Il Presidente del Consiglio di Stato in viaggio di lavoro a Roma

Il Presidente del Consiglio di Stato in viaggio di lavoro a Roma

Comunicato stampa

Dal 18 al 20 aprile, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sarà impegnato in un viaggio di lavoro a Roma: il programma prevede la sottoscrizione di un accordo che risolverà le attuali vertenze relative ai permessi per le guardie giurate, e una serie di incontri istituzionali di alto livello ministeriale.

 Il viaggio di lavoro a Roma del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha quale obiettivo principale la sottoscrizione di un accordo con il Ministero degli interni italiano, per la ripresa dello scambio delle informazioni fra l’Italia e la Svizzera in vista del rilascio delle autorizzazioni per gli agenti privati di sicurezza. Parimenti, il Presidente del Governo avrà l’opportunità di discutere in prima persona alcune questioni prioritarie per il Canton Ticino.
Nell’ambito della visita si terrà inoltre l’incontro presso la Santa Sede con il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia, Christoph Graf, per fare il punto sul programma di formazione delle guardie svizzere. A livello ministeriale si prevedono poi appuntamenti con il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, con il Ministro al turismo Massimo Garavaglia, con il Sottosegretario del Ministero degli Interni Nicola Molteni.Va infine segnalato che, in vista dell’esercitazione internazionale delle forze di sicurezza e primo intervento «Odescalchi 2022», la delegazione del Canton Ticino terrà una riunione di lavoro con il Capo Dipartimento della Protezione civile italiana, Fabrizio Curcio. Martedì 20 aprile nel pomeriggio, al termine della visita, è previsto un punto stampa per i corrispondenti svizzeri.

“Si potevano anticipare le aperture”

“Si potevano anticipare le aperture”

Norman Gobbi accoglie positivamente le decisioni della Confederazione, anche se le ritiene un po’ tardive – Per Marcus Caduff è “la direzione giusta”

Le prime reazioni ticinesi agli allentamenti decisi oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, giungono dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che rimarca come si sarebbe potuto anticipare queste aperture: “Questi allentamenti del Consiglio federale sono sicuramente una cosa positiva, ma potevano essere fatti anche dieci giorni fa. Nonostante un importante afflusso di turisti dal nord delle Alpi, dopo Pasqua non c’è stata un’esplosione dei casi in Ticino. Significa che c’è una certa stagionalità del virus, come abbiamo visto l’anno scorso”.
Il deputato leghista si augura ora che a fine mese si potrà aprire in maniera ancora più massiccia: “Quello odierno è un primo piccolo passo, le aspettative della popolazione sono però più elevate. Spero che per la fine del mese si possa tornare alla normalità, che comunque comporterà il rispetto dei piani di protezione”. Gobbi guarda già alla prossima estate: “C’è la voglia di tornare a vivere assieme. L’estate 2020 non è stata problematica, malgrado un importante afflusso di persone da fuori cantone e alle numerose attività promosse all’interno dello stesso. Non c’è stata un’esplosione dei casi e questo è un elemento positivo. D’altra parte, lo sappiamo, dovremo rispettare dei comportamenti basilari per tenere sotto controllo la situazione, specie in vista di grandi eventi”.
Anche il Consigliere di Stato grigionese Marcus Caduff condivide la scelta dell’Esecutivo federale: “Le decisioni vanno nella direzione giusta. Ci aspettavamo che non si sarebbe deciso di aprire del tutto i ristoranti, ma la possibilità di usare le terrazze è una cosa positiva. Rimangono però delle sfide per i ristoranti, devono avere diritto a delle indennità. Serve però ancora prudenza, la crisi sanitaria non è terminata, ma si possano prendere questi rischi decisi oggi perché le persone vulnerabili sono vaccinate.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Si-potevano-anticipare-le-aperture-13991641.html

Da www.rsi.ch/news

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Gobbi: “La gente conosce le regole, sa che se non si rispettano si richiude”
“Troppo ottimista pensare a riaperture a maggio? Calcoliamo che lo scorso anno quando si riaprì a maggio, qualcuno pensava a delle stragi. Lo stesso è avvenuto a Pasqua e per fortuna è stato tutto sotto controllo”
Riaprire completamente a maggio? Sono le ipotesi ventilate, in cui ovviamente si spera, di Berna. Norman Gobbi le accoglie positivamente.
“Troppo ottimista pensarci? Calcoliamo che lo scorso anno quando si riaprì a maggio, qualcuno pensava a delle stragi. Lo stesso è avvenuto a Pasqua e per fortuna è stato tutto sotto controllo”, ha spiegato, in collegamento con la RSI. “E perché è avvenuto? Le persone sanno che cosa fare, rispettano le regole”. “D’altro canto, si è consapevoli che se non vengono seguite, si richiude”, ha avvisato.
Dunque, l’augurio è di poter davvero riaprire. Il Ticino sta valutando la questione dei test di massa e una decisione è attesa la prossima settimana, anche se per Gobbi la vera utilità riguarda grossi focolai, come poteva essere quello del Liceo di Lugano.

Da www.liberatv.ch

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“Non è una riapertura senza regole”

Norman Gobbi è soddisfatto delle decisioni di Berna ma sottolinea: “Avevamo già chiesto l’apertura a Pasqua”. La campagna di vaccinazione? “Sta portando i suoi frutti”

Allentamenti in arrivo da lunedì 19 aprile. È questa la decisione del Consiglio federale, il quale oggi in conferenza stampa da Berna ha presentato la sua strategia. A margine dell’incontro, il presidente del Consiglio di Stato ha espresso le sue considerazioni in diretta a Ticinonews su Teleticino.

Cosa ne pensa?

“È un passo positivo, benché avessimo già chiesto l’apertura delle terrazze per Pasqua. Un periodo per cui alcuni hanno paventato scenari catastrofici che non si sono verificati: la settimana scorsa abbiamo avuto una diminuzione di un terzo dei contagi e questa settimana l’andamento è simile a quella precedente. Quello che chiedeva il Governo ticinese era dunque sensato. Il Consiglio federale ha deciso di fare una scelta prudente”.

Solo un parametro era rispettato, non c’è il rischio di velocizzare le aperture?
“Questa è una valutazione che ha fatto il Consiglio federale. Se tengo conto di quello che abbiamo vissuto nel 2020 con le riaperture molto accelerate in maggio, alla fine non abbiamo avuto gli scenari apocalittici. Questo significa che la popolazione segue le misure ma è stanca, ma vuol anche dire che la campagna di vaccinazione sta portando i suoi frutti. Questo permette di guardare con positività la situazione, la Svizzera nonostante le chiusure dei ristoranti e le aperture delle stazioni sciistiche non ha avuto grossi problemi come è successo all’estero. Il Canton Ticino sta beneficiando di un’evoluzione anche più positiva”.

Auspica un’estensione degli spazi all’aperto per il settore della ristorazione?
“Lo avevamo già fatto l’anno scorso quando nel mese di maggio era stata data la possibilità chiedendo ai comuni di essere più generosi. Questo credo che sarà fatto anche quest’anno, i Comuni sono vicini agli esercenti del proprio territorio. L’aspetto più importante è che si tratta di una riapertura con delle regole e queste vanno rispettate”.

Viste le riaperture, sul capitolo delle dogane ci potrebbero essere delle riaperture?
“Questo dipende dal governo italiano. L’Italia sta avendo un’evoluzione positiva, le regioni confinanti sono passate dal rosso all’arancione e significa che il virus ha un effetto stagionale che da noi è un effetto di maggior vita all’esterno rispetto che all’interno”.

Da adesso via ripercorreremo la stessa situazione della scorsa estate?
“Il Consiglio federale vuole avere un passo prudente con test di massa e un importante campagna di vaccinazione. La Svizzera è ai primi posti in questo senso e il Canton Ticino ha fatto uno sforzo per tutelare la fascia di popolazione che ha sofferto”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/non-e-una-riapertura-senza-regole-LY4076368

Da www.ticinonews.ch

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Norman Gobbi: «È lo spiraglio che tutti aspettavamo»
Il presidente del Consiglio di Stato saluta favorevolmente la decisione di Berna – «Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici.
La decisione sulle terrazze conferma che forse la stessa decisione poteva essere adotta già a Pasqua»

Sollecitata per il fine settimana pasquale da Gastrosuisse e appoggiata dal Consiglio di Stato, la riapertura delle terrazze dei ristoranti si è infine concretizzata. Il Governo ha accolto favorevolmente gli allentamenti decisi da Berna, seppur con la convinzione che si sarebbe anche potuto giocare d’anticipo: «Salutiamo favorevolmente la decisione di riaprire almeno le terrazze dei ristoranti e dei bar», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici. La decisione odierna sulla riapertura delle terrazze conferma che forse la stessa decisione poteva essere adotta già per il periodo pasquale. Si tratta comunque di un segnale importante per tutta la società: la Svizzera è incamminata sulla strada del ritorno alla normalità».

Graduale ritorno alla normalità
Un ritorno alla normalità, seppur graduale, che passa anche dagli allentamenti per le attività culturali e per le attività sportive sia all’interno, sia all’aperto. Un passo nella direzione soprattutto dei ragazzi e dei giovani adulti. Tuttavia, se da un lato questi allentamenti sono da interpretare come un segnale positivo, dall’altro è chiaro che non si può ancora cantare vittoria. «La decisione di Berna deve infondere fiducia e speranza: il traguardo si sta avvicinando», osserva Gobbi, che precisa: «La situazione resta delicata e fragile. La campagna di vaccinazione procede in maniera costante, condizionata però dal numero di dosi a disposizione. Il nostro auspicio è che possa davvero arrivare il cambio di velocità che stiamo aspettando con trepidazione. Il Ticino è pronto per questo cambio di velocità, non appena la materia prima ci verrà consegnata». Già, le vaccinazioni. La campagna è nel suo pieno svolgimento ma a destare qualche preoccupazione sono i problemi riscontrati da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Due prodotti che, lo ricordiamo, in Svizzera non sono utilizzati. «È importante affermare con forza che i vaccini scelti dalla Svizzera (Pfizer e Moderna, ndr) si stanno dimostrando sicuri ed efficaci. Sono lo strumento imprescindibile per superare la crisi. Come Consiglio di Stato siamo contenti che l’adesione alla campagna sia molto buona: speriamo che questa fiducia si confermi anche con le fasce più giovani della popolazione. Come abbiamo detto più volte, senza la partecipazione attiva della popolazione non potremo uscire da questa crisi».

La responsabilità individuale
Popolazione che, nonostante gli allentamenti e l’aumento delle persone vaccinate, è ancora chiamata a un comportamento responsabile. «Voglio sottolineare che le regole di comportamento devono continuare a essere rispettate. Lo ripeto ancora una volta: dobbiamo rimanere prudenti e disciplinati. Il periodo pasquale è stato esemplare in questo senso: abbiamo dimostrato di saper seguire le regole e abbiamo tenuto sotto controllo la diffusione del virus».

Il bilancio di Pasqua
Gettando uno sguardo proprio al fine settimana pasquale, il bilancio di questa data segnata in rosso sul calendario turistico ticinese è stato più che positivo. Ancora il presidente del Consiglio di Stato: «Il grande afflusso di turisti a Pasqua è stato sicuramente benefico per la nostra economia. Tutto si è però svolto in maniera ordinata, e per questo voglio ringraziare tutti i Comuni e gli enti esterni che hanno collaborato alla sensibilizzazione dei nostri amici confederati».

Da www.cdt.ch

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NORMAN GOBBI ‘Sulla strada del ritorno verso la normalità’

“Il Consiglio di Stato saluta favorevolmente la decisione del Consiglio federale di riaprire almeno le terrazze dei ristoranti e dei bar”. È quanto afferma il presidente del governo Norman Gobbi attraverso una breve nota. “Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici”, continua Gobbi sottolineando che “la decisione odierna sulle riaperture delle terrazze conferma che poteva essere adottata già per il periodo pasquale”. Ricordiamo che il Consiglio di Stato, proprio nell’imminenza della Pasqua che segna di fatto l’inizio della stagione turistica, aveva sollecitato più volte il Consiglio federale ad allentare proprio la misura relativa alle terrazze. “Si tratta comunque di un segnale importante per tutta la società: la Svizzera è incamminata sulla strada del ritorno alla normalità”.
Lo stesso discorso vale per le riaperture delle attività culturali e per attività sportive sia all’interno, sia all’aperto. “Permangono delle limitazioni, ma è uno spiraglio che dovrebbe contribuire a favorire il nostro benessere psicofisico”, commenta il presidente del Consiglio di Stato. La situazione resta comunque delicata e fragile. “La campagna di vaccinazione procede in maniera costante, condizionata però dal numero di dosi a disposizione”. “L’auspicio è che possa davvero arrivare il cambio di velocità che stiamo attendendo con trepidazione”, aggiunge Gobbi che ricorda come è pronto a questo cambio di velocità “avendo creato un’organizzazione efficace”. Tutto dipenderà dalla velocità di fornitura dei vaccini.
Ma al di là dell’aumento del numero di persone vaccinate, Gobbi sottolinea “che le regole di comportamento devono continuare a essere rispettate continuando a rimanere prudenti e disciplinati”. “Il periodo pasquale – si continua ancora – è stato esemplare in questo senso avendo dimostrato di sapere seguire le regole tenendo sotto controllo la diffusione del virus”.
Il grande afflusso di turisti a Pasqua è stato certamente benefico per l’economia. “Tutto si è però svolto in maniera ordinata grazie anche alla collaborazione dei Comuni e degli enti esterni che hanno sensibilizzato i nostri amici confederati”, scrive Gobbi che conclude con un invito alla fiducia: “Non durerà pre sempre e la strada intrapresa è quella giusta”.

Da www.laregione.ch

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Flyer

Elezioni comunali 2021 – Scadenze e programma dello spoglio

Elezioni comunali 2021 – Scadenze e programma dello spoglio

Comunicato stampa

Domenica prossima, 18 aprile 2021, è previsto il rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali nelle località ticinesi che prevedono un’elezione combattuta. Nell’imminenza di questo momento centrale per la vita delle istituzioni del nostro Cantone – come ricorda anche la campagna di sensibilizzazione «Il mio voto, la mia voce» – il Consiglio di Stato rinnova l’invito alla cittadinanza a esercitare il proprio diritto di voto. Le elettrici e gli elettori che utilizzeranno il voto per corrispondenza, inoltre, sono esortati a tenere in considerazione le scadenze postali.

In vista del 18 aprile, il Consiglio di Stato ricorda nuovamente a tutta la cittadinanza ticinese che votare per le elezioni comunali è essenziale per partecipare attivamente alla vita del proprio Comune. Considerata l’attuale situazione epidemiologica, il Governo conferma inoltre il proprio invito a privilegiare il voto per corrispondenza, possibile dal momento in cui ogni cittadino ha ricevuto il materiale di voto.
Chi ha scelto di utilizzare il voto per corrispondenza – modalità che assicura a tutti la piena sicurezza sanitaria nell’espressione delle proprie preferenze – deve ricordare le scadenze postali: le buste compilate dovranno essere spedite entro martedì 13 aprile (posta B) o giovedì 15 aprile (posta A), oppure depositate nelle cassette comunali entro le 12.00 di domenica 18 aprile.
Per quanto riguarda invece i lavori di spoglio, i dati in tempo reale saranno consultabili come di consueto sul sito web del Cantone, accompagnati da aggiornamenti in diretta attraverso il canale twitter @ti_SIC. Va ricordato che, a causa delle disposizioni sanitarie, la pubblicazione avverrà più lentamente rispetto al passato. È quindi verosimile che i risultati dei Municipi delle principali Città ticinesi siano resi noti solo nella giornata di lunedì 19 aprile.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per sottolineare nuovamente la centralità del voto di ogni cittadina e ogni cittadino, come segno di vitalità della nostra democrazia diretta. Come ricorda anche la campagna di sensibilizzazione denominata «Il mio voto, la mia voce», l’auspicio del Governo è infatti che la pandemia non scoraggi le elettrici e gli elettori dal partecipare alla scelta delle persone che guideranno i loro Comuni nei prossimi tre anni.

«Una barricata meno rumorosa e più costruttiva»

«Una barricata meno rumorosa e più costruttiva»

Che ricordi ha di quel giorno, quando la Lega conquistò il secondo seggio?
«Arrivavo da un periodo particolare. Ero da un anno subentrato al compianto Attilio Bignasca in Consiglio nazionale, la campagna fu molto agitata poiché – con la rinuncia a ricandidarsi di Gabriele Gendotti – si poteva sognare il raddoppio. La domenica 10 aprile la passai con familiari e amici (mia figlia Gaia aveva appena 3 mesi e mezzo) all’Agriturismo Altanca in attesa dei risultati. Poi, appena si capì che la mia elezione era certa, con Rodolfo Pantani alla guida scendemmo a Lugano sino in piazza della Riforma, già gremita di amici leghisti. La gioia era tanta, come testimoniano le foto di quel momento, soprattutto per il Nano che quel giorno festeggiava pure il compleanno e l’inizio del suo agognato “triplete”, che si concluse con la conquista del sindacato di Lugano con Borradori nel 2013».

Dopo la vittoria il Nano disse che dai due leghisti si aspettava il rispetto del decalogo. Quel decalogo finì sul tavolo del Governo?
«Il decalogo leghista era ed è un programma di partito, mentre all’interno di un Governo si lavora in squadra, ognuno però con i suoi valori e le sue idee politiche. Noi queste idee, riprodotte nel decalogo, le abbiamo portate. Pensiamo al blocco dei ristorni fatto nel giugno 2011. Sul fatto del “governiamo noi”, quando venni eletto venivo da un’esperienza comunale dove c’era (e c’è) una maggioranza assoluta di un’altra forza nel Municipio, e quindi non ho mai inteso e vissuto il governare come un imporre bensì come un costruire, se possibile assieme».

Com’è cambiato il modo di governare e di fare politica della Lega con il raddoppio?
«Quella che Giorgio Salvadè chiamava “Lega di governo e barricata” è rimasta, anche se forse la barricata è un po’ meno rumorosa e più costruttiva. Da 26 anni la Lega siede in Consiglio di Stato, da 10 con due consiglieri di Stato. Questo ha portato per taluni a essere troppo filogovernativi, anche se personalmente le critiche le prendo positivamente se giustificate (vedi radar ad esempio), proprio perché sono nato politicamente in Gran Consiglio mettendo in discussione l’azione politica anche del nostro unico consigliere di Stato di allora (Marco Borradori, ndr)».

Le toccò il «poco simpatico» Dipartimento delle istituzioni, che disse di aver trovato «completamente azzurro» (PPD, ndr). E oggi?
«Poco simpatico ma voluto. Poco simpatico perché, capiti quel che capiti, siamo più esposti di altri poiché a maggior contatto con la cittadinanza; voluto perché vedevo un grande potenziale di miglioramento, nonché per la mia inclinazione personale. Dopo 10 anni il Dipartimento è più equilibrato, sia per sensibilità politiche sia per genere. Il mono pensiero è acritico e pericoloso, perché da un lato non ci si innova e dall’altra parte non ci si mette in discussione».

Sono passati 10 anni, cosa ha fatto di leghista questo Governo con la vostra spinta?
«Il Governo è finalmente un Governo di uomini di Stato e non rappresentanti di partito. Forse il tavolo di sasso o i presunti “maître à penser” esistono ancora, ma oggi il Consiglio di Stato è più sovrano e mi permetto di dire anche più autorevole rispetto al passato. Le decisioni le prendiamo noi, non altri. La spinta leghista? Beh, sicuramente ha portato il Governo ad avvicinarsi alla gente; ricordo con piacere il pranzo a San Martino con il Governo in corpore nel 2015 sotto la mia presidenza. Alla fine siamo dei semplici servitori dello Stato e quindi del Popolo, e questo non lo dimentico mai, come ricordo frequentemente ai miei funzionari dirigenti. Questa spinta, questa energia e questo impegno voglio continuare a metterli al servizio delle cittadine e dei cittadini ticinesi ancora nei prossimi anni di Governo».

Intervista all’interno dell’edizione di sabato 10 aprile 2021 del Corriere del Ticino

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha realizzato un videomessaggio in occasione della Pasqua, per augurare alla popolazione e ai molti amici del Ticino un sereno periodo festivo e rammentare le raccomandazioni di comportamento necessarie per limitare la diffusione del coronavirus nel nostro Cantone.

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio di Stato coglie l’occasione dall’imminenza della Pasqua per rammentare le principali regole e raccomandazioni di comportamento legate alla pandemia.
Le giornate più lunghe e le temperature in aumento, infatti, accresceranno la voglia di passare tempo all’aperto, in compagnia di familiari e amici – e di approfittare della bellezza del nostro territorio. Poiché l’evoluzione della pandemia rimane molto incerta, anche per la presenza delle nuove varianti del virus, occorrerà tuttavia continuare a rispettare scrupolosamente le misure sanitarie, come la popolazione ticinese ha fatto finora: solo così eviteremo di vanificare i tanti sforzi profusi da tutti per ridurre i nuovi contagi.
Nonostante la minaccia rimanga presente, il Presidente del Consiglio di Stato ricorda comunque che al momento non mancano i segnali positivi. La campagna di vaccinazione è iniziata e, grazie alla conferma delle forniture, sta prendendo finalmente velocità. Le case anziani sono luoghi sicuri, in cui il virus è quasi completamente scomparso, mentre gli ospedali e il loro personale sono occupati ma non sotto pressione, come in alcuni momenti degli ultimi dodici mesi.
Il Consiglio di Stato è pertanto convinto che in questo 2021 sarà possibile tornare a vivere una Pasqua serena. La condizione affinché ciò avvenga è che tutti, ticinesi e amici del nostro Cantone che vengono da fuori, rispettino le regole.

 

 

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Comunicato stampa

Il lockdown del 2020 non ha scoraggiato le attività criminali di trafficati e spacciatori. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2020 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner ha permesso di intercettare 245.9 chili di hashish (3.8 nel 2019), 78.7 chili di marijuana (22.6), 16 chili di cocaina (28.5 nel 2019), 11.8 chili di eroina (4.6), 761 grammi di anfetamina, 398 pezzi di Lsd, 77 grammi e 44 pezzi di ecstasy nonché 957 piante di canapa (937). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a poco meno di 92’000 franchi e a circa 235’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’482 (1’773 nel 2019), di cui 270 minorenni (311). Gli arresti hanno raggiunto quota 84 (115). Le morti per overdose sono state 7 (11). 

A livello mondiale la canapa e i suoi derivati sono le sostanze maggiormente consumate. A questo risultato contribuisce la sua facilità di coltivazione in qualsiasi periodo dell’anno grazie al sistema indoor, che eleva anche il tenore del suo principio attivo. Anche la disponibilità di cocaina, in gran parte prodotta in Colombia, non cessa di aumentare, favorendo prezzi al dettaglio sempre più bassi. Il consumo di oppioidi, compresi i suoi derivati farmacologici, ha causato, secondo alcune stime, i due terzi dei decessi mondiali collegati all’uso di droghe. Altro fenomeno in crescita è quello riferito all’assunzione di droghe sintetiche, soprattutto tra i più giovani, e nuove sostanze psicoattive, sostituti delle classiche droghe che possono comportare analoghe minacce per la salute. In Ticino la situazione è sostanzialmente speculare a quella del resto della Svizzera. Il mercato è dominato dalla marijuana, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sostanza quest’ultima il cui consumo si riteneva in diminuzione. Alle nostre latitudini non si è ancora assistito al forte incremento dell’utilizzo di farmaci, in particolare gli oppioidi, siano essi regolarmente prescritti oppure reperiti sul mercato illegale. Alcuni timidi segnali inducono a ritenere che, trattandosi di sostanze relativamente facili da reperire e dai costi inferiori rispetto alle altre droghe, potrebbe aumentare il numero di consumatori. Una pratica estremamente pericolosa è quella legata all’assunzione simultanea di bevande alcoliche e di sostanze stupefacenti. Fenomeno questo riscontrabile soprattutto tra i giovani che ricercano sempre nuovi modi per raggiungere il massimo dello sballo. Nonostante il lockdown, sia il traffico sia il consumo illecito di sostanze stupefacenti non si sono mai interrotti del tutto. Nel nostro Cantone non vi è mai stata penuria di droga. Si può ipoteticamente ritenere che si sia dato fondo alle scorte già presenti e che nel contempo i canali d’importazione siano stati momentaneamente modificati sia nella rotta, prediligendo l’asse nord – sud, sia nei vettori o nei canali di approvvigionamento, ad esempio il dark web. Le modalità di vendita e di consumo sono rimaste immutate. Salvo rare eccezioni, in Ticino persiste l’assenza della
cosiddetta scena aperta, sia per quanto riguarda lo spaccio sia per il consumo personale. È sempre costante la presenza di spacciatori di origini albanesi che soggiornano illegalmente sull’intero territorio cantonale grazie alla compiacenza di consumatori locali i quali, in cambio di piccole dosi o di una partecipazione alle spese dell’affitto, li ospitano nelle loro abitazioni. Nonostante le inchieste svolte durante l’anno abbiano inferto duri colpi a queste organizzazioni, le stesse hanno regolarmente rimpiazzato gli spacciatori arrestati. Altra presenza costante, specie nel Luganese e nel Locarnese, è quella dei trafficanti di origini dominicane, attivi soprattutto nello spaccio della cocaina. I sequestri effettuati sia dalla Polizia sia dall’Amministrazione federale delle dogane hanno subìto alcune fluttuazioni che comunque non trovano riscontro con una recrudescenza o una diminuzione dell’attività criminosa. La differenza maggiore è data dai sequestri di hashish (246 chili). Un quantitativo più che raddoppiato rispetto al 2019 grazie a un importante sequestro avvenuto alla frontiera con l’Italia. Un’inchiesta coordinata dal Ministero Pubblico della Confederazione ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina rinvenuta all’interno di una cassa di banane presso la filiale di un supermercato nel Mendrisiotto. Analoghi riscontri
vi sono stati in diversi altri cantoni. Importante sottolineare che, essendo il Ticino ubicato lungo la principale rotta nord – sud e viceversa, spesso lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali non è destinato al mercato svizzero bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Nel corso del 2020 il Ticino si è allineato alla procedura che permette di non punire il solo possesso di canapa e derivati ai fini del consumo e per un quantitativo massimo di 10 grammi. La conseguenza è stata una diminuzione delle multe disciplinari canapa, passate dalle 903 del 2019 alle 241 del 2020. 

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Sta per iniziare il periodo delle vacanze di Pasqua. Nelle strutture alberghiere ticinesi le prenotazioni da parte di ospiti della Svizzera interna sono già numerose. E c’è chi esprime preoccupazione per la presenza dei turisti a sud delle Alpi, che potrebbero causare un aumento del numero dei contagi. Qual è il pensiero del presidente del Governo Norman Gobbi? Sentiamolo: “In primo luogo non possiamo impedire alle svizzere e agli svizzeri di raggiungere il Ticino. Rispetto a un anno fa, quando avevo invitato gli amici confederati a non raggiungere il Ticino, le cose sono notevolmente cambiate. Allora stavamo seguendo un regime ferreo di chiusure; il Ticino era il Cantone più colpito dal virus; i morti erano numerosi e i ricoveri negli ospedali altrettanto. Oggi, a distanza di 12 mesi, stiamo vivendo un’altra situazione. Situazione che chiede comunque prudenza e attenzione”.

Quindi lei non si sente tranquillo a pochi giorni dalla Pasqua? “Sono cosciente che dobbiamo coinvolgere gli ospiti che raggiungeranno il Ticino. In questo senso, assieme a HotellerieSuisse Ticino e all’Associazione ticinese dei campeggi, abbiamo lanciato un’azione di sensibilizzazione con il titolo «Benvenuti in Ticino. Distanti e responsabili sempre». Ogni turista che soggiorna nei nostri alberghi o nei camping riceverà un flyer informativo, con il quale si chiede di rispettare le regole basilari: l’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto dove viene prescritto; il rispetto della distanza fisica; l’igiene accresciuto per le mani e l’obbligo di non creare assembramenti all’esterno superiori a 15 persone. La stessa campagna viene proposta anche dai Comuni, ai quali abbiamo chiesto di fare avere ai residenti di case secondarie tale documentazione”, sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“D’altronde per il turismo la Pasqua rappresenta un momento molto importante e poter contare su un buon afflusso di ospiti permette agli alberghi e ai campeggi di iniziare bene la stagione. Detto questo, spero che gli amici confederati che soggiorneranno in Ticino siano responsabili e rispettosi delle regole di comportamento che si devono tenere in tutte le parti della Svizzera, non solo qui da noi!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Il Presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’appello agli altri Cantoni: “Seguite l’esempio del Ticino“
Il Presidente della Confederazione si è recato in Ticino per far visita al nuovo Campus Est a Lugano di Usi e Supsi. Dopo la visita al nuovo stabile a Viganello, Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. A margine dell’incontro è stata organizzata una conferenza stampa nella Sala del Consiglio comunale di Lugano. Quasi un anno fa, il 2 maggio 2020, Simonetta Sommaruga veniva in Ticino elogiando il Cantone per come aveva gestito la pandemia di coronavirus. La situazione del Consiglio federale e del Consiglio di Stato rimane comunque tesa, soprattutto per quanto riguarda le misure anti-Covid e i controlli alle dogane che il Ticino chiede a gran voce ormai da qualche mese. Presente anche il sindaco di Lugano Marco Borradori.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Ticino, un “cantone ottimista”
Il disagio della popolazione – giovane ma non solo – fra i temi dell’incontro ticinese di Guy Parmelin

“Le giovani generazioni sono penalizzate a più livelli”, ha ammesso Guy Parmelin, sollecitato sul tema del disagio giovanile a Lugano, teatro nel fine settimana degli scontri alla Foce del Cassarate. Il presidente della Confederazione ha sottolineato però come in Svizzera, perlomeno, “siamo riusciti a tenere le scuole aperte”.

Il Consiglio federale ha allentato le condizioni per gli assembramenti – da oggi, lunedì, si sono possono riunire fino a 10 persone all’interno – “diminuendo una forte restrizione delle libertà individuali”, ma è convinto che le misure in vigore costituiscano la strada migliore per uscire rapidamente dalla pandemia. Certo, ha detto, bisognerà evitare discriminazioni e fintanto che tutti coloro che lo desiderano non avranno avuto la possibilità di vaccinarsi, “sarebbe ingiusto” raccontare a un giovane che non può assistere a uno spettacolo perché non immunizzato.

“È difficile dire alla popolazione che deve reggere ancora alcune settimane”, ha ammesso Parmelin, che, in Ticino per inaugurare il campus USI/SUPSI di Viganello, ha detto comunque di aver trovato un cantone “ottimista” e di cui anche il resto della Svizzera dovrebbe seguire l’esempio per quanto riguarda la campagna vaccinale, la via da percorrere per arrivare all’uscita dal tunnel.

Quello del disagio della popolazione è stato un tema più volte evocato nella conferenza stampa a Palazzo Civico. “Speriamo che la primavera lasci dietro di sé non solo l’inverno, ma anche un po’ alla volta la situazione che tristemente conosciamo”, aveva detto il sindaco Marco Borradori, invocando “una nuova stagione” anche per il futuro dei nostri giovani “confrontati con una situazione particolarmente destabilizzante”. 

Nell’incontro con Parmelin “abbiamo avuto modo di esprimere il disagio della popolazione – non solo quella giovane – di fronte a un periodo lungo di chiusure”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Un disagio emerso anche nel resto del paese. “C’è bisogno di risposte e prospettive”, ha detto Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-un-cantone-ottimista-13924492.html

Da www.rsi.ch/news

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Guy Parmelin ai ticinesi: “È dura, ma chiediamo pazienza. I motivi per ben sperare ci sono”
Il presidente della Confederazione in visita al Ticino: “Tutti i Cantoni devono seguire il vostro esempio in materia di vaccinazioni”

LUGANO – Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha reso visita al Ticino. In mattinata ha visitato il nuovo campus USI/SUPSI a Lugano. Lì ha pure incontrato il presidente del Governo Ticinese Norman Gobbi per poi parlare alla popolazione da Palazzo Civico.

A introdurre l’ospite speciale è stato il padrone di casa Marco Borradori. “Grazie di essere qui. È un bel segnale di unità da parte di Confederazione e Cantone. C’è la volontà, nonostante le divergenze, di uscire insieme da questa crisi. Siamo vicini a vedere la luce in fondo al tunnel. Bisogna avere fiducia e pazienza. Vale la pena aspettare”.

“Il dialogo – commenta Gobbi – è continuo. Abbiamo segnalato a Berna anche i disagi della popolazione. Ci sono attività chiuse da oltre cento giorni. Ci chiedono di tenere duro. E la vaccinazione sarà uno strumento importante per uscire dalla crisi. Vogliamo tornare in possesso delle nostre libertà. Dobbiamo agire insieme a favore del Paese”.

Parmelin ha ringraziato il Ticino per la calorosa accoglienza. “È importante – sottolinea – avere fiducia. Tutti gli altri Cantoni devono seguire l’esempio del Ticino in materia di vaccinazioni. Sappiamo che è dura. La popolazione è stanca e tutti vogliamo uscirne, ma siamo a un crocevia. I motivi per ben sperare ci sono…”.

Da www.liberatv.ch
 
Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto delle decisioni del Consiglio federale e ha proceduto a confermare le disposizioni cantonali in vigore per il periodo fra il 22 marzo e il 18 aprile. L’unica modifica sul piano federale rispetto alla situazione attuale è l’innalzamento del numero massimo di persone per gli incontri privati al chiuso che da lunedì 22 marzo potranno avvenire con la partecipazione di 10 persone.
La situazione epidemiologica in Svizzera e in Ticino è segnata da un aumento del numero di contagi e impone quindi la massima prudenza.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale e sui pericoli legati alla diffusione delle nuove varianti. Per questo motivo, il Governo ha confermato per il periodo fra il 22 marzo e il 18 aprile le disposizioni attualmente in vigore. L’unica modifica riguarda il numero di persone per gli incontri privati al chiuso che passano da un massimo di 5 a un massimo di 10 persone.

Il Governo coglie l’occasione per ribadire l’importanza di continuare a seguire le disposizioni di comportamento che contribuiscono a limitare la diffusione del coronavirus: indossare correttamente la mascherina, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e farsi testare al minimo sintomo. Il Consiglio di Stato è consapevole della stanchezza che serpeggia tra la popolazione ticinese, dopo più di un anno di pandemia e di misure restrittive, ma considera fondamentale che tutti aderiscano allo sforzo collettivo di responsabilità che è richiesto a ognuno di noi.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare quei Comuni che hanno già risposto positivamente all’invito, lanciato qualche giorno fa, di introdurre l’obbligo di indossare la mascherina negli spazi aperti molto frequentati. Come già affermato si tratta di un provvedimento efficace che si presta bene per gli spazi pubblici – centri urbani, zone di svago, aree a bordo lago, ecc. – per i quali è lecito prevedere un forte afflusso di persone soprattutto nel prossimo periodo pasquale. L’auspicio è che l’invito possa essere accolto positivamente dal maggior numero di Comuni in modo da creare un’uniformità di disposizioni sul territorio cantonale.  

Infine, il Governo ricorda come la campagna di vaccinazione sta procedendo con un ritmo crescente e vedrà settimana prossima l’inizio delle vaccinazioni anche nella categoria delle «persone con malattie croniche ad alto rischio», che possono sin d’ora annunciarsi online per la vaccinazione nei centri cantonali (iscrizione tramite la piattaforma attiva su www.ti.ch/vaccinazione). Si tratta di un nuovo e importante passo della campagna vaccinale che speriamo possa condurci a breve alla fine della crisi e al ritorno alla normalità. Ricordiamo che finora in Ticino sono 53 mila le dosi somministrate e oltre 22 mila le persone che hanno già potuto ricevere una vaccinazione completa (prima e seconda dose). 

«Sono state date false aspettative»

«Sono state date false aspettative»

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese commenta le decisioni adottate da Berna: «La Pasqua è oramai compromessa nel senso che non si potrà mangiare nei ristoranti, ma sarà possibile pernottare da noi e per questo faremo un richiamo affinché i turisti rispettino le regole» 

Tutto come da copione. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non è affatto sorpreso della decisione presa dal Consiglio federale. «Era prevedibile. Già la scorsa settimana tre dei quattro indicatori presi in considerazione non erano favorevoli a una politica di allentamento delle misure. Va però ricordato che ci saranno dei settori – come la ristorazione e quello culturale e del tempo libero – che rimarranno chiusi per oltre cento giorni. Un elemento, questo, che andrà considerato in vista di ulteriori misure di sostegno». «La risposta della popolazione rimane il punto centrale», sottolinea Gobbi. «L’autorità politica può sì introdurre alcune regole, ma se dall’altra parte non c’è adesione, rimangono vuote. Per questo motivo è fondamentale far passare il messaggio che la situazione è ancora fragile dal punto di vista epidemiologico ed è per questa ragione che la Confederazione ha preferito attendere ancora prima di riaprire». «Il disorientamento c’è – ammette il presidente del Consiglio di Stato -. L’errore è stato dare false aspettative a settori come la ristorazione, la cultura e il tempo libero. Aspettative che sono state deluse appena sette giorni dopo. Questi settori, ancora una volta, vedono confermate le chiusure per un altro mese. La loro sopportazione è evidentemente al limite, e la stessa cosa vale per la popolazione, che vuole legittimamente tornare alla normalità, a godersi un film o uno spettacolo. O semplicemente tornare a sedersi al tavolo di un ristorante». Se per quattro settimane si dovrà aspettare ancora, secondo il presidente del Governo «è importante che al termine di questo periodo vi siano delle risposte e che la popolazione non debba subire ulteriori limitazioni. Quello che possiamo fare è continuare a essere solidali, mostrare un reciproco sostegno e rispettare le regole». Il prolungamento delle misure restrittive suona un po’ come una beffa, a fronte del pienone di turisti atteso per le festività pasquali. «Se lo scorso anno l’invito a non venire in Ticino era giustificato, perché era tutto chiuso, questa volta gli alberghi saranno sì aperti, ma non ci sarà molto da fare, se non godere del nostro bel territorio», ammette Gobbi. «È fondamentale però, anche in vista delle riunioni famigliari per Pasqua, continuare a essere prudenti. Il Consiglio federale si è infatti detto preoccupato per la situazione epidemiologica e per una possibile terza ondata, anche se le cifre, per il momento, rimangono piuttosto contenute». Ai turisti, ma anche alla popolazione, Gobbi rinnova l’appello alla responsabilità individuale: «Dobbiamo rispettare le regole e proteggerci, solo in questo modo potremo garantirci le libertà». «Libertà che, pur limitate, – sottolinea Gobbi – sono comunque maggiori in Svizzera rispetto ai Paesi vicini, in primis l’Italia, dove al momento non ci si può nemmeno spostare da un Comune all’altro».

Da www.cdt.ch

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Gobbi: “Nessuna sorpresa”

Il presidente del Governo ticinese sulla decisione odierna del Consiglio federale: “Tre su quattro indicatori non erano soddisfatti”

“Non sono sorpreso dalle decisione del Consiglio federale, tre su quattro indicatori fissati per procedere con le riaperture non erano soddisfatti”. Così il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi ha commentato la decisione odierna del Consiglio federale di non procedere con ulteriori aperture.
“Il passo falso è stato quello di sollevare delle legittime aspettative in settori come la ristorazione. È un elemento che dobbiamo considerare, viste le sofferenze vissute”, ha aggiunto.
“La Pasqua, per certi versi, è oramai compromessa: ci sarà la possibilità di pernottare nelle nostre strutture alberghiere, ma non di mangiare al ristorante”, ha concluso Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Nessuna-sorpresa-13918216.html

Da www.rsi.ch/news

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Gobbi: ‘Temiamo per la tenuta sociale della popolazione’
Il presidente del Consiglio di Stato non è sorpreso per la dilazione sulle riaperture di ristorazione e attività ricreative. ‘Pensiamo a una riedizione del sostegno al turismo interno’

«Che il Consiglio federale fosse timido sulle riaperture, lo avevamo capito già la scorsa settimana dove sottolineava la possibilità di una terza ondata. Non siamo sorpresi, quindi». Così Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato. «Dei quattro indicatori che il governo tiene sono controllo per valutare l’evoluzione della pandemia, tre sono negativi nel senso che non permettono di allentare le restrizioni in atto», continua Gobbi che sottolinea come il settore della ristorazione e del tempo libero rimarrà chiuso per oltre 100 giorni. «Più di 160 se si tiene conto anche dello scorso anno». In pratica sei mesi di stop forzato. Una situazione che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza di molte attività economiche. «È la preoccupazione principale che abbiamo come governo tanto che potremo valutare, come fatto del resto l’anno scorso, una riedizione del sostegno dato al settore turistico», anticipa Gobbi. «Ne dobbiamo ancora parlare compiutamente», precisa il presidente del consiglio di Stato.

Non ci resta di aspettare allora il 14 aprile per capire come e quando si tornerà alla normalità? «Questo è un po’ l’aspetto discordante rispetto a quanto ipotizzato la scorsa settimana, ovvero di una rianalisi della situazione ogni quindici giorni. Significa che il Consiglio federale ha davvero paura di questa terza ondata che in questo momento, secondo me, guardando i dati non è visibile. L’aumento dei casi è ancora abbastanza regolare e non esponenziale. Il grosso cambiamento è che l’aumento più importante è stato registrato tra i giovani e giovanissimi», aggiunge Gobbi.

«Dobbiamo ancora avere pazienza, ma soprattutto capacità di sopportazione. Mi preoccupa la tenuta sociale della popolazione, percepiamo che le persone incominciano a essere stanche di questa situazione ed è comprensibile. La campagna sulla salute psichica avviata del Dss va proprio nella direzione di dare sostegno a chi ha bisogno», precisa il presidente del governo ticinese che ricorda le iniziative di alcuni comuni ticinesi di indossare la mascherina protettiva anche nei luoghi pubblici. «Per Pasqua sono attesi molti turisti, visto che gli alberghi per fortuna sono aperti, ed è giusto ricordare di essere sempre e vigili».

Da www.laregione.ch