Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la seconda seduta ordinaria del 2021 – la 58. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della riunione, è stato introdotto il tema della composizione della Piattaforma per il periodo 2021/2024. I nominativi dei rappresentanti comunali saranno definiti entro la seduta del 15 settembre, per tenere conto dei risultati delle elezioni comunali dello scorso 18 aprile e delle elezioni dei sindaci del 16 maggio.

Il Dipartimento del territorio ha in seguito risposto ad alcune sollecitazioni in merito all’autonomia comunale in materia di pianificazione, fornendo alcune rassicurazioni e manifestando la volontà di proseguire il dialogo su questi temi.

La Delegata per le pari opportunità Rachele Santoro ha quindi fornito una serie di chiarimenti in merito alle nuove disposizioni federali sulla parità dei sessi, precisando quali sono le attese nei confronti dei Comuni che impiegano più di 100 collaboratori; a questo scopo, sono state condivise alcune esperienze realizzate nell’Amministrazione cantonale e nelle località che hanno già svolto l’analisi prevista dalla Legge federale. È stata infine formalizzata la proposta di creare un gruppo di lavoro tecnico e politico.

Per quanto riguarda la gestione della pandemia, il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato brevemente l’attuale situazione epidemiologica. Il quadro attuale risulta confortante e ha indotto il Consiglio federale ad annunciare, oggi, una nuova serie di allentamenti delle restrizioni. Sono inoltre stati forniti aggiornamenti sulla campagna di vaccinazione in Ticino, che procede speditamente.

In merito alla riforma «Ticino 2020», è stato poi ricordato che nel mese di aprile si è conclusa la verifica della nuova ripartizione di compiti e flussi fra Cantone e Comuni. I membri della Piattaforma hanno concordato i prossimi passi, tra i quali figurano la conclusione dello studio di fattibilità e l’apertura della fase di consultazione, prevista nel mese di settembre.

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato sulla riforma delle Autorità di protezione, che prevede l’istituzione delle nuove Preture di protezione. La consultazione sul progetto si è conclusa lo scorso 30 aprile, e durante il mese di giugno la Divisione della giustizia ne presenterà i risultati. In seguito, saranno organizzati incontri con tutte le parti interessate.

La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 15 settembre 2021.

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le decisioni odierne del Consiglio federale che, oltre a determinare un’ulteriore serie di allentamenti, ha confermato l’ordinanza federale che permetterà di tornare a organizzare, a partire dal 1. luglio, manifestazioni con una larga partecipazione di pubblico. Il Consiglio federale ha anche confermato la fase pilota per il mese di giugno. Ciò permetterà ai Cantoni di concedere a cinque organizzatori la possibilità di svolgere eventi fino a un massimo di 600 persone al chiuso e fino a 1000 persone all’esterno. Lo scopo di questa fase è di testare il corretto svolgimento secondo quanto stabilito dalla specifica ordinanza federale.

Il Consiglio federale ha deciso nella sua seduta odierna di confermare – al termine della consultazione con i Cantoni –  un’ulteriore serie di allentamenti comprese quelle che riguardano i grandi eventi. Questa decisione fornisce una prospettiva alla società e in particolare al settore degli eventi.

Al fine di testare modelli per uno svolgimento sicuro di grandi manifestazioni, l’autorità cantonale competente potrà autorizzare fino a un massimo di cinque sperimentazioni pilota che si svolgeranno tra il 1. e il 30 giugno 2021. L’autorizzazione potrà essere rilasciata solo se la situazione epidemiologica nel Cantone ne permetterà lo svolgimento e se l’organizzatore dell’evento potrà garantire un piano di protezione ben definito.

Visto il numero ridotto di eventi possibili, il Governo ha deciso di concentrarsi su manifestazioni importanti in settori diversi tra loro in modo da raccogliere il maggior numero possibile di informazioni che serviranno come base per lo svolgimento di manifestazioni fino 3000 al chiuso rispettivamente 5000 persone all’aperto a partire da luglio.

Il Consiglio di Stato nel mese di giugno potrà autorizzare fino a cinque eventi in ambito concertistico, in campo sportivo, nel settore congressuale e altri settori. Ricordiamo che oltre ad avere un carattere intercantonale, questi eventi dovranno prevedere un minimo di 300 e un massimo di 600 spettatori se avranno luogo al chiuso e un massimo di 1000 spettatori se svolti all’aperto. Per consentire agli organizzatori di avere la reale possibilità di svolgere eventi, nonché sulla base delle informazioni fornite dall’autorità federale lo scorso 28 aprile 2021 nell’ambito della consultazione con i Cantoni, il Consiglio di Stato ha già individuato tre possibili manifestazioni che soddisfano tutte le caratteristiche degli eventi test. Il Consiglio di Stato valuterà se aumentare il numero dei test a cinque, come indicato oggi dal Consiglio federale. 

Nei prossimi giorni, sulla base dell’ordinanza federale relativa alle grandi manifestazioni, la pagina web del Cantone dedicata alle grandi manifestazioni (www.ti.ch/grandimanifestazioni) verrà aggiornata con le informazioni e i dati di contatto necessari a tutti gli organizzatori che intendono svolgere eventi a partire dal prossimo 1. luglio. L’autorizzazione verrà rilasciata, in maniera analoga all’anno scorso, per il tramite del Gruppo Grandi Eventi istituito dal Consiglio di Stato.

“250 ex disoccupati al lavoro per proteggere la popolazione”

“250 ex disoccupati al lavoro per proteggere la popolazione”

Norman Gobbi presenta il grande impegno per i centri di vaccinazione e non solo

Una definizione, un impegno. È quanto attesta il nome della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), che fa parte del Dipartimento delle istituzioni diretto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. A noi qui interessa soprattutto l’aspetto legato alla “protezione della popolazione”. “La Sezione con a capo Ryan Pedevilla in questi anni sta svolgendo un grande lavoro sia per quanto riguarda la cura dell’organizzazione militare, sia sul fronte della protezione della popolazione. Durante tutti questi 15 mesi di crisi pandemica la SMPP si è distinta proprio nel sostegno concreto alla popolazione, mettendosi a disposizione per ogni aspetto logistico e organizzativo. Un supporto dato anche ad altri dipartimenti, con particolare riferimento al DSS e all’Ufficio del medico cantonale, che ha seguito la crisi dal profilo sanitario”, afferma Norman Gobbi.

Sono numerose le testimonianze che ci giungono in redazione sull’efficienza dei centri di vaccinazione, sul modo in cui sono organizzati e sulla puntualità del servizio. “Dietro c’è una macchina organizzativa di non poco conto. Una sfida partita da lontano – precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – facendo tesoro delle esperienze maturate nel corso della prima ondata della pandemia. Attraverso un adattamento graduale della struttura, sulla scorta delle esigenze che man mano si sono presentate, siamo stati in grado di far fronte alle necessità legate al tracciamento delle persone positive al COVID-19, e soprattutto alle esigenze di una campagna di vaccinazione di massa che mai avevamo dovuto approntare. Oggi il Cantone dispone di una buona organizzazione, in grado di offrire alle cittadine e ai cittadini ticinesi un servizio – e detta di tutti – ottimale”.

L’aspetto molto interessante è il coinvolgimento di persone provenienti dalla disoccupazione in questa grande organizzazione. Ancora Gobbi: “Siamo riusciti a dare lavoro a circa 220 persone che si trovavano senza lavoro. Questi collaboratori ci sono stati segnalati dagli Uffici regionali di collocamento (URC) e attraverso l’esame dei profili e i colloqui individuali sono stati scelti i candidati idonei. Hanno un contratto di ausiliario e lavorano per il numero verde (circa 5mila telefonate da gestire alla settimana), per i centri di vaccinazione e per il Servizio di tracciamento (il Contact tracing). L’aspetto positivo di questa operazione è evidente a tutti: molte persone hanno una nuova opportunità lavorativa. Tra di loro ci sono già ex disoccupati che proprio grazie a questa occasione hanno ritrovato un impiego, si spera, definitivo. Questa macchina organizzativa impiega inoltre circa 180 sanitari che si occupano specificatamente di somministrare il vaccino. Tra loro vi sono una ventina di persone che erano in disoccupazione. A supporto anche 600 giovani delle scuole sanitarie (SSSC e SUPSI); 100 militi della Protezione civile che quotidianamente si preoccupano degli aspetti logistici e il personale del Servizio ambulanze. Mille persone che lavorano… per la protezione della popolazione e alle quali stiamo dando un importante aiuto”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Un anno fa avevamo più libertà”

“Un anno fa avevamo più libertà”

Norman Gobbi commenta l’introduzione del nuovo formulario online per entrare in Italia e presto anche negli altri Paesi europei
“Se penso all’anno scorso, quando non c’erano ancora i vaccini, proprio in questo periodo abbiamo iniziato a muoverci senza problemi lungo il confine.
Ora abbiamo i vaccini, un terzo della popolazione del Canton Ticino è stata vaccinata, anche la Lombardia ha fatto altrettanto, ma abbiamo più limitazioni rispetto allo scorso anno”.
Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato l’introduzione del Passenger Locator Form, un modulo da compilare online che diverrà obbligatorio per entrare in Italia da lunedì 24 maggio.
“Questo evidentemente è un po’ paradossale”, ha aggiunto. “Mario Draghi e il ministro Garavaglia parlano di rilanciare l’economia italiana grazie al turismo, più barriere uno mette, più difficile sarà far ripartire l’Italia”.
Gobbi ha parlato anche di disparita: “La Svizzera ha voluto garantire a tutti un’ampia libertà di movimento, dall’altra parte le limitazioni sono ancora tante e, a maggior ragione in un momento dove tutti parlano di privacy, questo è un ulteriore dato che viene registrato da uno Stato terzo che vuol sapere dove io mi muovo all’interno del suo Stato”.
Gobbi è invece più scettico sulla richiesta dei politici italiani della fascia di confine di garantire una fascia di maggiori libertà a ridosso della frontiera: “Dal loro punto di vista può essere corretto, ma crea ulteriore disparità nella disparità”, ha detto.
 
 
Da www.ticinonews.ch
Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Norman Gobbi guarda i 12 mesi passati e lancia una proposta per il futuro

Sembrava ieri e invece è già passato un anno da quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto la presidenza del Governo. Tanto che nel corso della settimana c’è stato il passaggio di testimone con il collega Manuele Bertoli. “Questa volta però – e mi permetto la correzione – non si può dire “sembrava ieri”. È vero che il tempo passa sempre troppo in fretta, ma questi ultimi 12 mesi caratterizzati dalla pandemia a me sono sembrati più lunghi del solito. Una percezione credo condivisa dai più. Le limitazioni alle nostre libertà, imposte per motivi d’ordine sanitario, sono state certamente pesanti e ci hanno fatto vivere in una bolla per parecchio tempo. Sono venuti meno molti contatti familiari e di amicizia. Il lavoro ha subito per tutti dei cambiamenti”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Ecco, proprio il lavoro. Come è stato questo suo anno da Presidente del Governo? “Del tutto differente da un qualsiasi altro anno presidenziale. Per uno come me che ama il contatto con la gente, che ama stare assieme alla gente e sentire il polso del paese reale, l’anno presidenziale – come è stato il caso nel 2015-2016 nella prima esperienza da Presidente del Governo oppure nel 2008-2009 in qualità di Presidente del Gran Consiglio – solitamente è l’occasione per realizzare incontri. Quest’anno invece nulla di tutto ciò. Dirigere il collegio governativo durante la crisi del coronavirus è però stato molto importante. Di fronte a tante emergenze abbiamo dovuto trovare unità d’intenti. Ci siamo riusciti, confermando che l’attuale squadra lavora bene. E con Berna siamo riusciti a farci sentire, in un contesto non facile, perché al di là delle Alpi la percezione della gravità della situazione è giunta con ritardo rispetto al Ticino”.

A proposito di Berna: si è letto in alcune sue interviste che ha discusso con i colleghi, proprio al termine del suo mandato, un rapporto da lei redatto in cui avanza alcuni punti di discussione da fare con l’autorità federale. Di che cosa si tratta? “Questi mesi di “sofferenza” (in tutti i sensi: negli affetti, di carattere sociale ed economico) lasceranno molti strascichi. Dovremo essere capaci a superarli al meglio. Inoltre quest’anno ci ha fatto capire certe cose e vedere meglio taluni altri aspetti, come il ruolo del Ticino all’interno della Svizzera, la sua importanza per l’intera nazione. Anche chi non lo ha mai voluto vedere, capire e ammettere, si è reso conto che la frontiera è fonte di problemi e che le opportunità sono spesso sempre e solo per chi vive dall’altra parte del confine. La pressione del vasto mercato del lavoro lombardo sul Ticino, la vicinanza con una metropoli come Milano e i problemi connessi arrecano dei danni diretti e indiretti per la popolazione residente. E generano costi anche per le casse del Cantone. Vogliamo che queste considerazioni siano ben presenti anche all’autorità federale, che pure si è accorta – lo spero – come il Ticino può essere facilmente fragilizzato dalla sua situazione geografica. Un fattore che Berna deve riconoscere. Se penso che nell’ambito della perequazione delle risorse un Cantone come Lucerna (dove la gente mi sembra non se la passi peggio del ticinese medio, anzi…) riceve tre volte tanto rispetto al Ticino (136 milioni di franchi nel 2021 contro i nostri 44 milioni), allora sono sicuro che in questo ambito vi siano ampi spazi di manovra per far riconosce al nostro Cantone un sostegno confederale ben più cospicuo! Da queste premesse prende spunto il rapporto presentato ai colleghi ”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ha assunto la carica, per il terzo anno della Legislatura 2019/2023, succedendo al Consigliere di Stato Norman Gobbi. Il Consigliere di Stato Claudio Zali ha invece assunto la carica di Vicepresidente.

“Il passo del montanaro ha premiato”

“Il passo del montanaro ha premiato”

Norman Gobbi traccia un bilancio del suo anno di presidenza.
Domani cederà il testimone a Manuele Bertoli.
“Come Governo abbiamo lavorato come collegio, al di là delle differenze di vedute”
 
Cambio di presidenza in Governo: domani Norman Gobbi cederà il testimone a Manuele Bertoli. Al termine di un mandato dominato dalla pandemia, Teleticino ha voluto tracciare con lui un bilancio a poche ore dal passaggio di consegne. “Quello che valuto come presidente è il lavoro del Consiglio di Stato che, al di là delle differenze di vedute, ha funzionato come un collegio e che ha portato avanti delle decisioni in maniera unanime” ha esordito il ministro. Qualche volta, ha ammesso, ha dovuto mordersi la lingua, ma “dopo dieci anni in Governo conosco abbastanza bene i colleghi e le loro sensibilità e quando ho dovuto prendere posizione, anticipando la discussione in governo, questa rispecchiava la decisione del Consiglio di Stato”.

Anche nei momenti difficili, ha aggiunto Gobbi, dove bisognava soppesare le libertà e le sicurezze, è stato necessario discutere e ponderare. E il passo del montanaro, metafora più volte usata da Gobbi come simbolo di una persona che deve andare avanti, anche se a fatica e senza retrocedere, è stata la scelta vincente. “È stato quello che ci ha permesso come Consiglio di Stato ma anche come popolazione di uscire bene da questa seconda rispettivamente terza ondata”. Secondo il Consigliere di Stato la velocità non sempre premia e ha respinto le critiche sui ritardi di reazione nella gestione della pandemia. “Il montanaro cammina piano e penso che la velocità sia l’elemento più sbagliato. Lo abbiamo visto più a sud. Le continue aperture e chiusure hanno portato ad un affaticamento maggiore della popolazione. Da noi si è arrivati a procedure graduali. Potevamo fare meglio? Sicuramente sì, ma questa crisi ci ha insegnato che l’imprevedibilità è un elemento dell’azione politica”.

Il Consigliere di Stato ha parlato anche dei rapporti con il Consiglio federale, che non sempre sono stati facili. “Se durante la prima fase eravamo i primi al fronte, durante la seconda fase il Consiglio federale ha voluto essere più centralista, una posizione che non è stata apprezzata né da noi, né dagli altri Cantoni. A un certo punto c’è stata una profonda spaccatura tra la Svizzera romanda, che era maggiormente toccata durante la seconda ondata, e la Svizzera orientale, che non voleva misure a livello nazionale. Da ottobre via il Consiglio federale ha preso poi decisioni per tutto il territorio nazionale, concedendo zero spazio all’autonomia dei Cantoni”. In questo contesto un consigliere federale ticinese a Berna ha aiutato? “Con Cassis ci siamo sentiti, ma anche con gli altri consiglieri federali”, specifica Gobbi. “Sicuramente avere un ticinese in Governo è importante per un’equa rappresentanza di tutte le parti del nostro paese, soprattutto in un periodo di crisi”.

Da www.ticinonews.ch

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice del Messico

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice del Messico

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Cecilia Jaber Breceda, Ambasciatrice del Messico per la Svizzera, accompagnata dal Console onorario in Ticino Giampiero Berra. La visita di cortesia dell’Ambasciatrice Cecilia Jaber Breceda, accompagnata dal Console onorario in Ticino Giampiero Berra, ha permesso un confronto su vari temi di attualità, e di soffermarsi anche sulle differenti strategie per la gestione della pandemia da coronavirus.
Ricordando i 75 anni trascorsi dall’inizio delle relazioni bilaterali tra Confederazione e Messico, l’Ambasciatrice si è detta certa che i rapporti fra i nostri Paesi continueranno a rafforzarsi. È stato inoltre ricordato che, per il Ticino, il Messico è il primo partner commerciale in America latina.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha come di consueto condiviso con l’Ambasciatrice alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il nostro Cantone nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, e ha ricordato i principali progetti e le sfide che attendono il Cantone a medio e lungo termine.

«Ho sempre ammesso gli errori sin da quando arbitravo»

«Ho sempre ammesso gli errori sin da quando arbitravo»

Il Consiglio di Stato procederà domani al tradizionale cambio di presidenza, con Norman Gobbi che passerà il testimone a Manuele Bertoli.
Abbiamo intervistato il direttore delle Istituzioni per un bilancio di questi dodici mesi.

Norman Gobbi, questi dodici mesi avrebbero dovuto essere quelli della ripartenza, invece si è trovato a gestire la seconda e anche la terza ondata della pandemia. Si aspettava una strada così in salita?

«Così in salita forse no. Nessuno di noi si aspettava un periodo così lungo di chiusure. Questo è stato forse l’aspetto più difficile da gestire. La prima fase si è risolta in due mesi mentre nella seconda non c’era una prospettiva di termine e la stanchezza si è fatta sentire di più. L’abbiamo visto con la riapertura delle terrazze: la popolazione aspettava davvero di poter tornare a godere di queste piccole libertà».

Lo scorso 23 novembre lei ammise, davanti al Gran Consiglio, che da parte del Governo qualche errore era stato fatto. A distanza di cinque mesi da quell’affermazione, come giudica l’agire del Governo?

«Di errori ne commettiamo sempre e l’ho sempre ammesso sin da quando arbitravo. L’impostante è non peccare di superbia. Quello che abbiamo fatto è mantenere il passo del montanaro. Un’espressione forse un po’ logora, perché la ripeto da diversi mesi, ma che rappresenta la realtà. Senza questo passo prudente non avremmo tenuto così tanto tempo. In situazioni simili bisogna andare avanti con sicurezza ed essere coerenti, e come Governo la coerenza non l’abbiamo mai persa. Magari sul piccolo caso puntuale sì, ma non sul medio o lungo periodo. Il Governo è stato coerente e ha mantenuto la sua linea, pur incassando qualche critica, per esempio nel periodo pasquale. Non abbiamo ascoltato gli allarmismi da parte di alcuni rappresentanti del settore sanitario che prevedevano una strage dopo le riaperture. Fortunatamente, questi scenari non si sono mai concretizzati e il numero dei nuovi contagi è inferiore a prima delle festività».

Con il senno di poi, come Governo vi rimproverate qualcosa?

«Qualcosa da mettere a posto ci sarà. Spesso siamo molto orientati a guardare al nostro interno ed è mancato un dialogo intersettoriale, ma il Consiglio di Stato l’ha fortunatamente capito subito ed è riuscito a equilibrare tutte le posizioni. C’era chi voleva più chiusure, chi voleva riaprire subito ed è stato necessario trovare il giusto equilibrio. Penso per esempio al dialogo con il mondo della scuola, un tema che lo scorso anno ha creato una piccola crisi istituzionale, gestito bene grazie al dialogo a al conforto di risultati che non indicavano l’ambito scolastico come particolarmente a rischio di contagi».

Passiamo ora ai rapporti con il Consiglio federale. Durante la prima ondata Berna aveva concesso deroghe al nostro Cantone. Nei mesi successivi, invece, le richieste del Ticino – ad esempio, maggiori controlli al confine oppure la riapertura delle terrazze dei ristoranti per Pasqua – sono rimaste lettera morta. È stato uno sgarbo?

«Il Consiglio federale aveva già subito critiche quando aveva riconosciuto le prime eccezioni al Ticino. Per evitare di ricreare lo stesso caso e innescare altre richieste simili ha deciso di tenere una linea unica. Ma quando la linea è unica c’è sempre qualcosa che non va. I problemi degli altri cantoni di frontiera sono minori dei nostri. Non hanno né la nostra stessa vicinanza a una metropoli come Milano, né la stessa pressione di popolazione che entra e esce dai confini. La situazione del Ticino, in un sistema che deve garantire la parità di trattamento, va a discapito dei ticinesi. Questa situazione particolare, ne abbiamo discusso in Governo, andrà portata avanti nei prossimi anni. Il Ticino, in particolare dal punto di vista delle relazioni economiche e del flusso di persone, ha relazioni più intense proprio verso sud che non verso nord. Dovremo portare all’attenzione di Berna il fatto che il Ticino è un angolo della Svizzera maggiormente esposto a fenomeni di tutti i tipi e deve essergli riconosciuto questo “caso speciale”».

Dopo dodici mesi da primus inter pares ora rientra nei ranghi: quali sono i temi prioritari sulla sua agenda?

«Mi concentrerò su progetti strategici: la riorganizzazione delle ARP – un cantiere che impatterà molto, rivedendo completamente un concetto di organizzazione – e il potenziamento della Magistratura. Sarà anche importante, in un periodo di crisi, far capire all’Amministrazione cantonale che dovrà essere più flessibile e orientata ai bisogni di persone e aziende, senza venire meno al suo compito di controllo e vigilanza».

Nell’ultimo anno è stato molto sollecitato dai media. Normale amministrazione per il presidente del Governo?

«Non sempre. Normalmente il presidente del Governo prende posizione o parla a nome del plenum in un paio di circostanze ben precise. Penso per esempio alla presentazione dei preventivi. Così come parzialmente avvenuto durante la presidenza del mio predecessore Christian Vitta, in questi ultimi quindici mesi sono stati invece cancellati del tutti gli incontri con la “società civile”. Siamo invece stati molto più sollecitati in qualità di portavoce del Consiglio di Stato. Il collegio governativo ha però sempre fatto squadra e per il presidente è stato più semplice presentarne la posizione».

È curioso che il passaggio alla presidenza avvenga tra due consiglieri di Stato che, politicamente parlando, rappresentano due estremi. Faccia un augurio a Bertoli.

«Spero possa essere davvero il presidente durante il cui mandato entreremo nella normalità. Pensiamo al Festival del Film di Locarno: se potremo organizzarlo in presenza, seppur in forma rivista, sarebbe un bel segnale che Bertoli potrà dare anche in qualità di direttore del DECS».

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 4 maggio 2021 del Corriere del Ticino