“Gargamella mangiava i puffi, io preferisco la sella”

“Gargamella mangiava i puffi, io preferisco la sella”

Norman Gobbi risponde con il sorriso allo striscione apparso in curva Nord in occasione del primo derby stagionale

Il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, sulla pagina Facebook e pure su Instagram, sfodera l’ironia e getta acqua sul fuoco dopo le polemiche generate dal giro di vite sulla sicurezza negli stadi ticinesi. “Se non ricordo male Gargamella voleva mangiare i puffi. Io preferisco la sella di capriolo, ma soprattutto voglio che tutti i tifosi (grandi e piccini) vivano lo sport in sicurezza. E poi dai, i puffi sono biancoblù”, scrive Gobbi, facendosi fotografare con un puffo tra le mani.

Da www.ticinonews.ch
https://www.ticinonews.ch/ticino/472301/gargamella-mangiava-i-puffi-io-preferisco-la-sella

 

DI: nominato il nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

DI: nominato il nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Signor Silvio Bottegal è stato nominato dal Governo quale nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, responsabile della direzione degli Uffici dei fallimenti di Bellinzona e Locarno. Una misura voluta dal Dipartimento delle istituzioni e tesa a rafforzare l’operatività dell’Ufficio dei fallimenti, confrontato con un’importante evoluzione della propria attività.
Classe 1971, domiciliato nel Comune di Agno e di formazione giurista, il Signor Bottegal vanta una solida quanto comprovata esperienza all’interno del settore fallimentare, dove ha assunto le funzioni dapprima di giurista e successivamente di Supplente ufficiale del Sottoceneri. Dal mese di febbraio 2018 è pure responsabile ad interim degli Uffici dei fallimenti del Sopraceneri, a seguito della partenza del precedente Ufficiale, garantendo la direzione degli Uffici di Bellinzona e Locarno e quindi l’espletamento delle procedure previste dalla Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, compiti che assumerà formalmente nella nuova funzione di Ufficiale titolare dei fallimenti del Sopraceneri.
La nomina del nuovo Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri s’inserisce nella politica di rafforzamento del settore fallimentare intrapresa negli ultimi mesi dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, che persegue l’obiettivo principale di rispondere in maniera concreta alle necessità operative e organizzative dovute all’evoluzione registrata negli ultimi anni, con un aumento costante dei fallimenti.
Il Consiglio di Stato formula al Signor Bottegal i migliori auguri per questa nuova sfida professionale all’interno dell’Amministrazione cantonale.

 

Guardando alla periferia

Guardando alla periferia

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10941353

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 ottobre 2018 de La Regione

Una strategia per andare in periferia
Riaffiora la richiesta delle regioni discoste di ottenere alcuni uffici pubblici: “Serve una strategia”

Gobbi sentito dalla Gestione: tra le strutture che potrebbero essere trasferite c’è anche il carcere.
Intanto a Biasca e Faido i ‘traslochi’ del Di sembrano aver portato frutto.
Il prossimo carcere cantonale in zona periferica? L’ipotesi è riemersa ieri durante l’incontro tra la Commissione parlamentare della Gestione e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Durante una discussione più generale sulla strategia cantonale (o, per dirla come il presidente commissionale Raffaele De Rosa, la mancata strategia) di delocalizzazione di alcuni servizi, Gobbi ha ribadito che lo spostamento della struttura carceraria fuori dai centri sarebbe attualmente sotto la lente del dipartimento, attraverso «un’analisi di alcuni comparti territoriali». Comparti che potrebbero accogliere la struttura entro il 2030-40, spiega Gobbi.
L’obiettivo, come per altre delocalizzazioni, sarebbe quello di portare posti di lavoro e indotto in periferia, come sembra essere avvenuto per i primi due “esperimenti” di spostamento di uffici in Valle portati avanti proprio dal Di: nel 2013 il trasloco a Biasca dell’Ufficio del Registro di commercio e la creazione, nel ottobre del 2016 a Faido, del ‘Contact Center’ unico per gli uffici di esecuzione.
A Biasca, spiega Gobbi, dopo la rotazione del personale, la quasi totalità della decina di collaboratori risiede nella regione. A favorire i locali una clausola nei concorsi di lavoro. Allo stesso modo, a Faido si sarebbero già registrate le prime due assunzioni di personale residente nella regione, rileva il sindaco del capoluogo leventinese Roland David, secondo cui «ogni posto di lavoro è sicuramente importante per la Valle». Aggiunge però di attendersi dal Cantone la delocalizzazione anche di servizi capaci di portare in dote impieghi di un «certo peso», come «poteva essere il museo di storia naturale», assegnato nel frattempo a Locarno. Anche perché, fa notare dal canto suo il sindaco di Biasca Loris Galbusera, non servirebbe a nulla spostare impieghi da una regione discosta all’altra: «Alcuni uffici sono andati a Faido. Fa piacere che sia rimasto nella regione, ma è un trasloco ‘tra poveri’. Serve altro: abbiamo sempre chiesto, senza rivendicare e piangere, la possibilità di avere degli uffici cantonali sul nostro territorio». Non qualsiasi ufficio, però: «Le delocalizzazioni devono essere logiche: spostare da noi un servizio la cui attività principale è, per esempio, a Chiasso, è un problema per il cittadino prima ancora che un guadagno per Biasca». Un concetto su cui insiste anche Gobbi: «Non è sempre opportuno delocalizzare tutto. In primo luogo viene il servizio ai cittadini e solo in seconda battuta l’obiettivo di favorire le regioni discoste». E proprio di cosa, come e quando spostare in periferia degli impieghi dovrebbe farsi carico un piano di delocalizzazione cantonale, che attualmente non esiste e che la trentina di deputati del Gran Consiglio, che fa parte dell’intergruppo ‘Regioni rurali, periferiche e di montagna’, vogliono chiedere di istituire. A breve dovrebbe essere presentato un atto parlamentare in questo senso.

 

Patriziati di ieri, oggi e domani

Patriziati di ieri, oggi e domani

In immagine: Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949), pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de La Regione

Le quindici realtà luganesi si presentano in concomitanza con la Festa d’Autunno.
Il patio di Palazzo Civico diventerà luogo d’incontro ed esposizione, per far conoscere le proprie attività: dalla cura del territorio alla valorizzazione del passato.

Gli enti nel cantone sono 201, i patrizi circa 90’000

Autunno, tempo di passeggiate nei boschi che si tingono di colori suggestivi. Una pratica amata dai ticinesi, ma forse non tutti sanno che senza il fondamentale apporto dei Patriziati sarebbe molto più difficile. «Tenere puliti i sentieri rientra fra le numerose mansioni dei Patriziati», ricorda infatti Carlo Scheggia, vicepresidente dell’Alleanza Patriziale Ticinese (Alpa). La pulizia dei boschi – che rappresentano oltre la metà del territorio cantonale e i 3/4 dei quali sono di proprietà patriziale – è solo la punta dell’iceberg delle attività di questi enti. Un importante onere lavorativo, a cui non corrisponde un altrettanto significativo coinvolgimento. «Purtroppo, soprattutto i più giovani, spesso non conoscono le finalità e gli scopi dei Patriziati: per questo è importante farsi conoscere», riassume Roberto Mazzantini, il curatore di “Patriziamo”. La prima edizione dell’evento si terrà in concomitanza con una manifestazione invece già ben avviata e conosciuta: la Festa d’Autunno.

Da venerdì a domenica il patio di Palazzo Civico diventerà il fulcro delle quindici realtà patriziali del comune di Lugano. Ciascuna avrà un proprio stand dove potersi presentare e in particolare poter far conoscere alcuni prodotti tipici: dai vini al miele, dai formaggi alle carni. Nella stessa cornice esporrà anche Casimiro Piazza, con alcune sue opere. Inoltre, il noto artista si dedicherà anche alla realizzazione della sua ultima fatica: “La diligenza del Gottardo”. «Negli ultimi anni è stato fatto un passo molto grande – valuta il presidente del Patriziato di Lugano Giorgio Foppa –, fino al 1972 ce n’era uno solo e ancora solo fino a dieci anni fa erano cinque, mentre oggi i Patriziati sono quindici. Ora ci si sta avvicinando». Fra le mansioni dell’ente cittadino, c’è la cura delle testimonianze patriziali, che spesso hanno radici secolari, e che hanno trovato casa all’Archivio storico della Città. Quello di Lugano è un territorio «considerato prevalentemente urbano, ma in realtà è il secondo comune svizzero per dimensione e vi è un’ampia superficie rurale e boschiva – ricorda il sindaco Marco Borradori –, l’obiettivo di questa manifestazione è sicuramente quello di creare un filo diretto con la cittadinanza». A tal proposito, per l’occasione è stata creata anche una brochure colorata – che riprende le tinte dei gonfaloni dei singoli Patriziati –, che sarà disponibile durante il weekend di festa. «Saranno distribuite anche agli allievi di quarta e quinta elementare del comune», aggiunge Mazzantini.


Trovare giovani? Quasi impossibile.

I patrizi in Ticino sono 90’000, divisi in 201 realtà. Tuttavia, trovare persone che si mettano a disposizione non è semplice. Anzi. «È quasi impossibile – sottolinea Fabrizio Demarchi, presidente del Patriziato di Brè –, soprattutto coi giovani, ed è un problema che si sta accentuando». La questione è sentita da tempo. La Legge Organica Patriziale (Lop) – entrata in vigore nel 1992 –, contempla la possibilità di diventare patrizi, secondo varie modalità. «Trovare persone è un problema in generale di tutto il volontariato – secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi –. I Patriziati lavorano secondo uno spirito corporativo, occupandosi di un patrimonio su cui ogni ticinese sa di poter contare. Il dinamismo non manca, ma c’è un dispendio di tempo: le nuove generazioni vanno stimolate». E a proposito di sensibilizzazione dei giovanissimi, le iniziative non mancano. «Quest’estate oltre 3’000 bambini hanno partecipato alle attività organizzate con Lingue e Sport. in collaborazione con diversi Patriziati – spiega Carlo Scheggia –; uscite ambientali o culturali per conoscere il territorio, dalla Leventina al Mendrisiotto». Una prassi in atto già da tempo, indispensabile per permettere la continuità di queste realtà.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

Festa d’Autunno
Quindici patriziati si raccontano a Palazzo Civico

«Il patriziato è un patrimonio su cui ogni ticinese sa di poter contare». Così si è espresso ieri il capo del dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, nel corso della presentazione di «PatriziAmo» la manifestazione in programma dal 5 al 7 ottobre e promossa dai 15 patriziati luganesi nell’ambito della Festa d’Autunno. Un appuntamento allestito nel patio di Palazzo Civico che propone un’esposizione e diverse attività per illustrare l’importanza del ruolo di questo storico ente nella valorizzazione del territorio.

La realtà dei patriziati, seppur fondamentale per la conservazione del patrimonio culturale e per lo sviluppo del territorio dal punto di vista economico e sociale, è spesso poco conosciuta dalle nuove generazioni. Tuttavia, l’importanza delle attività di questi enti è più che mai attuale: circa 90.000 patrizi appartenenti a 201 Patriziati in tutto il Ticino si occupano infatti, in collaborazione con Cantone e Comuni, della valorizzazione del 70% del territorio. Per questa ragione, ha spiegato ieri il sindaco Marco Borradori, il Municipio di Lugano ha deciso di organizzare insieme ai 15 Patriziati luganesi, «PatriziAmo», un appuntamento che offrirà al pubblico la possibilità di scoprire di più sulle attività di questi enti. Un evento, gli ha fatto eco Giorgio Foppa, presidente del Patriziato di Lugano, che nel contempo vuol essere anche una buona occasione per avvicinare il mondo dei giovani al patriziato e alle sue attività.

L’evento si aprirà venerdì alle 18, con l’inaugurazione della Festa d’Autunno, sancita dal tradizionale sparo di moschetti eseguito dal Corpo dei Volontari Luganesi, prima in piazza Riforma e poi nel patio. Un’esplosione di colori accoglierà i visitatori nel cortile interno di Palazzo Civico, grazie ai pannelli informativi luminosi dedicati agni soingolo patriziato e decorati con le tinte degli stemmi patriziali. La brochure dell’evento – che riprende le sfumature dell’esposizione e completa le informazioni riportate sui pannelli – accompagnerà il pubblico in un percorso cromatico alla scoperta di attività, suoni, storia e sapori locali. Accanto agli stand degli enti sarà infatti possibile ammirare oggetti d’altri tempi, sculture in legno realizzate da artisti del territorio e prodotti alimentari provenienti proprio dalle zone curate dai patrizi. Sabato (dalle 10 alle 22) e domenica (dalle 10 alle 16.30) il patio ospiterà diversi gruppi musicali locali, che si esibiranno alternandosi a momenti di scultura del legno con la motosega, eseguita da Marco Locatelli, mentre per tutta la durata dell’evento sarà presente l’artista Casimiro Piazza che esporrà sculture e quadri, continuando dal vivo la realizzazione della sua ultima opera: «La diligenza del Gottardo». Ricordiamo che per l’occasione è stato pubblicato un volumetto per presentare i 15 patriziati di Lugano. Info su www.lugano.ch/patriziati

In immagine: Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949), pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

 

Pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

 

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

1 ottobre 2018 – Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

quello dei Patriziati è un tema a me caro in quanto considero questi storici enti una parte integrante e rappresentativa della nostra società. Noto, purtroppo, che a volte la loro importanza passa un po’ in secondo piano e che c’è chi ne dimentica il fondamentale ruolo che essi ricoprono. Un ruolo che attraverso le aggregazioni comunali – e la Città di Lugano ne è una testimonianza significativa – ha trovato una nuova energia, oserei dire una nuova vita. E qui faccio riferimento tanto alle aggregazioni di valle quanto a quelle urbane. Pensiamo ad esempio a quanto accaduto di recente nella Nuova Bellinzona, dove i Patriziati sono stati integrati quali elementi di collante territoriale e di salvaguardia delle numerose comunità confluite nell’agglomerato urbano. Un meccanismo che ha unito e non certo diviso. La Città di Lugano, come accennato, ha vissuto un’esperienza simile, seppur maggiormente dilatata nel tempo, e ora la nuova realtà comunale conta 15 Patriziati solidi, armonici e con un’interessante storia da raccontare.

Lasciatemi fare qualche numero: a confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, che citavo poc’anzi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare. L’attaccamento alle nostre radici, alla nostra identità, non è un limite, bensì una preziosa risorsa. Infatti, un albero per crescere ha bisogno di radici profonde per poter svettare e resistere alle tempeste.

Fortunatamente, il Ticino può affidarsi a Patriziati che guardano al futuro con entusiasmo, sostenuti in questo atteggiamento costruttivo dai Comuni e dal Cantone, con i quali collaborano attivamente. So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che il dinamismo non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato vive all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone, innescando un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della centralità dei Patriziati e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza (attraverso i propri Servizi), così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo!

In questo contesto di costruttiva sinergia, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Termino con una promessa: con il Dipartimento e i miei collaboratori, partendo dal Capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Belle iniziative come la vostra, caro Sindaco e caro Presidente, non fanno altro che portare abbondante acqua al mulino dei Patriziati, rinnovandone la nomea e avvicinandoli ancor di più a coloro che non ne conoscono azioni e finalità. Apprezzo davvero molto l’idea di dedicare un evento – inserendolo oltretutto in un contesto nobile come il patio del Municipio di Lugano – alle attività dei Patriziati e ai prodotti che ne derivano. Essi hanno molto da offrire, rappresentano un servizio essenziale alle comunità locali, valorizzano il prodotto indigeno, promuovono il territorio e la cultura tenendo ben salda la barra della tradizione, coniugata però con l’innovazione.

I Patriziati hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che concorrono a costruire. L’albero della Città di Lugano può contare su vive e profonde radici, rappresentate dai suoi 15 Patriziati, e su esso continua a crescere nell’interesse di tutto il Cantone.
Insomma, i Patriziati non sono i custodi di fredde ceneri, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.

Incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, ha ospitato venerdì il tradizionale incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Si è trattato di un momento di dialogo e di condivisione, nobilitato quest’anno dall’intervento di Bruno Le Ray, Governatore militare di Parigi e Generale di corpo d’armata.

È ormai tradizione che il direttore del Dipartimento delle istituzioni incontri annualmente gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. In questa occasione autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
Dopo il saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, Capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, ha preso la parola Norman Gobbi, che ha esposto alla platea composta da un’ottantina di ufficiali e sottufficiali nonché da 12 ufficiali di Polizia i progetti attualmente in atto a favore dell’Esercito, mettendo nel contempo l’accento sull’importanza di difendere e promuovere l’italianità al suo interno. La situazione attuale è in questo senso molto positiva: “Mai come nel 2018 – ha detto infatti il direttore del DI – l’italianità nell’Esercito ha conosciuto una presenza così marcata, cosa che dà lustro al nostro Cantone. Abbiamo tanta qualità e questo ci viene riconosciuto anche oltre Gottardo”. Altri temi toccati nella sua esposizione sono stati il reclutamento (“Ci sono buoni segnali, le statistiche indicano che l’abilità è in aumento”), le infrastrutture logistiche in Ticino (“Si stanno valutando con attenzione opzioni e investimenti”) e il Servizio civile (“Il passaggio dall’Esercito al Servizio civile è ancora troppo attrattivo”).
Guardando al futuro, il direttore ha fatto il punto sull’iter che condurrà all’edificazione del poligono di tiro del Monteceneri: gli elementi fondamentali evocati sono stati l’accettazione del progetto da parte della popolazione, l’investimento, l’impatto fonico ritenuto trascurabile e il recupero di spazi verdi in aree urbane, nella fattispecie Bellinzona e Lugano. La tabella di marcia prevede che la moderna infrastruttura sia a disposizione l’1 gennaio 2025.

Dopo il breve intervento del Comandante della Regione territoriale 3, Brigadiere Lucas Caduff, che ha sottolineato gli ottimi rapporti di collaborazione tra le parti, il testimone è poi passato al Generale Bruno Le Ray. Egli ha dapprima spiegato quali siano il suo ruolo e i suoi compiti in seno all’Esercito francese, facendo particolare riferimento al periodo post attacco terroristico al Bataclan di Parigi. L’altro ufficiale ha quindi approfondito il tema della lotta al terrorismo che di fatto vede impegnata la Francia dagli anni ’80 e che ha avuto una netta accelerazione nella tragica estate 2015, periodo in cui il livello di guardia è stato notevolmente alzato. Le Ray ha fatto riferimento all’Operazione Sentinella (Opération Sentinelle) che tuttora contempla il dispiegamento su Parigi di 10.000 soldati, impegnati sul territorio in permanenza e a rotazione, con scopi persuasivi e dissuasivi. Operazione Sentinella che si fonda sulla collaborazione tra le Forze armate e le Forze di sicurezza interne nella capitale francese. “L’uso della forza militare sul territorio – ha spiegato Le Ray – è stato ed è giustificato da una minaccia militarizzata e la popolazione lo ha accolto favorevolmente”.

A concludere la serata il classico momento conviviale, ulteriore occasione per approfondire la conoscenza dell’illustre ospite francese.

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Confermare la tendenza al ribasso della criminalità

Di recente ho partecipato alla giornata di “porte aperte” della Scuola di Polizia a Isone: si tratta di un momento in cui gli aspiranti agenti presentano a famigliari e amici ciò che hanno appreso nelle prima fase di formazione. Per rispondere alle nuove minacce, la professione di agente di polizia nel corso degli anni si è trasformata: la percezione di sicurezza della popolazione è cambiata e nella quotidianità si è confrontati con scenari sempre più complessi e spesso imprevedibili.
Rispetto al passato, gli agenti sono ora impegnati non solo a garantire la sicurezza del nostro Cantone, ma anche quella nazionale e internazionale: la criminalità sta infatti assumendo una dimensione sempre più transfrontaliera. La formazione deve quindi tenere conto di questi scenari ed evolvere di conseguenza, in modo da permettere alle forze dell’ordine di raggiungere gli obiettivi operativi stabiliti.
Da parte mia, nel ruolo di Direttore del Dipartimento delle istituzioni continuerò a intrattenere contatti regolari con le autorità politiche degli altri Cantoni, della Confederazione e delle altre nazioni. Questo perché la collaborazione e il flusso informativo tra le parti è fondamentale per l’attività di prevenzione.
Non bisogna però dimenticare che il nostro Cantone resta un territorio sicuro: le statistiche sulla criminalità confermano un regolare calo dei reati penali strettamente correlato alle novità introdotte e agli strumenti messi a disposizione degli inquirenti.
Purtroppo, vi sono però delle tendenze negative da non sottovalutare: penso ad esempio agli episodi di violenza presso esercizi pubblici (in particolare discoteche) oppure all’ambito famigliare.
I futuri agenti avranno quindi il compito di confermare i buoni risultati raggiunti e di combattere le minacce cui saremo in futuro confrontati.

Una formazione solida e di qualità
Gli aspiranti che quest’anno hanno avuto la possibilità di frequentare la Scuola di polizia (SCP) sono 44, di cui 6 donne. Si tratta di un percorso formativo orientato allo sviluppo delle necessarie competenze, che fornisce strumenti indispensabili per gestire compiti impegnativi. L’intento è di formare dei validi poliziotti attraverso l’istruzione teorica, tecnica e pratica impartita da professionisti e specialisti di materia. Il programma segue un piano d’insegnamento condiviso a livello nazionale: si compone di materie di cultura generale e di materie specifiche per lo sviluppo di competenze professionali di polizia quali circolazione stradale, Polizia di prossimità, Polizia giudiziaria, sicurezza personale, tecniche d’intervento, diritto, etica e psicologia. Un periodo di stage in un contesto lavorativo completa il periodo di formazione.

L’importanza di una struttura morale adeguata
Mi preme sottolineare l’aspetto etico che deve sempre accompagnare lo svolgimento dei compiti degli agenti. Sulle loro spalle grava una significativa responsabilità: quali tutori dell’ordine, essi sono costantemente esposti a critiche, sia a livello pubblico che privato. La popolazione e i media si attendono da loro un comportamento esemplare. Ogni scelta è importante e va, nel limite del possibile, condivisa con chi ha più esperienza facendo tesoro dei consigli di chi ne sa di più. Il senso di responsabilità e la disciplina (nel lavoro e nella vita privata), unitamente al coraggio e la forza di volontà, contribuiscono a sviluppare il senso di appartenenza al corpo di Polizia.

Sono convinto che la nostra Scuola di Polizia continuerà a formare degli ottimi agenti. Dei validi professionisti – siano essi impiegati nella Polizia cantonale, nelle polizie comunali o negli altri partner della sicurezza – ai quali verrà affidato il delicato incarico di custodire la sicurezza sul nostro territorio. Forze nuove che vanno a integrarsi in una struttura qualificata portando dinamismo e altre modalità di lavoro.

Il ricordo «Quella sera a Parigi fu l’apocalisse»

Il ricordo «Quella sera a Parigi fu l’apocalisse»

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 settembre 2018 del Corriere del Ticino

Il governatore militare della capitale francese Bruno Le Ray ha ripercorso gli attentati del 13 novembre 2015 Ospite a Bellinzona, il generale ha difeso i suoi uomini: «Al Bataclan nessuno ci ordinò di fare irruzione»

È in carica dal 1. agosto 2015 e, dopo nemmeno quattro mesi dalla sua entrata in funzione, ha dovuto fare i conti con la barbarie dei fondamentalisti islamici.
Il governatore militare di Parigi, Generale di corpo d’armata Bruno Le Ray ricorda bene la notte del terrore tra il 13 e il 14 novembre, quando una serie di attentati colpì al cuore la capitale francese causando oltre cento vittime.
Le Ray ieri era l’ospite d’onore all’incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti.
E il dispositivo antiterrorismo «Sentinelle», creato a seguito dell’assalto alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, è stato al centro del suo intervento. «Un’operazione inedita, che per contratto può far capo fino a 10.000 uomini» ha rilevato il generale francese ponendo l’accento sulle tre parole chiave del dispositivo: «Proteggere, dissuadere e rassicurare». Questo gruppo operativo, è giusto ricordarlo, è stato però criticato duramente dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli attacchi parigini per essere stato sorpreso dagli attentatori e soprattutto per il mancato intervento attivo al Teatro Bataclan, dove il terrorismo di matrice islamica fece 90 morti. «Mi chiedete del Bataclan? Sì, l’ho vissuto e sono anche stato sentito dalla commissione d’inchiesta. Quella sera ero allo Stade de France, nei pressi del quale è scoppiata la prima bomba. E miei soldati, in quei frangenti, hanno fatto tutto quanto gli agenti della polizia hanno richiesto. Né più né meno». Sulla mancata incursione all’interno del teatro Le Ray ha quindi aggiunto: «Nessuno ha dato e nemmeno pensato un ordine in questo senso. I miei soldati erano in misura di neutralizzare i terroristi qualora fossero usciti dallo stabile. Purtroppo non è stato il caso. Brutalmente, non c’è stato nulla a cui sparare. Detto questo il 13 novembre le forze armate hanno compiuto molteplici missioni, in particolare a supporto della polizia». Impossibile, ha ad ogni modo riconosciuto il generale, attendersi un evento di tale portata. «Non avevamo mai vissuto una cosa simile, con attacchi simultanei in più luoghi. Una situazione apocalittica».
Ospiti nell’aula del Gran Consiglio, gli ufficiali e i sottufficiali hanno sollecitato a più riprese Le Ray sugli attacchi di Parigi e sulle difficoltà operative in un simile contesto. «Di fronte a una fattispecie così straordinaria, quella sera è stato innanzitutto complicato contare su una chiara linea di comando».
Da quel giorno Parigi ha cambiato volto. «Si pensi che nel giro di 24 ore sono stati mobilitati sulla città 1.000 uomini in più». Ma a mutare radicalmente è stata anche la vita dei soldati impiegati nel dispositivo Sentinelle. «Nel 2016 questi uomini sono stati lontani da casa per 200-250 giorni. Paradossalmente le forze militari hanno smesso di esercitarsi per convogliare su Parigi e per affrontare la minaccia terroristica». E la popolazione, ha rilevato Le Ray, ha apprezzato. «Stando a un sondaggio dello scorso marzo il 78% dei francesi approva l’operazione Sentinelle». La sfida «che ci spinge oggi a interrogarci – ha concluso il generale – è come adattare il dispositivo a un contesto mutato in pochi anni».

Gobbi e i dossier strategici
Attento spettatore all’intervento di Le Ray, il direttore delle Istituzioni Gobbi in apertura aveva per contro fatto il punto su alcuni importanti cantieri per l’Esercito: dal futuro poligono di tiro coperto del Monte Ceneri – che si mira a mettere in funzione dal 2025 dopo un investimento di 52 milioni» – ai comparti dei Saleggi e di Pollegio per i quali il Cantone ha trattato e sta trattando con Armasuisse. «Un dossier, quest’ultimo, strategico poiché finalizzato a degli investimenti logistici a sud del San Gottardo, penso in particolare a delle nuove caserme» ha spiegato. E se sul piano politico Gobbi ha presentato il progetto di revisione della legge federale sul servizio civile elaborato dalla Conferenza governativa per gli affari militari, guardando al 2017 ha ricordato gli oltre 3.000 militari della «piramide italofona» dell’Esercito: le truppe ticinesi di fanteria (bat fant mont 30), artiglieria (gr art 49), salvataggio (bat salv 3) e difesa contraerea (gr DCA 32). «Ma soprattutto, da quando esiste l’esercito moderno, mai come nel 2018 è importante la presenza di italofoni con una stella sulla spalla e alla testa dei centri di competenza dell’esercito» ha infine sottolineato Gobbi.

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni hanno avuto luogo tre esercitazioni che hanno visto coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici ed Esercito. Gli enti di primo intervento, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile Strutture carcerarie cantonali, Ufficio del veterinario cantonale e Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo hanno potuto consolidare la collaborazione in caso di catastrofe.
Il 26 settembre al Centro d’istruzione della Protezione civile a Rivera è stato organizzato un seminario per gestire un blackout al sistema di comunicazione radio. All’esercitazione hanno partecipato rappresentanti della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale nonché comandanti e quadri delle Organizzazioni regionali di Protezione civile. L’esercizio ha soprattutto permesso di riflettere sulle possibili soluzioni volte a mantenere operativo il sistema di comunicazione Polycom in caso di assenza parziale o totale di elettricità.
Nel secondo esercizio, svoltosi al Carcere aperto a Torricella tra mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, è stata simulata un’operazione di trasferimento di alcuni detenuti causata dall’inagibilità di alcuni locali al Carcere penale La Stampa. La situazione ha richiesto un intenso lavoro di pianificazione e di condotta delle operazioni, in particolare sulla predisposizione di strutture alternative atte ad accogliere i detenuti evacuati.
La terza esercitazione è stata messa in pratica sull’arco di tre giornate (da martedì 25 a giovedì 27 settembre) al Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna con sede a Mezzovico. Lo scenario iniziale presentava una situazione di contagio da virus di afta epizootica riscontrata in alcuni animali presso un’azienda agricola, con conseguente propagazione su vasta scala. La simulazione ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale.
Nelle prossime settimane saranno valutati i risultati delle tre esercitazioni e laddove necessario verranno predisposti dei correttivi per migliorare ulteriormente l’efficacia degli interventi in situazioni particolari, che superano cioè l’ordinaria attività dei servizi coinvolti.