Lo stato di necessità «non è sinonimo di assegno in bianco»

Lo stato di necessità «non è sinonimo di assegno in bianco»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato in corpore, il comandante dello Stato maggiore di condotta e il medico cantonale hanno informato i deputati sulle decisioni prese in questi mesi

Dopo due sedute plenarie del Legislativo cantonale annullate, ieri l’Esecutivo era chiamato per la prima volta dall’inizio della crisi a rendere conto al Parlamento di quanto fatto e deciso negli ultimi mesi. E la questione forse più scottante ed attuale ha riguardato la decisione del Consiglio di Stato di prolungare lo stato di necessità fino alla fine del mese di giugno.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente del Governo Norman Gobbi, che a questo proposito ha rimarcato che lo stato di necessità ha permesso all’Esecutivo di attivarsi in tempi rapidi per «acquistare il materiale sanitario necessario al personale al fronte vista l’esiguità delle scorte; di mobilitare i militi della Protezione civile; di costruire strutture provvisorie a favore degli ospedali e delle case anziani e, infine, di organizzare e mettere in esercizio i checkpoint sanitari». Gobbi ha poi spiegato che lo stato di necessità è stato prolungato per «garantire libertà di manovra al Governo nel caso in cui la situazione epidemiologica dovesse cambiare, e anche per preservare le opere temporanee realizzate in questo periodo a favore delle strutture sanitarie». Tuttavia, ha voluto precisare, «non si tratta di un assegno in bianco al Governo». Riguardo ai mesi che verranno, Gobbi ha sottolineato l’importanza di «trasformare la crisi in opportunità» e che, in caso di una seconda ondata del virus, «le preziose lezioni apprese in questo periodo serviranno ad avere risposte più regionali, più mirate e più orientate alle fasce della popolazione più a rischio».

La responsabilità individuale
Il secondo consigliere di Stato a prendere la parola è stato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa, il quale, dopo aver lodato il lavoro di squadra fra le autorità e le istituzioni sanitarie, ha rinnovato l’appello a mantenere un comportamento responsabile «per non vanificare quanto fatto finora per qualche costinata in più». Il ministro ha pure affrontato un tema molto sensibile e discusso, ovvero quello dei decessi nelle case anziani. De Rosa ha assicurato che tutti i residenti hanno ricevuto cure adeguate nelle strutture. «Purtroppo, trattandosi dei più fragili dei fragili, il 45% dei decessi dovuti al coronavirus in tutto il cantone è avvenuto proprio tra questa categoria di persone». Il tasso di mortalità, ha sottolineato, non si discosta di molto da quello riscontrato in Europa e negli ospedali. «Arriverà il tempo delle valutazioni – ha concluso – Quello che questa pandemia ci ha già mostrato è l’eccessiva dipendenza dal materiale sanitario importato dall’estero e dal personale non residente».

Cifre rosse in vista
Dal canto suo, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta ha ricordato come il Ticino «è stato l’unico Cantone ad aver ottenuto sei finestre di crisi per attuare delle misure più restrittive che hanno permesso di contenere l’aumento dei contagi. Il tutto, però, ad un costo molto elevato. Sui conti pubblici incombe un profondo rosso che lo stesso Vitta ha ipotizzato superiore ai 300 milioni di franchi «al netto di previsioni positive prima dell’emergenza». A rendere ancora più fosco e incerto il quadro economico ci sono anche le previsioni negative per l’economia nazionale e cantonale. «La fase di rilancio sarà complessa e per risollevarci servirà spirito di squadra», ha ammonito il direttore del DFE.

Misure per l’apprendistato
L’ultimo intervento è stato quello del direttore del Dipartimento dell’Educazione, della cultura e dello sport (DECS) Manuele Bertoli. Il consigliere di Stato ha ripercorso le tappe – e le polemiche – che hanno portato alla chiusura delle scuole, dalla decisione iniziale di tenere gli istituti aperti, passando per i rifiuti di alcune sedi a farlo. Bertoli ha in seguito parlato di una «buona reazione» da parte del sistema scolastico e ha illustrato i tre possibili scenari per l’anno scolastico 2020/2021. A settembre, ha spiegato, si potrà tornare alla scuola ordinaria in presenza, a una scuola ibrida oppure a una scuola a distanza: «Ci auguriamo che lo scenario non sarà questo». Il ministro ha infine sottolineato l’importanza per l’apprendistato in Ticino. Queste settimane saranno cruciali e il direttore del DECS ha già preannunciato «un pacchetto di misure per giugno».

Sostegno generale e critiche puntuali

Sostegno generale e critiche puntuali

Da www.rsi.ch/news

Nella sua prima seduta dopo la chiusura causata dal coronavirus, il Parlamento ticinese approva l’azione del Governo durante la crisi

Ci sono volute oltre nove ore di discussioni, al legislativo cantonale ticinese, per arrivare a concludere la sua prima giornata di lavoro da due mesi a questa parte.
Riuniti al Palazzo dei congressi di Lugano, infrastruttura che ha permesso ai deputati di riunirsi e di lavorare nel pieno rispetto delle norme igieniche e di distanziamento sociale, i membri del Parlamento, le cui file si sono assottigliate con l’avanzare della serata, hanno sostanzialmente approvato la cronologia dei fatti e delle decisioni adottate dal Consiglio di Stato su proposta dello Stato maggiore cantonale di condotta insieme agli alti funzionari Giorgio Merlani (medico cantonale) e Matteo Cocchi (comandante della Polizia cantonale).
Molti, durante gli interventi alla tribuna, i “grazie” rivolti al Governo e all’indirizzo delle diverse categorie professionali che hanno assicurato il funzionamento del sistema sanitario ticinese durante la crisi. Ma molti e puntuali sono stati anche i distinguo  e le critiche da parte della sinistra e degli ecologisti, che non hanno gradito alcune decisioni puntuali adottate dal Governo durante la fase dello stato di necessità.
Una condizione quest’ultima, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, che l’Esecutivo ha prorogato fino alla fine di giugno per non rallentare un ritorno immediato alla politica di divieti, nel caso in cui una seconda ondata della pandemia dovesse insorgere nelle prossime settimane.
Due le votazioni che hanno permesso al Gran consiglio di esprimere con i numeri la sua opinione su altrettanti temi: il “no” alla proposta di Matteo Pronzini di negare il diritto di parola in Parlamento a Giorgio Mernali e a Matteo Cocchi (in apertura dei lavori) e il “no” del plenum alla richiesta dell’MPS di discutere in fine serata e al di là dei limiti imposti alle interpellanze, i decessi avvenuti durante la pandemia (27 morti su 80 ospiti) nella casa per anziani di Sementina.

La Svizzera non cede all’Italia «Non riapriremo il 3 giugno»

La Svizzera non cede all’Italia «Non riapriremo il 3 giugno»

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 22 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi sottolinea l’unilateralità della decisione del governo Conte «Non ne hanno parlato con Confederazione e UE» dice il presidente del Consiglio di Stato Il Ticino ha esposto le sue preoccupazioni e verrà coinvolto nelle discussioni fra i due Paesi

Il Ticino verrà coinvolto. Parola di Norman Gobbi. Di più: la Svizzera «certamente non riaprirà» la frontiera con l’Italia, volendo citare il presidente del Consiglio di Stato. Non il 3 giugno, quantomeno. Una misura, quella annunciata dal governo italiano, unilaterale. E per certi versi improvvisa. «Non ne hanno discusso prima né con la Confederazione né tantomeno con l’Unione europea», precisa il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Durante l’incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali abbiamo espresso tutte le nostre preoccupazioni al riguardo».

Preoccupazioni, va da sé, legate alla situazione epidemiologica italiana. «Se leggo i dati con gli occhi del cittadino -l’analisi di Gobbi – dico che una città come Milano ad esempio ha vissuto un lockdown molto più stretto rispetto al Ticino. La riapertura di una grande metropoli deve essere monitorata in maniera attenta». E ancora: «Il fatto che l’Unione europea estenderà la mobilità interna solamente il 15 giugno ci fa capire quanto la decisione dell’Italia non sia del tutto certa. E poi, non è detto che la Svizzera riaprirebbe il 3 giugno qualora lo facessero gli italiani. Anzi, certamente la Svizzera non riaprirà per quella data». Nei prossimi giorni i Cantoni e in particolare modo il Ticino (essendo «particolarmente toccato») seguiranno da vicino le discussioni. Diciamo pure vicinissimo. «La settimana prossima se ne parlerà a livello tecnico», precisa Gobbi. «Poi ci aggiorneremo. Tuttavia, ribadisco, l’aspetto importante da rilevare è che la decisione dell’Italia è unilaterale».

Una mossa turistica
L’eventuale riapertura dei valichi o, meglio, un ritorno ai tempi pre coronavirus avrebbe ovviamente ripercussioni anche sul fronte sanitario. Il medico cantonale Giorgio Merlani, a tal proposito, spiega: «Non è tanto un discorso di valichi, ma di curve epidemiologiche. In Italia, lungo le zone di confine, la situazione è leggermente diversa rispetto alla nostra. È paragonabile a quella ticinese di metà aprile, per intenderci. Aumentando le occasioni di incontro, aumentano anche le possibilità di entrare in contatto con il virus. A maggior ragione, è bene ribadire l’importanza delle norme di distanziamento e delle misure di igiene».

La mossa italiana, fra le altre cose, va letta altresì con le lenti del turismo e di riflesso dell’economia. Il 3 giugno, di concerto con le frontiere, riapriranno tutti gli aeroporti della vicina Penisola e saranno nuovamente consentiti i voli interregionali e internazionali. E qui entriamo in una zona di incertezza. L’Unione europea, infatti, spinge per un’uscita coordinata dal confinamento e, soprattutto, punta ad un’apertura concordata delle frontiere. Allo scopo, appunto, di salvare la stagione estiva. Il turismo vale il 10 percento del PIL europeo, pari a circa 1.400 miliardi di euro. Recuperare terreno, insomma, è fondamentale visti i numeri in ballo. Non a caso la Croazia sta negoziando degli accordi bilaterali con altri Paesi simili (sul piano epidemiologico) per «accelerare la ripresa del settore», annuncia con trasporto Gari Cappelli, ministro del Turismo croato, salvo poi correggere il tiro e ribadire l’importanza di un approccio coordinato.

La sfida interna
E proprio il turismo, quello diciamo così nostrano, è al centro dei pensieri di Gobbi. Fra norme igieniche, distanziamento e mascherine quanto è difficile veicolare l’immagine di un cantone accogliente e, nello specifico, pronto a raccogliere la sfida? «Il coronavirus è ancora fra noi», racconta il presidente del Consiglio di Stato. «Dovremo conviverci anche dopo l’estate, mantenendo un comportamento responsabile. Il passo del San Gottardo è stato riaperto, ho già incontrato alcuni svizzero-tedeschi: sì, sono tornati da noi. Hanno compreso la situazione, difficile, del Ticino. Da parte nostra, andremo avanti con la politica di sensibilizzazione. Dobbiamo salvaguardare la popolazione e i nostri turisti. È fondamentale che tutti possano godere il nostro territorio in sicurezza».

Quanto all’uso della mascherina, Norman Gobbi precisa: «Non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato laddove non è facile mantenere le distanze. Bisogna essere altruisti e cercare di proteggere gli altri. La mascherina serve altresì a dare un segnale di tranquillità». Il tutto evitando un utilizzo improprio, come quando siamo da soli in auto.

Fra aperture e necessità
Frontiera, turismo, situazione sanitaria. L’intreccio si presta a svariate letture e, di fatto, è ricco di paradossi. Per dire: da questa parte del confine è stato appena prolungato lo stato di necessità fino al termine del mese di giugno («Anche per dare respiro allo Stato maggiore cantonale di condotta») mentre l’Italia come detto vuole aprire (e aprirsi al turismo internazionale) fra poco meno di due settimane. Nel frattempo, le autorità cantonali rilanciano con lo slogan «Bentornati in Ticino». Chiedendo il mantenimento delle distanze e ribadendo il concetto di responsabilità. Individuale e collettiva.

“La frontiera con l’Italia non riaprirà il 3 giugno”

“La frontiera con l’Italia non riaprirà il 3 giugno”

Da www.ticinonews.ch

Per Norman Gobbi la Svizzera non seguirà sicuramente di pari passo la decisione italiana, presa unilateralmente

Ai microfoni di Teleticino, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha parlato dei motivi dell’estensione a fine giugno dello stato di necessità, ma soprattutto della tematica della riapertura della frontiera con l’Italia, dove il Ticino ha chiesto e ottenuto dal Consiglio federale di essere incluso nelle trattative assieme agli altri cantoni. Riapertura che spaventa, vista la situazione epidemiologica del Bel Paese. Per Gobbi è chiaro però che, al momento, questa resterà una mossa unilaterale.

Servizio

Coronavirus – Bentornati in Ticino: distanti e responsabili anche in vacanza  

Coronavirus – Bentornati in Ticino: distanti e responsabili anche in vacanza  

Comunicato stampa

Nel corso dei prossimi giorni in Ticino è atteso un importante afflusso di turisti provenienti soprattutto dalle regioni della svizzera tedesca e romanda. Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) presenta oggi un volantino intitolato “Bentornati in Ticino! Distanti e responsabili anche in vacanza”, tradotto anche in tedesco e in francese, che verrà distribuito dalla polizia su tutto il territorio ticinese.  

Lo SMCC, in vista anche della festività dell’Ascensione, ribadisce l’importanza di continuare a seguire le regole di distanziamento e di igiene accresciuta in vigore. Per proteggere se stessi e gli altri, con particolare riguardo alle categorie più vulnerabili, è fondamentale il contributo di tutti: turisti, ospiti e popolazione residente. In particolare si invita dunque a:  

  • Mantenere sempre le distanze;
  • Lavarsi frequentemente le mani;
  • Usare la mascherina se le distanze non sono garantite (ad esempio sui mezzi di trasporto pubblici);
  • Rispettare le direttive di alberghi, ristoranti e luoghi pubblici.  

Resta inoltre sempre in vigore il divieto di assembramenti di più di cinque persone. Al fine di veicolare questo importante messaggio, è stato realizzato un apposito volantino, in italiano, tedesco e francese, intitolato “Bentornati in Ticino – Distanti e responsabili anche in vacanza”. Lo stesso verrà distribuito dalla polizia su tutto il territorio cantonale.  

Ticino e Uri, uniti dal San Gottardo e dalla collaborazione tra Polizie cantonali anche durante l’emergenza COVID-19

Ticino e Uri, uniti dal San Gottardo e dalla collaborazione tra Polizie cantonali anche durante l’emergenza COVID-19

Comunicato stampa

Il Passo del San Gottardo è una via di transito che da secoli unisce il Ticino al resto della Svizzera e al Nord Europa. La “Via delle Genti”, un nome che ben spiega la funzione e l’importanza che il Passo del San Gottardo ha avuto in passato, tanto da diventare un’icona svizzera, famosa a livello internazionale. È un simbolo di unione ma anche di collaborazione, in particolare tra il nostro Cantone e il Canton Uri. In occasione dell’odierna riapertura dell’asse stradale dopo la chiusura invernale, questo importante aspetto è stato sottolineato al culmine del Passo dai Comandanti delle rispettive Polizie cantonali, Matteo Cocchi e Reto Pfister, e dai responsabili dei Reparti stradali Marco Guscio e Thorsten Imhof.

Come si ricorderà a inizio aprile i Corpi di polizia cantonali di Ticino e Uri hanno messo in atto delle misure per scongiurare lo spostamento di persone verso il Ticino a fini turistici. Un’operazione che unita ad altre iniziative e sensibilizzazioni è stata coronata da successo, anche grazie alla comprensione della serietà del momento da parte dei Cittadini confederati. La nuova fase di parziali riaperture permetterà l’afflusso di turisti che, nel corso dei prossimi mesi, vorranno raggiungere il Sud delle Alpi. Questa nuova situazione, legata al COVID-19, impone comunque di non abbassare la guardia e i contatti, in particolare tra i Cantoni confinanti, devono rimanere stretti e costanti. Si tratta di un fattore decisivo nell’ambito della valutazione e dell’applicazione delle direttive, dell’organizzazione di azioni di controllo congiunte e soprattutto nell’affinare le molteplici attività di polizia grazie allo scambio costante di esperienze. Collaborazione che è stata rafforzata negli ultimi mesi e che dimostra il forte senso di amicizia che ci lega a cavallo delle Alpi e che deve rimanere qualitativamente alta e orientata alla sicurezza di cittadini e turisti. In quest’ambito di collaborazione attiva e coordinata, si evidenzia che negli scorsi giorni è stato intercettato e arrestato a Faido un rapinatore in fuga dal canton Uri. (foto in allegato)

 

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline la Deputazione ticinese alle Camere federali, per la tradizionale riunione di preparazione in vista della Sessione estiva, in programma tra il 2 e il 19 giugno. La riunione ha permesso di discutere alcuni temi di particolare interesse per il nostro Cantone.

Dopo la sessione straordinaria dedicata ai temi legati alla pandemia COVID-19, le Camere federali torneranno a riunirsi per una sessione ordinaria. All’ordine del giorno figurano diversi temi di particolare interesse per il Cantone Ticino, dei quali hanno discusso oggi il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese, durante il consueto incontro di preparazione.In primo piano vi sono le relazioni fra Svizzera e Italia, in particolare per quanto riguarda i tempi di riapertura delle frontiere in questa fase di graduale ripartenza delle attività economiche e commerciali. Come noto, la questione è delicata e il nostro Cantone ha chiesto di essere coinvolto nelle trattative. Sempre in tema di relazioni bilaterali, Governo e Deputazione si sono informati reciprocamente sullo stato dei negoziati per l’accordo fiscale e sulla situazione del Comune di Campione d’Italia.

Un altro tema di una certa rilevanza nell’ambito della pandemia da coronavirus è rappresentato dalla discussione sulla presa a carico dei costi di laboratorio per la diagnosi del COVID-19 con la richiesta da parte della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità di esonerare tali costi dalla franchigia dell’assicurazione malattia di base.

Tra i temi di particolare rilevanza della Sessione estiva delle Camere federali c’è il Messaggio del Consiglio federale sulla promozione dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione nel periodo 2021/2024 nel quale il Governo propone un investimento di circa 28 miliardi di franchi. A questo proposto è previsto nel corso della sessione estiva un incontro tra la Deputazione ticinese e la Segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Martina Hirayama.

In ambito sanitario saranno invece discusse le misure di contenimento dei costi (pacchetto 1) nella Legge federale sull’assicurazione malattie e la modifica della procedura di autorizzazione dei fornitori di prestazioni. Quest’ultimo provvedimento fornirà ai Cantoni maggiori competenze nel fissare limiti al numero di medici autorizzati, nel settore ambulatoriale, a fatturare a carico dell’assicurazione obbligatoria.

Governo e Deputazione si sono infine occupati anche di temi che riguardano la situazione della filiera vitivinicola e il Messaggio del Consiglio federale sull’armonizzazione delle pene e l’adeguamento del diritto penale accessorio alla nuova disciplina delle sanzioni.

Schnelle Grenzöffnung missfällt dem Tessin

Schnelle Grenzöffnung missfällt dem Tessin

Da www.nzz.ch
Italien will Anfang Juni seine Grenzen zur Schweiz öffnen – das Tessin reagiert darauf skeptisch. Die gesundheitlichen Bedenken überwiegen, mögliche Folgen für die Wirtschaft spielen kaum eine Rolle.

Nicht nur die Landesregierung, auch das Tessin ist überrascht: Italiens Ankündigung, am 3. Juni seine Grenzen zur Schweiz vollständig zu öffnen, stösst auf wenig Gegenliebe. «Wir stellen jetzt vor allem Überlegungen zum gesundheitlichen Schutz der Bevölkerung an», sagt der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega). Denn schliesslich grenze der Südkanton an die beiden italienischen Regionen an, welche die schwersten Folgen im Zusammenhang mit dem Coronavirus hätten erdulden müssen.
Gobbi ist erstaunt über den Gesinnungswandel Italiens. Gemäss seinen Worten richteten italienische Politiker noch vor kurzem Appelle an die Schweiz und das Tessin, weil sie deren vorsichtige Öffnung als vorschnell empfanden. Und nun wolle man plötzlich selber die Grenzen öffnen: Das sei doch wohl ein übereilter Schritt, so Gobbi.

Das Risiko würde wieder steigen
Laut dem Tessiner Kantonsarzt Giogio Merlani ist die epidemiologische Situation in Norditalien noch wenig klar. Seiner Ansicht nach wird eine uneingeschränkte Grenzöffnung zu mehr Personenverkehr führen, der deutlich über den bisher zugelassenen Grenzgänger-Transit hinausgeht. Dies werde das Risiko erhöhen, dass das Coronavirus im Tessin wieder vermehrt auftrete.
Es könnte auch das Ende der allmählichen Normalisierung im Südkanton bedeuten. Dann müsste man wieder regional und international die Bewegungsfreiheit einschränken, meint Merlani. Und zwar in höchstem Masse, wie es eben in einem solchen Fall notwendig werde, was auch allgemein anerkannt sei.
Aber würde die Grenzöffnung die stark gebeutelte Tessiner Wirtschaft nicht etwas beleben? Der Volkswirtschaftsdirektor des Südkantons sieht keine unmittelbare Folgewirkung: Momentan sei der berufliche grenzüberschreitende Personenverkehr garantiert, erklärt der freisinnige Staatsrat Christian Vitta. In diesem Sinne betreffe die geplante Öffnung seitens Italiens die Tessiner Wirtschaft nicht direkt.
Auch für Vitta steht vor allem ein epidemiologisches Monitoring im Vordergrund. Der Chef des kantonalen Finanz- und Wirtschaftsdepartementes hofft darauf, dass sich der Bundesrat punkto Grenzöffnung mit Italien auf Leitlinien einigt, welche die Gefährdung durch das Coronavirus mit einschliessen. «Als Kantonsregierung haben wir die Durchführung von medizinischen Kontrollen an der Grenze verlangt – eine Massnahme, die bis heute nicht umgesetzt ist», hält Vitta fest.
Und was sagen Tessiner Wirtschaftsvertreter zur geplanten Grenzöffnung Italiens? Wichtig sei es, einen «normalen» Zustrom italienischer Grenzgänger garantieren zu können, erklärt beispielsweise Nicola Bagnovini, Direktor der Tessiner Sektion des Baumeisterverbandes. Gerade der regionale Bausektor sei seit vielen Jahren auf die «frontalieri» angewiesen. Anderseits hatte Bagnovini zu Beginn der Corona-Krise den schnellen und massiven Tessiner Lockdown befürwortet, um eine zweite Corona-Welle möglichst zu vermeiden, die der Wirtschaft langfristig noch stärker schaden könnte.
Daher wünscht sich Bagnovini, dass der Bundesrat bei den Verhandlungen mit Italien sowohl wirtschaftliche wie auch gesundheitliche Aspekte berücksichtigt. Man müsse jetzt alles tun, um eine Wiederholung des allgemeinen Notstands der letzten zwei Monate zu verhindern. Der Kampf gegen das Coronavirus müsse weitergehen.

Firmenprobleme liegen anderswo
Der Bundesrat habe während der Corona-Krise immer gut gearbeitet und bereits sehr viel getan. Dies sagt Beatrice Fasana, Geschäftsführerin einer Tessiner Firma, die Lebensmittel herstellt. Nun glaubt Fasana, die entsprechenden Sicherheitsmassnahmen und die Garantie risikofreien Arbeitens lägen in der Verantwortung der einzelnen Tessiner Firmen. Hilfe bieten könne der Staat bzw. der Kanton, indem er vor allem kleinen Firmen in allen Wirtschaftszweigen Geldbeträge à fonds perdu zuspreche und so einen Neustart ermögliche.
Darüber hinaus scheint für Fasana das Problem der Immobilien-Mietzinse für Firmen im Tessin ein sehr ernstes zu sein. Auch die Eigentümer der Liegenschaften sollten ihren Beitrag leisten, um die Situation für die Firmen zu entschärfen – was derzeit nicht geschehe. Fasanas Firma selber geht es gut: Wegen der Systemrelevanz der Lebensmittelbranche war die Landesgrenze für ihre «frontalieri» immer durchlässig. Daher würde eine reguläre Öffnung der italienischen Grenze für Fasanas Unternehmen keine Veränderung bedeuten.
Volkswirtschaftsdirektor Vitta treibt den Relaunch der Tessiner Wirtschaft weiter voran. Hierbei geht es nebst den kurzfristig eingeleiteten Massnahmen auch um strukturelle Projekte mittel- bis langfristiger Art. Aber wo momentan der Schwerpunkt liegt, ist für Vitta klar: Es sei dringend notwendig, mit geeigneten Massnahmen den Tourismus so gut wie möglich wieder anzukurbeln, da der Sommer vor der Tür stehe.
Es ist damit zu rechnen, dass die Schweizer heuer ihre Ferien meist im eigenen Land verbringen. Denn Auslandsreisen werden generell Einschränkungen unterworfen bleiben. Auch von daher dürfte Italiens Grenzöffnung, die einen deutlichen touristischen Hintergrund hat, nicht so stark ins Gewicht fallen.

Tessin will mehrstufige Grenzöffnung
In den nächsten zwei Wochen wird das Tessin bilanzieren, welche Folgen die allmähliche Öffnung der Baustellen, Firmen, Restaurants und der Schulen zeitigt. Hierbei könne man nicht von Vor- oder Nachteilen wirtschaftlicher Art sprechen, sondern nur von Vorsicht und Schutz der Bevölkerung, hält Regierungspräsident Gobbi fest. Diese Erfahrungen werde das Tessin in die Verhandlungen zwischen der Schweiz und Italien punkto Grenzöffnung einbringen. Der Bundesrat habe nämlich zugesichert, dass das Tessin mit einbezogen werde, so Gobbi.
Der Tessiner Regierungspräsident will dem Bundesrat keine Bedingungen aufzwingen. Gemäss seinen Worten geht es darum, sich auf einen genauen Grenzöffnungsplan – nach Möglichkeit einen mehrstufigen – zu einigen. Dann lässt sich ein Rückschlag mit dramatischen Folgen vermeiden. Gobbi betont: «Das Motto der Stunde lautet, Vorsicht walten zu lassen.»

https://www.nzz.ch/schweiz/italiens-grenzoeffnung-missfaellt-dem-tessin-ld.1557207

‘Pretura penale, urgente un giudice temporaneo’

‘Pretura penale, urgente un giudice temporaneo’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 maggio 2020 de La Regione

Giacenze in aumento, a causa pure delle ‘disfunzioni’ alla Pretura di Riviera. Il Consiglio di Stato al parlamento: la Pretura penale necessita al più presto di un rinforzo.

La situazione della Pretura penale e quella della Pretura del Distretto di Riviera “impongono un intervento urgente, volto a supportare l’attività giudicante di queste autorità”. In altre parole, occorre designare al più presto “un/a magistrato supplente per un tempo determinato con il compito di evadere una serie di incarti”. È quanto scrive il Consiglio di Stato in una lettera inviata la scorsa settimana all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e per il tramite di questo alla commissione parlamentare Giustizia e diritti.

Operativa in Ticino dal 2003 (sede a Bellinzona), la Pretura penale si compone di cinque giudici: il presidente e i quattro pretori di valle (tra cui quello di Riviera), che all’occorrenza fungono da giudici penali di prima istanza. Processi e sentenze: i cinque magistrati sono chiamati a deliberare sulle opposizioni, fra l’altro, ai decreti d’accusa emanati dal Ministero pubblico. Si parla di penale minore, anche se quest’ultimo costituisce oggi il grosso delle vertenze trattate dalle Corti penali cantonali. La missiva del governo al Gran Consiglio prende spunto dai dati, eloquenti, sul numero dei nuovi incarti e soprattutto su quello degli arretrati. Dal Rapporto 2019 del Consiglio della magistratura e delle autorità giudiziarie, ricorda il Consiglio di Stato, “emerge che la Pretura penale è stata di nuovo confrontata con un importante afflusso di nuove entrate che hanno raggiunto una quota record di 1’048 unità”. L’incremento degli incarti evasi, pari a 1’015 unità, “non compensa tuttavia il maggior aumento delle nuove entrate rispetto all’anno precedente (il 2018, ndr), ciò che si riflette nelle giacenze che si assestano a ben 807 unità”. Secondo il Consiglio della magistratura, si evidenzia nella lettera firmata dal capo dell’Esecutivo e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, “questa situazione presenta delle criticità tenuto conto del principio di celerità”. Una situazione che deriva però anche da quella “venutasi a creare negli anni in seno alla Pretura del Distretto di Riviera”, cosa che “non ha di certo contribuito a ridurre le giacenze presso la Pretura penale”. E qui il governo menziona il pretore di Riviera Patrizia Gianelli, entrata in carica nove anni fa, e quanto annota al riguardo il rapporto del Consiglio della magistratura: “Sulla base dei dati disponibili, anche nel 2019 il funzionamento di questa Pretura (del Distretto di Riviera, ndr) resta critico, sia sotto il profilo giurisdizionale, sia gestionale. Da rilevare anche l’apporto – (di nuovo) intempestivo e sotto le aspettative – in Pretura penale, pur tenuto conto delle assenze per malattia del pretore, che però in questo ambito sono state parzialmente compensate”. Gianelli – che in marzo il Gran Consiglio non ha rieletto alla carica di pretore, decisione da lei impugnata davanti al Tribunale federale (il ricorso è tuttora pendente) – terminerà la propria attività alla fine di questo mese. Le subentrerà Elisa Bianchi Roth.

‘Nella Pretura di Riviera disfunzioni preoccupanti’

La Pretura di valle versa comunque “in una situazione di estrema emergenza: dal 2011 a fasi alterne, e dal 2016 in modo più costante e diffuso, sono infatti state accertate importanti carenze e disfunzioni per efficienza ed efficacia nella risposta di giustizia”, sottolinea il Consiglio di Stato manifestando “seria preoccupazione”. Il quale – alla luce “delle problematiche sorte in Pretura penale” e “delle disfunzioni presenti ormai da anni presso la Pretura del Distretto di Riviera” e delle relative conseguenze – ritiene “necessario” intervenire “con celerità per supportare entrambe le autorità giudiziarie”. E “l’intervento auspicato, discusso con il presidente della Pretura penale (Marco Kraushaar, ndr), è quello di designare un magistrato supplente per un tempo determinato con il compito di evadere una serie di incarti”. E meglio, “un/a magistrato a tempo pieno presso la Pretura penale per il periodo 1° giugno 2020 – 31 dicembre 2020 con il compito di evadere 75-100 incarti (numero ancora da determinare d’intesa con il presidente della Pretura penale in base alla tipologia)”. Non solo: “Con una simile soluzione, si sgraverebbe anche la neo pretore del Distretto di Riviera (Bianchi Roth, ndr), che si potrebbe concentrare sul funzionamento della Pretura nei primi mesi di attività”. Resterebbe un nodo, più politico che procedurale, da sciogliere. Chi designerebbe il magistrato supplente (che per il Consiglio di Stato dovrebbe essere una persona “con esperienza in ambito penale giudicante” e che per sei mesi verrebbe supportato da “un/a vicecancelliere/a” messo a disposizione dalla Divisione giustizia)? Stando all’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, sarebbe il Consiglio di Stato. I tempi oltretutto sono stretti, tant’è che il governo auspica che il magistrato entri in funzione il 1° giugno. Memore tuttavia di quanto accaduto nel recente passato con il giudice straordinario per il Tribunale penale cantonale e per evitare quindi polemiche, l’Esecutivo chiede al Gran Consiglio “di determinarsi in merito” a quanto indicato dall’articolo 24 della Log.

«Al fronte nelle trattative»

«Al fronte nelle trattative»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 18 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Verso il 3 giugno / L’annunciata apertura delle frontiere da parte italiana ha sorpreso la Svizzera – Keller-Sutter: «Decisione unilaterale» Gobbi chiede che il Ticino faccia parte del gruppo che tratterà direttamente con Roma, e aggiunge: «Rimarranno centrali le valutazioni sanitarie»

Le frontiere, ancora loro, sempre loro. Il Ticino è anche questo, terra di frontiera. Naturale quindi se ne parli tanto. Naturale sia un tema centrale ora, con la pandemia di mezzo, con un’entità, la Lombardia, che di fatto ha rappresentato il focolaio di un intero continente. E noi lo sappiamo bene, ce ne siamo accorti insomma. Ecco allora che il nuovo decreto del Governo di Giuseppe Conte – approvato dopo ore di discussioni nella notte su sabato -, quello che prevede l’apertura delle frontiere per il prossimo 3 giugno, ha fatto da scintilla.

«Tra il dire e il fare…»
La prima a rispondere è stata Karin Keller-Sutter. Ai microfoni della SRF ha infatti spiegato: «Si tratta di una decisione unilaterale dell’Italia di cui prendo atto». La consigliera federale, ministra di Giustizia e Polizia, ha poi aggiunto: «La Svizzera deciderà autonomamente se consentire il rientro di persone provenienti dall’Italia. Abbiamo avuto contatti con l’Italia la settimana scorsa, ma non si è parlato di questa riapertura (al contrario di quanto fatto rispetto ad altri Paesi, Germania, Austria e Francia,
n.d.r.). È importante che ci coordiniamo in maniera stretta su questo tema con il Canton Ticino, che è stato molto colpito dalla pandemia». E il Ticino come ha preso questa notizia? Domanda da noi rivolta al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. «Ho subito capito che tra il dire e il fare ci sarebbe stato di mezzo il mare. Nel senso che per giungere a una reale definizione di questa apertura occorrerà ancora tempo e soprattutto lavoro, per stabilire i giusti termini di tale apertura con il coinvolgimento di Berna e del Ticino. Non per niente già nella giornata di sabato ho subito inviato al segretario di Stato, Mario Gattiker, la richiesta, in quanto Cantone direttamente coinvolto dalla decisione italiana, di poter far parte del gruppo che tratterà direttamente con Roma. E posso assicurare che il Governo ticinese opera con unità su questi aspetti. Lo abbiamo dimostrato durante tutta questa crisi».

«Fuga in avanti italiana»
Keller-Sutter è stata chiara: «Decisione unilaterale». Norman Gobbi prova a spiegare cosa ciò comporti: «In modo diplomatico posso rispondere che ogni nazione è libera di decidere e implementare le proprio decisioni. Certo, qui siamo di fronte a un passo che avrebbe dovuto necessariamente veder coinvolta oltre la Svizzera anche gli altri Paesi europei. Se è vero che i rapporti tra i nostri due Stati sono continui, è altrettanto vero che questa decisione è una chiara fuga in avanti italiana che Berna non aveva previsto in questi termini. Ma buttare benzina sul fuoco oggi non serve a nulla. Bisogna solo lavorare tenendo conto degli interessi ticinesi e svizzeri». Un Ticino che, a detta del consigliere di Stato, non sarebbe ancora pronto a un tale passo: «No, non lo siamo. La Svizzera non è pronta. Ma è normale che sia così e non voglio quindi dire che ci faremo trovare impreparati il 3 giugno. Verranno fatte tutte le valutazioni del caso; è già in programma un incontro con Roma proprio questa settimana. E se ne discuterà anche alla luce della situazione sanitaria dei due Paesi».

«Le iniziative ticinesi»
Già, perché chiudere o aprire una frontiera è una decisione politica, ma il rischio legato a tale decisione è sanitario. Ancora Gobbi: «Le valutazioni sanitarie dovranno continuare a rivestire un ruolo centrale, anche perché sappiamo che le frontiere sono state chiuse per determinati motivi e il Consiglio di Stato ticinese è stato il primo a chiedere questa misura. La loro riapertura dovrà essere analizzata affrontando questi motivi e se i nodi non dovessero essere sciolti, allora anche la riapertura dovrà essere impostata con certe condizioni. Oggi però non siamo ancora in grado di vedere tutte le implicazioni di questa riapertura». Il medico cantonale Giorgio Merlani, alla RSI: «La motivazione dal punto di vista economico è chiara, da quello sanitario, soprattutto vedendo l’evoluzione epidemiologica del Nord Italia, mi sembra un po’ un azzardo. Dal punto di vista sanitario è una decisione che sorprende». Il dossier è ancora da studiare nei minimi dettagli. «Le informazioni in nostro possesso, dopo la decisione di venerdì emersa in Italia, non sono ancora del tutto chiare – spiega Gobbi – Quindi sia per l’autorità federale che per quella cantonale è basilare capire con precisione quanto stabilito dal Governo italiano. E lo stiamo facendo in queste ore». Studiare il dossier per poi tornare a rivolgersi ai cittadini ticinesi, che in queste ultime settimane – dati i bisogni dell’economia nostrana – hanno registrato messaggi di sensibilizzazione su commercio e turismo interni. L’apertura della frontiera potrebbe giocare contro queste necessità. «I ticinesi hanno ben presente quale sia la situazione in Italia, quali sforzi abbiamo fatto da noi per contenere la crisi sanitaria e il pericolo che ancora si può correre, andando in Italia, così come in altre nazioni. Le iniziative promosse in Ticino per i ticinesi e per gli ospiti confederati mantengono intatto il loro significato e il loro valore».