Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

L’accordo al termine della conferenza transfrontaliera a Pollegio nell’ambito dell’esercitazione Odescalchi 2022

Prefettura di Varese e Canton Ticino (Svizzera) hanno siglato un protocollo di collaborazione in caso di emergenze transfrontaliere. L’intesa è stata sottoscritta a conclusione della conferenza transfrontaliera che si è svolta a Pollegio (Canton Ticino) nel quadro della cooperazione italo-svizzera in materia di protezione e soccorso, negli stessi giorni in cui è in corso l’esercitazione transfrontaliera Odescalchi 2022.
Da lunedì 13 giugno sino a domenica 19, infatti, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano, l’Esercito e tutti i partner della protezione civile sono impegnati per collaudare l’intervento sul campo in caso di catastrofi sia naturali che dovuti alle attività dell’uomo.

Alla conferenza hanno partecipato i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le prefetture di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, rappresentati rispettivamente dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, l’omologo vallesano Frédéric Favre e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia Gabriele Meucci e i prefetti delle 4 province Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). Presente anche il Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero, che ha sottolineato da un lato l’impegno svizzero, dall’altro la soddisfacente collaborazione con l’Italia.

L’esercitazione internazionale bilaterale Odescalchi, che prende il nome dal pontefice comasco Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, nasce per verificare le modalità di cooperazione sia civile che militare in contesti emergenziali di confine, tra Varesotto e Canton Ticino, e coinvolge oltre ai due Eserciti, i Vigili del fuoco, la protezione civile regionale, i comuni e altri enti.

https://www.interno.gov.it/it/notizie/protocollo-prefettura-varese-e-canton-ticino-gestire-emergenze-transfrontaliere

Da Governo italiano – Ministero dell’interno

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Comunicato stampa

Questa mattina si è svolta a Pollegio una Conferenza transfrontaliera incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La Conferenza – avvenuta nel corso della settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022» – ha permesso pure di sottoscrivere un protocollo di intesa tra il Cantone Ticino e la Provincia di Varese.

Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale. Da lunedì 13 giugno e sino a domenica 19 giugno in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia  incidenti dovuti alle attività dell’uomo.In questo contesto di collaborazione italo-svizzera a Pollegio si è tenuta la Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, Consigliere di Stato designato, il Console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i Prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio), e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero.Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.A questo proposito al termine della Conferenza è stato firmato un Protocollo d’intesa in caso di aiuto reciproco in caso di catastrofe tra il Cantone Ticino e la Prefettura della Provincia di Varese, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016.

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Imposte di circolazione, i partiti aspettano che la commissione riceva il Consiglio di Stato. Passalia: ‘Positivo che si consideri il principio del CO2’.

«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto diverse richieste di approfondimento su impatti e calcoli elaborati da varie parti – commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi -, e come governo ci preoccupa la mancanza di una condivisione ampia per applicare la nuova formula a partire dal 1° gennaio 2023». Motivo per cui il governo ha accelerato, con una formula «che evita disparità e ripristina l’aspetto della massa, perché in tre anni il parco veicoli si è evoluto con molte più auto elettriche che inquinano meno, ma che hanno un peso che impatta sulle strade per le quali noi stiamo investendo molto sia a livello di manutenzione, sia a livello di asfalto fonoassorbente» rileva Gobbi. Il quale rimarca come «la sostenibilità da raggiungere è sicuramente ambientale ma anche finanziaria, perché stiamo già cominciando a pensare al Preventivo 2023 e gli ultimi due anni tra pandemia e guerra in Ucraina hanno portato crisi con impatti non indifferenti». La controproposta governativa, riprende il direttore del Di, «risponde all’obiettivo di ridurre il prelievo e di allineare quest’imposta a quelle degli altri cantoni». E l’auspicio va da sé è quello «di un’ampia convergenza».

Martedì la discussione in commissione
Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali saranno ricevuti dalla commissione della Gestione martedì 7 giugno e lì illustreranno nei dettagli un progetto che, benché provi ad avvicinarcisi, resta lontano dall’iniziativa popolare Ppd (e dal rapporto Dadò/Caverzasio già firmato da popolari democratici, Lega e Udc) che chiede il plafonamento a 80 milioni dell’imposta e che vengano prese in considerazione solo le emissioni per il calcolo. Il primo firmatario dell’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’, il deputato Ppd Marco Passalia, da noi raggiunto prende tempo: «Aspettiamo l’incontro che il governo avrà con la Gestione per capire le motivazioni che stanno dietro a questa nuova proposta. Fa comunque piacere vedere che anche il Consiglio di Stato intenda utilizzare il criterio della CO2 come, peraltro, da noi auspicato».

Caprara (Plr): ‘Serve riduzione equilibrata’
«Mi sembra che si vada nella buona direzione. Ma parlo a titolo personale, visto che non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci», afferma Bixio Caprara (Plr). «Nel rapporto che ho presentato in gestione chiedevamo in particolare la verifica della formula». Per il deputato liberale il progetto del Consiglio di Stato è da ritenersi soddisfacente anche sul piano finanziario. «Il tema di fondo a livello d’impostazione l’hanno capito anche i sassi. Siamo a favore di una riduzione dell’imposta ragionevole e soprattutto sostenibile a 95-96 milione. Altri invece vorrebbero scendere a 80. È manifestamente una forzatura e bisognerebbe capire dove propongono di prendere i soldi».

Durisch (Ps): ‘Non penso faremo in tempo’
Più tiepida la reazione a sinistra. «La formula sta in piedi, anche se avremmo preferito che venisse tenuta in considerazione tra i criteri anche la potenza del veicolo, che renderebbe la formula più sociale», spiega il capogruppo del partito socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch. «La vera novità è però politica, con il Consiglio di Stato che a un minuto a mezzanotte fa una sua controproposta tramite comunicato stampa. Entreremo nel merito di quanto abbiamo letto martedì, quando verrà presentata in commissione. Non penso però che ci saranno i tempi necessari per portare il tema in parlamento già a giugno. Bisognerà discuterne». Le discussioni non mancheranno anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario. «È chiaro che con la proposta Ppd e Lega mancherebbero ancora più soldi alle casse dello Stato e questo potrebbe significare maggiori tagli a servizi e prestazioni. Con i liberali potremmo convergere sulle cifre, ma non sul loro utilizzo. Non saremo mai d’accordo su sgravi per i più ricchi», afferma Durisch. «Il Plr negli ultimi due anni si è spostato molto a destra e al momento abbiamo prospettive completamente diverse»

Da www.laregione.ch

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Imposta di circolazione: la sterzata del Governo

Il Consiglio di Stato fa parziale marcia indietro e propone un nuovo sistema di calcolo: una formula per le vetture più inquinanti e una per quelle che lo sono di meno – Tiepide, per ora, le reazioni

È una sterzata decisa, se non quasi un’inversione a U. Dopo settimane di animate discussioni politiche in Commissione gestione e finanze, con tre fronti contrapposti, il Governo interviene sulla nuova imposta di circolazione e propone una modifica del sistema di calcolo che aveva illustrato nel messaggio del 2019, quando ipotizzava una formula basata sulla somma tra la massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso e le emissioni di C02 moltiplicate per un coefficiente variabile. Ebbene, la manovra del Consiglio di Stato porta sul tavolo della politica un sistema di calcolo rivisto, in aggiunta alla formula sostenuta dal fronte PPD, Lega e UDC (che vuole plafonare gli incassi a 80 milioni) e a quella proposta dal PS e ripresa dal PLR (con le due forze politiche che hanno però visioni divergenti sul montante).

Gettito ridotto a 95 milioni
Secondo il Governo, questo nuovo sistema fornisce «una risposta ragionevole ed equilibrata» che tiene conto anche «delle esigenze di riequilibrio finanziario votate dal popolo». Più in dettaglio, esso prevede due sistemi di calcolo: per le automobili sino a 3.500 chilogrammi di peso e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 grammi di CO2 al chilometro ammonta alla massa a vuoto moltiplicata per 0,11; per le altre automobili sino a 3.500 chilogrammi e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 grammi di CO2 al chilometro, a questo risultato va sommata la differenza tra le emissioni e un valore fisso di 95 g/km elevata a 1,385. Per il Consiglio di Stato, l’adozione di questo nuovo sistema «permette di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, tra le quali vi è comunque una differenza di imposizione in base alla loro massa. D’altro canto, oltre alla massa a vuoto, l’imposta di circolazione delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO2 verrebbe calcolata proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”». Quanto messo sul tavolo dal Governo comporterà, in soldoni, una riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi e, a conti fatti, si arriverebbe quindi a un tetto di 95 milioni di franchi, ossia una soglia ben lontana rispetto al plafone di 80 milioni chiesto dall’iniziativa popolare democratica.

I tre fronti
L’auspicio del Governo è che la Commissione riesca a convergere su una soluzione «nell’interesse degli automobilisti permettendo così l’entrata in vigore di una soluzione tecnicamente valida, equilibrata e giuridicamente sostenibile a partire dal 1° gennaio 2023». Uno scenario tutt’altro che scontato: in Gestione, come detto, ci sono infatti almeno tre fronti e gli iniziativisti hanno già annunciato di voler portare il tema in aula già a fine giugno. «Innanzitutto spiace constatare che dobbiamo apprendere questa proposta dalla stampa», osserva il presidente del PPD e iniziativista, Fiorenzo Dadò. «Ascolteremo il Governo martedì in Commissione, ma a un primo colpo d’occhio quanto messo sul tavolo dal Consiglio di Stato è abbastanza distante da quanto chiede la nostra iniziativa». Il deputato popolare democratico è categorico: «O c’è una riduzione sostanziale di quella che è l’imposta di circolazione più alta di tutta la Svizzera oppure è solo un esercizio di cosmesi. L’iniziativa prevede di abbassare l’incasso totale di 30 milioni, lasciando questo importo nelle tasche dei ticinesi già afflitti da altri costi eccessivi come l’aumento dei premi di cassa malati, della benzina e dei generi alimentari». Nonostante il tentativo in extremis del Governo, per il PPD è tempo che il Gran Consiglio e il popolo possano dire la loro: «L’iniziativa è datata 2017. La legge prevede che dopo 18 mesi il Gran Consiglio debba esprimersi. Ne sono passati oltre 60 e il tempo è ampiamente scaduto. Se ci saranno altri rapporti con altre proposte non c’è nessun problema, ma in giugno intendiamo andare in aula».
Come noto, il PS sta riflettendo se proporre un terzo rapporto insieme ai Verdi, ma per ora si valuterà il da farsi: «La novità è politica: il Governo fa una controproposta tramite comunicato stampa», commenta il capogruppo socialista Ivo Durisch. «Non entro nel merito del sistema di calcolo, anche se avremmo preferito che includesse pure la potenza del veicolo. Valuteremo martedì in Commissione».
La controproposta del Governo potrebbe convincere il PLR. «Il Consiglio di Stato conferma la volontà di diminuire l’imposta di circolazione, con la premessa importante che sia sostenibile, ragionevole e proporzionata», osserva Bixio Caprara, relatore del rapporto commissionale del PLR. «Mi fa piacere che la formula proposta corregga le criticità rilevate e sia più progressiva». Pure il prelievo massimo fissato a 95 milioni va nella stessa direzione del PLR ma certo è presto per parlare di accordo: «Ci sono ancora alcuni aspetti da valutare e vedremo come si posizioneranno i colleghi. Faccio mio l’auspicio del Governo di arrivare a un accordo senza strappi da 30 milioni che sono molto difficili da recuperare. Dal 2017 è cambiato tanto e bisogna tenerne conto».

«Soluzione sostenibile»
Dal canto suo, il direttore del DI, Norman Gobbi, difende il “controprogetto”: «Risponde a varie necessità, come quella ambientale, includendo le emissioni di CO2 e reintroducendo il criterio della massa del veicolo, che ha un considerevole impatto sulle nostre strade, infrastrutture sulle quali investiamo molto». Come detto, la riduzione del gettito è lontana dal limite di 80 milioni chiesto dal PPD nella sua iniziativa. Ancora Gobbi: «Stiamo lavorando al Preventivo 2023 e dobbiamo fare i conti con il contenimento della spesa e l’impatto delle varie crisi internazionali che si susseguono». Tradotto in parole povere, ridurre eccessivamente le entrate creerebbe non pochi problemi. Quella proposta è una soluzione sostenibile: spingere su una versione estrema da una parte o dall’altra non è invece sostenibile». Nella sua controproposta, il Governo esclude anche la possibilità di una moratoria: «Dopo 13 anni è superata dagli eventi e premierebbe ulteriormente veicoli poco efficienti creando disparità di trattamento».

Quanto pagherebbe la Tesla e quanto il Pandino?
Mettiamo a confronto una Tesla Model S con una Fiat Panda. Con il nuovo sistema di calcolo del Governo, la vettura elettrica dal peso di circa 2.162 kg costerebbe 237,82 franchi. Una Fiat Panda relativamente datata (peso 1.015 kg e emissioni pari a 130 g/km CO2) ne costerebbe invece circa 250.

Da www.cdt.ch

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Imposta circolazione, il compromesso
Il Consiglio di Stato ha elaborato la modifica di legge: “Risposta ragionevole ed equilibrata” – Combinazione di emissioni di CO2 e massa dei veicoli

Alla controversa questione dell’imposta di circolazione in Ticino si aggiunge un nuovo capitolo. Il Consiglio di Stato ha infatti elaborato una modifica di legge da sottoporre alla Commissione della Gestione e al Parlamento. Il calcolo della nuova tassa si basa su una combinazione di emissioni di CO2 e peso del veicolo.
La modifica prevede “l’auspicata riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi, che andrebbero ad aggiungersi ai 5 milioni di franchi già raggiunti con la modifica di alcuni anni fa” scrive il Governo in una nota. Governo che sottolinea pure come si tratti di una proposta “equilibrata e ragionevole in grado di conciliare le esigenze di equilibrio finanziario votate dal popolo con quelle delle categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale”. 
Martedì prossimo, 7 giugno, la modifica di legge verrà presentata alla Commissione Gestione e finanze che si sta occupando di allestire un modello d’imposta da sottoporre a breve termine al Gran Consiglio.  

La formula, evoluta rispetto a quella presentata precedentemente, è la seguente:  

  • Per le automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg)  
  • Per le altre automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg) + (emissioni CO2 g/km – 95 g/km)*1,385

Secondo il Governo questa formula permetterà di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, a cui si aggiunge comunque una differenza di imposizione in base alla massa e di conseguenza al loro impatto sulle strade.
Allo stesso tempo l’imposta delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO verrebbe calcolata “proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”” scrive ancora il Governo.  
Per le autorità cantonali il nuovo sistema di calcolo è giustificato anche dalla volontà di cancellare le disparità a favore di veicoli più vecchi e maggiormente inquinanti. L’intenzione, Gestione, Parlamento e iniziativa PPD permettendo (vedi correlati), è quella di fare entrare in vigore il nuovo sistema dal primo gennaio 2023.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-circolazione-il-compromesso-15382537.html

Da www.rsi.ch

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

Il Consigliere di Stato parla della crisi creata dalla guerra in Ucraina

Nella conferenza stampa di marzo, quando venne presentato il Piano cantonale d’accoglienza riguardante i profughi ucraini, il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva sottolineato – oltre alla grande solidarietà manifestata dai ticinesi – anche alcuni rischi insiti in una situazione straordinaria e del tutto particolare come quella della fuga di milioni di persone da un territorio di guerra. “Le analisi che si fanno in queste circostanze devono tener conto anche dei fattori di rischio, delle criticità e dei pericoli che può comportare l’accoglienza di profughi in fuga dalla guerra. Pur sottolineando che l’aspetto umanitario è prioritario – e in questo senso le ticinesi e i ticinesi si sono dimostrati campioni – è compito dell’autorità fare in modo che non vi siano pericolose derive: da un lato da parte di chi viene accolto, ma soprattutto da chi accoglie, o meglio da ambienti che possono magari approfittare della situazione con comportamenti scorretti. Qui penso per esempio allo sfruttamento su un posto di lavoro, visto che lo statuto S a cui i profughi ucraini hanno diritto dà la facoltà di svolgere un’attività remunerata. Ma pure, in un ambito ancora molto più pericoloso, allo sfruttamento delle persone in un contesto criminale”.
Le criticità che nascono possono essere diverse. “I datori di lavoro che hanno intenzione di assumere un profugo ucraino (si parla al maschile, ma saranno soprattutto donne a trovare lavoro) devono rispettare tutte le procedure, senza scorciatoie. Devono assicurare alla persona che lavora alle loro dipendenze uno stipendio in base al contratto vigente nel settore. In caso contrario verrebbero penalizzati ancora i residenti, già spesso superati… sulla destra dai frontalieri”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Suscita critiche il fatto che a tutte le persone con lo statuto S venga corrisposto una specie di “soldo”, oltre alla copertura della cassa malati e delle spese di alloggio, anche a chi lavora. “La critica è giusta. Ma attenzione: anche le persone con permesso S sono o saranno assoggettate all’imposta alla fonte. Questo vuol dire che chi lavorerà dovrà pagare le imposte. Inoltre le prestazioni erogate vengono calcolate tenendo conto delle entrate della persona e se sarà autosufficiente non riceverà più i soldi delle prestazioni. Sono molte le informazioni che l’autorità richiede ai profughi, proprio per evitare possibili abusi. Tra questi anche un formulario in cui devono dichiarare se hanno capitali in Svizzera o all’estero ed eventuali redditi”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Molti si sono chiesti che senso ha sostenere finanziariamente profughi ucraini che girano sulle nostre strade con le Maserati… “Le ho viste anch’io queste auto. Sono persone generalmente molto facoltose e hanno potuto lasciare l’Ucraina appena è scoppiata la guerra. Si tratta della prima ondata. In seguito però sono giunti coloro che la guerra l’hanno vista e subita veramente. Però l’autorità non può essere sprovveduta e deve mettere in campo tutti i mezzi per accogliere, ma con le dovute attenzioni. Quest’ondata migratoria è completamente diversa da quelle vissute nel passato. La mia impressione è che l’apparato federale – competente in materia di politica d’asilo – non si sia adattato. Oltre che solidali, dobbiamo essere vigili, perché comunque questa crisi ci presenterà un conto salato, che dovremo pagare tutti noi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Dopo aver definito e analizzato le proposte di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari, si avvicina l’accordo tra il Cantone e i Comuni sul progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020». Rimangono ancora da affinare i dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari legati ai flussi generali nonché le modalità di ripartizione delle competenze e del finanziamento del settore «anziani». Entro l’autunno sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione.

Nella sua ultima riunione, il Comitato strategico del progetto «Ticino 2020» ha dato luce verde alla proposta di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari. All’incontro hanno preso parte la Direzione del progetto (Marzio Della Santa e Michele Passardi accompagnati da Danilo Mattenberger), i rappresentanti del Cantone (i Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta) e dei Comuni (Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli).  
Il progetto di riforma prevede di affidare al Cantone i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le Autorità regionali di protezione (ARP), all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza. Il Cantone assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari AVS/AI rimarranno invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale, che continuerà a essere gestito da Cantone e Comuni congiuntamente. Il finanziamento delle scuole comunali passerà per contro integralmente ai Comuni cui contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo verranno concesse maggiori autonomie operative. Nei prossimi mesi avranno luogo una serie di riunioni a cui prenderanno parte politici e tecnici rappresentanti i due livelli istituzionali con l’obiettivo di giungere a un accordo più completo anche sulle modalità di governo del settore degli anziani.
L’accordo trovato permette di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è parte integrante del progetto Ticino 2020. Inoltre la nuova ripartizione permette una semplificazione dei rapporti finanziari tra i due livelli istituzionali, garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni che tra i Comuni stessi.  
L’intento del Comitato strategico è quello di favorire un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica, costruendo nuove modalità di collaborazione ed esecuzione dei compiti sia per il Cantone che per i Comuni salvaguardando l’autonomia comunale per i compiti di prossimità.  
Il prossimo passo consiste nella trasmissione al Consiglio di Stato di un rapporto conclusivo, che permetta di avviare l’ultima fase di informazione e consultazione entro la fine dell’anno.

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Visita della neo Segretaria di Stato della migrazione al Centro federale d‘asilo a Pasture. ’Si è retto alla sfida dell’emergenza’

Ancora una volta il Ticino non si è tirato indietro. Porta d‘accesso sud della Svizzera davanti all’emergenza umanitaria ucraina ha aperto le braccia. Anche più di quanto la Confederazione gli chiedesse di fare. A oggi il cantone ha accolto sul suo territorio oltre 1’400 profughi. Tra loro gran parte, come testimoniano le autorità locali, hanno trovato casa nel Mendrisiotto. Oggi, mercoledì, Christine Schraner Burgener, al suo debutto come Segretaria di Stato della migrazione (Sem), è qui su suolo ticinese per dire di persona il suo ’grazie’. «Come nelle crisi precedenti – riconosce la responsabile della Sem – insieme è stato fatto un grande lavoro». Del resto, nel tempo ci hanno pensato la guerra dei Balcani e del Kosovo e le pressioni migratorie del 2016 a mettere alla prova la macchina dell’accoglienza. Certo il conflitto in Ucraina ha posto di fronte a «una situazione che non si era mai vista dalla Seconda guerra mondiale in poi». Le donne, i bambini, gli anziani in fuga dalle bombe rappresentano ora una prova che chiama tutti – Confederazione, Cantoni e Comuni – a rimboccarsi le maniche.
Come hanno reagito le istituzioni? «Sinora – conferma la Segretaria – questa sfida l’abbiamo padroneggiata bene. La cooperazione tra Confederazione e Cantoni ha funzionato molto bene. Quanto alla solidarietà dimostrata dalla popolazione è stata travolgente». Sono migliaia a livello nazionale i posti letto messi a disposizione e i privati hanno un ruolo significativo. Ciò che conta fa capire il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è essere virtuosi nel segno del federalismo svizzero. La sua richiesta consegnata brevi mano nelle stanze del Centro federale d’asilo a Pasture (fra Balerna e Novazzano)? «Far funzionare la solidarietà intercantonale e la ripartizione dei rifugiati negli altri cantoni». Tutto secondo il principio della reciprocità.

Prima visita, primo incontro con i sindaci
Oggi è stata, quindi, la prima volta di Christine Schraner Burgener negli spazi del Centro federale d’asilo, parte delle infrastrutture di Ticino e Svizzera centrale. O meglio della soluzione logistica provvisoria, lì a Pasture, in attesa di quella definitiva, che sarà ponta nel 2024. Ed è stato altresì il suo primo incontro, nel primo pomeriggio, con i rappresentanti dei Comuni locali – Bruno Arrigoni e Sonia Colombo-Regazoni, sindaco e municipale di Chiasso, e Luca Pagani e Sergio Bernasconi, sindaci di Balerna e Novazzano -, al tavolo anche Gobbi e il collega di governo Raffaele De Rosa e Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Mai come in questi frangenti il dialogo istituzionale, d’altra parte, ha un valore importante. Certo in questo caso, fa presente la Segretaria di Stato della migrazione, «per la prima volta non è Chiasso a essere il grande porto di scalo di chi fugge dalla guerra. La maggior parte fa capo a Zurigo». Ma quella a sud resta una frontiera ‘calda’.

Migrazione, una sfida nella sfida
In effetti, «nessuno di noi – annota ancora – sa dire quanto durerà la crisi. Una cosa è chiara – ribadisce -: possiamo superare questa sfida solo insieme e grazie al dialogo costruttivo che si è instaurato in Ticino. Solo così, sono sicura, potremo risolvere anche i prossimi problemi che si presenteranno». In realtà, la prova, come fa capire dl canto suo Norman Gobbi, rischia di essere duplice; perché a questo stato di cose dall’estate potrebbero sommarsi i flussi migratori di sempre, che si prevedono in aumento. «Per Chiasso e il Ticino sarà una situazione da affrontare, per la Sem da gestire in modo solidale», rimarca il Consigliere di Stato.

Preoccupazioni e rischi
Tornando alla crisi Ucraina, il capo del Di si spiega in due modi l‘ondata di profughi sul Ticino. «Innanzitutto, nel cantone è presente una significativa comunità ucraina, che ha fatto da attrattore. In secondo luogo, qui c’è uno dei centri federali importanti del Paese». Gobbi non nasconde di avere diverse preoccupazioni. «Dal nostro punto di vista, le esperienze vissute negli ultimi anni ci hanno permesso di essere quasi subito pronti a fronteggiare la crisi – annota -. Ora è la solidarietà spontanea che deve essere incanalata. Nelle emergenze, infatti, vi è anche chi approfitta della situazione. Una situazione che va monitorata fin dall’inizio, anche attraverso i colloqui che l’autorità cantonale ha nella gestione degli alloggi collettivi».

Focus sui minori non accompagnati
Il pensiero va in particolare ai minori non accompagnati, oltre che alle donne con figli e agli anziani. E la chiave di volta, a maggior ragione per i ragazzi, resta la concessione dello statuto di protezione ‘S’: registrare i rifugiati, fa presente ancora Gobbi, dà modo di avere un riscontro della loro presenza. «Non sono coloro che accolgono – spiega a ‘laRegione’ – che decidono quali misure di protezione devono essere attivate per quel minorenne. Minore al quale occorre garantire la presenza di una persona che funga da autorità parentale – un tutore o un curatore – e che possa essere seguito nel suo percorso. Sappiamo bene che, come c‘è il rischio di tratta di essere umani per le giovani donne – come si è visto ai confini con l’Ucraina -, possono esserci pure potenziali abusi sui minorenni. Quindi, l’obiettivo è quello di assicurare una ‘tracciabilità delle persone’: sapere chi sono, dove sono e attivare tutte le misure necessarie per la loro protezione. Dunque non solo lo statuto ’S’ ma tutti gli altri strumenti a disposizione».

Il Ticino ha già dovuto misurarsi con i minori non accompagnati in questa crisi? «Sin qui la guerra in Ucraina ha portato in Svizzera pochi minori non accompagnati a differenza di quanto accaduto con la situazione in Afghanistan», ci fa presente la Segretaria di Stato della migrazione.

Da www.laregione.ch

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«Accoglienza, ma organizzata»
In Svizzera sono stati registrati 20 mila profughi ucraini, al Ticino ne sono stati attribuiti 1.470, superando la chiave di riparto – Schraner Burgener: «Mostrata una solidarietà travolgente» – Gobbi: «Occorre più coordinazione tra privati e autorità»
«Siamo di fronte a una situazione inedita». Non ha dubbi, la segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener, arrivata in Ticino per visitare il centro federale d’asilo di Chiasso: «Stiamo vivendo qualcosa che non si era mai visto dopo la Seconda guerra mondiale». E i numeri lo dimostrano. Sono già 20 mila i profughi ucraini registrati in Svizzera, mentre nel solo centro d’asilo di Chiasso sono stati 2.500. Di questi, 1.470 sono poi stati attribuiti al nostro cantone. «Una cifra molto superiore rispetto a quanto prevede la chiave di riparto», è stato chiarito. Ogni giorno, ha spiegato la responsabile della SEM, arrivano in Svizzera circa mille persone: «Donne e bambini, soprattutto, che hanno bisogno della nostra protezione e devono essere registrati. Questo rappresenta una sfida per tutti: Confederazione, Cantoni e Comuni. Finora, però, abbiamo fronteggiato bene la sfida». Numeri alla mano, «la Confederazione mette a disposizione circa 9.000 posti letto, di cui qualche centinaio al centro di Chiasso. I Cantoni invece circa 30.000». Poi ci sono tantissimi privati: «La solidarietà è travolgente, e il Ticino si sta contraddistinguendo per lo slancio mostrato», ha detto Schraner Burgener.

Le preoccupazioni
Ma le sfide, ha chiarito da parte sua il direttore del DI Norman Gobbi, non mancano. «Chiasso è abituata a gestire i flussi migratori, l’esperienza passata ci ha permesso in questa occasione di essere pronti quasi immediatamente», ha premesso il consigliere di Stato. «Ma ci sono anche alcune preoccupazioni: ad esempio i minorenni non accompagnati e gli anziani che arrivano, e che magari necessitano di cure mediche». I minori non accompagnati – che «finora sono comunque pochi», ha detto la Segretaria di Stato della migrazione – «necessitano di protezione, di persone che fungano da autorità parentale, e di essere scolarizzati». E poi c’è il grande tema del coordinamento tra la solidarietà privata e le autorità: «È importante che a Chiasso sappiano chi arriva affinché la macchina non rallenti, quindi è opportuno che chi organizza i bus in arrivo con i profughi informi le autorità», ha evidenziato Gobbi. Il nostro cantone, fin dalle prime settimane di conflitto, si è prodigato per sostenere chi fugge dalla guerra. «Infatti, sono molte le persone arrivate sul territorio. Da un lato, perché qui c’è un’importante comunità ucraina che funge da attrattore. E poi perché Chiasso ha un centro d’asilo importante». Passata la prima fase di emergenza, ha chiarito Gobbi, «occorre però attivare al meglio la solidarietà intercantonale. Il primo picco di arrivi dovrebbe affievolirsi, quindi le registrazioni dovranno assumere il carattere di normalità».

Centri alloggi
Sul fronte dell’accoglienza in Ticino, «l’organizzazione predisposta dal Cantone per il momento sta funzionando bene», assicura Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. «Anche perché il Ticino ha sì assorbito un gran numero di arrivi, ma moltissimi profughi sono stati accolti direttamente dalla popolazione. Senza cioè passare dalle strutture collettive cantonali». Al momento, il centro di Aurigeno è al completo, con 60 persone ospitate. Piena anche la struttura di Arzo, dove si contano 65 persone. «Ad Airolo, invece, abbiamo ancora 14 posti a disposizione (su 60 totali). Da lunedì, per far fronte all’aumento degli arrivi, sarà aperto il centro a Breno, mentre mercoledì 6 aprile toccherà a Casa Roseto, sempre ad Airolo», spiega Pedevilla. Finora, poi, sono circa 170 gli alloggi messi a disposizione dai privati, che si sono annunciati ai Comuni: «Ci stiamo quindi occupando di visionare gli appartamenti, privilegiando gli spazi indipendenti e ammobiliati, che possono essere messi a disposizione rapidamente per le famiglie ucraine. Poi, confrontando le capacità scolastiche dei diversi istituti sul territorio, potremo procedere con l’attribuzione delle famiglie nelle varie località».

A breve nelle case
Un’attribuzione che, spiega da parte sua Cristina Oberholzer Casartelli, a capo della Sezione del sostengo sociale, potrebbe avvenire in tempi brevissimi: «Prevediamo le prime uscite dal centro di Aurigeno nella prima metà di aprile. Quindi a breve le prime persone potranno essere sistemate negli alloggi sul territorio». Ma i 170 alloggi messi a disposizione basteranno? «Difficile dirlo, al momento sono sufficienti», dice Oberholzer Casartelli. «Ma tutto dipenderà dagli arrivi, le stime iniziali parlavano di 50 mila profughi in arrivo, ossia circa mille arrivi al giorno. Altre stime, invece, ipotizzano numeri giornalieri raddoppiati da aprile. Occorrerà essere flessibili e organizzarci giorno per giorno». E, di nuovo, sarà fondamentale la coordinazione. «L’invito ai cittadini è di segnalare eventuali disponibilità ai Comuni, in modo che il dispositivo cantonale possa avere una fotografia precisa della situazione e organizzare al meglio le soluzioni abitative».

La collaborazione
Il Cantone ha nuovamente scritto ai Comuni per chiedere di segnalare le iniziative spontanee dei privati, qualora ne abbiano notizia. «Questo permette a noi, ma anche alla SEM di garantire una migliore presa a carico attraverso il dispositivo cantonale», sostiene Oberholzer Casartelli. Un concetto, questo, ribadito anche da Pedevilla: «L’iniziativa di chi decide di portare in Ticino le persone scappate dalla guerra è senz’altro apprezzabile dal profilo della solidarietà. Tuttavia, è bene che vi sia un coordinamento, specialmente con la Segreteria di Stato della migrazione. Sarebbe opportuno che l’arrivo dei rifugiati venisse preannunciato alle autorità, in modo che non ci si ritrovi improvvisamente a gestire diverse decine di persone in un colpo solo». In questo modo, viene anche facilitata la distribuzione sul territorio: «Il fatto di rivolgersi ai canali ufficiali permette di non concentrare troppe famiglie con bambini in un’unica zona, evitando di sovraccaricare alcune regioni e le relative sedi scolastiche».

Da www.cdt.ch

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Profughi, non si ferma l’emergenza
La segretaria di Stato della migrazione in visita in Ticino, dove sono già presenti 1’500 ucraini – Gobbi: “Cantone da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”

L’impegno per accogliere e registrare i profughi ucraini, anche in Ticino resta ai massimi livelli. La segretaria di stato della migrazione Christine Schraner Burgener oggi (mercoledì) ha visitato i centri federali d’asilo di Chiasso e Balerna. 
La visita è un’ulteriore conferma di quanto la situazione odierna sia inedita per chi opera nel settore della migrazione. In apertura dei discorsi è stato sottolineato che simili flussi non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale. La pressione resta alta con 1’000 arrivi al giorno in Svizzera, soprattutto donne e bambini.
Una sfida per le autorità a tutti i livelli: queste persone vanno infatti registrate rapidamente dandogli il permesso S, ma soprattutto bisogna fornir loro un tetto, cibo e assistenza medica. Confederazione e Cantoni hanno messo a disposizione l’impressionante numero di 40’000 posti letto, ai quali si sommano quelli dei privati che hanno dimostrato una solidarietà definita travolgente. Soprattutto in Ticino dove il ruolo che giocano è fondamentale.
Gli arrivi dall’Ucraina si concentrano soprattutto a Zurigo e in tutta la Svizzera si è arrivati quasi a 20’000, di cui attualmente quasi 1’500 sono in Ticino, quindi molti più di quanti prevede la chiave di riparto. Con il caldo ci si aspetta un aumento dei migranti provenienti da sud e le autorità dovranno esser capaci di affrontare anche questa nuova sfida.

Gobbi: “Ticino da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”
Da parte sua il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi ha spiegato che “il Canton Ticino è stato uno di quei cantoni che ha maggiormente accolto in questa prima fase, da un lato perché avevamo già una comunità di cittadini ucraini presenti sul territorio, che evidentemente ha fatto da traino per amici e parenti in fuga dal conflitto. Dall’altra parte, avendo un centro federale di registrazione, molti sono rimasti qui sul territorio in questa fase e ora si sta correggendo riducendo l’attribuzione, tant’è che in questi giorni ci sono state poche attribuzioni al Ticino, in modo che si rientri nella normale chiave di riparto”.
E in merito alle preoccupazioni rivolte all’estate, Gobbi ha confermato le preoccupazioni, anche perché “il Ticino rischia di diventare ancora una volta il ‘focus’ come tradizionalmente accade quando si parla di flussi migratori in provenienza dall’Africa”.

Si attendono nuovi impiegati alla SEM
I collaboratori della SEM si attendono circa trenta nuovi impiegati, “c’è bisogno di personale e di lavorare velocemente” ha dichiarato alla RSI la segretaria di Stato della migrazione (SEM) Christine Schraner Burgener. In Svizzera si stima l’arrivo di circa 1’000 rifugiati al giorno e per questo motivo sarà necessario impiegare nuove persone per velocizzare i processi.

L’incremento dell’afflusso dei profughi
Durante il periodo estivo si attende un maggiore afflusso dovuto all’arrivo di migranti da altre zone del mondo. “Verso l’estate stimiamo circa 1’500 richiedenti asilo al giorno oltre agli ucraini. Ad oggi stimiamo oltre 20’000 ucraini già registrati in Svizzera, a questi si potrebbero aggiungere afghani, siriani o rifugiati dalla Turchia.”

L’accoglienza dei privati
In merito all’accoglienza dei privati, la segretaria di stato ha riferito ai microfoni della RSI che apprezza molto la solidarietà “ma la protezione delle vittime rimane importante, per questo dobbiamo controllare le persone e le famiglie che arrivano e lavoriamo molto con l’organizzazione per la protezione dei rifugiati per cercare e trovare gli alloggi corretti.”  

Giovedì le autorità cantonali aggiorneranno il piano di accoglienza con la presentazione delle strutture regionali e della presa a carico sul territorio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Profughi-non-si-ferma-l’emergenza-15205009.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15205252

 

“Pieno rispetto della volontà popolare”

“Pieno rispetto della volontà popolare”

La posizione di Norman Gobbi dopo la decisione di abbandonare il progetto aggregativo Sassi Grossi

“I progetti d’aggregazione devono partire dal basso. Devono essere l’espressione di una volontà condivisa dei cittadini dei diversi Comuni coinvolti. Quando il risultato finale di una votazione consultativa dice chiaramente che non c’è condivisione e non c’è una maggioranza concorde sul progetto, allora al Cantone non resta che rispettare questa volontà, prenderne atto e decidere di conseguenza”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della decisione del Governo di abbandonare il progetto aggregativo della Bassa Leventina, che disegnava una nuova realtà istituzionale formata dai Comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. “Il rispetto delle decisioni popolari sono il principio su cui si basa la nostra democrazia. Questo progetto della Bassa Leventina dura ormai da 10 anni. Un iter troppo lungo, che dimostra poco slancio. E quando manca questo dinamismo difficilmente si giunge a un esito positivo. Da un lato è un peccato, perché comunque i quattro Comuni non sono realtà forti e pongono qualche criticità. Si fossero uniti, alcune tematiche avrebbero potuto trovare sbocchi più interessanti. Penso per esempio alla capacità di assicurare una reale autonomia comunale, grazie alla quale assolvere in pieno i compiti di servizio e di prossimità al cittadino, con lo scopo di migliorare la qualità residenziale. Ma, ripeto, le cittadine e i cittadini di Personico e di Pollegio hanno voluto diversamente e non possiamo che rispettare questa decisione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Comunque qualche sviluppo potrebbe ancora esserci, se si pensa che subito dopo il risultato del voto consultivo i Municipi di Bodio e Giornico (la cui popolazione ha accolto l’aggregazione a quattro a larghissima maggioranza) avevano accennato a un’unione tra loro. “Questo è vero. Prima però istituzionalmente occorre chiudere questo progetto. Ciò avverrà quando il Gran Consiglio, competente in ultima istanza di ratificare il successo o l’insuccesso di un’aggregazione, si sarà espresso. Nel frattempo i due Municipi potrebbero – come da loro stessi manifestato – avviare un nuovo processo aggregativo. Si tratterebbe però di discutere attorno a un progetto diverso, perché le coordinate di un’aggregazione con coinvolti solo Bodio e Giornico sono in parte dissimili rispetto a quanto immaginato per il futuro comune “Sassi Grossi”. Devo dire che alcune caratteristiche dei due comuni – come la gestione di un’area industriale presente sul territorio di entrambi i Comuni – potrebbero trovare migliori risposte. Si tratta di progettare qualcosa di nuovo. Spero che ci si riesca, perché sarebbe comunque un piccolo passo nella giusta direzione, che si inserisce nel contesto del Piano cantonale delle aggregazioni. Piano che mantiene a tutta la sua validità e importanza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 23 marzo 2022 il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto aggregativo tra i comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. L’aggregazione è stata nettamente respinta in votazione consultiva lo scorso 13 febbraio dalla popolazione di Personico e Pollegio, mentre è stata accolta a Bodio e Giornico.

Lo scorso 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i quattro comuni. L’aggregazione è stata accolta dalla cittadinanza di Bodio e Giornico con ampia maggioranza (oltre 80% di favorevoli in entrambi i comuni), mentre è stata nettamente respinta a Personico e Pollegio (65%, rispettivamente 82% di no).
Non essendo date le condizioni né per proseguire la procedura limitatamente ai due comuni favorevoli riducendo il comprensorio aggregativo, né per aggregare in via coatta uno o entrambi i comuni contrari, il messaggio propone l’abbandono del progetto.
Alla luce dell’ampio sostegno all’aggregazione espresso a Bodio e Giornico, i rispettivi municipi hanno manifestato la volontà di valutare in tempi relativamente brevi l’eventuale avvio di una procedura aggregativa tra i loro comuni, previo un momento di approfondimento.
Sulla proposta del Consiglio di Stato di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Marzio Della Santa (Sezione enti locali): una campagna di sensibilizzazione per favorire la cittadinanza attiva in vista delle elezioni comunali del 2024

Tre risoluzioni indirizzate al Consiglio di Stato. Dovrebbero uscire dal terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni in programma per dopodomani, giovedì, a Bellinzona (Auditorium della Scuola cantonale di commercio, inizio alle 14.30) e organizzato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Sel, la Sezione enti locali. Una delle tre è denominata ‘Democrazia sicura’: se approvata costituirà il primo passo verso la campagna di informazione che la Sel intende lanciare per (ri)accendere nei cittadini l’interesse per la cosa pubblica. Ovvero per incrementare la partecipazione al voto e indurre più persone a candidarsi. «L’obiettivo sono le elezioni comunali del 2024: la risoluzione chiede al governo di costituire un gruppo di lavoro che abbia il compito di approfondire il tema e di elaborare, definendo una serie di azioni di sensibilizzazione, una strategia cantonale di promozione della cosiddetta cittadinanza attiva», spiega il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La ‘Regione’ lo ha intervistato.
In gennaio l’Osservatorio della vita politica regionale (Università di Losanna) ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019, le ultime ‘cantonali’ in ordine di tempo. “Fra gli aspetti che più fanno riflettere in vista delle prossime tornate elettorali vi è l’importanza crescente dell’astensionismo”, annota fra l’altro l’Osservatorio. La vostra impresa si preannuncia piuttosto impegnativa…
Ne siamo consapevoli e non sappiamo se la campagna produrrà risultati concreti già in occasione del prossimo rinnovo dei poteri locali. Sono d’accordo, l’impresa non è facile: tuttavia come Sezione degli enti locali ci sottrarremmo alle nostre responsabilità se non cercassimo, nell’ambito ovviamente delle nostre competenze, di invertire una tendenza, quella dell’astensionismo, che ci preoccupa parecchio. Questo crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della propria comunità dovrebbe però preoccupare l’intera società. Un disinteresse che si traduce non solo nelle basse percentuali di votanti ma anche nella scarsa disponibilità a candidarsi, il che impedisce in diversi comuni il ricambio negli organi esecutivi e legislativi. Un ricambio di persone che è salutare per garantire, in prospettiva, progettualità.

A cosa è dovuto questo disinteresse?
A più fattori. Se ci riferiamo alle realtà comunali, penso per esempio al venir meno del senso di appartenenza alla collettività, soprattutto in coloro che risiedono in un comune ma lavorano in un altro. Penso al calo di attrattiva delle cariche elettive in generale, alla mancanza di tempo o al clima litigioso in quel determinato comune, con conseguente rinuncia a candidarsi a una carica politica. È la cittadinanza passiva: il cittadino diventa così soltanto un consumatore dei servizi erogati dal proprio Comune.

Il sistema di milizia è in crisi?
Cominciamo col ricordare e sottolineare che questo sistema è un elemento cardine della democrazia svizzera, soprattutto a livello comunale. Favorisce infatti la coesione sociale e promuove la fiducia nelle istituzioni, poiché accorcia la distanza fra classe politica e popolazione. Se nei Comuni avessimo dei soli politici professionisti, al di là dei costi elevati di un simile sistema, ci sarebbero solo degli organi esecutivi composti da élite che svolgerebbero pure una funzione legislativa. Semmai credo che anche nei comuni il sistema di milizia vada rivitalizzato. Sensibilizzando la popolazione sull’importanza della cittadinanza attiva e dunque sull’importanza della partecipazione al voto e del mettersi a disposizione per ricoprire una carica elettiva, non per difendere interessi personali ma per il bene della comunità. I partiti potrebbero fare di più in quest’opera di sensibilizzazione. La sfida è in particolare nei grandi comuni urbani, derivanti da processi aggregativi: vanno valorizzati i quartieri e pure le associazioni presenti sul territorio. Si tratta insomma di favorire lo sviluppo della cittadinanza attiva invogliando i cittadini e le cittadine a impegnarsi nella società civile e nella sfera pubblica, a mostrare solidarietà e interesse per il bene comune, per la propria comunità, per il proprio territorio.

Torniamo alla campagna di informazione e sensibilizzazione che la Sel intende promuovere.
Il gruppo di lavoro che il Consiglio di Stato dovrebbe istituire sarà formato tra gli altri da collaboratori della Sezione degli enti locali, fra cui Simona Corecco che da sempre segue da vicino il dossier delle aggregazioni comunali e che ha accuratamente approfondito il tema della cittadinanza attiva, da collaboratori del Servizio dei diritti politici della Cancelleria dello Stato, da collaboratori del Servizio informazione e comunicazione del governo, da un politologo, dalla delegata cantonale per le pari opportunità e da uno psicologo. Una composizione precisa però non c’è ancora. Questo gruppo dovrà studiare delle azioni di sensibilizzazione e di informazione, per esempio sul ruolo del consigliere comunale e su quello del municipale. Il tutto per motivare il cittadino. A votare e magari a candidarsi. La campagna si svolgerà sui canali informativi che il gruppo di lavoro riterrà adatti allo scopo. Faccio intanto presente che uno dei temi al centro giovedì del terzo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni saranno le cariche politiche comunali, e cioè come renderle attrattive. Relatore sarà il politologo e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale Oscar Mazzoleni. A breve potremmo quindi avere delle indicazioni utili.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 15 marzo 2022 de La Regione

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Comunicato stampa

A partire da domani sarà disponibile una helpline cantonale per rispondere alle domande della popolazione ticinese in merito al nuovo statuto di protezione S e, più in generale, ad aspetti relativi all’accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina. La helpline cantonale sarà raggiungibile al numero di telefono 0800 194 194 e sarà attiva tutti i giorni (da lunedì a domenica) dalle 9.00 alle 17.00.
A seguito delle decisioni odierne del Consiglio federale relative al nuovo statuto di protezione S e alle domande che potrebbero scaturire nella popolazione ticinese, il Cantone ha deciso di mettere a disposizione una helpline cantonale raggiungibile al numero 0800 194 194. Questo punto di contatto telefonico sarà attivo (a partire da domani mattina) sette giorni su sette, dalle 9.00 alle 17.00.  
Le collaboratrici e i collaboratori risponderanno alle domande della popolazione, in particolare per quanto riguarda le procedure di registrazione delle persone che giungeranno in Ticino a causa del conflitto in atto in Ucraina.  
Per maggior informazioni è anche possibile consultare la pagina web www.ti.ch/ucraina.  
Infine ricordiamo che rimane a disposizione anche una helpline federale gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Maggiori informazioni sulla pagina web della autorità federali.