Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario ticinese – Sullo sfondo la vicenda dei rinnovi dei procuratori

Vera e propria rivoluzione per il Consiglio della magistratura ticinese. Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario. Oltre al presidente Werner Walser e al vicepresidente Nicola Respini, che hanno raggiunto il limite massimo della durata della nomina, dicono infatti addio anche altri sette membri, tra i quali ci sono i giudici Amos Pagnamenta e Marco Villa. Rimarranno invece in carica Beatrice Fasana e Claudia Canonica Minesso, mentre resta da chiarire la posizione di Ivan Pau-Lessi autosospesosi a inizio 2019.

Sullo sfondo della decisione comunicata a fine giugno all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, la vicenda del rinnovo delle cariche in seno Ministero pubblico. Il Consiglio della magistratura, lo ricordiamo, aveva preavvisato negativamente nel settembre del 2020 la conferma di ben cinque procuratori su venti. Tutti però furono confermati, dopo non poche polemiche, dalla maggioranza del Gran Consiglio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fuggi-fuggi-dal-Consiglio-della-magistratura-15631315.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15633106

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

L’accordo tra Lega, Ppd, Ps, Udc e Verdi porta alle urne
Imposte di circolazione, in parlamento è finale ‘thriller’. Dopo il no al rapporto di maggioranza, sì a quello Ps/Verdi: andrà al voto contro l’iniziativa.

La replica di Gobbi è arrivata subito: «Quando nel 2016 il sottoscritto uscì con l’aumento delle imposte di circolazione, senza ricevere tanti applausi dalla mia fazione, ha fatto il compito del governo. Mettere in dubbio che io non lavori collegialmente lo rifiuto in toto, oggi in questa gazzarra (il dibattito prima del voto è stato senza esclusione di colpi, ndr) ho fatto l’arbitro, non potendo fare altro». Questo prima del voto che con 59 favorevoli, 3 contrari (Mps) e 23 astenuti (Plr) ha chiuso quattro ore di dibattito, entrate a gamba tesa, colpi sotto la cintura. E strategia. Tanta strategia.

Cui hanno partecipato anche Lega e Udc. I democentristi con Paolo Pamini rilevano come «qualsiasi misura che lasci risorse nelle tasche di chi le produce è da noi sostenuta con convinzione e molto piacere». Per i leghisti, con il capogruppo Boris Bignasca, «i cittadini si aspettano questo piccolo sgravio fiscale che per il ceto medio e medio basso diventa importante». A sinistra, negli interventi di Anna Biscossa, Ivo Durisch, Clauda Crivelli Barella e Matteo Buzzi si registra l’importanza di «rendere più sociale e ambientale» l’iniziativa popolare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 de La Regione

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I ticinesi voteranno sull’imposta di circolazione

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15427324

Intervento all’interno dell’edizione di mercoledì 22 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Ai ticinesi l’ultima parola
Dopo un acceso scontro, in Gran Consiglio a spuntarla sono state due proposte: quella dell’asse PPD-Lega-UDC e quella del fronte rossoverde

In poche settimane, la vicenda dell’imposta di circolazione è diventata tanto contorta da sembrare la trama di un thriller psicologico scritto e diretto da Christopher Nolan. Tra rapporti commissionali, controprogetti, cavilli giuridici ed emendamenti incrociati, il dossier è diventato così complesso da confondere i politici più navigati e i cittadini più attenti alla cosa pubblica. Alla fine dei “giochi”, però, in Parlamento a spuntarla sono state due proposte (quella di PPDLega- UDC e quella di PS e Verdi) che a novembre – salvo sorprese dell’ultimo minuto – saranno sottoposte al voto popolare. La “strana” alleanza tra l’ala destra del Parlamento e l’ala sinistra ha dunque schiacciato il centro (o meglio, il PLR) e, dopo un duello parlamentare con qualche colpo sotto la cintura, i ticinesi saranno chiamati a esprimersi su due varianti della futura imposta di circolazione: una che propone di limitare l’incasso a 80 milioni (come chiedeva l’iniziativa originale del PPD) e una «più sociale ed ecologica», avanzata da PS e Verdi, che fissa l’importo massimo a 96 milioni.

Democrazia e conformità
L’acceso dibattito in aula è stato degno, appunto, del finale di un thriller. In Parlamento, prima di votare le tre proposte sul tavolo, i deputati si sono dati battaglia su una questione in particolare: decidere quale «testo conforme» sottoporre al voto popolare.
Detto in parole povere, il «testo conforme» è il testo di legge che concretizza l’iniziativa popolare secondo i principi sottoscritti da proponenti e cittadini.
Da una parte, l’asse PPD-Lega- UDC ha proposto il suo «testo conforme» (riprendendo le richieste originali dell’iniziativa) e dall’altra il PLR ha proposto un altro «testo conforme » (andando però a modificare alcune delle richieste originali degli iniziativisti).
Apriti cielo: da parte del PPD le dichiarazioni sono state pesanti. Il presidente Fiorenzo Dadò non ha esitato a parlare di «palese violazione dei più elementari principi della democrazia » e di «inaccettabile stortura messa in piedi per evitare l’esercizio democratico». I popolari democratici hanno contestato il fatto che i liberali radicali volessero portare al voto popolare una proposta differente da quella sottoscritta dagli iniziativisti.
Sul fronte opposto, il relatore del rapporto del PLR, Bixio Caprara, ha rimandato le accuse al mittente, criticando il fatto che da parte del PPD e della Lega nelle scorse settimane non ci sia stata la minima apertura al dialogo o al compromesso: «Ci avete detto: o mangi la minestra, o salti dalla finestra ». Caprara ha inoltre ricordato che è prassi comune, di fronte a un’iniziativa generica, discutere in commissione per trovare un compromesso. «Noi abbiamo cercato una sintesi tra la proposta degli iniziativisti e quella del Governo, tenendo conto di alcune criticità tecniche presenti nel testo originale e fissando l’importo a 96 milioni. Non si tratta di voler evitare il voto popolare, ci mancherebbe, ma di trovare un testo conforme condiviso dalle parti».
Sulla questione del compromesso, poco dopo, è tornato il capogruppo della Lega Boris Bignasca: «La nostra proposta è di per sé un compromesso, poiché sottoscritta da tre forze politiche, e non da una sola» come quella del PLR. E a rincarare la dose ci ha poi pensato il capogruppo PPD Maurizio Agustoni. «È un precedente grave. Oggi il Gran Consiglio non è chiamato a dire se è d’accordo o meno con l’iniziativa, ma a decidere se vuole assumersi, o no, la responsabilità, per la prima volta nella storia, di impedire ai cittadini di esprimersi su un’iniziativa popolare ».
E critiche importanti, per tutti, sono poi giunte dalla deputata socialista Anna Biscossa. «In Commissione gestione e finanze non ho mai vissuto situazioni come questa. Da parte del PPD è stato alzato un muro contro la possibilità di trovare una posizione condivisa e temo che sia dovuto al fatto che si è voluta fare una battaglia partitica in vista della campagna elettorale; da parte del Consiglio di Stato c’è stato un modo di procedere un po’ strano, con una proposta, che si è rilevata fragile di fronte alle considerazioni del Servizio giuridico, arrivata oltre la zona Cesarini; da parte del PLR, strenuo sostenitore del decreto Morisoli, ci si è spaventati di fronte a 15 milioni di mancati introiti, come se da questa somma dipendesse la stabilità finanziaria del Cantone, e invece penso che tale preoccupazione sia dettata dal fatto che poi mancheranno le risorse per una manovra fiscale per i ricchi». Dal canto suo, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha detto di voler vestire i panni dell’arbitro, senza sbilanciarsi sulle proposte e attendendo l’esito del voto. Un atteggiamento che gli è poi valso molte critiche da parte del PLR.

Votazioni ed emendamenti
Ebbene, dopo quattro ore di attacchi incrociati, per una manciata di voti il Parlamento ha in prima battuta bocciato il rapporto di maggioranza, ossia la proposta originale targata PPD-Lega-UDC: 44 i contrari, 41 i favorevoli, zero gli astenuti. Poi, si è trattato di decidere quale rapporto di minoranza portare al voto finale. La proposta del PLR è stata bocciata senza appello: 23 i voti a favore, ossia quelli dell’intera deputazione dei liberali radicali. La proposta rossoverde, invece, ha incassato il sostegno dell’asse PPD-Lega-UDC, per un totale di 61 voti. Ed è a questo punto, nel voto finale, che la proposta PPD-Lega-UDC è “rientrata dalla finestra” grazie a una serie di emendamenti proposti dal primo firmatario Marco Passalia e dall’MPS, emendamenti che hanno incassato il sì del Parlamento.
Il Gran Consiglio, in ultima battuta, si è quindi espresso a favore del controprogetto di PS e Verdi, reintegrando allo stesso tempo il «testo conforme » di PPD-Lega-UDC tramite gli emendamenti. Detto altrimenti: saranno i ticinesi a scrivere il finale del thriller, esprimendosi su queste due proposte.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Franco D’Andrea, con il grado di tenente.

Franco D’Andrea, dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale, il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nella sua funzione ricoprirà pure il ruolo di sostituto dell’Ufficiale di Reparto e sarà responsabile per le attività della Sezione operativa. Questa funzione è stata introdotta nel 2020, in previsione della messa in esercizio del CCVP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Nel corso del 2023 il CCVP, dopo i primi mesi di messa in funzione, ricoprirà un importante tassello nell’ambito dei controlli specifici che USTRA demanda alla Polizia cantonale con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la sicurezza dell’importante numero di veicoli pesanti, che transitano quotidianamente sull’asse del San Gottardo e nel rispettivo tunnel autostradale.  Subentra in questa veste al compianto tenente Luca Ceresetti, prematuramente scomparso il 14 gennaio scorso, nel giorno del suo 47esimo compleanno, dopo breve malattia.
Franco D’Andrea, classe 1980, nel 2014 si è diplomato quale impresario costruttore presso il Centro Formazione Professionale di Gordola della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC). Questo dopo aver frequentato con successo, dal 2002 al 2005, la Scuola Superiore Tecnica Edilizia presso la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST) del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Dal 2020 è attivo quale Capo perimetro alle dipendenze delle Ferrovie federali svizzere (FFS) e dirige circa 140 collaboratori attivi in diversi settori. A livello militare, con il grado di maggiore, è attivo nello Stato maggiore cantonale di collegamento territoriale subordinato alla Divisione territoriale 3.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare i propri auguri a Franco D’Andrea per la sfida che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Prato Leventina e Quinto e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i due comuni.

Lo scorso 31 maggio 2022 i Municipi di Prato Leventina e Quinto hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra i Comuni di Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009; di conseguenza la relativa Commissione di studio è sciolta.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. I due comuni, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario “Alta Leventina” del PCA. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.

La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per Prato Leventina:

  • Davide Gendotti, Sindaco
  • Enzo Celio, Presidente Commissione della gestione
  • Maria Rita Fransioli, Segretaria comunale

per Quinto:                                    

  • Aris Tenconi, Sindaco
  • Curzio Guscetti, Presidente Commissione della gestione
  • Nicola Petrini, Segretario comunale

La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(immagine: www.pratoleventina.ch)

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Gobbi: “Sarà il nostro contributo per la pace e la ricostruzione”
Poi è toccato al Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Sarà occasione per il Ticino e Lugano per avere grande visibilità a livello internazionale. C’è da parte nostra un grande orgoglio. La sfida per noi sarà questa: tutto dovrà funzionare al meglio. Accogliere questa conferenza sarà il nostro piccolo contributo per la pace e la ricostruzione dell’Ucraina”.
 
Gobbi: “I costi principali saranno quelli sulla sicurezza”
“I costi principali per il Ticino – ha aggiunto Norman Gobbi – saranno quelli sulla sicurezza. Per la Conferenza sull’Ucraina, ma anche per i cittadini di Lugano nel loro vivere quotidiano. Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti.” “La Conferenza – ha proseguito – sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione”.
 
Cocchi: “Sulla sicurezza abbiamo fatto un grande lavoro, siamo tranquilli”
In seguito la parola è passata a Matteo Cocchi, comandante della polizia ticinese. “Siamo un insieme: autorità, forze di polizia, esercito ed i vari partner. E tutti assieme permetteremo tutto il dispositivo di sicurezza. Finora è stato fatto un grande lavoro. E la collaborazione tra tutti i partner è stata ottima. E dunque siamo tranquilli”. “Stiamo anche lavorando – ha proseguito – perché il nostro dispositivo non crei troppi disagi alla popolazione e alle attività commerciali della città di Lugano”.
Ci saranno zone rosse (Parco Ciani e zone limitrofe al Palazzo dei Congressi) solo per chi è accreditato. E ci saranno zone blu dove ci sarà una forte presenza della polizia, ma dove si potrà transitare liberamente. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cassis-A-Lugano-un-nuovo-piano-Marshall-15420211.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15423145

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Conferenza sull’Ucraina: ecco cosa è previsto a Lugano

Le autorità hanno indetto una conferenza stampa da Bellinzona – Cassis: «Il processo di ricostruzione parte ora dal Ticino, una sorta di nuovo piano Marshall» – Gobbi: «Il nostro contributo verso la pace» – Cocchi: «Limitiamo i disagi alla popolazione luganese»
Mancano due settimane esatte all’Ukraine Recovery Conference (URC2022) – Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina -, in programma a Lugano il 4 e il 5 luglio. Alcuni nomi di presenze «illustri» sono già stati fatti (uno su tutti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen), ma il dubbio è ancora sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò che è certo è che la Conferenza si terrà in una Lugano blindata: viste le tensioni internazionali, il Consiglio federale ha deciso che rifonderà al Ticino buona parte (80%) delle spese per la sicurezza, mettendo a disposizione fino a 1600 soldati a titolo sussidiario e garantendo la sicurezza dello spazio aereo. E la viabilità di Lugano cambierà.  
Oggi il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese, a Bellinzona, nell’ambito del regolare dialogo politico. Al centro delle discussioni c’è proprio la Ukraine Recovery Conference. Al fine di illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della URC2022, il DFAE e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa.

La diretta
«Oggi a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto siamo qui per spiegare perché a inizio luglio a Lugano si terrà la UCR2022 – ha dichiarato Ignazio Cassis -. La guerra è in corso ma ci sarà anche il momento della ricostruzione. Vogliamo mettere allo stesso tavolo Paesi e organizzazioni coinvolte. Una sorta di nuovo piano Marshall. Che stavolta sarà pianificato a Lugano. Per definire quando, cosa e chi ma soprattutto come vogliamo preparare questo piano. La via della ricostruzione passa da un processo politico e diplomatico di ampio respiro. Questo processo la Svizzera e l’Ucraina vogliono iniziarlo ora a Lugano». 
Il presidente della Confederazione – che si è rivolto oggi a tutti i media della Svizzera nelle lingue nazionali, da Bellinzona – ha ricordato che la Conferenza era già prevista prima dello scoppio della guerra. Ma «annullarla ora avrebbe mandato un messaggio sbagliato». In aprile la Svizzera con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di mantenere il programma. «La popolazione svizzera è stata toccata da questa situazione e ha dimostrato la sua solidarietà, soprattutto il Ticino. È chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità».

Sicurezza adattata, ma “nulla di eccezionale”
La sicurezza è stata organizzata e adattata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Un «dispositivo usuale» della sicurezza, quello «classico» previsto in questi questi casi, «niente di eccezionale». «Abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza dell’Europa e del mondo, dobbiamo provarci». A Lugano è previsto anche un programma culturale legato all’Ucraina (con musica ed esposizioni), «malgrado la guerra». Perché – ha chiarito Cassis – «la cultura ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». 

Gobbi: “il nostro contributo verso la pace”
Ha quindi preso la parola Norman Gobbi, consigliere di Stato a capo del Dipartimento delle istituzioni (DI): «Da parte nostra c’è orgoglio perché il Ticino accoglie un simile evento di caratura internazionale. Ma dobbiamo garantire che tutto funzioni al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro piccolo contributo verso la pace». I costi principali riguardano la sicurezza e l’organizzazione per garantire il normale svolgimento delle attività da parte della popolazione. «Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti».
 
Un “calcio d’inizio” per pensare (in anticipo) alla ricostruzione
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022, ha quindi spiegato che la Conferenza era stata organizzata in tutt’altro modo, «ma poi è scoppiata la guerra». «Non è la prosecuzione delle altre edizioni, ma qualcosa di nuovo, un calcio d’inizio. Lugano fornirà il quadro, la bussola per iniziare un percorso di ricostruzione, che proseguirà insieme alle riforme». L’organizzazione è quindi stata completamente stravolta. «Riflettere sul “come” si ricostruirà l’Ucraina è importante ora più che mai. L’Ucraina ha capito che è il momento e l’occasione per fare un passo avanti e trasformarsi».
 
Matteo Cocchi: “Sicurezza, ma limitando i disagi alla popolazione”
«È un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dello scorso anno e per cui ci siamo preparati da tanto tempo. La situazione in Ucraina è nel frattempo cambiata e la sicurezza e il suo dispositivo sono cambiati – ha dal canto suo dichiarato Matteo Cocchi, comandante della Polizia del Cantone Ticino -. Non è solo la polizia cantonale a operare, ma tutta una squadra di autorità, forze di polizia, esercito e partner che renderanno possibile la sicurezza. Perché da soli non ce la facciamo ed è importante lavorare all’unisono. Dunque siamo tranquilli. Siamo alla ricerca di un dispositivo che non crei troppi problemi alla cittadinanza di Lugano. Ma è chiaro che siamo alla ricerca del miglior modo possibile per garantire la sicurezza, limitando i disagi alla popolazione». Il dispositivo avrà delle zone rosse in cui sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla sicurezza. Mentre nelle zone blu ci sarà una presenza maggiore di forze di polizia e saranno possibili dei controlli. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri. «Vogliamo tenere il cerchio di sicurezza più limitato possibile». La zona rossa è il Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, quindi non toccherà dei commerci. «Al di fuori non è stata ordinata nessuna chiusura e i commercianti sono già stati informati». Il dispositivo di sicurezza sarà attivo dalle 12 di domenica 3 luglio alle 6 di mercoledì 6 luglio (tempo necessario per il «ristabilimento»).La comunicazione è un aspetto molto importante per le autorità. Ecco perché, oltre al sito Internet, è stata attivata anche una helpline telefonica per informare la popolazione locale, anche su eventuali chiusure e sulla viabilità, attiva dalle 6 alle 22 dal 28 giugno al 5 luglio. I cittadini di Lugano saranno informati dalle autorità comunali. Informazioni saranno diffuse anche tramite Twitter e Alertswiss. «Ringrazio tutti per saper collaborare e voler collaborare, per aver scelto il Ticino e per aver dato fiducia alle autorità cantonali. Le basi per un buon successo della Conferenza ci sono».https://www.cdt.ch/news/ticino/conferenza-sullucraina-ecco-cosa-e-previsto-a-lugano-il-4-e-il-5-luglio-286058
Da www.cdt.ch

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Conferenza per l’Ucraina, ‘meno disagi possibili per Lugano’
Il punto a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference del 4-5 luglio. Il Parco Ciani e Palazzo dei Congressi saranno zona rossa
Il Dfae e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa per illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference, prevista il 4-5 luglio a Lugano.
Nell’intervento iniziale il presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis ha ricordato la grande tradizione umanitaria della Svizzera nel cui solco si inserisce la conferenza di Lugano, e sottolineato come il Ticino stia dando grande prova sotto questo punto di vista, accogliendo un numero di profughi ucraini superiore a quello prefissato. Per Cassis, l’organizzazione della URC2022 è il “contributo svizzero” alla stabilità in Europa e nel mondo. I metodi e i principi della ricostruzione saranno definiti durante i due giorni della conferenza, ha aggiunto il consigliere federale ticinese. Dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come l’URC2022 sarà l’occasione per il Ticino di dare prova di grande capacità di organizzazione anche di importanti eventi internazionali.
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022 ha sottolineato come la Conferenza non sarà una quinta edizione di quelle svolte in precedenza, ma qualcosa di nuovo data l’evoluzione della situazione internazionale. Dal canto suo, Térence Billeter, ambasciatore, Capo Task Force URC2022, ha presentato in dettaglio il programma organizzativo della Conferenza, sottolineando anche l’ampio spazio dedicato agli eventi culturali nella parte finale della giornata di lunedì.
Dal punto di vista della sicurezza, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi sottolinea che l’obiettivo è limitare il più possibile i disagi alla popolazione pur mantenendo un alto livello di sicurezza. Saranno previste zone rosse, nelle quali non sarà possibile l’ingresso per chi non è accreditato alla conferenza, corrispondenti al Parco Ciani e all’area limitrofa al Palazzo dei Congressi, e zone blu adiacenti al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani nelle quali non vi saranno limitazioni al movimento ma sarà messo in atto un maggior livello di sicurezza e potrebbero essere svolti dei controlli nei confronti dei turisti. Limitata anche la navigazione a 200 metri di fronte al Parco Ciani. Sarà attiva anche una help-line al numero 0848 14 95 95, attiva da martedì 28.6 a martedì 5.7 dalle 6 alle 22. Nessuna chiusura è stata ordinata per le attività commerciali.
Dal punto di vista dei costi, il presidente della Confederazione, rispondendo a una domanda, ha precisato che si parla di “alcuni milioni di franchi” ma che la cifra dipenderà da dettagli ancora da definire, ad esempio la composizione delle delegazioni e di conseguenza l’entità del dispositivo di sicurezza.

Da www.laregione.ch
Collaborazione italo-svizzera

Collaborazione italo-svizzera

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15415867

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Più vicini in caso di catastrofe

Conferenza transfrontaliera a Pollegio, Ticino e provincia di Varese firmano un protocollo di intesa

Un protocollo d’intesa per un aiuto reciproco in caso di catastrofe è stato firmato oggi (venerdì) a Pollegio dal canton Ticino e dalla Provincia di Varese, sulla scorta di quanto già attuato con quella di Como dopo la prima esercitazione Odescalchi del 2016.

In questi giorni – dal 13 al 19 giugno – è in corso una nuova settimana di simulazione di incidenti ed eventi naturali a cavallo del confine e questa ha coinciso con una conferenza transfrontaliera incentrata proprio sulla mutua assistenza fra Svizzera e Italia in queste circostanze.

“Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale”, afferma nel suo comunicato il Dipartimento delle istituzioni ticinese. Un esempio concreto di quanto può accadere lungo la frontiera e di quanto una collaborazione snella sia essenziale in questi casi era stato dato in febbraio dall’incendio scoppiato sul Monte Gambarogno.

Insieme a Norman Gobbi per il Ticino, in Leventina sono giunti anche i rappresentanti di Grigioni e Vallese, oltre a quelli delle prefetture di quattro province di confine: quelle citate di Como e Varese, Verbano Cusio Ossola e Sondrio. L’esercito svizzero ha inviato dal canto suo il divisionario Lucas Caduff, che ha evidenziato gli ottimi rapporti già esistenti, le sinergie in atto e gli aspetti che restano da migliorare.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Più-vicini-in-caso-di-catastrofe-15415288.html

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Svizzera e Italia ancora più unite per fronteggiare le catastrofi
A Pollegio è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Ticino e la Provincia di Varese per un aiuto reciproco in caso di eventi avversi – Domani si conclude l’esercitazione «Odescalchi 2022»

Svizzera e Italia ancora più unite per far fronte a eventi avversi come catastrofi naturali oppure incidenti di vasta portata. L’intesa è stata sottoscritta ieri mattina al termine di una Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola – incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La tempistica non è casuale: proprio in questi giorni si è infatti svolta la settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022».
In buona sostanza, ieri è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Canton Ticino e la Prefettura della Provincia di Vareseper un aiuto reciproco in caso di catastrofe, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016. «Attuare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale», rileva il Consiglio di Stato in una nota. Da lunedì 13 fino a domenica 19 giugno, lo ricordiamo, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia incidenti dovuti alle attività dell’uomo.

Sinergie e protocolli
Alla Conferenza transfrontaliera hanno preso parte il consigliere di Stato Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero. Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.

L’esercitazione
L’esercitazione «Odescalchi 2022» vede impegnati i militari dello stato maggiore della divisione territoriale 3, del battaglione di stato maggiore della divisione territoriale 3, il battaglione fanteria di montagna 30, il battaglione genio 9 e il battaglione salvataggio 3. Essi sono stati rinforzati da altre truppe specialmente attribuite per l’assolvimento di compiti particolari. Gli scenari dell’esercitazione hanno visto i militari svizzeri confrontati con interventi di sicurezza e di aiuto in caso di catastrofe, a fianco dei colleghi degli enti di primo intervento ticinesi. Inoltre, i militari elvetici sono intervenuti a Maccagno, nel Luinese, a supporto degli alpini dell’Esercito italiano, nell’ambito di quanto prevede la Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana sulla cooperazione nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 18 giugno del Corriere del Ticino

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

Protocollo tra prefettura di Varese e Ticino per gestire le emergenze

L’accordo al termine della conferenza transfrontaliera a Pollegio nell’ambito dell’esercitazione Odescalchi 2022

Prefettura di Varese e Canton Ticino (Svizzera) hanno siglato un protocollo di collaborazione in caso di emergenze transfrontaliere. L’intesa è stata sottoscritta a conclusione della conferenza transfrontaliera che si è svolta a Pollegio (Canton Ticino) nel quadro della cooperazione italo-svizzera in materia di protezione e soccorso, negli stessi giorni in cui è in corso l’esercitazione transfrontaliera Odescalchi 2022.
Da lunedì 13 giugno sino a domenica 19, infatti, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano, l’Esercito e tutti i partner della protezione civile sono impegnati per collaudare l’intervento sul campo in caso di catastrofi sia naturali che dovuti alle attività dell’uomo.

Alla conferenza hanno partecipato i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le prefetture di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, rappresentati rispettivamente dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, l’omologo vallesano Frédéric Favre e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia Gabriele Meucci e i prefetti delle 4 province Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). Presente anche il Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero, che ha sottolineato da un lato l’impegno svizzero, dall’altro la soddisfacente collaborazione con l’Italia.

L’esercitazione internazionale bilaterale Odescalchi, che prende il nome dal pontefice comasco Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, nasce per verificare le modalità di cooperazione sia civile che militare in contesti emergenziali di confine, tra Varesotto e Canton Ticino, e coinvolge oltre ai due Eserciti, i Vigili del fuoco, la protezione civile regionale, i comuni e altri enti.

https://www.interno.gov.it/it/notizie/protocollo-prefettura-varese-e-canton-ticino-gestire-emergenze-transfrontaliere

Da Governo italiano – Ministero dell’interno

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe

Comunicato stampa

Questa mattina si è svolta a Pollegio una Conferenza transfrontaliera incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La Conferenza – avvenuta nel corso della settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022» – ha permesso pure di sottoscrivere un protocollo di intesa tra il Cantone Ticino e la Provincia di Varese.

Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale. Da lunedì 13 giugno e sino a domenica 19 giugno in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia  incidenti dovuti alle attività dell’uomo.In questo contesto di collaborazione italo-svizzera a Pollegio si è tenuta la Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, Consigliere di Stato designato, il Console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i Prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio), e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del Divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero.Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.A questo proposito al termine della Conferenza è stato firmato un Protocollo d’intesa in caso di aiuto reciproco in caso di catastrofe tra il Cantone Ticino e la Prefettura della Provincia di Varese, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016.

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Imposte di circolazione, i partiti aspettano che la commissione riceva il Consiglio di Stato. Passalia: ‘Positivo che si consideri il principio del CO2’.

«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto diverse richieste di approfondimento su impatti e calcoli elaborati da varie parti – commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi -, e come governo ci preoccupa la mancanza di una condivisione ampia per applicare la nuova formula a partire dal 1° gennaio 2023». Motivo per cui il governo ha accelerato, con una formula «che evita disparità e ripristina l’aspetto della massa, perché in tre anni il parco veicoli si è evoluto con molte più auto elettriche che inquinano meno, ma che hanno un peso che impatta sulle strade per le quali noi stiamo investendo molto sia a livello di manutenzione, sia a livello di asfalto fonoassorbente» rileva Gobbi. Il quale rimarca come «la sostenibilità da raggiungere è sicuramente ambientale ma anche finanziaria, perché stiamo già cominciando a pensare al Preventivo 2023 e gli ultimi due anni tra pandemia e guerra in Ucraina hanno portato crisi con impatti non indifferenti». La controproposta governativa, riprende il direttore del Di, «risponde all’obiettivo di ridurre il prelievo e di allineare quest’imposta a quelle degli altri cantoni». E l’auspicio va da sé è quello «di un’ampia convergenza».

Martedì la discussione in commissione
Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali saranno ricevuti dalla commissione della Gestione martedì 7 giugno e lì illustreranno nei dettagli un progetto che, benché provi ad avvicinarcisi, resta lontano dall’iniziativa popolare Ppd (e dal rapporto Dadò/Caverzasio già firmato da popolari democratici, Lega e Udc) che chiede il plafonamento a 80 milioni dell’imposta e che vengano prese in considerazione solo le emissioni per il calcolo. Il primo firmatario dell’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’, il deputato Ppd Marco Passalia, da noi raggiunto prende tempo: «Aspettiamo l’incontro che il governo avrà con la Gestione per capire le motivazioni che stanno dietro a questa nuova proposta. Fa comunque piacere vedere che anche il Consiglio di Stato intenda utilizzare il criterio della CO2 come, peraltro, da noi auspicato».

Caprara (Plr): ‘Serve riduzione equilibrata’
«Mi sembra che si vada nella buona direzione. Ma parlo a titolo personale, visto che non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci», afferma Bixio Caprara (Plr). «Nel rapporto che ho presentato in gestione chiedevamo in particolare la verifica della formula». Per il deputato liberale il progetto del Consiglio di Stato è da ritenersi soddisfacente anche sul piano finanziario. «Il tema di fondo a livello d’impostazione l’hanno capito anche i sassi. Siamo a favore di una riduzione dell’imposta ragionevole e soprattutto sostenibile a 95-96 milione. Altri invece vorrebbero scendere a 80. È manifestamente una forzatura e bisognerebbe capire dove propongono di prendere i soldi».

Durisch (Ps): ‘Non penso faremo in tempo’
Più tiepida la reazione a sinistra. «La formula sta in piedi, anche se avremmo preferito che venisse tenuta in considerazione tra i criteri anche la potenza del veicolo, che renderebbe la formula più sociale», spiega il capogruppo del partito socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch. «La vera novità è però politica, con il Consiglio di Stato che a un minuto a mezzanotte fa una sua controproposta tramite comunicato stampa. Entreremo nel merito di quanto abbiamo letto martedì, quando verrà presentata in commissione. Non penso però che ci saranno i tempi necessari per portare il tema in parlamento già a giugno. Bisognerà discuterne». Le discussioni non mancheranno anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario. «È chiaro che con la proposta Ppd e Lega mancherebbero ancora più soldi alle casse dello Stato e questo potrebbe significare maggiori tagli a servizi e prestazioni. Con i liberali potremmo convergere sulle cifre, ma non sul loro utilizzo. Non saremo mai d’accordo su sgravi per i più ricchi», afferma Durisch. «Il Plr negli ultimi due anni si è spostato molto a destra e al momento abbiamo prospettive completamente diverse»

Da www.laregione.ch

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Imposta di circolazione: la sterzata del Governo

Il Consiglio di Stato fa parziale marcia indietro e propone un nuovo sistema di calcolo: una formula per le vetture più inquinanti e una per quelle che lo sono di meno – Tiepide, per ora, le reazioni

È una sterzata decisa, se non quasi un’inversione a U. Dopo settimane di animate discussioni politiche in Commissione gestione e finanze, con tre fronti contrapposti, il Governo interviene sulla nuova imposta di circolazione e propone una modifica del sistema di calcolo che aveva illustrato nel messaggio del 2019, quando ipotizzava una formula basata sulla somma tra la massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso e le emissioni di C02 moltiplicate per un coefficiente variabile. Ebbene, la manovra del Consiglio di Stato porta sul tavolo della politica un sistema di calcolo rivisto, in aggiunta alla formula sostenuta dal fronte PPD, Lega e UDC (che vuole plafonare gli incassi a 80 milioni) e a quella proposta dal PS e ripresa dal PLR (con le due forze politiche che hanno però visioni divergenti sul montante).

Gettito ridotto a 95 milioni
Secondo il Governo, questo nuovo sistema fornisce «una risposta ragionevole ed equilibrata» che tiene conto anche «delle esigenze di riequilibrio finanziario votate dal popolo». Più in dettaglio, esso prevede due sistemi di calcolo: per le automobili sino a 3.500 chilogrammi di peso e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 grammi di CO2 al chilometro ammonta alla massa a vuoto moltiplicata per 0,11; per le altre automobili sino a 3.500 chilogrammi e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 grammi di CO2 al chilometro, a questo risultato va sommata la differenza tra le emissioni e un valore fisso di 95 g/km elevata a 1,385. Per il Consiglio di Stato, l’adozione di questo nuovo sistema «permette di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, tra le quali vi è comunque una differenza di imposizione in base alla loro massa. D’altro canto, oltre alla massa a vuoto, l’imposta di circolazione delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO2 verrebbe calcolata proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”». Quanto messo sul tavolo dal Governo comporterà, in soldoni, una riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi e, a conti fatti, si arriverebbe quindi a un tetto di 95 milioni di franchi, ossia una soglia ben lontana rispetto al plafone di 80 milioni chiesto dall’iniziativa popolare democratica.

I tre fronti
L’auspicio del Governo è che la Commissione riesca a convergere su una soluzione «nell’interesse degli automobilisti permettendo così l’entrata in vigore di una soluzione tecnicamente valida, equilibrata e giuridicamente sostenibile a partire dal 1° gennaio 2023». Uno scenario tutt’altro che scontato: in Gestione, come detto, ci sono infatti almeno tre fronti e gli iniziativisti hanno già annunciato di voler portare il tema in aula già a fine giugno. «Innanzitutto spiace constatare che dobbiamo apprendere questa proposta dalla stampa», osserva il presidente del PPD e iniziativista, Fiorenzo Dadò. «Ascolteremo il Governo martedì in Commissione, ma a un primo colpo d’occhio quanto messo sul tavolo dal Consiglio di Stato è abbastanza distante da quanto chiede la nostra iniziativa». Il deputato popolare democratico è categorico: «O c’è una riduzione sostanziale di quella che è l’imposta di circolazione più alta di tutta la Svizzera oppure è solo un esercizio di cosmesi. L’iniziativa prevede di abbassare l’incasso totale di 30 milioni, lasciando questo importo nelle tasche dei ticinesi già afflitti da altri costi eccessivi come l’aumento dei premi di cassa malati, della benzina e dei generi alimentari». Nonostante il tentativo in extremis del Governo, per il PPD è tempo che il Gran Consiglio e il popolo possano dire la loro: «L’iniziativa è datata 2017. La legge prevede che dopo 18 mesi il Gran Consiglio debba esprimersi. Ne sono passati oltre 60 e il tempo è ampiamente scaduto. Se ci saranno altri rapporti con altre proposte non c’è nessun problema, ma in giugno intendiamo andare in aula».
Come noto, il PS sta riflettendo se proporre un terzo rapporto insieme ai Verdi, ma per ora si valuterà il da farsi: «La novità è politica: il Governo fa una controproposta tramite comunicato stampa», commenta il capogruppo socialista Ivo Durisch. «Non entro nel merito del sistema di calcolo, anche se avremmo preferito che includesse pure la potenza del veicolo. Valuteremo martedì in Commissione».
La controproposta del Governo potrebbe convincere il PLR. «Il Consiglio di Stato conferma la volontà di diminuire l’imposta di circolazione, con la premessa importante che sia sostenibile, ragionevole e proporzionata», osserva Bixio Caprara, relatore del rapporto commissionale del PLR. «Mi fa piacere che la formula proposta corregga le criticità rilevate e sia più progressiva». Pure il prelievo massimo fissato a 95 milioni va nella stessa direzione del PLR ma certo è presto per parlare di accordo: «Ci sono ancora alcuni aspetti da valutare e vedremo come si posizioneranno i colleghi. Faccio mio l’auspicio del Governo di arrivare a un accordo senza strappi da 30 milioni che sono molto difficili da recuperare. Dal 2017 è cambiato tanto e bisogna tenerne conto».

«Soluzione sostenibile»
Dal canto suo, il direttore del DI, Norman Gobbi, difende il “controprogetto”: «Risponde a varie necessità, come quella ambientale, includendo le emissioni di CO2 e reintroducendo il criterio della massa del veicolo, che ha un considerevole impatto sulle nostre strade, infrastrutture sulle quali investiamo molto». Come detto, la riduzione del gettito è lontana dal limite di 80 milioni chiesto dal PPD nella sua iniziativa. Ancora Gobbi: «Stiamo lavorando al Preventivo 2023 e dobbiamo fare i conti con il contenimento della spesa e l’impatto delle varie crisi internazionali che si susseguono». Tradotto in parole povere, ridurre eccessivamente le entrate creerebbe non pochi problemi. Quella proposta è una soluzione sostenibile: spingere su una versione estrema da una parte o dall’altra non è invece sostenibile». Nella sua controproposta, il Governo esclude anche la possibilità di una moratoria: «Dopo 13 anni è superata dagli eventi e premierebbe ulteriormente veicoli poco efficienti creando disparità di trattamento».

Quanto pagherebbe la Tesla e quanto il Pandino?
Mettiamo a confronto una Tesla Model S con una Fiat Panda. Con il nuovo sistema di calcolo del Governo, la vettura elettrica dal peso di circa 2.162 kg costerebbe 237,82 franchi. Una Fiat Panda relativamente datata (peso 1.015 kg e emissioni pari a 130 g/km CO2) ne costerebbe invece circa 250.

Da www.cdt.ch

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Imposta circolazione, il compromesso
Il Consiglio di Stato ha elaborato la modifica di legge: “Risposta ragionevole ed equilibrata” – Combinazione di emissioni di CO2 e massa dei veicoli

Alla controversa questione dell’imposta di circolazione in Ticino si aggiunge un nuovo capitolo. Il Consiglio di Stato ha infatti elaborato una modifica di legge da sottoporre alla Commissione della Gestione e al Parlamento. Il calcolo della nuova tassa si basa su una combinazione di emissioni di CO2 e peso del veicolo.
La modifica prevede “l’auspicata riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi, che andrebbero ad aggiungersi ai 5 milioni di franchi già raggiunti con la modifica di alcuni anni fa” scrive il Governo in una nota. Governo che sottolinea pure come si tratti di una proposta “equilibrata e ragionevole in grado di conciliare le esigenze di equilibrio finanziario votate dal popolo con quelle delle categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale”. 
Martedì prossimo, 7 giugno, la modifica di legge verrà presentata alla Commissione Gestione e finanze che si sta occupando di allestire un modello d’imposta da sottoporre a breve termine al Gran Consiglio.  

La formula, evoluta rispetto a quella presentata precedentemente, è la seguente:  

  • Per le automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg)  
  • Per le altre automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg) + (emissioni CO2 g/km – 95 g/km)*1,385

Secondo il Governo questa formula permetterà di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, a cui si aggiunge comunque una differenza di imposizione in base alla massa e di conseguenza al loro impatto sulle strade.
Allo stesso tempo l’imposta delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO verrebbe calcolata “proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”” scrive ancora il Governo.  
Per le autorità cantonali il nuovo sistema di calcolo è giustificato anche dalla volontà di cancellare le disparità a favore di veicoli più vecchi e maggiormente inquinanti. L’intenzione, Gestione, Parlamento e iniziativa PPD permettendo (vedi correlati), è quella di fare entrare in vigore il nuovo sistema dal primo gennaio 2023.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-circolazione-il-compromesso-15382537.html

Da www.rsi.ch

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

Il Consigliere di Stato parla della crisi creata dalla guerra in Ucraina

Nella conferenza stampa di marzo, quando venne presentato il Piano cantonale d’accoglienza riguardante i profughi ucraini, il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva sottolineato – oltre alla grande solidarietà manifestata dai ticinesi – anche alcuni rischi insiti in una situazione straordinaria e del tutto particolare come quella della fuga di milioni di persone da un territorio di guerra. “Le analisi che si fanno in queste circostanze devono tener conto anche dei fattori di rischio, delle criticità e dei pericoli che può comportare l’accoglienza di profughi in fuga dalla guerra. Pur sottolineando che l’aspetto umanitario è prioritario – e in questo senso le ticinesi e i ticinesi si sono dimostrati campioni – è compito dell’autorità fare in modo che non vi siano pericolose derive: da un lato da parte di chi viene accolto, ma soprattutto da chi accoglie, o meglio da ambienti che possono magari approfittare della situazione con comportamenti scorretti. Qui penso per esempio allo sfruttamento su un posto di lavoro, visto che lo statuto S a cui i profughi ucraini hanno diritto dà la facoltà di svolgere un’attività remunerata. Ma pure, in un ambito ancora molto più pericoloso, allo sfruttamento delle persone in un contesto criminale”.
Le criticità che nascono possono essere diverse. “I datori di lavoro che hanno intenzione di assumere un profugo ucraino (si parla al maschile, ma saranno soprattutto donne a trovare lavoro) devono rispettare tutte le procedure, senza scorciatoie. Devono assicurare alla persona che lavora alle loro dipendenze uno stipendio in base al contratto vigente nel settore. In caso contrario verrebbero penalizzati ancora i residenti, già spesso superati… sulla destra dai frontalieri”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Suscita critiche il fatto che a tutte le persone con lo statuto S venga corrisposto una specie di “soldo”, oltre alla copertura della cassa malati e delle spese di alloggio, anche a chi lavora. “La critica è giusta. Ma attenzione: anche le persone con permesso S sono o saranno assoggettate all’imposta alla fonte. Questo vuol dire che chi lavorerà dovrà pagare le imposte. Inoltre le prestazioni erogate vengono calcolate tenendo conto delle entrate della persona e se sarà autosufficiente non riceverà più i soldi delle prestazioni. Sono molte le informazioni che l’autorità richiede ai profughi, proprio per evitare possibili abusi. Tra questi anche un formulario in cui devono dichiarare se hanno capitali in Svizzera o all’estero ed eventuali redditi”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Molti si sono chiesti che senso ha sostenere finanziariamente profughi ucraini che girano sulle nostre strade con le Maserati… “Le ho viste anch’io queste auto. Sono persone generalmente molto facoltose e hanno potuto lasciare l’Ucraina appena è scoppiata la guerra. Si tratta della prima ondata. In seguito però sono giunti coloro che la guerra l’hanno vista e subita veramente. Però l’autorità non può essere sprovveduta e deve mettere in campo tutti i mezzi per accogliere, ma con le dovute attenzioni. Quest’ondata migratoria è completamente diversa da quelle vissute nel passato. La mia impressione è che l’apparato federale – competente in materia di politica d’asilo – non si sia adattato. Oltre che solidali, dobbiamo essere vigili, perché comunque questa crisi ci presenterà un conto salato, che dovremo pagare tutti noi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.