“Messaggi disorientanti”

“Messaggi disorientanti”

Il Governo ticinese prende posizione sui previsti allentamenti – No a eventi all’aperto con 150 persone – Ribadita la necessità di controlli alle frontiere

Il Consiglio di Stato ticinese, ritenendo necessario procedere “con estrema prudenza” data l’evoluzione dei contagi, ha accolto in modo piuttosto positivo la seconda tappa di allentamenti previsti dal Consiglio federale a partire dal 22 marzo, tranne per quanto riguarda le manifestazioni pubbliche con 150 persone all’esterno. Ma non tutto quanto fatto da Berna è condiviso a Bellinzona. “In questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti” spiega il Governo in una nota specificando che “vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese”.
Nel dettaglio delle singole misure, il Governo ticinese valuta positivamente quelle che consentiranno la ripresa di talune manifestazioni (compresi gli spettacoli con un massimo di 50 spettatori), i ritrovi privati con 10 persone, l’insegnamento in presenza nelle università (ma con il 50% dei posti e non con 15 presenti). Non ritiene invece opportuno, poiché prematuro, dare la possibilità di organizzare eventi con 150 persone anche all’aperto. Non convincono neppure, “perché privi di evidenze scientifiche”, gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate) e le proposte di esenzione.

Terrazze, un primo passo per la ristorazione
“La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione” scrive il Consiglio di Stato che ha ribadito a Berna la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera.

Le restrizioni in Italia potrebbero indurre a cercare svago in Ticino
La situazione, per Bellinzona, si è “momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti” ma ora c’è un altro rischio. “L’inasprimento delle misure in vigore in Italia”, si legge nel comunicato, “potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Messaggi-disorientanti-13907773.html

Da www.rsi.ch/news

Due procuratori in più

Due procuratori in più

Il potenziamento del ministero pubblico ticinese è stato approvato dal Parlamento

Il ministero pubblico ticinese sarà rinvigorito dall’arrivo dei due procuratori supplementari che palazzo di giustizia aveva chiesto di ottenere nel 2017. Lo ha deciso lunedì quasi all’unanimità il Gran Consiglio, tornato a riunirsi a Bellinzona, dopo le sedute tenute a Mendrisio a causa delle restrizioni legate alla pandemia. La misura comporta una maggiore spesa di circa mezzo milione di franchi.

La modifica sull’organizzazione giudiziaria adottata prevede che in futuro il procuratore generale non sia più affiancato da 20 colleghi come finora, ma da 22 con competenza su tutto il territorio cantonale. Il potenziamento dovrà, in particolare, permettere di gestire con più celerità gli incarti riguardanti i reati in ambito finanziario che continuano ad accumularsi anche a causa della loro complessità. Tant’è che, da una verifica interna, era emerso che uno dei magistrati impegnati su tale fronte ne sta gestendo contemporaneamente oltre 500 mentre idealmente nessuno dovrebbe seguire più di 150-180 procedimenti penali all’anno.

Quella decisa lunedì non è l’attesa riorganizzazione del ministero pubblico, auspicata da molti. Questa sarà affrontata in seno alla commissione giustizia e diritti che ha già avviato le proprie riflessioni che riguardano anche la possibile reintroduzione della figura dei sostituti procuratori pubblici e una maggiore attribuzione di maggiori competenze ai segretari giudiziari.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Due-procuratori-in-pi%C3%B9-13905826.html

Da www.rsi.ch/news

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha risposto oggi alla consultazione del Consiglio federale sulla seconda tappa di allentamenti delle misure in atto per contenere la diffusione del Coronavirus.

Nella sua presa di posizione, il Governo osserva innanzitutto come in questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti. In effetti vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese. In Ticino la crescita dei nuovi contagi è costante da alcune settimane, presumibilmente a causa della diffusione delle nuove varianti. Ritenendo quindi indispensabile procedere con estrema prudenza, il Consiglio di Stato nel merito delle misure di allentamento proposte formula una serie di considerazioni.
Per quanto attiene le manifestazioni si prende atto positivamente della revoca del divieto di principio, sostituito dal limite di 15 partecipanti. È benvenuto anche il limite di 50 spettatori, soprattutto per gli eventi culturali, e il ritorno al limite di 10 persone per le manifestazioni private. Non si ritiene per contro opportuno, e risulta in ogni caso prematuro, consentire eventi con 150 persone anche se all’esterno.
Sul fronte della formazione si ritiene giustificato tornare all’insegnamento in presenza anche a livello terziario, con il limite di capienza dei locali esteso fino al 50% dei posti abituali (senza quindi il limite assoluto di 15 persone).
La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione.
La criticità evidenziata in passato di regolamentazioni differenti dai due lati del confine è per contro momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti. A questo proposito, in termini più generali, il Consiglio di Stato ribadisce la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera, ritenuto che l’inasprimento delle misure in vigore in Italia potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali.
Da ultimo, per quanto riguarda gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate), si respingono le proposte di esenzione perché prive di evidenze scientifiche.
La situazione rimane fragile e occorrerà monitorare attentamente l’evoluzione epidemiologica per seguire l’impatto che queste eventuali nuove disposizioni avranno nelle prossime settimane. Si invita la popolazione a continuare a seguire le raccomandazioni e le misure di protezione in vigore, utili a contenere la diffusione del virus.

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

Norman Gobbi a poco più di un mese dal rinnovo di Municipi e Consigli comunali

Manca poco più di un mese alle elezioni comunali. In questo contesto di pandemia, tra chiusure e aperture, la situazione risulta confusa. “Una certezza c’è: quest’anno le elezioni si terranno!, afferma il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Si tratta di un segnale forte – in una situazione così pesante per tutti noi – della volontà di tornare a vivere la normalità. Le istituzioni rivendicano a gran voce il loro ruolo, anche e soprattutto davanti a questa crisi. Per affermare che le difficoltà, quando ci sono, devono essere affrontate e superate. Un anno fa eravamo in una situazione del tutto inedita, che aveva colpito il mondo intero. Allora era giusto che si procrastinasse il voto, perché nell’opinione pubblica c’era preoccupazione e molta paura. Da quella esperienza abbiamo imparato molte cose. Inoltre, a distanza di 12 mesi abbiamo i vaccini, che da subito hanno protetto la fascia più a rischio, ossia gli anziani, diminuendo in modo sensibile il numero di morti legati al coronavirus”.

Quella scelta del Consiglio di Stato fu molto criticata… “Lo so e comprendo chi l’ha criticata. Però sono convinto che fu la decisione giusta. Abbiamo chiesto ai municipali e ai consiglieri comunali in carica – in particolare a coloro che avevano deciso di non più ricandidarsi – uno sforzo supplementare per il bene dei loro concittadini. Per questo li ringrazio”, sottolinea il presidente del Governo Norman Gobbi.

“La voglia di normalità in un contesto che richiede ancora prudenza e il rispetto delle norme contro il contagio – prosegue il nostro interlocutore – la si può vedere nelle innumerevoli iniziative che i candidati, i partiti e i movimenti stanno mettendo in campo. Sfruttando in particolare i contatti… digitali. La crisi legata al coronavirus ha accelerato dinamiche di comunicazione e di rapporti differenti rispetto al passato”. Ma a lei non mancano… il buon vecchio aperitivo organizzato da questo o quel candidato, la risottata della Lega e altri incontri del genere? “Certo che mi mancano! La limitazione dei rapporti umani rappresenta una delle criticità più importanti di questa pandemia. Lo vediamo a più livelli. Però la ricerca di occasioni di contatto diverse permetterà di raggiungere potenziali elettori diversi. E qui penso anche ai più giovani. Senza dimenticare che i tradizionali volantini continueranno ad arrivare nelle nostre bucalettere. Anche in questo contesto occorre quindi fare di necessità virtù. È uno degli insegnamenti che il coronavirus ci lascerà in eredità”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Disorientante. Si parla di terza ondata ma si vuole aprire?”

“Disorientante. Si parla di terza ondata ma si vuole aprire?”

Gobbi non è d’accordo con quanto detto da Berna. 
Il Consigliere di Stato è critico. “La terza ondata è stata preannunciata diverse volte, ancora non si vede.
I vaccini funzionano, non condivido questa prudenza.
L’Italia? C’è un problema ma non si controllano le frontiere…”

Per Norman Gobbi, in collegamento alla RSI, quanto detto in conferenza stampa è contradditorio. “Da un lato si parla di una possibile terza ondata e d’altro canto si vogliono fare delle riaperture”.
“La comunicazione di oggi è disorientante. Per noi è difficile prendere posizione come Cantone, su una linea poco lineare e poco comprensibile per il cittadino. Se si enuncia che si rischia una terza ondata non capisco perché dire che si vuole aprire. Poi, si concedono manifestazioni a casa dove si rispettano meno le regole rispetto a fuori?”, si chiede.
“Cosa risponderemo? Non posso dirlo, dovremo anche capire come andranno le prossime giornate in base ai contagi. C’è grande attesa nella popolazione perché la capacità di sopportazione sta arrivando al limite. La terza ondata è stata ancora preannunciata, non per la prima volta, e non si vede. I casi che non ci sono stati nelle case anziani mostrano che i vaccini funzionano. Non condivido molto questa prudenza. D’altro canto si dice che c’è un problema a Sud, in Italia (che per Pasqua sarà tutta rossa, ndr) ma non si controllano le frontiere”.
“Non capisco perché concedere di andare con 20 colleghi al cinema ma non di andare al ristorante in 4 con la mascherina portata sino al tavolo”, prosegue.

Da www.liberatv.ch

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“Berna si dice tutto e il contrario di tutto”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha commentato in modo molto critico le decisioni comunicate oggi dal Consiglio federale

“Quello che fa un po’ strano è che in conferenza stampa si dice tutto e il contrario di tutto”. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non ha usato vie di mezzo nel commentare i contenuti delle decisioni del Consiglio federale. Intervenendo su Teleticino, Gobbi ha anche definito “schizofrenico” il ragionamento del governo federale. “Da un lato Berset dice che siamo in imminenza di una terza ondata, questo lo diceva già quasi un mese fa e non è arrivata, e a fronte di questa dichiarazione dice aumentiamo la capacità per gli eventi, ammettiamo più gente a casa ma non apriamo i ristoranti, quando ai ristoranti si entra solo con la mascherina e ci si siede in quattro a tavola mentre a casa potremmo essere dentro casa in dieci”.

Parole critiche del consigliere di Stato ticinese che ritiene non comprensibili le scelte bernesi. “Secondo me diventa un po’ difficile da comprendere dal punto di vista della popolazione se già io faccio fatica a capire la linearità del pensiero che ci sta dietro”. Gobbi fa anche degli esempi: “Si permette per esempio di andare al cinema, dove si va in cinquanta e si entra e si esce tutti assieme, mentre non al ristorante, dove si va a gruppetti e non sicuramente alla stessa ora perché non è una mensa. Quindi credo che sia veramente un po’ una comunicazione strana quella di oggi e, come sempre dovremo prendere posizione durante il weekend perché il termine di risposta sarà fissato a lunedì sera”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/berna-si-dice-tutto-e-il-contrario-di-tutto-EH3944798

Da www.ticinonews.ch

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Norman Gobbi: «Terza ondata ma si vuole aprire?»
Il presidente del Consiglio di Stato definisce «disorientante» quanto comunicato oggi da Berna

Norman Gobbi non ci sta. E, attraverso i microfoni della RSI, alza la voce. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è piuttosto critico nei confronti del Consiglio federale. «La terza ondata è stata preannunciata diverse volte, ma ancora non si vede» afferma Gobbi. «I vaccini funzionano, non condivido questa prudenza. L’Italia? C’è un problema ma non si controllano le frontiere». Insomma, Gobbi vede più di una contraddizione. «Da un lato si parla di una possibile terza ondata ma, dall’altro, si vogliono fare delle riaperture. La comunicazione di oggi è disorientante. Per noi è difficile prendere posizione come Cantone, su una linea poco lineare e poco comprensibile per il cittadino. Se si enuncia che si rischia una terza ondata non capisco, poi, perché dire che si vuole aprire». E ancora: «Perché si concedono manifestazioni a casa dove si rispettano meno le regole?». A Gobbi viene chiesto cosa risponderà il Consiglio di Stato. «Cosa risponderemo? Non posso dirlo, dovremo anche capire come andranno le prossime giornate in base ai contagi. C’è grande attesa nella popolazione perché la capacità di sopportazione sta arrivando al limite. La terza ondata è stata ancora preannunciata, non per la prima volta, e non si vede. I casi che non ci sono stati nelle case anziani dimostrano che i vaccini funzionano. Non condivido molto questa prudenza. D’altro canto, si dice che c’è un problema a Sud, in Italia, ma non si controllano le frontiere. Non capisco perché concedere di andare con venti colleghi al cinema ma non di andare al ristorante in quattro con la mascherina portata sino al tavolo».

Da www.cdt.ch

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

 

Tra poco più di un mese in Ticino tornano le elezioni comunali. Dopo l’edizione annullata nel 2020 a causa della pandemia, oggi la macchina organizzativa è praticamente pronta per l’appuntamento elettorale. Tuttavia il 18 aprile per avere i primi risultati occorrerà avere un po’ più di pazienza del solito. Ne parliamo con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Alle elezioni comunali del 18 aprile mancano 39 giorni. A che punto è la macchina organizzativa?
«La “macchina” organizzativa – come mi informa il servizio preposto coordinato dal cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri – è a buon punto. È stato necessario ripensarla tenendo conto delle disposizioni federali e cantonali per limitare la diffusione del coronavirus. L’obiettivo principale è quello di garantire la correttezza dei lavori di spoglio nel pieno rispetto della sicurezza delle persone chiamate a svolgere queste operazioni tanto delicate quanto importanti».

Un anno fa, a metà marzo, arrivò una doccia gelata sulla democrazia rappresentativa con il rinvio di un anno dell’appuntamento elettorale che era agendato per il 5 aprile 2020. Oggi possiamo dire con certezza che non si assisterà ad altri rinvii?
«Mai dire mai, però quest’anno posso assicurare che le elezioni comunali si terranno».

Quella decisione non fu capita da tutti. A un anno di distanza, e con il virus sempre presente, come valuta la mossa del Consiglio di Stato?
«Nel momento in cui abbiamo dovuto prendere la decisione eravamo ancora in un regime di confinamento molto stretto. Soprattutto la gente era assorbita da ben altre preoccupazioni che le elezioni comunali. Ne abbiamo discusso parecchio, anche perché la decisione di stop andava a toccare uno dei diritti fondamentali della democrazia: il voto. E in un ambito essenziale, quello dei Comuni. Ha prevalso il sentimento secondo il quale – proprio per rispetto della democrazia – non si poteva ignorare il sentire comune delle e dei ticinesi. Scelta istituzionalmente dolorosa, ma necessaria».

La campagna è partita in sordina, l’impressione è che di queste elezioni importi davvero poco. È dello stesso avviso?
«No, non sono dello stesso avviso. A parte il fatto che se andiamo a rileggere editoriali, commenti e articoli degli ultimi 20 anni in occasione di campagne elettorali si dice spesso che “stiamo vivendo una campagna fiacca”, “non ci sono grandi temi”, “la gente non partecipa agli incontri organizzati dai partiti” ecc. ecc. Comunque, sebbene in forme diverse vedo che le persone coinvolte e i gruppi politici si stanno impegnando. È evidente che il momento è del tutto nuovo ed eccezionale, però è anche vero che dopo una legislatura durata ben 5 anni ora c’è voglia di voto. Sicuramente più di un anno fa. Anche il ruolo dei media è importante in questo frangente».

Il Governo come intende farsi parte attiva nelle prossime settimane per fare in modo che i cittadini partecipino al voto? Perché sarebbe davvero un peccato se ad eleggere gli amministratori comunali fosse una minoranza dell’elettorato.
«Come Cantone abbiamo preparato una piccola campagna informativa che mira anzitutto a invitare le cittadine e i cittadini a esprimere il proprio voto. In tempo di crisi è ancora più importante che la cittadinanza esprima il proprio voto e decida le persone che li rappresenteranno per i prossimi anni. Nella campagna raccomanderemo inoltre di privilegiare il voto per corrispondenza che è semplice ma soprattutto sicuro».

Intanto le liste sono ormai definitive da qualche settimana; il materiale di voto è già in stampa o magari confezionato?
«La preparazione del materiale è di competenza dei Comuni e, a quanto ci risulta, i lavori di preparazione sono in fase avanzata. Da parte nostra verifichiamo che l’impaginazione delle schede elettorali sia compatibile con i nostri lettori di schede (scanner) in modo che non ci siano problemi durante i lavori di spoglio».

Entro quando giungerà al domicilio di ogni cittadino iscritto in catalogo?
«Il materiale di voto giungerà al domicilio delle cittadine e dei cittadini tra il 22 e il 27 marzo 2021».

Veniamo al voto. Da parte del Consiglio di Stato giungerà un appello per fare in modo che il voto per corrispondenza (già molto elevato) sia la regola e andare personalmente al seggio l’eccezione. O sarebbe un’ingerenza eccessiva in questi termini?
«Non diremo certo di recarsi tutti ai seggi elettorali. A parte gli scherzi: l’invito a votare per corrispondenza – che, come detto, sarà inserito anche nella nostra campagna informativa – oggi assume un valore più elevato, in quanto può proteggere maggiormente chi vota e chi svolge le sue mansioni ai seggi elettorali».

Per legge il seggio dovrà essere garantito o c’è una scappatoia per fare di questa elezione (in tempi di coronavirus) un appuntamento esclusivamente per corrispondenza?
«Il voto “in presenza” – per usare un termine ormai entrato nel nostro lessico – è garantito per legge ed è importante che sia così. È però vero che il voto per corrispondenza è già oggi ampiamente utilizzato e speriamo possa esserlo in maniera ancora maggiore vista la situazione sanitaria».

E veniamo all’atto finale, lo spoglio di domenica 18 aprile. In passato in quella giornata giungevano i risultati con eletti e subentranti ai Municipi, mentre il lunedì era il turno del Consiglio comunale. Quest’anno dovremo avere più pazienza?
«Bisognerà senz’altro avere più pazienza. Il virus ha imposto dei radicali cambiamenti alle nostre vite e anche i lavori di spoglio non faranno eccezione. I Comuni, oltre alle disposizioni sanitarie che rallenteranno le operazioni, non potranno per legge aprire e timbrare le schede di voto prima di domenica mattina. Questi due fattori ritarderanno la consegna delle “cassette” a Bellinzona. Anche il Cantone non potrà impiegare contemporaneamente lo stesso numero di persone per non creare assembramenti e per rispettare le norme di distanziamento e igiene. Abbiamo previsto tempi di lavoro più lunghi e lavori a turni, ma in ogni caso la macchina risulterà rallentata. Inizieremo dapprima con i Municipi e successivamente procederemo con i Consigli comunali. Domenica pomeriggio s’inizierà dai Municipi dei Comuni medio-piccoli in base all’ordine di arrivo delle cassette elettorali. I lavori andranno avanti almeno fino alle 23, ma verosimilmente i risultati dei Municipi delle Città arriveranno solo nella giornata di lunedì. Entro lunedì sera termineremo lo spoglio dei Municipi, in modo da rispettare le scadenze per l’elezione dei sindaci, e nelle giornate di martedì e mercoledì termineremo lo spoglio dei Consigli comunali. Abbiamo riservato anche la giornata di giovedì ma speriamo di poter terminare i lavori già nella giornata precedente».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 10 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio al Comune di Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque comuni.

Lo scorso 3 febbraio 2021 i municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio hanno sottoscritto un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura aggregativa nel loro comprensorio, aderendo all’eventualità che venga coinvolto anche il limitrofo Comune di Astano.
Quest’ultimo, dopo le dimissioni dell’allora Municipio e la ripetuta mancata disponibilità di candidati alla carica di municipale, da agosto 2020 è in gerenza a seguito di un provvedimento dell’Autorità di vigilanza, in attesa che si costituisse un municipio con le prossime elezioni comunali. Tuttavia, ad Astano non è stata depositata alcuna candidatura entro il termine ordinario (8 febbraio 2021) e neppure entro il secondo termine fissato dal Consiglio di Stato (1° marzo 2021) per un’eventuale elezione prorogata. Il Comune si trova quindi nuovamente nell’impossibilità di costituire un municipio con legittimazione popolare. Questo elemento rafforza ulteriormente la necessità di una soluzione aggregativa, che era e rimane una priorità collegata anche al supporto finanziario cantonale straordinario di cui Astano ha potuto beneficiare in vista, per l’appunto, di un’aggregazione.
L’istanza di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio aperta all’inclusione di Astano, rende ora attuale e concreta una prospettiva aggregativa per Astano nel comprensorio del Medio Malcantone, mentre l’eventualità di un’entrata in materia con Tresa – a suo tempo unica ipotesi aggregativa concretamente ipotizzabile e promossa dall’allora Municipio con l’accordo dell’Assemblea comunale – si protrae ulteriormente e non è possibile valutare una tempistica, il Comune di Tresa non essendo ancora costituito.
Il Consiglio di Stato ha pertanto stabilito di inserire d’ufficio il Comune di Astano nello studio che sta per essere avviato nel Medio Malcantone, scenario riguardo al quale il precedente Municipio di Astano aveva formalizzato la propria apertura a entrare se del caso in materia.
I comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio sono confinanti e appartengono, come peraltro Tresa, allo scenario “Malcantone Ovest” del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato e all’esame del Gran Consiglio, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive. Il comprensorio è quindi in linea con gli orientamenti della politica cantonale in tema di aggregazioni.

La Commissione di studio, su proposta dei rispettivi municipi, è composta da:

  • Bedigliora: Nicoletta Ferretti-Gianella, Municipale (sostituto: Tiziano Belloni, Sindaco)
  • Curio: Gianni Nava, Sindaco (sostituta: Franca Ponti, Municipale)
  • Miglieglia: Marco Marcozzi, Sindaco (sostituta: Fabia Orlando, Municipale)
  • Novaggio: Paolo Romani, Sindaco (sostituto: Igor Negri, Segretario comunale)

Il Gerente di Astano è invitato a trasmettere al Consiglio di Stato le proposte di nominativi in rappresentanza del Comune entro la fine del mese di aprile 2021. Fino alla designazione, o in caso di mancata disponibilità di persone a far parte della Commissione, in quest’ultima il Comune di Astano sarà rappresentato dal Gerente.
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Foto: www.novaggio.ch)

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha approvato il messaggio con il quale chiede al Gran Consiglio un credito di 43 milioni e 420 mila franchi per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona. L’edificio, che sorge a fianco del Tribunale penale federale (TPF), potrà così soddisfare le nuove esigenze del TPF e ospitare la Pretura civile del distretto di Bellinzona, la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Prosegue e si rafforza la collaborazione istituzionale tra l’autorità federale e l’autorità ticinese nell’ambito della presenza del Tribunale penale federale a Bellinzona.
La sfida lanciata nell’ormai lontano 2002 dal Canton Ticino – assieme ai Grigioni, alla deputazione ticinese alle Camere e al Comune di Bellinzona a nome di tutta la Svizzera italiana – di poter ospitare la sede del TPF oggi si completa con il progetto attraverso il quale la sede dell’ex Pretorio di Bellinzona accoglierà nuovi spazi del TPF a seguito dell’istituzione della Corte d’Appello indipendente, voluta dalle Camere federali nel marzo del 2017 per consolidare la tutela giurisdizionale nella procedura penale federale.

La pianificazione logistica per la Giustizia in Ticino
Prima di conoscere le nuove esigenze del TPF, la pianificazione della Giustizia in Ticino prevedeva di portare al Pretorio di Bellinzona le sedi della Pretura penale, del Tribunale penale cantonale oltre che della Pretura civile del distretto bellinzonese.
Le necessità del TPF hanno obbligato il Consiglio di Stato a un cambiamento di strategia, centralizzando così a Lugano le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale, attraverso il prospettato acquisto dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Bossi (il relativo messaggio governativo del 27 novembre 2019 è all’esame della commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio).

Il progetto
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona comporteranno un investimento da parte del Cantone di 43 milioni e 420 mila franchi (più 3 milioni di franchi assicurati dalla Confederazione per esigenze particolari specifiche). Il progetto – per il quale il Gran Consiglio ha già stanziato il credito di progettazione per un importo di 3 milioni e 830 mila franchi – si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino.
Gli stabili del TPF e del Pretorio rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale, che si relaziona in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande e con il nucleo. Gli edifici del Pretorio e del TPF (sede in origine della prima scuola cantonale di commercio) sono strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città e sono considerati beni culturali d’importanza comunale. Per questo i volumi principali, i corpi di testa a carattere rappresentativo che si affacciano su Viale Stefano Franscini saranno integralmente conservati, ciò che ben s’inserisce nella strategia, legata ai beni storici, del Cantone e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). La superficie totale che sarà ricavata è di 3’648 metri quadrati, così suddivisi: 1’456 saranno riservati al Tribunale penale federale; 1’511 verranno utilizzati dalla Polizia cantonale (sede della Gendarmeria, della polizia giudiziaria e per altri servizi, tra cui le celle di fermo). Infine 611 metri quadrati saranno destinati alla Pretura civile di Bellinzona.
Secondo il programma previsto nel messaggio la consegna dell’edificio dovrebbe avvenire nel novembre del 2025.

L’importanza dell’intervento dello Stato in materia edilizia
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio prevedono investimenti importanti che, in un periodo come quello attuale, rappresentano un sostegno al settore dell’edilizia cantonale, confrontato con le ripercussioni negative originate dalla pandemia da Coronavirus. Gli investimenti previsti contribuiranno infatti ad aumentare gli investimenti pubblici in modo anticiclico, anche in previsione di un possibile rallentamento nel campo dell’edilizia privata e dei settori ad essa collegati.
Un passo in questa direzione è inoltre stato compiuto anche a fine gennaio, quando il Gran Consiglio ha approvato un credito di 100 milioni di franchi, per il periodo 2020-2027, destinato a interventi volti a risanare il patrimonio immobiliare dello Stato, prolungandone la durata di vita e il valore.
I contenuti del messaggio governativo sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, del capo della Sezione della logistica cantonale Giovanni Realini e dell’architetto Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli.

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

Norman Gobbi commenta la situazione di pareggio (2 sì e 2 no) scaturita dai quattro Cc

Due a due e palla al centro. La ‘partita’ in corso per la creazione del nuovo Comune della Bassa Leventina aggregando Giornico, Bodio, Pollegio e Personico riparte dal pareggio scaturito il 22 febbraio dalle votazioni dei rispettivi Consigli comunali (positive nei primi due casi, negative negli altri due). Ora la commissione di studio e i quattro Municipi dovranno inviare al Consiglio di Stato i rispettivi preavvisi includendo quelli dei Legislativi. Poi sarà avviata la procedura che porterà alla votazione consultiva popolare prevista il prossimo autunno. Il cui esito farà da base alla valutazione governativa all’indirizzo del Gran Consiglio (varare o abbandonare l’aggregazione ed eventualmente con quanti Comuni). Decisione parlamentare che sarà impugnabile con referendum e ricorsi. Di fronte al recente pareggio che getta un’ombra d’incertezza in più sul progetto, pareggio che molto probabilmente rispecchia anche il ‘sentire’ della popolazione, abbiamo raccolto l’opinione del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni e ‘padre’ del Piano cantonale delle aggregazioni.

Anzitutto l’esito delle votazioni nei quattro Cc. Cosa pensa dello scetticismo emerso guardando al medio e lungo termine tra riforma Ticino 2020 e nuova perequazione?
Questo progetto aggregativo ha preso avvio nel lontano 2013. Otto anni di gestazione per un’iniziativa che non fu promossa dai locali Municipi, come avviene d’abitudine, ma da un gruppo di cittadini determinati nel dare al comprensorio un nuovo assetto istituzionale, capace di meglio affrontare le sfide sociali ed economiche che caratterizzano la regione. Per due dei Comuni interessati si tratta di un’aggregazione che per certi versi potremmo definire quasi di necessità, mentre per gli altri due di un’aggregazione – in questo momento – di opportunità. E sappiamo benissimo che è più facile rassegnarsi di fronte alla necessità che cogliere un’opportunità. Il progetto di riforma Ticino 2020, sia per le ipotesi di diversa ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni, sia per la revisione del sistema perequativo, poggia su Comuni capaci di assumere i nuovi spazi di autonomia responsabilmente sul piano politico e amministrativo. I Comuni che non avranno questa capacità non potranno verosimilmente trarre tutti i vantaggi prospettati con la riforma istituzionale in corso.

Un segnale chiaro, quindi, rivolto agli scettici e ai contrari e che il sindaco di Personico, Emilio Cristina, ha rimarcato su queste colonne subito dopo le quattro votazioni. Ma a suo giudizio, cosa potrebbe far cambiare loro idea? Forse la garanzia di un aiuto finanziario cantonale più elevato?
Gli aiuti finanziari concessi dal Cantone non sono frutto di un mercanteggio. Il mio Dipartimento è chiamato ad assicurare le basi della possibile promozione dello sviluppo del comprensorio interessato, per esempio sostenendo i progetti di sviluppo socio-economico che le Commissioni di studio prospettano (le decisioni attuative spetteranno alla futura comunità), ma anche un’equità di trattamento tra un progetto e l’altro. Equità stabilita in base a criteri uniformi, che tengono in particolare conto della situazione finanziaria di partenza dei Comuni che vogliono aggregarsi, calibrando l’aiuto cantonale in modo che il nuovo Comune possa, con una gestione attenta, realizzare quanto previsto mantenendo un equilibrio finanziario autonomo e sostenibile anche a lungo termine. Le aggregazioni di opportunità conclusesi con successo negli ultimi anni dimostrano che non è stato tanto l’ammontare degli aiuti finanziari promessi dal Cantone a far pendere l’ago della bilancia a favore del nuovo Comune, quanto piuttosto la visione di sviluppo socio-economico che la Commissione è riuscita a elaborare e comunicare alla popolazione. Se così non fosse, non si spiegherebbero i consensi espressi dai cittadini dei Comuni che con l’aggregazione si sono visti aumentare il moltiplicatore d’imposta.

A proposito di visione, a Pollegio il rapporto di maggioranza della Commissione della Gestione in Cc ritiene il progetto a quattro riduttivo e vecchio ed evidenzia la mancata riflessione sul possibile coinvolgimento di Biasca. Ragionare su questo punto non sarebbe forse opportuno?
Ricordo che la popolazione di Pollegio nel 2011 aveva bocciato l’idea di un’aggregazione con Biasca. Quanto espresso dalla Commissione della Gestione, se non è stato detto per opporsi anche a questo progetto aggregativo, evidenzia un interessante cambiamento di attitudine, riferito però a un progetto che neppure esiste. In questo momento l’unico progetto avviato in conformità alla Legge sulle aggregazioni riguarda il comprensorio dei quattro Comuni della Bassa Leventina. Mentre l’ipotesi di estenderlo a Biasca – che nel caso dovrebbe raccogliere l’adesione di tutti i cinque Comuni e dei promotori della petizione e implicherebbe l’allestimento di uno studio completamente nuovo – non è stata formalizzata nel corso degli anni.

Sempre in materia di sviluppo, la zona industriale di Bodio e Giornico dal 2019 è riconosciuta dal Cantone come Polo di sviluppo economico (Pse). Uno sviluppo che non si capisce come possa concretizzarsi, se già la vicina Zona industriale d’interesse cantonale (Ziic) di Biasca da decenni fatica a raggiungere i livelli auspicati. Cosa si sta facendo per rafforzare il Pse, rispondendo così ai timori dei contrari all’aggregazione?
La capacità di sviluppo economico di una regione dipende da diversi fattori quali la disponibilità di terreni, l’accesso a vie di traffico veloci o a forza lavoro qualificata, ma anche dalla qualità di vita residenziale per chi vuole andarvi a lavorare o a creare impresa, o dalla capacità dell’ente locale di disporre di un’amministrazione capace, di Piani regolatori adeguati e di dotare il comprensorio delle necessarie infrastrutture pubbliche. In questo senso ogni realtà ha le proprie specificità e le proprie chance. Quello che è certo è che tutto questo ha molte più probabilità di concretizzarsi sotto l’azione di un solo Comune.

Fondamentale sarà la capacità di convincere la popolazione. Tuttavia con due Legislativi contrari su quattro la missione sembra quasi impossibile. Quale messaggio forte sarà portato avanti per cercare di costruire il necessario consenso?
Il Cantone tramite i servizi del mio Dipartimento promuove le aggregazioni che nascono dal basso. La Sezione degli enti locali, in questo senso, offre il proprio supporto, affiancando la Commissione di studio e il consulente scelto dai Comuni, per imbastire un’informazione che contenga tutti gli argomenti utili alla creazione di un consenso. Questa opportunità non viene sempre colta dai Comuni o non lo viene in tempo utile; ma a prescindere da ciò spetta ai membri della Commissione di studio, che vivono e conoscono la realtà del nuovo Comune, elaborare una visione e progetti di sviluppo socioeconomico capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative sentiti dalla popolazione. Quando questo non avviene, spesso l’esito è negativo.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 2 marzo 2021 de La Regione

(Foto: www.bodio.ch)

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

La campagna di vaccinazione, i ritardi e la diminuzione dei morti

La situazione epidemiologica è stabile: i contagi per ora sono sotto controllo e la diminuzione delle persone ospedalizzate nelle ultime 5-6 settimane è stata importante. “Ma soprattutto – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi – il numero delle persone che purtroppo perdono la vita a causa del virus è di molto diminuito. È il risultato più importante già raggiunto dalla campagna di vaccinazioni avviata in Ticino, che ha visto prima di tutto completata la vaccinazione nelle case anziani, così da proteggere proprie le persone più vulnerabili. Anche le vaccinazioni per gli over85 e over80 sono a buon punto con la seconda dose (osservo però che chi non avesse ancora voluto vaccinarsi e ha più di 80 anni lo può fare sempre) e che abbiamo aperto la possibilità di prenotare l’appuntamento per il vaccino agli over75”.

Ma c’è chi dice che abbiamo fatto troppo poco in queste prime settimane di vaccinazioni… “Comprendo queste critiche, però bisogna essere chiari. Il problema sta nel numero di dosi vaccinali che la Confederazione può mettere a disposizione dei Cantoni. La macchina in Ticino funziona molta bene. Se però manca la benzina si ferma. Ma appena arriva il carburante la macchina va a pieno regime. Ci sono stati ritardi di consegna del vaccino Pfizer alla Svizzera e di riflesso i Cantoni non hanno potuto continuare a vaccinare a ritmo sostenuto. Però, ripeto, l’organizzazione funziona molto bene e di questo occorre dare merito a molte persone e organizzazioni che si impegnano su questo fronte: i medici, i sanitari dei servizi ambulanze, i Comuni, la protezione civile, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Una vera e propria squadra che si mette al servizio della gente”.

Quali sono ora i prossimi passi di questa campagna? “Proprio nel corso di questa settimana il Governo ha presentato le varie fasi della campagna di vaccinazione, con l’apertura il prossimo mercoledì 3 marzo di un grande centro cantonale a Giubiasco. Entriamo nella fase tre, e possono prenotare la vaccinazione le persone dai 75 anni in su. Si tratta di un gruppo di 17mila persone. Poi nella fase 4 saranno vaccinati i malati cronici (circa 25mila persone) e in seguito gli over 65, una fascia di popolazione di 35mila persone. La vaccinazione fa parte dei quattro pilastri che il Governo ha posto per uscire da questa crisi: Limitare, Testare, Proteggere, Vaccinare. Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora bene quanto sia vicino. Per questo è importante rimanere vigili e prudenti”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.