Accordo frontalieri: “Il Ticino è stufo di aspettare”

Accordo frontalieri: “Il Ticino è stufo di aspettare”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sul versamento dei ristorni e i prossimi passi: “Se entro la fine dell’anno non arriva la firma …”
 

“Il Consiglio di Stato ha votato questo versamento perché ha voluto dar seguito a delle decisioni che abbiamo preso negli ultimi mesi. Se non avessimo inviato la lettera congiuntamente alla Regione Lombardia lo scorso 30 aprile rispettivamente non avessimo ricevuto la risposta del consigliere federale Ueli Maurer, il tema sarebbe stato molto più discusso.

La decisione presa ieri propone anche delle condizioni, sottolinea Gobbi: “Da un lato siamo in attesa del parere giuridico dell’Università di Lucerna sul fatto o meno che si possa mettere in discussione e rescindere unilateralmente l’accordo del 1974. Dall’altro chiederemo con una lettera al Consiglio federale che ci sia un piano orario chiaro per la ratifica dell’accordo da parte di entrambi i paesi. Chiediamo inoltre che entro la fine di quest’anno i rispettivi governi possano firmare questo accordo proprio perché se ne parla da troppo e il Ticino non è più disposto ad attendere”.

Quanto è probabile che si fa in questa direzione? Lei stesso si era detto scettico di una soluzione concreta dopo la visita di Di Maio in Ticino. “La settimana dopo che abbiamo scritto a Ueli Maurer (30 aprile) ci ha risposto, sottolineando che c’è la volontà di ambo le parti, e soprattutto sua, di riattivare i contatti, interrotti a causa della pandemia, in modo da giungere alla conclusione del nuovo accordo. Credo sia un impegno chiaro da parte del Consigliere federale che ha in mano il dossier. Ma se non si concretizza questa fiducia con un atto formale entro fine anno, per l’anno prossimo ci riserviamo tutte le opzioni, anche quelle di trattenere i ristorni, sebbene la Confederazione abbia sempre detto che si farà garante del versamento verso l’Italia”.

Attualmente il totale dei ristorni da versare è di quasi 90 milioni. “L’accordo parafato nel 2015 avrebbe permesso al Canton Ticino di ottenere maggiori entrate fiscali” evidenzia Gobbi. “Più il tempo passa, meno risorse fiscali rimangono per il Cantone”.

Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV

Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV

Da www.blick.ch

Eigenverantwortung oder Zwang?
Während Genf als erster Kanton eine Maskenpflicht im ÖV anstrebt, will das Tessin darauf verzichten. Das bestätigt die Tessiner Regierung.
Das Tragen einer Maske in Zug und Bus bleibt auch im Tessin freiwillig. Der Kanton, der landesweit von der Corona-Krise am härtesten getroffen wurde, will keine Maskenpflicht im ÖV einführen. Das sagt Regierungspräsident Norman Gobbi (43) zu BLICK.
«In dieser Krise haben die Schweizer Bürger ihre Eigenverantwortung grossartig demonstriert», so Gobbi. Darauf will die Tessiner Regierung auch weiterhin setzen: «Genau diese Eigenverantwortung, die ein Teil unserer Schweizer DNA ist, unterscheidet uns von benachbarten Staaten.»

Genf strebt Maskenpflicht inklusive Bussen an
Damit schlägt das Tessin eine andere Strategie ein als der Kanton Genf, der ebenfalls zu den am stärksten von der Corona-Pandemie betroffenen Kantonen gehört. Gesundheitsdirektor Mauro Poggia (61) ist klar für eine Maskenpflicht im ÖV. Am Mittwoch soll die Genfer Regierung darüber befinden, damit das Parlament bereits am Donnerstag eine dringliche Gesetzesänderung absegnen kann.

Damit wäre Genf der erste Kanton, der ein Obligatorium einführt. Für Poggia wäre aber ebenfalls denkbar, dass die Regierung nur unter gewissen Umständen eine Pflicht erlassen kann, berichtet die «Aargauer Zeitung». Etwa, wenn es im Kanton einen starken Anstieg an Neuinfektionen gibt.

Selbst beim Bund herrscht Uneinigkeit
Der Bundesrat hatte sich am vergangenen Freitag erneut gegen eine nationale Maskenpflicht ausgesprochen. Gesundheitsminister Alain Berset (48) wies darauf hin, dass der Ball nun bei den Kantonen liege. Der Bund beschränkt sich einzig auf eine dringende Empfehlung zum Maskentragen. Diese wird bisher jedoch kaum umgesetzt.

Das Vorgehen ist selbst beim Bund umstritten. Das Bundesamt für Verkehr (BAV) ist gegen kantonale Alleingänge. Immerhin sei das Transportrecht weitgehend Bundesrecht. Und auch im Parlament werden Forderungen nach einem nationalen Obligatorium laut. Per Motion fordert die SVP eine «risikobasierte» Maskenpflicht. «Ein zweiter Lockdown muss vermieden werden», betont Nationalrätin Verena Herzog (64, TG).

https://www.blick.ch/news/politik/eigenverantwortung-oder-zwang-tessin-will-keine-maskenpflicht-im-oev-id15952662.html

 

Coronavirus: la provincia dello Zhejiang dona materiale sanitario al Canton Ticino

Coronavirus: la provincia dello Zhejiang dona materiale sanitario al Canton Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta comunicano che nelle scorse settimane le autorità della provincia cinese dello Zheijang hanno donato al Canton Ticino diverse decine di migliaia di mascherine, diverse centinaia di tute protettive e altro materiale. Questa mattina, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Direttore del DSS Raffaele De Rosa hanno ufficialmente espresso riconoscenza per questo significativo gesto presso il Centro della PCi di Rivera, luogo in cui sono momentaneamente depositati i materiali donati.  
Le relazioni tra il nostro Cantone e la provincia dello Zhejiang, situata nella parte orientale della Repubblica Popolare Cinese, risalgono al 2004, anno in cui venne firmata una Dichiarazione comune d’intenti volta allo sviluppo di rapporti di cooperazione e amicizia. Le autorità delle due regioni sono state in stretto contatto fin dall’inizio della crisi pandemica per vari aspetti e questioni tra cui la fornitura di materiale sanitario, resa possibile anche grazie all’impegno delle rispettive ambasciate e uffici consolari.  
Nei prossimi mesi, tutto il materiale sanitario di protezione sarà depositato nell’attuale Centro unico temporaneo in procedura di riammissione semplificata di Rancate, che da ottobre 2020 fungerà da deposito per le scorte di materiali in vista dell’evoluzione della situazione sanitaria.

“Introdurre paletti? Valutiamo man mano”

“Introdurre paletti? Valutiamo man mano”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sui nuovi allentamenti e la possibilità di introdurre normative ad hoc in Ticino: “Più persone a eventi, meno è facile fare controlli”

Oggi in Svizzera sono entrati in vigore nuovi allentamenti. Una riapertura che è stata criticata da più parti. Lo stesso capo della National COVID-19 Science Task Force Matthias Egger ha ritenuto premature e troppo frettolose le misure di deconfinamento annunciate venerdì dal Consiglio federale. In teoria i Cantoni avrebbero la possibilità di limitare queste restrizioni, introducendo dei paletti per implementare delle normative ad hoc in base alla propria situazione specifica. Il Ticino cosa farà? Ha intenzione di fare delle restrizioni rispetto a quanto deciso da Berna? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Questi ulteriori allentamenti, legati in particolare ai controlli della polizia, ci preoccupano. Una delle cose che avevamo segnalato alle autorità federali erano proprio i timori legati alle manifestazioni e ai possibili assembramenti: più aumenta il numero, meno ci sono possibilità di controllo da parte delle autorità”.
Come Governo avete intezioni di fare qualche passo? “Questo dipenderà da quanto saremo sollecitati. Molti eventi sono comunque a carico degli organizzatori. Quest’ultimi devono essere in grado di garantire la tracciabilità dei contatti, un onere non indifferente. Fintanto che siamo in questa situazione, la prudenza regna ancora da regina. Per ora non siamo stati sollecitati in questo senso. Lo Stato Maggiore valuterà comunque man mano la situazione”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/introdurre-paletti-valutiamo-man-mano-DI2846270

“La misura è colma e i ticinesi soffrono”

“La misura è colma e i ticinesi soffrono”

“È stata un’occasione sprecata. Almeno questo è il mio giudizio, se ripenso all’incontro di martedì mattina al Museo Vela di Ligornetto tra il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio e il consigliere federale Cassis. E confermo: sono deluso”. L’affermazione è del presidente del Governo Norman Gobbi, che ritorna sull’inconcludente appuntamento dei due ministri degli esteri di Italia e Svizzera. “Sul tappeto, nel mio intervento quale presidente del Governo, – insiste Gobbi – ho messo il problema dell’accordo fiscale sui frontalieri del 1974 ormai stracotto. Proprio per questo oltre 5 anni fa è stato parafato un nuovo accordo, che vuole definire un’equa imposizione fiscale per i frontalieri, così che il Ticino (e la Svizzera!) non abbiano a subire solo svantaggi. Purtroppo oltre alle solite parole che ascoltiamo ormai da anni, da Roma non ci si può attendere nulla e Di Maio non ha certo preso a cuore il problema, intento com’era a far pubblicità al turismo del suo paese”.

Ora i media puntano sull’orami imminente decisione (scadenza 30 giugno) riguardante i ristorni. Un bel gruzzoletto di 80-90 milioni di franchi. Cosa farà il Governo? Il Presidente Norman Gobbi non può sbilanciarsi. “Ma ho l’impressione – è un’impressione personale – che la misura sia colma. Un po’ come lo fu nel 2011, quando decidemmo in Consiglio di Stato di bloccare i ristorni, congelandoli su un conto, pronti a sbloccarli qualora tra Svizzera e Italia si fosse avviato un round negoziale per definire un nuovo accordo. Quel blocco ebbe come risultato proprio l’accordo del 2015. La Svizzera onorò i suoi impegni politici che sottoscrisse attraverso la roadmap, in particolare per quanto concerne lo scambio di informazioni fiscali. L’Italia invece non ha ancora firmato l’accordo e non ci ha tolto da tutte le famigerate blacklist che continuano a provocare pregiudizio per gli affari svizzeri. Inoltre in questi 5 anni i frontalieri sono ancora aumentati, facendo crescere il fenomeno del dumping salariale, con le conseguenze negative sulla disoccupazione reale (non quella calcolata dalla Seco) e sui casi a carico dell’assistenza. Sono personalmente convinto che sia ingiusto che le cittadine e i cittadini del nostro Cantone continuino a pagare la fattura per nome e per conto di tutta la Svizzera, sapendo che è per scelta della Confederazione che le proposte ticinesi di disdire l’accordo sui frontalieri del 1974 non sono ancora state concretizzate. E trovo ingiusta – oltre che sprezzante per il nostro federalismo – la risposta di diniego data dal Consiglio federale alla mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che propose una presa a carica da parte di Berna della perdita fiscale dovuta alla mancata firma e ratifica dell’accordo da parte italiana. In Consiglio di Stato valuteremo quindi con attenzione i passi da compiere per ottenere una firma dell’accordo in tempi brevi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Ticino riflette sui limiti

Il Ticino riflette sui limiti

Da www.rsi.ch/news

Gobbi sulle manifestazioni con mille persone: “Dobbiamo ancora decidere”

Il Consiglio federale ha dato il via libera alle manifestazioni fino a mille persone a partire da lunedì 22 giugno, dando però la possibilità ai cantoni di fissare un limite inferiore.
Una facoltà su cui il Ticino sta riflettendo, ma sulla quale non c’è ancora una decisione, ha spiegato Norman Gobbi. Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea che il limite di tracciabilità a 300 persone impone comunque delle restrizioni per gli organizzatori.
Per quanto riguarda l’abolizione dell’orario di chiusura imposto e dell’obbligo di consumazione stando seduti, l’intenzione è di allinearsi a quanto deciso a Berna, ma Gobbi invita a rispettare le norme di igiene applicate in questi mesi, così come le distanze, anche se ridotte a un metro e mezzo. In caso di nuovi focolai del virus si renderebbe infatti necessario ripristinare delle limitazioni maggiori.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-riflette-sui-limiti-13152120.html

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 19 giugno 2020 de Il Quotidiano

“Revocate quasi tutte le misure”

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13153152 

Wie das Tessin die Schweiz im Kampf gegen Corona gerettet hat

Wie das Tessin die Schweiz im Kampf gegen Corona gerettet hat

Da www.watson.ch

Der Südkanton pochte auf schärfere Massnahmen zur Eindämmung des Virus – und fühlte sich unverstanden. Eine Aufarbeitung.
Wer sich maskenfrei durch die Regale in Coop und Migrosschlängelt, riskiert böse Blicke. Manche Tessiner wundern sich deshalb, wie wenige Deutschschweizer eine Schutzmaske tragen. Und kommen sich wie Exoten vor, wenn sie in die Deutschschweiz reisen und eine montieren. Die Ergebnisse der aktuellen Sotomo-Umfrage passen zum Bild: In der italienischsprachigen Schweiz stösst eine generelle Maskenpflicht beim Einkaufen und im ÖV auf viel mehr Akzeptanz als im Rest des Landes. Die Tessiner taxieren auch die Lockerungsmassnahmen eher als überhastet.
Der Coronagraben kommt nicht von ungefähr. Einzig im Kanton Genf hat die Seuche bis jetzt stärker gewütet als im Tessin. Der allererste Schweizer Fall trat 25. Februar im Südkanton auf. Bis am Freitag zählte er insgesamt 350 Coronatote und 3324 Coronafälle. In unmittelbarer Nachbarschaft liegt der europäische Coronahotspot schlechthin, die Lombardei. Bilder von überlasteten Spitälern und zahlreichen Toten drangen in die Tessiner Fernsehstuben und schärften ein Gefahrenbewusstsein, als der Bund die Lage noch unter Kontrolle wähnte. Das Tessin fühlte sich denn auch unverstanden. So sehr, dass Gesundheitsdirektor Raffaele De Rosa (CVP) Mitte März sagte: «In Bern haben sie uns ins Gesicht gelacht.»

Pionier in der Bekämpfung des Virus
Auf welches Treffen mit welchen Teilnehmern sich De Rosa bezieht, mag er nicht verraten. Ende Februar und Anfang März sei es schwierig gewesen, die Lage im Tessin verständlich zu machen. «Aufgrund unserer Nähe zum Virenherd Lombardei hatten wir eine ganz andere Wahrnehmung», sagt er.
Nationalrat Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) schrieb später, De Rosa sei bei Bundesrat Berset mit der Forderung nach einer Grenzschliessung und Fiebermessung an der Grenze abgeblitzt. De Rosa erklärt, der Bund habe das Tessin später verstanden. «Schlussendlich hat er fast alle von uns vorgeschlagenen Massnahmen übernommen: zum Beispiel das Versammlungsverbot, die Grenzkontrolle und die Schliessung einiger Übergänge oder die Überarbeitung einiger Schutzmassnahmen.»
Das Tessin erwies sich in der Tat als Pionier der Coronabekämpfung. Ob Ausrufen des Notstands, Schulschliessungen oder Geisterspiele im Eishockey: Stets marschierte der Kanton voran. Im Nachhinein segnete der Bund im März auch die Baustellenschliessung ab, welche das Bundesamt für Justiz zunächst für illegal erklärte. Man gewährte den Kantonen sogenannte «Krisenfenster».
Mit wem man auch spricht, sei es mit Politikern, Bürgerinnen oder genesenen Covid-Patienten, der Tenor ist einhellig: Der Bund hat den Ernst der Lage zu spät erkannt. Fehlende Testkapazitäten für Personen mit Symptomen, die erratische Kommunikation zur Maskenfrage, die Kontroverse um das Enkelhüten lösten im Tessin vielleicht noch mehr Unbehagen aus, weil der Nachbar Italien mit der Ausgangssperre viel schärfer reagierte. Eine kohärente Strategie schien nicht greifbar.
Doch hat das Tessin mit seinem Vorpreschen den Bundesrat und das Bundesamt für Gesundheit um den Coronadelegierten Daniel Koch noch rechtzeitig geweckt und damit die Schweiz vor einer grösseren Coronawelle bewahrt? Christian Vitta (FDP), bis Anfang Mai Regierungspräsident, glaubt zumindest, dass sich das Virus dank dem Tessin in der Schweiz langsamer verbreitet hat (siehe Interview).
An warnenden Stimmen mangelte es nicht. SVP-Kantonsrat Tiziano Galeazzi brachte schon am Wochenende des 22./23. Februar, als Italien erste Todesfälle und eine steigende Anzahl neuer Infektionen meldete, Versammlungsverbote, Schulschliessungen oder verstärkte Grenzkontrollen ins Spiel. Letzteres tat auch Lega-Nationalrat Lorenzo Quadri mit obligater Breitseite gegen die Grenzgänger und die Personenfreizügigkeit.
Der Ruf nach verschärften Grenzkontrollen schien so sehr politisch motiviert, dass der Bundesrat deren sanitären Nutzen offenbar verkannte und sie erst am 13. März verhängte, als die Fallzahlen in die Höhe schnellten. Dabei hätte, wie Marcel Salathé, Epidemiologie-Professor an der ETH Lausanne, in der «NZZ am Sonntag» sagte, «eine frühere Schliessung der Grenze, insbesondere zu Italien, geholfen».

Koch ist bekannt für verspätete Massnahmen
Anders als in der Deutschschweiz geniesst Daniel Koch im Tessin keinen Kultstatus. In Anlehnung an den kahlköpfigen Onkel Fester der US-Fernsehserie «Adams Family» trägt er den Spitznamen «zio Fester». «Koch ist nicht bekannt für seinen Sprung in die Aare, sondern für die verspäteten Massnahmen», sagt Fabio Regazzi. Der Tessiner CVP-Nationalrat attestiert «Mister Corona» und Gesundheitsminister Alain Berset ein gutes Krisenmanagement; die beiden Hauptgesichter der Coronakrise würden aber in seinem Kanton weniger positiv beurteilt als im Rest des Landes.
Berset und Koch reisten erst nach Mitte März ins Tessin. «Zu spät», findet Paolo Beltraminelli. Der ehemalige CVP-Regierungsrat kontaktierte schon Anfang März die Bundesbehörden, um sie auf die angespannte Lage in seinem Heimatkanton aufmerksam zu machen. «Am Anfang hatten viele Tessiner das Gefühl, in Bern würden ihre Sorgen nicht wahrgenommen», sagt Beltraminelli. Er glaubt, sein Kanton habe einen wichtigen Beitrag zur Eindämmung des Virus geleistet, weil er permanent auf seine dramatische Lage hingewiesen habe.
Das Virus hat auch Beltraminelli erwischt und im März zu einem zweiwöchigen Spitalaufenthalt gezwungen. Beide Lungenflügel und das Herz waren entzündet. Unterdessen hat sich der 58-Jährige erholt, steigt wieder aufs Rennvelo und joggt durch Wälder.

Regierungspräsident ist beunruhigt
Entspannt hat sich die Lage für den ganzen Kanton Tessin. Die Spitäler kamen trotz Befürchtungen nie an den Anschlag. An den meisten Tagen vermeldet er keine Neuansteckungen und keine weiteren Toten mehr. Anders als an Ostern («Bleibt zu Hause!») sind Deutschschweizer Touristen wieder willkommen. Schockplakate mit Bildern von Personen auf Intensivstationen («Möchtest du so enden?») sind abmontiert. Doch alle Sorgen haben sich nicht verflüchtigt. Noch immer verzeichnet die Lombardei täglich gegen 300 neue Coronafälle.
Dass die Grenzen seit Montag auch zu Italien wieder offen sind, bezeichnet Norman Gobbi, seit Mai Regierungspräsident, als «nicht ideal». Die epidemiologische Lage sei in Norditalien nicht unter Kontrolle. «Persönlich bin ich beunruhigt. Allen, die sich nach Italien begeben, rate ich zu Vorsicht», sagt der Lega-Regierungsrat. Zudem habe man dank der verstärkten Grenzkontrollen im Tessin weniger Kriminalität, weniger Schwarzarbeit und weniger italienische Handwerker registriert. Ganz unverblümt geisselt Nationalrat Lorenzo Quadri den Öffnungsschritt: «Hat der Bundesrat schon vergessen, dass das Tessin wegen der offenen Grenzen zum Seuchenherd Lombardei verpestet wurde?»

Di Maio will der Schweiz helfen

Di Maio will der Schweiz helfen

Da www.nzz.ch

Italiens Aussenminister Luigi Di Maio möchte die Verhandlungen zwischen der Schweiz und der EU punkto Rahmenabkommen beschleunigen.
Dasselbe gilt für die Unterzeichnung des neuen Grenzgängerabkommens.

Während der Corona-Krise hat die Schweiz dem arg gebeutelten Italien geholfen. Beispielsweise mit der Lieferung dringend benötigter Hygieneartikel, aber auch durch die Regelung, dass italienische Grenzgänger weiterhin ins Tessin zur Arbeit fahren konnten. Dafür ist der italienische Aussenminister Luigi Di Maio der Schweiz sehr dankbar.
Dies bekräftigte er am Dienstag im Südtessiner Dorf Ligornetto, wo er sich mit Bundesrat Ignazio Cassis im idyllisch gelegenen Museo Vela traf.
Seit Montag herrscht wieder der freie Personenverkehr zwischen der Schweiz und der EU. Also auch zwischen dem Tessin und Norditalien – und Di Maio hofft, dass Schweizer Touristen ins Land strömen. Denn Italien will seine Corona-bedingte Wirtschaftsmisere lindern, indem es den Tourismus ankurbelt. Dankbar ist Aussenminister Di Maio auch, dass der Bundesrat früher als geplant die Grenzkontrollen und Einreisebeschränkungen aufgehoben hat.

Beziehungen zur EU stärken
Weil nun die Schweiz ein wichtiger Handelspartner Italiens ist, möchte sich Di Maio erkenntlich zeigen. Er will mehr Bewegung in die Verhandlungen rund um das Rahmenabkommen zwischen der Schweiz und der EU bringen. Dasselbe soll auch für das neue Grenzgängerabkommen zwischen Italien und der Schweiz gelten. Ein erster Schritt Di Maios wäre, den Kontakt zwischen dem italienischen Finanzminister Roberto Gualtieri und dessen schweizerischem Amtskollegen Ueli Maurer intensivieren zu helfen.
Auch Bundesrat Cassis begrüsst die kürzlich erfolgte Grenzöffnung. Auf diese Weise könnten die Beziehungen zur EU wieder gestärkt werden, erklärte der Magistrat während des Treffens mit Di Maio. Cassis deutete auch die Möglichkeit an, bis September die Verhandlungen zum Rahmenabkommen entscheidend voranzubringen. Ähnliches gelte auch für die neue Version des Grenzgängerabkommens von 1974, deren ausstehende Umsetzung dem Tessin ein Dorn im Auge ist.
Das neu konzipierte Abkommen sieht Folgendes vor: Italien besteuert seine in der Schweiz tätigen «Frontalieri» direkt, was bis jetzt nicht der Fall ist. Dadurch würden die «billigen und willigen» Grenzgänger finanziell stärker belastet, und so könnte der Südkanton für die fast 68 000 italienischen Arbeitspendler weniger attraktiv werden.
Wie Cassis weiter erklärte, müssten die Verhandlungen aus juristischen Gründen auf höchster Staatsebene stattfinden. Den Regionen Lombardei und Tessin könnten diesbezüglich keine Kompetenzen übertragen werden.
Genau das stört den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi. Dieser äusserte am Rande des Aussenministertreffens seine Skepsis. Laut Gobbi wurden immer noch keine verbindlichen Termine genannt, was die Umsetzung des Grenzgängerabkommens anbelangt. Vor fünf Jahren schon wurde das Abkommen paraphiert und von der Schweiz unterzeichnet – doch noch immer fehlt die Unterschrift Italiens.
Das sei ein unhaltbarer Zustand, so Gobbi. Nach seiner Vorstellung soll der Südkanton auch in dieser Sache Impulse geben dürfen, die Bundesbern als verbindlich ansieht. So wie am Anfang der Corona-Krise, als die Kantonsregierung vom Bundesrat die Einführung von Grenzkontrollen gefordert hatte.

Gesundheitliche Bedenken
Zudem ist der Tessiner Regierungspräsident skeptisch, was die Grenzöffnungen betrifft. Die erste Öffnung, die am 3. Juni einseitig durch Italien erfolgt sei, stelle einen unnötigen Alleingang dar und habe rein wirtschaftliche Gründe gehabt, so Gobbi.
Zwar habe sich die einst so prekäre Corona-Situation in Norditalien beruhigt. Doch auch angesichts der zweiten und vollständigen Grenzöffnung ist für Gobbi die Ansteckungsgefahr bei weitem nicht gebannt. Daher könnte sich der Tessiner Regierungspräsident für die Wiedereinführung von Grenzkontrollen starkmachen, sollte die Zahl der Coronavirus-Infizierten beim südlichen Nachbarn wieder zunehmen.

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Il 30 giugno scade lo stato di necessità”

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Il 30 giugno scade lo stato di necessità”

Da www.liberatv.ch

Il medico cantonale: “In Ticino ci sono nove persone in isolamento e quattordici in quarantena”. Gobbi: “Non tutto è passato”

Le autorità cantonali si sono ritrovate oggi per aggiornare la popolazione circa l’evoluzione della situazione legata al coronavirus in Ticino. All’incontro informativo a Palazzo delle Orsoline hanno preso parte il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta Matteo Cocchi e il Medico cantonale Giorgio Merlani.

La cronaca della conferenza:

“Il 30 giugno scade lo stato di necessità”
Gobbi: “Con il 30 giugno decade lo stato di necessità. Significa un ritorno, lento, alla normalità. Merlani e Cocchi informeranno cosa accadrà il 1 luglio con il ritorno alla normalità. Una normalità che, però, sarà diversa. Il nostro obiettivo è stare attenti e monitorare la situazione”.

Il bilancio di Gobbi:
Gobbi: “Val la pena ricordare il primo caso che fu il 25 febbraio scorso. Abbiamo imposto il divieto dei grandi eventi il 26 febbraio. Pochi giorni dopo, è stata predisposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono state chiuse tutte le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo, il 20 marzo sono state chiuse le attività economiche e abbiamo chiesto il 22 marzo di ottenere la finestra di crisi. Abbiamo vissuto un mese di chiusura. Il 20 aprile abbiamo iniziato ad allentare le misure, allineandoci poi il 4 maggio alle normative federali. Il 30 giugno, per decisione del Governo, decade lo stato di necessità, ma ci sarà un team che seguirà l’evoluzione della situazione. Il gioco di squadra di questi mesi ha fatto sì che tutti potessimo gestire al meglio la situazione. Il Ticino ha dimostrato di aver reagito estremamente efficace: sia sul piano sanitario sia dal punto di vista economico”.

“Qualche errore sì, ma usciamo a testa alta”
Gobbi: “Sicuramente qualche errore è stato commesso a tutti i livelli, ma nel quadro completo ne usciamo bene e a testa alta. La velocità è una di quelle cose che ci ha visto sempre un po’ visto in discussione. La velocità la si trova secondo il momento e il luogo in cui ci si trova. Ecco il perché di alcune discordanze con Berna. Il dialogo ha permesso di superare eventuali distanze.

“Non è tutto passato”
Gobbi: “Ci avviciniamo alla revoca dello stato di necessità, che non significa che tutto è passato. Il virus è ancora presente e richiede il rispetto di determinati comportamenti. Vogliamo confermare che il Ticino ha funzionato come sistema-Paese. Abbiamo vinto una prima parte di partita. La partita non è però terminata”.

“Pronti a reagire in poco tempo”
Cocchi: “Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta si è assunto dei compiti di supporto e coordinamento a favore del Governo. Ora, nei prossimi dieci giorni, dobbiamo pianificare il passaggio di consegne. Noi andremo in prontezza: cioè che potremo essere attivi in poco tempo. Non ripartiremo, nel caso, da zero. È un passaggio simbolico che non deve far capire che il tutto è finito. Il monitoraggio deve continuare da parte delle autorità. L’Ufficio del medico cantonale riprenderà quella che è la sua attività di responsabilità. È una normalità nuova. Dovremo essere vigili e rispettare le regole di base e dare seguito alle indicazioni del Cantone e della Confederazione. Termina una situazione che ci ha visto attivi in diverse giornate. Penso che abbiamo vissuto delle situazioni critiche e difficili e che hanno toccato tutti i membri anche dal punto di vista emotivo”.

“50% in più del traffico transfrontaliero”
Cocchi: “Il movimento delle persone può creare qualche preoccupazione. C’è stato un aumento del traffico transfontaliero da lunedì: un 50% in più rispetto a settimana scorsa. Lentamente la situazione riprende: non abbiamo ancora riscontrato fenomeni legati a furti e rapine. Siamo coscienti che la nuova situazione porterà a delle novità. Dal punto di vista della sicurezza dovremo continuare a monitorare”.

L’urlo di Merlani: “Non è finita. Il virus non è sparito”
Merlani: “Io mi permetto di sottolineare che non è finita. Sembra un bilancio finale, che non mi sento di fare. Si fa in fretta a ricominciare da capo. Voglio dire un grande grazie al Governo che compreso subito le preoccupazioni. La situazione non è finita: il lavoro del medico è fare il pessimista. Non voglio spaventare nessuno. In dieci giorni abbiamo avuto un solo caso, ma nell’ultima settimana c’è di nuovo qualche caso. I dati che osserviamo non sono motivo di preoccupazione, ma di alta vigilanza. Il cittadino deve però sapere che il virus non è sparito”.

“Prudenti con i viaggi all’estero e fatevi testare”
Merlani: “Invito a essere prudenti per quanto riguarda i viaggi all’estero. In Svizzera siamo a 145 test per averne uno positivo. Si cerca molto, ma il virus si sta diffondendo poco. È fondamentale che chi presenta sintomi contatti il proprio medico. 9 persone in isolamento e 14 persone in quarantena in Ticino. Nell’ambito socio-sanitario ci sono stati parecchi casi positivi. Abbiamo iniziato a vedere dei casi importati: un caso dal Brasile e un caso dal Messico. Il messaggio è questo: la prevalenza da noi è bassa, all’estero non siamo sicuri della stessa cosa. Serve prudenza e tracciare i contatti”.