Legge sulla prostituzione: abbiamo fatto ordine

Legge sulla prostituzione: abbiamo fatto ordine

La notizia è proprio dell’altro giorno: il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta settimanale il nuovo regolamento sull’esercizio della prostituzione che definisce una serie di aspetti pratici riguardanti l’entrata in vigore dell’omonima legge. “La Legge sulla prostituzione diventa operativa il 1. Luglio – spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Con questo nuovo impianto legislativo e con il relativo regolamento abbiamo voluto mettere ordine su una problematica che tocca diversi aspetti: dalla protezione della dignità umana, alla libertà di commercio, senza parlare poi dei rischi criminogeni che l’ambiente della prostituzione può portare con sé”.

Chi ha seguito l’iter di tale legge ricorda che la stessa è stata approvata già lo scorso anno. Perché entra in vigore solo adesso? “Su espressa volontà del Governo, il 28 novembre del 2018 si era deciso di posticipare l’entrata in vigore dalla data inizialmente prevista del 1. gennaio 2019 al 1. luglio 2019. Vista la delicatezza del tema abbiamo voluto, tramite uno speciale Gruppo di lavoro, definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nelle condizioni di sfruttamento e alla lotta alla tratta degli esseri umani, così come previsto dagli articoli 16-18 della nuova legge. Un tempo necessario per arrivare preparati con i rimedi corretti per applicare realmente il contenuto della legge”. Ma che cosa dice il nuovo Regolamento? “Si tratta di 61 articoli attraverso i quali il Consiglio di Stato ha definito in modo chiare le autorità competenti sui vari aspetti che si vanno a toccare. Il mio Dipartimento sarà responsabile dell’attuazione della legge; il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) farà applicare e controllerà le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria, mentre il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) si occuperà degli aspetti legati alla fiscalità, ossia le trattenute e il versamento dell’imposta forfettaria”. Ruolo importante anche per i Municipi ai quali spetta il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie. “E noi sappiamo – sottolinea Gobbi – come un’attenzione marcata in questo contesto – assieme a tutte le altre misure messe in campo – scoraggi l’avvento di attività di prostituzione, come abbiamo constatato proprio in questi ultimi mesi. Altro aspetto non secondario: il Governo ha stabilito in modo preciso i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico, affinché – in caso di inadempienze o irregolarità che sfociano nello sfruttamento della prostituzione – si possa intervenire e colpire la persona colpevole di un simile comportamento. Insomma, abbiamo messo ordine in un settore delicato, coscienti che non si può avere la bacchetta magica, ma che attraverso strumenti tra loro correlati e con una attenzione marcata verso chi fa questo “lavoro” è possibile risolvere talune problematiche. Con questi rimedi pratici legati a una solida base legale avremo la possibilità di colpire anche penalmente, oltre che amministrativamente, chi si muove senza scrupoli contro la dignità della persona. Dando inoltre – attraverso l’azione dei Municipi – un peso specifico alla volontà dei cittadini toccati direttamente dal fenomeno”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Legge sulla prostituzione, il Consiglio di Stato approva le norme di attuazione

Legge sulla prostituzione, il Consiglio di Stato approva le norme di attuazione

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 giugno 2019 de La Regione

Sessantuno articoli che definiscono ‘in maniera chiara’ pure le competenze delle varie autorità
Norme in vigore dal prossimo 1° luglio

Ora c’è anche il Regolamento. Quello della nuova Legge sull’esercizio della prostituzione in Ticino. Lo ha approvato nella seduta dell’altro ieri il Consiglio di Stato. Legge e Regolamento entreranno in vigore il prossimo 1° luglio. Sessantuno articoli (il testo esce oggi sul Bollettino ufficiale delle leggi), il Regolamento, spiega il governo, “definisce in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione” delle nuove norme volte a regolamentare il mondo del sesso a pagamento. Il Dipartimento istituzioni sarà responsabile dell’attuazione della legge; il Dipartimento sanità e socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria; il Dipartimento finanze ed economia degli aspetti legati alla fiscalità (“Trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria”). Ai Municipi, prosegue la nota del Consiglio di Stato, spetterà invece “il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie”. Il governo ha inoltre stabilito in modo preciso “i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico”. Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento istituzioni informeranno “compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge”. Legge la cui entrata in vigore era prevista inizialmente al 1° gennaio di quest’anno. Nella seduta dello scorso 28 novembre il Consiglio di Stato ha però deciso di posticiparne l’introduzione al 1° luglio: “In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta di esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge”.

Negli ultimi anni la realtà della prostituzione in Ticino sembra tuttavia essersi nel frattempo ridimensionata. E ciò in particolare dopo l’operazione di magistratura e polizia denominata ‘Domino’. «Anche dopo la presentazione nel 2013 del primo messaggio sulla nuova legge, Dipartimento e polizia hanno dimostrato operativamente, anche a chi ha tentato di fare di quella prima proposta normativa un terreno di battaglia partitica nonché elettorale, che il vero e unico obiettivo era quello di aumentare i controlli su uno specifico ambito professionale, che ricordo è legale ma che come noto è esposto a una serie di pericoli», dichiara alla ‘Regione’ il consigliere di Stato e direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Il quale non ha dubbi: «La nuova legge si giustifica ed è necessaria per evitare di tornare a una situazione in cui alcuni si sentivano in diritto di fare tutto». Aggiunge Gobbi: «Si danno poi importanti strumenti ai Comuni per regolamentare dal punto di vista pianificatorio l’esercizio della prostituzione e questo è proprio per rispondere alle preoccupazioni delle comunità locali». Il Regolamento «è molto dettagliato e stabilisce, in modo assai chiaro, le competenze delle varie autorità e declina dal punto di vista operativo gli articoli della nuova legge».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 6 giugno 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11850860

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), ricordano che è possibile inoltrare le candidature per la nuova edizione del premio “Comune innovativo” entro il 30 giugno 2019. Il concorso si articolerà in due sezioni: una dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie definita “Comunità SMART” e la seconda rivolta ai progetti organizzativi denominata “Innovazioni in Comune”.

Anche nel 2019 per i Comuni del Cantone, grazie a un’iniziativa promossa congiuntamente dal Dipartimento delle istituzioni (DI) e dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), prende avvio il concorso “Comune innovativo”. Al premio, giunto alla sua quinta edizione, possono partecipare comuni, patriziati, parrocchie come pure aziende municipalizzate, consorzi, società, associazioni e ogni altra realtà che opera per conto di un ente locale.
Il concorso, per l’edizione del 2019, si articola su due sezioni: una tematica, dedicata alla “Comunità SMART” e una seconda generale focalizzata sulle “Innovazioni in Comune”.
Attraverso la sezione “Comunità SMART” si intende condividere le esperienze dei Comuni che hanno già attivato la digitalizzazione dei propri servizi introducendo ad esempio la possibilità di richiedere certificati online. Tutte le realtà comunali che hanno o intendono utilizzare le nuove tecnologie digitali per rispondere in modo innovativo ai bisogni delle comunità locali sono pertanto caldamente invitati a condividere la propria esperienza nell’ambito del concorso.
Invece, attraverso l’apposita sezione del premio “Innovazioni in Comune”, possono farsi avanti tutti gli enti locali che si sono mossi con la promozione di progetti innovativi sia sul fronte dell’organizzazione interna (come ad esempio la gestione del personale, l’efficienza degli acquisti o l’utilizzo delle risorse economiche) sia nell’ambito dell’azione verso l’esterno (quindi attraverso il miglioramento dei servizi forniti ai cittadini, la promozione di una strategia di “marketing territoriale” o ancora la realizzazione di opere e di infrastrutture).
Le candidature devono pervenire entro il 30 giugno 2019 attraverso l’apposito formulario online disponibile sul sito www.comuneinnovativo.ch. Sul portale sono pure consultabili il regolamento del premio con tutte le informazioni utili per partecipare.

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Comunicato stampa

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sull’esercizio della prostituzione che definisce una serie di aspetti pratici relativi all’entrata in vigore dell’omonima legge, prevista il 1. luglio 2019.
Lo scorso 28 novembre il Governo aveva deciso di posticipare la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative concernente l’esercizio della prostituzione – inizialmente prevista per il 1. gennaio 2019 – al 1. luglio 2019.
In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta agli esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge (art. 16-18).
Il Regolamento, composto da 61 articoli, definisce l’attuazione pratica delle nuove disposizioni stabilite nella legge. In particolare il Consiglio di Stato ha definito in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione del nuovo testo di legge e del relativo regolamento: il Dipartimento delle istituzioni è responsabile dell’attuazione della legge, il Dipartimento della sanità e della socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria, il Dipartimento delle finanze e dell’economia degli aspetti legati alla fiscalità (trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria). Ai Municipi spetta invece il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie. Inoltre il Governo ha pure stabilito in modo preciso i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico.
Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento delle istituzioni provvederanno a informare compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge.

 

Mini e l’indipendenza delle toghe, il Consiglio della magistratura che dice?

Mini e l’indipendenza delle toghe, il Consiglio della magistratura che dice?

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2019 de La Regione

La riforma del sistema giudiziario ticinese non è archiviata, assicura il capo del Dipartimento istituzioni: ‘Nessuno dei rapporti dei gruppi di lavoro rimarrà nei cassetti del Dipartimento. Si procede per priorità, che ora sono la riorganizzazione delle Arp.

I discorsi di Mauro Mini in veste di presidente del Tribunale d’appello un pregio ce l’hanno: fanno discutere. E animano una cerimonia – l’apertura dell’anno giudiziario – solitamente attenta a scansare invasioni di campo, perlomeno quelle manifeste. Poi è chiaro: le diagnosi e le proposte di cura formulate dal giudice che da dodici mesi è alla testa della massima autorità giudiziaria cantonale sono opinabili. Ieri a Lugano l’audace Mini ha consacrato la propria relazione a un unico tema: l’indipendenza della magistratura. E lo ha fatto richiamando il sacrosanto principio della separazione dei poteri, le costituzioni, federale e cantonale, e la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Un intervento monotematico che in coloro che non frequentano aule giudiziarie e codici può far sorgere un dubbio. L’indipendenza del potere giudiziario ticinese è a rischio? O è addirittura già compromessa, causa la pressione di partiti e gruppi di interesse? Se così fosse, i cittadini dovrebbero preoccuparsi parecchio. Attendiamo allora sull’argomento il parere del Consiglio della magistratura, cioè dell’organo che in Ticino vigila sul funzionamento della magistratura nel suo insieme. Un chiarimento sulla delicatissima questione si impone.

È da otto anni che se ne parla ma di concreto sino ad oggi c’è poco o nulla. Quale fine ha fatto ‘Giustizia 2018’, la riforma che negli intenti del direttore del Dipartimento istituzioni dovrebbe «modernizzare» l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo «più efficace ed efficiente»? Il 2018 è passato, ma il progetto, puntualizza Norman Gobbi, parlando, ieri a Lugano, alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2019-2020, «mantiene tutta la sua attualità». Bene. Forse però, per dirla con il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, è arrivato il momento della «sintesi»: la sintesi degli approfondimenti fin qui eseguiti. «Nessuno dei rapporti trasmessi dai gruppi di lavoro di Giustizia 2018 rimarrà nei cassetti del Dipartimento», assicura Gobbi: «Come più volte indicato negli incontri semestrali tra Dipartimento istituzioni e presidenti delle magistrature permanenti, come Consiglio di Stato abbiamo definito delle priorità di intervento sui vari progetti inseriti nella riforma. Perché tutto non si può fare e va garantita comunque l’operatività della Divisione della giustizia, che si deve occupare anche di altri settori».

Insomma, il riassetto del sistema giudiziario non è stato archiviato. Il Dipartimento vuole però procedere per priorità. Quali? Oggi sono un paio. Anzitutto, spiega il consigliere di Stato, la riorganizzazione – per ciò che concerne il socialmente delicato dossier tutele e curatele – delle Arp, le Autorità regionali di protezione. Una riorganizzazione «molto complessa, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche, informatiche e più in generale amministrative». La «seconda priorità d’intervento» sono le giudicature di pace. Nel frattempo si profilano, in fatto di risorse umane, dei potenziamenti a breve per alcune autorità giudiziarie. Di recente il Consiglio di Stato ha dato luce verde al messaggio allestito dal Dipartimento per l’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici ordinari del Tribunale penale cantonale. Tocca adesso al parlamento pronunciarsi sulla relativa modifica della Log, la legge sull’organizzazione giudiziaria. «Nelle prossime settimane», prosegue Gobbi, verrà posto in consultazione dal Dipartimento il progetto di messaggio governativo inerente ai rinforzi per il Ministero pubblico. Concretamente: l’assegnazione all’ufficio di «un procuratore ordinario in più», da destinare alla squadra di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati «finanziari», e l’estensione «delle competenze dei segretari giudiziari, che saranno pure potenziati di tre unità». È stato tuttavia anche congelato qualche scenario ipotizzato, come la separazione istituzionale e fisica fra Tribunale d’appello e Tribunale penale cantonale (autorità di prima istanza). «Come Dipartimento – segnala Gobbi – abbiamo deciso di soprassedere a questo scorporo, preso atto anche dell’evoluzione a livello svizzero della questione e delle necessità di carattere logistico».

A prescindere dalle riforme, la magistratura ticinese, sottolinea Gobbi, «è indipendente». Ma non lo è «dall’efficienza», ribadisce il ministro di giustizia. Per il consigliere di Stato, difficilmente gli interventi di carattere legislativo e i potenziamenti d’organico «portano da soli a dei miglioramenti: anche i magistrati devono garantire un’efficace amministrazione della giustizia», emanando decisioni in tempi ragionevoli. Attualmente, rileva Gobbi, «non abbiamo dalla magistratura (tranne che dal Tribunale cantonale delle assicurazioni) indicazioni circa la durata media di evasione delle procedure, né dati sugli incarti prescritti». Parole che paiono rimandare a uno dei quesiti del gruppo liberale radicale in Gran Consiglio in merito ai conti del Consuntivo 2018 del Cantone.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia La Magistratura si sente stretta

L’appello di Mauro Mini in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario: «Meno politica nella nomina dei magistrati» Chiesta più autonomia finanziaria
Norman Gobbi: «Il Ministero pubblico è indipendente, ma non dall’efficienza»

Il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini l’aveva già scritto nel rendiconto 2018 del Consiglio della Magistratura e ieri, in occasione dell’avvio dell’anno giudiziario, è tornato a ribadirlo: il terzo potere ha bisogno di maggior autonomia. «L’indipendenza – ha detto – è un requisito fondamentale e irrinunciabile per il buon funzionamento della Giustizia. Ecco perché è necessaria, o meglio urgente, una revisione del sistema». Un cambio di rotta che per Mini dovrebbe fondarsi su tre pilastri: l’autonomia organizzativa e quella finanziaria, nonché la revisione delle procedure di nomina dei magistrati. E se in termini di organizzazione Mini ha auspicato l’estensione del periodo di nomina da tre a cinque anni del presidente e dei due vice del Tribunale d’appello «in modo da dare una certa stabilità al sistema», per quel che concerne l’indipendenza finanziaria «si potrebbe pensare di dotare la Magistratura di un budget definito di concerto con il Gran Consiglio. Una richiesta questa tutt’altro che esotica».

Più delicata per contro la nomina delle toghe, oggi affidata al Gran Consiglio ma che per il presidente del Tribunale d’appello dovrebbe essere rivista in modo da ridurne «l’influenza della logica partitica». Come? Ripensando proprio il ruolo del Parlamento. «In futuro il Legislativo dovrebbe poter eleggere unicamente il procuratore generale e i due aggiunti, il presidente del Tribunale d’appello e i suoi vice nonché il presidente dei giudici dei provvedimenti coercitivi», ha dichiarato Mini che ha poi aggiunto come «a loro volta, il procuratore generale e i due aggiunti avrebbero la responsabilità di nominare i procuratori pubblici mentre per gli altri magistrati si potrebbe pensare a una specifica Commissione nomine e conferme». Una nuova impostazione che per Mini si impone non da ultimo dopo i risultati delle ultime elezioni cantonali che hanno visto «affermarsi quale terzo partito le schede senza intestazione. Insomma – ha rilanciato il presidente del Tribunale d’appello – va detto senza giri di parole: l’attuale logica partitica scoraggia la partecipazione ai concorsi per la Magistratura di profili validi, ma indipendenti dai partiti». Allo stesso tempo, però, gli stessi magistrati «non devono avere soggezione, sudditanza e reverenza eccessiva nei confronti della politica», ha sottolineato Mini ritenendo che questi «dovrebbero evitare di partecipare ad attività politiche che potrebbero, verso l’esterno, rendere problematica la loro indipendenza».

Attuale ma non prioritario
E se l’appello del terzo potere è stato chiaro, altrettanto lo è stata la risposta del Dipartimento delle istituzioni: «La Magistratura è indipendente – ha esordito il consigliere di Stato Norman Gobbi –, ma non dall’efficienza». In tal senso, per il direttore delle Istituzioni l’autonomia organizzativa e finanziaria della Magistratura «è un tema che resta attuale, ma non prioritario né urgente». Anzi: «Le modifiche organizzative volte a implementare questa soluzione saranno certo oggetto di approfondimenti – ha assicurato Gobbi –, ma solo dopo l’intervento su misure puntuali e urgenti che riguardano l’operatività delle autorità giudiziarie».

Nel dettaglio, ricordando come nelle scorse settimane il Governo abbia dato luce verde al messaggio per potenziare il Tribunale penale cantonale attribuendo un giudice ordinario aggiuntivo, Gobbi non ha usato giri di parole: «I soli interventi legislativi oppure gli innesti di personale aggiuntivo volti a migliorare l’amministrazione della Giustizia rendendola più efficiente difficilmente porteranno a delle reali migliorie se chi è chiamato ad operare non lo farà nel medesimo intento». In quest’ottica, sollecitando i presenti a «non trincerarsi dietro il principio della separazione dei poteri», Gobbi ha invitato la Magistratura a «definire sistematicamente degli obiettivi e degli indicatori da raggiungere annualmente. Cosa che, tuttavia, non è ancora la regola. Ma perché questi temi non sono oggetto di discussione nella Magistratura?». Interrogativo questo che si inserisce nel solco di un possibile potenziamento del Ministero pubblico che verrebbe dotato di un procuratore pubblico in più per far fronte all’incremento dei reati finanziari. E se a breve partirà la consultazione del messaggio il consigliere di Stato ha sottolineato che un simile potenziamento «intende contribuire a migliorare e razionalizzare l’operato del Ministero pubblico, ma al contempo deve costituire un rinnovato avvio di riflessioni interne a questa autorità giudiziaria».

Le priorità per il 2019
Detto del delicato rapporto tra Giustizia e politica, l’inaugurazione dell’anno giudiziario ha fornito altresì l’occasione per fare il punto sulle priorità che caratterizzeranno il 2019 dopo un 2018 già ricco di cambiamenti (solo per citarne alcuni la nomina a pg di Andrea Pagani in sostituzione di John Noseda come pure l’annuncio della partenza di Antonio Perugini e di Fiorenza Bergomi). In tal senso, Gobbi ha precisato come priorità di quest’anno saranno da un lato gli interventi che interesseranno la giustizia di pace, ma soprattutto la riorganizzazione delle autorità regionali di protezione. Una ristrutturazione questa definita «molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni» che, se accolta, in futuro vedrà «la cantonalizzazione di queste autorità, oggi gestite a livello comunale», ha ricordato Gobbi.

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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 3 giugno 2019 de Il Quotidiano

Inaugurato l’anno giudiziario
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11838689

 

 

PCi: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”

PCi: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”

Norman Gobbi evidenzia l’importanza della capillare struttura di intervento

Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è stata l’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domande principali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Uno sguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
“Un momento forte, perché a Rivera presso il Centro di formazione la PCi è stata messa sotto i riflettori, dimostrando tutta la sua importanza strategica e operativa nel nostro sistema di sicurezza”, ci dice il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il mondo politico cantonale e comunale ha potuto toccare con mano tutti i campi di intervento della PCi. Accanto a Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi mercoledì ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui la necessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.
Con Gobbi anche i suoi più stretti collaboratori in questo ambito, in particolare il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. “La PCi oggi in Ticino ha raggiunto un alto grado di professionalizzazione e sempre di più è al fianco della popolazione nei più svariati interventi. Il tutto senza entrare in contrasto con aziende private, ma affiancando in particolare i Comuni, le associazioni e gli enti attivi in ambito culturale, sociale e sportivo. Se non ci fosse, oggi come oggi bisognerebbe inventarla”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Riparte “Acque sicure”

Riparte “Acque sicure”

Da www.rsi.ch/news

Partita la campagna di prevenzione che per il 2019 propone alcune novità tra cui un concorso a premi

La campagna 2019 del programma di prevenzione “Acque sicure”, presentata venerdì mattina dal Dipartimento istituzioni, propone alcune novità. In particolare saranno posati nuovi cartelli per segnalare alcune zone di pericolo e si cercherà di coinvolgere nella sensibilizzazione anche i bagnanti con uno speciale concorso a premi.

Con l’avvicinarsi della bella stagione, durante la quale le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti, il Dipartimento diretto da Norman Gobbi, intende, anche quest’anno, attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

Norman Gobbi ha ricordato che “garantire la sicurezza per persone e beni è un compito essenziale dello Stato”. Proprio in quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni nel corso degli anni ha sviluppato un concetto di sicurezza a 360 gradi, nel quale rientrano anche le campagne di sensibilizzazione come “Acque sicure”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Riparte-Acque-sicure-11826626.html

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Da www.tio.ch

Nove morti in un anno. Simulata la tragedia nell’acqua

Prove di salvataggio durante la presentazione della nuova campagna “Acque Sicure”. Ma l’obiettivo è evitare che i soccorsi debbano intervenire»

Nove morti di cui cinque direttamente in acqua e quattro in seguito a un incidente / infortunio. È con queste cifre che la polizia lacuale ha presentato la nuova campagna di prevenzione “Acque Sicure”. La presentazione ha avuto luogo in Valle Verzasca, dove tutto ebbe inizio con la campagna “Fiumi Sicuri” all’inizio di questo millennio.

«Solo nella zona di Aquino abbiamo avuto 86 interventi, 18 morti e, a memoria, negli ultimi 25 anni soltanto una ragazza è riuscita ad uscire indenne dalla cascata dell’Orrido», indica Marcel Luraschi, Sergente Maggiore Capo della Polizia Lacuale. «Qui c’è l’unico punto in cui si pensa di poter attraversare il fiume in tranquillità. Purtroppo il fondale è viscido, ci sono molte alghe e la possibilità di aderenza, anche con scarpe è minima».

«Una maestosa bellezza come questa può nascondere dei rischi mortali», sottolinea a sua volta il Consigliere di Stato Norman Gobbi. «L’obiettivo è di evitare che i soccorsi debbano intervenire. La prevenzione è necessaria perché il Ticino è da sempre meta di turisti, ma anche i ticinesi usufruiscono di montagne, corsi d’acqua e laghi».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1372664/nove-morti-in-un-anno-simulata-la-tragedia-nell-acqua

 

Al via la campagna «Acque sicure» per il 2019

Al via la campagna «Acque sicure» per il 2019

Comunicato stampa

È stata presentata questa mattina a Lavertezzo l’edizione 2019 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la preposta Commissione cantonale. Tra le principali novità di quest’anno figurano la posa di nuovi cartelli per segnalare alcune zone di pericolo e un maggior coinvolgimento dei bagnanti attraverso un concorso a premi.
La campagna «Acque sicure» è stata lanciata ufficialmente oggi a Lavertezzo, durante un evento che ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Sindaco di Lavertezzo Roberto Bacciarini, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, del Presidente della Commissione Boris Donda e del Responsabile ad interim del progetto «Acque sicure» Benjiamin Albertalli. Con l’avvicinarsi della bella stagione, durante la quale le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti, il Dipartimento delle istituzioni intende infatti – come di consueto – attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.
Anzitutto il Direttore del DI Norman Gobbi ha ricordato che “garantire la sicurezza per persone e beni è un compito essenziale dello Stato”. Proprio in quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni nel corso degli anni ha sviluppato un concetto di sicurezza a 360 gradi, nel quale rientrano anche le campagne di sensibilizzazione come «Acque sicure».
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato l’importante lavoro effettuato dalla Polizia lacuale nel corso del 2018, con 250 interventi su tutto il territorio ticinese. Successivamente ha sottolineato l’importante collaborazione intercantonale instauratasi con la Polizia cantonale del Canton Grigioni, che vede la Lacuale intervenire pure in Mesolcina. Un assaggio dell’attività svolta da questa sezione della polizia è stato dato ai presenti durante un’esercitazione pratica nella quale gli agenti sono stati impegnati nel recupero di un manichino che simulava la caduta in acqua di una persona.
Da quest’anno la campagna di sensibilizzazione sarà ancora più mirata e si punterà a un maggior coinvolgimento dei bagnanti, anche attraverso un concorso a premi. Tra le misure previste sul territorio, saranno posati alcuni nuovi cartelli in zone ritenute a rischio per migliorare la sicurezza dei bagnanti. Tra queste figura anche la località di «Aquino» nel Comune di Lavertezzo, scenario della dimostrazione pratica odierna. Un importante passo avanti nel lavoro di sensibilizzazione, come ha sottolineato il Presidente Boris Donda, che è stato possibile grazie all’approfondita analisi svolta all’interno della Commissione «Acque sicure».
In questo senso il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha concluso ponendo l’accento sul senso di responsabilità che cittadini, Autorità comunali ed enti pubblici sono chiamati a dimostrare nei contesti acquatici: il lavoro di prevenzione, infatti, è un gioco di squadra e si ha successo quando tutti gli attori che stanno al fronte fanno la propria parte, svolgendo anche il ruolo di «sentinella» ovvero segnalando comportamenti a rischio e zone ritenute pericolose.

La protezione civile apre le porte

La protezione civile apre le porte

Da www.rsi.ch/news

Riuniti sul Monte Ceneri i vari attori che compongono l’apparato per la sicurezza sul territorio

Una giornata di porte aperte si è tenuta mercoledì mattina al Centro d’istruzione cantonale del Monte Ceneri. Presenti non solo i militi della protezione civile ma anche le autorità (cantonali e comunali), polizia, pompieri, soccorritori,… ovvero gli attori che compongono il sistema per garantire la sicurezza sul territorio.

Il grosso problema di cui si è discusso è la diminuzione degli effettivi nella protezione civile. In Ticino si è infatti passati da 530 nuovi reclutamenti nel 2010 a 263 nel 2017.

In ballo c’è però la revisione della nuova legge a livello federale, che porterà a un ampliamento del tempo di servizio e della durata della formazione. Meno militi, ma più formati e attivi. È stata anche ribadita la necessità di interventi coordinati e gestiti in primo luogo dalla polizia cantonale.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11820488

La Protezione civile guarda al futuro

La Protezione civile guarda al futuro

Comunicato stampa
Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è statal’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domandeprincipali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Unosguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
L’appuntamento era fissato a Rivera presso il Centro di formazione della PCi e la Giornata era rivolta al mondo politico cantonale e comunale, nonché ai professionisti del settore della sicurezza (esercito, polizia, pompieri, enti di soccorso). Accanto al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.L’evento, che ha coperto tutta la mattina protraendosi sino alle ore 13.00, ha vissuto unaprima parte in cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui lanecessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge cantonale sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.In questa prima parte della Giornata sono pure intervenuti il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, che ha presentato le modalità di intervento nella gestione delle emergenze; il coordinatore della Conferenza dei presidenti di Protezione civile Alessandro Helbling, che ha sottolineato che cosa fanno le organizzazioni regionali di PCi a favore dei Comuni. E da ultimo ha parlato il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, il quale ha sottolineato le prestazione che la Protezione civile è in grado di fornire a vantaggio della popolazione.Gli ospiti nella seconda parte della Giornata hanno invece potuto seguire – suddivisi in sette gruppi e a rotazione – dimostrazioni pratiche sui sistemi di ingaggio dei militi della PCi: ricerca, localizzazione e salvataggio nelle macerie; pompaggio acqua-sbarramenti, supporto in caso di incendi boschivi; intervento in caso di malattie altamente contagiose; protezione dei beni culturali; allestimento tenda di comando, aiuto alla condotta, rinforzo alla polizia; gestione di generatori di corrente e illuminazione, nonché l’allestimento del Posto di Comando del Consiglio di Stato nei gravi casi di emergenza.