Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio al Comune di Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque comuni.

Lo scorso 3 febbraio 2021 i municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio hanno sottoscritto un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura aggregativa nel loro comprensorio, aderendo all’eventualità che venga coinvolto anche il limitrofo Comune di Astano.
Quest’ultimo, dopo le dimissioni dell’allora Municipio e la ripetuta mancata disponibilità di candidati alla carica di municipale, da agosto 2020 è in gerenza a seguito di un provvedimento dell’Autorità di vigilanza, in attesa che si costituisse un municipio con le prossime elezioni comunali. Tuttavia, ad Astano non è stata depositata alcuna candidatura entro il termine ordinario (8 febbraio 2021) e neppure entro il secondo termine fissato dal Consiglio di Stato (1° marzo 2021) per un’eventuale elezione prorogata. Il Comune si trova quindi nuovamente nell’impossibilità di costituire un municipio con legittimazione popolare. Questo elemento rafforza ulteriormente la necessità di una soluzione aggregativa, che era e rimane una priorità collegata anche al supporto finanziario cantonale straordinario di cui Astano ha potuto beneficiare in vista, per l’appunto, di un’aggregazione.
L’istanza di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio aperta all’inclusione di Astano, rende ora attuale e concreta una prospettiva aggregativa per Astano nel comprensorio del Medio Malcantone, mentre l’eventualità di un’entrata in materia con Tresa – a suo tempo unica ipotesi aggregativa concretamente ipotizzabile e promossa dall’allora Municipio con l’accordo dell’Assemblea comunale – si protrae ulteriormente e non è possibile valutare una tempistica, il Comune di Tresa non essendo ancora costituito.
Il Consiglio di Stato ha pertanto stabilito di inserire d’ufficio il Comune di Astano nello studio che sta per essere avviato nel Medio Malcantone, scenario riguardo al quale il precedente Municipio di Astano aveva formalizzato la propria apertura a entrare se del caso in materia.
I comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio sono confinanti e appartengono, come peraltro Tresa, allo scenario “Malcantone Ovest” del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato e all’esame del Gran Consiglio, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive. Il comprensorio è quindi in linea con gli orientamenti della politica cantonale in tema di aggregazioni.

La Commissione di studio, su proposta dei rispettivi municipi, è composta da:

  • Bedigliora: Nicoletta Ferretti-Gianella, Municipale (sostituto: Tiziano Belloni, Sindaco)
  • Curio: Gianni Nava, Sindaco (sostituta: Franca Ponti, Municipale)
  • Miglieglia: Marco Marcozzi, Sindaco (sostituta: Fabia Orlando, Municipale)
  • Novaggio: Paolo Romani, Sindaco (sostituto: Igor Negri, Segretario comunale)

Il Gerente di Astano è invitato a trasmettere al Consiglio di Stato le proposte di nominativi in rappresentanza del Comune entro la fine del mese di aprile 2021. Fino alla designazione, o in caso di mancata disponibilità di persone a far parte della Commissione, in quest’ultima il Comune di Astano sarà rappresentato dal Gerente.
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Foto: www.novaggio.ch)

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha approvato il messaggio con il quale chiede al Gran Consiglio un credito di 43 milioni e 420 mila franchi per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona. L’edificio, che sorge a fianco del Tribunale penale federale (TPF), potrà così soddisfare le nuove esigenze del TPF e ospitare la Pretura civile del distretto di Bellinzona, la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Prosegue e si rafforza la collaborazione istituzionale tra l’autorità federale e l’autorità ticinese nell’ambito della presenza del Tribunale penale federale a Bellinzona.
La sfida lanciata nell’ormai lontano 2002 dal Canton Ticino – assieme ai Grigioni, alla deputazione ticinese alle Camere e al Comune di Bellinzona a nome di tutta la Svizzera italiana – di poter ospitare la sede del TPF oggi si completa con il progetto attraverso il quale la sede dell’ex Pretorio di Bellinzona accoglierà nuovi spazi del TPF a seguito dell’istituzione della Corte d’Appello indipendente, voluta dalle Camere federali nel marzo del 2017 per consolidare la tutela giurisdizionale nella procedura penale federale.

La pianificazione logistica per la Giustizia in Ticino
Prima di conoscere le nuove esigenze del TPF, la pianificazione della Giustizia in Ticino prevedeva di portare al Pretorio di Bellinzona le sedi della Pretura penale, del Tribunale penale cantonale oltre che della Pretura civile del distretto bellinzonese.
Le necessità del TPF hanno obbligato il Consiglio di Stato a un cambiamento di strategia, centralizzando così a Lugano le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale, attraverso il prospettato acquisto dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Bossi (il relativo messaggio governativo del 27 novembre 2019 è all’esame della commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio).

Il progetto
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona comporteranno un investimento da parte del Cantone di 43 milioni e 420 mila franchi (più 3 milioni di franchi assicurati dalla Confederazione per esigenze particolari specifiche). Il progetto – per il quale il Gran Consiglio ha già stanziato il credito di progettazione per un importo di 3 milioni e 830 mila franchi – si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino.
Gli stabili del TPF e del Pretorio rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale, che si relaziona in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande e con il nucleo. Gli edifici del Pretorio e del TPF (sede in origine della prima scuola cantonale di commercio) sono strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città e sono considerati beni culturali d’importanza comunale. Per questo i volumi principali, i corpi di testa a carattere rappresentativo che si affacciano su Viale Stefano Franscini saranno integralmente conservati, ciò che ben s’inserisce nella strategia, legata ai beni storici, del Cantone e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). La superficie totale che sarà ricavata è di 3’648 metri quadrati, così suddivisi: 1’456 saranno riservati al Tribunale penale federale; 1’511 verranno utilizzati dalla Polizia cantonale (sede della Gendarmeria, della polizia giudiziaria e per altri servizi, tra cui le celle di fermo). Infine 611 metri quadrati saranno destinati alla Pretura civile di Bellinzona.
Secondo il programma previsto nel messaggio la consegna dell’edificio dovrebbe avvenire nel novembre del 2025.

L’importanza dell’intervento dello Stato in materia edilizia
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio prevedono investimenti importanti che, in un periodo come quello attuale, rappresentano un sostegno al settore dell’edilizia cantonale, confrontato con le ripercussioni negative originate dalla pandemia da Coronavirus. Gli investimenti previsti contribuiranno infatti ad aumentare gli investimenti pubblici in modo anticiclico, anche in previsione di un possibile rallentamento nel campo dell’edilizia privata e dei settori ad essa collegati.
Un passo in questa direzione è inoltre stato compiuto anche a fine gennaio, quando il Gran Consiglio ha approvato un credito di 100 milioni di franchi, per il periodo 2020-2027, destinato a interventi volti a risanare il patrimonio immobiliare dello Stato, prolungandone la durata di vita e il valore.
I contenuti del messaggio governativo sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, del capo della Sezione della logistica cantonale Giovanni Realini e dell’architetto Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli.

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

Norman Gobbi commenta la situazione di pareggio (2 sì e 2 no) scaturita dai quattro Cc

Due a due e palla al centro. La ‘partita’ in corso per la creazione del nuovo Comune della Bassa Leventina aggregando Giornico, Bodio, Pollegio e Personico riparte dal pareggio scaturito il 22 febbraio dalle votazioni dei rispettivi Consigli comunali (positive nei primi due casi, negative negli altri due). Ora la commissione di studio e i quattro Municipi dovranno inviare al Consiglio di Stato i rispettivi preavvisi includendo quelli dei Legislativi. Poi sarà avviata la procedura che porterà alla votazione consultiva popolare prevista il prossimo autunno. Il cui esito farà da base alla valutazione governativa all’indirizzo del Gran Consiglio (varare o abbandonare l’aggregazione ed eventualmente con quanti Comuni). Decisione parlamentare che sarà impugnabile con referendum e ricorsi. Di fronte al recente pareggio che getta un’ombra d’incertezza in più sul progetto, pareggio che molto probabilmente rispecchia anche il ‘sentire’ della popolazione, abbiamo raccolto l’opinione del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni e ‘padre’ del Piano cantonale delle aggregazioni.

Anzitutto l’esito delle votazioni nei quattro Cc. Cosa pensa dello scetticismo emerso guardando al medio e lungo termine tra riforma Ticino 2020 e nuova perequazione?
Questo progetto aggregativo ha preso avvio nel lontano 2013. Otto anni di gestazione per un’iniziativa che non fu promossa dai locali Municipi, come avviene d’abitudine, ma da un gruppo di cittadini determinati nel dare al comprensorio un nuovo assetto istituzionale, capace di meglio affrontare le sfide sociali ed economiche che caratterizzano la regione. Per due dei Comuni interessati si tratta di un’aggregazione che per certi versi potremmo definire quasi di necessità, mentre per gli altri due di un’aggregazione – in questo momento – di opportunità. E sappiamo benissimo che è più facile rassegnarsi di fronte alla necessità che cogliere un’opportunità. Il progetto di riforma Ticino 2020, sia per le ipotesi di diversa ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni, sia per la revisione del sistema perequativo, poggia su Comuni capaci di assumere i nuovi spazi di autonomia responsabilmente sul piano politico e amministrativo. I Comuni che non avranno questa capacità non potranno verosimilmente trarre tutti i vantaggi prospettati con la riforma istituzionale in corso.

Un segnale chiaro, quindi, rivolto agli scettici e ai contrari e che il sindaco di Personico, Emilio Cristina, ha rimarcato su queste colonne subito dopo le quattro votazioni. Ma a suo giudizio, cosa potrebbe far cambiare loro idea? Forse la garanzia di un aiuto finanziario cantonale più elevato?
Gli aiuti finanziari concessi dal Cantone non sono frutto di un mercanteggio. Il mio Dipartimento è chiamato ad assicurare le basi della possibile promozione dello sviluppo del comprensorio interessato, per esempio sostenendo i progetti di sviluppo socio-economico che le Commissioni di studio prospettano (le decisioni attuative spetteranno alla futura comunità), ma anche un’equità di trattamento tra un progetto e l’altro. Equità stabilita in base a criteri uniformi, che tengono in particolare conto della situazione finanziaria di partenza dei Comuni che vogliono aggregarsi, calibrando l’aiuto cantonale in modo che il nuovo Comune possa, con una gestione attenta, realizzare quanto previsto mantenendo un equilibrio finanziario autonomo e sostenibile anche a lungo termine. Le aggregazioni di opportunità conclusesi con successo negli ultimi anni dimostrano che non è stato tanto l’ammontare degli aiuti finanziari promessi dal Cantone a far pendere l’ago della bilancia a favore del nuovo Comune, quanto piuttosto la visione di sviluppo socio-economico che la Commissione è riuscita a elaborare e comunicare alla popolazione. Se così non fosse, non si spiegherebbero i consensi espressi dai cittadini dei Comuni che con l’aggregazione si sono visti aumentare il moltiplicatore d’imposta.

A proposito di visione, a Pollegio il rapporto di maggioranza della Commissione della Gestione in Cc ritiene il progetto a quattro riduttivo e vecchio ed evidenzia la mancata riflessione sul possibile coinvolgimento di Biasca. Ragionare su questo punto non sarebbe forse opportuno?
Ricordo che la popolazione di Pollegio nel 2011 aveva bocciato l’idea di un’aggregazione con Biasca. Quanto espresso dalla Commissione della Gestione, se non è stato detto per opporsi anche a questo progetto aggregativo, evidenzia un interessante cambiamento di attitudine, riferito però a un progetto che neppure esiste. In questo momento l’unico progetto avviato in conformità alla Legge sulle aggregazioni riguarda il comprensorio dei quattro Comuni della Bassa Leventina. Mentre l’ipotesi di estenderlo a Biasca – che nel caso dovrebbe raccogliere l’adesione di tutti i cinque Comuni e dei promotori della petizione e implicherebbe l’allestimento di uno studio completamente nuovo – non è stata formalizzata nel corso degli anni.

Sempre in materia di sviluppo, la zona industriale di Bodio e Giornico dal 2019 è riconosciuta dal Cantone come Polo di sviluppo economico (Pse). Uno sviluppo che non si capisce come possa concretizzarsi, se già la vicina Zona industriale d’interesse cantonale (Ziic) di Biasca da decenni fatica a raggiungere i livelli auspicati. Cosa si sta facendo per rafforzare il Pse, rispondendo così ai timori dei contrari all’aggregazione?
La capacità di sviluppo economico di una regione dipende da diversi fattori quali la disponibilità di terreni, l’accesso a vie di traffico veloci o a forza lavoro qualificata, ma anche dalla qualità di vita residenziale per chi vuole andarvi a lavorare o a creare impresa, o dalla capacità dell’ente locale di disporre di un’amministrazione capace, di Piani regolatori adeguati e di dotare il comprensorio delle necessarie infrastrutture pubbliche. In questo senso ogni realtà ha le proprie specificità e le proprie chance. Quello che è certo è che tutto questo ha molte più probabilità di concretizzarsi sotto l’azione di un solo Comune.

Fondamentale sarà la capacità di convincere la popolazione. Tuttavia con due Legislativi contrari su quattro la missione sembra quasi impossibile. Quale messaggio forte sarà portato avanti per cercare di costruire il necessario consenso?
Il Cantone tramite i servizi del mio Dipartimento promuove le aggregazioni che nascono dal basso. La Sezione degli enti locali, in questo senso, offre il proprio supporto, affiancando la Commissione di studio e il consulente scelto dai Comuni, per imbastire un’informazione che contenga tutti gli argomenti utili alla creazione di un consenso. Questa opportunità non viene sempre colta dai Comuni o non lo viene in tempo utile; ma a prescindere da ciò spetta ai membri della Commissione di studio, che vivono e conoscono la realtà del nuovo Comune, elaborare una visione e progetti di sviluppo socioeconomico capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative sentiti dalla popolazione. Quando questo non avviene, spesso l’esito è negativo.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 2 marzo 2021 de La Regione

(Foto: www.bodio.ch)

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

La campagna di vaccinazione, i ritardi e la diminuzione dei morti

La situazione epidemiologica è stabile: i contagi per ora sono sotto controllo e la diminuzione delle persone ospedalizzate nelle ultime 5-6 settimane è stata importante. “Ma soprattutto – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi – il numero delle persone che purtroppo perdono la vita a causa del virus è di molto diminuito. È il risultato più importante già raggiunto dalla campagna di vaccinazioni avviata in Ticino, che ha visto prima di tutto completata la vaccinazione nelle case anziani, così da proteggere proprie le persone più vulnerabili. Anche le vaccinazioni per gli over85 e over80 sono a buon punto con la seconda dose (osservo però che chi non avesse ancora voluto vaccinarsi e ha più di 80 anni lo può fare sempre) e che abbiamo aperto la possibilità di prenotare l’appuntamento per il vaccino agli over75”.

Ma c’è chi dice che abbiamo fatto troppo poco in queste prime settimane di vaccinazioni… “Comprendo queste critiche, però bisogna essere chiari. Il problema sta nel numero di dosi vaccinali che la Confederazione può mettere a disposizione dei Cantoni. La macchina in Ticino funziona molta bene. Se però manca la benzina si ferma. Ma appena arriva il carburante la macchina va a pieno regime. Ci sono stati ritardi di consegna del vaccino Pfizer alla Svizzera e di riflesso i Cantoni non hanno potuto continuare a vaccinare a ritmo sostenuto. Però, ripeto, l’organizzazione funziona molto bene e di questo occorre dare merito a molte persone e organizzazioni che si impegnano su questo fronte: i medici, i sanitari dei servizi ambulanze, i Comuni, la protezione civile, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Una vera e propria squadra che si mette al servizio della gente”.

Quali sono ora i prossimi passi di questa campagna? “Proprio nel corso di questa settimana il Governo ha presentato le varie fasi della campagna di vaccinazione, con l’apertura il prossimo mercoledì 3 marzo di un grande centro cantonale a Giubiasco. Entriamo nella fase tre, e possono prenotare la vaccinazione le persone dai 75 anni in su. Si tratta di un gruppo di 17mila persone. Poi nella fase 4 saranno vaccinati i malati cronici (circa 25mila persone) e in seguito gli over 65, una fascia di popolazione di 35mila persone. La vaccinazione fa parte dei quattro pilastri che il Governo ha posto per uscire da questa crisi: Limitare, Testare, Proteggere, Vaccinare. Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora bene quanto sia vicino. Per questo è importante rimanere vigili e prudenti”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

Norman Gobbi, il Governo ticinese è soddisfatto della nuova tabella di marcia del Consiglio federale per l’uscita dal semi-confinamento?
«È sicuramente positivo il fatto che sia stata rivista la posizione iniziale che prevedeva la seconda tappa delle riaperture il 1. aprile. Il Consiglio federale ha deciso di anticiparla al 22 marzo, ma serviranno reali misure di riapertura se la situazione pandemica lo consentirà. La Pasqua, un periodo cruciale per il turismo, è alle porte e la popolazione ha la necessità di riappropriarsi delle proprie libertà».

Le decisioni di Berna non fanno l’unanimità. Lei concorda con il presidente dell’UDC Marco Chiesa, il quale in un’intervista alle testate di Tamedia ha parlato di «dittatura del Consiglio federale»?
«Si tratta di una questione che riguarda il partito nazionale. Il Consiglio di Stato ha fatto presente a Berna le difficoltà del cantone. C’è però una differenza tra sentire e ascoltare: siamo stati capiti, questo sì, ma non compresi. Il timore è che la popolazione non possa più seguire le autorità».

Temete un aumento dell’esasperazione da parte dei cittadini?
«Sì, esasperazione e stanchezza psicofisica. Domani (oggi per chi legge, ndr) sono dodici mesi che il nuovo coronavirus accompagna le nostre vite. Ci sono dei settori che hanno dovuto chiudere, tra prima e seconda ondata, per cinque mesi. È una situazione difficile, e non solo economicamente. Gli aiuti di Stato non sostituiranno mai i guadagni ed è una situazione che diventa psicologicamente difficile da affrontare: qualcuno potrebbe arrivare a mollare tutto, creando un importante danno socioeconomico».

Come sono cambiati i rapporti con il Consiglio federale dalla prima alla seconda ondata? Lo scorso anno, dopo alcune reticenze iniziali, Berna aveva accolto le richieste del Ticino, in prima linea nella lotta alla pandemia.
«I rapporti sono meno intensi, nelle fasi iniziali della prima ondata eravamo solo noi al fronte. Oggi lo è tutto il Paese. Gli occhi che prima erano puntati sul Ticino oggi lo sono sul Consiglio federale, che ha un suo approccio. I Cantoni possono dire la loro, ma è Berna che decide. Dopo che una decisione è stata presa è importante lavorare insieme. A noi spetta il compito di far capire le difficoltà dei diversi settori economici e della popolazione».

Tra i settori più colpiti, economicamente e nel morale, c’è la ristorazione. Il Consiglio federale valuterà una riapertura delle terrazze dei ristoranti già a partire dal 22 marzo e non ha neppure escluso di estendere questa possibilità agli spazi interni.
«Il Consiglio di Stato auspica che si possa arrivare a una riapertura. Consentirla alle sole terrazze, però, è discriminatorio. È preferibile una riapertura generale con il rispetto di un rigoroso piano di protezione. I ristoratori hanno perso la Pasqua e il Natale dello scorso anno oltre a San Silvestro e il Carnevale 2021. Dovesse saltare anche la Pasqua, per molte attività sarà difficile poter riaprire».

Per una Svizzera che gradualmente riapre c’è un’Italia che pian piano richiude, con “zone rosse” a macchia di leopardo a seconda dell’esplosione di nuovi focolai. Uno scenario che preoccupa il Governo?
«Seguiamo con attenzione la situazione al di là del confine. I focolai vanno gestiti correttamente in modo da spegnerli sul nascere. Ci auguriamo che la strategia italiana funzioni così come ha funzionato quella messa in atto dal Ticino per contenere il focolaio legato alla variante inglese a Morbio».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

“Il Consiglio Federale ha fatto un passo nella giusta direzione”

“Il Consiglio Federale ha fatto un passo nella giusta direzione”

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è soddisfatto di quanto comunicato oggi.
“L’obiettivo è salvare la Pasqua, per chi nella ristorazione e nell’albergheria ci arriverà e anche per le famiglie. Viggiù e Re? Situazioni gestite dall’Italia”

In conferenza stampa è stato fatto notare dai giornalisti presenti a Berset e Parmelin che si è seguito poco di quello che avevano chiesto i Cantoni, per contro Norman Gobbi è soddisfatto. “Ho visto un passo nella giusta direzione per dare una prospettiva di riaperture a ritmo più serrato. Pensare a nuovi da qui a un mese non era soddisfacente né per noi né per le categorie economiche. Trovo positivo anche che abbiano ascoltato la richiesta di estendere la possibilità di fare sport sino ai 20 anni”, ha detto a caldo ai microfoni della RSI.
L’idea, se tutto andrà bene, di poter pensare a riaprire non solo le terrazze esterne ma anche potenzialmente ristoranti e bar a partire dal 22 marzo potrebbe permettere di salvare la Pasqua, ora vero obiettivo. “Certo, è questo il fine. Abbiamo sottolineato come a fine marzo saranno 100 circa i giorni di chiusura forzata per quei settori, che in un anno hanno dovuto star chiusi per 5 mesi forzatamente. Voglio vedere chi riesce a arrivare motivato a organizzare la Pasqua, anzi chi proprio ci arriva, visto che molte attività alberghiere e della ristorazione hano grossi problemi. Ci sono gli aiuti che rispondono ad alcune necessità ma non saranno mai pari al guadagno”, ammette il Consigliere di Stato. Che spiega come, dopo aver già perso la Pasqua dello scorso anno, Natale, la fine dell’anno e Carnevale per chi come i ticinesi ama stare in famiglia e all’aria aperta non poter vivere nemmeno la prossima Pasqua sarebbe un problema serio.
Non nasconde, come non lo hanno nascosto in conferenza stampa, che si rischia una terza ondata. “Basta guardare verso Brescia. Per quanto riguarda le realtà italiane come Re o Viggiù, sono le autorità locali a occuparsene. Chi ha dipendenti che vengono da quei paesi sicuramente starà attento perchè non vuole di certo portarsi a casa il virus e mettere a rischio l’intera azienda”.
In un anno di pandemia, si è imparato quanto è lunga. “Ma sappiamo anche come gestire i focolai, vedesi Morbio. Un altro aspetto di cui siamo consapevoli è la stanchezza generale, sia da parte di voi media nel riportare le notizie che per i cittadini ad accoglierle”.

Da www.liberatv.ch

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Berna ha deciso: la reazione di Norman Gobbi
Il presidente del Consiglio di Stato ticinese ora live su piazzaticino.ch. 

La Svizzera prova a ripartire e a uscire dal semi lockdown. Tra tanti dubbi e tante incognite. Lo fa in maniera timida, riaprendo qualcosa ma non tutto. Il timore per le varianti del Covid-19 è forte. Come sono state recepite in Ticino le mosse di Berna? Ce lo dice in diretta live Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese, ospite di piazzaticino.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1495090/piazzaticino-ch-gobbi-norman-berna-reazione

Da www.tio.ch
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“Serve una Pasqua quasi normale”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi commenta le decisioni odierne del Consiglio federale

Le richieste del Canton Ticino sono state accolte solo in parte nel piano di allentamenti del Consiglio federale. Punto principale che fa sorridere a sud della Alpi è la possibile anticipazione della seconda tappa, al 22 marzo. “Il mese che il Consiglio federale aveva ipotizzato dal primo marzo al primo aprire era effettivamente troppo e non rispondeva a delle aspettative, che sono legittime, da parte di chi è da settimane, se non mesi, chiuso”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
Un’altra delle richieste ticinesi accolte è stata quella di alzare l’età per le attività giovanili, dai 18 ai 20 anni, “per rispondere alle necessità di sfogo della popolazione più giovane”. Altre non sono state accolte: “Non hanno accolto la richiesta di portare da cinque a dieci il limite di persone per gli eventi in casa, quindi magari vedremo qualche grigliata in più viste le temperature primaverili”.
“Resta però l’incognita di vedere cosa succederà il 22 di marzo. Sarà importante dare delle prospettive soprattutto verso una Pasqua che dovrà essere una quasi normalità”. Tutto, però, dipenderà dall’evoluzione epidemiologica e dalla diffusione delle mutazioni. In tal senso, il Ticino può guardare al futuro con una certa: nonostante la variante inglese sia presente in Ticino da gennaio i numeri sono stabili a livelli abbastanza bassi, ha detto Gobbi, “cosa che ci fa ben sperare nell’ottica del 22 marzo”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/serve-una-pasqua-quasi-normale-DL3872603

Da www.ticinonews.ch
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Gobbi: ‘L’obiettivo è aprire per Pasqua’

«Siamo abbastanza soddisfatti delle decisioni del Consiglio federale di allentare le misure di confinamento di alcune attività economiche. La possibile riapertura di bar e ristoranti al 22 di marzo era una nostra richiesta, avanzata anche da altri Cantoni, che è stata accolta. Una riapertura al primo di aprile sarebbe stata troppo a ridosso della Pasqua e quindi avrebbe impedito ai ristoratori e gerenti di organizzarsi al meglio». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non nasconde una certa soddisfazione per la strategia di defaticamento annunciata da Berna. «Anche la nostra proposta di allargare lo svolgimento di attività culturali e sportive ai ragazzi fino a 20 anni è stata accettata e di questo siamo contenti», continua Gobbi. Per quanto riguarda invece la questione della possibile apertura delle sole terrazze dei ristoranti, «la riteniamo, se attuata, una misura discriminatoria nei confronti degli esercizi pubblici che ne sono sprovvisti».

Tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia. I contagi in questo periodo sono scesi a

livelli bassi, ma stagnanti. Il Consiglio federale è però preoccupato dalle varianti del coronavirus. «Certo, l’atteggiamento del governo federale è di prudenza. C’è però la campagna di vaccinazione anti-Covid che sta proseguendo. Una volta immunizzata la parte della popolazione più a rischio di complicanze, penso a tutti gli over 65, si potrà immaginare di ritornare a pieno regime per l’inizio dell’estate», risponde Norman Gobbi il quale precisa che dal Ticino si guarda con attenzione anche a quello che sta avvenendo nella vicina Italia. «Il rischio di una terza ondata nella provincia di Brescia non è remoto e per questo siamo attenti a tutto ciò che avviene sia sul nostro territorio, sia all’esterno». «L’allarme non è ancora rientrato, ma dobbiamo comunque dare alla nostra popolazione degli sprazzi di luce per ritornare al più presto alla normalità», conclude il presidente del Consiglio di Stato.

Dal punto di vista della campagna di immunizzazione, nel primo giorno di apertura delle prenotazioni per gli over 75 sono stati assegnati i primi mille appuntamenti. Lo ha reso noto il Dipartimento della sanità e della socialità. Il primo migliaio di appuntamenti è stato fissato a partire da mercoledì 3 marzo, in ragione di circa duecento al giorno. Verrà inoculato il preparato di Pfizer. La procedura online è ancora attiva. Le persone interessate possono iscriversi sul sito www.ti.ch/vaccinazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 de La Regione

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“Mini allentamento”
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13856509

Da www.rsi.ch/ilquotidiano

 

 

 

Vaccinazioni, tocca agli over 75

Vaccinazioni, tocca agli over 75

La macchina organizzativa è ormai rodata. La scarsità dei vaccini non ha però permesso di mantenere il ritmo di dosi inoculate immaginato dalle autorità sanitarie all’inizio della campagna, ma ora è stato dato un tempo certo per immunizzare tutte le persone che lo vorranno: entro la fine di luglio dovrebbe quindi concludersi il quarto punto – ‘vaccinare’ – della strategia cantonale anticoronavirus. I primi tre punti, ancora attuali, sono ‘limitare’, ‘testare’ e ‘proteggere’. La prima fase, che ha riguardato 10mila persone residenti nelle case per anziani, è conclusa. È ora in corso la seconda fase che dovrebbe terminare entro la fine di marzo e che riguarda gli over 80 (24mila persone, con una media di 600 vaccinazioni al giorno). Contemporaneamente sono state aperte le liste di prenotazione per gli over 75 anni compiuti o più. Si tratta di circa 17mila persone residenti che riceveranno informazioni dettagliate via lettera direttamente dall’Ufficio del medico cantonale. Le possibilità di accesso al vaccino per questa fascia della popolazione rimangono le due già conosciute: il centro di vaccinazione cantonale oppure la vaccinazione di prossimità organizzata dai Comuni.

Quattro centri dedicati
Il centro cantonale dedicato a questa fase è stato allestito presso il Mercato coperto di Giubiasco e inizierà a vaccinare a partire da mercoledì 3 marzo. Seguiranno i centri di Lugano (Conza), Locarno (Fevi), e Mendrisio (Mercato coperto).
Chi ha 75 anni o più e vuole optare per questa modalità può iscriversi da subito al sito La procedura guidata permette di prendere posto sulla lista d’attesa; l’avvenuta iscrizione viene confermata via Sms. Man mano che saranno disponibili i vaccini, il sistema provvederà settimanalmente a fissare gli appuntamenti degli iscritti, sempre con comunicazione via Sms. Quando il sistema assegna l’appuntamento, la persona viene informata dello stesso sia per la prima dose, sia per la seconda. Globalmente, dal 3 marzo al 4 aprile a Giubiasco ci saranno 10mila posti a disposizione. Al momento in cui la lista d’attesa raggiungerà le 10mila iscrizioni verrà sospesa. Tutti coloro che risultano annunciati sulla piattaforma web dovranno quindi attendere il proprio turno, che potrà arrivare fino a quattro settimane dopo l’iscrizione. È sempre possibile chiamare il numero verde 0800 128 128 per avere supporto in caso di problemi tecnici durante la procedura di registrazione.
Per chi non può o non intende recarsi a Giubiasco e preferisce attendere la possibilità di vaccinarsi nel proprio comprensorio sarà possibile annunciarsi al proprio Comune, ma solo a partire da lunedì 8 marzo. La vaccinazione di prossimità verrà poi organizzata dalla metà di marzo in avanti, grazie alla collaborazione dei medici del territorio, secondo le modalità già adottate per la vaccinazione delle persone over 80.
«Il Ticino ha messo in campo un’organizzazione flessibile e capillare in ogni fase. La velocità della ‘macchina’ dipende dalle dosi a disposizione e non dalla nostra volontà», ha sottolineato durante la conferenza stampa il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del governo, il quale ha ricordato che la campagna di vaccinazione «prosegue seguendo le priorità di accesso definite dalla Confederazione». L’invito alla cittadinanza è sempre quello di portare pazienza e di «rimanere vigili e prudenti». «Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora quanto vicino sia», ha aggiunto. Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e della socialità, ha invece ricordato che la campagna di vaccinazione continua con i vaccini di Pfizer e Moderna che si stanno dimostrando «ben tollerati». La fornitura della Confederazione è pari a 12’800 dosi (8’900 di Moderna e 3’900 di Pfizer). «L’efficacia è buona», ha continuato De Rosa. «Nelle case per anziani il numero di positivi al coronavirus è letteralmente crollato e questo lascia aperta la possibilità di ulteriori allentamenti per quanto riguarda le visite», ha spiegato ancora De Rosa che ha anticipato che entro la fine di febbraio l’Ufficio del medico cantonale emanerà direttive in tal senso.
Le fasi della campagna di vaccinazione successive, condizionate dalla disponibilità dei vaccini, coinvolgeranno sempre più persone: 25mila, da marzo a maggio, affette da malattie croniche; poi gli over 65 (35mila) da aprile a metà giugno; il personale sanitario (12mila) da maggio a giugno e infine tutta la popolazione adulta over 16 (160mila) da fine maggio a fine luglio.
«L’obiettivo prioritario è quello di evitare i morti», spiega il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. «La fascia più a rischio è quella degli over 65 anni e ci sono ancora 4’400 persone over 80 nelle liste di attesa dei Comuni», continua il dottor Zanini che chiarisce che le conseguenze delle riduzioni di forniture per il Canton Ticino «ammontano a circa 18mila vaccinazioni di differenza fra quelle previste e quelle effettuate». Nelle ultime settimane sono state effettuate solo duemila vaccinazioni a nuove persone, perché sono state utilizzate le dosi per la seconda iniezione. Quindi sono state vaccinate 16mila persone in meno, che hanno dovuto attendere e che ora legittimamente hanno la priorità su tutti gli altri.
Per quanto riguarda le persone più giovani ma a rischio, si sta progressivamente procedendo alle vaccinazioni: «È stata offerta la disponibilità a persone in attesa di trapianto, e si sta dando il vaccino anche ai malati oncologici e in generale a chi rischia maggiormente dal punto di vista dei decessi. A partire dalla seconda metà di marzo potranno essere considerate altre categorie», ha spiegato ancora il farmacista cantonale. Che il preparato di AstraZeneca (utilizzato in Gran Bretagna, ndr) non sia ancora omologato, per il farmacista cantonale è «una buona notizia». «Protegge solo al 60%, quindi per le persone a rischio è preferibile usare i vaccini di Pfizer e Moderna, più efficaci».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 febbraio 2021 de La Regione

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Vaccini, tocca agli over 75

Il Consiglio di Stato ha illustrato le prossime tappe della campagna di immunizzazione – Il presidente Norman Gobbi: «Ora possiamo fornire un quadro più completo della pianificazione, ma le incognite sulle forniture impongono la massima prudenza»

«Oggi vediamo il traguardo all’orizzonte, anche se non sappiamo ancora quanto vicino sia». Sono parole che invitano alla prudenza quelle pronunciate dal presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi in occasione della conferenza stampa convocata ieri a Bellinzona per fare il punto sulla campagna di vaccinazione dopo i ritardi annunciati nelle scorse settimane. «La fornitura dei vaccini è l’anello debole di una macchina collaudata», ha chiosato il presidente che ha esortato i ticinesi ad avere pazienza: «Sappiamo che c’è molta attesa. Purtroppo è la benzina che manca». Con l’appello alla pazienza ieri sono arrivate anche alcune buone notizie: «Le forniture di fine febbraio e inizio marzo sono state confermate», ha comunicato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa. In tutto 3.900 dosi di Pfizer (già arrivate in Ticino) e 8.900 di Moderna (che dovrebbero arrivare sabato). Dosi che consentono al Cantone di proseguire con la campagna vaccinale, annunciando «due nuovi passi importanti»: «Con le nuove forniture – ha osservato De Rosa – i Comuni potranno procedere a fissare gli appuntamenti delle persone over 80 che si erano già annunciate ma che erano state messe in lista d’attesa». Parliamo di circa 4.400 persone che non avevano ancora ricevuto un appuntamento a causa del ritardo nelle forniture. «A breve queste persone – gli ha fatto eco il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini – verranno contattate dai Comuni per fissare un appuntamento». L’altra novità importante riguarda l’apertura della campagna vaccinale agli over 75, circa 17 mila residenti in Ticino. Da domani queste persone riceveranno al proprio domicilio una lettera personale inviata dal medico cantonale in cui si forniscono tutte le informazioni necessarie per accedere al vaccino. Per questa fascia di età le possibilità rimangono le due già conosciute finora, ossia il centro di vaccinazione oppure la vaccinazione di prossimità organizzata dai Comuni.

Over 75, dove annunciarsi?
Il centro di vaccinazione dedicato a questa fase si trova al Mercato Coperto di Giubiasco e inizierà a vaccinare a partire da mercoledì 3 marzo. Chi ha 75 anni compiuti e desidera optare per questa modalità, ha spiegato il presidente Norman Gobbi, può dunque iscriversi subito al sito www.ti.ch/vaccinazione. Man mano che saranno disponibili i vaccini, il sistema provvederà settimanalmente a fissare gli appuntamenti degli iscritti, attraverso una comunicazione via SMS. Globalmente dal 3 marzo al 4 aprile a Giubiasco ci saranno 10 mila posti a disposizione. Chi si annuncia alla piattaforma web dovrà attendere il proprio turno che potrà arrivare fino a quattro settimane dopo l’iscrizione. Il numero verde 0800 128 128 resterà attivo per dare supporto in caso di problemi durante la procedura o per eventuali spostamenti degli appuntamenti, è stato spiegato ieri in conferenza stampa. Per chi invece preferisce vaccinarsi nel proprio comprensorio sarà possibile annunciarsi al proprio Comune, ma solo a partire da lunedì 8 marzo. La vaccinazione di prossimità verrà organizzata dalla metà di marzo in avanti, grazie alla collaborazione dei medici del territorio, secondo le modalità già adottate per la vaccinazione delle persone over 80.

Quattro centri cantonali
Il centro cantonale di vaccinazione di Giubiasco è in fase di allestimento e come detto sarà operativo da mercoledì 3 marzo, ha spiegato il presidente Norman Gobbi. Sempre nel mese di marzo verranno allestiti gli altri tre centri cantonali: al Conza di Lugano, al Fevi di Locarno e al Mercato Coperto di Mendrisio. «Il concetto è il medesimo che ha animato i centri regionali di Rivera, Ascona e Tesserete – ha chiosato Gobbi -. L’auspicio è che queste persone vengano accompagnate e che giungano con tutti i documenti necessari, come la carta d’identità e il tesserino della cassa malati. In queste strutture per gli over 75 dovremo garantire una grande capacità di vaccinazione, ma l’individuo resterà comunque sempre al centro», ha rassicurato il presidente Gobbi.

Le conseguenze dei ritardi
Nel fare il punto, ieri, il farmacista cantonale non ha tuttavia omesso di ricordare le conseguenze legate alla riduzione delle forniture sul numero totale di vaccinazioni eseguite: «Rispetto alla tabella di marcia che avevamo previsto sotto Natale, oggi in Ticino mancano circa 18 mila vaccinazioni», ha chiosato Zanini. Non solo. Nelle ultime settimane il Cantone è stato costretto a utilizzare le dosi di cui disponeva per garantire la seconda dose a chi aveva già ricevuto la prima. Riducendo così notevolmente il numero delle persone che avrebbero potuto ottenere la prima dose. Il saldo su questa categoria è pesante, ha spiegato Zanini. «A causa dei ritardi 16 mila persone non hanno potuto ricevere la dose. Si tratta di persone che attendevano legittimamente il vaccino e che sono state costrette a rinunciarvi, a volte con un giustificato nervosismo», ha concluso Zanini. Nonostante i ritardi ieri è stato tuttavia possibile fornire un primo orizzonte temporale sull’intera campagna vaccinale, fase per fase, secondo le fasce d’età (vedi grafico). «È una pianificazione di massima – ha osservato De Rosa – vincolata alle successive forniture. La via però è tracciata».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Vaccini in Ticino, si passa agli over75

Vaccini in Ticino, si passa agli over75

Le autorità cantonali hanno organizzato un momento informativo per un aggiornamento sul piano di vaccinazione nel nostro Cantone.
Gobbi: “La macchina organizzativa funziona”.
De Rosa: “Tutto dipende dalla fornitura dei vaccini”. Zanini: “L’obiettivo rimane quello di evitare morti”
Nonostante la carenza di vaccini la campagna di vaccinazione prosegue in Ticino. Prende il via, infatti, la fase 3 che riguarda gli over75. Da oggi viene estesa la possibilità di annunicarsi alla popolazione over75 in su: 17mila residenti in Ticino domani riceveranno infatti una lettera dal Medico cantonale con tutte le informazioni. Il centro di vaccinazione principale dedicato a questa fase sarà a Giubiasco e sarà operativo da mercoledì 3 marzo. “La macchina operativa funziona, ma la fornitura dei vaccini è l’anello debole”, ha commentato Norman Gobbi. Alla conferenza stampa erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dss Raffaele De Rosa e il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. Qui sotto tutte le informazioni.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Vaccini per tutti da fine maggio

Da metà marzo, in Ticino, potranno invece ricevere il preparato anti-Covid le persone con oltre 75 anni – “Forniture anello debole della campagna”

Inizierà a metà marzo la vaccinazione per le persone con più di 75 anni; queste ultime riceveranno una lettera firmata dal medico cantonale a partire da domani (mercoledì). Potranno inoltre essere vaccinate anche le persone con oltre 80 anni che erano in lista di attesa a causa dei ritardi nelle forniture dei preparati di Pfizer e Moderna. Lo ha dichiarato martedì mattina il consigliere di Stato, Raffaele De Rosa, durante una conferenza stampa a Bellinzona, durante la quale è stato fatto il punto della situazione vaccinale in Ticino.

La campagna di vaccinazione contro il coronavirus nel Cantone procede, ma il ritardo e l’incertezza degli approvvigionamenti (da parte delle aziende farmaceutiche) pesano negativamente sui risultati finora raggiunti e rappresentano “l’anello debole della campagna”, hanno sottolineato le autorità cantonali. “C’è interesse per la vaccinazione, ma dobbiamo ancora invitare la popolazione ad avere pazienza. L’aspetto della fornitura dei vaccini rimane l’anello debole”, ha detto il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Il centro di vaccinazione di Giubiasco (mercato coperto) è in fase di allestimento e sarà operativo dal 3 marzo per gli over 75 ha detto il presidente del Governo, sottolineando che saranno allestiti anche gli altri centri: Conza Lugano, Fevi Locarno, mercato coperto di Mendrisio.

I ritardi nella fornitura dei vaccini hanno causato la perdita di circa 18’000 vaccinazioni, ha dichiarato il farmacista cantonale, Giovan Maria Zanini, sottolineando che in Ticino “dal 4 gennaio fino a domenica sera sono state somministrate 32’775 dosi di vaccino”. Il Ticino, ha aggiunto Zanini, ha ricevuto finora circa 42’000 dosi; circa 10’000 non sono ancora state somministrate ma sono quasi tutte già state consegnate, in distribuzione o riservate.

“In questo momento è in corso la somministrazione della seconda dose di vaccino anti-Covid nei comuni, stiamo parlando di 6’730 persone”, ha spiegato Raffaele De Rosa, consigliere di stato e capo del Dipartimento della sanità e della socialità.

Dopo le vaccinazioni agli over 75, l’obiettivo è procedere alla fase 4 (persone affette da malattie croniche, circa 25’000 persone, da fine marzo). La fase 5 riguarderà gli over 65 (35’000 persone) da metà aprile. La fase 6 riguarderà il personale sanitario (12’000 persone) da inizio maggio. La fase 7 (popolazione adulta sopra i 16 anni), da fine maggio, a causa proprio dei ritardi e delle incertezze nelle forniture dei preparati Pfizer/BioNTech e Moderna.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vaccini-per-tutti-da-fine-maggio-13853170.html

Da www.rsi.ch/news

 

Tessiner bangen um Schweizer Osterurlauber

Tessiner bangen um Schweizer Osterurlauber

Ostern naht. Angesichts der aktuellen Lage halten sich viele Schweizer mit Buchungen zurück. Im Tessin ist die Lage angespannt.

Das Wichtigste in Kürze
– Nach dem Bundesrat bleiben Restaurants und Bars bis mindestens Anfang April geschlossen.
– Entsprechend verzichten viele Schweizer auf ihre grossen Osterferien im Tessin.
– Kanton und Tourismus schlagen deshalb Alarm und fordern baldige Lockerungen.
In vier Wochen ist Ostern. Für das Tessin beginnt damit das grosse Ostergeschäft – zumindest für gewöhnlich. Denn angesichts der aktuellen Lage warten viele Schweizer mit der Reiseplanung in den Süden.
«Es herrscht eine grosse Unsicherheit», bestätigt auch Jutta Ulrich von Tessiner Tourismus. Eine Aussage über die Osterbuchungen könne sie Stand heute aber nicht machen. Der Grund: Viele Buchungen würden noch immer sehr kurzfristig erfolgen.
Vor gut zwei Wochen erklärte sie gegen über Nau.ch aber noch, dass nur «wenige Buchungen in den Hotels» eingegangen seien.

Politik will Gastro vor Ostern öffnen
Eine Tendenz, die auch der Kanton fürchtet. Wie der Tessiner Staatsrat am Wochenende mitteilte, wolle er Restaurants und Bars deshalb spätestens am 22. März öffnen. Zumindest tagsüber und entsprechend den bekannten Schutzplänen.Auch der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi spricht sich für eine baldige Lockerung der Massnahmen aus. «Es geht darum, Hunderte von Geschäften wieder in Betrieb zu nehmen, die für drei Monate geschlossen werden mussten», betont der 43-Jährige auf Anfrage. Die Entwicklung der letzten Wochen sei ja schliesslich «mehr als ermutigend» gewesen.

https://www.nau.ch/news/wirtschaft/tessiner-bangen-um-schweizer-osterurlauber-65875493

Da www.nau.ch

Coronavirus: Tessiner Staatsrat setzt Bundesrat unter Druck

Coronavirus: Tessiner Staatsrat setzt Bundesrat unter Druck

Das Tessin wird ungeduldig. In einem Brief an den Bundesrat fordert der Regierungsrat eine Ausstiegsstrategie aus den Massnahmen gegen das Coronavirus.

Das Wichtigste in Kürze
– Das Tessin will seine Massnahmen gegen das Coronavirus lockern dürfen.
– Die Lage sei stabil genug, argumentiert der Regierungsrat, die Leute seien müde.
– Der Bundesrat wurde in einem Brief gebeten, «regionale Unterschiede» zu beachten.

Am Mittwochabend verschickte der Tessiner Regierungsrat einen Brief, adressiert an den Bundesrat. Es seien «regionale Unterschiede» betont worden, so Regierungspräsident Norman Gobbi zum «Corriere del Ticino». Konkret wolle das Tessin, dass die Landesregierung eine Ausstiegsstrategie aus dem Lockdown evaluiere.

«Grosses Ungleichgewicht» zwischen Tessin und Lombardei
Die Fallzahlen im italienischsprachigen Kanton hätten sich auf einem tiefen Niveau stabilisiert, so der Regierungsrat. Ebenso sei der Druck auf die Spitäler massiv gesunken. «In dieser Situation wird es schwierig, weiterhin Anstrengungen von der Bevölkerung zu verlangen», so Gobbi. Man verspüre eine zunehmende Müdigkeit.

Im Grenzgebiet zum Tessin, der Lombardei, sei das Leben fast wieder zur Normalität zurückgekehrt. Das sei «ein grosses Ungleichgewicht», meint der «Lega»-Politiker.

Tessin hat Coronavirus «unter Kontrolle»
Wegen der Mutationen des Coronavirus macht sich Gobbi aber keine Sorgen: «Die Situation ist unter Kontrolle.» Zwar sei ein Anstieg der Varianten zu verzeichnen, aber die globalen Fälle blieben stabil. Auch die fortgeschrittene Impfung der gefährdeten Personengruppe spreche für leichte Lockerungen.

«Im Moment bitten wir lediglich darum, dass die Bundesbehörde die Situation der Jugendlichen sorgfältig prüft», so der Staatsratspräsident. Beispielsweise könnte das Tessin sportliche Aktivitäten im Freien und in der Halle wieder zulassen. Oder Freizeit- und Kulturangebote öffnen. Von Restaurants und Bars sei im Brief nicht die Rede gewesen.

https://www.nau.ch/politik/bundeshaus/coronavirus-tessiner-staatsrat-setzt-bundesrat-unter-druck-65869531

Da www.nau.ch