Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Governo Norman Gobbi: “È importante la prudenza, ma anche evitare situazioni di stop & go”

Il Consiglio di Stato ticinese ha scritto nuovamente a Berna, segnalando che la popolazione ticinese comincia a essere stanca delle restrizioni e ha chiesto una strategia di uscita dalla crisi. “Questa stanchezza si percepisce su più fronti”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino. “Nell’ambito del programma che metteranno in consultazione settimana prossima presso i Cantoni abbiamo chiesto all’autorità federale di considerare questa stanchezza. Il pensiero vai ai giovani, che hanno bisogno di valvole di sfogo (sport, tempo libero, cultura), ma anche a quelle attività che potranno essere riammesse visto che in Svizzera c’è un’evoluzione favorevole, anche se non in tutti i Cantoni. Per questo abbiamo chiesto di considerare anche l’aspetto regionale”.

Il paragone con l’Italia
Gobbi ha poi paragonato la situazione ticinese con quella della vicina Italia: “Lombardia e Piemonte hanno una situazione epidemiologica simile a quella del Ticino, ma godono di maggiore libertà, con bar, ristoranti e negozi aperti”, ha rimarcato Gobbi. “È la prima volta che si riscontra questa differenza a favore delle province italiane”.

Berna risponde o no?
Non è la prima volta che il Consiglio di Stato scrive a Berna. Ma l’autorità federale risponde agli appelli ticinesi o restano lettera morta? “Spesso si fa orecchie da mercante. Uno degli elementi evidenti è che ci sono barriere linguistiche e geografiche. Purtroppo abbiamo più relazioni a sud che a nord. Questo impone comunque di guardare una relazione e una situazione che deve essere confortata. Se i ticinesi hanno fatto bene dal punto di vista dei contagi, alla fine gli sforzi devono essere premiati”.

La preoccupazione delle varianti
Gli esperti della Confederazione sono prudenti e hanno messo in guardia sugli allentamenti. C’è infatti preoccupazione per le varianti. La scelta è politica di fronte a queste previsioni? Bisogna dare retta ai medici o rischiare? “È importante la prudenza” risponde il consigliere di Stato. “Non possiamo permetterci di richiudere dopo eventuali allentamenti. Quello che abbiamo segnalato anche alla Confederazione è che dobbiamo evitare una situazione di “stop & go”, che sono logoranti. Se le misure non sono più supportate e sopportate dalla popolazione diventa difficile applicarle”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ticino-scrive-di-nuovo-a-berna-c-e-stanchezza-DY3809306 

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

Da www.liberatv.ch

Per il leghista ormai le misure sono “mal sopportate dalla popolazione” che non “capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà. Noi penalizzati”

 Il Consiglio Federale non ha consultato i Cantoni prima di dire in conferenza stampa che probabilmente non ci saranno allentamenti nemmeno ai primi di marzo rispetto alle misure anti Covid. E questo fa sentire quelli che vivono una situazione migliore, come il Ticino, un po’ dimenticati (come a marzo, quando il nostro Cantone chiedeva misure più severe trovandosi con molti più contagi rispetto al resto del Paese).
Norman Gobbi ha espresso il suo malcontento e le sue perplessità ai microfoni di RadioTicino. La migliore delle ipotesi è a suo dire una consultazione coi Cantoni sulle riaperture, altrimenti “scriveremo ancora al Consiglio federale una presa di posizione per far capire dalla base come le misure per essere attuate e rispettate debbano essere supportate e sopportate dalla popolazione”.

Che cosa pensi il Ticino è evidente. “Da un lato il supporto comincia a mancare perché non si capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà”, spiega il Consigliere di Stato, che fa notare come “le misure cominciano a essere anche meno sopportate dalla popolazione” e che “se non c’è il supporto e non c’è più la sopportazione diventa difficile fare rispettare queste regole”.
“C’è una volontà, e lo si percepisce soprattutto da parte di chi lavora al fronte, albergatori, ristoratori, esercenti, commercianti, di voler tornare a una normalità che però potrà essere data in maniera graduale, sappiamo che non ci possono essere allentamenti totali da zero a mille perché porterebbero a dei dérapage dal punto di vista della curva epidemiologica”, ha aggiunto come in questo momento da Berna “non viene dimenticato tutto il Ticino, ma tutti i territori che hanno andamenti positivi e hanno la necessità di tornare a un centro livello di normalità”.
A proposito di allentamenti, ipotizza che ci possa essere qualcosa in relazione alle attività all’aperto, come lo sci, in vista delle vacanze di Carnevale. 

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale frena su una possibile riapertura alla fine di febbraio
Le varianti preoccupano Alain Berset: «Siamo in una pandemia dentro la pandemia»
Berna non risponde al Ticino sui controlli ai confini – Norman Gobbi: «Torneremo alla carica»

Allentare le misure prima della fine di febbraio è «irrealistico». Anzi, non è escluso che alcuni provvedimenti vengano prorogati. Il Consiglio federale si è riunito ieri per fare il punto della situazione e, per dirla con le parole di Alain Berset, «ci troviamo di fronte a un dilemma». Da un lato, il tasso di positività e il numero di nuove infezioni giornaliere sono in calo. Dall’altro, «siamo confrontati con una pandemia nella pandemia», ha spiegato Berset riferendosi alle nuove varianti del coronavirus. «Attualmente – ha detto – siamo in una situazione simile a quella di inizio ottobre, con la differenza che le mutazioni inglese e sudafricana sono del 40-50% più contagiose». Il tasso di riproduzione ha in effetti già superato l’1 in una decina di cantoni, e questo malgrado il lockdown.

In questo contesto, ha spiegato il consigliere federale, «non è realistico» pensare a un allentamento delle misure restrittive prima del 28 febbraio, ma l’Esecutivo tornerà a discuterne tra due settimane. «Vogliamo scongiurare una terza ondata. Dobbiamo osservare quanto sta avvenendo ed essere cauti», ha sottolineato il capo del Dipartimento dell’interno. Ma se un alleggerimento delle misure è per il momento da escludere, dal 1. marzo non bisogna attendersi un’apertura totale. «C’è una luce alla fine del tunnel, ma ci vuole tempo».

Fra accelerazioni e prudenza
D’accordo con la posizione di Berset si dice il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici: «I casi stanno scendendo, sì, ma le nuove varianti avanzano rapidamente. Il Consiglio federale è stato lungimirante. Anche perché ci troviamo nelle condizioni ottimali per vaccinare “a manetta”: meno virus c’è in circolazione, minore è la possibilità di avere varianti nuove sul territorio». Per Marco Chiesa, presidente dell’UDC, è giunta invece l’ora di riaprire le attività economiche. «A mio parere si sta pesantemente sottovalutando l’impatto che il lockdown sta avendo sulla popolazione» spiega. «Al di là del grave danno economico che impatta direttamente sui posti di lavoro, gli apprendistati e le vite professionali di ognuno di noi, il Consiglio federale sta perdendo di vista, in particolare, l’aspetto sociale e psichico che questo confinamento produce su adulti e bambini. La gente, alla luce dei positivi dati epidemiologici che si registrano oramai da settimane, non ne può più di rimanere chiusa in casa. C’è tanto bisogno di tornare a una normalità ‘‘sicura’’, grazie alle misure che più di tutte si sono rivelate efficaci: mascherine, igiene delle mani, distanziamento. Non possiamo più aspettare: la popolazione ha bisogno di certezze, di una strategia chiara, di risposte. Ha bisogno di tornare a vivere».

«Non mi sorprende che il Consiglio federale voglia andarci con i piedi di piombo e, complici anche le varianti in circolazione, non riaprire prima del previsto. Ce lo attendevamo ed eravamo pronti», commenta invece Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio. «Mi stupisce invece – prosegue – che si dica già adesso che a marzo cambierà poco. Trovo esagerato mettere già le mani avanti. In generale, credo ci sia un po’ di confusione e non vorrei fosse il preludio di una nuova chiusura che, senza aver fatto analisi particolari, possa colpire indistintamente le diverse attività».

Ticino «penalizzato»
«Se prima di Natale il Ticino era uno dei cantoni messi peggio, oggi l’evoluzione epidemiologica da noi è positiva. Paghiamo quindi un po’ il fatto che negli altri cantoni la situazione dei contagi sia peggiore» dice da parte sua il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Gli esperti ci esortano alla prudenza, legata alla presenza delle varianti del virus anche in Ticino. Ma i dati di queste ultime settimane sono positivi. E le attività economiche oggi costrette alla chiusura vorrebbero poter tornare al più presto a lavorare», ha aggiunto. «C’è poi un’altra “aggravante”: l’alleggerimento delle misure in Italia e in Austria stride ancora di più con il regime di restrizioni in vigore in Ticino, cantone che sta conoscendo, come detto, un’evoluzione positiva rispetto al resto della Svizzera. Dovremo tornare ad affrontare la questione, visto che il mese di febbraio è appena iniziato e la stanchezza della popolazione si fa sentire».

Nessuna risposta sui confini
Da Berna, per il momento, non è infatti arrivata alcuna risposta alle richieste presentate dal Governo ticinese per un maggiore controllo ai confini. L’Esecutivo, annuncia Gobbi, tornerà quindi alla carica. «Solleciteremo ancora il Consiglio federale per avere una risposta. Le misure messe in atto hanno permesso al Ticino di far calare i contagi, ma le persone iniziano a far fatica a rispettare le norme».

Anche i frontalieri della sanità
Ieri il Consiglio federale ha anche annunciato alcune misure per estendere la cerchia delle persone che possono farsi vaccinare gratuitamente. Berna assumerà i costi anche per chi vive in Svizzera ma non è soggetto all’assicurazione malattie obbligatoria, come il personale diplomatico e i dipendenti di organizzazioni internazionali. Potranno farsi vaccinare gratuitamente nella Confederazione anche i frontalieri che lavorano nelle strutture sanitarie elvetiche. Secondo le stime, il nuovo disciplinamento interessa circa 150.000 persone. Le spese sono stimate in 3,5 milioni di franchi.

Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato chiede l’introduzione di test per i viaggiatori che rientrano in Ticino da oltreconfine e il divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o andare al ristorante
Norman Gobbi: «Vogliamo evitare che quello che da noi è vietato venga fatto altrove»

La Lombardia, come quasi tutta l’Italia, è tornata a colorarsi di giallo. Dopo un mese di restrizioni, quindi, i nostri vicini di casa possono tornare a riassaporare un po’ di libertà. Una normalità che ha il sapore di un pranzo al ristorante o di un aperitivo al bar. Gli allentamenti decisi dal Governo italiano hanno però delle conseguenze anche sulla Svizzera, o perlomeno sul Ticino. Da ieri sono infatti cadute le restrizioni per chi intende attraversare il confine. Se prima si poteva sconfinare solo per «comprovate necessità» o per ragioni lavorative, ora chi vuole andare in Lombardia per turismo (compreso quello degli acquisti) o per riabbracciare un familiare può farlo liberamente, a patto di essersi sottoposto, nelle 48 ore antecedenti all’ingresso nella Penisola, a tampone (PCR o rapido) risultato negativo. Così, pagando gli 80 franchi necessari per effettuare un test rapido, niente potrà vietare a un cittadino ticinese di recarsi sabato a Como e fare due passi in centro, pranzare al ristorante e, magari, sulla strada di ritorno fermarsi al supermercato per fare la spesa. Un sabato normale, si direbbe. Perlomeno in epoca pre-COVID.

Lì si apre, qui è chiuso
Oggi, invece, le possibilità offerte dalla vicina Penisola cozzano con le misure decretate in Svizzera dal Consiglio federale. Da noi, come sappiamo, fino a fine mese non sarà possibile andare al ristorante, né al bar, e molti negozi resteranno chiusi. Proprio il disequilibrio venutosi a creare dopo le nuove regole entrate in vigore in Italia ha spinto il Consiglio di Stato ticinese a scrivere a Berna per chiedere l’introduzione di contromisure puntuali per scoraggiare il turismo degli acquisti e, più in generale, ridurre gli spostamenti dei ticinesi. Il Governo teme infatti che una maggiore circolazione delle persone lungo la frontiera possa vanificare tutti gli sforzi messi in campo finora per contenere i contagi.

Le richieste
Da Palazzo delle Orsoline è quindi partita ieri una missiva indirizzata al Consiglio federale per chiedere l’introduzione urgente di nuove misure per «limitare la mobilità non essenziale da e per l’Italia». Provvedimenti che – viene sottolineato nella lettera – sono peraltro in linea con le misure già in vigore in alcuni degli Stati limitrofi, come ad esempio l’Italia. L’Esecutivo ticinese avanza una duplice richiesta. Da un lato, il Governo sostiene che bisognerebbe prevedere l’introduzione di test rapidi alla frontiera per i viaggiatori che rientrano in Svizzera o, in alternativa, l’obbligo di presentare un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Una misura, questa, che varrebbe solo per chi si sposta oltreconfine per motivi non professionali. In aggiunta, il Consiglio di Stato chiede a Berna il ripristino del divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o per andare al ristorante, con relativa sanzione per chi trasgredisce la regola. Il provvedimento ricalcherebbe in sostanza quanto avvenuto la scorsa primavera, durante la prima ondata della pandemia, quando il Consiglio federale aveva imposto temporaneamente delle restrizioni alle condizioni di entrata in Svizzera e vietato il turismo degli acquisti. Per chi veniva pizzicato al rientro in Svizzera con la spesa o con compere fatte all’estero la multa era di 100 franchi.

Parità di trattamento
«In sostanza, chiediamo che venga applicato un coordinamento necessario per i territori di confine. Per noi, come cantone di frontiera e con relazioni intense con la Lombardia, è fondamentale tenere d’occhio quanto accade dall’altra parte del confine e, soprattutto, evitare che ciò che da noi non è consentito venga fatto altrove», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. Una questione di equità, secondo Gobbi, così come «di controllo preventivo». «Per noi è essenziale tenere monitorata la situazione ed evitare una disparità di trattamento. Per fare solo un esempio, in Italia i ristoranti sono aperti, benché solo fino alle 18, mentre qui rimangono chiusi del tutto. Ai nostri concittadini chiediamo quindi prudenza e attenzione, anche per evitare il rischio di gettare alle ortiche quanto di buono fatto finora».
Uno dei rischi, evidenzia il presidente del Consiglio di Stato, è che una maggiore circolazione delle persone porti a un aumento dei contagi. «Fortunatamente – prosegue – al momento in Lombardia il numero delle infezioni è relativamente basso, ma già in passato abbiamo visto che se i contagi salgono, le conseguenze sono visibili anche sul nostro territorio». L’obbligo del tampone che l’Italia ha imposto a chi entra, secondo il consigliere di Stato, può sì essere un freno, ma d’altro canto «non ho prove di effettivi controlli da parte delle autorità italiane. Né in frontiera, né sul territorio. Questa misura, quindi, rischia di essere puramente declamatoria».
Quella inviata ieri dal Governo ticinese è la quarta lettera in pochi mesi all’indirizzo delle autorità federali, che finora non hanno mai dato seguito alle richieste. Potrebbe essere diverso questa volta? «So che sono in corso delle riflessioni a livello federale su questo fronte – sottolinea Gobbi – e bisognerà capire se e come Berna deciderà di intervenire. Da parte nostra chiediamo un segnale. Soprattutto perché sappiamo che oltreconfine i controlli sono pressoché assenti. Le multe per il turismo degli acquisti sarebbero quindi un’estrema ratio. Come autorità cantonale ci rivolgiamo alla popolazione chiedendo di essere prudenti, in attesa di capire se la Confederazione potrà trovare soluzioni puntuali, pensate per la nostra realtà».

Elezioni comunali: “C’è bisogno di una forte partecipazione”

Elezioni comunali: “C’è bisogno di una forte partecipazione”

In una situazione straordinaria, una risposta straordinaria

Stiamo entrando nell’ultima settimana utile per l’allestimento delle liste elettorali in vista del rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali. “È un momento importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Dopo il rinvio forzato dell’appuntamento elettorale di un anno fa i Comuni hanno continuato nel loro impegno a favore dei cittadini. In questi ultimi 12 mesi segnati dalla lotta al coronavirus gli enti locali sono entrati ancora più in contatto con la popolazione, in quel lavoro di prossimità che li contraddistingue. Assicurare i servizi essenziali anche durante il lockdown è stato impegnativo, ma tutti sono riusciti nell’intento. Immaginare sostegni tangibili e agevolazioni per venire in aiuto a chi è stato messo in difficoltà dal virus ha rappresentato lo sforzo principale nella seconda parte di questa crisi. Proprio in questi mesi abbiamo compreso ancora meglio quanto sia essenziale l’attività dei Comuni, che – per rimanere nel contesto di questa crisi – adesso si manifesta nella campagna di vaccinazione che stiamo portando avanti”.

Ma che campagna elettorale sarà questa che non ci permetterà di avere i contatti personali e di gruppo ai quali eravamo abituati in passato? “Prima di tutto vorrei ringraziare tutte le candidate e tutti i candidati che hanno deciso di mettersi in lista. E a coloro che sono ancora indecisi vorrei dire che l’attività politica a livello comunale può dare grandi soddisfazioni, perché quanto viene pensato può trovare un’applicazione e conseguentemente un risultato quasi immediati. Abbiamo bisogno di persone che – attraverso nuove idee – possano far crescere il nostro Cantone. E sappiamo bene che questa crescita passa in primo luogo dai Comuni. Per ritornare alla domanda: a situazioni straordinarie occorre saper dare risposte straordinarie. Sarà così anche per le candidate e i candidati che dovranno trovare sistemi nuovi per farsi conoscere meglio. Sono sicuro che i cittadini comprendono molto bene il contesto che stiamo vivendo e che sapranno avere un occhio di riguardo per le sollecitazioni – mi auspico sempre positive – che giungeranno dai candidati. Non bisogna mai sottovalutare la capacità della gente di volersi informare per poi esprimere un voto a questo o a quel candidata/o”.

Non è ancora il momento di parlare della macchina organizzativa che caratterizzerà lo spoglio e la lettura dei risultati. Avremo modo di ritornarci. Per lei, in qualità di responsabile del Dipartimento che più da vicino si occupa dei Comuni e soprattutto quest’anno in cui è pure presidente del Governo che cosa rappresenta l’appuntamento con le urne del prossimo 18 aprile? “Per il nostro sistema istituzionale i Comuni sono linfa vitale. Sono l’organizzazione democratica su cui è retto il federalismo. La nostra storia ce lo insegna. Per questo ogni appuntamento elettorale a livello comunale è importante. Lo è ancora di più oggi proprio in considerazione di questo particolare momento. La mia speranza è che tali fattori portino tanta gente a esprimere il loro voto. Ne abbiamo bisogno, dopo aver messo in stand-by – per forza di cose – questo importante diritto democratico”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

 

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 gennaio 2021 de La Regione

Ieri a Berna si è parlato anche di economia, soprattutto di aiuti alle aziende. «È senz’altro positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – l’aumento della dotazione di risorse finanziarie per i casi di rigore, segno che anche in Consiglio federale vi è la consapevolezza delle difficoltà in cui si trovano non poche attività economiche, soprattutto quelle che sono state chiuse o che hanno subìto una forte contrazione della cifra d’affari a seguito delle chiusure. Da considerare positivamente è anche la possibilità data alle autorità cantonali di infliggere multe disciplinari, sanzioni che avranno un effetto deterrente potendo essere decise e applicate subito, una volta constatata la violazione delle disposizioni anti-Covid. Quanto ai controlli per chi entra ed esce dal nostro territorio il Consiglio federale ha invece compiuto un timido passo, che non risponde completamente alle richieste che come governo cantonale avevamo formulato a più riprese, ritenuto che un’elevata mobilità transfrontaliera è comunque uno degli elementi che contribuiscono alla diffusione del virus. Evidentemente la preoccupazione rimane». Prosegue Gobbi: «Come mi ha riferito nel pomeriggio (di ieri, ndr) il segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, l’autorità federale guarda anche come si muovono le cose a livello europeo e in particolare all’interno dello spazio Schengen: se la situazione dovesse peggiorare, potrebbero essere predisposti controlli alle frontiere come quelli attuati la scorsa primavera».

(…)

Frontiere, Norman Gobbi deluso

Frontiere, Norman Gobbi deluso

Da www.rsi.ch/news

Il presidente del Governo ticinese commenta la decisione della Confederazione di non testare i frontalieri: “Non si propongono soluzioni”

I frontalieri non possono essere testati e di controlli non se ne è parlato. Lo ha fatto sapere il Consiglio federale nella conferenza di oggi, mercoledì. Una via non percorribile che ha un po’ lasciato l’amaro in bocca a Norman Gobbi: “Sono deluso: da un lato si riconosce il problema, ma dall’altro non si propongono soluzioni. Martedì è stata riscontrata la variante brasiliana nella provincia di Varese e sappiamo che la mobilità transfrontaliera è un elemento che contribuisce alla diffusione del virus. La preoccupazione resta”.

Il presidente del Governo cantonale ha poi commentato le nuove misure in vigore dall’8 febbraio, sottolineando di nuovo l’importanza di rilevare i focolai: “È importante poter raccogliere i dati e notificare l’arrivo da zone a rischio per poi fare il tracciamento. I casi stanno diminuendo sia a livello nazionale, sia ticinese, quindi individuare subito i focolai è fondamentale per circoscriverli”.

Il consigliere di Stato leghista appare infine scettico sui test di massa all’interno dell’amministrazione cantonale: “Valuteremo se sarà opportuno farli, abbiamo molti lavoratori in telelavoro. Sarebbe forse poco opportuno movimentarli per test di massa. Da un lato serve a depistare situazioni di asintomatici, ma una criticità è l’affidabilità dei risultati con le varianti, che è del 50%. Quindi è un po’ come fare testa o croce”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontiere-Norman-Gobbi-deluso-13783537.html

 

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi una delegazione della Cellula sanitaria cantonale, nell’ambito dello scambio continuo di informazioni sulla situazione epidemiologica in Ticino e sull’efficacia delle misure che puntano a contenere la diffusione del coronavirus in Ticino.

Il Governo ha preso atto con piacere del calo del numero di nuovi contagi e della riduzione della pressione sul sistema ospedaliero. Queste tendenze positive sono il risultato delle misure adottate prima del periodo festivo, ma soprattutto del comportamento esemplare della popolazione ticinese, che ha dimostrato un elevato rispetto delle regole e delle raccomandazioni di comportamento emanate dalle autorità.

Il Consiglio di Stato e la Cellula sanitaria hanno inoltre definito una serie di incontri regolari con l’obiettivo di prevedere l’evoluzione della pandemia nei prossimi mesi. L’attuale contesto è contrassegnato dalle incertezze legate alla diffusione sul nostro territorio della cosiddetta «variante inglese», che suscita preoccupazione a causa della sua accresciuta contagiosità. Occorrerà inoltre monitorare attentamente gli effetti della campagna di vaccinazione, che – nonostante il numero molto limitato di dosi a disposizione – ha già coinvolto quasi 17 mila persone nelle fasce più a rischio della popolazione ticinese.

Il Governo informa, inoltre, che il divieto delle attività sportive con contatto fisico e quelle svolte in spazi chiusi di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni nel distretto di Mendrisio (RG nr. 191 del 17 gennaio 2021) scadrà il 31 gennaio 2021 e non verrà prolungato. L’indagine ambientale sulla scuola media di Morbio Inferiore è ora conclusa. Non si rendono quindi più necessarie misure precauzionali specifiche.

“Se continua così chiederemo allentamenti”

“Se continua così chiederemo allentamenti”

Da www.ticinonews.ch
Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il passo del montanaro sta funzionando”
 
Il Canton Ticino, si parla di quasi un anno fa, fu tra i primi a chiudere. Perché a sud delle Alpi il virus aveva colpito più duro, molto più duro. Oggi, invece, i bollettini quotidiani del Covid-19 sembrano premiare il nostro Cantone, che sta registrando meno casi, meno ricoveri e meno decessi. Numeri che anche in Consiglio di Stato sono presi in considerazione pensando alle prossime mosse. A confermarlo è il presidente del Consiglio di Stato ai microfoni di Teleticino. Norman Gobbi, ricordando che “bisogna guardare in avanti facendo attenzione”, ha spiegato come in governo si sia già messo sul tavolo il discorso: “Abbiamo discusso per capire, se questi dati rimarranno bassi anche nelle prossime settimane, se non chiedere alla Confederazione comunque degli allentamenti”.
 
“C’è un’evoluzione regionale che è differenziata”, spiega Gobbi. “Il Canton Ticino è sempre stato tra i cantoni, nella prima fase, maggiormente colpiti. In questa fase ci stiamo comportando meglio. Chi veniva premiato come Ginevra, oggi ha un tasso di riproduzione di 1,07, noi abbiamo 0,7. Significa che si sta lavorando bene e il passo del montanaro sta funzionando”. Per questo il Ticino continuerà a leggere con attenzione i bollettini: “Se l’evoluzione dovesse essere positiva e le mutazioni non dovessero avere quell’impatto che ci si poteva attendere, evidentemente degli alleggerimenti sulle misure possono essere pensabili”.