimostra ogni giorno uno spiccato e costruttivo spirito di appartenenza. A tutti i collaboratori vada il mio sincero ringraziamento”.

Segnalare che chi fosse interessato ad avere un copia del libro può contattare lo 091/814.44.90.

Firmata una Convenzione tra Dipartimento delle istituzioni e RSI

Firmata una Convenzione tra Dipartimento delle istituzioni e RSI

Comunicato stampa
Oggi, lunedì 18 marzo, a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale nonché capo dello Stato Maggiore Cantonale di condotta (SMCC), Matteo Cocchi, e il Direttore della radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), Maurizio Canetta, accompagnato per l’occasione da Giuseppe Gallucci, responsabile Finanze e Amministrazione, hanno firmato una convenzione relativa a un mandato di prestazioni alla RSI che agirà in supporto dello SMCC.
In caso di eventi maggiori la comunicazione da parte delle Istituzioni assumeun’importanza centrale sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista strategico. Alfine di fornire un’informazione puntuale, corretta e trasparente è dunque necessario poter contare su di una struttura e su mezzi all’avanguardia, capaci di rispondere adeguatamente alle necessità. Per questo motivo lo SMCC si è dotato da alcuni anni di una cellula di comunicazione gestita dal Servizio comunicazione e media della Poliziacantonale e rafforzata dall’apporto degli specialisti della comunicazione della Cancelleriadello Stato e di tutti i Dipartimenti dell’Amministrazione cantonale. Inoltre, a livellotecnologico ci si può avvalere della piattaforma informativa Alertswiss che permette di fornire informazioni puntuali e mirate in caso di eventi straordinari.
Grazie a questa convenzione, la struttura esistente sarà ulteriormente rafforzata dalla collaborazione di personale specializzato della RSI che garantirà il personale e i mezzi tecnici necessari per la redazione, la produzione e la divulgazione di messaggi istituzionali e informativi dello Stato maggiore cantonale di crisi. L’accordo costituisce unrafforzamento importante e determinante rispetto a quanto già in atto con i comunicati di emergenza ICARO, che utilizzano il canale radiofonico per la divulgazione di informazioni di carattere urgente quali allerte e allarmi alla popolazione. Infatti, grazie aquesta collaborazione l’offerta comunicativa potrà utilizzare per la trasmissione deicontenuti i canali multimediali e la televisione.
Grazie a questa convenzione, da parte del Dipartimento delle istituzioni si rinnova ed evidenzia la fiducia nella professionalità e nella competenza del personale RSI e al contempo si intende istituzionalizzare quanto già avviene in casi particolarmente gravi ed’urgenza. Un’unione d’intenti per raggiungere l’obiettivo di garantire la sicurezza, anchesoggettiva, della popolazione fornendo in tempo reale le informazioni necessarie alla cittadinanza.
Invito a votare in modo compatto la lista N°12 per il Consiglio di Stato e la lista N°14 per il Gran Consiglio

Invito a votare in modo compatto la lista N°12 per il Consiglio di Stato e la lista N°14 per il Gran Consiglio

Da Il Mattino della domenica

Care lettrici e cari lettori del Mattino,
in questi 4 anni vi abbiamo costantemente informati su quanto proposto e realizzato nei nostri rispettivi dipartimenti. Un impegno continuo, con molti progetti realizzati, alcuni in corso, altri magari rimasti per ora sogni nel cassetto, ma ogni giorno il nostro lavoro ha sempre avuto quale unico obiettivo il benessere del nostro Cantone e della sua popolazione.
Un Cantone che purtroppo da anni deve fare i conti con gli effetti nefasti della libera circolazione (dumping salariale, precariato, disoccupazione giovanile, sostituzione di manodopera residente con frontalieri, ecc.), che come Lega dei Ticinesi abbiamo sempre combattuto e ancora combatteremo, sostenendo l’iniziativa che mira alla sua abolizione. Per noi il principio “prima i ticinesi” deve valere in ogni ambito e dove possibile lo abbiamo promosso e attuato. Purtroppo però a volte ci è capitato di restare in minoranza e di vedere le nostre proposte bocciate dagli altri colleghi del Consiglio di Stato. Pensiamo in particolare al blocco dei ristorni dei frontalieri, un regalo che non ha più ragion d’essere, ma che puntualmente viene versato all’Italia perché così vuole la maggioranza del Governo composta da PLR, PPD e PS.
Sull’ accordo quadro con l’UE la nostra posizione è chiarissima: NO ad un accordo che calpesta la nostra Sovranità. Questa volta – forse anche grazie all’avvicinarsi della scadenza elettorale – siamo riusciti a convincere i colleghi e portarli dalla nostra parte. Quella sull’accordo quadro è stata e sarà una battaglia fondamentale per il futuro del nostro Paese: la Lega è pronta come lo è stata nel 1992 quando, ci piace ricordarlo, con il nostro voto (il massiccio NO ticinese fu decisivo) abbiamo evitato che la Svizzera entrasse nello Spazio Economico Europeo.
Identità, sicurezza e territorio sono le 3 parole chiave che abbiamo scelto per caratterizzare il nostro impegno per il prossimo quadriennio. Tre parole che da sempre sono al centro dell’azione della Lega, da quando quasi 30 anni fa Il Nano e Flavio Maspoli (con l’amico Malandra) ebbero questa “pazza idea” chiamata Lega dei Ticinesi. Una Lega sempre attenta ai bisogni della nostra gente, una Lega della gente fatta dalla gente, da persone che non hanno paura di pestare i piedi ai poteri forti e ai gruppi di interesse e di alzare la voce quando necessario, che mettono al centro di ogni decisione politica la volontà popolare e che non hanno altro interesse da difendere che non sia quello dei Ticinesi tutti.
Per questo oggi chiediamo nuovamente la vostra fiducia, perché il lavoro da fare è ancora molto e le battaglie da combattere pure; alcune le vinceremo, altre forse no a causa dell’ostruzionismo degli altri partiti, ma noi siamo pronti a continuare con ancora più impegno. Per poterlo fare abbiamo bisogno di voi: vi invitiamo a votare in modo compatto la lista N°12 per il Consiglio di Stato e la lista N°14 per il Gran Consiglio, così da avere anche un gruppo parlamentare il più numeroso possibile a sostegno delle idee della Lega dei Ticinesi. Appore la crocetta nel quadratino di fianco al numero di lista è più che mai fondamentale.
Grazie di cuore!

Cantone e Comuni fanno centro con il tiro al Monte Ceneri

Cantone e Comuni fanno centro con il tiro al Monte Ceneri

Norman Gobbi: “Così liberiamo aree pregiate per lo sviluppo socioeconomico e ambientale”

Per gli appassionati di tiro sportivo del Luganese e del Bellinzonese, per chi deve assolvere gli obblighi militari con tutte le attività di tiro fuori servizio, per i corpi di sicurezza, per le cittadine e i cittadini toccati in modo negativo dell’attività degli stand di tiro in zona Saleggi a Bellinzona e in zona Ressiga a Porza-Canobbio questa settimana dal Gran Consiglio è giunta una buona notizia: è stato approvato il credito di 6’538’000 di franchi per il concorso di architettura e progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri. “E soprattutto – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – con la costruzione del Centro al Monte Ceneri si potranno togliere quelle limitazioni legate all’attività del tiro che potrebbero ostacolare lo sviluppo di pregiate aree urbane. Penso in particolare allo sviluppo del nuovo Quartiere di Cornaredo a Lugano e, sotto il profilo ambientale, al progetto di naturalizzazione del fiume Ticino a Bellinzona. Senza dimenticare che tutta l’aera su cui sorge lo stand di tiro dei Saleggi potrà essere messa a disposizione per costruire il futuro nuovo ospedale”. Insomma, il Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Ceneri “diventa la soluzione giusta a tante problematiche legate al tiro che abbiamo toccato con mano in questi ultimi anni, permettendo inoltre di far fare un passo in avanti a progetti di sviluppo socio-economico e ambientale che andranno a migliorare la qualità della vita di molti cittadini”.
Il concorso di architettura e la progettazione del Centro polifunzionale d’istruzione per la Protezione civile e per il tiro al Monte Ceneri è il risultato di un paziente lavoro – si potrebbe dire quasi certosino – che il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha messo in campo in queste due legislature. Di poligono cantonale o regionale coperto si parlava ormai da almeno vent’anni. Ricorsi, contro ricorsi, cambiamenti di indirizzi pianificatori, ma pure problemi d’ordine finanziario avevano sempre procrastinato la soluzione. L’esperienza insegna e Gobbi, con i suoi funzionari, è riuscito… a fare centro! “Ora la strada è definita e il voto del Gran Consiglio di questa settimana ha sancito la bontà del lavoro svolto assieme ai miei funzionari e delle scelte operate”, si rallegra Norman Gobbi.
I lavori previsti rivoluzioneranno in senso positivo l’attuale area su cui già sorge il Centro d’istruzione della Protezione civile al Ceneri (costruito negli anni Settanta e che avrebbe necessitato comunque di importanti interventi di ristrutturazione). Due saranno le gallerie di tiro: la prima ospita le linee di tiro con lunghezza 300 metri, affiancata da una seconda per il tiro a 50 metri. Entrambe avranno 24 posizioni per il tiro. Ovviamente l’edificio ospiterà uffici, sale multifunzionali per l’istruzione, una mensa-ristorante, locali tecnici e disporrà pure di rifugi utilizzabili in tempo di guerra, ma modulabili anche per le attività accessorie in tempo di pace. Una novità sarà costituita dalla presenza di un negozio-armeria, a gestione privata, che potrà contribuire alla copertura dei costi di esercizio del Centro. Dal punto di vista finanziario l’impegno è di quelli importanti, e non poteva essere altrimenti. Il tetto massimo di spesa è stato fissato a 72 milioni di franchi. Grazie al lavoro performante messo in campo e quindi alle scelte di contenuto del futuro Centro polifunzionale del Monte Ceneri, l’ottenimento di sussidi federali è al massimo livello, così come quello da parte di altri enti coinvolti (si pensi ad esempio al Corpo delle guardie di Confine, i cui agenti potranno accedere allo stand di tiro per tutte le loro attività di addestramento). “Ciò permetterà di diminuire l’onere a carico del Cantone e di abbassare soprattutto il contributo richiesto ai Comuni del comprensorio del Luganese e del Bellinzonese” , conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Tavolino Magico di Cadenazzo

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Tavolino Magico di Cadenazzo

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha reso visita questa mattina, venerdì 15 marzo, alla piattaforma di Cadenazzo dell’Associazione Tavolino Magico.
Accompagnato dai responsabili del Centro, Seo Arigoni e Pele Gutzwiller, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha potuto constatare direttamente sul posto il lavoro dei circa 50 collaboratori temporanei che raccolgono e preparano la merce per poi farla proseguire verso i 14 centri di distribuzione del cibo di Tavolino Magico presenti in tutta la Svizzera italiana e gestiti da 280 volontari.
Il lavoro di Tavolino Magico consiste in particolare nel recupero di derrate alimentari che altrimenti verrebbero sprecate.
Sono circa 200 in Ticino i fornitori che donano una dozzina di tonnellate di cibo alla settimana.
“Così come per l’intervento di altri enti assistenziali e caritatevoli in Ticino, ciò che fa Tavolino Magico viene sempre più apprezzato, sia per un discorso di aiuto diretto a chi ha più bisogno, sia per l’aspetto del recupero del cibo. Un motivo di riflessione, quest’ultimo, che deve toccarci tutti”, ha osservato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha ringraziato i responsabili dell’associazione e tutte le aziende, ditte, supermercati e negozi che consegnano le loro eccedenze alimentari e i numerosi volontari.

Giochi svizzeri, festa in arrivo a Vezia

Giochi svizzeri, festa in arrivo a Vezia

Settembre 2017: si tengono i primi Giochi tradizionali svizzeri in Ticino. «Fu un successo (circa 2’500 partecipanti, ndr), furono in molti a chiederci di ripeterli» ricorda Jürg Dräyer. E quindi eccoci: il 14 settembre 2019 si terrà alla tenuta Bally di Vezia la seconda edizione di una manifestazione che promette di radicarsi nel territorio.

«Nel frattempo è stata creata un’associazione (di cui è presidente e che porta lo stesso nome dell’evento, ndr) – spiega Dräyer – e si è deciso, per l’impegno finanziario e organizzativo che comporta, di farla ogni due anni». Lotta svizzera, lancio del sasso, hornussen: questi gli sport che verranno praticati – da professionisti e curiosi, se lo vorranno – in una tenuta che dovrà prepararsi adeguatamente. «Abbiamo dovuto modificare il piano di rotazione delle coltivazioni per permetterne lo svolgimento – spiega il responsabile della parte agricola di Bally, Guido Marty –, come anche fare una serie di lavori. Ma ne vale la pena: è una manifestazione unica in Ticino». «C’è la volontà di avvicinare i ticinesi a dei giochi tipici soprattutto della Svizzera centrale – conferma il presidente operativo, Bruno Schiavuzzi –, ma ci sarà anche molto altro». Tanta musica, con anche un coro ticinese, cibo e animazione per bambini. E un mercato dei sapori: «Una decina di espositori proporranno prodotti alimentari e manufatturieri».

Il bel tempo baciò la prima edizione e l’auspicio è che lo faccia anche quest’anno, ma in caso contrario «lo spettacolo andrà avanti – sottolinea Schiavuzzi –: ci sarà un tendone con ottocento posti a sedere». È previsto inoltre un servizio di shuttle che da Cadempino porterà i visitatori al campo sportivo di Vezia, a dieci minuti circa di distanza a piedi dall’evento. E che sia una manifestazione che possa intrigare anche i ticinesi, se l’augura anche il consigliere di Stato Norman Gobbi: «L’identità e le tradizioni sono due elementi, anche politicamente, per me importanti. Sono convinto che anche al Sud delle Alpi questi giochi abbiano la loro ragion d’essere, in quanto valorizzano l’identità alpestre svizzera. E allo stesso tempo il fatto che si tengano nel cuore urbano del cantone permette di raggiungere il maggior numero di persone».

Organizzatori e sostenitori prevedono infatti una maggior affluenza. Di certo, si sa già che ci saranno più sportivi. «Sono stati invitati ventisette club di lotta. Due anni fa avevamo una quarantina di giovani lottatori, oggi saranno centosessanta, di cui un centinaio gli attivi e gli altri piccoli (sotto i 15 anni, ndr)» svela Edi Ritter. «Ci saranno anche i ‘nostri’: nove attivi e quattro/cinque piccoli – aggiunge il presidente dell’associazione ticinese di lotta svizzera –. Una volta era un gioco, oggi è uno sport vero e proprio. E una scuola di vita: s’impara il rispetto per gli altri».
Per info: www.giochitradizionali.ch.

«Muri per proteggere, non per dividere»

«Muri per proteggere, non per dividere»

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 15 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Quattro anni vissuti intensamente, dai permessi falsi al casellario giudiziale

Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, è stato eletto sulla lista della Lega nel 2011 e cerca una nuova conferma sulla lista unica Lega-UDC. Dal caso dei permessi falsi al sovranismo alla Matteo Salvini.

Partiamo da un dossier che a metà legislatura le ha creato parecchi grattacapi: i permessi falsi. Oggi tutto funziona?
«Direi che è tutto a posto nella misura in cui è stato predisposto un sistema di verifica interna rafforzato, una sistematica non presente in altri Cantoni. E ci ha permesso di rispondere ad un altro problema riscontrato: i tempi lunghi di evasione delle verifiche. Abbiamo aumentato i controlli ma nello stesso tempo diminuiti i tempi. E per un sistema amministrativo è senz’altro un successo».

Quando era scoppiato il caso era intervenuto con rabbia dicendosi «furibondo» nei confronti dei funzionari che avevano tradito la fiducia. Era scenografia o era davvero incavolato?
«Ero davvero furibondo, il tema dell’immigrazione è tra quei temi che potrei definire core business della mia azione politica. Vedermi tradito su in tema tanto sensibile, mi ha profondamente ferito e ha tradito il rapporto di fiducia che ci deve essere tra Stato e cittadino».

Si può dire che, fondamentalmente, le è andata bene visto che presto, per effetto del caso Argo1, i riflettori su di voi si sono spenti. In Ticino capita che scandalo scaccia scandalo. Tutto va quindi bene così?
«Non direi che scandalo scaccia scandalo, tanto che lei mi pone una domanda su questo tema, significa che ha lasciato il segno, come il segno lo ha lasciato anche Argo1. Semmai c’è stato un approccio diverso da parte del mio Dipartimento rispetto a quello di Paolo Beltraminelli. Io ho voluto subito misure d’urgenza, per avere una maggiore verifica di ciò che fa un funzionario in materia d’immigrazione. La situazione da noi si è presto normalizzata, al DSS i tempi sono stati molto più lunghi».

Parliamo di giustizia. Come descriverebbe il suo rapporto con il nuovo procuratore generale Andrea Pagani e come si pone di fronte alle pressanti richieste che arrivano alla politica?
«Le richieste sono sempre numerose, occorre valutarle e ponderarle. Con Pagani mi pare di poter dire che il messaggio sia passato meglio rispetto a prima del suo arrivo: in partenza vanno verificate tutte le misure interne per capire se la necessità può essere soddisfatta senza dover per forza attingere a nuove risorse e aumentare i costi. In taluni casi si è capito che lavorare meglio e risolvere alcuni problemi è possibile. Ad esempio grazie ai segretari giudiziari sarà possibile sgravare il lavoro che grava sulle spalle dei procuratori pubblici, penso soprattutto ai reati bagatella. Ci sono meccanismi da cambiare e una realtà da considerare, come la minor fedeltà alla funzione rispetto al passato. Se penso ad Antonio Perugini, al beneficio della pensione da poche settimane, ha trascorso metà della sua vita all’interno del Ministero pubblico. Oggi dei giovani vengono nominati e dopo qualche anno escono e gli incarti passano di mano con le difficoltà che questo comporta».

Siamo nel 2019 ma non sappiamo ancora cosa ha partorito il progetto Giustizia 2018. È sempre pericoloso dare delle connotazioni temporali precise in politica dove i tempi sono spesso eterni. È d’accordo?
«Esatto, e vale soprattutto sulla giustizia, l’ho constatato parlando con i colleghi attivi in diversi Cantoni. I tempo sono davvero lunghi forse anche perché la Magistratura ha una tendenza a conservarsi più che a riformarsi. Ma la prudenza è anche un bene, e lo dice un decisionista. Ma in questa materia può accadere che spinte troppo decise portino a scelte affettate. Giustizia 2018 ci sta permettendo di riallacciare un discorso costruttivo con tutta la Magistratura ed è l’aspetto più importante per i rapporti con il terzo potere».

Qualche volta il suo Dipartimento è stato ritenuto poco disposto al dialogo nel caso di persone che hanno dovuto lasciare la Svizzera per problemi di permesso. Anche famiglie e persone integrate. Tutta colpa di Gobbi?
«Quando si parla di richiedenti l’asilo a decidere è la Confederazione e il Cantone è chiamato ad eseguire. Nel caso di chi ha un permesso ed è stato espulso, vale il principio del rigore nei confronti delle persone che approfittano del nostro paese dal profilo sociale, dei debiti fatti singolarmente come pure, talvolta, dal profilo dei reati penali».

Una volta la Lega era il partito dei muri (ad esempio alla frontiera), lei è sempre di quell’avviso o ha ammorbidito la sua linea politica?
«I muri servono per dare protezione. Non servono per dividere. La protezione è indispensabile perché siamo un cuneo di un sistema molto liberale all’interno di un contesto economico e sociale in difficoltà, penso soprattutto all’Italia. Il fatto che sul nostro territorio riusciamo a garantire un alto grado di sicurezza ci permette di attrarre ancora buoni contribuenti e buone aziende».

Il sovranismo alla Salvini è anche il suo concetto di sovranismo?
«Lui lo esercita all’interno di una realtà più economica che politica che è l’UE. All’interno di questa c’è qualcuno che definisce quali sono i compiti da svolgere. Noi, fortunatamente, viviamo in un Paese federalista nel quale i Cantoni godono ancora di margini di autonomia e sovranità».

I ticinesi in questi anni si sono anche visti tartassati da un leghista in materia di imposte di circolazione. Quella fu una sua gaffe o anche lei si è accorto troppo tardi che il meccanismo andava aggiustato?
«Sulle imposte di circolazione io, da parlamentare, ero contrario perché già allora convinto che quel sistema bonus/malus non era sostenibile. Il problema è che non c’è una soluzione che va bene a tutti ed è emerso dalla consultazione. Ognuno ha la sua visione perché pensa alla sua macchina. Il nuovo sistema ci permetterà di riallinearci sulla media nazionale, puntando però anche sull’aspetto ambientale».

Un tema che le sta particolarmente caro è la sicurezza. Il Ticino è un luogo sicuro?
«Decisamente più sicuro da quando ho preso in mano il Dipartimento. I dati lo dicono chiaramente, anche in quei territori come il Mendrisiotto o il Malcantone, presi di mira da parte dei delinquenti. Oggi abbiamo creato un muro di collaborazione interforze tra cantonale, comunali, guardie di confine, polizia ferroviaria e con i colleghi italiani. E le rapine sono diminuite, ma non abbassiamo mai la guardia, penso ai fenomeni come la delinquenza giovanile che proviene dai campi Rom del Milanese. Persone che sanno bene che da noi il diritto minorile è molto tollerante».

Il casellario giudiziale è stato un tema sul quale ha conosciuto anche ostacoli posati dall’interno del Governo, ma non si è mai arreso. I fatti (oggi) sembrano darle ragione. Ha qualche sassolino da togliersi dalla scarpa?
«Credo che anche in questo caso il sovranismo e la sovranità siano centrali. È stata una misura che ci ha permesso di dare un segnale e ad attribuire l’onere della prova a terzi. I dati ci dicono che, senza questa misura, circa 300 persone con reati gravi alle spalle avrebbero potuto prendere residenza o trovare un posto di lavoro da noi. Se si riferiva a Manuele Bertoli è risaputo che sui temi della migrazione non ci troveremo quasi mai d’accordo, è il lato positivo del confronto all’interno di un Governo».

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«Nella Lega abbiamo una conduzione un po’ liquida»

Qual è stato il momento più difficile degli ultimi quattro anni?
«Indubbiamente il caso dei permessi falsi. È stato il momento più buio del mio secondo quadriennio in Governo, ma che ho affrontato con determinazione, come mio solito, direi di petto correggendo la situazione».

C’è un’azione politica della quale si è pentito?
«Certamente, non sono infallibile. Ad esempio sull’imposta di circolazione avrei dovuto muovermi con maggiore anticipo, ma da consigliere di Stato le idee sono sempre tante, la voglia di fare non mi manca, ma il tempo da impiegare sui molteplici fronti è ridotto ed è sempre bene soppesare l’energia a disposizione. Siamo arrivati un po’ tardi, ma adesso ci siamo».

E qual è stato il momento che le ha dato maggiore soddisfazione?
«Comunque la corsa al Consiglio federale. Essere chiamato direttamente dal presidente dell’UDC nazionale e capire che c’era tantissima fiducia, mi sento di dire che gratifica in maniera molto importante. Non sono stato eletto, ma il segno l’ho l’asciato».

Il mestiere di consigliere di Stato è più logorante o più entusiasmante?
«Mi alzo tutti i giorni con una gran voglia di fare. Non dormo molte ore, ma a sufficienza per non sentirmi stanco. Sono contento di quello che faccio».

Salario, cassa pensioni e rimborsi: i tre temi sono stati al centro della politica per molti mesi. Per qualcuno in Governo avete fatto un po’ i furbi. Conferma o respinge?
«Direi che la respingo fermamente. Come Consiglio di Stato abbiamo proposto una soluzione per regolare il sistema pensionistico dei membri dell’Esecutivo. È vero che c’è stato negli anni una sorta di disordine amministrativo a livello di Cancelleria che ha messo in difficoltà la credibilità del Governo, benché si sia sempre operato seguendo la traccia di chi ci aveva preceduto. Nessuno ha inventato nulla e nessuno ha fatto il furbo. Chi lo ha sostenuto è stato sì in malafede».

Sente che il suo seggio è a rischio oppure dopo l’accordo con l’UDC è sereno?
«L’incertezza c’è sempre, non ci si può mai dire sereni, un’elezione ha sempre una porzione di imponderabile, così funziona la politica e non mi lamento di certo. Presto toccherà ai cittadini dire la loro, fare le loro legittime scelte. Dato che non sono tranquillo invito tutti a votare lista numero 12, candidato numero 4».

Come definirebbe il rapporto tra lei e il suo partito?
«Ottimo in tutti in sensi. Nonostante tutto a sei anni dalla morte del Nano, anche di fronte alle previsioni pessimistiche di analisti e commentatori politici, la Lega è ancora viva e vegeta. Oggi abbiamo una conduzione un po’ liquida, che rispecchia la società altrettanto liquida in cui ci troviamo, la Lega riesce comunque ad affrontare i temi, a creare coalizioni e anche a gestire quei malumori interni che ci sono, ma alla fine la sintesi leghista è vincente e non lascia strascichi. È stato così su molti temi, cito ad esempio la tassa sul sacco dei rifiuti. Noi guardiamo sempre avanti».

Un consigliere di Stato deve potersi muover in maniera indipendente o deve seguire la linea dettata dal partito?
«La fortuna di Claudio e quella mia è che la Lega non è molto presente a livello di apparato di partito. Ci siamo da diversi anni ma non siamo un partito storico con tutti i suoi complessi e macchinosi apparati da accontentare e foraggiare. Chi ci vota sa bene cosa otterrà, senza se e senza ma».

Per il PLR il raddoppio si allontana

Per il PLR il raddoppio si allontana

Da www.cdt.ch

Nel secondo rilevamento della società Ad Hoc Informatica, emerge il dominio della Lega che conferma i due uscenti – I liberali sembrano perdere terreno, il PPD mantiene il seggio così come il PS, ora un po’ più tranquillo

C’è un’indicazione di fondo che emerge dal secondo sondaggio realizzato dalla società Ad Hoc Informatica di Pietro Pisani per conto del Corriere del Ticino, di TeleTicino e del sito Il Federalista. Ed è quella che il seggio del Partito socialista sembra meno a rischio rispetto a quanto aveva indicato il primo sondaggio.
La lista unica Lega-UDC invece domina con gli uscenti Zali e Gobbi, il PLR è tenuto a debita distanza e vede la possibilità di raddoppio allontanarsi, con Vitta comunque tranquillo, il PPD soffre ma resiste con Beltraminelli. E il PS, con Manuele Bertoli in “pole position”, è un po’ più sicuro di confermarsi nel quintetto di governo.

Il sondaggio presenta anche in questa seconda puntata una forchetta per ciascun partito: il risultato minimo e quello più ottimistico, rilevabile dalle risposte date dai cittadini interpellati e poi utilizzate dal sondaggista per effettuare le «proiezioni». Il valore medio è il punto di riferimento per i confronti e per stimare la ripartizione dei seggi in Consiglio di Stato (per la quale sono determinanti non le schede, ma i voti di partito).

Lega dei Ticinesi e UDC volano
Due settimane di campagna elettorale nonché, probabilmente, le più recenti mosse politiche hanno giovato molto alla lista unica della Lega dei ticinesi e dell’Unione democratica di centro, che vola al 33,7% dei voti, in crescita rispetto al risultato ottenuto quattro anni fa dai due partiti separati (32,2%) e al primo sondaggio (30,8%). Il consenso è stimato dal sondaggio tra il 32,7% e addirittura il 34,6%. Nelle elezioni del 19 aprile 2015 la Lega aveva raggiunto il 27,66%, la Destra (formata da UDC, Area Liberale e Unione democratica federale) il 4,51%. Se si votasse oggi, Claudio Zali e Norman Gobbi sarebbero brillantemente confermati al loro posto con 301 punti (indice di forza) rispettivamente 273. Staccatissimi gli altri tre candidati.
PLR, un passo indietro
Doccia fredda invece per il Partito liberale radicale, che si ferma al 25,4% dei consensi (con una forchetta tra il 24,1% e il 26,7%). Nel 2015 il PLR aveva ottenuto il 26,25% dei voti, quasi un punto e mezzo meno della Lega, e non era pertanto riuscito a riconquistare il seggio in Governo perso nel 2011. Questo secondo sondaggio dà i liberali al 25,4%: un passo indietro, dunque. Il distacco da Lega-UDC è abissale (più di otto punti percentuali). La competizione interna è praticamente senza storia: il consigliere di Stato Christian Vitta è nettamente davanti agli altri candidati con 198 punti contro i 163 del capogruppo in Gran Consiglio Alex Farinelli.

Il PPD soffre ma resiste
Per gli altri due partiti governativi la tendenza è al ribasso. Soprattutto il Partito popolare democratico è in sofferenza, anche se conferma il terzo posto e naturalmente il seggio in Consiglio di Stato. Il secondo sondaggio lo dà al 15,7%, in calo di quasi due punti rispetto alle elezioni del 2015 (quando il PPD ottenne il 17,54% dei voti di partito). La forchetta attuale è compresa fra il 15,1% e il 16,3%. Non ci sono quindi segnali di inversione della tendenza, nonostante la competizione interna fra il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, che se si votasse oggi verrebbe rieletto, e il principale antagonista Raffaele De Rosa.
Il PS tira un sospiro di sollievo
C’era una certa attesa per quanto concerne il quarto partito di governo, considerato che il primo sondaggio lasciava emergere un certo rischio per il seggio oggi occupato da Manuele Bertoli. Ebbene, il secondo rilevamento toglie gran parte delle preoccupazioni al Partito socialista, che perde terreno rispetto ai risultati delle elezioni di quattro anni fa, ma che non indietreggia in misura tale da rendere possibile il raddoppio dei liberali radicali. Il PS ottiene infatti, in questo secondo sondaggio, il 14,2% dei voti come valore medio (forchetta: 13,4%-15,1%), in calo rispetto alle elezioni del 2015 (14,81%) e anche sul primo sondaggio (14,5%). Tuttavia, nemmeno se il PS si attestasse sul valore minimo (13,4%) e il PLR su quello massimo (26,7%) il seggio di Bertoli passerebbe ai liberali radicali. In testa, all’interno della lista socialista, c’è il consigliere di Stato uscente con 113 punti; l’economista Amalia Mirante segue con 90 punti.

I Verdi rimangono stabili
Il secondo sondaggio evidenzia un calo dei Verdi del Ticino rispetto al primo (dal 7,4% al 6,1%) e anche rispetto alle elezioni dell’aprile 2015, quando gli ecologisti ottennero il 6,56%. Data la forchetta attuale (minimo 4,8%, massimo 7,3%) per i Verdi si può parlare di stabilità. Tra i candidati svetta Marco Noi con 42 punti.

Restano i piccoli partiti, per i quali il sondaggio indica un consenso complessivo del 5%.

Più over 60 dietro le sbarre

Più over 60 dietro le sbarre

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 marzo 2019 de La Regione

Il 2018 delle strutture carcerarie ticinesi nei dati illustrati dal Dipartimento istituzioni. Il crimine non conosce età e sesso: in aumento i reclusi ultrasessantenni e le detenute.
Persiste il sovraffollamento. Allo studio fra l’altro la realizzazione alla Stampa di un comparto interno per la gestione dei casi psichiatrici non gravi.

Luisella Demartini-FogliaSezione esecuzione pene e misure: alcuni dati relativi allo scorso anno Norman Gobbi

Anziani in aumento dietro le sbarre. Del resto il crimine non ha età. Anche in Svizzera. Dove cresce il numero dei detenuti ultrasessantenni. «Una tendenza che notiamo anche nelle carceri ticinesi», afferma Luisella Demartini-Foglia, responsabile al Dipartimento istituzioni dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa cui compete la presa a carico di reclusi ed ex in vista del loro reinserimento nella società. «Durante lo scorso anno – fa sapere Demartini-Foglia, intervenendo alla presentazione da parte del Dipartimento, ieri a Bellinzona, dell’attività 2018 del settore esecuzione pene e misure (vedi anche sotto) – ci siamo occupati di sessantasette persone over 60: ventotto avevano addirittura un’età superiore ai 70, delle quali diciannove erano in detenzione al 31 dicembre». Una situazione che «preoccupa». Soprattutto in prospettiva: «Secondo recenti studi, gli ultrasessantenni nelle strutture detentive svizzere potrebbero passare dai 125 del 2010 a 500 nel 2030, per raggiungere quota mille dieci anni dopo». Il progressivo invecchiamento (anche) della popolazione carceraria, rileva Demartini-Foglia, complica inevitabilmente la ‘gestione’ dei singoli casi all’interno della prigione: non di rado si tratta di persone che finiscono in detenzione avendo già problemi di salute, che accusano per esempio un «decadimento cognitivo». Problemi che una struttura carceraria, in mancanza di spazi adeguati, rischia di acutizzare. Non solo: ci si potrebbe chiedere se lo scopo riabilitativo della pena sia realizzabile considerata l’età avanzata di questi detenuti, che rende assai difficile, per non dire impossibile, il loro inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro.

Aumentano anche le detenute
Lo Stato, l’autorità politica, saranno chiamati quanto prima ad affrontare non solo la questione degli over 60 dietro le sbarre. Un’altra tendenza evidenziata da Demartini-Foglia riguarda le detenute. Anch’esse in aumento. Nel corso del 2018 l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito in totale «ottantanove» donne in carcere: «trentuno» quelle in esecuzione pena o di una misura al 31 dicembre. Numeri che non sono certo quelli «del 2006», quando il Cantone alla luce dell’esigua casistica decise di chiudere la sezione femminile all’interno del Penitenziario della Stampa.
La situazione «da due, tre anni» è però cambiata. E così oggi le donne condannate scontano la pena detentiva o alla Farera, cioè nel carcere giudiziario che dovrebbe essere però riservato unicamente alla preventiva e quindi a chi è in attesa di giudizio, oppure in prigioni d’oltre Gottardo: «Nel canton Berna o nel canton Vaud». Una soluzione non proprio ideale per quelle detenute con marito, figli o genitori che vivono in Ticino: il reinserimento nella società passa infatti anche dal mantenimento dei rapporti con la famiglia.

Possibile soluzione
Il Dipartimento istituzioni sta comunque lavorando a una soluzione, sottolinea il suo direttore Norman Gobbi durante l’incontro con i media. L’obiettivo è infatti di adattare, ricorda il consigliere di Stato, il carcere aperto di TorricellaTaverne in modo che possa ospitare le detenute. Si tratta tuttavia di ragionare pure sui costi. Anche per questo «si è deciso di chiedere alla Sezione della logistica uno studio di fattibilità».

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Carceri ancora sovraffollate. Aumenterà la videosorveglianza

Carceri ticinesi ancora sotto pressione a causa del sovraffollamento di detenuti. Lo scorso anno, segnala il Dipartimento istituzioni, “l’occupazione media ha superato il 91 per cento”. Popolazione carceraria in crescita non solo nel nostro cantone. «Negli ultimi trent’anni vi è stato in Svizzera un incremento del 50 per cento del numero di detenuti: da 4’621 a 6’907», osserva il capo del Dipartimento Norman Gobbi. In Ticino nel 2018 il tasso di occupazione – circa 234 presenze giornaliere – «ricalca quello del 2017, già elevato (238, ndr)», commenta il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. Al Penitenziario della Stampa a Cadro la maggior parte dei reclusi («il 40 per cento») sta scontando condanne «per traffici di droga o per furti per procurarsi lo stupefacente». Nazionalità: «Il 70 per cento» in esecuzione pena è costituito da stranieri. La percentuale sale «al 90» per quel che riguarda le presenze alla Farera, il carcere giudiziario destinato alle persone in attesa di giudizio. Va detto che nel caso dei non residenti il rischio di fuga, data il piu delle volte l’assenza qui di legami, è uno degli elementi che porta spesso l’autorità giudiziaria a disporre la detenzione preventiva. Sempre alla Farera si è registrata «una presenza media di oltre 73 prevenuti, con picchi sopra gli 80». Numeri consistenti. Eppure nonostante il sovraffollamento, le carceri ticinesi «sono strutture sicure». E per rafforzare la sicurezza, alla Stampa «verrà aumentata la videosorveglianza», preannuncia Gobbi, accennando anche al futuro Penitenziario («Stampa 2030»), che «non sarà sul Piano della Stampa». Musica del futuro. Cure mediche ai detenuti: lo scorso anno, ricorda la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, è stata avviata la collaborazione con l’Ente ospedaliero e l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonali, «con risultati positivi». Allo studio la realizzazione in carcere di un comparto per la gestione dei casi psichiatrici non gravi. Il settore esecuzione pene e misure coinvolge pure l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, sempre più sollecitato, sottolinea il suo presidente Maurizio Albisetti: nel 2018 sono state emanate ben «1’400» decisioni di esecuzione della sanzione penale.

 

Da www.rsi.ch/news

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Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Da www.cdt.ch

Tocca a Norman Gobbi sfogliare l’album dei ricordi. Consigliere di Stato dal 2011, l’anno del raddoppio leghista in Governo, brillantemente riconfermato nel 2015, è a caccia del suo terzo quadriennio nell’Esecutivo.

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Consiglio federale bye bye
È il 9 dicembre del 2015, il giorno che ha decretato il fallimento alla corsa al Consiglio federale. Ma quanto ci credeva realmente? «Quando si inizia una gara lo si fa per una squadra e l’UDC aveva proposto un ticket a tre proponendo profili differenti. Nei giorni precedenti avevo capito che non era ipotizzabile la mia elezione, il PS aveva detto che non mi avrebbe sostenuto». E cosa le ha lasciato questa esperienza? «Un bel bagaglio di conoscenze, non capita a tutti di mettersi in gioco a 38 anni. Ho fatto una buona figura e il Ticino non ha certamente fatto una brutta figura».

La sana risata in stereofonia
Ma come, lei e Zali che sorridete assieme? «Certo e ridiamo anche di più, direi regolarmente e di gusto». E chi aveva fatto la battuta? «Di solito sono io. Ma Claudio è spesso pungente. Le sane risate le facciamo anche tra tutti in Governo. Fa bene». Quindi al bando le formalità? «Le punzecchiature ci stanno, ma siamo capaci anche a non prenderci eccessivamente sul serio». In realtà si dice che i vostri rapporti non siano idilliaci. Caratteri incompatibili? «Direi che siamo diversi, non incompatibili. Questa è la forza del binomio Zali-Gobbi. Il mio percorso è diverso dal suo: lui è stato catapultato dopo anni in Magistratura, io ho fatto un percorso lungo 20 anni. Questa è la forza della Lega». Teme la popolarità di Zali? «Abbiamo due Dipartimenti diversi, già Marco Borradori faceva il record di voti personali. Se vogliamo dirla così il Dipartimento del territorio è più simpatico, inaugura parchi e sentieri. Alle Istituzioni invece è giustizia e polizia. Siamo il perno dello Stato».

La Lega e la gente
E se un giorno la cosiddetta «gente» vi voltasse le spalle? Le capita mai di svegliarsi da un sogno di questo tipo? «Girando tra la gente mi rendo conto che ad essere apprezzato è sempre il contatto tra cittadini e autorità. Quel contatto che ci permette di restare sani mentalmente. Mi spiego, a volte vediamo come la distanza tra politici e cittadini sia tanto grande, sia una frattura insanabile. Qui possiamo ancora confrontarci come chi perde il lavoro. Ne sono a volte testimone diretto con chi mi avvicina o passa in ufficio a raccontarmi la sua storia».

Dimezzato, ma nel peso
Dal 2015 ad oggi Norman Gobbi si è quasi dimezzato, ha perso 40 chilogrammi: «Dimezzato, speriamo non in voti». Battute a parte è stata forza di volontà oppure altro? «È stato uno sforzo personale non indifferente, un cambiamento di testa. Un po’ come tutti i cambiamenti devono iniziare dentro di noi. Sono forse un po’ espressione di quella Lega che è cambiata. Oggi dobbiamo essere più moderni, ma non dobbiamo cambiare la voglia di arrabbiarsi, il nostro modo di essere. Io sono sempre Norman Gobbi, faccio più sport, ma ho la stessa energia e tenacia di prima».

(Foto: www.cdt.ch)