Lockdown totale irripetibile

Lockdown totale irripetibile

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 de La Regione

Gobbi: ‘In caso di nuova ondata non più un lockdown generalizzato ma misure puntuali’
«Un lockdown totale non è più proponibile né dal punto di vista umano e sociale, né da quello economico». È stato chiaro il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a una precisa domanda de ‘laRegione’ durante la conferenza stampa ieri per confermare la fine dello stato di necessità per la fine di giugno. «Dall’esperienza si impara. E anche dalla crisi sanitaria – senza precedenti – che ha caratterizzato il Ticino e la Svizzera nelle settimane scorse, bisognerà trarre degli insegnamenti», ha continuato Gobbi ricordando che degli errori, comunque, durante la gestione della pandemia ci sono stati. «Errori commessi in buona fede», ha precisato il presidente del governo. Alcune informazioni sull’evoluzione dell’epidemia tra i gruppi a rischio, del resto, si sanno solo oggi. È quindi anche alla luce di questo patrimonio di conoscenza che nei prossimi mesi, in caso di seconda ondata, verranno prese delle decisioni dalle autorità più puntuali e limitate a determinate regioni o settori economici. Ricordiamo che il Consiglio federale da domani 19 giugno revocherà lo stato di situazione straordinaria e ha fatto intendere che i Cantoni avranno maggiori competenze nella gestione di un’eventuale seconda ondata. Le responsabilità dei governi cantonali saranno quindi più elevate. Il coronavirus, anche se attenuato nella sua diffusione, non è scomparso. Nelle ultime 24 ore in Ticino sono stati registrati due casi e 37 nel resto della Svizzera. La guardia non può quindi essere abbassata. Le norme di comportamento sociale (distanza e mascherine dove non è possibile rispettare le distanze), oltre a quelle d’igiene, dovranno essere mantenute ancora a lungo.
«Il 30 giugno in Ticino decade lo stato di necessità. Vivremo quindi un lento ritorno alla normalità» ha affermato Norman Gobbi ricordando che dal primo luglio verrà attivata una cellula dello Stato maggiore di condotta che terrà sotto osservazione la situazione sanitaria. «Questa revoca non significa che è tutto passato. La presenza del virus richiede ancora il rispetto delle misure d’igiene e di distanza sociale. Dovremo quindi seguire l’evoluzione della pandemia su più fronti: cantonale, nazionale e internazionale», ha continuato. La decina di giorni in più rispetto alla Confederazione è giustificata con il fatto di garantire un ordinato passaggio di consegne tra lo Stato maggiore di condotta e gli uffici cantonali competenti e anche per avere una base legale che preservi una serie di misure ancora in vigore: «In primis mantenere attivo il supporto della Protezione civile, così come conservare diverse costruzioni che abbiamo allestito velocemente senza una licenza edilizia».
Lo Stato maggiore andrà in ‘letargo’ Con la fine dello stato di necessità «lo Stato maggiore andrà in prontezza», ha affermato il comandante Matteo Cocchi. «Cessa le sue attività, ma potrà essere riattivato qualora fosse necessario». Una conclusione dell’operato dello Smcc che implica tra l’altro «la ripresa delle proprie responsabilità da parte dell’Ufficio del medico cantonale». Passa, insomma, in modalità ‘stand by’.
Merlani: ‘Bilancio ok, ma non è finita’ «Non è finita. Non voglio spaventare nessuno, ma i cittadini non devono fraintenderci: non stiamo facendo un bilancio finale della pandemia. Nell’ultima settimana qualche caso d’infezione è stato comunque registrato. Non sono motivo di preoccupazione, ma di attenta vigilanza sì», ha affermato da parte sua il dottor Giorgio Merlani, medico cantonale che invita alla prudenza, soprattutto in caso di vacanze all’estero. «In Ticino la situazione delle ultime settimane è molto positiva. L’incidenza del virus è bassa. Fuori dai confini nazionali no». Cena a Milano di nuovo possibile? «Non mi sono sentito di dire di sì a mio padre», ha risposto Merlani. Per rimanere in Ticino e all’attività di contact tracing, attualmente ci sono nove persone in isolamento e altre 14 persone in quarantena. Meno di due contatti a ‘rischio’ per ogni contagiato. Due, infine, i contagi di ritorno: uno dal Messico e un altro dal Brasile. In futuro le app di tracciamento potranno aiutare per individuare per tempo i casi a rischio. «Si stanno ancora affinando i dettagli tecnici da parte della Confederazione», ricorda Merlani.
A segnare il ritorno alla normalità ci sono anche i passaggi giornalieri ai valichi di confine: si contano 156mila passaggi al giorno, un 50% in più rispetto alla settimana scorsa. L’era pre-Covid ne contava circa 170mila.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Ticino può voltare pagina

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in vigore dall’11 marzo
Gobbi: «Usciamo a testa alta anche se qualche errore è stato commesso»
Merlani: «Fate attenzione ai viaggi all’estero»

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in Ticino. Una fine programmata, prevista, dettata in particolare dai bassi numeri relativi ai nuovi contagi giornalieri registrati da settimane a questa parte nel nostro cantone (ieri sono stati due). Dal primo luglio, dopo oltre tre mesi, si tornerà dunque alla normalità. Una normalità per forza di cose diversa, perché tutti sono e saranno ancora chiamati a mettere in atto le misure igieniche e di distanziamento che abbiamo imparato a conoscere. «Rimaniamo attenti», ammonisce infatti Norman Gobbi durante la conferenza stampa di Bellinzona. Insomma, non è finita.

No a un nuovo lockdown
Lo stato di situazione straordinaria, in Svizzera, terminerà domani. Il Ticino, come previsto, uscirà undici giorni dopo. Il presidente del Consiglio di Stato elenca in seguito tutte le tappe del coronavirus in Ticino, una sorta di primo bilancio. «Tutto è cominciato il 25 febbraio, con il primo caso registrato. Da lì la decisione di limitare eventi sportivi e carnascialeschi. Quindi, una decina di giorni dopo, è stata disposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono poi state chiuse le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo sono infine state chiuse le attività economiche e pochi giorni dopo è stata attivata la finestra di crisi». La ripresa, come ricorda Gobbi, è arrivata il 20 aprile «quando abbiamo ricominciato a riaprire le attività economiche». Il 4 maggio, ecco l’allineamento con il Consiglio federale. «Abbiamo però deciso di prolungare lo stato di necessità al 30 giugno per monitorare la situazione», conclude Gobbi, ricordando come tutto l’apparato governativo abbia saputo lavorare in modo trasparente e collegiale durante l’emergenza sanitaria. Il presidente del Governo ammette comunque degli errori: «Il Ticino e la Confederazione hanno dimostrato di saper reagire sia in ambito sanitario, sia economico e anche in ambito sociale, facendo emergere la grande solidità del nostro Paese. Sicuramente qualche errore è stato commesso, ma nel paragone internazionale ne usciamo a testa alta». In particolare, gli errori sono stati dovuti alla situazione eccezionale portata dal virus. «Nell’ambito dell’analisi è stato chiaro che la non conoscenza del virus ha giocato un ruolo importante», le parole di Gobbi. «Quello che dobbiamo imparare è avere misure più chirurgiche: una chiusura totale delle attività quotidiane è socialmente, economicamente e umanamente non più sostenibile. Quindi in caso di una seconda ondata dovremo essere molto più puntuali attraverso un comportamento responsabile e comunitario».
La revoca dello stato di necessità, chiosa il presidente del Governo cantonale, «non significa che tutto è passato». Bisognerà di conseguenza tenere alta la guardia, soprattutto in un periodo di vacanze e bel tempo.

Molti più passaggi

«Non si ritornerà alla normalità come se nulla fosse successo, ma si riprenderà guardando alla situazione passata», spiega da parte sua Matteo Cocchi, comandante dello Stato maggiore cantonale di condotta. Lo SMCC «potrà comunque essere riattivato se la situazione lo richiederà. A creare preoccupazione è soprattutto il ritorno del movimento delle persone. Lunedì (con la riapertura completa delle frontiere con gli Stati confinanti, Italia compresa, ndr) ci sono stati 156.000 passaggi transfrontalieri, il 50% in più di quelli registrati la settimana scorsa».

Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Da www.espansionetv.it

Al termine del colloquio al Museo Vela, tra i rappresentanti di Italia e Svizzera, ha espresso tutta la sua delusione il Presidente del Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi: “Sull’accordo dei frontalieri e la regolarizzazione dei rapporti con Campione d’Italia nessuna risposta”.
A proposito dei lavoratori a cavallo dei territori di confine, Gobbi ha ribadito la necessità di rinnovare l’accordo del 1974, intervenendo anche su quella che definisce “la nostra lettera di stimolo” firmata il 30 aprile tra il suo predecessore, Christian Vitta e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.
Mentre, a proposito dell’enclave italiana, ha commentato: “Si tratta di regolarizzare una serie di servizi essenziali alla comunità campionese”.

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Da www.laprovinciadicomo.it

Tasse sui frontalieri: Di Maio a Chiasso ma è nulla di fatto
Ancora stallo sull’accordo Italia-Svizzera.
Il sindaco Arrigoni: «Da 4 anni è attesa la firma italiana».
Confronto anche su Campione che «non paga il Ticino»

«Quello sui frontalieri è un accordo internazionale tra Svizzera e Italia. Non vuol dire che non si debba conto dei bisogni regionali e locali». Le parole sono del ministro degli esteri svizzero, il ticinese Ignazio Cassis, ma chi si aspettava dalla visita istituzionale del ministro degli Esteri Luigi Di Maio all’omologo svizzero buone nuove sul nuovo accordo fiscale tra i due Paesi (con tassazione dei frontalieri e ristorni ai Comuni di confine quali argomenti clou) è rimasto deluso.

Cantone e Regione
Il dato di fatto è da quel 22 dicembre 2015, quando una nota del nostro ministero delle Finanze annunciava «un nuovo accordo, sostitutivo di quello sottoscritto nel 1974» nulla o quasi è più accaduto. Ignazio Cassis – con la lapidaria dichiarazione riportata poc’anzi – ha voluto stoppare, seppur in maniera elegante, le velleità di Regione Lombardia (che, in particolare, ha chiesto di avere voce in capitolo per i ristorni) e Canton Ticino, che il 30 aprile scorso hanno inviato una nota ai rispettivi ministeri delle Finanze chiedendo di essere parte attiva della delicata partita. Un po’ poco per una questione così dibattuta, per la quale – al museo “Vincenzo Vela” di Ligornetto – il ministro Luigi Di Maio ha fatto sapere che «l’Italia faciliterà il dialogo tra i due ministeri competenti, quello dell’Economia e delle Finanze». «Lasciateci lavorare per arrivare a una soluzione che possa soddisfare le parti. Tornerò sull’argomento con il ministro delle Finanze», ha aggiunto il titolare della Farnesina.
Forse già intuendo un nulla di fatto o poco sul tema della (nuova) tassazione dei frontalieri e dei ristorni, il presidente del Governo di Bellinzona, Norman Gobbi – che ha accolto i due ministri a Brogeda insieme al sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni – è passato all’attacco o meglio al contrattacco. Parole forti le sue, ricordando comunque che «il Ticino è sempre stata terra di accoglienza per gli italiani». «L’accordo sulla fiscalità dei frontalieri giace dimenticato da quattro anni in attesa della firma del Governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori – ha affermato, in modo perentorio, il presidente del Governo di Bellinzona -. Il mio appello è che attraverso la firma di un nuovo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti al fisco».

Il caso dell’exclave
Anche il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni – rimarcando l’importanza dell’incontro, grazie al quale «si sono potuti rafforzare i rapporti e le buone relazioni tra i due Stati» e dell’attività di guardie e forze di polizia di confine – ha auspicato «che si possa trovare al più presto un’intesa sulla vertenza in atto riguardante la questione fiscale dei frontalieri». «Vertenza che ormai dura da più di quattro anni e che ora dovrebbe trovare al più presto degna conclusione», ha aggiunto Bruno Arrigoni.
Altra vicenda d’attualità, quella relativa alla delicatissima questione di Campione d’Italia. «Con il ministro Di Maio abbiamo parlato anche di Campione d’Italia. Le fatture non sono state ancora saldate, pur avendo versato i soldi. Si tratta solo di una questione di tempo. I problemi di Campione d’Italia restano, anche se alcune cose sono cambiate, a cominciare dalle frontiere», le parole di Ignazio Cassis. Una sottolineatura sul tema relativo all’exclave è arrivata anche da Norman Gobbi. «Il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà verso Campione d’Italia – le sue parole -, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari, anche durante l’emergenza Covid-19) e questo nonostante l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti con il Cantone, ma anche con enti locali e aziende ticinesi. Le forti criticità ancora oggi presenti a Campione d’Italia richiedono un intervento delle autorità preposte».

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Da www.corrieredicomo.it

Vertice Di Maio-Cassis, solo uno scambio di cortesie. Deluso Norman Gobbi, chiedeva risposte sui frontalieri

«Sui frontalieri lasciateci lavorare», ma la partita viene giocata da due altri ministri, che si occupano di Economia e di Finanze, ovvero Roberto Gualtieri per l’Italia e Ueli Maurer per la Svizzera. Ha chiuso così, Luigi Di Maio, titolare del dicastero italiano degli Esteri e fino allo scorso gennaio capo politico del Movimento Cinque Stelle, la sua visita sul confine, tra Chiasso e il Museo Vela di Ligornetto, a Mendrisio. Ad accoglierlo c’era il suo omologo rossocrociato, Ignazio Cassis, ma anche il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi, che al termine dell’incontro non ha mancato di esprimere tutta la sua delusione per le mancate risposte proprio in tema di frontalieri e di Campione d’Italia.
Tanti sorrisi, ad ogni modo, e tanti grazie, nel vertice istituzionale che ha celebrato anche la completa apertura delle frontiere tra i due Stati avvenuta il giorno precedente. Il grazie più bello e sentito è stato proprio quello di Cassis verso i frontalieri della Sanità.

Svizzera-Italia: l’accordo scordato

Svizzera-Italia: l’accordo scordato

Da www.rsi.ch/news
Perché l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri non è mai stato siglato?
Alfieri: “Errore italiano, ma mette in discussione i ristorni”

Gobbi: “Disposti a confrontarci, ma bisogna arrivarne ad una”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svizzera-Italia-laccordo-scordato-13143627.html

Perché l’accordo tra Svizzera ed Italia sull’imposizione dei lavoratori frontalieri parafato nel 2015 e che dovrebbe sostituire quello del 1974 non è mai stato approvato? Ora cosa succederà? Modem ha cercato stamane di capire a che punto siamo in questo spinoso dossier, dopo l’incontro tra Ignazio Cassis e Luigi Di Maio.

“L’errore italiano è stato quello di negoziare l’accordo del 2015 dalla parte tecnica con poco contatto con quella politica. Oggi non c’è la volontà di non affrontare il tema e spero che Norman Gobbi possa venire a Roma a discuterne. Perché sono convinto che con il confronto una soluzione si possa trovare. Ma non può essere quella trovata precedentemente perché ci sono troppe criticità: è discriminante e rischia di mettere in discussione i ristorni per i comuni di confine”, ha spiegato il senatore del PD Alessandro Alfieri, membro della commissione affari esteri.

“Non sono mai per rappresaglie o minacce. Penso che la libera circolazione sia un valore e che le economie di frontiera si reggono perché le frontiere rimangono aperte. La ricchezza si crea con la libera circolazione, poi ci vogliono i correttivi. Da parte nostra c’è la volontà di sederci attorno ad un tavolo. Evidentemente però ad una pre-condizione: le discriminazioni nei confronti dei lavoratori frontalieri non sono accettabili. Anche nel periodo del covid ho visto cartelli e scritte nei confronti dei lavoratori frontalieri che in qualche modo fanno intravvedere un razzismo di fondo. E questo non va bene”, ha concluso il deputato di Varese.

“Secondo me l’errore nel 2015 è stato quello di firmare un protocollo e non degli accordi. Noi abbiamo rispettato la road map, la controparte non l’ha rispettata”, ha replicato la presidente della Federazione ticinese dei fiduciari Cristina Maderni.

“Siamo sempre disposti a dialogare e confrontarci, ma ad un certo punto bisogna arrivarne a una. Perché le aspettative sono ampie: ricordiamo che a cittadini ed operatori economici svizzeri il mercato italiano è ancora precluso. E penso in particolare alle attività rappresentate da Maderni. Per il Ticino sono importanti. Ma lo sono anche per la crescita di un territorio ed in questo senso la collaborazione lungo il confine deve passare anche dalla reciprocità, che oggi non è garantita”, ha sostenuto da parte sua il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi.

“Il Consiglio di Stato – ha poi ricordato Gobbi – ha dato mandato all’Università di Lucerna di verificare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo del 1974. Appena avremo tutte le informazioni richieste ne discuteremo con l’autorità federale. Questo perché l’accordo del 1974 non è più conforme: non trova più applicazione con il nuovo quadro normativo svizzero ed italiano. Cosa che porterebbe ad un’imposizione su territorio svizzero e anche su territorio italiano nel rispetto della parità di trattamento di fronte al fisco”.

Gratitudine e delusione lungo il confine

Gratitudine e delusione lungo il confine

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 giugno 2020 del Corriere del Ticino

I due ministri degli Esteri Ignazio Cassis e Luigi Di Maio si sono incontrati per la prima volta, ringraziandosi a vicenda per la collaborazione durante la pandemia.
C’è l’impegno a risolvere la questione dei frontalieri ma il Ticino è contrariato per il nulla di fatto.
Gobbi: «Ci aspettavamo un’agenda»

Durante la crisi sanitaria si sono sentiti spesso al telefono. Ignazio Cassis e Luigi Di Maio (giunto dall’Italia via Agno), si sono incontrati di persona per la prima volta, al valico autostradale di Brogeda, in occasione della riapertura completa delle frontiere. Mascherina, un saluto col gomito alla presenza dei funzionari doganali dei due Paesi , del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi e del sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, e poi via in direzione del Museo Vela di Ligornetto, per un faccia a faccia di quasi un’ora.
È stato un incontro all’insegna della cordialità e dell’amicizia fra i due Paesi, dopo tre mesi difficili e di forte limitazione della libertà di movimento. Cassis ha ringraziato di Maio per avere autorizzato il transito dei frontalieri attivi nella sanità e per la continuità nel flusso delle merci. Di Maio ha fatto altrettanto ricordando in particolare gli aiuti elvetici durante la fase critica della pandemia: 10 mila tute, 50 mila mascherine, 1.800 kg di gel disinfettante, «ricevuti nei giorni più bui della pandemia quando questo materiale era oro. Non lo dimenticheremo mai».
I responsabili della politica estera hanno anche parlato di relazioni con l’UE e di politica migratoria. Due i temi di interessi locale sul tappeto. La questione dell’accordo fiscale sui frontalieri e la situazione di Campione d’Italia. Sul primo Cassis e Di Maio si sono limitati a rilasciare dichiarazioni d’impegno. «Faremo il possibile per facilitare un accordo che compete in primis ai due ministri delle finanze (ndr Ueli Maurer e Roberto Gualtieri) ma dove possiamo giocare un ruolo di facilitazione», ha detto Cassis, precisando (l’allusione era alle posizioni espresse da Ticino e Lombardia) che si continuerà a seguire un approccio fra Stati. L’obiettivo, gli ha fatto eco Di Maio, è salvaguardare gli interessi dei lavoratori frontalieri e al tempo stesso il quadro delle relazioni tra l’Italia e la Svizzera. «Tornerò senz’altro a discuterne con Gualtieri. Lasciateci lavorare in modo tale da poter addivenire a una soluzione che possa soddisfare le parti».

L’amaro in bocca
Una posizione che ha lasciato l’amaro in bocca al Governo cantonale. Già prima dei colloqui ufficiali, ricevendo i due ministri, Gobbi aveva detto che «questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori». In particolare, rivolgendosi all’ospite italiano ha detto di ritenere che «sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo». Il presidente del Consiglio di Stato ha fatto appello affinché, attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale, «tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco».
Alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Cassis e Di Maio dopo l’incontro, Gobbi non ha nascosto la sua delusione. «Vogliamo chiarezza dall’autorità federale. Ci aspettavamo un’agenda per risolvere problemi (ndr compresa la questione di Campione d’Italia) che rappresentano una pietra d’inciampo nelle relazioni fra i due Paesi. Possiamo continuare a parlare di relazioni amichevoli ma quando ci sono delle pietre di inciampo che non vengono tolte dalla strada, diventa difficile continuare assieme in maniera cordiale su questo cammino». Gobbi ha anche sottolineato che «si rimbalza sempre la questione sui ministri delle Finanze. Dopo cinque anni di discussione diventa insostenibile e incomprensibile. Se non si vuole l’intesa la si può ridiscutere, ma lasciare il dossier in giacenza non ha senso. Se dall’altra parte non ci sono reazioni può essere utile far saltare il banco, rescindendo l’accordo e rimettendo tutto in discussione». Non per nulla, ha ricordato, il Governo cantonale ha dato mandato all’Università di Lucerna per realizzare uno studio sui possibili effetti di una disdetta unilaterale.

Le criticità con Campione
La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio, ha detto Gobbi, non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo ha parlato delle «numerose criticità» che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave. «Anche nella fase di crisi COVID il Ticino ha continuato ad erogare servizi, compreso l’ambito sanitario, ma ora dobbiamo regolare questa situazione, peggiorata con il cambio di statuto doganale». Quanto a Cassis, ha spiegato in conferenza stampa che «ormai la questione è più tecnica che politica. È vero che il cambio ha sollevato tante difficoltà, ma il grosso è stato risolto».

«L’Italia vi aspetta»
Di Maio è tornato sull’apertura anticipata delle frontiere, decisa unilateralmente da Roma e scattata il 3 giugno. Una mossa che aveva colto di sorpresa la Confederazione e non solo. La decisione, ha spiegato, è stata presa perché tutte le regioni avevano superato la soglia critica della pandemia e i cittadini potevano finalmente muoversi in sicurezza. L’UE individuava la linea critica in 50 nuovi contagi ogni 100 mila abitanti negli ultimi sette giorni. L’Italia era intorno al 2. «Non c’era nessun intenzione di voler forzare la decisione di altri Paese. La riapertura dei confini in molti Stati Schengen, avvenuta 15 giugno, permetterà di salvare quello che potremmo salvare dell’estate, non solo in Italia».
La riapertura con la Svizzera è un fattore molto importante, ha scritto il ministro sul suo profilo Facebook prima di prendere il volo per Agno: «Nel periodo estivo infatti sono davvero tanti i cittadini svizzeri che scelgono l’Italia per trascorrere le proprie vacanze. Con lo sblocco dei flussi turistici diamo linfa ai nostri commercianti grazie all’arrivo di turisti dall’estero».
Per l’Italia quello proveniente dalla Svizzera è al quinto posto, con 10 milioni di pernottamenti annui. Roma, ha sottolineato Di Maio, si impegnerà a mantenere la massima trasparenza su tutti i dati epidemiologici per consentire a gli svizzeri di visitare il Paese in piena sicurezza: «Ora l’Italia vi aspetta, nelle città e nelle strutture balneari».

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Frontiera al centro

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13141674

Luigi Di Maio in Ticino

Luigi Di Maio in Ticino

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Luigi-Di-Maio-in-Ticino-13139952.html

Il ministro degli esteri italiano accolto a Brogeda dal consigliere federale Ignazio Cassis – L’incontro ufficiale a Ligornetto

L’atteso incontro tra Luigi Di Maio e Ignazio Cassis per discutere dei rapporti bilaterali tra Svizzera ed Italia è iniziato su suolo italiano al valico di Brogeda dove il consigliere federale ha accolto il ministro degli esteri giunto da Roma. Non c’è stata stretta di mano (il saluto è stato fatto con i gomiti) ed entrambi indossavano la mascherina per potersi parlare privatamente stando a meno di due metri di distanza. A fare gli onori di casa, era presente il sindaco Bruno Arrigoni.
Dopo i saluti e i ringraziamenti rivolti alle guardie di confine dei due paesi, le delegazioni si sono spostate a Ligornetto, per il colloquio ufficiale fra i capi delle due diplomazie che in Ticino si spera possa anche contribuire a sbloccare la situazione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
“Spero che si vada oltre l’incontro amichevole fra due ministri degli Affari esteri”, ha affermato alla RSI il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi che al Museo Vela ha rivolto il saluto del Ticino ai due membri dei governi. Nel suo intervento, ricordato come il Ticino è sempre stato terra d’accoglienza per gli italiani, si è appellato a Luigi Di Maio “affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco”. 

 

Da www.rsi.ch/telegiornale

Accordo sulla fiscalità dei frontalieri

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13140525 

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Signor Consigliere federale,
Signor Ministro, Signor Sindaco,
Autorità politiche e diplomatiche presenti,
Care cittadine e cari cittadini,  

Mi pregio, Signor Ministro, di darle il benvenuto nella Repubblica e Cantone del Ticino a nome del Governo cantonale. Lo faccio innanzitutto evidenziando i profondi e storici vincoli di amicizia e collaborazione che da sempre contraddistinguono la quotidianità delle nostre relazioni.  

Questa splendida cornice, data dal museo dedicato all’artista Vincenzo Vela, lascia inoltre intuire la portata del contributo del Ticino al Risorgimento italiano e all’opera di unificazione della Repubblica italiana. Proprio in quest’ambito mi piace ricordare il sostegno di molti e molte ticinesi agli amici italiani durante i moti di Milano del 1848, ma soprattutto la generosa e disinteressata accoglienza da parte dei cittadini ticinesi di oltre 20’000 esuli lombardi, che ripararono nel nostro Cantone per sfuggire alla restaurazione dell’Impero austriaco.  

In particolare, il nostro Cantone fu la seconda patria per molti esuli italiani – per la maggior parte milanesi e lombardi, ma anche piemontesi e veneti – che, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento hanno trovato in terra elvetica accoglienza e generosa ospitalità attratti dal modello di libertà e di democrazia della Confederazione. Fra i personaggi illustri del Risorgimento italiano esuli in Svizzera vanno senz’altro citati Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Cattaneo, che seppe particolarmente apprezzare il federalismo elvetico, si rifugiò nel nostro Paese dopo il fallimento della «Cinque Giornate» di Milano, dal 1852 assunse il ruolo di docente di filosofia al Liceo Cantonale, e si spense a Castagnola il 16 febbraio 1869, non senza aver dato un fondamentale contributo alla scelta del San Gottardo per la costruzione del primo traforo ferroviario.  

Da sempre, quindi, il Ticino è stato terra di accoglienza per gli italiani ed ancora oggi va tenuto in considerazione che oltre un terzo della popolazione residente nel Cantone detiene il passaporto italiano. Ad essa si aggiungono gli oltre 65‘000 lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente varcano il confine per venire a lavorare in Ticino e che costituiscono oltre un quarto della forza lavoro del Cantone: nonostante i benefici in termini di sviluppo economico, questa presenza comporta anche notevoli criticità in merito alla pressione sul mercato del lavoro locale in termini di dumping salariale, alla concorrenza sleale e al lavoro in nero, alla mobilità transfrontaliera e alla qualità dell’aria.  

Questi impressionanti dati fanno capire come la nostra regione transfrontaliera costituisca una sola grande zona funzionale economico-sociale – unica con siffatte caratteristiche in Europa –  ragione per la quale già nel 1995, con lo scopo di rafforzare la governanza transfrontaliera, è stata creata la Comunità di lavoro Regio Insubrica che, oltre al Canton Ticino, vede la presenza delle Regioni Lombardia e Piemonte in qualità di membri.  

Uno spazio funzionale di intensa collaborazione di queste proporzioni deve preservare i giusti contrappesi per evitare le criticità, che possono sorgere in un contesto fortemente interconnesso; e che non siano di pregiudizio ai delicati equilibri che reggono l’integrazione dei numerosi lavoratori italiani operanti in Ticino, e soprattutto non creino pregiudizio a scapito della popolazione residente ticinese.  

Tra i dossier principali che vi apprestate a discutere oggi, Signor Ministro, vi è verosimilmente la firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori transfrontalieri parafato nel dicembre 2015, che giace oramai inerte da oltre quattro anni in attesa della firma del governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori: riteniamo perciò che sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo. Per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, Ticino e Lombardia – nell’ambito delle rispettive competenze – hanno inviato il 30 aprile scorso una lettera con delle raccomandazioni all’attenzione dei rispettivi ministri delle finanze, volte a favorire lo sblocco dell’attuale situazione di stallo.  

Faccio appello alla sua persona, Signor Ministro, affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi Paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco.  

Oggi discuterete anche della crisi causata dal Covid-19. Anche in questo ambito il Cantone Ticino non ha fatto mancare il suo appoggio all’Italia, che ha avuto la Lombardia quale principale epicentro. Questa vicinanza ha fatto sì che il nostro sia stato il primo Cantone in Svizzera ad essere toccato dalla pandemia ed abbia pagato il più alto tributo di vittime in proporzione alla sua popolazione.  

Veniamo ora ad un’ulteriore particolarità dei nostri rapporti bilaterali, ossia l’enclave di Campione d’Italia. Proprio nei confronti della comunità campionese il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari anche durante la crisi Covid-19), nonostante – ad oggi – l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti nei confronti del Cantone, di enti locali e aziende ticinesi.  

La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo motivo, nel massimo rispetto della sovranità dello Stato italiano, mi permetto, Signor Ministro, di portare alla sua attenzione le numerose criticità che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave e che richiedono un intervento delle Autorità preposte.  

Desidero infine aggiungere il mio ringraziamento personale, quale direttore del Dipartimento di giustizia e polizia, alle guardie di confine per il fondamentale lavoro svolto durante la crisi. A partire da ieri è stata reintrodotta la piena libera circolazione delle persone ai nostri valichi: nel sottolinearne gli aspetti positivi, in particolare per gli auspicati ricongiungimenti familiari, mi auguro che le nostre autorità statali possano prendere spunto dagli esiti positivi di un accresciuto controllo alle frontiere in termini di lotta contro la criminalità transfrontaliera – praticamente azzerata anche durante la fase di riapertura – e contro le presenze illegali sul nostro territorio, che creano danno e giusta preoccupazione nella popolazione.  

Augurandovi, Signor Consigliere federale, Signor Ministro, una proficua riunione bilaterale e proseguo della visita ufficiale, desidero da ultimo assicurare la disponibilità del Cantone Ticino, nell’ambito delle competenze conferitegli dalla Costituzione federale, alla ricerca di soluzioni pratiche e durature, volte a rafforzare le relazioni bilaterali e transfrontaliere tra i nostri due Paesi.  

 

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il Presidente del Consiglio di Stato non si applicherà una chiusura generalizzata in caso di seconda ondata. Si preferirà invece il controllo regionale dei focolai

In caso di una seconda ondata un lockdown generalizzato “non sarebbe sostenibile, né dal punto di vista sociale ed economico che da quello della capacità di sopportazione della popolazione”. Così sostiene Norman Gobbi, intervistato da Radio3i: “Sarà importante avere misure molto più puntuali e mirate ai gruppi a rischio, sia persone che eventi che più di altri possono diffondere il virus”, ha spiegato il Presidente del Consiglio di stato, interpellato nel merito del nuovo approccio del Consiglio federale sulla gestione della crisi sanitaria. Approccio che, secondo quanto ventilato ieri dal domenicale NZZ am Sonntag, favorirà sempre di più un approccio su base regionale, con i Cantoni in prima linea nelle decisioni. Cantoni dovrebbero quindi poter ordinare autonomamente misure necessarie, come la quarantena, evitando quindi un lockdown nazionale.

“Misure mal digerite da alcuni Cantoni”
“Lo abbiamo visto durante la prima ondata”, ha spiegato Gobbi ai colleghi della Radio, “il fatto che il virus abbia colpito in maniera più marcata alcuni cantoni o alcune regioni ha imposto per esempio al Ticino di intervenire per primi, con la Confederazione che è arrivata dopo con misure a livello nazionale. Misure che sono state mal digerite in alcuni cantoni meno toccati dal virus. Il federalismo significa dunque maggior convivenza a livello nazionale ma anche soluzioni puntuali, e in questo caso regionali, per la gestione del virus nel caso di una seconda ondata”.

L’apertura delle frontiere
Il Consigliere di Stato, durante l’intervista, si è anche espresso sull’apertura definitiva delle frontiere con l’Italia: “Credo che uno dei fattori che ha portato a ridurre la diffusione del virus sia stata anche la minor mobilità internazionale. Ovviamente quindi questa apertura mi preoccupa, l’invito è a usufruire questo aumento della mobilità ma con la consapevolezza che il virus è ancora tra di noi”

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

Sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

“È un segnale per un settore, quello degli esercizi pubblici ticinesi, che contribuisce a far girare tutto il turismo cantonale e che nel corso del “lockdown” ha vissuto una grave crisi”. Così si esprime il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo la decisione di questa settimana del Governo, su proposta del Dipartimento delle istituzioni diretto dallo stesso Gobbi assieme al DFE, di applicare uno sconto del 30 per cento a bar e ristoranti tenuti a pagare la tassa sugli esercizi pubblici. “Sono ben cosciente che quanto deciso non sarà la panacea di tutti i mali del settore – afferma il Consigliere di Stato – ma è un aiuto concreto. Durante questa crisi e guardando al futuro ho chiesto all’interno del Dipartimento che dirigo di individuare margini di manovra per sostenere le cittadine e i cittadini Ticinesi. Questa misura rientra proprio in tale ottica”. Ma in concreto di che cosa si tratta? “Gli esercenti sono tenuti a versare al Cantone una tassa, che comprende la tassa sull’alcool e la tassa di promozione turistica. Globalmente per il 2020 avevamo preventivato di incassare circa 1,4 milioni di franchi. Con lo sconto del 30% gli esercenti potranno risparmiare 400mila franchi. Sono soldi che rimangono nelle loro tasche (o comunque che non devono uscire dalle loro tasche)”, sottolinea Norman Gobbi, che aggiunge: “Ci siamo premurati di garantire alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) la loro quota parte dovuta dalla tassa sulla promozione turistica. Non si voleva certo dare con la mano destra un aiuto al settore turistico, per poi toglierlo con la mano sinistra… Anche in questo caso non stiamo parlando di grosse cifre, ma come ben si può comprendere tutto aiuto”.

Dal 22 giugno partirà l’azione *Vivi il tuo Ticino* messa in campo dal Cantone a favore di ristoranti e alberghi ticinesi, che si dovrebbe protrarre sino al 30 settembre. “Abbiamo visto in queste ultime settimane, da quando si sono potute riaprire le attività commerciali, un positivo “risveglio”. L’azione che partirà tra 2 settimane dovrebbe permettere un ulteriore scatto in avanti e rappresentare un incentivo interessante per il turismo, grazie ai buoni sconto di 25 franchi per pasto consumato nei ristoranti ticinesi e allo sconto del 20% per chi pernotta in un albergo della nostra regione. Spero che i ticinesi sappiano approfittare di questa offerta”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

La Svizzera apre anche all’Italia

La Svizzera apre anche all’Italia

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Dal 15 giugno cadranno le restrizioni in entrata nei confronti degli Stati UE/AELS – Si potrà tornare a fare la spesa oltre confine Norman Gobbi: «Non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti della crisi che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo»

Dopo settimane di incertezza e considerata l’attuale situazione epidemiologica, dal 15 giugno la Svizzera revocherà le attuali restrizioni d’entrata nei confronti degli Stati UE/AELS, Italia inclusa, e del Regno Unito. La decisione non è certo un fulmine a ciel sereno: già a metà maggio il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva annunciato che i confini con l’Austria, la Germania e la Francia sarebbero stati completamenti aperti il 15 giugno d’intesa con le autorità di detti Paesi. Sono dunque state sciolte le riserve sull’apertura dei confini con l’Italia. La vicina Penisola, lo ricordiamo, aveva deciso per una riapertura unilaterale dal 3 giugno e in questo senso il Governo aveva disposto delle restrizioni in uscita e soprattutto in entrata, indicando il 6 luglio come data ultima per la riapertura definitiva. L’evoluzione della situazione epidemiologica è stata giudicata positiva, tant’è che tra nove giorni queste restrizioni verranno a cadere. Tra queste anche il tanto discusso divieto di effettuare viaggi allo scopo di fare acquisti.

«Nessuna sorpresa»
Come detto, l’obiettivo era quello di riaprire le frontiere, in particolare quelle con l’Italia, al più tardi il 6 luglio. Ieri il Consiglio federale ha deciso di allinearsi a molti Paesi europei a partire dal 15 giugno. Abbiamo parlato con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per capire se questa è una svolta che preoccupa il Governo e se il Ticino è stato coinvolto in questo processo decisionale. «Le frontiere non aprono oggi, ma tra 10 giorni. Un “cuscinetto” temporale durante il quale si spera che la situazione sanitaria in Italia e in particolare in Lombardia possa migliorare, come avvenuto negli ultimi giorni. La data del 6 luglio era circolata in ambito europeo e poi ripresa da Berna più di due settimane fa. Comunque, dai contatti con l’autorità federale avuti in questa ultima settimana e vedendo un po’ quanto si sta muovendo a livello europeo ci si poteva aspettare questa decisione di riapertura per il 15 giugno anche con l’Italia preannunciata oggi dal Consiglio federale». Il Ticino si dovrà adeguare alla decisione di Berna, che continua a sconsigliare i viaggi verso la vicina Penisola. Sarebbe stato preferibile un periodo d’attesa più lungo?, chiediamo. «Vale la pena ribadire che la competenza sul controllo alle frontiere è federale. L’auspicio era ed è quello di garantire sicurezza sotto il profilo sanitario ai nostri concittadini. Spero che i contagi in Italia abbiano la medesima curva che conosciamo in Ticino, dove negli ultimi 10 giorni vi sono stati complessivamente solo 8 nuovi casi», spiega Gobbi. Resta infine da capire cosa accadrà dopo la data del 15 giugno. «“Vi sarà un prima e un dopo COVID e niente sarà più come prima”. Questa frase in questi mesi è stata pronunciata da praticamente tutta la classe politica in tutti i Paesi. Oggi, prendendo atto della decisione del Consiglio federale di aderire a un’apertura delle frontiere coordinata a livello europeo per il 15 giugno, non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti di questa crisi planetaria», conclude il presidente del Governo. «Insegnamenti che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo da parte degli Stati sovrani a tutela della sicurezza della cittadinanza. Abbiamo visto per esempio quasi sparire la criminalità, così come la presenza di “padroncini” e lavoratori in nero che portano un gran danno alla nostra economia. Fattori positivi che dobbiamo poter prolungare anche in questa fase. Proprio su questi aspetti avremo un incontro nel corso della prossima settimana».

Pochi turisti degli acquisti
L’apertura delle frontiere, ci spiega la portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane Donatella Del Vecchio, è strettamente legata alla situazione epidemiologica. Detto in parole povere, se in un Paese i contagi dovessero riprendere a salire, la Svizzera potrebbe decidere di tenere chiusi i propri confini, mantenendo le restrizioni in entrata attualmente in vigore. Compreso, come detto, il divieto riguardante il turismo degli acquisti. Da parte ticinese, è bene precisare, la sfrenata corsa alla spesa non c’è stata. Insomma, i centri commerciali in Italia non sono stati presi d’assalto. «Prima dell’apertura unilaterale delle frontiere da parte italiana le infrazioni legate al turismo degli acquisti in Ticino sono state poco numerose a causa delle condizioni di entrata e di spostamento molto rigide», conferma Del Vecchio. Dopo la riapertura, invece, le multe inflitte lungo la frontiera sud erano solo «una manciata». Dall’entrata in vigore dell’ordinanza 2 COVID, a metà marzo, le multe inflitte a livello nazionale sono state in media 150 al giorno, comprese quelle inflitte a coloro che hanno forzato un valico oppure contrabbandato merce al di qua del confine. In ogni caso, conclude Del Vecchio, nelle ultime settimane si è assistito a una netta tendenza al ribasso.

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Da www.tio.ch
I papiri letti da Christian Vitta? «Nei momenti liberi c’è spazio anche per le battute. Servono a scaricare la tensione».

Ritardi alla Galleria di base del Monte Ceneri, frontiere, spesa in Italia e il “dietro le quinte” del Governo durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus. Sono molti, talvolta anche parecchio diversi fra loro, gli argomenti toccati questa mattina dal presidente del Governo ticinese Norman Gobbi durante il morning show in onda sulle frequenze di Radio Ticino.
 
Pressione alle FFS – Sollecitato dai conduttori del programma radiofonico Angelo Chiello e Margherita Zanatta, Gobbi ha ricordato come non sia la galleria di base del Ceneri a non essere pronta, ma sono le opere accessorie che non sono state terminate. «Le aspettative sono tante, così come gli investimenti fatti. Ora metteremo sotto pressione le FFS in modo da accorciare i tempi e avvicinare l’apertura al mese di dicembre, come era stato preventivato», ha spiegato.

Apertura delle frontiere – Un altro argomento toccato è stato quello, tanto discusso in questi giorni, delle frontiere. La loro chiusura, ha sottolineato Gobbi, ha permesso praticamente di azzerare la criminalità nella zona di confine. Ci sono inoltre minori presenze di padroncini sul nostro territorio, «ciò che dà un po’ di aria agli artigiani ticinesi, confrontati negli ultimi anni a una forte concorrenza». «Bisogna ammetterlo – ha aggiunto – talvolta questi padroncini non pagano i contributi né di qua, né di là. Lavorano in nero».

Discoteche e spesa in Italia – Il presidente del Governo non ha mancato nemmeno di sottolineare il «controsenso» delle discoteche, che possono riaprire ma solo fino a mezzanotte: «Sono dei controsensi che ogni tanto ci sono nelle decisioni dell’autorità federale». Ma anche come il turismo degli acquisti non faccia per lui: «Quando vado in vacanza compro sempre qualcosa, ma andare apposta a fare la spesa no».

L’unione fa la forza – C’è stata infine anche l’occasione per parlare un po’ del dietro le quinte del Consiglio di Stato, in particolare di quando il suo predecessore Christian Vitta era costretto a leggere papiri interminabili relativi alla risoluzione governativa anti-Covid: «Siamo sempre riusciti a scaricare la tensione nei momenti liberi, facendoci reciproche battute, ma anche sostenendoci a vicenda», ha detto Gobbi. Che ha voluto sottolineare, ancora una volta, come il Governo in questo periodo sia stato unito e abbia lavorato come una squadra: «Questa è stata la nostra forza».