Coronavirus: il Governo chiede controlli sistematici alla frontiera

Coronavirus: il Governo chiede controlli sistematici alla frontiera

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha scritto ieri al Consiglio federale esprimendo la propria preoccupazione per la situazione alla frontiera con l’Italia: il notevole flusso transfrontaliero appare infatti solo parzialmente legato a motivi professionali. Il Governo ha rinnovato la richiesta di introdurre controlli sistematici e di chiudere i valichi minori, con delle fasce orarie di eccezione in particolare per i valichi maggiormente utilizzati dai lavoratori del settore sanitario.

Anche se i dati epidemiologici mostrano un miglioramento della situazione nel nostro Cantone, la presenza accertata della nuova «variante inglese» del virus preoccupa le autorità cantonali. Il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha introdotto misure di protezione accresciute per le prossime settimane, vietando le visite nelle case per anziani, negli ospedali del settore acuto, nelle strutture di riabilitazione e negli istituti per invalidi. Nella giornata di ieri inoltre, l’Ufficio del medico cantonale del DSS, d’intesa con il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha posto in quarantena tutti gli allievi e i docenti della scuola media di Morbio Inferiore. La misura si è resa necessaria dopo che nell’istituto sono stati constatati 13 casi di positività, almeno due dei quali riconducibili alla «variante inglese». A seguito di tali decisioni il Consiglio di Stato ha tempestivamente deciso di introdurre il divieto di attività sportive con contatto fisico e quelle svolte in spazi chiusi di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni in tutto il Mendrisiotto.

Il Consiglio di Stato ha nel frattempo trasmesso una lettera al Consiglio federale, esprimendo nuovamente la propria preoccupazione sulla questione del controllo alle frontiere, tuttora irrisolta: l’attuale assenza di controlli sistematici rischia infatti di ridurre l’effetto delle misure restrittive e gli sforzi profusi nella campagna di vaccinazione.

Poiché il recente decreto del Governo italiano limita gli spostamenti tra le regioni italiane, ma non verso gli stati confinanti, il Governo ticinese ha quindi rinnovato la richiesta alla Confederazione – già formulata il 4 novembre e il 21 dicembre scorsi – di introdurre misure di controllo alla frontiera. È stata inoltre richiesta la chiusura dei valichi minori, prevedendo fasce mattutine e serali di eccezione, in particolare nei valichi più utilizzati dal personale sanitario.

Secondo il Consiglio di Stato sarebbe inoltre auspicabile sottoporre sistematicamente a test rapidi i viaggiatori che rientrano in Svizzera da viaggi all’estero, in particolare da aree a rischio, anche europee.

Coronavirus – Disposizioni in vigore in Canton Ticino

Coronavirus – Disposizioni in vigore in Canton Ticino

Comunicato stampa

Dopo le decisioni del Consiglio federale, il Consiglio di Stato ha proceduto oggi a confermare le disposizioni cantonali in vigore per il periodo fra il 18 gennaio e il 28 febbraio. La pressione sul sistema sanitario rimane ancora a livelli di allerta e la presenza anche in Ticino della variante inglese del virus, più contagiosa, impone prudenza. La campagna di vaccinazione nel nostro Cantone procede nel frattempo a ritmi sostenuti: giovedì sera erano già state vaccinate 8’660 persone.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale e sui pericoli legati alla diffusione delle nuove varianti. Per questo motivo, ha confermato per il periodo fra il 18 gennaio e il 28 febbraio le disposizioni attualmente in vigore.

Il Governo coglie l’occasione per ribadire la raccomandazione rivolta alle persone particolarmente a rischio, per età o patologie pregresse, di limitare la frequentazione di luoghi con elevata concentrazione di persone, come i negozi di generi alimentari, e di privilegiare la fascia oraria mattutina fino alle 10.00 per gli acquisti. Il Governo ricorda che, in caso di necessità per commissioni, è possibile contattare il proprio Comune. Più in generale si raccomanda di limitare il numero di persone per economia domestica per acquisti nei negozi di beni prima necessità e di utilizzare la mascherina in tutte le situazioni in cui non è possibile mantenere il distanziamento fisico, compresi i veicoli privati su cui viaggiano persone non appartenenti alla stessa economia domestica.

Il Consiglio di Stato considera inoltre molto positivo l’andamento della campagna di vaccinazioni nel nostro Cantone, iniziata nelle case per anziani e fra la popolazione residente a domicilio «over 85», e nel frattempo già estesa alle persone con 80 e più anni: a ieri sera erano già state vaccinate 8’660 persone. Si tratta di un segnale che deve infondere speranza, ma che non assicurerà effetti immediati: le dosi a disposizione sono infatti molto limitate e la campagna di vaccinazione richiederà ancora del tempo. Il Governo invita pertanto tutte le persone «over 80» a prenotare il proprio appuntamento in uno dei centri allestiti, chiamando il numero verde 0800 128 128. Si ricorda inoltre che le persone che non hanno la possibilità di recarsi in uno dei centri possono annunciarsi al proprio Comune segnalando l’interesse per una vaccinazione di prossimità, che sarà resa disponibile grazie alla collaborazione dei medici sul territorio e dei Comuni.

In conclusione, il Governo è consapevole della stanchezza che serpeggia fra la popolazione ticinese, dopo quasi un anno di pandemia e misure restrittive, ma considera fondamentale che tutti aderiscano allo sforzo collettivo di responsabilità che è richiesto a ognuno di noi.

https://www3.ti.ch/COMUNICAZIONI/189725/Flyer%20-%20Misure%2018%20gennaio%2028%20febbraio.pdf

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Val Mara

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone al Gran Consiglio la costituzione del nuovo Comune di Val Mara formato da Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva avevano accolto a larga maggioranza il progetto aggregativo, con l’esclusione di Arogno, dove a prevalere furono i voti negativi.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Maroggia, Melano e Rovio ha accolto in votazione consultiva l’aggregazione di Val Mara, con adesioni comprese tra il 63% e il 67%, mentre quella di Arogno l’ha respinta con il 53% di no. Dopo aver ponderato tutti gli elementi sul seguito da dare al progetto e aver sentito gli attori interessati, il 18 novembre 2020 il Consiglio di Stato ha deciso e comunicato che avrebbe proposto al Gran Consiglio l’aggregazione dei tre comuni favorevoli e il conseguente abbandono per Arogno. Questo considerando in particolare la volontà dei cittadini espressa in formale votazione e valutato che per Arogno l’aggregazione costituisce in questo momento ancora prevalentemente un’opportunità piuttosto che una necessità.
Come già fu il caso a Sessa in circostanze per certi versi analoghe, dopo la comunicazione dell’orientamento governativo di escludere Arogno dall’aggregazione, su iniziativa di alcuni cittadini è stata avviata una petizione che chiede di includere Arogno nel Comune di Val Mara. La petizione – che ha raccolto 309 firme – è stata consegnata di recente ed è stata trasmessa al Gran Consiglio.
Con la proposta di aggregazione limitata ai soli comuni che hanno espresso parere favorevole, il Consiglio di Stato mantiene una linea restrittiva in materia di aggregazioni coatte, il che non significa ancora che questa via sia del tutto improponibile o insostenibile nel concreto caso rispetto alle condizioni di legge e alla giurisprudenza del Tribunale federale. Quest’ultimo riserva infatti un certo margine di apprezzamento sulle aggregazioni in via coatta, lasciando uno spazio di giudizio prettamente politico all’Autorità cantonale competente per decretare le aggregazioni, ossia il Gran Consiglio.
Quanto alla tempistica, a Maroggia, Melano e Rovio non si svolgeranno le elezioni previste il prossimo aprile e resteranno in carica gli attuali municipi e consigli comunali, essendo già stato deciso il differimento. Il 18 aprile 2021 andranno invece regolarmente a votare i cittadini di Arogno, comune nel quale la legge non permette il differimento delle elezioni indipendentemente dalle decisioni del Gran Consiglio sul progetto aggregativo.
L’entrata in funzione del nuovo Comune di Val Mara, con l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, avverrà dopo la crescita in giudicato della decisione del Gran Consiglio, entro un anno dalle elezioni generali, riservati eventuali ricorsi. La data delle elezioni verrà stabilita in seguito dal Consiglio di Stato.

“Le reazioni del Governo ticinese”

“Le reazioni del Governo ticinese”

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 13 gennaio 2021 de Il Quotidiano 

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13748734

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

Ora si teme la variante e il flusso dall’Italia

Norman Gobbi commenta le decisioni di Berna: «Salutare che le misure siano omogenee in tutto il Paese, ma potrebbe vanificare il discorso causa-effetto che premia i cantoni virtuosi» Raffaele De Rosa: «Situazione ancora tesa negli ospedali, non potremmo gestire una terza ondata»

Sul fronte cantonale, il Consiglio di Stato ticinese, che negli scorsi giorni aveva formulato le proprie richieste al Consiglio federale in vista delle decisioni comunicate ieri, ha accolto in parte positivamente l’inasprimento delle misure e gli aiuti economici previsti da Berna, ma non senza rimarcare alcune criticità.

Il presidente dell’Esecutivo cantonale Norman Gobbi ha rimarcato che «è salutare il fatto che le misure valgano sull’intero territorio nazionale, evitando discrepanze tra i Cantoni». D’altro canto, però, ciò «potrebbe anche vanificare il discorso causa-effetto; ovvero quel premio agli sforzi fatti, visto che in Ticino oggi stiamo riscontrando una riduzione dei casi positivi e delle ospedalizzazioni, mentre altrove, come in Romandia, vi è un aumento». Anche l’obbligo del telelavoro, per certi versi, potrebbe creare qualche grattacapo. Come verificare che venga rispettato? «Proprio per questo – spiega Gobbi – abbiamo sempre chiesto la forte raccomandazione del telelavoro e non l’obbligo, perché poi diventa difficile controllare se l’eccezione è conforme o meno al diritto». Anche perché, aggiunge, «ci sono dei dipendenti che per svariati motivi comunque vogliono essere fisicamente in ufficio». E sul discorso dei maggiori controlli alla frontiera (richiesta fatta dal Cantone ma non accolta da Berna) Gobbi rimarca che «ci sono Paesi che già oggi chiedono un tampone in entrata, mentre noi non lo facciamo». E visto che le attuali restrizioni si prolungheranno fino al termine di febbraio, Gobbi aggiunge: «Non vorrei che se la Lombardia allentasse le sue misure poi si verificasse un flusso dall’Italia che potrebbe anche vanificare i nostri sforzi e le nostre restrizioni». Infine, a proposito di chiusure, chiediamo a Gobbi se quelle annunciate ieri da Berna non siano un po’ confuse: «È già un miglioramento rispetto alla primavera scorsa, ma è vero che se penso ad una famiglia che sta per avere un figlio, un bene di prima necessità potrebbe essere la cameretta del bimbo. E diventa difficile capire perché non posso andare a ritirare il mobile ordinato. Si tratta quindi di rispondere a un bisogno della popolazione che necessita anche di eccezioni. È sempre più facile scegliere il bianco o il nero rispetto alle gradazioni, ma anche altri Paesi hanno optato per la chiusura delle attività commerciali pur prevedendo un’ampia lista di eccezioni».

Sul fronte sanitario, Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha accolto positivamente le decisioni del Consiglio federale, spiegando di condividere «l’analisi sulla situazione epidemiologica che è stata fatta da Berna». A questo proposito, ha aggiunto, in Ticino «abbiamo una situazione che rimane molto tesa negli ospedali, con molte persone ospedalizzate, e ciò nonostante i miglioramenti osservati in questi giorni. E poi c’è grande incertezza e preoccupazione per le varianti del virus che sono fino al 70% più contagiose». Ma soprattutto, sottolinea De Rosa, «con l’attuale situazione a livello di ospedalizzazioni non saremmo in grado di gestire una terza ondata, che cresce rapidamente, come abbiamo visto ad esempio nel Regno Unito e in Irlanda». Le chiusure, facciamo notare anche al direttore del DSS, sembrano un po’ confuse e poco omogenee: «Condivido questa considerazione. Anche per questo nella nostra presa di posizione avevamo espresso l’importanza di avere chiarezza riguardo a cosa doveva chiudere e cosa poteva rimanere aperto, rispettivamente di poter dare tempo agli imprenditori, alle aziende e ai commerci di pianificare e programmare. E avevamo sempre chiesto anche un sostegno finanziario ai settori toccati».

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Servizio pubblicato nell’edizione di giovedì 14 gennaio 2021 de La Regione

Gobbi: altri sacrifici, serve comprensione
Il presidente del governo: restrizioni per ridurre ricoveri e decessi
Sospira. Consapevole, da presidente del Consiglio di Stato, del pesante impatto che potrebbero avere sulla popolazione gli ulteriori sacrifici imposti da Berna per contrastare la diffusione di questo dannato virus e delle sue mutazioni. Dunque, altre restrizioni. Che, riconosce Norman Gobbi, «una parte dei cittadini vivrà male, dato che i contatti sociali si ridurranno ancora. Si spera che questo nuovo giro di vite deciso dal Consiglio federale abbia effetti positivi sul piano della salute pubblica, anche se al termine della crisi sanitaria non tutti i posti di lavoro, nonostante gli aiuti, saranno mantenuti, non tutte le aziende riusciranno a salvarsi ed è un’amara previsione». Uniti ce la faremo… non tutti. Aggiunge il direttore del Dipartimento istituzioni: «Sarebbe stato preferibile attendere un’eventuale ripresa dei contagi prima di introdurre queste misure, è comunque importante capire che servono per abbassare le ospedalizzazioni e il numero di decessi, che servono dunque per proteggere i nostri anziani e le categorie a rischio in generale. Chiediamo pertanto alla popolazione comprensione, di non mollare e di continuare a rispettare le note regole di comportamento».

Di «positivo», rileva Gobbi incontrando i giornalisti a Palazzo delle Orsoline con i colleghi di governo Christian Vitta (Dipartimento finanze ed economia) e Raffaele De Rosa (Dipartimento sanità e socialità) dopo la conferenza stampa del Consiglio federale, c’è che i provvedimenti appena annunciati varranno per l’intera Confederazione. Compreso l’obbligo del telelavoro. Un obbligo che non era piaciuto a Bellinzona, quando nei giorni scorsi si è pronunciato sulle nuove restrizioni prospettate da Berna. Il Consiglio di Stato preferiva che restasse una raccomandazione. «Non vedevamo la necessità di rendere il telelavoro un obbligo, di cui è oltretutto difficile verificarne il rispetto – spiega il capo dell’Esecutiivo ticinese –. Avevamo anche fatto presente che ci sono persone che vogliono operare sul posto di lavoro, per una serie di motivi. Perché riescono a concentrarsi meglio, perché a casa non ci sono le condizioni per lavorare in modo ottimale, proficuo. E su questo tema il Ticino non era solo».

Vitta: aiuti finanziari, accolte le nostre richieste
Quelle prese dal Consiglio federale sui casi di rigore «sono sicuramente decisioni che vanno nella direzione che avevamo richiesto», dichiara alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. In particolare «avevamo chiesto di aumentare gli aiuti sbloccando il fondo di riserva di 750 milioni di franchi, di rendere più chiaro il tema dell’accesso ai casi di rigore per i settori oggetto di chiusura, di prevedere una percentuale un po’ più alta di aiuti a fondo perso. Tutto questo è stato chiarito e ottenuto». Per questi 750 milioni sbloccati non è ancora stata decisa la ripartizione per i Cantoni, continua Vitta. Ma «possiamo già prevedere adesso che supereremo i 75 milioni di franchi già decisi perché la Confederazione ha sbloccato la riserva. Non sappiamo quanto arriverà al Ticino di questa cifra, che inizialmente era prevista come ridistribuzione ai Cantoni a carico della Confederazione. Se viene mantenuto questo principio saranno più soldi da Berna, se chiederanno una partecipazione ai Cantoni si andrà oltre». L’altro ieri la commissione parlamentare della Gestione ha firmato all’unanimità il rapporto favorevole al messaggio del Consiglio di Stato sui casi di rigore, con l’assicurazione di essere pronti a emendarlo di concerto con il Dipartimento finanze ed economia nel caso fossero arrivate ulteriori misure dal Consiglio federale. Cosa che è successa. Quindi i 75,6 milioni di franchi suddivisi in 51,1 milioni federali e 24,5 cantonali aumenteranno, anche se non si sa quando. Di conseguenza andranno posti degli emendamenti sia al messaggio sia al rapporto. Vitta annota come «in questi giorni analizzeremo le modifiche per adeguare, dove necessario, i decreti di legge. La Gestione avrà poi la possibilità di valutarli e recepirli mandandoli avanti come emendamenti al messaggio». In ogni caso, l’approvazione viene ritenuta sicura per la sessione di Gran Consiglio che si inaugurerà lunedì 25 gennaio. E, conclude il direttore del Dfe, «i primi aiuti dovrebbero essere versati nel corso del mese di febbraio».

De Rosa: resta il problema degli assembramenti nei trasporti pubblici
Nuove restrizioni da Berna, anche se i casi positivi al Covid diminuiscono… «Condivido l’analisi del Consiglio federale sulla situazione epidemiologica – afferma il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa –. Gli ospedali rimangono sotto pressione, nonostante in questi ultimi giorni si sia visto un miglioramento tanto dal profilo dei contagi quanto da quello delle nuove ospedalizzazioni». Meno casi, tuttavia «il numero dei ricoverati resta alto, in particolare nelle cure intense». C’è poi «una grande incertezza sulle varianti, quella inglese e quella sudafricana, del virus, contagiose fino al 70 per cento in più. E anche su questo punto condivido le riflessioni del Consiglio federale: dato l’attuale livello di ospedalizzazioni, non saremmo in grado di gestire e frenare una terza ondata». Esprimendosi sui provvedimenti che Berna aveva proposto e messo in consultazione, ricorda De Rosa, il governo ticinese «si era detto d’accordo con il prolungamento sino a fine febbraio delle misure già in atto, ritenendo inoltre importante avere delle misure uniformi a livello nazionale. Ed è ciò che avvenuto. Quindi da questo punto di vista anche la chiusura di negozi considerati non essenziali in questo particolare momento è una misura che ha senso. Salutiamo positivamente pure il fatto che anche le donne in gravidanza siano state inserite tra le persone a rischio, come avevamo chiesto nella procedura di consultazione. Rinnoviamo comunque ancora l’invito a Berna a rafforzare ulteriormente gli aiuti economici, a monitorare maggiormente la situazione alle frontiere e a ridurre gli assembramenti sui trasporti pubblici. Rafforzamento delle risorse finanziarie, incremento dei controlli alla frontiera, riduzione degli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici sono richieste, peraltro, che sono state sempre al centro delle nostre prese di posizione all’indirizzo del Consiglio federale». E quello dei trasporti, assicura Gobbi, «è un tema che torneremo ad affrontare».

 

“Finalmente misure uguali per tutti”

“Finalmente misure uguali per tutti”

Da www.ticinonews.ch
 
 
Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi saluta con favore le decisioni del Consiglio federale, ma mancano risposte sulle frontiere. 
Le ultime misure restrittive annunciate oggi dal Consiglio federale soddisfano in parte il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, che sperava in qualche risposta in più riguardo ai controlli alle frontiere. “Da un lato è da salutare il fatto che vengono applicate misure sull’intero territorio nazionale. Ma rilevo che, a livello nazionale c’è preoccupazione per una ripartenza in quei Cantoni in cui ci sono state delle chiusure (come in Romandia). Questo preoccupa l’autorità federale e sono stati annullati eventi di carattere nazionale e internazionale, come la gara del Lauberhorn di Coppa del Mondo, che hanno probabilmente influito su una percezione di un problema che è più sensibile in Ticino rispetto alla Svizzera tedesca”.

Per quanto riguarda la questione delle frontiere, Gobbi sottolinea che non sono arrivate rassicurazioni: “Altri paesi chiedono a chi proviene dalla Svizzera dei tamponi per certificare che non siano positivi. La Svizzera su questo fronte continua a rimanere silente. Scriveremo ancora una lettera al Consiglio federale, segnalando questa realtà. Inoltre se l’Italia dovesse riaprire prima della fine di febbraio, dovremo fare dei controlli proprio per evitare di vanificare gli sforzi che chiediamo alla nostra popolazione”.

Per quanto riguarda l’obbligo del telelavoro, diventa difficile controllare che venga rispettato. “L’obbligo è formulato, ma se leggiamo come attuarlo diventa una forte raccomandazione (se possibile, dove, come e quando)” spiega Gobbi. “Per questo abbiamo sempre ribadito che la miglior soluzione è la forte raccomandazione: in Ticino è stato fatto e vediamo come in questi giorni vi sia molto meno traffico”. Non sono comunque previsti maggiori controlli. “Non sta tanto alla polizia farlo, ma all’ispettorato del lavoro e alle commissione paritetiche. Ma sta soprattutto al buon senso del datore di lavoro e deii collaboratori rispondere a questa sfida”.

Sui rapporti con il mondo sanitario, che ieri ha inscenato una protesta dimostrativa esponendo sui balconi camici bianchi, Gobbi sottolinea che il dialogo prosegue. “Ci siamo confrontati sui punti di vista, al di là degli appelli. L’autorità politica è al centro di tutti i punti di vista e deve considerarli tutti. Abbiamo cercato di veicolare l’aspetto di cui c’è bisogno: dare fiducia e certezza. La prospettiva del Consiglio federale è comunque un miglioramento: dice cosa vuole fare nelle prossime settimane, dando tempo alle attività commerciali di organizzarsi. Per chi è già oggi in chiusura è una prospettiva lunga e gli aiuti in messi campo non risolveranno tutti i problemi perché purtroppo posti di lavoro o alcune attività non ci saranno più dopo la riapertura”.

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Da www.rsi.ch/news

Ticino e Grigioni “un po’ sorpresi”
Gobbi: “L’evoluzione dei contagi era già positiva”. Caduff: “La logistica degli aiuti sarà una sfida”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-e-Grigioni-un-po-sorpresi-13748560.html

I cantoni erano stati consultati sulla possibilità di un inasprimento delle misure contro la pandemia in Svizzera, ma “vista l’evoluzione positiva dei contagi anche a sud delle Alpi, la chiusura dei negozi giunge inattesa”, ha reagito Norman Gobbi alla RSI. Per il presidente del Governo ticinese, “rispetto a fine dicembre c’è perlomeno la prospettiva di un aiuto per la ristorazione” e le altre attività a cui viene imposta la chiusura, anche se i contributi non coprono interamente le perdite. Il preventivo 2021 è in profondo rosso, ma “se la Confederazione aumenterà le sue capacità di intervento per i casi di rigore”, il Cantone seguirà “in proporzione”. Altro aspetto positivo, le misure prese valgono in tutto il paese, non ci sarà una concorrenza intercantonale. Il Ticino ne teme però una internazionale, nell’eventualità di un allentamento delle restrizioni in Lombardia.

Sulla stessa linea di Gobbi anche Marcus Caduff, vicepresidente del Consiglio di Stato grigionese, sia per la relativa sorpresa che per la soddisfazione per gli aiuti, che chiamano comunque in causa anche i cantoni: “Noi siamo pronti, abbiamo la base legale e messo a disposizione 39 milioni di franchi, che però non basteranno mai. L’altra sfida sarà la logistica per distribuire questi aiuti, ci aspettiamo che più di 2’000 aziende chiedano un sostegno finanziario”, ha detto il responsabile del dipartimento dell’economia pubblica e della socialità. Quanto stabilito oggi, mercoledì, dal Governo federale, poi, è “una soluzione per i ristoranti, ma non ancora per alberghi e stazioni invernali”, che Coira non potrà aiutare da sola. Bisognerà quindi bussare nuovamente alla porta di Berna.

E la Confederazione può permettersi di mettere sul piatto altri interventi finanziari, secondo la consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio, che nel 2020 ha presieduto la deputazione ticinese alle Camere. “Tutte le misure sanitarie devono essere accompagnate da misure economiche”, afferma in vista della prossima sessione del Parlamento, quando bisognerà discutere – come anticipato da Guy Parmelin – un aumento della somma a disposizione per i casi di rigore. “Mi auguro che non ci sia una bagarre politica”, ha affermato Carobbio, che risponde all’UDC secondo la quale il Governo con le chiusure sta trascinando la Svizzera nella povertà. Gli aiuti ci sono proprio per evitare che la gente si ritrovi nel bisogno, afferma, ricordando come il Consiglio federale si sia presentato in conferenza stampa oggi non con il solo Alain Berset ma anche con i due democentristi Ueli Maurer e Guy Parmelin. Quanto ai mezzi a cui la Confederazione potrà attingere, ha concluso, bisognerà aprire la discussione anche sulle riserve della Banca nazionale.

Gobbi: “Si potevano attuare le chiusure più in là”

Gobbi: “Si potevano attuare le chiusure più in là”

Da www.liberatv.ch
Il Consigliere di Stato fa notare come si era parlato di chiusure legate alla situazione epidemiologica. E non esclude di estendere il provvedimento, in Ticino, alle stazioni sciistiche.

Una decisione, quella di chiudere i negozi, forse inaspettata è quel che traspare dalle parole di Norman Gobbi alla RSI. “Siamo stati consultati sulla chiusura dei negozi ma la misura era da legare all’evoluzione.
Da noi abbiamo una riduzione dei contagi e delle ospedalizzazioni, il che significa che le misure di fine dicembre stanno dando i suoi frutti. In questo momento si poteva valutare la decisione e attuare quanto deciso più in là”.

“Gli sforzi di tutti stanno dando i loro frutti. È una botta per il morale della truppa, non solo quella al fronte ma tutti i cittadini”, aggiunge. “Se chiediamo uno sforzo ai negozianti dobbiamo chiederlo anche ad altri settori che non sono stati toccati, penso in particolare agli impianti sciistici. Valuteremo dunque chiusure ulteriori”, prosegue, ripetendo quanto era stato scritto in fase di consultazione a Berna.

“Sicuramente rispetto a quanto deciso a fine dicembre, c’è una prospettiva di aiuti per chi è colpito, in particolar modo la ristorazione ed ora i negozi. L’aiuto non copre comunque l’interezza dei costi e attività economiche e posti di lavoro sono messi a rischio. La decisione dà oggi una prospettiva di medio termine, la salutiamo con piacere perché dà alcune certezze”, ha continuato Norman Gobbi, consapevole che “il Cantone dovrà sopportare dei costi superiori, sia per il settore ospedaliero sia per le rendite ponte. A fine gennaio avalleremo due messaggi, per i casi di rigore e per le rendite ponte, in modo da rispondere ai bisogni di chi si trova in difficoltà a livello economico e anche con la possibilità di perdere il posto di lavoro. Vogliamo stare in mezzo a chi ha un problema sanitario ma anche a chi ha investito tutto nelle realtà imprenditoriali”.

C’è un fatto che lo soddisfa. “Salutiamo il fatto comunque che le misure siano decise a livello nazionale per cui non c’è concorrenza con gli altri Cantoni, ma mettiamo l’accento a quella transfrontaliera: se la Lombardia uscisse dalle zone con restrizioni forti, i nostri cittadini potrebbero recarsi lì a fare acquisti vanificando quanto si è detto”.

Il Consigliere di Stato ha fatto notare come la riduzione del numero di persone che possono riunirsi va in direzione di quanto aveva già deciso il Ticino.

«Con una puntura torniamo alla vita»

«Con una puntura torniamo alla vita»

 

Il centro della Protezione civile di Rivera ha accolto i primi ultraottantacinquenni
Gobbi: «Tappa importante di un lungo percorso» – De Rosa: «Puntiamo a 200 dosi al giorno» Pedevilla: «Tutto ha funzionato bene, l’approccio empatico con gli anziani è fondamentale»

Al centro della Protezione civile di Rivera ieri li si vedeva arrivare a coppie; chi col marito, chi con la figlia o con il genero. Era la loro giornata: gli over 85 che si sono annunciati hanno potuto ricevere la prima dose di vaccino. «Il medico che mi ha fatto l’iniezione aveva una mano fatata», ci ha raccontato Gianna, 95 anni, una volta uscita. «Tutti bravi, molto gentili. Non ho avuto nemmeno un po’ di paura», ci confida. «Quando ho saputo che potevo vaccinarmi non ho esitato un attimo, anche perché vivo con la famiglia di mia figlia e avevo paura che si ammalassero per colpa mia». «Lei non aspettava altro – ha continuato la figlia – e anche noi siamo molto sollevati. Abbiamo vissuto quasi un anno col timore di poterla contagiare. Le vietavo di fare tutto e adesso sono contenta che con il vaccino i nostri anziani potranno piano piano riacquistare un po’ di libertà. Devono poter vivere, davvero».

Mancanza di normalità
Poter riprendere in mano un po’ la propria vita è anche la speranza di Aldo e Nicla, 90 e 84 anni. «Lui, non appena ha saputo che poteva prenotarsi, è partito come un razzo», racconta lei scherzando. «È vero – conferma il marito -, ero abituato ad uscire alle 8.30 al mattino. Andavo in centro un paio d’ore, lasciando libera la mia signora di sbrigare le faccende domestiche. Incontravo gli amici al bar, leggevo il giornale». «Era la normalità, e a lui tutto questo manca molto», aggiunge Nicla. Ad accompagnarli c’era la figlia, che con questa prima iniezione tira un sospiro di sollievo: «Sono contenta, perché sono stati mesi di grande preoccupazione. Ho anche una figlia che va a scuola e avevo il timore che potesse infettarli, quindi abbiamo ridotto al massimo le visite, ma è molto legata ai nonni e sente la loro mancanza. Oggi invece mi tolgo un peso, anche se so che è solo il primo di due step».

«Sono felice di potermi vaccinare», ci ha raccontato invece un altro signore, arrivato da Chiasso con la moglie e la figlia. «Abbiamo 90 anni, cerchiamo di essere prudenti e uscire il meno possibile. Ma non è facile stare sempre a casa», confessa. «In tanti anni di vita non abbiamo mai vissuto niente di simile», gli fa eco la moglie, anche lei pronta a farsi somministrare il siero. «Con questa iniezione vediamo un po’ la luce in fondo al tunnel. Timori per il vaccino? Nessuno, appena abbiamo saputo che era possibile prenotare un appuntamento non abbiamo esitato, anzi ne siamo stati felici: così ci possiamo sentire un po’ più sicuri».

Tutto è filato liscio
In occasione del primo giorno di vaccinazione erano presenti a Rivera anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. «Abbiamo avuto modo di visitare il centro, vedere che funziona ed è accogliente», ha spiegato Gobbi. «Questa – ha proseguito – è solo una della prime tappe di un processo che si estenderà con i centri di Tesserete e Ascona, per poi proseguire con il coinvolgimento degli studi medici, in attesa della vaccinazione di massa». Girando per il centro, Gobbi ha potuto anche parlare con alcuni anziani, per assicurarsi che tutto stesse filando liscio: «Ho persino incrociato una signora che abitava vicino a mio nonno, a Piotta. In generale mi sembrava che fossero tutti abbastanza tranquilli, ma soprattutto spinti da una grande voglia di proteggersi». «Ho notato un’ottima organizzazione e un grande impegno. Soprattutto, ho visto il desiderio di occuparsi dell’anziano e del suo accompagnatore in tutta sicurezza e senza fretta», ha detto da parte sua Raffaele De Rosa. «Gli ospiti mi sono parsi sereni e anche un po’ incuriositi. In queste prime ore i numeri sono ancora contenuti perché vogliamo testare il sistema, poi si arriverà a 200 vaccinazioni al giorno. Numeri importanti e calibrati in funzione della disponibilità del vaccino», ha concluso il direttore del DSS.

I numeri del primo giorno
Nel corso della mattinata sono state vaccinate 64 persone, ha evidenziato Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP). «Tutte le persone sono arrivate puntuali e hanno osservato le indicazioni del personale», ha evidenziato. «Negli ultimi giorni ci siamo organizzati per poter offrire un servizio di qualità. Il nostro obiettivo era proprio far sì che tutto si svolgesse nel migliore dei modi: il personale è molto attento e soprattutto cerca di mettere gli ospiti a proprio agio». Tornando ai numeri, dopo la prima giornata di test che ha permesso di somministrare 130 dosi, nei giorni successivi si conta di poter vaccinare oltre 200 persone. In un secondo momento, «quando andremo a vaccinare la popolazione più giovane, si procederà a un ritmo diverso. Con gli anziani, invece, l’approccio empatico è fondamentale», conclude Pedevilla.

Nuove misure e altri aiuti

Nuove misure e altri aiuti

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Nuove-misure-e-altri-aiuti-13741657.html

Il Governo ticinese prende posizione sulle misure proposte dal Consiglio federale per frenare la pandemia, chiedendo anche la situazione straordinaria

Il Consiglio di Stato ticinese condivide in linea di principio le proposte del Consiglio federale sulle misure per contenere la pandemia di coronavirus, ma chiede che siano accompagnate da nuovi aiuti.
Il Governo chiede un programma di sostegno economico mirato ai settori colpiti dalle chiusure, in particolare ristorazione, cultura, tempo libero e fitness.
Il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo di indossare la mascherina per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro, così come un’introduzione di un obbligo del telelavoro.
Le autorità di Bellinzona tornano a chiedere delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera.
Infine il Governo ritiene che sia opportuno dichiarare lo stato di situazione straordinaria per avere una coerenza della gestione alla risposta sulla pandemia a livello nazionale e una maggiore rapidità delle decisioni.

Coronavirus – Il Consiglio di Stato prende posizione sulla consultazione federale

Coronavirus – Il Consiglio di Stato prende posizione sulla consultazione federale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione in merito alle modifiche dell’ordinanza federale COVID-19 e sulle proposte del Consiglio federale per rafforzare le misure di contenimento del numero di nuovi contagi in Svizzera.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.

Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati ad una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi.

In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi.

Per quanto riguarda il telelavoro, il Governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.

Il Consiglio di Stato ribadisce che qualora dovessero essere necessarie nuove misure di chiusura, come ad esempio di negozi e attività commerciali, queste dovranno essere accompagnate da aiuti mirati e celeri. Il Governo segnala inoltre il tema del turismo degli acquisti, invitando le autorità federali a verificare l’allineamento delle disposizioni fra i Cantoni e a monitorare con attenzione le regole in vigore oltre i confini nazionali.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Secondo il Governo ticinese andrebbero introdotte delle raccomandazioni mirate a queste fasce di popolazione come, ad esempio, orari dedicati in negozi e attività commerciali.  

Infine, il Governo ticinese, considerata la particolare situazione territoriale, ha chiesto nuovamente l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi.