Uccidere la libertà degli svizzeri non migliora la sicurezza nell’UE

Uccidere la libertà degli svizzeri non migliora la sicurezza nell’UE

L’opinione di Norman Gobbi sul voto che riguarda la Legge sulle armi

Passate le elezioni cantonali, si avvicina un appuntamento con le urne – la votazione federale del 19 maggio sulle modifiche alla Legge federale sulle armi – molto importante per la Svizzera. La posta in palio infatti è quella di garantire anche in futuro la possibilità di autodeterminarci in quanto Stato, evitando ingerenze provenienti dall’UE.
Su questa specifica votazione bisognerebbe capovolgere il ragionamento e chiederci: “Tenuto conto del nostro efficiente sistema di sicurezza, dell’elevato grado di controllo che abbiamo definito nel campo della vendita e possesso delle armi con la nostra legislazione e della grande tradizione (unica al mondo) che fa sì che ogni cittadini svizzero abbia una vicinanza particolare nei confronti di un’arma, fatta di rispetto, attenzione e sicurezza – perché così “educato” dal servizio militare obbligatorio – che bisogno abbiamo di accettare direttive imposte dall’Unione europea proprio in una materia in cui non abbiamo nulla da imparare da nessuno?” È questa la domanda che dobbiamo porci di fronte al diktat voluto dall’UE, accolto con una fretta quasi sospetta dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento e che ci porterà giustamente a votare (benedetta democrazia diretta!) il prossimo 19 maggio sulla modifica della Legge federale sulle armi.
Questa imposizione che giunge dall’UE – che non migliorerà di una virgola la sicurezza contro il terrorismo – mina il rapporto di fiducia tra l’autorità federale, cantonale o comunale e il cittadino. Abbiamo costruito la prosperità e le fortune del nostro Paese soprattutto sulle libertà individuali. Con la scelta fatta dalla maggioranza del Parlamento si mette in discussione la buona fede di migliaia di cittadini nel loro essere tiratori, cacciatori o collezionisti di armi. Cittadini che si sono sempre comportati correttamente e che invece, se passerà questa modifica di legge, considereremo tutti potenzialmente “colpevoli”. È un approccio inverso rispetto a ciò che abbiamo sempre conosciuto, perché in Svizzera l’autorità ha sempre avuto e ha fiducia dei suoi cittadini, contrariamente a quello che fa l’Unione europea nei confronti dei cittadini di qualunque Stato.
La nostra legislazione in materia di armi è molto efficace. Consente all’autorità di sequestrare l’arma al possessore sprovvisto dei requisiti di legge, mediante l’emanazione di una decisione amministrativa subito esecutiva. Una persona perde i requisiti se dà motivo che possa esporre se stesso o gli altri a pericolo, oppure se è condannata per reati che denotano carattere violento o pericoloso, o per crimini o delitti commessi ripetutamente e iscritti nel casellario giudiziale. Non è necessario che i delitti siano in relazione alle Legge federale sulle armi: possono essere di qualsiasi natura. Tenuto conto che a eventuali ricorsi è tolto l’effetto sospensivo, la decisione di sequestro è immediatamente effettiva. Nella pratica succede che sono gli agenti di polizia a recarsi al domicilio della persona e a procedere al sequestro dell’arma. Le nuove norme servirebbero unicamente ad aumentare la burocrazia con il conseguente appesantimento del carico amministrativo per la nostra Polizia, senza peraltro alcun riscontro effettivo dal punto di vista pratico della sicurezza.
A comprova dell’efficacia della legge attuale bastano alcune cifre, riferite al Canton Ticino: il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata della Polizia cantonale tratta annualmente circa 2’200 casi. Nel 2018 sono state sequestrate 13 armi (17 nel 2017); non è stato concesso il permesso all’acquisto di un’arma in 17 casi (21 l’anno prima) ed è stato negato il dissequestro in 6 casi (7 nel 2017). Vi sono stati inoltre altri 7 casi, lo stesso numero dell’anno precedente, di conferma di sequestro.
Un’ultima considerazione, ma non per importanza: oggi chi sostiene le modifiche alla Legge imposte dall’UE ci dice che se non dovessero venir accettate usciremmo automaticamente dall’accordo Schengen. Si tratta della solita “clausola ghigliottina” (“se non accetti questo ti tolgo anche quello”). A parte il fatto che proprio una clausola del genere avrebbe dovuto sconsigliare di entrare in materia sui cambiamenti della nostra legge sulle armi, addirittura però al momento del voto nel 2005 su Schengen non ci era stato detto che la legislazione svizzera avrebbe dovuto essere aggiornata automaticamente rispetto ai cambiamenti che sarebbero intervenuti in ambito europeo in questo specifico ambito. Come si vede tutto l’approccio è sbagliato, non è per nulla svizzero e non tiene conto dell’alto livello di sicurezza raggiunto in Svizzera anche nel contrasto al terrorismo. Comunque: l’Europa ha tutto l’interesse che la Confederazione rimanga inserita nell’accordo Schengen, e soprattutto noi saremo in grado di restare agganciati alle misure che Schengen produce in ambito di controllo delle persone.
Il voto del 19 maggio ci dà la possibilità – se vogliamo davvero un Paese in grado di autodeterminarsi e di mantenere la propria libertà e indipendenza – di schierarci: votando NO alle modifiche della Legge federale sulle armi.

Un intenso 2018 per la Sezione della circolazione

Un intenso 2018 per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione resta uno fra i servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. I dati del 2018 mostrano infatti che sono state poco più di 575’000 le pratiche evase, con una media di circa mille telefonate ricevute ogni giorno. Il fatturato totale si è attestato a poco più di 173 milioni di franchi.
Il rendiconto della Sezione della circolazione mostra un andamento in linea con l’anno precedente: sono state 575’079 le pratiche gestite dai diversi settori durante lo scorso anno, per un introito finanziario complessivo di 173’386’800 franchi.
La situazione sul fronte delle immatricolazioni smentisce una tendenza in atto da diverso tempo; infatti, il parco veicoli del Cantone Ticino è diminuito per la prima volta dopo anni, seppur in modo molto contenuto (-0,3%), passando dai 328’139 veicoli del 2017 ai 327’063 di fine 2018. In leggera diminuzione è anche il dato relativo agli autoveicoli che sono passati da 254’446 a 252’486 (-0,7%). I motoveicoli in circolazione invece sono nuovamente aumentati passando da 47’081 a 47’296 (una crescita pari a +0,5%).
Particolarmente significativi risultano anche i dati dell’Ufficio tecnico, il quale ha potuto beneficiare della nuova procedura di collaudo la quale prevede che ogni veicolo sia gestito da un tecnico esperto (la cosiddetta procedura “1-1”). Grazie all’installazione di otto nuovi lift per visionare i veicoli dotati di strumenti all’avanguardia il numero di collaudi eseguiti sono aumentati del 23.74% passando dai 58’674 del 2017 ai 72’601 del 2018.
Si rimarca per contro una flessione dell’attività dell’Ufficio giuridico, in controtendenza rispetto agli scorsi anni, con 66’423 decisioni emanate che corrispondono a una diminuzione dell’8,9% rispetto al 2017 (-6’423 pratiche) dovute principalmente a un problema tecnico al nuovo applicativo ideato per la gestione delle multe; in questo senso sono stati accumulati ritardi nell’evasione delle numerose procedure amministrative e contravvenzionali il cui recupero sarà evaso definitivamente nel corso del 2019.
Per quanto riguarda infine il contatto con i cittadini, il 2018 è stato il sesto anno di attività del “Contact center”: le sollecitazioni si sono confermate molto alte, con un totale di 230’541 chiamate telefoniche. Nel mese di dicembre è stato introdotto il sistema con una risposta vocale interattiva (il noto “IVR” ovvero “Interactive Voice Response”) che offre la possibilità all’utente di selezionare tramite la tastiera il servizio desiderato. Questa nuova modalità di interazione garantirà una gestione migliore della telefonata con un’evasione più rapida e funzionale delle circa 1’000 chiamate giornaliere.
A livello informatico si è notata una leggera flessione delle visite al sito web che rimane tuttavia uno dei più visitati dell’intera Amministrazione cantonale con quasi 500’000 visite e 2.7 milioni di pagine visualizzate. Nel corso del 2018, la Sezione della circolazione si è adoperata per la revisione e il rifacimento grafico del portale, online dall’inizio del 2019. Il nuovo sito è stato sviluppato con un approccio più orientato all’utenza, meno nozionistico e con la predisposizione di procedure guidate. In questo senso si rimarca come siano sempre particolarmente apprezzati e utilizzati dai cittadini i numerosi servizi online offerti dalla Sezione della circolazione quali la modifica della data del collaudo, la modifica dell’indirizzo di domicilio, l’appuntamento per l’esame pratico e la ristampa targhe.
Infine, si segnala che l’introito complessivo delle aste targhe online organizzate nel 2018 ammonta a 800’950 franchi, mentre quello della vendita diretta delle targhe a 203’300 franchi, per un totale complessivo di 1’004’250 franchi. Come avveniva già per le aste tradizionali, una parte dei ricavi viene devoluto ai programmi di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e “Acque sicure” e da quest’anno anche al nuovo programma “Montagne sicure”.
La semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato è un obiettivo strategico al quale il Dipartimento delle istituzioni dedicherà particolare attenzione anche nel corso della legislatura 2019-2022; in quest’ottica si svilupperà nei prossimi mesi il progetto dipartimentale “cinque stelle” volto a migliorare la qualità dei servizi offerti all’utenza.

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

Obiettivi raggiunti. Ma c’è ancora molto da fare
Diciamolo: oggi i ticinesi, dopo due legislature in cui in Governo lavora il Consigliere di Stato Norman Gobbi, si sentono più sicuri! È un fatto, avvalorato da cifre e dati statistici incontrovertibili, presentati proprio nel corso di questa settimana dalla Polizia cantonale. Meno incidenti sulle nostre strade, meno reati, maggior prevenzione e nello stesso tempo maggior repressione contro chi si comporta in modo non conforme alle regole del nostro Cantone. “È un impegno quotidiano portato avanti in primis dalla Polizia cantonale, in collaborazione però con gli agenti delle Polizie comunali e con le guardie di confine”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Sappiamo che non possiamo abbassare la guardia, ma le cifre sono confortanti. Anche perché il Ticino, pur essendo Cantone di frontiera con tutti i rischi e pericoli connessi a questa condizione geografica, si situa nel confronto intercantonale sotto la media nazionale praticamente per ogni tipo di reato”.

Una nuova legge per una Polizia più efficace

La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dai cittadini. “Garantire la sicurezza nel nostro Cantone significa creare condizioni di vita migliori per i ticinesi” e per la crescita della nostra economia, dunque del benessere in senso lato – prosegue Norman Gobbi –. Un paese sicuro non rappresenta sola una valida opportunità per imprenditori stranieri di investire o vivere da noi, ma permette anche a noi ticinesi di lavorare con più certezze. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Da qui la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientrano tutta una serie di misure adottate dal mio Dipartimento, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla Polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al Corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno”, specifica il Consigliere di Stato Gobbi.

Minacce globali, risposte locali
Occorre però guardare al futuro, perché i pericoli – dalla criminalità internazionale, al rischio di infiltrazioni mafiose, sino ad arrivare ai reati più comuni – richiedono un’adeguata risposta. “Dovremo essere in grado – precisa Gobbi – di affrontare le nuove minacce globali declinate a livello locale. Per questo le capacità di analisi e di strategia dalla nostra Polizia devono essere sempre più profilate e adattate. In tal senso la collaborazione con le forze dell’ordine italiane è andata sempre più migliorando e porterà a ottenere risultati sempre migliori. Perché sappiamo che il crimine non conosce confini, anzi approfitta di tale situazione”.
Quali saranno i settori su cui si intende maggiormente lavorare nell’immediato futuro? “La criminalità finanziaria ci preoccupa. Vogliamo che il nostro tessuto economico fatto non solo di banche possa mantenersi “sano”. Vogliamo quindi combattere il pericolo delle infiltrazioni mafiose; vogliamo arginare i rischi legati alla cyber-criminalità a cui un mondo sempre più digitalizzato può andare in contro. Si continuerà ad agire per snidare eventuali personaggi attratti dalla radicalizzazione islamista e dall’estremismo violento. Tutto questo senza dimenticare che uno dei principali strumenti che abbiamo tra le mani è quello della prevenzione, della sensibilizzazione. E qui non mi riferisco solo ai temi appena citati, ma anche a tutto il lavoro che portiamo avanti per limitare il più possibile gli incidenti sulle nostre strade, oppure quelli che possono capitare quando i ticinesi passano il tempo libero frequentando le nostre montagne o i nostri fiumi e laghi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Polizia 2018: alcune cifre (box bene in evidenza)
13’558 reati contro il codice penale (-4% rispetto al 2017)
3’439 reati contro la legge sugli stupefacenti (-9%)
857 reati contro la legge sugli stranieri (-17%)
3’752 incidenti (-3%)
857 arresti (-7,7%)
1’681 interventi per furto (+1.6%)

L’importanza del lavoro in carcere

L’importanza del lavoro in carcere

I positivi risultati della collaborazione con la Swissminiatur

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur, qualche giorno fa sono stati presentati i contenuti di una particolare collaborazione tra il Parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri. La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri l’accordo è stato confermato, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D. L’importanza del lavoro in carcere, al netto del fatto che al primo posto rimane l’espiazione della pena, è un dato ormai oggettivo: in vista del futuro reinserimento sociale, esso assume un ruolo centrale. Ciò che del resto è sancito anche dal Codice penale svizzero. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ne ha evidenziato la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

30 marzo 2019
– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Posso confessarvi che davanti a voi avete un Consigliere di Stato che si è tolto un bel peso dallo stomaco? Per il sottoscritto la recente decisione del Gran Consiglio, che ha accettato con soli tre astenuti il credito di oltre 6 milioni e mezzo di franchi per il concorso di architettura e progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri, rappresenta una vera e propria boccata d’aria buona.
Come quella che possiamo respirare qui in Lavizzara.
Dopo anni e anni di discussioni, nel 2012 ho ripreso in mano il dossier e con i miei funzionari, ma anche con molti di voi con cui ho avuto modo di collaborare, siamo riusciti pazientemente a trovare la via giusta per arrivare sin qui. Sino a questa decisione del Parlamento che getta la prima pietra – metaforicamente – per dare una casa degna e condivisa a tutti i tiratori del comparto del Luganese e del Bellinzonese. E non solo.
Come ben sapete il futuro stand coperto con le due gallerie per il tiro da 300 e 50 metri saprà rispondere convenientemente anche alle necessità di allenamento e formazione delle nostre forze dell’ordine, siano esse la Polizia cantonale o le Guardie di confine. E in più sarà inserito in un contesto – quello della Protezione civile che va ad affiancarsi al Militare – che dovrebbe diventare un centro di competenza con sinergie e prospettive in questo settore della difesa della popolazione. Perché al Ceneri la Protezione civile potrà disporre di spazi migliori per tutti i suoi compiti di istruzione e formazione, oltre a rifugi per 800 persone. Con la novità dell’inserimento di un’armeria gestita da privati, che potrà dare un valore aggiunto a tutto il complesso e ai suoi frequentatori.
Permettetemi dunque anche un pizzico di orgoglio nel ritrovarmi qui con voi. Con voi che condividete la passione per il tiro, e soprattutto l’amore per le tradizioni, per ciò che ha reso grande la Svizzera e che definisce la nostra identità e la nostra appartenenza a questo splendido Cantone, prima ancora che a questa splendida Nazione. Se il sì del Gran Consiglio allo stand del Ceneri è la prima pietra, non mi nascondo il lavoro che ancora manca per costruire l’intera “casa”. Intanto però ci mettiamo in tasca questa prima soddisfazione.
I prossimi mesi saranno comunque decisivi per l’impostazione corretta del concorso di architettura e poi per seguire i lavori di realizzazione. Ho voglia di proseguire questo mio impegno in questo specifico settore, e sono molto motivato – come ben vedete – a continuare a sostenere la vostra attività, anche se di fronte a una elezione come quella di domenica prossima non puoi mai dare nulla per scontato.
Così come non sarà scontato – anche se confido nella lungimiranza che il popolo svizzero ha sempre dimostrato – portare a casa il successo nella votazione federale del 19 maggio sulla revisione della Legge sulle armi. Qui penso che non debba convincere nessuno.
Non devo nemmeno qui ricordarvi quali saranno le conseguenze negative che una eventuale accettazione delle modifiche di legge avranno per le attività di tiro in generale.
A me preme soprattutto rivolgervi l’invito a volervi mobilitare in ogni vostro ambito di interesse per convincere più persone a votare no. È una giusta causa, lo sappiamo. Il terrorismo non lo si combatte con una misura di questo tipo, perché nessuna arma utilizzata in occasione di attentati terroristici proveniva da un regolare e legale acquisto.
E sarà così anche in futuro. Qui viene messa una museruola ai tiratori per soddisfare una richiesta che giunge dall’Unione europea, nei cui Stati le misure di controllo, ma soprattutto le tradizioni legate alle armi e in generale il controllo sociale, sono ben diversi dalle nostre e non sono altrettanto puntuali. Un’ingerenza bella e buona quella dell’Unione europea sulla nostra sovranità. Personalmente credo che di fronte a queste decisioni occorre avere un atteggiamento di sana resilienza. E dunque agire per un bene superiore, legato alla nostra sovranità nazionale.
Non saremo in molti – e lo vediamo in queste prime settimane di campagna sulla votazione del 19 maggio – ma sono sicuro che la nostra determinazione saprà convincere la popolazione sulla bontà della nostra posizione. Come detto, non credo che sarà facile.
E allora non posso che ripetere la mia richiesta alla vostra mobilitazione in questa circostanza. Anche in questa circostanza, perché ormai di battaglie assieme ne abbiamo già fatte tante. Voi sapete che potrete contare su di me.
Mi avvio alla fine di questo mio intervento, non senza rivolgere un appello a tutte le società di tiro e in particolare a quelle più piccole e ai loro responsabili. Piccole, ma di grande importanza per tutto il movimento e per la stessa Federazione. È per questo motivo che occorre garantire una attività di base per favorire il coinvolgimento dei tiratori. Con il futuro stand del Monte Ceneri si è voluto dimostrare una volta di più che il tiro è e sarà sempre un’attività sportiva e per il tempo libero – oltre che per soddisfare gli obblighi di servizio militare – di assoluta rilevanza nella nostra società ticinese.
Le piccole società rappresentano una sentinella, un referente importante sul territorio, un attrattore anche nei luoghi più periferici. Sono parte di una catena e senza di loro la catena nella migliore delle ipotesi si accorcia – facendo regredire tutto il movimento – e in quella peggiore si spezza. Ecco quindi che diventa essenziale tenere accese e vive queste sentinelle. Il mio Dipartimento e io personalmente siamo sempre a disposizione per sostenere le vostre attività. Lo abbiamo dimostrato in passato, in questi tempi recenti e lo faremo anche in futuro.
Il Gruppo di lavoro Tiro Ticino è l’esemplificazione di quanto detto. La sua costituzione ha voluto rimettere al centro tutti i problemi legati alle infrastrutture, alla logistica e all’attività del tiro per trovare soluzioni moderne, coordinate con tutti gli attori in gioco. Dal mio dipartimento come capo fila al dipartimento del territorio, per passare dai cacciatori, alle forze dell’ordine, sino a giungere alle società attive nel tiro sportivo. Un tavolo comune che sta dando ottimi risultati, se appena si pensa che anche il futuro stand coperto del Monte Ceneri rientra in questa logica, che vuole l’ottimizzazione delle risorse per il miglior svolgimento del tiro.
D’altra parte il Gruppo di lavoro “Tiro Ticino”, dopo aver proceduto alla mappatura di tutti i poligoni di tiro del nostro Cantone, sta lavorando per definire quali siano i poligoni principali e quali le misure necessarie in termini di investimenti per assicurare il loro corretto funzionamento nei prossimi decenni. Il tutto tenendo conto dei principali cambiamenti legislativi legati in particolare all’Ordinanza sull’impatto fonico e alla legge sul risanamento ambientale.
Sono ai saluti. Che vorrei fossero un arrivederci alla nuova e ormai vicina legislatura.
Per poter proseguire quanto sin qui fatto nel campo della sicurezza, della difesa della nostra autonomia, del rafforzamento dei Comuni e del miglioramento del nostro tessuto socio-economico, aspirando sempre a trovare risposte alle necessità dei ticinesi e della nostra economia.

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Meno reati, più sicurezza. I passi avanti del Ticino

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 26 marzo 2019 del Corriere del Ticino

È la conferma di un trend che stiamo constatando proprio in questi ultimissimi anni: il Ticino è più sicuro rispetto a solo un decennio fa. Il risultato è dimostrato dai dati statistici sul bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2018 presentati ieri. Con l’aumento della sicurezza oggettiva, i ticinesi oggi avvertono un grado di sicurezza soggettiva maggiore. Era uno degli obiettivi che mi ero prefissato otto anni fa, quando assunsi la direzione del Dipartimento delle istituzioni, consapevole che il compito sarebbe stato molto impegnativo, soprattutto se consideriamo la situazione geografica del Ticino (una zona di frontiera) con alle sue porte una metropoli come Milano. Tutti elementi che fanno accrescere i rischi di potenziali forme di atti delittuosi e criminali. In questo contesto – e sono sempre le statistiche a parlare – il Ticino ha un numero di reati ogni mille abitanti inferiore alla media nazionale: abbiamo meno incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera; ci sono meno furti, meno rapine, meno truffe. Soltanto per i reati legati alla legge federale sugli stupefacenti risultiamo leggermente al di sopra della media intercantonale. Sappiamo bene però che non possiamo sederci sugli allori. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Ecco dunque la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientra tutta una serie di misure, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno. Nel futuro prossimo il sistema sicurezza in Ticino verrà rafforzato anche con nuove campagne di sensibilizzazione legate alla circolazione stradale (non solo per gli automobilisti, ma per tutti gli utilizzatori della nostra rete viaria), ai pericoli che possono nascondersi quando vengono effettuate escursioni più o meno impegnative in montagna, o quando accediamo ai nostri laghi e ai nostri fiumi. L’azione di prevenzione e contrasto contro la radicalizzazione continuerà ad essere tra gli obiettivi prioritari, così come verrà messa sotto i riflettori la sicurezza negli stadi sportivi. Per fare tutto ciò la polizia del futuro ha bisogno di due elementi decisivi: da una parte una sempre più dinamica collaborazione tra i corpi della cantonale e quelli comunali, organizzati sempre meglio su scala regionale. Dall’altra parte però, come in ogni ambito, ancora più decisivo sarà il fattore umano. Donne e uomini convenientemente preparati per assolvere incarichi che diventano sempre più specialistici e impegnativi. E qui abbiamo fatto importanti passi avanti, e continueremo a farne, grazie al livello raggiunto dalla nostra scuola di polizia. Ma anche donne e uomini giusti al posto giusto, attraverso un impianto di carriera, di formazione continua e di promozioni che premiano chi più merita, andando a potenziare quei settori su cui si intende puntare per lottare contro il crimine. Proprio recentemente la cantonale ha dovuto sostituire un valido ufficiale (il capo area della Polizia giudiziaria) che andrà in pensione. In questo settore si intende investire nella lotta al crimine finanziario, per garantire la legalità del nostro tessuto economico-finanziario minacciato da infiltrazioni mafiose e favorire la crescita del nostro benessere. Ebbene, la scelta è caduta su un candidato esterno al corpo di polizia – nonostante le ottime candidature di collaboratori attivi nel corpo – con accertate capacità organizzative, a cui abbina una solida esperienza professionale nel settore finanziario privato. Sono certo che questi due elementi combinati permetteranno al settore investigativo di fare un ulteriore salto di qualità. È una strada obbligatoria, su cui non si possono fare sconti se si ha a cuore la sicurezza dei ticinesi.

Un libro per i 50 anni del Penitenziario

Un libro per i 50 anni del Penitenziario

L’importanza di conoscere passato e presente per immaginare il futuro

Il 6 agosto 2018 veniva inaugurato il Penitenziario cantonale della Stampa a Cadro: sono dunque passati 50 anni. Il primo direttore, Annibale Rabaglio, si trovò a gestire una struttura moderna, attesa da tempo immemore e per molti versi all’avanguardia. Un carcere che nulla aveva a che fare con quanto esisteva prima: il nostro Cantone compì quel giorno un passo avanti nella civiltà. I suoi punti deboli emersero però ben presto e negli ultimi anni le riflessioni sul suo futuro si sono intensificate: da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di fornire una risposta almeno parziale al cronico problema della mancanza di spazi e della conseguente sovraoccupazione. Preoccupazioni che il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato e affronta attraverso concrete proposte e puntuali soluzioni. Oltre alla sovraoccupazione, altri temi si sono presentati regolarmente nel corso dell’articolata storia delle carceri ticinesi: all’urgenza, ad esempio, di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena e reinserimento sociale, così come alle restrizioni derivate da un contesto economico che spesso ha condizionato, se non addirittura compromesso, il cambiamento. Anche la prospettata ristrutturazione del Penitenziario della Stampa non sfugge all’obbligo di ponderare con la massima attenzione ogni investimento. L’ipotesi di un nuovo carcere è stata congelata, ma non accantonata: l’idea resta d’attualità, anche se non sarà per domani. Per degnamente sottolineare questo giubileo, è stato prodotto un libro di 100 pagine, voluto fortemente dal Dipartimento delle istituzioni e redatto da Gabriele Botti, membro dello staff del Servizio di comunicazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un volume snello, di facile lettura e ricco di riferimenti storici, statistici e giornalistici, che racconta non solo le vicende legate al carcere della Stampa, ma anche il percorso compiuto dalle prigioni ticinesi a partire dall’epoca prebalivale fino ai giorni nostri. Il libro intitolato “#50, il mezzo secolo del Carcere della Stampa” – e stampato proprio dalla tipografia del penitenziario cantonale – è suddiviso in tre parti: la prima è prettamente storica (prende spunto dal volume “Carcere, carcerieri e carcerati” di Sergio Jacomella), la seconda fotografica e la terza di taglio giornalistico, con cinque interviste a cinque personalità che, ricoprendo ognuna uno specifico ruolo, ruotano attorno all’universo carcerario: il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini (“La Stampa oggi”); la Direttrice della Divisione giustizia, Frida Andreotti (“La Stampa domani”); la Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini (“Lavorare in carcere”); il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi (“Un carcere più aperto?”); il capo d’arte François Orchide (“La mia esperienza”). Il libro è introdotto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

“Via libera”, un passo avanti per muoversi nel traffico

Il progetto-pilota sulla A2 Rivera-Chiasso sta dando buoni risultati

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, giovedì scorso abbiamo presentato un primo bilancio del progetto “Via libera”, attuato con il finanziamento e in collaborazione con l’Ufficio federale delle strade (USTRA), che mira a ridurre i tempi di intervento delle forze dell’ordine in caso di incidenti e panne sulla rete autostradale cantonale. Sono davvero soddisfatto: tra gli effetti positivi riscontrati figurano infatti la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidenti o di veicoli in panne nonché un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle pattuglie. Insomma, anche in questo specifico ambito possiamo tranquillamente parlare di “sicurezza accresciuta”.

Disagi e soluzioni
Negli ultimi anni il volume di traffico sull’autostrada A2 è aumentato, provocando spesso forti disagi alla mobilità negli orari di punta e in particolare sulla tratta a sud di Rivera. Una delle cause è da ricondurre all’aumento del traffico pendolare dei frontalieri, che incide pesantemente sugli spostamenti dei cittadini del Sottoceneri e del Mendrisiotto. Il quadro generale è impegnativo e vanno trovate le giuste misure che per cercare di ridurre i disagi, anche perché il traffico è destinato a crescere ulteriormente e i lavori di ammodernamento dell’asse autostradale realizzato negli anni 60-70 sono previsti nel lungo periodo.


Parliamo di prevenzione!
Dal 2011 al 2017 l’autostrada A2 era stata teatro di circa 150 incidenti all’anno sulla tratta a sud di Rivera: un dato significativo, non soltanto per la gravità intrinseca del sinistro (che provoca feriti e, a volte, anche decessi), ma anche in ragione del fatto che uno scontro nelle ore di punta può condurre al collasso della mobilità, coinvolgendo ampie zone del Cantone. Ed è esattamente partendo da questo presupposto che dal 1. maggio 2018 Cantone e Confederazione hanno appunto dato avvio al progetto denominato “Via libera”. Ebbene, a 11 mesi di distanza si intravvedono già alcuni elementi positivi tra cui la riduzione dei disagi al traffico in caso di incidente o di veicoli in panne, un maggior rispetto delle regole della circolazione e dei limiti di velocità grazie alla presenza delle due pattuglie della Polizia cantonale. Non si tratta di reprimere, bensì di prevenire! È un contributo concreto che – nei fatti e nelle cifre – ha reso più sopportabili i problemi del traffico nel nostro Cantone. Un tassello che insieme ad altre misure come le nuove convenzioni per il soccorso stradale e alle campagne di prevenzione contribuisce a migliorare la sicurezza stradale.

Collaborazione vincente
Come piace a me e come trovo estremamente efficace, ancora una volta la collaborazione ha pagato: la presenza delle pattuglie e il coordinamento con gli altri partner coinvolti
(in primis USTRA), insieme all’attuazione di misure tempestive hanno infatti contribuito a migliorare la situazione.

Sempre meglio
Il bilancio definitivo di “Via libera” verrà stilato al termine del progetto pilota (maggio 2021) sulla base di valutazioni più approfondite e potrebbe essere esteso anche ad altri tratti autostradali di tutta la Confederazione. Sappiamo tutti bene che “Via libera” da solo non potrà fare la differenza e che, pertanto, occorre rilanciare, essere ancora più propositivi e stare sul pezzo, pronti a cogliere ogni spunto per migliorarsi. Per intervenire con prontezza nei momenti critici, dovrà verificarsi una combinazione fra diverse azioni: penso, fra le altre, all’aggiornamento delle Convenzioni per il soccorso stradale – in vigore dal 1. maggio – e alle campagne di prevenzione e sensibilizzazione avviate dal Dipartimento delle istituzioni, promosse dal Progetto “Strade sicure”, passando dalle ottime operazioni di sensibilizzazione verso gli utenti della strada che già abbiamo promosso con profitto.

Conducenti… sensibili
Per confermare e anzi rafforzare i risultati bisogna però che, oltre agli specialisti al fronte, anche i conducenti facciano la loro parte. Troppo spesso è infatti l’utente della strada ad assumere comportamenti inopportuni che a volte sfociano in incidenti stradali. Una maggiore attenzione, oltre a rendere la guida più sicura, agevola il traffico rendendolo più uniforme e scorrevole con un minore rischio di incidenti. Anche per questo motivo insisto nel proporre ad intervalli regolari delle campagne, in modo da ottenere il coinvolgimento delle persone. Il mio Dipartimento con queste misure cerca di promuovere delle soluzioni concrete nell’interesse dei cittadini ticinesi. Il nostro contesto è particolarmente difficile e per questo mi impegnerò a fondo con tutti i partner in nome della sicurezza e di una mobilità il più possibile sostenibile.

Cantone e Comuni fanno centro con il tiro al Monte Ceneri

Cantone e Comuni fanno centro con il tiro al Monte Ceneri

Norman Gobbi: “Così liberiamo aree pregiate per lo sviluppo socioeconomico e ambientale”

Per gli appassionati di tiro sportivo del Luganese e del Bellinzonese, per chi deve assolvere gli obblighi militari con tutte le attività di tiro fuori servizio, per i corpi di sicurezza, per le cittadine e i cittadini toccati in modo negativo dell’attività degli stand di tiro in zona Saleggi a Bellinzona e in zona Ressiga a Porza-Canobbio questa settimana dal Gran Consiglio è giunta una buona notizia: è stato approvato il credito di 6’538’000 di franchi per il concorso di architettura e progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri. “E soprattutto – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – con la costruzione del Centro al Monte Ceneri si potranno togliere quelle limitazioni legate all’attività del tiro che potrebbero ostacolare lo sviluppo di pregiate aree urbane. Penso in particolare allo sviluppo del nuovo Quartiere di Cornaredo a Lugano e, sotto il profilo ambientale, al progetto di naturalizzazione del fiume Ticino a Bellinzona. Senza dimenticare che tutta l’aera su cui sorge lo stand di tiro dei Saleggi potrà essere messa a disposizione per costruire il futuro nuovo ospedale”. Insomma, il Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Ceneri “diventa la soluzione giusta a tante problematiche legate al tiro che abbiamo toccato con mano in questi ultimi anni, permettendo inoltre di far fare un passo in avanti a progetti di sviluppo socio-economico e ambientale che andranno a migliorare la qualità della vita di molti cittadini”.
Il concorso di architettura e la progettazione del Centro polifunzionale d’istruzione per la Protezione civile e per il tiro al Monte Ceneri è il risultato di un paziente lavoro – si potrebbe dire quasi certosino – che il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha messo in campo in queste due legislature. Di poligono cantonale o regionale coperto si parlava ormai da almeno vent’anni. Ricorsi, contro ricorsi, cambiamenti di indirizzi pianificatori, ma pure problemi d’ordine finanziario avevano sempre procrastinato la soluzione. L’esperienza insegna e Gobbi, con i suoi funzionari, è riuscito… a fare centro! “Ora la strada è definita e il voto del Gran Consiglio di questa settimana ha sancito la bontà del lavoro svolto assieme ai miei funzionari e delle scelte operate”, si rallegra Norman Gobbi.
I lavori previsti rivoluzioneranno in senso positivo l’attuale area su cui già sorge il Centro d’istruzione della Protezione civile al Ceneri (costruito negli anni Settanta e che avrebbe necessitato comunque di importanti interventi di ristrutturazione). Due saranno le gallerie di tiro: la prima ospita le linee di tiro con lunghezza 300 metri, affiancata da una seconda per il tiro a 50 metri. Entrambe avranno 24 posizioni per il tiro. Ovviamente l’edificio ospiterà uffici, sale multifunzionali per l’istruzione, una mensa-ristorante, locali tecnici e disporrà pure di rifugi utilizzabili in tempo di guerra, ma modulabili anche per le attività accessorie in tempo di pace. Una novità sarà costituita dalla presenza di un negozio-armeria, a gestione privata, che potrà contribuire alla copertura dei costi di esercizio del Centro. Dal punto di vista finanziario l’impegno è di quelli importanti, e non poteva essere altrimenti. Il tetto massimo di spesa è stato fissato a 72 milioni di franchi. Grazie al lavoro performante messo in campo e quindi alle scelte di contenuto del futuro Centro polifunzionale del Monte Ceneri, l’ottenimento di sussidi federali è al massimo livello, così come quello da parte di altri enti coinvolti (si pensi ad esempio al Corpo delle guardie di Confine, i cui agenti potranno accedere allo stand di tiro per tutte le loro attività di addestramento). “Ciò permetterà di diminuire l’onere a carico del Cantone e di abbassare soprattutto il contributo richiesto ai Comuni del comprensorio del Luganese e del Bellinzonese” , conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Orgoglioso dei nuovi agenti di Polizia

Comunicato stampa

Cerimonia finale sabato scorso a Locarno con i nuovi poliziotti

Sabato scorso al Palacinema di Locarno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha vissuto, assieme ai responsabili del Comando della Polizia cantonale, uno dei momenti più significativi e intensi del suo anno di lavoro: la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi per oltre una quarantina di neo agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia ferroviaria. Il Consigliere di Stato si è detto orgoglioso, felice e consapevole del grande impegno che attende i nuovi agenti di Polizia. “Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica, del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia, umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, ma anche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!”
Mettendo al centro del suo discorso l’importanza della sicurezza per il Ticino, Norman Gobbi ha sottolineato come “il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali”. Da qui l’importanza del ruolo e dei compiti dei nuovi agenti per tutta la collettività ticinese.