Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Comunicato stampa

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.

L’arrivo del 118 presso la CECAL è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale polizia comunale. Da inizio mese la CECAL risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri emanando le necessarie misure d’urgenza. Su specifica richiesta del Capo intervento del Corpo pompieri mobilitato, la CECAL supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la CECAL 3 operatori di centrale dedicati nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), dello Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.  

Nel corso dell’odierna conferenza stampa di presentazione, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza di unire sotto lo stesso tetto le centrali d’allarme e operative degli enti di primo intervento. Inoltre ha ricordato il grande sforzo che si sta mettendo in campo per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture, per accrescere il contrasto a ogni tipo di reato, garantendo la massima sicurezza sul nostro territorio. In questo senso il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno. Dal canto suo Christian Vitta, Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sottolineato come la CECAL sia a tutti gli effetti diventata il primo anello della catena del soccorso: è infatti da qui che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle Guardie di confine. Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica vieppiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi.  

Il Presidente della Federazione Pompieri Ticino (FPT), Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Centrale comune d’allarme). Un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio. Un coordinamento immediato, già dalla ricezione della richiesta di soccorso, con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Il progetto è adattato alle moderne esigenze e a un’efficace ed efficiente gestione decentralizzata degli eventi a catena su tutto il territorio cantonale suddiviso nelle cinque regioni. Il Presidente ha pure sottolineato che, dalla nuova CECAL, si attende: migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio. Tutto questo, ha terminato il Presidente, è stato e sarà possibile in futuro grazie all’ottima collaborazione con i gruppi di lavoro dei vari Dipartimenti e con la Polizia cantonale.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato che con l’attivazione della CECAL quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile, si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi. Ha inoltre auspicato che in quest’ambito, e con lo stesso obiettivo, vengano fatti ulteriori passi, in particolar modo il trasferimento, pure presso la CECAL, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze e della Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144.

“Valutiamo le mascherine nei luoghi pubblici”

“Valutiamo le mascherine nei luoghi pubblici”

Da www.ticinonews.ch
 
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi parla delle possibili nuove misure in programma e della collaborazione tra cantoni, visti anche i nuovi casi nel mondo del pallone
È di oggi la notizia che lo Zurigo nella sua prossima partita farà giocare l’Under-21, per consentire il regolare svolgimento del campionato nonostante la squadra sia in quarantena. Il virus è quindi sempre attivo. Al TG Estate i colleghi di Teleticino hanno chiesto al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi se siano o meno in progettazione ulteriori misure a livello cantonale, vista l’autorità che rivestono i cantoni dalla fine dello stato di “situazione straordinaria”.

Non esiste un coordinamento generale in modo da creare un fronte comune?
“In questo momento direi di no dal punto di vista politico”. ha risposto Gobbi, “a livello tecnico i vari medici cantonali si confrontano e si confrontano anche sulle misure da prendere. Per quanto riguarda il Canton Ticino a livello di calcio ci siamo confrontati con il medico cantonale che al momento non raccomanda di adottare ulteriori misure rispetto a quanto già previsto. Proprio perché non vediamo dei grossi focolai in questo momento e non sarebbe proporzionale mettere limitazione. Se dovesse emergere un problema dallo sport da contatto, si prenderebbero anche misure importanti, come avevamo fatto a suo tempo anche per l’hockey chiedendo di giocare a porte chiuse. In questo momento mi permetto di dire che è più problematico il post partita passato assieme davanti alla griglia o in discoteca”.

Restando in tema sport, il Chiasso domani andrà ad affrontare il Grasshopper, squadra zurighese che, nonostante la situazione dello Zurigo, non è stata posto in quarantena. Non si teme che al ritorno in Ticino si possano creare dei problemi?
“Qui sta anche alla responsabilità dei singoli club che devono comunque garantire la protezione dei propri giocatori, che sono anche lavoratori a contratto. Dall’altra parte c’è la prudenza a cui bisogna richiamare: la generalizzazione dei controlli potrebbe essere una misura? Beh, a questo punto, pensando alla protezione sul posto di lavoro e ai piani che ogni azienda deve avere, quindi anche un club sportivo, credo sia nell’interesse del club evitare una quarantena dei propri giocatori con il rischio di lasciare punti sul campo. Credo che alla fine, come il resto dei cittadini, anche i club sportivi debbano avere una buona dose di responsabilità nel rispetto della collettività”

Ma com’è la situazione in Ticino?
“Abbiamo visto come soprattutto i rientri sono un problema in questo momento. Rientri da zone di vacanza o da situazioni che possono comunque esporre le persone che si recano oltreconfine al virus. Bisogna continuare a monitorare la situazione, lo stiamo facendo in maniera molto critica ma dobbiamo anche qui prendere le misure adeguate, passo dopo passo, proprio per evitare un secondo lockdown, visto che come già detto più volte non sarebbe più sostenibile dal punto di vista umano, economico e sociale”.

Dobbiamo aspettarci misure particolari per i prossimi giorni?
“Per il momento non posso annunciare quanto decideremo nei prossimi giorni, posso pronunciarmi solo sul prolungamento delle misure già decise, ovvero di limitare il numero di frequentazioni dove ci sono consumazioni in piedi e le limitazioni sul numero dei contatti, visto che la decisione governativa aveva scadenza domenica”.

L’obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici sarà uno degli argomenti in agenda?
“È un elemento che stiamo valutando, ovviamente d’intesa con l’ufficio del Medico cantonale”

Aggregazione Medio Vedeggio – Il Governo fissa la data della votazione consultiva

Aggregazione Medio Vedeggio – Il Governo fissa la data della votazione consultiva

Comunicato stampa

I cittadini di Bedano e Gravesano si esprimeranno in votazione consultiva domenica 18 ottobre 2020 sul progetto di aggregazione fra i due Comuni.
Il Consiglio di Stato ha infatti approvato lo studio allestito dalla Commissione incaricata di formulare una proposta per la nascita del nuovo Comune di Medio Vedeggio.

Lo scorso 25 giugno la Commissione di Studio composta da rappresentanti dei Municipi di Bedano e Gravesano ha terminato il proprio lavoro, consegnando il rapporto finale che il Consiglio di Stato ha approvato negli scorsi giorni. Con questo passo, il Governo si è inoltre impegnato a riconoscere un contributo complessivo di un milione di franchi: 200 mila franchi per la riorganizzazione amministrativa e 800 mila franchi per investimenti di sviluppo. Il futuro Comune sarà inoltre sostenuto dalle Autorità cantonali, nel limite del possibile, per quanto riguarda la modifica del Piano regolatore necessaria a realizzare un centro polisportivo con un magazzino comunale e una struttura di Protezione civile.
Il futuro Comune di Medio Vedeggio, questo il nome scelto dalla Commissione di studio, conterebbe circa 3’000 abitanti e sarebbe gestito da un Municipio a 5 seggi, con un Consiglio comunale di 25 membri. Dal profilo finanziario, al netto delle imponderabili conseguenze dell’attuale crisi sanitaria che coinvolgerà peraltro tutti gli enti pubblici indipendentemente da eventuali aggregazioni, la situazione si presenta solida e stabile. Considerate anche le opere da realizzare, il nuovo Comune può porsi l’obiettivo di un – interessante – moltiplicatore politico compreso tra il 75% e l’80% con un autofinanziamento nei prossimi anni di circa 1.6 milioni di franchi all’anno.
Il Governo valuta con favore l’iniziativa promossa da Bedano e Gravesano, due Comuni confinanti, con un numero di abitanti comparabile, dalla conformazione territoriale molto simile con un’analoga tipologia insediativa, già oggi collegati tra loro da diverse interrelazioni istituzionali e sociali. Il progetto si inserisce inoltre in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato nel 2018 e ora all’esame del Gran Consiglio. Come noto, il Cantone predilige infatti le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta straordinaria, alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dai rappresentanti dei Comuni ticinesi. L’incontro ha permesso di tracciare un primo bilancio in merito alla gestione dell’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del coronavirus in Ticino.

Lo Stato maggiore cantonale di condotta ha anzitutto ripercorso le tappe che hanno segnato la gestione della crisi sanitaria in Ticino, a partire dallo scorso mese di marzo, ricordando la buona collaborazione fra Cantone e Comuni, grazie anche al costante flusso di informazioni garantito dalla Sezione degli enti locali – che durante l’emergenza ha fra l’altro risposto a oltre 1.000 sollecitazioni giunte tramite posta elettronica. Per quanto riguarda le misure sanitarie in vigore dalla scorsa settimana, è stato ricordato che ai Comuni spetta ora – negli ambiti di loro competenza – la responsabilità di vigilare sugli assembramenti e sull’adozione di piani di protezione nei locali pubblici e in occasione di manifestazioni.

La Piattaforma si è poi soffermata su alcuni temi sviluppati dai tre gruppi di lavoro misti, nominati per gestire la fase di ripartenza (istituzioni, persone fisiche e persone giuridiche):

  • Il Dipartimento della sanità e della socialità ha aggiornato i membri sul progetto di una rendita-ponte COVID-19, destinata alle fasce di popolazione particolarmente colpite dalla crisi. Il tema sarà approfondito nelle prossime settimane, in vista della fine delle indennità garantite dalla Confederazione, a metà settembre.
  • Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha presentato i programmi sviluppati per sostenere l’economia ticinese e in particolare gli operatori turistici, come l’azione «Vivi il tuo Ticino» che sta riscuotendo un notevole successo.
  • In materia di perequazione intercomunale, è stata ricordata l’ipotesi di accordo su una soluzione di compromesso, che sarà presentata in autunno e sarà discussa con tutti i Comuni.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito presentato una proiezione in merito all’impatto della crisi sulle finanze comunali, segnalando che al momento la situazione è ancora molto incerta; è tuttavia già certo che vi sarà una importante contrazione dei gettiti d’imposta.
I membri della Piattaforma hanno infine preso atto dei risultati di un breve sondaggio lanciato negli scorsi giorni dalla Sezione degli enti locali, a complemento di una raccolta di informazioni portata avanti dalle associazioni dei Comuni. Grazie alle risposte inoltrate da 97 Comuni (su un totale di 115), è stato possibile rilevare che sono già stati approvati 11 programmi comunali di misure economiche per aiutare le persone fisiche e le aziende, e che altri 15 messaggi municipali sono in fase di elaborazione.
L’incontro ha poi permesso un aggiornamento sulla riforma istituzionale «Ticino 2020»: le verifiche di fattibilità sulle nuove ripartizioni dei compiti dovrebbero concludersi prima delle elezioni comunali del 18 aprile 2021. I membri della Piattaforma hanno espresso la volontà condivisa di accelerare il processo.
In coda alla riunione sono state rilasciate due brevi informazioni, riguardo alla proroga al 30 settembre 2021 del periodo di nomina dei membri delle Autorità regionali di protezione (ARP), e sul progetto per digitalizzare tutte le comunicazioni di dati e informazioni tra la Sezione degli enti locali e i Comuni.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2020.

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Il Governo fissa la data della votazione consultiva per il progetto aggregativo Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato lo studio aggregativo allestito dalla Commissione di studio incaricata di formulare una proposta di aggregazione tra i Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio. I cittadini del comprensorio saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva sul progetto e sul nome del nuovo Comune domenica 18 ottobre 2020.
Come si ricorderà, lo scorso mese di marzo il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni coinvolti, aveva escluso il Comune di Bissone dal progetto di aggregazione, incaricando la Commissione di studio di adattare il progetto al comprensorio dei quattro comuni e di trasmetterlo in seguito al Governo. La Commissione ha terminato il proprio lavoro sottoscrivendo il 5 giugno il rapporto finale, che è stato ora approvato dal Consiglio di Stato. Per la nascita del nuovo Comune il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,4 milioni di franchi e un contributo di 1,6 mio per investimenti di sviluppo. Inoltre supporterà il futuro Comune nel realizzare un nuovo servizio a favore della popolazione anziana e manterrà separato il calcolo del contributo di livellamento per i primi quattro anni.
La nuova realtà locale che si intende costituire conterà circa 4’000 abitanti e sarà gestita da un Municipio composto da sette membri e da un Consiglio comunale formato da 30 persone. La situazione finanziaria prospettata a partire dai dati attuali sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento stimata tra i 3 e i 3.5 milioni di franchi all’anno. Evidentemente, ogni previsione finanziaria in questo momento è condizionata dalle conseguenze economiche di impatto e durata della crisi sanitaria in corso. Se queste costituiscono una grande incognita, quello che si può ragionevolmente prospettare è che le ripercussioni saranno sostanzialmente simili sia che i quattro comuni restino separati sia in caso di aggregazione, avendo una struttura piuttosto comparabile.
Nel proprio rapporto la Commissione di studio propone che il nuovo Comune prenda il nome di “Val Mara”, ma ritiene auspicabile che la popolazione possa esprimersi anche sul nome del futuro Comune, ponendo in alternativa le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”. Il Consiglio di Stato ha accolto questa richiesta e pertanto in occasione della votazione consultiva del prossimo 18 ottobre 2020 la cittadinanza potrà anche esprimere la propria preferenza riguardo il nome del nuovo Comune, scegliendo tra le denominazioni “Val Mara” e “Basso Ceresio”.

La necessità non più necessaria

La necessità non più necessaria

Da www.rsi.ch/news
Terminato ieri il regime speciale iniziato l’11 marzo
Gobbi: “Ticino Cantone apripista, con seconda ondata riattivazione non automatica”

“Credo che questa esperienza abbia dimostrato ancora una volta come il Canton Ticino sia sempre un laboratorio di carattere socio-economico, in cui dei fenomeni – in questo caso di carattere sanitario – ci toccano prima rispetto ad altre regioni del Paese”. Parola del presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, nel giorno in cui termina ufficialmente lo Stato di necessità proclamato lo scorso 11 marzo dal Cantone, il primo a farlo in Svizzera.
Per 112 giorni il Governo – affiancato dallo Stato maggiore di condotta – ha dovuto garantire i mezzi, i servizi, la protezione e l’assistenza dei cittadini. Tutto il potere legislativo è infatti stato trasferito dal Gran Consiglio al Consiglio di Stato, che ha legiferato per il tramite di ordinanze. Un diritto di ricorso era comunque previsto, al quale però non è riconosciuto nessun effetto sospensivo. Il controllo, insomma, vien fatto solo a posteriori.

In vista di un’eventuale seconda ondata, la riattivazione dello Stato di necessità non sarà però automatica: “Si procederà con le misure a tappe – prosegue Gobbi – come nella prima ondata, se però la situazione dovesse peggiorare richiameremo in servizio il nostro Stato maggiore, così come i militi della protezione civile e dell’esercito” conclude il presidente del Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-necessit%C3%A0-non-pi%C3%B9-necessaria-13185453.html

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 de La Regione

I primi dati del 2020. Ora il pp può obbligare l’autore a seguire un piano di prevenzione.
In Ticino nel primo semestre di quest’anno su un totale di 159 persone prese a carico dal Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, ben 61 sono state bersaglio di violenza domestica.
Lo ha indicato ieri la Delegata cantonale per l’aiuto alle vittime Cristiana Finzi, intervenendo all’incontro con la stampa indetto dai dipartimenti Istituzioni e Sanità e socialità alla vigilia dell’entrata in vigore della disposizione del Codice penale svizzero che permette al procuratore pubblico di ordinare – sospendendo il procedimento per sei mesi – la partecipazione dell’imputato/a presunto/a autore/trice di violenza a un programma di prevenzione. La sospensione del procedimento non sarà però ammessa per tutti i reati, di certo non per quelli particolarmente gravi. Sarà ammessa in caso di lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minaccia e coazione, stando alla norma. Le vittime, la stragrande maggioranza donne, che si rivolgono al Servizio, «non desiderano separarsi, chiedono che la violenza commessa nei loro confronti da parte del marito o del compagno cessi», ha spiegato Finzi.

Finora la partecipazione al programma di prevenzione era facoltativa: per avviare un trattamento terapeutico serviva il consenso dell’autore o dell’autrice di violenza. Da oggi, 1° luglio, questa partecipazione diventa obbligatoria se disposta dal magistrato (su base volontaria sarà comunque sempre possibile). Continuerà a occuparsene l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa diretto dallo scorso dicembre da Siva Steiner, ufficio del Dipartimento istituzioni che segue i detenuti in generale nel loro percorso di reinserimento nella società e che da alcuni anni è impegnato anche nella presa a carico degli autori di violenza domestica, offrendo loro un primo tetto se allontanati da casa e una prima consulenza. Sarà dunque l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa a elaborare i programmi di prevenzione ai quali il procuratore pubblico ha ordinato la partecipazione, programmi terapeutici che passano anzitutto, ha evidenziato il Dipartimento, dal “riconoscimento”, da parte dell’autore, “dei comportamenti violenti”.

Aiuto a chi subisce: il Dss alla ricerca di ‘una figura per il coordinamento operativo’ La nuova norma penale è un ulteriore tassello nel contrasto a un fenomeno, quello della violenza domestica, che non accenna a diminuire, anche se durante il lockdown causa pandemia non c’è stata la temuta impennata di casi, o perlomeno di segnalazioni pervenute alla Polizia. Polizia che nel 2019 ha eseguito nel cantone 1’099 interventi per violenza perpetrata tra le mura di casa. «Una media di tre interventi al giorno», ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Centottantatré, ha aggiunto, «gli allontanamenti di autori dal contesto familiare, di cui settantadue d’ufficio (il provvedimento viene deciso dall’ufficiale di polizia, ndr)». Questi i dati riguardanti i casi segnalati e che pertanto descrivono solo parzialmente una piaga «che coinvolge l’intera collettività», ha osservato Gobbi. La violenza, poi, non è solo fisica: è anche psicologica, verbale ed economica, ha ricordato il capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Raffaele De Rosa. Per rendere ancor più efficace «il supporto» a chi in Ticino subisce violenza, il Dss, ha annunciato il suo direttore, pubblicherà a breve un bando di concorso «per l’assunzione di una figura che assicurerà il coordinamento operativo a sostegno delle vittime». Una persona, ha detto a sua volta Finzi, che «promuoverà azioni e progetti per migliorare ulteriormente la presa a carico» e che «collaborerà» con Chiara Orelli Vassere, attiva da inizio aprile 2020 in seno alla Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) in veste di coordinatrice istituzionale a livello cantonale del dossier concernente la violenza domestica. Nel frattempo, ha fatto sapere ieri il Dss, è stato portato “da ventuno a trentacinque il numero dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio per le vittime di reati presso le Case per le donne”.

D’intesa con la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, Orelli Vassere è chiamata ad allestire un piano d’azione cantonale, con «strategie e misure concrete per affrontare proattivamente la violenza domestica nelle sue varie manifestazioni, facendo anche tesoro delle esperienze sin qui fatte», ha affermato Orelli Vassere. Un piano che traduca «le quattro ‘p’», i quattro ambiti d’intervento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: «Prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, politiche coordinate».

Sul piano federale si profila all’orizzonte un’altra misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Una misura che scatterà però solo con il 1° gennaio 2022. Motivo? Il Consiglio federale ha voluto dare ad alcuni Cantoni un lasso di tempo congruo per implementare correttamente lo strumento.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Più protezione per le vittime della violenza domestica

Entrano oggi in vigore diverse novità legislative per combattere il fenomeno.
Le autorità cantonali hanno presentato il loro «rinnovato impegno» per contrastarlo.
Nei primi sei mesi dell’anno registrati 61 casi, con una diminuzione durante il lockdown.

Durante il periodo di quarantena la questione della violenza domestica ha fatto molto preoccupare gli specialisti. E oggi, mentre la società sta pian piano tornando alla «nuova normalità», le autorità cantonali hanno voluto dare un nuovo slancio alla lotta contro il fenomeno. Uno slancio che parte anche dalle importanti novità legislative a livello federale che entrano in vigore proprio oggi. Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e quello della sanità e socialità (DSS) hanno quindi presentato ieri a Bellinzona il loro «rinnovato impegno nel contrasto alla violenza domestica».

Sul piano federale
Tra le novità legislative più importanti è prevista una modifica del codice penale tramite la quale è previsto che la decisione sulla prosecuzione o meno del procedimento non dipenderà più esclusivamente dalla volontà della vittima. Il procuratore pubblico dovrà tenere in considerazione, oltre alla dichiarazione della vittima, anche altre circostanze, come la recidiva dell’autore della violenza. «La vittima – ha rimarcato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – potrebbe subire delle pressioni per ritirare la denuncia, oppure potrebbe ingiustamente sentirsi in colpa». Inoltre, sempre per quanto concerne il codice penale, è stata introdotta la facoltà per l’autorità di obbligare l’imputato presunto autore della violenza a seguire un programma di sei mesi di prevenzione alla violenza durante la sospensione del procedimento penale. Un programma che in passato era invece facoltativo oppure proposto dopo la sentenza.

Per quanto riguarda invece il codice civile, è prevista una modifica con la quale verrà rafforzato lo scambio di informazioni tra pretore, Autorità regionali di protezione, Polizia e altre autorità al fine di migliorare la protezione delle vittime. A questo proposito, Gobbi ha evidenziato che la mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato è spesso «una delle barriere principali alla lotta contro questi fenomeni».

In Ticino
Detto delle novità a livello federale, sul piano cantonale è poi stato ricordato che dal primo aprile ha preso avvio l’attività della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica nella figura di Chiara Orelli Vassere. Sempre a livello cantonale è inoltre stato riattivato il Gruppo permanente di accompagnamento in tema di violenza domestica. Infine hanno anche preso avvio i lavori per l’allestimento del Piano d’azione cantonale attraverso il quale – ha spiegato la stessa Orelli Vassere che si sta occupando del dossier – «si vogliono proporre strategie e misure concrete per affrontare il fenomeno in maniera proattiva e coesa». Infine, per quanto riguarda l’attività del DSS, il direttore Raffaele De Rosa ha spiegato che è stato previsto l’aumento dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio da 21 a 35 giorni per le vittime di reati presso le Case per le donne. Inoltre, De Rosa ha annunciato che per il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati nei prossimi giorni sarà lanciato un concorso per l’assunzione di una nuova figura che coordinerà il sostegno delle vittime. Il direttore del DSS, durante il suo intervento ha poi voluto sottolineare l’importanza di sviluppare «un concetto della vittima il più ampio possibile, perché ad esempio anche i figli che vivono in un contesto violento soffrono molto questa situazione».

Le cifre
Durante l’incontro sono anche state presentate le ultime cifre riguardanti il fenomeno. Nel 2019, ad esempio, la Polizia ha effettuato in Ticino 1.099 interventi per violenza domestica, con una media di tre interventi al giorno. In questo lasso di tempo gli allontanamenti dal contesto familiare degli autori di violenze effettuati dalla Polizia sono stati 183. Per quanto riguarda invece l’attività del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS, da gennaio a giugno di quest’anno le vittime che si sono rivolte a questo servizio sono state 159, 61 delle quali proprio per violenza domestica. Durante il completo «lockdown» ticinese è stata registrata una diminuzione dei casi segnalati: si è passati da 15 casi durante febbraio a 3 nel mese di marzo, per poi risalire a 12 ad aprile. Inoltre, sempre nel primo semestre di quest’anno, le donne che hanno soggiornato in case protette sono state 15 (12 i bambini). Anche in questo caso, come segnalato dalla delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi, «durante la pandemia non è stato registrato un aumento di donne o bambini presenti in queste strutture». Infine, il consultorio Alissa e il consultorio delle donne, hanno fornito rispettivamente 31 e 209 consulenze. Va infine detto, come rimarcato sia da Gobbi che da De Rosa, che questo fenomeno «è spesso difficile da individuare» e quindi queste cifre non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà del fenomeno, che spesso nasconde un «lato sommerso» molto importante.

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Da www.rsi.ch/news

Contro la violenza domestica

Presentato dai dipartimenti Istituzioni e Sanità il piano d’azione cantonale e le principali misure di contrasto

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contro-la-violenza-domestica-13184760.html

Modifiche al codice penale civile e militare, impiego della sorveglianza elettronica, procedimenti che potranno proseguire anche d’ufficio e obbligo di seguire un programma di prevenzione sulla violenza. Queste alcune delle principali novità nel contrasto alla violenza domestica che sono state presentate martedì dai consiglieri di Stato Norman Gobbi (DI) e Raffaele De Rosa (DSS). Sono pure stati illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore domani, mercoledì 1° luglio, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare. Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema. 

Proprio questa rete è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni. La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime, sono state alcune delle fattispecie evocate dai due consiglieri di Stato.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 30 giugno 2020 de Il Quotidiano

Violenza domestica, numeri e misure

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13185942

Insieme contro la violenza domestica

Insieme contro la violenza domestica

Conferenza stampa

I Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, e Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, hanno presentano questa mattina – assieme ad alcuni loro collaboratori – le principali novità nel contrasto alla violenza domestica attuate dai due Dipartimenti. Nel corso dell’incontro sono stati in particolare illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore dal 1° luglio 2020, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS. Sotto la lente anche l’avvio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, coordinato dalla Divisione giustizia.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria vissuta dalla popolazione ticinese, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare.
Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione, e in particolare alle persone toccate o potenzialmente toccate dalla violenza domestica, la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema.  
Proprio questa rete – e attraverso essa il lavoro comune contro un fenomeno grave e diffuso – è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni e di iniziative concrete.
La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema (Chiara Orelli Vassere), in funzione da aprile 2020, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime sono stati gli aspetti approfonditi nell’incontro di questa mattina.
Dopo i due Consiglieri di Stato sono intervenuti Cristiana Finzi, delegata per l’aiuto alle vittime di reato, Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale per il tema violenza domestica, e Siva Steiner, capoufficio dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa.
Un’attenzione particolare è stata data ai Programmi per autori di violenza domestica la cui frequentazione potrà essere resa obbligatoria nell’ambito della procedura di sospensione del procedimento penale (art. 55a Codice Penale, modifica in vigore dal 1 luglio 2020) e ad alcune misure di ulteriore sostegno alle vittime di violenza domestica attuate dal DSS.
Sono stati infine delineati gli obiettivi, i temi e la strutturazione del Piano di azione cantonale, che dovrà riassumere e indicare le linee direttrici, gli obiettivi e le misure dell’impegno globale delle istituzioni e dei numerosi organismi della società civile che operano in Ticino per contrastare la violenza domestica.  

Il Consiglio di Stato nomina il gerente del Comune di Astano

Il Consiglio di Stato nomina il gerente del Comune di Astano

Comunicato stampa

Nella sua seduta settimanale il Consiglio di Stato ha nominato il Gerente del Comune di Astano, che entrerà in carica il 3 agosto 2020 e assumerà le competenze del Municipio. Il provvedimento decadrà con
l’eventuale elezione di nuovi membri dell’Esecutivo comunale in occasione delle elezioni del mese di aprile del 2021.

Il Consiglio di Stato, prendendo atto della mancata disponibilità di candidati ad assumere la carica di Municipale nel Comune malcantonese in occasione delle elezioni comunali poi annullate, ha deciso di nominare il signor Stefano Besomi quale Gerente dell’ente locale.
La carica degli attuali membri del Municipio di Astano (Sindaco e Municipali) terminerà il 3 agosto 2020 con l’entrata in funzione del Gerente. In questo senso il Governo ha incaricato la Sezione degli enti locali di seguire la procedura di avvicendamento.
Infine, il Consiglio di Stato evidenzia che si tratta di un provvedimento provvisorio, e il gerente rimarrà in carica fintantoché non dovesse essere eletto un nuovo Municipio in occasione delle elezioni comunali previste nel mese di aprile del 2021.
L’obiettivo principale rimane tuttavia quello che nell’ambito di un processo aggregativo il Comune di Astano possa finalmente confluire in un nuovo Comune entro la fine della prossima legislatura.
L’Assemblea comunale manterrà invece le sue prerogative.