Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Norman Gobbi guarda i 12 mesi passati e lancia una proposta per il futuro

Sembrava ieri e invece è già passato un anno da quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto la presidenza del Governo. Tanto che nel corso della settimana c’è stato il passaggio di testimone con il collega Manuele Bertoli. “Questa volta però – e mi permetto la correzione – non si può dire “sembrava ieri”. È vero che il tempo passa sempre troppo in fretta, ma questi ultimi 12 mesi caratterizzati dalla pandemia a me sono sembrati più lunghi del solito. Una percezione credo condivisa dai più. Le limitazioni alle nostre libertà, imposte per motivi d’ordine sanitario, sono state certamente pesanti e ci hanno fatto vivere in una bolla per parecchio tempo. Sono venuti meno molti contatti familiari e di amicizia. Il lavoro ha subito per tutti dei cambiamenti”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Ecco, proprio il lavoro. Come è stato questo suo anno da Presidente del Governo? “Del tutto differente da un qualsiasi altro anno presidenziale. Per uno come me che ama il contatto con la gente, che ama stare assieme alla gente e sentire il polso del paese reale, l’anno presidenziale – come è stato il caso nel 2015-2016 nella prima esperienza da Presidente del Governo oppure nel 2008-2009 in qualità di Presidente del Gran Consiglio – solitamente è l’occasione per realizzare incontri. Quest’anno invece nulla di tutto ciò. Dirigere il collegio governativo durante la crisi del coronavirus è però stato molto importante. Di fronte a tante emergenze abbiamo dovuto trovare unità d’intenti. Ci siamo riusciti, confermando che l’attuale squadra lavora bene. E con Berna siamo riusciti a farci sentire, in un contesto non facile, perché al di là delle Alpi la percezione della gravità della situazione è giunta con ritardo rispetto al Ticino”.

A proposito di Berna: si è letto in alcune sue interviste che ha discusso con i colleghi, proprio al termine del suo mandato, un rapporto da lei redatto in cui avanza alcuni punti di discussione da fare con l’autorità federale. Di che cosa si tratta? “Questi mesi di “sofferenza” (in tutti i sensi: negli affetti, di carattere sociale ed economico) lasceranno molti strascichi. Dovremo essere capaci a superarli al meglio. Inoltre quest’anno ci ha fatto capire certe cose e vedere meglio taluni altri aspetti, come il ruolo del Ticino all’interno della Svizzera, la sua importanza per l’intera nazione. Anche chi non lo ha mai voluto vedere, capire e ammettere, si è reso conto che la frontiera è fonte di problemi e che le opportunità sono spesso sempre e solo per chi vive dall’altra parte del confine. La pressione del vasto mercato del lavoro lombardo sul Ticino, la vicinanza con una metropoli come Milano e i problemi connessi arrecano dei danni diretti e indiretti per la popolazione residente. E generano costi anche per le casse del Cantone. Vogliamo che queste considerazioni siano ben presenti anche all’autorità federale, che pure si è accorta – lo spero – come il Ticino può essere facilmente fragilizzato dalla sua situazione geografica. Un fattore che Berna deve riconoscere. Se penso che nell’ambito della perequazione delle risorse un Cantone come Lucerna (dove la gente mi sembra non se la passi peggio del ticinese medio, anzi…) riceve tre volte tanto rispetto al Ticino (136 milioni di franchi nel 2021 contro i nostri 44 milioni), allora sono sicuro che in questo ambito vi siano ampi spazi di manovra per far riconosce al nostro Cantone un sostegno confederale ben più cospicuo! Da queste premesse prende spunto il rapporto presentato ai colleghi ”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ha assunto la carica, per il terzo anno della Legislatura 2019/2023, succedendo al Consigliere di Stato Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato Claudio Zali ha invece assunto la carica di Vicepresidente.

“Il passo del montanaro ha premiato”

“Il passo del montanaro ha premiato”

Norman Gobbi traccia un bilancio del suo anno di presidenza.
Domani cederà il testimone a Manuele Bertoli.
“Come Governo abbiamo lavorato come collegio, al di là delle differenze di vedute”
 
Cambio di presidenza in Governo: domani Norman Gobbi cederà il testimone a Manuele Bertoli. Al termine di un mandato dominato dalla pandemia, Teleticino ha voluto tracciare con lui un bilancio a poche ore dal passaggio di consegne. “Quello che valuto come presidente è il lavoro del Consiglio di Stato che, al di là delle differenze di vedute, ha funzionato come un collegio e che ha portato avanti delle decisioni in maniera unanime” ha esordito il ministro. Qualche volta, ha ammesso, ha dovuto mordersi la lingua, ma “dopo dieci anni in Governo conosco abbastanza bene i colleghi e le loro sensibilità e quando ho dovuto prendere posizione, anticipando la discussione in governo, questa rispecchiava la decisione del Consiglio di Stato”.

Anche nei momenti difficili, ha aggiunto Gobbi, dove bisognava soppesare le libertà e le sicurezze, è stato necessario discutere e ponderare. E il passo del montanaro, metafora più volte usata da Gobbi come simbolo di una persona che deve andare avanti, anche se a fatica e senza retrocedere, è stata la scelta vincente. “È stato quello che ci ha permesso come Consiglio di Stato ma anche come popolazione di uscire bene da questa seconda rispettivamente terza ondata”. Secondo il Consigliere di Stato la velocità non sempre premia e ha respinto le critiche sui ritardi di reazione nella gestione della pandemia. “Il montanaro cammina piano e penso che la velocità sia l’elemento più sbagliato. Lo abbiamo visto più a sud. Le continue aperture e chiusure hanno portato ad un affaticamento maggiore della popolazione. Da noi si è arrivati a procedure graduali. Potevamo fare meglio? Sicuramente sì, ma questa crisi ci ha insegnato che l’imprevedibilità è un elemento dell’azione politica”.

Il Consigliere di Stato ha parlato anche dei rapporti con il Consiglio federale, che non sempre sono stati facili. “Se durante la prima fase eravamo i primi al fronte, durante la seconda fase il Consiglio federale ha voluto essere più centralista, una posizione che non è stata apprezzata né da noi, né dagli altri Cantoni. A un certo punto c’è stata una profonda spaccatura tra la Svizzera romanda, che era maggiormente toccata durante la seconda ondata, e la Svizzera orientale, che non voleva misure a livello nazionale. Da ottobre via il Consiglio federale ha preso poi decisioni per tutto il territorio nazionale, concedendo zero spazio all’autonomia dei Cantoni”. In questo contesto un consigliere federale ticinese a Berna ha aiutato? “Con Cassis ci siamo sentiti, ma anche con gli altri consiglieri federali”, specifica Gobbi. “Sicuramente avere un ticinese in Governo è importante per un’equa rappresentanza di tutte le parti del nostro paese, soprattutto in un periodo di crisi”.

Da www.ticinonews.ch

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice del Messico

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice del Messico

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Cecilia Jaber Breceda, Ambasciatrice del Messico per la Svizzera, accompagnata dal Console onorario in Ticino Giampiero Berra. La visita di cortesia dell’Ambasciatrice Cecilia Jaber Breceda, accompagnata dal Console onorario in Ticino Giampiero Berra, ha permesso un confronto su vari temi di attualità, e di soffermarsi anche sulle differenti strategie per la gestione della pandemia da coronavirus.
Ricordando i 75 anni trascorsi dall’inizio delle relazioni bilaterali tra Confederazione e Messico, l’Ambasciatrice si è detta certa che i rapporti fra i nostri Paesi continueranno a rafforzarsi. È stato inoltre ricordato che, per il Ticino, il Messico è il primo partner commerciale in America latina.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha come di consueto condiviso con l’Ambasciatrice alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il nostro Cantone nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, e ha ricordato i principali progetti e le sfide che attendono il Cantone a medio e lungo termine.

«Ho sempre ammesso gli errori sin da quando arbitravo»

«Ho sempre ammesso gli errori sin da quando arbitravo»

Il Consiglio di Stato procederà domani al tradizionale cambio di presidenza, con Norman Gobbi che passerà il testimone a Manuele Bertoli.
Abbiamo intervistato il direttore delle Istituzioni per un bilancio di questi dodici mesi.

Norman Gobbi, questi dodici mesi avrebbero dovuto essere quelli della ripartenza, invece si è trovato a gestire la seconda e anche la terza ondata della pandemia. Si aspettava una strada così in salita?

«Così in salita forse no. Nessuno di noi si aspettava un periodo così lungo di chiusure. Questo è stato forse l’aspetto più difficile da gestire. La prima fase si è risolta in due mesi mentre nella seconda non c’era una prospettiva di termine e la stanchezza si è fatta sentire di più. L’abbiamo visto con la riapertura delle terrazze: la popolazione aspettava davvero di poter tornare a godere di queste piccole libertà».

Lo scorso 23 novembre lei ammise, davanti al Gran Consiglio, che da parte del Governo qualche errore era stato fatto. A distanza di cinque mesi da quell’affermazione, come giudica l’agire del Governo?

«Di errori ne commettiamo sempre e l’ho sempre ammesso sin da quando arbitravo. L’impostante è non peccare di superbia. Quello che abbiamo fatto è mantenere il passo del montanaro. Un’espressione forse un po’ logora, perché la ripeto da diversi mesi, ma che rappresenta la realtà. Senza questo passo prudente non avremmo tenuto così tanto tempo. In situazioni simili bisogna andare avanti con sicurezza ed essere coerenti, e come Governo la coerenza non l’abbiamo mai persa. Magari sul piccolo caso puntuale sì, ma non sul medio o lungo periodo. Il Governo è stato coerente e ha mantenuto la sua linea, pur incassando qualche critica, per esempio nel periodo pasquale. Non abbiamo ascoltato gli allarmismi da parte di alcuni rappresentanti del settore sanitario che prevedevano una strage dopo le riaperture. Fortunatamente, questi scenari non si sono mai concretizzati e il numero dei nuovi contagi è inferiore a prima delle festività».

Con il senno di poi, come Governo vi rimproverate qualcosa?

«Qualcosa da mettere a posto ci sarà. Spesso siamo molto orientati a guardare al nostro interno ed è mancato un dialogo intersettoriale, ma il Consiglio di Stato l’ha fortunatamente capito subito ed è riuscito a equilibrare tutte le posizioni. C’era chi voleva più chiusure, chi voleva riaprire subito ed è stato necessario trovare il giusto equilibrio. Penso per esempio al dialogo con il mondo della scuola, un tema che lo scorso anno ha creato una piccola crisi istituzionale, gestito bene grazie al dialogo a al conforto di risultati che non indicavano l’ambito scolastico come particolarmente a rischio di contagi».

Passiamo ora ai rapporti con il Consiglio federale. Durante la prima ondata Berna aveva concesso deroghe al nostro Cantone. Nei mesi successivi, invece, le richieste del Ticino – ad esempio, maggiori controlli al confine oppure la riapertura delle terrazze dei ristoranti per Pasqua – sono rimaste lettera morta. È stato uno sgarbo?

«Il Consiglio federale aveva già subito critiche quando aveva riconosciuto le prime eccezioni al Ticino. Per evitare di ricreare lo stesso caso e innescare altre richieste simili ha deciso di tenere una linea unica. Ma quando la linea è unica c’è sempre qualcosa che non va. I problemi degli altri cantoni di frontiera sono minori dei nostri. Non hanno né la nostra stessa vicinanza a una metropoli come Milano, né la stessa pressione di popolazione che entra e esce dai confini. La situazione del Ticino, in un sistema che deve garantire la parità di trattamento, va a discapito dei ticinesi. Questa situazione particolare, ne abbiamo discusso in Governo, andrà portata avanti nei prossimi anni. Il Ticino, in particolare dal punto di vista delle relazioni economiche e del flusso di persone, ha relazioni più intense proprio verso sud che non verso nord. Dovremo portare all’attenzione di Berna il fatto che il Ticino è un angolo della Svizzera maggiormente esposto a fenomeni di tutti i tipi e deve essergli riconosciuto questo “caso speciale”».

Dopo dodici mesi da primus inter pares ora rientra nei ranghi: quali sono i temi prioritari sulla sua agenda?

«Mi concentrerò su progetti strategici: la riorganizzazione delle ARP – un cantiere che impatterà molto, rivedendo completamente un concetto di organizzazione – e il potenziamento della Magistratura. Sarà anche importante, in un periodo di crisi, far capire all’Amministrazione cantonale che dovrà essere più flessibile e orientata ai bisogni di persone e aziende, senza venire meno al suo compito di controllo e vigilanza».

Nell’ultimo anno è stato molto sollecitato dai media. Normale amministrazione per il presidente del Governo?

«Non sempre. Normalmente il presidente del Governo prende posizione o parla a nome del plenum in un paio di circostanze ben precise. Penso per esempio alla presentazione dei preventivi. Così come parzialmente avvenuto durante la presidenza del mio predecessore Christian Vitta, in questi ultimi quindici mesi sono stati invece cancellati del tutti gli incontri con la “società civile”. Siamo invece stati molto più sollecitati in qualità di portavoce del Consiglio di Stato. Il collegio governativo ha però sempre fatto squadra e per il presidente è stato più semplice presentarne la posizione».

È curioso che il passaggio alla presidenza avvenga tra due consiglieri di Stato che, politicamente parlando, rappresentano due estremi. Faccia un augurio a Bertoli.

«Spero possa essere davvero il presidente durante il cui mandato entreremo nella normalità. Pensiamo al Festival del Film di Locarno: se potremo organizzarlo in presenza, seppur in forma rivista, sarebbe un bel segnale che Bertoli potrà dare anche in qualità di direttore del DECS».

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 4 maggio 2021 del Corriere del Ticino  

 

“Berna assicuri ai Cantoni la fornitura dei vaccini!”

“Berna assicuri ai Cantoni la fornitura dei vaccini!”

“La Confederazione imposta la strategia, ma il problema sta nel manico” 

Il Consiglio federale questa settimana ha presentato un modello a tre fasi per gli allentamenti nell’ambito della strategia di contenimento della pandemia. Una programmazione che si estende su più mesi (la terza fase parte addirittura a partire dal mese di settembre) e che vincola le tre tappe al grado di vaccinazione della popolazione svizzera. “Premesso che i Cantoni non hanno ricevuto sinora alcuna informazione, se non quella fornita agli organi di stampa mercoledì scorso, ci sono aspetti critici in questa pianificazione”, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “A mio giudizio è giusto avere una strategia, così come è giusto vincolare ulteriori aperture al grado di vaccinazione della popolazione. Affermare che “la durata delle singole fasi dipende dalla volontà di farsi vaccinare dei relativi gruppi di popolazione e dall’andamento della campagna di vaccinazione” evidenzia però una mancata coscienza da parte del Consiglio federale delle gravi difficoltà che incontra con le case farmaceutiche per farsi consegnare le dosi di vaccino già acquistate. Non si dovrebbe quindi parlare di “volontà da parte della popolazione” – volontà che in Ticino, e lo sottolineo con grande soddisfazione, è molto elevata, raggiungendo l’80% per tutte le fasce sinora coinvolte – ma di “nostra capacità di fornire le dosi di vaccino da mettere a disposizione dei Cantoni e della popolazione”. Il problema sta nel manico: se avessimo avuto un alto quantitativo di dosi a quest’ora potremmo davvero prendere importanti misure di allentamento senza aspettare ancora mesi e mesi. Soprattutto potremmo sgravare il settore sanitario dal peso che si sta assumendo ormai da 14 mesi e dare ossigeno ad aziende di numerosi settori economici che sono sull’orlo del fallimento. Per una nazione come la Svizzera questa situazione rischia di essere molto imbarazzante, anche se non siamo gli unici ad avere difficoltà di approvvigionamento di vaccini”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Tanto più che un Cantone come il Ticino (ma non è certamente l’unico) ha messo in campo un’organizzazione di tutto rispetto per procedere alla campagna di vaccinazione. “L’ho già detto anche in questa sede: il Ticino ha un’ottima… capacità di fuoco, ma mancano le munizioni. A questo punto dovremmo già vaccinare tutta la popolazione over 16 anni. E invece questa fascia, la più numerosa, dovrà attendere ancora diverse settimane prima di avere l’appuntamento presso i centri di vaccinazione. Sappiamo però che è così e che dobbiamo per forza fare buon viso a cattivo gioco. Nel frattempo l’appello è quello di mantenere sempre comportamenti personali adeguati (igiene delle mani, distanza fisica, uso della mascherina, testarsi in caso di sintomi, ndr), perché il virus circola ancora”.

Un’ultima osservazione: c’è chi paventava una catastrofe a causa dell’arrivo dei turisti confederati in Ticino per il periodo di Pasqua. “Constato che non ci sono stati cataclismi e che gli ambasciatori di sventura ancora una volta sono stati sconfessati. Meglio così. Ma teniamone conto”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di insediamento del Municipio di Tresa

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di insediamento del Municipio di Tresa

Gentili signore, egregi signori

Ci siamo!
Parte oggi – mi verrebbe voglia di dire “finalmente” – il nuovo Comune di Tresa.
Le cittadine e i cittadini affidano a voi il compito di far crescere questo nuovo progetto, questa nuova realtà istituzionale e territoriale.
In voi vedono le persone adatte per far nascere Tresa. È una grande e bella responsabilità che vi hanno assegnato. Sono sicuro che non deluderete questa aspettativa!  
Il progetto di Tresa è stato fin dall’inizio pensato e costruito sulla complementarietà, dove ogni comune confluito nell’aggregazione ha portato qualcosa di suo e qualcosa di speciale che lo distingue dagli altri. Un mosaico che si compone senza che vi sia un centro “dominante”, ma piuttosto un intero territorio che si arricchisce mutualmente.  
Il primo Municipio del nuovo Comune può esser visto come uno specchio di questa impostazione: sono presenti le diverse sensibilità e tutti i quartieri, senza nessuno che “la fa da padrone”. Anche per questo motivo ogni cittadina e ogni cittadino del nuovo Comune ha un motivo in più per riconoscersi e sentirsi partecipe.  
Nessuno di noi sa oggi prevedere quale sarà lo sviluppo negli anni di questo progetto. Le basi poste sono però solide. Spetterà a voi, quindi al nuovo Esecutivo e al nuovo Consiglio comunale, scrivere le prime pagine di questa storia.  
Non saranno particolari congiunzioni astrali a determinare questo futuro, ma quanto le donne e gli uomini sapranno fare nell’ambito del nuovo Comune sulla scorta di un progetto ben delineato.    
Fatta questa premessa e con un pizzico di umorismo, mi sono così permesso di… scrivere l’oroscopo di Tresa, nato il 18 aprile 2021.  

Fortuna: avere un territorio di pregio, variegato e adatto sia alle attività economiche sia alla residenza. Mutuando un motto d’attualità, il Malcantone è “distante-ma-vicino” alla città; sono infatti pochi i chilometri che lo separano da Lugano. Il traffico è però una costante penalizzante. Lavoratori che non hanno quotidiana esigenza di mobilità verso l’agglomerato, interessati a un contesto di vivibilità sempre più ricercato (spazi, verde, natura accessibile nell’immediata prossimità) potrebbero trovare qui interessanti opportunità di insediamento. Soprattutto se gli allacciamenti alla rete sono di prim’ordine, permettendo quel telelavoro destinato a diventare una modalità sempre più sfruttata.

Denaro: non fa la felicità, però aiuta… Sappiamo che il futuro (su scala comunale, cantonale, nazionale e finanche mondiale) potrebbe non essere facile, ma i cosiddetti “fondamentali” da cui parte il nuovo Comune sono nel complesso una buona base comparativa. Certo, come per tutti sarà necessario adattarsi e tenere alta l’attenzione.

Lavoro: quello che vi aspetta è tanto, ma partite da una situazione buona, anche grazie all’importante lavoro svolto dal gruppo che accompagna il nuovo Comune, di cui i qui presenti ex-sindaci di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa fanno parte. Ciò facilita di molto un avvio che di fatto è già lanciato. In questo i segretari comunali, insieme alle intere amministrazioni, sono e saranno un supporto prezioso.  

Amore: è quello che non potrà mancare in tutti voi nell’affrontare quotidianamente le sfide che pone questa nuova creatura. In fondo è propria la passione per questo territorio e per la sua comunità che vi ha spinti fino qui e che vi auguro vi spingerà nel futuro.  

A voi e a Tresa: Auguri!

Incontri di lavoro a Roma su sicurezza, turismo, sviluppo economico e trasporti per il presidente del Governo Norman Gobbi

Incontri di lavoro a Roma su sicurezza, turismo, sviluppo economico e trasporti per il presidente del Governo Norman Gobbi

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel suo viaggio di lavoro a Roma dal 18 al 20 aprile ha avuto una serie di incontri istituzionali di alto livello, fra cui spiccano quelli con due Ministri del nuovo Governo, responsabili per lo sviluppo economico e il turismo. Inoltre durante l’incontro con il Sottosegretario del Ministero degli interni sono state poste le premesse per la firma dell’accordo che risolve le vertenze sorte nel 2020 relative allo scambio di informazioni per il rilascio delle autorizzazioni a favore degli agenti di sicurezza italiani operanti in agenzie private ticinesi nell’ambito dell’attività di investigazione e sorveglianza. La delegazione ha colto pure l’occasione per recarsi in Vaticano e visitare il Comando della Guardia svizzera Pontificia.

Il viaggio di lavoro del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – accompagnato a Roma da una delegazione composta dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal capo sezione della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla – ha permesso di discutere in prima persona alcune questioni prioritarie per il Canton Ticino, nell’ambito dei continui aggiornamenti delle relazioni politiche fra Svizzera e Italia.
Il primo incontro della mattinata di lunedì 19 aprile si è tenuto in Vaticano. I colloqui si sono svolti con il comandante della Guardia svizzera Pontificia Christoph Graf e hanno toccato in particolare la formazione delle guardie del Papa. Come è noto, una parte dell’istruzione viene fornita dalla Polizia cantonale ticinese, attraverso la sua sezione della formazione. In questo contesto sono stati presentati alcuni piani specifici che riguarderanno la futura formazione delle guardie svizzere in Ticino.
Nel pomeriggio sono iniziati i colloqui ministeriali. Il primo interlocutore politico della delegazione ufficiale del Canton Ticino è stato il Ministro al turismo Massimo Garavaglia, con il quale sono state affrontate svariate questioni legate alla promozione della Regione transfrontaliera e i progetti previsti nell’ambito della Comunità di lavoro Regio Insubrica nonché al futuro rilancio turistico dopo l’attuale crisi pandemica.
Nel colloquio con il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, il Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi ha invece toccato un ampio ventaglio di temi legati allo sviluppo economico, anche in chiave di rilancio post-Covid. In questo ambito si è discusso dell’accordo fra Svizzera e Italia sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, dell’accesso al mercato italiano per i servizi finanziari transfrontalieri, delle black list, della cooperazione Interreg per il periodo 2021/2027, nonché dei progetti di sviluppo di infrastrutture di mobilità in relazione con il Recovery fund.
 A seguire si è tenuto l’incontro con il Sottosegretario del Ministero degli Interni Nicola Molteni, con il quale sono stati discussi temi relativi alla collaborazione fra le polizie, la migrazione e la lotta alla criminalità organizzata. È inoltre stato discusso l’accordo che risolverà alcune questioni sorte in ambito di scambio di informazioni tra i due Paesi relative al rinnovo/rilascio delle autorizzazioni nell’ambito delle attività di investigazione e sorveglianza per gli agenti delle agenzie private di sicurezza ticinesi. Tale accordo è stato in seguito sottoscritto oggi, martedì, dal capo della Polizia di Stato Lamberto Giannini e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. “È stata trovata una soluzione pragmatica – sottolinea il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi – che permetterà ai servizi del Dipartimento delle istituzioni di certificare la “buona condotta” da parte di coloro che richiederanno l’autorizzazione di poter operare in Ticino nell’ambito delle attività di agenti di sicurezza. Tengo a ringraziare l’ambasciata svizzera a Roma per aver efficacemente collaborato a trovare questa intesa con la controparte italiana”.
Va infine segnalato che, in vista dell’esercitazione internazionale delle forze di sicurezza e primo intervento «Odescalchi 2022», la delegazione del Canton Ticino, sempre martedì, ha tenuto una riunione di lavoro con il Capo Dipartimento della Protezione civile italiana, Fabrizio Curcio.

Giorgetti incontra Gobbi, presidente del governo del Canton Ticino

Giorgetti incontra Gobbi, presidente del governo del Canton Ticino

Si è svolto oggi al Ministero l’incontro tra il ministro Giancarlo Giorgetti e una delegazione del Canton Ticino guidata dal presidente del governo, Norman Gobbi.
La riunione, che si è svolta in un clima cordiale, nasce con lo scopo di fare il punto su diversi dossier economici tra i due governi anche alla luce delle criticità conseguenza della pandemia.
Di particolare importanza il programma di cooperazione transfrontaliera 2021-2027 che comprende risorse notevoli per lo sviluppo economico, sociale e ambientale dei due Paesi confinanti.
Il ministro si è detto sicuro che sarà possibile proseguire sulla strada di una cooperazione “senza guerre e concorrenza” ma con lo spirito costruttivo che fino a oggi ha contraddistinto i rapporti.
Giorgetti ha insistito anche sui risvolti positivi che ci saranno con risorse e modalità derivanti dall’applicazione del Recovery, non solo per l’aspetto economico ma anche per la prevista semplificazione normativa.

Comunicato stampa del Ministero dello sviluppo economico – Governo italiano (Mise)
https://www.mise.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2042236-giorgetti-incontra-gobbi-presidente-del-governo-del-canton-ticino