Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Verso un accordo per la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Dopo aver definito e analizzato le proposte di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari, si avvicina l’accordo tra il Cantone e i Comuni sul progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020». Rimangono ancora da affinare i dettagli relativi ad alcuni aspetti finanziari legati ai flussi generali nonché le modalità di ripartizione delle competenze e del finanziamento del settore «anziani». Entro l’autunno sarà possibile sottoporre il progetto a un’ultima fase di informazione e consultazione.

Nella sua ultima riunione, il Comitato strategico del progetto «Ticino 2020» ha dato luce verde alla proposta di ripartizione dei compiti e di nuovi flussi finanziari. All’incontro hanno preso parte la Direzione del progetto (Marzio Della Santa e Michele Passardi accompagnati da Danilo Mattenberger), i rappresentanti del Cantone (i Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta) e dei Comuni (Felice Dafond, Michele Foletti e Andrea Pellegrinelli).  
Il progetto di riforma prevede di affidare al Cantone i compiti relativi alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori incluse le Autorità regionali di protezione (ARP), all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali, alla comunità tariffale e alla centrale di allarme del servizio autoambulanza. Il Cantone assumerà integralmente i costi degli aiuti diretti per il mantenimento degli anziani a domicilio. Il finanziamento del settore anziani e delle prestazioni complementari AVS/AI rimarranno invece di competenza di entrambi i livelli istituzionali, così come il trasporto regionale, che continuerà a essere gestito da Cantone e Comuni congiuntamente. Il finanziamento delle scuole comunali passerà per contro integralmente ai Comuni cui contestualmente all’introduzione del concetto di istituto scolastico minimo verranno concesse maggiori autonomie operative. Nei prossimi mesi avranno luogo una serie di riunioni a cui prenderanno parte politici e tecnici rappresentanti i due livelli istituzionali con l’obiettivo di giungere a un accordo più completo anche sulle modalità di governo del settore degli anziani.
L’accordo trovato permette di sbloccare la riforma del sistema di perequazione finanziaria intercomunale che è parte integrante del progetto Ticino 2020. Inoltre la nuova ripartizione permette una semplificazione dei rapporti finanziari tra i due livelli istituzionali, garantendo la neutralità finanziaria della riforma sia tra Cantone e Comuni che tra i Comuni stessi.  
L’intento del Comitato strategico è quello di favorire un cambiamento culturale nella gestione della cosa pubblica, costruendo nuove modalità di collaborazione ed esecuzione dei compiti sia per il Cantone che per i Comuni salvaguardando l’autonomia comunale per i compiti di prossimità.  
Il prossimo passo consiste nella trasmissione al Consiglio di Stato di un rapporto conclusivo, che permetta di avviare l’ultima fase di informazione e consultazione entro la fine dell’anno.

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Visita della neo Segretaria di Stato della migrazione al Centro federale d‘asilo a Pasture. ’Si è retto alla sfida dell’emergenza’

Ancora una volta il Ticino non si è tirato indietro. Porta d‘accesso sud della Svizzera davanti all’emergenza umanitaria ucraina ha aperto le braccia. Anche più di quanto la Confederazione gli chiedesse di fare. A oggi il cantone ha accolto sul suo territorio oltre 1’400 profughi. Tra loro gran parte, come testimoniano le autorità locali, hanno trovato casa nel Mendrisiotto. Oggi, mercoledì, Christine Schraner Burgener, al suo debutto come Segretaria di Stato della migrazione (Sem), è qui su suolo ticinese per dire di persona il suo ’grazie’. «Come nelle crisi precedenti – riconosce la responsabile della Sem – insieme è stato fatto un grande lavoro». Del resto, nel tempo ci hanno pensato la guerra dei Balcani e del Kosovo e le pressioni migratorie del 2016 a mettere alla prova la macchina dell’accoglienza. Certo il conflitto in Ucraina ha posto di fronte a «una situazione che non si era mai vista dalla Seconda guerra mondiale in poi». Le donne, i bambini, gli anziani in fuga dalle bombe rappresentano ora una prova che chiama tutti – Confederazione, Cantoni e Comuni – a rimboccarsi le maniche.
Come hanno reagito le istituzioni? «Sinora – conferma la Segretaria – questa sfida l’abbiamo padroneggiata bene. La cooperazione tra Confederazione e Cantoni ha funzionato molto bene. Quanto alla solidarietà dimostrata dalla popolazione è stata travolgente». Sono migliaia a livello nazionale i posti letto messi a disposizione e i privati hanno un ruolo significativo. Ciò che conta fa capire il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è essere virtuosi nel segno del federalismo svizzero. La sua richiesta consegnata brevi mano nelle stanze del Centro federale d’asilo a Pasture (fra Balerna e Novazzano)? «Far funzionare la solidarietà intercantonale e la ripartizione dei rifugiati negli altri cantoni». Tutto secondo il principio della reciprocità.

Prima visita, primo incontro con i sindaci
Oggi è stata, quindi, la prima volta di Christine Schraner Burgener negli spazi del Centro federale d’asilo, parte delle infrastrutture di Ticino e Svizzera centrale. O meglio della soluzione logistica provvisoria, lì a Pasture, in attesa di quella definitiva, che sarà ponta nel 2024. Ed è stato altresì il suo primo incontro, nel primo pomeriggio, con i rappresentanti dei Comuni locali – Bruno Arrigoni e Sonia Colombo-Regazoni, sindaco e municipale di Chiasso, e Luca Pagani e Sergio Bernasconi, sindaci di Balerna e Novazzano -, al tavolo anche Gobbi e il collega di governo Raffaele De Rosa e Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Mai come in questi frangenti il dialogo istituzionale, d’altra parte, ha un valore importante. Certo in questo caso, fa presente la Segretaria di Stato della migrazione, «per la prima volta non è Chiasso a essere il grande porto di scalo di chi fugge dalla guerra. La maggior parte fa capo a Zurigo». Ma quella a sud resta una frontiera ‘calda’.

Migrazione, una sfida nella sfida
In effetti, «nessuno di noi – annota ancora – sa dire quanto durerà la crisi. Una cosa è chiara – ribadisce -: possiamo superare questa sfida solo insieme e grazie al dialogo costruttivo che si è instaurato in Ticino. Solo così, sono sicura, potremo risolvere anche i prossimi problemi che si presenteranno». In realtà, la prova, come fa capire dl canto suo Norman Gobbi, rischia di essere duplice; perché a questo stato di cose dall’estate potrebbero sommarsi i flussi migratori di sempre, che si prevedono in aumento. «Per Chiasso e il Ticino sarà una situazione da affrontare, per la Sem da gestire in modo solidale», rimarca il Consigliere di Stato.

Preoccupazioni e rischi
Tornando alla crisi Ucraina, il capo del Di si spiega in due modi l‘ondata di profughi sul Ticino. «Innanzitutto, nel cantone è presente una significativa comunità ucraina, che ha fatto da attrattore. In secondo luogo, qui c’è uno dei centri federali importanti del Paese». Gobbi non nasconde di avere diverse preoccupazioni. «Dal nostro punto di vista, le esperienze vissute negli ultimi anni ci hanno permesso di essere quasi subito pronti a fronteggiare la crisi – annota -. Ora è la solidarietà spontanea che deve essere incanalata. Nelle emergenze, infatti, vi è anche chi approfitta della situazione. Una situazione che va monitorata fin dall’inizio, anche attraverso i colloqui che l’autorità cantonale ha nella gestione degli alloggi collettivi».

Focus sui minori non accompagnati
Il pensiero va in particolare ai minori non accompagnati, oltre che alle donne con figli e agli anziani. E la chiave di volta, a maggior ragione per i ragazzi, resta la concessione dello statuto di protezione ‘S’: registrare i rifugiati, fa presente ancora Gobbi, dà modo di avere un riscontro della loro presenza. «Non sono coloro che accolgono – spiega a ‘laRegione’ – che decidono quali misure di protezione devono essere attivate per quel minorenne. Minore al quale occorre garantire la presenza di una persona che funga da autorità parentale – un tutore o un curatore – e che possa essere seguito nel suo percorso. Sappiamo bene che, come c‘è il rischio di tratta di essere umani per le giovani donne – come si è visto ai confini con l’Ucraina -, possono esserci pure potenziali abusi sui minorenni. Quindi, l’obiettivo è quello di assicurare una ‘tracciabilità delle persone’: sapere chi sono, dove sono e attivare tutte le misure necessarie per la loro protezione. Dunque non solo lo statuto ’S’ ma tutti gli altri strumenti a disposizione».

Il Ticino ha già dovuto misurarsi con i minori non accompagnati in questa crisi? «Sin qui la guerra in Ucraina ha portato in Svizzera pochi minori non accompagnati a differenza di quanto accaduto con la situazione in Afghanistan», ci fa presente la Segretaria di Stato della migrazione.

Da www.laregione.ch

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«Accoglienza, ma organizzata»
In Svizzera sono stati registrati 20 mila profughi ucraini, al Ticino ne sono stati attribuiti 1.470, superando la chiave di riparto – Schraner Burgener: «Mostrata una solidarietà travolgente» – Gobbi: «Occorre più coordinazione tra privati e autorità»
«Siamo di fronte a una situazione inedita». Non ha dubbi, la segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener, arrivata in Ticino per visitare il centro federale d’asilo di Chiasso: «Stiamo vivendo qualcosa che non si era mai visto dopo la Seconda guerra mondiale». E i numeri lo dimostrano. Sono già 20 mila i profughi ucraini registrati in Svizzera, mentre nel solo centro d’asilo di Chiasso sono stati 2.500. Di questi, 1.470 sono poi stati attribuiti al nostro cantone. «Una cifra molto superiore rispetto a quanto prevede la chiave di riparto», è stato chiarito. Ogni giorno, ha spiegato la responsabile della SEM, arrivano in Svizzera circa mille persone: «Donne e bambini, soprattutto, che hanno bisogno della nostra protezione e devono essere registrati. Questo rappresenta una sfida per tutti: Confederazione, Cantoni e Comuni. Finora, però, abbiamo fronteggiato bene la sfida». Numeri alla mano, «la Confederazione mette a disposizione circa 9.000 posti letto, di cui qualche centinaio al centro di Chiasso. I Cantoni invece circa 30.000». Poi ci sono tantissimi privati: «La solidarietà è travolgente, e il Ticino si sta contraddistinguendo per lo slancio mostrato», ha detto Schraner Burgener.

Le preoccupazioni
Ma le sfide, ha chiarito da parte sua il direttore del DI Norman Gobbi, non mancano. «Chiasso è abituata a gestire i flussi migratori, l’esperienza passata ci ha permesso in questa occasione di essere pronti quasi immediatamente», ha premesso il consigliere di Stato. «Ma ci sono anche alcune preoccupazioni: ad esempio i minorenni non accompagnati e gli anziani che arrivano, e che magari necessitano di cure mediche». I minori non accompagnati – che «finora sono comunque pochi», ha detto la Segretaria di Stato della migrazione – «necessitano di protezione, di persone che fungano da autorità parentale, e di essere scolarizzati». E poi c’è il grande tema del coordinamento tra la solidarietà privata e le autorità: «È importante che a Chiasso sappiano chi arriva affinché la macchina non rallenti, quindi è opportuno che chi organizza i bus in arrivo con i profughi informi le autorità», ha evidenziato Gobbi. Il nostro cantone, fin dalle prime settimane di conflitto, si è prodigato per sostenere chi fugge dalla guerra. «Infatti, sono molte le persone arrivate sul territorio. Da un lato, perché qui c’è un’importante comunità ucraina che funge da attrattore. E poi perché Chiasso ha un centro d’asilo importante». Passata la prima fase di emergenza, ha chiarito Gobbi, «occorre però attivare al meglio la solidarietà intercantonale. Il primo picco di arrivi dovrebbe affievolirsi, quindi le registrazioni dovranno assumere il carattere di normalità».

Centri alloggi
Sul fronte dell’accoglienza in Ticino, «l’organizzazione predisposta dal Cantone per il momento sta funzionando bene», assicura Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. «Anche perché il Ticino ha sì assorbito un gran numero di arrivi, ma moltissimi profughi sono stati accolti direttamente dalla popolazione. Senza cioè passare dalle strutture collettive cantonali». Al momento, il centro di Aurigeno è al completo, con 60 persone ospitate. Piena anche la struttura di Arzo, dove si contano 65 persone. «Ad Airolo, invece, abbiamo ancora 14 posti a disposizione (su 60 totali). Da lunedì, per far fronte all’aumento degli arrivi, sarà aperto il centro a Breno, mentre mercoledì 6 aprile toccherà a Casa Roseto, sempre ad Airolo», spiega Pedevilla. Finora, poi, sono circa 170 gli alloggi messi a disposizione dai privati, che si sono annunciati ai Comuni: «Ci stiamo quindi occupando di visionare gli appartamenti, privilegiando gli spazi indipendenti e ammobiliati, che possono essere messi a disposizione rapidamente per le famiglie ucraine. Poi, confrontando le capacità scolastiche dei diversi istituti sul territorio, potremo procedere con l’attribuzione delle famiglie nelle varie località».

A breve nelle case
Un’attribuzione che, spiega da parte sua Cristina Oberholzer Casartelli, a capo della Sezione del sostengo sociale, potrebbe avvenire in tempi brevissimi: «Prevediamo le prime uscite dal centro di Aurigeno nella prima metà di aprile. Quindi a breve le prime persone potranno essere sistemate negli alloggi sul territorio». Ma i 170 alloggi messi a disposizione basteranno? «Difficile dirlo, al momento sono sufficienti», dice Oberholzer Casartelli. «Ma tutto dipenderà dagli arrivi, le stime iniziali parlavano di 50 mila profughi in arrivo, ossia circa mille arrivi al giorno. Altre stime, invece, ipotizzano numeri giornalieri raddoppiati da aprile. Occorrerà essere flessibili e organizzarci giorno per giorno». E, di nuovo, sarà fondamentale la coordinazione. «L’invito ai cittadini è di segnalare eventuali disponibilità ai Comuni, in modo che il dispositivo cantonale possa avere una fotografia precisa della situazione e organizzare al meglio le soluzioni abitative».

La collaborazione
Il Cantone ha nuovamente scritto ai Comuni per chiedere di segnalare le iniziative spontanee dei privati, qualora ne abbiano notizia. «Questo permette a noi, ma anche alla SEM di garantire una migliore presa a carico attraverso il dispositivo cantonale», sostiene Oberholzer Casartelli. Un concetto, questo, ribadito anche da Pedevilla: «L’iniziativa di chi decide di portare in Ticino le persone scappate dalla guerra è senz’altro apprezzabile dal profilo della solidarietà. Tuttavia, è bene che vi sia un coordinamento, specialmente con la Segreteria di Stato della migrazione. Sarebbe opportuno che l’arrivo dei rifugiati venisse preannunciato alle autorità, in modo che non ci si ritrovi improvvisamente a gestire diverse decine di persone in un colpo solo». In questo modo, viene anche facilitata la distribuzione sul territorio: «Il fatto di rivolgersi ai canali ufficiali permette di non concentrare troppe famiglie con bambini in un’unica zona, evitando di sovraccaricare alcune regioni e le relative sedi scolastiche».

Da www.cdt.ch

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Profughi, non si ferma l’emergenza
La segretaria di Stato della migrazione in visita in Ticino, dove sono già presenti 1’500 ucraini – Gobbi: “Cantone da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”

L’impegno per accogliere e registrare i profughi ucraini, anche in Ticino resta ai massimi livelli. La segretaria di stato della migrazione Christine Schraner Burgener oggi (mercoledì) ha visitato i centri federali d’asilo di Chiasso e Balerna. 
La visita è un’ulteriore conferma di quanto la situazione odierna sia inedita per chi opera nel settore della migrazione. In apertura dei discorsi è stato sottolineato che simili flussi non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale. La pressione resta alta con 1’000 arrivi al giorno in Svizzera, soprattutto donne e bambini.
Una sfida per le autorità a tutti i livelli: queste persone vanno infatti registrate rapidamente dandogli il permesso S, ma soprattutto bisogna fornir loro un tetto, cibo e assistenza medica. Confederazione e Cantoni hanno messo a disposizione l’impressionante numero di 40’000 posti letto, ai quali si sommano quelli dei privati che hanno dimostrato una solidarietà definita travolgente. Soprattutto in Ticino dove il ruolo che giocano è fondamentale.
Gli arrivi dall’Ucraina si concentrano soprattutto a Zurigo e in tutta la Svizzera si è arrivati quasi a 20’000, di cui attualmente quasi 1’500 sono in Ticino, quindi molti più di quanti prevede la chiave di riparto. Con il caldo ci si aspetta un aumento dei migranti provenienti da sud e le autorità dovranno esser capaci di affrontare anche questa nuova sfida.

Gobbi: “Ticino da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”
Da parte sua il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi ha spiegato che “il Canton Ticino è stato uno di quei cantoni che ha maggiormente accolto in questa prima fase, da un lato perché avevamo già una comunità di cittadini ucraini presenti sul territorio, che evidentemente ha fatto da traino per amici e parenti in fuga dal conflitto. Dall’altra parte, avendo un centro federale di registrazione, molti sono rimasti qui sul territorio in questa fase e ora si sta correggendo riducendo l’attribuzione, tant’è che in questi giorni ci sono state poche attribuzioni al Ticino, in modo che si rientri nella normale chiave di riparto”.
E in merito alle preoccupazioni rivolte all’estate, Gobbi ha confermato le preoccupazioni, anche perché “il Ticino rischia di diventare ancora una volta il ‘focus’ come tradizionalmente accade quando si parla di flussi migratori in provenienza dall’Africa”.

Si attendono nuovi impiegati alla SEM
I collaboratori della SEM si attendono circa trenta nuovi impiegati, “c’è bisogno di personale e di lavorare velocemente” ha dichiarato alla RSI la segretaria di Stato della migrazione (SEM) Christine Schraner Burgener. In Svizzera si stima l’arrivo di circa 1’000 rifugiati al giorno e per questo motivo sarà necessario impiegare nuove persone per velocizzare i processi.

L’incremento dell’afflusso dei profughi
Durante il periodo estivo si attende un maggiore afflusso dovuto all’arrivo di migranti da altre zone del mondo. “Verso l’estate stimiamo circa 1’500 richiedenti asilo al giorno oltre agli ucraini. Ad oggi stimiamo oltre 20’000 ucraini già registrati in Svizzera, a questi si potrebbero aggiungere afghani, siriani o rifugiati dalla Turchia.”

L’accoglienza dei privati
In merito all’accoglienza dei privati, la segretaria di stato ha riferito ai microfoni della RSI che apprezza molto la solidarietà “ma la protezione delle vittime rimane importante, per questo dobbiamo controllare le persone e le famiglie che arrivano e lavoriamo molto con l’organizzazione per la protezione dei rifugiati per cercare e trovare gli alloggi corretti.”  

Giovedì le autorità cantonali aggiorneranno il piano di accoglienza con la presentazione delle strutture regionali e della presa a carico sul territorio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Profughi-non-si-ferma-l’emergenza-15205009.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15205252

 

“Pieno rispetto della volontà popolare”

“Pieno rispetto della volontà popolare”

La posizione di Norman Gobbi dopo la decisione di abbandonare il progetto aggregativo Sassi Grossi

“I progetti d’aggregazione devono partire dal basso. Devono essere l’espressione di una volontà condivisa dei cittadini dei diversi Comuni coinvolti. Quando il risultato finale di una votazione consultativa dice chiaramente che non c’è condivisione e non c’è una maggioranza concorde sul progetto, allora al Cantone non resta che rispettare questa volontà, prenderne atto e decidere di conseguenza”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della decisione del Governo di abbandonare il progetto aggregativo della Bassa Leventina, che disegnava una nuova realtà istituzionale formata dai Comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. “Il rispetto delle decisioni popolari sono il principio su cui si basa la nostra democrazia. Questo progetto della Bassa Leventina dura ormai da 10 anni. Un iter troppo lungo, che dimostra poco slancio. E quando manca questo dinamismo difficilmente si giunge a un esito positivo. Da un lato è un peccato, perché comunque i quattro Comuni non sono realtà forti e pongono qualche criticità. Si fossero uniti, alcune tematiche avrebbero potuto trovare sbocchi più interessanti. Penso per esempio alla capacità di assicurare una reale autonomia comunale, grazie alla quale assolvere in pieno i compiti di servizio e di prossimità al cittadino, con lo scopo di migliorare la qualità residenziale. Ma, ripeto, le cittadine e i cittadini di Personico e di Pollegio hanno voluto diversamente e non possiamo che rispettare questa decisione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Comunque qualche sviluppo potrebbe ancora esserci, se si pensa che subito dopo il risultato del voto consultivo i Municipi di Bodio e Giornico (la cui popolazione ha accolto l’aggregazione a quattro a larghissima maggioranza) avevano accennato a un’unione tra loro. “Questo è vero. Prima però istituzionalmente occorre chiudere questo progetto. Ciò avverrà quando il Gran Consiglio, competente in ultima istanza di ratificare il successo o l’insuccesso di un’aggregazione, si sarà espresso. Nel frattempo i due Municipi potrebbero – come da loro stessi manifestato – avviare un nuovo processo aggregativo. Si tratterebbe però di discutere attorno a un progetto diverso, perché le coordinate di un’aggregazione con coinvolti solo Bodio e Giornico sono in parte dissimili rispetto a quanto immaginato per il futuro comune “Sassi Grossi”. Devo dire che alcune caratteristiche dei due comuni – come la gestione di un’area industriale presente sul territorio di entrambi i Comuni – potrebbero trovare migliori risposte. Si tratta di progettare qualcosa di nuovo. Spero che ci si riesca, perché sarebbe comunque un piccolo passo nella giusta direzione, che si inserisce nel contesto del Piano cantonale delle aggregazioni. Piano che mantiene a tutta la sua validità e importanza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 23 marzo 2022 il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto aggregativo tra i comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. L’aggregazione è stata nettamente respinta in votazione consultiva lo scorso 13 febbraio dalla popolazione di Personico e Pollegio, mentre è stata accolta a Bodio e Giornico.

Lo scorso 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i quattro comuni. L’aggregazione è stata accolta dalla cittadinanza di Bodio e Giornico con ampia maggioranza (oltre 80% di favorevoli in entrambi i comuni), mentre è stata nettamente respinta a Personico e Pollegio (65%, rispettivamente 82% di no).
Non essendo date le condizioni né per proseguire la procedura limitatamente ai due comuni favorevoli riducendo il comprensorio aggregativo, né per aggregare in via coatta uno o entrambi i comuni contrari, il messaggio propone l’abbandono del progetto.
Alla luce dell’ampio sostegno all’aggregazione espresso a Bodio e Giornico, i rispettivi municipi hanno manifestato la volontà di valutare in tempi relativamente brevi l’eventuale avvio di una procedura aggregativa tra i loro comuni, previo un momento di approfondimento.
Sulla proposta del Consiglio di Stato di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Marzio Della Santa (Sezione enti locali): una campagna di sensibilizzazione per favorire la cittadinanza attiva in vista delle elezioni comunali del 2024

Tre risoluzioni indirizzate al Consiglio di Stato. Dovrebbero uscire dal terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni in programma per dopodomani, giovedì, a Bellinzona (Auditorium della Scuola cantonale di commercio, inizio alle 14.30) e organizzato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Sel, la Sezione enti locali. Una delle tre è denominata ‘Democrazia sicura’: se approvata costituirà il primo passo verso la campagna di informazione che la Sel intende lanciare per (ri)accendere nei cittadini l’interesse per la cosa pubblica. Ovvero per incrementare la partecipazione al voto e indurre più persone a candidarsi. «L’obiettivo sono le elezioni comunali del 2024: la risoluzione chiede al governo di costituire un gruppo di lavoro che abbia il compito di approfondire il tema e di elaborare, definendo una serie di azioni di sensibilizzazione, una strategia cantonale di promozione della cosiddetta cittadinanza attiva», spiega il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La ‘Regione’ lo ha intervistato.
In gennaio l’Osservatorio della vita politica regionale (Università di Losanna) ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019, le ultime ‘cantonali’ in ordine di tempo. “Fra gli aspetti che più fanno riflettere in vista delle prossime tornate elettorali vi è l’importanza crescente dell’astensionismo”, annota fra l’altro l’Osservatorio. La vostra impresa si preannuncia piuttosto impegnativa…
Ne siamo consapevoli e non sappiamo se la campagna produrrà risultati concreti già in occasione del prossimo rinnovo dei poteri locali. Sono d’accordo, l’impresa non è facile: tuttavia come Sezione degli enti locali ci sottrarremmo alle nostre responsabilità se non cercassimo, nell’ambito ovviamente delle nostre competenze, di invertire una tendenza, quella dell’astensionismo, che ci preoccupa parecchio. Questo crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della propria comunità dovrebbe però preoccupare l’intera società. Un disinteresse che si traduce non solo nelle basse percentuali di votanti ma anche nella scarsa disponibilità a candidarsi, il che impedisce in diversi comuni il ricambio negli organi esecutivi e legislativi. Un ricambio di persone che è salutare per garantire, in prospettiva, progettualità.

A cosa è dovuto questo disinteresse?
A più fattori. Se ci riferiamo alle realtà comunali, penso per esempio al venir meno del senso di appartenenza alla collettività, soprattutto in coloro che risiedono in un comune ma lavorano in un altro. Penso al calo di attrattiva delle cariche elettive in generale, alla mancanza di tempo o al clima litigioso in quel determinato comune, con conseguente rinuncia a candidarsi a una carica politica. È la cittadinanza passiva: il cittadino diventa così soltanto un consumatore dei servizi erogati dal proprio Comune.

Il sistema di milizia è in crisi?
Cominciamo col ricordare e sottolineare che questo sistema è un elemento cardine della democrazia svizzera, soprattutto a livello comunale. Favorisce infatti la coesione sociale e promuove la fiducia nelle istituzioni, poiché accorcia la distanza fra classe politica e popolazione. Se nei Comuni avessimo dei soli politici professionisti, al di là dei costi elevati di un simile sistema, ci sarebbero solo degli organi esecutivi composti da élite che svolgerebbero pure una funzione legislativa. Semmai credo che anche nei comuni il sistema di milizia vada rivitalizzato. Sensibilizzando la popolazione sull’importanza della cittadinanza attiva e dunque sull’importanza della partecipazione al voto e del mettersi a disposizione per ricoprire una carica elettiva, non per difendere interessi personali ma per il bene della comunità. I partiti potrebbero fare di più in quest’opera di sensibilizzazione. La sfida è in particolare nei grandi comuni urbani, derivanti da processi aggregativi: vanno valorizzati i quartieri e pure le associazioni presenti sul territorio. Si tratta insomma di favorire lo sviluppo della cittadinanza attiva invogliando i cittadini e le cittadine a impegnarsi nella società civile e nella sfera pubblica, a mostrare solidarietà e interesse per il bene comune, per la propria comunità, per il proprio territorio.

Torniamo alla campagna di informazione e sensibilizzazione che la Sel intende promuovere.
Il gruppo di lavoro che il Consiglio di Stato dovrebbe istituire sarà formato tra gli altri da collaboratori della Sezione degli enti locali, fra cui Simona Corecco che da sempre segue da vicino il dossier delle aggregazioni comunali e che ha accuratamente approfondito il tema della cittadinanza attiva, da collaboratori del Servizio dei diritti politici della Cancelleria dello Stato, da collaboratori del Servizio informazione e comunicazione del governo, da un politologo, dalla delegata cantonale per le pari opportunità e da uno psicologo. Una composizione precisa però non c’è ancora. Questo gruppo dovrà studiare delle azioni di sensibilizzazione e di informazione, per esempio sul ruolo del consigliere comunale e su quello del municipale. Il tutto per motivare il cittadino. A votare e magari a candidarsi. La campagna si svolgerà sui canali informativi che il gruppo di lavoro riterrà adatti allo scopo. Faccio intanto presente che uno dei temi al centro giovedì del terzo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni saranno le cariche politiche comunali, e cioè come renderle attrattive. Relatore sarà il politologo e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale Oscar Mazzoleni. A breve potremmo quindi avere delle indicazioni utili.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 15 marzo 2022 de La Regione

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Comunicato stampa

A partire da domani sarà disponibile una helpline cantonale per rispondere alle domande della popolazione ticinese in merito al nuovo statuto di protezione S e, più in generale, ad aspetti relativi all’accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina. La helpline cantonale sarà raggiungibile al numero di telefono 0800 194 194 e sarà attiva tutti i giorni (da lunedì a domenica) dalle 9.00 alle 17.00.
A seguito delle decisioni odierne del Consiglio federale relative al nuovo statuto di protezione S e alle domande che potrebbero scaturire nella popolazione ticinese, il Cantone ha deciso di mettere a disposizione una helpline cantonale raggiungibile al numero 0800 194 194. Questo punto di contatto telefonico sarà attivo (a partire da domani mattina) sette giorni su sette, dalle 9.00 alle 17.00.  
Le collaboratrici e i collaboratori risponderanno alle domande della popolazione, in particolare per quanto riguarda le procedure di registrazione delle persone che giungeranno in Ticino a causa del conflitto in atto in Ucraina.  
Per maggior informazioni è anche possibile consultare la pagina web www.ti.ch/ucraina.  
Infine ricordiamo che rimane a disposizione anche una helpline federale gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Maggiori informazioni sulla pagina web della autorità federali.  

Coronavirus – Convivere con fiducia con il virus

Coronavirus – Convivere con fiducia con il virus

Comunicato stampa

L’allentamento delle misure di contenimento del coronavirus, annunciato oggi dal Consiglio federale, segna l’entrata in una nuova fase della pandemia. Il Consiglio di Stato saluta positivamente la decisione e guarda con fiducia al futuro: grazie a un buon grado di immunità, alla responsabilità individuale e all’esperienza acquisita possiamo ora continuare a convivere con il virus senza ulteriori provvedimenti. Occorre tuttavia ricordare che la pandemia non è terminata e che la prudenza rimane essenziale. Il cambiamento viene pertanto sottolineato con il passaggio al colore «blu» della campagna cantonale di sensibilizzazione e con un aggiornamento delle raccomandazioni. Particolare attenzione andrà posta nei confronti delle persone più vulnerabili che dovranno continuare a proteggersi ed essere protette attraverso i comportamenti ormai noti: uso della mascherina, igiene, distanziamento, arieggiamento dei locali e vaccinazione. In caso di sintomi, rimane inoltre fondamentale porsi immediatamente in isolamento e sottoporsi a un test. Sempre oggi il Consiglio di Stato ha deciso di abrogare il decreto esecutivo del 3 gennaio 2022 sui provvedimenti in materia di contenimento del contagio da COVID-19 nelle scuole. Cade di conseguenza, da domani 17 febbraio 2022, anche l’obbligo dell’uso della mascherina a scuola.

L’evolvere della situazione epidemiologica ha permesso oggi al Consiglio federale – dopo consultazione con i Cantoni – di stabilire l’abbandono delle misure per contenere la diffusione del coronavirus in Svizzera. Questa decisione segna l’avvio di una nuova fase di convivenza con il virus e decreta la fine di un sistema di provvedimenti che si è rivelato efficace ed equilibrato, evitando di limitare in maniera sproporzionata la libertà personale, sociale e economica nella nostra società.  
Il Consiglio di Stato guarda con fiducia ai prossimi mesi, conservando tuttavia la necessaria prudenza. Le persone più vulnerabili al virus devono infatti continuare a proteggersi e a essere protette, grazie ai comportamenti personali che ogni cittadina e ogni cittadino ha imparato e applicato in questi due anni. Alla luce del nuovo quadro normativo, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna da oggi al colore «blu», con una serie di raccomandazioni aggiornate che mettono particolare attenzione alla protezione delle persone vulnerabili.    
Il Governo ticinese coglie l’occasione per rivolgere un pensiero di gratitudine a tutta la popolazione ticinese che durante tutta la crisi ha dimostrato responsabilità personale e collettiva e si è distinta per il proprio spirito di adattamento. Un ringraziamento particolare va al personale delle strutture ospedaliere e, più in generale, al sistema sanitario ticinese che ha profuso uno sforzo immenso, tuttora in corso. Non vanno infine dimenticati gli altri settori della nostra economia e della nostra società, che hanno contribuito –  direttamente o indirettamente – alla buona gestione di questa situazione del tutto eccezionale. Il Governo ricorda con cordoglio le molte persone decedute in questi lunghi mesi e rivolge un pensiero di vicinanza – a nome di tutta la collettività – alle loro famiglie e a tutte le persone ancora ospedalizzate e a quelle toccate dagli effetti a lungo termine della malattia.  
Al di là degli aspetti sanitari ed economici, il Consiglio di Stato auspica che i prossimi mesi siano l’occasione per avviare un lavoro, personale e collettivo, di ricucitura anche delle divisioni che si sono create durante la pandemia. Il ritorno a una nuova normalità passerà anzitutto dal recupero del sentimento di coesione che è indispensabile al buon funzionamento del Paese. Si tratta di un impegno che spetta a ognuno di noi, anche per onorare chi ha sofferto e continua a soffrire a causa delle conseguenze della crisi.

“Quel muro era un basello”

“Quel muro era un basello”

Nel commentare l’esito della domenica elettorale, il consigliere di Stato svela i retroscena di un incontro con la cellula sanitaria ticinese: “Gli ho detto che sono consulenti, non comandanti”
Prima di Natale gli esperti lanciavano l’allarme di fronte all’ondata di variante Omicron, che rischiava di mettere in ginocchio il sistema sanitario. Quello scenario, però, non si è avverato. Quella degli esperti, secondo alcuni, una visione troppo drammatica. Tra questi il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni lo ha raccontato oggi su Teleticino nel commentare l’esito del voto sui media. Infatti, secondo Gobbi, a pesare sul voto odierno potrebbero essere state alcune prese di posizione su alcuni temi in Svizzera interna e l’eccessivo allarmismo in alcuni fasi della pandemia, ha detto il consigliere di Stato.

Il basello Omicron
Media che avrebbero seguito, ha detto, il parere degli esperti. “Ricordo come prima di Natale si parlasse di come in Ticino si andasse contro un muro. Come ho detto anche davanti alla cellula sanitaria, il muro era un basello, che in ticinese significa un gradino. Lo abbiamo superato, è vero con qualche difficoltà, ma senza la drammaticità che i sanitari paventavano”.

A comandare sono gli eletti
Di fronte alla cellula sanitaria, Norman Gobbi ha raccontato di aver chiarito anche quali siano le gerarchie decisionali in Svizzera: “L’ho ricordato anche a loro, loro sono lì come consulenti, non sono lì come decisori o comandanti. Comandanti sono coloro che sono stati eletti nei vari consessi. Punto”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-contro-gli-esperti-quel-muro-era-un-basello-NI5183438

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Quelle assunte oggi dal Cantone non sono state misure prese alla leggera e c’è chi critica Berna, che impone ai Cantoni di agire autonomamente e senza assumersi le proprie responsabilità, anche finanziarie
“In poche settimane siamo passati da essere il Cantone con l’incidenza più bassa a quello con l’incidenza più alta, oltre a essere quello più colpito dalla variante Omicron”. Delle soluzioni, seppur sofferte, erano quindi necessarie: nella stessa giornata, il Consiglio di Stato ha deciso per l’introduzione dell’obbligo della mascherina per tutte le classi di scuola elementare, nonché una nuova stretta per i grandi eventi sportivi e culturali, nei quali, oltre all’esibizione del certificato 2G, vigerà l’obbligo di indossare la mascherina, di restare seduti e di consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione, nonché la chiusura delle curve negli stadi e la loro occupazione per massimo due terzi della capacità. “Sono però misure che vogliono permettere la continuità di queste manifestazioni”, ha spiegato a Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
 
Un approccio politico che non funziona
Inutile dire che, comunque, i club sportivi si trovano in difficoltà: “Con queste misure abbiamo stimato una perdita di circa 100mila franchi a partita”, ha dichiarato il presidente dell’Hcap Filippo Lombardi, raggiunto dai colleghi della redazione sportiva. “È comunque apprezzabile che il Consiglio di Stato ci abbia consultati prima di prendere queste decisioni”. In effetti, la critica di Lombardi è rivolta soprattutto all’attuale meccanismo “federalistico” di gestione della crisi sanitaria: l’ex consigliere agli Stati è scettico in particolare nei confronti dell’operato del Consiglio federale, il quale demanda la presa di decisioni ai Cantoni, “senza prevedere in questo modo degli adeguati indennizzi. Ciò mette in difficoltà i club, ma politicamente anche i Cantoni”, che si trovano costretti a prendere decisioni non facili. “Sono sbalordito che il Consiglio federale si sia riunito la scorsa settimana, e solo su esplicita richiesta di una sua rappresentante, ma che non lo faccia questa settimana”, commenta Lombardi. “O siamo in una situazione di crisi e il Consiglio federale gioca il proprio ruolo fino in fondo, oppure non lo siamo e la smettiamo di sottomettere la società a delle misure così strane, facendo pressione sui governi cantonali attraverso l’Ufsp”.

Come durante la prima ondata
Una reazione forte, quella del presidente della squadra biancoblù, e alla quale Gobbi accosta un paragone con l’inizio della prima ondata, quando il Ticino era chiamato “a gestire la situazione da solo”. Come allora con il coronavirus originario, “Quando la variante Omicron toccherà gli altri cantoni nella stessa misura del Ticino, ci si sveglierà anche a Berna”, profetizza il “ministro” leghista. Per il momento, dunque, Bellinzona si deve muovere da sola, cercando di trovare una non evidente quadratura del cerchio: da un lato si vuole “premiare chi ha scelto di vaccinarsi, permettendogli di continuare ad assistere a partite e spettacoli”, dall’altro “gestire una diffusione di Omicron che, lo abbiamo visto, colpisce anche chi è vaccinato”.