Imposta di circolazione

Imposta di circolazione

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione.
Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana».
Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo».
C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

****

Restano ancora un paio di aspetti da chiarire
Per far entrare in vigore la formula di calcolo nel 2023 il Governo dovrà correggere il sistema di misurazione delle emissioni e occuparsi della «moratoria» per i veicoli vecchi

Ma ora, concretamente, alla luce del voto che cosa succederà? «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», chiarisce sin da subito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Ma per fare ciò – aggiunge il consigliere di Stato – dovremo anche considerare un paio di lacune tecniche ». Il riferimento va a due aspetti puntuali della futura imposta di circolazione, i quali sono però ancora da chiarire: una correzione al sistema di misurazione delle emissioni di CO _ e l’ormai famosa «moratoria» per i veicoli targati prima del 2009.

Il calcolo delle soglie
La prima lacuna, va detto, non dovrebbe risultare troppo complicata da risolvere. Anche perché tutti, dal Governo agli iniziativisti, fino ai promotori del controprogetto, sono concordi nel dire che una soluzione va trovata. Il problema, in sintesi, risiede nel fatto che nel 2018 (come avviene periodicamente) è cambiato il metodo di misurazione delle emissioni di CO _ dei veicoli. Il nuovo ciclo di misurazione entrato in vigore nel 2018 (chiamato WLTP), essenzialmente, è più stringente di quello vecchio (chiamato NEDC). Ciò, però, significa che un veicolo identico, targato prima e dopo il 2018, possiede due valori di emissioni differenti. E, paradossalmente, i nuovi veicoli, sottostando al nuovo ciclo di misurazione più stringente, risultano più inquinanti di quelli vecchi. Un aspetto sì tecnico ma che però, tradotto in soldoni, rischia di creare una disparità di trattamento tra gli automobilisti.
«Adesso il Parlamento dovrà applicare l’iniziativa con un nuovo messaggio del Consiglio di Stato, oppure attraverso un’iniziativa parlamentare urgente, nell’ottica di garantire equità tra il vecchio ciclo di omologazione NEDC e il nuovo WLTP, che riguarda oggi il 15-20% del parco veicoli », rimarca Marco Passalia. «E in Parlamento – dice ancora Passalia – ci aspettiamo che gli altri partiti diano seguito a quanto annunciato durante la campagna. Tutti, infatti, si sono detti favorevoli all’idea di adattare le soglie relative alle emissioni, visto che la questione interessava tanto l’iniziativa quanto il controprogetto. Confido quindi nel fatto che non ci siano ritrattazioni».
Una conferma in questo senso arriva a stretto giro di posta da Ivo Durisch: «La correzione è dovuta, perché altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra chi possiede un veicolo targato prima e dopo il 2018».
Il capogruppo del PS, però, mette le mani avanti su un aspetto legato a questa modifica invocata da tutti: «La correzione non deve essere usata come pretesto per abbassare ulteriormente l’imposta ». Insomma, una modifica andrà fatta, «ma il montante incassato dallo Stato deve restare quello previsto dal testo dell’iniziativa, cioè 92 milioni».
Un’idea condivisa pure dal direttore del DI: «Sì, l’obiettivo è di rimanere con le medesime cifre».

La moratoria
Resta, infine, la seconda questione da chiarire: la moratoria dei veicoli immatricolati prima del 2009. Una questione un po’ più complessa e che, quando tornerà in Parlamento, con ogni probabilità farà discutere.
Attualmente, come spiega Norman Gobbi, c’è un vuoto giuridico da correggere: «Nel testo votato c’è scritto che il nuovo sistema di calcolo, approvato dal popolo, non si applica il primo anno per i veicoli immatricolati prima del 2009. Il problema – aggiunge Gobbi – è che non viene detto in che modo bisognerà calcolare l’imposta di circolazione, il primo anno, per i veicoli immatricolati prima del 2009. Si tratta di un vuoto giuridico che deve essere colmato. E magari potrà far discutere ancora. Ma deve essere chiaro che dal 2024 in poi tutti i veicoli dovranno essere sottoposti al nuovo sistema di calcolo. Anche quelli immatricolati prima del 2009. Già solo per una questione di parità di trattamento. Non possiamo avere il 20% del parco veicoli che paga l’imposta di circolazione con un altro sistema».
Ma ora, quali saranno i prossimi passi? Arriverà una proposta dagli iniziativisti per correggere queste due lacune, oppure sarà compito del Governo? Ancora Gobbi: «Spetterà a noi. Cominceremo a preparare l’aspetto tecnico riguardante i due sistemi omologazione NEDC e WLTP. In questo contesto valuteremo anche la questione della moratoria. Sapendo però – chiosa il consigliere di Stato – che durerà solo un anno e dovrà quindi essere una soluzione semplice, per non complicare le cose dal punto di vista informatico. Le tempistiche? È questione di settimane ».

I prossimi anni
Un futuro già segnato?

Breve durata di vita

Alla luce del fatto che sempre più veicoli in circolazione sono elettrici, nei prossimi anni potrebbe rendersi già necessario un «ritocco» per la nuova formula approvata ieri dal popolo. Lo stesso Norman Gobbi ammette che il Governo prevede che l’attuale impostazione «potrebbe rimanere in vigore per circa 5 anni. Poi potrebbero servire dei correttivi, ad esempio tramite una modifica della formula oppure tramite un aumento della tassa base». E questo perché, man mano che il parco veicoli diventa più «elettrico», gli incassi per lo Stato andranno a diminuire.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

****

La Lega esulta: «Un passo importante per aiutare il ceto medio»
La Lega dei Ticinesi – in una nota – esprime tutta la «propria soddisfazione» per il risultato del voto sull’imposta di circolazione. L’iniziativa lanciata dal Centro, infatti, era stata da subito «sostenuta» dal gruppo parlamentare capitanato da Boris Bignasca. «È un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese», precisano da Via Monte Boglia, ricordando che le riduzioni verranno attuate già nel 2023 e porteranno a un risparmio che varia dai 120 ai 350 franchi per veicolo. 

Da www.tio.ch

****

Imposta di circolazione: subito una modifica
L’iniziativa che considera solo le emissioni inquinanti è stata preferita al controprogetto, ma la questione torna già sui banchi del Governo e della politica

Era stato previsto già prima della domenica di votazioni ticinesi, ma con la vittoria dell’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” diventa ora un imperativo: parte del sistema di calcolo deve essere rivista prima dell’entrata in vigore – prevista a inizio 2023 – per non penalizzare chi possiede un veicolo costruito dopo il 2020.
Si tratta di correggere il valore “soglia” delle emissioni di CO2, considerando il fatto che dopo lo scandalo del “dieselgate” (le emissioni erano state artificialmente contenute da molti costruttori) le vetture più recenti riportano valori più alti ma anche più corretti.
L’iniziativa prevede che per le auto che emettono da 0 a 95 g/km di CO2 si paghino solo 120 franchi di tassa di base; per tutte le altre invece il calcolo sarà proporzionale all’inquinamento, sempre senza una discriminante relativa a peso o potenza. Il valore di riferimento dovrebbe essere ritoccato verso l’alto per non penalizzare chi ha acquistato un’auto recente.
In questo dibattito si è inserito il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ora dovrà trattare il tema con i colleghi di Governo; non è ancora chiaro se si dovrà procedere con un ulteriore messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, oppure se si adotterà un’altra soluzione e quanto tempo sarà necessario. “Per una parità di trattamento tra i veicoli antecedenti il 2020 e quelli dopo il 2020, dovremo mettere due elementi di misurazione o di calcolo. Questo per evitare una disparità e una penalizzazione per i veicoli più nuovi e più efficienti”, ha detto Gobbi a Democrazia diretta.
Vi è poi il tema della moratoria riguardante i veicoli immatricolati prima del 2009, per i quali dovrebbe continuare a essere usato l’attuale sistema di calcolo. Soluzione che potrebbe essere anticostituzionale. “Sono 13 anni che questi veicoli hanno un beneficio rispetto a quelli nuovi. Cosa che oggi, anche secondo i parametri federali sulla protezione dell’ambiente, non è più sopportabile – sottolinea Gobbi. – Il Parlamento ha deciso di applicare una moratoria di un solo anno. Quindi per il 2023 manca un elemento essenziale: quale base di calcolo bisogna utilizzare? Perché si userebbe quella attuale che prevede bonus e malus; quindi comunque non sarebbe una moratoria ai sensi di quanto detto in Parlamento”.
Un tema che non è stato fissato dal voto di questa domenica e che andrà di nuovo sottoposto al Gran Consiglio, attraverso un messaggio o un nuovo decreto. Il gettito fiscale generato dall’iniziativa ammonta a 91 milioni di franchi, con 5-6 milioni da dedurre per il primo anno proprio a seguito della moratoria.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-subito-una-modifica-15748360.html

****

Imposta di circolazione: passa l’iniziativa

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15749176

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline il mountainbiker Filippo Colombo e il podista Roberto Delorenzi, specializzato in skyrunning. Il Governo ha reso ufficialmente omaggio ai due atleti cresciuti nel Comune di Monteceneri, che nelle scorse settimane sono diventati rispettivamente vicecampione e campione mondiale.

Il Governo ha espresso ai due campioni le proprie congratulazioni, a nome di tutta la popolazione ticinese, per le eccellenti prestazioni ai Campionati mondiali di mountain bike a Les Gets (Francia) e a quelli di skyrunning in Val d’Ossola (Italia). Filippo Colombo ha conquistato la medaglia d’argento nella specialità cross country short track, mentre Roberto Delorenzi è risultato vincitore nelle categorie sky e combinata.
L’incontro ha anche offerto l’occasione per discutere degli ottimi risultati che i due atleti hanno ottenendo negli ultimi anni. Nel 2022 Filippo Colombo ha infatti vinto anche la medaglia di bronzo agli Europei di cross country di Monaco di Baviera, è diventato campione svizzero di short track e ha vinto due tappe della Coppa del Mondo. Roberto Delorenzi, invece, nel 2021 ha conquistato il terzo posto ai Mondiali di skyrunning in Spagna, e quest’anno ha tagliato per primo il traguardo della Maratona più alta al Mondo, disputata sul Kilimangiaro, tra i 4.000 e 5.895 metri di quota.
Il Governo ha infine consegnato ai due giovani campioni ticinesi un omaggio, cogliendo l’opportunità per rivolgere loro i migliori auguri per il loro futuro sportivo.

53a Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

53a Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

Comunicato stampa

La 53a conferenza dei Capi di Governo delle regioni della Comunità di lavoro alpina Arge Alp ha avuto luogo oggi ad Innsbruck.
Nel corso della stessa, oltre alla sottoscrizione di tre dichiarazioni di collaborazione, è stato celebrato anche il 50° dalla sua fondazione.

Venerdì 21 ottobre 2022 si è tenuta presso la residenza imperiale Hofburg di Innsbruck la 53a riunione dei Capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp. Durante i lavori è stata più volte sottolineata l’importanza della collaborazione transfrontaliera fra le regioni dell’arco alpino, in particolare in momenti, come quelli attuali, così carichi di sfide geopolitiche. A tale proposito sono state condivise, discusse e approvate tre importanti dichiarazioni di collaborazione:

  1. Gestione transfrontaliera del lupo
  2. Politica di protezione del clima orientata al futuro per la regione alpina
  3. 50 anni di ARGE ALP – Una forte rappresentanza degli interessi della regione alpina

Con la prima risoluzione si sottolinea l’importanza di una gestione transfrontaliera coordinata del lupo. Essa prevede lo scambio di informazioni e un monitoraggio dei grandi predatori, nonché di migliorare il coordinamento delle regole nella gestione del lupo e le regioni alpine hanno formulato la richiesta di riduzione dello stato di protezione del lupo a livello europeo, come peraltro già richiesto dai Cantoni Ticino e Grigioni all’autorità federale.
Nella risoluzione in merito alle politiche di protezione del clima, è stata sottolineata l’importanza dell’impegno per soluzioni climatiche sostenibili. Tutto l’arco alpino è infatti toccato fortemente dal cambiamento climatico e lo scopo è quello di promuovere progetti e iniziative, sia in ambito energetico che a livello di trasporti.
L’ultima risoluzione mira invece a sottolineare quanto raggiunto nel corso degli ultimi cinquant’anni e le sfide previste per il futuro della comunità di lavoro. Il Cantone Ticino, rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, ha in particolare sottolineato la necessità – in ambito transfrontaliero – di allineare e accelerare le misure per la gestione dei grandi predatori nell’arco alpino.
La conferenza, che ha nuovamente sottolineato la necessità di avere delle istituzioni solide e stabili, ha anche segnato il passaggio di testimone della presidenza, che sarà assunta fino a fine 2023 dal Canton San Gallo.
Il Consigliere di Stato e Presidente di Governo Marc Mächler Platter ha presentato il programma della nuova presidenza, che si concentrerà sul tema delle energie rinnovabili, con un focus principale sull’utilizzo dell’idrogeno nelle regioni alpine.
Nel corso della Conferenza sono inoltre stati resi noti i vincitori del premio Arge Alp 2022, dedicato alla tutela climatica. L’obiettivo del premio era quello di mettere in risalto grandi progetti, progetti startup e progetti grassroots particolarmente innovativi nei settori della sostenibilità e della tutela climatica. Il Cantone Ticino ha ricevuto il premio regionale della categoria grassroots con il progetto „Ecoligia“. Maggiori informazioni sul progetto seguiranno nel corso del mese di novembre, quando sarà organizzata la premiazione su territorio cantonale.
La Conferenza dei Capi di Governo si è tenuta dopo un momento commemorativo e di riflessione a Mösern, presso la Campana della Pace, luogo in cui la Comunità alpina venne fondata 50 anni or sono, il 12 ottobre 1972. Nel corso di questa commemorazione è intervenuto anche il primo Presidente della Regione Lombardia, Piero Bassetti, considerato uno dei padri fondatori di Arge Alp, insieme ai governatori tirolesi Eduard Wallnöfer e altoatesino Silvius Magnago e al ministro presidente della Baviera Alfons Goppel. Bassetti ha sottolineato come oggi, esattamente come allora, la centralità delle Alpi è stata conservata intatta nella convinzione che l’Europa è fatta da regioni, prima che da nazioni, i cui temi centrali sono sempre stati i trasporti e l’agricoltura di montagna e la sostenibilità.
Il Cantone Ticino appartiene formalmente ad Arge Alp da 35 anni.

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

 

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica

L’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori alla guida della Comunità di lavoro

L’Assessore a enti locali, montagna e piccoli comuni di Regione Lombardia, Massimo Sertori, ha assunto oggi la Presidenza della Comunità di lavoro Regio Insubrica, durante l’Assemblea generale tenutasi a Varese, nella cornice di Villa Recalcati.
Per l’occasione, è stato ricordato che durante l’anno di presidenza lombarda prenderanno avvio le misure del nuovo programma Interreg Italia-Svizzera 2021-2027, di cui il territorio della Regio Insubrica rappresenta il fulcro. Viene inoltre rilanciato l’appuntamento dei primi Stati generali della Cultura e del Turismo della regione insubrica, la cui Assemblea plenaria si terrà il 17 novembre, un’occasione importante per promuovere la ripresa in un settore chiave per l’economia della regione.
Dopo i saluti iniziali del Prefetto Salvatore Rosario Pasquariello, del Sindaco Davide Galimberti e del Vicepresidente della Provincia Alberto Barcaro, il Presidente uscente Norman Gobbi – Consigliere di Stato del Cantone Ticino – ha introdotto i lavori dell’assemblea.
Il rappresentante del Governo ticinese ha ricordato la centralità del ruolo della Regio Insubrica quale espressione delle esigenze di un territorio altrettanto centrale nell’ambito delle relazioni tra Italia e Svizzera. Ruolo che si è rivelato essenziale durante la fase pandemica e che non mancherà di esserlo ora, in questo momento critico caratterizzato da una crisi energetica di portata internazionale e da un’impennata inflazionistica che toccano direttamente anche la fascia di frontiera. Il Consigliere Gobbi ha inoltre ricordato il successo dell’operazione Odescalchi e il ruolo attivo del Cantone e delle Regioni, per il tramite delle Prefetture, nella gestione delle catastrofi a livello transfrontaliero. Ha terminato il suo intervento auspicando una pronta ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri una volta entrato in carica il nuovo Parlamento in Italia.
Massimo Sertori, Assessore di Regione Lombardia, ha poi assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro Regio Insubrica per l’anno entrante.
“L’impegno – ha affermato l’assessore Sertori nel suo discorso di insediamento – è quello di rafforzare la nostra cooperazione, in un’ottica sempre più vicina e funzionale alle esigenze dei nostri territori con un occhio alle principali sfide in ambito locale ed europeo: lavorare ad una mobilità più efficiente, integrata e sostenibile, promuovere azioni per la salvaguardia ambientale e azioni di rilancio del comparto turistico e culturale come elementi propulsori dell’economia del territorio insubrico dopo due anni di pandemia”.
“Le attività realizzate nell’ultimo anno – ha continuato Sertori – testimoniano lo slancio che la Regio Insubrica mantiene nel promuovere e facilitare la cooperazione tra i tre territori a tutti i livelli, nonché la propensione a farsi portavoce presso le autorità nazionali di istanze e temi fondamentali anche in ottica di relazioni bilaterali tra i due Paesi e in chiave europea, già a partire dal prossimo dialogo sulla cooperazione bilaterale tra Italia e Svizzera in programma entro la fine dell’anno”.
“La Lombardia – ha sottolineato Sertori – assume la presidenza in un momento cruciale, quello dell’avvio del nuovo Programma di cooperazione Interreg Italia Svizzera 21-27, di cui il territorio della Regio Insubrica rappresenta l’area funzionale di maggiore impatto in tutto il perimetro del Programma: nostro compito sarà quello di facilitare l’emersione di progettualità di valore e la più ampia partecipazione di imprese e soggetti del sistema della conoscenza affinché i nostri territori possano esprimere a pieno il loro potenziale. Per i prossimi mesi sarebbe interessante avviare un confronto all’interno della Regio Insubrica sul percorso di avvicinamento alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 considerato il forte impatto economico e sociale che l’evento avrà per l’intero territorio e un confronto sul tema delle comunità energetiche, tema di particolare interesse e attualità”.
“Un momento di lavoro quello di oggi – ha concluso l’assessore Sertori – che ha permesso di consolidare la sinergia tra Lombardia, Ticino e Piemonte, con l’obiettivo sfidante di portare avanti strategie e obiettivi comuni per migliorare la qualità di vita delle nostre comunità”.
Un intervento ad ampio raggio quello dell’Assessore all’ambiente di Regione Piemonte, Matteo Marnati, che ha puntato l’attenzione su tutte le problematiche con le quali, in questo anno, ci si è dovuti confrontare. “Oggi stiamo vivendo un altro momento difficile – ha sottolineato – quello dell’approvvigionamento energetico conseguente al conflitto tra Ucraina e Russia; tuttavia, pur nel panorama ancora molto difficile, per il nostro territorio e per le nostre imprese, stiamo vivendo un momento di grande fermento: ci avviciniamo infatti a scaricare a terra i primi progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con i decreti per le comunità energetiche che contribuiranno a rendere il nostro territorio più autonomo sotto il profilo energetico”.
E sulla sostenibilità, l’assessore ha sottolineato come “sia fondamentale investire, in sinergia con il mondo accademico e della ricerca, tenendo in debito conto tutti gli aspetti collegati alla sostenibilità, da quello sociale a quello ambientale, passando per quello economico e turistico”.
E su quest’ultimo aspetto “Il 5 ottobre si terrà a Novara il primo appuntamento degli Stati generali della Cultura e del Turismo, l’inizio di un percorso il cui obiettivo è quello di sviluppare la regione transfrontaliera e la regione dei laghi da un punto di vista turistico e ambientale, promuovendo un turismo sostenibile”. E sull’importanza della Regio Insubrica “in questo momento l’alleanza e la collaborazione già esistenti sono fondamentali. Dobbiamo lavorare in stretta sinergia. Il nostro compito sarà quello di portare sul tavolo del nuovo Governo anche le tematiche territoriali”.
Il Rapporto sulle attività svolte dalla Regio Insubrica nel 2022 è stato infine presentato dal Segretario Francesco Quattrini e approvato all’unanimità dall’assemblea. In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2022 e consuntivo 2021.

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario ticinese – Sullo sfondo la vicenda dei rinnovi dei procuratori

Vera e propria rivoluzione per il Consiglio della magistratura ticinese. Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario. Oltre al presidente Werner Walser e al vicepresidente Nicola Respini, che hanno raggiunto il limite massimo della durata della nomina, dicono infatti addio anche altri sette membri, tra i quali ci sono i giudici Amos Pagnamenta e Marco Villa. Rimarranno invece in carica Beatrice Fasana e Claudia Canonica Minesso, mentre resta da chiarire la posizione di Ivan Pau-Lessi autosospesosi a inizio 2019.

Sullo sfondo della decisione comunicata a fine giugno all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, la vicenda del rinnovo delle cariche in seno Ministero pubblico. Il Consiglio della magistratura, lo ricordiamo, aveva preavvisato negativamente nel settembre del 2020 la conferma di ben cinque procuratori su venti. Tutti però furono confermati, dopo non poche polemiche, dalla maggioranza del Gran Consiglio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fuggi-fuggi-dal-Consiglio-della-magistratura-15631315.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15633106

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

L’accordo tra Lega, Ppd, Ps, Udc e Verdi porta alle urne
Imposte di circolazione, in parlamento è finale ‘thriller’. Dopo il no al rapporto di maggioranza, sì a quello Ps/Verdi: andrà al voto contro l’iniziativa.

La replica di Gobbi è arrivata subito: «Quando nel 2016 il sottoscritto uscì con l’aumento delle imposte di circolazione, senza ricevere tanti applausi dalla mia fazione, ha fatto il compito del governo. Mettere in dubbio che io non lavori collegialmente lo rifiuto in toto, oggi in questa gazzarra (il dibattito prima del voto è stato senza esclusione di colpi, ndr) ho fatto l’arbitro, non potendo fare altro». Questo prima del voto che con 59 favorevoli, 3 contrari (Mps) e 23 astenuti (Plr) ha chiuso quattro ore di dibattito, entrate a gamba tesa, colpi sotto la cintura. E strategia. Tanta strategia.

Cui hanno partecipato anche Lega e Udc. I democentristi con Paolo Pamini rilevano come «qualsiasi misura che lasci risorse nelle tasche di chi le produce è da noi sostenuta con convinzione e molto piacere». Per i leghisti, con il capogruppo Boris Bignasca, «i cittadini si aspettano questo piccolo sgravio fiscale che per il ceto medio e medio basso diventa importante». A sinistra, negli interventi di Anna Biscossa, Ivo Durisch, Clauda Crivelli Barella e Matteo Buzzi si registra l’importanza di «rendere più sociale e ambientale» l’iniziativa popolare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 de La Regione

****

I ticinesi voteranno sull’imposta di circolazione

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15427324

Intervento all’interno dell’edizione di mercoledì 22 giugno 2022 de Il Quotidiano

****

Ai ticinesi l’ultima parola
Dopo un acceso scontro, in Gran Consiglio a spuntarla sono state due proposte: quella dell’asse PPD-Lega-UDC e quella del fronte rossoverde

In poche settimane, la vicenda dell’imposta di circolazione è diventata tanto contorta da sembrare la trama di un thriller psicologico scritto e diretto da Christopher Nolan. Tra rapporti commissionali, controprogetti, cavilli giuridici ed emendamenti incrociati, il dossier è diventato così complesso da confondere i politici più navigati e i cittadini più attenti alla cosa pubblica. Alla fine dei “giochi”, però, in Parlamento a spuntarla sono state due proposte (quella di PPDLega- UDC e quella di PS e Verdi) che a novembre – salvo sorprese dell’ultimo minuto – saranno sottoposte al voto popolare. La “strana” alleanza tra l’ala destra del Parlamento e l’ala sinistra ha dunque schiacciato il centro (o meglio, il PLR) e, dopo un duello parlamentare con qualche colpo sotto la cintura, i ticinesi saranno chiamati a esprimersi su due varianti della futura imposta di circolazione: una che propone di limitare l’incasso a 80 milioni (come chiedeva l’iniziativa originale del PPD) e una «più sociale ed ecologica», avanzata da PS e Verdi, che fissa l’importo massimo a 96 milioni.

Democrazia e conformità
L’acceso dibattito in aula è stato degno, appunto, del finale di un thriller. In Parlamento, prima di votare le tre proposte sul tavolo, i deputati si sono dati battaglia su una questione in particolare: decidere quale «testo conforme» sottoporre al voto popolare.
Detto in parole povere, il «testo conforme» è il testo di legge che concretizza l’iniziativa popolare secondo i principi sottoscritti da proponenti e cittadini.
Da una parte, l’asse PPD-Lega- UDC ha proposto il suo «testo conforme» (riprendendo le richieste originali dell’iniziativa) e dall’altra il PLR ha proposto un altro «testo conforme » (andando però a modificare alcune delle richieste originali degli iniziativisti).
Apriti cielo: da parte del PPD le dichiarazioni sono state pesanti. Il presidente Fiorenzo Dadò non ha esitato a parlare di «palese violazione dei più elementari principi della democrazia » e di «inaccettabile stortura messa in piedi per evitare l’esercizio democratico». I popolari democratici hanno contestato il fatto che i liberali radicali volessero portare al voto popolare una proposta differente da quella sottoscritta dagli iniziativisti.
Sul fronte opposto, il relatore del rapporto del PLR, Bixio Caprara, ha rimandato le accuse al mittente, criticando il fatto che da parte del PPD e della Lega nelle scorse settimane non ci sia stata la minima apertura al dialogo o al compromesso: «Ci avete detto: o mangi la minestra, o salti dalla finestra ». Caprara ha inoltre ricordato che è prassi comune, di fronte a un’iniziativa generica, discutere in commissione per trovare un compromesso. «Noi abbiamo cercato una sintesi tra la proposta degli iniziativisti e quella del Governo, tenendo conto di alcune criticità tecniche presenti nel testo originale e fissando l’importo a 96 milioni. Non si tratta di voler evitare il voto popolare, ci mancherebbe, ma di trovare un testo conforme condiviso dalle parti».
Sulla questione del compromesso, poco dopo, è tornato il capogruppo della Lega Boris Bignasca: «La nostra proposta è di per sé un compromesso, poiché sottoscritta da tre forze politiche, e non da una sola» come quella del PLR. E a rincarare la dose ci ha poi pensato il capogruppo PPD Maurizio Agustoni. «È un precedente grave. Oggi il Gran Consiglio non è chiamato a dire se è d’accordo o meno con l’iniziativa, ma a decidere se vuole assumersi, o no, la responsabilità, per la prima volta nella storia, di impedire ai cittadini di esprimersi su un’iniziativa popolare ».
E critiche importanti, per tutti, sono poi giunte dalla deputata socialista Anna Biscossa. «In Commissione gestione e finanze non ho mai vissuto situazioni come questa. Da parte del PPD è stato alzato un muro contro la possibilità di trovare una posizione condivisa e temo che sia dovuto al fatto che si è voluta fare una battaglia partitica in vista della campagna elettorale; da parte del Consiglio di Stato c’è stato un modo di procedere un po’ strano, con una proposta, che si è rilevata fragile di fronte alle considerazioni del Servizio giuridico, arrivata oltre la zona Cesarini; da parte del PLR, strenuo sostenitore del decreto Morisoli, ci si è spaventati di fronte a 15 milioni di mancati introiti, come se da questa somma dipendesse la stabilità finanziaria del Cantone, e invece penso che tale preoccupazione sia dettata dal fatto che poi mancheranno le risorse per una manovra fiscale per i ricchi». Dal canto suo, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha detto di voler vestire i panni dell’arbitro, senza sbilanciarsi sulle proposte e attendendo l’esito del voto. Un atteggiamento che gli è poi valso molte critiche da parte del PLR.

Votazioni ed emendamenti
Ebbene, dopo quattro ore di attacchi incrociati, per una manciata di voti il Parlamento ha in prima battuta bocciato il rapporto di maggioranza, ossia la proposta originale targata PPD-Lega-UDC: 44 i contrari, 41 i favorevoli, zero gli astenuti. Poi, si è trattato di decidere quale rapporto di minoranza portare al voto finale. La proposta del PLR è stata bocciata senza appello: 23 i voti a favore, ossia quelli dell’intera deputazione dei liberali radicali. La proposta rossoverde, invece, ha incassato il sostegno dell’asse PPD-Lega-UDC, per un totale di 61 voti. Ed è a questo punto, nel voto finale, che la proposta PPD-Lega-UDC è “rientrata dalla finestra” grazie a una serie di emendamenti proposti dal primo firmatario Marco Passalia e dall’MPS, emendamenti che hanno incassato il sì del Parlamento.
Il Gran Consiglio, in ultima battuta, si è quindi espresso a favore del controprogetto di PS e Verdi, reintegrando allo stesso tempo il «testo conforme » di PPD-Lega-UDC tramite gli emendamenti. Detto altrimenti: saranno i ticinesi a scrivere il finale del thriller, esprimendosi su queste due proposte.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Polizia cantonale: nominato il nuovo ufficiale che dirigerà il Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Franco D’Andrea, con il grado di tenente.

Franco D’Andrea, dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente subordinato al V° Reparto di Gendarmeria stradale, il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP), attualmente in fase di edificazione da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nella sua funzione ricoprirà pure il ruolo di sostituto dell’Ufficiale di Reparto e sarà responsabile per le attività della Sezione operativa. Questa funzione è stata introdotta nel 2020, in previsione della messa in esercizio del CCVP alla fine del 2022, con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico. Nel corso del 2023 il CCVP, dopo i primi mesi di messa in funzione, ricoprirà un importante tassello nell’ambito dei controlli specifici che USTRA demanda alla Polizia cantonale con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la sicurezza dell’importante numero di veicoli pesanti, che transitano quotidianamente sull’asse del San Gottardo e nel rispettivo tunnel autostradale.  Subentra in questa veste al compianto tenente Luca Ceresetti, prematuramente scomparso il 14 gennaio scorso, nel giorno del suo 47esimo compleanno, dopo breve malattia.
Franco D’Andrea, classe 1980, nel 2014 si è diplomato quale impresario costruttore presso il Centro Formazione Professionale di Gordola della Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC). Questo dopo aver frequentato con successo, dal 2002 al 2005, la Scuola Superiore Tecnica Edilizia presso la Scuola specializzata superiore di tecnica (SSST) del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Dal 2020 è attivo quale Capo perimetro alle dipendenze delle Ferrovie federali svizzere (FFS) e dirige circa 140 collaboratori attivi in diversi settori. A livello militare, con il grado di maggiore, è attivo nello Stato maggiore cantonale di collegamento territoriale subordinato alla Divisione territoriale 3.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per formulare i propri auguri a Franco D’Andrea per la sfida che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Prato Leventina e Quinto: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Prato Leventina e Quinto e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i due comuni.

Lo scorso 31 maggio 2022 i Municipi di Prato Leventina e Quinto hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni. Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra i Comuni di Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009; di conseguenza la relativa Commissione di studio è sciolta.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. I due comuni, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario “Alta Leventina” del PCA. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.

La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per Prato Leventina:

  • Davide Gendotti, Sindaco
  • Enzo Celio, Presidente Commissione della gestione
  • Maria Rita Fransioli, Segretaria comunale

per Quinto:                                    

  • Aris Tenconi, Sindaco
  • Curzio Guscetti, Presidente Commissione della gestione
  • Nicola Petrini, Segretario comunale

La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(immagine: www.pratoleventina.ch)

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Gobbi: “Sarà il nostro contributo per la pace e la ricostruzione”
Poi è toccato al Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Sarà occasione per il Ticino e Lugano per avere grande visibilità a livello internazionale. C’è da parte nostra un grande orgoglio. La sfida per noi sarà questa: tutto dovrà funzionare al meglio. Accogliere questa conferenza sarà il nostro piccolo contributo per la pace e la ricostruzione dell’Ucraina”.
 
Gobbi: “I costi principali saranno quelli sulla sicurezza”
“I costi principali per il Ticino – ha aggiunto Norman Gobbi – saranno quelli sulla sicurezza. Per la Conferenza sull’Ucraina, ma anche per i cittadini di Lugano nel loro vivere quotidiano. Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti.” “La Conferenza – ha proseguito – sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione”.
 
Cocchi: “Sulla sicurezza abbiamo fatto un grande lavoro, siamo tranquilli”
In seguito la parola è passata a Matteo Cocchi, comandante della polizia ticinese. “Siamo un insieme: autorità, forze di polizia, esercito ed i vari partner. E tutti assieme permetteremo tutto il dispositivo di sicurezza. Finora è stato fatto un grande lavoro. E la collaborazione tra tutti i partner è stata ottima. E dunque siamo tranquilli”. “Stiamo anche lavorando – ha proseguito – perché il nostro dispositivo non crei troppi disagi alla popolazione e alle attività commerciali della città di Lugano”.
Ci saranno zone rosse (Parco Ciani e zone limitrofe al Palazzo dei Congressi) solo per chi è accreditato. E ci saranno zone blu dove ci sarà una forte presenza della polizia, ma dove si potrà transitare liberamente. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cassis-A-Lugano-un-nuovo-piano-Marshall-15420211.html

Da www.rsi.ch/news

****

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15423145

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de Il Quotidiano

****
Conferenza sull’Ucraina: ecco cosa è previsto a Lugano

Le autorità hanno indetto una conferenza stampa da Bellinzona – Cassis: «Il processo di ricostruzione parte ora dal Ticino, una sorta di nuovo piano Marshall» – Gobbi: «Il nostro contributo verso la pace» – Cocchi: «Limitiamo i disagi alla popolazione luganese»
Mancano due settimane esatte all’Ukraine Recovery Conference (URC2022) – Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina -, in programma a Lugano il 4 e il 5 luglio. Alcuni nomi di presenze «illustri» sono già stati fatti (uno su tutti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen), ma il dubbio è ancora sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò che è certo è che la Conferenza si terrà in una Lugano blindata: viste le tensioni internazionali, il Consiglio federale ha deciso che rifonderà al Ticino buona parte (80%) delle spese per la sicurezza, mettendo a disposizione fino a 1600 soldati a titolo sussidiario e garantendo la sicurezza dello spazio aereo. E la viabilità di Lugano cambierà.  
Oggi il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese, a Bellinzona, nell’ambito del regolare dialogo politico. Al centro delle discussioni c’è proprio la Ukraine Recovery Conference. Al fine di illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della URC2022, il DFAE e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa.

La diretta
«Oggi a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto siamo qui per spiegare perché a inizio luglio a Lugano si terrà la UCR2022 – ha dichiarato Ignazio Cassis -. La guerra è in corso ma ci sarà anche il momento della ricostruzione. Vogliamo mettere allo stesso tavolo Paesi e organizzazioni coinvolte. Una sorta di nuovo piano Marshall. Che stavolta sarà pianificato a Lugano. Per definire quando, cosa e chi ma soprattutto come vogliamo preparare questo piano. La via della ricostruzione passa da un processo politico e diplomatico di ampio respiro. Questo processo la Svizzera e l’Ucraina vogliono iniziarlo ora a Lugano». 
Il presidente della Confederazione – che si è rivolto oggi a tutti i media della Svizzera nelle lingue nazionali, da Bellinzona – ha ricordato che la Conferenza era già prevista prima dello scoppio della guerra. Ma «annullarla ora avrebbe mandato un messaggio sbagliato». In aprile la Svizzera con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di mantenere il programma. «La popolazione svizzera è stata toccata da questa situazione e ha dimostrato la sua solidarietà, soprattutto il Ticino. È chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità».

Sicurezza adattata, ma “nulla di eccezionale”
La sicurezza è stata organizzata e adattata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Un «dispositivo usuale» della sicurezza, quello «classico» previsto in questi questi casi, «niente di eccezionale». «Abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza dell’Europa e del mondo, dobbiamo provarci». A Lugano è previsto anche un programma culturale legato all’Ucraina (con musica ed esposizioni), «malgrado la guerra». Perché – ha chiarito Cassis – «la cultura ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». 

Gobbi: “il nostro contributo verso la pace”
Ha quindi preso la parola Norman Gobbi, consigliere di Stato a capo del Dipartimento delle istituzioni (DI): «Da parte nostra c’è orgoglio perché il Ticino accoglie un simile evento di caratura internazionale. Ma dobbiamo garantire che tutto funzioni al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro piccolo contributo verso la pace». I costi principali riguardano la sicurezza e l’organizzazione per garantire il normale svolgimento delle attività da parte della popolazione. «Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti».
 
Un “calcio d’inizio” per pensare (in anticipo) alla ricostruzione
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022, ha quindi spiegato che la Conferenza era stata organizzata in tutt’altro modo, «ma poi è scoppiata la guerra». «Non è la prosecuzione delle altre edizioni, ma qualcosa di nuovo, un calcio d’inizio. Lugano fornirà il quadro, la bussola per iniziare un percorso di ricostruzione, che proseguirà insieme alle riforme». L’organizzazione è quindi stata completamente stravolta. «Riflettere sul “come” si ricostruirà l’Ucraina è importante ora più che mai. L’Ucraina ha capito che è il momento e l’occasione per fare un passo avanti e trasformarsi».
 
Matteo Cocchi: “Sicurezza, ma limitando i disagi alla popolazione”
«È un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dello scorso anno e per cui ci siamo preparati da tanto tempo. La situazione in Ucraina è nel frattempo cambiata e la sicurezza e il suo dispositivo sono cambiati – ha dal canto suo dichiarato Matteo Cocchi, comandante della Polizia del Cantone Ticino -. Non è solo la polizia cantonale a operare, ma tutta una squadra di autorità, forze di polizia, esercito e partner che renderanno possibile la sicurezza. Perché da soli non ce la facciamo ed è importante lavorare all’unisono. Dunque siamo tranquilli. Siamo alla ricerca di un dispositivo che non crei troppi problemi alla cittadinanza di Lugano. Ma è chiaro che siamo alla ricerca del miglior modo possibile per garantire la sicurezza, limitando i disagi alla popolazione». Il dispositivo avrà delle zone rosse in cui sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla sicurezza. Mentre nelle zone blu ci sarà una presenza maggiore di forze di polizia e saranno possibili dei controlli. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri. «Vogliamo tenere il cerchio di sicurezza più limitato possibile». La zona rossa è il Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, quindi non toccherà dei commerci. «Al di fuori non è stata ordinata nessuna chiusura e i commercianti sono già stati informati». Il dispositivo di sicurezza sarà attivo dalle 12 di domenica 3 luglio alle 6 di mercoledì 6 luglio (tempo necessario per il «ristabilimento»).La comunicazione è un aspetto molto importante per le autorità. Ecco perché, oltre al sito Internet, è stata attivata anche una helpline telefonica per informare la popolazione locale, anche su eventuali chiusure e sulla viabilità, attiva dalle 6 alle 22 dal 28 giugno al 5 luglio. I cittadini di Lugano saranno informati dalle autorità comunali. Informazioni saranno diffuse anche tramite Twitter e Alertswiss. «Ringrazio tutti per saper collaborare e voler collaborare, per aver scelto il Ticino e per aver dato fiducia alle autorità cantonali. Le basi per un buon successo della Conferenza ci sono».https://www.cdt.ch/news/ticino/conferenza-sullucraina-ecco-cosa-e-previsto-a-lugano-il-4-e-il-5-luglio-286058
Da www.cdt.ch

****

Conferenza per l’Ucraina, ‘meno disagi possibili per Lugano’
Il punto a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference del 4-5 luglio. Il Parco Ciani e Palazzo dei Congressi saranno zona rossa
Il Dfae e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa per illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference, prevista il 4-5 luglio a Lugano.
Nell’intervento iniziale il presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis ha ricordato la grande tradizione umanitaria della Svizzera nel cui solco si inserisce la conferenza di Lugano, e sottolineato come il Ticino stia dando grande prova sotto questo punto di vista, accogliendo un numero di profughi ucraini superiore a quello prefissato. Per Cassis, l’organizzazione della URC2022 è il “contributo svizzero” alla stabilità in Europa e nel mondo. I metodi e i principi della ricostruzione saranno definiti durante i due giorni della conferenza, ha aggiunto il consigliere federale ticinese. Dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come l’URC2022 sarà l’occasione per il Ticino di dare prova di grande capacità di organizzazione anche di importanti eventi internazionali.
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022 ha sottolineato come la Conferenza non sarà una quinta edizione di quelle svolte in precedenza, ma qualcosa di nuovo data l’evoluzione della situazione internazionale. Dal canto suo, Térence Billeter, ambasciatore, Capo Task Force URC2022, ha presentato in dettaglio il programma organizzativo della Conferenza, sottolineando anche l’ampio spazio dedicato agli eventi culturali nella parte finale della giornata di lunedì.
Dal punto di vista della sicurezza, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi sottolinea che l’obiettivo è limitare il più possibile i disagi alla popolazione pur mantenendo un alto livello di sicurezza. Saranno previste zone rosse, nelle quali non sarà possibile l’ingresso per chi non è accreditato alla conferenza, corrispondenti al Parco Ciani e all’area limitrofa al Palazzo dei Congressi, e zone blu adiacenti al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani nelle quali non vi saranno limitazioni al movimento ma sarà messo in atto un maggior livello di sicurezza e potrebbero essere svolti dei controlli nei confronti dei turisti. Limitata anche la navigazione a 200 metri di fronte al Parco Ciani. Sarà attiva anche una help-line al numero 0848 14 95 95, attiva da martedì 28.6 a martedì 5.7 dalle 6 alle 22. Nessuna chiusura è stata ordinata per le attività commerciali.
Dal punto di vista dei costi, il presidente della Confederazione, rispondendo a una domanda, ha precisato che si parla di “alcuni milioni di franchi” ma che la cifra dipenderà da dettagli ancora da definire, ad esempio la composizione delle delegazioni e di conseguenza l’entità del dispositivo di sicurezza.

Da www.laregione.ch
Collaborazione italo-svizzera

Collaborazione italo-svizzera

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15415867

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 giugno 2022 de Il Quotidiano

****

Più vicini in caso di catastrofe

Conferenza transfrontaliera a Pollegio, Ticino e provincia di Varese firmano un protocollo di intesa

Un protocollo d’intesa per un aiuto reciproco in caso di catastrofe è stato firmato oggi (venerdì) a Pollegio dal canton Ticino e dalla Provincia di Varese, sulla scorta di quanto già attuato con quella di Como dopo la prima esercitazione Odescalchi del 2016.

In questi giorni – dal 13 al 19 giugno – è in corso una nuova settimana di simulazione di incidenti ed eventi naturali a cavallo del confine e questa ha coinciso con una conferenza transfrontaliera incentrata proprio sulla mutua assistenza fra Svizzera e Italia in queste circostanze.

“Esercitare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale”, afferma nel suo comunicato il Dipartimento delle istituzioni ticinese. Un esempio concreto di quanto può accadere lungo la frontiera e di quanto una collaborazione snella sia essenziale in questi casi era stato dato in febbraio dall’incendio scoppiato sul Monte Gambarogno.

Insieme a Norman Gobbi per il Ticino, in Leventina sono giunti anche i rappresentanti di Grigioni e Vallese, oltre a quelli delle prefetture di quattro province di confine: quelle citate di Como e Varese, Verbano Cusio Ossola e Sondrio. L’esercito svizzero ha inviato dal canto suo il divisionario Lucas Caduff, che ha evidenziato gli ottimi rapporti già esistenti, le sinergie in atto e gli aspetti che restano da migliorare.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Più-vicini-in-caso-di-catastrofe-15415288.html

****

Svizzera e Italia ancora più unite per fronteggiare le catastrofi
A Pollegio è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Ticino e la Provincia di Varese per un aiuto reciproco in caso di eventi avversi – Domani si conclude l’esercitazione «Odescalchi 2022»

Svizzera e Italia ancora più unite per far fronte a eventi avversi come catastrofi naturali oppure incidenti di vasta portata. L’intesa è stata sottoscritta ieri mattina al termine di una Conferenza transfrontaliera tra i Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese e le Prefetture delle Province di Varese, Como, Sondrio e Verbano Cusio Ossola – incentrata sui rapporti tra Svizzera e Italia, in particolare tra i Cantoni e le Prefetture delle Province di frontiera, in ambito di mutuo sostegno e intervento in caso di catastrofe. La tempistica non è casuale: proprio in questi giorni si è infatti svolta la settimana di esercitazioni congiunte denominata «Odescalchi 2022».
In buona sostanza, ieri è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Canton Ticino e la Prefettura della Provincia di Vareseper un aiuto reciproco in caso di catastrofe, sulla scorta anche di quanto attuato tra Ticino e Provincia di Como a seguito della prima esercitazione Odescalchi del 2016. «Attuare interventi in caso di catastrofe assume una rilevanza sempre maggiore nell’attuale contesto globale e locale», rileva il Consiglio di Stato in una nota. Da lunedì 13 fino a domenica 19 giugno, lo ricordiamo, in Ticino e in alcune zone sul confine italiano l’Esercito e tutti i partner della protezione della popolazione sono impegnati per collaudare la condotta e l’intervento sul campo in caso di catastrofi, sia naturali sia incidenti dovuti alle attività dell’uomo.

Sinergie e protocolli
Alla Conferenza transfrontaliera hanno preso parte il consigliere di Stato Norman Gobbi, il suo omologo vallesano, Frédéric Favre, il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Grigioni, Martin Bühler, consigliere di Stato designato, il console generale d’Italia, Gabriele Meucci, e i prefetti delle 4 Province, Salvatore Rosario Pasquariello (Varese), Andrea Polichetti (Como), Roberto Bolognesi (Sondrio) e Michele Formiglio (Verbano Cusio Ossola). L’incontro si è svolto in presenza del divisionario Lucas Caduff, comandante della Divisione territoriale 3 dell’Esercito svizzero. Durante la Conferenza sono stati approfonditi i vari ambiti di intervento, permettendo al div Caduff di sottolineare l’impegno svizzero e l’ottima collaborazione con l’Italia. Sono poi state discusse le sinergie in atto, gli aspetti di protocollo che possono essere migliorati e introdotti tra i Cantoni e le Province italiane.

L’esercitazione
L’esercitazione «Odescalchi 2022» vede impegnati i militari dello stato maggiore della divisione territoriale 3, del battaglione di stato maggiore della divisione territoriale 3, il battaglione fanteria di montagna 30, il battaglione genio 9 e il battaglione salvataggio 3. Essi sono stati rinforzati da altre truppe specialmente attribuite per l’assolvimento di compiti particolari. Gli scenari dell’esercitazione hanno visto i militari svizzeri confrontati con interventi di sicurezza e di aiuto in caso di catastrofe, a fianco dei colleghi degli enti di primo intervento ticinesi. Inoltre, i militari elvetici sono intervenuti a Maccagno, nel Luinese, a supporto degli alpini dell’Esercito italiano, nell’ambito di quanto prevede la Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana sulla cooperazione nel campo della previsione e della prevenzione dei rischi maggiori e dell’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 18 giugno del Corriere del Ticino