«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

Norman Gobbi, il Governo ticinese è soddisfatto della nuova tabella di marcia del Consiglio federale per l’uscita dal semi-confinamento?
«È sicuramente positivo il fatto che sia stata rivista la posizione iniziale che prevedeva la seconda tappa delle riaperture il 1. aprile. Il Consiglio federale ha deciso di anticiparla al 22 marzo, ma serviranno reali misure di riapertura se la situazione pandemica lo consentirà. La Pasqua, un periodo cruciale per il turismo, è alle porte e la popolazione ha la necessità di riappropriarsi delle proprie libertà».

Le decisioni di Berna non fanno l’unanimità. Lei concorda con il presidente dell’UDC Marco Chiesa, il quale in un’intervista alle testate di Tamedia ha parlato di «dittatura del Consiglio federale»?
«Si tratta di una questione che riguarda il partito nazionale. Il Consiglio di Stato ha fatto presente a Berna le difficoltà del cantone. C’è però una differenza tra sentire e ascoltare: siamo stati capiti, questo sì, ma non compresi. Il timore è che la popolazione non possa più seguire le autorità».

Temete un aumento dell’esasperazione da parte dei cittadini?
«Sì, esasperazione e stanchezza psicofisica. Domani (oggi per chi legge, ndr) sono dodici mesi che il nuovo coronavirus accompagna le nostre vite. Ci sono dei settori che hanno dovuto chiudere, tra prima e seconda ondata, per cinque mesi. È una situazione difficile, e non solo economicamente. Gli aiuti di Stato non sostituiranno mai i guadagni ed è una situazione che diventa psicologicamente difficile da affrontare: qualcuno potrebbe arrivare a mollare tutto, creando un importante danno socioeconomico».

Come sono cambiati i rapporti con il Consiglio federale dalla prima alla seconda ondata? Lo scorso anno, dopo alcune reticenze iniziali, Berna aveva accolto le richieste del Ticino, in prima linea nella lotta alla pandemia.
«I rapporti sono meno intensi, nelle fasi iniziali della prima ondata eravamo solo noi al fronte. Oggi lo è tutto il Paese. Gli occhi che prima erano puntati sul Ticino oggi lo sono sul Consiglio federale, che ha un suo approccio. I Cantoni possono dire la loro, ma è Berna che decide. Dopo che una decisione è stata presa è importante lavorare insieme. A noi spetta il compito di far capire le difficoltà dei diversi settori economici e della popolazione».

Tra i settori più colpiti, economicamente e nel morale, c’è la ristorazione. Il Consiglio federale valuterà una riapertura delle terrazze dei ristoranti già a partire dal 22 marzo e non ha neppure escluso di estendere questa possibilità agli spazi interni.
«Il Consiglio di Stato auspica che si possa arrivare a una riapertura. Consentirla alle sole terrazze, però, è discriminatorio. È preferibile una riapertura generale con il rispetto di un rigoroso piano di protezione. I ristoratori hanno perso la Pasqua e il Natale dello scorso anno oltre a San Silvestro e il Carnevale 2021. Dovesse saltare anche la Pasqua, per molte attività sarà difficile poter riaprire».

Per una Svizzera che gradualmente riapre c’è un’Italia che pian piano richiude, con “zone rosse” a macchia di leopardo a seconda dell’esplosione di nuovi focolai. Uno scenario che preoccupa il Governo?
«Seguiamo con attenzione la situazione al di là del confine. I focolai vanno gestiti correttamente in modo da spegnerli sul nascere. Ci auguriamo che la strategia italiana funzioni così come ha funzionato quella messa in atto dal Ticino per contenere il focolaio legato alla variante inglese a Morbio».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

“Il Consiglio Federale ha fatto un passo nella giusta direzione”

“Il Consiglio Federale ha fatto un passo nella giusta direzione”

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è soddisfatto di quanto comunicato oggi.
“L’obiettivo è salvare la Pasqua, per chi nella ristorazione e nell’albergheria ci arriverà e anche per le famiglie. Viggiù e Re? Situazioni gestite dall’Italia”

In conferenza stampa è stato fatto notare dai giornalisti presenti a Berset e Parmelin che si è seguito poco di quello che avevano chiesto i Cantoni, per contro Norman Gobbi è soddisfatto. “Ho visto un passo nella giusta direzione per dare una prospettiva di riaperture a ritmo più serrato. Pensare a nuovi da qui a un mese non era soddisfacente né per noi né per le categorie economiche. Trovo positivo anche che abbiano ascoltato la richiesta di estendere la possibilità di fare sport sino ai 20 anni”, ha detto a caldo ai microfoni della RSI.
L’idea, se tutto andrà bene, di poter pensare a riaprire non solo le terrazze esterne ma anche potenzialmente ristoranti e bar a partire dal 22 marzo potrebbe permettere di salvare la Pasqua, ora vero obiettivo. “Certo, è questo il fine. Abbiamo sottolineato come a fine marzo saranno 100 circa i giorni di chiusura forzata per quei settori, che in un anno hanno dovuto star chiusi per 5 mesi forzatamente. Voglio vedere chi riesce a arrivare motivato a organizzare la Pasqua, anzi chi proprio ci arriva, visto che molte attività alberghiere e della ristorazione hano grossi problemi. Ci sono gli aiuti che rispondono ad alcune necessità ma non saranno mai pari al guadagno”, ammette il Consigliere di Stato. Che spiega come, dopo aver già perso la Pasqua dello scorso anno, Natale, la fine dell’anno e Carnevale per chi come i ticinesi ama stare in famiglia e all’aria aperta non poter vivere nemmeno la prossima Pasqua sarebbe un problema serio.
Non nasconde, come non lo hanno nascosto in conferenza stampa, che si rischia una terza ondata. “Basta guardare verso Brescia. Per quanto riguarda le realtà italiane come Re o Viggiù, sono le autorità locali a occuparsene. Chi ha dipendenti che vengono da quei paesi sicuramente starà attento perchè non vuole di certo portarsi a casa il virus e mettere a rischio l’intera azienda”.
In un anno di pandemia, si è imparato quanto è lunga. “Ma sappiamo anche come gestire i focolai, vedesi Morbio. Un altro aspetto di cui siamo consapevoli è la stanchezza generale, sia da parte di voi media nel riportare le notizie che per i cittadini ad accoglierle”.

Da www.liberatv.ch

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Berna ha deciso: la reazione di Norman Gobbi
Il presidente del Consiglio di Stato ticinese ora live su piazzaticino.ch. 

La Svizzera prova a ripartire e a uscire dal semi lockdown. Tra tanti dubbi e tante incognite. Lo fa in maniera timida, riaprendo qualcosa ma non tutto. Il timore per le varianti del Covid-19 è forte. Come sono state recepite in Ticino le mosse di Berna? Ce lo dice in diretta live Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese, ospite di piazzaticino.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1495090/piazzaticino-ch-gobbi-norman-berna-reazione

Da www.tio.ch
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“Serve una Pasqua quasi normale”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi commenta le decisioni odierne del Consiglio federale

Le richieste del Canton Ticino sono state accolte solo in parte nel piano di allentamenti del Consiglio federale. Punto principale che fa sorridere a sud della Alpi è la possibile anticipazione della seconda tappa, al 22 marzo. “Il mese che il Consiglio federale aveva ipotizzato dal primo marzo al primo aprire era effettivamente troppo e non rispondeva a delle aspettative, che sono legittime, da parte di chi è da settimane, se non mesi, chiuso”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
Un’altra delle richieste ticinesi accolte è stata quella di alzare l’età per le attività giovanili, dai 18 ai 20 anni, “per rispondere alle necessità di sfogo della popolazione più giovane”. Altre non sono state accolte: “Non hanno accolto la richiesta di portare da cinque a dieci il limite di persone per gli eventi in casa, quindi magari vedremo qualche grigliata in più viste le temperature primaverili”.
“Resta però l’incognita di vedere cosa succederà il 22 di marzo. Sarà importante dare delle prospettive soprattutto verso una Pasqua che dovrà essere una quasi normalità”. Tutto, però, dipenderà dall’evoluzione epidemiologica e dalla diffusione delle mutazioni. In tal senso, il Ticino può guardare al futuro con una certa: nonostante la variante inglese sia presente in Ticino da gennaio i numeri sono stabili a livelli abbastanza bassi, ha detto Gobbi, “cosa che ci fa ben sperare nell’ottica del 22 marzo”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/serve-una-pasqua-quasi-normale-DL3872603

Da www.ticinonews.ch
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Gobbi: ‘L’obiettivo è aprire per Pasqua’

«Siamo abbastanza soddisfatti delle decisioni del Consiglio federale di allentare le misure di confinamento di alcune attività economiche. La possibile riapertura di bar e ristoranti al 22 di marzo era una nostra richiesta, avanzata anche da altri Cantoni, che è stata accolta. Una riapertura al primo di aprile sarebbe stata troppo a ridosso della Pasqua e quindi avrebbe impedito ai ristoratori e gerenti di organizzarsi al meglio». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non nasconde una certa soddisfazione per la strategia di defaticamento annunciata da Berna. «Anche la nostra proposta di allargare lo svolgimento di attività culturali e sportive ai ragazzi fino a 20 anni è stata accettata e di questo siamo contenti», continua Gobbi. Per quanto riguarda invece la questione della possibile apertura delle sole terrazze dei ristoranti, «la riteniamo, se attuata, una misura discriminatoria nei confronti degli esercizi pubblici che ne sono sprovvisti».

Tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia. I contagi in questo periodo sono scesi a

livelli bassi, ma stagnanti. Il Consiglio federale è però preoccupato dalle varianti del coronavirus. «Certo, l’atteggiamento del governo federale è di prudenza. C’è però la campagna di vaccinazione anti-Covid che sta proseguendo. Una volta immunizzata la parte della popolazione più a rischio di complicanze, penso a tutti gli over 65, si potrà immaginare di ritornare a pieno regime per l’inizio dell’estate», risponde Norman Gobbi il quale precisa che dal Ticino si guarda con attenzione anche a quello che sta avvenendo nella vicina Italia. «Il rischio di una terza ondata nella provincia di Brescia non è remoto e per questo siamo attenti a tutto ciò che avviene sia sul nostro territorio, sia all’esterno». «L’allarme non è ancora rientrato, ma dobbiamo comunque dare alla nostra popolazione degli sprazzi di luce per ritornare al più presto alla normalità», conclude il presidente del Consiglio di Stato.

Dal punto di vista della campagna di immunizzazione, nel primo giorno di apertura delle prenotazioni per gli over 75 sono stati assegnati i primi mille appuntamenti. Lo ha reso noto il Dipartimento della sanità e della socialità. Il primo migliaio di appuntamenti è stato fissato a partire da mercoledì 3 marzo, in ragione di circa duecento al giorno. Verrà inoculato il preparato di Pfizer. La procedura online è ancora attiva. Le persone interessate possono iscriversi sul sito www.ti.ch/vaccinazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 de La Regione

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“Mini allentamento”
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13856509

Da www.rsi.ch/ilquotidiano

 

 

 

Vaccinazioni, tocca agli over 75

Vaccinazioni, tocca agli over 75

La macchina organizzativa è ormai rodata. La scarsità dei vaccini non ha però permesso di mantenere il ritmo di dosi inoculate immaginato dalle autorità sanitarie all’inizio della campagna, ma ora è stato dato un tempo certo per immunizzare tutte le persone che lo vorranno: entro la fine di luglio dovrebbe quindi concludersi il quarto punto – ‘vaccinare’ – della strategia cantonale anticoronavirus. I primi tre punti, ancora attuali, sono ‘limitare’, ‘testare’ e ‘proteggere’. La prima fase, che ha riguardato 10mila persone residenti nelle case per anziani, è conclusa. È ora in corso la seconda fase che dovrebbe terminare entro la fine di marzo e che riguarda gli over 80 (24mila persone, con una media di 600 vaccinazioni al giorno). Contemporaneamente sono state aperte le liste di prenotazione per gli over 75 anni compiuti o più. Si tratta di circa 17mila persone residenti che riceveranno informazioni dettagliate via lettera direttamente dall’Ufficio del medico cantonale. Le possibilità di accesso al vaccino per questa fascia della popolazione rimangono le due già conosciute: il centro di vaccinazione cantonale oppure la vaccinazione di prossimità organizzata dai Comuni.

Quattro centri dedicati
Il centro cantonale dedicato a questa fase è stato allestito presso il Mercato coperto di Giubiasco e inizierà a vaccinare a partire da mercoledì 3 marzo. Seguiranno i centri di Lugano (Conza), Locarno (Fevi), e Mendrisio (Mercato coperto).
Chi ha 75 anni o più e vuole optare per questa modalità può iscriversi da subito al sito La procedura guidata permette di prendere posto sulla lista d’attesa; l’avvenuta iscrizione viene confermata via Sms. Man mano che saranno disponibili i vaccini, il sistema provvederà settimanalmente a fissare gli appuntamenti degli iscritti, sempre con comunicazione via Sms. Quando il sistema assegna l’appuntamento, la persona viene informata dello stesso sia per la prima dose, sia per la seconda. Globalmente, dal 3 marzo al 4 aprile a Giubiasco ci saranno 10mila posti a disposizione. Al momento in cui la lista d’attesa raggiungerà le 10mila iscrizioni verrà sospesa. Tutti coloro che risultano annunciati sulla piattaforma web dovranno quindi attendere il proprio turno, che potrà arrivare fino a quattro settimane dopo l’iscrizione. È sempre possibile chiamare il numero verde 0800 128 128 per avere supporto in caso di problemi tecnici durante la procedura di registrazione.
Per chi non può o non intende recarsi a Giubiasco e preferisce attendere la possibilità di vaccinarsi nel proprio comprensorio sarà possibile annunciarsi al proprio Comune, ma solo a partire da lunedì 8 marzo. La vaccinazione di prossimità verrà poi organizzata dalla metà di marzo in avanti, grazie alla collaborazione dei medici del territorio, secondo le modalità già adottate per la vaccinazione delle persone over 80.
«Il Ticino ha messo in campo un’organizzazione flessibile e capillare in ogni fase. La velocità della ‘macchina’ dipende dalle dosi a disposizione e non dalla nostra volontà», ha sottolineato durante la conferenza stampa il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del governo, il quale ha ricordato che la campagna di vaccinazione «prosegue seguendo le priorità di accesso definite dalla Confederazione». L’invito alla cittadinanza è sempre quello di portare pazienza e di «rimanere vigili e prudenti». «Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora quanto vicino sia», ha aggiunto. Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e della socialità, ha invece ricordato che la campagna di vaccinazione continua con i vaccini di Pfizer e Moderna che si stanno dimostrando «ben tollerati». La fornitura della Confederazione è pari a 12’800 dosi (8’900 di Moderna e 3’900 di Pfizer). «L’efficacia è buona», ha continuato De Rosa. «Nelle case per anziani il numero di positivi al coronavirus è letteralmente crollato e questo lascia aperta la possibilità di ulteriori allentamenti per quanto riguarda le visite», ha spiegato ancora De Rosa che ha anticipato che entro la fine di febbraio l’Ufficio del medico cantonale emanerà direttive in tal senso.
Le fasi della campagna di vaccinazione successive, condizionate dalla disponibilità dei vaccini, coinvolgeranno sempre più persone: 25mila, da marzo a maggio, affette da malattie croniche; poi gli over 65 (35mila) da aprile a metà giugno; il personale sanitario (12mila) da maggio a giugno e infine tutta la popolazione adulta over 16 (160mila) da fine maggio a fine luglio.
«L’obiettivo prioritario è quello di evitare i morti», spiega il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. «La fascia più a rischio è quella degli over 65 anni e ci sono ancora 4’400 persone over 80 nelle liste di attesa dei Comuni», continua il dottor Zanini che chiarisce che le conseguenze delle riduzioni di forniture per il Canton Ticino «ammontano a circa 18mila vaccinazioni di differenza fra quelle previste e quelle effettuate». Nelle ultime settimane sono state effettuate solo duemila vaccinazioni a nuove persone, perché sono state utilizzate le dosi per la seconda iniezione. Quindi sono state vaccinate 16mila persone in meno, che hanno dovuto attendere e che ora legittimamente hanno la priorità su tutti gli altri.
Per quanto riguarda le persone più giovani ma a rischio, si sta progressivamente procedendo alle vaccinazioni: «È stata offerta la disponibilità a persone in attesa di trapianto, e si sta dando il vaccino anche ai malati oncologici e in generale a chi rischia maggiormente dal punto di vista dei decessi. A partire dalla seconda metà di marzo potranno essere considerate altre categorie», ha spiegato ancora il farmacista cantonale. Che il preparato di AstraZeneca (utilizzato in Gran Bretagna, ndr) non sia ancora omologato, per il farmacista cantonale è «una buona notizia». «Protegge solo al 60%, quindi per le persone a rischio è preferibile usare i vaccini di Pfizer e Moderna, più efficaci».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 febbraio 2021 de La Regione

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Vaccini, tocca agli over 75

Il Consiglio di Stato ha illustrato le prossime tappe della campagna di immunizzazione – Il presidente Norman Gobbi: «Ora possiamo fornire un quadro più completo della pianificazione, ma le incognite sulle forniture impongono la massima prudenza»

«Oggi vediamo il traguardo all’orizzonte, anche se non sappiamo ancora quanto vicino sia». Sono parole che invitano alla prudenza quelle pronunciate dal presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi in occasione della conferenza stampa convocata ieri a Bellinzona per fare il punto sulla campagna di vaccinazione dopo i ritardi annunciati nelle scorse settimane. «La fornitura dei vaccini è l’anello debole di una macchina collaudata», ha chiosato il presidente che ha esortato i ticinesi ad avere pazienza: «Sappiamo che c’è molta attesa. Purtroppo è la benzina che manca». Con l’appello alla pazienza ieri sono arrivate anche alcune buone notizie: «Le forniture di fine febbraio e inizio marzo sono state confermate», ha comunicato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa. In tutto 3.900 dosi di Pfizer (già arrivate in Ticino) e 8.900 di Moderna (che dovrebbero arrivare sabato). Dosi che consentono al Cantone di proseguire con la campagna vaccinale, annunciando «due nuovi passi importanti»: «Con le nuove forniture – ha osservato De Rosa – i Comuni potranno procedere a fissare gli appuntamenti delle persone over 80 che si erano già annunciate ma che erano state messe in lista d’attesa». Parliamo di circa 4.400 persone che non avevano ancora ricevuto un appuntamento a causa del ritardo nelle forniture. «A breve queste persone – gli ha fatto eco il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini – verranno contattate dai Comuni per fissare un appuntamento». L’altra novità importante riguarda l’apertura della campagna vaccinale agli over 75, circa 17 mila residenti in Ticino. Da domani queste persone riceveranno al proprio domicilio una lettera personale inviata dal medico cantonale in cui si forniscono tutte le informazioni necessarie per accedere al vaccino. Per questa fascia di età le possibilità rimangono le due già conosciute finora, ossia il centro di vaccinazione oppure la vaccinazione di prossimità organizzata dai Comuni.

Over 75, dove annunciarsi?
Il centro di vaccinazione dedicato a questa fase si trova al Mercato Coperto di Giubiasco e inizierà a vaccinare a partire da mercoledì 3 marzo. Chi ha 75 anni compiuti e desidera optare per questa modalità, ha spiegato il presidente Norman Gobbi, può dunque iscriversi subito al sito www.ti.ch/vaccinazione. Man mano che saranno disponibili i vaccini, il sistema provvederà settimanalmente a fissare gli appuntamenti degli iscritti, attraverso una comunicazione via SMS. Globalmente dal 3 marzo al 4 aprile a Giubiasco ci saranno 10 mila posti a disposizione. Chi si annuncia alla piattaforma web dovrà attendere il proprio turno che potrà arrivare fino a quattro settimane dopo l’iscrizione. Il numero verde 0800 128 128 resterà attivo per dare supporto in caso di problemi durante la procedura o per eventuali spostamenti degli appuntamenti, è stato spiegato ieri in conferenza stampa. Per chi invece preferisce vaccinarsi nel proprio comprensorio sarà possibile annunciarsi al proprio Comune, ma solo a partire da lunedì 8 marzo. La vaccinazione di prossimità verrà organizzata dalla metà di marzo in avanti, grazie alla collaborazione dei medici del territorio, secondo le modalità già adottate per la vaccinazione delle persone over 80.

Quattro centri cantonali
Il centro cantonale di vaccinazione di Giubiasco è in fase di allestimento e come detto sarà operativo da mercoledì 3 marzo, ha spiegato il presidente Norman Gobbi. Sempre nel mese di marzo verranno allestiti gli altri tre centri cantonali: al Conza di Lugano, al Fevi di Locarno e al Mercato Coperto di Mendrisio. «Il concetto è il medesimo che ha animato i centri regionali di Rivera, Ascona e Tesserete – ha chiosato Gobbi -. L’auspicio è che queste persone vengano accompagnate e che giungano con tutti i documenti necessari, come la carta d’identità e il tesserino della cassa malati. In queste strutture per gli over 75 dovremo garantire una grande capacità di vaccinazione, ma l’individuo resterà comunque sempre al centro», ha rassicurato il presidente Gobbi.

Le conseguenze dei ritardi
Nel fare il punto, ieri, il farmacista cantonale non ha tuttavia omesso di ricordare le conseguenze legate alla riduzione delle forniture sul numero totale di vaccinazioni eseguite: «Rispetto alla tabella di marcia che avevamo previsto sotto Natale, oggi in Ticino mancano circa 18 mila vaccinazioni», ha chiosato Zanini. Non solo. Nelle ultime settimane il Cantone è stato costretto a utilizzare le dosi di cui disponeva per garantire la seconda dose a chi aveva già ricevuto la prima. Riducendo così notevolmente il numero delle persone che avrebbero potuto ottenere la prima dose. Il saldo su questa categoria è pesante, ha spiegato Zanini. «A causa dei ritardi 16 mila persone non hanno potuto ricevere la dose. Si tratta di persone che attendevano legittimamente il vaccino e che sono state costrette a rinunciarvi, a volte con un giustificato nervosismo», ha concluso Zanini. Nonostante i ritardi ieri è stato tuttavia possibile fornire un primo orizzonte temporale sull’intera campagna vaccinale, fase per fase, secondo le fasce d’età (vedi grafico). «È una pianificazione di massima – ha osservato De Rosa – vincolata alle successive forniture. La via però è tracciata».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Vaccini in Ticino, si passa agli over75

Vaccini in Ticino, si passa agli over75

Le autorità cantonali hanno organizzato un momento informativo per un aggiornamento sul piano di vaccinazione nel nostro Cantone.
Gobbi: “La macchina organizzativa funziona”.
De Rosa: “Tutto dipende dalla fornitura dei vaccini”. Zanini: “L’obiettivo rimane quello di evitare morti”
Nonostante la carenza di vaccini la campagna di vaccinazione prosegue in Ticino. Prende il via, infatti, la fase 3 che riguarda gli over75. Da oggi viene estesa la possibilità di annunicarsi alla popolazione over75 in su: 17mila residenti in Ticino domani riceveranno infatti una lettera dal Medico cantonale con tutte le informazioni. Il centro di vaccinazione principale dedicato a questa fase sarà a Giubiasco e sarà operativo da mercoledì 3 marzo. “La macchina operativa funziona, ma la fornitura dei vaccini è l’anello debole”, ha commentato Norman Gobbi. Alla conferenza stampa erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dss Raffaele De Rosa e il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. Qui sotto tutte le informazioni.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Vaccini per tutti da fine maggio

Da metà marzo, in Ticino, potranno invece ricevere il preparato anti-Covid le persone con oltre 75 anni – “Forniture anello debole della campagna”

Inizierà a metà marzo la vaccinazione per le persone con più di 75 anni; queste ultime riceveranno una lettera firmata dal medico cantonale a partire da domani (mercoledì). Potranno inoltre essere vaccinate anche le persone con oltre 80 anni che erano in lista di attesa a causa dei ritardi nelle forniture dei preparati di Pfizer e Moderna. Lo ha dichiarato martedì mattina il consigliere di Stato, Raffaele De Rosa, durante una conferenza stampa a Bellinzona, durante la quale è stato fatto il punto della situazione vaccinale in Ticino.

La campagna di vaccinazione contro il coronavirus nel Cantone procede, ma il ritardo e l’incertezza degli approvvigionamenti (da parte delle aziende farmaceutiche) pesano negativamente sui risultati finora raggiunti e rappresentano “l’anello debole della campagna”, hanno sottolineato le autorità cantonali. “C’è interesse per la vaccinazione, ma dobbiamo ancora invitare la popolazione ad avere pazienza. L’aspetto della fornitura dei vaccini rimane l’anello debole”, ha detto il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Il centro di vaccinazione di Giubiasco (mercato coperto) è in fase di allestimento e sarà operativo dal 3 marzo per gli over 75 ha detto il presidente del Governo, sottolineando che saranno allestiti anche gli altri centri: Conza Lugano, Fevi Locarno, mercato coperto di Mendrisio.

I ritardi nella fornitura dei vaccini hanno causato la perdita di circa 18’000 vaccinazioni, ha dichiarato il farmacista cantonale, Giovan Maria Zanini, sottolineando che in Ticino “dal 4 gennaio fino a domenica sera sono state somministrate 32’775 dosi di vaccino”. Il Ticino, ha aggiunto Zanini, ha ricevuto finora circa 42’000 dosi; circa 10’000 non sono ancora state somministrate ma sono quasi tutte già state consegnate, in distribuzione o riservate.

“In questo momento è in corso la somministrazione della seconda dose di vaccino anti-Covid nei comuni, stiamo parlando di 6’730 persone”, ha spiegato Raffaele De Rosa, consigliere di stato e capo del Dipartimento della sanità e della socialità.

Dopo le vaccinazioni agli over 75, l’obiettivo è procedere alla fase 4 (persone affette da malattie croniche, circa 25’000 persone, da fine marzo). La fase 5 riguarderà gli over 65 (35’000 persone) da metà aprile. La fase 6 riguarderà il personale sanitario (12’000 persone) da inizio maggio. La fase 7 (popolazione adulta sopra i 16 anni), da fine maggio, a causa proprio dei ritardi e delle incertezze nelle forniture dei preparati Pfizer/BioNTech e Moderna.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vaccini-per-tutti-da-fine-maggio-13853170.html

Da www.rsi.ch/news

 

Tessiner bangen um Schweizer Osterurlauber

Tessiner bangen um Schweizer Osterurlauber

Ostern naht. Angesichts der aktuellen Lage halten sich viele Schweizer mit Buchungen zurück. Im Tessin ist die Lage angespannt.

Das Wichtigste in Kürze
– Nach dem Bundesrat bleiben Restaurants und Bars bis mindestens Anfang April geschlossen.
– Entsprechend verzichten viele Schweizer auf ihre grossen Osterferien im Tessin.
– Kanton und Tourismus schlagen deshalb Alarm und fordern baldige Lockerungen.
In vier Wochen ist Ostern. Für das Tessin beginnt damit das grosse Ostergeschäft – zumindest für gewöhnlich. Denn angesichts der aktuellen Lage warten viele Schweizer mit der Reiseplanung in den Süden.
«Es herrscht eine grosse Unsicherheit», bestätigt auch Jutta Ulrich von Tessiner Tourismus. Eine Aussage über die Osterbuchungen könne sie Stand heute aber nicht machen. Der Grund: Viele Buchungen würden noch immer sehr kurzfristig erfolgen.
Vor gut zwei Wochen erklärte sie gegen über Nau.ch aber noch, dass nur «wenige Buchungen in den Hotels» eingegangen seien.

Politik will Gastro vor Ostern öffnen
Eine Tendenz, die auch der Kanton fürchtet. Wie der Tessiner Staatsrat am Wochenende mitteilte, wolle er Restaurants und Bars deshalb spätestens am 22. März öffnen. Zumindest tagsüber und entsprechend den bekannten Schutzplänen.Auch der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi spricht sich für eine baldige Lockerung der Massnahmen aus. «Es geht darum, Hunderte von Geschäften wieder in Betrieb zu nehmen, die für drei Monate geschlossen werden mussten», betont der 43-Jährige auf Anfrage. Die Entwicklung der letzten Wochen sei ja schliesslich «mehr als ermutigend» gewesen.

https://www.nau.ch/news/wirtschaft/tessiner-bangen-um-schweizer-osterurlauber-65875493

Da www.nau.ch

Coronavirus: Tessiner Staatsrat setzt Bundesrat unter Druck

Coronavirus: Tessiner Staatsrat setzt Bundesrat unter Druck

Das Tessin wird ungeduldig. In einem Brief an den Bundesrat fordert der Regierungsrat eine Ausstiegsstrategie aus den Massnahmen gegen das Coronavirus.

Das Wichtigste in Kürze
– Das Tessin will seine Massnahmen gegen das Coronavirus lockern dürfen.
– Die Lage sei stabil genug, argumentiert der Regierungsrat, die Leute seien müde.
– Der Bundesrat wurde in einem Brief gebeten, «regionale Unterschiede» zu beachten.

Am Mittwochabend verschickte der Tessiner Regierungsrat einen Brief, adressiert an den Bundesrat. Es seien «regionale Unterschiede» betont worden, so Regierungspräsident Norman Gobbi zum «Corriere del Ticino». Konkret wolle das Tessin, dass die Landesregierung eine Ausstiegsstrategie aus dem Lockdown evaluiere.

«Grosses Ungleichgewicht» zwischen Tessin und Lombardei
Die Fallzahlen im italienischsprachigen Kanton hätten sich auf einem tiefen Niveau stabilisiert, so der Regierungsrat. Ebenso sei der Druck auf die Spitäler massiv gesunken. «In dieser Situation wird es schwierig, weiterhin Anstrengungen von der Bevölkerung zu verlangen», so Gobbi. Man verspüre eine zunehmende Müdigkeit.

Im Grenzgebiet zum Tessin, der Lombardei, sei das Leben fast wieder zur Normalität zurückgekehrt. Das sei «ein grosses Ungleichgewicht», meint der «Lega»-Politiker.

Tessin hat Coronavirus «unter Kontrolle»
Wegen der Mutationen des Coronavirus macht sich Gobbi aber keine Sorgen: «Die Situation ist unter Kontrolle.» Zwar sei ein Anstieg der Varianten zu verzeichnen, aber die globalen Fälle blieben stabil. Auch die fortgeschrittene Impfung der gefährdeten Personengruppe spreche für leichte Lockerungen.

«Im Moment bitten wir lediglich darum, dass die Bundesbehörde die Situation der Jugendlichen sorgfältig prüft», so der Staatsratspräsident. Beispielsweise könnte das Tessin sportliche Aktivitäten im Freien und in der Halle wieder zulassen. Oder Freizeit- und Kulturangebote öffnen. Von Restaurants und Bars sei im Brief nicht die Rede gewesen.

https://www.nau.ch/politik/bundeshaus/coronavirus-tessiner-staatsrat-setzt-bundesrat-unter-druck-65869531

Da www.nau.ch

Bellinzona ha più fretta di Berna

Bellinzona ha più fretta di Berna

Puntare su test e autonomie locali.
Chiesta la riapertura anticipata per bar, ristoranti, cinema e teatri. Anche Coira spinge.

Datevi una mossa. È questo il senso della presa di posizione inviata dal Consiglio di Stato all’esecutivo federale. Consultato sugli allentamenti previsti da Berna – dal 1° marzo potrebbero riaprire negozi, musei, zoo, giardini botanici e impianti sportivi all’aperto –, il governo ticinese li ha sì condivisi, ma li ha anche definiti “troppo prudenti sia nei tempi che nei contenuti”. Per questo ha chiesto “fermamente” di anticipare la seconda tappa di riaperture al 22 marzo e di includervi anche ristoranti, bar, cinema e teatri. Quanto necessario, insomma, per ‘salvare’ dal lockdown le vacanze pasquali (dal 2 all’11 aprile). «Nonostante la presenza della variante inglese, più contagiosa, e un ritorno a una mobilità interna piuttosto sostenuta, il dato sui contagi nell’ultima settimana risulta il più basso da ottobre», ci spiega il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Questo ci rende ottimisti circa la possibilità di riaprire adeguando gli allentamenti ogni due-tre settimane, cosa che sappiamo già essere possibile dopo l’esperienza della scorsa primavera». Naturalmente, spiega Gobbi, «non si tratta di tornare alla piena libertà pre-Covid, ma di muoversi con la massima prudenza». Berna aveva proposto di riaprire solo le terrazze dei ristoranti, e solo dal primo aprile. Una soluzione limitante e discriminatoria, secondo la presa di posizione del Consiglio di Stato. Soprattutto, nota Gobbi, «è fondamentale dare una prospettiva a settori come quello della ristorazione che rischiano altrimenti di subire oltre cento giorni di chiusura consecutivi, con prevedibili conseguenze economiche e sul morale».

A proposito di terrazze, è di sabato la decisione di prolungare fino al 15 marzo l’accessibilità di quelle degli impianti sciistici: almeno fino a quel giorno ci si potrà ancora sedere per consumare il proprio pasto da asporto, pur in numero massimo di quattro persone per tavolo e con l’obbligo di mantenere le giuste distanze. Un’eccezione, questa, che il capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset aveva definito “contraria al diritto” e a sua volta discriminatoria. Gobbi dissente: «Si tratta di contesti particolari, all’aria aperta e facilmente controllabili. Imporre di disperdersi a consumare i pasti in situazioni precarie mette a dura prova una popolazione già stanca, che comprensibilmente fatica a percepire la logica di certi divieti. D’altronde, vorrei vedere se il consigliere federale quando va a sciare si siede nella neve per mangiarsi il suo panino e bere la sua Rivella».

Tornando al messaggio rivolto a Berna, oltre alle riaperture anticipate al 22 marzo per bar e ristoranti, almeno in orario diurno, si chiede che lo stesso sia possibile per “cinema, teatri e strutture sportive e ricreative all’interno, pur con limiti di capienza”, e di pianificare già non solo una seconda, ma anche una terza fase di allentamento. Ben vengano la riapertura dei negozi e l’innalzamento a 15 del numero di persone che possono riunirsi all’aperto, ma si vorrebbe anche aumentare a 10 il numero di persone che possono ritrovarsi al chiuso. Infine si chiede di elevare da 18 a 20 anni il limite di età per consentire il ritorno a tutte le attività sportive e culturali, mentre “scetticismo è espresso sull’opportunità di riaprire anche le competizioni”. Dal primo marzo si vorrebbe anche consentire lo sport all’aperto senza contatto fisico a gruppi fino a 15 persone, e fino a 5 al chiuso. Il tutto, ovviamente, “con la riserva che la situazione rimanga stabile”.

Intanto anche Coira ritiene “troppo unilaterali e troppo lenti” i provvedimenti previsti dalla Confederazione. Il governo retico chiede che venga lasciata maggiore libertà ai Cantoni, specie a quelli che come i Grigioni si impegnano attivamente nell’esecuzione di test a tappeto. “Oltre alle misure restrittive”, si legge in una presa di posizione, “svolgere test in maniera attiva e preventiva rappresenta un’alternativa valida che deve trovare un riscontro positivo quando si tratta di decidere allentamenti”. Quanto alla ristorazione, si chiede che almeno all’esterno venga consentita già a partire dal primo marzo. Se ciò non fosse possibile, allora si domanda che almeno i take away possano mettere a disposizione posti a sedere al loro esterno. Anche per cinema e teatri viene invocata una riapertura (con mascherine) già dall’inizio del mese prossimo.

Tornando ai test, “ai Cantoni che dispongono di un buon sistema di monitoraggio occorre permettere di procedere a riaperture in tempi più brevi, in quanto eventuali sviluppi negativi vengono individuati più rapidamente. Inoltre questo incentivo motiverebbe i Cantoni a portare avanti una buona attività di monitoraggio e avrebbe risvolti positivi sulla motivazione della popolazione e dell’economia a partecipare attivamente”. Sempre in riferimento al cosiddetto depistaggio, “il Governo constata con stupore che la strategia della Confederazione non prevede il coinvolgimento di ulteriori misure, tra cui i test preventivi”, ma punta sulle chiusure e su imposizioni che “paiono arbitrarie”, ad esempio “permettere determinate manifestazioni sportive, ma non permettere attività di ristorazione all’aperto”.

Ma i test a tappeto sono davvero una soluzione? Tornando in Ticino, Gobbi invita alla prudenza: «È vero che in alcuni casi possono permettere di fermare subito un eventuale focolaio: lo abbiamo visto procedendo in questo senso alla Scuola media di Morbio Inferiore. Una somministrazione indiscriminata rischia però di creare un falso senso di sicurezza in chi, risultando negativo, potrebbe abbassare la guardia nei comportamenti quotidiani». Quanto alla richiesta di maggiore autonomia cantonale avanzata da Coira, «per noi resta comunque importante mantenere massimo coordinamento e coerenza a livello nazionale. Ciò non toglie che le autorità federali debbano anche prestare attenzione alle specificità locali: nel nostro caso, ad esempio, al paradosso di un lockdown affiancato da regioni italiane come Lombardia e Piemonte, dove ristoranti e bar sono aperti».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 febbraio 2021 de La Regione

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Il Ticino vuole accelerare «Locali aperti entro un mese»
Il Consiglio di Stato risponde alla consultazione e chiede tappe di allentamento «più serrate e incisive» Il 22 marzo data chiave per bar e ristoranti – Norman Gobbi: «Cantoni compatti, forse questa volta verremo ascoltati»

La politica dei piccoli passi ipotizzata da Berna per uscire dal semi-confinamento non incontra il pieno sostegno del Ticino, che vorrebbe «tappe più serrate e incisive». Il Consiglio di Stato ticinese ha detto la sua sulla strategia di allentamento delle misure messa in consultazione mercoledì scorso dal Consiglio federale. In sostanza, da Palazzo delle Orsoline si chiede di procedere con un passo più spedito. Secondo l’Esecutivo, infatti, le diverse fasi di riapertura previste sono «sin troppo prudenti, sia nei tempi che nei contenuti». In particolare, se la cautela del Consiglio federale è giudicata «comprensibile alla luce della diffusione delle varianti del virus», è però «fondamentale adeguare le restrizioni secondo il principio di proporzionalità» e dare prospettive ai settori economici.

Soprattutto, il Governo nella sua missiva chiede «fermamente» di anticipare la seconda tappa, con una decisione che abbia effetto al più tardi il 22 marzo. Insomma, una rivalutazione delle misure non più di mese in mese ma ogni due o tre settimane, al termine delle quali si dovrebbe procedere con nuove e progressive riaperture. Secondo il Governo ticinese, infatti, «l’esperienza dimostra come le misure mostrino i loro effetti già dopo due settimane». Appare quindi «doveroso» imprimere «un ritmo più serrato» alle fasi di allentamento, sul modello di quanto fatto la scorsa primavera.

Rispondendo alla consultazione voluta da Berna, che prenderà una posizione definitiva sulla strategia di riapertura il 24 febbraio, il Consiglio di Stato si dice d’accordo con gran parte degli allentamenti previsti. Sì, quindi, ai raduni all’aperto con un massimo di 15 persone, come pure alla riapertura dei negozi, pur con «rigorose limitazioni al numero di clienti ammessi». Il Governo ticinese condivide anche la ripartenza delle attività sportive e culturali per i giovani under 18, suggerendo anzi che si allarghi la possibilità ai ragazzi fino ai 20 anni. «Scetticismo» viene espresso, invece, sulla ripresa delle competizioni. Dal 1. marzo il Consiglio di Stato vorrebbe anche alzare a 10 il numero di persone che possono riunirsi in spazi chiusi, così come permettere l’attività sportiva amatoriale – all’aperto e senza contatto fisico – per gli adulti fino a un massimo di 15 persone e lo sport nelle palestre e nei centri fitness per i gruppetti di 5.

Locali, cinema e palestre
L’accelerazione che l’Esecutivo ticinese vorrebbe è indirizzata in particolare a tre settori: ristorazione, cultura e sport. Nel primo caso si chiede la riapertura «al più tardi il 22 marzo» di bar e ristoranti, che potrebbero lavorare almeno durante il giorno e rispettando i piani di protezione messi in atto fino allo scorso dicembre (consumazione seduti, quattro persone al tavolo e mascherina quando ci si alza). La tempistica, del resto, non è casuale e permetterebbe di «garantire una ripresa almeno parziale dell’attività durante il periodo pasquale». Bocciata nettamente, invece, l’ipotesi di far riaprire i locali che hanno una terrazza esterna. Secondo il Governo si tratta infatti di una proposta «troppo limitativa, difficilmente sostenibile e discriminatoria» nei confronti di bar e ristoranti che non hanno spazi all’aperto. Sul fronte culturale, invece, si vorrebbe anticipare al 22 marzo la riapertura di cinema e teatri. Stessa data ipotizzata anche per le strutture sportive e ricreative all’interno, pur con limiti di capacità. «La popolazione sta vivendo un forte disagio psico-fisico e fa sempre più fatica a sopportare il peso delle restrizioni, quindi urge una risposta dalle autorità e un allentamento più rapido. C’è un bisogno molto diffuso di tornare alla normalità seppure con prudenza», dice il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «I cittadini – prosegue – stanno manifestando chiaramente di non essere più in grado di sostenere misure troppo rigide, le proteste in Argovia di sabato e il carnevale selvaggio a Einsiedeln lo dimostrano. Da settimane, infatti, la situazione epidemiologica è in costante miglioramento. In Ticino, ad esempio, questa settimana abbiamo registrato il dato più basso di contagi dallo scorso ottobre. Questo significa che il virus è presente, ma che le mutazioni non incidono – per ora – in maniera così importante. Le riaperture previste, non va dimenticato, saranno comunque prudenti, graduali e nel rispetto dei piani di protezione».

Una sola voce
Le richieste ticinesi di un’accelerazione si sommano a quelle arrivate negli ultimi giorni dagli altri Cantoni, come Vaud, San Gallo e Grigioni. «Il Consiglio federale – commenta Gobbi -non sempre si è mostrato pronto ad ascoltare il parere dei Cantoni, ma questa volta siamo compatti. Abbiamo sentito i colleghi degli altri Governi cantonali per cercare di tenere una linea comune, ma ovviamente l’ultima parola spetterà mercoledì a Berna». Nella vicina Italia i bar e i ristoranti sono già aperti nelle ore diurne, mentre dal 7 marzo anche la Germania è pronta a riaprire gradualmente. «Forse – conclude il presidente dell’Esecutivo – anche questa pressione dall’esterno, che si somma a quella interna dei Cantoni, porterà il Consiglio federale a rivedere la sua posizione. Un lasso di tempo così lungo non è infatti sostenibile, né per le autorità cantonali chiamate a vigilare, né per la popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

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Gobbi: “Insostenibile il mese di attesa”
Intervista al presidente del Governo ticinese, che si esprime sulla strategia di allentamento messa in consultazione dal Consiglio federale

Berna troppo blanda: questa l’opinione del Canton Ticino sulla strategia di riapertura del Consiglio federale. Il Consiglio di Stato chiede alla Confederazione più coraggio.

In passato si accusa Berna di decisioni troppo blande o di non essere incisiva, adesso invece rispondete che è troppo prudente; cos’è cambiato?
“L’andamento dell’epidemia. Nelle ultime settimane i dati sono bassi, questa settimana è addirittura il dato più basso da ottobre. Cosa significa? Beh… che nonostante ci siano le varianti – ed evidentemente creano preoccupazione – il virus non incide in maniera importante sull’evoluzione dei nuovi contagi. Questo permette di guardare alle riaperture con prudenza ma anche con tempi più ristretti, visto che il mese di attesa che indicava il Consiglio federale è per noi insostenibile”.

La data in cui il cantone intende iniziare ad allentare le restrizioni è il 22 marzo, rispetto a quanto proposto da Berna spicca la volontà di riaprire ristoranti e bar al più tardi entro quella data; perché un passo così deciso?
“La Pasqua cade presto quest’anno – agli inizi di aprile – ed aprire solo con le terrazze sarebbe discriminatorio per chi non le ha, rispettivamente sarebbe un danno economico per un settore che è ormai chiuso da tre mesi e a fine marzo sarebbero quasi 100 giorni di chiusura. Chi dopo 100 giorni di chiusura riesce ancora con motivazione a rilanciarsi? Poi c’è anche il bisogno della popolazione di tornare a una certa normalità con tutti i piani di protezione del caso”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Insostenibile-il-mese-di-attesa-13846723.html

Da www.rsi.ch/news

Consultazione sugli allentamenti: il Consiglio di Stato chiede tappe più serrate e incisive

Consultazione sugli allentamenti: il Consiglio di Stato chiede tappe più serrate e incisive

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione avviata dal Consiglio federale in merito alla strategia di allentamento delle misure di contenimento della pandemia. Il Governo condivide che dal 1° marzo sia non solo giustificato, ma anche necessario attuare dei primi allentamenti, pur con le incognite legate alle varianti del virus. Le tappe proposte sono giudicate però sin troppo prudenti sia nei tempi che nei contenuti.

Il Consiglio di Stato ha preso posizione nell’ambito della consultazione avviata dal Consiglio federale mercoledì 17 febbraio sulla strategia di allentamenti a tappe e le relative proposte di modifica dell’Ordinanza Covid-19.
In termini generali, il Governo ticinese ritiene che queste tappe dovrebbero essere meno prudenti, più ravvicinate nel tempo e definite sin d’ora anche oltre il 1° aprile.
Evidentemente le diverse fasi di allentamento dovranno essere confermate solo se l’evoluzione epidemiologica continuerà ad essere favorevole, in caso contrario andranno sospese se non addirittura revocate. Uno scenario che nessuno, beninteso, auspica.
La cautela dimostrata dal Consiglio federale è comprensibile alla luce della diffusione delle varianti del virus: il Governo cantonale concorda sulla necessità di scongiurare una nuova ripresa dei contagi ed evitare quindi nuove chiusure, che avrebbero effetti nefasti dal profilo economico e psicologico.
D’altra parte è altresì fondamentale adeguare le restrizioni secondo il principio di proporzionalità, cercando di favorire la condivisione da parte della popolazione e dando delle prospettive ai settori economici interessati, seppur non immediate, graduali e subordinate alla stabilità dei dati epidemiologici.
Gli allentamenti proposti a partire dal 1° marzo sono pertanto condivisi e ritenuti il passo minimo da compiere nelle attuali circostanze, in cui si registra – a livello ticinese e nazionale – un numero di nuovi contagi sotto controllo. Si chiede però fermamente di anticipare la seconda tappa, prevedendo una decisione che abbia effetto al più tardi il 22 marzo. Stessa cadenza per una terza tappa: rivalutazione dopo due-tre settimane per eventuali allentamenti. L’esperienza dimostra come le misure mostrino i loro effetti già dopo due settimane e, pertanto, a mente del Consiglio di Stato, appare doveroso imprimere un ritmo più serrato alle fasi di allentamento, come lo fu durante la scorsa primavera.
Nel merito dei singoli settori interessati dalla modifica dell’Ordinanza, il Consiglio di Stato si pone come segue:

  • assembramenti: il ritorno al limite di 15 persone dal 1° marzo è condiviso;
  • ristorazione: al più tardi il 22 marzo (seconda tappa) si chiede la riapertura dei ristoranti e dei bar almeno nelle ore diurne secondo il piano di protezione conosciuto fino a dicembre (consumazioni solo da seduti, massimo 4 persone per tavolo, mascherina non appena ci si alza dal tavolo, ecc.). Questa tempistica è ritenuta fondamentale per garantire una ripresa almeno parziale dell’attività durante il periodo pasquale. Non è condivisa, invece, la proposta di autorizzare la sola riapertura delle terrazze esterne, perché troppo limitativa, difficilmente sostenibile e discriminatoria nei confronti dei locali privi di spazi all’aria aperta;
  • strutture culturali e sportive: la riapertura dal 1° marzo delle strutture culturali, ricreative e sportive all’aperto, nonché di musei e biblioteche, è condivisa. Si chiede di procedere al più tardi il 22 marzo (seconda tappa) con la riapertura anche di cinema, teatri e strutture sportive e ricreative all’interno, pur con limiti di capienza;
  • negozi: la riapertura dal 1° marzo dei commerci ora chiusi è condivisa, così come lo sono le rigorose limitazioni del numero di clienti ammessi;
  • manifestazioni private: la nuova regola del limite delle 15 persone all’aperto dal 1° marzo è condivisa. Si chiede di anticipare già al 1° marzo l’aumento a 10 persone del limite per i ritrovi negli spazi chiusi;
  • attività giovanili: si condivide l’innalzamento dal 1° marzo dell’età per la pratica di attività sportive e culturali fino a 18 anni, e anzi si suggerisce di portarlo a 20. Scetticismo è espresso invece sull’opportunità di riaprire anche le competizioni.
  • sport per gli adulti: si raccomanda dal 1° marzo di consentire l’attività sportiva amatoriale senza contatto fisico degli adulti all’aperto in gruppi fino a 15 persone e si chiede di consentire la ripresa delle attività anche negli spazi chiusi in gruppi fino a cinque persone.

Da ultimo il Governo cantonale ribadisce la necessità di delineare prospettive anche a lungo termine, con la riserva che la situazione rimanga stabile.

Il focolaio al confine preoccupa il Governo

Il focolaio al confine preoccupa il Governo

A Viggiù, a una manciata di chilometri dalla dogana momò, l’intero paese è risprofondato nel lockdown: scuole chiuse e spostamenti limitati, ma non per i frontalieri
Norman Gobbi: «I test di massa non sono sufficienti, bisogna anche collaborare e controllare la circolazione tra i due Stati»

Scuole chiuse e blocco totale degli spostamenti, ma non per chi si muove per motivi professionali. È quanto prevede il dispositivo scattato mercoledì a Viggiù, il piccolo comune a due passi dal confine con il Mendrisiotto tornato in zona rossa dopo le che autorità cittadine hanno identificato un focolaio in una scuola. Da un’analisi a tappeto, effettuata all’interno dell’istituto su docenti e allievi, sono emersi 14 casi di variante scozzese e un caso di variante inglese. Un numero considerevole che ha spinto le autorità a decretare il lockdown introducendo una serie di limitazioni importanti come, per l’appunto, il blocco totale degli spostamenti. Regole a cui tuttavia sfuggono i lavoratori frontalieri che muniti di autocertificazione possono transitare oltre confine. Al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, da sempre critico sull’apertura dei valichi minori in periodo di pandemia, abbiamo chiesto che impatto potrebbe avere sul nostro territorio questa decisione.

«Mobilità troppo elevata»
La situazione che si è creata a Viggiù, a una manciata di chilometri dai confini con il Mendrisiotto, preoccupa il Governo cantonale, ci conferma Gobbi. «Prendiamo atto con preoccupazione della nascita di focolai di variante scozzese a pochi chilometri dal confine, soprattutto tenendo in considerazione la mobilità estremamente elevata tra le vicine Province italiane e il Ticino – continua il presidente del CdS – , dovuta in particolare al considerevole numero di lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente si recano nel nostro Cantone. Non per niente il Consiglio di Stato ticinese si è più volte rivolto al Consiglio federale chiedendo il rafforzamento dei controlli alla frontiera in coordinazione con le competenti autorità italiane».

Analisi a tappeto ma non solo
Con l’introduzione degli allentamenti in Lombardia a partire dal 1. febbraio, il Cantone ha infatti mandato una richiesta scritta a Berna chiedendo, in aggiunta al divieto di recarsi all’estero per andare al ristorante o a fare la spesa, anche di introdurre l’obbligatorietà di test rapidi alla frontiera per chi entra in Svizzera. Richiesta rimasta però inascoltata. Le analisi a tappeto sono però una delle misure attuate a Viggiù per controllare il propagarsi del virus, ma secondo Gobbi non bastano. «I test di massa sono uno strumento importante e forse decisivo per controllare e limitare lo sviluppo della pandemia. Tuttavia allo stato attuale la limitazione della mobilità delle persone, anche transfrontaliera, rimane uno strumento fondamentale nella gestione della crisi», spiega il consigliere di Stato.

Varianti e pericoli derivanti
Quel che serve ora, sostiene Norman Gobbi, è maggiore omogeneità nella lotta alla COVID dai due lati del confine. «Questi focolai di pandemia con la presenza delle nuove varianti e il confinamento di interi territori mettono ulteriormente in evidenza la necessità di un maggiore coordinamento transfrontaliero tra le competenti autorità sanitarie, volte anche a ridurre l’asimmetria delle misure ai due lati del confine».

In merito all’eventualità di introdurre anche in Ticino test a tappeto, per arginare il pericolo che si creino situazioni simili, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si mostra possibilista. «In caso di necessità i test a tappeto sono già stati utilizzati. Ricordo, per esempio, la situazione alla scuola media di Morbio Inferiore alcuni giorni dopo i casi verificatisi nella casa anziani di Balerna. In condizioni particolari, quindi, potremmo ancora ricorrere a test a tappeto. La speranza ovviamente è che ciò non avvenga».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

Norman Gobbi e Raffaele De Rosa commentano le decisioni di Berna

Un allentamento graduale, a tappe e senza deroghe ai Cantoni. La via scelta da Berna per uscire dal confinamento passa, o meglio, inizia il 1. marzo con una serie di riaperture alla quale seguirà una seconda tappa il 1. aprile. Una scelta che il Ticino, cantone che proprio la scorsa settimana aveva inviato una lettera a Berna chiedendo di tener conto delle necessità e delle peculiarità regionali – ha accolto non senza qualche criticità. «Da un lato è un approccio molto prudente ma dall’altro non tiene conto di quanto avviene oltreconfine, in particolare nella vicina Penisola», osserva il presidente del Governo Norman Gobbi. «È evidente che se in Lombardia vigono più libertà per la popolazione ticinese diventa più difficile accettare delle misure così restrittive». Per il presidente dell’Esecutivo è «positivo che ci saranno più libertà in ambito commerciale e di tempo libero», mentre per quanto riguarda il settore della ristorazione c’è appunto «una grossa dicotomia con la realtà lombarda». Questo settore dovrà in ogni caso tirare la cinghia almeno fino al 1. aprile, data a patire dalla quale verranno valutati eventuali altri allentamenti. Delle eccezioni – leggasi aperture di bar e ristoranti – non verranno concesse sulla base della situazione epidemiologica dei singoli cantoni. Una decisione – ha specificato Berset – che è stata presa per non creare situazioni di disparità di trattamento tra cantoni. «Dal punto di vista della condotta è ammissibile, ma da quella epidemiologica bisogna tenere presente che il Ticino viaggia a una velocità diversa, con un’evoluzione molto positiva negli ultimi tre giorni. Ciò significa che le varianti non sembrano incidere sulla casistica. In fase di consultazione – spiega Gobbi – , esprimeremo il nostro punto di vista». Un altro aspetto che il Governo affronterà nella sua risposta al Consiglio federale è quello della tempistica. Come detto, si parla di quasi cinque settimane tra la prima e la seconda valutazione sugli allentamenti. Un lasso di tempo che il Consiglio di Stato rivedrebbe anche al ribasso: «Lo faremo presente a Berna», conferma Gobbi. «Va tenuto presente che a marzo la Germania valuterà delle riaperture e per la Svizzera diventerebbe ancora più difficile mantenere delle regole più ferree». Tornando in Ticino, aprile è sinonimo di ripresa della stagione turistica e a questo proposito il presidente del Governo conferma che l’obiettivo «è dare il via a una serie di test per il personale delle strutture ricettive in modo da poter tornare in sicurezza in alberghi e ristoranti almeno per Pasqua».

Dal canto suo, anche il direttore del DSS Raffaele De Rosa sottolinea che gli allentamenti «seguono l’orientamento voluto dal Consiglio di Stato, ossia quello di un’uscita a tappe che tenga conto dell’evoluzione epidemiologica». Nonostante ciò, «possiamo anche dire che la prospettiva tra la prima e la seconda tappa è piuttosto timida e lunga nei tempi perché già dopo 14 giorni si possono vedere gli effetti delle misure». In questo senso, spiega De Rosa, «lasciare un mese di tempo tra una tappa e l’altra appare un po’ eccessivo». Inoltre, anche sui «contenuti degli allentamenti nella seconda tappa c’è stata molta cautela, in particolare per il settore della ristorazione». Ad ogni modo «questa cautela da parte di Berna può essere compresa a fronte dei rischi presenti in questo momento, in particolare riguardo alla diffusione delle nuove varianti, che in Ticino oggi rappresentano il 40% dei nuovi casi, con picchi del 60%. È necessario evitare una terza ondata che potrebbe avere conseguenze nefaste». Riguardo agli allentamenti per le fasce più giovani della popolazione, De Rosa afferma che si «tratta di un passo nella giusta direzione. Questa sensibilità verso i giovani è benvenuta e assolutamente necessaria».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

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Da Berna una strategia che non scalda il TicinoGobbi: “Non si risponde alle criticità  emerse”.

Le novità  giunte ieri da Berna non scaldano particolarmente il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Raggiunto dalla “Regione” per un commento, afferma infatti che «da un lato é stata data un’indicazione, ma dall’altro non si risponde alle criticità emerse durante la riunione recente dei governi cantonali. Il Ticino e altri Cantoni si sono espressi criticamente su questa politica molto prudente vista l’evoluzione epidemiologica. Se é vero che questa non é uguale su tutto il territorio, é però vero che c’è una generale volontà  di tornare alla normalità  ritenuto come, anche tenendo conto dei cantoni che hanno un’evoluzione negativa, dal punto di vista sanitario e delle ospedalizzazioni non ci sono ricadute negative. Grazie anche alle vaccinazioni che tutelano le persone maggiormente a rischio». L’aspetto positivo, riprende Gobbi, «é un allentamento nei commerci, per lo sport all’aperto soprattutto a beneficio dei giovani, ma per il cittadino comune e per chi ha un’attività economica gli aiuti di Stato aumentati non andranno mai a sostituire la mancata attività». Resta aperta, ad ogni modo, la questione dei controlli alle frontiere più volte chiesti dal Ticino alla Confederazione ma che per ora restano fermi al palo. «La Svizzera é l’unico Paese che con Italia e Germania non chiede determinati controlli – risponde il direttore del Dipartimento istituzioni -. Chiederemo presto, e ancora, alla Confederazione di essere parte attiva perché é sua competenza tutelarci anche da un eventuale spostamento di traffico dal Brennero al Gottardo, cosa che, non solo dal punto di vista sanitario ma anche ambientale, ci preoccupa».

De Rosa: ‘Tempistica di un mese eccessiva’
Per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa «le proposte che vengono messe in consultazione vanno nella direzione di quanto auspicava il Consiglio di Stato, cioè avere una strategia di graduale ritorno alla normalità con un piano di azione a tappe, ponendo un accento particolare verso chi è toccato particolarmente da questa situazione come i giovani». Per De Rosa gli allentamenti proposti «danno una prospettiva», ma a titolo personale afferma che «quella del Consiglio federale è una prospettiva lunga nei tempi, perché la seconda tappa è prevista un mese dopo la prima annunciata per il 1° marzo. Sappiamo che l’efficacia di una misura può già essere valutata dopo due settimane e in questo senso – prosegue il direttore del Dss – la tempistica di un mese mi sembra eccessivamente lunga, oltre che timida nelle proposte».
Nel senso che, specifica, «tenuto conto della situazione epidemiologica attuale, si poteva sperare in qualcosa in più a livello di allentamenti». Detto questo, per De Rosa quanto deciso a Berna «si può però comprendere. È usare prudenza dopo che il Consiglio federale stesso aveva dichiarato apertamente di aver sottovalutato, la scorsa estate, il rischio di una seconda ondata. Fare tutto il possibile per evitare una terza ondata, soprattutto davanti al pericolo delle varianti, è importante». Anche perché la preoccupazione per queste varianti del virus è sempre più marcata. «È una situazione molto difficile e fluida – rileva De Rosa –. Non bisogna né eccedere con la cautela né con l’apertura, c’è il rischio di compromettere quanto di buono abbiamo fatto e i risultati ottenuti a prezzo di notevoli sacrifici da parte della popolazione e dell’economia». Sulle nuove varianti e il loro pericolo De Rosa snocciola i numeri: «A oggi in Ticino abbiamo avuto, in totale, 370 casi di varianti. Mediamente, rappresentano il 40% del totale con picchi che hanno raggiunto anche il 60%. Si diffondono rapidamente, e dobbiamo ricordarci che ciò sta avvenendo con le misure restrittive in vigore. Bisognerà tenere conto di questo rischio, e bisognerà essere pronti a reagire rapidamente».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 de La Regione

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«Se le misure devono essere supportabili e sopportabili, abbiamo un problema»
Il presidente del Governo si esprime sulle decisioni del Consiglio federale e i “timidi” allentamenti previsti in marzo
«La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante. Così è meno comprensibile».

«Se pensiamo alle richieste della società e di alcuni settori, ci sono andati leggeri sugli allentamenti». È questo il commento a caldo del consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine della conferenza stampa del consiglio federale. Se le decisioni sono positive per i commerci e per i giovani, «per la vita sociale e gli esercenti diventa più difficile sostenere una situazione di questo tipo, a fronte di un’evoluzione positiva a livello di contagi e ospedalizzazioni». 
Le proposte di Berna per gli allentamenti di marzo resteranno in consultazione fino al 24 febbraio. Ma stando al presidente del Consiglio di Stato, i cantoni sono allineati nella loro visione della situazione. «Venerdì scorso abbiamo avuto la riunione del Comitato direttivo della Conferenza dei governi cantonali, da cui sono emerse voci critiche nei confronti di questo approccio molto prudente, considerata l’evoluzione epidemiologica e la campagna di vaccinazione che ha consentito di mettere al sicuro i più fragili». E se il Governo si fa portavoce della voce della sua popolazione, «dal punto di vista del cittadino è meno comprensibile un prolungamento delle limitazioni alla libertà».
Ma Alain Berset ha già indicato oggi che non è previsto un approccio differenziato per cantoni, perché le varianti del Covid-19 interessano l’intero territorio e anche per «evitare che poi ci si sposti nelle regioni in cui c’è più liberta». Cosa rispondere, allora, alla consultazione di Berna? «Chiederemo di considerare questa evoluzione favorevole della situazione epidemiologica e una differenza di realtà lungo il confine – aggiunge Gobbi -. La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante». Stessa situazione, eppure maggiore libertà a pochi chilometri da noi. «Se le misure devono essere supportabili e sopportabili da parte del cittadino, in Ticino in questo momento abbiamo un problema».
Il Governo ticinese a inizio febbraio aveva chiesto a Berna di introdurre limitazioni alla frontiera per contenere la mobilità non essenziale da e per l’Italia, in particolare per fare la spesa o per andare al ristorante. «La nostra lettera è ancora senza risposta – conclude il presidente del Consiglio di Stato -. Ed è evidente che andare dall’altra parte del confine non può essere fatto senza le premunizioni necessarie. Inoltre, tenendo conto di quanto fanno i nostri vicini sui controlli del traffico di transito, segnaleremo all’autorità federale una necessità di intervento per allinearsi con i nostri colleghi austriaci».
 
Da www.tio.ch
 
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“Ci aspettavamo qualcosa in più”
Così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a margine delle decisioni del Consiglio federale. “Riapertura immediata ma graduale anche per i ristoranti”
Il Consiglio federale ha svelato le sue carte. Ora i Cantoni sono chiamati a dire la loro. Il Governo ticinese aveva già scritto negli scorsi giorni a Berna per chiedere di attuare degli allentamenti a causa della troppa stanchezza da parte della popolazione. Ad oggi, però, come ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino il Ticino non ha ricevuto delle risposte completamente soddisfacenti. “È una risposta parziale, da un lato ai giovani viene dato un feedback positivo ma in generale ci aspettavamo di più soprattutto per la ristorazione”.
Per il presidente Norman Gobbi, bar e ristoranti andavano riaperti “in maniera graduale”. “Non avremmo mai salutato un’apertura senza condizioni. Già prima di Natale avevamo previsto una regolamentazione differenziata”, aggiunge. “Percepiamo la volontà della popolazione di avere un approccio differenziato, capiamo la voglia di tornare a lavorare degli esercenti così come la voglia della popolazione di tornare al ristorante a mangiare. La Pasqua sembra il nuovo termine temporale per la Confederazione, ma ci aspettavamo sicuramente che si facesse qualcosa di più prima”, ha sottolineato.Ora quindi, si attende la consultazione coi Cantoni e la prossima conferenza stampa in programma per mercoledì. “La maggioranza dei cantoni mi sembra di aver percepito che siano critici nei confronti di questo approccio sulle riaperture. Se i grandi cantoni esprimono un parere critico, si potrà avrà avere un’apertura più accelerata ma sempre graduale come prevedeva anche l’approccio ticinese”.
Da www.ticinonews.ch
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Riapriranno negozi, musei e zoo

Il Consiglio federale propone le prime riaperture dal 1° marzo, ristorazione esclusa – Decisione definitiva fra una settimana dopo consultazione

Negozi, musei e zoo potranno aprire i battenti a partire dal 1° marzo, ma non bar e ristoranti: è quanto discusso oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, che in conferenza stampa ha esposto le riaperture messe in consultazione fra i cantoni. Una decisione definitiva su questa prima tappa degli allentamenti sarà presa la prossima settimana.
Contagi, ospedalizzazioni e decessi sono in calo, ma, ha avvertito Alain Berset, potrebbero tornare a crescere per effetto delle mutazioni diffuse sul territorio elvetico e “si è vuole evitare un effetto yo-yo, con riaperture seguite da nuove chiusure”. Si è deciso di autorizzare attività dove il rischio di infezione è minore, un “rischio calcolato” ha precisato il ministro dell’interno: nei commerci, nei musei, nelle sale di lettura delle biblioteche e nei giardini zoologici e botanici sarà dunque obbligatoria la mascherina e il numero di persone ammesse sarà limitato per garantire il rispetto delle distanze.
All’esterno sarà nuovamente possibile incontrarsi in gruppi fino a 15 persone. Le istallazioni sportive all’esterno, come campi da calcio, piste del ghiaccio e campi da tennis, saranno pure riaperte, ma per gruppi di cinque persone al massimo alla volta e anche in questo caso con la mascherina. Le competizioni fra adulti restano vietate, tranne quelle professionistiche come finora. E come finora, i giovani potranno approfittare di facilitazioni in ambito culturale e sportivo: l’età massima per usufruirne sarà portata da 16 a 18 anni.
“So che in molti si aspettavano di più e capiamo l’impazienza di commercianti, operatori culturali, sportivi e ristoratori”, ha detto il presidente della Confederazione Guy Parmelin, ma si è optato per un allentamento graduale per non “rendere vani i progressi fatti finora”. Togliere tutte le misure sin da subito “sarebbe stato irrealistico”.
Quello che non cambia: rimane in vigore l’obbligo di lavorare da casa dove possibile e soprattutto resteranno chiusi ristoranti e bar, dove i contatti sono più prolungati. Un ulteriore allentamento sarà poi possibile da aprile se la situazione epidemiologica lo permetterà e se la campagna di vaccinazione che – ha ammesso Berset – avanza più lentamente di quanto si vorrebbe. Si potrebbe allora pensare anche di permettere eventi sportivi o culturali con pubblico limitato e alle terrazze dei ristoranti. Il Consiglio federale non ha voluto stabilire automatismi, ma ha dato alcune indicazioni: ulteriori aperture dipenderanno da un tasso di positività al di sotto del 5%, meno del 25% dei posti in cure intense occupati da pazienti COVID-19 e un tasso di riproduzione inferiore a 1 sull’arco di una settimana. Inoltre, l’incidenza dei contagi su 14 giorni in base alla popolazione dovrà essere, il 24 marzo, inferiore a quella del 1° marzo.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Riapriranno-negozi-musei-e-zoo-13836991.html

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