“Un amaro contentino ai club”

“Un amaro contentino ai club”

Da www.ticinonews.ch

Il Presidente del Consiglio di Stato si dice sorpreso per l’allentamento odierno, e teme che da qui a ottobre la situazione possa obbligare a una rivalutazione
Oggi il Consiglio Federale ha comunicato la sua decisione di allentare entro ottobre il limite dei 1’000 partecipanti ai grandi eventi. Una decisione inaspettata secondo Norman Gobbi, intervistato dal Tg Estate, preoccupato che da qui a ottobre la misura possa cambiare decisamente, obbligando a un sostanziale dietrofront. Inoltre, per i club, saranno pesanti gli adeguamenti cui dover sottostare per ampliare la capacità. Il Presidente del Consiglio di Stato ha parlato anche delle difficoltà nell’implementazione dei piani di sicurezza e soprattutto delle condizioni affinché i carnevali 2021 possano avere luogo.

Era una decisione nell’aria o siete rimasti sorpresi?
“Non posso negare di essere sorpreso, proprio perché nelle scorse settimane i colleghi direttori cantonali della sanità pubblica sono stati consultati su scenari che parlavano di fine anno o marzo 2021. Visto inoltre il loro parere negativo sulle misure di allentamento la decisione di oggi è sorprendente. Se da un lato è necessario tornare alla normalità penso che questo sia un amaro contentino verso i club sportivi. La misura infatti verrà implementata con tutta una serie di clausole, tra le quali piani di protezione onerosi, sulle quali peraltro dovranno verificare i cantoni. Inoltre, tutto dipende dall’andamento epidemiologico, che potrebbe far tornare al limite dei 1’000 e vanificare la misura”.

I direttori cantonali della sanità chiedevano inoltre di attuare in modo uniforme queste misure, una regolamentazione inter-cantonale è possibile?
“È necessaria, perché in un sistema federalizza Berna dispone ma i cantoni sono chiamati a verificare, a controllare i piani di protezione e i singoli eventi. È importante coordinarsi. Inoltre, potrebbe essere difficile controllare l’evoluzione del virus a livello nazionale se si diffonderà a macchia di leopardo. Come direttori di giustizia e polizia siamo già stati chiamati a coordinarci tra di noi sull’implementazione delle misure, in particolare con i primi allentamenti i comandanti di polizia cantonale si sono già coordinati tra di loro, proprio per garantire un’uniformità e nell’ottica di evitare che chi si sposta da un cantone all’altro trovi regimi separati”.

In conferenza stampa è stato ammesso candidamente che per ora non si sono sentite le federazioni di calcio e hockey. Chi ha ascoltato dunque il consiglio federale?
“Soprattutto pressioni dal campo economico, evidentemente c’è un grande interesse economico dietro ai grandi eventi, pensiamo alle fiere, soprattutto per chi vive di esportazione. È vero che all’interno di una fiera è più facile improntare misure di protezione e metterne di più strette, a differenza dello stadio dove vista la passione dei tifosi e la natura dell’evento può essere difficile anche solo imporre la mascherina. Lo stesso vale in attimo culturale. Ad ogni modo penso che avrebbero dovuto parlare di più con i club”.

È un “regalo avvelenato” per i club, per cui da un lato si consente più affluenza ma al prezzo di più regolamentazione e più lavoro?
“Sicuramente da parte dei club era auspicato il superamento dei mille, perché non rispondeva alle loro aspettative. Quello che sarà importante però saranno i piani di protezione che però sono legati all’infrastruttura: quello che varrà alla Valascia non varrà alla Corner arena, a Cornaredo, ecc. Le situazioni dovranno essere dettagliate, anche per facilitare il contact tracing e l’identificazione, come già paventato in passato per il controllo degli hooligans. È evidente che ci sono infrastrutture più predisposte a una gestione più strutturata, penso agli stadi più recenti, una Valascia potrebbe avere più problemi e potrebbe dover limitare i posti in piedi ampliando quelli seduti”.

C’è tempo ancora fino al 2 settembre per discutere con la Confederazione, però voi come Consiglio di Stato avete già una linea che intendete seguire per implementare queste misure?
“Sarà importante che come cantoni ci si coordini prima tra di noi e poi con la Confederazione per definire le linee direttrici che saranno uguali su tutto il territorio. Poi ovviamente ogni cantone dovrà regolare al proprio interno per applicare queste linee direttrici verificandone l’attuazione ma coordinandosi anche al proprio interno con comuni e città che evidentemente hanno anche loro delle competenze a seconda degli eventi”.

Parlando di eventi, c’è chi si pone la domanda: il carnevale quest’anno sarà abbastanza presto, a fine gennaio. Come si farà a mantenere le distanze?
Abbiamo già avuto contatti con vari organizzatori dei carnevali. Abbiamo già iniziato a incontrare i cosiddetti “big five”, i 5 più grandi carnevali della Svizzera italiana, per coordinare un approccio che dovrà poi essere declinato a tutti i carnevali. Se i grandi carnevali non potranno tenersi per via delle limitazioni poi sarà difficile monitorare i piccoli carnevali, che ovviamente verranno raggiunti da molta più gente e non saranno più così piccoli, rendendo più difficile mantenere le distanze sociali e aumentando il rischio. Però l’importante sarà il continuare a monitorare l’evoluzione del virus, che sarà uno degli elementi da valutare quando verranno rilasciate le autorizzazioni. Con più casi sarà più difficile autorizzare i grandi eventi, viceversa sarà più facile se ci saranno meno casi, pur tenendo conto di tutte le criticità del caso.

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Grandi eventi, “Sono sorpreso”

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Grandi-eventi-Sono-sorpreso-13310784.html

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, esprime perplessità sulle modalità di ripartenza dei grandi eventi decise da Berna

I cantoni avranno un ruolo di primo piano nelle future aperture. Mercoledì Berna ha insistito sulla “severità” di concedere autorizzazioni alle manifestazioni con più di mille persone, e i Cantoni potranno anche negare l’autorizzazione se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare.

“Diciamo che sono un po’ sorpreso a livello di Consiglio di Stato ma anche dei Governi cantonali di questa decisione del Consiglio federale – ha spiegato Norman Gobbi, presidente del Governo ticinese, ai microfoni della RSI – perché nelle scorse settimane, quando sono stati sentiti i cantoni, i direttori della sanità pubblica hanno espresso forte scetticismo su un allentamento già ora e, soprattutto, gli scenari sottoposti parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021. Quella di oggi – ha poi aggiunto Gobbi – è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni che dovranno poi anche coordinarsi tra di loro”.
“Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito – ha però specificato il presidente del Governo – Bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo. Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più”.
La necessità di coordinazione intercantonale è espressa anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità, che in un comunicato diffuso subito dopo l’annuncio di Berna sottolinea come “occorra elaborare criteri il più possibile uniformi, in particolare piani di protezione convincenti, e iscriverli nell’ordinanza speciale COVID-19”. Le regole, insomma, devono valere per tutti allo stesso modo per non svantaggiare nessuno.

I prossimi eventi in forse
Uno degli eventi, per ora ancora previsto, che attira diverse migliaia di persone è la fiera di San Martino a Mendrisio, dall’11 al 15 novembre. “Adesso bisogna capire i dettagli e sedersi attorno ad un tavolo per vedere se organizzarla e come – ha spiegato il sindaco Samuele Cavadini – Temo che l’organizzazione tradizionale quest’anno sarà difficile da attuare”.

Per quel che riguarda gli eventi culturali come quelli del LAC di Lugano, “siamo pronti a riaprire da metà settembre – ha spiegato il direttore artistico Michel Gagnon – Due gli scenari: mille posti con le mascherine, oppure un’occupazione al 60% con la distanza sociale. Comunque il LAC ha mille posti, di più non si può stare. Per affrontare finanziariamente la situazione – ha poi aggiunto – abbiamo modificato la programmazione fino a inizio dicembre. Per qualche mese possiamo resistere con una sala al 60%”.

Qualche certezza in più per lo sport
Uno spiraglio di luce per i maggiori club ticinesi di calcio e di hockey, che dovranno però adattare le strutture alle disposizioni che saranno elaborate dalle autorità federali in collaborazione coi cantoni. Decisione attesa per il 2 settembre.
“Abbiamo già uno studio preliminare per istallare sugli spalti delle tribunette provvisorie con posti a sedere numerati e sufficientemente distanziati. Immaginiamo di raggiungere tra i 3’500-3’800 posti” ha spiegato Filippo Lombardi, presidente dell’Hockey club Ambrì Piotta. Meglio quindi mettere le mani al portafogli che rischiare perdite milionarie. Fiducioso, malgrado l’instabilità del contesto, anche il CEO del Lugano Marco Werder: “Ad oggi era la soluzione migliore che potevamo sperare. Ora starà a noi trovare una via mediana che possa accontentare tutti i club”.
La lega nazionale di Hockey si riunirà venerdì in assemblea straordinaria per decidere se cominciare la regular season come previsto il 18 settembre, oppure se rimandare di 2 settimane, eventualità logisticamente e tempisticamente più probabile. Il calcio invece ha per ora messo in agenda l’inizio della nuova stagione di super league per l’11 settembre. Ipotesi che il direttore del Football Club Lugano Michele Campana reputa improbabile: “È possibile che venga spostato l’inizio di almeno una settimana così che le squadre disputino al massimo una partita casalinga prima del primo ottobre”.
“L’obbiettivo è di occupare tutti i posti a sedere che sarebbero 3’600 – conclude Campana – È chiaro però che se ci dovessero essere limitazioni come quelle in vigore attualmente, i posti scenderebbero attorno ai 1’800-2’000”.

“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

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Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Magistratura penale federale, Consiglio di Stato ‘preoccupato’

Da www.laregione.ch

Il governo scrive al Consiglio federale sui presunti casi di mobbing e le presunte tensioni al Tpf e all’Mpc: ‘Auspichiamo piena e celere chiarezza’

Magistratura penale federale in Ticino, c’è posta per Berna. Mittente il Consiglio di Stato. Il governo cantonale scrive al Consiglio federale manifestando preoccupazione per i presunti casi di mobbing e le presunte tensioni all’interno del Tribunale penale federale, con sede a Bellinzona, e della sede distaccata di Lugano del Ministero pubblico della Confederazione. Il Consiglio di Stato auspica quindi totale e rapida chiarezza, per evitare che quanto emerso da recenti e meno recenti indiscrezioni giornalistiche incida sull’operato degli organi inquirenti e di quelli giudicanti e sulla loro immagine.

Il governo ticinese, si legge nella lettera al Consiglio federale datata 6 agosto, ma di cui si ha notizia solo ora, “ha appreso a mezzo stampa delle problematiche di ordine personale che affliggerebbero il Tribunale penale federale e l’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione. Nel pieno rispetto del principio della separazione dei poteri e del principio dell’autonomia della Magistratura, ci preme istituzionalmente esprimere seria preoccupazione per l’immagine delle due Autorità federali scaturita dai media, una preoccupazione che potrebbe avere delle ripercussioni sull’efficienza e l’efficacia nel loro operato come pure sulla loro credibilità e la fiducia riposta in queste importanti istituzioni da parte della cittadinanza”.

Prosegue la missiva firmata dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, e dal Cancelliere Arnoldo Coduri: “Se è ben vero che le accuse lette sui media mostrino come le problematiche sorte rilevino da rapporti interpersonali, non possiamo che auspicare una piena, quanto celere chiarezza in merito, da parte delle preposte Autorità di vigilanza. Su questo particolare aspetto, chiediamo cortesemente al Consiglio federale, in pieno ossequio al proprio ruolo, di farsi parte attiva presso la Commissione amministrativa del Tribunale federale e le competenti Commissioni parlamentari come pure l’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione, perché ciò possa avvenire”.

‘Una presenza importante per la Svizzera italiana’
Nella lettera, trasmessa in copia alla Deputazione ticinese alle Camere federali, il governo cantonale non manca poi di evidenziare altri aspetti. “Il Canton Ticino – puntualizza il Consiglio di Stato – tiene qui ad esprimere nuovamente l’importanza della presenza nella Svizzera italiana del Tribunale penale federale e di una sede distaccata del Ministero pubblico della Confederazione. Per quest’ultima – alla luce sempre di alcune paventate proposte riorganizzative a seguito della partenza dell’attuale Procuratore generale (il dimissionario Michael Lauber, ndr.) con il quale il nostro Cantone ha sempre intrattenuto proficui contatti – si sottolinea il ruolo strategico nel contesto del perseguimento penale della Confederazione già riconosciuto e reputato necessario dal Consiglio federale per l’antenna ubicata nel capoluogo economico luganese, terza piazza finanziaria svizzera, nelle immediate vicinanze di Piemonte e Lombardia, ove sono note le problematiche di criminalità organizzata e le possibili ripercussioni sul nostro territorio”. Peraltro, fa sapere Norman Gobbi interpellato dalla ‘Regione’, «anche come Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia abbiamo scritto al Consiglio federale affinché le autorità cantonali vengano coinvolte nell’ambito di un’eventuale riorganizzazione del Ministero pubblico della Confederazione».

Fin dall’inizio della sua attività, nel 2004, il Tribunale penale federale ha sede a Bellinzona. Tre le corti: quella penale, quella dei reclami penali e, dal 1º gennaio dello scorso anno, la Corte d’appello. Il Tpf è chiamato fra l’altro a giudicare i casi che sono stati oggetto di inchieste da parte della Procura federale e per i quali ha disposto il rinvio a giudizio. Da ricordare che il Ministero pubblico della Confederazione (e la Polizia giudiziaria federale) è competente a indagare su reati di un certo rilievo come quelli di organizzazione criminale, riciclaggio e corruzione internazionali. Tornando al Tpf, sui suoi veri o presunti problemi interni (tempi di lavoro, spese ecc.) la Commissione amministrativa del Tribunale federale aveva avviato una procedura di vigilanza: nel proprio rapporto, pubblicato in aprile, era giunta alla conclusione che non ci fossero prove sufficienti di casi mobbing nei confronti dei collaboratori ticinesi del Tpf. Rapporto che è stato però successivamente contestato dalle commissioni della gestione del parlamento federale. La scorsa settimana si è appreso dalla ‘Rsi’ di presunti casi di mobbing anche nella sede luganese del Ministero pubblico della Confederazione, casi che oltretutto sarebbero già noti all’autorità che vigila sulla Procura federale (vedi pure ‘laRegione’ di mercoledì 5 agosto).

Insomma, serve totale e celere chiarezza, come chiede il Consiglio di Stato nella lettera al governo federale. Anche perché, osserva Gobbi, «se non si chiariscono completamente e rapidamente certe situazioni, presto o tardi riemergono».

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Da www.rsi.ch/news

Mobbing all’MPC, Ticino preoccupato
Lettera del Governo cantonale a quello federale: “una presenza essenziale” di cui “viene danneggiata l’immagine”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mobbing-allMPC-Ticino-preoccupato-13307901.html

Le scuole riapriranno in presenza.

Le scuole riapriranno in presenza.

Da www.liberatv.ch

La metà dei contagi in Ticino arriva dall’estero.
A scuola la mascherina sarà facoltativa per allievi di medie e post obbligo, per i docenti saranno facoltative durante le lezioni e obbligatorie negli spazi comuni

Come si ripartirà con la scuola a settembre? Se ne è parlato questa mattina in conferenza stampa con Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: “A decidere sono il DECS e il Consiglio di Stato”
“L’ambito scolastico è stato uno di quelli sensibili per noi nei rapporti con i comuni e con la Confederazione. Quello che annunciamo oggi è per tranquillizzare sulla realtà in canton Ticino e permettere a tutti di adeguarsi per tempo alla nuova normalità. Chi è anche genitore di bambini piccoli ha vissuto un lungo momento particolare con i figli a casa, supplendo anche ai docenti: l’obiettivo è non riviverlo. Le decisioni competono all’autorità cantonale, il DECS e il Consiglio di Stato devono decidere in intesa con le autorità sanitari, anche nei passaggi tra uno scenario e l’altro. Serve dialogo coi Comuni ma ciascuno deve rispettare le decisioni di chi ha il dovere di prenderle”.
 

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Da www.rsi.ch

La scuola riprende in presenza
La mascherina non sarà obbligatoria in aula, neanche negli istituti post-obbligatori: così ha deciso il Consiglio di Stato ticinese

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-scuola-riprende-in-presenza-13303098.html

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Da www.laregione.ch

Il presidente dell’Esecutivo Gobbi: ‘Decisione proporzionata’. Ma il direttore sanitario della Clinica Moncucco: ‘Spero che il governo riveda la decisione’

Tanto tuonò che non piovve. Il Consiglio di Stato nella riunione di oggi sul fronte mascherine ha deciso di mantenere lo status quo. Niente obbligo di indossarle all’interno degli spazi chiusi come negozi o luoghi accessibili al pubblico, quindi. Fino al 24 agosto almeno, giorno fino al quale è stato prorogato quanto deciso in precedenza: assembramenti fino a un massimo di 30 persone, obbligo di quarantena al ritorno da un Paese a rischio e tutte le misure per il settore della ristorazione in merito a mascherine per il personale, la registrazione dei dati degli avventori e il limite degli stessi a 100 tra le 18:00 e la chiusura. Ma per ora, insomma, niente obbligo di mascherina al chiuso.
Una decisione che, spiega il presidente del governo Norman Gobbi, «tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e soprattutto dell’efficacia delle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale». Detta breve: «Il Consiglio di Stato non ravvisa quindi elementi di novità tali da indurci a riconsiderare le misure attualmente in atto, che per il momento riteniamo proporzionate». Eppure tuonò, e mica poco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa si era dichiarato favorevole a quest’obbligo, per non parlare dell’Ordine dei medici del Canton Ticino che, due giorni fa, ha rinnovato l’appello all’Esecutivo di procedere in questo senso.
Cosa ha portato il governo a decidere, per ora, di non estendere l’obbligo? «L’aspetto della proporzionalità», risponde Gobbi a domanda de ‘la Regione’. E spiega: «Da un lato la decisione che abbiamo preso oggi non è ‘sine die’ ma valida fino al 24 agosto, dall’altro siamo pronti ad attuare nuove misure anche in breve tempo». Nel senso che, aggiunge, «se per esempio dopo il rientro dalle vacanze di numerosi concittadini dovesse palesarsi in parallelo un aumento di nuovi infetti, potremmo attuare nuove misure al fine di evitare un secondo lockdown, che non sarebbe umanamente, socialmente ed economicamente sopportabile». Tra queste misure, c’è l’estensione dell’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. Una misura che in Consiglio di Stato «si è ritenuto di essere pronti ad attuare, ma in questo momento vista l’evoluzione epidemiologica sotto i 10 nuovi casi al giorno no». Non è un numero detto a caso, perché Gobbi cita direttamente il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni il quale «alla fine di maggio diceva che fintanto che i nuovi infetti al giorno sono tra 0 e 10 con un contact molto stretto si riesce a gestire correttamente la situazione, oggi ci troviamo ancora con questi numeri e per il governo non è, ripeto, proporzionato attuare nuove misure».

La replica di Garzoni: ‘Una decisione politica’
Alle parole di Gobbi il dottor Christian Garzoni replica, da noi contattato, a stretto giro di posta: «Il numero tra 0 e 10 è un buon indicatore della stabilità della situazione. Numeri bassi e stabili, in Ticino la situazione è positiva. Io capisco che il Presidente del governo senza un’esplosione dei casi ritenga la situazione stabile, ma quella presa oggi è una decisione politica. Il Consiglio di Stato decide di non mettere un obbligo, prendo atto. Il mio appello a tutti resta quello di essere ragionevoli e di indossarla lo stesso, anche senza obbligo nei luoghi chiusi». Perché lo sguardo di Garzoni è rivolto a settembre: «Guardiamo con apprensione al rientro dalle vacanze, negli uffici, nelle scuole, quando staremo all’interno e non più all’esterno. Spero che in previsione di quello che potrebbe essere un problema il governo, in maniera preventiva, per inizio settembre riveda questa decisione alzando l’asticella di sicurezza». Ad ogni modo, Gobbi annota che «evidentemente abbiamo ascoltato le voci dal mondo sanitario, mondo che ha la sua visione: ma dobbiamo tenere conto, come autorità cantonale, di tutte le sensibilità e di quella che è la situazione».
Una situazione che per il Consiglio di Stato, riprende il suo presidente, «indica come la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione. Ricordiamoci che il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza. Non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di lavare e disinfettare spesso le mani, mantenere la distanza fisica e, laddove non è possibile, indossare la mascherina».
Passando ai numeri, i dati aggiornati al 4 agosto rilevano 22 persone in isolamento e 63 in quarantena o autoquarantena. A queste si aggiungono altre 263 persone in quarantena perché provenienti da Paesi a rischio. E sul tema, tornando sulla polemica innescata da un atto parlamentare del co-presidente del Ps Fabrizio Sirica, Gobbi rammenta che “la possibilità di segnalare alla Polizia cantonale il mancato rispetto di una quarantena non è un invito alla delazione, ma una misura che intende permettere ai cittadini di proteggersi in una situazione dove le regole vengono violate”. Lo strumento principale “resta la responsabilità individuale”, anche sul fronte dell’utilizzo dell’app di tracciamento SwissCovid: “In 15 casi è stato attivato un codice di segnalazione”, dice Gobbi. Concludendo che, comunque, “sono tutti strumenti in appoggio al contact tracing, la principale misura per fronteggiare la pandemia”.

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Da www.laregione.ch

Mascherine raccomandate nei negozi, nessun obbligo
Il Consiglio di Stato ha prorogato le misure attualmente in vigore fino al 24 agosto. Gobbi: decisione proporzionata alla situazione

Mascherina obbligatoria nei negozi, sì o no? Dopo le varie raccomandazioni degli ultimi giorni (tra queste la presa di posizione dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, che ha richiesto al governo tramite una lettera di prevedere l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico), tocca ora al Consiglio di Stato dire la sua.
«Riteniamo che le misure in vigore attualmente sono sufficienti», esordisce il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  Per questo motivo per le prossime due settimane, ovvero fino al 24 agosto, le disposizioni governative rimangono perlopiù invariate. «Ciò vuol dire che continuiamo a raccomandare l’uso della mascherina negli spazi chiusi laddove non sia possibile mantenere la distanza fisica», aggiunge Gobbi. Raccomandate quindi sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».
Il motivo di questa decisione? «Una questione di proporzionalità», spiega Gobbi interpellato da ‘laRegione’. Una proporzionalità data anche dal numero giornaliero dei contagi.
«Come diceva il dottor Garzoni – ricorda Gobbi –, finché ci muoviamo in una forchetta tra 0 e 10 contagi giornalieri un buon contact tracing dovrebbe bastare».  
Secondo il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, l’attuale evoluzione dei contagi in Ticino dimostra, tra l’altro, «che la popolazione continua a comportarsi con prudenza». 

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato fino al 24 agosto 2020 le disposizioni attualmente in vigore per limitare la diffusione del coronavirus sul territorio cantonale. La decisione tiene in considerazione l’evoluzione epidemiologica in Ticino e l’efficacia dimostrata dalle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale.

Il Consiglio di Stato segue costantemente la situazione sanitaria nel Cantone e rileva che dal profilo epidemiologico e sanitario non si ravvisano elementi di novità per riconsiderare le misure attualmente in atto. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione e attenendosi così agli appelli formulati a più riprese dalle istituzioni e dagli operatori sanitari.

Il Governo ticinese aveva introdotto una prima serie di misure cantonali già lo scorso 3 luglio e un’ulteriore misura per il settore della ristorazione lo scorso 20 luglio (con scadenza il 9 agosto). Prolungando fino al 24 agosto i provvedimenti attualmente in vigore, il Governo conferma in particolare l’obbligo – per il personale addetto al servizio alla clientela di ogni genere di struttura della ristorazione – di indossare la mascherina facciale (che copra naso e bocca) o un adeguato dispositivo di protezione individuale, laddove non è installato un dispositivo strutturale in plexiglas o equivalente. Per i settori nei quali il consumo avviene anche in piedi – e in tutti i bar, club, discoteche e sale da ballo – restano in vigore le prescrizioni già note: massimo di 100 ospiti complessivamente sull’arco dell’intera serata, tra le 18.00 e l’orario di chiusura, e obbligo di raccogliere i dati personali dei clienti e verificarli. Alla luce dell’evoluzione sanitaria, il Governo ritiene che queste misure si siano dimostrate molto efficaci, e che permettano al settore ticinese della ristorazione di operare in piena sicurezza.

Come finora, sono infine vietati gli assembramenti di più di 30 persone nello spazio pubblico (nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi). Anche in presenza di meno di 30 persone, il Governo invita a rispettare le raccomandazioni sull’igiene e il distanziamento, dalle quali sono esentate solo le persone che vivono nella stessa economia domestica. Il Governo ricorda che le persone tenute a rispettare la quarantena perché di rientro da uno dei Paesi a rischio (come previsto dalla specifica Ordinanza federale) hanno l’obbligo di annunciarsi alla hotline cantonale (0800 144 144 e hotline@fctsa.ch).

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo: “Non abbassiamo la guardia. L’obbligo di mascherina? Pronti a tutto, ma lo valutiamo più in là…”

Le autorità cantonali tornano ad aggiornare la popolazione sulle misure cantonali in vigore dal prossimo lunedì 10 agosto per limitare la diffusione di coronavirus in Ticino.
All’incontro con la stampa nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona ha partecipato il presidente del Governo Norman Gobbi.

Misure prolungate fino al 24 agosto
Gobbi: “Il Consiglio di Stato ha confermato questa mattina e fino al 24 agosto le misure attualmente in vigore. La decisione tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e della sua efficace. Non ci sono novità tali da riconsiderare le misure in atto. Il Governo è pronto a valutare nuove misure: per questo abbiamo scelto un orizzonte temporale breve. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a seguire le misure. Il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza”.

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”
Gobbi: “Le scuole riapriranno il 31 agosto. La situazione attuale è di convivenza. La popolazione ha ritrovato una nuova normalità, anche se questo comporta il rischio di nuovi potenziali focolai. Il nostro obiettivo è quello di evitare un nuovo lockdown, che non sarebbe sopportabile. Il Governo ha confermato misure cantonali più restrittive: assembramenti e numero di persone sono limitate. Non abbassate la guardia e mantenere il rispetto delle norme”.

Raccomandato l’uso della mascherina
Gobbi: “L’obbligo di mascherina nei commerci sarà valutato più in là. Ci sentiamo di raccomandarlo. In Ticino restano vietati gli assembramenti spontanei con più di trenta persone. Il rispetto delle misure viene impiegato a diversi livelli”.

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Da www.rsi.ch/news

Le misure ticinesi prorogate fino al 24 agosto

Norman Gobbi: “Ricordiamoci che il virus non è sparito”. Nessun obbligo di usare la mascherina nei negozi. Norvegia, quarantena per chi arriva dalla Svizzera

 

Paura per l’autunno sportivo

Paura per l’autunno sportivo

Da www.ticinonews.ch
 
Il campionato d’hockey rischia di ripartire con mille spettatori, ma gli abbonamenti venduti sono già molti di più
A gettare scompiglio nel mondo sportivo, ma non solo, ci ha pensato in questi giorni il presidente dell’Hockey Club Losanna Patrick de Preux. Durante una conferenza stampa ha svelato quali sono gli scenari del Consiglio federale per i grandi eventi a partire da settembre:

Scenario 1: Riapertura normale
Scenario 2: Massimo 1’000 spettatori fino a fine marzo 2021
Scenario 3: Competenza delegata ai cantoni.

Se il primo è il sogno non solo dei club, ma di tutti gli svizzeri (infatti vorrebbe dire che la situazione pandemica sarà molto positiva), gli altri rischiano di mettere in seria difficoltà club sportivi, organizzatori di eventi e mondo culturale.

La conferma
In diretta al Tg Estate di Teleticino, la conferma che questi siano gli scenari sul tavolo arriva da Norman Gobbi. “Mi permetto di dire che il concetto di confidenzialità per il presidente del Losanna è un po’ vago”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato. Berna infatti aveva chiesto che gli scenari rimanessero top secret.

Limitazioni probabili
Secondo Gobbi, anche gli eventi e lo sport dell’autunno e inverno non saranno più fortunati di quelli estivi. “Soprattutto nei luoghi chiusi, in cui c’è un contatto e una promiscuità, la diffusione del virus è molto più elevata”, ha detto. “I grandi eventi rischiano di dover subire limitazioni come quelle conosciute durante l’estate. Questo evidentemente pone dei grossi problemi dal punto di vista della sostenibilità finanziaria ed è una delle preoccupazioni che come autorità abbiamo, ma al primo posto evidentemente poniamo la salute pubblica”.

Mille spettatori
Il calcio ticinese ha vissuto mesi duri, ricominciando con mille spettatori l’Fc Lugano ha dovuto fare acrobazie per accontentare tutti. Ma, si sa, nell’hockey si parla di altri numeri e il caos rischia di essere servito. “I nostri club hanno già fatto una forte campagna abbonamenti, hanno diverse migliaia di abbonati. Il fatto di avere un limite di mille evidentemente porrebbe dei problemi di gestione, dovremo trovare una soluzione ed è stato uno dei segnali che abbiamo dato all’autorità federale”, spiega Gobbi.

Competenza cantonale
E se si optasse per lo Scenario 3? Quello in cui il pallino è in mano ai cantoni? Il Ticino avrebbe paura di assumersi questo compito? “Il problema diventa non tanto la paura di assumersi un compito, perché lo ricordo che il Ticino è il Cantone che ha di fatto bloccato il campionato di hockey”, risponde Gobbi. “Non parlerei quindi di paura, ma di una necessità di coordinamento: se abbiamo lo stesso campionato che si svolge in diversi cantoni o dei grandi eventi sportivi o culturali, serve un coordinamento per evitare che ci sia una concorrenza sleale o una ponderazione sbagliata”.

“Mantenere viva la passione”
Una cosa, però, è sicura secondo il presidente del governo ticinese, Confederazione e cantoni dovranno trovare una quadra per salvare alcuni dei settori più amati dalla popolazione: “L’obiettivo è di mantenere viva la passione per lo sport e la cultura”.

 
Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Consiglio di Stato ritiene che l’obbligo introdotto a Ginevre, Giura e Vaud, possa essere evitato rispettando tutte le altre norme

È ormai il tema del momento: la mascherina negli spazi chiusi, in particolare nei commerci. Nei cantoni di Vaud e Giura è ormai la norma, mentre a Ginevra scatterà dalla mezzanotte. E in Ticino? Nei negozi pochissimi ormai la indossano, sono quindi in molti a chiederla (e, chiaramente, altri che la ritengono un’esagerazione). Ma cosa ne pensa il Consiglio di Stato, il prossimo 6 agosto dovrà valutare quali saranno le misure che saranno introdotte dal 10, per il momento il governo valuta l’evolversi della situazione: “Non bisogna introdurre le misure quando non sono ancora necessarie”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi al Tg Estate di Teleticino. “Abbiamo scritto a tutti i rappresentanti dei commerci, richiamando al rispetto delle norme di distanza sociale, di igiene accresciute e dei piani di protezione, proprio nell’ottica di usare l’obbligo di mascherina in tutti gli spazi chiusi come ultima ratio”.

“La mascherina non è tutto”
La paura, ha spiegato, è che l’obbligo di mascherina spinga poi a sottovalutare gli altri comportamenti essenziali: “In alcuni paesi come la Germania o la Gran Bretagna, che hanno introdotto questo obbligo, poi si crede che con il porto della mascherina si possa risolvere molto o quasi tutto, mentre è molto più importante mantenere un’elevata igiene e il distanziamento sociale”.

I controlli
Se si introducono delle regole, poi bisogna farle rispettare, ma chi controlla che tutti sia fatto a regola d’arte? “Ci sono diversi livelli ispettorati. L’ispettorato della Suva, l’ispettorato del lavoro, le attività delle polizie comunali, della Polizia cantonale. Vi è il laboratorio cantonale. Ognuno quando fa le sue verifiche settoriali, verifica anche il rispetto di queste misure, nel richiamare un compito che è collettivo”. Ma i primi, come abbiamo imparato durante questa crisi, a dover agire sono i singoli, che devono rispettare le regole. “Abbiamo sempre richiamato alla responsabilità individuale, del singolo cittadino, ma evidentemente anche di chi gestisce un’attività economica. Il suo obiettivo è di gestire un’attività economica, se non rispetta queste misure, il rischio operativo per lui è di dover chiudere. Cosa che crea un danno a lui, ma anche alla collettività”, spiega Gobbi.

Sul bus senza mascherina
Attualmente in Ticino l’unico luogo dove vi è l’obbligo tassativo di indossare la mascherina sono i mezzi pubblici, lo ha deciso la Confederazione. Ma la nuova regola non sempre è rispettata. “Purtroppo dovremo intervenire, perché abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto di questo obbligo”, conferma Gobbi. “Ci sarà un’attività di controllo, che verrà coordinata nei prossimi giorni, proprio per far capire che un obbligo, soprattutto un obbligo federale, va rispettato. Anche perché vale su tutta la rete di trasporto pubblico: non è che uno può dire in Canton Ticino, non sapevo che vigesse quest’obbligo, proprio perché vale su tutto il territorio nazionale”.

“Le aziende hanno dei doveri”
Sempre restando sui mezzi pubblici, alcuni conducenti si sono lamentati, del fatto di dover controllare che tutti abbiano la mascherina, ma soprattutto di doversi scontrare con chi proprio non la vuole mettere. “ “Posso capirlo, ma non posso comprenderlo. Posso capirlo, perché è una cosa momentanea e le persone devono ancora farci l’abitudine, o perché facendo caldo non si vuole metterla. Ma non posso comprenderlo. Se si pensa al divieto di fumare sui mezzi pubblici, voglio vedere se un conducente di un bus di linea non interviene se un passeggero comincia a fumare sul bus. Questo credo sia comunque una responsabilità non tanto del conducente, me delle aziende di trasporto pubblico. Le quali hanno un mandato pubblico per garantire un servizio pubblico e nell’ambito dell’attività pubblica c’è anche il far rispettare le regole”.

I delatori
Infine vi è la polemica legata all’invito a segnalare chi non rispetta la quarantena, fatto alcuni giorni fa dal Dss. Qualcuno fa paragoni con gli stati totalitari. “Non bisogna esagerare né da una parte né dall’altra”, ribatte Gobbi. “Non chiediamo di fare delazione, ma chiediamo di vigilare. Perché se ci appelliamo ogni volta alla responsabilità individuale dei nostri cittadini, se alcuni cittadini questa responsabilità individuale non la prendono seriamente, mettendo in pericolo la salute della collettività, creano un danno alla collettività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/cronaca/mascherina-al-chiuso-ultima-ratio-IY2991280