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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 febbraio 2022 de Il Quotidiano
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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 febbraio 2022 de Il Quotidiano
Comunicato stampa
L’allentamento delle misure di contenimento del coronavirus, annunciato oggi dal Consiglio federale, segna l’entrata in una nuova fase della pandemia. Il Consiglio di Stato saluta positivamente la decisione e guarda con fiducia al futuro: grazie a un buon grado di immunità, alla responsabilità individuale e all’esperienza acquisita possiamo ora continuare a convivere con il virus senza ulteriori provvedimenti. Occorre tuttavia ricordare che la pandemia non è terminata e che la prudenza rimane essenziale. Il cambiamento viene pertanto sottolineato con il passaggio al colore «blu» della campagna cantonale di sensibilizzazione e con un aggiornamento delle raccomandazioni. Particolare attenzione andrà posta nei confronti delle persone più vulnerabili che dovranno continuare a proteggersi ed essere protette attraverso i comportamenti ormai noti: uso della mascherina, igiene, distanziamento, arieggiamento dei locali e vaccinazione. In caso di sintomi, rimane inoltre fondamentale porsi immediatamente in isolamento e sottoporsi a un test. Sempre oggi il Consiglio di Stato ha deciso di abrogare il decreto esecutivo del 3 gennaio 2022 sui provvedimenti in materia di contenimento del contagio da COVID-19 nelle scuole. Cade di conseguenza, da domani 17 febbraio 2022, anche l’obbligo dell’uso della mascherina a scuola.
L’evolvere della situazione epidemiologica ha permesso oggi al Consiglio federale – dopo consultazione con i Cantoni – di stabilire l’abbandono delle misure per contenere la diffusione del coronavirus in Svizzera. Questa decisione segna l’avvio di una nuova fase di convivenza con il virus e decreta la fine di un sistema di provvedimenti che si è rivelato efficace ed equilibrato, evitando di limitare in maniera sproporzionata la libertà personale, sociale e economica nella nostra società.
Il Consiglio di Stato guarda con fiducia ai prossimi mesi, conservando tuttavia la necessaria prudenza. Le persone più vulnerabili al virus devono infatti continuare a proteggersi e a essere protette, grazie ai comportamenti personali che ogni cittadina e ogni cittadino ha imparato e applicato in questi due anni. Alla luce del nuovo quadro normativo, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna da oggi al colore «blu», con una serie di raccomandazioni aggiornate che mettono particolare attenzione alla protezione delle persone vulnerabili.
Il Governo ticinese coglie l’occasione per rivolgere un pensiero di gratitudine a tutta la popolazione ticinese che durante tutta la crisi ha dimostrato responsabilità personale e collettiva e si è distinta per il proprio spirito di adattamento. Un ringraziamento particolare va al personale delle strutture ospedaliere e, più in generale, al sistema sanitario ticinese che ha profuso uno sforzo immenso, tuttora in corso. Non vanno infine dimenticati gli altri settori della nostra economia e della nostra società, che hanno contribuito – direttamente o indirettamente – alla buona gestione di questa situazione del tutto eccezionale. Il Governo ricorda con cordoglio le molte persone decedute in questi lunghi mesi e rivolge un pensiero di vicinanza – a nome di tutta la collettività – alle loro famiglie e a tutte le persone ancora ospedalizzate e a quelle toccate dagli effetti a lungo termine della malattia.
Al di là degli aspetti sanitari ed economici, il Consiglio di Stato auspica che i prossimi mesi siano l’occasione per avviare un lavoro, personale e collettivo, di ricucitura anche delle divisioni che si sono create durante la pandemia. Il ritorno a una nuova normalità passerà anzitutto dal recupero del sentimento di coesione che è indispensabile al buon funzionamento del Paese. Si tratta di un impegno che spetta a ognuno di noi, anche per onorare chi ha sofferto e continua a soffrire a causa delle conseguenze della crisi.
Nel commentare l’esito della domenica elettorale, il consigliere di Stato svela i retroscena di un incontro con la cellula sanitaria ticinese: “Gli ho detto che sono consulenti, non comandanti”
Prima di Natale gli esperti lanciavano l’allarme di fronte all’ondata di variante Omicron, che rischiava di mettere in ginocchio il sistema sanitario. Quello scenario, però, non si è avverato. Quella degli esperti, secondo alcuni, una visione troppo drammatica. Tra questi il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni lo ha raccontato oggi su Teleticino nel commentare l’esito del voto sui media. Infatti, secondo Gobbi, a pesare sul voto odierno potrebbero essere state alcune prese di posizione su alcuni temi in Svizzera interna e l’eccessivo allarmismo in alcuni fasi della pandemia, ha detto il consigliere di Stato.
Il basello Omicron
Media che avrebbero seguito, ha detto, il parere degli esperti. “Ricordo come prima di Natale si parlasse di come in Ticino si andasse contro un muro. Come ho detto anche davanti alla cellula sanitaria, il muro era un basello, che in ticinese significa un gradino. Lo abbiamo superato, è vero con qualche difficoltà, ma senza la drammaticità che i sanitari paventavano”.
A comandare sono gli eletti
Di fronte alla cellula sanitaria, Norman Gobbi ha raccontato di aver chiarito anche quali siano le gerarchie decisionali in Svizzera: “L’ho ricordato anche a loro, loro sono lì come consulenti, non sono lì come decisori o comandanti. Comandanti sono coloro che sono stati eletti nei vari consessi. Punto”.
https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-contro-gli-esperti-quel-muro-era-un-basello-NI5183438
https://www.ticinonews.ch/ticino/misure-ticinesi-c-e-un-problema-con-berna-FF5043654
Da www.ticinonews.ch
Il direttore del DI: «Con Ambrì e Lugano stiamo valutando eventuali aiuti puntuali»
Vista l’evoluzione della pandemia in Ticino, giudicata «preoccupante», il Consiglio di Stato ha adottato nuove misure anche nell’ambito dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di 1.000 spettatori).
Durante la riunione di lunedì, l’Esecutivo ha deciso di introdurre da subito alcune restrizioni che limiteranno in particolare l’hockey su ghiaccio.
«Fino a metà dicembre il Ticino era uno dei Cantoni con l’incidenza più bassa a livello nazionale, ma l’arrivo della variante Omicron ha rapidamente portato a un peggioramento della situazione epidemiologica », sottolinea Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Visto l’elevato numero di contagi giornalieri, era necessario agire ». Al momento l’impatto delle infezioni sul settore ospedaliero rimane limitato, eppure le quarantene e gli isolamenti (circa 25.000 persone in Ticino stanno vivendo questa condizione) stanno cominciando a influenzare alcuni servizi essenziali e le attività economiche. Di qui, dunque, la mossa preventiva del Governo, che non ha aspettato le (eventuali) decisioni del Consiglio federale. Le misure saranno valide da subito e almeno fino al 16 gennaio.
«Entro quella data potremo capire l’impatto delle nuove misure», spiega Gobbi. Da notare che anche il circo Knie, in arrivo in questi giorni in Ticino per una serie di serate, dovrà sottostare alle stesse regole previste dai grandi eventi. A essere penalizzati dalle nuove misure cantonali sono però Ambrì e Lugano, che subiranno un danno economico. «Assieme alle società stiamo cercando di capire se c’è margine per qualche aiuto puntuale », ribadisce il consigliere di Stato. «Tuttavia, queste misure si traducono in un mancato incasso: e un mancato incasso non è coperto, in tutti gli ambiti. I casi di rigore riguardano misure particolari. In passato sono state coperte solo le spese sostenute per rafforzare il dispositivo di protezione. Ma in questo caso i club non hanno dovuto sostenere un simile investimento».
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 gennaio 2022 del Corriere del Ticino
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato si è riunito ieri per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino e ha introdotto nuove misure cantonali per limitare la diffusione della «variante Omicron». Gli spettatori dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di mille spettatori) dovranno esibire un certificato «2G», indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti e potranno consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero massimo di spettatori presenti sarà inoltre limitato ai due terzi della capacità delle strutture. Nelle scuole, che riapriranno regolarmente il 10 gennaio, verrà introdotto da subito l’obbligo dell’uso della mascherina a partire dalla I elementare. La misura sarà valida sino al 25 febbraio 2022.
Il Consiglio di Stato si è riunito ieri – in parte in presenza e in parte in videoconferenza – per analizzare la situazione epidemiologica in Ticino. L’evoluzione rimane preoccupante, con un numero di nuovi casi giornalieri molto elevato. L’impatto sul settore ospedaliero rimane al momento limitato, nonostante un aumento di persone ospedalizzate, mentre il numero molto elevato di isolamenti e quarantene inizia a influenzare alcuni servizi alla popolazione e attività economiche essenziali.
Il Governo ha convenuto che per il momento non sono necessarie misure drastiche, come la chiusura di attività economiche: ha tuttavia introdotto alcuni provvedimenti nei settori che prevedono contatti sociali numerosi e prolungati, come la scuola e i grandi eventi.
Per quanto riguarda i grandi eventi sportivi e culturali – quelli che prevedono più di mille spettatori – lo svolgimento resterà autorizzato, ma gli spettatori dovranno essere in possesso di un certificato di vaccinazione o guarigione (cosiddetto «2G»), indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti al proprio posto e potranno consumare bibite o cibo solo nelle strutture della ristorazione, dove restano in vigore le disposizioni federali. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero di spettatori verrà inoltre limitato ai due terzi della capacità massima delle strutture. Queste disposizioni cantonali resteranno in vigore fino al 16 gennaio 2022.
In vista della ripresa scolastica del prossimo 10 gennaio 2022, il Consiglio di Stato ha deciso di introdurre l’obbligo dell’uso della mascherina chirurgica a partire dalla I elementare, adottando le medesime modalità già in uso prima di Natale a partire dalla IV classe. Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport raccomanda inoltre ai genitori e agli allievi di ogni ordine scolastico di eseguire un autotest il giorno prima del rientro in classe, ovvero domenica 9 gennaio 2022. In caso di positività si dovrà evitare la frequenza scolastica per la prima settimana.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ricordare che restano in vigore tutte le disposizioni federali già note, come l’obbligo del telelavoro e le disposizioni particolari per le attività al chiuso e gli incontri privati. La popolazione è invitata ad assumere comportamenti prudenti, limitando al minimo la frequenza e il numero di contatti sociali, rispettando scrupolosamente le norme di protezione personali (mascherina, distanza, igiene delle mani e arieggiamento dei locali) e facendosi testare al minimo sintomo.
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha approvato nella sua seduta odierna il messaggio riguardante la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione (ARP). Una riforma condivisa dai due livelli istituzionali coinvolti, il Cantone e i Comuni, dopo una consultazione che ha toccato oltre 200 attori interessati e che vuole raggiungere l’obiettivo di migliorare la risposta dello Stato in un ambito molto delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione: anziani e giovani in situazione di difficoltà. Dopo la discussione del messaggio in Gran Consiglio, la riforma delle ARP dovrà essere avallata dal popolo, attraverso un voto che modificherà la Costituzione ticinese con la creazione delle nuove Preture di protezione. Un passo storico, se si pensa che l’attuale organizzazione discende ancora dalla Legge organica sulle municipalità del 1803.
L’autorità di protezione dei minori e degli adulti è l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita famigliare, allorquando l’adulto o il genitore non possono o non riescono a provvedere alla protezione propria e dei figli. In tal caso l’autorità interviene con misure di curatela, con misure ambulatoriali, con ricoveri a scopo di assistenza, con la privazione dell’autorità parentale o del diritto di determinare il luogo di dimora, oppure con il collocamento in un istituto o in una famiglia affidataria. Attualmente tali decisioni sono esercitate dalle 16 Autorità di protezione presenti sul territorio cantonale, con un’organizzazione amministrativa di tipo comunale e intercomunale. La proposta che il Governo cantonale oggi sottopone al Parlamento è quella di istituire una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di Protezione, ossia le Preture di Protezione.
Per capire la delicatezza di questo ambito e dunque la necessità di garantire la massima professionalità ed equità di trattamento su tutto il territorio ticinese bastano alcune cifre: le ARP prendono complessivamente 12 mila decisioni all’anno; alla fine del 2020 nel Canton Ticino vi erano 6’224 misure di protezione in essere, che toccavano 4’810 adulti e 1’414 minori. Le 16 ARP hanno sempre operato e operano con impegno e responsabilità in questo settore. Un’autorità tutoria il cui funzionamento è garantito in modo encomiabile dai Comuni.
Obiettivi e modalità d’azione
Nel corso di una conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato nel dettaglio gli obiettivi e le modalità con cui si intende implementare la riforma. In particolare il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato come l’istituzione delle Preture di protezione comporterà il trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone. In questo senso la riforma è inserita di principio in “Ticino 2020” e dal profilo finanziario ossequia i dettami sanciti dal progetto nell’ottica della neutralizzazione dei costi nell’ambito della revisione generale delle competenze e dei flussi finanziari tra Cantone e Comuni. L’onere netto a carico del Cantone con questa riforma è stimato a 19,6 milioni di franchi.
Come ha sottolineato la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, verranno create 4 Preture di protezione, dirette da 4 Pretori di protezione, distribuite sul territorio cantonale tramite delle Sezioni dislocate, per garantire un servizio anche di prossimità al cittadino. La ponderazione fatta dal Dipartimento delle istituzioni porta a ritenere che le future 4 Preture di protezione avranno bisogno in totale di 90 unità di lavoro a tempo pieno. Le decisioni saranno prese tramite i collegi giudicanti composti da 3 persone: il Pretore di protezione o il suo aggiunto e due membri specialisti, uno in ambito psicologico/pedagogico e uno in ambito di lavoro sociale. Per le collaboratrici e i collaboratori amministrativi delle Autorità regionali di protezione è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati.
Dal Parlamento al Popolo
Il nuovo messaggio sarà ora sottoposto all’esame parlamentare e verrà discusso prima dalla Commissione giustizia e diritti che ha già costituito una Sottocommissione ad hoc e in seguito dal plenum del Parlamento. L’approvazione della riforma, come detto, comporterà una votazione popolare per modificare la Costituzione cantonale con l’introduzione delle Preture di protezione nell’ordinamento giudiziario ticinese. Un passo, quello del voto popolare, che rappresenta un importante esercizio democratico nell’ambito della riforma della giustizia ticinese.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi fa notare qualche incongruenza nelle nuove restrizioni proposte da Berna.
E, rispetto alla situazione epidemiologica in Ticino si dice ottimista: «Non siamo messi così male come molti dipingono».
Oggi X, domani Y – Non tutte le disposizioni proposte sono infatti state appoggiate dal Governo ticinese. «L’obbligo del telelavoro», che ha raccolto il favore della maggior parte dei Cantoni in consultazione, «diventa un problema, perché non è l’ideale per tutte le posizioni», commenta Gobbi. Per quanto concerne invece l’estensione del 2G, il certificato Covid valido solo per vaccinati e guariti, il direttore del Dipartimento istituzioni evoca qualche incoerenza: «Fino a l’altro giorno si diceva che grazie ai test si depistava tutto, oggi si passa invece dal 3G al 2G. Diventa sempre più difficile far convivere la popolazione con queste limitazioni».
I migliori della classe – Riguardo invece all’aspetto sanitario, Gobbi ridimensiona il quadro epidemiologico ticinese: «In Ticino non siamo messi così male come molti dipingono. Stiamo assistendo a un appiattimento della crescita dei casi e siamo in una posizione migliore rispetto al resto del Paese». Questo, secondo Gobbi, perché abbiamo avuto più contagi durante la prima e la seconda ondata della crisi sanitaria e grazie all’alto tasso di vaccinazione.
Questione di letti – A livello svizzero ci sono invece delle problematiche strutturali da prendere in considerazione, specifica il consigliere di Stato. «Per fare un esempio, il Canton Neuchâtel ha dichiarato di avere già le cure intense piene. Questo cantone ha circa la metà della nostra popolazione e ha 11 letti in terapia intensiva, mentre noi ne abbiamo 47». Ci sarebbe quindi «un problema di dotazioni e infrastrutture sanitarie».
Cosa ci aspetta domani – «La variante più probabile è quella del 2G, senza il plus», prevede Gobbi su quanto dirà il Governo domani, «perché quello diventa anche difficile da applicare. Non arrivasse niente di più, per il Canton Ticino non vedrei dei grossi problemi». E, interrogato su quando la pandemia avrà finalmente fine: «Le previsioni parlano dell’estate 2022. Con la speranza che le vaccinazioni e le guarigioni, possibilmente con decorso lieve, diano i loro effetti. Io stesso ho contratto il virus e non me ne ero mai reso conto, me ne sono accorto facendo il test sierologico».
Comunicato stampa
La situazione epidemiologica in Svizzera e in Ticino, da alcune settimane, è caratterizzata da un aumento dei contagi da coronavirus e delle ospedalizzazioni, con una tendenza in netto peggioramento negli ultimi giorni. Le autorità cantonali ritengono perciò necessario rafforzare la sensibilizzazione tornando a innalzare il livello di allerta, tramite la modifica dal blu all’arancione della campagna «Distanti ma vicini». Si invita pertanto la popolazione ad applicare scrupolosamente le misure di protezione personale utilizzando la mascherina, rispettando la distanza fisica, curando l’igiene delle mani, sottoponendosi al test al minimo sintomo e vaccinandosi. Alle persone con 65 o più anni, che hanno ricevuto la vaccinazione di base da più di 6 mesi, è fortemente raccomandato di annunciarsi per la dose di richiamo.
La presenza di una variante più contagiosa e letale del virus e l’arrivo dei mesi freddi, più favorevoli alla diffusione del virus, stanno nuovamente facendo crescere i contagi: dall’inizio del mese di novembre, in Svizzera i nuovi contagi giornalieri e le ospedalizzazioni raddoppiano ogni due settimane. Anche a livello internazionale la situazione è considerata critica, con diversi Paesi europei che hanno adottato severe misure di restrizione.
Benché la situazione epidemiologica in Ticino rimanga migliore rispetto a quella degli altri Cantoni, anche a sud delle Alpi la situazione tende a peggiorare. Per questo motivo, dopo cinque mesi caratterizzati dal colore blu, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna al colore arancione: questo indica una fase di allerta accresciuta, e intende richiamare l’attenzione della popolazione sulle misure di protezione personale (mascherina, igiene delle mani, rispetto della distanza nei luoghi affollati, test al minimo sintomo, anche per i vaccinati), e sull’importanza della scelta di vaccinarsi.
Proprio la vaccinazione si sta rilevando in questa fase della pandemia uno strumento particolarmente efficace, di fronte a una variante del virus più contagiosa e letale. Il tasso di somministrazioni in Cantone Ticino, più elevato rispetto al resto della Svizzera, ha finora contenuto la circolazione del virus, ma non è sufficiente per escludere un nuovo sovraccarico delle strutture ospedaliere durante i mesi invernali.
Alle persone con 65 o più anni che hanno ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi viene raccomandato di prenotarsi al più presto per ricevere il richiamo vaccinale («booster»). Questa dose permette di aumentare nuovamente il proprio grado di protezione, che in questa fascia di popolazione tende a diminuire più rapidamente con il passare del tempo. La prenotazione può avvenire tramite telefono (0800 128 128, tutti i giorni dalle 8:00 alle 17:30) e tramite la piattaforma online presente su www.ti.ch/vaccinazione.
Le autorità cantonali ricordano infine che la vaccinazione di base e il richiamo – insieme alle altre misure di protezione personali – sono essenziali per frenare la diffusione del coronavirus, e in questa fase della pandemia invitano a prestare la massima prudenza nei contatti con le persone più vulnerabili ed esposte al rischio di decorsi gravi della malattia.
Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha approvato nella seduta odierna il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, che definisce la strategia di contrasto a questo fenomeno, mostrando per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica. Il Ticino è un Cantone attivo nella lotta alla violenza domestica e l’obiettivo del Governo è di migliorare ulteriormente la risposta a questa problematica sociale – che ha ormai assunto una dimensione pubblica, non limitandosi a un fatto privato – attraverso le misure già concretizzate o avviate e le misure che verranno identificate. Misure unite dalla convinzione che la violenza domestica può essere contrastata in modo efficace solo attraverso un’azione congiunta delle Istituzioni e della società civile.
La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore in Svizzera il 1° aprile 2018, mira a prevenire e combattere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica quali violazioni dei diritti umani. Un’ampia parte dei contenuti della Convenzione, la cui attuazione a livello federale è stata affidata all’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, è di competenze dei Cantoni. In tal senso, l’elaborazione di un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica è sancita nel Programma di legislatura del Consiglio di Stato 2019-2023, in cui il contrasto alla violenza domestica è assunto come compito prioritario da parte del Governo.
Il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica approvato dal Consiglio di Stato nella seduta odierna definisce quindi la strategia di contrasto del Governo a questo fenomeno. Un documento che mostra per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica, promuovendo la rete territoriale attiva nel Canton Ticino, che negli anni ha agito con impegno e professionalità per prevenire la violenza domestica e per proteggere le vittime.
L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta al fenomeno e favorendo di conseguenza il suo decrescere. Un obiettivo che il Governo intende perseguire agendo sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul (Prevenzione, Protezione, Perseguimento e Politiche coordinate), attraverso le misure già concretizzate o avviate e le ulteriori misure che verranno identificate.
Alla conferenza stampa odierna di presentazione del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi e il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa.