Al Cantone andranno Saleggina e Infocentro

Al Cantone andranno Saleggina e Infocentro

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 27 agosto 2020 de La Regione

Intesa tra governo, AlpTransit e Armasuisse

Si consolidano le basi per la futura compravendita da parte del Cantone dei terreni ai Saleggi di Bellinzona (di proprietà della Confederazione) e la relativa permuta di terreni a Pollegio, attualmente posseduti da AlpTransit, in favore di Armasuisse Immobili. L’incontro di ieri tenutosi a Palazzo delle Orsoline alla presenza dei rappresentanti di tutti gli autori coinvolti in questa sorta di Tetris sull’asse Bellinzonabassa Leventina-Berna, spiana la strada al previsto ospedale regionale e definisce il futuro dell’Infocentro di Pollegio. Quest’ultima struttura, inserita nella porzione di terreno che AlpTransit cederà ad Armasuisse, sarà poi in un secondo tempo acquisita dal Cantone per un utilizzo volto a scopi d’interesse pubblico cantonale.

Gobbi: ‘Obiettivo far vivere la struttura’
«L’edificio sarà inizialmente utilizzato a scopi di protezione della popolazione – afferma da noi contattato il direttore del Di, Norman Gobbi –. Un po’ sulla falsariga di quello che rappresenta oggi il Centro di istruzione di Rivera che può accogliere anche utenti esterni. Il tutto sarà gestito dal nostro Dipartimento tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Anche gli spazi espositivi e la cucina – continua Gobbi – potranno essere messi a disposizione, ma in maniera coordinata. Per il momento non possiamo ancora sbilanciarci, ma l’obiettivo è quello di far vivere l’Infocentro e non mantenerlo come un mausoleo».

Nuovo ospedale regionale più vicino
Ciò che lega la capitale ticinese alla bassa Leventina, ricordiamo, sono i due vasti terreni sui quali Cantone ed Esercito intendono realizzare rispettivamente il nuovo ospedale regionale di Bellinzona e valli, in zona Saleggina, e una nuova piazza d’esercitazione militare vicino all’Infocentro così come previsto dal Piano settoriale militare.
A Pollegio saranno dunque spostate le attività militari attualmente presenti nella capitale. Nell’iter che porterà alla realizzazione del nuovo ospedale regionale, nel comparto della Saleggina, la Città di Bellinzona dovrà procedere allo smantellamento dello stand di tiro e contribuire alla realizzazione del poligono d’impronta cantonale sul Ceneri. Il passaggio al Cantone del comparto dei Saleggi assume inoltre un’importanza strategica anche per la futura sistemazione idraulica prevista nel progetto per la rinaturazione del fiume Ticino. «C’è soddisfazione da parte di tutti i partner perché sono progetti che potevano anche essere divergenti dal punto di vista degli interessi. Siamo però riusciti a fare incastrare il tutto grazie a un lavoro minuzioso».

A breve accordo definitivo e richiesta di credito al Gran Consiglio
Grazie alla mediazione condotta dal Dipartimento delle istituzioni (Di) e al lavoro svolto dai vari attori coinvolti, a breve – si legge nel comunicato diffuso dal Di – potrà essere formalizzato l’accordo definitivo tra le parti. Sul piano temporale è stato fissato l’obiettivo di presentare il messaggio per la richiesta del credito d’acquisizione al Gran Consiglio nell’autunno 2020. «Per quanto riguarda i messaggi – rileva ancora Gobbi – la parte più importante riguarderà ovviamente la questione dell’acquisizione del comparto dei Saleggi perché il passaggio di proprietà dell’Infocentro potrà avvenire solo dopo il termine della procedura di pianificazione che permetterà di convertire a Bellinzona la parte di zona agricola che verrà a mancare a Pollegio». Presenti ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, oltre alle delegazioni di AlpTransit San Gottardo Sa, Armasuisse Immobili, Ente ospedaliero cantonale e Consorzio correzione fiume Ticino, i consiglieri di Stato Norman Gobbi, Christian Vitta e Claudio Zali in rappresentanza dell’Autorità cantonale, il sindaco Mario Branda e il municipale Simone Gianini per il Comune di Bellinzona e il sindaco John Mercoli per il Comune di Pollegio.

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Tifosi allo stadio, prove d’intesa per ridurre i rischi

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Autorità cantonali e club a confronto in vista degli allentamenti per il pubblico
Norman Gobbi: «Chi seguirà una partita dovrà farlo con un’altra testa e seguendo nuove abitudini»
Nicola Mona: «Cruciale la responsabilità individuale» – Marco Werder: «Non vogliamo fare i poliziotti»

Autorità cantonali e club sportivi vogliono fare gioco di squadra. Dialogare, aiutarsi a vicenda e – nel concreto – vincere la sfida dei grandi eventi. Quelli, per intenderci, con anche più di 1.000 spettatori seduti fianco a fianco.
Le parti lo hanno chiarito apertamente al termine del vertice andato in scena ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. Consapevoli però che l’avversario del momento è uno di quelli fastidiosi. Un nemico, soprattutto, che fa dell’imprevedibilità la sua forza. «L’evoluzione dei contagi da COVID-19 in Svizzera è preoccupante, inutile nasconderlo», commenta in merito Norman Gobbi. «L’importante – aggiunge – è saper lavorare assieme per gestire la situazione. E ciò nell’ottica di un’apertura, e non una chiusura, nei confronti dello spettacolo sportivo». Di qui l’incontro voluto fortemente dal direttore del Dipartimento delle istituzioni e al quale – oltre alle società e ai rispettivi dirigenti – hanno partecipato anche capidicastero comunali, rappresentanti della polizia e il medico cantonale.

Sicurezza, via il contributo
La data cerchiata in rosso sul calendario, lo ricordiamo, è il 1. ottobre. Ma al più tardi entro il 2 settembre Confederazione e Cantoni dovranno elaborare una strategia comune per i diversi regimi autorizzativi. Già, quali saranno le condizioni insindacabili per permettere a Cornaredo di accogliere 3.000 spettatori o 3.600 alla Valascia? «Per quanto ci riguarda abbiamo fornito delle prime linee direttrici cantonali, come il divieto di accogliere tifosi ospiti, l’obbligo di posti seduti legato a doppio filo al sistema di tracciamento dei contatti o l’obbligo della mascherina», sottolinea sempre Gobbi. «Decisive – aggiunge – saranno però le condizioni quadro delineate dal Consiglio federale. Paletti, questi, che saranno chiari solo nei prossimi giorni».

Per Norman Gobbi è invece certo un altro aspetto: «Ottobre è dietro l’angolo ed entro quella data servirà un cambio d’atteggiamento e di mentalità da parte di chi è abituato a seguire dal vivo le partite delle squadre di lega nazionale. Sarà infatti necessario adattare le proprie abitudini al contesto particolare: penso anche solo allo spostamento verso gli stadi e le piste che giocoforza dovrà avvenire secondo tempistiche più ampie». All’interno delle strutture saranno invece i piani di protezione a fare la differenza: «Abbiamo dato la nostra disponibilità ai club e ai Comuni proprietari per supportarli nell’elaborazione di questi protocolli. L’intento deve essere uno soltanto: limitare il numero di persone da porre in quarantena qualora dovesse emergere un caso positivo tra gli spettatori». Della serie: il rischio zero non esiste, anzi. E qui un interrogativo s’impone: perché acconsentire a migliaia di spettatori negli stadi e al contrario bocciare i carnevali nel 2021? Sentite Gobbi: «Il carnevale è vicinanza, contatto stretto, divertimento in piedi. Chi va a una partita può invece svagarsi restando seduto. L’importante però, e mi ripeto, sarà farlo con un’altra testa. Perché a cambiare non saranno tanto le regole sul ghiaccio o in campo ma quelle da rispettare sulle tribune e fuori dagli impianti».

E a proposito di pubblico. Durante il vertice è altresì emersa la volontà dell’autorità cantonale di rinunciare al contributo per i costi di sicurezza a carico delle società e pari a un franco a spettatore. Va da sé alla luce dell’assenza di tifosi ospiti prevista dai piani di protezione.

Vigili anche fuori dalla pista
Sin qui la visione dell’autorità. E i club? Riemergono rinfrancati o dubbiosi dal faccia a faccia con il Cantone? «Restiamo ottimisti o, quantomeno, non intendiamo rassegnarci», afferma il direttore generale dell’Ambrì Piotta Nicola Mona. «La situazione è complessa, ma il concetto di protezione allestito con la Lega è serio e ragionato nei minimi dettagli. Poi è chiaro: le nostre buone intenzioni potrebbero essere influenzate da variabili che non conosciamo e sulle quali non possiamo avere il controllo». Tra queste c’è pure il comportamento dei tifosi nelle ore precedenti un match. «Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli, sicuri che sapranno fare tesoro dell’esperienza vissuta in questi mesi. Detto delle misure di protezione all’interno della Valascia come HCAP – precisa Mona – forniremo comunque delle raccomandazioni circa ad esempio la condotta da adottare nel recarsi alla pista». L’obiettivo, rileva il dg biancoblù, «è fare in modo che la soglia del rischio resti a un livello accettabile e sostenibile».

Quali verifiche all’interno?
Proprio per chiarire i margini di tolleranza di chi sarà chiamato ad autorizzare o meno i grandi eventi, nella sala del Gran Consiglio ieri era presente anche il medico cantonale Giorgio Merlani. Il quale ha da un lato ascoltato le esigenze dei club e dall’altro sottolineato quelle che sono ritenute delle potenziali criticità. Un esempio? Il comportamento – appunto – degli spettatori all’esterno di stadi e piste prima e dopo le partite. Su questo punto il CEO dell’HC Lugano Marco Werder dosa soddisfazione e cautela: «Come società di hockey abbiamo avuto la certezza che il nostro piano di protezione funziona, regge. Centrale resta tuttavia la responsabilità individuale, di noi dirigenti e dei tifosi nel rispettare scrupolosamente le direttive in vigore da ottobre. Ma il buonsenso dovrà prevalere anche per quegli aspetti che probabilmente non sottostaranno a restrizioni vincolanti. Mi riferisco all’afflusso e al deflusso del pubblico alla pista». In questo quadro, indica Werder, «c’è comunque soddisfazione per la volontà del Governo di uniformare il più possibile le misure di protezione rivolte agli spettatori. Resta la preoccupazione legata allo sviluppo del coronavirus. Una volatilità che, sì, crea insicurezza. Ci è richiesta grande flessibilità e in questo senso sarà una grande prova collettiva».

Intanto, come detto, si va verso all’esenzione del contributo di un franco a spettatore a carico dei club. «Un indirizzo che sicuramente può permetterci di risparmiare in modo rilevante nell’ambito dell’ordine pubblico», conferma il CEO bianconero. Per poi comunque puntualizzare: «A fronte delle nuove disposizioni da osservare all’interno della Cornèr Arena dovremo comunque valutare a quale tipologia di sicurezza privata sarà necessario appoggiarsi. Il tutto a seconda del numero di tifosi che potranno accedere alla pista». Nei corridoi e sulle tribune, va da sé, il controllo ricadrà sulle spalle dell’HCL. «Anche se non è nostra intenzione fare i poliziotti. Ancora una volta: ci appelleremo alla buona volontà dei tifosi». Sì, perché senza gioco di squadra il castello dei grandi eventi – fragilissimo – potrebbe subito crollare.

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Frontalieri della «dance», trovare posto sarà dura

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 agosto del Corriere del Ticino

Con la chiusura delle discoteche in Italia a causa della pandemia il Ticino rimane l’unica opzione Gobbi è preoccupato, i gestori dei locali molto meno: «Con il limite massimo delle cento persone c’è poco margine»
L’Italia ha spento la musica dance: dove andrà chi avrà voglia di scatenarsi sulla pista da ballo? Appresa la notizia del giro di vite sulla movida deciso a Roma – oltre alle discoteche chiuse c’è l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6 nei luoghi aperti dove non è possibile mantenere la distanza sociale – chi abita a ridosso del confine non avrà impiegato molto ad escogitare l’unico possibile piano B: andare in Svizzera. Potenzialmente parliamo di migliaia di persone che potrebbero varcare la frontiera per divertirsi nei locali ticinesi, in particolare quelli del Luganese e del Mendrisiotto, e il consigliere di Stato Norman Gobbi si è già detto preoccupato che l’esodo per la movida possa far crescere il numero dei contagi.

«Non è Milano Marittima»
Ci sono però diversi elementi che potrebbero attenuare l’impatto dell’eventuale ondata umana. Su tutti il limite massimo di persone che può accogliere ogni locale: cento. Una volta raggiunto il tetto, per poter entrare bisogna aspettare che esca qualcun altro. Non il massimo.«Considerando che la maggior parte della clientela è quella abituale, la situazione non mi sembra così grave», commenta Paolo Franzi, comproprietario e gestore dell’Underground di Lugano, rispondendo indirettamente ai timori espressi da Gobbi. «E poi non siamo Milano Marittima», aggiunge, nel senso che il Ticino non è una Mecca per il popolo della notte. Se però non ci sono altre possibilità – a meno di prendere un aereo per altri lidi, possibilmente esclusi dal listone delle zone a rischio – gli equilibri possono cambiare. Italiani o non italiani, la situazione delle discoteche ticinesi e in generale svizzere resta in bilico. Su di loro pende la spada di Damocle di restrizioni più severe ed è opinione diffusa – a torto o a ragione – che le piste da ballo siano uno dei luoghi più a rischio per la trasmissione del virus. «Ma sono tante le situazioni in cui non si può garantire la distanza», obietta Franzi. «A Ginevra i locali sono stati chiusi, ma non lo erano quando abbiamo dovuto fermarci noi, per due mesi e mezzo. Vivono la stessa situazione che vivevamo noi prima e che spero non tornerà. A livello di prevenzione, più di così non possiamo fare. Alcuni si chiedono perché la mascherina è obbligatoria sui bus e non da noi: perché tutti i nostri clienti sono tracciati, mentre quelli dei bus no».

«Non sono extraterrestri»
La garanzia della tracciabilità è una misura obbligatoria, così come la sanificazione degli ambienti, la presenza dei disinfettanti e le mascherine per il personale. Al Montezuma di Novazzano viene misurata anche la febbre. Finora è stato fatto con un dispositivo portatile, ma presto sarà installato un termoscanner. «Con le disposizioni attuali la situazione in Ticino è gestibile – spiega il proprietario e gestore del locale Matteo Mogliazzi -. Sono abbastanza fiducioso che non vengano decise nuove misure, anche se un minimo di paura c’è». Non spaventa invece il probabile aumento della clientela da oltre confine. «Un riflesso in Ticino ci sarà, di sicuro. Soprattutto per noi, che siamo appena dopo la frontiera. Ma il limite delle cento persone ci dà una certa tranquillità. Vedremo quello che succederà il prossimo weekend». Mogliazzi in ogni caso non ci sta a trattare la clientela italiana come un problema che minaccia il Ticino: «Non dobbiamo vederli come extraterrestri. Da sempre frequentano i nostri locali e i ticinesi frequentano i loro». Soprattutto quelli nelle vicinanze di Como. «Noi abbiamo sempre avuto una clientela mista. Il tetto delle cento persone – conclude il titolare del Montezuma – avrebbero potuto introdurlo anche in Italia prima di arrivare a una misura così drastica come la chiusura. Che comunque avrà delle ripercussioni, perché la gente non starà a casa».

«Quasi sempre pieni»
Vedremo cosa succederà nei prossimi fine settimana. Secondo Francesco Rambelli, titolare dell’Auberge di Lugano, «non cambierà nulla». Almeno per quanto li riguarda: «Con il limite massimo di cento posti la vedo dura per la clientela estera da noi, anche perché finora in tutte le sere in cui siamo aperti arriviamo o sfioriamo la capienza massima e non c’è un particolare ricambio fra gli ospiti. Specie di venerdì e di sabato ci è già capitato di dover impedire l’ingresso ad alcuni avventori perché non c’era più spazio. Al momento a frequentare l’Auberge sono soprattutto i locali; di turisti non ne abbiamo visti molti». Quanto al futuro, nemmeno Rambelli nasconde un certo senso d’insicurezza: «Il timore di dover chiudere c’è, come sempre negli ultimi sei mesi. Ma se dovesse arrivare la decisione saremmo pronti ad adeguarci tranquillamente, come abbiamo già fatto. Chiuderemmo e aspetteremmo tempi migliori».

Gobbi teme il turismo della movida

Gobbi teme il turismo della movida

Da www.ticinonews.ch
La vicina penisola ha deciso di chiudere tutte le discoteche fino al 7 settembre.
Per il Presidente del Governo ticinese è un rischio da tenere sotto controllo: “Verificheremo per capire cosa fare dal 24 in avanti”

Nel weekend in Ticino si sono registrati 4 nuovi positivi, mentre non si sono registrati nuovi decessi ed ospedalizzazioni. Nelle strutture sanitarie del nostro cantone resta ricoverata solo una persona, che comunque non si trova in cure intense. Partendo dunque da quelli che sono – rispetto ai dati che arrivano da altre zone d’Europa – numeri comunque incoraggianti, Radio 3i ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Virus che si diffonde
“Bisogna continuare a gestire un virus che continua a diffondersi, fortunatamente senza avere troppe conseguenze sul sistema sanitario”, spiega Gobbi. E aggiunge: “Benché vi sia sempre un numero (anche se minimo di infettati) pochi di loro devono essere presi a carico dalle strutture sanitarie ospedaliere.

Preoccupano i casi di rientro
Il medico cantonale Giorgio Merlani si è detto preoccupato per i contagi di rientro. Una preoccupazione condivisa anche dal Consigliere di Stato. “Siamo tutti un po’ preoccupati. Il numero di coloro che rientrano e sono risultati positivi è elevato rispetto a chi è rimasto qui e si è infettato con il virus. C’è una componente importante di importazione dalle vacanze e dai viaggi all’estero, anche in zone non rosse. La Francia sta palesando dal punto di vista dei nuovi infettati una recrudescenza importante”.

La movida chiusa in Italia ora preoccupa Gobbi
La movida in Italia, è notizia di ieri, rimarrà “off-limits” fino al 7 settembre, senza alcuna deroga regionale. In Ticino le misure emanate dal Consiglio di Stato rimarranno in vigore fino al 24 agosto. E poi? “Si tratta di capire se la chiusura in Italia possa avere un effetto anche negativo sulla nostra movida visto che magari molti lombardi o piemontesi potrebbero venire in Canton Ticino, aumentando quello che potrebbe essere il rischio di infettarsi all’interno di club e discoteche”. In tal senso, conclude Gobbi, “dovremmo verificare questi elementi questa settimana e decidere cosa fare dal 24 in avanti”.

“Un amaro contentino ai club”

“Un amaro contentino ai club”

Da www.ticinonews.ch

Il Presidente del Consiglio di Stato si dice sorpreso per l’allentamento odierno, e teme che da qui a ottobre la situazione possa obbligare a una rivalutazione
Oggi il Consiglio Federale ha comunicato la sua decisione di allentare entro ottobre il limite dei 1’000 partecipanti ai grandi eventi. Una decisione inaspettata secondo Norman Gobbi, intervistato dal Tg Estate, preoccupato che da qui a ottobre la misura possa cambiare decisamente, obbligando a un sostanziale dietrofront. Inoltre, per i club, saranno pesanti gli adeguamenti cui dover sottostare per ampliare la capacità. Il Presidente del Consiglio di Stato ha parlato anche delle difficoltà nell’implementazione dei piani di sicurezza e soprattutto delle condizioni affinché i carnevali 2021 possano avere luogo.

Era una decisione nell’aria o siete rimasti sorpresi?
“Non posso negare di essere sorpreso, proprio perché nelle scorse settimane i colleghi direttori cantonali della sanità pubblica sono stati consultati su scenari che parlavano di fine anno o marzo 2021. Visto inoltre il loro parere negativo sulle misure di allentamento la decisione di oggi è sorprendente. Se da un lato è necessario tornare alla normalità penso che questo sia un amaro contentino verso i club sportivi. La misura infatti verrà implementata con tutta una serie di clausole, tra le quali piani di protezione onerosi, sulle quali peraltro dovranno verificare i cantoni. Inoltre, tutto dipende dall’andamento epidemiologico, che potrebbe far tornare al limite dei 1’000 e vanificare la misura”.

I direttori cantonali della sanità chiedevano inoltre di attuare in modo uniforme queste misure, una regolamentazione inter-cantonale è possibile?
“È necessaria, perché in un sistema federalizza Berna dispone ma i cantoni sono chiamati a verificare, a controllare i piani di protezione e i singoli eventi. È importante coordinarsi. Inoltre, potrebbe essere difficile controllare l’evoluzione del virus a livello nazionale se si diffonderà a macchia di leopardo. Come direttori di giustizia e polizia siamo già stati chiamati a coordinarci tra di noi sull’implementazione delle misure, in particolare con i primi allentamenti i comandanti di polizia cantonale si sono già coordinati tra di loro, proprio per garantire un’uniformità e nell’ottica di evitare che chi si sposta da un cantone all’altro trovi regimi separati”.

In conferenza stampa è stato ammesso candidamente che per ora non si sono sentite le federazioni di calcio e hockey. Chi ha ascoltato dunque il consiglio federale?
“Soprattutto pressioni dal campo economico, evidentemente c’è un grande interesse economico dietro ai grandi eventi, pensiamo alle fiere, soprattutto per chi vive di esportazione. È vero che all’interno di una fiera è più facile improntare misure di protezione e metterne di più strette, a differenza dello stadio dove vista la passione dei tifosi e la natura dell’evento può essere difficile anche solo imporre la mascherina. Lo stesso vale in attimo culturale. Ad ogni modo penso che avrebbero dovuto parlare di più con i club”.

È un “regalo avvelenato” per i club, per cui da un lato si consente più affluenza ma al prezzo di più regolamentazione e più lavoro?
“Sicuramente da parte dei club era auspicato il superamento dei mille, perché non rispondeva alle loro aspettative. Quello che sarà importante però saranno i piani di protezione che però sono legati all’infrastruttura: quello che varrà alla Valascia non varrà alla Corner arena, a Cornaredo, ecc. Le situazioni dovranno essere dettagliate, anche per facilitare il contact tracing e l’identificazione, come già paventato in passato per il controllo degli hooligans. È evidente che ci sono infrastrutture più predisposte a una gestione più strutturata, penso agli stadi più recenti, una Valascia potrebbe avere più problemi e potrebbe dover limitare i posti in piedi ampliando quelli seduti”.

C’è tempo ancora fino al 2 settembre per discutere con la Confederazione, però voi come Consiglio di Stato avete già una linea che intendete seguire per implementare queste misure?
“Sarà importante che come cantoni ci si coordini prima tra di noi e poi con la Confederazione per definire le linee direttrici che saranno uguali su tutto il territorio. Poi ovviamente ogni cantone dovrà regolare al proprio interno per applicare queste linee direttrici verificandone l’attuazione ma coordinandosi anche al proprio interno con comuni e città che evidentemente hanno anche loro delle competenze a seconda degli eventi”.

Parlando di eventi, c’è chi si pone la domanda: il carnevale quest’anno sarà abbastanza presto, a fine gennaio. Come si farà a mantenere le distanze?
Abbiamo già avuto contatti con vari organizzatori dei carnevali. Abbiamo già iniziato a incontrare i cosiddetti “big five”, i 5 più grandi carnevali della Svizzera italiana, per coordinare un approccio che dovrà poi essere declinato a tutti i carnevali. Se i grandi carnevali non potranno tenersi per via delle limitazioni poi sarà difficile monitorare i piccoli carnevali, che ovviamente verranno raggiunti da molta più gente e non saranno più così piccoli, rendendo più difficile mantenere le distanze sociali e aumentando il rischio. Però l’importante sarà il continuare a monitorare l’evoluzione del virus, che sarà uno degli elementi da valutare quando verranno rilasciate le autorizzazioni. Con più casi sarà più difficile autorizzare i grandi eventi, viceversa sarà più facile se ci saranno meno casi, pur tenendo conto di tutte le criticità del caso.

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-Sono-sorpreso-13310784.html

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, esprime perplessità sulle modalità di ripartenza dei grandi eventi decise da Berna

I cantoni avranno un ruolo di primo piano nelle future aperture. Mercoledì Berna ha insistito sulla “severità” di concedere autorizzazioni alle manifestazioni con più di mille persone, e i Cantoni potranno anche negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

“Diciamo che sono un po’ sorpreso a livello di Consiglio di Stato ma anche dei Governi cantonali di questa decisione del Consiglio federale – ha spiegato Norman Gobbi, presidente del Governo ticinese, ai microfoni della RSI – perché nelle scorse settimane, quando sono stati sentiti i cantoni, i direttori della sanità pubblica hanno espresso forte scetticismo su un allentamento già ora e, soprattutto, gli scenari sottoposti parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021. Quella di oggi – ha poi aggiunto Gobbi – è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni che dovranno poi anche coordinarsi tra di loro”.
“Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito – ha però specificato il presidente del Governo – Bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo. Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più”.
La necessità di coordinazione intercantonale è espressa anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio di Berna sottolinea come “occorra elaborare criteri il più possibile uniformi, in particolare piani di protezione convincenti, e iscriverli nell’ordinanza speciale COVID-19”. Le regole, insomma, devono valere per tutti allo stesso modo per non svantaggiare nessuno.

I prossimi eventi in forse
Uno degli eventi, per ora ancora previsto, che attira diverse migliaia di persone è la fiera di San Martino a Mendrisio, dall’11 al 15 novembre. “Adesso bisogna capire i dettagli e sedersi attorno ad un tavolo per vedere se organizzarla e come – ha spiegato il sindaco Samuele Cavadini – Temo che l’organizzazione tradizionale quest’anno sarà difficile da attuare”.

Per quel che riguarda gli eventi culturali come quelli del LAC di Lugano, “siamo pronti a riaprire da metà settembre – ha spiegato il direttore artistico Michel Gagnon – Due gli scenari: mille posti con le mascherine, oppure un’occupazione al 60% con la distanza sociale. Comunque il LAC ha mille posti, di più non si può stare. Per affrontare finanziariamente la situazione – ha poi aggiunto – abbiamo modificato la programmazione fino a inizio dicembre. Per qualche mese possiamo resistere con una sala al 60%”.

Qualche certezza in più per lo sport
Uno spiraglio di luce per i maggiori club ticinesi di calcio e di hockey, che dovranno però adattare le strutture alle disposizioni che saranno elaborate dalle autorità federali in collaborazione coi cantoni. Decisione attesa per il 2 settembre.
“Abbiamo già uno studio preliminare per istallare sugli spalti delle tribunette provvisorie con posti a sedere numerati e sufficientemente distanziati. Immaginiamo di raggiungere tra i 3’500-3’800 posti” ha spiegato Filippo Lombardi, presidente dell’Hockey club Ambrì Piotta. Meglio quindi mettere le mani al portafogli che rischiare perdite milionarie. Fiducioso, malgrado l’instabilità del contesto, anche il CEO del Lugano Marco Werder: “Ad oggi era la soluzione migliore che potevamo sperare. Ora starà a noi trovare una via mediana che possa accontentare tutti i club”.
La lega nazionale di Hockey si riunirà venerdì in assemblea straordinaria per decidere se cominciare la regular season come previsto il 18 settembre, oppure se rimandare di 2 settimane, eventualità logisticamente e tempisticamente più probabile. Il calcio invece ha per ora messo in agenda l’inizio della nuova stagione di super league per l’11 settembre. Ipotesi che il direttore del Football Club Lugano Michele Campana reputa improbabile: “È possibile che venga spostato l’inizio di almeno una settimana così che le squadre disputino al massimo una partita casalinga prima del primo ottobre”.
“L’obbiettivo è di occupare tutti i posti a sedere che sarebbero 3’600 – conclude Campana – È chiaro però che se ci dovessero essere limitazioni come quelle in vigore attualmente, i posti scenderebbero attorno ai 1’800-2’000”.

“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

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Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Da www.laregione.ch

Il governo scrive al Consiglio federale sui presunti casi di mobbing e le presunte tensioni al Tpf e all’Mpc: ‘Auspichiamo piena e celere chiarezza’

Magistratura penale federale in Ticino, c’è posta per Berna. Mittente il Consiglio di Stato. Il governo cantonale scrive al Consiglio federale manifestando preoccupazione per i presunti casi di mobbing e le presunte tensioni all’interno del Tribunale penale federale, con sede a Bellinzona, e della sede distaccata di Lugano del Ministero pubblico della Confederazione. Il Consiglio di Stato auspica quindi totale e rapida chiarezza, per evitare che quanto emerso da recenti e meno recenti indiscrezioni giornalistiche incida sull’operato degli organi inquirenti e di quelli giudicanti e sulla loro immagine.

Il governo ticinese, si legge nella lettera al Consiglio federale datata 6 agosto, ma di cui si ha notizia solo ora, “ha appreso a mezzo stampa delle problematiche di ordine personale che affliggerebbero il Tribunale penale federale e l’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione. Nel pieno rispetto del principio della separazione dei poteri e del principio dell’autonomia della Magistratura, ci preme istituzionalmente esprimere seria preoccupazione per l’immagine delle due Autorità federali scaturita dai media, una preoccupazione che potrebbe avere delle ripercussioni sull’efficienza e l’efficacia nel loro operato come pure sulla loro credibilità e la fiducia riposta in queste importanti istituzioni da parte della cittadinanza”.

Prosegue la missiva firmata dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, e dal Cancelliere Arnoldo Coduri: “Se è ben vero che le accuse lette sui media mostrino come le problematiche sorte rilevino da rapporti interpersonali, non possiamo che auspicare una piena, quanto celere chiarezza in merito, da parte delle preposte Autorità di vigilanza. Su questo particolare aspetto, chiediamo cortesemente al Consiglio federale, in pieno ossequio al proprio ruolo, di farsi parte attiva presso la Commissione amministrativa del Tribunale federale e le competenti Commissioni parlamentari come pure l’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione, perché ciò possa avvenire”.

‘Una presenza importante per la Svizzera italiana’
Nella lettera, trasmessa in copia alla Deputazione ticinese alle Camere federali, il governo cantonale non manca poi di evidenziare altri aspetti. “Il Canton Ticino – puntualizza il Consiglio di Stato – tiene qui ad esprimere nuovamente l’importanza della presenza nella Svizzera italiana del Tribunale penale federale e di una sede distaccata del Ministero pubblico della Confederazione. Per quest’ultima – alla luce sempre di alcune paventate proposte riorganizzative a seguito della partenza dell’attuale Procuratore generale (il dimissionario Michael Lauber, ndr.) con il quale il nostro Cantone ha sempre intrattenuto proficui contatti – si sottolinea il ruolo strategico nel contesto del perseguimento penale della Confederazione già riconosciuto e reputato necessario dal Consiglio federale per l’antenna ubicata nel capoluogo economico luganese, terza piazza finanziaria svizzera, nelle immediate vicinanze di Piemonte e Lombardia, ove sono note le problematiche di criminalità organizzata e le possibili ripercussioni sul nostro territorio”. Peraltro, fa sapere Norman Gobbi interpellato dalla ‘Regione’, «anche come Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia abbiamo scritto al Consiglio federale affinché le autorità cantonali vengano coinvolte nell’ambito di un’eventuale riorganizzazione del Ministero pubblico della Confederazione».

Fin dall’inizio della sua attività, nel 2004, il Tribunale penale federale ha sede a Bellinzona. Tre le corti: quella penale, quella dei reclami penali e, dal 1º gennaio dello scorso anno, la Corte d’appello. Il Tpf è chiamato fra l’altro a giudicare i casi che sono stati oggetto di inchieste da parte della Procura federale e per i quali ha disposto il rinvio a giudizio. Da ricordare che il Ministero pubblico della Confederazione (e la Polizia giudiziaria federale) è competente a indagare su reati di un certo rilievo come quelli di organizzazione criminale, riciclaggio e corruzione internazionali. Tornando al Tpf, sui suoi veri o presunti problemi interni (tempi di lavoro, spese ecc.) la Commissione amministrativa del Tribunale federale aveva avviato una procedura di vigilanza: nel proprio rapporto, pubblicato in aprile, era giunta alla conclusione che non ci fossero prove sufficienti di casi mobbing nei confronti dei collaboratori ticinesi del Tpf. Rapporto che è stato però successivamente contestato dalle commissioni della gestione del parlamento federale. La scorsa settimana si è appreso dalla ‘Rsi’ di presunti casi di mobbing anche nella sede luganese del Ministero pubblico della Confederazione, casi che oltretutto sarebbero già noti all’autorità che vigila sulla Procura federale (vedi pure ‘laRegione’ di mercoledì 5 agosto).

Insomma, serve totale e celere chiarezza, come chiede il Consiglio di Stato nella lettera al governo federale. Anche perché, osserva Gobbi, «se non si chiariscono completamente e rapidamente certe situazioni, presto o tardi riemergono».

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Da www.rsi.ch/news

Mobbing all’MPC, Ticino preoccupato
Lettera del Governo cantonale a quello federale: “una presenza essenziale” di cui “viene danneggiata l’immagine”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mobbing-allMPC-Ticino-preoccupato-13307901.html

Le scuole riapriranno in presenza.

Le scuole riapriranno in presenza.

Da www.liberatv.ch

La metà dei contagi in Ticino arriva dall’estero.
A scuola la mascherina sarà facoltativa per allievi di medie e post obbligo, per i docenti saranno facoltative durante le lezioni e obbligatorie negli spazi comuni

Come si ripartirà con la scuola a settembre? Se ne è parlato questa mattina in conferenza stampa con Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: “A decidere sono il DECS e il Consiglio di Stato”
“L’ambito scolastico è stato uno di quelli sensibili per noi nei rapporti con i comuni e con la Confederazione. Quello che annunciamo oggi è per tranquillizzare sulla realtà in canton Ticino e permettere a tutti di adeguarsi per tempo alla nuova normalità. Chi è anche genitore di bambini piccoli ha vissuto un lungo momento particolare con i figli a casa, supplendo anche ai docenti: l’obiettivo è non riviverlo. Le decisioni competono all’autorità cantonale, il DECS e il Consiglio di Stato devono decidere in intesa con le autorità sanitari, anche nei passaggi tra uno scenario e l’altro. Serve dialogo coi Comuni ma ciascuno deve rispettare le decisioni di chi ha il dovere di prenderle”.
 

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Da www.rsi.ch

La scuola riprende in presenza
La mascherina non sarà obbligatoria in aula, neanche negli istituti post-obbligatori: così ha deciso il Consiglio di Stato ticinese

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-scuola-riprende-in-presenza-13303098.html

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Da www.laregione.ch

Il presidente dell’Esecutivo Gobbi: ‘Decisione proporzionata’. Ma il direttore sanitario della Clinica Moncucco: ‘Spero che il governo riveda la decisione’

Tanto tuonò che non piovve. Il Consiglio di Stato nella riunione di oggi sul fronte mascherine ha deciso di mantenere lo status quo. Niente obbligo di indossarle all’interno degli spazi chiusi come negozi o luoghi accessibili al pubblico, quindi. Fino al 24 agosto almeno, giorno fino al quale è stato prorogato quanto deciso in precedenza: assembramenti fino a un massimo di 30 persone, obbligo di quarantena al ritorno da un Paese a rischio e tutte le misure per il settore della ristorazione in merito a mascherine per il personale, la registrazione dei dati degli avventori e il limite degli stessi a 100 tra le 18:00 e la chiusura. Ma per ora, insomma, niente obbligo di mascherina al chiuso.
Una decisione che, spiega il presidente del governo Norman Gobbi, «tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e soprattutto dell’efficacia delle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale». Detta breve: «Il Consiglio di Stato non ravvisa quindi elementi di novità tali da indurci a riconsiderare le misure attualmente in atto, che per il momento riteniamo proporzionate». Eppure tuonò, e mica poco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa si era dichiarato favorevole a quest’obbligo, per non parlare dell’Ordine dei medici del Canton Ticino che, due giorni fa, ha rinnovato l’appello all’Esecutivo di procedere in questo senso.
Cosa ha portato il governo a decidere, per ora, di non estendere l’obbligo? «L’aspetto della proporzionalità», risponde Gobbi a domanda de ‘la Regione’. E spiega: «Da un lato la decisione che abbiamo preso oggi non è ‘sine die’ ma valida fino al 24 agosto, dall’altro siamo pronti ad attuare nuove misure anche in breve tempo». Nel senso che, aggiunge, «se per esempio dopo il rientro dalle vacanze di numerosi concittadini dovesse palesarsi in parallelo un aumento di nuovi infetti, potremmo attuare nuove misure al fine di evitare un secondo lockdown, che non sarebbe umanamente, socialmente ed economicamente sopportabile». Tra queste misure, c’è l’estensione dell’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. Una misura che in Consiglio di Stato «si è ritenuto di essere pronti ad attuare, ma in questo momento vista l’evoluzione epidemiologica sotto i 10 nuovi casi al giorno no». Non è un numero detto a caso, perché Gobbi cita direttamente il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni il quale «alla fine di maggio diceva che fintanto che i nuovi infetti al giorno sono tra 0 e 10 con un contact molto stretto si riesce a gestire correttamente la situazione, oggi ci troviamo ancora con questi numeri e per il governo non è, ripeto, proporzionato attuare nuove misure».

La replica di Garzoni: ‘Una decisione politica’
Alle parole di Gobbi il dottor Christian Garzoni replica, da noi contattato, a stretto giro di posta: «Il numero tra 0 e 10 è un buon indicatore della stabilità della situazione. Numeri bassi e stabili, in Ticino la situazione è positiva. Io capisco che il Presidente del governo senza un’esplosione dei casi ritenga la situazione stabile, ma quella presa oggi è una decisione politica. Il Consiglio di Stato decide di non mettere un obbligo, prendo atto. Il mio appello a tutti resta quello di essere ragionevoli e di indossarla lo stesso, anche senza obbligo nei luoghi chiusi». Perché lo sguardo di Garzoni è rivolto a settembre: «Guardiamo con apprensione al rientro dalle vacanze, negli uffici, nelle scuole, quando staremo all’interno e non più all’esterno. Spero che in previsione di quello che potrebbe essere un problema il governo, in maniera preventiva, per inizio settembre riveda questa decisione alzando l’asticella di sicurezza». Ad ogni modo, Gobbi annota che «evidentemente abbiamo ascoltato le voci dal mondo sanitario, mondo che ha la sua visione: ma dobbiamo tenere conto, come autorità cantonale, di tutte le sensibilità e di quella che è la situazione».
Una situazione che per il Consiglio di Stato, riprende il suo presidente, «indica come la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione. Ricordiamoci che il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza. Non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di lavare e disinfettare spesso le mani, mantenere la distanza fisica e, laddove non è possibile, indossare la mascherina».
Passando ai numeri, i dati aggiornati al 4 agosto rilevano 22 persone in isolamento e 63 in quarantena o autoquarantena. A queste si aggiungono altre 263 persone in quarantena perché provenienti da Paesi a rischio. E sul tema, tornando sulla polemica innescata da un atto parlamentare del co-presidente del Ps Fabrizio Sirica, Gobbi rammenta che “la possibilità di segnalare alla Polizia cantonale il mancato rispetto di una quarantena non è un invito alla delazione, ma una misura che intende permettere ai cittadini di proteggersi in una situazione dove le regole vengono violate”. Lo strumento principale “resta la responsabilità individuale”, anche sul fronte dell’utilizzo dell’app di tracciamento SwissCovid: “In 15 casi è stato attivato un codice di segnalazione”, dice Gobbi. Concludendo che, comunque, “sono tutti strumenti in appoggio al contact tracing, la principale misura per fronteggiare la pandemia”.

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Da www.laregione.ch

Mascherine raccomandate nei negozi, nessun obbligo
Il Consiglio di Stato ha prorogato le misure attualmente in vigore fino al 24 agosto. Gobbi: decisione proporzionata alla situazione

Mascherina obbligatoria nei negozi, sì o no? Dopo le varie raccomandazioni degli ultimi giorni (tra queste la presa di posizione dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, che ha richiesto al governo tramite una lettera di prevedere l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico), tocca ora al Consiglio di Stato dire la sua.
«Riteniamo che le misure in vigore attualmente sono sufficienti», esordisce il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  Per questo motivo per le prossime due settimane, ovvero fino al 24 agosto, le disposizioni governative rimangono perlopiù invariate. «Ciò vuol dire che continuiamo a raccomandare l’uso della mascherina negli spazi chiusi laddove non sia possibile mantenere la distanza fisica», aggiunge Gobbi. Raccomandate quindi sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».
Il motivo di questa decisione? «Una questione di proporzionalità», spiega Gobbi interpellato da ‘laRegione’. Una proporzionalità data anche dal numero giornaliero dei contagi.
«Come diceva il dottor Garzoni – ricorda Gobbi –, finché ci muoviamo in una forchetta tra 0 e 10 contagi giornalieri un buon contact tracing dovrebbe bastare».  
Secondo il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, l’attuale evoluzione dei contagi in Ticino dimostra, tra l’altro, «che la popolazione continua a comportarsi con prudenza».