Tiratori ticinesi in assemblea

Tiratori ticinesi in assemblea

Da www.ticinonews.ch

All’evento hanno partecipato anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi e vari deputati al Gran Consiglio

Si è tenuta sabato 30 marzo a Prato Sornico l’annuale assemblea ordinaria dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro (FTST). Le assise erano dirette dal presidente FederativoDoriano Junghi.
I tiratori ticinesi hanno passato in rassegna la stagione trascorsa e gettato le basi per quella entrante. Hanno seguito con molto interesse e preoccupazione la presentazione sulla votazione del 19 maggio 2019 con cui il popolo dovrà decidere se accettare le ulteriori restrizioni alla nostra legge sulle armi volute dall’UE. I tiratori sono chiaramente per un NO!
La Federazione cantonale, fondata nel 1902, conta circa 3’000 tiratori affiliati nelle più di 60 società sparse sul territorio. I circa 150 presenti hanno ratificato i conti e i rapporti di attività della stagione 2018 e applaudito i molti risultati di rilievo ottenuti a livello nazionale e internazionale. Su tutti spicca la medaglia di bronzo agli Youth Olympic Games a Buenos Aires della giovane promessa Jason Solari di Malvaglia.Vari gli ospiti presenti che hanno onorato l’assise. Su tutti il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ha portato il saluto del Governo e spiegato lo stato dei lavori in vista della realizzazione del poligono regionale del Monte Ceneri. Ha inoltre parlato della legge sulle armi che non porterà alcun miglioramento né servirà a combattere il terrorismo ma unicamente servirà a trasformare il diritto svizzero di possedere armi in un privilegio poiché proibisce de facto il possesso dei fucili semiautomatici molto utilizzati nello sport del tiro. Il tema è stato approfondito da Luca Filippini, presidente nazionale: oltre a proibire i fucili maggiormente utilizzati nel nostro sport, la legge contiene un automatismo nelle restrizioni e dunque non è che il primo passo verso il disarmo dei cittadini. Viene abolito un diritto che assieme alla libertà di espressione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini! Con questa legge un cittadino ligio alla legge e degno di prendere regolarmente alle urne decisioni politiche importanti non è degno di possedere un’arma: si mette in discussione la maturità del cittadino! Inaccettabile.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

30 marzo 2019
– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Posso confessarvi che davanti a voi avete un Consigliere di Stato che si è tolto un bel peso dallo stomaco? Per il sottoscritto la recente decisione del Gran Consiglio, che ha accettato con soli tre astenuti il credito di oltre 6 milioni e mezzo di franchi per il concorso di architettura e progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri, rappresenta una vera e propria boccata d’aria buona.
Come quella che possiamo respirare qui in Lavizzara.
Dopo anni e anni di discussioni, nel 2012 ho ripreso in mano il dossier e con i miei funzionari, ma anche con molti di voi con cui ho avuto modo di collaborare, siamo riusciti pazientemente a trovare la via giusta per arrivare sin qui. Sino a questa decisione del Parlamento che getta la prima pietra – metaforicamente – per dare una casa degna e condivisa a tutti i tiratori del comparto del Luganese e del Bellinzonese. E non solo.
Come ben sapete il futuro stand coperto con le due gallerie per il tiro da 300 e 50 metri saprà rispondere convenientemente anche alle necessità di allenamento e formazione delle nostre forze dell’ordine, siano esse la Polizia cantonale o le Guardie di confine. E in più sarà inserito in un contesto – quello della Protezione civile che va ad affiancarsi al Militare – che dovrebbe diventare un centro di competenza con sinergie e prospettive in questo settore della difesa della popolazione. Perché al Ceneri la Protezione civile potrà disporre di spazi migliori per tutti i suoi compiti di istruzione e formazione, oltre a rifugi per 800 persone. Con la novità dell’inserimento di un’armeria gestita da privati, che potrà dare un valore aggiunto a tutto il complesso e ai suoi frequentatori.
Permettetemi dunque anche un pizzico di orgoglio nel ritrovarmi qui con voi. Con voi che condividete la passione per il tiro, e soprattutto l’amore per le tradizioni, per ciò che ha reso grande la Svizzera e che definisce la nostra identità e la nostra appartenenza a questo splendido Cantone, prima ancora che a questa splendida Nazione. Se il sì del Gran Consiglio allo stand del Ceneri è la prima pietra, non mi nascondo il lavoro che ancora manca per costruire l’intera “casa”. Intanto però ci mettiamo in tasca questa prima soddisfazione.
I prossimi mesi saranno comunque decisivi per l’impostazione corretta del concorso di architettura e poi per seguire i lavori di realizzazione. Ho voglia di proseguire questo mio impegno in questo specifico settore, e sono molto motivato – come ben vedete – a continuare a sostenere la vostra attività, anche se di fronte a una elezione come quella di domenica prossima non puoi mai dare nulla per scontato.
Così come non sarà scontato – anche se confido nella lungimiranza che il popolo svizzero ha sempre dimostrato – portare a casa il successo nella votazione federale del 19 maggio sulla revisione della Legge sulle armi. Qui penso che non debba convincere nessuno.
Non devo nemmeno qui ricordarvi quali saranno le conseguenze negative che una eventuale accettazione delle modifiche di legge avranno per le attività di tiro in generale.
A me preme soprattutto rivolgervi l’invito a volervi mobilitare in ogni vostro ambito di interesse per convincere più persone a votare no. È una giusta causa, lo sappiamo. Il terrorismo non lo si combatte con una misura di questo tipo, perché nessuna arma utilizzata in occasione di attentati terroristici proveniva da un regolare e legale acquisto.
E sarà così anche in futuro. Qui viene messa una museruola ai tiratori per soddisfare una richiesta che giunge dall’Unione europea, nei cui Stati le misure di controllo, ma soprattutto le tradizioni legate alle armi e in generale il controllo sociale, sono ben diversi dalle nostre e non sono altrettanto puntuali. Un’ingerenza bella e buona quella dell’Unione europea sulla nostra sovranità. Personalmente credo che di fronte a queste decisioni occorre avere un atteggiamento di sana resilienza. E dunque agire per un bene superiore, legato alla nostra sovranità nazionale.
Non saremo in molti – e lo vediamo in queste prime settimane di campagna sulla votazione del 19 maggio – ma sono sicuro che la nostra determinazione saprà convincere la popolazione sulla bontà della nostra posizione. Come detto, non credo che sarà facile.
E allora non posso che ripetere la mia richiesta alla vostra mobilitazione in questa circostanza. Anche in questa circostanza, perché ormai di battaglie assieme ne abbiamo già fatte tante. Voi sapete che potrete contare su di me.
Mi avvio alla fine di questo mio intervento, non senza rivolgere un appello a tutte le società di tiro e in particolare a quelle più piccole e ai loro responsabili. Piccole, ma di grande importanza per tutto il movimento e per la stessa Federazione. È per questo motivo che occorre garantire una attività di base per favorire il coinvolgimento dei tiratori. Con il futuro stand del Monte Ceneri si è voluto dimostrare una volta di più che il tiro è e sarà sempre un’attività sportiva e per il tempo libero – oltre che per soddisfare gli obblighi di servizio militare – di assoluta rilevanza nella nostra società ticinese.
Le piccole società rappresentano una sentinella, un referente importante sul territorio, un attrattore anche nei luoghi più periferici. Sono parte di una catena e senza di loro la catena nella migliore delle ipotesi si accorcia – facendo regredire tutto il movimento – e in quella peggiore si spezza. Ecco quindi che diventa essenziale tenere accese e vive queste sentinelle. Il mio Dipartimento e io personalmente siamo sempre a disposizione per sostenere le vostre attività. Lo abbiamo dimostrato in passato, in questi tempi recenti e lo faremo anche in futuro.
Il Gruppo di lavoro Tiro Ticino è l’esemplificazione di quanto detto. La sua costituzione ha voluto rimettere al centro tutti i problemi legati alle infrastrutture, alla logistica e all’attività del tiro per trovare soluzioni moderne, coordinate con tutti gli attori in gioco. Dal mio dipartimento come capo fila al dipartimento del territorio, per passare dai cacciatori, alle forze dell’ordine, sino a giungere alle società attive nel tiro sportivo. Un tavolo comune che sta dando ottimi risultati, se appena si pensa che anche il futuro stand coperto del Monte Ceneri rientra in questa logica, che vuole l’ottimizzazione delle risorse per il miglior svolgimento del tiro.
D’altra parte il Gruppo di lavoro “Tiro Ticino”, dopo aver proceduto alla mappatura di tutti i poligoni di tiro del nostro Cantone, sta lavorando per definire quali siano i poligoni principali e quali le misure necessarie in termini di investimenti per assicurare il loro corretto funzionamento nei prossimi decenni. Il tutto tenendo conto dei principali cambiamenti legislativi legati in particolare all’Ordinanza sull’impatto fonico e alla legge sul risanamento ambientale.
Sono ai saluti. Che vorrei fossero un arrivederci alla nuova e ormai vicina legislatura.
Per poter proseguire quanto sin qui fatto nel campo della sicurezza, della difesa della nostra autonomia, del rafforzamento dei Comuni e del miglioramento del nostro tessuto socio-economico, aspirando sempre a trovare risposte alle necessità dei ticinesi e della nostra economia.

Un portale per la prevenzione

Un portale per la prevenzione

Comunicato stampa

La prevenzione è un tassello fondamentale del concetto di sicurezza a 360 gradi portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni, le cui attività di sensibilizzazione toccano in particolare tre ambiti: la circolazione stradale, le acque di laghi e fiumi e la montagna. Per fornire a tutti gli utenti un accesso diretto e immediato alle informazioni che concernono le campagne di sensibilizzazioni del DI è ora disponibile un nuovo portale all’indirizzo www.ti.ch/prevenzione.
Tutte le informazioni indispensabili per godersi in sicurezza i corsi d’acqua, i laghi e le cime del Cantone nonché i consigli e le raccomandazioni da seguire per circolare sulla rete stradale sono da oggi disponibili sul nuovo portale www.ti.ch/prevenzione creato dal Dipartimento delle istituzioni per favorire l’accesso a questi elementi informativi.
Oltre a essere in prima linea per garantire la sicurezza, ovvero uno dei compiti essenziali presenti nel proprio mandato, il Dipartimento delle istituzioni da sempre è attento a migliorare il rapporto tra lo Stato e i cittadini attraverso l’ideazione di tutta una serie di moduli e servizi fruibili direttamente online.
Anche il nuovo portale www.ti.ch/prevenzione completa ulteriormente gli sforzi intrapresi nel facilitare la fruizione delle informazioni da parte degli utenti: avere un’accessibilità immediata a una serie d’informazioni fondamentali – che spesso possono salvare la vita delle persone – è senza dubbio un ulteriore tassello indispensabile per garantire la sicurezza di tutto il territorio.
Dalla pagina principale del sito l’utente avrà la possibilità di entrare direttamente nei portali delle tre campagne “Acque sicure”, “Montagne sicure” e “Strade sicure”.
In futuro saranno inserite su questo nuovo strumento informativo anche le nuove campagne di prevenzione che saranno ideate dal Dipartimento delle istituzioni, tra le quali rientra anche il progetto di sensibilizzazione sulla cyber-criminalità.

Lo spray sul candidato

Lo spray sul candidato

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 marzo 2019 de La Regione

Cartelloni vandalizzati, Gobbi: ho già la pelle dura. Marchesi: sto valutando se fare denuncia
Bossalini: casi isolati. Bertini: ero stato preso di mira anch’io… pubblicità gratuita.

Nel migliore dei casi non si legge più il nome del candidato. I ‘vandali del cartellone’ elettorale però spesso e volentieri non si limitano a coprire il protagonista dell’affissione: aggiungono disegni offensivi, epiteti, insulti, minacce. Ieri a Canobbio sul manifesto di Norman Gobbi è apparso un agghiacciante “a morte” aggiunto nottetempo in spray nero. È lo stesso consigliere di Stato leghista a darne notizia sul suo profilo Facebook, commentando l’iniziativa con un “predicano maggiore tolleranza e mi augurano la morte. Un bacio e tanta compassione per loro”. «Non è la prima volta che succede. Credo di essere quello in governo più preso di mira, tra manifestazioni di piazza, cartelloni e striscioni dei tifosi negli stadi – constata Gobbi sollecitato dalla ‘Regione’ –. Non fa tanto male a me quanto a chi mi è vicino. Io ho già la pelle dura e ruvida: noi politici sappiamo che purtroppo c’è anche questa dimensione, e che ci mettiamo a disposizione della cosa pubblica a prescindere». Solidarietà al collega è stata espressa dal socialista Manuele Bertoli. “Anch’io sono stato bersaglio numerose volte di atti ostili decisamente al di là del normale, non di rado anche dal ‘Mattino’, e so cosa vuol dire – scrive su Facebook –. Forse se tutti dessero un esempio virtuoso, promuovendo una cultura del confronto democratico civile, si potrebbero evitare questi eccessi inutili”. A provare l’esperienza è anche Piero Marchesi, probabilmente il più bersagliato in questa campagna elettorale, come riferisce Tio. «Sì, i cartelloni rovinati che mi hanno segnalato sono quasi una decina», ci conferma il presidente Udc e candidato al governo. Intende reagire? «Voglio evitare segnalazioni che danno solo lavoro alla magistratura e vanno a finire in niente, considerato che la maggior parte dei manifesti in questione è posata su terreni di privati in zone anche non urbane. Sto dunque valutando di sporgere denuncia per com’è stato ridotto il cartellone sul pannello della Sga alla stazione di Locarno, dove invece vi è la videosorveglianza e dunque si potrebbe riuscire a capire chi è stato». Come vive questi gesti? «Imbrattare i manifesti è un segno d’inciviltà. Le idee degli altri, trovo, bisognerebbe rispettarle sempre, non solo durante la campagna elettorale. È davvero un peccato: se la gente ha qualcosa da dirmi mi contatti che ne discutiamo». Cartelloni elettorali imbrattati di vernice o di scritte ingiuriose… «Non parlerei certo di un fenomeno: in Ticino si tratta, per ora, di casi isolati, come mi confermano anche gli altri miei colleghi comandanti», rileva il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi e comandante della Polcom della Città di Locarno Dimitri Bossalini. Il candidato che si è visto il cartellone che ha pagato, su cui campeggiano il proprio volto e i propri slogan in vista del voto, preso di mira da ‘sprayer’ politicamente sintonizzati su lunghezze d’onda diverse dalla sua, può ovviamente imboccare le vie legali, presentando una denuncia (contro ignoti) per danneggiamento. O per altri reati. Per esempio se si ritiene leso nell’onore e nella reputazione dalle scritte anonime. Per esempio se ritiene che una frase inciti alla discriminazione razziale. «In caso di querela il magistrato può chiedere alla Polizia comunale un estratto del filmato se il cartellone o i cartelloni sono o erano in una zona videosorvegliata», spiega Bossalini. E la videosorveglianza può senz’altro costituire un deterrente. La durata della conservazione delle immagini varia però da Comune a Comune. A Locarno si prospetta il passaggio dalle attuali cento ore a dieci giorni. A Lugano proprio nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha dato via libera all’archiviazione delle immagini fino a cento giorni. Sprayer in salsa politica in azione sulle rive del Ceresio? «Non ho notizia di situazioni particolari, fino ad oggi non mi è giunta alcuna segnalazione – dice il vicesindaco Plr di Lugano Michele Bertini, alla testa del Dicastero sicurezza e spazi urbani –. Comunque idioti e maleducati ci saranno sempre: parliamo di persone che non hanno capito o che non accettano che la libertà di espressione e di opinione (che anche i candidati, tutti i candidati, hanno) è uno dei capisaldi della democrazia. E che in una democrazia come la nostra va assolutamente rispettata. Detto questo, sta poi evidentemente al singolo candidato il cui cartellone elettorale è stato imbrattato valutare il da farsi, e cioè se lasciar perdere o denunciare». Ricorda Bertini: «Io stesso ho avuto cartelloni presi di mira da vandali in campagna. Come ho reagito? Mi sono detto: ‘Vabbè, tutta pubblicità gratuita’». In che senso? «Un cartellone imbrattato, ho pensato, attira inevitabilmente l’attenzione. E in una campagna elettorale piatta, povera di contenuti, magari un simile cartellone porta a solidarizzare con il candidato…». Dunque non aveva sporto querela… «La magistratura, è stato il mio ragionamento, è già abbastanza ingolfata ed è già alle prese con ben altri e più importanti casi. Ma, ripeto, è stata una mia scelta».

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Comunicato stampa

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur (la riapertura 2019 è prevista per sabato 30 marzo), oggi sono stati presentati alla stampa i contenuti di una particolare collaborazione tra il parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri.

La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri la lavorazione è stata confermata, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D.

Nel corso della conferenza stampa, il Direttore del DI, Norman Gobbi, fra le altre cose, ha sottolineato l’importanza del lavoro all’interno delle quattro mura di una prigione, evidenziandone la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

Dal canto suo, il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini, ha illustrato i contorni dell’organizzazione del lavoro in carcere e l’evoluzione del fatturato ad esso riconducibile: lo stesso è passato dai 464’000 franchi del 2014 agli 820’000 del 2018.

Positivo anche il giudizio espresso dal Direttore del Parco, Joël Vuigner: “Siamo soddisfatti sia per il livello qualitativo della collaborazione (i risultati sono davvero molto buoni), che per aver dato una possibilità di lavoro e di apprendimento a queste persone. È un genere di collaborazione che potremo senz’altro riproporre”.

Il DI incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti

Il DI incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti

Comunicato stampa

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia avv. Frida Andreotti, ha incontrato oggi nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti dei 38 Circoli del Ticino. L’appuntamento è stato organizzato in occasione del rinnovo delle cariche per il periodo 2019-2029.

Nel suo saluto iniziale il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza della figura del Giudice di pace e il ruolo essenziale che esso riveste nell’ambito della giustizia ticinese. Ha poi ringraziato per la loro attività i giudici che terminano nel mese di maggio il loro impegno e ha rivolto gli auguri di buon lavoro ai nuovi Giudici di pace e Giudici di pace supplenti che iniziano il loro mandato per volontà popolare in questo 2019.

La direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, ha ripercorso genesi e sviluppo della riorganizzazione della giustizia di pace nell’ambito della riforma G2018. Una riforma interrotta nel corso del 2018 per permettere gli ulteriori approfondimenti richiesti dal Consiglio della Magistratura. Ricordando il risultato della perizia effettuata dai professori Pascal Mahon e François Bohnet dell’Università di Neuchâtel sulla costituzionalità della funzione di Giudice di pace laico (quindi non giurista di formazione), la direttrice della Divisione della giustizia ha messo sotto la lente il tema della formazione, che risulta essere decisivo per il futuro delle giudicature di pace e il loro buon funzionamento. In questo senso ha presentato i due consulenti e formatori, gli avvocati Emanuela Colombo Epiney e Giorgio Bassetti, nonché i temi della formazione di base che sono in fase di organizzazione da parte della Divisione stessa e i corsi legati alla formazione continua.

Durante l’incontro sono pure intervenuti il presidente del Consiglio della Magistratura, giudice Werner Walser, il rappresentate dell’Associazione ticinese giudici di pace, Guglielmo Bernasconi, e Veio Zanolini, che ha parlato de “La mia esperienza di 38 anni di attività quale giudice di pace”.

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Minusio

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Minusio

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è proseguita lunedì a Minusio.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineandone senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico, ciò che va bene e ciò che va meno bene. Per noi è essenziale stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazioni. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può e deve assumere nel prossimo futuro”.

Il capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa, ha dal canto suo messo sul tavolo alcune tematiche puntuali, che sono poi state discusse assieme al Municipio presente al completo e condotto dal sindaco, Felice Dafond: si è quindi parlato di aggregazione, di progettualità, di qualità di vita, di visioni. Il sindaco ha sottolineato come Minusio sia cresciuto e stia crescendo con equilibrio e come si cerchi di portare avanti una “politica concreta”. Aggregazione sì o aggregazione no? È stato un bene – ha detto Dafond – che il Cantone abbia specificato che qualunque progetto debba partire dal basso, ma per Minusio non è un tema di stretta attualità: “Una grande Locarno? Una grande città-polo? Per noi significherebbe un po’ abdicare, allontanarsi dal cittadino, cadere nell’anonimato, perdere il contatto con la popolazione. Siamo convinti che il cittadino debba mantenere il primo contatto con l’autorità”. Insomma, al momento non si avverte la necessità di compiere particolari passi in questa direzione, anche se si è consapevoli che esiste altro spazio per migliorare i servizi – già comunque buoni – che vengono erogati a più livelli. Le collaborazioni con i Comuni limitrofi, inoltre, funzionano bene e passano spesso attraverso le valutazioni e le proposte che emergono dal Convivio dei sindaci, un gremio che sempre Dafond ha definito “costruttivo, proattivo e collaborativo” e dal quale sono usciti diversi progetti anche di elevata portata.

Marzio Della Santa ha quindi evidenziato l’importanza del fatto che il Municipio di Minusio, così come del resto dovrebbe essere buona regola per ogni Comune, abbia messo in cima alle sue priorità il benessere del cittadino, ovvero la citata “qualità di vita residenziale”: “Assumersi questo genere di responsabilità, lavorare in un’ottica costruttiva, porre il cittadino al centro di un disegno generale solido, dimostra chiarezza di intenti e capacità di gestione del proprio ruolo istituzionale”, ha concluso il capo della SEL.

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 del Corriere del Ticino

È la conferma di un trend che stiamo constatando proprio in questi ultimissimi anni: il Ticino è più sicuro rispetto a solo un decennio fa. Il risultato è dimostrato dai dati statistici sul bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2018 presentati ieri. Con l’aumento della sicurezza oggettiva, i ticinesi oggi avvertono un grado di sicurezza soggettiva maggiore. Era uno degli obiettivi che mi ero prefissato otto anni fa, quando assunsi la direzione del Dipartimento delle istituzioni, consapevole che il compito sarebbe stato molto impegnativo, soprattutto se consideriamo la situazione geografica del Ticino (una zona di frontiera) con alle sue porte una metropoli come Milano. Tutti elementi che fanno accrescere i rischi di potenziali forme di atti delittuosi e criminali. In questo contesto – e sono sempre le statistiche a parlare – il Ticino ha un numero di reati ogni mille abitanti inferiore alla media nazionale: abbiamo meno incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera; ci sono meno furti, meno rapine, meno truffe. Soltanto per i reati legati alla legge federale sugli stupefacenti risultiamo leggermente al di sopra della media intercantonale. Sappiamo bene però che non possiamo sederci sugli allori. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Ecco dunque la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientra tutta una serie di misure, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno. Nel futuro prossimo il sistema sicurezza in Ticino verrà rafforzato anche con nuove campagne di sensibilizzazione legate alla circolazione stradale (non solo per gli automobilisti, ma per tutti gli utilizzatori della nostra rete viaria), ai pericoli che possono nascondersi quando vengono effettuate escursioni più o meno impegnative in montagna, o quando accediamo ai nostri laghi e ai nostri fiumi. L’azione di prevenzione e contrasto contro la radicalizzazione continuerà ad essere tra gli obiettivi prioritari, così come verrà messa sotto i riflettori la sicurezza negli stadi sportivi. Per fare tutto ciò la polizia del futuro ha bisogno di due elementi decisivi: da una parte una sempre più dinamica collaborazione tra i corpi della cantonale e quelli comunali, organizzati sempre meglio su scala regionale. Dall’altra parte però, come in ogni ambito, ancora più decisivo sarà il fattore umano. Donne e uomini convenientemente preparati per assolvere incarichi che diventano sempre più specialistici e impegnativi. E qui abbiamo fatto importanti passi avanti, e continueremo a farne, grazie al livello raggiunto dalla nostra scuola di polizia. Ma anche donne e uomini giusti al posto giusto, attraverso un impianto di carriera, di formazione continua e di promozioni che premiano chi più merita, andando a potenziare quei settori su cui si intende puntare per lottare contro il crimine. Proprio recentemente la cantonale ha dovuto sostituire un valido ufficiale (il capo area della Polizia giudiziaria) che andrà in pensione. In questo settore si intende investire nella lotta al crimine finanziario, per garantire la legalità del nostro tessuto economico-finanziario minacciato da infiltrazioni mafiose e favorire la crescita del nostro benessere. Ebbene, la scelta è caduta su un candidato esterno al corpo di polizia – nonostante le ottime candidature di collaboratori attivi nel corpo – con accertate capacità organizzative, a cui abbina una solida esperienza professionale nel settore finanziario privato. Sono certo che questi due elementi combinati permetteranno al settore investigativo di fare un ulteriore salto di qualità. È una strada obbligatoria, su cui non si possono fare sconti se si ha a cuore la sicurezza dei ticinesi.

Il 2018 della Sezione reati contro il patrimonio.

Il 2018 della Sezione reati contro il patrimonio.

Comunicato stampa

I reati patrimoniali nel 2018 sono diminuiti del 5% passando dai 8’479 del 2017 ai 8’037 dello scorso anno. In leggera crescita i furti (esclusi quelli di veicoli) che hanno raggiunto quota 3’685 (+2%) e in particolare quelli con scasso (1’159, +4%), una novità, considerata la positiva tendenza in atto dal 2013. Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni, passati dai 598 del 2017,
minimo storico, ai 678 del 2018, va sottolineato come l’attività di due bande nel periodo aprile/maggio/giugno abbia causato un significativo aumento dei casi.
Grazie agli accertamenti e ai dispositivi messi in atto a seguito delle inchieste, il tutto è stato interrotto e arginato evitando un aumento ancora più importante.
Il 33% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati.

L’attività della Sezione Reati contro il patrimonio (RCP) della Polizia cantonale si è concentrata nel contrastare autori di furti con scasso. In questo specifico settore, vi è alla base l’analisi dei fenomeni secondo un approccio “predittivo” delle zone e dei momenti a rischio. Negli ultimi sei anni in Ticino si è assistito a un netto calo del fenomeno.

I furti nelle abitazioni rappresentano il fulcro dell’attività di contrasto vista l’assoluta importanza che riveste il domicilio privato e la sua inviolabilità. Tra le numerose inchieste si segnala quella relativa a una banda composta prevalentemente da cittadini albanesi attivi nella prima parte del 2018. Malviventi che, grazie a un complice residente in Ticino, hanno trovato un alloggio sicuro quale base operativa. Complessivamente sono stati chiariti 41 furti con scasso per un ammontare di circa 300’000 franchi. Sei invece le persone arrestate o colpite da mandato di cattura. Pur registrando una flessione, il fenomeno delle bande di scassinatori nomadi è sempre presente. In quest’ambito hanno pure agito, forzando o sottraendo casseforti dove presenti, spostandosi con motociclette di grossa cilindrata con applicate targhe false. Ai 21 autori identificati sono ascrivibili non meno di 75 furti per un ammontare di 450’000 franchi. È stata pure sgominata una banda di scassinatori rumeni, attiva in più paesi, specializzata in colpi ai danni di gioiellerie annesse a centri commerciali. La banda, formata di regola da 4/5 elementi, agiva in modo rapido e coordinato. In poco meno di tre minuti forzavano l’entrata principale e, armati di mazze, sfondavano le vetrine d’esposizione asportando i valori. Contro i sette malviventi identificati sono stati spiccati mandati di cattura internazionali. La refurtiva e i danni per le 4 gioiellerie colpite ammontano a oltre 400’000 franchi. Nei primi mesi dell’anno è stata portata a termine un’importante operazione congiunta tra Polizia cantonale, Carabinieri, Guardie di confine e Polizia comunale di Chiasso, con l’arresto in flagranza di 12 cittadini italiani per un tentato furto a danno di una società di portavalori di Chiasso. Per i 18 componenti della banda sono stati spiccati mandati di cattura internazionali alfine dell’estradizione. Diciassette di loro sono già stati estradati e 15 già giudicati. A fine novembre, una prima in Ticino, sono stati effettuati 2 furti con scasso mediante esplosivo ad altrettanti bancomat, a Coldrerio e ad Arzo. Un modus operandi conosciuto da diversi anni in Romandia e soprattutto in Italia dove gli autori di origine moldava impiegano gas acetilene, incolore ed estremamente infiammabile, procurando pure danni molto rilevanti alle strutture. Le sponde del Ceresio e del Verbano sono state interessate da una lunga serie di furti di motori fuoribordo, con un picco a fine estate, cessati solo con l’arresto di uno degli autori e l’identificazione di altri due componenti della banda, tutti cittadini ucraini. Si ritiene che gli oltre 80 motori sottratti siano stati rivenduti in Est Europa. Infine, una serie di furti e vandalismi di madonnine e altri simboli sacri ha toccato il Mendrisiotto. I tre giovani autori sono stati denunciati al Ministero pubblico.

Al capitolo furti di veicolo (776, di cui 601 biciclette), nel 2018 vi è stata una forte diminuzione pari al 25% rispetto al 2017. A queste cifre vanno tuttavia aggiunte le denunce di veicoli immatricolati in Ticino ma sottratti all’estero. I furti di autovetture, in particolare, sono stati 19 in Ticino, 83 in Italia e 10 in altri paesi europei. Le biciclette elettriche e di alta gamma, dato il loro prezzo elevato, sono divenute una refurtiva ambita. Sono stati identificati e denunciati per furto una decina di cittadini stranieri sia provenienti dall’estero sia residenti nel Locarnese, per un bottino complessivo di 460’000 franchi. L’ottantina di biciclette sottratte, una volta smontate, sono state spedite via posta e rivendute in Spagna.

In ambito di opere d’arte, le inchieste sono spesso legate a rogatorie internazionali. In parte riguardano beni culturali autentici, non di rado trafugati, in parte il mondo del falso. In un caso, nell’operazione di compra-vendita di un dipinto di ingente valore, autenticato in Ticino da parte di professionisti del settore, all’acquirente è stato consegnato un falso.

Le truffe di prossimità permangono un fenomeno importante e i fermi in questo settore sono facilitati dalla celere segnalazione della popolazione, favorita a sua volta da un’efficace sensibilizzazione tramite i media. Quelle compiute a danno di anziani hanno fatto registrare ancora alcune vittime. Le strategie attuate dalle organizzazioni che delinquono in questo settore si modificano negli anni quale risposta all’azione di contrasto delle autorità. L’utilizzo di taxi, italiani o svizzeri, per la consegna del denaro alfine di evitare l’invio di un complice è stata ostacolata grazie a controlli e a un’informazione mirata ai tassisti. Agli anziani si proponeva di recarsi in Italia e più precisamente nella zona di Como per procedere con la consegna dei soldi. Solo in 3 occasioni le vittime hanno consegnato del denaro, per un ammontare di 118’000 franchi a fronte di 210 tentativi accertati (chiamate telefoniche). In 8 occasioni è stata sventata la truffa poco prima della consegna di valori, per un totale di quasi 500’000 franchi, e con l’arresto di due autori.

Il fenomeno del rip-deal, che può anche sfociare in furto o rapina, si è ripresentato con una certa frequenza alle nostre latitudini. Si segnalano i primi casi di frode effettuati utilizzando quale metodo di pagamento una cripto-valuta. Gli episodi denunciati, tra consumati e tentati, sono stati 16, per un bottino totale di 470’000 franchi. Quelli sventati in Ticino e nel resto della Svizzera hanno permesso di recuperare oltre 500’000 franchi. Sono stati effettuati 8 arresti.

Sul fronte della clonazione di carte di credito (skimming) si registra un’attenuazione del fenomeno. Non sono comunque mancati i fermi, in particolare l’arresto sulla fascia di confine di un cittadino rumeno nella cui vettura è stata trovata l’attrezzatura necessaria per compiere il reato, oltre a un documento contenente i dati di numerose vittime residenti all’estero.

‘Sicuri, come in un cantone rurale’

‘Sicuri, come in un cantone rurale’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 de La Regione

In Ticino anche nel 2018 diminuiti i reati ai sensi del Codice penale.
Legge stranieri: infrazioni giù
Polcantonale, il bilancio 2018. Lieve aumento dei furti con scasso: ‘Ma il trend rimane al ribasso’.

Rispetto a otto, nove anni fa «il Ticino è senz’altro più sicuro e quindi, speriamo, più accogliente». Pur essendo un cantone «fortemente urbanizzato e di confine, attraversato da un importante e trafficato asse di collegamento nord-sud», pur essendo a pochi chilometri «da una delle maggiori aree metropolitane d’Europa (Milano, ndr)», il tasso di reati in Ticino «è oggi paragonabile a quello dei cantoni rurali della Svizzera centrale». Parliamo insomma di numeri piuttosto bassi. Questo però «non è frutto del caso: è il risultato di una serie di misure organizzative e operative attuate in questi anni dal Comando della Polizia cantonale e di strategie politiche decise dal Dipartimento con l’avallo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio». Un Ticino sicuro. Anzi, sempre più sicuro, per dirla con il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Anche lo scorso anno sono diminuiti – meno 4 per cento – i reati ai sensi del Codice penale constatati dalla Polcantonale: si conferma così una tendenza in atto dal 2013. In calo rispetto al 2017 anche le violazioni della Legge federale sugli stupefacenti: meno 9 per cento, con la maggior parte delle infrazioni per possesso e consumo di canapa. E in calo pure le violazioni (entrate illegali, attività lavorative senza autorizzazione…) della legge, anch’essa federale, sugli stranieri: la riduzione è addirittura del 17 per cento. Sono alcuni dei dati salienti del bilancio 2018 della Polizia cantonale, illustrati e commentati ieri dal comandante Matteo Cocchi, dal collaboratore scientifico Paolo Bernasconi e dal consigliere di Stato Gobbi, incontrando i media alla Cecal, la Centrale comune d’allarme di recente inaugurazione, realizzata per migliorare coordinamento e tempestività degli interventi d’urgenza. Con riferimento ai reati contemplati dal Codice penale, quelli contro la vita e l’integrità della persona sono scesi in Ticino del 4 per cento. Del 5 i reati contro il patrimonio. Sul fronte delle rapine, sono «praticamente scomparse» quelle commesse a danno dei chioschi annessi ai distributori di benzina, con un numero di colpi nel 2018 «fra i più bassi degli ultimi dieci, quindici anni», ha osservato Bernasconi, responsabile della statistica criminale. Se in generale vi è stata un’ulteriore diminuzione degli illeciti rilevati dalle forze dell’ordine, qualche tipologia di reato ha presentato il segno più. L’anno scorso i furti con scasso sono lievitati del 4 per cento: 1’159, mentre nel 2017 sono stati 1’112. Il dato comunque non incide su un trend che da sei anni vede calare globalmente e in maniera significativa anche questo genere di furti, ha commentato il collaboratore scientifico della Polizia cantonale. Sono aumentate, rispetto al 2017, anche le truffe, in linea con la situazione a livello nazionale (vedi articolo a lato). Per quanto riguarda le vittime, il grosso dei raggiri ha preso di mira gli anziani: «Molte però sono state le truffe tentate». E sono state sventate grazie anche alle campagne di sensibilizzazione e quindi di prevenzione promosse dalla Cantonale, che hanno portato diverse persone a segnalare prontamente alla polizia i tentativi di raggiro dei quali sono state bersaglio. A proposito delle modalità, un buon numero di truffe è stato commesso ricorrendo «all’informatica». Per quel che attiene al controllo della manodopera estera, sono stati denunciati, ha indicato il comandante Cocchi, quarantadue datori di lavoro: il 16 per cento in più per rapporto al 2017. Nei prossimi giorni, con i bilanci dettagliati che verranno forniti dalla Polcantonale, si sapranno i motivi degli esposti: lavoro nero, mancanza dei necessari permessi, usura… Da evidenziare poi la riduzione, pari al 7,7 per cento, del numero di arresti: 857 quelli eseguiti nel2018. E del numero di incidenti della circolazione (3’752 quelli constatati l’anno passato dalla Cantonale): meno 3 per cento. I numeri lo attestano: il grado di sicurezza, oggettiva, cresce in Ticino. «Ma ovviamente non ci si ferma», ha puntualizzato Gobbi. Si investirà maggiormente sulla specializzazione degli agenti e si continuerà a puntare sulla collaborazione con le forze dell’ordine di altri cantoni e di altri Paesi, ha aggiunto Cocchi. Così come con le polizie comunali: una cooperazione con i corpi locali, dediti in particolare alla sicurezza di prossimità, che il progetto ‘Polizia ticinese’ si prefigge, ha ricordato Gobbi, di migliorare ulteriormente, «specificando i ruoli».

 

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 marzo 2019 de Il Quotidiano
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