‘Non escludiamo un obbligo’ anche per i negozi

‘Non escludiamo un obbligo’ anche per i negozi

Da www.laregione.ch

Accolto l’obbligo introdotto dal Cantone, ma il presidente chiede coerenza negli altri commerci. Gobbi: “Non escludiamo un obbligo’ anche per i negozi”

«Lascia parecchio amaro in bocca sentirsi discriminati rispetto ad altri settori economici dove comunque si lavora a stretto contatto con la clientela, come negozi e commerci: per loro la mascherina non è obbligatoria, per il personale dei ristoranti invece sì». Il presidente di Gastroticino Massimo Suter accetta di buon animo l’imposizione della mascherina per chi lavora nella ristorazione, che in Ticino scatterà già lunedì, e promette un adeguamento immediato. Ma mette in guardia contro il rischio di utilizzare due pesi e due misure: «Il mio non vuole essere un monito, ma piuttosto un invito al mondo politico a voler prendere in considerazione l’obbligo di mascherina in modo più coerente ed organico».

Ieri il Consiglio di Stato ha annunciato il prolungamento delle disposizioni cantonali in materia di coronavirus fino al 9 agosto, introducendo in più il nuovo obbligo di mascherina per gli “addetti alla clientela del settore della ristorazione”. Una decisione seguita a un caso di contagio nei Grigioni, che aveva spinto il medico cantonale retico e quello ticinese a sottolineare come neppure le visiere di plexiglas costituiscano una protezione adeguata. Ecco allora lo sfogo di Suter: «Non vorrei che i ristoratori venissero trattati come untori, e devo ammettere che anche a livello federale le indicazioni non ci paiono molto coerenti. Noi confermiamo la nostra piena collaborazione e anche la disponibilità a fare certi sacrifici, ma non si vede perché questo non debba essere richiesto anche ad altri».

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha subito risposto alle critiche dei ristoratori: «Da una parte c’è da considerare che nella ristorazione vengono erogate bevande e vivande che in assenza di protezioni rischiano di diventare a loro volta un vettore di trasmissione. Le nuove misure mirano ad aumentare ulteriormente la qualità del servizio. Dall’altra non ci siamo dimenticati delle altre attività commerciali, tant’è vero che abbiamo scritto alle varie associazioni di settore sollecitando il pieno rispetto dei piani di protezione. Piani che prevedono anche la raccomandazione dell’uso della mascherina, qualora le condizioni di servizio la rendano necessaria per tutelare la propria salute, quella dei propri collaboratori e della clientela. Per ora si tratta di un avvertimento, ma in caso se ne riscontrasse la necessità, in futuro non escludiamo l’introduzione di un eventuale obbligo”.

In un comunicato Gastroticino – l’associazione di categoria dei ristoratori ticinesi – giudica le misure “sicuramente incisive ma ponderate” e “condivide in pieno spirito solidale” la loro adozione. Anche se, nota Suter, «con 30 gradi all’ombra e umidità al 90% non sarà sicuramente facile indossare la mascherina». In ogni caso «conosciamo la situazione epidemiologica, sappiamo che non è delle migliori e siamo disposti a fare di tutto pur di evitare un secondo lockdown. E se la mascherina è giudicata una condizione essenziale per garantire la sicurezza dei clienti e invogliarli a venire a ristorante, va bene così»

Quanto alla visiera, «la scelta mirava a permettere una maggiore leggibilità dei propri volti da parte del cliente, in modo da garantire un servizio più cordiale e confortevole. Non poter vedere il viso del cameriere rischia di infastidire il cliente. Ma ora che i medici cantonali sottolineano come la visiera non sia una protezione sufficiente, provvederemo senz’altro ad adeguarci».

Belgien streicht Tessin nach Protest von Quarantäne-Liste

Belgien streicht Tessin nach Protest von Quarantäne-Liste

Da www.blick.ch

https://www.blick.ch/news/politik/regierungspraesident-gobbi-empoert-ueber-quarantaene-zwang-fuer-tessin-rueckkehrer-ein-unverstaendlicher-entscheid-von-belgien-id15995044.html

Als einziger Kanton der Schweiz wurde das Tessin von Belgien auf der Liste der Risiko-Regionen gesetzt. Regierungspräsident Norman Gobbi ist empört. Auf Druck des Bundes hin krebst Belgien nun zurück.
Der Entscheid sorgte im Tessin für Empörung: Belgien hat den Südkanton auf die Liste der Risikoregionen gesetzt. Wer aus dem Tessin nach Belgien reist, muss in Quarantäne und einen Corona-Test machen. Darüber berichtete heute Morgen die Westschweizer Zeitung «Le Matin».
Das Tessin ist die einzige Schweizer Region, die in Belgien auf der orangen Liste landete. Und das, obwohl der Kanton inzwischen im schweizweiten Vergleich längst nicht mehr aussergewöhnlich viele Corona-Fälle registriert.

«Ich habe kein Verständnis für den Entscheid»
Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (43) war empört. «Es gibt keine wissenschaftliche Begründung für diesen Schritt Belgiens», sagte er zu BLICK. «Der Kanton Tessin ist zurzeit einer der sichersten Kantone.» Komme hinzu: Auch im Vergleich mit Belgien stehe man deutlich besser da.

«Ich habe deshalb kein Verständnis für den Entscheid», sagte Gobbi. Seinen Angaben zufolge hat sich der Kanton umgehend dafür eingesetzt, dass das Eidgenössische Departement für auswärtige Angelegenheiten (EDA) in Belgien interveniert. «Wir haben sofort Kontakt mit dem EDA aufgenommen, damit die Gründe für dieses unverständliche Verhalten diplomatisch abgeklärt werden.»
Der Bund fackelte nicht lange und beklagte sich bei den belgischen Behörden. Mit Erfolg. Wie das EDA mitteilt, haben die Belgier entschieden, das Tessin von der Quarantäne-Liste zu streichen.

Tessin verschärft Maskenpflicht
Das Tessin war der erste Kanton, der aufgrund seiner Nähe zu Italien von der Corona-Pandemie erfasst wurde. Er gehört deshalb zu den Kantonen mit den meisten Corona-Todesfällen, wobei allerdings seit Mitte Juni niemand mehr am Virus gestorben ist.
Angesichts der schweizweit wieder steigenden Zahlen registrierter Fälle verschärft das Tessin die Corona-Massnahmen nun weiter. Die Regierung verabschiedete eine vorübergehende Maskenpflicht für das Servicepersonal in Bars und Restaurants. Dies, sofern die Mitarbeiter nicht durch eine räumliche Abtrennung, zum Beispiel eine Plexiglasscheibe, geschützt sind. Die Massnahme gilt ab kommendem Montag bis vorerst 9. August.
Zudem wird nach den Sommerferien auch in Schulhäusern eine Maskenpflicht eingeführt. Ausserhalb des Schulzimmers – also zum Beispiel im Lehrerzimmer und den Gängen – müssen Lehrer neu eine Maske tragen.
Wie BLICK weiss, hat das Tessin auch eine Maskenpflicht in Geschäften geprüft, wie sie die Kantone Waadt und Jura bereits kennen. Vorerst sieht die Regierung aber davon ab.

«La Berna federale dispone e il conto lo paghiamo noi»

«La Berna federale dispone e il conto lo paghiamo noi»

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 16 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Ai Cantoni, Ticino compreso, non piace la Legge COVID-19
Vogliono più autonomia e non subire passivamente le conseguenze finanziarie delle decisioni del Consiglio federale
Si teme l’assegno in bianco
Gobbi: «Se non c’è concertazione si crea una frattura che nessuno auspica»

Non sono stati teneri i giudizi dei Cantoni e dei partiti sulla legge federale COVID-19. A giudicare dai primi resoconti di stampa, c’è un consenso di fondo sul principio che serva una maggiore preparazione in caso di una seconda ondata epidemica e che i due livelli istituzionali, Confederazione e Cantoni, suddividano meglio le competenze per gestire una crisi. Ma poi i nodi vengono subito al pettine, fra chi lamenta il rinnovo di ampie deleghe al Consiglio federale, chi parla di disposizioni troppo vaghe (a tutto vantaggio del potere centrale) e chi addirittura di assegno in bianco. Al punto che secondo la «NZZ» il progetto di legge può già dirsi fallito.

Il senso della critica è che la Confederazione invade alcuni ambiti di competenza cantonale e poi chiama alla cassa gli stessi Cantoni senza che loro abbiano la minima voce in capitolo. Anche il Ticino è molto critico, sia in termini generali sia su alcuni punti concreti, come nel caso della sanità e della cultura. Ora il Consiglio di Stato chiede, da un lato, di inserire nella legge un articolo che tenga conto delle particolarità dei Cantoni (permettendo a questi ultimi, in caso di situazioni straordinarie, di richiedere una «finestra di eccezione») e dall’altro che i Cantoni vengano coinvolti di più.

Metodi mal digeriti
«Il Ticino, così come altri Cantoni, ha sempre mal digerito le modalità di coinvolgimento del Consiglio federale durante la crisi», dice il presidente Norman Gobbi. «Infatti le consultazioni fatte sono sempre state parziali oppure a ridosso di decisioni già prese o peggio ancora dando indicazioni contraddittorie nel giro di pochi giorni. Anche la consultazione sulla Legge COVID ha vissuto questa modalità insoddisfacente di coinvolgimento e di ascolto dei Cantoni che in ultima analisi portano le conseguenze operative delle decisioni federali».
Anche il Governo cantonale teme che Berna abbia troppe competenze e la legge costituisca un assegno in bianco. «È la preoccupazione di molti Cantoni e anche del Ticino. Sostanzialmente la legge è un nuovo vestito per l’ordinanza già oggi in vigore, nella quale il Consiglio federale ingerisce in ambiti di competenza dei Cantoni. Se tutto ciò non viene sufficientemente concertato, alla fine si crea una frattura che nessuno auspica».

Ci pensi la Confederazione
Secondo il Ticino la competenza per adottare restrizioni nelle attività sanitarie deve essere lasciata ai Cantoni. Il Consiglio federale deve intervenire solo in caso di situazione straordinaria. Il testo, insomma, andrebbe rivisto. Ma soprattutto, dalla norma dovrebbe trasparire che in caso di situazione straordinaria i costi dei provvedimenti saranno a carico di Berna.
«Lo abbiamo già visto durante la prima fase, quando il Consiglio federale ha proibito ai nosocomi di eseguire operazioni elettive», rileva Gobbi. «I costi derivanti ricadono sui Cantoni che hanno i mandati di prestazione; per farla breve, la Berna federale dispone e il conto lo pagano i Cantoni. Questa modalità è indigesta per i Cantoni, i quali hanno avviato una discussione (o meglio quasi un contenzioso) con il Consiglio federale poiché gli oneri finanziari rischiano di diventare insopportabili. Se poi pensiamo che in parallelo il Consiglio federale vuole ritirarsi dal sistema duale di finanziamento della sanità, la cosa diventa ancora meno sopportabile politicamente e finanziariamente».
Un altro tasto delicato è quello della cultura. Il mantenimento delle misure a favore del settore viene considerato positivamente, ma visti gli importanti impegni a carico dei Cantoni il Ticino chiede che questi ultimi possano partecipare alla procedura di valutazione dei contributi da erogare e dei requisiti di ammissibilità per poter accedere alle indennità per perdite finanziarie. In altri termini, si vuole avere voce in capitolo e non solo essere chiamati alla cassa.

La Centrale Comune d’Allarme adesso è quasi a 360 gradi

La Centrale Comune d’Allarme adesso è quasi a 360 gradi

Da www.tio.ch

Anche i pompieri, col 118, sotto lo stesso tetto della polizia. Una svolta cruciale. 
Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato: «Importante unire nel medesimo luogo gli enti di primo intervento». Il “collega” Christian Vitta: «Sempre più performanti».

https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1449243/centrale-polizia-pompieri-allarme-comune

Una svolta cruciale per la Centrale Comune d’Allarme, situata a Bellinzona. Il luogo in cui confluiscono tutti i numeri di emergenza. Oltre a organi come la Polizia cantonale o le guardie di confine, ora anche i pompieri, con il numero 118, finiscono sotto lo stesso tetto. «È importante unire nel medesimo luogo le centrali di allarme e operative degli enti di primo intervento», ha spiegato ai media Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni. Gobbi aggiunge: «Negli ultimi anni stiamo facendo ampi sforzi per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture e per garantire la sicurezza in Ticino».

Tempestività ed efficienza
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, rafforza questo concetto. «Dallo scorso primo di luglio, il 118 è presente presso la Centrale. Quando si parla di richiesta di soccorso, tempestività ed efficienza devono essere imperative. Anche per dare sicurezza ai cittadini. Grazie all’introduzione di questo nuovo tassello, è nata una vera e propria cittadella della sicurezza. Risponde anche a una precisa volontà del Consiglio di Stato. I tempi di intervento saranno compressi. Anche per i pompieri, la gestione quotidiana degli allarmi sarà ulteriormente migliorata. Saranno quindi ancora più performanti».

Miglioramento della qualità
Corrado Tettamanti, presidente della Federazione pompieri Ticino, sottolinea: «Questo è un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite al cittadino e al territorio. Si tratta di avere un coordinamento immediato con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Ci sono stati messi a disposizione strumenti innovativi». 

Oltre 400.000 chiamate all’anno
Interviene anche Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. «Festeggiamo l’arrivo di un nuovo membro all’interno della nostra Centrale. Un luogo che, nell’ultimo periodo, a causa del Covid-19, ci ha messi a dura prova. L’attività della Centrale è comunque aumentata col tempo, gestiamo circa 400.000 chiamate all’anno. Con l’arrivo del 118, avremo circa 35.000 chiamate annue in più. Ecco perché sono stati assunti tre nuovi collaboratori. Da qualche mese abbiamo anche assunto un nuovo tecnico che ci supporta dal profilo informatico». 

In arrivo pure il 144
In futuro presso la Centrale di Bellinzona dovrebbe arrivare anche il 144. Vale a dire l’ambulanza, attualmente ancora a Breganzona. Gobbi conclude: «Quando una persona chiama i pompieri, compone il 118. Ma poi spesso deve intervenire anche la polizia. In seguito, forse, pure l’ambulanza. Un sistema come quello che stiamo mettendo in atto, permette un coordinamento ottimale tra i vari enti».

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Comunicato stampa

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.

L’arrivo del 118 presso la CECAL è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale polizia comunale. Da inizio mese la CECAL risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri emanando le necessarie misure d’urgenza. Su specifica richiesta del Capo intervento del Corpo pompieri mobilitato, la CECAL supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la CECAL 3 operatori di centrale dedicati nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), dello Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.  

Nel corso dell’odierna conferenza stampa di presentazione, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza di unire sotto lo stesso tetto le centrali d’allarme e operative degli enti di primo intervento. Inoltre ha ricordato il grande sforzo che si sta mettendo in campo per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture, per accrescere il contrasto a ogni tipo di reato, garantendo la massima sicurezza sul nostro territorio. In questo senso il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno. Dal canto suo Christian Vitta, Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sottolineato come la CECAL sia a tutti gli effetti diventata il primo anello della catena del soccorso: è infatti da qui che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle Guardie di confine. Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica vieppiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi.  

Il Presidente della Federazione Pompieri Ticino (FPT), Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Centrale comune d’allarme). Un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio. Un coordinamento immediato, già dalla ricezione della richiesta di soccorso, con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Il progetto è adattato alle moderne esigenze e a un’efficace ed efficiente gestione decentralizzata degli eventi a catena su tutto il territorio cantonale suddiviso nelle cinque regioni. Il Presidente ha pure sottolineato che, dalla nuova CECAL, si attende: migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio. Tutto questo, ha terminato il Presidente, è stato e sarà possibile in futuro grazie all’ottima collaborazione con i gruppi di lavoro dei vari Dipartimenti e con la Polizia cantonale.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato che con l’attivazione della CECAL quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile, si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi. Ha inoltre auspicato che in quest’ambito, e con lo stesso obiettivo, vengano fatti ulteriori passi, in particolar modo il trasferimento, pure presso la CECAL, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze e della Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144.

“Valutiamo le mascherine nei luoghi pubblici”

“Valutiamo le mascherine nei luoghi pubblici”

Da www.ticinonews.ch
 
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi parla delle possibili nuove misure in programma e della collaborazione tra cantoni, visti anche i nuovi casi nel mondo del pallone
È di oggi la notizia che lo Zurigo nella sua prossima partita farà giocare l’Under-21, per consentire il regolare svolgimento del campionato nonostante la squadra sia in quarantena. Il virus è quindi sempre attivo. Al TG Estate i colleghi di Teleticino hanno chiesto al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi se siano o meno in progettazione ulteriori misure a livello cantonale, vista l’autorità che rivestono i cantoni dalla fine dello stato di “situazione straordinaria”.

Non esiste un coordinamento generale in modo da creare un fronte comune?
“In questo momento direi di no dal punto di vista politico”. ha risposto Gobbi, “a livello tecnico i vari medici cantonali si confrontano e si confrontano anche sulle misure da prendere. Per quanto riguarda il Canton Ticino a livello di calcio ci siamo confrontati con il medico cantonale che al momento non raccomanda di adottare ulteriori misure rispetto a quanto già previsto. Proprio perché non vediamo dei grossi focolai in questo momento e non sarebbe proporzionale mettere limitazione. Se dovesse emergere un problema dallo sport da contatto, si prenderebbero anche misure importanti, come avevamo fatto a suo tempo anche per l’hockey chiedendo di giocare a porte chiuse. In questo momento mi permetto di dire che è più problematico il post partita passato assieme davanti alla griglia o in discoteca”.

Restando in tema sport, il Chiasso domani andrà ad affrontare il Grasshopper, squadra zurighese che, nonostante la situazione dello Zurigo, non è stata posto in quarantena. Non si teme che al ritorno in Ticino si possano creare dei problemi?
“Qui sta anche alla responsabilità dei singoli club che devono comunque garantire la protezione dei propri giocatori, che sono anche lavoratori a contratto. Dall’altra parte c’è la prudenza a cui bisogna richiamare: la generalizzazione dei controlli potrebbe essere una misura? Beh, a questo punto, pensando alla protezione sul posto di lavoro e ai piani che ogni azienda deve avere, quindi anche un club sportivo, credo sia nell’interesse del club evitare una quarantena dei propri giocatori con il rischio di lasciare punti sul campo. Credo che alla fine, come il resto dei cittadini, anche i club sportivi debbano avere una buona dose di responsabilità nel rispetto della collettività”

Ma com’è la situazione in Ticino?
“Abbiamo visto come soprattutto i rientri sono un problema in questo momento. Rientri da zone di vacanza o da situazioni che possono comunque esporre le persone che si recano oltreconfine al virus. Bisogna continuare a monitorare la situazione, lo stiamo facendo in maniera molto critica ma dobbiamo anche qui prendere le misure adeguate, passo dopo passo, proprio per evitare un secondo lockdown, visto che come già detto più volte non sarebbe più sostenibile dal punto di vista umano, economico e sociale”.

Dobbiamo aspettarci misure particolari per i prossimi giorni?
“Per il momento non posso annunciare quanto decideremo nei prossimi giorni, posso pronunciarmi solo sul prolungamento delle misure già decise, ovvero di limitare il numero di frequentazioni dove ci sono consumazioni in piedi e le limitazioni sul numero dei contatti, visto che la decisione governativa aveva scadenza domenica”.

L’obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici sarà uno degli argomenti in agenda?
“È un elemento che stiamo valutando, ovviamente d’intesa con l’ufficio del Medico cantonale”

Aggregazione Medio Vedeggio – Il Governo fissa la data della votazione consultiva

Aggregazione Medio Vedeggio – Il Governo fissa la data della votazione consultiva

Comunicato stampa

I cittadini di Bedano e Gravesano si esprimeranno in votazione consultiva domenica 18 ottobre 2020 sul progetto di aggregazione fra i due Comuni.
Il Consiglio di Stato ha infatti approvato lo studio allestito dalla Commissione incaricata di formulare una proposta per la nascita del nuovo Comune di Medio Vedeggio.

Lo scorso 25 giugno la Commissione di Studio composta da rappresentanti dei Municipi di Bedano e Gravesano ha terminato il proprio lavoro, consegnando il rapporto finale che il Consiglio di Stato ha approvato negli scorsi giorni. Con questo passo, il Governo si è inoltre impegnato a riconoscere un contributo complessivo di un milione di franchi: 200 mila franchi per la riorganizzazione amministrativa e 800 mila franchi per investimenti di sviluppo. Il futuro Comune sarà inoltre sostenuto dalle Autorità cantonali, nel limite del possibile, per quanto riguarda la modifica del Piano regolatore necessaria a realizzare un centro polisportivo con un magazzino comunale e una struttura di Protezione civile.
Il futuro Comune di Medio Vedeggio, questo il nome scelto dalla Commissione di studio, conterebbe circa 3’000 abitanti e sarebbe gestito da un Municipio a 5 seggi, con un Consiglio comunale di 25 membri. Dal profilo finanziario, al netto delle imponderabili conseguenze dell’attuale crisi sanitaria che coinvolgerà peraltro tutti gli enti pubblici indipendentemente da eventuali aggregazioni, la situazione si presenta solida e stabile. Considerate anche le opere da realizzare, il nuovo Comune può porsi l’obiettivo di un – interessante – moltiplicatore politico compreso tra il 75% e l’80% con un autofinanziamento nei prossimi anni di circa 1.6 milioni di franchi all’anno.
Il Governo valuta con favore l’iniziativa promossa da Bedano e Gravesano, due Comuni confinanti, con un numero di abitanti comparabile, dalla conformazione territoriale molto simile con un’analoga tipologia insediativa, già oggi collegati tra loro da diverse interrelazioni istituzionali e sociali. Il progetto si inserisce inoltre in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato nel 2018 e ora all’esame del Gran Consiglio. Come noto, il Cantone predilige infatti le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria, alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dai rappresentanti dei Comuni ticinesi. L’incontro ha permesso di tracciare un primo bilancio in merito alla gestione dell’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del coronavirus in Ticino.

Lo Stato maggiore cantonale di condotta ha anzitutto ripercorso le tappe che hanno segnato la gestione della crisi sanitaria in Ticino, a partire dallo scorso mese di marzo, ricordando la buona collaborazione fra Cantone e Comuni, grazie anche al costante flusso di informazioni garantito dalla Sezione degli enti locali – che durante l’emergenza ha fra l’altro risposto a oltre 1.000 sollecitazioni giunte tramite posta elettronica. Per quanto riguarda le misure sanitarie in vigore dalla scorsa settimana, è stato ricordato che ai Comuni spetta ora – negli ambiti di loro competenza – la responsabilità di vigilare sugli assembramenti e sull’adozione di piani di protezione nei locali pubblici e in occasione di manifestazioni.

La Piattaforma si è poi soffermata su alcuni temi sviluppati dai tre gruppi di lavoro misti, nominati per gestire la fase di ripartenza (istituzioni, persone fisiche e persone giuridiche):

  • Il Dipartimento della sanità e della socialità ha aggiornato i membri sul progetto di una rendita-ponte COVID-19, destinata alle fasce di popolazione particolarmente colpite dalla crisi. Il tema sarà approfondito nelle prossime settimane, in vista della fine delle indennità garantite dalla Confederazione, a metà settembre.
  • Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha presentato i programmi sviluppati per sostenere l’economia ticinese e in particolare gli operatori turistici, come l’azione «Vivi il tuo Ticino» che sta riscuotendo un notevole successo.
  • In materia di perequazione intercomunale, è stata ricordata l’ipotesi di accordo su una soluzione di compromesso, che sarà presentata in autunno e sarà discussa con tutti i Comuni.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito presentato una proiezione in merito all’impatto della crisi sulle finanze comunali, segnalando che al momento la situazione è ancora molto incerta; è tuttavia già certo che vi sarà una importante contrazione dei gettiti d’imposta.
I membri della Piattaforma hanno infine preso atto dei risultati di un breve sondaggio lanciato negli scorsi giorni dalla Sezione degli enti locali, a complemento di una raccolta di informazioni portata avanti dalle associazioni dei Comuni. Grazie alle risposte inoltrate da 97 Comuni (su un totale di 115), è stato possibile rilevare che sono già stati approvati 11 programmi comunali di misure economiche per aiutare le persone fisiche e le aziende, e che altri 15 messaggi municipali sono in fase di elaborazione.
L’incontro ha poi permesso un aggiornamento sulla riforma istituzionale «Ticino 2020»: le verifiche di fattibilità sulle nuove ripartizioni dei compiti dovrebbero concludersi prima delle elezioni comunali del 18 aprile 2021. I membri della Piattaforma hanno espresso la volontà condivisa di accelerare il processo.
In coda alla riunione sono state rilasciate due brevi informazioni, riguardo alla proroga al 30 settembre 2021 del periodo di nomina dei membri delle Autorità regionali di protezione (ARP), e sul progetto per digitalizzare tutte le comunicazioni di dati e informazioni tra la Sezione degli enti locali e i Comuni.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2020.

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato lo studio aggregativo allestito dalla Commissione di studio incaricata di formulare una proposta di aggregazione tra i Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio. I cittadini del comprensorio saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva sul progetto e sul nome del nuovo Comune domenica 18 ottobre 2020.
Come si ricorderà, lo scorso mese di marzo il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni coinvolti, aveva escluso il Comune di Bissone dal progetto di aggregazione, incaricando la Commissione di studio di adattare il progetto al comprensorio dei quattro comuni e di trasmetterlo in seguito al Governo. La Commissione ha terminato il proprio lavoro sottoscrivendo il 5 giugno il rapporto finale, che è stato ora approvato dal Consiglio di Stato. Per la nascita del nuovo Comune il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,4 milioni di franchi e un contributo di 1,6 mio per investimenti di sviluppo. Inoltre supporterà il futuro Comune nel realizzare un nuovo servizio a favore della popolazione anziana e manterrà separato il calcolo del contributo di livellamento per i primi quattro anni.
La nuova realtà locale che si intende costituire conterà circa 4’000 abitanti e sarà gestita da un Municipio composto da sette membri e da un Consiglio comunale formato da 30 persone. La situazione finanziaria prospettata a partire dai dati attuali sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento stimata tra i 3 e i 3.5 milioni di franchi all’anno. Evidentemente, ogni previsione finanziaria in questo momento è condizionata dalle conseguenze economiche di impatto e durata della crisi sanitaria in corso. Se queste costituiscono una grande incognita, quello che si può ragionevolmente prospettare è che le ripercussioni saranno sostanzialmente simili sia che i quattro comuni restino separati sia in caso di aggregazione, avendo una struttura piuttosto comparabile.
Nel proprio rapporto la Commissione di studio propone che il nuovo Comune prenda il nome di “Val Mara”, ma ritiene auspicabile che la popolazione possa esprimersi anche sul nome del futuro Comune, ponendo in alternativa le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”. Il Consiglio di Stato ha accolto questa richiesta e pertanto in occasione della votazione consultiva del prossimo 18 ottobre 2020 la cittadinanza potrà anche esprimere la propria preferenza riguardo il nome del nuovo Comune, scegliendo tra le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”.

La necessità non più necessaria

La necessità non più necessaria

Da www.rsi.ch/news
Terminato ieri il regime speciale iniziato l’11 marzo
Gobbi: “Ticino Cantone apripista, con seconda ondata riattivazione non automatica”

“Credo che questa esperienza abbia dimostrato ancora una volta come il Canton Ticino sia sempre un laboratorio di carattere socio-economico, in cui dei fenomeni – in questo caso di carattere sanitario – ci toccano prima rispetto ad altre regioni del Paese”. Parola del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, nel giorno in cui termina ufficialmente lo Stato di necessità proclamato lo scorso 11 marzo dal Cantone, il primo a farlo in Svizzera.
Per 112 giorni il Governo – affiancato dallo Stato maggiore di condotta – ha dovuto garantire i mezzi, i servizi, la protezione e l’assistenza dei cittadini. Tutto il potere legislativo è infatti stato trasferito dal Gran Consiglio al Consiglio di Stato, che ha legiferato per il tramite di ordinanze. Un diritto di ricorso era comunque previsto, al quale però non è riconosciuto nessun effetto sospensivo. Il controllo, insomma, vien fatto solo a posteriori.

In vista di un’eventuale seconda ondata, la riattivazione dello Stato di necessità non sarà però automatica: “Si procederà con le misure a tappe – prosegue Gobbi – come nella prima ondata, se però la situazione dovesse peggiorare richiameremo in servizio il nostro Stato maggiore, così come i militi della protezione civile e dell’esercito” conclude il presidente del Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-necessit%C3%A0-non-pi%C3%B9-necessaria-13185453.html