Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Signor Consigliere federale,
Signor Ministro, Signor Sindaco,
Autorità politiche e diplomatiche presenti,
Care cittadine e cari cittadini,  

Mi pregio, Signor Ministro, di darle il benvenuto nella Repubblica e Cantone del Ticino a nome del Governo cantonale. Lo faccio innanzitutto evidenziando i profondi e storici vincoli di amicizia e collaborazione che da sempre contraddistinguono la quotidianità delle nostre relazioni.  

Questa splendida cornice, data dal museo dedicato all’artista Vincenzo Vela, lascia inoltre intuire la portata del contributo del Ticino al Risorgimento italiano e all’opera di unificazione della Repubblica italiana. Proprio in quest’ambito mi piace ricordare il sostegno di molti e molte ticinesi agli amici italiani durante i moti di Milano del 1848, ma soprattutto la generosa e disinteressata accoglienza da parte dei cittadini ticinesi di oltre 20’000 esuli lombardi, che ripararono nel nostro Cantone per sfuggire alla restaurazione dell’Impero austriaco.  

In particolare, il nostro Cantone fu la seconda patria per molti esuli italiani – per la maggior parte milanesi e lombardi, ma anche piemontesi e veneti – che, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento hanno trovato in terra elvetica accoglienza e generosa ospitalità attratti dal modello di libertà e di democrazia della Confederazione. Fra i personaggi illustri del Risorgimento italiano esuli in Svizzera vanno senz’altro citati Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Cattaneo, che seppe particolarmente apprezzare il federalismo elvetico, si rifugiò nel nostro Paese dopo il fallimento della «Cinque Giornate» di Milano, dal 1852 assunse il ruolo di docente di filosofia al Liceo Cantonale, e si spense a Castagnola il 16 febbraio 1869, non senza aver dato un fondamentale contributo alla scelta del San Gottardo per la costruzione del primo traforo ferroviario.  

Da sempre, quindi, il Ticino è stato terra di accoglienza per gli italiani ed ancora oggi va tenuto in considerazione che oltre un terzo della popolazione residente nel Cantone detiene il passaporto italiano. Ad essa si aggiungono gli oltre 65‘000 lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente varcano il confine per venire a lavorare in Ticino e che costituiscono oltre un quarto della forza lavoro del Cantone: nonostante i benefici in termini di sviluppo economico, questa presenza comporta anche notevoli criticità in merito alla pressione sul mercato del lavoro locale in termini di dumping salariale, alla concorrenza sleale e al lavoro in nero, alla mobilità transfrontaliera e alla qualità dell’aria.  

Questi impressionanti dati fanno capire come la nostra regione transfrontaliera costituisca una sola grande zona funzionale economico-sociale – unica con siffatte caratteristiche in Europa –  ragione per la quale già nel 1995, con lo scopo di rafforzare la governanza transfrontaliera, è stata creata la Comunità di lavoro Regio Insubrica che, oltre al Canton Ticino, vede la presenza delle Regioni Lombardia e Piemonte in qualità di membri.  

Uno spazio funzionale di intensa collaborazione di queste proporzioni deve preservare i giusti contrappesi per evitare le criticità, che possono sorgere in un contesto fortemente interconnesso; e che non siano di pregiudizio ai delicati equilibri che reggono l’integrazione dei numerosi lavoratori italiani operanti in Ticino, e soprattutto non creino pregiudizio a scapito della popolazione residente ticinese.  

Tra i dossier principali che vi apprestate a discutere oggi, Signor Ministro, vi è verosimilmente la firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori transfrontalieri parafato nel dicembre 2015, che giace oramai inerte da oltre quattro anni in attesa della firma del governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori: riteniamo perciò che sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo. Per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, Ticino e Lombardia – nell’ambito delle rispettive competenze – hanno inviato il 30 aprile scorso una lettera con delle raccomandazioni all’attenzione dei rispettivi ministri delle finanze, volte a favorire lo sblocco dell’attuale situazione di stallo.  

Faccio appello alla sua persona, Signor Ministro, affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi Paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco.  

Oggi discuterete anche della crisi causata dal Covid-19. Anche in questo ambito il Cantone Ticino non ha fatto mancare il suo appoggio all’Italia, che ha avuto la Lombardia quale principale epicentro. Questa vicinanza ha fatto sì che il nostro sia stato il primo Cantone in Svizzera ad essere toccato dalla pandemia ed abbia pagato il più alto tributo di vittime in proporzione alla sua popolazione.  

Veniamo ora ad un’ulteriore particolarità dei nostri rapporti bilaterali, ossia l’enclave di Campione d’Italia. Proprio nei confronti della comunità campionese il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari anche durante la crisi Covid-19), nonostante – ad oggi – l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti nei confronti del Cantone, di enti locali e aziende ticinesi.  

La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo motivo, nel massimo rispetto della sovranità dello Stato italiano, mi permetto, Signor Ministro, di portare alla sua attenzione le numerose criticità che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave e che richiedono un intervento delle Autorità preposte.  

Desidero infine aggiungere il mio ringraziamento personale, quale direttore del Dipartimento di giustizia e polizia, alle guardie di confine per il fondamentale lavoro svolto durante la crisi. A partire da ieri è stata reintrodotta la piena libera circolazione delle persone ai nostri valichi: nel sottolinearne gli aspetti positivi, in particolare per gli auspicati ricongiungimenti familiari, mi auguro che le nostre autorità statali possano prendere spunto dagli esiti positivi di un accresciuto controllo alle frontiere in termini di lotta contro la criminalità transfrontaliera – praticamente azzerata anche durante la fase di riapertura – e contro le presenze illegali sul nostro territorio, che creano danno e giusta preoccupazione nella popolazione.  

Augurandovi, Signor Consigliere federale, Signor Ministro, una proficua riunione bilaterale e proseguo della visita ufficiale, desidero da ultimo assicurare la disponibilità del Cantone Ticino, nell’ambito delle competenze conferitegli dalla Costituzione federale, alla ricerca di soluzioni pratiche e durature, volte a rafforzare le relazioni bilaterali e transfrontaliere tra i nostri due Paesi.  

 

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il Presidente del Consiglio di Stato non si applicherà una chiusura generalizzata in caso di seconda ondata. Si preferirà invece il controllo regionale dei focolai

In caso di una seconda ondata un lockdown generalizzato “non sarebbe sostenibile, né dal punto di vista sociale ed economico che da quello della capacità di sopportazione della popolazione”. Così sostiene Norman Gobbi, intervistato da Radio3i: “Sarà importante avere misure molto più puntuali e mirate ai gruppi a rischio, sia persone che eventi che più di altri possono diffondere il virus”, ha spiegato il Presidente del Consiglio di stato, interpellato nel merito del nuovo approccio del Consiglio federale sulla gestione della crisi sanitaria. Approccio che, secondo quanto ventilato ieri dal domenicale NZZ am Sonntag, favorirà sempre di più un approccio su base regionale, con i Cantoni in prima linea nelle decisioni. Cantoni dovrebbero quindi poter ordinare autonomamente misure necessarie, come la quarantena, evitando quindi un lockdown nazionale.

“Misure mal digerite da alcuni Cantoni”
“Lo abbiamo visto durante la prima ondata”, ha spiegato Gobbi ai colleghi della Radio, “il fatto che il virus abbia colpito in maniera più marcata alcuni cantoni o alcune regioni ha imposto per esempio al Ticino di intervenire per primi, con la Confederazione che è arrivata dopo con misure a livello nazionale. Misure che sono state mal digerite in alcuni cantoni meno toccati dal virus. Il federalismo significa dunque maggior convivenza a livello nazionale ma anche soluzioni puntuali, e in questo caso regionali, per la gestione del virus nel caso di una seconda ondata”.

L’apertura delle frontiere
Il Consigliere di Stato, durante l’intervista, si è anche espresso sull’apertura definitiva delle frontiere con l’Italia: “Credo che uno dei fattori che ha portato a ridurre la diffusione del virus sia stata anche la minor mobilità internazionale. Ovviamente quindi questa apertura mi preoccupa, l’invito è a usufruire questo aumento della mobilità ma con la consapevolezza che il virus è ancora tra di noi”

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

Sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

“È un segnale per un settore, quello degli esercizi pubblici ticinesi, che contribuisce a far girare tutto il turismo cantonale e che nel corso del “lockdown” ha vissuto una grave crisi”. Così si esprime il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo la decisione di questa settimana del Governo, su proposta del Dipartimento delle istituzioni diretto dallo stesso Gobbi assieme al DFE, di applicare uno sconto del 30 per cento a bar e ristoranti tenuti a pagare la tassa sugli esercizi pubblici. “Sono ben cosciente che quanto deciso non sarà la panacea di tutti i mali del settore – afferma il Consigliere di Stato – ma è un aiuto concreto. Durante questa crisi e guardando al futuro ho chiesto all’interno del Dipartimento che dirigo di individuare margini di manovra per sostenere le cittadine e i cittadini Ticinesi. Questa misura rientra proprio in tale ottica”. Ma in concreto di che cosa si tratta? “Gli esercenti sono tenuti a versare al Cantone una tassa, che comprende la tassa sull’alcool e la tassa di promozione turistica. Globalmente per il 2020 avevamo preventivato di incassare circa 1,4 milioni di franchi. Con lo sconto del 30% gli esercenti potranno risparmiare 400mila franchi. Sono soldi che rimangono nelle loro tasche (o comunque che non devono uscire dalle loro tasche)”, sottolinea Norman Gobbi, che aggiunge: “Ci siamo premurati di garantire alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) la loro quota parte dovuta dalla tassa sulla promozione turistica. Non si voleva certo dare con la mano destra un aiuto al settore turistico, per poi toglierlo con la mano sinistra… Anche in questo caso non stiamo parlando di grosse cifre, ma come ben si può comprendere tutto aiuto”.

Dal 22 giugno partirà l’azione *Vivi il tuo Ticino* messa in campo dal Cantone a favore di ristoranti e alberghi ticinesi, che si dovrebbe protrarre sino al 30 settembre. “Abbiamo visto in queste ultime settimane, da quando si sono potute riaprire le attività commerciali, un positivo “risveglio”. L’azione che partirà tra 2 settimane dovrebbe permettere un ulteriore scatto in avanti e rappresentare un incentivo interessante per il turismo, grazie ai buoni sconto di 25 franchi per pasto consumato nei ristoranti ticinesi e allo sconto del 20% per chi pernotta in un albergo della nostra regione. Spero che i ticinesi sappiano approfittare di questa offerta”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

La Svizzera apre anche all’Italia

La Svizzera apre anche all’Italia

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Dal 15 giugno cadranno le restrizioni in entrata nei confronti degli Stati UE/AELS – Si potrà tornare a fare la spesa oltre confine Norman Gobbi: «Non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti della crisi che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo»

Dopo settimane di incertezza e considerata l’attuale situazione epidemiologica, dal 15 giugno la Svizzera revocherà le attuali restrizioni d’entrata nei confronti degli Stati UE/AELS, Italia inclusa, e del Regno Unito. La decisione non è certo un fulmine a ciel sereno: già a metà maggio il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva annunciato che i confini con l’Austria, la Germania e la Francia sarebbero stati completamenti aperti il 15 giugno d’intesa con le autorità di detti Paesi. Sono dunque state sciolte le riserve sull’apertura dei confini con l’Italia. La vicina Penisola, lo ricordiamo, aveva deciso per una riapertura unilaterale dal 3 giugno e in questo senso il Governo aveva disposto delle restrizioni in uscita e soprattutto in entrata, indicando il 6 luglio come data ultima per la riapertura definitiva. L’evoluzione della situazione epidemiologica è stata giudicata positiva, tant’è che tra nove giorni queste restrizioni verranno a cadere. Tra queste anche il tanto discusso divieto di effettuare viaggi allo scopo di fare acquisti.

«Nessuna sorpresa»
Come detto, l’obiettivo era quello di riaprire le frontiere, in particolare quelle con l’Italia, al più tardi il 6 luglio. Ieri il Consiglio federale ha deciso di allinearsi a molti Paesi europei a partire dal 15 giugno. Abbiamo parlato con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per capire se questa è una svolta che preoccupa il Governo e se il Ticino è stato coinvolto in questo processo decisionale. «Le frontiere non aprono oggi, ma tra 10 giorni. Un “cuscinetto” temporale durante il quale si spera che la situazione sanitaria in Italia e in particolare in Lombardia possa migliorare, come avvenuto negli ultimi giorni. La data del 6 luglio era circolata in ambito europeo e poi ripresa da Berna più di due settimane fa. Comunque, dai contatti con l’autorità federale avuti in questa ultima settimana e vedendo un po’ quanto si sta muovendo a livello europeo ci si poteva aspettare questa decisione di riapertura per il 15 giugno anche con l’Italia preannunciata oggi dal Consiglio federale». Il Ticino si dovrà adeguare alla decisione di Berna, che continua a sconsigliare i viaggi verso la vicina Penisola. Sarebbe stato preferibile un periodo d’attesa più lungo?, chiediamo. «Vale la pena ribadire che la competenza sul controllo alle frontiere è federale. L’auspicio era ed è quello di garantire sicurezza sotto il profilo sanitario ai nostri concittadini. Spero che i contagi in Italia abbiano la medesima curva che conosciamo in Ticino, dove negli ultimi 10 giorni vi sono stati complessivamente solo 8 nuovi casi», spiega Gobbi. Resta infine da capire cosa accadrà dopo la data del 15 giugno. «“Vi sarà un prima e un dopo COVID e niente sarà più come prima”. Questa frase in questi mesi è stata pronunciata da praticamente tutta la classe politica in tutti i Paesi. Oggi, prendendo atto della decisione del Consiglio federale di aderire a un’apertura delle frontiere coordinata a livello europeo per il 15 giugno, non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti di questa crisi planetaria», conclude il presidente del Governo. «Insegnamenti che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo da parte degli Stati sovrani a tutela della sicurezza della cittadinanza. Abbiamo visto per esempio quasi sparire la criminalità, così come la presenza di “padroncini” e lavoratori in nero che portano un gran danno alla nostra economia. Fattori positivi che dobbiamo poter prolungare anche in questa fase. Proprio su questi aspetti avremo un incontro nel corso della prossima settimana».

Pochi turisti degli acquisti
L’apertura delle frontiere, ci spiega la portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane Donatella Del Vecchio, è strettamente legata alla situazione epidemiologica. Detto in parole povere, se in un Paese i contagi dovessero riprendere a salire, la Svizzera potrebbe decidere di tenere chiusi i propri confini, mantenendo le restrizioni in entrata attualmente in vigore. Compreso, come detto, il divieto riguardante il turismo degli acquisti. Da parte ticinese, è bene precisare, la sfrenata corsa alla spesa non c’è stata. Insomma, i centri commerciali in Italia non sono stati presi d’assalto. «Prima dell’apertura unilaterale delle frontiere da parte italiana le infrazioni legate al turismo degli acquisti in Ticino sono state poco numerose a causa delle condizioni di entrata e di spostamento molto rigide», conferma Del Vecchio. Dopo la riapertura, invece, le multe inflitte lungo la frontiera sud erano solo «una manciata». Dall’entrata in vigore dell’ordinanza 2 COVID, a metà marzo, le multe inflitte a livello nazionale sono state in media 150 al giorno, comprese quelle inflitte a coloro che hanno forzato un valico oppure contrabbandato merce al di qua del confine. In ogni caso, conclude Del Vecchio, nelle ultime settimane si è assistito a una netta tendenza al ribasso.

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Da www.tio.ch
I papiri letti da Christian Vitta? «Nei momenti liberi c’è spazio anche per le battute. Servono a scaricare la tensione».

Ritardi alla Galleria di base del Monte Ceneri, frontiere, spesa in Italia e il “dietro le quinte” del Governo durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus. Sono molti, talvolta anche parecchio diversi fra loro, gli argomenti toccati questa mattina dal presidente del Governo ticinese Norman Gobbi durante il morning show in onda sulle frequenze di Radio Ticino.
 
Pressione alle FFS – Sollecitato dai conduttori del programma radiofonico Angelo Chiello e Margherita Zanatta, Gobbi ha ricordato come non sia la galleria di base del Ceneri a non essere pronta, ma sono le opere accessorie che non sono state terminate. «Le aspettative sono tante, così come gli investimenti fatti. Ora metteremo sotto pressione le FFS in modo da accorciare i tempi e avvicinare l’apertura al mese di dicembre, come era stato preventivato», ha spiegato.

Apertura delle frontiere – Un altro argomento toccato è stato quello, tanto discusso in questi giorni, delle frontiere. La loro chiusura, ha sottolineato Gobbi, ha permesso praticamente di azzerare la criminalità nella zona di confine. Ci sono inoltre minori presenze di padroncini sul nostro territorio, «ciò che dà un po’ di aria agli artigiani ticinesi, confrontati negli ultimi anni a una forte concorrenza». «Bisogna ammetterlo – ha aggiunto – talvolta questi padroncini non pagano i contributi né di qua, né di là. Lavorano in nero».

Discoteche e spesa in Italia – Il presidente del Governo non ha mancato nemmeno di sottolineare il «controsenso» delle discoteche, che possono riaprire ma solo fino a mezzanotte: «Sono dei controsensi che ogni tanto ci sono nelle decisioni dell’autorità federale». Ma anche come il turismo degli acquisti non faccia per lui: «Quando vado in vacanza compro sempre qualcosa, ma andare apposta a fare la spesa no».

L’unione fa la forza – C’è stata infine anche l’occasione per parlare un po’ del dietro le quinte del Consiglio di Stato, in particolare di quando il suo predecessore Christian Vitta era costretto a leggere papiri interminabili relativi alla risoluzione governativa anti-Covid: «Siamo sempre riusciti a scaricare la tensione nei momenti liberi, facendoci reciproche battute, ma anche sostenendoci a vicenda», ha detto Gobbi. Che ha voluto sottolineare, ancora una volta, come il Governo in questo periodo sia stato unito e abbia lavorato come una squadra: «Questa è stata la nostra forza».

In un video sul canale YouTube del Cantone la conferenza sul riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale

In un video sul canale YouTube del Cantone la conferenza sul riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale

Comunicato stampa

“Riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale post epidemia”: è questo il titolo di una conferenza video andata in onda sulla piattaforma Microsoft Teams e organizzata dal Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino. Tutti coloro che volessero saperne di più e che non hanno potuto partecipare in diretta alla video conferenza da oggi possono collegarsi sul canale YouTube del Cantone (https://www.youtube.com/watch?v=m2hyzhjteF0) e recuperarne i contenuti.

Lo sviluppo degli algoritmi per il riconoscimento facciale ha raggiunto una maturità tale da poter essere adottato e implementato sia negli smartphone di ultima generazione, sia negli impianti smart per videosorveglianza e in altri dispositivi di uso comune. L’arrivo del COVID-19 ha messo in prima linea le soluzioni di analisi visuale per il riconoscimento facciale del volto di una persona quando indossa una mascherina di protezione

Il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino ha deciso di tematizzare l’argomento e ha organizzato un evento in video conferenza a cui il pubblico ha potuto partecipare utilizzando la piattaforma Microsoft Team. Il video pubblicato sul canale YouTube del Cantone (https://www.youtube.com/watch?v=m2hyzhjteF0) mostra la conferenza che ha visto la partecipazione straordinaria dell’ing. Giuseppe Amato, responsabile del Gruppo di ricerca Artificial Intelligence and Multimedia Information Retrieval (AIMIR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (CNR). La moderazione è stata assicurata dal Dr. Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro e Responsabile del Servizio informatica forense SUPSI.

Il Gruppo Cyber Sicuro annuncia un nuovo evento, sempre in video conferenza, nel corso dell’estate. I dettagli verranno comunicati a tempo debito sul sito www.cybersicuro.ch

Il Cantone applica uno sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

Il Cantone applica uno sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha deciso nella sua seduta odierna di applicare uno sconto del 30% sulle tasse annue pagate dagli esercizi pubblici. Si tratta della tassa sull’alcool e della tassa di promozione turistica. Nello stesso tempo ha pure stabilito di riversare integralmente le quote che spettano alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) legate a queste tasse, indipendentemente dallo sconto del 30%.
La misura adottata dal Governo dà una risposta – seppur parziale – alle difficoltà che il settore della ristorazione ha affrontato a seguito della pandemia da Covid-19. Come è noto, ristoranti e bar sono stati chiusi su decisione dell’autorità a partire dal 14 marzo. Hanno potuto riaprire l’11 maggio, applicando comunque regole sul distanziamento sociale e sull’igiene accresciuta.
Questa decisione rientra nell’ottica di aiutare un ramo fortemente colpito dalla chiusura imposta per contenere l’evoluzione dei contagi. Un sostegno concreto, che non risolverà ovviamente i problemi degli esercenti, ma che, unito alle altre misure già intraprese dal Governo, vuole rappresentare un messaggio di fiducia per tutto il turismo cantonale e per le sue organizzazioni regionali e cantonale, alle quali viene garantito dal Cantone il medesimo introito della tassa di promozione turistica. Per le casse del Cantone questo sconto corrisponde a un mancato introito di circa 400mila franchi.

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

Da www.tio.ch
Un confine aperto a metà. Il presidente del Consiglio di Stato chiarisce cosa cambia da domani. No al turismo «solo per la spesa».

Una frontiera aperta a metà. Dal 3 giugno in Ticino cambieranno molte cose. La riapertura unilaterale delle frontiere italiane ha creato non pochi grattacapi al governo ticinese, che oggi ha organizzato una conferenza stampa a Bellinzona per informare la popolazione.

Quali novità ci riserva il domani? Quali le strategie del Consiglio di Stato? A Palazzo delle Orsoline i giornalisti oggi hanno fatto il punto con il presidente del governo Norman Gobbi e con Francesco Quattrini, Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino. La discussione ha toccato il turismo della spesa – vietato ancora fino a nuovo ordine – e le restrizioni in entrata in Svizzera. Ma anche le regole severe che attendono i ticinesi in trasferta da domani oltre confine.  

15:30
Si è concluso il momento informativo. 
 

15:29
Sul divieto della spesa oltre confine, Gobbi chiarisce che «la decisione è stata presa a livello federale». Aggiunge comunque che «per effettuare controlli alle dogane è necessario del personale che effettui i controlli. Il turismo degli acquisti richiederebbe di destinare ai controlli sulla spesa del personale che, in questo modo, non potrebbe essere destinato a controlli di altro tipo, sottrarrebbe insomma personale a funzioni più urgenti». 

 

15:27
«La normativa italiana prevede inoltre che una persona che si trova in Italia con alcuni sintomi, come la febbre superiore ai 37 gradi, è tenuto ad annunciarsi all’autorità sanitaria e a mettersi in quarantena per 14 giorni». 

 

15:26
Quattrini fa ancora alcune precisazioni. «Il cittadino svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. Non per spaventare nessuno, ma ricordiamo che in Svizzera la sanzione è di 100 franchi per chi fa la spesa oltre confine. In Italia le sanzioni pecuniarie per chi non rispetta le disposizioni vanno da 400 fino a 3000 euro, cifre ben superiori». 

 

15:22
«La decisione unilaterale dell’Italia non è un problema solo nostro» sottolinea Gobbi. «Vale anche per gli altri paesi confinanti, come la Francia ad esempio. Di solito tra paesi ci si coordina, in questo caso non è avvenuto. L’Italia ha voluto procedere bruciando le tappe pur avendo una situazione interna non allineata, dal punto di vista epidemiologico, con altri paesi». 

 

15:20
Sui controlli sugli svizzeri che rientreranno in Ticino – dopo una visita a parenti, oppure dopo una cena – il governo chiarisce che «non sono previsti controlli particolari o misure come la quarantena» precisa Gobbi. «Il comportamento diligente per evitare i contagi, evidentemente, i ticinesi lo adotteranno anche oltre confine. È evidente che se al rientro dal soggiorno qualcuno dovesse manifestare dei sintomi, dovrà adottare tutti i comportamenti per evitare il diffondersi dei contagi». 

 

15:18
Gobbi precisa che «l’autorità federale ha precisato oggi di poter ordinare misure sanitarie al confine per determinate categorie di persone a rischio in base all’ordinanza Covid-19». Questi controlli «competono all’autorità doganale» e quindi «da domani non dovrebbe cambiare il traffico in entrata, quindi la tipologia dei controlli dovrebbe rimanere la stessa, ma i controlli saranno rafforzati». 

 

15:17
In effetti «in Italia non c’è un nuovo atto normativo» precisa Quattrini. «Si tratta di una serie di norme prese durante il lockdown che decadono oltre confine a partire da domani». 

 

15:15
Il cittadino svizzero che si recherà in Italia da domani «dovrà tenere conto di queste differenze, e anche del fatto che in Italia sono in vigore restrizioni più severe al momento rispetto alla Svizzera. Fate riferimento ai consigli di viaggio della Sem e del Dfae». 

 

15:14
«Facciamo alcuni chiarimenti. Anzitutto bisogna tenere conto che in Svizzera c’è un’unica ordinanza a livello federale, senza eccezioni locali. In Italia non è così: c’è un decreto governativo che stabilisce una riapertura dei confini nazionali e regionali dal 3 giugno, ma le singole Regioni possono fare delle ordinanze autonome. Ad esempio in Lombardia continuerà ad esserci l’obbligo delle mascherine, non in Veneto e in Piemonte». 

 

15:12
Ora la parola passa a Francesco Quattrini, responsabile delle relazioni esterne per il Canton Ticino. «Notiamo che malgrado l’apertura prevista dall’Italia, vi è uno stato asimmetrico delle disposizioni da parte dei due paesi. Abbiamo ricevuto tante domande dai cittadini per capire cosa si può e cosa non si può fare, da domani». 

 

15:11
«Le porte verso il Ticino rimangono ancora chiuse» ricapitola il presidente del CdS. 

 

15:11
«Stiamo vivendo un momento di incertezza e per questo vogliamo informare in modo trasparente la popolazione. L’obiettivo ora non è gettare al vento i risultati ottenuti con tanto sforzo, la prudenza e la responsabilità individuale sono fondamentali. Bisogna evitare una falsa partenza» osserva Gobbi. «Dobbiamo fare un passo alla volta, come il famoso montanare che sa che ogni passo falso in salita come in discesa può essere pericoloso». 

 

15:09
La data del 15 giugno vale per la riapertura tra Svizzera e Germania, Francia e Austria. «Non ancora per l’Italia. Non c’è nessuna conferma in questo senso. La data ultima per la riapertura con l’Italia rimane la fine di giugno inizio luglio» ricorda Gobbi. 

 

15:07
«Possono evidentemente rientrare in Svizzera tutti i cittadini svizzeri e i residenti con permesso C, B o L, e i titolari di permessi G. L’ingresso è vietato a chi non ha titoli di domicilio sul nostro territorio, per il turismo in generale e per chi è alla ricerca di un posto di lavoro o in ambito di studio. In quest’ultimo ambito, quello di studio, sono previsti allentamenti a partire dall’8 di giugno».

 

15:05
Se l’Italia apre «non significa che la Svizzera apra» ricorda Gobbi. «Vanno allineate le prassi anche rispetto agli altri paesi confinanti, dove ricordo che tra l’altro i contagi registrati sono molto inferiori rispetto all’Italia». 

 

15:05
Cosa cambia quindi da domani? «L’Italia apre e quindi lascia entrare tutte le persone nel proprio territorio. Ma per le disposizioni del consiglio federale non è permesso recarsi oltre confine per fare solo acquisti. Non è ammesso verso l’Italia né verso altri paesi vicini. Non c’è una disparità di trattamento» sottolinea Gobbi. 

 

15:04
Gobbi ricorda che «come Cantone siamo allineati alle posizioni del Consiglio federale» e che «al momento unicamente tra Svizzera e Liechtenstein c’è una libera circolazione garantita». 

 

15:03
«Gli spostamenti verso l’Italia rimangono sconsigliati. Guardando i dati epidemiologici in Ticino vediamo che la situazione è molto rosea, sia sul fronte dei contagi che dei decessi. Va ringraziata tutta la popolazione, ce labbiamo fatta insieme». 

 

15:01
È iniziata alle 15 la conferenza a Palazzo delle Orsoline. Prende la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi

 
Italia “sconsigliata, non proibita”

Italia “sconsigliata, non proibita”

Da www.rsi.ch/news

Gobbi dopo le regole dettate da Berna: “No a controlli accresciuti sui residenti che rientrano” –
Quattrini: “Occhio alle differenze regionali e alle sanzioni”

“I viaggi verso l’Italia restano sconsigliati, ma non proibiti”. Parola di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese. Da domani (mercoledì) infatti i cittadini svizzeri, così come tutti i residenti, potranno recarsi in Italia praticamente senza restrizioni (spesa esclusa). Lo ha confermato la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) da Berna martedì pomeriggio e lo ha ribadito il presidente del Governo ticinese poco dopo a Bellinzona in conferenza stampa.

Gobbi ha sottolineato come le direttive emanate dalla SEM (vedi correlati), contenute nella seconda ordinanza Covid del Consiglio federale, valgano anche per il Ticino e sono le stesse in vigore nei confronti di Francia, Germania e Austria. Questi tre Paesi verranno declassati da quelli a rischio, come noto, a partire dal 15 giugno, quando si tornerà alla normalità di Schengen, “ma per l’Italia Berna non ha ancora deciso, potrebbe rientrare nella stessa tempistica se le cose vanno bene, il termine ultimo resta comunque il 6 luglio” ha sottolineato il presidente del Governo.

Anche sulla questione finora più fumosa, il rientro in Svizzera per chi si reca in Italia, Gobbi ha sottolineato che “potranno rientrare tutti gli svizzeri e gli stranieri con permesso C, B, L e i frontalieri”. Su precisa domanda ha pure affermato che “non ci saranno controlli accresciuti su chi rientra”. Anche le eventuali misure sanitarie dovrebbero venire applicate solo in caso di necessità e solo su categorie di persone a rischio, e “sono comunque competenza dell’Amministrazione federale delle dogane”. Sul divieto di spesa Gobbi ha specificato pure che “non è uno sgambetto ai ticinesi, ma si tratta di avere un’unitarietà di prassi in tutta la Svizzera, le regole sono infatti le stesse in vigore verso Francia, Germania e Austria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-%E2%80%9Csconsigliata-non-proibita%E2%80%9D-13096185.html

L’Italia riapre i confini, cosa cambia per i ticinesi?

L’Italia riapre i confini, cosa cambia per i ticinesi?

Da www.liberatv.ch

Gobbi: “Viaggi sconsigliati, non proibiti”. Ecco cosa si può fare e cosa no
Gobbi: “Il turismo del solo acquisto non è ammesso. Quarantena dal ritorno? Non è prevista”. 

Le autorità cantonali si sono riunite oggi a Palazzo delle Orsoline per informare la popolazione ticinese riguardo a uno dei temi più discussi e chiacchierati del momento. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino Francesco Quattrini hanno infatti parlato della decisione unilaterale dell’Italia di riaprire i propri confini ai Paesi dell’area Schengen a partire da domani, mercoledì 3 giugno.
 
La conferenza in diretta:

“Viaggi verso l’Italia sconsigliati, ma non proibiti”
Gobbi: “Vogliamo essere trasparenti e diretti a seguito anche delle indicazioni appena emanate. Si tratta di una decisione unilaterale presa dal Governo Italiano. Per la Confederazione, quindi, i viaggi verso l’Italia rimangono e restano sconsigliati, ma non proibiti. Bisogna tenere conto della differenza del numero di contagi. La situazione in Ticino, guardando i dati, è rosea. Questo è merito dell’impegno di tutti, cittadini in primis. Il grazie maggiore va a voi”.

“Spesa vietata”
Gobbi: “La situazione con l’Italia è particolare. Come Cantone siamo allineati alla confederazione. Da domani cosa cambia? In uscita verso l’Italia rimangono consentite tutte le attività, ma non è consentito andare in Italia per fare acquisti. Così come per gli altri stati Schengen. Il turismo del solo acquisto non è ammesso. Se l’italia apre non significa che la Svizzera apra. Non è stata concordata questa riapertura. Vogliamo garantire un allineamento uniforme anche con gli altri Paesi. L’ingresso in Svizzera è consentito a tutti i cittadini svizzeri, gli stranieri residenti o con permesso, i frontalieri e i casi d’urgenza. L’ingresso è vietato a coloro che non sono cittadini o residenti, al turismo in generale, a chi cerca lavoro. In ambito di studio ci saranno degli allentamenti a partire dall’8 di giugno. Le misure valgono su tutto il territorio nazionale”.

“Attenti, la situazione in Italia è differente”
Quattrini: “In Svizzera vi è un’ordinanza a livello federale, in Italia non è così: lì c’è un decreto del Presidente dei ministri che definisce che non vi saranno più controlli tra le regioni. Questo non vuol dire che in Italia non ci saranno controlli. Ci sarà l’obbligo della mascherina. È importante che i ticinesi sappiano le normative vigenti in Italia e all’interno delle singole regioni. La situazione tra la Svizzera e l’Italia è diversa. Dobbiamo stare attenti”.

Svizzera-Italia: cosa si può e cosa non si può fare
CONSENTITO: si potrà varcare il confine per motivi turistici, incontrare conoscenti o congiunti, recarsi in una residenza secondaria oppure usufruire di servizi, per andare a cena o a bere un caffè.

VIETATO: non sarà consentito andare in Italia per fare la spesa, conformemente all’ordinanza federale 2 COVID-19. L’importazione di merci attraverso un valico di frontiera con uno Stato limitrofo resta infatti vietata se il viaggio ha il solo scopo di fare acquisti.  

Italia-Svizzera: cosa si può e cosa non si può fare

CONSENTITO: sarà consentito l’ingresso sul suolo elvetico ai cittadini Svizzeri, agli stranieri con permesso C, B, L, ai pendolari transfrontalieri. Eccezioni possono essere consentite per i casi che costituiscono un’urgenza (si pensi per esempio alla necessità di visitare un congiunto in gravi condizioni di salute). 

VIETATO: resta vietato l’ingresso dall’Italia a chi non è cittadino svizzero o residente oppure ancora per motivi legati a turismo, visite in generale, ricerche di lavoro. Medesimo discorso vale per pensionati, studenti, alunni e altre persone che non esercitano un’attività lucrativa. Questo almeno fino al 15 giugno 2020.  

“No alla quarantena per chi va in Italia”

Gobbi: “Chi torna dall’Italia dovrà sottostare a una quarantena? Al momento non è prevista”.

Occhio alle sanzioni

Quattrini: “Lo svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. A livello di sanzioni, in Italia, ci sono sanzioni pecuniarie che partono dai 400 euro. Inoltre, bisogna stare attenti alla questione delle quarantene. Dal 3 giugno non sarà obbligo per cittadini terzi il periodo di quarantena. Chi presenta sintomi (tosse, febbre,…), la persona è tenuta ad annunciarsi e mettersi in auto-isolamento”. 

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