In un video sul canale YouTube del Cantone la conferenza sul riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale

In un video sul canale YouTube del Cantone la conferenza sul riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale

Comunicato stampa

“Riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale post epidemia”: è questo il titolo di una conferenza video andata in onda sulla piattaforma Microsoft Teams e organizzata dal Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino. Tutti coloro che volessero saperne di più e che non hanno potuto partecipare in diretta alla video conferenza da oggi possono collegarsi sul canale YouTube del Cantone (https://www.youtube.com/watch?v=m2hyzhjteF0) e recuperarne i contenuti.

Lo sviluppo degli algoritmi per il riconoscimento facciale ha raggiunto una maturità tale da poter essere adottato e implementato sia negli smartphone di ultima generazione, sia negli impianti smart per videosorveglianza e in altri dispositivi di uso comune. L’arrivo del COVID-19 ha messo in prima linea le soluzioni di analisi visuale per il riconoscimento facciale del volto di una persona quando indossa una mascherina di protezione

Il Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino ha deciso di tematizzare l’argomento e ha organizzato un evento in video conferenza a cui il pubblico ha potuto partecipare utilizzando la piattaforma Microsoft Team. Il video pubblicato sul canale YouTube del Cantone (https://www.youtube.com/watch?v=m2hyzhjteF0) mostra la conferenza che ha visto la partecipazione straordinaria dell’ing. Giuseppe Amato, responsabile del Gruppo di ricerca Artificial Intelligence and Multimedia Information Retrieval (AIMIR) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (CNR). La moderazione è stata assicurata dal Dr. Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro e Responsabile del Servizio informatica forense SUPSI.

Il Gruppo Cyber Sicuro annuncia un nuovo evento, sempre in video conferenza, nel corso dell’estate. I dettagli verranno comunicati a tempo debito sul sito www.cybersicuro.ch

Il Cantone applica uno sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

Il Cantone applica uno sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni e del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha deciso nella sua seduta odierna di applicare uno sconto del 30% sulle tasse annue pagate dagli esercizi pubblici. Si tratta della tassa sull’alcool e della tassa di promozione turistica. Nello stesso tempo ha pure stabilito di riversare integralmente le quote che spettano alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) legate a queste tasse, indipendentemente dallo sconto del 30%.
La misura adottata dal Governo dà una risposta – seppur parziale – alle difficoltà che il settore della ristorazione ha affrontato a seguito della pandemia da Covid-19. Come è noto, ristoranti e bar sono stati chiusi su decisione dell’autorità a partire dal 14 marzo. Hanno potuto riaprire l’11 maggio, applicando comunque regole sul distanziamento sociale e sull’igiene accresciuta.
Questa decisione rientra nell’ottica di aiutare un ramo fortemente colpito dalla chiusura imposta per contenere l’evoluzione dei contagi. Un sostegno concreto, che non risolverà ovviamente i problemi degli esercenti, ma che, unito alle altre misure già intraprese dal Governo, vuole rappresentare un messaggio di fiducia per tutto il turismo cantonale e per le sue organizzazioni regionali e cantonale, alle quali viene garantito dal Cantone il medesimo introito della tassa di promozione turistica. Per le casse del Cantone questo sconto corrisponde a un mancato introito di circa 400mila franchi.

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

«Nessuna quarantena per chi rientra dall’Italia»

Da www.tio.ch
Un confine aperto a metà. Il presidente del Consiglio di Stato chiarisce cosa cambia da domani. No al turismo «solo per la spesa».

Una frontiera aperta a metà. Dal 3 giugno in Ticino cambieranno molte cose. La riapertura unilaterale delle frontiere italiane ha creato non pochi grattacapi al governo ticinese, che oggi ha organizzato una conferenza stampa a Bellinzona per informare la popolazione.

Quali novità ci riserva il domani? Quali le strategie del Consiglio di Stato? A Palazzo delle Orsoline i giornalisti oggi hanno fatto il punto con il presidente del governo Norman Gobbi e con Francesco Quattrini, Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino. La discussione ha toccato il turismo della spesa – vietato ancora fino a nuovo ordine – e le restrizioni in entrata in Svizzera. Ma anche le regole severe che attendono i ticinesi in trasferta da domani oltre confine.  

15:30
Si è concluso il momento informativo. 
 

15:29
Sul divieto della spesa oltre confine, Gobbi chiarisce che «la decisione è stata presa a livello federale». Aggiunge comunque che «per effettuare controlli alle dogane è necessario del personale che effettui i controlli. Il turismo degli acquisti richiederebbe di destinare ai controlli sulla spesa del personale che, in questo modo, non potrebbe essere destinato a controlli di altro tipo, sottrarrebbe insomma personale a funzioni più urgenti». 

 

15:27
«La normativa italiana prevede inoltre che una persona che si trova in Italia con alcuni sintomi, come la febbre superiore ai 37 gradi, è tenuto ad annunciarsi all’autorità sanitaria e a mettersi in quarantena per 14 giorni». 

 

15:26
Quattrini fa ancora alcune precisazioni. «Il cittadino svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. Non per spaventare nessuno, ma ricordiamo che in Svizzera la sanzione è di 100 franchi per chi fa la spesa oltre confine. In Italia le sanzioni pecuniarie per chi non rispetta le disposizioni vanno da 400 fino a 3000 euro, cifre ben superiori». 

 

15:22
«La decisione unilaterale dell’Italia non è un problema solo nostro» sottolinea Gobbi. «Vale anche per gli altri paesi confinanti, come la Francia ad esempio. Di solito tra paesi ci si coordina, in questo caso non è avvenuto. L’Italia ha voluto procedere bruciando le tappe pur avendo una situazione interna non allineata, dal punto di vista epidemiologico, con altri paesi». 

 

15:20
Sui controlli sugli svizzeri che rientreranno in Ticino – dopo una visita a parenti, oppure dopo una cena – il governo chiarisce che «non sono previsti controlli particolari o misure come la quarantena» precisa Gobbi. «Il comportamento diligente per evitare i contagi, evidentemente, i ticinesi lo adotteranno anche oltre confine. È evidente che se al rientro dal soggiorno qualcuno dovesse manifestare dei sintomi, dovrà adottare tutti i comportamenti per evitare il diffondersi dei contagi». 

 

15:18
Gobbi precisa che «l’autorità federale ha precisato oggi di poter ordinare misure sanitarie al confine per determinate categorie di persone a rischio in base all’ordinanza Covid-19». Questi controlli «competono all’autorità doganale» e quindi «da domani non dovrebbe cambiare il traffico in entrata, quindi la tipologia dei controlli dovrebbe rimanere la stessa, ma i controlli saranno rafforzati». 

 

15:17
In effetti «in Italia non c’è un nuovo atto normativo» precisa Quattrini. «Si tratta di una serie di norme prese durante il lockdown che decadono oltre confine a partire da domani». 

 

15:15
Il cittadino svizzero che si recherà in Italia da domani «dovrà tenere conto di queste differenze, e anche del fatto che in Italia sono in vigore restrizioni più severe al momento rispetto alla Svizzera. Fate riferimento ai consigli di viaggio della Sem e del Dfae». 

 

15:14
«Facciamo alcuni chiarimenti. Anzitutto bisogna tenere conto che in Svizzera c’è un’unica ordinanza a livello federale, senza eccezioni locali. In Italia non è così: c’è un decreto governativo che stabilisce una riapertura dei confini nazionali e regionali dal 3 giugno, ma le singole Regioni possono fare delle ordinanze autonome. Ad esempio in Lombardia continuerà ad esserci l’obbligo delle mascherine, non in Veneto e in Piemonte». 

 

15:12
Ora la parola passa a Francesco Quattrini, responsabile delle relazioni esterne per il Canton Ticino. «Notiamo che malgrado l’apertura prevista dall’Italia, vi è uno stato asimmetrico delle disposizioni da parte dei due paesi. Abbiamo ricevuto tante domande dai cittadini per capire cosa si può e cosa non si può fare, da domani». 

 

15:11
«Le porte verso il Ticino rimangono ancora chiuse» ricapitola il presidente del CdS. 

 

15:11
«Stiamo vivendo un momento di incertezza e per questo vogliamo informare in modo trasparente la popolazione. L’obiettivo ora non è gettare al vento i risultati ottenuti con tanto sforzo, la prudenza e la responsabilità individuale sono fondamentali. Bisogna evitare una falsa partenza» osserva Gobbi. «Dobbiamo fare un passo alla volta, come il famoso montanare che sa che ogni passo falso in salita come in discesa può essere pericoloso». 

 

15:09
La data del 15 giugno vale per la riapertura tra Svizzera e Germania, Francia e Austria. «Non ancora per l’Italia. Non c’è nessuna conferma in questo senso. La data ultima per la riapertura con l’Italia rimane la fine di giugno inizio luglio» ricorda Gobbi. 

 

15:07
«Possono evidentemente rientrare in Svizzera tutti i cittadini svizzeri e i residenti con permesso C, B o L, e i titolari di permessi G. L’ingresso è vietato a chi non ha titoli di domicilio sul nostro territorio, per il turismo in generale e per chi è alla ricerca di un posto di lavoro o in ambito di studio. In quest’ultimo ambito, quello di studio, sono previsti allentamenti a partire dall’8 di giugno».

 

15:05
Se l’Italia apre «non significa che la Svizzera apra» ricorda Gobbi. «Vanno allineate le prassi anche rispetto agli altri paesi confinanti, dove ricordo che tra l’altro i contagi registrati sono molto inferiori rispetto all’Italia». 

 

15:05
Cosa cambia quindi da domani? «L’Italia apre e quindi lascia entrare tutte le persone nel proprio territorio. Ma per le disposizioni del consiglio federale non è permesso recarsi oltre confine per fare solo acquisti. Non è ammesso verso l’Italia né verso altri paesi vicini. Non c’è una disparità di trattamento» sottolinea Gobbi. 

 

15:04
Gobbi ricorda che «come Cantone siamo allineati alle posizioni del Consiglio federale» e che «al momento unicamente tra Svizzera e Liechtenstein c’è una libera circolazione garantita». 

 

15:03
«Gli spostamenti verso l’Italia rimangono sconsigliati. Guardando i dati epidemiologici in Ticino vediamo che la situazione è molto rosea, sia sul fronte dei contagi che dei decessi. Va ringraziata tutta la popolazione, ce labbiamo fatta insieme». 

 

15:01
È iniziata alle 15 la conferenza a Palazzo delle Orsoline. Prende la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi

 
Italia “sconsigliata, non proibita”

Italia “sconsigliata, non proibita”

Da www.rsi.ch/news

Gobbi dopo le regole dettate da Berna: “No a controlli accresciuti sui residenti che rientrano” –
Quattrini: “Occhio alle differenze regionali e alle sanzioni”

“I viaggi verso l’Italia restano sconsigliati, ma non proibiti”. Parola di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese. Da domani (mercoledì) infatti i cittadini svizzeri, così come tutti i residenti, potranno recarsi in Italia praticamente senza restrizioni (spesa esclusa). Lo ha confermato la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) da Berna martedì pomeriggio e lo ha ribadito il presidente del Governo ticinese poco dopo a Bellinzona in conferenza stampa.

Gobbi ha sottolineato come le direttive emanate dalla SEM (vedi correlati), contenute nella seconda ordinanza Covid del Consiglio federale, valgano anche per il Ticino e sono le stesse in vigore nei confronti di Francia, Germania e Austria. Questi tre Paesi verranno declassati da quelli a rischio, come noto, a partire dal 15 giugno, quando si tornerà alla normalità di Schengen, “ma per l’Italia Berna non ha ancora deciso, potrebbe rientrare nella stessa tempistica se le cose vanno bene, il termine ultimo resta comunque il 6 luglio” ha sottolineato il presidente del Governo.

Anche sulla questione finora più fumosa, il rientro in Svizzera per chi si reca in Italia, Gobbi ha sottolineato che “potranno rientrare tutti gli svizzeri e gli stranieri con permesso C, B, L e i frontalieri”. Su precisa domanda ha pure affermato che “non ci saranno controlli accresciuti su chi rientra”. Anche le eventuali misure sanitarie dovrebbero venire applicate solo in caso di necessità e solo su categorie di persone a rischio, e “sono comunque competenza dell’Amministrazione federale delle dogane”. Sul divieto di spesa Gobbi ha specificato pure che “non è uno sgambetto ai ticinesi, ma si tratta di avere un’unitarietà di prassi in tutta la Svizzera, le regole sono infatti le stesse in vigore verso Francia, Germania e Austria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-%E2%80%9Csconsigliata-non-proibita%E2%80%9D-13096185.html

L’Italia riapre i confini, cosa cambia per i ticinesi?

L’Italia riapre i confini, cosa cambia per i ticinesi?

Da www.liberatv.ch

Gobbi: “Viaggi sconsigliati, non proibiti”. Ecco cosa si può fare e cosa no
Gobbi: “Il turismo del solo acquisto non è ammesso. Quarantena dal ritorno? Non è prevista”. 

Le autorità cantonali si sono riunite oggi a Palazzo delle Orsoline per informare la popolazione ticinese riguardo a uno dei temi più discussi e chiacchierati del momento. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino Francesco Quattrini hanno infatti parlato della decisione unilaterale dell’Italia di riaprire i propri confini ai Paesi dell’area Schengen a partire da domani, mercoledì 3 giugno.
 
La conferenza in diretta:

“Viaggi verso l’Italia sconsigliati, ma non proibiti”
Gobbi: “Vogliamo essere trasparenti e diretti a seguito anche delle indicazioni appena emanate. Si tratta di una decisione unilaterale presa dal Governo Italiano. Per la Confederazione, quindi, i viaggi verso l’Italia rimangono e restano sconsigliati, ma non proibiti. Bisogna tenere conto della differenza del numero di contagi. La situazione in Ticino, guardando i dati, è rosea. Questo è merito dell’impegno di tutti, cittadini in primis. Il grazie maggiore va a voi”.

“Spesa vietata”
Gobbi: “La situazione con l’Italia è particolare. Come Cantone siamo allineati alla confederazione. Da domani cosa cambia? In uscita verso l’Italia rimangono consentite tutte le attività, ma non è consentito andare in Italia per fare acquisti. Così come per gli altri stati Schengen. Il turismo del solo acquisto non è ammesso. Se l’italia apre non significa che la Svizzera apra. Non è stata concordata questa riapertura. Vogliamo garantire un allineamento uniforme anche con gli altri Paesi. L’ingresso in Svizzera è consentito a tutti i cittadini svizzeri, gli stranieri residenti o con permesso, i frontalieri e i casi d’urgenza. L’ingresso è vietato a coloro che non sono cittadini o residenti, al turismo in generale, a chi cerca lavoro. In ambito di studio ci saranno degli allentamenti a partire dall’8 di giugno. Le misure valgono su tutto il territorio nazionale”.

“Attenti, la situazione in Italia è differente”
Quattrini: “In Svizzera vi è un’ordinanza a livello federale, in Italia non è così: lì c’è un decreto del Presidente dei ministri che definisce che non vi saranno più controlli tra le regioni. Questo non vuol dire che in Italia non ci saranno controlli. Ci sarà l’obbligo della mascherina. È importante che i ticinesi sappiano le normative vigenti in Italia e all’interno delle singole regioni. La situazione tra la Svizzera e l’Italia è diversa. Dobbiamo stare attenti”.

Svizzera-Italia: cosa si può e cosa non si può fare
CONSENTITO: si potrà varcare il confine per motivi turistici, incontrare conoscenti o congiunti, recarsi in una residenza secondaria oppure usufruire di servizi, per andare a cena o a bere un caffè.

VIETATO: non sarà consentito andare in Italia per fare la spesa, conformemente all’ordinanza federale 2 COVID-19. L’importazione di merci attraverso un valico di frontiera con uno Stato limitrofo resta infatti vietata se il viaggio ha il solo scopo di fare acquisti.  

Italia-Svizzera: cosa si può e cosa non si può fare

CONSENTITO: sarà consentito l’ingresso sul suolo elvetico ai cittadini Svizzeri, agli stranieri con permesso C, B, L, ai pendolari transfrontalieri. Eccezioni possono essere consentite per i casi che costituiscono un’urgenza (si pensi per esempio alla necessità di visitare un congiunto in gravi condizioni di salute). 

VIETATO: resta vietato l’ingresso dall’Italia a chi non è cittadino svizzero o residente oppure ancora per motivi legati a turismo, visite in generale, ricerche di lavoro. Medesimo discorso vale per pensionati, studenti, alunni e altre persone che non esercitano un’attività lucrativa. Questo almeno fino al 15 giugno 2020.  

“No alla quarantena per chi va in Italia”

Gobbi: “Chi torna dall’Italia dovrà sottostare a una quarantena? Al momento non è prevista”.

Occhio alle sanzioni

Quattrini: “Lo svizzero che va in vacanza in Italia deve fare attenzione. A livello di sanzioni, in Italia, ci sono sanzioni pecuniarie che partono dai 400 euro. Inoltre, bisogna stare attenti alla questione delle quarantene. Dal 3 giugno non sarà obbligo per cittadini terzi il periodo di quarantena. Chi presenta sintomi (tosse, febbre,…), la persona è tenuta ad annunciarsi e mettersi in auto-isolamento”. 

https://www.liberatv.ch/coronavirus/1441171/l-italia-riapre-i-confini-cosa-cambia-per-i-ticinesi-gobbi-viaggi-sconsigliati-non-proibiti-ecco-cosa-si-puo-fare-e-cosa-no

Italia riapre, “pianificazione stravolta”

Italia riapre, “pianificazione stravolta”

Da www.rsi.ch/news

La decisione di Roma sulle frontiere transitabili dal 3 giugno preoccupa Berna e soprattutto il Ticino
Intanto, i commerci d’oltre confine sono in crisi

Il Governo italiano ha confermato venerdì sera la data del 3 giugno per l’apertura dei confini. Una data non ancora del tutto definitiva, ma che spinge il Canton Ticino a muoversi per capire cosa implica questa decisione unilaterale. Decisione, che afferma il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, “ha stravolto la pianificazione in atto”.
La decisione di Roma di riaprire i propri confini ai cittadini dell’Unione europea e dell’area Schengen ha spinto il Ticino a chiedere chiarezza a Berna sullo scenario che potrebbe delinearsi, ci spiega Gobbi: “Grazie ai contatti avuti questa mattina con la Segreteria di Stato della migrazione, si sono attivare le autorità federali, in particolare le guardie di confine, poiché la dichiarazione del Governo italiano di Giuseppe Conte ha un po’ stravolto la pianificazione in atto, orientata a una riapertura delle frontiere dal 15 di giugno”.
Se l’Italia non dovesse tornare sui suoi passi, da mercoledì agli svizzeri sarà permesso varcare la frontiera, mentre la Confederazione non allenterà, per ora, le limitazioni all’entrata in Svizzera. Se un ticinese decidesse di andare in Italia, al suo ritorno in dogana cosa succederebbe? “Non c’è ancora chiarezze se e quali condizioni saranno poste, dobbiamo attendere chiarimenti da parte delle autorità federali. Abbiamo dato alcune indicazioni su quelle che potrebbero essere i controlli, se qualcuno andrà in determinate zone ritenute ‘rosse’”, ci risponde il consigliere di Stato.

“Definire apertura coordinata”
Negli scorsi giorni la consigliera federale Karin Keller Sutter ha sottolineato di essere in contatto con la ministra dell’interno italiana Luciana Lamorgese. La Svizzera continua a guardare al 15 giugno come data per la riapertura dei confini poiché, spiega ancora Norman Gobbi, “in questa situazione ci sono due concetti cardine da tenere i considerazione: da un lato la sicurezza a livello sanitario per i nostri cittadini, e ricordo che i dati dei nuovi contagi in Lombardia sono, in proporzione, otto volte superiori a quelli registrati in Ticino; dall’altro lato bisogna definire un’apertura coordinata, come auspicato sia dai paesi europei, sia dalla stessa Italia attraverso le dichiarazioni del ministro degli affari esteri Luigi Di Maio, ma anche da parte del Consiglio federale e in particolar modo dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-riapre-pianificazione-stravolta-13088295.html

Ripartenza, frontiere e ricadute positive

Ripartenza, frontiere e ricadute positive

Riflessioni del Presidente del Governo 
La ripartenza, per quella che viene ormai già considerata la terza fase post crisi coronavirus, è di quelle sparate. Sembra almeno questo il pensiero del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Ammetto che le decisioni delle ultime due settimane del Consiglio federale ci stanno traghettando fuori dalla crisi a passo di corsa. In Ticino avremmo voluto un po’ più di prudenza, ma posso capire le decisioni di Berna, confrontata con situazioni nei vari Cantoni e Regioni svizzere molto differenziate. In alcuni Cantoni soprattutto della Svizzera tedesca la pandemia ha colpito molto meno pesantemente che in Ticino e Romandia”, sottolinea Norman Gobbi. “Anche in Ticino c’è voglia di ripartenza e di normalità, soprattutto ora con la bella stagione. In settimana ho usato ancora la metafora di chi va in montagna per lanciare un messaggio: siamo arrivati in cima alla montagna; ora si tratta di ridiscendere, di tornare a casa. Siamo stanchi, le gambe ci fanno male: è il momento di fare molta attenzione per non inciampare e magari fare brutte cadute. Tutte le misure di allentamento già decretate o che entreranno in vigore il 6 giugno non devono farci dimenticare che il virus è ancora presente. Dobbiamo mettere in pratica le misure consigliate di protezione personale e di protezione verso gli altri: distanza sociale, disinfezione e lavaggio delle mani, mascherina in ambienti chiusi quando non si possono mantenere le distanze. Dobbiamo essere prudenti, ma non avere paura in questa fase”.
Uno degli aspetti più controversi è quello dell’apertura delle frontiere con l’Italia. “Beh, qui abbiamo assistito a una fuga in avanti da parte dell’Italia che ha del clamoroso, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Gli italiani non possono ancora spostarsi tra Regione e Regione (questo almeno sino a venerdì 29 maggio, ndr) e il loro primo ministro annunciava già l’apertura delle frontiere con gli altri Stati! Senza poi alcun avviso, collaborazione o intesa con queste altre Nazioni, Svizzera compresa”. La consigliera federale Keller-Sutter, responsabile di Dipartimento di Giustizia e Polizia, ha subito dichiarato unilaterale questa decisione italiana, chiedendo più tempo per contrattare questa apertura dei confini. “Esatto, ed è quanto ho detto in qualità di presidente del Governo. Peccato che poi alcune persone qui in Ticino non abbiano trovato di meglio che attaccarmi in modo strumentale in quanto leghista. Ma non fa nulla. Rimane la sostanza e un paio di considerazioni personali. La sostanza: prima di riaprire con l’Italia, la Svizzera (non il leghista Gobbi…) vuole capire bene la situazione della curva dei contagi e di quanto accade in Lombardia e Piemonte e nelle altre Regioni. Le considerazioni personali: 1) constato che la parziale chiusura della frontiera ha praticamente azzerato la criminalità (e questo è un dato di fatto). 2) Ritengo che vi siano situazioni di affetti negati per la chiusura delle frontiere che vanno risolte al più presto. E abbiamo chiesto a Berna di fare qualcosa. 3) La chiusura, o comunque i controlli alle dogane hanno impedito ai “padroncini” italiani e a eventuali lavoratori in nero di venire in Ticino a fare concorrenza sleale ai nostri artigiani nel ramo dell’edilizia e non solo. Una boccata d’ossigeno per questo settore dell’economia ticinese che ha potuto riprendere l’attività dopo il blocco imposto per questioni sanitarie in modo un po’ più sostenuto. Anche su queste considerazioni invito i ticinesi a riflettere”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.
“Troppo veloce il passaggio a 300 persone”

“Troppo veloce il passaggio a 300 persone”

Da www.ticinonews.ch

Il Consiglio di Stato ha espresso i suoi timori a Berna per le manifestazioni: “Controlli più difficili”. E sulle frontiere: “Non siamo noi i cattivoni”
Per il 6 giugno la Confederazione ha optato per un imponente allentamento. Le autorità ticinesi sembrano essere un po’ scettiche di fronte a questa prospettiva. Teleticino ne ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi per capire quali sono le prossime mosse. “Dovendo prendere decisioni per l’intero territorio nazionale, il Consiglio federale ha ponderato soprattutto gli interessi del resto del paese. La percezione della popolazione oltralpe è diversa rispetto a qui. Quello che ci lascia perplessi è il passaggio veloce da 5 a 30 persone per assembramenti spontanei e quello di 300 persone per le manifestazioni. Si poteva essere più graduali come lo si è stati in fase di chiusura”.
Timori che il Governo ha fatto presente a Berna, così come gli organi di polizia che sono chiamati a far rispettare le nuove disposizioni, spiega Gobbi. “Se il numero di 5 è facilmente controllabile, 30 o 300 diventa un po’ più complicato. La fattibilità dei controlli può essere messa in discussione. Inoltre si caricano molto di oneri gli organizzatori di eventi visto che devono garantire la tracciabilità”.
Per le autorità cantonali è comunque ancora possibile chiedere un margine di manovra, precisa Gobbi. “Possiamo ancora limitare quello che sono le tipologie di eventi. Elementi che dobbiamo ancora ponderare, confrontandoci con gli altri Cantoni”. Se il limite di 30 non crea grossi problemi, “gli assembramenti sopra i 50 cominciano già essere un po’ più complicati” aggiunge il ministro, ricordando che tutte le manifestazioni su suolo pubblico devono comunque essere autorizzate. “È un tema su cui stiamo riflettendo per gestire con efficacia anche i controlli”.

Riapertura con l’Italia? “Non siamo noi i cattivoni…”
Con Gobbi si è affrontato anche il tema caldo delle frontiere. Se la riapertura con l’Austria, la Germania e la Francia è prevista per il 15 di giugno, ancora nulla si sa di cosa succederà con l’Italia. La data del 3 giugno fissata da Roma è stata giudicata prematura dalle autorità federali. Colloqui in questo senso sono in corso, ha sottolineato Gobbi, togliendosi pure qualche sassolino dalla scarpa dopo che ieri, in conferenza stampa, sembrava che la decisione dipendesse dalle autorità ticinesi. “Quando si parla di controlli alla frontiera sono abbastanza severo” sottolinea il Consigliere di Stato. “Lo dimostra la situazione di queste settimane. La criminalità è scomparsa, così come la presenza indesiderata di padroncini o lavoratori in nero. Dall’altra parte abbiamo visto delle decisioni unilaterali che hanno attizzato grandi attese nelle persone che vogliono riabbracciare i propri cari dall’altra parte del confine. Ma attizzando queste attese si è creato malumore, cosa che è anche comprensibile. Quando il Governo italiano ha dichiarato la riapertura il 3 di giugno ha detto una data che non è stata concertata né con la Svizzera né con i partner europei. Ad oggi le limitazioni sono soprattutto dall’altra parte del confine e non in Svizzera. Un cittadino lombardo non può andare in Piemonte o Veneto, ma può spostarsi solo all’interno della sua regione. In Svizzera invece possiamo spostarci liberamente negli altri Cantoni. Quando si crede che siamo noi i cattivoni, varrebbe la pena guardare dall’altra parte del confine e vedere cosa è possibile fare”.

Accessi per l’Italia
Gobbi ha poi risposto a una serie di domande. In vista di una fantomatica riapertura dell’Italia il 3 giugno, un residente in Ticino può andare a trovare un parente o fidanzato in Italia o commette un reato? “In Svizzera non vige il divieto di uscita, quindi se l’Italia aprirà le proprie frontiere anche in maniera unilaterale, il cittadino svizzero può andare oltre confine” risponde Gobbi. Per quanto riguarda il rientro la quarantena non è ora prevista in Svizzera, precisa Gobbi, ma è una misura che le autorità federali stanno valutando. Per i proprietari di case secondarie che vogliono recarsi in Italia, bisogna seguire le raccomandazioni delle autorità della vicina Penisola, spiega ancora il ministro. “Se faccio il paragone su quello che è successo in maniera coordinata in Svizzera, Austria e Germania, questa libertà di movimento oggi è garantita per chi ha proprietà immobiliari nell’altro paese. Questo vale anche per il ricongiungimento famigliare, fondato su un legame diretto di figlianza, genitoriale o di marito e moglie”.
Il blocco delle frontiere elvetico riguarderebbe quindi i residenti in Italia che verrebbero in Svizzera per piacere. “Ma vale anche per il nord” aggiunge Gobbi”. Ci sono diversi cittadini svizzeri che, pensando che la frontiera fosse già aperta con la Germania, volevano andare a fare la spesa oltre confine. Oggi questo non è possibile con Svizzera, Austria e Francia. Il turismo degli acquisti dovrà essere ancora discusso con l’Italia”.

Le riaperture decise da Berna lasciano dubbi

Le riaperture decise da Berna lasciano dubbi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Gobbi: «Non tutte le scelte sono lineari»
De Rosa: «Preferivo cautela»
Nessuna chiarezza sui ricongiungimenti

All’indomani della notizia dei grandi allentamenti di inizio giugno decisi dal Consiglio federale, il governo ticinese ha voluto prendere posizione. La comunicazione è stata presa positivamente, sì, eppure non mancano alcune zone d’ombra. «Visti i dati sanitari siamo soddisfatti, dopo molti giorni bui questo raggio di sole scalda l’anima e ci permette di guardare con maggiore positività all’estate» il commento di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante l’infopoint a Bellinzona. «Dal 4 maggio siamo allineati alle disposizioni federali che stanno vivendo una rapida evoluzione, soprattutto per quanto riguarda le aperture. Ma non tutte le decisioni di Berna sono lineari». Le autorità mettono l’accento sugli assembramenti: l’asticella è stata alzata fino a un massimo di 30 persone, 300 per quanto riguarda le manifestazioni. Ancora Gobbi: «Cambia tutto a partire dal 30 maggio, ma le accortezze sono le solite. Il virus non è svanito, nella fase acuta della crisi i cittadini hanno dato prova di grande responsabilità e hanno dato fiducia alle autorità rispettando le normative. Ora in questa terza fase sono le autorità che devono dare fiducia ai cittadini affidandosi ai loro comportamento individuale e collettivo».

Misure di distanziamento sociale e di igiene devono dunque essere sempre al centro delle attenzioni dei cittadini. Intanto, nonostante la situazione a livello nazionale passerà da «straordinaria» a «particolare», il Consiglio di stato manterrà almeno fino al 30 giugno lo stato di necessità in Ticino. Poi, il nuovo slogan della fase 3: «Distanti ma vicini, proteggiamoci ancora». La parola è quindi passata al direttore del DSS Raffaele De Rosa. «I dati sui nuovi contagi continuano a rimanere incoraggianti anche a fronte delle nuove aperture, però dobbiamo essere molto prudenti. Il Consiglio federale mercoledì ha cambiato il registro della situazione, ma preferivo quando Berna si appellava alla modestia e alla cautela».

Per quanto riguarda il tema delle frontiere, ancora non ci sono chiarimenti circa i ricongiungimenti familiari in Italia. «La situazione non è chiara» dice Gobbi. «C’è una discussione interna all’Italia che non ha ancora ripristinato gli spostamenti tra Regioni. Dobbiamo attendere le decisioni sul lato italiano e le discussioni della prossima settimana». Ma dal 3 giugno, quando riaprirà l’Italia, i cittadini ticinesi potranno andare a Como o Milano? «Non c’è la base legale per vietare l’uscita dei nostri cittadini» chiarisce il presidente del governo. «Ma le condizioni di rientro potranno essere differenti in base alla situazione epidemiologica. Chi rientra potrebbe ad esempio dover fare la quarantena»

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 28 maggio 2020 de Il Quotidiano

Un’estate all’insegna dei controlli

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13082133 

“Potremo riabbracciare gli anziani”

“Potremo riabbracciare gli anziani”

Da www.rsi.ch/news

In preparazione una direttiva, in vigore dall’8 giugno – Numeri bassi, il sistema ospedaliero adatta le capacità – Sui confini molti punti da chiarire

Presto si potrà “con tutte le precauzioni” tornare ad abbracciare gli anziani nelle case di riposo ticinesi. Lo ha detto il consigliere di Stato Raffaele De Rosa nella conferenza stampa di oggi, giovedì, a Bellinzona. Una direttiva è in fase di finalizzazione e la data prevista è quella dell’8 giugno, ha spiegato poi il medico cantonale Giorgio Merlani. “I numeri sono bassi, è ora di pensare anche al contatto personale, fondamentale per le persone più fragili”, ha detto, e malgrado i timori che ci possono essere “se non apriamo adesso non lo faremo mai più”.

Dettagli in via di definizione, ci vorrà un piano di protezione e si comincerà con le attività socializzanti a piccoli gruppi, il rientro negli istituti dei professionisti esterni. Saranno possibili anche le visite in stanza per gli ospiti che non possono uscire, con adeguati accorgimenti come mascherine e camici. Si potrà tornare anche a uscire, evitando locali e trasporti pubblici, e saranno possibili anche “vacanze” per esempio a domicilio di parenti, anche se seguite poi da una quarantena.

I dati, come detto, sono incoraggianti: nelle ultime 24 ore sono stati segnalati solo due contagi anche se si continua a testare (positivo ormai solo l’1% dei contagi), ha ricordato Merlani. Le persone ricoverato sono ancora 41 in reparto, solo due in terapia intensiva. Il “contact tracing” di nuovo attivo dall’11 maggio ha portato all’isolamento di 45 persone e alla quarantena per altre 84.

L’evoluzione, ha spiegato inoltre De Rosa, comporterà anche un nuovo adeguamento della capacità ospedaliera: dal 18 giugno rimarranno una quindicina di posti in cure intense a La Carità e alla Clinica Moncucco, una cinquantina in reparto e qualche letto anche per la riabilitazione a Novaggio e alla Hildebrand di Brissago. Verrà mantenuta però anche una prontezza a reagire in caso di ripresa della pandemia. Dal 15 giugno il pronto soccorso tornerà agibile di giorno ad Acquarossa e Faido, dal 1° agosto anche di notte. Rientreranno a Locarno, il 1° luglio, e a Mendrisio il 1° agosto i mandati di neonatologia e ostetricia e su questo secondo punto De Rosa ha voluto fugare i timori diffusisi nel distretto.

Altro tema caldo, quello dei confini: Norman Gobbi ha definito “adeguata” la decisione della Confederazione di non riaprire i confini con l’Italia il 3 giugno e anche Roma, parole pronunciate mercoledì da Luigi Di Maio, sembra guardare ora al 15 giugno per la ripartenza del turismo a livello europeo. Le discussioni sono ancora in corso e i dettagli restano da definire, sulle date, sui ricongiungimenti per le coppie non sposate, sulle condizioni per il rientro di chi decidesse di passare il confine prima di un ritorno alla normalità.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Potremo-riabbracciare-gli-anziani-13080963.html

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/verso-la-riapertura-delle-case-per-anziani-KL2739950

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Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Non tutte le decisioni sono lineari”.
De Rosa: “Preferivo quando Berna…”. Merlani: “Si testa molto e si trova poco”
Il medico cantonale: “18 persone in isolamento e 28 in quarantena”.
De Rosa: “Nonni e nipoti, si può ma…”.
Gobbi: “Prudenza e rispetto per evitare la seconda chiusura”

Le autorità cantonali si sono riunite oggi a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona per aggiornare la popolazione circa l’emergenza coronavirus in Ticino. Una conferenza stampa molto attesa dopo gli ampi allentamenti decisi ieri (vedi articoli suggeriti) dal Consiglio Federale. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il ministro Raffaele De Rosa, il Medico cantonale Giorgio Merlani e il capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta Matteo Cocchi.

“Non tutte le decisioni sono lineari”
Gobbi: “Il Governo esprime soddisfazione per i dati registrati in Ticino. Finalmente si vede un raggio di sole nel cielo. I dati ci permettono di guardare con maggiore positività all’estate. Dal 4 maggio siamo allineati alla Confederazione. Sul dettaglio delle misure decise ieri dal Consiglio Federale interverrà Cocchi. Non tutte le decisioni sono lineari. Penso, per esempio, alla scelta di riaprire le discoteche mantenendo la chiusura alle 24:00. È la conseguenza di determinate richieste che arrivano. Da sabato saranno ammessi gli assembramenti fino a 30 persone. Il virus non è svanito. I cittadini, durante la fase acuta, hanno dato prova di grande generosità e fiducia alle autorità. Ora sono le autorità a dare fiducia ai cittadini. Al 6 giugno riapriranno in maniera anticipata anche i campeggi. Resta attivo fino al 30 giugno lo stato di necessità in Ticino. I dati epidemiologici confermano una diffusione minima del virus. Ma questo non vuol dire abbassare la guardia. Andiamo avanti con prudenza e responsabilità. Lo slogan della nuova fase sarà ‘distanti ma vicini. Proteggiamoci ancora'”.“Decisioni adeguate sulla riapertura delle dogane”
Gobbi: “Le decisioni del Consiglio Federale sull’apertura della frontiera con l’Italia le riteniamo adeguate. Le prossime tappe verranno coordinate, sempre che la situazione dell’epidemia lo permetta. I Cantoni, Ticino in particolare, saranno coinvolti. Sarà importante capire che tipo di controlli sanitari verranno effettuati alle frontiere. Ora ci aspetta la fase più critica. Chi va in montagna lo sa: dobbiamo avere prudenza”.

“Preferivo quando Berna….”
De Rosa: “I dati continuano a rimanere incoraggianti anche a fronte delle riaperture. La politica dei piccoli passi e della prudenza ha permesso di schiacciare la curva dei contagi. Il Consiglio federale ha cambiato il registro della comunicazione. Preferivo quando Berna si appellava alla modestia e alla cautela. È importante continuare a chiedere alla popolazione prudenza e attenzione e il rispetto delle misure igieniche. Il Consiglio Federale è consapevole che con questi allentamenti il rischio di percezione si abbassa. Sarà la responsabilità di ognuno a fare la differenza. Teniamo alta la guardia. Abbiamo l’occasione di costruire una nuova normalità imparando a convivere con il virus. Dal 18 giugno, se la situazione dovesse rimanere stabile, saranno mantenuti 15 posti in cure intense, una cinquantina in reparto e alcuni in riabilitazione. Per mantenere il grado di prontezza, vi sono alcune deroghe necessarie ai mandati di protezione. Dal 15 giugno, come comunicato ieri, i centri di primo soccorso ad Acquarossa e Faido saranno di nuovo agibili al cento per cento”.“Nonni e nipoti, si può… ma in tutta sicurezza”
De Rosa: “Il numero dei contagi in casa anziani è vicino allo zero. Ieri, il Consiglio Federale ha detto che i nonni possono tornare ad abbracciare i nipoti. Stiamo lavorando per tornare ad abbracciarsi. Nelle case anziani saranno di nuovo permesse le visite in camera in tutta sicurezza. In questi mesi, la tecnologia ha dato un colpo di mano. Ma è ora di tornare ai contatti protetti a tu per tu”.“Importante l’attività di prossimità”
Cocchi: “Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta si trova, ancora una volta, ad affrontare un cambiamento nel quadro generale. Tutte le misure decise ieri hanno una conseguenza a livello cantonale. Il nostro supporto alle autorità continua a rimanere invariato. Gli assembramenti salgono a 30 unità. Dal 6 giugno rimangono vietate le manifestazioni sopra le 300 persone e gli assembramenti spontanei sopra le 30. Quando la distanza sociale non può essere garantita devono essere usate le mascherine. E devo dire che, a Nord delle Alpi, la sensibilità non è così acuta. Continuiamo il nostro monitoraggio. Da sabato sarà importantissima l’attività di prossimità al cittadino e dovrà diventare un must anche per quanto riguarda l’estate. Solo in caso di casi particolari si arriverà a delle sanzioni. La responsabilità individuale è la base della ripartenza”.

“Si testa molto e si trova poco”
Merlani: “Ad oggi ci sono 3’310 casi confermati, due in più rispetto a ieri. Sono ricoverate 41 persone negli ospedali. Ci sono due persone in terapia intensiva. I decessi sono 348. È importante sottolineare che il virus c’è: nell’ultima settimana abbiamo fatto 294 test e la percentuale di positività è circa dell’1%. Si testa molto e si trova poco perché il virus circola poco. Non vuol dire che il virus non sta circolando. L’11 maggio ho espresso la mia preoccupazione sulle riaperture e, dopo due settimane e mezzo, posso dire che possiamo progressivamente allentare le misure”.

18 persone in isolamento e 28 in quarantena
Merlani: “974 persone hanno aderito allo studio sierologico. Ci sono 116 medici coinvolti. Sono stati fatti più di 450 test. L’obiettivo è quello di seguire l’evoluzione a tre/sei/dodici mesi. Quando avremo dati certi saranno comunicati. Il contact tracing si sta rivelando uno strumento efficace. A oggi sono in isolamento 18 persone e 28 si trovano in quarantena. Capisco la voglia di uscire, la condivido: ma dobbiamo ritrovare una normalità con la testa.

Merlani: “Il virus c’è”
Il virus non è sparito: c’è, tornerà e probabilmente farà anche una seconda ondata. Il virus non se ne andrà. Sta a noi convivere con lui e fare in modo che faccia meno danni possibili”.

“Rispetto per un virus destinato a rimanere con noi”
Gobbi: “Anche per gli anziani si sta alzando il sole all’orizzonte. Sono segnali positivi. Quando diciamo prudenza non significa avere paura, ma rispetto di un virus che è destinato a rimanere con noi. Riusciremo a gestirlo insieme senza scivolare verso una seconda chiusura delle attività economiche, individuali e sociali. Prudenza e rispetto sono l’antidoto per evitare la seconda chiusura”.