Difesa: partenze a sorpresa nell’esercito

Difesa: partenze a sorpresa nell’esercito

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 5 aprile 2019 del Corriere del Ticino

Il capo Philippe Rebord lascia la carica per motivi di salute – Emerge anche una donna fra i possibili candidati.
Con lui se ne va il responsabile dell’istruzione Baumgartner – Gobbi: «Peccato succeda ora, a riforma iniziata»

Due vertici dell’esercito abbandonano la loro funzione. Il timing non è dei più propizi. Philippe Rebord, capo dell’esercito, ha dato le dimissioni. Lascerà a fine 2019. La sua scelta giunge a sorpresa. La ragione: problemi di salute. Dopo una trombosi a inizio anno, dovrà infatti subire un’operazione all’anca a dicembre. Il 61.enne vallesano aveva ottenuto l’incarico nel 2017 e il suo contratto era stato prorogato oltre il suo pensionamento, fino a fine 2020, per garantire la riorganizzazione dell’esercito (il nome del programma è «Ulteriore sviluppo dell’esercito»), attualmente in corso.
Il fatto che Rebord mantenga la sua posizione ancora fino al 31 dicembre dà la possibilità di scegliere il suo successore in tutta calma, ha affermato la consigliera federale Viola Amherd davanti ai media a Berna. Ora toccherà alla commissione responsabile della scelta del sostituto selezionare possibili candidati. E dovrà trovarli in fretta. Il nuovo e l’uscente capo dell’esercito, ha affermato la titolare del Dipartimento della difesa, dovrebbero già lavorare assieme a partire dall’autunno, in modo da potersi organizzare in un passaggio di testimone senza strappi. I requisiti per la ricerca del sostituto non sono di tipo politico, ha affermato Amherd. Più importanti saranno le cosiddette «soft skills», come ad esempio la capacità di lavorare in team. Competenze che, a detta di Amherd, a Rebord non mancano.

«Ragioni personali»
Amherd ha ringraziato Rebord della buona collaborazione e del lavoro svolto avviando la riforma dell’esercito. La notizia della partenza era stata anticipata giovedì dai giornali dei gruppi editoriali Tamedia e CH Media. A inizio mattinata il Dipartimento della difesa ha poi invitato i giornalisti alla conferenza stampa in cui l’informazione è stata infine confermata.

Di sicuro il successore di Rebord non sarà Daniel Baumgartner, comandante di corpo e capo dell’istruzione. «Per ragioni personali» di cui la consigliera federale ha preferito non dire di più, Baumgartner ha chiesto di ottenere un’altra funzione. Secondo il «Tages-Anzeiger» il quadro sarebbe interessato a un posto di addetto alla difesa a Washington.

Baumgartner era stato coinvolto nello scandalo delle «spese allegre» pagate con il budget dell’esercito nell’ambito di seminari per quadri e che hanno incluso cene costose e voli in elicottero per le compagne dei militari. Per l’accaduto il capo dell’istruzione si era scusato pubblicamente. L’affare avrebbe però macchiato la sua carriera.

Possibili candidati ticinesi?
Da noi contattato, il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Conferenza governativa dei direttori cantonali del militare, della protezione civile e dei pompieri, nonché membro della commissione che aveva selezionato Philippe Rebord, trova «peccato che ad andarsene, proprio durante la fase di implementazione della riforma dell’esercito, siano sia il capo dell’esercito sia il capo dell’istruzione». È importante, aggiunge, che il successore di Rebord, che era stato «scelto appositamente per condurre questa delicata fase», mostri di avere «le stesse sensibilità», in particolare «le stesse attenzioni verso i bisogni delle nuove generazioni», in primis per riuscire a far combaciare meglio formazione e servizio militare. Fino a qui, dice Gobbi, la riforma (che mira a incrementare la prontezza dell’esercito, a migliorare l’istruzione e l’equipaggiamento e a rafforzare il radicamento delle forze armate a livello regionale) è avanzata positivamente, senza i tipici «mali d’infanzia» che spesso si osservano nelle prime fasi delle ristrutturazioni di questo tipo.
Ora, con la disdetta di due vertici, si aprono delle possibilità per possibili candidati ticinesi. Il membro del Governo ticinese non vuole fare nomi, ma – afferma – nel nostro cantone «la qualità c’è».
Per i vertici dell’esercito le sfide nei prossimi anni non mancano. Gli effettivi dell’esercito non aumentano, anzi. E sono previste grosse spese per i futuri acquisti di armamenti.

Una subentrante?
Intanto a Berna ci si azzarda già a fare alcuni nomi di possibili candidati. Tra questi figura quello di Germaine Seewer. Tra i 53 alti ufficiali superiori Seewer (brigadiere al comando della brigata d’aiuto alla condotta) è l’unica donna. Sarebbe la prima a diventare capo dell’esercito svizzero.
Fra gli altri nomi figura quello di Claude Meier, capo dello Stato maggiore dell’esercito, esperto di jet militari (altro tema del momento) e con buoni contatti in Parlamento.
Gli altri nomi sono quelli di Daniel Keller (comandante dell’istruzione superiore dei quadri dell’esercito, capo di Stato maggiore dell’istruzione operativa e sostituto capo comando istruzione), Thomas Süssli (capo della base d’aiuto alla condotta dell’esercito, responsabile per la cyber defence), Melchior Albrecht Stoller (consulente di politica militare di Amherd) , Aldo C. Schellenberg (capo comando operazioni e sostituto capo dell’esercito ed ex comandante delle forze aeree) e Hans-Peter Walser (comandante della divisione territoriale 2).

Sangue nelle vene di Lavizzara

Sangue nelle vene di Lavizzara

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 5 aprile 2019 de La Regione

Norman Gobbi sulla necessità di concretizzare il progetto di collegamento con la Leventina
Il ministro leghista si schiera per la galleria del Sassello: ‘Non possiamo dimenticare l’unica parte di territorio senza sbocchi a Nord’

«Dimenticare la parte di territorio più ampia del cantone – quella valmaggese – che è l’unica senza sbocchi a Nord, secondo me sarebbe ingiusto. È invece auspicabile che questo territorio possa avere più “respiro”, che la sua linfa vitale possa fluire con più facilità». Anche il ministro delle Istituzioni Norman Gobbi si schiera affinché il nuovo progetto di galleria del Sassello, fra Lavizzara e Leventina, non rimanga soltanto un’estemporanea “boutade”. Da leventinese lo fa in una nota diramata unitamente a Barbara Pervangher, municipale per la Lega ad Airolo, e a Marzio Demartini, leghista anch’egli, di Brontallo. Proprio dando conto del pensiero dei “leghisti leventinesi e valmaggesi”, il rilancio del progetto di collegamento montano in galleria promosso dai Comuni di Airolo e Lavizzara, con il sostegno del Dipartimento del territorio, viene “accolto positivamente” dai tre esponenti politici. Un progetto che, ricordano, “da oltre 50 anni giace – come idea e pre-studi – negli archivi cantonali”, ma che “in un’ottica di rilancio dell’Alto Ticino e della mobilità integrata e dell’Alta Valle Maggia e Alta Leventina, esso assume oggi una valenza di coesione interna fortissima. Infatti, se in linea d’aria i due territori distano circa 4 chilometri, di fatto per recarsi da Airolo a Fusio sono oggi necessarie quasi 2 ore di auto. Con un collegamento (tunnel) semplice e poco costoso, a una sola corsia per esempio, si potrebbero ridurre questi tempi a qualche manciata di minuti, permettendo anche ai sottocenerini di raggiungere l’Alta Valle Maggia in autostrada fino ad Airolo e poi via tunnel stradale, riducendo in modo non indifferente traffico e tempi di percorrenza”, scrivono.

‘L’Alta Valle langue’
Contattato dalla “Regione”, Gobbi sottolinea che «la competenza è del Dipartimento del territorio, che ha finora gestito il dossier con i 2 Comuni. Lo ha fatto con un mandato per un’analisi di fattibilità, benché già esistano studi compiuti mezzo secolo fa per quanto riguarda gli aspetti geologici e quelli riguardanti il miglior percorso possibile per ottimizzare i costi». Un lavoro “pionieristico”, quello rievocato da Gobbi, che era stato effettuato dallo studio d’architettura e ingegneria Fratelli Guscetti, che aveva promosso il progetto ed in seguito l’aveva allestito su incarico di Franco Zorzi. «Parlo – prosegue Gobbi – di una semplice vena che permetta di far fluire del sangue vivo in Alta Lavizzara. In Leventina il problema non esiste: siamo fortunatamente connessi alle reti nazionali stradali e alla rete ferroviaria regionale. L’Alta Valle Maggia e la Lavizzara questa fortuna non l’hanno». Tecnicamente parlando, il consigliere di Stato accenna alle opere di premunizione che sarebbero necessarie per uscire dal Lago del Sambuco, ma anche al progetto di innalzamento della diga; questo, per ipotizzare un collegamento a quella fase di cantiere che comprenderà anche uno spostamento della strada che conduce al Naret. E ancora, tornando alla situazione valmaggese: «I dati sullo sviluppo demografico indicano che il Distretto di Vallemaggia è cresciuto, ma lo è grazie all’evoluzione in Bassavalle: ad Avegno-Gordevio e a Maggia. Cevio, la Rovana e la Lavizzara invece languono. Inserisco quindi il collegamento in un discorso di rilancio. Inoltre, a livello di traffico vi sarebbe un miglioramento per chi dalla Leventina vuole recarsi in Alta Valle Maggia, ma anche un alleggerimento – seppur lieve, visto lo scopo del tunnel – sul già sollecitato asse Bellinzona-Locarno».

(Foto: La Regione)

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Comunicato stampa

Anche lo scorso anno gli incidenti stradali provocati dalla disattenzione sono risultati in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo del telefonino durante la guida.
In questo senso, nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure”, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e tutte le Polizie comunali, nel mese di aprile protrarranno l’azione della campagna «Distratti mai!».
A seguito delle due precedenti campagne, promosse rispettivamente nel 2017 e nel 2018 e rivolte principalmente all’uso degli smartphone alla guida, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione durante il mese di aprile, al fine di sensibilizzare e responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete viaria cantonale, nell’intento di prevenire e ridurre il numero di incidenti.
Si ricorda che utilizzando il telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, i tempi di reazione si allungano. Infatti dare un’occhiata allo smartphone alla velocità di 100 km/h equivale a percorrere 400 metri al buio, a 50 km/h equivale a percorrerne 98. Inoltre nel 2018 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’752 incidenti della circolazione; di questi, la disattenzione al volante è una delle maggiori cause rilevate, nella misura del 10% in incidenti con soli danni e del 20% in quelli con ferimento. Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto del telefonino. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano come questi comportamenti rappresentino una delle principali cause di violazione del codice stradale con 3’289 infrazioni nel 2018, rispettivamente 4’041 nel 2017. La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» si concentra in particolare sui giovani tra i 18 e i 24 anni, fascia che registra un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.
«Distratti mai!» intende quindi coinvolgere tutti gli utenti della strada: automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni, i quali saranno sensibilizzati sui pericoli legati all’utilizzo del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.
Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/.

 

Dimanche, le Tessin devrait résister aux Verts et conforter la Lega

Dimanche, le Tessin devrait résister aux Verts et conforter la Lega

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 aprile 2019 di Le Temps

Après Zurich, Lucerne et Bâle-Campagne, les inquiétudes climatiques marqueront-elles les élections du canton italophone? Rien n’est moins sûr. Classe politique et observateurs s’attendent plutôt à ce que le scrutin consacre l’implantation de la Ligue des Tessinois

Lors des élections tessinoises ce dimanche, les Verts profiteront-ils également de la vague qui a déferlé à Zurich, à Lucerne et à Bâle-Campagne en lien avec les revendications environnementales? Rien n’est moins sûr. «Ces préoccupations sont très présentes au Tessin aussi, mais la culture et les comportements de vote sont différents», explique Nicola Schoenenberger, co-coordinateur des Verts tessinois. On ne peut pas faire de pronostics en se basant sur les résultats au nord des Alpes, estime-t-il. «Là, Verts et socialistes sont majoritaires dans de grandes villes et les écologistes sont présents dans les exécutifs cantonaux. Ce n’est pas le cas au Tessin, où nous n’avons encore que 6 députés sur 90 au parlement.»
En revanche, ce qui apparaît clairement pour les élections du 7 avril, c’est la réaffirmation du pouvoir de la Ligue des Tessinois. Les sondages prévoient le statu quo au gouvernement avec la réélection de deux léguistes, un PLR, un PDC et un socialiste. L’alliance scellée avec l’UDC devrait garantir à la Lega deux sièges au Conseil d’Etat pour la troisième législature depuis 2011.

Un électorat très hétérogène
Près de trois décennies après sa fondation comme mouvement d’opposition – anti-frontaliers, anti-establishment et anti-européen – l’institutionnalisation du parti de la droite populiste se renforce. Cofondée en 1991 par l’éloquent Giuliano Bignasca – la voix et le visage de la Lega jusqu’à sa mort, en 2013 – la Ligue des Tessinois est une sorte d’ovni dans la politique suisse.
Dirigée par une poignée de ténors, absente ailleurs qu’au Tessin, elle occupe deux des huit sièges tessinois au Conseil national, avec Lorenzo Quadri et Roberta Pantani, accueillis dans le groupe UDC. «Nous sommes un mouvement cantonal, explique la seconde. Notre priorité est et sera toujours le citoyen tessinois. Nos thèmes et nos combats sont bien connus: le travail, la sécurité, le territoire et l’identité. Nous les développons aussi sur le plan fédéral, sans céder aux diktats de l’UE.»
La Lega est née parce qu’il fallait donner une alternative politique aux Tessinois «qui en avaient assez du pouvoir écrasant des partis traditionnels», poursuit Roberta Pantani, ajoutant que l’électorat léguiste, très hétérogène, ne peut être classé selon les canons politiques classiques. Les objectifs sont les mêmes aujourd’hui qu’hier, mais avec une différence tout de même: «Désormais, avec une majorité relative au gouvernement, nous avons la possibilité réelle de changer les choses.»

Contestataires dans le système
On assiste en effet à une phase d’intégration poussée de la Lega, confirme Oscar Mazzoleni, professeur à l’Université de Lausanne (UNIL) et auteur d’un ouvrage sur le régionalisme tessinois*. «Elle a du poids, de l’influence. Elle fait maintenant partie du système. Si la Lega a changé, elle a également transformé le système.»
Le politologue attribue une partie importante de son succès à son hebdomadaire du dimanche. Il Mattino della domenica est lu par 70 000 à 80 000 personnes, sur une population cantonale qui compte 350 000 résidents. «Depuis 1990, cet hebdomadaire mène une campagne politique permanente qui, au fil des ans, a façonné une manière de penser les problèmes et les solutions.»

La Lega a modifié les règles du jeu et imposé aux autres formations politiques une bonne part de son agenda régionaliste, observe Oscar Mazzoleni. «Elle a réussi à inhiber ses adversaires et à faire passer le message selon lequel il est risqué de la combattre en termes de soutien électoral.» Tous prennent pour acquis qu’elle va remporter deux sièges au Conseil d’Etat ce dimanche, note-t-il. «Les autres partis luttent entre eux.»

Affrontement policé
Cette campagne électorale reflète l’évolution de la Ligue des Tessinois, constate-t-il. «Le ton des partis et des candidats a évolué. L’affrontement est moins direct, plus poli que par le passé.» Faute d’un véritable programme électoral, la Lega a axé sa campagne sur la visibilité et la popularité de ses conseillers d’Etat: Norman Gobbi, 42 ans, directeur du Département des institutions, dur à cuire, extraverti et candidat malheureux de l’UDC aux élections fédérales en 2015, et Claudio Zali, 57 ans, chef du Département du territoire, ancien juge, politique atypique, plus réservé, remarqué pour son penchant environnementaliste.

Oscar Mazzoleni note encore que lors de cette campagne, la Lega a moins parlé des frontaliers, qui sont «les électeurs de la Ligue de Matteo Salvini, au pouvoir en Italie et en Lombardie». Autrement dit un «cousin et partenaire avec qui elle essaie de maintenir de bons rapports de voisinage».

 

“Rifletti” ad Autonassa

“Rifletti” ad Autonassa

Comunicato stampa

Da questa sera, giovedì 4 aprile, e sino a domenica 7 aprile la campagna di sensibilizzazione «Rifletti» sarà presente al Salone dell’auto di Lugano “Autonassa” con la sua postazione informativa.
La sicurezza sulle nostre strade sarà così promossa con informazioni utili, giochi a premi e la distribuzione di numerosi gadget.

La campagna «Rifletti» – promossa dal Dipartimento delle istituzioni, con la Commissione consultiva «Strade sicure» – ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli utenti delle strade ticinesi sull’importanza di essere vigili nel traffico e di rendersi ben visibili. Il motto scelto per la campagna unisce, in un’unica parola, l’invito ad assumere un comportamento responsabile, riflessivo, e quello a indossare materiali in grado di riflettere la luce. Con questa campagna, premiata e interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, il Dipartimento delle istituzioni intende arricchire ulteriormente le attività che mirano a ridurre il numero di incidenti sulle nostre strade.

Curiosità: quei segreti tra le mura di Palazzo

Curiosità: quei segreti tra le mura di Palazzo

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 aprile 2019 del Corriere del Ticino

In occasione dell’ultima seduta del Governo abbiamo chiesto ai consiglieri di Stato un aneddoto sul quadriennio.
I malviventi in Italia, la canna fumaria bloccata e quella trasferta in pulmino – Gli auguri tra colleghi per le elezioni.

Con l’ultima seduta del quadriennio, per il Consiglio di Stato si è chiusa una legislatura a tratti logorante. Non sono mancati i dossier spigolosi e le frizioni con il Gran Consiglio. A detta dei cinque consiglieri di Stato, l’Esecutivo si è sempre mosso in modo compatto, facendo squadra anche di fronte alle avversità. Durante i lavori a Palazzo delle Orsoline o in esterna non sono inoltre mancati dei momenti più leggeri. Anzi, di episodi curiosi e divertenti da raccontare ce ne sarebbero diversi. Abbiamo dunque approfittato della riunione conclusiva prima delle elezioni cantonali di domenica per chiedere ai consiglieri di Stato di svelarci un aneddoto della legislatura del quale sin qui erano a conoscenza solo i diretti interessati.

1. C’è un aneddoto o un episodio curioso delle riunioni del Consiglio di Stato che ricorda con piacere?

2. Le elezioni cantonali sono ormai dietro l’angolo, a quale collega vuole fare un augurio?

«Nidvaldo e quel vetro salva-Beltra»

1. L’aneddoto
«Un aneddotto che si può senz’altro sviscerare riguarda la nostra trasferta nel canton Nidvaldo. In quell’occasione a guidare il pulmino dello Stato non fu un autista ma rispettivamente il cancelliere Arnoldo Coduri e il sottoscritto. E ammetto che, parlando con i colleghi, qualche volta finì per distrarmi. Detto questo arrivammo integri al nostro hotel, all’interno del quale è presente una finestra che dà sul precipizio che sta sotto il Bürgenstock. Ebbene a un certo punto il collega Paolo Beltraminelli si mise in ginocchio di fronte a questa finestra e di fronte alla scena non riuscii a trattenermi e gli dissi scherzando: “Beltra, per fortuna che c’è il vetro perché altrimenti rischieresti di ritrovarti qui qualcuno dei tuoi che vuole buttarti di sotto”».

2. L’augurio
«Faccio un augurio a tutti i colleghi, visto che quelli appena trascorsi sono stati 4 anni impegnativi e anche logoranti per certi aspetti. Un quadriennio che però ha anche permesso al Cantone di raggiungere molti risultati, e ciò grazie a una squadra che ha dimostrato di saper funzionare».

In aumento il grado di purezza della cocaina

In aumento il grado di purezza della cocaina

Comunicato stampa

Anche il Ticino è confrontato con un grado di purezza sempre più elevato della cocaina spacciata. I campioni analizzati, relativi ai sequestri avvenuti nel nostro Cantone e in gran parte di quelli romandi, hanno infatti evidenziato un aumento della sua purezza con una percentuale media del 60%. Quella dell’eroina resta invece stabile a circa il 25%. Per quanto riguarda i sequestri di droga, in gran parte riconducibili a stupefacenti in transito, nel 2018 la collaborazione tra la Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale e i suoi partner ha permesso di intercettare 90 chili di marijuana (75 nel 2017), 4.5 chili di cocaina (26), 28 chili di eroina (14), 109 chili di hashish (38) e 3’000 piante di canapa (2’369). Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’723 (1’880 nel 2017), di cui 286 minorenni (347). Gli arresti hanno raggiunto quota 111 (138). Le morti per overdose sono state 6 (5).

A livello internazionale si rileva che il commercio di stupefacenti è in continua crescita, sia per quanto riguarda i quantitativi sia in relazione alla varietà di nuove sostanze. Nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite viene segnalato un aumento del 65% della produzione mondiale di oppio, che ha raggiunto le 10’500 tonnellate, e livelli mai registrati per quella della cocaina, stimata in poco più di 1’400 tonnellate. In Ticino gli importanti risultati ottenuti nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti sono il frutto dell’attiva collaborazione con i principali partner della SAD ossia le polizie comunali, le Guardie di confine, la Polizia dei trasporti e la fedpol. Nel 2018 non vi sono stati cambiamenti degni di nota nelle modalità dello spaccio e del consumo. Permane costante la presenza di spacciatori albanesi, attivi soprattutto nella vendita di eroina che, approfittando dello stato di bisogno e della connivenza dei tossicodipendenti locali, vengono da loro ospitati in cambio di sostanza stupefacente. Nonostante i numerosi arresti e le consistenti quantità di droga sequestrate, si è purtroppo constatato che le organizzazioni al vertice del traffico hanno proseguito imperterrite e in maniera costante la loro illecita attività, continuando ad inviare nel nostro Cantone persone, in gran parte giovani nullafacenti e indigenti, con l’obiettivo di rimpiazzare gli spacciatori arrestati. Anche la presenza sul territorio cantonale di trafficanti dominicani, attivi soprattutto nello spaccio di cocaina, è pressoché costante, con spacciatori pronti a prendere il posto di quelli posti fuori circolazione dalle inchieste. In relazione ai consumi, la situazione è sostanzialmente stabile. A farla da padrone è sempre la canapa con i suoi derivati, seguita dalla cocaina. Stabile anche il consumo di eroina. Sempre attuale la presenza di politossicodipendenti, dediti al consumo di più sostanze stupefacenti contemporaneamente; in particolare cocaina ed eroina.

Tra le indagini più significative che hanno contraddistinto il 2018 evidenziamo un’inchiesta riguardante un traffico di cocaina nel Mendrisiotto nel corso della quale sono stati arrestati due cittadini albanesi, attivi nello spaccio nella regione e nelle discoteche di Lugano. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire una vendita di almeno un chilo di cocaina e di sequestrarne all’incirca 300 grammi. Un’indagine relativa a cittadini albanesi e tossicodipendenti residenti nel Luganese che li ospitavano nei loro appartamenti ha permesso di identificare e arrestare un cittadino albanese residente in Ticino, che si occupava di trovare gli alloggi ai suoi connazionali dediti all’illecita attività. In totale sono state arrestate oltre 10 persone ed è stato ricostruito un traffico di almeno 1,2 chili di eroina, sostanza prevalentemente spacciata nella regione. Sempre per spaccio nel distretto, un’altra indagine ha permesso di arrestare un cittadino albanese trovato in possesso di 460 grammi di eroina. Nel Locarnese è stata condotta un’inchiesta che ha portato all’arresto di 6 persone residenti nella regione e nel Bellinzonese che, agendo in correità, hanno trafficato oltre un chilo di cocaina. In primavera in un rustico in Valle di Blenio sono stati sequestrati oltre 100 chili di hashish, 200 grammi di cocaina, 10 chili di marijuana e 285 piante di canapa. A giugno, in due distinte circostanze, sono state fermate a Chiasso dalle Guardie di confine un’auto con targhe confederate che stava trasportando circa 12 chili di eroina, e una con targhe albanesi con occultati circa 11 chili di eroina, verosimilmente destinati al mercato germanico. Da segnalare pure un’inchiesta che ha permesso di appurare l’emissione di diverse centinaia di schede SIM intestate a persone fittizie, in parte anche utilizzate per compiere reati. Questo grazie alla complicità di alcuni dipendenti addetti alla loro vendita, effettuata prevalentemente per strada. Nel corso dell’anno sono stati sequestrati circa 160’000 franchi e circa 160’000 euro. Si tratta di denaro in parte rinvenuto in occasione di perquisizioni operate dalla Sezione antidroga e in parte grazie ai controlli delle Guardie di confine ai valichi doganali.

La Legge federale sugli stupefacenti prevede la procedura della multa disciplinare canapa. Nel 2018 ne sono state comminate 859 (969 nel 2017).

Infine, nel Sopraceneri vi è stato un aumento di coltivazioni di canapa con tenore di THC inferiore all’1%, nonché l’incremento in Ticino dei negozi dediti alla vendita di prodotti derivati che, in quanto conformi alla Legge federale sulle derrate alimentari, possono essere venduti senza autorizzazione. Il consumo di questo tipo di canapa, seppur legale, può determinare stati di inattitudine alla guida.

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Comunicato stampa

Dando seguito a quanto preannunciato lo scorso 6 febbraio, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio governativo che propone al Gran Consiglio la costituzione del nuovo Comune di Tresa formato da Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, che in votazione consultiva avevano accolto il progetto aggregativo, senza includere Sessa, dove avevano prevalso i voti negativi. Il Governo ha preso atto della petizione promossa da 272 cittadini del Comune di Sessa confermando tuttavia lo scenario aggregativo che esclude l’ente locale; il Consiglio di Stato auspica che della petizione venga tenuto debitamente conto durante la discussione parlamentare.

Nella votazione consultiva del 25 novembre 2018 la cittadinanza di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa ha sottoscritto l’aggregazione di Tresa (rispettivamente col 51,4%, 55,4% e 61,5% di sì), mentre quella di Sessa l’ha respinta (52,7% di no). Il voto complessivo del comprensorio è risultato favorevole all’aggregazione in ragione del 53,7%.
Dopo la votazione, il Dipartimento delle istituzioni ha incontrato dapprima la Commissione di studio, che ha espresso disponibilità a proseguire il progetto con tutti i comuni, valutando peraltro ipotizzabile un’aggregazione limitata ai soli favorevoli, e poi il Municipio di Sessa, che – a maggioranza – ha confermato il proprio sostegno all’aggregazione completa anche dopo il voto. In seguito è stata organizzata una serata pubblica destinata alla popolazione di Sessa dalla quale è emersa la sostanziale conferma delle posizioni, in particolare quella del fronte organizzato dei contrari.
Ponderati tutti gli elementi, a inizio febbraio 2019 il Consiglio di Stato ha annunciato che avrebbe proposto al Gran Consiglio l’aggregazione dei tre comuni che hanno approvato il progetto e l’abbandono per Sessa, considerata in particolare la volontà espressa dai cittadini di Sessa in formale votazione e ritenuto che l’aggregazione oggi rappresenta per questo comune piuttosto un’opportunità che una necessità.
La riduzione del comprensorio aggregativo da quattro a tre comuni proposta dal messaggio è conforme alle condizioni previste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in particolare in quanto è conforme al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), forma un’entità territoriale coerente e non si discosta in modo sostanziale dal progetto messo in votazione.
A fine febbraio un gruppo di cittadini di Sessa ha lanciato una petizione all’attenzione delle autorità cantonali che chiede l’inclusione di Sessa nel Comune di Tresa. Ritenuto l’esito negativo della votazione consultiva dello scorso novembre (165 sì – 184 no), la petizione sostiene quindi l’aggregazione di Sessa in via coatta. In una decina di giorni la petizione è stata sottoscritta da 272 cittadini aventi diritto di voto nel comune (firme vidimate dalla cancelleria) sui 495 iscritti in catalogo, ovvero la maggioranza assoluta delcorpo elettorale (55%), corrispondente a 88 unità in più rispetto ai voti negativi espressi in votazione consultiva.
Con la proposta di aggregazione limitata ai soli comuni che in votazione consultiva hanno espresso parere favorevole, il Consiglio di Stato mantiene una linea restrittiva in materia di aggregazioni coatte, il che non significa ancora che questa via sia del tutto improponibile o insostenibile rispetto alle condizioni di legge e alla giurisprudenza del Tribunale federale. Quest’ultimo riserva infatti un certo margine di apprezzamento sulle di aggregazioni in via coatta, lasciando uno spazio di giudizio prettamente politico all’Autorità cantonale competente per decretare le aggregazioni, ossia il Gran Consiglio.
Gli aiuti cantonali a suo tempo promessi per l’aggregazione completa sono stati adattati all’aggregazione ridotta e consistono in:

  • 1,4 milioni di franchi per contributi alla riorganizzazione amministrativa e/o investimenti di sviluppo (per l’aggregazione completa erano previsti 1,7 mio franchi);
  • Conferma del supporto alla realizzazione di nuovi servizi a carattere sociale, ad es. asilo nido e/o centro diurno per anziani, fino a 1,0 milione di franchi (riconoscimento dell’applicazione dei tassi massimi di sussidio), come per l’aggregazione completa;
  • Conferma degli impegni riguardo la pista ciclabile pedonale della Valle della Tresa e la nuova struttura per la gestione del territorio;
  • A seguito dell’assenza di Sessa, il contributo di livellamento del nuovo Comune risulta sostanzialmente equivalente a quello calcolato separatamente; viene quindi a cadere la necessità di mantenere il calcolo separato, come a suo tempo prospettato.
Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Comunicato stampa

Nel 2018 vi è stata un’importante diminuzione delle rapine. Nel corso dell’anno ne sono state effettuate 33 (49 nel 2017). Si tratta di una forte riduzione anche rispetto alla media dell’ultimo decennio (66). In 2 casi su 3 è stata utilizzata la forza fisica e/o la minaccia, solo in uno su 10 un’arma da fuoco. La ripartizione sul territorio ticinese è stata omogenea e lineare, senza il manifestarsi di vere e proprie serie. Alcuni arresti effettuati in collaborazione con le autorità italiane hanno permesso di contrastare il fenomeno delle rapine in stazioni di servizio (un solo caso registrato), dopo l’impennata del 2017. Il tasso di chiarimento delle rapine è alto e si attesta al 67% con 56 autori materiali. Dei 42 identificati, 41 sono stati arrestati. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne conta uno (3).

Nel 2018 l’operazione più complessa, che ha visto coinvolti numerosi partner (Polizie cantonali, Polizie comunali, Guardie di confine e Polizie estere), è stata quella che ha portato al fermo, poco prima che entrassero in azione, di importanti esponenti della nota banda internazionale dei Pink Panther, pronta a colpire una gioielleria nel centro di Lugano. I quattro autori, provenienti dai Balcani, erano già noti per rapine commesse non solo in Europa. Si segnala pure che è stato risolto un vecchio caso, risalente al 2007, relativo a una rapina in abitazione a Minusio dove l’autore, vistosi scoperto, aveva infierito ripetutamente sulle anziane vittime con un coltello. Il responsabile, un cittadino rumeno in detenzione per furto in Germania, è stato identificato, estradato in Ticino e quindi condannato grazie all’analisi di una traccia di DNA, resa possibile da nuovi progressi tecnico-scientifici.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono ulteriormente diminuiti (1’666,-5%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’048,-4%), e delle minacce (523,-7%). Anche i reati gravi sono diminuiti da 72 a 55 (-24%). Fra questi figurano gli omicidi (15,-46%, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (33,+18%) e le violenze carnali (7,-53%). Lo scorso anno si è registrato un solo omicidio: a Caslano, nel mese di luglio, l’anziana proprietaria di un’abitazione è stata uccisa con diversi colpi inferti al capo e il cadavere è poi stato bruciato, con della benzina, simulando un incendio. Nelle ore successive è stato arrestato un nipote. In maggio una segnalazione proveniente da un istituto scolastico del Bellinzonese ha portato al fermo presso la sua abitazione di uno studente 19enne e al rinvenimento di diverse armi da fuoco (fucili e pistole) e munizioni. Il giovane progettava di compiere una strage a scuola. La maggior parte dei tentati omicidi si è consumata in gran parte in ambito famigliare. Fa eccezione l’episodio occorso in gennaio sull’autostrada A2 in territorio di Gorduno. Gli occupanti di due veicoli, dopo varie manovre azzardate, si sono fermati sulla corsia di emergenza dove è scoppiato un violento alterco, terminato con il ferimento a colpi di forbice di due uomini. Nel corso dell’anno un uomo si è costituito, accusandosi dell’assassinio della ex moglie rinvenuta cadavere nel luglio 2016 nel proprio appartamento di Monte Carasso. Anche l’attuale moglie è stata arrestata in relazione a quanto avvenuto.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2018 si sono annunciate per l’esercizio della prostituzione sono state 295. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (56%), italiana (32%) e spagnola (3%). Quelle attive giornalmente sono stimate in circa 320. Nel corso dei controlli di polizia, effettuati sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti situati su tutto il territorio cantonale, in particolare nel Sottoceneri, è stata verificata la posizione di 278 persone, di cui 9 denunciate per esercizio illecito della prostituzione per aver omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale o per aver praticato la prostituzione in luoghi non autorizzati, e 12 per infrazione alla Legge sugli stranieri. Le verifiche e i regolari contatti con le persone attive in questo ambiente hanno permesso di individuare alcune potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In un caso dagli accertamenti è stato possibile avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. In altre due circostanze la vittima non ha voluto procedere con la denuncia e pertanto, in collaborazione con gli enti cantonali e la Croce Rossa, è stata avviata la procedura per l’aiuto al rientro. I locali autorizzati dalle autorità comunali alla prostituzione sono saliti a 8. Il numero degli appartamenti attivi, a disposizione delle professioniste del sesso, è stabile e stimabile in 95 unità. Inoltre sono presenti 10 saloni di massaggio erotico, dove lavorano circa 30 persone.

È proseguita l’attività d’inchiesta contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro (“caporalato”). La Polizia cantonale ha collaborato con il Ministero Pubblico, i sindacati, le commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro nell’analisi delle informazioni e nel perseguimento penale. Per reati quali l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e le infrazioni alla Legge sugli stranieri, sono state arrestate 2 persone mentre altre 8 sono state denunciate a piede libero. Sono una quarantina invece le vittime identificate.

Infine, il lavoro del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP) è proseguito per quanto concerne il monitoraggio del fenomeno dello sfruttamento dei flussi di migranti clandestini e dei richiedenti l’asilo politico. A seguito delle misure messe in atto da parte dell’Unione Europea, il numero di fermi e di controlli nonché delle indagini condotte ha subito una notevole riduzione. Sono state denunciate 21 persone per infrazioni alla Legge sugli stranieri e meglio per aiuto all’entrata e al soggiorno illegale, 18 delle quali arrestate. Le indagini hanno inoltre permesso di denunciare 9 persone anche per il reato di usura.