«Con una puntura torniamo alla vita»

«Con una puntura torniamo alla vita»

 

Il centro della Protezione civile di Rivera ha accolto i primi ultraottantacinquenni
Gobbi: «Tappa importante di un lungo percorso» – De Rosa: «Puntiamo a 200 dosi al giorno» Pedevilla: «Tutto ha funzionato bene, l’approccio empatico con gli anziani è fondamentale»

Al centro della Protezione civile di Rivera ieri li si vedeva arrivare a coppie; chi col marito, chi con la figlia o con il genero. Era la loro giornata: gli over 85 che si sono annunciati hanno potuto ricevere la prima dose di vaccino. «Il medico che mi ha fatto l’iniezione aveva una mano fatata», ci ha raccontato Gianna, 95 anni, una volta uscita. «Tutti bravi, molto gentili. Non ho avuto nemmeno un po’ di paura», ci confida. «Quando ho saputo che potevo vaccinarmi non ho esitato un attimo, anche perché vivo con la famiglia di mia figlia e avevo paura che si ammalassero per colpa mia». «Lei non aspettava altro – ha continuato la figlia – e anche noi siamo molto sollevati. Abbiamo vissuto quasi un anno col timore di poterla contagiare. Le vietavo di fare tutto e adesso sono contenta che con il vaccino i nostri anziani potranno piano piano riacquistare un po’ di libertà. Devono poter vivere, davvero».

Mancanza di normalità
Poter riprendere in mano un po’ la propria vita è anche la speranza di Aldo e Nicla, 90 e 84 anni. «Lui, non appena ha saputo che poteva prenotarsi, è partito come un razzo», racconta lei scherzando. «È vero – conferma il marito -, ero abituato ad uscire alle 8.30 al mattino. Andavo in centro un paio d’ore, lasciando libera la mia signora di sbrigare le faccende domestiche. Incontravo gli amici al bar, leggevo il giornale». «Era la normalità, e a lui tutto questo manca molto», aggiunge Nicla. Ad accompagnarli c’era la figlia, che con questa prima iniezione tira un sospiro di sollievo: «Sono contenta, perché sono stati mesi di grande preoccupazione. Ho anche una figlia che va a scuola e avevo il timore che potesse infettarli, quindi abbiamo ridotto al massimo le visite, ma è molto legata ai nonni e sente la loro mancanza. Oggi invece mi tolgo un peso, anche se so che è solo il primo di due step».

«Sono felice di potermi vaccinare», ci ha raccontato invece un altro signore, arrivato da Chiasso con la moglie e la figlia. «Abbiamo 90 anni, cerchiamo di essere prudenti e uscire il meno possibile. Ma non è facile stare sempre a casa», confessa. «In tanti anni di vita non abbiamo mai vissuto niente di simile», gli fa eco la moglie, anche lei pronta a farsi somministrare il siero. «Con questa iniezione vediamo un po’ la luce in fondo al tunnel. Timori per il vaccino? Nessuno, appena abbiamo saputo che era possibile prenotare un appuntamento non abbiamo esitato, anzi ne siamo stati felici: così ci possiamo sentire un po’ più sicuri».

Tutto è filato liscio
In occasione del primo giorno di vaccinazione erano presenti a Rivera anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. «Abbiamo avuto modo di visitare il centro, vedere che funziona ed è accogliente», ha spiegato Gobbi. «Questa – ha proseguito – è solo una della prime tappe di un processo che si estenderà con i centri di Tesserete e Ascona, per poi proseguire con il coinvolgimento degli studi medici, in attesa della vaccinazione di massa». Girando per il centro, Gobbi ha potuto anche parlare con alcuni anziani, per assicurarsi che tutto stesse filando liscio: «Ho persino incrociato una signora che abitava vicino a mio nonno, a Piotta. In generale mi sembrava che fossero tutti abbastanza tranquilli, ma soprattutto spinti da una grande voglia di proteggersi». «Ho notato un’ottima organizzazione e un grande impegno. Soprattutto, ho visto il desiderio di occuparsi dell’anziano e del suo accompagnatore in tutta sicurezza e senza fretta», ha detto da parte sua Raffaele De Rosa. «Gli ospiti mi sono parsi sereni e anche un po’ incuriositi. In queste prime ore i numeri sono ancora contenuti perché vogliamo testare il sistema, poi si arriverà a 200 vaccinazioni al giorno. Numeri importanti e calibrati in funzione della disponibilità del vaccino», ha concluso il direttore del DSS.

I numeri del primo giorno
Nel corso della mattinata sono state vaccinate 64 persone, ha evidenziato Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP). «Tutte le persone sono arrivate puntuali e hanno osservato le indicazioni del personale», ha evidenziato. «Negli ultimi giorni ci siamo organizzati per poter offrire un servizio di qualità. Il nostro obiettivo era proprio far sì che tutto si svolgesse nel migliore dei modi: il personale è molto attento e soprattutto cerca di mettere gli ospiti a proprio agio». Tornando ai numeri, dopo la prima giornata di test che ha permesso di somministrare 130 dosi, nei giorni successivi si conta di poter vaccinare oltre 200 persone. In un secondo momento, «quando andremo a vaccinare la popolazione più giovane, si procederà a un ritmo diverso. Con gli anziani, invece, l’approccio empatico è fondamentale», conclude Pedevilla.

Nuove misure e altri aiuti

Nuove misure e altri aiuti

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Nuove-misure-e-altri-aiuti-13741657.html

Il Governo ticinese prende posizione sulle misure proposte dal Consiglio federale per frenare la pandemia, chiedendo anche la situazione straordinaria

Il Consiglio di Stato ticinese condivide in linea di principio le proposte del Consiglio federale sulle misure per contenere la pandemia di coronavirus, ma chiede che siano accompagnate da nuovi aiuti.
Il Governo chiede un programma di sostegno economico mirato ai settori colpiti dalle chiusure, in particolare ristorazione, cultura, tempo libero e fitness.
Il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo di indossare la mascherina per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro, così come un’introduzione di un obbligo del telelavoro.
Le autorità di Bellinzona tornano a chiedere delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera.
Infine il Governo ritiene che sia opportuno dichiarare lo stato di situazione straordinaria per avere una coerenza della gestione alla risposta sulla pandemia a livello nazionale e una maggiore rapidità delle decisioni.

Coronavirus – Il Consiglio di Stato prende posizione sulla consultazione federale

Coronavirus – Il Consiglio di Stato prende posizione sulla consultazione federale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione in merito alle modifiche dell’ordinanza federale COVID-19 e sulle proposte del Consiglio federale per rafforzare le misure di contenimento del numero di nuovi contagi in Svizzera.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.

Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati ad una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi.

In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi.

Per quanto riguarda il telelavoro, il Governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.

Il Consiglio di Stato ribadisce che qualora dovessero essere necessarie nuove misure di chiusura, come ad esempio di negozi e attività commerciali, queste dovranno essere accompagnate da aiuti mirati e celeri. Il Governo segnala inoltre il tema del turismo degli acquisti, invitando le autorità federali a verificare l’allineamento delle disposizioni fra i Cantoni e a monitorare con attenzione le regole in vigore oltre i confini nazionali.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Secondo il Governo ticinese andrebbero introdotte delle raccomandazioni mirate a queste fasce di popolazione come, ad esempio, orari dedicati in negozi e attività commerciali.  

Infine, il Governo ticinese, considerata la particolare situazione territoriale, ha chiesto nuovamente l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi.

“Scettici su alcune proposte di Berna”

“Scettici su alcune proposte di Berna”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi esprime la posizione del Cantone sulle misure proposte del Consiglio federale, chiedendo inoltre di abbassare la soglia per i casi di rigore
Ieri dopo la conferenza stampa il Consiglio federale ha avanzato una serie di proposte ai Cantoni per futuri adeguamenti delle misure. Tra le proposte sul tavolo la chiusura dei negozi non essenziali, l’obbligo del telelavoro e la chiusura delle scuole. Su questi punti in particolare però, Teleticino ha registrato lo scetticismo di Norman Gobbi dopo la riunione odierna del Consiglio di Stato: “Ci sono alcune misure che possono essere valutate positivamente e se necessario adottate”, spiega Gobbi, “su altre siamo più scettici. Penso ad esempio all’obbligo del telelavoro, perché questo significherebbe non solo, per dire, dover tenere le riunioni di Governo in forma digitale ma anche investimenti importanti per molte aziende, probabilmente però senza la possibilità di averne un tornaconto. Quindi bisogna focalizzarsi su altri aspetti, in primis le altre misure che vanno anche fatte rispettare sul posto di lavoro”.

La chiusura delle scuole
“Il Governo cantonale è molto scettico, perché il diritto all’educazione e alla formazione è sancito dalla carta dei diritti del fanciullo e anche dalla costituzione cantonale. L’obiettivo”, aggiunge Gobbi, “è evitare dopo una crisi sanitaria una crisi socio-economica anche una crisi formativa ed educativa. Se ci dovessero essere delle misure in merito saremmo pronti ad adottarle, ma in questo momento si favorisce la gestione attuale che al momento sta dando un buon riscontro”. “Da alcune settimane infatti”, conclude il Presidente del Consiglio di Stato, “di quarantene di classe non ce n’è più state”.
 
Abbassare la soglia dei casi di rigore
Anche per le chiusure dei negozi non di prima necessità rimangono dubbi, per esempio sulla definizione di quale sia un bene di necessità. Ma in ogni caso è chiaro al Governo ticinese che se le chiusure ci saranno occorreranno maggiori aiuti ai casi di rigore: “Una delle richieste formulate dal settore, riconosciuta necessaria anche dal Canton Ticino, è quella di abbassare dal 40 al 25% la riduzione della cifra d’affari necessaria per rientrare nella categoria. Proprio per rispondere a un settore, penso a ristorazione e turismo, che ha avuto sì un’estate eccezionale ma che in queste settimane ha comunque subito un danno importante. Ma anche per rispondere ai fornitori che sono parte integrante di un sostrato economico soprattutto locale, che avrà un danno non indifferente”.
Gobbi non esclude nuove chiusure

Gobbi non esclude nuove chiusure

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-non-esclude-nuove-chiusure-13732939.html

Il Governo cantonale ha deciso oggi di rimandare di qualche giorno la scelta su eventuali nuove misure restrittive per contenere la pandemia.
Il Governo cantonale ha deciso di non decidere e di rimandare di qualche giorno la scelta su eventuali nuove misure restrittive per contenere la pandemia.
Una perdita di tempo prezioso? “Se guardo i dati sui nuovi infettati direi di no. C’è una stabilizzazione verso il ribasso e quindi una riduzione tendenziale dei nuovi casi positivi”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. “Il Governo oggi ha discusso delle possibili misure. Siamo però anche in attesa di quanto vorrà proporre la Confederazione. Ed i documenti annunciati ieri da Berset in conferenza stampa arriveranno solo domani pomeriggio. Era quindi difficile oggi prendere delle decisioni”, prosegue Gobbi. “Nei prossimi giorni vogliamo monitorare l’efficacia delle misure prese a fine dicembre. Poi prenderemo posizione sulle proposte federali. E se del caso adotteremo nuove misure cantonali”.

 

 

‘Già oggi valuteremo la situazione’

‘Già oggi valuteremo la situazione’

Articolo all’interno dell’edizione di giovedì 7 gennaio 2021 de La Regione

«Il Consiglio di Stato si chinerà già questa mattina sulla consultazione aperta dal Consiglio federale. All’ordine del giorno c’è la valutazione della situazione epidemiologica alla luce delle misure entrate in vigore prima di Natale e l’eventuale implementazione di ulteriori misure per cercare d’invertire la curva dei contagi». Norman Gobbi, presidente del governo, non nasconde la preoccupazione per il fatto che durante gli ultimi 14 giorni, nonostante la chiusura di bar e ristoranti, il numero di contagi sia rimasto tendenzialmente alto. Prenderete altri provvedimenti, magari in ambito scolastico? «Anche la chiusura delle scuole o l’introduzione dell’insegnamento a distanza nella forma ibrida è uno dei temi. Allo stato attuale l’obiettivo è però quello di non generare un’ulteriore crisi oltre a quella sanitaria ed economica. Mi riferisco a quella educativa. L’esperienza della scorsa primavera non è sempre stata per tutti gli allievi positiva. Occorre inoltre tener conto del problema legato all’accudimento dei figli che dovessero rimanere a casa e a quello del (maggior) tempo libero dei ragazzi più grandi. Per questo bisognerà ponderare bene una scelta del genere e soprattutto per quale tipo di scuola: obbligatoria o post-obbligatoria», aggiunge il presidente del governo. Il Consiglio federale ha anche fatto intravedere la possibilità d’introdurre il telelavoro, dove possibile, in modo obbligatorio. La scelta però sarebbe lasciata ai Cantoni. «Questo è uno dei temi – con il trasporto pubblico – che torna puntualmente», commenta Gobbi. «Potrebbe decretarlo il Consiglio federale, ma non lo fa perché probabilmente al suo interno non c’è una maggioranza. Per quanto riguarda l’amministrazione cantonale e anche per quelle comunali, il telelavoro è una modalità conosciuta e applicata a seconda delle possibilità e dell’organizzazione dei singoli uffici. Anche nell’economia privata, le aziende che possono lo attuano da mesi. Non credo però che debba essere introdotto obbligatoriamente».

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Articolo all’interno dell’edizione di giovedì 7 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

Oggi tocca a Bellinzona tracciare la rotta

Il Consiglio di Stato si chinerà sulla situazione epidemiologica nel nostro cantone: scontato il prolungamento delle misure già in atto – Norman Gobbi: «Il momento è critico»
Il Consiglio di Stato si riunirà oggi per discutere eventuali ulteriori misure e per rispondere alle proposte messe in consultazione da Berna. Nel nostro cantone la situazione epidemiologica rimane infatti tesa, tanto che il settore sanitario nei giorni scorsi ha lanciato un nuovo allarme. «Il prolungamento delle misure attualmente in vigore a livello cantonale è abbastanza scontato» commenta Norman Gobbi, presidente del Governo. «Purtroppo gli auspicati effetti delle chiusure decise dalle autorità federali prima di Natale (ristorazione, n.d.r.) non si sono avvertiti sui contagi. Il numero delle nuove infezioni, nonostante scuole e molte attività economiche ferme per le festività, non è calato». Il virus, in barba alle misure prese dal Consiglio federale il 18 dicembre, ha continuato la sua corsa. «Blindare le persone in casa non rientra nella nostra cultura» ribadisce Gobbi. «La situazione attuale deve comunque far richiamare ancora una volta i cittadini al senso di responsabilità individuale. In generale, serve estrema prudenza da parte di tutti».

«Buchi» nella formazione
Le proposte di Berna, messe in consultazione ai Cantoni, verranno come detto discusse già oggi dal Consiglio di Stato. «In questo modo avremo già un orientamento definito e potremo capire se adottare ulteriori nuove misure di carattere cantonale» spiega ancora il presidente del Governo. «La situazione che stiamo vivendo è molto critica, non possiamo sottovalutarla». I margini di manovra ticinesi sono comunque piuttosto limitati. Ad ogni modo, si potrebbe pensare a una chiusura dei commerci non essenziali, ad esempio. E la scuola? «Dobbiamo cercare di garantire il più possibile una corretta formazione ai nostri ragazzi» spiega ancora Gobbi. «Purtroppo qualche buco formativo, dopo la chiusura delle scuole della scorsa primavera, lo abbiamo constatato. In particolare nei soggetti più deboli. Viviamo già una crisi sanitaria ed economica: è importante quindi non creare anche una crisi formativa che poi peserà sul futuro delle nuove generazioni».

Aiuti immediati e concreti
Con buona probabilità, le proposte messe in consultazione ai Cantoni verranno approvate. Ristoranti, bar, strutture per lo sport e la cultura rimarranno chiusi fino a fine febbraio. Ma è in particolare la ristorazione che sta pagando e pagherà un prezzo elevatissimo. «Il nostro auspicio è che si possa trovare in tempi brevissimi una soluzione» dice Gobbi. «Nell’ambito degli aiuti ai casi di rigore ci sarà un adeguamento della perdita della cifra d’affari in modo da riuscire a coprire la maggior parte delle strutture della ristorazione e dell’albergheria. Capisco e condivido l’urgenza di ricevere aiuti immediati da parte di questi settori. Una chiusura di due mesi – da Natale a fine febbraio – pesa fortemente sia sulle aziende sia sui lavoratori, che non hanno la certezza di avere un posto di lavoro una volta che avverrà la riapertura». Il voto del Gran Consiglio sul messaggio da 75,6 milioni di franchi di aiuti per i casi di rigore dovrebbe cadere entro fine gennaio.

Ospedali sotto pressione
Da parte sua, anche Raffaele De Rosa abbraccia la strada del prolungamento delle misure. «In Svizzera e in Ticino la situazione epidemiologica rimane tesa» commenta. «In queste condizioni, e con le varianti più contagiose giunte anche in Svizzera, ben difficilmente potrebbe esserci un allentamento. D’altra parte non possiamo certo chiudere gli occhi di fronte ai settori più in difficoltà: per questo rinnoviamo la richiesta al Consiglio federale di potenziare gli aiuti. Aiuti che dovranno giungere rapidamente e senza troppa burocrazia. Le richieste del settore della ristorazione sono legittime e sono condivise dal Consiglio di Stato». De Rosa è poi tornato sulla situazione negli ospedali ticinesi, che si sono visti costretti ad aumentare i posti in terapia intensiva. «Già diverse settimane fa, tramite una risoluzione governativa, abbiamo previsto un dispositivo ospedaliero di prontezza» dice. «Visto il recente aumento delle ospedalizzazioni abbiamo dunque proceduto a un ulteriore rafforzamento del dispositivo sia a Moncucco sia alla Carità. Tuttavia questa situazione non può durare per troppo tempo. Non possiamo pensare di ridurre chissà per quanto le attività elettive e non urgenti».

Il 2020 di Norman Gobbi

Il 2020 di Norman Gobbi

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 31 dicembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13719640

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-lavoro-dietro-le-quinte-non-si-e-mai-fermato-YD3621010

“Il lavoro dietro le quinte non si è mai fermato”
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Auguri di cuore a tutta la popolazione per un 2021 di pace e serenità”
 
“Oggi la parola ‘positività’ ha quasi assunto un’accezione negativa pensando soprattutto ai casi positivi di Covid che hanno colpito il nostro territorio”. Sono le parole di Norman Gobbi che, intervistato da TeleTicino, incalza: “Ma la positività dello spirito non l’abbiamo mai persa, non solo il sottoscritto ma anche il Governo, nell’affrontare una sfida difficile che ha messo sotto pressione la nostra popolazione”.
 
Molto lavoro è rimasto nell’ombra
“Covid a parte – spiega il Presidente del Governo – nel 2020 tutti i Dipartimenti hanno portato avanti i propri progetti, come quelli di rilancio economico, di innovazione, di rafforzamento dei trasporti pubblici, la formazione per chi è più debole e il miglioramento del servizio di presa a carico dei nostri anziani a domicilio o negli istituti di riposo”.
Molto lavoro è infatti rimasto nell’ombra del Covid: “Il lavoro dietro le quinte non si è mai fermato, mi riferisco anche a dei progetti strategici che saranno presentati a inizio 2021”, precisa Gobbi.
 
Il Governo è unito
“Sono diventato Presidente del Consiglio di Stato a maggio dopo la prima ondata. Con Vitta siamo riusciti a gestire bene il passaggio e il Governo è rimasto veramente unito al di là delle discussioni interne che sono del tutto normali. La forza di questo Governo è stata proprio quella di rimanere uniti dopo aver preso delle decisioni importanti, nel condurre un’azione che non era facile e che non lo è tutt’ora”.
 
Elezioni comunali
“In primavera abbiamo adottato delle misure drastiche. Chiaramente la campagna elettorale tradizionale fatta di contatti sul terreno sarà meno possibile rispetto al passato. Sarà dunque importante garantire che tutte le idee possano essere espresse e sta ai candidati inventarsi dei nuovi modi per farsi conoscere. D’altra parte sarà importante rafforzare l’utilizzo del voto per corrispondenza”.
 
Gli auguri di buon anno
Gobbi conclude con un auguri a tutta la popolazione ticinese: “Che tutta la popolazione possa trovare nel 2021 quella pace e quella serenità che è purtroppo mancata nel 2020. Auguri di cuore!”
«Con gli anni sono cambiato ma qualche libertà me la prendo»

«Con gli anni sono cambiato ma qualche libertà me la prendo»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 29 dicembre 2020 del Corriere del Ticino

 

Abbiamo incontrato il presidente del Governo Norman Gobbi per una chiacchierata a tutto tondo. Ma non solo sull’anno difficile ormai agli sgoccioli, toccando diversi ambiti. Un ritratto tra il personaggio pubblico, il consigliere di Stato e l’uomo, la vita privata.

Qual è la cosa più bella che le è capitata in questo 2020?
«Sicuramente il fatto di aver riscoperto alcuni valori mentre tutto si fermava e la nostra vita cambiava. Quando tutto ha chiuso sono rimasto molto a casa e ho dedicato il mio tempo alla famiglia, a mia moglie e ai miei figli».

E quella più brutta?
«Il distacco da diverse persone care in una situazione in cui non si poteva vivere in maniera compiuta il cordoglio. Ho detto addio a mio nonno, ad Attilio Bignasca e a Oviedo Marzorini. Se ne sono andate diverse persone alle quali ero davvero affezionato da una vita. Sento di mandare un segno di vicinanza a tutti coloro che hanno sofferto e hanno avuto lutti. Mesi difficili per tutti».

Il fatto di essere presidente del Governo ha cambiato il suo modo d’essere e di porsi?
«Dopo dieci anni in Governo sono comunque cambiato, il ruolo con il tempo ha un influsso nel modo di essere e di porsi. In sostanza aiuta a maturare, ma questo non toglie che, ogni tanto, qualche libertà me la prendo. È il mio modo di essere, altrimenti non mi sentirei più il Norman che tutti conoscono. Qualche battuta, magari fuori dalle righe o sopra le righe, qualche volta ci sta, siamo tutti uomini (o donne)».

Eppure c’è chi sostiene che c’era un Gobbi pre-elezioni 2019, affabile e sempre pronto alla battuta. E un Gobbi post-elezioni 2019 (chiuse con una valanga di voti). A chi sostiene che quel successo l’ha cambiata e l’ha reso meno popolare cosa risponde?
«Meno popolare? Forse perché quest’anno non ho potuto fare alcuna festa popolare perché sono state cancellate. Non c’è stato San Provino e San Martino, momenti di incontro che mi sono mancati eccome. È in quei momenti che tasti il polso e percepisci i sentimenti della popolazione. È cambiata la situazione, non io, in maniera radicale in pochi mesi. Chi passa davanti a casa mia lo sa bene quanto io rimanga in tutto e per tutto Norman, poco importa se ci diamo del tu o del lei. Qualcosa da raccontare la trovo sempre con chiunque. Adoro il contatto e lo scambio con le persone. Purtroppo le occasioni di questi incontri sono diventate più rare».

Quante ore dorme ogni notte il presidente del Governo?
«Tra 5-6 ore. D’inverno anche qualcosina in più. Ma non sono di certo un dormiglione. Mi piace fare, non dormire».

È lei che sveglia moglie e figli?
«No, non faccio troppo rumore. Chi vuole dormire a casa Gobbi lo può fare senza problemi».

Chi la segue su Instagram ogni mattina, verso le 6, o anche prima, raramente molto più tardi, trova il suo “buondì” con immortalata la chiesa di Nante. Perché ha inaugurato e mantiene questa tradizione?
«Ho iniziato per caso, poi visto che è una bella prospettiva, l’ho mantenuta. Il sole sorge da quella parte e quella vista permette un’interessante prospettiva anche sul cambio delle stagioni e spesso il cielo è ancora stellato. Mi risponde una decina di persone mentre la story la vedono in circa 2.000. Stranamente ho sempre vissuto vicino a delle chiese, prima a Piotta, poi a Minusio e ora a Nante. È fin curioso».

Ma la chiesa la guarda solo da lontano o la frequenta?
«Vedere una chiesa e fotografarla vuol dire quasi frequentarla».

È un credente praticante?
«Sono credente, ma non praticante».

Veniamo a queste feste. Cosa faranno Norman Gobbi e la sua famiglia?
«Rispetteremo le regole e questo è essenziale. Saremo in famiglia e non più di dieci, con mio fratello e mia mamma».

In queste occasioni riesce a staccare la spina o il lavoro la segue sempre e ovunque?
«Sono capace a staccare ed è stato così nei giorni di Natale. Ovviamente quando sei in vacanza e succede qualcosa devi essere sempre pronto a intervenire. E per me è sempre stato così».

Quanto sono stati pressanti i media nel chiederle interviste in questi mesi di pandemia?
«Io sono sempre stato disponibile, non solo in questo periodo. La differenza è che prima venivo interpellato su diversi temi, nella fase pandemica le domande sono state sempre le stesse. Ma mi rallegro che questa intervista è diversa dal solito. Bene».

Non so più dove ho letto che parlava di sua moglie come una donna di gran pazienza. Significa che in casa Gobbi la variabile difficilmente gestibile è lei?
«Forse Elena è molto paziente perché, di regola, sono poco a casa (pandemia permettendo) e deve gestire due bambini come Gaia e William, bambini intelligenti e vivaci».

Moglie che, ricordiamolo, ha conosciuto a palazzo delle Orsoline quando lei era un giovane parlamentare ed Elena gestiva la buvette. Ha un qualche aneddoto di quell’epoca?
«Ero un bambino, di certo un baby deputato. Nel 1999 e nel 2003 ero il deputato più giovane in Gran Consiglio. Con il 1. gennaio saranno 20 anni che Elena ed io stiamo assieme e siamo sposati da 12 anni. Tanti aneddoti, ma politici, quelli sentimentali non vanno resi pubblici» (n.d.r. e sorride).

Ci racconti allora…
«Era un modo di vivere la politica che oggi non c’è più, i bei tempi in cui tra parlamentari (al di là degli schieramenti partitici) si riusciva a fare squadra parlandosi e trovando delle soluzioni. Spesso questo avveniva in maniera informale, davanti a un buon piatto di affettato o polenta e salmì. C’era un grotto che mi piaceva particolarmente, ma non le dirò di più. Scherzi a parte rimpiango quel periodo e non mi piace un Parlamento nel quale ci si parla più addosso che assieme».

Chi la segue sui social, negli scorsi mesi l’ha vista frequentare diversi ristoranti. In quelle situazioni ha sempre visto rispettare alla lettera le direttive anti-coronavirus?
«I social sono croce e delizia, mi sono preso parecchie critiche, anche lo scorso inverno quando andavo con le racchette a due passi da casa mia. Io le regole le rispetto, a darmi fastidio è la mancanza di tolleranza. Nei ristoranti, quando arrivavo, era tutto perfetto e le regole le ho viste rispettare. Semmai è qualche avventore che era poco ligio con la mascherina quando si alzava da tavola».

Alla fine possiamo dire che la ristorazione è stato un po’ il capro espiatorio di una situazione oggettivamente complicata?
«Sì, lo possiamo dire. La decisione di chiudere bar e ristoranti è fondata su degli studi fatti negli USA su molti dati, ma con abitudini ben diverse dalle nostre. Ad esempio da loro, il mordi e fuggi porta anche 7-8 nuclei di clienti passare sullo stesso tavolo per un pranzo o una cena. Da noi solo 1 nucleo, eccezionalmente lo stesso tavolo accoglie un altro nucleo di clienti».

Peggio quindi la massa di persone su treni e bus nell’ora di punta?
«Indubbiamente, anche perché l’igiene di un bus e di un treno non può essere la stessa».

Restando alla ristorazione, in queste feste farà capo al take away?
«L’ho già fatto e se vorremo lo faremo ancora. Ma quando sono a casa mi piace mettermi ai fornelli, mi rilassa e mi diverte. Cucinare è uno dei miei pochi ambiti di creatività: chiamiamolo alleggerimento mentale».

E cosa cucina?
«Il risotto in tutti i modi. L’ultimo era ai mirtilli e champagne».

In cosa sono cambiate le discussioni in Governo tra la prima e la seconda ondata, tra la presidenza di Christian Vitta e quella sua?
«L’equivoco di fondo è che le presidenze fanno sempre capo allo stesso Governo, ad essere mutata è la situazione esterna e la percezione delle decisioni. Vado orgoglioso nel sostenere che in Governo le discussioni sono sempre aperte e franche, ognuno con le sue convinzioni e le sue sensibilità. Arrivare nella seconda ondata con le decisioni della prima, significava ammettere che avevamo capito e imparato poco. A marzo non restava che chiudere tutto perché non si capiva la situazione e tante erano le incognite. Poi l’estate è stata all’insegna della riconquista delle nostre libertà. In seguito si è resa necessaria una nuova chiusura graduale e ragionata. Ovviamente si può sempre fare meglio. Ma sottolineo che i ginevrini, che avevano riaperto dopo il loro “lockdown”, hanno dovuto chiudere ancora la ristorazione».

Ma a metterci la faccia e a dare il ritmo è il presidente…
«Direi che ci mette la faccia, ma dietro ci siamo tutti e cinque. E sottolineo che nessuno di noi ha mai messo in discussione o generato dibattiti pubblici sulle scelte prese. Questa è vera lealtà e io sono fiero di fare parte di questo Consiglio di Stato. È uno dei pochi aspetti belli della pandemia».

Appena le sarà possibile non esiterà a farsi vaccinare, oppure preferisce attendere un po’?
«Non mi farò vaccinare subito. Ma non perché non credo al vaccino, ma perché preferisco che venga somministrato a chi ne ha bisogno, a chi è realmente in pericolo. Almeno fino a quando le dosi a disposizione saranno sostanzialmente poche».

Ma lei si reputa immune?
«Per nulla, sarebbe arrogante sostenerlo. Ma dico che in un Cantone come il nostro, con i tassi più alti, siamo (ad oggi) il solo Consiglio di Stato senza contagi o quarantene. Questo è un dato oggettivo, segno che siamo attenti».

E che dire allora del Consiglio federale che farà in corpore il vaccino?
«Nulla in contrario, ma sa un po’ di azione di marketing. E ha fatto bene a farla».

Dobbiamo ammettere che la nostra vita è cambiata, poi c’è chi soffre e chi no il cambiamento. Lei a quale categoria appartiene?
«A quella che soffre il cambiamento, a questo tipo di cambiamento. Mi manca tastare il polso alla popolazione, mi piacciono i social, ma non mi bastano, adoro il contatto diretto, sui social si vedono piuttosto le tifoserie pro e contro, ma non è il Paese reale».

Appassionato di sport e tifoso dell’Ambrì Piotta, quanto le manca lo stadio e il suo ambiente?
«Mi manca moltissimo, per l’Ambrì (non me ne vogliano i bianconeri) e per il vivere la nostra gente. Inoltre va detto che alla Valascia come alla Cornèr Arena quando potevano esserci i tifosi in numero limitato, il comportamento degli stessi è stato impeccabile. I ticinesi, quando le cose si fanno serie, sono molto responsabili. Lo dico anche a vantaggio di chi, oltre San Gottardo, ritiene spesso il contrario. Tra i ticinesi vedo una gran voglia di tornare alla normalità».

Le capita ancora di pensare al 2015, alla corsa al Consiglio federale fallita?
«È stato un bel ricordo, un’occasione per mettermi alla prova lontano dal Ticino, la mia “comfort zone”. E sono rimasto come punto di riferimento in Ticino, anche per i media che ho imparato a conoscere e spesso mi contattano ancora».

Quale aspetto le provoca ancora un po’ d’amaro in bocca?
«Amaro in bocca non direi. Ma citerei lo sgambetto del PS. Facendo una battuta posso dire che però agli amici socialisti qualche sgambetto l’ho fatto anche io. È il sale della politica».

E cosa di quell’esperienza la fa ancora sorridere?
«Più che sorridere mi ha fatto piacere la gran voglia del Ticino di essere presente a livello federale. Significa che c’è amore per questo Paese, un affetto che molti sono certo hanno riscoperto in questa pandemia. Non sono molti i cittadini che possono andare fieri delle loro istituzioni. La difficoltà di muoverci oltre i confini nazionali ci ha reso più consapevoli delle virtù del nostro Paese e che quanto ci unisce tra svizzeri è ben maggior di quanto ci divide. È la differenza che c’è tra i grandi valori e quelli di dettaglio. Viviamo in una realtà stupenda e troppo spesso ci lamentiamo. Ma poi, molto in fretta, sappiamo tornare sui nostri passi».

Quando prevede non sarà più consigliere di Stato?
«Quando mi annoierò di fare questo lavoro. Ma non è ancora l’ora. Fino a quando ogni giorno troverò un perché mi devo arrabbiare e devo combattere per i miei ideali di svizzero, di ticinese e di leghista, farò di tutto per restare in Governo. Poi a deciderlo saranno i cittadini».

Come si immagina quando non sarà più in Consiglio di Stato?
«Dovrò inventarmi. Ho 43 anni, mettiamo che ne farò ancora sette, arriverò solo a 50 anni. Ma oggi non ci penso».

Un augurio ai ticinesi per il 2021.
«L’anno scorso abbiamo riscoperto il valore della terra, in primavera tutti si sono ritrovati ortolani e attenti al nostro piccolo essere. Davamo tutto per scontato e oggi sappiamo che di scontato non c’è più nulla. Neppure il benessere va considerato inscalfibile. Le cose cambiano, impariamo dai valori imprescindibili: avere cura della nostra terra, che significa avere cura di noi e dei nostri cari. La nostra vita è troppo importante e lo capiamo quando un dramma ci tocca di persona. Guardiamo le cose piccole e di valore. Qualcuno sorriderà, ma io sono legato al passo del montanaro, lento ma non troppo, sicuro, con una cadenza precisa. È quello che ti porta lontano».

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Dalla gioventù ad oggi
Parlamentare in erba nel 1999

 

Orgoglioso delle sue origini
Norman Gobbi detto «Vais», originario di Quinto, è nato il 23 marzo 1977 a Faido. Nel 2007 si è laureato in Scienze della comunicazione all’Università della Svizzera italiana, ma già nel 2002 l’intraprendenza e lo spirito imprenditoriale lo avevano portato ad avviare un’attività lavorativa quale consulente in comunicazione e marketing. Tra l’altro è stato membro del Consiglio d’amministrazione dell’Hockey club Ambrì Piotta, la sua squadra del cuore. Ma il richiamo della politica è molto forte, al punto che conosce sua moglie Elena alla buvette del Gran Consiglio (dove lei lavorava nel corso delle sessioni parlamentari) quando muove i primi passi da politico.

«Testa dura e tiepida»
Della sua famiglia scrive «sono felicemente sposato con Elena dal 2008 e orgoglioso papà di Gaia e William. Elena, da sempre è la prima persona che mi sostiene in tutte le sfide che decido di affrontare». E aggiunge: «Lealtà, pragmatismo, schiettezza, identità territoriale, amore per la Patria (il nostro territorio e la nostra popolazione): sono i valori su cui ho deciso di costruire le mie posizioni politiche. Testa dura e “tiepida”, sono sempre disposto ad aiutare e apprezzo la sincerità e le amicizie vere. Incontro volentieri le persone, prestando a tutte la medesima attenzione. Sono determinato: quando mi prefiggo un obiettivo mi impegno a fondo nel raggiungerlo. L’ascolto mi consente di entrare in sintonia con le persone con le quali sono in contatto. Mi piace prendere posizione, difendo le mie idee, senza però dimenticare quelle degli altri: c’è sempre qualcosa da imparare. Ho iniziato ad appassionarmi alla politica da ragazzino, già alle scuole medie durante le lezioni di storia e geografia. Una piccola palestra di civica, che mi ha convinto a entrare in politica all’età di 18 anni nella Lega».

In Gran Consiglio
Già in giovane età diventa un po’ la mascotte della Lega, segue le orme di diversi leghisti della prima ora e fa proprie le idee del movimento di Giuliano Bignasca. Nel 1999 viene eletto per la prima volta in Gran Consiglio, gremio che presiederà nell’anno 2008-2009. Politica cantonale ma anche federale, in Consiglio nazionale dove rimane per un anno (2010-2011).

L’anno del balzo in Governo
L’exploit Gobbi lo fa nell’aprile del 2011, quando viene eletto in Consiglio di Stato. È un successo personale, ma anche un momento storico per la Lega che piazza la doppietta in Governo: oltre al confermatissimo Marco Borradori, da quel momento la Lega manterrà la maggioranza relativa nell’Esecutivo cantonale, strappando al PLR il secondo seggio. Per i liberali radicali è una sconfitta che brucia ancora oggi, anche alla luce dei due tentativi falliti nel 2015 e nel 2019 di riprendersi quel seggio. Partito per Lugano Borradori a Bellinzona arriverà Michele Barra (stroncato da un male incurabile un anno dopo la sua entrata in carica). Poi è stata la volta di Claudio Zali, consigliere di Stato in carica. Gobbi nel 2019 risulta il più votato del Governo.

Il sogno infranto del Consiglio federale
La disponibilità e l’abilità del destreggiarsi con il tedesco (e lo Schwyzerdütsch) fanno di Gobbi un politico sempre più in vista a livello federale. Leghista convinto, ma molto vicino all’UDC (al punto di staccare la tessera di partito), convince il primo partito nazionale a considerarlo nella corsa al Consiglio federale. Era il 2015 e il Ticino da anni attendeva il momento buono per piazzare nuovamente un ticinese dopo Flavio Cotti (recentemente scomparso). Ma il 9 dicembre 2015 il verdetto è amaro. L’incarico viene affidato a Guy Parmelin. Il Ticino avrà il suo rappresentante nel 2017 con Ignazio Cassis (PLR).

Il Cantone concede le autorizzazioni d’esercizio alle stazioni sciistiche

Il Cantone concede le autorizzazioni d’esercizio alle stazioni sciistiche

Comunicato stampa

Il Gruppo di lavoro “Grandi Manifestazioni” istituito dal Consiglio di Stato ha concesso oggi l’autorizzazione d’esercizio a tutte le stazioni sciistiche ticinesi, dopo aver analizzato i piani di protezione presentati da ogni singola stazione invernale. Piani che sono basati sulle attuali disposizioni imposte a livello federale.

Nel comunicare tale decisione, lo speciale Gruppo di lavoro evidenzia come le autorizzazioni non avranno una durata illimitata. La possibilità di tenere aperti gli impianti è infatti condizionata all’evoluzione epidemiologica che si registra a livello cantonale, al rispetto dei piani di protezione e a eventuali cambiamenti dell’ordinanza federale.
Per tutte le stazioni sciistiche ticinesi è previsto un contingentamento del numero di sciatori. Una restrizione che permetterà di gestire al meglio e in tutta sicurezza la pratica dello sci a coloro che raggiungeranno le piste.
Nel rispetto delle disposizioni federali e cantonali, anche sulle piste da sci i ristoranti e i bar resteranno chiusi, così come avviene nel resto del Cantone. Sarà tuttavia possibile il servizio d’asporto (take away), ma senza possibilità di consumare direttamente sul posto o nelle immediate vicinanze e in modo da non creare assembramenti con più di 5 persone.
I gestori degli impianti sciistici ticinesi hanno dimostrato una buona capacità di adattamento della loro attività alle condizioni imposte dall’attuale situazione. Saranno chiamati a far rispettare dagli utenti delle piste i piani di protezione prestabiliti. Inoltre il Cantone, in collaborazione con la Polizia cantonale, vigilerà affinché le norme siano rispettate. In caso contrario, come detto, potrebbe essere revocata l’autorizzazione d’esercizio. Per concludere si rinnova agli sciatori l’appello alla massima prudenza.